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BERTOLASO RECUPERA: E’ A SOLI TRE PUNTI DALLA MELONI E SILVIO METTE L’ELMETTO

Marzo 31st, 2016 Riccardo Fucile

BERLUSCONI: “OBIETTIVO SUPERARE LA MELONI”… SE IL TREND CONTINUASSE SILVIO SI PIAZZEREBBE A ROMA PER LA CAMPAGNA ELETTORALE

Da una parte i sondaggi. Dall’altra, però, c’è quella voglia di “chiudere questa sceneggiata” con “quei due ragazzotti” che — dice — “vorrebbero mandarmi all’ospizio”.
La candidatura di Guido Bertolaso a Roma, ormai, per Silvio Berlusconi è diventata la linea del Piave dietro cui difendere la propria leadership dagli “assalti” di Matteo Salvini e Giorgia Meloni.
Per questo gli inviti a virare su Alfio Marchini che gli arrivano dai maggiorenti romani del partito continuano (per ora) a cadere nel vuoto.
E così, anche se il leader di Forza Italia ha deciso di restare lontano da Roma per questa settimana, l’ex capo della Protezione civile è stato convocato ad Arcore.
Perchè il Cavaliere, è vero, continua a sostenerlo pubblicamente ma è convinto che sia necessario cambiare passo alla sua campagna elettorale.
Non è andata giù quella battuta di Bertolaso sulla moglie che potrebbe votare per Giachetti. Intervistato da una radio romana, Berlusconi minimizza: “Non è un politico, è abituato a dire pane al pane…”.
Ma in privato gli avrebbe fatto una ramanzina: “Tu sei un uomo del fare, occupati delle cose pratiche ed evita di perderti in certe dichiarazioni”.
Inoltre, sarebbe in arrivo una squadra di “esperti” di comunicazione per affiancarlo. Una tentativo di dare un “drizzone” ai sondaggi: l’obiettivo minimo del Cavaliere resta quello di far arrivare Bertolaso prima della Meloni, fosse anche per un solo punto. Altrimenti, al di là  di quello che dichiara a destra e a manca, già  pensa a una exit strategy, magari attraverso un ritiro “volontario” (o presunto tale).
Molto dipenderà , appunto, dai prossimi giorni e dal modo in cui l’ex capo della Protezione civile, ma ancora di più lui stesso, riusciranno a far salire i consensi.
“I sondaggi sono molto favorevoli per lui che non essendo conosciuto — sostiene alla radio il Cavaliere – è già  arrivato a raggiungere la Meloni”.
Il riferimento è a un indagine di Tecnè, secondo la quale la leader di Fratelli d’Italia avrebbe un gradimento del 17-22% con Bertolaso appena dietro, con il 14-17%.
“Sono sicuro — insiste Berlusconi- che il prosieguo della campagna elettorale darà  modo di far conoscere tutto ciò che ha fatto e tutte le risposte che si prepara a dare per i problemi della capitale”.
Se c’è una speranza di invertire la tendenza, insomma, il leader di Forza Italia intende coglierla: tutto, pur di mandare un messaggio ai “ragazzotti”.
Almeno fino a quando i sondaggi dovessero lasciare uno spiraglio.
Nel frattempo Berlusconi difende a spada tratta la sua scelta. “Mai avuto un dubbio, da quando Bertolaso mi ha detto sì — ripete – ho fatto un salto di gioia”.

(da “Huffingtonpost”)

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TRA 15 GIORNI BERLUSCONI DECIDE TRA BERTOLASO E MARCHINI

Marzo 29th, 2016 Riccardo Fucile

ISOLATO TOTI, ORMAI AL SERVIZIO DI SALVINI PUR DI MANTENERE LA POLTRONA IN LIGURIA COI SUOI COMPAGNI DI MERENDA PADAGNI A PROCESSO PER PECULATO

