Maggio 17th, 2019 Riccardo Fucile
ALTRO CHE “NON INOFFENSIVA”, LA NAVE ALAN KURDI HA SOLO RISPETTATO LE LEGGI INTERNAZIONALI E NAZIONALI SUL SOCCORSO
Ad aprile Matteo Salvini parlando dei 64 migranti soccorsi dalla Ong tedesca Sea Eye aveva
augurato loro “buon viaggio” verso Berlino.
Porti chiusi per le persone a bordo della nave “Alan Kurdi” che aveva fatto richiesta di ottenere un porto sicuro per lo sbarco dei naufraghi, tra i quali c’erano 10 donne e sei bambini, uno dei quali di appena 11 mesi.
Il Ministro dell’Interno aveva deciso di tenere la linea dura, “diffidando” la Ong dall’entrare in acque italiane e scrivendo che l’operazione di soccorso aveva messo a rischio delle vite umane.
«Nave battente bandiera tedesca, Ong tedesca, armatore tedesco e capitano di Amburgo. È intervenuta in acque libiche e chiede un porto sicuro. Bene, vada ad Amburgo», così Salvini liquidava la vicenda.
Non prima di aver emanato una direttiva — datata 4 aprile — nella quale «un’eventuale transito dell’imbarcazione “Alan Kurdi” nell’area marittima di competenza italiana in violazione delle disposizioni in materia di immigrazione» veniva descritto come un «passaggio “non inoffensivo”» capace di pregiudicare e mettere a rischio «il buon ordine e la sicurezza dello Stato costiero».
In poche parole il Ministero metteva nero su bianco come le navi delle Ong, ed in particolare la Alan Kurdi, dovessero essere equiparate se non ha vascelli da guerra almeno ad imbarcazioni “pericolose” e appunto non inoffensive.
«Un’eventuale condotta di navigazione verso l’Italia posta in essere dal Comandante della “Alan Kurdi” — si leggeva nella direttiva del Viminale — risulterebbe, pertanto essere finalizzata al trasferimento sul territorio italiano di migranti irregolari con modalità improprie, in violazione della normativa internazionale sul diritto del mare e, quindi, in maniera pregiudizievole per il buon ordine e la sicurezza dello Stato».
In pratica il vascello umanitario “non inoffensivo” veniva accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per aver soccorso in mare delle persone in difficoltà .
Dopo qualche ora Salvini fece un parziale dietrofront, consentendo lo sbarco a donne e bambini, che però si rifiutarono di scendere.
Ma in questo modo probabilmente il ministro ha smentito sè stesso visto che di fatto acconsentiva al “trasferimento sul territorio italiano di migranti irregolari con modalità improprie”.
Quella direttiva, che non solo chiudeva i porti ma anche le acque nazionali italiane, è però diventata oggetto delle attenzioni della magistratura.
Secondo Avvenire infatti la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento ha aperto un’inchiesta sulla direttiva “anti-Sea Eye”.
A confermarlo il diniego del Viminale ad una richiesta di accesso agli atti sulla vicenda. La Direzione centrale per l’Immigrazione fa infatti sapere che i documenti riguardanti il caso dello sbarco negato alla Alan Kurdi «risultano essere oggetto di indagine da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento».
A condurre le indagini ci sarebbe il procuratore Luigi Patronaggio, il pm che per primo si era mosso in merito al presunto sequestro di persona relativo al caso Diciotti (quello per cui Salvini venne salvato dal M5S al Senato).
E la vicenda potrebbe non limitarsi alla Alan Kurdi perchè anche nella direttiva del 15 maggio sulla Sea Watch 3 (ancora in attesa di un porto sicuro) il Viminale definisce come “non inoffensivo” il passaggio della nave della Ong in acque italiane.
A bordo della Sea Watch 3 ci sono 65 persone tra cui 11 donne, 15 minori di cui 8 non accompagnati, 3 bambini e 2 neonati. Il Ministro potrebbe dover spiegare in basi a quali informazioni in suo possesso l’arrivo di 65 persone pregiudicherebbe il buon ordine dello Stato.
