Giugno 10th, 2019 Riccardo Fucile
AVEVA UN PICCOLO STRISCIONE CON LA SCRITTA “AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO”… CALCI E PUGNI IN DIECI CONTRO UNO, SONO GLI EROI SOVRANISTI
Un ragazzo è stato picchiato durante un comizio di Matteo Salvini a Cremona per aver mostrato un piccolo striscione con la scritta “Ama il prossimo tuo come te stesso”. L’aggressione è stata immortalata in un video pubblicato sulla pagina Facebook di Giuseppe Civati:
Il racconto più completo della vicenda è quello contenuto in questo servizio di Paolo Zignani per TGNews: una decina di minuti dopo l’inizio del discorso di Salvini in piazza Roma a Cremona il ragazzo ha sollevato lo striscione.
A quel punto un individuo gli ha intimato di tirare giù “quella carta igienica” e un altro l’ha attaccato da dietro mentre diversi individui lo hanno aggredito con calci e pugni.Dopo l’intervento degli agenti in borghese lo stesso Salvini ha sfottuto il ragazzo colpito: “Lasciatelo da solo, poverino, dai, un applauso al comunista dei giardinetti perchè se non c’è noi non ci divertiamo”. Il ragazzo è stato anche colpito da uno schiaffo.
(da agenzie)
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Giugno 7th, 2019 Riccardo Fucile
“VOLEVANO CHE CI BACIASSIMO DAVANTI A LORO”… UNA HOSTESS RYANAIR E LA SUA FIDANZATA MASSACRATE DI BOTTE… GENTAGLIA DA IMPICCARE IN DIRETTA TV
Una hostess Ryanair e la sua fidanzata col volto coperto di sangue, segno del pestaggio inferto da un gruppo di balordi su un autobus di Londra dopo che le due avevano rifiutato di baciarsi per il loro intrattenimento.
L’immagine che ritrae le due vittime, Melania e Chris, col volto ferito sta facendo il giro del web. Lo riporta il Daily Mail.
Il pestaggio si sarebbe verificato il 30 maggio e ora Melania Geymonat, 28enne assistente di volo, parla dell’accaduto: “Volevano che ci baciassimo perchè potessero guardarci. Ho cercato di placare la situazione dicendo loro di lasciarci da sole, perchè Chris non si sentiva bene”.
Ma le parole della hostess non sono bastate. Il gruppo di uomini, di età compresa tra i 20 e i 30 anni, ha iniziato a tormentare le ragazze sull’autobus che le stava portando verso Camden, a nord di Londra.
“Ricordo Chris in mezzo a loro, mentre la picchiavano”, dice Melania Geymonat, ragazza originaria dell’Uruguay che ora vive nel villaggio di Essex di Takeley.
La hostess aggiunge: “Sono intervenuta cercando di difenderla, così hanno iniziato a picchiare anche a me. Sentivo il sangue dappertutto, lo vedevo sui miei vestiti e a terra”.
La giovane donna afferma che gli aggressori erano almeno quattro, uno dei quali parlava spagnolo mentre gli altri avevano accento britannico.
Durante l’aggressione, le ragazze sono state anche derubate.
(da agenzie)
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Giugno 4th, 2019 Riccardo Fucile
COMMISSARI DI GARA, APPALTI INTEGRATI E OBBLIGHI DEI COMUNI: FATTO A PEZZI IL CODICE DEGLI APPALTI CON LA COMPLICITA’ DEL M5S… ESULTA LA ‘NDRANGHETA
Il codice degli appalti esce ridotto a pezzi dal faticoso compromesso tra Lega e Cinque Stelle.
Se è vero che si rinuncia alla completa liberalizzazione dei subappalti, e si introduce un tetto del 40%, che è comunque superiore al 30% in vigore finora, è vero anche che rispetto alle regole di trasparenza e di legalità che il codice aveva introdotto, si fanno almeno tre passi indietro, su altrettanti punti delicati: commissari di gara, appalti integrati e obblighi dei Comuni.
