Giugno 18th, 2020 Riccardo Fucile
CONVOCATO L’AMBASCIATORE RUSSO… E’ IL MODELLO SOVRANISTA CHE QUALCUNO VORREBBE IMPORTARE IN ITALIA
È una decisione che potrebbe avere enormi conseguenze politiche. La procura federale
tedesca ha accusato la Russia di aver commissionato un omicidio avvenuto un anno fa in un parco di Berlino.
I magistrati sono convinti che Mosca abbia ordinato al sicario Vadim S. di “liquidare” il ceceno Tornike K., attivista anti-russo freddato in pieno giorno nel Tiergarten ad agosto del 2019. L’accusa della procura è stata formulata davanti alla Corte d’appello di Berlino. Il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha minacciato immediatamente conseguenze contro la Russia: “Il governo – ha detto da Vienna – si riserva esplicitamente di intraprendere ulteriori misure”. E ha aggiunto che la gravità della situazione lo ha spinto ad “invitare” l’ambasciatore russo in Germania al ministero degli Esteri per colloqui.
Nelle settimane scorse il governo Merkel ha già dichiarato di voler chiedere a Bruxelles “l’implementazioni delle cyber sanzioni” contro Mosca in riferimento al clamoroso attacco hacker al Bundestag del 2015. Anche qui i giudici tedeschi hanno individuato la “manina” dei servizi segreti russi dietro lo spettacolare cyber attacco che era penetrato anche nella mail della cancelliera Angela Merkel.
Riguardo al “caso Tiergarten”, la procura federale è convinta che “l’esecuzione su commissione sia stata motivata dall’opposizione della vittima allo Stato russo e ai governi delle sue repubbliche autonome Cecenia e Inguscezia ma anche all’esecutivo filorusso della Georgia”.
Tornike K., quarantenne ceceno dal passaporto georgiano, era crollato a terra il 23 agosto del 2019, ucciso da numerosi da colpi di pistola alla testa e alla schiena. Il sicario, che lo aveva freddato passandogli accanto in bicicletta, era stato catturato poco dopo dalla polizia. Testimoni lo avevano visto buttare una parrucca, un’arma e la bicicletta nella Sprea. Da allora è in carcere. All’inizio di dicembre la Procura federale ha assunto le indagini su di sè – un indizio della gravità del caso.
La reticenza dei russi a collaborare con le autorità tedesche sull’omicidio del Tiergarten aveva indotto il governo ad espellere due diplomatici russi; Mosca aveva risposto con una mossa speculare, cacciando due feluche tedesche dalla Russia.
(da agenzie)
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Giugno 16th, 2020 Riccardo Fucile
HA SVALIGIATO UNA SOCIETA’ DI BUS CON UN BOTTINO DI 90.000 EURO, SMURANDO DUE CASSAFORTI A MURO
Yuri Dallara ha 38 anni, romano, ed è un militante di estrema destra. 
Nel 2017 aveva capeggiato la protesta contro il centro di accoglienza di via del Frantoio al Tiburtino III. Ma quando non è impegnato a fare il sovranista amante della Patria, Yuri Dallara è principalmente un rapinatore: sempre nel 2017 è stato arrestato per aver svaligiato una gelateria in via Cola di Rienzo e ieri è stato arrestato di nuovo, per aver forzato la porta d’ingresso della società di bus e, una volta all’interno, aver svaligiato le due cassaforti smurandole con la fiamma ossidrica per poi fuggire con un bottino da 90mila euro.
I militari hanno incastrato la banda incrociando immagini di video sorveglianza, tabulati telefonici e profili social. Hanno quindi documentato e ricostruito le diverse fasi dell’attività delittuosa dai sopralluoghi in via Nazionale nei giorni precedenti al colpo, alla rapina fino alla fuga con la refurtiva.
Dagli gli accertamenti è emerso quindi il ruolo di Dallara come capo banda. Quindi l’ordinanza di applicazione di misure cautelari per il gruppo di criminali.
