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MUSUMECI E’ IL COMMISSARIO PER L’EMERGENZA COVID IN SICILIA: SE HANNO TAROCCATO I DATI A SUA INSAPUTA DEVE DIMETTERSI DA QUELLA CARICA PERCHE’ INCAPACE

Marzo 30th, 2021 Riccardo Fucile

SI E’ RIVELATO NON ALL’ALTEZZA PERMETTENDO CHE SOTTO IL SUO NASO TAROCCASSERO I DATI SULLA PANDEMIA, E’ NECESSARIO UN COMMISSARIO INVIATO DAL GOVERNO

Poche ore fa l’assessore alla Sanità  della Regione Sicilia Ruggero Razza ha presentato le sue dimissioni dopo essere risultato indagato nell’inchiesta sulle presunte alterazioni dei numeri di contagi e vittime Covid in Sicilia per evitare la zona rossa.
A chiedere le dimissioni di Razza in mattinata era stato il gruppo del Movimento Cinque Stelle all’Assemblea Regionale Siciliana.
TPI ha contattato telefonicamente Giovanni Di Caro, capogruppo M5S all’Ars.
L’assessore Razza si è dimesso, come ha chiesto M5S questa mattina.
Ci auguriamo che il presidente della Regione accetti le dimissioni senza colpo ferire. In ogni caso, queste da sole non bastano: si tratta di fatti di una gravità  inaudita. Stiamo parlando di potenziali danni alla popolazione siciliana, arrecati magari nel tentativo di far contento qualcuno che chiedeva la zona gialla, quando invece avremmo dovuto essere rossi o arancioni. Questo ha messo potenzialmente a rischio la salute dei siciliani, di cui Razza avrebbe dovuto essere garante. Pochi giorni fa il presidente Musumeci ha detto che se non ci fossero state le Regioni, i morti li avremmo contati ai bordi delle strade. Io invece penso che il rischio sia quello opposto: che qualcuno sia morto di Covid proprio per quei dati non corretti. Voglio dire che questi fatti, se confermati, potrebbero aver causato potenzialmente ulteriori vittime.
Cosa chiedete quindi?
Abbiamo chiesto immediatamente al presidente Musumeci, in qualità  di commissario straordinario regionale all’emergenza Covid, di venire a riferire in Aula. Oggi avremmo dovuto proseguire con la finanziaria, ma non siamo in condizione di andare avanti finchè questa questione non sarà  chiarita. Non lo chiediamo per la nostra serenità , ma perchè i siciliani devono sapere come sono andate davvero le cose. Il 4 novembre scorso Musumeci si lamentava perchè il governo Conte aveva messo la Sicilia in zona arancione, accusandolo di disparità  di trattamento. Nello stesso giorno avvenivano queste telefonate, documentate da intercettazioni che fanno rabbrividire.
Razza si è difeso dicendo che   i numeri “si riferivano a più giorni e non al solo giorno di comunicazione”, da qui la richiesta di “spalmarli”.
Non è una giustificazione. Attraverso questa “diluizione” veniva cambiata l’attribuzione di una determinata fascia di rischio. Il fatto stesso che il numero si fosse accumulato, inoltre, è indice di una cattiva gestione dei flussi informativi legati all’emergenza epidemiologica.
Musumeci, secondo i magistrati, sarebbe estraneo ai fatti e, anzi, sarebbe stato ingannato. Per voi ha delle responsabilità  politiche?
Sì, perchè vuol dire che si è rivelato inadeguato come commissario straordinario all’emergenza Covid (e quindi come presidente della Regione).
Il governatore però ha istituito diverse zone rosse negli scorsi mesi.
Solo quando è stato messo di fronte a dati oggettivi. Ma se il cambio di colore veniva dal ministero, ha sempre avuto da ridire. Questo è segnale di una utilizzazione della situazione pandemica a fini politici.
Secondo voi quindi dovrebbe dimettersi anche Musumeci?
Secondo noi la sanità  regionale siciliana andrebbe attenzionata dal governo nazionale, se non addirittura commissariata. Per quanto riguarda Musumeci, noi riteniamo che anche solo il fatto che lui non fosse a conoscenza di queste dinamiche sia grave. Per noi quindi dovrebbe dimettersi dal ruolo di commissario straordinario all’emergenza Covid. Se invece dovessero essere accertate sue eventuali responsabilità  dirette, dovrebbe lasciare anche l’incarico di presidente della Regione.
M5S aveva già  chiesto più trasparenza sui dati.
Avevamo chiesto maggiore trasparenza in Commissione Salute. Proprio a novembre, inoltre, avevamo chiesto anche la sfiducia in aula dell’assessore Razza, che non era passata.
Vi eravate accorti che qualcosa non andava?
Sì, a livello numerico avevamo visto che i dati non coincidevano, e lo abbiamo anche detto in Commissione. È stato uno dei temi della sfiducia all’assessore, oltre all’intercettazione del dirigente La Rocca. Una gestione molto discutibile per un’emergenza molto seria. Si poteva evitare. Ora chi ha avuto delle vittime di Covid in famiglia può iniziare a pensare che sia stato a causa di questi dati. Secondo me è la punta di un iceberg, ma vedremo più avanti nel prosieguo giudiziario.