Le amministrazioni pubbliche non avranno più l’obbligo di selezionare i commissari di gara all’interno di un albo presso l’Autorità anti-corruzione, ma potranno sceglierli al loro interno, con il rischio di pesantissimi conflitti di interesse.
Tornano inoltre gli appalti integrati: le amministrazioni non dovranno più fare i progetti esecutivi prima di affidare i lavori alle ditte vincitrici dell’appalto: ci penseranno queste ultime a fare tutto, progettazione ed esecuzione. Una scelta che mette a rischio la qualità dei progetti e ci espone alla girandola delle varianti, come in passato.
Infine, i Comuni non avranno più l’obbligo di ricorrere a stazioni appaltanti centralizzate, e questo significa che in molti casi, non avendo le competenze e le risorse adeguate, avranno difficoltà , come è avvenuto in passato, a far partire i progetti e i lavori.
Inoltre, per lavori fino a 2 milioni di euro, dovrebbe tornare il criterio del massimo ribasso, secondo cui chi offre il prezzo minore vince, con effetti deleteri sulla qualità e sui possibili rialzi successivi del prezzo, in cocca con gli amministratori locali.
Infine la maggioranza si prepara a far passare una norma, contestatissima da Confindustria, che cancella la colpa grave, e il conseguente danno erariale, per i funzionari pubblici che revocano i contratti con concessionarie autostradali, purchè i relativi decreti di cessazione anticipata siano vistati dalla Corte dei Conti.
L’attacco più duro arriva dal segretario della Cgil Maurizio Landini: «Matteo Salvini lo sa che l’Italia, o almeno pezzi interi del Paese, sono nelle mani della criminalità organizzata? In un Paese dove la vera emergenza, oltre all’impressionante crescita delle disuguaglianze, è soprattutto la corruzione, che si annida proprio principalmente nel sistema degli appalti, ampiamente infiltrato dalla malavita».
(da agenzie)
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Maggio 30th, 2019 Riccardo Fucile
IN TUTTO IL MONDO ORA SAPRANNO CHE IL GOVERNO ITALIANO HA DATO L’ORDINE DI LASCIARLO ANNEGARE
Un filmato girato lo scorso 23 maggio da un aereo della ong tedesca Sea-Watch, pubblicato
online in esclusiva sul sito di “Repubblica”, documenta il momento drammatico in cui un migrante finito in acqua annaspa, diventa un’impercettibile increspatura di onda, e poi, privo di forze, si lascia inghiottire dal blu acceso del mar Mediterraneo.
Accanto a quell’uomo con la camicia bianca c’è il gommone semi affondato, ma ancora gravido dei suoi passeggeri aggrappati ai tubolari. E’ partito dalle coste della Tripolitania, presumibilmente. Sarà una motovedetta libica, la Fezzan, a recuperare chi ha avuto la fortuna di rimanere a galla. Non si sa quanti ne abbia presi, nè in quale centro di detenzione li abbia riportati. Stando ai report di missione della Sea-Watch, però, si sa che non lontano c’era una nave militare italiana, la Bettica, che forse avrebbe potuto raggiungere i naufraghi prima della guardia costiera libica e salvarli tutti. Ma non lo ha fatto. Perchè?
Il 23 maggio, dunque. E’ mattina. Il tratto di Mediterraneo nella zona Search and Rescue di responsabilità libica è calmo, il vento è clemente. Una di quelle giornate, insomma, perfette per i trafficanti di uomini per riavviare la macchina da soldi e lanciare i gommoni verso le coste dell’Italia.
Sopra la Sar libica sta volando Moonbird, uno dei due apparecchi leggeri da ricognizione che lavorano con Sea-Watch. Intorno alle 10.00 (fuso orario di Greenwich, ndr) ha avvistato un gommone in navigazione verso nord, con un’ottantina di migranti a bordo, e per due ore di seguito i tedeschi della ong tentano di contattare il Centro di coordinamento soccorsi di Tripoli. Invano.