Lo cambierà , probabilmente, ma non lo vorrebbe cambiare.
Da Forza Italia, il pressing su Silvio Berlusconi è incessante: “Presidente, scelga Alfio Marchini o Giorgia Meloni. Guido Bertolaso non funziona”.
Lui, l’ex premier, cerca ancora di resistere sulla candidatura dell’ex capo della protezione civile a sindaco di Roma ma si dà  un orizzonte limitato per quanto riguarda la parola definitiva: “I sondaggi ancora non lo premiano, ma diamogli altri dieci giorni di tempo o anche due settimane per crescere”.
I forzisti che lo chiamano ad Arcore chiedono uno sconto: “Presidente, la campagna elettorale è già  nel vivo. Decidiamo in una settimana”.
Berlusconi aspetta i report che dovrebbero arrivare sulla sua scrivania tra un paio di giorni e prende tempo.
I due personaggi molto attivi in questa partita sono Giovanni Toti e Antonio Tajani. Il primo è schierato con Meloni, il secondo propende per Alfio Marchini. Anche gli ex di Alleanza nazionale sono orientati verso Marchini, che viene da una famiglia comunista, ma pur di non appoggiare Meloni la quale appartiene al loro album di famiglia e che secondo loro ha fatto una giravolta, sarebbero disposti a qualsiasi candidato.
Tutti sono uniti su un punto: Berlusconi deve scegliere.
Per il resto, Bertolaso chiede a Marchini di fare un passo indietro e di lavorare con lui.
E Marchini, che non ci pensa proprio a rinunciare alla sua opzione civica in favore di qualsiasi altro candidato, sta alla finestra ad aspettare che il groviglio del centrodestra si risolva in suo favore.
E intanto continua la propria campagna elettorale. Marchini e Bertolaso si annusano.
Il candidato civico, ufficialmente, non apre le porte al candidato azzurro e non apre neanche alla possibilità  di un ticket. Il suo slogan rimane: “Lontani dai partiti”.
Nessuno dei due alza i toni contro l’altro. Bertolaso dice che Marchini, insieme a lui, è l’unico a parlare dei problemi della città , per questo “possono esserci sinergie”. L’entourage di Marchini a sua volta, così riporta il Corriere della Sera, parla di Bertolaso come “un fuoriclasse assoluto. Uno così potrebbe fare qualcosa per la città “.
L’ipotesi di un ticket però viene smentita da entrambe le parte, almeno per ora, così come il passo indietro da parte di uno dei due ma, allo scadere del tempo che Berlusconi si è dato, si vedrà .
Da Arcore però Berlusconi manda un consiglio a Bertolaso, che è quello di andare avanti per la sua strada, ma di fare una vera e propria full immersion tra la gente in queste due settimane.
“Solo così possiamo capire quanta presa avrà  sui cittadini”, avrebbe detto Berlusconi, rinviando a un secondo momento il giudizio sulla candidatura.
Solo dopo il ‘test popolare’, raccontano, quindi a metà  aprile, dovrebbe essere commissionato un ultimo sondaggio sul ‘gradimento’ dell’ex capo della Protezione civile e sulla sua competitività  rispetto ai ‘favoriti’ Giachetti-Raggi.

(da “Huffingtonpost”)

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BERTOLASO-MARCHINI, PROVE DI UNIONE

Marzo 26th, 2016 Riccardo Fucile

OBIETTIVO SUPERARE LA MELONI

A Palazzo Grazioli si sta studiando la strategia.
Berlusconi non farà  mai un passo indietro sulla Meloni, molto più probabile, invece, che converga su Marchini per unire quelle «forze fuori dalla politica, quelle delle persone abituate a lavorare».
Del resto la simpatia tra l’ingegnere romano e il Cavaliere non è cosa segreta. All’indomani della caduta di Ignazio Marino, Berlusconi indicò proprio in Marchini un papabile candidato del centrodestra.
Primo motivo di scontro proprio con la leader di Fratelli d’Italia, che rispedì subito al mittente la proposta.
Il quadro tuttavia è radicalmente cambiato e la conquista del Campidoglio, alla fine, diventa persino marginale. E non a caso proprio tra Bertolaso e Marchini si sono avuti ieri i primi “ammiccamenti”.
«Mi pare un candidato simile a me – ha detto l’ex capo della Protezione civile riferendosi a Marchini – un candidato civico, che in questi ultimi anni, a Roma, ha fatto un’opposizione concreta dimostrando di essere libero. Con Marchini ci potrebbe essere una possibile convergenza nel senso che, essendo di fatto gli unici due estranei alla politica e a tutti i danni che la politica ha combinato soprattutto a Roma, siamo due tecnici, due manager e quindi due personaggi che potrebbero trovare un modo di dialogare e lavorare insieme. Siamo gli unici due che parlano di Roma».
Marchini non chiude affatto la porta: «Io prendo atto semplicemente della generosa espressione che Bertolaso ha avuto nei miei confronti dimostrando di dire ciò che pensa anche quando forse come spesso è accaduto, può essere controproducente anche per lui. È merce rara trovare qualcuno che dica ciò che pensa in politica – ha aggiunto il candidato sindaco della Civica – e che anteponga l’amore per Roma all’egoismo partitico. Questo è quello che ha detto Bertolaso, nulla più, lui resta in campo, tutto il resto è prematuro: la cosa importante è che si parli di progetti. Con Bertolaso – ha poi aggiunto – mi scontro su cose concrete e glielo riconosco, gli altri mi continuano a parlare di cose che non esistono più».
Si muove anche l’artiglieria azzurra che continua incessantemente a tessere una tela con l’unica «ciambella» al momento utilizzabile, quella di Marchini, appunto.
In questo lavorìo di sottobosco anche gli «ex» di Forza Italia, ovvero tutta la componente di Alfano che potrebbe ricomporre il mosaico azzurro in una visione più ampia, quale quella di un Partito della Nazione con Renzi, cassato da molti ma niente affatto tramontato. Anzi.
Il tempo per convergere su Marchini stringe. La piccola pausa pasquale infatti è l’ultima utile prima della corsa finale, nonostante il Governo tardi nella definizione della data.
Al di là  dei candidati a sindaco infatti ci sono le liste dei consiglieri da comporre. Un dettaglio non secondario.

