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MACRON POSITIVO AL COVID

Dicembre 17th, 2020 Riccardo Fucile

ANCHE IL PRESIDENTE SPAGNOLO SANCHEZ VA IN AUTOISOLAMENTO

Il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron è stato diagnosticato ad oggi positivo al Covid-19.
Questa diagnosi – si legge in una nota diffusa dall’Eliseo – è stata stabilita in seguito ad un test RTCPR realizzato dalla comparsa dei primi sintomi.
Conformemente alle indicazioni sanitarie in vigore applicabili a tutti, il presidente della Repubblica si isolerà  per sette giorni. Continuerà  a lavorare e a garantire le sue attività  a distanza”.
Il premier spagnolo Pedro Sanchez si è messo in autoisolamento fino al 24 dicembre dopo aver saputo della positività  al coronavirus del presidente francese Emmanuel Macron con il quale ha avuto una colazione di lavoro lunedì. Lo riporta El Pais.

(da agenzie)

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SONDAGGIO EMG SUI VACCINI: 8 ITALIANI SU 10 PRONTI A FARLO

Dicembre 16th, 2020 Riccardo Fucile

LA MAGGIOR PARTE DEI CITTADINI FAVOREVOLE A NON RENDERLI OBBLIGATORI, NORD-EST IN TESTA

Otto italiani su dieci dicono sì al vaccino anti-Covid. Anche se più della metà  dei favorevoli non vorrebbe farlo subito, ma tra qualche mese, quando si avranno più evidenze sulla reale efficacia.
Resta però uno zoccolo duro del 19% che non farebbe in ogni caso il vaccino.
E’ quanto emerge da un sondaggio Emg-Different/Adnkronos, realizzato il 14 dicembre 2020 con il metodo della rilevazione telematica su panel, su un campione di 1664 casi.
Per più della metà  dei cittadini (53%) comunque la somministrazione non deve essere obbligatoria ma una libera scelta dei singoli. Il 37% ritiene invece che debba essere obbligatorio per tutti, mentre il 10% non risponde.
Tra chi opta per il vaccino ‘libera scelta’, le donne al 56% appena sopra gli uomini al 50%. Diversificata la risposta per fasce d’età .
Tra chi vuole il vaccino facoltativo, il 62% ha meno di 35 anni, il 58% è nella fascia tra 35 e 54 anni, mentre solo il 44% ha più di 55 anni.
Nella divisione geografica, spicca il 71% del Nordest tra i favorevoli alla libera scelta. Dato che scende al 61% al Sud, al 55% al Nordovest, al 46% nelle Isole, fino al 30% al Centro.
Sostanzialmente positivo l’approccio al vaccino: il 77% del campione si dichiara disponibile a sottoporsi al vaccino: di questi, il 34% lo farebbe subito senza esitazioni, mentre il 43% aspetterebbe qualche mese prima di vaccinarsi. Il 4% degli intervistati non risponde.
Tra quanti dicono di voler fare il vaccino, l’82% di uomini e il 73% di donne. Risultato diversificato in base alle fasce d’età : sempre sui favorevoli a vaccinarsi, il 63% è under 35; il 71% nella fascia tra i 35 e i 54 anni; ben il 90% ho più di 55 anni.
Numeri alti tra i favorevoli al vaccino nel Nordest (con l’87%) e al Centro (85%); al Nordovest il dato si attesta al 78%, in linea con il dato medio nazionale; si scende invece nelle Isole (71%) e al Sud (65%).

(da agenzie)

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COVID SPAVENTA LA GERMANIA, LOCKDOWN A NATALE: IL 73% DEI TEDESCHI D’ACCORDO CON LE RESTRIZIONI, CONTRARIO SOLO IL 20%

