Marzo 27th, 2021 Riccardo Fucile
OTTO REGIONI SONO SOTTO IL 20%
Ecco dati aggiornati pubblicati sul sito del governo: gli over 80 che hanno ricevuto invece solo la prima dose sono 2.173.782, cioè il 48,74%.
In pratica sono stati finora vaccinati (compreso il richiamo) contro il Covid 983.320 ultraottantenni, e cioè il 23,52% di questa fascia di popolazione.
Otto Regioni sotto il 20%
Ma in otto Regioni la situazione è ancora peggiore: lì gli ultraottantenni vaccinati con due dosi sono meno del 20%. Si tratta di Sardegna (6,32%), Toscana (10,47%), Calabria (13,03%), Umbria (16,57%), Lombardia e Puglia (17,28%), Sicilia (17,86%) e Abruzzo (18,49%).
Trento e Bolzano le migliori – Le aree più virtuose sono invece la Provincia Autonoma di Trento (41,37%) e la Provincia Autonoma di Bolzano (35,73%). T
ra le Regioni, la migliore è la Basilicata con il 34,88%, seguita dall’Emilia Romagna al 30,18%. Al 27,56% il Lazio, al 21,03% il Veneto, al 21,97% il Piemonte.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2021 Riccardo Fucile
ALTRO CHE LA BALLA CHE SONO UN CENTINAIO, E’ ORA DI FARE CHIAREZZA E PRENDERE PROVVEDIMENTI
Mentre il governo Draghi studia un decreto legge per introdurre il vaccino obbligatorio contro il
Coronavirus per il personale sanitario che lavora a contatto con i pazienti, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) sta completando una ricognizione per capire quanti siano effettivamente i lavoratori del comparto che finora non hanno ricevuto nemmeno la prima dose.
Secondo quanto anticipato dal quotidiano la Repubblica, la copertura rilevata è del 96,5%. Tradotto in valore assoluto, ci sono circa 35 mila operatori sanitari ancora non vaccinati, includendo nel calcolo anche i dipendenti delle cliniche convenzionate e private. Ma non è detto che siano tutti No Vax
La maggior parte del personale sanitario che non si vuole vaccinare lavora comunque nelle Rsa, le residenze per anziani.
Sempre secondo il quotidiano diretto da Maurizio Molinari, il 40% non ha ricevuto alcuna dose di vaccino. Parliamo di circa 100 mila persone, ma il dato va preso con le molle, perchè i numeri forniti da alcune regioni non sono completi.
E c’è un altro elemento di cui tenere conto: molti di questi lavoratori si sono già ammalati di Covid-19, quindi potrebbero aver semplicemente deciso di procrastinare la vaccinazione. Lo stesso discorso si applica anche al personale che lavora in ospedale e nelle cliniche private.
Le stime dei sindacati
Fa riflettere, tuttavia, la discrepanza tra le cifre rilevate dall’Agenas e quelle provenienti dai sindacati dei medici ospedalieri e degli infermieri. I numeri forniti dalle organizzazioni dei lavoratori, infatti, sono molto più bassi e corrispondono per i medici a circa un 2% di mancate adesioni alla campagna, pari a circa 2 mila persone su 114 mila. Numeri ancora più bassi riguarderebbero gli infermieri, nell’ordine di qualche centinaia su 255 mila lavoratori.
Oltre all’obbligo vaccinale, nel decreto legge che il governo sta preparando, potrebbe trovare spazio anche lo scudo legale per medici e infermieri che somministrano i vaccini, per evitare che possano finire sotto inchiesta da parte dalle magistratura in caso di effetti collaterali pesanti del farmaco. La protezione non varrebbe solo in caso di colpa grave.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2021 Riccardo Fucile
QUANDO L’ASL AVEVA INVIATO I VACCINATORI NELLA CASA DI RIPOSO, I 26 DIPENDENTI IN BLOCCO HANNO RIFIUTATO LA DOSE
E’ bastata la lieve febbre di un’operatrice socio-sanitaria no-vax, a far da far da miccia a un focolaio che ha colpito la maggioranza degli anziani ospiti di una casa di riposo di Fiano Romano: 27 su 36, ora tenuti sotto stretto monitoraggio dalla Asl Roma 4. E adesso gli operatori “egoisti”, che hanno rifiutato in massa il vaccino, rischiano il posto di lavoro.
