Marzo 31st, 2021 Riccardo Fucile
ELOGIA LA SESTA PEGGIORE REGIONE NEL RAPPORTO DOSI RICEVUTE/ DOSI SOMMINISTRATE
L’ha fatto di nuovo. Oggi il leader della Lega Matteo Salvini ha di nuovo elogiato l’amministrazione leghista della Lombardia, facendo scrivere sui social dalla “Bestia” un post in cui riporta le parole del Capo della Protezione civile Curcio: “La Lombardia ha numeri ragguardevoli, è la regione che ha vaccinato di più, con la somministrazione dell’85% delle dosi ricevute”.
E poi alcuni dati aggiunti da lui: “37mila (vaccinazioni, ndr) solo ieri, con l’obiettivo di 120mila dosi al giorno (sulle 500mila totali italiane), superato oggi il milione e mezzo di dosi. Avanti tutta, per fare sempre meglio e sempre di più”.
Ecco, fare di più.
Perchè se è vero che è la regione che ha in assoluto vaccinato di più (1.551.649 dosi), è anche vero che è la sesta peggiore d’Italia nel rapporto tra dosi somministrate e dosi ricevute (1.808.290).
Che significa che sono state inoculate solamente l’85,8 per cento delle fiale disponibili. Tutti i numeri, regione per regione, si possono trovare sempre aggiornati sul sito del governo. E le cifre parlano chiaro: La Lombardia è la sesta peggiore: peggio di lei solamente (dal basso verso l’alto) la Calabria (78,2%), la Sardegna (79,1%), la Liguria (79,5), la Puglia (83,9%) e le Marche (84,6%).
I fallimenti della Lega in Lombardia
L’ex Capo della Protezione civile era stato chiamato dalla Regione Lombardia — e più precisamente dal presidente Attilio Fontana — come consulente speciale. Doveva essere l’uomo che avrebbe cambiato le sorti della regione.
Eppure non è andata così, e anzi. Anche lui ha iniziato a collezionare figure così e così. Come la donna (Letizia Moratti) voluta sempre da Fontana per sostituire l’assessore regionale alla Salute Giulio Gallera, che se ci fosse un campionato delle figuracce collezionate, entrerebbe sicuro nei migliori tre.
E poi c’è lui: Attilio Fontana. L’uomo che ne ha dette una dopo l’altra, accusando persino Roma di aver calcolato male l’indice Rt regionale (che era costato il semaforo rosso), salvo poi scoprire che l’errore provenisse proprio dai suoi tecnici. Ah, e poi (dulcis in fundo) Aria, la società voluta fortemente dall’assessore al bilancio leghista Davide Caparini per gestire le prenotazioni ai vaccini, che a volte chiamava più persone a vaccinarsi, più di quelle dovute; e altre volte non ne chiamava nessuna.
L’hanno difesa a spada tratta, poi però si son dovuti arrendere anche loro dell’amministrazione e l’hanno commissariata.
Ma Salvini forse si è perso qualche passaggio, oppure vuol far finta di non vedere: il Modello Lombardia semplicemente — per ora — non è un modello.
Che se ne faccia una ragione.
(da NextQuotidiano”)
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Marzo 31st, 2021 Riccardo Fucile
UN FILMATO TESTIMONIA LA TENSIONE NELLA SALA DI ACCETTAZIONE QUANDO MOLTI PAZIENTI CONVOCATI SONO STATI RIMANDATI A CASA
Un filmato girato nel tardo pomeriggio di lunedì 29 marzo all’interno dell’Ospedale San Gerardo di
Monza mostra l’ennesima situazione di caos nella gestione della campagna vaccinale in Lombardia. Il video mostra attimi di tensione nella sala di accettazione dell’area del nosocomio riservata alle immunizzazioni anti-Covid.
Molte persone, troppe.
Senza le dovute distanze di sicurezza che si trovano a discutere (dopo ore di attesa) con il personale sanitario. Alla fine molti di loro (prenotati) sono stati rimandati a casa: le dosi disponibili per quella giornata erano inferiori rispetto al numero di pazienti convocati.