“Li abbiamo chiamati più volte al telefono, non ha risposto nessuno. Alla fine gli abbiamo mandato una mail alle 12.22, con le coordinate del gommone”.
A circa 25 miglia di distanza, c’è il pattugliatore d’altura P492 Bettica della Marina militare, che incrocia in direzione nord-est.
O almeno così è quello che rileva Moonbird dall’alto, con la propria strumentazione. Alle 11.30 registrano un cambio di rotta della Bettica: il pilota la vede virare e puntare a sud, come se fosse stata avvertita da qualcuno e si apprestasse ad effettuare il recupero. Dopo poco, però, torna sulla rotta originaria, nord nord-est.
Un buco di 52 minuti
A quel punto Sea-Watch fa decollare l’altro aereo con cui collabora nelle operazioni di ricognizione, il Colibrì dei francesi Pilotes Volontaires. Sorvolando di nuovo il gommone, si accorgono che uno dei tubolari si è sgonfiato, e non è ancora affondato solo perchè i migranti lo stanno sorreggendo con una cima. L’imbarcazione è in avaria irreversibile, non ci sono dubbi. Per metà è già sott’acqua.
Quindi – siamo alle 13.03 – l’aereo lancia via radio il mayday relay, il segnale internazionale di richiesta di soccorso urgente a chiunque si trovi nelle vicinanze. Appena un minuto dopo, risponde proprio la Bettica.
Se i rilievi della Sea-Watch sono corretti, il pattugliatore militare italiano si trova a meno di trenta miglia a nord dal gommone: considerando una velocità di 25 nodi, potrebbe raggiungerlo in un’ora. “Colibrì, this is P492…”, si sente alla radio.
La comunicazione però si interrompe subito dopo, non c’è il tempo di capire cosa sanno i marinai italiani e cosa intendano fare. “Abbiamo riprovato diverse volte a rimetterci in contatto con la Bettica, abbiamo usato anche le frequenze dell’aviazione”, spiegano dalla ong tedesca. “Ci hanno sentito e risposto da Malta, ma non dalla Bettica che pure era molto più vicina”.
Il pattugliatore della Marina si rifà vivo solo alle 13.55 – 52 minuti dopo – comunicando alla Sea-Watch che la Fezzan, la motovedetta libica, si sta dirigendo sul posto e che loro stanno mandando un elicottero.
La Bettica ha virato verso sud, è a 35 miglia di distanza dal gommone, circa 64 chilometri. Ma ormai è tardi. Il velivolo della ong si riporta in zona e uno degli operatori a bordo riprende con il proprio cellulare il momento in cui i migranti si buttano in acqua. Tra essi l’uomo con la camicia bianca che vedono sparire nel mare.
Il “no comment” della Marina
Con il video e la tabella degli orari, Sea-Watch ha ricostruito ciò che è successo prima dell’arrivo della motovedetta libica, montando un filmato-denuncia che lascia aperta una domanda. Quell’uomo, e altri che potrebbero essere annegati nell’attesa, potevano essere salvati?
“Repubblica” ha contattato il comando della Marina, per avere chiarimenti sulla rotta seguita dalla nave Bettica e sulle eventuali comunicazioni intercorse con il Centro soccorsi di Tripoli.
La risposta è stata un “no comment”, con rimando al tweet apparso sul profilo della Marina alle 17.12 ora italiana del 23 maggio. “Avvistato natante in difficoltà da ong Colibrì. Nave Bettica a 80 km invia proprio elicottero in zona per supporto. Con elicottero in zona ha constatato avvenuto recupero migranti da motovedetta libica in zona sar libica”. Caso chiuso, per loro.
