Marzo 29th, 2021 Riccardo Fucile
“QUANDO SI DECIDE DI FARE UN LAVORO SI SPOSANO DIRITTI E DOVERI”
«Pensare di arrivare in pronto soccorso o nei reparti di emergenza senza vaccino non rispetta i canoni etici e morali della nostra professione: chi fa il contrario deve fare probabilmente un altro lavoro».
Felice Arcamone, infermiere pugliese «lucano d’adozione», si rivolge così a tutti i colleghi e professionisti della sanità , lanciando un appello affinchè si sottopongano alla somministrazioni del vaccino contro il Covid.
Lo scorso dicembre, l’uomo è stato il primo infermiere della Basilicata a essere immunizzato presso l’Ospedale San Carlo di Potenza, e oggi ricorda ai colleghi della sanità che non intendono vaccinarsi «gli ideali» che muovono la professione.
«Quando si decide di fare un lavoro si sposano diritti e doveri», ha detto Arcamone in un’intervista all’Ansa, «i nostri sono quelli di aiutare chi ci chiede aiuto, usando le conoscenze mediche a disposizione. Ho fatto il vaccino anche per dare l’esempio a tutti coloro che avevano dubbi», ha raccontato l’infermiere.
Che ha sottolineato: «Le preoccupazioni sono fondate per il personale non-sanitario, che ha il diritto di informarsi e riferirsi ai professionisti per porre dei quesiti, ma questo non può essere argomento di discussione per il personale sanitario, che ha sposato degli ideali che non possono scontrarsi con la campagna vaccinale. Specie in questo momento dove abbiamo bisogno di credere nella medicina», ha concluso l’operatore.
(da Open)
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Marzo 29th, 2021 Riccardo Fucile
INFATTI VOGLIONO RIAPRIRE LE SCUOLE, MASSIMA COERENZA… E C’E’ CHI AUSPICA IL LIBERI TUTTI DOPO PASQUA
In occasione dell’apertura di un maxi hub vaccinale nella zona Fiera della città di Genova, il capo
della Protezione civile, Fabrizio Curcio, ha parlato così della campagna vaccinale contro il Coronavirus: «Non ci interessa» fare classifiche, ha detto. «A noi interessa che ci si vaccini. Non fermiamoci ai numeri ma utilizziamo (i vaccini) per fare un salto in avanti. I numeri devono aiutarci per capire come procedere». «Sappiamo che ci sono differenze tra i vari territori — ha aggiunto Curcio — Ma il nostro è un territorio bellissimo e complicato. Questo però non significa che da un lato sono più bravi e dall’altro meno».
Curcio ha poi messo in chiaro: «Siamo in guerra. Servono norme da guerra».
Dopo la visita di oggi, Curcio il prossimo 31 marzo sarà in Lombardia, insieme al generale e commissario straordinario all’emergenza Covid, Paolo Figliuolo. «Verranno a vedere che cosa stiamo facendo — ha dichiarato Guido Bertolaso — verranno a vedere i nostri programmi, faremo il punto sulla situazione e non nasconderemo loro i problemi che abbiamo avuto”
(da Open)
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Marzo 29th, 2021 Riccardo Fucile
LA PRIMA PUNTATA DELLA RUBRICA “PRIMA L’ITALIANO”, DURATA UN MINUTO, FINISCE NELLA FARSA: HA COPIATO COME UNA STUDENTESSA SVOGLIATA DI PRIMA MEDIA… E’ IL GOVERNO DEI MIGLIORI
La pasionaria leghista Lucia Borgonzoni, celebre alle cronache per essere stata promossa sottosegretaria alla Cultura dopo essersi vantata di non leggere libri, da ieri tiene una rubrica di un minuto sulla sua pagina Facebook, “una curiosità su un grande italiano”. L’ha chiamata “Prima l’italiano”. L’ha lanciata con questo commento: “Le curiosità dall’estero per oggi no”.