(da Open)

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PRANZO IN TERRAZZA

Marzo 30th, 2021 Riccardo Fucile

IL DEPUTATO RENZIANO MARATTIN PRENDE LA MULTA ANTI-COVID

Lui che è il capo, Matteo Renzi, era in Bahrain a gustarsi il Gran premio di Formula 1 accanto a tutti gli ospiti d’onore della prima gara del Mondiale automobilistico del 2021.
L’altro, il suo fedelissimo, Luigi Marattin, invece è rimasto a casa a Roma, ma gli è costato caro, come a un quisque de populo qualunque: il dì di festa lo ha passato alle prese con i carabinieri che lo hanno multato per aver ricevuto gente sulla sua terrazza a due passi da piazza Barberini.
Vietatissimo per via dei limiti imposti dal Covid, mica come volare al Gran premio.
E così quella appena trascorsa, per il leader di Italia Viva è stata più che una domenica delle Palme, proprio una Pasqua degna del miglior Marchese del Grillo: “Io so’ io e voi non siete un c…o”.
Mentre Marattin, deputato di stretta osservanza renziana, detto anche “lo sgobbone”, pare più Gasperino: pizzicato in castagna, manco fosse il carbonaro. Anche se la Madama proprio non se l’aspettava, come confessa al Fatto. “Sono arrivati i carabinieri avvertiti per via degli schiamazzi e della musica a tutto volume di chi si era riunito nella terrazza di fianco alla nostra. La mia fidanzata aveva invitato cinque amici… Sa, il momento, per via delle restrizioni, è difficile per tutti”.
Tutti tutti no, a guardar Renzi, che come fioretto quaresimale ha scelto il paddock di Manama. Tutt’altro spartito per Marattin costretto a offrire il petto su Facebook dove ha sentito il dovere di scusarsi pubblicamente con un post “sull’importanza di essere umani e quindi imperfetti”.
Eccolo: “Ieri pomeriggio (domenica, ndr) nella mia abitazione a Roma si è registrata una violazione della normativa anti-Covid, nella forma di un pranzo non consentito (non ha alcuna importanza se tale violazione riguardasse o meno il sottoscritto, visto che sono ovviamente responsabile di ciò che accade e di cui sono a conoscenza). Le forze dell’ordine — che erano alla ricerca di una violazione ben più grave in un appartamento della zona, ma che si sono per caso imbattute nella nostra — sono intervenute e hanno irrogato le sanzioni conseguenti”, ha spiegato mortificato. Ringraziando le forze dell’ordine per il loro lavoro e non è tutto: “Chiedo scusa. Un parlamentare ha l’obbligo di dare il buon esempio e certamente così non è stato in questo caso”. Chapeau.
Epperò il web non perdona: c’è chi apprezza il beau geste, chi gliene scrive di tutti i colori. Dicendo peste e corna di lui, dei politici in generale e pure di Renzi.
Altri per la verità  lo invitano a darsi una mossa per convincere il governo a mettere fine a zone rosse e lockdown che costringono i ristoranti a rimanere chiusi, anche se poi ci si attrezza come si può: chi in terrazzo, chi in Bahrain.
Marattin incassa e si prepara al salasso per le bisbocce di domenica. “Macchè bisbocce. Io quando sono arrivati i carabinieri ero in camera a lavorare”.
Su quelle sudate carte che maneggia essendo presidente della Commissione Finanze della Camera dove si discute la riforma dell’Irpef che non gli dà  tregua. Neppure per il tempo di dare una sbirciatina in tv al Gran premio di automobilismo? “Giuro, io la Formula 1 neppure la seguo: ho smesso di guardarla da quando Michael Schumacher non gira più”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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RAGAZZO INSULTATO AL PARCO: “TRAVESTITO DI MERDA, NON E’ POSTO PER TE”