Sea-Watch, invece, non fa mistero di ritenere che quei 52 minuti di “buio radio” dopo il segnale di mayday relay siano in realtà serviti alla Bettica per allontanarsi ed evitare di prendere a bordo i naufraghi, cosa che avrebbe potuto generare l’ennesima frizione tra il ministro dell’Interno Salvini e la ministra della Difesa Trenta, come avvenne il 9 maggio scorso in occasione del salvataggio di 36 migranti in zona Sar libica effettuato da una nave militare italiana.
Ancora ieri la ong tedesca ha denunciato di nuovo l’apparente inerzia di un altro pattugliatore della Marina, la Cigala Fulgosi, che avrebbe sfiorato di nove miglia un gommone con 80 migranti, tra cui alcuni bambini, limitandosi a mandare un elicottero. “Con gli elicotteri non si salva chi affoga”, osservano quelli di Sea Watch.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 30th, 2019 Riccardo Fucile
LA MAGISTRATURA ITALIANA E LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA APRANO UN’INCHIESTA
Colpa di chi ha trasformato il Mediterraneo in un deserto nel quale le navi tardano a intervenire aspettando la sedicente Guardia Costiera libica.
Nave ‘Cigala Fulgosi’ della Marina Militare è intervenuta – ma in grande ritardo – in soccorso dei migranti a bordo del gommone che da ieri si trovava in difficoltà al largo della Libia
Il recupero dei circa novanta a bordo è in corso.
Alarm Phone aveva comunicato su Twitter di essere stato contattato mercoledì sera “da una barca in difficoltà al largo della Libia. Le 90 persone a bordo hanno visto vari velivoli e un elicottero militare nelle vicinanze.
Considerando la descrizione dalla barca crediamo sia la stessa già avvistata da Moonbird”, il velivolo di ricognizione della Ong Sea Watch.
“Le autorità sono state informate della barca in difficoltà ” mercoledì mattina, sostiene Alarm Phone, “un’imbarcazione della Marina italiana ha monitorato la situazione da vicino ma non ha offerto assistenza. Condanniamo questi continui atti di mancata assistenza e richiediamo adeguato soccorso immediatamente!”.
“La situazione sta degenerando – scrive ancora il servizio di supporto ai migranti -. Alle 23.47 le persone a bordo ci hanno detto che un lato del gommone si è sgonfiato e sta entrando acqua. Non hanno più carburante e sono alla deriva. Dicono che non sopravviveranno la notte se lasciati a mare”.
“Alle 00.13 siamo riusciti a parlare di nuovo con le persone a bordo. Temono che i bambini muoiano di ipotermia. Ci sono 15 bambini, il più piccolo di 9 mesi. Hanno spostato i bambini nel lato dove c’è meno acqua. Una delle 20 donne è incinta e sta male. Non lasciateli morire!”, fa sapere Alarm Phone, che dopo un altro contatto con la barca alle 00.47 scrive che “le persone a bordo erano in panico”.
Alle 6.37 “le persone a bordo ci hanno contattati di nuovo. Vedono un elicottero volare intorno a loro ma non vedono alcuna imbarcazione. Ci chiedono se siamo a conoscenza di una possibile operazione di soccorso in arrivo, ma anche noi non sappiamo nulla”.
C’è un barcone in difficoltà , 90 persone a bordo tra cui donne e bambini. In zona la nave P490 “Cigala Fulgosi”. È necessario un intervento urgente. “Le persone sono in grave pericolo – scrive su Twitter Alarm Phone, che è in contatto con i migranti a bordo – e sono ancora abbandonate in mare. Non c’è alcun soccorso in vista anche se vedono un elicottero”. E poco più tardi: “I migranti riferiscono che una bambina di cinque anni è morta a bordo. Alle 8.25 ci hanno detto che l’elicottero era ancora lì e di poter stabilire che la nave è un’imbarcazione militare. Siamo quasi certi che sia la P490 dell’ItalianNavy. Deve prestare soccorso immediato!”.