Susanna Novelli
(da “il Tempo“)

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L’ADDIO ALLO SCIACALLO PAGA: FORZA ITALIA RIAGGANCIA LA LEGA

Marzo 23rd, 2016 Riccardo Fucile

SALVINI E BERLUSCONI DIVISI SU BRUXELLES: IL PRIMO URLA DA TUTTE LE TV, SILVIO SI GODE IL SONDAGGIO DELLA GHISLERI

I fumi della strage avvolgono ancora Bruxelles. Matteo Salvini è già  su twitter.
Senza neanche un pensiero per le vittime di cui non si sa ancora il numero, un attimo di dolore, commozione o dubbio.
Sente che la “preda”, il consenso mediatico è a portata di mano. Tweet, selfie, raffiche xenofobe, per 24 ore.
Sui morti di Bruxelles, si manifesta la nuova destra italiana. La destra degli sciacalli.
Nemmeno si sente la voce di Silvio Berlusconi, il vecchio leader schierato a fianco di Bush dopo l’11 settembre, favorevole alla guerra in Afghanistan all’Iraq, contrario alla Libia ma comunque costretto all’intervento, comunque la si voglia giudicare uno che si pose il problema del governo e della lotta al terrore: “Ora — dice Berlusconi – è tempo di mettere da parte i labili distinguo e gli egoismi nazionali”.
Salvini, con un altro selfie, twitta il distinguo, cavalca la paura, senza prospettare, neanche per sbaglio una soluzione: “Metropolitana di #Bruxelles chiusa da ore. Domanda a Renzi e Alfano: quanto sono sicure le metropolitane in Italia?”.
Poi annuncia che il bello deve ancora arrivare perchè, nella stessa serata parteci
perà  a Quinta Colonna, poi Ballarò, poi Porta a Porta.
Prova a parlare ai moderati, Silvio Berlusconi, nella sua competition con “quello li”: “Bisogna che i governi dell’Occidente capiscano che c’è un solo modo per risolvere la situazione: andare ad estirpare il cancro dell’Isis alla radice, con una coalizione che, sotto l’egida dell’Onu, riunisca Europa, Stati Uniti, Russia, Cina e i paesi musulmani moderati ed intervenga militarmente per eliminare la fabbrica della morte in Iraq e bloccare i conflitti in Siria e in Libia”.
Un solco profondo separa Berlusconi e Salvini, in una competition, anche verbale, in cui si avverte il rumore di fondo delle miserie nostrane, come le elezioni amministrative.
Gli ultimi sondaggi della Ghisleri dicono che è avvenuto quasi il “contro-sorpasso” con Forza Italia che, dopo mesi, ha riacciuffato la Lega.
I sondaggisti, però, dicono al tempo stesso che, a caldo del terrore, i conati leghisti hanno un bell’effetto.
Valentino Valentini, parlando con dei colleghi alla Camera, mostrava un articolo di ieri del Financial Times, proprio su questo. Tutte le destre populiste, a caldo, hanno seguito una strategia da sciacalli: chissenefrega delle soluzioni.
Eccolo, a Quinta Colonna, Salvini: “Bestie, vanno cancellate dalla faccia della Terra, non sto zitto, non cedo a paura”, “Sono terrorizzato dal fatto che in Italia non ci siano controlli alle frontiere”, “Vada via chi vuole imporre il suo Dio”. Parole che rimbalzano su twitter, come rimbalza il duello con Lerner a Ballarò: “Ne ho le palle piene di chi ammazza nel nome di Allah, tornate a casa vostra!”. Gran finale a Porta a Porta: “Basta cedere alle pretese islamiche, la Mecca è da un’altra parte!”.
Il cinismo diventa propaganda indisturbata nel pollaio dei talk nazionali, dove in nome dell’audience ogni conduttore lascia che il gallo canti bestialità , che le galline si azzuffino trasformando il terrore in spettacolo.
(da “Huffingtonpost”)