Quando i primi di gennaio i vaccinatori della Asl Roma4 erano venuti alla “Casa di riposo e riabilitazione” di Fiano Romano, il titolare, Roberto Agresti, aveva “fatto un discorso alla nazione”. Per convincere i suoi “nonni” ospiti, e il suo personale, a dire sì all’iniezione. Su 36 anziani, in 24 hanno accettato.
Ma per quanto riguarda gli operatori – nonostante Agresti per primo avesse dato il buon esempio, facendosi somministrare la dose – non c’è stato niente da fare: tutti e 26 hanno scosso la testa. Due mesi dopo se ne sono viste le conseguenze. “Tutto è partito il 15 marzo, quando un’operatrice ha avuto la febbre – spiega Agresti – l’ho subito mandata a casa, ha fatto il tampone ed era positiva.
Abbiamo subito preso tutte le precauzioni, tute, isolamento, ma il danno era fatto. E sono venuti fuori i casi”.
Tra gli operatori, tutti giovani, solo in 3 si sono contagiati. Ma non è stato così per gli anziani. Anzi, a risultare positivi, sebbene con sintomi lievi, sono stati anche alcuni vaccinati. “Ho fatto il conto – prosegue il titolare – i 9 nonni negativi sono tutti vaccinati, ma tra i 27 positivi il 70% aveva ricevuto le due dosi di Pfizer”.
Tanto che la Asl porterà avanti anche gli esami per determinare il dosaggio degli anticorpi presenti negli ultra 80enni.
“Al momento non ci sono fortunatamente criticità , ma abbiamo mandato un’equipe Uscar a valutare le condizioni dei positivi dal punto di vista clinico”, spiega Simona Ursino, direttrice del Servizio prevenzione della Asl che copre l’area a nord-ovest di Roma da Ladispoli a Civitavecchia.
“Sono amareggiata – prosegue Ursino – .Abbiamo finalmente uno strumento per precedere il virus, invece di corrergli dietro, eppure c’è chi non lo vuole sfruttare”.
La dottoressa confessa che il caso della casa di riposo di Fiano Romano non è isolato. “Sul territorio abbiamo strutture che hanno avuto un’adesione del 90%, ma in tante non è affatto così e gli operatori che accettano sono la minoranza – continua il medico – le strutture socio- sanitarie, come le Rsa vanno meglio, ma in quelle comunitarie e assistenziali ci sono problemi. E comunque bisogna sempre fare una forte attività di couseling”. Un lavoro di convincimento incessante da parte della Asl.
“Il 20 aprile, appena arriva il vaccino Johnson & Johnson, inizieremo la vaccinazione dei detenuti del carcere di Civitavecchia, ma abbiamo già organizzato degli incontri formativi tenuti da personale sanitario, per fugare ogni dubbio a chi si vaccinerà “, conclude.
Intanto, nella casa di riposo di Fiano, immersa nel verde, regna la mestizia e la rabbia. “Sono cinque giorni che sto chiuso qui dentro, non abbandono la mia nave, è un dramma – si sfoga Agresti -. E’ da un anno che siamo chiusi ai parenti, ai nostri anziani viene richiesto un enorme sacrificio, non è giusto che ci sia un egoismo tale, una totale mancanza di senso civico. C’è stato un duro confronto con gli operatori, e ho detto alla cooperativa che fornisce il personale che a fine focolaio tutti quelli che lavorano in questa struttura dovranno essere vaccinati. Altrimenti qui non tornano. Punto. Non c’è un matrimonio tra struttura e operatore, chi si vaccina rimane, chi non lo fa va a lavorare altrove”.