Marzo 30th, 2021 Riccardo Fucile

NICHOLAS DIMOLA, CROSSDRESSER SOCIAL CON 25.000 FOLLOWER, HA RACCONTATO SUL SUO PROFILO L’AGGRESSIONE VERBALE SUBITA… “HO CHIAMATO LA POLIZIA, AD ASTI CI SONO RAGAZZI CHE SI SONO SUICIDATI PER CASI DEL GENERE”

Insultato in un parco e invitato ad andarsene perchè ”è un travestito di m…” e “ci sono dei bambini”. È quanto è successo nella città  di Asti – come riferisce lui stesso su Facebook – a Nicholas Dimola, crossdresser social con 25 mila follower.
Il giovane racconta di essere stato avvicinato da un uomo sulla cinquantina
“Il signore in questione – scrive – è venuto faccia a faccia da me in modo molto prepotente dicendomi di allontanarmi dal parco, che è una zona per bambini e che io travestito di merda non dovrei starci. Ha continuato ad avvicinarsi sempre di più quasi come se volesse tirarmi una testata. Tutto questo perchè ero a farmi i fatti miei su una tranquillissima altalena. Dopo di ciò, mi sono alzato e mi sono allontanato per tranquillizzarmi e per metabolizzare le cazzate che ho dovuto ascoltare. Sono tornato da lui e come se non ci fosse un domani l’ho insultato”
Il giovane, che ha poi chiamato la polizia, osserva che ad Asti si sarebbero verificati dei suicidi proprio per casi del genere.
Ad Asti il 9 marzo è stata attivata la linea telefonica “L’Abbraccio” – collaborazione tra Asti Pride e altre associazioni del territorio – che si può contattare per segnalare episodi omotransfobici.

(da agenzie)

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IL PARROCO LANCIA ANATEMI DALL’ALTARE CONTRO CHI PRENDE LA PALMA SENZA RESTARE A MESSA

Marzo 30th, 2021 Riccardo Fucile

DON TONY VENTURIELLO AUGURA “UNA VITA SUL WATER” A CHI PRENDE IL RAMOSCELLO D’ULIVO SENZA FERMARSI AD ASCOLTARE LA FUNZIONE… HA RAGIONE, PER CHI CREDE LA PALMA HA UN SIGNIFICATO RELIGIOSO, LA CHIESA NON E’ UN DISTRIBUTORE DI PIANTE GRATUITE