Fatto salvo ovviamente il caso in cui ad aizzare i cittadini italiani contro i migranti sia proprio il partito di Salvini.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 17th, 2019 Riccardo Fucile
IL CASO DELLA NAVE ALAN KURDI AD APRILE, IL VIMINALE L’AVEVA DEFINITA “NON INOFFENSIVA” SOLO PERCHE’ AVEVA SALVATO NAUFRAGHI IN MARE
Le direttive del Viminale sul salvataggio dei migranti in mare finiscono di nuovo sotto l’occhio della magistratura.
Il nuovo caso, riportato dall’Avvenire, è quello della Alan Kurdi, che il 3 aprile ha soccorso in mare 64 persone, ma che il ministero dell’Interno aveva indicato come nave “non inoffensiva”.
I magistrati di Agrigento, con il procuratore Luigi Patronaggio, hanno acquisito gli atti sul divieto alla Ong Sea Eye.
Il nuovo fronte giudiziario si è aperto il 4 aprile: l’eventuale transito in area “di competenza italiana” dell’Alan Kurdi è stato considerato, secondo una direttiva del Viminale, “necessariamente quale passaggio non inoffensivo”.
Sia questa direttiva che gli atti sulla Sea Eye fanno parte del fascicolo d’inchiesta di Agrigento.
La nave, dopo aver soccorso i migranti in mare, aveva ricevuto inizialmente il permesso di far sbarcare le persone soccorse in Italia. Prima di un dietrofront con il quale si è deciso di far scendere solamente le donne con i figli, lasciando a bordo i padri. Le famiglie non hanno accettato di separarsi.
Secondo quanto riporta ancora l’Avvenire, dopo una richiesta di accesso a quegli atti, il Viminale ha risposto che “gli atti risultano essere oggetto di indagine da parte della procura della Repubblica presso il tribunale di Agrigento”.
Intanto la nave Sea Watch 3, con a bordo 65 migranti, tra cui anche due neonati e un disabile, si trova al limite delle acque territoriali.
L’imbarcazione, diretta verso Lampedusa, è stata diffidata dalla Guardia di finanza e dalla Capitaneria di porto: gli è stato comunicato di non entrare nelle acque territoriali. Quindi l’imbarcazione per il momento fa zig zag vicino al limite per non entrare, aspettando ulteriori notizie.
Sul caso interviene anche stamattina il ministro dell’Interno, Matteo Salvini: “Questi non sono soccorritori ma scafisti, e come tali verranno trattati. Per i trafficanti di esseri umani i porti italiani sono e rimangono chiusi”.
Un consiglio alla Sea Watch: querelate il signor Salvini in sede civile per diffamazione con richiesta di 10 milioni di euro di danni.
(da agenzie)
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Maggio 14th, 2019 Riccardo Fucile
LI HA PRESI A PUGNI IN FACCIA E MESSI IN FUGA
Un ragazzo di origini nigeriane, richiedente asilo in Italia, ha salvato un intero Ufficio Postale e le persone che erano al suo interno, sventando una rapina. Succede ad Ortelle, in provincia di Lecce, Puglia.
I due rapinatori sono entrati intorno a mezzogiorno di lunedì 13 maggio nello stabile armati di coltello e pistola, ma a fermarli è stato il ragazzo nigeriano, anche lui in fila allo sportello postale.
Per prendere più soldi possibili, i due ladri avevano cominciato a puntare la pistola contro gli impiegati e contro i cittadini in coda.
Inizialmente il ragazzo era uscito per chiamare aiuto, ma comprendendo che la situazione stava degenerando è intervenuto direttamente, sferrando un pugno in faccia a mani nude ai due malviventi armati.
Nessuna paura per il richiedente asilo, nemmeno di fronte alle minacce dei due rapinatori di premere il grilletto della pistola.
