Marzo 26th, 2021 Riccardo Fucile
E’ IL RISULTATO DELLA PESSIMA GESTIONE DELLA PANDEMIA DA PARTE DEL GOVERNATORE…SALVINI AVEVA ANCHE PENSATO ALLE SUE DIMISSIONI MA NON HA UN NOME CREDIBILE PER SOSTITUIRLO
Matteo Salvini ha un problema enorme e si chiama Lombardia. Alcuni sondaggi, commissionati da Berlusconi, registrano un clamoroso calo della Lega nella sua regione-granaio: -7%.
Una caduta figlia dei disastri del governatore Attilio Fontana e del già liquidato Giulio Gallera. Il colpo di grazia è stato l’azzeramento dei vertici di “Aria”, la centrale degli acquisti lombarda, dopo un anno di problemi: dal caso camici ai test sierologici fino alla gestione dei vaccini.
Come rileva “il Foglio”, il commissariamento del sempre più indigesto Fontana c’è già stato con l’arrivo della Moratti e la promozione del salviniano di ferro, Guido Guidesi, ad assessore allo Sviluppo economico.
Eppure Salvini – visto il crollo del gradimento della Lega nel fortino lombardo – aveva anche accarezzato l’idea di far dimettere Fontana ed evitare così nuove grane.
Ma l’uscita del governatore avrebbe posto un problema di successione: chi, per il Pirellone? Il “Capitone” non ha candidati spendibili pronto uso. La classe dirigente leghista non s’è rinnovata, soprattutto in Lombardia, dove gli equilibri di potere bloccano il ricambio generazionale. Se la next-gen è rappresentata da Susanna Ceccardi e Lucia Borgonzoni, gli anti-leghisti possono dormire sereni…
Basta origliare tra le chiacchierate non proprio benevoli che si scambiano i consiglieri di centrodestra, rimpallandosi le responsabilità della figuraccia
Coi forzisti vicino a Francesco Ferri, la fu giovane promessa azzurra messo a dirigere Aria, che non ci stanno ad accollarsi la colpa del fallimento della super agenzia regionale che dovrebbe sovrintendere all’ attuazione del piano vaccinale. E i leghisti che vedono il loro assessore al Bilancio, Davide Caparini, mettere le mani avanti e ammettere che sì, la creazione di Aria per fusione delle tre precedenti partecipate regionali fu un’idea sua, ma “se non si fosse fatta staremmo messi ben peggio”.
(da Dagonews)
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Marzo 26th, 2021 Riccardo Fucile
LA CONCESSIONE DELLA LIBERTA’ CONDIZIONALE AI BOSS MAFIOSI CONDANNATI ALL’ERGASTOLO CONTRIBUIRA’ AD AUMENTARE L’ANTISTATALISMO DEGLI ITALIANI
Con il suo condono, Draghi e la destra economica e politica che lo ha imposto e lo sostiene, hanno ottenuto due piccioni con una fava.
Da una parte si sono comprati a spese dello Stato la gratitudine di centinaia di migliaia di evasori, alcuni dei quali per distrazione o necessità , altri per disonestà (quelli che gli resteranno più fedeli).
Dall’altra parte hanno dato un ulteriore colpo alle finanze dello Stato e alla sua credibilità , così favorendo la privatizzazione del paese e la deregulation che la rende possibile. Altrimenti avrebbero piuttosto approfittato della super-maggioranza che sostiene il governo per proporre e far passare una riforma fiscale che riducesse drasticamente la pressione sui piccoli e medi imprenditori italiani (solo italiani) e massacrasse invece le multinazionali, a cominciare da quelle straniere.
Ma figuriamoci, lo Stato potrebbe uscirne rafforzato.
Che il suo indebolimento costituisca lo scopo primario del governo lo conferma il secondo provvedimento di Draghi, la concessione della libertà condizionale ai boss mafiosi condannati all’ergastolo (il che, in Italia, significa aver ammazzato o fatto ammazzare parecchie persone) e che si siano rifiutati di collaborare — in altre parole, un regalo puro, senza nulla in cambio.
Quale è la logica? Appunto quella di alimentare l’antistatalismo degli italiani e la loro sfiducia nel sistema pubblico e nelle istituzioni, a cominciare dalla giustizia e dalla politica.