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BERLUSCONI CONTINUA A PAGARE LA MINETTI: “STIPENDIO” DA 15.000 EURO AL MESE

Marzo 23rd, 2016 Riccardo Fucile

RUBY TER: REGALI ANCHE AD ALTRE OLGETTINE

Silvio Berlusconi continua a pagare alcune delle Olgettine.
In particolare Nicole Minetti, l’ex consigliera regionale protagonista delle cene eleganti di Arcore, che riscuote ogni mese direttamente dal conto dell’ex presidente del Consiglio la bellezza di 15mila euro.
Ma a beneficiare dei bonifici di Berlusconi ci sono anche Alessandra Sorcinelli, Barbara Guerra, Miriam Loddo, Raissa Skorkina, Giovanna Rigato.
A dirlo è il Corriere della Sera che anticipa i contenuti dell’estratto conto personale di Berlusconi negli ani 2014, 2015 e 2016 che i pm Pietro Forno, Tiziana Siciliano e Luca Gaglio durante l’udienza preliminare del processo Ruby Ter, che vede imputate 31 persone, tra cui lo stesso fondatore di Fininvest, Ruby Rubacuori e una ventina di ragazze.
Il reato contestato è la corruzione in atti giudiziari: secondo la Procura, Berlusconi pagava alcuni testimoni mentre si stava celebrando il processo Ruby, finito — per l’ex presidente — con una condanna in primo grado poi annullata definitivamente dalla Corte di Cassazione che lo ha assolto.
Dall’aprile 2014 a oggi, secondo i documenti dei magistrati, Berlusconi ha allungato alla Minetti oltre 300mila euro come “prestiti infruttiferi”.
In più l’ex valletta ha ricevuto 65mila euro a fine settembre 2015 con la causale “risarcimento danni alla Regione”.
Il riferimento è quasi certamente alla condanna dell’ex consigliera davanti alla Corte dei Conti: deve pagare 27500 euro per danni erariali a causa di “indebiti rimborsi di spese istituzionali”.
L’ex consigliera della Lombardia è tra l’altro ancora imputata nel processo Ruby bis, quello che vede coinvolti lei, Emilio Fede e Lele Mora: era stata condannata in appello a 3 anni per favoreggiamento della prostituzione, ma la sentenza è stata annullata dalla Cassazione con rinvio per un nuovo giudizio della corte d’Appello.
Ma come detto nel rapporto ricevuto dalla Procura da parte della Guardia di Finanza a essere pagate da Berlusconi sono altre ragazze venute alla ribalta con le serate di Villa San Martino. Alessandra Sorcinelli ha ricevuto 130mila euro in tre bonifici, Barbara Guerra e Ioana Visan hanno preso da Berlusconi 52mila euro per il soggiorno al resort “L’Albereta” di Erbusco, in provincia di Brescia.
La Visan (testimone anche nel processo a Tarantini, a Bari) ha avuto in dono anche altri 30mila euro. E ancora: il marito di Marianna Ferrera ha avuto 27mila euro per l’affitto di una casa in centro a Milano. Infine Raissa Skorkina, Miriam Loddo e Giovanna Rigato hanno preso 10mila euro a testa.
Poi ci sono i bonifici che non hanno rilievi penali.
Ci sono per esempio 405mila euro finiti nel luglio 2015 all’ex ministro Michela Vittoria Brambilla come “prestito infruttifero”.
La deputata ha spiegato che si è trattato di denaro per chiudere alcuni contenziosi (una causa di lavoro e affitti non pagati) come rappresentante legale dei Circoli della Libertà , poi confluiti dentro Forza Italia.
Ma ci sono anche alcuni atti di generosità . Per esempio i 65mila euro che Berlusconi ha elargito nel novembre 2015 a Alfredo Meocci, ex direttore generale della Rai, ex deputato del Pdl, anche lui impelagato in guai giudiziari. Meocci ha spiegato di aver chiesto quei soldi per motivi personali in un momento di difficoltà .
Infine l’ultimo fortunato è Giancarlo Galan, l’ex ministro della Cultura e presidente della Regione Veneto, che ha patteggiato 2 anni e 10 mesi nell’inchiesta sulle tangenti per il Mose di Venezia e ha subito una serie di sequestri e confische.
Berlusconi ha donato — anche in questo caso il prestito è “infruttifero” — 125mila euro alla moglie di Galan, Sandra Persegato.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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BERLUSCONI E LA MOSSA MARCHINI PER SPACCARE LA LEGA

Marzo 17th, 2016 Riccardo Fucile

“QUEI DUE COMBINATI COME SONO NON VANNO DA NESSUNA PARTE”… SILVIO INTENZIONATO A FARE CAMPAGNA ELETTORALE PERSONALMENTE IN TUTTA ROMA: “ORA VEDIAMO QUANTO CONTANO QUEI DUE”