Dicembre 16th, 2020 Riccardo Fucile

I SONDAGGI PREMIANO LA SCELTA DELLA MERKEL

Il bilancio più nero dei morti per Covid in Germania arriva nel primo giorno del lockdown parziale implorato la scorsa settimana da Angela Merkel ai Laender.
Il numero diffuso oggi dal Robert Koch Institute è da brividi: 952 morti.
La cifra effettiva delle ultime 24 ore – riferiscono i media tedeschi – è in realtà  inferiore a causa di un ritardo nella comunicazione dei dati della Sassonia, uno degli Stati federali più colpiti dalla pandemia.
Le autorità  sanitarie del Lander orientale hanno fornito solo oggi il dato mancante di lunedì — 153 decessi — il che fa scendere il bilancio odierno a quasi 800 morti. Un dato comunque pesantissimo, che segna il record dei decessi in Germania dall’inizio dell’epidemia.
È passata una settimana esatta dal discorso della cancelliera al Bundestag, quello in cui, quasi tra le lacrime, definì “inaccettabile” il “prezzo di 590 morti al giorno”. Berlino ci ha messo alcuni giorni per convincere i governatori a piegarsi al lockdown generalizzato, che comunque in Germania non impone il divieto di uscire di casa, ma la chiusura delle attività  economiche non essenziali e lo spostamento delle lezioni online (gli asili nido restano aperti solo per famiglie con esigenze considerate “straordinarie”). Le misure includono la chiusura di bar, ristoranti e tutti i negozi non essenziali (ad eccezione quindi di supermercati, alimentari, farmacie e poco altro); il divieto dei mercatini di Natale e di ogni manifestazione/evento pubblico; contatti sociali limitati. Per gli incontri privati è stato stabilito un “tetto” di cinque persone da due nuclei familiari, esclusi i minori di 14 anni.
Solo nei giorni delle festività  natalizie si potranno incontrare quattro persone oltre il proprio nucleo familiare stretto. Secondo un sondaggio effettuato da YouGov per conto dell’agenzia Dpa, la formula è approvata dalla stragrande maggioranza dei tedeschi, il 73%.
A poco sono serviti gli appelli del governo tedesco a “comprare solo lo stretto indispensabile” e limitare al massimo i contatti già  prima dello scattare del lockdown. Malgrado le misure già  in vigore e la nuova stretta, il virus ha continuato la sua corsa: l’Istituto Robert Koch ha segnalato oggi 27.728 nuove infezioni, un aumento del 33% rispetto a una settimana fa.
Dopo aver sperimentato un numero relativamente basso di infezioni e decessi rispetto ad altri Paesi europei in primavera, l’agenzia tedesca per il controllo delle malattie ha registrato più di 400 morti per 11 giorni consecutivi. Lothar Wieler, a capo del Robert Koch Institute, ha rimarcato che la situazione ”è più grave che mai” e c’è il pericolo che “il quadro peggiori e diventi sempre più difficile gestire la pandemia e le sue conseguenze”.
In alcuni Stati, come la Sassonia, la situazione è drammatica. “Nei giorni scorsi siamo già  stati costretti più volte a dover decidere chi riceve l’ossigeno”, ha affermato un medico di Zittau, Mathias Mengel, durante un forum online. Le sue dichiarazioni sono rimbalzate sui media tedeschi e internazionali lasciando alcuni interrogativi. Secondo alcune interpretazioni, Mengel si sarebbe riferito alla necessità  di applicare il triage presso la propria clinica — la Oberlausitzer Bergland — per decidere quali pazienti Covid accogliere in una terapia intensiva già  satura e quali ridirezionare verso altre strutture, ma è indubbia la pressione straordinaria a cui sono sottoposti gli ospedali e le cliniche del Lander, in lockdown già  da lunedì scorso.
Il ministro-presidente della Sassonia, Michael Kretschmer, ha rivolto un appello ai cittadini: “Non andate in chiesa a Natale”. “Siamo estremamente allarmati nel vedere che i numeri dei contagi continuano ad aumentare”, ha aggiunto, annunciando che per i prossimi giorni non esclude nuove misure sulla mobilità  interna nella regione.
Le restrizioni rimarranno in vigore fino al 10 gennaio, ma potrebbero essere estese se i tassi di infezione non diminuiranno. Lo ha messo in chiaro il ministro della Salute tedesco Jens Spahn, che in un’intervista a N-tv ha parlato anche del possibile inizio della campagna vaccinale “subito dopo Natale”.
Un punto, questo, possibile grazie all’accelerazione — impressa da Berlino — con cui l’Agenzia del farmaco europea dovrebbe approvare il vaccino Pfizer/Biontech il 21 dicembre. Ma iniziare a vaccinare non significa poter abbassare la guardia, ha sottolineato Spahn: “Avremo bisogno delle misure anti-contagio anche il prossimo anno”; soltanto dopo aver raggiunto una quota di vaccinati dal 55 al 65% della popolazione si potranno escludere ulteriori blocchi e immaginare un ritorno graduale alla normalità .
Secondo il già  citato sondaggio Dpa/YouGov, il nuovo lockdown – con negozi chiusi (tranne quelli essenziali) e ritorno all’insegnamento a distanza per gli studenti – è approvato dal 73% dei tedeschi.
Solamente il 20% degli intervistati si è detto contrario, con un 7% che non si è pronunciato.
Perfino tra gli elettori di Alternative fur Deutschland, il partito di destra che ha aspramente criticato le azioni messe in campo dal governo Merkel per fronteggiare la pandemia, c’è una maggioranza favorevole alle nuove misure restrittive. Per il 51% la stretta è necessaria. La conta dei morti, forse, sta facendo paura anche a loro.