Mentre Matteo Salvini continua ad esaltare il modello lombardo, senza riuscire a vedere la realtà , il video girato all’interno dell’Ospedale San Gerardo di Monza mostra cosa accade in Lombardia (e non si tratta di un unicum, come la storia recente ha mostrato in altre occasioni).
Il filmato è stato inviato alla redazione del quotidiano Il Cittadino e condiviso sui social dal consigliere comunale Paolo Piffer. E proprio al giornale di Monza e Brianza, l’autore del video ha raccontato:
Non è di polemica ma per sensibilizzare una situazione che non sta funzionando Anziani ammassati senza distanze, nessun cartello, pochi a gestire la situazione. Verso le 19 dopo quasi 2 ore di agonia una dottoressa esce e avvisa che le dosi erano finite e di tornare l’indomani mattina. Ed era tutta gente che era stata chiamata con appuntamento: ma come è possibile? Non è colpa dei medici ma di un sistema che non funziona. C’è bisogno di aiuto.
La replica dell’ospedale
“È stata una giornata particolare legata all’apertura delle linee vaccinali con vaccini differenti, Astrazeneca, Pfizer e Moderna. I tre vaccini hanno indicazioni diverse e la procedura di accettazione, a seconda del vaccino che viene inoculato, è risultata più complicata”. L’ospedale ha spiegato che gli appuntamenti non sono più spalmati sulle 12 ore, ma concentrati dalle 14 alle 18. Un sovraffollamento orario che provoca, inevitabilmente (anche se dovrebbe essere evitato) un maggior afflusso di pazienti in un lasso di tempo ristretto.
(da agenzie)
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Marzo 31st, 2021 Riccardo Fucile
MA GLI ANZIANI RACCONTANO: “MAI RICEVUTO NULLA”
“Mio marito ha 89 anni, se va a far la spesa e prende il Covid? Sono pazzescamente angosciata. Per non mettere altra ansia a lui, sono uscita un attimo dalla stanza perchè non mi senta parlare con lei”.
Marcella Magliola quest’anno di anni ne compirà 66. Da settimane aspetta un sms da Regione Lombardia con l’appuntamento per la vaccinazione del marito, ma ancora non ha ricevuto nulla.
Nemmeno oggi, nonostante dopo giorni e giorni di disagi per i cittadini over 80, proprio ieri la vicepresidente della Regione e assessora al Welfare Letizia Moratti abbia annunciato il completamento delle convocazioni via sms, con prima dose per tutti entro l’11 aprile: “Sono stati inviati 115mila sms di appuntamento agli over 80 lombardi che ancora devono ricevere la prima dose di vaccino anti Covid”.
Ennesimo annuncio a cui non sono seguiti i fatti, con l’unico effetto di aggiungere ulteriori preoccupazioni a chi di preoccupazioni ne ha già molte. Come Marcella, e come altre centinaia di persone che in queste ore raccontano di non aver ricevuto ancora nessun appuntamento.
“Noi abitiamo a Sesto Calende, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore — prosegue Marcella -. Fosse stata quella piemontese, forse mio marito il vaccino lo avrebbe già ricevuto. Mia mamma ha 89 anni e vive in Piemonte: domenica scorsa ha fatto la seconda dose. Qui a Sesto Calende abbiamo due vicini di 82 e 83 che hanno ricevuto una dose. Mio marito invece non ha nemmeno ricevuto l’sms. Non si capiscono i criteri con cui chiamano, non abbiamo nessuna informazione, almeno ci dicessero qualcosa”.
Inutile telefonare al call center gratuito, quello costato oltre 11 milioni di euro e gestito da Aria, la società regionale responsabile della piattaforma per gli appuntamenti: “Gli operatori sono gentili, ma non sanno nulla. Nemmeno se gli dai il numero di adesione alla campagna, riescono a dirti qualcosa. Sanno solo tenerci buoni”.