Dopo la scazzottata, i malviventi sono scappati via, ma sono riusciti a portarsi dietro solo 200 euro di bottino.
Nell’ufficio postale sono poi arrivati i carabinieri della stazione di Poggiardo e gli agenti delle volanti di polizia del commissariato di Otranto, che svolgeranno le indagini.
Il ragazzo nigeriano è stato ringraziato dalla comunità locale.
(da agenzie)
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Maggio 7th, 2019 Riccardo Fucile
COMMENTI RAZZISTI DELINQUENZIALI MENTRE LA BIMBA LOTTA TRA LA VITA E LA MORTE: E’ L’ITALIA SOVRANISTA
Una bambina tra la vita e la porte e ci sono i soliti idioti che ironizzano e festeggiano. Una fogna sempre più nauseabonda sono diventati i social nei quali, purtroppo con puntuale presenza, c’è chi
insulta tutto e tutti.
Da chi esulta per i migranti affogati a chi ha insultato Silvia Romano perchè il sequestro in qualche modo se l’era cercato, più ogni tipo di parolaccia e considerazione sessista, omofobi, razzista, xenofoba e antisemita
Non poteva mancare la volgarità contro la piccola: un uomo in un italiano stentato che augura alla piccola Noemi di morire, in quanto napoletana.
“Spero che crepi, una napoletana di meno”. Seguito da altri commenti: “Morti di fame, puzzate, fate una bella guerra tra voi così sparano ancora ad altri bambini”.
La storia è emersa dopo che alcuni cittadini hanno denunciato tutto presso lo sportello online “Difendi la città ” del Comune di Napoli che deve difendere l’immagine della città e dei suoi abitanti.
Seguirà una denuncia alla polizia postale.
(da agenzie)
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Maggio 7th, 2019 Riccardo Fucile
MINACCE E INSULTI ALLA FAMIGLIA ROM ASSEGNATARIA DA UNA CINQUANTINA DI RAZZISTELLI… IN ALTRI TEMPI LA SITUAZIONE SI RISOLVEVA DISTRIBUENDO SALUTARI MANGANELLATE E NESSUNO AVREBBE PIU’ ROTTO I COGLIONI PER TRE GENERAZIONI
“Andate via!”, “troia”, “a merda”, “ma tanto devono uscà”, “ti stupro”.
Sono queste le frasi urlate al passaggio della nomade con una bambina mentre rientravano nella palazzina di via Satta a Casal Bruciato, a Roma, scortate dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Al loro arrivo si è creato un vero e proprio parapiglia con insulti all’indirizzo dei nomadi.
Imer e la moglie con due figli, la più piccola Violette e il più grande di 21 anni, sono arrivati nel pomeriggio a Casal Bruciato per rientrare nella casa di via Sebastiano Satta. Ad accoglierli circa 50 manifestanti tra cui qualche rappresentante di Casapound. Caos e tensioni con la polizia all’ingresso nel civico. La famiglia ora è barricata in casa, le tapparelle delle finestre sono chiuse.
. “Vi devono impiccare tutti” avevano urlato stamani alcuni residenti. Insulti da un manifestante a mamma rom con bimba: “Ti stupro”
La polizia è intervenuta per allontanare la ressa di attivisti di CasaPound e cittadini che si opponevano al passaggio della mamma bosniaca di circa 40 anni, con in braccio una bambina. La donna all’ingresso nel palazzo è stata sommersa di insulti irripetibili: “Andate via!” e “Ti stupro”.
“Non ti far più vedere, se torni qui ti ammazziamo di botte”. Dopo una lunga notte trascorsa dentro l’appartamento spoglio e senza l’allaccio della corrente, Senada e Imed, la coppia rom di origini bosniache legittima assegnataria dell’appartamento in via Satta, a Casal Bruciato, stamani aveva incassato ulteriori minacce dai residenti in presidio permanente nel cortile delle case popolari.