(da agenzie)

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I CONVERTITI: DOPO 35.000 MORTI IN DUE MESI PER COVID ADESSO ANCHE I GOVERNATORI LEGHISTI HANNO CAPITO CHE SERVE IL LOCKDOWN

Dicembre 16th, 2020 Riccardo Fucile

LO AVESSERO FATTO DUE MESI FA PER DUE/TRE SETTIMANE ORA NE SAREMMO FUORI

Continua il confronto sulle nuove misure anti Covid che dovrebbero regolare riunioni familiari, aperture e spostamenti nel periodo natalizio: al braccio di ferro tra i rigoristi che chiedono la zona rossa almeno nei festivi — i ministri Speranza, Boccia e Franceschini — e Conte, che si accontenterebbe di istituire la zona arancione in tutta Italia perchè “le misure stanno funzionando”, si sono uniti adesso i governatori.
Sono soprattutto i leghisti a invocare una zona rossa nazionale, e subito.
Primo tra tutti il presidente Luca Zaia, perchè in Veneto i numeri fanno rabbrividire
All’appello sulla linea rigorista del governatore veneto, quella del lockdown nazionale immediato, si sono uniti gli altri presidenti regionali in quota Lega, Massimiliano Fredriga e Maurizio Fregatti (presidente del Trentino Alto Adige).
Con loro anche il governatore del Molise di Forza Italia Donato Toma (Fi) e Nicola Zingaretti, d’accordo con l’idea di far rientrare “al più presto” l’Italia in zona rossa. Proprio il governatore della Regione Lazio ha condiviso sulla sua pagina Facebook le parole del ministro Franceschini.
“È tempo di scelte rigorose di governo e parlamento, solo regole più restrittive durante le festività  potranno evitare una terza ondata di contagi. Per noi che abbiamo responsabilità  istituzionali è un dovere intervenire oggi senza esitazioni per salvare vite umane domani”, ha scritto il ministro per i Beni Culturali.
Più flessibili Attilio Fontana e Alberto Cirio, che si sono detti disponibili a una stretta, ma senza l’intransigenza che pretendono i leghisti.

(da agenzie)