Questo è l’ultra-liberismo e Draghi è uno dei suoi profeti.
Un altro è Salvini, la cui Lega ha per analoghi motivi smantellato la sanità lombarda. A cosa pensate che porterà la clamorosa inettitudine dimostrata nella programmazione delle vaccinazioni? A un crollo dei consensi nei confronti dei responsabili? Macchè, l’incompetenza leghista condurrà piuttosto a un’ulteriore americanizzazione della sanità lombarda e italiana.
Meglio un iPhone oggi che una buona assistenza pubblica domani: tanti milanesi (e non solo) la pensano così. È un meccanismo psicologico elementare, Freud lo chiamò principio del piacere e lo contrappose al principio di realtà , che è una conquista della maturità e della civiltà e consiste nella capacità di resistere alle pulsioni immediate per avere risorse anche quando arrivassero tempi più difficili.
Ma per affermarsi la civiltà ha bisogno di norme e di punizioni per chi non le rispetta. Deve essere repressiva, diceva Freud.
Il condono di Draghi e il suo buonismo sono strumenti di distruzione della civiltà .
(da Infosannio)
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Marzo 26th, 2021 Riccardo Fucile
IL 39% E’ OTTIMISTA SUL PIANO, IL 36% LO BOCCIA… IL 40% CONTRARIO AL CONDONO FISCALE, IL 34% LO RITIENE “ACCETTABILE” MA A PATTO DI RESTITUIRE LA QUOTA CONDONATA ANCHE AGLI ONESTI CHE HANNO PAGATO A TEMPO DEBITO
Per quanto riguarda il piano vaccini che ha presentato il nuovo commissario straordinario, il generale
Francesco Figliuolo, gli italiani sono spaccati: per il 39% degli intervistati sta funzionando bene, contro il 36% per cui la campagna vaccinale sta andando male.
Nel sondaggio è stato anche indagato il parere degli italiani per quanto riguarda il condono relativo alle cartelle esattoriali inserito nel decreto Sostegni.
Negativi i giudizi sul condono appena approvato: il 40 per cento degli intervistati lo reputa una “ingiustizia”, contro il 34 che invece ritiene sia “accettabile”.
Più nel dettaglio, il 35 per cento lo riterrebbe ricevibile se si restituisse l’equivalente della quota condonata a chi ha pagato tutte le tasse, mentre un 27 per cento lo reputa “sempre inaccettabile” e solo il 17 considera il condono giustificabile in ogni caso
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2021 Riccardo Fucile
“C’E’ UNA TENDENZA AL LIBERI TUTTI, MOLTO DIPENDERA’ DA QUESTO”
Si tratta di un modello matematico che, per definizione, si basa sui numeri attuali ed è pronto ad aggiornarsi se varieranno alcuni fattori all’interno dell’equazione.
Ne ha parlato questa mattina, in collegamento con Agorà (su Rai3), Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano, rispondendo alla domanda: “Quando saremo liberi dalla pandemia?”.
I tempi sono ancora lunghi, ma sono inevitabilmente influenzati dalla velocità della campagna vaccinale. In attesa di arrivare al target annunciato dal governo per la metà di aprile, quando sarà a disposizione anche il prodotto anti-Covid prodotto da Johnson & Johnson.
“Questa è una fase iniziale, c’è anche una problematica di sovranismo complessivo e di paura di arrivi dall’estero — ha detto Fabrizio Pregliasco in collegamento con Agorà -. Esiste un modello matematico dell’Istituto Superiore di Sanità evidenziava da 7 a 13 mesi come il tempo per un ritorno alla normalità ”.
All’inizio del 2022, dunque. Il tutto, occorre ribadirlo, si basa su dati attuali che hanno dato vita a questa previsione.
Qualora arrivasse la tanto agognata data in cui si inizieranno a vaccinare tra le 500 e le 600mila persone al giorno, come indicato più volte dal Presidente del Consiglio Mario Draghi e dal Commissario Straordinario per l’emergenza Covid, Francesco Paolo Figliuolo, quella previsione sarà rivista.
Cambiando i valori all’interno di un’equazione, infatti, cambia anche il risultato finale.