Per Agresti l’unica soluzione al problema è rendere obbligatoria la vaccinazione per chi fa lavori di tipo sanitario. “Lo deve imporre lo Stato, noi privati abbiamo sempre le mani legate – conclude l’imprenditore -. Perdiamo 400 persone al giorno per il Covid. Non c’è scusa che tenga”.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2021 Riccardo Fucile
UN BARCONE STAVA PER AFFONDARE CON 36 PERSONE, 15 BAMBINI E 7 SETTE DONNE A BORDO… LO SCONCIO DI UN’EUROPA CHE NON INTERVIENE, MALTA E ITALIA NON HANNO RISPOSTO ALLA RICHIESTA DI AIUTO
Sono state salvate dalle onde, dopo due giorni alla deriva, 36 persone: nel gruppo ci sono 15 bambini,
di cui due piccolissimi, e 7 donne. A soccorrerli la ong spagnola Open Arms. Come ha spiegato il fondatore Oscar Camps, Alarm Phone aveva raccolto questa mattina la richiesta di aiuto dei naufraghi.
I 36 migranti rischiavano di affondare da un momento all’altro. Il natante si trovava inizialmente attualmente in zona Sar maltese.
Nessun Paese si è mosso per offrire loro soccorso, nonostante diverse sollecitazioni.
Il segnale di Sos era stato inoltrato al call center per i naufraghi in difficoltà nel Mediterraneo, Alarm Phone, che sui suoi social aveva scritto: “Abbiamo informato tutte le autorità con la posizione Gps, ma Malta non risponde al telefono e l’Italia non si assume la responsabilità . La barca perde e le persone sono in preda al panico. Non lasciarli annegare”
L’allarme era stato rilanciato anche dall’organizzazione umanitaria Mediterranea Savinh Humans: “Nel Mediterraneo centrale: barca con 30 persone a bordo, di cui 16 bambini, in difficoltà in zona SAR Maltese. Stanno imbarcando acqua e sono in panico. Alarm Phone ha avvertito tutte le Autorità competenti. Serve intervento immediato di soccorso!”, scrivono i volontari su Twitter.
C’è un altra barca in distress nel Mediterraneo centrale: si tratta di un natante con 122 migranti a bordo. “Abbiamo ricevuto una chiamata da un’altra barca con 122 persone. Sono in grave pericolo a largo della Libia. Dicono che alcuni stanno morendo, serve soccorso urgente. Abbiamo informato tutte le autorità e inoltrato la posizione. Non lasciateli annegare!”, è l’appello disperato della piattaforma Alarm Phone.
(da Fanpage)
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Marzo 27th, 2021 Riccardo Fucile
COSA ASPETTA DRAGHI A MANDARE A CASA UN SOTTOSEGRETARIO CHE HA NOMINATO CONSULENTE UN SOGGETTO DEL GENERE, CONOSCENDO I SUOI PRECEDENTI?
Via l’incarico al consulente a processo per le minacce contro l’ex ministra Lucia Azzolina. È quello
che ha chiesto di fare l’attuale titolare del dicastero all’Istruzione, Patrizio Bianchi. Il ministro esprime inoltre la massima stima nei confronti di Azzolina, che lo ha preceduto al vertice del dicastero di viale Trastevere.
A renderlo noto è il ministero dell’Istruzione, che spiega come Bianchi, pur riconoscendo l’autonomia dei sottosegretari nella nomina del loro staff, alla luce di quanto emerso da notizie di stampa, ha chiesto al sottosegretario Rossano Sasso di valutare attentamente e rapidamente l’opportunità della nomina del professor Pasquale Vespa.
Il ministro, dicono sempre da viale Trastevere, ha quindi ricevuto dal sottosegretario la disponibilità del professor Vespa a sospendersi dal suo incarico, in attesa del chiarimento della sua posizione. Di conseguenza, il ministro ha dato mandato all’amministrazione di procedere alla revoca dell’incarico assegnato al professor Vespa.
Non si tratta solo di un atto amministrativo formale, ma dell’epilogo di quello che è il primo vero e proprio scontro all’interno dell’esecutivo di Mario Draghi. L’incarico, infatti, sarà revocato al consulente chiamato al ministero dal sottosegretario della Lega. A denunciare la vicenda, nelle scorse ore, è stata proprio Azzolina, ex ministra dei 5 stelle e ora semplice deputata.