“Li vogliamo vedere tutti impiccati, bruciati” dicono alcune donne radunate nel cortile condominiale proprio di via Satta.
La famiglia bosniaca comunque ha manifestato intenzione di rimanere nella casa popolare in questione a seguito di un incontro con l’assessora comunale alle Politiche abitative Rosalba Castiglione. “Ci sono una normativa regionale e un bando comunale, fatto nel 2012, sotto Alemanno, che legittimano questa assegnazione. Siamo pronti ad attivare ogni strumento di tutela per la famiglia legittima assegnataria. Alimentare un clima di odio e intolleranza non giova a nessuno” ha spiegato l’assessora.
(da agenzie)
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Maggio 7th, 2019 Riccardo Fucile
TENTA UNA RAPINA POI SPARA CONTRO LA POLIZIA… A DICEMBRE ERA GIA’ STATO FERMATO DURANTE UNA MANIFESTAZIONE DEI GILET GIALLI
Sono stati liberati dopo ore di terrore tutti gli ostaggi del bar di Blagnac, vicino a Tolosa, dove si era asserragliato un diciassettenne di nome Yanis, noto alle forze dell’ordine.
Il ragazzo aveva aperto il fuoco per due volte contro la polizia che circonda la zona. Secondo fonti degli inquirenti si sarebbe trattato di un tentativo di rapina anche se il ragazzo ha detto agli agenti di essere “il braccio armato dei gilet gialli”.
Sul posto anche le forze speciali, ma al momento sembra esclusa la pista terroristica.
Secondo quanto riferito dalla tv Bfm il 17enne avrebbe detto di essere “il braccio armato dei gilet gialli”.
Il ragazzo era presente negli archivi della polizia perchè fermato, a metà dicembre, durante una manifestazione dei jaunes a Tolosa.
(da agenzie)
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Aprile 26th, 2019 Riccardo Fucile
LA VICENDA DI MANDURIA E LE VIOLENZE PER SETTE ANNI A DANNO DI UN ANZIANO DA PARTE DI 14 MINORENNI, TUTTI LICEALI E FIGLI DI FAMIGLIE BENESTANTI…CHE CI STANNO A FARE LE FORZE DELL’ORDINE SE PUR SAPENDO NON SONO INTERVENUTE?
C’è un video che immortala, in parte, una delle tante atroci aggressioni che Antonio Cosimo Stano avrebbe subito per anni prima di morire.
È uno dei tanti che i suoi giovanissimi aguzzini giravano e si scambiavano su WhatsApp. Si tratta di un filmato molto breve, girato al buio, le immagini non sono chiare. Ma l’audio si sente bene. Si sentono le risate della persona, quasi sicuramente minorenne, che riprendeva.
È agghiacciante pensare che mentre questo 66enne inerme, solo, e con qualche problema psichico veniva vessato, malmenato, umiliato, il branco rideva.
È forse ancora più agghiacciante il fatto questo pensionato di Manduria, Comune di poco più di 30mila abitanti in provincia di Taranto, subisse angherie dal 2012. Sette anni.
Sette anni di violenze, persecuzioni, e – per la vittima – di paura.
Sette anni di assenza di umanità , in una comunità che sapeva, ma che non è riuscita a fermare la gang. O che, secondo alcuni abitanti che hanno mostrato la loro indignazione sui social, non ha fatto abbastanza.
Sono 14 i giovanissimi indagati per i reati, stalking, lesioni personali, rapina, violazione di domicilio, danneggiamento e di omicidio preterintenzionale.
Tra le ipotesi c’è anche l’omicidio perchè Stano è morto martedì scorso, dopo 18 giorni di ricovero in ospedale e due interventi chirurgici. L’autopsia dovrà stabilire se la morte è conseguenza delle percosse ricevute da parte dei 12 minorenni e dei due maggiorenni indagati.
I poliziotti del Commissariato erano intervenuti il 6 aprile scorso nell’appartamento dell’uomo. L’avevano fatto su segnalazione dei vicini di casa.