Scacco al re, ma il re potrebbe ancora ribaltare la partita degli alleati volta a detronizzarlo.
Il pezzo a sorpresa che Silvio Berlusconi potrebbe muovere, anche se non subito, sulla infuocata scacchiera del centrodestra si chiama Alfio Marchini.
Non è detto che lo farà . Ma lui è convinto, narrano i suoi, che «quelli (Matteo Salvini e Giorgia Meloni, ndr) combinati così alla fine non andranno da nessuna parte».
GUERRA APERTA CON SALVINI E MELONI
Paradossalmente il Cav, seppur furioso perchè ferito nell’onore, si starebbe muovendo secondo una filosofia per la quale non tutti i mali vengono per nuocere.
E, quindi, di queste strane “primarie”, scatenatesi di fatto nel centrodestra con l’annuncio della candidatura della Meloni al Campidoglio, Berlusconi ha deciso di dimostrare che «quei due» non valgono più di tanto.
Il re messo sotto scacco ora spera che la discesa in campo degli alleati si trasformi in un boomerang, che bruci la strada da loro intrapresa per sostituirlo alla guida del centrodestra, con Salvini al posto suo.
Perchè Silvio si considera ancora l’unico leader possibile e quello del futuro sempre lui intende sceglierlo.
NELLA LEGA C’È CHI TIFA MARCHINI
Appoggiare quindi Marchini, che, assicurano dentro Forza Italia, era stata la prima scelta del Cav, però subito cannoneggiata da Fratelli d’Italia, sarebbe un modo per sparigliare la partita. E cercare di mettere in difficoltà  il leader leghista, i cui colonnelli romani – con in testa la ex An Barbara Saltamartini – da mesi fanno larvatamente il tifo per “Arfio”.
Non solo. Alle primarie fatte da ‘Noi con Salvini’ nella Capitale, un paio di settimane fa, Marchini risultò primo con oltre 4 mila voti e la Meloni chiuse agli ultimi posti.
Berlusconi ha due mesi di tempo per cambiare candidato Ammesso che l’ex premier lo faccia, non si tratterebbe di una mossa immediata, ma arriverebbe poco prima della scadenza per presentare le candidature, prevista tra due mesi.
Chiaro che terrà  il punto su Bertolaso, come ha ribadito anche il 16 marzo quasi in contemporanea con la discesa in campo di Giorgia.
Si dice che dove ci sarà  Guido ci sarà  Silvio, che per questo per tutta la campagna elettorale dovrebbe lasciare Arcore e trasferirsi stabilmente a Roma.
Insomma, tirerà  la volata all’amico Bertolaso mettendoci la sua faccia quasi come il candidato fosse lui e non l’ex capo della Protezione civile.
Ma, trattandosi di Berlusconi, molto dipenderà  dai sondaggi.
OCCHI PUNTATI SUI SONDAGGI.
Ed è sulla base dei sondaggi che alla fine potrebbe virare su Marchini. Imprenditore che gode dell’apprezzamento di una parte importante del mondo forzista romano, da Antonio Tajani e Maurizio Gasparri, ora naturalmente tutti schierati come soldati su Bertolaso.
Di più: Marchini non dispiacerebbe neppure a Gianni Letta, braccio destro del Cav, ma al tempo stesso anche grande amico di Bertolaso, suo ex collega nel ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
Comunque sia, tutto lascia supporre che Berlusconi dirà  no all’invito di Giorgia a far fare all’ex capo della Protezione civile un passo di lato, perchè magari si affianchi a lei, come city manager, in un ticket per Roma.
La battaglia finale è ancora tutto a sorpresa. Anche se ormai sembra che tutto possa risolversi in una lotta interna al centrodestra per accaparrarsi il terzo posto dopo Pd e M5s.
Ma gli alleati che hanno dato scacco al re, in primis Salvini, il giorno dopo la discesa in campo di Giorgia, sferrato il colpo, appaiono un po’ meno sicuri.
Non sono certo passati inosservati alcuni distinguo di rango ai piani alti del Carroccio rispetto al suo strappo.
Il governatore lombardo Roberto Maroni, in una intervista al Corriere della sera del 16 marzo, ha detto che la scelta del candidato a Roma andava «lasciata a Silvio».
Una intervista letta con grande attenzione da qualche parlamentare leghista, che sarebbe attraversato dalle stesse perplessità  di “Bobo”.
MARONI TEME IL CONTAGIO
Maroni ha detto di temere «il contagio» dello strappo di Roma nel resto d’Italia. La linea ufficiale di Berlusconi è quella di trovare insieme la quadra in tutte le altre grandi città .
Ma a Torino è già  spaccatura: Salvini e Fratelli d’Italia della Meloni non appoggeranno il forzista Osvaldo Napoli ma il notaio Alberto Morano.
E contro il candidato di Silvio, Gianni Lettieri, andranno a Napoli, dove Lega e Fdi stanno convergendo su Lina Lucci, vicina all’iniziale candidato della Meloni, Marcello Taglialatela, ma qui Fdi è al 2% e non conta nulla.
A Bologna il Carroccio ha già  lanciato la chiacchierata Lucia Borgonzoni, ma qui come in altre città  con candidati leghisti la contromossa che potrebbe scatenare il Cav è l’astensionismo azzurro, prevedono i maligni.
A Novara, invece, Salvini e Meloni non riescono ancora a trovare la quadra, perchè hanno tuttora candidati diversi.
LO SGARBO DI TOTI.
Intanto, il re messo sotto scacco starebbe osservando con estrema attenzione quanto gli si muove attorno. E certamente avrà  notato quelle parole di Giovanni Toti di fatto non sfavorevoli alla discesa in campo della Meloni.
Ora, nella cerchia dei fedelissimi berlusconiani, Toti, da possibile successore, è sospettato di voler fare «un ticket con Salvini nuovo leader del centrodestra».
Fantapolitica? È però un bel po’ di tempo che le azioni di Toti come delfino avrebbero perso quota nella casa azzurra.
Berlusconi è orientato a cercare altrove i suoi successori e queste amministrative saranno, spiegano i suoi, anche un test per cominciare a scegliere il leader dei moderati del futuro.
Magari con il ritorno nella rosa azzurra anche dello stesso Marchini?