Domenica delle Palme nella chiesa della Santissima Annunziata a Porto Sant’Elpidio, in provincia di Fermo. Sull’altare c’è il parroco, don Tony Venturiello, intento a portare avanti la sua omelia davanti ai fedeli.
A un certo punto, ecco arrivare lo sfogo contro tutte quelle persone che sono entrati in chiesa per prendere il simbolico ramoscello d’ulivo, senza però fermarsi ad ascoltare la messa. Un vero e proprio anatema colorito nei confronti dei “furbetti delle palme”, con un video diventato virale.
“Ho visto persone che sono venute a prendere il ramo d’ulivo e sono andate via — ha tuonato don Tony Venturiello dal pulpito della chiesa della Santissima Annunziata di Porto Sant’Elpidio, di cui è parroco -. Se fai questo, ti viene un mal di pancia oggi che te lo ricordi, perchè te l’ho mandato io. Voi direte ma come, un prete che manda gorbu (colpo), ma non ho mandato un colpo. Ho mandato un mal di pancia, che devi stare sul water tutta la vita”. Parole forti rivolte a chi, nel giorno della domenica delle Palme, ha deciso di saltare la messa presentandosi in chiesa solo per prendere il ramoscello d’ulivo da portare a casa.
Anatema pronunciato non solo davanti ai fedeli presenti all’interno delle struttura, ma anche a tutti quelli rimasti a casa — visto il numero limitato di accessi per via delle restrizioni dovute alle norme anti-contagio — che stavano seguendo la celebrazione e l’omelia di don Tony Vanturiello trasmessa in diretta anche su Facebook. Il parroco della chiesa della Santissima Annunziata di Porto Sant’Elpidio, poi, si è accorto di aver esagerato con le parole e, rivolgendosi al Signore, alza le braccia al cielo e chiede scusa per essersi fatto trasportare in quella sua omelia pre-pasquale.

(da NextQuotidiano)

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TOTI TAGLIA LE FIALE DI VACCINO AI MEDICI DI BASE PER GARANTIRSI LA PASSERELLA MEDIATICA ALL’HUB DELLA FIERA

Marzo 29th, 2021 Riccardo Fucile

APPALTA UNA PARTE DELLE VACCINAZIONI ALLA SANITA’ PRIVATA PAGANDO 17 EURO A VACCINAZIONE   CONTRO I 12 EURO RICONOSCIUTI AI MEDICI DI BASE