Il ritorno graduale alla libertà
Il virologo dell’Università di Milano ha sottolineato come il non sarà facile realizzare in tempi rapidi un ritorno alla libertà che, comunque, sarà graduale e viaggerà “in un senso progressivo. Perchè, lo abbiamo visto fra le zone gialle e bianche, c’è subito una tendenza al liberi tutti. I motivi di queste perplessità arrivano analizzando due grandi città come Roma e Milano: “Come si fa a regolare il flusso rispetto alla libertà dei singoli? La difficoltà è questa”.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2021 Riccardo Fucile
“INVECE CHE INVESTIRE IN STRUTTURE PER PROCESSARE I TAMPONI MOLECOLARI HANNO SPESO 260 MILIONI PER TAMPONI CHE NON RICONOSCONO LE VARIANTI”
Il Veneto, anzichè «investire in strutture per processare i tamponi molecolari», ha preferito
«spendere 260 milioni per tamponi antigenici senza investire in infrastrutture». E ora ne paga lo scotto, a detta del professore di Microbiologia dell’Università di Padova
Il virtuoso “modello Veneto” non esiste più. E a decretarne la fine, ancora una volta, è il professor Andrea Crisanti che, a margine di un convegno ha attaccato duramente la gestione della pandemia di Coronavirus nella regione guidata da Luca Zaia.
«Se durante la prima ondata la regione Veneto ha dimostrato che l’arma vincente era l’identificazione precoce delle catene di trasmissione e questo si poteva fare soltanto attraverso il tampone molecolare. A maggio, quando siamo usciti da questa crisi, — spiega Crisanti — c’era l’opportunità di fare investimenti per aumentare questa capacità ».
Ma così non è stato. E il Veneto, anzichè «investire in strutture per processare i tamponi molecolari», ha preferito puntare sui test rapidi antigenici, che secondo lui «fanno schifo».
«Le varianti sono totalmente invisibili ai test rapidi»
L’errore del Veneto starebbe innanzitutto negli investimenti, dirottati nella direzione sbagliata.
Crisanti ricorda come finora la Regione abbia speso «260 milioni di euro per tamponi antigenici senza investire in infrastrutture». Insomma, «se la Regione Veneto invece di adoperarsi alacremente e freneticamente per i tamponi rapidi avesse investito in laboratori di microbiologia non saremmo in questa situazione».
Una situazione dovuta anche alla circolazione delle varianti che, secondo precedenti dichiarazioni di Crisanti, «sono totalmente invisibili ai test rapidi» e sfuggono al tracciamento, diversamente da quanto accade con i tamponi molecolari.
«Non si può creare il problema e poi trovare una soluzione che è peggio del problema»
Ma quando è nata questa “stortura”? Secondo Crisanti è frutto di «scelte fatte mesi fa. Del resto — spiega — i tamponi rapidi non sono lo strumento di lasciapassare sociale, o di filtro per le Rsa e per gli ospedali».
E proprio alla luce di queste scelte, il Veneto «ha fatto più di 7 mila morti e ha il 10% dei morti su base nazionale. Di questi, un terzo dei morti sono riconducibili ai decessi nelle Rsa, che non sono state protette da questa politica.
E — osserva ancora — la cosa era stata fatta notare ala Regione già a ottobre». Insomma, secondo il professore di Padova «non si può creare il problema e poi trovare una soluzione che è peggio del problema». In sostanza, secondo Crisanti, «l’ossessione della zona gialle e l’uso dei tamponi rapidi in modo indiscriminato» ha portato a tutto questo.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2021 Riccardo Fucile
IL PIU’ DRAMMATICO DAL 1918: IL MINIMO DI NASCITE DAL 1861 E IL MASSIMO DI DECESSI DAL 1946
Il minimo storico dei decessi dall’Unità d’Italia, il massimo dei decessi dal Secondo Dopoguerra. Un
divario simile non si registrava dal 1918 ed è come se fosse scomparsa una città come Firenze. È l’Italia del 2020 fotografata dall’Istat.
Gli Italiani sono 59,25 milioni. In un anno è sparita una città come Firenze.
Al 31 dicembre 2020 la popolazione residente è inferiore di quasi 384 mila unità rispetto all’inizio dell’anno, come se fosse sparita una città grande quanto Firenze.