Paola Sacchi
(da “Lettera43″)

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LA MOSSA DI SILVIO: TANA LIBERA TUTTI, CANDIDATI DI FORZA ITALIA OVUNQUE

Marzo 15th, 2016 Riccardo Fucile

CONFERMATI LETTIERI, PARISI E NAPOLI, FUORI LA EX ZECCA ROSSA A BOLOGNA, SI PRESENTA BIGNAMI

Sembra ormai a un passo la rottura del   centrodestra, almeno su Roma.
La nota di Fdi che ha invitato la sua   presidente Giorgia Meloni a candidarsi come sindaco se entro 24 ore   Silvio Berlusconi non dovesse chiarire una volta per tutto il caso   Bertolaso, non cambia le carte in tavola.
Forza Italia, infatti, non   sarebbe disposta ad arretrare di un millimetro.
Anzi, è determinata a   sostenere l’ex capo della Protezione civile, nel rispetto dei patti   presi qualche settimana fa con la Lega e Fratelli d’Italia, come   sancito ufficialmente da una nota congiunta Berlusconi-Salvini-Meloni.
Tra gli azzurri girano varie voci.
Alcuni sospettano «un’asse Lega-Fdi per affossare Bertolaso sin dall’inizio», visto che «il vero obiettivo è la futura leadership del centrodestra».
Una linea che vede d’accordo tutti quei forzisti contrari al principio che «un giorno si stringe un patto, come è successo per Bertolaso, e   il giorno dopo si cambia idea».
C’è chi, invece, è convinto che la   «Meloni sia prigioniera dei suoi e dopo aver prima preferito non   correre perchè in dolce attesa, sia stata poi costretta a ripensarci   per una faida interna».
Altri, in particolare l’ala romana, pensano   che «tutto il pasticciaccio parta da lontano: da quando cioè, Meloni   ha imposto il suo veto su Marchini, un nome che poteva portare il   centrodestra al ballottaggio».
Intanto Berlusconi, oggi rimasto ad Arcore per un nuovo intervento   all’occhio, avrebbe già  pensato al ‘piano B’ qualora anche la Meloni   (dopo il Carroccio), dovesse sfilarsi definitivamente dalla partita   per il Campidoglio: candidati azzurri in tutte le città  che contano, a cominciare da Bologna.
Una sorta di ‘tana libera tuttì, con   effetto a catena, ma solo nei grandi Comuni. Secondo questo schema, a   Napoli e Torino sarebbero confermati, rispettivamente, l’imprenditore   campano Gianni Lettieri e l’ex parlamentare azzurro Osvaldo Napoli. A Milano, dove si rischia un vero e proprio tsunami politico per il   centrodestra, il manager Stefano Parisi resta il candidato di Forza   Italia (è stato lanciato per primo dal Cav), spetterà  poi agli alleati decidere se votarlo o meno, mentre a Bologna potrebbe rispuntare   l’azzurro Galeazzo Bignami (candidatura mai tramontata in realtà ) al   posto della leghista Lucia Borgonzoni, fortemente voluta da Matteo   Salvini.