Quando sono entrati Stano era immobile su una sedia, in uno stato psico-fisico precario, e in condizioni di assoluto degrado. Visibilmente provato, non dormiva e non si alimentava. I bulli lo chiamavano “il pazzo del Villaggio del fanciullo”, dal nome dell’oratorio annesso alla chiesa di San Giovanni Bosco che si trova davanti alla sua abitazione.
E lo sottoponevano ripetutamente a violenza, quasi come fosse un oggetto con il quale divertirsi. Non si fermavano davanti alle sue sofferenze. A distanza di giorni, di mesi, tornavano a vessarlo, approfittandosi della sua debolezza.
Stano aveva paura di uscire dal suo appartamento. Qualche giorno prima del suo ricovero, i bulli oltre a picchiarlo gli avevano sottratto 300 euro. Ma restare in casa non bastava: i componenti della gang si intrufolavano nell’abitazione, lo aggredivano, lo rapinavano. Lo terrorizzavano. E, spiegano gli inquirenti, filmavano quei momenti, per diffonderli in chat.
Viene da chiedersi da dove nasca questa violenza inaudita, alla quale si fa quasi fatica a credere. L’avvocato di alcuni dei presunti aguzzini parla di loro come dei giovani simili a tanti altri: “Sono tutti ragazzi normalissimi, studenti di liceo nati e cresciuti a Manduria in contesti familiari a modo, figli di commercianti, impiegati pubblici”. Persone comuni, gente per bene, si direbbe.
L’avvocato chiama in causa altre persone: “Tutti quelli che si sono avvicinati a questa vicenda, mandando, ricevendo o inoltrando video e messaggi sui due gruppi WhatsApp in esame sono coinvolti – spiega – per il momento la Procura, che ha secretato gli atti, ha sequestrato tutti i cellulari e non possiamo far nulla”.
Resta da capire se prima che Stano morisse qualcuno avrebbe potuto fare qualcosa per evitare che continuasse a essere bersaglio dei bulli. Che l’anziano fosse vittima delle angherie dei ragazzini era cosa nota: si evince dai commenti fatti dalle persone del luogo.
La Voce di Manduria, giornale locale, ne riporta uno. È stato postato su Facebook da un educatore della parrocchia della cittadina: “Personalmente ho ripreso tante volte i ragazzi che bullizzavano il signore, chiamato le forze dell’ordine e chiamando i genitori, ma senza risultati. Ora provo dispiacere per l’uomo, ma anche per i ragazzi che, ahimè hanno perso l’occasione di vivere serenamente la propria età come tanti altri”.
La questione era stata sollevata, insomma, e probabilmente non solo dalla persona che ha scritto questo messaggio. Ma le segnalazioni non sono state sufficienti. Stano è morto dopo anni di sofferenza, dopo giorni di paura, solo, senza supporto. Senza che nessuno sia riuscito a tirarlo fuori da questa spirale dell’orrore.
A pochi giorni dalla sua morte resta una comunità sgomenta e un inevitabile refrain. Ha il suono di una domanda, anche in questo caso la riportano i giornali locali: “Come è potuto accadere?”.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 20th, 2019 Riccardo Fucile
I BLACK BLOC DANNO ALLE FIAMME AUTO, RUBANO NEI NEGOZI E SI LAMENTANO PURE PER LA SOTTOSCRIZIONE PER RICOSTRUIRE NOTRE-DAME: PURA FOGNA UMANA
Continuano i disordini a Place de la Republique, a Parigi: l’ordine di dispersione non è
stato rispettato dai Gilet gialli
Squadre di agenti intervengono a ripetizione dove ci sono tentativi di saccheggio o danneggiamenti. Sulla piazza sono stati montati camion con idranti a getto di liquido colorante (blu) per identificare successivamente i manifestanti coinvolti nei disordini. I fermi sono saliti a 189, contro i 15 di una settimana fa a metà pomeriggio.