Gli effetti negativi prodotti dall’epidemia Covid-19 hanno amplificato la tendenza al declino di popolazione in atto dal 2015.
Al 31 dicembre 2020, la popolazione residente in Italia ammonta a 59.257.566 unità , 383.922 in meno rispetto all’inizio dell’anno (-0,6%). Alle conseguenze dirette del virus dovute ai decessi – spiega l’Istat – si sono aggiunte le ripercussioni che le misure, volte a contenere la diffusione dei contagi, hanno prodotto sulla vita delle persone (restrizioni di movimento, interruzione totale o parziale di attività lavorative, limitazione nel numero di partecipanti alle cerimonie).
L’Italia è stata tra i primi Paesi dell’Unione europea in cui la presenza del Covid-19 si è manifestata. La diffusione dell’epidemia è stata caratterizzata da tre fasi: il periodo da fine febbraio a fine maggio (prima ondata), contraddistinto da una rapidissima ascesa dei contagi e dei decessi, entrambi concentrati soprattutto nel Nord del Paese; una transizione (da giugno a settembre) con un rallentamento dei contagi per effetto delle misure di contenimento su scala nazionale adottate nella primavera (lockdown); una seconda ondata epidemica, a partire dalla fine di settembre 2020, con una drammatica riacutizzazione dei casi e un incremento dei decessi su tutto il territorio nazionale.
Il bilancio demografico più drammatico dal 1918.
Il nuovo record di poche nascite (404 mila) e l’elevato numero di decessi (746 mila), mai sperimentati dal secondo dopoguerra, aggravano la dinamica naturale negativa che caratterizza il nostro Paese. Il deficit di “sostituzione naturale” tra nati e morti (saldo naturale) nel 2020 raggiunge -342 mila unità , valore inferiore, dall’Unità d’Italia, solo a quello record del 1918 (-648 mila), quando l’epidemia di “spagnola” contribuì a determinare quasi la metà degli 1,3 milioni dei decessi registrati in quell’anno.
L’impatto che l’aumento dei decessi dovuti all’epidemia ha avuto sulla dinamica naturale, soprattutto nella prima e nella seconda ondata (in cui si sono registrati i saldi naturali di -117 mila e -114 mila unità ), insieme alla tendenziale diminuzione delle nascite, ha contribuito a determinare nel 2020 una perdita di 127 mila unità in più rispetto al saldo naturale del 2019 (quasi il 60% in più).
Il deficit dovuto alla dinamica naturale – spiega l’Istat – è riscontrabile in tutte le regioni, perfino nella provincia autonoma di Bolzano (-313 unità ), che negli ultimi anni si è caratterizzata per il suo trend positivo in termini di capacità di crescita naturale grazie a una natalità più alta della media.
Il tasso di crescita naturale, pari a -5,8 per mille a livello nazionale, varia dal -0,6 per mille di Bolzano al -11,3 per mille della Liguria. Le regioni che più delle altre vedono peggiorare il saldo naturale (oltre il 4 per mille in meno rispetto al 2019) sono la Valle d’Aosta (-8,6 per mille) e la Lombardia (-6,7 per mille); solo la Calabria (-3,9 per mille) si assesta su valori simili a quelli del 2019.
Più accentuato il calo nel nord-ovest. Più accentuato il calo di popolazione al Nord-ovest per l’impatto del Covid.
“La perdita di popolazione del Nord, soprattutto nella prima ondata – afferma l’Istat – appare in tutta la sua drammatica portata”. Se nel 2019 il deficit di popolazione era stato piuttosto contenuto sia nel Nord-ovest che nel Nord-est (rispettivamente -0,06% e -0,01%), nel corso del 2020 il Nord-ovest registra una perdita dello 0,7% e il Nord-est dello 0,4%. Il Centro vede raddoppiare in termini percentuali il deficit di popolazione (da -0,3% del 2019 a -0,6% del 2020) mentre il Sud e le Isole, più colpite nella seconda ondata (da metà settembre), subiscono una perdita dello 0,7%, simile a quella del 2019, per effetto della tendenza allo spopolamento già in atto da diversi anni.