Intanto proprio ieri sera ha salutato i suoi follower su Instagram con un video messaggio annunciando la sua assenza dai social nei prossimi giorni. Giustificata però dal ritiro della patente: “game over significa gioco finito – dice – mi riferisco alle istituzioni. Mi riferisco ai vigili. Mi vogliono sospendere la patente senza motivo e per questo mi rode”.
(da agenzie)
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Giugno 14th, 2020 Riccardo Fucile
PER LUI NASO ROTTO E SEI PUNTI DI SUTURA SUL VOLTO
“Ci hanno accerchiato urlando “Fuck the media, fuck the media!”, fanculo i giornalisti. Poi ci
hanno picchiato selvaggiamente, in branco. Calci, pugni, alla fine mi hanno rotto il naso. È stato un vero e proprio agguato”.
È un’esperienza terribile e inquietante quella che ha vissuto ieri, durante la manifestazione di estrema destra e hooligan a Westminster, Corrado Amitrano, giornalista e fotoreporter italiano di base a Londra. Il quale racconta a “Repubblica” nel dettaglio l’aggressione subita.
“Intorno a mezzogiorno”, spiega Amitrano, 45 anni di Castellammare di Stabia, “come altri fotografi e giornalisti stavamo tornando da Downing Street insieme alla folla, che stava provando a forzare i cordoni della polizia. Alla fine ce l’hanno fatta in un punto e ci siamo ritrovati tutti vicino a College Greene, all’ingresso della Camera dei Comuni, di fianco a Parliament Square.
“In quel momento”, continuano i suoi ricordi, “i manifestanti di estrema destra ci hanno riconosciuto a causa delle foto e videocamere, esprimendo frasi e cori contro i media. In un primo momento ho ricevuto un colpo alle spalle, e c’è stata una zuffa, mi tiravano persino i capelli da dietro, mi sono dovuto divincolare con un cazzotto. Poi ho visto un giornalista bianco a terra, mentre lo picchiavano. Ho provato a tirarlo su e farlo scappare ma hanno iniziato a menare anche me, a calci e pugni, sono caduto anch’io e sono rimasto in loro balia, fino a quando mi hanno rotto il naso”.
Amitrano, fotografo e poi giornalista da 22 anni, a Londra dallo scorso luglio dove fa il freelance, continua: “Alla fine, siamo riusciti a scappare. Avevo il volto insanguinato, la polizia ha visto tutto, mi ha fatto superare le transenne e mi ha portato in ospedale, al vicino St. Thomas”, dall’altra parte del Tamigi e del Westminster Bridge, quello dove il premier britannico Boris Johnson è stato ricoverato per Covid19.
“C’erano anche altri manifestanti feriti con me, tra cui uno Joshua, ma appena si sono fatti medicare sono scappati prima che la polizia li riconoscesse. Per me invece naso rotto, sei punti sul volto e dovrò tornare la settimana prossima per fare una lastra, perchè non mi hanno fatto neanche quella ieri”.
“La cosa paradossale”, continua al telefono Amitrano, rientrato a casa dopo una lunga e complicata giornata, “è che io non voglio essere mai la notizia, ma solo raccontarla, da dietro l’obiettivo. Ieri è capitato il contrario”.
(da agenzie)
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Giugno 14th, 2020 Riccardo Fucile
SI MARCIA A 30.000 CONTAGIATI AL GIORNO PER LA FOLLIA DEL GOVERNO
Senza cambiamenti significativi nelle misure preventive, il Brasile potrebbe diventare il
Paese al mondo con il maggior numero di morti per coronavirus.
Lo dice uno studio dell’istituto di metrica dell’Università di Washington, il cui modello matematico è usato dalla Casa Bianca per monitorare i dati sulla pandemia.
C’è anche una data, che potrebbe diventare il triste simbolo di questo primato: 29 luglio. Se le cose non cambieranno, in quel giorno il gigante del Sud America potrebbe arrivare a contare 173.500 morti, contro i 137mila degli Usa, con un record negativo di oltre 4mila decessi in sole 24 ore.