(da Globalist)
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Maggio 30th, 2019 Riccardo Fucile
APPELLO PER I SOCCORSI NON RACCOLTO DAI CRIMINALI DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA, ALLA FINE INTERVIENE LA “CIGALA FULGOSI”, MA QUALCUNO NON HA AGITO TEMPESTIVAMENTE… UN ALTRO MORTO SULLA COSCIENZA DEGLI ASSASSINI CHE OSTACOLANO LE ONG
Il pattugliatore ‘Cigala Fulgosi’ della Marina Militare è intervenuta in soccorso dei migranti a
bordo del gommone che da ieri si trova in difficoltà al largo della Libia.
Il recupero dei circa novanta a bordo è in corso. L’intervento, secondo quanto si apprende da fonti qualificate, è stato deciso perchè le condizioni meteo sono in peggioramento, l’imbarcazione si trova senza motore e in precarie condizioni di galleggiamento. Al momento non ci sono conferme di eventuali vittime a bordo.
In precedenza, lanciando e rinnovando la richiesta di soccorso alla Marina militare italiana, le Ong avevano affermato che a bordo del gommone sarebbe morta una bambina di 5 anni.
Nelle ore precedenti l’intervento del pattugliatore ‘Cigala Fulgosi’, le Ong avevano denunciato come, pur essendo la nave nelle vicinanze, nessuno fosse ancora intervenuto in soccorso del gommone.
Una denuncia che faceva seguito a quella, documentata da un video, secondo cui il 23 maggio un migrante era annegato senza che una nave italiana in navigazione a poche miglia di distanza intervenisse.
“Le persone sono in grave pericolo – scrive su Twitter Alarm Phone, che è in contatto con i migranti a bordo – e sono ancora abbandonate in mare. Non c’è alcun soccorso in vista anche se vedono un elicottero”.
E poco più tardi: “I migranti riferiscono che una bambina di cinque anni è morta a bordo. Alle 8.25 ci hanno detto che l’elicottero era ancora lì e di poter stabilire che la nave è un’imbarcazione militare. Siamo quasi certi che sia la P490 dell’ItalianNavy. Deve prestare soccorso immediato!”.
“E’ necessario un intervento urgente”, afferma Mediterranea Saving Human sottolineando che “in zona” c’è la nave “P490 Cigala Fulgosi di @ItalianNavy”.
Anche Sea Watch, che ieri ha lanciato l’allarme dopo l’avvistamento del gommone da parte di un aereo, chiede che i migranti a bordo siano immediatamente soccorsi. “Queste persone sono in pericolo da ore. Ci stiamo rifiutando di vederle”.
(da agenzie)
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Maggio 29th, 2019 Riccardo Fucile
LA VITTIMA, DOPO AVER SAPUTO CHE IL VIDEO ERA DIVENTATO VIRALE, HA MANIFESTATO INTENTI SUICIDI
Due vigili urbani in servizio a Maglie, nel Leccese, sono indagati dopo aver deriso un disabile, aver filmato la scena con un cellulare e aver poi diffuso il video in una chat. Tutto è accaduto mentre i due, di 52 e 53 anni, erano in servizio
Sono accusati di violenza privata, interruzione di pubblico servizio e istigazione al suicidio, poichè la vittima avrebbe detto di volersi uccidere dopo aver saputo che era diventato virale
Nel filmato si vedono i due agenti raggiungere il disabile in un edificio dove sono parcheggiati i mezzi della municipale, poi si sente il giovane urlare perchè gli è stata smontata una ruota della bici. L’uomo sa che si tratta di uno scherzo dei due vigili ma è nervoso perchè ha fretta: mentre uno riprende, l’altro gli restituisce la ruota. Prima di rimontargliela, i vigili lo prendono in giro pesantemente
I due al momento sono stati trasferiti ad altre mansioni e rischiano il posto di lavoro. I carabinieri, che indagano sulla vicenda, hanno acquisito i loro tablet, pc e telefonini.