(da “Libero”)

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“SALVINI È UNO CHE NON HA MAI AVUTO UN MESTIERE, L’UNICA COSA CHE HA FATTO È LA COMPARSA A MEDIASET “

Marzo 15th, 2016 Riccardo Fucile

FINE DI OGNI COMPROMESSO

È difficile per un leader mantenere la leadership di una coalizione se un alleato la reclama dicendo «io ho più voti».
Berlusconi resta un personaggio carismatico, mentre Salvini cerca di trasformare quello che un tempo fu il centrodestra in un blocco lepenista, con risultati finora modesti
Roma è il paradigma della nuova sfida, a Roma si ripete un copione vecchio di ventidue anni, perchè nel ’94 – alla vigilia del voto che cambiò l’Italia – Bossi applicò la stessa tattica: mandò Maroni a trattare con Segni e poi siglò l’accordo con il Cavaliere.
Nulla di nuovo insomma, se non fosse che stavolta il capo di Forza Italia non è il beneficiario ma la vittima del gioco leghista, e prova a resistere al «voltafaccia» di Salvini, verso il quale concentra i suoi strali: «Non ha nessuna esperienza di governo, non ha nemmeno avuto mai un mestiere vero. L’unico lavoro che ha fatto è la comparsa a Mediaset».
E non molla certo su Bertolaso, che poi è sempre stato il baluardo degli azzurri romani, timorosi fin dal principio che una concessione alla candidatura della Meloni potesse provocare l’estinzione del partito nella Capitale.
Se ora Berlusconi difende l’ex capo della Protezione civile è per difendere se stesso dall’oltraggio del complotto.
Il punto è che i protagonisti del braccio di ferro sono consapevoli di non avere più margini per un compromesso: chi cederà  avrà  perso, senza possibilità  di rivincita.
A dire il vero Berlusconi vorrebbe ancora trovare una mediazione,   ma ha capito di essersi ritrovato nel bel mezzo di un conflitto tra «colonnelli», impegnati in una riedizione dei congressi di An.
È come se il tempo non fosse mai passato: Gasparri contro Meloni, Rampelli contro Augello, con Storace – nei panni di Terminator – a far da guastatore e con La Russa – epigono di Tatarella – alla ricerca dell’elisir perduto, quello dell’armonia.
Tre settimane fa, quando ancora nulla lasciava presagire dello scontro, Verdini teorizzava quanto poi è accaduto, mentre parlava in un ristorante dell’«occasione persa dal Cavaliere con il Nazareno»: «E vedrete come Salvini maltratterà  Berlusconi. A quel punto non so cosa ci resterà  a fare lì».
È una domanda che da giorni si pongono molti autorevoli esponenti di Forza Italia, anche se per ora l’unico ad aver avuto il coraggio di dirlo al capo è stato Matteoli: «A queste condizioni non si può fare la lista unica» con il Carroccio.
E il problema non è soltanto legato al numero delle candidature da strappare nel listone.
Il nodo è anzitutto politico. Se è vero che Salvini mira a costituire nel Paese un blocco lepenista, sulla scia dei risultati che movimenti populisti hanno ottenuto anche in Germania, resta da capire quale potrebbe essere il «positioning» di Forza Italia alle future elezioni politiche.
E siccome il partito di Berlusconi – nonostante le divergenze con la Merkel – fa parte a pieno titolo del Ppe, è a quell’area di riferimento che un pezzo importante della dirigenza azzurra inizia a guardare.
Tempo addietro Berlusconi aveva respinto ogni prospettiva in tal senso. Anche a chi gli proponeva di agganciare l’Udc per un accordo politico, aveva risposto di no: «Non valgono più dell’uno per cento. Tutt’al più me li prendo uno a uno».
Oggi le condizioni potrebbero mutare: se il centrodestra dovesse saltare, se dovessero dividersi le strade con la Lega e Fratelli d’Italia, Forza Italia potrebbe mai correre da sola?
L’interrogativo è stato posto a Berlusconi come una pratica che – nel caso – lui e solo lui potrà  evadere. Con una avvertenza, che un ex ministro azzurro invita a tenere a mente: «Silvio è un pragmatico, ne sono stato testimone…».
E così dicendo, ecco la rivelazione: nel 2011, a pochi giorni dalla crisi del governo di centrodestra, il «pragmatico Silvio» spedì un suo fidato messaggero dall’«odiato Fini» per tentare di ricomporre lo strappo ed evitare le dimissioni da presidente del Consiglio.
Il futuro riposa sulle gambe di Giove, il presente vede l’ex premier arroccato dietro Bertolaso, quasi fosse l’ultimo cavallo di frisia.
Ora si capisce che l’interpretazione della foto di Bologna – quella che ritrae insieme Berlusconi, Salvini e la Meloni – era il frutto di un fraintendimento: tra chi pensava di affermare la propria leadership e chi invece lavorava per sottrargliela.