La prima puntata è dedicata a Leonardo da Vinci e al suo rapporto con la moda, “pensate! ci teneva tantissimo, una particolarità che in pochi conoscono”, scandisce la sottosegretaria con aria sorridente e spigliata. “Nell’età matura Leonardo continuava a portare i capelli lunghi sulle spalle, cosa completamente atipica in quel tempo dove quasi tutti li tagliavano corti e indossava una veste corta fino alle ginocchia, cosa che non era sicuramente abituale nelle persone di una certa età “.
E siccome Lucia disdegna la fatica della lettura, ha pensato bene di assumere queste informazioni – “particolarità che pochi conoscono” – direttamente dalla pagina Wikipedia di Leonardo alla voce Vita personale, come farebbe una studentessa di prima media svogliata.
Si legge su Wikipedia: “I ritratti indicano che, avanti con gli anni, teneva i capelli lunghi e fluenti cadenti sulle spalle, questo in un tempo in cui la maggior parte degli uomini li teneva tagliati corti”. E “in un momento in cui gli uomini maturi indossavano vesti lunghe e severe l’abbigliamento preferito da Leonardo era quello costituito da una tunica corta e flessibile”.
Potremmo limitarci a scrollare le spalle di fronte a queste povere pillole prese dal web, del resto abbiamo ben altri problemi, oppure, al contrario, lo si potrebbe ritenere un episodio istruttivo di questo tempo confuso, dove la foto di Matteo Salvini che si abbuffa di Nutella ottiene vagonate di like.
Direte: magari con questa rubrica qualche cittadino si accenderà di curiosità per il Rinascimento, chissà . Al momento i commenti prevalenti sono: “Sempre italiano!” “Sempre Lega!”. “Non dimenticare anche i dialetti”.
E nell’attesa che scatti la scintilla per il genio di Leonardo, Livio Giachetti scrive: “Non solo prima ma solo gli italiani, gli altri se ne vadano altrove”.
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2021 Riccardo Fucile
SINDACO E GIUNTA AVEVANO FATTO IL VACCINO SENZA AVERNE DIRITTO: PRIMA ANNUNCIA LE DIMISSIONI, POI LE RITIRA
“Mi alzo in piedi”: così Vauro a Non è l’Arena ha iniziato la sua invettiva contro il sindaco di Corleone
Nicolò Nicolosi che aveva appena annunciato di ritirare le dimissioni dopo le polemiche per la vaccinazione sua e della sua giunta saltando la fila.
“Sono il più bischero, io ho 66 anni, nessuno mi ha vaccinato, nessuno mi chiama, ma com’è che voi invece…non vogliono vaccinarsi e li vaccinano per forza! Questa cosa qui è una meraviglia!” — ironizza — “In questo periodo in cui tutti pensano al COVID io penso a questo Paese prima del COVID…Avete sempre fatto il c…o che vi pare, anche prima del COVID. Lei ha fatto un giro delle sette chiese che è una meraviglia, per fare il sindaco è andato con tutti…”.
Nicolosi spiega che lo hanno cercato mentre Vauro ricorda che il sindaco è nel Movimento delle Autonomie di Lombardo che, commenta “ha una certa storia giudiziaria”.
Poi tornando al vaccino il vignettista rincara la dose: “Vorrei sapere perchè non mi cercano, sono pro vax, vorrei fare anche l’Astrazeneca…
La vicenda è diventata di dominio pubblico dopo le indagini della Procura di Termini Imerese che hanno evidenziato come Nicolò Nicolosi — eletto sindaco di Corleone nel novembre del 2018 dopo la sua esperienza da primo cittadino (sempre nella cittadina siciliana) conclusasi nel 2007 — avesse, di fatto, saltato la fila.
E lui lo sapeva bene, come dimostrano alcune dichiarazioni rilasciate prima dell’annuncio delle sue dimissioni: “Il sindaco è l’autorità sanitaria del territorio: per questo mi sono vaccinato, avvertendo anche il presidente Musumeci”.