E così a Marcella resta solo l’sms ricevuto a fine febbraio che diceva così: “Siamo consapevoli che il tuo appuntamento per la vaccinazione anti-Covid, a causa delle consegne ridotte, sta subendo dei ritardi. Faremo il possibile per assicurarti quanto prima la convocazione, intanto scusaci per l’inconveniente, sappi che la tua salute è la nostra priorità ”.
Un messaggio, che un mese dopo, suona come una beffa. “Oggi stiamo ancora aspettando, che schifo!”.
La stessa interminabile attesa la racconta Luisella Aranio, 74 anni. Suo marito Alberto, classe 1935 e avvocato milanese in pensione, è un altro degli over 80 lombardi dimenticati: “Abbiamo aderito alla campagna il primo giorno, il 15 febbraio, tramite il medico di famiglia e abbiamo dato il numero del fisso. Per non fare ogni giorno l’appostamento al telefono in attesa della chiamata, abbiamo aderito una seconda volta online il 10 marzo, inserendo il numero di cellulare. Ma non abbiamo mai ricevuto nulla. Siamo sempre in casa, non vediamo nessuno per non rischiare. Questo vaccino sembra diventato una barzelletta, se non fosse una situazione così tragica”.
Situazione per altro già vissuta quando era il momento di fare un altro vaccino, quello antinfluenzale: “Anche quello mio marito non è riuscito a farlo attraverso la Regione — dice sconsolata -. È dovuto andare a farlo privatamente all’Istituto auxologico”.
Alle due testimonianze raccolte da ilfattoquotidiano.it, altre se ne aggiungono sui social. Mentre centinaia di email stanno arrivando alla consigliera regionale Elisabetta Strada (lista Lombardi Civici Europeisti), che ieri ha scritto un post su Facebook per raccogliere segnalazioni di over 80 rimasti ancora senza convocazione, nonostante gli annunci della Moratti.
“Al momento mi sono arrivate 1.683 email e ne arrivano di continuo”, dice Strada a inizio pomeriggio. Tutti messaggi con tanto di nome, cognome e codice fiscale.
C’è per esempio M. R. che racconta: “Mio padre, che ha regolarmente aderito alla campagna vaccinale fin dall’apertura, non ha ancora ricevuto la chiamata per recarsi a fare il vaccino. Essendo cardiopatico (4 bypass) e avendo una leggera insufficienza renale che lo porta ad utilizzare il catetere per urinare, è sicuramente soggetto fragile oltre che per età anche per patologie”.
Ci sono le email di chi ha fatto richiesta di ricevere il vaccino a domicilio, come quella di A. T.: “Per mia madre nata il 19 febbraio 1934, 87 anni, invalida al 100 per cento per ischemia cerebrale e ferma a casa da più di un anno e mezzo, il medico di base ha inoltrato richiesta di vaccino a domicilio, cui ha diritto, già due volte”.
“Stiamo raccogliendo tutti i messaggi e compilando un file excel — dice Strada — Li invierò a Moratti, Bertolaso, al direttore generale Welfare Pavesi e ai direttori delle Ats competenti con i dati dei ‘dimenticati’. Non so veramente cos’altro fare per mettermi a disposizione della Regione per far sì che tutti gli over 80 lombardi vengano vaccinati”. Nella seduta odierna del consiglio regionale, lei e gli altri consiglieri di opposizione hanno protestato offrendosi provocatoriamente come volontari per fare le telefonate agli anziani senza appuntamento.
Ma ad ascoltarli sui banchi riservati alla giunta non c’erano nè Moratti, nè il governatore Fontana. Eppure era stato loro chiesto di riferire in Aula sul caos vaccini e sull’azzeramento del cda di Aria deciso settimana scorsa.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 31st, 2021 Riccardo Fucile
“ALCUNE VARIANTI NON SONO COPERTE DAI VACCINI CHE ABBIAMO”
“Siamo ancora in piena emergenza”. Massimo Galli, direttore della clinica di Malattie infettive
dell’ospedale Sacco di Milano lo ha detto senza se e senza ma, intervistato da Bianca Berlinguer a Cartabianca su Rai Tre.