Nei mesi scorsi Azzolina ha denunciato le offese e gli attacchi ricevuti via social da Vespa, che per questi fatti è finito imputato di un processo che inizierà a Napoli il prossimo 9 aprile.
“Vespa ha portato avanti una campagna quotidiana contro di me. È un sindacalista e un precario che però non vuole il concorso, ma chiede quella sanatoria per cui da tempo i leghisti si battono. Tanto che non ha voluto partecipare nemmeno a quello straordinario riservato proprio ai precari”. Poi su Facebook ha aggiunto: “Vespa ha trascorso gli ultimi due anni della sua vita ad insultarmi pubblicamente, fomentare aggressioni verbali e allusioni sessuali. Minacciarmi di morte. Un cyberbullo, a tutti gli effetti“.
L’ex ministra, in un’intervista al Fatto Quotidiano, spiega di non aver mai conosciuto il docente. “Ma sui social per anni ha condotto una guerra contro di me con post sessisti e minacce, da cui poi scaturivano commenti volgari e di cattivo gusto. I peggiori istinti umani. Poi c’è stato quel video… è stato davvero brutto. Ha contribuito a far sì che fossi messa sotto scorta“, sono le parole dell’esponente dei 5 stelle.
Vespa sul profilo Facebook si definisce “Ingegnere, Giornalista, Sindacalista, Docente Precario, Direttore di NapoliTime, Coordinatore UIL Scuola Precari Campania, Presidente Associazione Nazionale Docenti per i Diritti dei Lavoratori #AnDDL. Presidente Ass. Ecomuseo del Mare e della Pesca”.
Sempre sui social aveva annunciato di essere entrato a far parte dello staff del sottosegretario all’Istruzione leghista, lo stesso che nelle scorse settimane è salito agli onori della cronaca, non solo per aver attribuito a Dante una citazione di Topolino, ma anche perchè sposato con un’avvocata specializzata in ricorsi sulla scuola.
E proprio Sasso è intervenuto in difesa del neoassunto: secondo il leghista, Sasso sarebbe “un simbolo dei diritti dei lavoratori più deboli, che ha condotto battaglie evidentemente dure e scomode, che adesso si vorrebbe fare passare come uno stalker e come un molestatore”.
Il ministro dell’Istruzione, evidentemente, non la pensa così.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2021 Riccardo Fucile
“LA VARIANTE INGLESE SI DIFFONDE ANCHE TRA ADOLESCENTI E BAMBINI”
Non le manda a dire e non ha tutti i torti. In merito al ritorno in classe di studenti e insegnanti subito dopo Pasqua, secondo il professor Massimo Galli, direttore della clinica di Malattie Infettive dell`ospedale Sacco di Milano, gli aspetti strettamente legati alla valutazione epidemiologica dicono che non è assolutamente opportuno: “Come era atteso, abbiamo a che fare con questa nuova variante inglese, diventata ormai prevalente, che si diffonde molto bene anche tra bambini e adolescenti. È pur vero che è stata vaccinata una parte degli insegnanti, aspetto che perlomeno riduce l`elemento di tensione sulla riapertura delle scuole per quanto riguarda la messa in sicurezza degli operatori. Però è evidente che bambini e giovani che contraggono il virus portano l`infezione a casa contagiando nonni e genitori che, se non ancora vaccinati, non sono in sicurezza e non lo saranno di certo dopo Pasqua”, ha detto Galli durante il convegno “Pandemia, sicurezza e diritti di cittadinanza”, promosso dalla Fgu-Gilda Unams della Lombardia.
Per l`infettivologo, dunque, “si tratta di un discorso più demagogico che realistico rispetto ai bisogni. Una proposta che mi sentirei di fare, di non semplice realizzazione, è di una riapertura graduale con test salivari, che sono poco invasivi e possono essere facilmente gestiti in ambiente scolastico da insegnanti già vaccinati. Su questa base – ha spiegato – potremmo almeno avere una rapida identificazione dei focolai di infezione nelle singole scuole, sempre che questo sistema funzioni e sia provato”.