Lombardia ed Emilia Romagna registrano una inversione di tendenza in termini di variazione di popolazione, passando da un incremento nel 2019 (rispettivamente +0,2% e +0,1%) a un deficit nell’anno successivo rispettivamente di -0,6% e -0,4%. Anche la provincia autonoma di Bolzano, tradizionalmente caratterizzata da incrementi di popolazione, vede ridurre il saldo totale percentuale (dal +0,4% del 2019 al +0,2% del 2020).
All’opposto le regioni del Mezzogiorno, anche quelle con il primato di saldo totale negativo (Molise -1,3% e Basilicata -1,0%), hanno perdite percentuali più contenute rispetto al 2019. L’impatto differenziale dell’epidemia sulla mortalità (maggiore al Nord rispetto al Mezzogiorno) e la contrazione dei trasferimenti di residenza- sottolinea l’Istat – spiegano queste differenze geografiche”.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2021 Riccardo Fucile
“ESIGO CHE POSSA ESSERE CURATO DA MEDICI DI CUI SI FIDA, LE SUE CONDIZIONI STANNO PEGGIORANDO”
In che condizioni si trova Alexei Navalny, il dissidente russo arrestato al suo rientro in Russia e poi
condannato a scontare la pena di circa due anni e mezzo in un carcere da lui definito «campo di concentramento»?
Le informazioni riportate da sua moglie e dai suoi avvocati non sono confortanti, tutt’altro. L’ultima a denunciare i presunti maltrattamenti subiti da Navalny all’interno della colonia penale Pokrovskaya IK-2 è stata Yulia Navalnya che in un post su Instagram racconta come sia stato privato di farmaci e sia stato impedito ai suoi medici di fargli visita.
Il motivo? Per Yulia c’è una sola spiegazione: «Ciò che sta accadendo ora è una vendetta personale attraverso giustizia sommaria». Netta la risposta del Cremlino: di questi affari si occupa il Servizio Penitenziario Federale.
Gli avvocati di Navalny hanno lamentato un peggioramento della salute del loro assistito
Come riporta il New York Times, già ieri gli avvocati di Navalny avevano lamentato un peggioramento della salute del loro assistito, privato della possibilità di accedere a cure mediche non scadenti.
I medicinali sarebbero per i dolori alla schiena «associati anche al fatto che non gli viene permesso di dormire normalmente svegliandolo di notte ogni ora», scrive Yulia Navalnya, specificando che questi problemi sono iniziati circa un mese fa, nel carcere di Matrosskaya Tishina a Mosca.
Secondo l’avvocato di Navalny, Olga Mikhailova, che ha detto di temere per la vita del suo assistito, Navalny potrebbe soffrire dei postumi dell’avvelenamento avvenuto nell’agosto del 2020. Un malore che difficilmente si può curare con l’ibuprofene, l’unico rimedio che gli sarebbe stato offerto dai medici del carcere stando a quanto dichiara Mikhailova.
Ieri il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, aveva detto di non seguire le notizie sullo stato di salute di Navalny visto che questa è competenza della autorità penitenziaria. Ma per la moglie di Navalny, la decisione di privare suo marito dei medicinali e delle attenzioni del medico non è altro che una vendetta da parte del presidente russo, Vladimir Putin.
«Putin ha detto che tutto il Paese legge i miei appelli indirizzati a lui. E quindi: esigo che mio marito, Alexei Navalny, che lui ha messo in prigione illegalmente, venga rilasciato immediatamente — continua il messaggio pubblicato dalla donna su Instagram -. L’ha fatto perchè ha paura della competizione politica e vuole restare sul trono per il resto della sua vita. Ciò che sta accadendo ora è una vendetta personale attraverso giustizia sommaria».
E ancora: «Io esigo di dare ad Alexei la possibilità di essere curato dai medici di cui si fida».
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2021 Riccardo Fucile
AL PARLAMENTO EUROPEO HANNO VOTATO CONTRO LA DECISIONE DI FINANZIARE IL RECOVERY CON RISORSE UE SENZA GRAVARE SUI SINGOLI STATI E SULLE TASCHE DEI CITTADINI
Lega e Fratelli d’Italia ancora una volta votano in Europa contro gli interessi d’Italia. E’ accaduto al Parlamento europeo, dove si votava per finanziare il Next Generation Eu con risorse proprie dell’Unione senza gravare sui singoli Stati e quindi, sulle tasche dei cittadini, italiani compresi.