E quindi ha continuato: “I numeri dicono questo, al di là delle aspirazioni di gettare il cuore oltre all’ostacolo, ma l’ostacolo è ancora lì. Sarà superabile solo quando avremo vaccinato abbastanza”. Continua a riprendere alle domande della giornalista (che conduce da casa) e di Enrico Lucci:
Lei rietine attendibile le previsioni di Draghi entro la fine del mese di luglio?
Mi auguro con tutto il cuore che sia così, dal punto di vista della realizzabilità è un obiettivo non impossibile per un Paese organizzato. Ma ci sono molte variabili da considerare. Ora sembra che il vaccino (la variabile che è stata molto pesante in questo periodo) sia in soluzione: che il vaccino arriverà in quantità sufficienti per questo fabbisogno che ci consentirà di tirare un sospiro di sollievo.
Interviene Enrico Lucci che gli chiede: Tirare un sospiro a luglio vuol dire avere una quantità totale di gente vaccinata? Si potrà andare in giro senza mascherine questa estate?
Chiaro è che uno si augura che si possa andare in giro senza mascherine, ma bisognerà vedere i numeri: se avremo messo in sicurezza tutti gli anziani e i fragili… Credo che però comunque non si potrà del tutto abbassare la guardia per l’identificazione di eventuali altri focolai.
Le variabili sono le varianti, alcune delle quali non sono coperte dai vaccini che abbiamo, che sono stati formulati per il virus che si aggirava per le vie di Wuhan, ma adesso è un virus diverso. Ora siamo coperti contro le manifestazioni gravi del virus, ma ci sono dei casi di persone completamente vaccinate che sono risultate positive alla variante inglese. Si tratta di casi di una malattia blanda e tranquilla. Noi ora stiamo vaccinando per evitare che la gente finisca in ospedale e al cimitero. Per evitare che il virus sia in giro ci vorrà più tempo e un adeguamento del vaccino.
(da agenzie)
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Marzo 31st, 2021 Riccardo Fucile
I DECESSI NEL SETTORE SONO AUMENTATI DEL 67%, MA QUESTI LAVORATORI HANNO POCHE TUTELE
Riccardo lavorava come commesso al Carrefour Express di via Po, a Roma, ed è morto a causa delle complicanze legate al covid. Lui, dice Francesco Iacovone, sindacalista Cobas, è uno di quei “lavoratori invisibili, con poche tutele ed esclusi completamente dal piano vaccinale”.
Si legge su Repubblica:
“Ci uniamo al cordoglio dei familiari, degli amici e dei colleghi di Riccardo, ennesima vittima invisibile di un settore martoriato – dice Francesco Iacovone, sindacalista Cobas (Confederazione dei Comitati di Base) nazionale – . Nel 2020 l’Inail ha certificato un aumento dei decessi del 67% rispetto l’anno precedente, ma questi lavoratori restano invisibili, con poche tutele ed esclusi completamente dal piano vaccinale”.
La morte di Riccardo coincide con il giorno in cui il Lazio è ritornato in zona arancione. Una scelta che Iacovone definisce “scellerata”
“Questo nuovo cambio di colore che mette in circolazione altre centinaia di migliaia di cittadini ben prima che gli effetti della zona rossa si manifestino realmente. Un gioco a rincorrere il colore più tenue molto pericoloso per la salute pubblica . Il segno che la memoria non insegna nulla, neanche davanti una pandemia”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 31st, 2021 Riccardo Fucile
PAESE CHE VAI, CRIMINALE SOVRANISTA CHE TROVI
Crisi militare in Brasile. Per la prima volta nella storia del Paese sudamericano, tutto il vertice delle
Forze armate ha presentato le dimissioni in segno di protesta contro il presidente Jair Bolsonaro che il giorno prima aveva annunciato la “rinuncia” del ministro della Difesa.