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COSA PREVEDE LA ZONA ROSSA

Dicembre 16th, 2020 Riccardo Fucile

AUTOCERTIFICAZIONE PER QUALSIASI SPOSTAMENTO, RISTORANTI CHIUSI E VIETATE LE VISITE A PARENTI E AMICI

Ecco cosa prevede la zona rossa
Gli spostamenti
Vietato qualsiasi spostamento all’interno delle zone rosse: sia all’interno del proprio Comune che fuori. Le uniche eccezioni sono per esigenze di lavoro, salute o necessità . Tutte esigenze che devono essere sempre giustificate da un’autocertificazione altrimenti rischiano multe. Si può, ad esempio, andare ad acquistare beni essenziali in un Comune limitrofo: come fare la spesa, andare in profumeria, libreria o a tagliarsi i capelli dal parrucchiere.
Non ci può neanche spostare al di fuori della propria Regione. Il divieto non vale, anche in questo caso, se ci sono esigenze di tipo lavorativo, di salute o di necessità . Tuttavia si può sempre far ritorno alla propria residenza, domicilio o abitazione. Anche se le Regioni di provenienza e di arrivo sono di colori diversi, il rientro a casa è sempre garantito, ma va giustificato con l’autocertificazione.
Non si possono neanche raggiungere le seconde case, anche se si trovano nello stesso Comune o Regione. E se c’è un imprevisto? L’unico caso in cui si può andare è quello dell’emergenza improvvisa: si rompe l’impianto idraulico, c’è un crollo nell’abitazione o avviene un’effrazione. Il tempo di permanenza nella seconda casa, però, deve essere solo lo strettamente necessario a risolvere il problema.
Gli spostamenti sono vietati, se non ci sono esigenze comprovate, che vanno giustificate in ogni caso. Se non si rispettano le regole, il rischio è quello di incorrere in multe o sanzioni.
Negozi e ristoranti
I bar e ristoranti sarebbero aperti dalle 5 alle 22 solo per asporto, la consegna a domicilio sarebbe invece sempre possibile.
Chiusi i negozi, tranne supermercati, generi alimentari e commercio al dettaglio di beni di prima necessità . Oltre a edicole, tabaccherie, farmacie e parafarmacie restano aperte anche le lavanderie, le ferramenta, negozi di vernici e materiali per costruire, i rivenditori di elettrodomestici, prodotti di informatica ed elettronica di consumo, di ottica e fotografia, benzinai e autosaloni.
Rimangono aperti anche parrucchieri e barbieri, librerie e cartolerie, fiorai, rivenditori di macchine per l’agricoltura e attrezzi da giardinaggio, concessionari di auto e moto, rivenditori di cosmetici, saponi e prodotti igienico- sanitari, articoli sportivi, biciclette e articoli per il tempo libero; aperti i negozi di biancheria, di confezioni e calzature per bambini e di giocattoli. Chiusi, invece, i negozi di abbigliamento per adulti e i centri estetici.
I mercati
All’interno del mercato centrale e dei mercati rionali è consentita la vendita dei soli generi alimentari e del settore fiori-piante-animali, in considerazione del fatto che, per quest’ultimo genere di attività , valgono le norme del DPR 228/01, per le quali l’attività  svolta sulle aree pubbliche è equiparabile a quella svolta in azienda.
Visite a parenti e amici
Non si possono vedere amici o parenti che non siano conviventi in qualsiasi luogo, che sia aperto o chiuso. Le uniche eccezioni sono per chi si prende cura di un parente o un amico non autosufficiente, dei genitori separati o divorziati che devono andare a riprendere i figli minorenni, o anche dei genitori che accompagnano i bambini dai nonni. Quest’ultimo caso è fortemente sconsigliato ma non vietato, se c’è la necessità  — entrambi i genitori lavorano tutto il giorno — è consentito.
Sport e passeggiate
In base all’art. 3 del Dpcm del 3 novembre, l’attività  motoria (come la passeggiata) è consentita solo in prossimità  della propria abitazione, nel rispetto della distanza di almeno un metro da altre persone e con obbligo di utilizzo dei dispositivi di protezioni individuali. L’attività  sportiva (come jogging o bicicletta) è possibile solo all’aperto e in forma individuale e può essere svolta, con l’osservanza del distanziamento interpersonale di almeno due metri e del divieto di assembramento, anche presso aree attrezzate e parchi pubblici, ove accessibili, non necessariamente ubicati in prossimità  della propria abitazione. Non è più praticabile all’aperto presso centri o circoli sportivi, che vengono chiusi.
Chiese e cimiteri
Rimangono aperti con l’obbligo di restare all’interno dei confini comunali, evitando assembramenti e con obbligo di mascherina.