Eppure, nonostante questo, i partiti di Meloni e Salvini si sono schierati incredibilmente contro, come spesso è capitato in passato su votazioni analoghe, mettendo a nudo ancora una volta tutta la propria ipocrisia: a parole sono sovranisti e difendono gli interessi degli italiani, ma ogni volta che si tratta di votare un provvedimento concreto a tutela dei propri connazionali, si voltano dall’altra parte.
L’europarlamentare Pd Brando Benifei utilizza parole durissime nei confronti dei due leader.
“Forse un giorno Salvini e Meloni ci spiegheranno la loro decisione di oggi, che io trovo vergognosa e inspiegabile. Sono praticamente gli unici in tutta Europa ad aver fatto questa scelta, isolati anche fra le forze politiche italiane. Un’Europa più forte, più giusta e più competitiva passa dalla sua capacità di finanziare la ripartenza. E l’ennesima opposizione dei cosiddetti “sovranisti” su un tema di questo genere rivela tutto il provincialismo anti-italiano che contraddistingue la loro azione politica. Salvini, Meloni, gli italiani non si fanno prendere in giro: da che parte state?”
Se Meloni almeno è sempre stata coerente nel suo demagogico anti-europeismo, lo stesso non si può dire per Matteo Salvini, il cui europeismo d’accatto è svanito alla stessa velocità con cui sono stati assegnati le poltrone da ministri e sottosegretari alla Lega. Lo stesso Salvini che, per mesi ha picconato contro Conte e i 209 miliardi di euro ottenuti in Europa, salvo poi schierandosi in prima fila per poterli gestire. Insomma, nulla che già non si conosca.
Quello che ancora non è chiaro è come l’ex ministro dell’Interno riesca a continuare a illudere milioni di italiani di fare i loro interessi in Europa di fronte a così tante prove (e altrettanti voti) del contrario.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 26th, 2021 Riccardo Fucile
SE I SOVRANISTI VOGLIONO FAR MORIRE ALTRI ITALIANI CON APERTURE CRIMINALI LO DICANO CHIARAMENTE, L’ITALIA E’ DA MESI FIN TROPPO APERTA E LA POLITICA HA SULLA COSCIENZA DECINE DI MIGLIAIA DI MORTI CHE SI POTEVANO EVITARE
Consiglio europeo, vaccini e “la riapertura della scuola fino alla prima media anche in zona rossa”. Tre i temi principali su cui il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha incentrato la conferenza stampa di oggi: il primo per fare il punto al termine del vertice europeo che si è svolto in questi giorni in cui è intervenuto anche il presidente americano, Joe Biden.
E gli altri due, vaccini e scuole, che animano il Paese in questo periodo e al centro della cabina di regia che si è svolta in mattinata in vista del nuovo decreto sulle misure anti-Covid. “La situazione rimane molto preoccupante. Avevamo deciso che se ci fosse stato uno spazio, lo avremmo utilizzato per la scuola fino alla prima media. Aprire ulteriormente aumentà il numero e le forme di contagio”, ha osservato il capo del governo rispondendo anche alle critiche mosse da Matteo Salvini a favore delle riaperture.
I vaccini: dall’export alle sanzioni per i sanitari
“Prima l’unico requisito che autorizzasse a bloccare l’esportazione dei vaccini era che in passato non ci fosse stato il rispetto dei contratti – ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi – Siamo stati gli unici a bloccare l’export dei vaccini. Ora la Commissione Ue allarga la rete entro cui possono cadere le società che esportano. La Commissione Ue allarga i criteri. Il criterio enunciato dalla commissione è in parte una modifica del criterio precedente. Prima l’unico requisito per lo stop all’export di un certo vaccino era il non rispetto del contratto da parte di una società . Ieri la commissione ha allargato il criterio introducendo le parole proporzionalità e reciprocità . Conta anche cosa fa il Paese verso cui un vaccino è diretto, ovvero se consente o meno le esportazioni. La proporzionalità e un criterio più sottile, riguarda la spedizione di vaccini verso un Paese che ha una percentuale già alta di vaccinati”.