L’eclatante gesto di Edson Pujol, capo dell’esercito, di Iilques Barbosa Junior (marina) e di Antonio Carlos Moretti Bermudez (aeronautica), ha spinto il Parlamento a convocare d’urgenza il neoministro della Difesa, Walter Braga Netto, per avere delucidazioni sull’accaduto. Il timore è che l’avvicendamento abbia coperto (o forse smascherato) addirittura un tentativo di autogolpe.
Bolsonaro lunedì aveva annunciato un maxi-rimpasto dietro pressione dell’ala più moderata della coalizione di governo. A farne la spesa sei dei 23 ministri, tra cui il responsabile degli Esteri e appunto quello della Difesa, il generale Fernando Azevedo e Silva, che fin dall’inizio della pandemia aveva criticato la gestione della pandemia, reclamando un ruolo più importante per i militari nell’emergenza.
Il quotidiano Globo sottolinea che Bolsonaro avrebbe approfittato del rimpasto imposto «per sbarazzarsi di chi non diceva sempre amen», ovvero anche i suoi oppositori interni. All’indomani, il neo ministro della Difesa, Walter Braga Netto ha annunciato però anche la “sostituzione” dei tre capi militari, in risposta ai «gesti di solidarietà » nei confronti di Azevedo.
Non è ancora chiara la dinamica degli eventi. Il documento del ministero parla di “sostituzioni”, ma secondo la ricostruzione del quotidiano Folha de Sao Paulo i tre militari avevano annunciato pubblicamente di voler rassegnare le dimissioni in segno di protesta contro Bolsonaro e, nel corso della riunione con Braga Netto, avrebbero dichiarato di non voler appoggiare «avventure golpiste» del presidente.
L’analista Merval Pereira sostiene che «ora non sarà facile usare le forze armate per un autogolpe», lasciando intendere che forse questa era una delle opzioni nell’agenda di Bolsonaro.
A Brasilia sono ben noti in particolare i forti dissidi fra il dimissionario capo dell’esercito Eduardo Pujol e il presidente Bolsonaro. Il generale ha più volte sottolineato che la lotta contro il Covid-19 è «una delle più grandi missioni dell’esercito», in flagrante disaccordo con il presidente negazionista.
Nel novembre dello scorso anno, Pujol aveva anche sottolineato che «i militari non vogliono far parte della politica, figuriamoci lasciare che la politica entri in caserma». Il Brasile- è bene ricordarlo – è stato governato da una dittatura militare dall’aprile 1964 al 15 marzo 1985, conosciuta anche come regime dei Gorillas o Quinta Repubblica brasiliana.
(da agenzie)
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Marzo 31st, 2021 Riccardo Fucile
LA FARNESINA CONVOCA L’AMBASCIATORE ED ESPELLE DUE FUNZIONARI DI MOSCA… CAPITANO DI FREGATA E MILITARE RUSSO CHE LAVORA PRESSO LA SEDE DIPLOMATICA SONO STATI BLOCCATI NEL MOMENTO DELLA CONSEGNA… SILENZIO DEI SERVI SOVRANISTI
Due fermi per spionaggio, senza precedenti: martedì sera sono stati bloccati un alto ufficiale della Marina italiana e un militare russo, di stanza nel nostro Paese.
Il capitano di fregata è stato pedinato nella capitale mentre consegnava documenti top secret al collega in servizio presso l’ambasciata di Roma. Stando all’accusa, aveva appena ricevuto denaro in cambio delle informazioni riservate. Subito dopo lo scambio, sono intervenuti i carabinieri del Ros.
Il capitano di fregata è stato arrestato. La posizione giuridica del militare russo invece sta venendo valutata alla luce del suo status diplomatico.
Entrambi sono indagati per di reati di spionaggio e minaccia alla sicurezza dello Stato: rischiano una pena superiore ai dieci anni di carcere. Il ministero degli Esteri ha subito convocato l’ambasciatore Sergej Razov che – su disposizione del ministro Di Maio – sarà incontrato in mattinata dal segretario generale Elisabetta Belloni.