(da agenzie)

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IL SOLITO COMPROMESSO: ZONA ROSSA NEI PREFESTIVI E FESTIVI DAL 24 DICEMBRE AL 3 GENNAIO

Dicembre 16th, 2020 Riccardo Fucile

I GIORNI ROSSI SAREBBERO 24,25,26,27 E 31 DICEMBRE, 1,2 E 3 GENNAIO

Il possibile compromesso nel governo potrebbe essere quello di istituire una zona rossa nei giorni prefestivi e festivi dal 24 dicembre al 3 gennaio.
Si tratta dei giorni: 24, 25, 26, 27, 31 dicembre e 1, 2, 3 gennaio. Sarebbe stata l’ultima proposta di mediazione del premier Giuseppe Conte, rispetto all’idea del Pd e di Speranza di un lockdown dal 21 dicembre al 6 gennaio, oppure dal 24 dicembre al 6 gennaio.
Determinante per far passare la linea dura sono state al momento le insistenze di Dario Franceschini, Francesco Boccia e del ministro della Salute, che hanno comunque fatto accettare all’avvocato l’idea di un lockdown totale anche se non esteso a tutto il periodo delle feste. Manca però ancora il via libera di Italia viva, che sarà  presente in un vertice delle prossime ore.
Il teso confronto è iniziato nel pomeriggio a Palazzo Chigi. Il premier Giuseppe Conte si sarebbe opposto alle misure che puntano a limitare il contagio attraverso l’istituzione di una zona rossa nazionale per tutto il periodo delle feste.
Per il capo del governo, le misure attualmente in vigore hanno funzionato e il modello utilizzato finora non va modificato.
Se necessario, l’avvocato è disponibile a inasprire alcune norme ma non sarebbe intenzionato ad accettare la zona rossa per due settimane. Fortissimo il pressing di Roberto Speranza, Dario Franceschini, Francesco Boccia e, con qualche sfumatura diversa, anche del Movimento 5 Stelle.
Tutti chiedono una zona rossa nazionale dal 24 dicembre al 6 gennaio. Tutti hanno ricordato a Conte che anche le regioni si sono espresse oggi a favore del lockdown, senza differenza tra amministrazioni di centrodestra e centrosinistra.
Il capo del governo sarebbe contrario anche a misure che frenino l’esodo nel prossimo weekend, del 19-20 dicembre. E spera di evitare la zona rossa anche per lasciare aperti i negozi durante le feste. Con il compromesso, resterebbero aperti almeno dal 28 al 30 dicembre e dal 4 gennaio in poi.
Il vertice a Chigi si riaggiornerà  per permettere la partecipazione anche della rappresentante di Italia Viva, Teresa Bellanova, in queste ore di rientro da Bruxelles.
Si ragiona e si discute, dunque. Il ministro Roberto Speranza ha ricordato come nelle regioni che sono entrate in zona rossa ci sono stati significativi risultati, mentre gli altri territori in zona gialla hanno sofferto maggiormente.
Troppo pericoloso – questo il ragionamento di Speranza e del ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia – tenere aperti nelle festività  natalizie.
Le regioni
Il presidente della Regione Veneto Zaia si è detto d’accordo (“Con i ministri abbiamo parlato della necessità  di misure restrittive, il tema è quello del prossimo fine settimana e del periodo natalizio. Non voglio anticipare quali saranno, ormai è questione di ore, vediamo quale sarà  la soluzione”) mentre Eugenio Giani, presidente della Toscana, preferisce non pronunciarsi “perchè è il governo che è competente sulle zone, sui colori, e conseguentemente sarà  il governo a prendere i provvedimenti eventuali”.
Possibile nuovo Dpcm
Non è esclusa l’ipotesi dell’adozione di un nuovo Dpcm contenente le norme più restrittive per il Natale. Le ultime misure sulle feste, ritenute ora insufficienti, erano state definite in un decreto ad hoc, che aveva affiancato l’ultimo Dpcm. Ora, invece, visti forse anche i tempi stretti, il governo sarebbe più orientato all’adozione di un Dpcm ad hoc.
“È tempo di scelte rigorose di governo e parlamento: solo regole più restrittive durante le festività  potranno evitare una terza ondata di contagi. Per noi che abbiamo responsabilità  istituzionali è un dovere intervenire oggi senza esitazioni per salvare vite umane domani”, scrive su Twitter Dario Franceschini, capo delegazione Pd al governo. E il segretario del Pd Nicola Zingaretti rilancia il tweet del capo delegazione dem che sollecita governo e Parlamento a misure “rigorose” e più restrittive per il Natale.
In una diretta Facebook, anche il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, è dell’idea che “se vogliamo evitare una terza ondata dobbiamo invertire la curva del contagio ora, per questo servono scelte decise”.
Le mozioni
Intanto, il Senato ha approvato la mozione della maggioranza sugli spostamenti tra i comuni nei giorni di Natale e Capodanno. Il testo è passato con 140 voti favorevoli, 118 contrari e cinque astenuti. È stata bocciata, invece, la mozione del centrodestra con 114 sì, 142 no e sette astenuti.
Ipotesi Italia rossa
Nella zona rossa vengono vietati i movimenti non essenziali fuori dalla propria abitazione. Una sorta di lockdown generalizzato con la serrata dei negozi e il divieto di spostamenti non essenziali fuori dalla propria abitazione. Potrebbe essere lasciato però un margine di flessibilità  per il giorno di Natale, in modo da garantire la partecipazione ai riti religiosi.