Ma il Presidente della Regione Sicilia lo scarica: “Esprimo la mia amarezza per quegli amministratori e titolari di cariche pubbliche che ritengono di dovere anticipare il loro vaccino. Non ci sono scuse: siamo tutti esposti ma dobbiamo essere di esempio alla gente, c’è un protocollo e va rispettato”.
Nonostante i pareri e le versioni siano differenti, Nicolosi, è evidente come il primo cittadino siciliano abbia deciso autonomamente di prendersi la precedenza all’incrocio tra la fase-1 e la fase-2 della campagna vaccinale in Sicilia. E, dopo le polemiche e la riflessione, ecco il passo indietro comunicato con un post pubblicato sulla pagina Facebook del Comune di Corleone.
E al post Facebook, si sommano le dichiarazioni alla stampa rilasciate dal sindaco Corleone: “Ho passato una notte insonne a riflettere su questa decisione e ho concluso che è giusto che io rassegni le dimissioni anche se rivendico di aver fatto la scelta giusta nel decidere di vaccinarmi e di far vaccinare la Giunta”.
Il passo indietro, quindi, arriva non per ammissione di un “errore”, ma perchè troppo forti sono state le critiche nei suoi confronti.
Poi ci ha ripensato e ha ritirato le dimissioni.
Una farsa
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 29th, 2021 Riccardo Fucile
IL PARROCO DI BONASSOLA CONTRO IL DOCUMENTO DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE: “TANTO C’E’ DIO A BENEDIRLE”
Un gesto forte e significativo che arriva al termine di alcune settimane di aperto dibattito all’interno
(ma anche all’esterno) della Chiesa dopo il pronunciamento della Congregazione per la dottrina della fede che impedisce, di fatto, ai sacerdoti di benedire le coppie composte da persone dello stesso sesso.
A compierlo è stato don Giulio Mignani, parroco di Bonassola (in provincia di La Spezia) che non ha voluto benedire i ramoscelli di ulivo nella domenica della Palme in segno di protesta.
La benedizione delle palme è “collegata alla processione in ricordo dell’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme. Non potendo fare tale processione, a motivo delle norme anti-Covid, personalmente ritengo non abbia allora senso benedire le Palme”, ha detto don Giulio Mignani.
Ma le normative vigenti anti-contagio non hanno rappresentato l’unico elemento che ha portato il parroco di Bonassola a prendere questa decisione. Il forte gesto, nella domenica che apre la Settimana Santa per i cristiani, è anche una protesta dopo le ultime “indicazioni” arrivate dalla Congregazione per la dottrina della fede.
“Sono estremamente contento che questa mia decisione di non benedire le palme e gli ulivi avvenga a pochi giorni dalla pubblicazione del documento della Congregazione per la dottrina della fede — ha detto don Giulio Mignani facendo riferimento al documento che impedisce ai sacerdoti di benedire le coppie composte da persone dello stesso sesso -. Nella chiesa si benedice di tutto, non solo le palme ma a volte, purtroppo, sono state benedette anche le armi, però non si può benedire l’amore vero e sincero di due persone perchè omosessuali. Ma, ancora più grave, è il fatto che si continui a chiamare ‘peccato’ questo loro amore”.
“Tanto c’è Dio a benedirle”
La protesta nel giorno della Domenica delle Palme non è solo simbolica e dà un forte segnale alla Chiesa, dal suo interno. E ricalca anche quanto avvenuto solo dieci giorni fa in Austria. Il parroco di Bonassola, infatti, ha concluso il suo discorso facendo riferimento a quel che accade sulla terra che, non per forza, combacia con il vero senso della fede cristiana: “A rimetterci non sono certo le persone omosessuali, le quali possono tranquillamente fare a meno della benedizione della Chiesa, perchè intanto c’è Dio a benedirle. A rimetterci è piuttosto la Chiesa”.
Qualche anno fasi schierò apertamente contro uno spot anti-gender confezionato dalla Regione Liguria guidata — anche allora — da Giovanni Toti.