Per il nuovo sabato di mobilitazione del movimento di protesta, il 23esimo, il ministero dell’Interno francese ha attuato un massiccio dispositivo di sicurezza con 60mila poliziotti mobilitati in tutto il Paese. Cassonetti e materiale di cantiere sono stati dati alle fiamme, auto danneggiate e oggetti lanciati contro gli agenti, che hanno risposto con lacrimogeni.
I Gilet gialli, che protestano ogni sabato da metà novembre contro la politica del governo, oggi non possono manifestare vicino la cattedrale di Notre Dame, devastata dal violento incendio di lunedì scorso.
La polizia ha caricato più volte, usando gas lacrimogeni lungo il boulevard Richard-Lenoir tra la Bastiglia e place de la Republique. Decine gli scooter dati alle fiamme e gettati al centro del boulevard Richard Lenoir e della rue du Faubourg du Temple.
Gli agenti hanno fatto uso di granate assordanti per sgomberare gruppi di black bloc che avevano messo un furgone di traverso per impedire ai pompieri di accedere ai focolai di incendio.
L’aria è diventata irrespirabile in tutto il quartiere per la gran quantità di gas lacrimogeni e per il denso fumo nero che si alza dai veicoli in fiamme.
A metà giornata la polizia ha fermato nella capitale 137 persone ed effettuato oltre 11mila controlli preventivi, ha fatto sapere la prefettura.-
Oggi il presidente francese Emmanuel Macron ha ricevuto il ministro degli interni Christophe Castaner e ha pranzato con lui al Palazzo dell’Eliseo per fare il punto sulla nuova giornata di mobilitazione. Dopo averlo rimandato a causa del gravissimo incendio a Notre Dame, il presidente farà giovedì alle 18 il suo discorso sul “Grande dibattito nazionale” lanciato in seguito alla crisi.
Ma dopo settimane di stallo i leader del movimento si aspettano un “rilancio primaverile” delle proteste, anche sulla scia delle polemiche per le donazioni milionarie per la ricostruzione di Notre Dame e per il mancato annuncio delle attese riforme da parte di Macron.
Castaner ha predisposto un ingente dispositivo di sicurezza tra poliziotti e gendarmi, in tutto 60 mila a Parigi ma anche a Tolosa, Montpellier e Bordeuax, altre città ad alto rischio violenza.
(da agenzie)
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Aprile 17th, 2019 Riccardo Fucile
SMARRITO IL SENSO DELLO STATO QUANDO TUTTO E’ RIDOTTO A PROPAGANDA E SI PERMETTE AGLI ISTIGATORI ALL’ODIO DI RESTARE A PIEDE LIBERO
Mai si era visto lo Stato Maggiore della Difesa rivoltarsi contro il ministro dell’Interno con parole di inusitata durezza paragonando la circolare sui migranti firmata da Salvini a un atto degno di un “regime”, perchè “un ministro non può alzarsi e ordinare qualcosa a un uomo dello Stato”.
Mai si era visto un ministro dell’Interno imporre prima una direttiva di quel tipo, senza coordinarla tra i ministeri competenti.
E rispondere poi, incurante, il suo vado avanti, che poi significa “comando io, punto”, pressochè un “me ne frego”. Della Difesa, delle critiche Di Maio, di tutto.
Al Quirinale, assicurano fonti “ufficiali”, non se ne è parlato nel corso dell’incontro tra Mattarella e Conte, dedicato alla necessità di mettere ordine nell’approvazione dei tanti decreti da convertire, altro capitolo di un governo che ormai non governa, impegnato in una campagna permanente.
Però quello che si è materializzato agli occhi del capo dello Stato, che è anche il capo supremo delle forze armate, è uno “scontro istituzionale grave”.
E qualche contatto, sollecitato da palazzo Chigi c’è stato, nel tentativo anche di coinvolgere Mattarella in una situazione già sfuggita di mano, e non da oggi.