(da agenzie)

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VERGOGNOSO: IN ITALIA E’ RECORD DI MEDICI MORTI PER COVID

Dicembre 16th, 2020 Riccardo Fucile

260 IN ITALIA, 70 IN SPAGNA, 50 IN FRANCIA, 22 IN GERMANIA, 36 IN GRAN BRETAGNA

Tristezza ma anche vergogna a leggere i dati. Ci sono stati 260 medici morti in Italia, “il numero più grande in Europa. Una catastrofe a cui rispondere. Abbiamo scritto presidente del Consiglio Giuseppe Conte perchè ci preme portare alla sua attenzione l’elevato numero dei medici deceduti in Italia nell’esercizio della professione, quasi due medici al giorno. Ogni giorno. Una cifra esorbitante se rapportata ad altri paesi d’Europa. In Francia 50 (di cui 5 ospedalieri) 22 sanitari in Germania, 36 in Inghilterra , in Spagna 70 (a luglio erano 61, mentre in Italia eravamo già  a quota 178)”.
Pina Onotri, segretario generale del Sindacato medici italiani e medico di famiglia di Roma, ha inviato oggi una lettera al premier perchè ci sia un’attenzione elevata sul tema.
“Qualcosa – scontinua Onotri – non ha funzionato nella prima ondata della pandemia, dove siamo stati colti tutti di sorpresa, e continua a non funzionare oggi, nonostante avremmo dovuto essere più preparati. La conclusione a cui si giunge è che si continua a lavorare non in sicurezza, considerando che abbiamo più vittime tra coloro che svolgono attività  ordinaria piuttosto che tra coloro che lavorano nei reparti di malattie infettive. La metà  delle vittime è rappresentata dai medici di medicina generale (medici di famiglia, guardie mediche, medici del 118) quei medici che l’informazione, anche istituzionale, etichetta come nullafacenti, restii rispetto al loro dovere, recalcitranti dinanzi alla loro mission”.
“Si riesce ad immaginare quanto tutto questo possa essere doloroso per tutti quei medici che da marzo scorso stanno stringendo i denti per cercare di dare una risposta a tutti i loro pazienti, siano essi affetti da Covid o meno, rinunciando anche ai riposi, sacrosanto diritto per ogni lavoratore, con una disponibilità  7 h su 7 12 h al giorno, disponibilità  imposta per legge, sacrificando sè stessi e le proprie famiglie?”. aggiunge Onotri. “Vorrei ricordare che il 60% della professione è rappresentato da donne, che continuano ad essere impegnate in prima linea nella lotta alla pandemia e nel contempo continuano ad essere occupate nelle pratiche di accudimento (figli minori, genitori anziani) con tempi di conciliazione che non hanno più nulla di umano, vittime, esse stesse, di una situazione grave che sicuramente genera ansia per la propria salute e per quella dei propri cari”.
“Si può immaginare – si legge nella lettera – l’effetto devastante che una campagna mediatica denigratoria nei confronti dei medici può avere sui familiari dei morti? Dei nostri morti? Familiari a cui non viene riconosciuto alcun indennizzo perchè i medici di medicina generale sono liberi professionisti. Liberi professionisti a cui non si esita a dare ordini di servizio, fino a decidere che non hanno diritto neanche ad un giorno di riposo. Liberi professionisti a cui non si riconosce la dignità  di lavoratori. Neanche da morti. Non richiamiamo qui il problema di tutto il personale sanitario contagiato. Circa 30mila nel solo mese di ottobre”.
“Auspichiamo che le decisioni prese per contrastare la pandemia tengano conto del grido di dolore degli operatori sanitari, ormai allo stremo delle forze, mandati in trincea a volte senza mezzi o con mezzi insufficienti. Non siamo eroi, ma non vogliamo essere neanche imputati, additati come responsabili di inefficienze e disorganizzazione che non dipendono da noi”, conclude Onotri.
“Non pretendiamo gratitudine o ringraziamenti, ma chiediamo tutele e il doveroso rispetto che uno Stato dovrebbe avere nei confronti dei suoi “caduti”, nei confronti di coloro che ogni giorno onorano il giuramento che hanno prestato, anche a costo della vita”, conclude Onotri.