Augurandosi che il modello matematico possa essere smentito, l’aumento vertiginoso dei casi in Brasile è sotto gli occhi di tutti: il 9 maggio c’erano 10mila decessi, il 9 giugno questi sono diventati 39mila.
Peraltro sui dati resta una incertezza quasi assoluta, anche dopo che il Governo aveva rimosso i numeri dalla rete. Al 13 giugno il Brasile ha raggiunto i 41.828 morti dall’inizio della pandemia di Covid-19 e ha superato al secondo posto il Regno Unito per numero di vittime al mondo, secondo dati del ministero della Salute brasiliano. Nelle ultime 24 ore i morti in Brasile sono stati 909 e i nuovi contagi 25.982, per un totale di 828.810.
Per la Folha de Sà£o Paulo, uno dei giornali più autorevoli del Paese, le cifre ufficiale ritrarrebbero solo un 44 per cento della realtà , perchè nel bilancio del Ministero non si contano i morti a cui il test di positività viene fatto dopo il decesso.
E mentre il presidente della Repubblica Bolsonaro dice che basta uno spicchio di aglio al giorno, c’è chi prega perchè arrivi un vaccino.
E uno di quelli in fase più avanzata è proprio “Made in Brasile”. Nelle ultime ore infatti il governatore dello Stato di San Paolo, Joà£o Doria, ha annunciato che l’Istituto Butantan produrrà un vaccino, in collaborazione con la farmaceutica cinese Sinovac Biotech. “Oggi è un giorno storico per San Paolo e il Brasile. Gli studi dicono che il vaccino sarà disponibile nel primo semestre del 2021”, ha detto il Doria, specificando che il CoronaVac (questo il nome di battesimo del vaccino) è entrato nella terza fase di sperimentazione scientifica, ovvero quella dei test sugli umani. Secondo l’Oms di oltre 130 vaccini che sono in fase di sviluppo attualmente nel mondo, solo una decina sono in questa fase e il CoronaVac è uno di questi
Si cercano ora 9mila volontari per i test, in tutto il Paese ma soprattutto a San Paolo. In Brasile si avvierà anche la sperimentazione di un altro vaccino, quello dell’università di Oxford, anch’esso nella terza fase di test: 2mila volontari (mille nella capitale paulistana e mille a Rio de Janeiro) si sommeranno a quelli inglesi, sotto il coordinamento della Unifesp, l’Università Federale di San Paolo. Oxford punta sul Brasile proprio perchè ancora non è stato raggiunto il cosiddetto picco. E nonostante questo il Paese sta “riaprendo”, unico caso al mondo: si tornerà presto a volare e nelle maggiori città i centri commerciali sono tornati in funzione.
A San Paolo, per esempio, gli shopping si sono rianimati per la prima volta dopo quasi 3 mesi l’11 giugno, e il web è stato invaso di foto che mostrano decine di casi di negozi presi d’assalto dalla folla, senza distanziamento sociale.
Si riapre in nome della crisi economica, come vorrebbe lo stesso Bolsonaro: nel 2019 circa 170 mila persone, in Brasile, sono scivolate in condizione di estrema povertà nel 2019. Lo scorso anno si è chiuso con un numero di 13,8 milioni di persone che vivono con meno di 1,9 dollari al giorno, equivalenti a 6,7 per cento della popolazione del paese. Questi sono i dati dell’istituto brasiliano di geografia e statistica (Ibge), che certificano che per il quinto anno consecutivo il numero di brasiliani in condizioni di estrema povertà cresce. Nelle ultime ore uno studio di due atenei, uno inglese e uno australiano, condotto per l’Onu, ha fatto sapere che la pandemia può far salire la quota di poveri fino a 14,4 milioni.