Attraverso una chat dei parrocchiani di Bonassola, don Giulio Mignani, ha ribadito la sua posizione in favore dei diritti delle coppie omosessuali. Poi ha anche rivelato di aver partecipato a una cerimonia di unione civile tra due uomini. Insomma, il parroco di Bonassola è sempre stato un passo avanti rispetto all’atteggiamento medievale della Chiesa.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 29th, 2021 Riccardo Fucile
“E’ UNA SOFFERENZA, I NUMERI NON CALANO”
Roberto Fumagalli è direttore del reparto di Anestesia e rianimazione dell’ospedale Niguarda e
professore all’università Bicocca di Milano. Da oltre un anno è in prima linea nei reparti dove ci sono i malati più gravi
Com’è la situazione delle terapie intensive?
“Siamo in decisa sofferenza. Il carico che abbiamo oggi dipende dagli accessi ai pronto soccorso di 7-14 giorni fa. Nella nostra regione ci sono quasi 900 posti letto occupati da pazienti Covid nelle terapie intensive, potremmo arrivare a quota mille nelle prossime settimane”.
E rispetto a marzo dello scorso anno?
“Allora eravamo arrivati a oltre 1.300, ora i numeri sono inferiori. Se si sommano la seconda e la terza ondata i numeri sono comunque alti spalmati però su un periodo di tempo maggiore. E c’è poi un altro problema tecnico da tener presente. I pazienti che finiscono in terapia intensiva ci rimangono per molto tempo e quindi i posti letto non si liberano in fretta. Quando abbiamo affrontato la terza ondata ne avevamo 360 occupati. Per questo non possiamo permetterci una nuova risalita a breve”.
Ma quindi sulle riaperture cosa dobbiamo pensare?
“È necessario resistere ancora per un po’, speriamo non per molto, ma si deve. I comportamenti virtuosi e le chiusure finora hanno pagato, evitando il picco come lo scorso anno. Purtroppo siamo ancora in una fase di crescita dei ricoveri in terapia intensiva, a fronte di un plateau degli accessi nei pronto soccorso o addirittura una modesta diminuzione. E dal nostro osservatorio vediamo che la situazione non è positiva, finchè i numeri non calano non possiamo stare tranquilli. Speriamo che tra una settimana le cose vadano meglio”.
Qual è la mortalità dei pazienti che finiscono in terapia intensiva?
“È purtroppo molto alta. Il 36-38 per cento di chi entra non sopravvive. L’anno scorso moriva il 42 per cento”.
A cosa è dovuto il lieve miglioramento?
“Ancora non c’è una spiegazione per questo”.
(da agenzie)
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Marzo 28th, 2021 Riccardo Fucile
“QUANDO LA MELONI FU ATTACCATA, IO LE ESPRESSI SUBITO SOLIDARIETA’, MI AMAREGGIA CHE NON ABBIA SENTITO LA NECESSITA’ DI FARE ALTRETTANTO”
Rientrato, grazie all’intervento del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, l’affaire Pasquale Vespa, professore precario inizialmente assunto come collaboratore dal sottosegretario al dicastero di viale Trestevere, il leghista Rossano Sasso.
Per l’ex ministra Lucia Azzolina, però, la sospensione dell’incarico non basta: «Mi colpisce il fatto che Sasso abbia la delega al cyber-bullismo. È una questione pesante, se poi decide di assumere al ministero una persona che da due anni mi minaccia e mi insulta sui social… Mi sembra assurdo: vorrei che chiedesse scusa e che ammettesse la gravità della scelta, altrimenti non credo possa mantenere la delega»
In un’intervista al La Stampa, Azzolina sottolinea anche l’assenza di solidarietà da parte del centrodestra: «Ci sono rimasta molto male. Io sono sempre uscita in loro difesa. Quando Giorgia Meloni è stata attaccata, le ho dato pubblicamente solidarietà . In Aula, quando la deputata di Forza Italia, Matilde Siracusano, subì attacchi sessisti, intervenni per dire che non doveva accadere, che serviva fare squadra. Dal centrodestra ho percepito un silenzio assoluto su questa vicenda. Si è persa un’occasione».