Francesco Verderami
(da “il Corriere della Sera”)

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BERLUSCONI: “UN POLITICO AL POSTO DI BERTOLASO? GLI RIDERO’ IN FACCIA”… LA MELONI MANDA RAMPELLI IN PELLEGRINAGGIO: “ABBIAMO SOSTENUTO BERTOLASO FIN DAL PRIMO MOMENTO”

Marzo 13th, 2016 Riccardo Fucile

SILVIO DI NUOVO AI GAZEBO: “NON PRENDO ORDINI DA CHI NON SAREBBE IN GRADO DI AMMINISTRARE NEANCHE UN’EDICOLA” … E FDI SI RIMANGIA IL NO A BERTOLASO, LA FARSA CONTINUA

Secondo giorno di “gazebarie” per Forza Italia a Roma, la consultazione voluta dal partito di Silvio Berlusconi per sondare il gradimento degli elettori sulla candidatura di Guido Bertolaso a sindaco e le priorità  del programma elettorale del centrodestra. Urne snobbate dalla Lega, da Storace e da Fratelli d’Italia.
E il leader di FI torna ancora oggi all’attacco: “Noi siamo sicuri di Bertolaso” dice dal gazebo del Portuense.
“Queste non sono primarie” ribadisce “sono fatti informativi verso i romani”. E ancora: “Quando arriverà  un politico e mi dirà  voglio andare al posto di Bertolaso, io gli riderò in faccia e gli dirò ‘dove vuoi andare che non sei neanche capace di amministrare un’edicola’”.
Poi la stoccata agli (ex?) alleati: “Me li sono trovati”.
Se spera di convincere Salvini e Meloni? “Io non porto avanti speranze, vedano loro che fare, noi siamo sicuri di Bertolaso”.
Sul centrodestra “non vedo conseguenze fallimentari” di una mancata intesa “perchè io non mi rivolgo agli elettori del centrodestra ma a tutti gli elettori romani. Io sto proponendo un cambiamento di prospettiva totale a Roma, Napoli, Milano“.
Ma la novità  è la visita del braccio destro della Meloni,   Fabio Rampelli, capogrupo FdI alla Camera,che smorza: “Abbiamo collaborato attivamente ai gazebo, speriamo in un esisto positivo per Bertolaso che abbiamo sostenuto fin dal primo momento, anche per una riaggregazione del centrodestra”.
Per tutta la giornata di ieri, primo giorno di voto, è andato avanti il balletto sui numeri aggiornati ora dopo ora da Renato Brunetta, capogruppo a Montecitorio, fino all’annuncio finale di Bertolaso: “L’affluenza è stata stimata tra le 29mila e le 31mila persone”.
E ora Brunetta aggiunge: “Un risultato straordinario che sarà  completato oggi. Pensiamo di superare i livelli del Pd qui a Roma” che alle primarie, dopo il riconteggio dei voti, aveva registrato 44.500 elettori.
Che si tratti di numeri taroccati è certificato dal fatto che per votare basta presentare un documento che attesti la residenza a Roma. Poi non si viene nemmeno registrati. E, potenzialmente, si può rivotare in un altro gazebo.
Ma è innegabile che tutte le primarie in Italia sono taroccate, visto che controlli esterni non ve ne sono, a cominciare da quelle del Pd, per non parlare dei “diecimila” che avrebbero votato alle “primarie leghiste”.
“Qualche gazebo però ha chiuso anche alle 20 perchè c’era ancorta chi voleva votare” si difendono i vertici di Forza Italia.
Chiuse le urne alle 13.20, nel tardo pomeriggio si sapranno i risultati di affluenza e preferenze. Il risultato sembra scontato, almeno per Berlusconi: “Avanti con Bertolaso”.
I romani che partecipano alle ‘gazebarie’ per Guido Bertolaso sindaco di Roma sono consapevoli dei possibili brogli, delle truppe cammellate, di schede false o pre-compilate.
“Non c’è modo di evitarli, i brogli sono dappertutto veda le primarie del Pd”, commentano due elettori.
Nonostante tutto, la maggior parte esprime con convinzione il sì all’ex capo della protezione civile. “E’ un uomo capace, serio”.
“Salvini sbaglia, divisi si perde”, sostengono in tanti. “Troppo nordico per capire la Capitale”, e ancora: “Se il leader della Lega dice no vada per la sua strada”.

(da agenzie)

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