L’ambasciata russa a Roma si è limitata a commentare: “Confermiamo il fermo di un funzionario dell’ufficio dell’Addetto Militare. Stiamo verificando le circostanze dell’accaduto. Per adesso riteniamo inopportuno commentare. In ogni caso ci auguriamo che quello che è successo non si rifletta sui rapporti bilaterali tra la Russia e l’Italia”.
Si tratta di un episodio gravissimo, che mostra come anche il nostro paese sia coinvolto nella nuova strategia offensiva russa. Oltre alle attività di influenza denunciate negli ultimi anni, come le campagne di disinformazione lanciate su profili social anonimi e le notizie diffuse da organi vicini al Cremlino per delegittimare il governo italiano, adesso c’è l’accusa di un’iniziativa apertamente ostile, come lo spionaggio.
I due sono stati fermati dopo una lunga indagine condotta dai carabinieri del Ros con la collaborazione dell’Aisi, l’intelligence interna, e dello Stato Maggiore della Difesa. Non si conoscono ancora nomi e posizioni degli ufficiali coinvolti.
Stando alle prime indiscrezioni, le motivazioni del tradimento sarebbero di natura economica: il militare italiano avrebbe accettato di cedere informazioni classificate in cambio di denaro, probabilmente per fronteggiare gravi problemi familiari.
Il capitano di fregata sarebbe stato in servizio nello Stato Maggiore della Difesa, il comando di tutte le forze armate che ha sede in via XX Settembre: un incarico che gli avrebbe permesso di accedere a una vasta gamma di materiali sia sull’attività della nostra Difesa, sia di quella dell’Alleanza Atlantica.
Nella storia recente non si ricordano precedenti del genere. L’ultima operazione di controspionaggio risale nel 1989, prima della caduta del Muro, e riguardava i piani del Patto di Varsavia per carpire documenti dalla Oto Melara di La Spezia, impegnata nella produzione di cannoni e mezzi corazzati, e da un’azienda triestina che collaborava al progetto di un sistema di comunicazioni della Nato. All’epoca furono emessi mandati di cattura contro cinque persone, tra cui due presunti agenti del Kgb e uno dell’intelligence bulgara. Ma i tre stranieri e un ex carabiniere disertato a Sofia riuscirono a sottrarsi agli arresti.
Da allora l’Italia era sempre apparsa come la scacchiera dove si sfidavano pedine di altri paesi, una sorta di porto franco per trame internazionali, dove muoversi confusi tra i turisti e tra l’abbondanza di ambasciate.
Nel maggio 2016 a Trastevere era scattata la trappola contro un dirigente dell’intelligence portoghese che stava incontrando Sergej Nicolaevich Pozdnjakov, funzionario russo con passaporto diplomatico, per vendergli piani d’azione dell’Alleanza Atlantica.
L’arresto aveva provocato un braccio di ferro con le autorità di Mosca che contestavano il mandato di cattura portoghese e ribadivano la protezione diplomatica del loro connazionale. Una tesi riconosciuta poi dalla magistratura italiana, che dopo due mesi ha rilasciato Pozdnjakov.
Alla fine dello scorso agosto l’episodio più clamoroso. Un tenente colonnello francese in servizio nel comando Nato di Napoli. La cattura, avvenuta mentre l’ufficiale si trovava in patria per le vacanze, era stata condotta dai servizi di Oltralpe e la natura della sua collaborazione con la Russia è rimasta top secret.
(da agenzie)
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Marzo 30th, 2021 Riccardo Fucile
INVECE DI 120 MILIONI DI DOSI L’AZIENZA E’ FERMA A 18,8 MILIONI DI FIALE DISTRIBUITE IN AMBITO UE, UNA VERGOGNA… L’ITALIA ATTENDE 10 MILIONI DI DOSI ENTRO GIUGNO E ALTRE 24 NEL TERZO TRIMESTRE; ARRIVERANNO MAI?