(da agenzie)

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“UNANIMITA’ SULL’INASPRIMENTO DELLE MISURE”: MA IL CTS RIMANE DIVISO SULLE MODALITA’

Dicembre 15th, 2020 Riccardo Fucile

GLI ESPERTI DEL COMITATO TECNICO-SCIENTIFICO DIVISI NELLA SCELTA TRA ZONA ROSSA O ARANCIONE

«Alla fine abbiamo raggiunto un punto d’incontro». Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, assicura così che dopo ore di riunione, i vari componenti del Cts hanno condiviso all’unanimità  la necessità  di inasprire le misure di contenimento del contagio. «Al ministro Roberto Speranza e al governo — ha spiegato — abbiamo quindi suggerito di considerare quanto previsto dalla normativa già  in vigore».
Dopo il lungo vertice di oggi, il Cts ha confermato la linea della «preoccupazione». Come scrive La Repubblica, gli esperti hanno ribadito quella che per loro resta una necessità  per il periodo natalizio: che il governo metta in atto misure «finalizzate all’inasprimento delle misure», servendosi delle misure previste per le zone rosse e arancioni. Tuttavia, il Cts non ha fornito indicazioni su chiusure specifiche, come riporta il Corriere della Sera.
Intensificare i controlli
Il rischio di peggiorare le cose è troppo alto e, secondo i tecnici, è necessario intensificare i controlli. In primis coinvolgendo massivamente le forze dell’ordine, impiegate sui territori per monitorare gli spostamenti.
Bisogna farlo «nella consapevolezza delle specificità  del periodo cui si va incontro, dei rischi specifici relativi alla mobilità  e alla aggregazione nei contesti familiari e sociali». Questo tipo di aggregazioni «si ripercuotono» oggi come non mai sul «consolidamento del controllo del contagio che, ad oggi, registra un indice Rt nazionale inferiore a 1 e che necessita di azioni di grande prudenza in occasione del periodo delle festività  natalizie».
Evitare assembramenti
In definitiva, per gli esperti è importante che le autorità  politiche evitino al massimo il verificarsi di assembramenti, sia nelle aree pubbliche che in quelle private. Bisogna «garantire» il distanziamento interpersonale e l’uso corretto dei dispositivi di protezione individuale in ogni occasione, dati anche gli episodi di questi giorni. «Si valuta con molta preoccupazione — dicono gli esperti — il riscontro di grandi aggregazioni tra persone osservate in diverse aree del Paese, soprattutto nei centri storici e nelle aree metropolitane, nonchè la difficoltà  di contenimento/prevenzione delle aggregazioni medesime».
Zona diffusa arancione o rossa?
Da qui la necessità  di chiudere il più possibile. Bisogna, scrive il Cts, che si faccia una seria riflessione sull’inapplicabilità  della zona gialla durante le feste, perchè evidentemente non basta a tenere sotto controllo la curva di morti e contagi ora che quasi tutta Italia lo è diventata. I letti occupati in terapia intensiva sono ancora troppi in molte Regioni, dicono, e la strada da seguire deve essere quella di utilizzare gli strumenti di chiusura disposti nel Dpcm del 3 dicembre — cioè l’imposizione di una zona diffusa arancione o rossa. Un’opzione su cui il Cts non è però apparso compatto.
Da una parte — riporta ancora il Corriere — c’è chi chiede che le prossime settimane dei cittadini siano regolate sulla base delle misure previste dalle zone rosse e chi vuole invece un approccio “più aperto” senza riferimenti specifici ai provvedimenti da prendere.