(da agenzie)
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Giugno 13th, 2020 Riccardo Fucile
IL FATTO E’ SUCCESSO DUE ANNI FA IN FRANCIA AD OPERA DI DUE RAGAZZINI FRANCESI PER PURO VANDALISMO… ORA SI CERCA DI FARLA PASSARE PER ATTENTATO ISLAMICO, MA NESSUNO VA A CERCARE CHI ISTIGA ALL’ODIO E DIFFONDE INFAMITA’
L’undici giugno 2020 l’utente Andry.w (@AdryWebber) pubblica un tweet con la foto della statua di una Madonnina distrutta con il seguente commento: «Provincia di #Brescia Madonnina ridotta così a sassate i nostri simboli vengono distrutti e deturpati prova a farlo in una moschea».
La foto e il commento erano stati pubblicati in precedenza, il 9 giugno 2020, nella pagina Facebook di Andrea Carrino
“Orrendo gesto di inciviltà nel Bresciano dove una Madonnina di terracotta è stata distrutta a sassate. Scommetto che se fosse stata una moschea ad essere rovinata tutti sarebbero indignati. Invece no, i simboli della nostra cultura e della nostra religione possono essere deturpati. !!Adesso Basta!!”
La foto della stessa Madonnina la troviamo pubblicata in un tweet del primo giugno 2020 dell’utente Virginio (@Juventino1810) in lingua francese:Voilà le respect pour les chrètiens en France. La statue de la Vierge Marie dètruite à Kedange-sur-Canner en Moselle…
Non c’è alcun riferimento al bresciano. Non solo, in un tweet successivo, l’utente Virginio specifica: «En Mai 2018 à Saint-Gemmes-d’Andignè».
A questo punto non si tratterebbe soltanto di una foto scattata in Francia, ma persino del
2018. La conferma arriva grazie a un articolo del 2 giugno 2020 del sito Republicain-lorrain.fr dal titolo «Non, la grotte à la Vierge n’a pas ètè vandalisèe». Non fatevi ingannare dal titolo, l’articolo è di fatto un «fact-checking». La foto stava circolando nei giorni precedenti, come possiamo vedere dal tweet dell’utente Virginio, e il sindaco di Kèdange-sur-Canner si era recato sul posto per verificare la statua alla quale si faceva riferimento fosse stata realmente vandalizzata: di fatto no, anche perchè non è nemmeno la statua appartenente al proprio comune. Il sito francese, oltre a ricondurre il tutto al 2018, cita anche la cittadina di Sainte-Gemmes-d’Andignè dove era avvenuto il fatto:
Après vèrification, il s’avère que la photo de ce « post », diffusè sur facebook et partagè plusieurs fois avec èmotion voire indignation, est celle illustrant un article paru en mai 2018 par le quotidien règional Ouest-France. Ce fait divers faisait effectivement ètat de dègradations dans un sanctuaire marial de type grotte mais à … Sainte-Gemmes-d’Andignè, dans le Maine-et-Loire, en règion Pays de la Loire. Pas vraiment la porte d’à cà’tè. Une fausse information, infox ou vous si vous prèfèrez fake news, comme les rèseaux sociaux en gènèrent hèlas quotidiennement. Mèfiez-vous.
La stessa foto la troviamo sul sito Angers.maville.com (22 maggio 2018) e in un post Facebook del 25 maggio 2018 della pagina Gendarmerie dèpartementale de Maine et Loire — 49 dove leggiamo che gli autori del gesto erano due ragazzini di 17 anni:
Le prèjudice pour la Paroisse Saint-Renè est estimè à environ 1000 euros. Les constatations rèalisèes sur les lieux et les investigations menèes par les gendarmes de la communautè de brigades de Segrè-en-Anjou Bleu ont permis de mettre en cause deux mineurs qui ont reconnu les faits. Les deux mineurs, à¢gès de 17 ans, sont convoquès le 06 juillet 2018 devant la Justice.
La foto non era circolata erroneamente soltanto in Italia, era stata pubblicata il 3 giugno 2020 dalla pagina Facebook Kuya CFD (che si presenta come “organizzazione religiosa”) la quale sostiene che sia una statua situata nella Parrocchia Our Lady of Lourdes. I
Conclusioni
Come possiamo ben notare, la foto non ha nulla a che vedere con Brescia o la provincia di Brescia, inoltre non riguarda un fatto avvenuto nel 2020 ma due anni fa in Francia.