L’ex ministra, adesso, si aspetta le scuse dal partito di Sasso, anche perchè «da circa due anni Sasso e Vespa lavoravano insieme, c’era un percorso comune che ha portato a tutto questo».
(da agenzie)
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Marzo 28th, 2021 Riccardo Fucile
ECCO I SEI CHE HANNO VOTATO LE ASSUNZIONI IN REGIONE
Sulla Concorsopoli della Regione è ben impresso il marchio dell’ufficio del Consiglio di presidenza. Lascia pochi dubbi il verbale che registra le presenze al momento del via libera alle assunzioni politiche che imbarazzano tanto il Pd quanto il M5S e la Lega
Al momento della votazione sulle nomine non mancava nessuno. Gli atti parlano chiaro: a benedire l’operazione con cui sono stati sistemati 16 tra politici e storici collaboratori degli uffici regionali, sono state sei diverse mani.
Ad alzarle nella riunione convocata lo scorso 18 dicembre sono stati il presidente dem Mauro Buschini e i suoi due vice, il grillino Devid Porello e Giuseppe Cangemi, in quota Carroccio.
Con loro anche tre consiglieri segretari: ecco il placet alla procedura del leghista Daniele Giannini, di Gianluca Quadrana, eletto tra le fila della Lista civica Zingaretti, e di Michela Di Biase, ex capogruppo capitolina del Pd e moglie di Dario Franceschini, ministro per i Beni, le attività culturali e per il turismo sia con il governo Conte bis che con l’esecutivo Draghi.
Le appartenenze politiche dei sei, in particolar modo quelle del presidente e dei suoi due vice, sostengono l’impalcatura allestita per portare a compimento l’operazione nata e conclusa a cavallo dello scorso Natale e si riflettono in quelle dei 24 assunti, nonchè dei sindaci coinvolti.
La vicenda è nata nella Allumiere del sindaco Antonio Pasquini, in comando da tre anni proprio nel Consiglio di presidenza della Pisana, e si è conclusa nella Guidonia del primo cittadino grillino Michel Barbet.
Ma procediamo con ordine: è il 18 dicembre quando il Consiglio di presidenza presieduto da Buschini decide di assumere 18 funzionari. La normativa concede la possibilità di selezionarli dall’ultimo bando chiuso nel proprio territorio. Il concorso più recente, concluso appena quattro giorni prima, è quello del comune di Allumiere di Pasquini. Una coincidenza?
Non per chi da giorni, all’interno della maggioranza, non contiene l’imbarazzo. Tornando alle assunzioni, calendario alla mano, il 23 i candidati rispondono alle mail di nomina e il 28 la Regione formalizza gli incarichi.
Nell’elenco ci sono due collaboratori di Buschini. Quindi Matteo Marconi, segretario del Pd di Trevignano Romano e Arianna Bellia, assessora dem di San Cesareo. Ancora, Augusta Morini, assessora piddina di Labico, un componente del circolo Pd di Frosinone, città di Buschini, e tre militanti dem di Allumiere, Civitavecchia e Roma.
Con loro spunta anche un collaboratore di Giuseppe Cangemi, vicepresidente d’Aula leghista. Ma non è finita qui. Ci sono ancora 8 idonei in cerca di sistemazione.
Il 28 dicembre, come detto, è allora il comune grillino di Guidonia a intervenire: il sindaco Michel Barbet assume Marco Palumbo, consigliere del Pd in Campidoglio, presidente della commissione Trasparenza e nell’ufficio di gabinetto di Buschini.
Con lui ci sono Matteo Manunta, ex consigliere della Città Metropolitana in quota 5S e collaboratore di Devid Porrello, vicepresidente del Consiglio regionale. Chiudono la lista Massimo D’Orazio, assessore di Isola del Liri e un altro collaboratore di Buschini.
Una serie di assunzioni che hanno fatto indignare (“è sconcertante”) il deputato Pd ed ex commissario dei dem romani post Mafia Capitale, Matteo Orfini, e fatto perdere le staffe al governatore Nicola Zingaretti: “Nessuno chiede a Draghi cosa combina la presidenza della Camera”.