“Il più grande hub vaccinale della Liguria è quasi pronto!”. Esulta in maiuscolo Giovanni Toti, annunciando su Facebook l’apertura del nuovo maxi-centro di somministrazione alla Fiera di Genova, il primo in Italia a gestione mista pubblico-privata.
Oltre all’Azienda sanitaria locale 3 “Genovese”, infatti, a iniettare le dosi saranno medici reclutati dai dipartimenti sanitari di Confindustria, Confartigianato, Confcommercio e Legacoop: “Un accordo di cui sono particolarmente orgoglioso”, ha fatto sapere Toti. Che d’altra parte non aveva nascosto di volersi rivolgere ai privati per scalare la classifica, aggiornata quotidianamente dal ministero della Salute, in cui la Liguria è al terzultimo posto per rapporto tra dosi ricevute e somministrate (peggio fanno solo Calabria e Sardegna).
Nei piani regionali, a partire da oggi, lunedì 29 marzo — giorno del taglio del nastro alla presenza del capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio e del commissario all’emergenza Francesco Paolo Figliuolo — l’hub della Fiera dovrà  fornire fino a 2mila dosi al giorno, decisive per raggiungere quota 11mila chiesta dal governo (al momento la media ligure è inferiore a 3mila, anche se negli ultimi giorni della scorsa settimana sono arrivati anche a 9.200 in un giorno).
La Regione ai medici: “Cancellate gli appuntamenti”
I medici Asl vaccineranno la fascia 70-79 anni con AstraZeneca, i privati gli “ultra-vulnerabili” con Pfizer. Non solo, ma la Regione sta per aprire un altro canale di iniezioni extra-pubbliche: quelle affidate alle farmacie, con 52 esercizi che inizieranno a immunizzare i 70-79enni da martedì 30 marzo. Anche qui, da “primi in Italia”, ricorda entusiasta Toti.
Non tutti, però, esultano allo stesso modo. Perchè complice il taglio nella fornitura di AstraZeneca — in Liguria ad aprile arriveranno 24mila dosi invece delle 80mila previste — a vedersi scippare i vaccini sotto il naso sono i medici di famiglia, a cui è stato impedito di calendarizzare nuove prenotazioni per tutto il prossimo mese.
Addirittura, giovedì sera, una mail inviata a tutti i dottori di Asl 3 (che copre gran parte della provincia di Genova) ordinava di cancellare due terzi degli appuntamenti già  fissati dal 29 marzo al 30 aprile: da 240 vaccinazioni al giorno per distretto sanitario a un massimo di 80, per un totale di oltre 4mila forfait nell’intero periodo.
“Senza mezzo criterio per capire quali prenotazioni mantenere e quali no. Se ne lavano le mani, prima o poi ci daranno fuoco agli studi. Tutto per avere le dosi e fare bella figura alla Fiera lunedì mattina”, si sfogava in chat un giovane medico.
I rimborsi: 17 euro al privato, 12 al pubblico
Dopo ore di polemiche feroci, Asl 3 ha fatto marcia indietro, garantendo che gli appuntamenti già  fissati saranno coperti con dosi di vaccino Pfizer. Ma per tutti i medici di base liguri è diventato impossibile bloccare nuovi slot fino al 30 aprile.
Chi ci prova, a Genova, vede apparire questo messaggio: “Non è più possibile prenotare dal 05/04/2021 all’11/04/2021 (o per qualsiasi altra settimana, ndr) perchè raggiunto il massimale di 2000 prenotazioni ammesso in tale periodo”.
Non è un errore: 2mila somministrazioni alla settimana, meno di 300 al giorno, per un territorio (quello di Asl 3) che conta 739.219 abitanti, a fronte delle 2mila al giorno che invece dovrebbe garantire il mega-hub della Fiera.
Con una differenza: mentre il rimborso ai medici di famiglia è di 6,16 euro a dose iniettata (12,32 per un ciclo vaccinale completo), quello, forfettario, garantito a privati e farmacisti per la doppia dose raggiunge i 17,50 euro.
Così una farmacia può permettersi di offrire ai medici 4mila euro al mese (o 250 al giorno) per vaccinare i suoi clienti (è richiesto un minimo di 96 vaccini a giornata).
Mentre il contratto — attraverso agenzia interinale — dei professionisti che lavoreranno in Fiera per conto delle aziende private prevede un totale mensile di 4.249 euro, al netto di indennità  e straordinari.
Fimmg: “Filosofia dannosa”
C’è di più: i medici di base a cui è stato assegnato Pfizer potranno somministrare, nei prossimi giorni, soltanto la prima dose. La seconda infatti andrebbe iniettata tre settimane dopo, e non tre mesi come per AstraZeneca: ma fino al 30 aprile — abbiamo detto — le nuove prenotazioni sono bloccate.
Risultato: per ottenerla i pazienti dovranno andare in pellegrinaggio proprio alla cattedrale della Fiera, unica dotata di frigoriferi per stoccare il prodotto americano. E non è ancora chiaro se a far loro la puntura saranno i medici della Asl o quelli di Confindustria, Confcommercio e così via.
“La Regione ha scelto di affidare a soggetti terzi una grossa struttura in cui concentrare la campagna vaccinale. Noi avevamo chiesto di adottare un’altra filosofia, potenziando gli ambulatori territoriali e le dotazioni dei medici di base. In questo modo anziani da tutta la provincia dovranno fare viaggi anche piuttosto lunghi per andarsi a vaccinare in un ambiente anonimo, con medici che non sconoscono”, dice al fattoquotidiano.it il segretario ligure della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), Andrea Stimamiglio. “I 500 colleghi genovesi finora hanno vaccinato in media 35 pazienti a testa, con un turno ogni mese, perchè mancano gli ambulatori. Toglierci le dosi e bloccare le prenotazioni a 2mila alla settimana significa ridurre la nostra attività  al minimo”.
Le opposizioni: “Operazione di propaganda”
Coro di indignazione anche dalla politica, con il consigliere regionale Gianni Pastorino (capogruppo della lista progressista Linea Condivisa) che annuncia un’interrogazione alla giunta sulla differenza nel rimborso delle iniezioni tra privati e medici di famiglia.
“La scelta di investire tutto sull’hub gestito dai privati è scellerata e indica una strada deleteria anche sul piano nazionale”, dice al fattoquotidiano.it. E, alla vigilia dell’inaugurazione, i quattro capigruppo di minoranza in assemblea (Pastorino, l’ex candidato governatore Ferruccio Sansa, il dem Luca Garibaldi e il 5 Stelle Fabio Tosi) hanno diffuso un duro comunicato: “È un’operazione che smantella ancor di più la sanità  territoriale pubblica, lasciando posto a quella privata che da sempre sostiene le campagne elettorali del centrodestra”, scrivono. “Tutta la giunta regionale, Giovanni Toti in testa, sarà  in prima fila a farsi inquadrare dalle televisioni, nella speranza di crescere nei sondaggi. Non importa che decine di migliaia di dosi siano state tolte ai medici di base, mentre riempivano i frigo della Fiera del Mare dove a somministrarli saranno i privati davanti alle telecamere. Ma noi dobbiamo — è nostro dovere di cittadini e di consiglieri — denunciare gli errori, le storture, le furberie perchè non si ripetano. Soprattutto, dobbiamo dire che la sanità  non può essere trasformata in arma di propaganda”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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IL CALL CENTER DELLA REGIONE LOMBARDIA CHE NON DA’ INFORMAZIONI E’ COSTATO 11,8 MILIONI AI CONTRIBUENTI