(da Open)
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Giugno 10th, 2020 Riccardo Fucile
FINALMENTE SI AGISCE: INDAGATI PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE E SFRUTTAMENTO 22 TITOLARI ITALIANI DI AZIENDE AGRICOLE
Braccianti obbligati a lavorare dall’alba al tramonto, costretti a vivere in tuguri, “venduti” a
giornata dai caporali, considerati e chiamati “scimmie”.
Nei giorni in cui il provvedimento di regolarizzazione inserito nel Decreto Rilancio mostra i suoi limiti e la propria sostanziale inefficacia per i più, una maxioperazione anticaporalato, messa a segno dalla Guardia di Finanza di Cosenza fra il cosentino e Matera, scatta una fotografia impietosa della filiera dello sfruttamento nei campi. Dimostrata dai numeri.
Oltre 200 braccianti venivano pagati 0,80 centesimi a cassetta per la raccolta di agrumi o 28 euro al giorno per quella di fragole, mentre le 14 aziende sequestrate oggi superano gli 8 milioni di euro di valore. Ad arricchirsi sui campi sono in pochi. E illecitamente.
Su richiesta Luca Colitta e per ordine del gip Flavio Serracchiani, agli arresti sono finite 52 persone, 12 in carcere e 38 ai domiciliari, tutte accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per altre 8 persone è stato invece disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Due le organizzazioni criminali smantellate. La prima viveva dello sfruttamento dei braccianti nei campi, la seconda, che contava sull’appoggio di un dipendente del Comune di Rossano, spolpava i migranti dei pochi guadagni promettendo documenti regolari, ricongiungimenti familiari o matrimoni di comodo.
Fra gli arrestati, ci sono 22 titolari o gestori di aziende agricole, tutti italiani, che schiavizzavano i lavoratori migranti nei campi, dichiarando poche o nessuna delle centinaia di ore effettivamente lavorate.
Il classico sistema del “lavoro grigio”, che in agricoltura permette di comunicare l’inizio di un rapporto lavorativo con un bracciante e solo a fine mese le giornate. E in busta paga – sempre che ci sia – sono sempre assai meno di quelle effettive.
A procurare la manodopera, 16 caporali, per lo più italiani. Erano loro a gestire i rapporti con gli imprenditori e stabilire le modalità del reclutamento, fissare le condizioni dell’impiego sui campi dei singoli braccianti, organizzare i furgoni utilizzati per il trasporto dei lavoratori sui campi, tenere la contabilità reale delle giornate di lavoro e a retribuire i lavoratori con paghe da fame, trattenendo la maggior parte di quanto versato dai titolari delle aziende agricole.
Veri e propri capi di un’organizzazione criminale strutturata, alle loro dipendenze avevano anche 8 sub-caporali, in parte stranieri, incaricati della gestione dei braccianti e del loro trasporto nei campi.
“Abbiamo individuato oltre duecento lavoratori sfruttati e lesi nella loro dignità – dice il comandante della Guardia di Finanza di Cosenza, Danilo Nastasi – Questa indagine mette fine ad una situazione di illegalità che rappresenta una vera e propria piaga sociale, ma anche economica, perchè falsa la leale concorrenza tra le imprese e lede profondamente la dignità umana”. Si trattava di un sistema, solido e collaudato, tutto basato sullo sfruttamento di 200 lavoratori, spesso irregolari o richiedenti asilo reclutati nei centri d’accoglienza, costretti a subire ricatti e vessazioni da parte di caporali e padroncini.
“Era una vera e propria rete ben strutturata – ha spiegato il tenente colonnello Valerio Bovenga, comandante del Gruppo di Sibari – Questi braccianti sono soggetti sfruttati, considerati come oggetti di proprietà dei caporali e delle aziende”. Per loro, i lavoratori non erano uomini, ma “scimmie”.