Non c’è pace su AstraZeneca. Dopo sole due settimane dalla sospensione del vaccino anglo-svedese
da parte di mezza Europa guidata da Berlino, le rassicurazioni dell’Ema e la nuova ripartenza delle somministrazioni anche in Italia, in Germania il caso si riapre dopo che città importanti come la capitale e poi tutto il Brandeburgo, Monaco di Baviera, Colonia e tutto il Nord-Reno Vestfalia fermano le inoculazioni agli under 60. A sera, dopo una concitata riunione di Angela Merkel e il ministro della Salute Jens Spahn con i ministri dei Land, la sospensione per gli under 60 viene estesa a tutta la nazione.
Stavolta la scelta segue una decisione simile presa dalla Francia la settimana scorsa (niente AstraZeneca per gli under 55) e, fuori Ue, dal Canada.
Ma è una decisione che torna a sconvolgere il clima intorno all’azienda simbolo di tutti i mali della campagna vaccinale europea.
Tra l’altro, ad oggi, non c’è nemmeno la certezza che AstraZeneca abbia consegnato le 30 milioni di dosi promesse dopo aver tagliato le forniture di due quarti (inizialmente erano 120mln): i dati della scorsa settimana sono fermi a 18,8 milioni di fiale distribuite nell’Ue. Proprio oggi il premier Mario Draghi, 73 anni, si è vaccinato con AstraZeneca.
Ma i dubbi affiorano a Bruxelles: è possibile che ai 30 milioni annunciati manchi ancora qualcosa, più di qualcosa. In questo clima di diffidenza massima nei confronti della casa farmaceutica anglo-svedese, mentre proseguono a rilento le trattative tra l’Ue e il Regno Unito sulla ripartizione delle dosi prodotte negli stabilimenti europei e britannici, arriva un’altra doccia fredda.
Sempre dalla Germania, dove il governo è sotto accusa per una campagna vaccinale lenta non solo per le scarse consegne, ma anche per problemi organizzativi e logistici a livello nazionale.
La scelta di Berlino, Monaco e Colonia di sospendere il prodotto per gli under 60 scaturisce dalla segnalazione di 31 casi di trombosi cerebrale che si sono verificati in Germania in connessione temporale con la somministrazione del vaccino, quasi tutti riguardanti donne sotto i 55 anni. A sera, la cancelliera Angela Merkel e il ministro della Salute Jens Spahn riuniscono i ministri dei Land per approfondire il problema. Nel frattempo, lo Stiko, la commissione tedesca sui vaccini, emette una raccomandazione che consiglia la vaccinazione con AstraZeneca solo per le persone sopra i 60 anni, anche se non esclude la somministrazione a pazienti più giovani a discrezione del loro medico.
Ma il caos non è da poco. Perchè nel frattempo in molti hanno ricevuto la prima dose di AstraZeneca: cosa succederà per il richiamo? “Su Astra-Zeneca possiamo aspettarci qualche nuovo problema ogni giorno. È la percezione di tutti”, dice a chiare lettere il governatore della Baviera, Markus Sà¶der.
Un problema non da poco anche per l’Italia, che finora non rivede la decisione di autorizzare AstraZeneca anche per i più giovani.
Secondo le proiezioni elaborate dal commissario straordinario per la campagna vaccinale Francesco Paolo Figliuolo, anche nel secondo e terzo trimestre la maggior parte delle vaccinazioni nel nostro paese avverrà con AstraZeneca (sempre che rispetti le consegne): oltre 10milioni da aprile a giugno e oltre 24 milioni da luglio a settembre.
E pensare che proprio oggi il vaccino AstraZeneca è stato ‘battezzato’: si chiama Vaxzevria. “Dare un nome a un farmaco nuovo è una consuetudine. Ed è un processo che avviene in maniera separata dall’approvazione normativa e regolatoria del farmaco stesso”, dicono dall’azienda. “La sigla ‘Covid-19 AstraZeneca vaccine’, non era il nome del farmaco. Ora ha un nome che come prassi è stato registrato”. Ma la Germania intanto lo ‘cancella’ per le fasce d’età più giovani.