“In questo modo potremmo limitare il rischio, ma temo che se facessimo i test e riaprissimo subito dopo Pasqua, continueremmo a dover richiudere perchè troveremmo un sacco di focolai ancora aperti. Pur con le limitazioni imposte, temo che le feste pasquali finiranno per essere una causa di incremento di spostamenti delle persone e, come ormai sappiamo bene, il virus cammina sulle gambe della gente”, ha concluso Galli.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2021 Riccardo Fucile
87 ANNI, MALATO DI ALZHEIMER, E’ STATO CONVOCATO TROPPO TARDI… “IL GOVERNO DOVEVA INTERVENIRE SUBITO, AVOCANDO A SE’ LA TUTELA DEI PIU’ FRAGILI”
Mio padre 87 anni, malato di Alzheimer, e la convocazione per il vaccino è arrivata nel giorno del
decesso. Mia madre in lotta tra la vita è la morte. Anziani fragili abbandonati. La mia è una storia semplice e drammatica. Purtroppo simile a quella di molti altri. La beffa che fa provare rabbia
Quale?
La convocazione per il vaccino è arrivata a mio padre il giorno stesso in cui è morto. E io oggi ho perso la fiducia in questo Stato. Nelle istituzioni che non sono riuscite a garantire il più elementare dei diritti
Parole che suonano strane in bocca ad uno come Giorgio Airaudo: segretario della Fiom Piemonte, sindacalista da una vita. Ex parlamentare della Repubblica
Vedo in queste ore, dentro la mia tragedia privata, il segno di un paradosso assurdo che sta vivendo tutto il paese. La nostra folle storia pandemica di questi mesi
Spieghiamolo.
Mio padre Agostino, 87 anni, soffriva di Alzheimer. Mia madre, Lina, 82 anni, malata di Parkinson è rimasta con lui, al suo fianco nel deserto della pandemia, l’unica ad assisterlo quotidianamente. E si è ammalata anche lei.
Terribile.
In un paese civile, un paese in cui si dichiara che i più deboli sono la priorità , due persone come mio padre e mia madre avrebbero dovuto essere state vaccinate almeno da un mese
E invece
Invece nulla. Mio padre è morto quando gli arrivava un appuntamento, dopo mesi di silenzio. Mia madre sta lottando contro la morte. Con il casco Cpap e i grandi flussi di ossigeno in un reparto Covid
Che cosa ti fa più male di questa storia
Che si poteva evitare. Si doveva evitare. Sia per loro sia per tanti altri che non hanno e non trovano voce. Ora si può salvarli
Rispetto alla primavera scorsa, intendi
Certo. Nel 2020 non sapevamo nulla di questa malattia, adesso abbiamo un vaccino. Paesi con me Israele e il Regno Unito si sono già del tutto immunizzati, noi non siamo riusciti a farlo neanche con una categoria anagrafica. Quella più esposta come gli anziani fragili.
Teoricamente erano una priorità
In Germania hanno iniziato a vaccinarli subito, con il personale sanitario, e non solo nelle Rsa
Che cosa è accaduto a loro negli ultimi mesi
Quello che mi fa più male. È accaduto che si sono ritrovati soli. Il centro diurno in cui mio padre era assistito ha chiuso le sue porte, giustamente, per via delle misure anti-Covid
Risultato
Tutte le famiglie dei fragili hanno dovuto rispondere correndo e facendo correre dei rischi ai loro anziani
E loro due
Erano stati segnalati come “prioritari” dal loro medico di base. Nessuno ha ritenuto di doverli convocare tra i primi
Tu fai una riflessione importante, che supera il caso personale.
Questa generazione, quella di mio padre, di mia madre, di tanti altri, è una generazione che ha costruito l’Italia di oggi. È la nostra memoria storica.
Cosa abbiamo sbagliato
Tutto. Se io vado a vedere i numeri assoluti della campagna vaccinale scopro che abbiamo raccontato una cosa e ne abbiamo fatta un’altra.
Perchè
Il racconto delle istituzioni nella lotta al virus è l’opposto della realtà
Cioè?