Così li chiamavano nelle conversazioni intercettate dagli investigatori della Finanza, che per mesi hanno ascoltato imprenditori e caporali. “Domani mattina là ci vogliono le scimmie” si sente dire ad uno dei caporali travolto dall’inchiesta, a cui il suo interlocutore risponde “va bene, le scimmie le mandiamo là e qui restano 40 persone”. Quasi a marcare la differenza, come se i braccianti stranieri non fossero uomini. Con loro, padroni e padroncini lesinavano persino sull’acqua.
Quando i lavoratori, assetati dopo ore di lavoro nelle serre, chiedevano almeno di poter dissetarsi, veniva data loro acqua del canale di irrigazione. “Ai neri gli mancano un paio di bottiglie d’acqua. Nel canale, gliele riempiamo nel canale – dice intercettato uno dei padroncini – Se ci sono un paio di bottiglie vuote.. hai visto quelle che trovi quando togli i cespugli? Vicino ai canali ci sono le bottiglie”.
Ultimo anello della catena della filiera del lavoro nero, pur di avere una paga, spesso da fame, i migranti erano costretti a lavorare a qualsiasi condizione, a raggiungere i campi su furgoncini e auto scassate, a vivere in casolari e ruderi privi di tutto messi a disposizione dai caporali, dietro pagamento di somme spropositate.
Senza diritti nè tutele, molti braccianti sono caduti nella trappola di chi, dietro pagamento di importanti somme di denaro, promette documenti regolari, organizza matrimoni di comodo, fa sperare a chi non vede i propri cari da anni di poterli riabbracciare grazie a pratiche di ricongiungimento familiare aggiustate ad hoc. Bastava un matrimonio di comodo, che durava giusto il tempo di regolarizzare la posizione degli stranieri e avviare le pratiche per un rapido divorzio. Tutto finto, tranne i guadagni dei caporali in colletto bianco.
(da agenzie)
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Giugno 8th, 2020 Riccardo Fucile
POI COME SEMPRE IL CONIGLIO CHIEDE SCUSA MA PEGGIORA LA SITUAZIONE
“Gli antifa sono mer…, negli Usa come Italia. Spero che Trump abbia il coraggio di trattarli
come meritano, facendo sparare”. Ad Acireale, un grosso centro in provincia di Catania, è bufera sul consigliere comunale e commissario cittadino della Lega Alessandro Coco: in un commento pubblicato su Facebook, l’esponente del Carroccio ha scritto duri insulti contro gli antifascisti, augurandosi una repressione nel sangue delle proteste contro l’uccisione di George Floyd.
Il caso è stato sollevato dalla sezione locale del Partito democratico: “Commentando le proteste che in questi giorni stanno investendo gli Stati Uniti a seguito dell’omicidio di George Perry Floyd, brutalmente assassinato da un agente di polizia – scrivono il segretario Francesco Licciardello e alcuni esponenti della sua segreteria – si lascia andare al suo peggiore repertorio, mostrando la vera natura illiberale del suo pensiero quando auspica che le proteste dei movimenti americani vengano soffocate nel sangue. Sentire un qualsiasi cittadino esprimersi con questo gergo sarebbe inaccettabile, pensare che a tenere toni ed atteggiamenti simili sia un esponente delle istituzioni risulta insopportabile”.
Il Partito democratico chiede dunque all’esponente leghista – eletto due anni fa con una lista civica dopo un passato nel Fronte della Gioventù e nel frattempo transitato sotto le insegne lumbard – di “ritirare quanto scritto, scusarsi con la città e magari, in un sussulto di dignità , rassegnare le dimissioni preservando il prestigio dell’istituzione e della città che rappresenta”.
Poi Coco ha pubblicato, ancora su Facebook, una precisazione: “Chiedo scusa a tutti per le mie parole, assolutamente eccessive e inopportune – ha scritto – ero particolarmente scosso dalle notizie che arrivano dai miei amici e parenti negli Usa”.