Sul vaccino russo Sputnik, Draghi ha precisato che “non si prevede che l’Ema si pronunci” prima di tre o quattro mesi. “Non c” ancora domanda effettuata a Ema”, ha detto il premier. “Starei attento a fare contratti” su Sputnik “perchè ieri la presidente della commissione ha messo in luce come, da un’indagine fatta dalla commissione parlando col fondo d’investimento russo, possono produrre massimo 55 milioni di dosi, di cui il 40% in Russia e il resto all’estero. È vaccino in due dosi, a differenza di Johnson & Johnson, e all’Ema non è stata ancora presentata formale domanda su questo ma sta facendo review delle varie componenti e non si prevede che l’Ema si pronunci prima di tre o quattro mesi. Se va bene il vaccino sarebbe disponibile nella seconda parte dell’anno. C’è in gioco la salute, la vita e la morte, bisogna cercare il coordinamento europeo e se non si vede la soluzione bisogna cercare altre strade. Io però starei attento a fare certi contratti”, ha ripetuto Draghi.
Linea dura poi sugli operatori sanitari che hanno rifiutato il vaccino. “Il governo intende intervenire: non va bene che operatori sanitari non vaccinati siano a contatto con malati. La ministra Cartabia sta prendendo un provvedimento a riguardo”, ha commentato il premier. E il ministro della Salute, Roberto Speranza: quella sugli operatori sanitari non vaccinati “è una norma a nostro vaglio ma riconosciamo che l’adesione del personale sanitario è stata molto ampia, è la stragrande maggioranza e ha dato il buon esempio. C’è un pezzetto molto minimale, che stiamo quantificando, sul quale valutiamo un intervento con una norma”.
Per Draghi, il criterio dell’età è fondamentale.
“Quello che ho detto in Parlamento alle Regioni era una reazione spontanea davanti alle differenze tra le varie regioni. La Costituzione attribuisce al governo centrale competenze in caso di pandemia. Il mio richiamo era anche un appello a collaborare, il richiamo era inteso a dire che bisogna vaccinare i fragili e gli ottantenni e poi andare in ordine di età , ho anche detto che il criterio dell’età deve tornare a essere prioritario. Perchè si vedono categorie che sono state vaccinate prima e non si capisce perchè siano più esposte degli ultraottenni che poi sono i nonni che stanno con i nitpoti”, ha precisato l’ex presidente della Bce
Scuole e riaperture
Il premier Draghi è chiaro: aprire ulteriormente aumenta i contagi. E ha confermato la riapertura delle scuole dalla prossima settimana “fino alla prima media”. Una notizia attesa da molte famiglie dopo la chiusura di due settimane per le Regioni in zona rossa. Poi la novità , già anticipata ieri: la possibilità di fare tamponi agli studenti. “In alcuni casi sarà possibile fare dei test anti-Covid. Il ministro dell’Istruzione Bianchi sta lavorando affinchè la riapertura avvenga in maniera ordinata. Aprire ulteriormente aumenta le forme di contagio. La scuola fino alla prima media non è fonte di contagio, in misura limitata”, ha osservato
Salvini: “Impensabile tenere chiusa Italia a aprile”
Sulle chiusure per il prossimo mese di aprile, c’è tensione nella maggioranza. Le critiche arrivano da Matteo Salvini: “È impensabile tenere chiusa l’Italia anche per tutto il mese di aprile. Nel nome del buonsenso che lo contraddistingue – e soprattutto dei dati medici e scientifici – chiediamo al presidente Draghi che dal 7 aprile, almeno nelle regioni e nelle città con situazione sanitaria sotto controllo, si riaprano (ovviamente in sicurezza) le attività chiuse e si ritorni alla vita a partire da ristoranti, teatri, palestre, cinema, bar, oratori, negozi. Qualunque proposta in Consiglio dei ministri e in Parlamento avrà l’ok della Lega solo se prevederà un graduale e sicuro ritorno alla vita”.
E, a distanza, durante la conferenza stampa, è arrivata la risposta di Draghi: “Se riaprire o no dipenderà dai dati”, che ha sottolineato che l’unico allentamento delle miure anti-Covid avverrà per le scuole fino alla prima media.
(da agenzie)
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