(da Huffingtonpost)
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Marzo 30th, 2021 Riccardo Fucile
IL MINISTERO DELLA SALUTE: “CI AFFIDIAMO AL BUON SENSO”
La polemica sui viaggi all’estero in piena pandemia di Covid-19 non accenna a placarsi. La protesta è
quella di albergatori e operatori turistici ma anche di congiunti fuori regione, al momento ostaggio di restrizioni valide almeno fino al 30 aprile: spostarsi fuori regione no, viaggiare all’estero per turismo sì.
Una contraddizione che fa storcere la bocca a molti e che in periodo di feste si fa particolarmente stridente. Baleari, Madrid, Svezia, ma anche Germania, Grecia e Norvegia sono alcune delle mete verso cui non è necessario motivare lo spostamento. E cosi nel bel mezzo della polemica arriva la nuova ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza con l’obiettivo di regolare gli arrivi e i rientri dall’Unione europea. La priorità è mantenere sotto controllo la curva epidemiologica. La libertà sui viaggi concessa dal Dpcm del 2 marzo firmato da Mario Draghi deve convivere, soprattutto nei giorni di vacanze pasquali, con il rischio imponente di diffusione del virus.
«Starà alla responsabilità individuale rispettare i 5 giorni di chiusura»
Una delle due principali disposizioni dell’ordinanza ministeriale è quella riguardante la quarantena di 5 giorni per tutti coloro che hanno soggiornato o transitato nei 14 giorni prima dell’ingresso in Italia in uno Stato dell’Ue. «Ai fini del contenimento della diffusione del virus Covid-19 è fatto obbligo di sottoporsi, a prescindere dell’esito del tampone, a un periodo di cinque giorni di quarantena presso l’abitazione o la dimora» si legge nel testo. La segnalazione dovrà essere fatta alla propria Azienda sanitaria territoriale.
Nessun sistema di controllo viene menzionato, nessuna garanzia di monitoraggio delle quarantene.
Il tracciamento è ormai naufragato e il pericolo di diffusione del virus oggi è reso ancora più insidioso dalle varianti.
Alla luce di uno scenario simile, le regole che dovrebbero rendere i viaggi all’estero perfino più sicuri degli spostamenti tra regioni non diminuiscono invece il rischio contagio.
Da parte del Ministero nessun tipo di rassicurazione in merito. Raggiunto da Open lo staff del ministro Speranza conferma l’assenza di uno specifico meccanismo di controllo sul periodo di quarantena obbligatoria per i viaggio all’estero: «Starà alla responsabilità individuale rispettare i 5 giorni di chiusura, ci affidiamo al buon senso delle persone così come abbiamo sempre fatto». Il pericolo è che le quarantene non vengano rispettate e le infezioni aumentino.
«Per i tamponi nessun monitoraggio aggiuntivo»
L’altra direttiva importante riguarda i tamponi. Secondo il documento diffuso dal ministero valido fino al 6 aprile i tamponi obbligatori da fare al rientro saranno due. All’arrivo nel Paese europeo in questione sarà l’hub aeroportuale a eseguire il test dopo l’atterraggio. Stessa cosa al rientro in Italia. A questo punto, al test effettuato in aeroporto seguiranno i 5 giorni di quarantena, alla fine dei quali dovrà essere eseguito un altro tampone, antigenico o molecolare. Su questo secondo test, di nuovo, le incertezze dei controlli.
Non sarà più l’hub aeroportuale a preoccuparsene, il cittadino potrà scegliere dove andare. Anche in questo caso l’ordinanza sembra non aggiungere nulla. «Se serve il cittadino consegnerà l’esito del tampone al datore di lavoro per poter riprendere l’attività », dicono dal Ministero rispondendo alla domanda sui controlli previsti per il tampone post quarantena.
«A quel punto crediamo che l’azienda stessa si possa mettere in contatto con l’Asl ed eventualmente segnalare». Le direttive del ministero dunque aumentano le regole da seguire, ma i controlli rimangono gli stessi.
(da Open)
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