Perchè, questo il punto, è almeno da metà marzo che Salvini, con la prima direttiva in materia sul controllo delle frontiere marittime e il contrasto all’immigrazione clandestina, ha “scippato” i poteri del ministro Trenta invadendo il campo della Difesa.
E ora ha aggiornato il testo, rendendo quella misura di “chiusura del mare” in acque territoriali anche per le Ong operativa “costantemente” e non di volta in volta, come nella precedente versione.
Una misura che impatta sulle convenzioni internazionali.
Proprio la delicatezza del momento e della questione ha spinto il capo dello Stato a un approccio prudente e silenzioso. Sia perchè è necessario un approfondimento giuridico della norma sia perchè la questione è già deflagrata politicamente, per cui palazzo Chigi chiede una sponda a pasticcio già fatto. Lo scenario che si materializza di fronte ai vertici delle istituzioni è di uno “scontro” senza precedenti che rappresenta una dissoluzione del minimo senso dello Stato, in un clima da perdita di principio di realtà , per cui tutto è ridotto a esigenze “comunicative”, di propaganda per le Europee, in un contesto che richiederebbe grande capacità di governo: l’isolamento dell’Italia in Europa, il caos libico, la possibile ripresa di flussi migratori.
Il problema di Salvini è far vedere che comanda, il problema di Di Maio è “rispondere colpo su colpo” per mostrare che non subisce, in una escalation che riguarda ogni dossier.
Nessuno trae le conseguenze su cosa significhi in termini di governo e dove porta questa dinamica sudamericana.
Perchè è evidente che una direttiva del genere avrebbe imposto, a rigor di logica, una condivisione tra ministeri dell’Interno e della Difesa, coinvolgendo entrambi.
Ma, al netto dello stupore che pure trapela da palazzo Chigi per tale brutalità del ministro dell’Interno, il premier, finora, pare più spettatore che attore. Le crisi istituzionali si affrontano attraverso “atti”: consigli dei ministri, riunioni collegiali, mozioni parlamentari. Atti che riparino, correggano,
chiariscano, facciano sintesi. E ora invece, secondo fonti 5 stelle, l’atto non anche se, dicono, si è pronti a setacciare il testo per trovare un cavillo giuridico al fine di rendere la circolare impraticabile.
Finora, tutto il governo è impegnato in un luna park in cui vale tutto.
Salvini impegnato ad accedere le lucette nere che attestino il suo poderoso spostamento a destra in vista delle europee, Di Maio impegnato ad accendere qualche lucetta rossa che lo faccia recuperare a sinistra.
E, nel gioco ottico, il governo appare disarmato di fronte alla annunciata crisi libica, al netto della retorica sul contrasto al terrorismo che frana sulle modalità del prolungamento della missione Sofia, unico caso al mondo di missione navale senza navi.
Ora è ipotizzabile, così spifferano i Cinque Stelle, che il gioco pericoloso iniziato con la Libia, e sfruttato da entrambi per riposizionarsi, uno a destra l’altro a sinistra e proseguito sulla direttiva anti-Ong proseguirà anche domani con Di Maio che attaccherà Salvini sulla sua ingerenza unilaterale, in coerenza col suo cambio di passo comunicativo inaugurato dopo la Basilicata, che prevede un atteggiamento più aggressivo verso Salvini, in particolare sui temi della sicurezza, dove c’è stata la grande emorragia.
E che poi il ministro dell’Interno, a sua volta, ribadirà che sul tema non accetta invasioni di campo e che la linea dei “porti chiusi” non si discute. Il problema è che a un certo punto il gioco diventa insostenibile in termini di tenuta democratica e istituzionale.
Quel punto è arrivato. Per ora al Quirinale si constata, con preoccupazione e sgomento, che la situazione è di rara gravità .
Le situazioni gravi non possono rimanere statiche. O si riparano attraverso atti o esplodono.
(da “Huffingtonpost”)
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