Come a dire che i colpevoli vanno cercati altrove. E, stando ai verbali, sono i sei che hanno dato il via libera alla concorsopoli regionale.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2021 Riccardo Fucile
GLI IMPRENDITORI E GLI INDUSTRIALI HANNO DRAGHI COME REFERENTE E NON AMANO SCENEGGIATE CHE CREANO INSTABILITA’… E’ NERVOSO PERCHE’ CONTINUA A PERDERE CONSENSI
Al Consiglio dei ministri di martedì farà chiedere “discontinuità ”: aperture mirate già a metà aprile,
revisione settimanale dei colori, alt allo strapotere del Cts. E in caso contrario è pronto a marcare il dissenso come “minoranza di governo”.
Matteo Salvini ha il carniere (quasi) vuoto ed è sul piede di guerra: non ha ottenuto aperture dopo Pasqua a parte le scuole, nessun ritorno al giallo ancorchè rinforzato, nessuna garanzia sui tempi.
In cabina di regia la linea della Lega al Governo è finita in (nettissima) minoranza, e alle sue istanze “aperturiste” Draghi ha riservato un sorrisino e una risposta sferzante. Con Forza Italia morbida, gli equilibri del cdm non sono tali da riaprire i giochi.
In più, il mondo produttivo e imprenditoriale del Nord — pur considerando quello delle chiusure un problema serio — “segue” il premier considerandolo l’unico leader di statura europea in grado di gestire una politica economica e fiscale adeguata al post-pandemia.
Il leader leghista però ha un problema politico immediato e uno elettorale in prospettiva: se l’esecutivo si compatta in senso “rigorista”, l’elettorato che non apprezza le chiusure finirà per sovrapporre il dissenso all’unica opposizione in campo, quella di Giorgia Meloni.
Ecco perchè, se la minaccia di far disertare ai suoi ministri il Cdm — o di votare contro i provvedimenti o astenersi – appare caricata a salve, sottotraccia la trattativa continua. Il Capitano invoca “aperture mirate” dopo le feste soprattutto per bar e ristoranti. Nel suo mirino c’è soprattutto il Cts, che appena il governo apre uno spiraglio si precipita a richiuderlo.
La partita è in corso. Ecco perchè il giorno dopo il botta e risposta con il premier,
La linea è chiara: fare emergere il dissenso, marcare il “territorio” della ripresa graduale delle attività . Insomma, il conto politico non lo pagherà il “tecnico” Draghi bensì i partiti
A Draghi Salvini ha fatto arrivare la minaccia ufficiosa dell’Aventino. Giorgetti aveva il mandato di strappare qualche allentamento, ma pur essendosi “battuto come un leone” si è trovato di fronte — raccontano — “il muro dei numeri letti e decifrati da un economista”.
L’alternativa ventilata da via Bellerio è il voto contrario ai provvedimenti. Una minaccia mediatica, dato che le decisioni si prendono a maggioranza. Tuttavia, a Palazzo Chigi sono convinti che ci sia un buon margine di manovra per far rientrare la situazione. Intanto, sul piatto, subito dopo Pasqua, ci sarà la quantificazione dell’ulteriore scostamento di bilancio che interessa alla ministra delle Autonomie Regionali Gelmini ma su cui anche la Lega vuole voce in capitolo.
In secondo luogo, smarcarsi non sarebbe una scelta indolore neppure per gli autori: “Il Nord produttivo sta con Draghi — spiegano ambienti governativi — Imprenditori e industriali si rendono conto che il premier è un leader europeo senza alternative, soprattutto in una fase di debolezza di Merkel e Macron. Nessuno è contento delle serrate, ma bisogna guardare al medio periodo. La sfida sugli eurobond è stato un segnale”.
Nonostante le lentezze della campagna vaccinale, l’ex presidente della Bce confida di incassare il dividendo della scelta di ministri — Giorgetti, Garavaglia, e Stefani vicina al governatore Zaia — sensibili al quel tipo di istanze.
(da “Huffingtonpost”)
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