Abbiamo, anzi, hanno detto, di aver tutelato gli anziani, e i più deboli. Ma in realtà hanno vaccinato in prevalenza più giovani.
E come te lo spieghi
Ha prevalso il caos, la mancanza di coordinazione, il battere i pugni di questa o di quella categoria, questo o quel colore politico. Ma il dato finale è quello, e non si può negare
Quelli che volevano il vaccino hanno fatto pressione
Esatto. Solo che per loro, i più giovani, intendo, il vaccino è la differenza fra ammalarsi o meno. Per questi anziani fragili questo vaccino è la differenza tra la vita è la morte. Possibile che non ci ci si renda conto di questo
Come è potuto accadere
Questa generazione, quella dei settanta — ottantenni, non fa manifestazioni di piazza. Non è protetta da gruppi di interesse. Aveva fiducia nelle istituzioni. Ha sperato invano
Hanno atteso il loro turno. Lo stanno ancora facendo
Per mia madre e mio padre, come per tanti altri, non è arrivato. E non arriverà mai.
Giorgio Airaudo, segretario dei metalmeccanici della Cgil del Piemonte è calmo, pacato, nei toni. Ma si dichiara “umanamente distrutto”. E sceglie di parlare, da uomo e da cittadino, perchè pensa che questa denuncia sia utile. Non più per se o per la sua famiglia (purtroppo), ma per gli altri. Quelli che ancora oggi rischiano
Cosa pensavano loro, prima di questa tragedia
Ci era stato detto che in Piemonte tutti gli ottantenni sarebbero stati vaccinato entro metà marzo. Loro ci avevano creduto
Così non è stato
Esatto. Ma in Piemonte, come in tanti altri luoghi, non si sono nemmeno avvicinati all’obiettivo
È un pensiero che ti fa male in queste ore
Certo. Se lo avessero fatto, oggi mio padre sarebbe ancora vivo. Mia madre non sarebbe in un letto di ospedale a combattere
Ha avuto idea di come si siano contagiati?
Pensiamo che il virus possa essere arrivato da una persona che li assisteva. Che ovviamente non ha nessuna colpa. E qui c’è un altro tema
Quale?
Se le strutture pubbliche ti abbandonano perchè si blindano, bisogna vaccinare anche i caregiver, chi aiuta, le badanti, i volontari. Altrimenti si vanifica tutto. Questa, per me, insieme agli operatori sanitari deve essere la sola priorità . Ripeto: proteggere chi rischia la vita.
E le regioni?
Un fallimento enorme. Che è sotto gli occhi di tutti. Se non riescono a tutelare i più fragili, a chi servono? A cosa? È una domanda da farsi. Il decentramento è utile se avvicina le istituzioni ai cittadini, se aumenta la velocità di risposta. Non se diventa latitanza e lontananza. Ma soprattutto: nel Lazio mio padre è mia madre sarebbero già vaccinati
E dunque
Il tema della parità di accesso alla cura viene riproposto prepotentemente dalla pandemia. In tutti i suoi aspetti, ma soprattutto sulla campagna vaccinale
Ovvero
Ho diritto ad essere protetto perchè sono anziano e fragile e perchè sono un cittadino italiano. Non perchè sono un piemontese, un veneto o un campano. Magari in modi e com priorità diverse
Che cosa vorresti?
Che il governo intervenisse subito avocando a se la tutela dei più fragili. Passando sopra qualsiasi ridicola pretesa di autonomia. Uguali nei diritti di fronte alla malattia
Hai scritto una toccante lettera pubblica per denunciare questa ingiustizia
Lo ripeto, dobbiamo molto a questi nostri anziani. Per me questa è la generazione che è cresciuta con il boom, che ha fatto le fortune industriali di questo paese, che ha pagato le tasse fino all’ultimo centesimo. Non se le meritano. Non meritano di morire così, abbandonati al virus.