Marzo 29th, 2021 Riccardo Fucile

DOVREBBE DARE INFORMAZIONI SUI VACCINI MA GLI OPERATORI NON HANNO GLI ELENCHI DELLE PRENOTAZIONI, UN ALTRO FLOP DEL MODELLO LEGHISTA

È costato 11 milioni e 800 mila euro il call center di Regione Lombardia che dovrebbe dare informazioni sui vaccini, ma che si è rivelato inutile, come denunciato da centinaia di persone e verificato da Fanpage.it.
Gli operatori che rispondono al telefono non hanno gli elenchi delle prenotazioni, non sono in grado di confermare che la procedura sia andata a buon fine e tantomeno di comunicare data e luogo della somministrazione.
In sostanza, un servizio carente e non in grado di dare risposte alle ansie e ai timori dei lombardi.
Nel documento che mette nero su bianco l’offerta tecnico economica di progettazione, realizzazione e gestione del sistema di supporto alla campagna vaccinale lombarda anti COVID-19 — che Fanpage.it ha potuto visionare — si legge che “a supporto della popolazione coinvolta nel processo di vaccinazione Aria mette a disposizione un sistema di call center per fornire informazioni sulla campagna (modalità  di adesione, informativa sul processo ecc)” che “deve essere attivo per tutto il periodo della campagna e deve supportare le fasi massive e l’aumento della popolazione”.
Nello stesso documento sono indicati i costi: su 18,5 milioni di euro totali, ben 11,8 milioni sono stanziati per un appalto esterno per call center e assistenza.
“Una cifra pazzesca stanziata quando la giunta sapeva che, data l’accelerazione impressa per i sopperire i ritardi, il portale non avrebbe retto”, è il commento del consigliere regionale Samuele Astuti, capodelegazione del Pd in Commissione sanità  al Pirellone. “Dopo due mesi ci troviamo a buttare via 18,5 milioni, di cui la stragrande maggioranza per un servizio di call center assolutamente inefficiente e incapace di dare risposte ai tanti lombardi che cercano risposte e rassicurazioni”.
La testimonianza: Mia madre a 88 anni è senza vaccino, ma non sanno dirmi nulla
Molti cittadini lombardi hanno segnalato le difficoltà  legate al call center. Oltre ai classi problemi legati alle lunghe attese per prendere la linea e alla stabilità  della telefonata, a fare infuriare molti utenti è l’impossibilità  da parte degli operatori anche solo di poter verificare lo stato di avanzamento della prenotazione. Tra le testimonianze c’è quella di Annamaria, residente a Desio, che ha raccontato a Fanpage.it la sua odissea alla ricerca di risposte.
“Mia madre, 88 anni, ha seri problemi motori e conseguentemente una disabilità  riconosciuta al 100 per cento”, spiega, “già  a febbraio abbiamo fatto richiesta della vaccinazione a domicilio attraverso il medico di base. Ad oggi, 28 marzo, non ho ricevuto alcuna comunicazione da parte della Regione, nemmeno il famoso sms di ‘scuse’ diramato qualche settimana fa. Preoccupati decidiamo di chiamare il call center regionale per informazioni sulle vaccinazioni a domicilio: come da voi riportato, non hanno accesso agli elenchi e non sanno dirmi nulla (“a tempo debito riceverà  anche lei comunicazione al numero di telefono inserito”). L’unica cosa che mi consigliano di fare è chiamare il medico di base e chiedere conferma poichè fu lui a inoltrare la richiesta”. È solo uno dei molti casi di persone ultra ottantenni che ancora non hanno ricevuto risposte sulla propria vaccinazione.