(da agenzie)
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Maggio 25th, 2019 Riccardo Fucile
UN VIDEO DRAMMATICO, COLPITO CON UN IGNOBILE CALCIO IN TESTA QUANDO ERA GIA’ A TERRA: ORA ESPORTIAMO SOGGETTI CHE DISONORANO IL NOSTRO PAESE
Una rissa sul retro di una discoteca, all’alba, nella zona della movida di Cadice, estremo sud-ovest della Spagna. Una violenza registrata in un video con un calcio alla testa che ha portato un 30enne del posto in coma e in prognosi riservata.
Per questo motivo la polizia della città spagnola ha arrestato quattro giovani italiani, studenti Erasmus, presunti responsabili del pestaggio.
Secondo quanto emerge finora i quattro sono campani di età compresa tra i 22 e i 30 anni e due di loro — incluso il ragazzo che ha sferrato il calcio alla testa — della provincia di Napoli.
I fatti sono avvenuti intorno alle 6.50 fuori da un locale. A ricostruire l’accaduto, che ha ancora molti aspetti da chiarire, è il quotidiano Diario de Cadiz che pubblica anche un video particolarmente scioccante: si vede il ragazzo cadere a terra dopo aver ricevuto un pugno in pieno volto e poi ricevere un calcio molto violento alla testa.
Il giovane a quel punto perde evidentemente i sensi tanto che tra le urla gli amici cercano di tirarlo in piedi ma lui resta privo di sensi.
Quello che non si sa, intanto, è il motivo che ha scatenato la rissa. I quattro italiani sono al commissariato di San Fernando in attesa di comparire davanti al giudice: come ha spiegato la polizia, sono detenuti in attesa di ricostruire tutto ciò che è accaduto, anche ascoltando i testimoni.
Secondo il giornale, la prognosi del ferito è ancora riservata e bisognerà aspettare le prossime 48 ore per capire se la vittima potrà riprendersi completamente.
Il giudice aspetterà il decorso per decidere se imputare al responsabile del calcio il reato di lesioni gravi o tentato omicidio.
La rissa è scoppiata sulla banchina del porto, per motivi ancora non chiariti, fra due gruppi di italiani e spagnoli. Nel video si vedono anche una ragazza che urla spaventata, mentre un’altra cerca successivamente di rianimare il ferito a terra privo di sensi.
(da agenzie)
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Maggio 20th, 2019 Riccardo Fucile
EMBLEMA DELLA LOTTA CONTRO LA MAFIA, IL PROIETTILE RECAPITATO “ZECCA SEI NEL MIRINO”, IL DEPUTATO DELLA LEGA CHE PRIMA SCRIVE “VI VENIAMO A PRENDERE A CASA” E POI SI CAGA SOTTO E CHIEDE SCUSA… INFAMI, NOI NON DIMENTICHIAMO
«La Lega è sotto attacco» scriveva a social unificati Matteo Salvini nei giorni scorsi. E tutti a
chiedersi chi stesse attaccando la Lega, un partito di governo, che esprime diversi ministri tra cui quello dell’Interno e che è in testa a tutti i sondaggi.
La costruzione di un nemico — reale o immaginario — è fondamentale per cementare l’elettorato. E ieri sera i leghisti hanno scoperto di avere un nemico nelle procure. Non i magistrati che indagano su Siri ma il Pm di Agrigento Luigi Patronaggio, che ha ordinato lo sbarco dei migranti a bordo della Sea Watch 3. Il tutto mentre Salvini era in collegamento con Giletti a Non è l’Arena.
«Questo procuratore è quello che mi ha denunciato per sequestro di persona, quindi non devo stargli molto simpatico» ha detto questa mattina Salvini a Coffe Break su La 7.