(da TPI)
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Marzo 27th, 2021 Riccardo Fucile
UNO STUDIO ISS MOSTRA UNA CHIARA CORRELAZIONE TRA SCUOLA IN PRESENZA E INFEZIONI… E SOLO LO 0,87% DEL PERSONALE SCOLASTICO HA RICEVUTO DUE DOSI DEL VACCINO
Dopo Pasqua asili nido, elementari e prima media riprenderanno in presenza anche in zona rossa. La scuola prima di tutto. Mario Draghi lo aveva fatto capire chiaramente già nei giorni scorsi ed è sulla scuola che il presidente del Consiglio, e con lui tutto il governo, ha deciso di investire “il tesoretto” della flessione dei contagi maturato grazie ai sacrifici dell’ultima stretta.
“Tesoretto”: copyright del ministro della Salute, Roberto Speranza, che ha parlato di “una scelta che vuole dare un segnale rilevante ad un pezzo strategico e decisivo della nostra società ” decisa “in un quadro che resta molto prudenziale”.
Un investimento, in quanto tale una sorta di scommessa.
Se è vero, infatti, che, come ha spiegato Draghi in conferenza stampa, “una serie di evidenze scientifiche dimostrano che la scuola fino alla prima media è fonte di contagio in maniera molto limitata, in presenza di tutte le altre restrizioni” è altrettanto vero che l’incidenza del contagio in età evolutiva nei primi due mesi di quest’anno è aumentato. Soprattutto nei periodi in cui le scuole sono state aperte in presenza.
Lo dimostra uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità , presentato nel pomeriggio dal presidente Silvio Brusaferro nella riunione del Comitato tecnico scientifico basato su dati rilevati dal 24 agosto dell’anno passato al 21 febbraio con aggiornamenti ai primi di marzo.
Numeri alla mano, risulta evidente che da gennaio il contagio è aumentato nei ragazzi e negli adolescenti con meno di 20 anni e anche nei bambini di età compresa tra 0 e 9 anni, nel periodo autunnale la fascia anagrafica meno toccata “toccata” dal virus.
Una crescita che gli scienziati collegano agli effetti della variante inglese, molto più contagiosa e oggi diventata prevalente rispetto al ceppo originario del virus, ma che nei grafici coincide con il periodo in cui sono state aperte le scuole in presenza. Un dato che non si può ignorare.
Di qui la preoccupazione dell’Istituto Superiore di Sanità e la prudenza del Ministero della Salute e del premier Draghi che non a caso stamattina, probabilmente riferendosi alle attività collegate prima di tutto agli spostamenti sui mezzi pubblici che riguardano soprattutto gli studenti delle superiori, ha precisato: “Più si alza l’attività scolastica più aumentano le possibilità di contagio”.
Per quello che riguarda il personale scolastico, che rappresenta una parte della questione e non la risolve, i numeri non sono confortanti. Secondo i nuovi dati pubblicati sul sito governo.it e aggiornati a stamattina solo lo 0,87% – 5.599 persone – del personale scolastico, infatti, è stato vaccinato con due dosi.
Ad aver ricevuto la prima dose in questa categoria sono stati invece 874.810 soggetti, pari al 56,56% del totale. La Valle d’Aosta è riuscita a vaccinare con richiamo il 12,60% del personale scolastico, mentre tutte le altre Regioni non arrivano nemmeno all’1%, tranne la Campania che ha vaccinato l’1,02% del totale. Ma questo riguarda la campagna vaccinale, un’altra scommessa per il governo Draghi.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 27th, 2021 Riccardo Fucile
QUESTO COMPORTERA’ UN ULTERIORE RITARDO NELLA DISTRIBUZIONE DELLE RISORSE: SE NON ARRIVANO GLI AIUTI CONTRO LA PENDEMIA GLI ITALIANI SANNO CHI RINGRAZIARE
Anche se era lecito aspettarselo la portata politica della decisione non va presa sotto gamba. La Corte
Costituzionale della Germania ha bloccato il Recovery Fund ordinando al presidente federale Frank-Walter Steinmeier di non ratificare la legge appena approvata dai due rami del Parlamento tedesco sulle nuove “Risorse Proprie” prima che si sia pronunciata sui ricorsi legali volti ad impedirne l’entrata in vigore.