Con una postilla che peggiora la situazione: “Mia cugina – si spinge ad affermare il leader leghista – è terrorizzata in casa a Houston, non può uscire per paura di essere stuprata”
(da agenzie)
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Giugno 7th, 2020 Riccardo Fucile
AVEVA ACCOMPAGNATO UN SUO CONNAZIONALE A DENUNCIARE UN MANCATO PAGAMENTO E DA ALLORA AVEVA RICEVUTO MINACCE
Adnan Siddique era arrivato in Italia dal Pakistan 5 anni fa con la speranza di costruirsi un
futuro migliore.
A Lahore, metropoli pakistana di 11 milioni di abitanti, viveva con il padre e la madre e altri 9 fratelli. Una famiglia povera che riponeva in Adnan tante aspettative.
A Caltanissetta, dove si era stabilito, lavorava come muratore. Aveva 32 anni. Aveva, perchè Siddique è stato ucciso tre notti fa, il 3 giugno, a coltellate.
La sua colpa era stata quella di aver preso le difese di un gruppo di braccianti connazionali vittime del caporalato. Qualche mese fa aveva accompagnato un bracciante a sporgere denuncia per non essere stato pagato e da allora aveva continuato a ricevere minacce, tutte denunciate. Finchè non è stato ucciso.
Ieri è stata eseguita dal medico legale Cataldo Raffino l’autopsia sul cadavere. Cinque i fendenti: due alle gambe, uno alla schiena, alla spalla e al costato. Quest’ultimo è risultato quello fatale.
Trovata poche ore dopo il delitto, dai carabinieri anche l’arma utilizzata, un coltello di circa 30 centimetri. Il gip Gigi Omar Modica ha interrogato ieri i quattro fermati per l’omicidio
Sta prendendo piede l’ipotesi che gli aggressori operassero una mediazione, per procacciare manodopera nel settore agricolo, tra datori di lavoro e connazionali.
A parlare di Adnan sono sono i proprietari del Bar Lumiere, che erano diventati suoi amici: Giampiero Di Giugno, la moglie Piera e il figlio Erik. Lo avevano invitato a pranzo tante volte e Adnan aveva raccontato dei suoi sogni ma anche delle sue preoccupazioni per via di un gruppo di connazionali che lo tormentavano.
“Una volta è stato pure in ospedale – racconta la famiglia Di Giugno – lo avevano picchiato”. Jaral Shehryar, pakistano di 32 anni, titolare di una bancarella di frutta e verdura, conferma. “Era bravissimo, gentile – afferma – quelli che lo hanno ucciso no. Si ubriacavano spesso. Qualche volta andavano a lavorare nelle campagne ma poi passavano il tempo ad ubriacarsi e fare baldoria”.
Adnan si era confidato con il cugino, che vive in Pakistan. “Aveva difeso una persona e lo minacciavano per questo motivo – riferisce Ahmed Raheel – Voleva tornare in Pakistan per la prima volta dopo tanti anni per una breve vacanza ma non lo rivedremo mai più. Adesso non sappiamo neanche come fare tornare la salma in Pakistan. Noi siamo gente povera, chiediamo solo che venga fatta giustizia”.
(da Globalist)
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Giugno 6th, 2020 Riccardo Fucile
PRIMA RISSA INTERNA E POI LANCI DI BOMBE CARTA, SASSI E BOTTIGLIE CONTRO LE FORZE DELL’ORDINE.. UN CENTINAIO DI TEPPISTI AGGREDISCE I GIORNALISTI E CAMERAMEN
Incidenti alla manifestazione degli ultrà neonazisti al Circo Massimo: intorno alle 15.45 la
violenza è esplosa in via dei Cerchi, la strada che costeggia il campo dove nell’antica Roma correvano i cavalli.
Con il pretesto di allontanare gli operatori dell’informazione che stavano intervistando alcuni esponenti del movimento Ragazzi d’Italia – organizzatori del raduno politico contro il governo, il primo nella storia delle tifoserie in Italia – ultrà e militanti di estrema destra hanno improvvisamente assaltato polizia e carabinieri.