Di nuovo: l’odio contro Salvini, la Lega sotto attacco. Per fortuna che nel caso del sequestro di persona per i migranti a bordo della Diciotti a salvare Salvini sono intervenuti gli amici del MoVimento 5 Stelle con l’immunità parlamentare.
Questo però il ministro tende a dimenticarlo. Così come dimentica di quando si appuntava al petto “come una medaglia” le notifiche da parte della Procura e annunciava con orgoglio di essere pronto a farsi processare.
Ieri su Facebook il ministro dell’Interno era andato all’attacco di Patronaggio, in barba al principio fondamentale della separazione dei poteri: «se nelle prossime ore ci saranno arresti per coloro che hanno infranto le leggi, ci sarà il sequestro definitivo di questa barca di vice scafisti e se ci sarà il loro arresto, è un conto. Se la nave sarà messa fuori uso, anche affondandola, bene. Altrimenti ho il dubbio che qualcuno abbia voluto compiere un atto politico: se qualche procuratore vuole sostituirsi al governo o al Parlamento si candidi».
Nemmeno questa è nuova, perchè quando un magistrato dice o fa qualcosa che non piace a Salvini il ministro se ne esce con la storia che si deve fare eleggere (o dovrebbe andare in pensione).
Il leader della Lega però così alimenta il sentimento di delegittimazione nei confronti della magistratura. E se i Pm “ce l’hanno con Salvini” cosa impedisce un domani di dire che ce l’hanno con l’ennesimo indagato della Lega? La strategia è quella di Berlusconi e della giustizia ad orolgeria. Solo che in ballo qui ci sono i diritti umani.
A dimostrazione che la magistratura non agisce “per simpatie” c’è il fatto che la Procura di Agrigento ha aperto un’indagine dovuta nei confronti del comandante della Sea Watch 3 Arturo Centore, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ma Patronaggio è anche quello che conduce un’inchiesta sulle direttive “anti-Ong” di Salvini
Quella emanata per impedire il transito e lo sbarco della nave “Alan Kurdi” e quella — identica — riguardante la nave della Ong olandese sequestrata ieri. In quelle direttive il Viminale descriveva le operazioni delle imbarcazioni di soccorso umanitario come «passaggio “non inoffensivo”» capaci di pregiudicare e mettere a rischio «il buon ordine e la sicurezza dello Stato costiero».
Per la verità al momento quello sotto attacco è appunto Patronaggio. Non solo a causa degli attacchi verbali di un ministro che forse farebbe bene a rispettare il principio di indipendenza della magistratura e occuparsi del suo lavoro (che già è parecchio) ma anche perchè Patronaggio, ha ricevuto nei mesi scorsi una busta con un proiettile e minacce di morte.
Nella lettera con il simbolo di Gladio c’era un proiettile: nel testo della missiva minatoria frasi come “Zecca sei nel mirino“. Ci sono poi state le minacce da parte dei fan del Capitano e la macchina del fango messa in moto dai patridioti contro il magistrato “amico dei migranti”.
L’apice è stato toccato dal il deputato leghista Giuseppe Bellachioma che una volta resa nota l’indagine nei confronti di Salvini pubblicò su Facebook un testo alquanto minaccioso: «Messaggio da parte della Lega Abruzzo: se toccate il Capitano vi veniamo a prendere sotto casa… occhio!!!». Qualcuno crede ancora che sia la Lega quella sotto attacco? Anche oggi dopo l’imbarazzante show di Salvini da Giletti gli elettori della Lega si sono scatenati parlando di complotti e disegno criminale per far fuori la Lega.
Fino ad ora però quello che vive sotto scorta, gli è stata assegnata negli anni Novanta quando era in servizio a Palermo e faceva parte del pool antimafia, è proprio Patronaggio.
A voler pensar male si potrebbe dire che c’è un ministro della Repubblica che cerca di intimidire un magistrato. Se fosse vero sarebbe grave.
(da “NextQuotidiano”)
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