I ricorrenti capeggiati dall’ex leader dell’Afd Bernd Lucke e sostenuti dalle firme di 2280 cittadini sostengono che i 750 miliardi del fondo europeo integrano una “condivisione del debito” a livello comunitario illegale rischiando di esporre il Paese a “rischi finanziari incalcolabili”.
Al di là delle motivazioni addotte, l’intervento a gamba tesa dei giudici di Karlsruhe rischia di ritardare, si spera per poco, il via libera ai fondi europei. Ma soprattutto il timore è che venga incrinata pesantemente la credibilità dell’azione comune dei Ventisette.
La battuta d’arresto tedesca mette in secondo piano i progressi compiuti dagli altri Stati membri nell’approvazione del Recovery Fund: sono ormai 16 su 27 i Paesi che hanno ratificato la Decisione sulle Risorse proprie (Ord), con il recente semaforo verde arrivato da Repubblica Ceca, Danimarca e Svezia.
Di cosa si tratta? La Ord è un atto giuridico dell’Ue di natura quasi costituzionale che introduce nuovi strumenti di finanziamento necessari a ripagare i 750 miliardi reperiti dalla Commissione sui mercati e poi girati agli Stati membri.
In altre parole, nuove entrate con cui rimborsare domani i prestiti contratti oggi. Senza l’ok di tutti i parlamenti, non un solo euro verrà sborsato da Bruxelles e Paesi come l’Italia e la Spagna, che premono da tempo perchè il Recovery Fund venga approvato alla svelta, rischiano di pagare le conseguenze dei ritardi altrui.
Non esiste un termine prefissato entro il quale la Corte costituzionale tedesca deve esprimersi sulla sospensione del Recovery Fund, ma solitamente queste procedure possono durare fino a tre mesi. Si spera non sia questo il caso dal momento che siamo ad aprile e una prima parte del fondo Ue dovrebbe essere liquidato a luglio.
In altre parole, come più volte rimarcato da Commissione e Bce, i Ventisette sono già in ritardo. Come ha ricordato il vicedirettore del Jacques Delors Centre di Berlino Lucas Guttenberg, non è la prima volta che la Corte suprema tedesca rallenta la ratifica di una legge che introduce una forma di condivisione dei rischi finanziari a livello europeo. Stavolta è diverso: i giudici hanno formalmente ordinato al presidente di non ratificare la legge sulle Risorse Proprie, come a dissuaderlo dal farsi venire idee strane dettate dalla fretta.
La riluttanza tedesca a contrarre debiti congiunti su larga scala e a rinunciare in parte alla propria sovranità finanziaria viene spesso ricondotta ai partiti politici di estrema destra come AfD, sempre in prima linea nell’avviare contenziosi legali dinanzi all’Alta Corte di Karlsruhe, ma in realtà attraversa anche una buona parte dell’establishment tedesco conservatore.
Alla sabbia messa dai giudici di Karlsruhe negli ingranaggi del Recovery ha replicato il ministro delle Finanze Olaf Scholz: “Il governo – ha assicurato – è ben attrezzato” per sostenere ricorsi alla Corte costituzionale.
“L’esperienza con altre denunce analoghe mi rende fiducioso circa il fatto che la ratifica possa essere conclusa in tempi brevi”. Un altro messaggio a Karslruhe è arrivato da Bruxelles subito dopo la sospensione della ratifica: ”È fondamentale che la decisione sulle risorse proprie per il Recovery sia approvata rapidamente da tutti gli Stati membri, in particolare alla luce delle sfide dovute alla pandemia Covid-19”, ha dichiarato una fonte della Commissione.
Sebbene spesso le decisioni della Corte Costituzionale federale godano di una potente eco mediatica è difficile che abbiano delle conseguenze concrete. L’esempio più lampante è dato dalla sentenza di un anno fa con cui i giudici hanno dichiarato illegali gli stimoli monetari messi in campo dalla Bce di Mario Draghi, negli anni della crisi del debito sovrano. I giudici intimarono alla Bundesbank di ritirarsi dal programma di acquisto di titoli pubblici dell’Eurozona entro tre mesi, cosa che poi non avvenne, con buona pace degi giudici costituzionali.
(da “Huffingtonpost”).
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