(da Fanpage)

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GRAZIA, GRAZIELLA E GARAVAGLIA

Marzo 29th, 2021 Riccardo Fucile

SALVINI CHE PARLA DI RIAPERTURE SI E’ ACCORTO CHE LA LEGA E’ AL GOVERNO?

Sono settimane che Matteo Salvini parla della resurrezione dopo Pasqua: e per resurrezione intende quella dei ristoranti, dei bar e degli esercizi commerciali chiusi per le restrizioni del decreto COVID.
Dopo la conferenza stampa di Draghi ha prima minacciato di non votare il provvedimento e poi in un video su Facebook si è mostrato meno guerrigliero. Come fa a prendersela con il governo di cui fa parte?
Il punto è che la valutazione dei dati è sempre stata il metro di misura per applicare le restrizioni:   “Riaprire è auspicabile ma le decisioni si prendono in base ai dati”, ha detto Draghi, e quindi le parole di Salvini non raccontano niente di nuovo.
Ma è la Lega in generale a raccontare l’evoluzione della terza ondata di COVID con una sequela di ovvietà : “Tutta Italia zona gialla” in estate raccontava qualche giorno fa il ministro del Turismo. E la notizia si potrebbe anche commentare con “Grazia, Graziella e Garavaglia”.
Il Fatto racconta la frustrazione del leader della Lega:
“Adesso basta con le chiusure — si è sfogato venerdì con i suoi fedelissimi dopo la cabina di regia —non abbiamo sostenuto Draghi per fare le stesse cose di Conte e Speranza”.
E solo chi conosce bene il segretario del Carroccio sa quanto può essergli costato accostare il suo acerrimo nemico all ‘ex presidente della Bce per cui si è battuto e ha rischiato tutto a costo di farsi sorpassare a destra da Giorgia Meloni.
Ma il dato di fatto resta: su aperture e chiusure la “discontinuità ” chiesta dal leghista non c’è. E allora, dopo l’ennesimo schiaffo di venerdì in cui la cabina di regia ha deciso che anche aprile sarà  il mese delle chiusure, Salvini non ci ha visto più.
Neanche i governatori della Lega lo seguono sulla linea aperturista.
Gli unici a suggerirgli di tenere duro sono, spiega il quotidiano, Claudio Borghi e Armando Siri. Mentre Giorgia Meloni può lamentarsi quanto vuole.
Cosa deciderà  di fare Salvini? Votare contro il decreto con il rischio di dover spiegare ai suoi elettori cosa ci sta a fare al governo, o tornare a più miti consigli con il rischio di dover spiegare ai suoi elettori come mai ha abbandonato il tema del “ritorno alla vita”?
In ogni caso il “Capitano” non naviga in buone acque.