Cinque minuti di scontri tra via dei Cerchi e via Dell’Ara Massima di Ercole: i teppisti, molti quei quali incappucciati e comunque irriconoscibili tra mascherine e cappellini, hanno caricato i militari aprendosi il varco con il lancio di fumogeni e torce.
Risultato: fuggi fuggi generale verso via del Circo Massimo. Al momento non si hanno notizie di feriti. Ma non sono mancati scontri corpo a corpo, con i manifestanti che hanno provato a accerchiare polizia e carabinieri.
La zona intorno al luogo del raduno è stata isolata dalle forze dell ordine: e, dopo gli incidenti, a ridosso del Circo Massimo, da via della Greca, è arrivato anche l’ idrante della polizia.
Per cercare di riportare la calma, l’ ala meno violenta degli ultrà ha chiamato a raccolta i tifosi davanti al palco montato al centro del Circo.
Ma altri gruppi hanno continuato a cercare il contatto con le forze dell’ ordine. Un manipolo di ultrà vestiti interamente di nero e con mazze in mano – si è staccato salendo improvvisamente su via del Circo Massimo. Dove hanno lanciato fumogeni. Le torce hanno incendiato l’ erba della “conca” dove i Ragazzi d’ Italia avevano dato appuntamento.
“Pronti alla battaglia”, avevano promesso gi ultrà neri. Per oltre mezz’ora sono stati di parola. L’ innesco dei disordini è stato un litigio tra alcuni promotori del raduno: il leader romano di Forza Nuova Giuliano Castellino, ultrà romanista, pregiudicato, e un altro esponente della piazza nera che stava rilanciando un’intervista.
Evidentemente sgradita alle fazioni più dure. Mentre tra i due volavano insulti e qualche schiaffo, e i cameramen riprendevano la scena, è partita la prima carica.
Il sit-in indetto da Forza Nuova e dal gruppo “I ragazzi d’Italia”, movimento neonazista con base a Brescia (la curva cittadina ha preso le distanze dall’iniziativa), molti manifestanti indossano la maglietta bianca, altri mascherine scure e cappucci. Con loro, oltre a Castellino, anche il leader di Forza Nuova Roberto Fiore.
La carica contro i giornalisti assiepati in via dei Cerchi è stata innescata dopo l’intervista rilasciata da Simone Carabella, un blogger di destra romano ha iniziato a rilasciare dichiarazioni ai cronisti senza l’autorizzazione degli organizzatori che avevano intenzione di consegnare esclusivamente un volantino senza rilasciare battute. Giuliano Castellino è intervenuto, lo ha spintonato contro il muro in via dei Cerchi: la tensione è salita.
Le telecamere si sono avvicinate in massa per riprendere la scena e improvvisamente è partita la carica degli ultrà . Hanno inseguito i cronisti che si sono sparpagliati intorno alle camionette della polizia e dei carabinieri. Poi l’aggressione ai reparti delle forze dell’ordine con lanci di bottiglie, fumogeni e petardi, contenuta con professionalità dalle forze dell’ordine. Poi ancora tensione.
Era stata Forza Nuova a chiedere formalmente alla Questura l’uso del Circo Massimo. Presenti molti nazifasciiti che bazzicano le curve del nord Italia scesi a Roma a titolo personale: dai Blood&honour di Varese orfani del capo Dede Belardinelli morto in seguito agli scontri nel prepartita di Inter-Napoli del 2018. Alcuni esponenti della curva nerazzurra appunto, i “camerati” di Cesena e di Verona.
E poi i laziali, della Nord e forse della tribuna Tevere: gli ultras della Lazio si erano affrettati nelle scorse settimane a rilanciare sui loro canali social la manifestazione “contro il governo e la fandonia della pandemia”.
Esattamente la tesi sostenuta in questi mesi di quarantena da Forza Nuova.
Le forze dell’ordine si attendevano qualche migliaio di persone in piazza.
(da agenzie)
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