(da “NextQuotidiano”)

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LE MISSIONI ALL’ESTERO DI RENZI NON SONO AFFARI PRIVATI

Marzo 29th, 2021 Riccardo Fucile

SI VOCIFERA CHE PRESTO CAMBIERA’ MESTIERE, MA FINCHE’ E’ SENATORE E MEMBRO DELLA COMMISSIONE DIFESA DEVE RISPETTARE L’ART 54 DELLA COSTITUZIONE

Negli ambienti finanziari milanesi gira da un po’ la voce che Matteo Renzi sia prossimo a cambiar mestiere.
La carriera politica fungerebbe da trampolino per incarichi più remunerativi, già  testimoniati dal repentino incremento dei suoi redditi.
Ma finchè Renzi è senatore, e in particolare membro della Commissione Difesa, cui spetta di occuparsi di interessi vitali della nazione, s’impone a lui di adempiere “con disciplina e onore” alla funzione pubblica assegnatagli (articolo 54 della Costituzione).
In democrazia ciò comprende anche il dovere della trasparenza: le sue costose missioni all’estero, che siano retribuite o solo rimborsate da terzi, non possono essere considerate un affare privato.
Renzi è un ex presidente del Consiglio, tuttora segretario di un partito che fa parte del governo in carica.
Che si tratti di viaggi d’affari o di un non meglio precisato ruolo nell’ambito dei cosiddetti Accordi di Abramo, la faccenda ci riguarda.
La presenza di Renzi ieri ai box del Gp di Formula 1 in Bahrein si configura come uno sberleffo oltraggioso di fronte a un paese chiuso per lockdown. Trincerarsi dietro al rispetto formale delle regole equivale solo a un’ostentazione di privilegio.
Ci aspettiamo che la presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati, voglia chiedergliene conto nella seduta di martedì prossimo.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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GALLI AVVERTE: “PRIMI EFFETTI DELLA STRETTA NON CI SARANNO PRIMA DI META’ APRILE”

Marzo 29th, 2021 Riccardo Fucile

“VA DETTO CHE RIAPRIRE LE SCUOLE SARA’ UN PROBLEMA SERIO”

Sui nodi ancora da sciogliere si esprime il professor Massimo Galli, dall’Ospedale “Sacco” di Milano, dove è primario del reparto di Malattie Infettive: «Siamo ancora in una situazione in cui gli ospedali stanno rientrando in quella fase in cui non si va chiaramente nè su nè giù, una condizione che merita tutta l’attenzione del caso» ha spiegato l’infettivologo a microfoni di Sky TG24.
«Un riflesso sui dati potremo averlo verso la metà  di aprile», ed è per questo che Galli invita alla prudenza anche nelle rassicurazioni. La scuola, fra tutti, l’argomento su cui esprimersi con più cautela. «Affermazioni tipo che le scuole non sono elemento di disturbo e di pericolo, in base ai dati che vedo io, mi sembrano azzardate» ha detto il professore, spiegando come la presenza di varianti «che incidono su bambini e ragazzi» siano oggi un forte elemento di timore.
In merito ai test salivari da eseguire a tappetto su tutti gli studenti, e a cadenza settimanale, Galli si mostra favorevole: «Mi auguro che possano rappresentare un elemento di protezione importante. Tamponare tutti i bambini è invasivo e traumatico, ma test salivari con conferma dal tampone eventualmente è un’altra cosa».
Secondo il professore, istruzione e scuola in presenza, oggi vanno riconosciuti come beni primari con l’onestà  però di «dichiarare quanto la questione presenti anche implicazioni negative e rischiose». L’arma più potente di tutte per lo scienziato rimane il vaccino, «ma fino a 16 anni non possiamo farlo, per cui sarà  fondamentale non prendere sotto gamba i sistemi di riapertura».

(da agenzie)

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