(da agenzie)

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CRISANTI: “TUTTI IN ZONA ROSSA PER LE FESTE, E’ L’UNICO MODO PER FERMARE I CONTAGI”

Dicembre 15th, 2020 Riccardo Fucile

“I MILIARDI SPESI PER IL CASHBACK NON POTEVANO ESSERE USATI PER PROTEGGERE L’ITALIA?”

Dopo le prime riaperture, si torna già  a parlare di ulteriori strette per contenere nuovi contagi e decessi, al fine di scongiurare la terza ondata della pandemia di Coronavirus. E solo qualche settimana fa, c’era già  chi aveva avanzato con forza l’ipotesi di un nuovo lockdown generalizzato, da mettere in atto proprio durante le festività  natalizie.
Un’idea considerata quasi eretica, dato il periodo di festa e il clima che ne sarebbe conseguito. Eppure la proposta lanciata dal professor Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di Microbiologia di Padova, col passare dei giorni non sembra poi così sovversiva, anche alla luce delle ulteriori strette messe in atto dalla Germania e dall’Olanda, che proprio per le prossime settimane hanno optato per due nuovi lockdown generalizzati, che dureranno almeno sino ai primi giorni dell’anno nuovo.
Sul fronte italiano più di qualche esponente dell’esecutivo, come i ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza, hanno mandato segnali di avvertimento.
Il ministro della Salute, in particolare, ha ribadito come il governo si stia muovendo per valutare nuove misure restrittive, per almeno due settimane. E in parallelo, il fronte degli esperti del Comitato tecnico scientifico richiede maggiore rigidità  al governo guidato da Giuseppe Conte, proponendo con forza di implementare al più presto le strette, «altrimenti a gennaio saremo nei guai».
Insomma, l’eretico Crisanti potrebbe dire «Ve l’avevo detto». Ma non lo fa, anzi. Preferisce mettere in luce quelle che sono, a suo dire, le vere falle di questa e della prossima fase dell’emergenza Covid in Italia. Vuoti che, anche in caso di ulteriori restrizioni, rischiano di non risolvere il problema alla radice.
Professor Crisanti, diverse settimane fa, lei aveva già  avanzato l’ipotesi di un nuovo lockdown nazionale proprio durante il periodo delle festività . La sua idea non è stata accolta con molto “calore”, ma ora sembra sempre più uno scenario verosimile e ineludibile. Non è un po’ tardi?
«Non è mai troppo tardi per cercare di fermare i contagi e i ritardi».
Per spezzare la catena, ora, cosa bisognerebbe fare?
«Penso si dovrebbero applicare misure molto simili a quelle che hanno avuto effetto in Lombardia, cioè le misure della zona rossa. Quella potrebbe essere la strada da seguire, anche applicandola in tutta Italia».
Una scelta del genere non creerebbe nuovamente tensioni e disordini in alcune zone d’Italia, in particolare quelle con una bassa densità  di popolazione e/o una bassa incidenza di casi?
«Bisognerebbe capire che da questa situazione se ne esce insieme, non in ordine sparso».
Quindi lei ripristinerebbe la zona rossa in tutte le regioni italiane? Insomma, un nuovo lockdown generalizzato.
«Sì, perchè questo è l’unico modo con cui si fermano i contagi. Altrimenti non si fermano. Le festività  sono un’occasione fantastica. Siamo tutti quanti in famiglia, le scuole sono chiuse, molte persone sono in ferie: sarebbe il momento ideale. Le persone, però, dovrebbero cercare di muoversi un po’ meno».
Le immagini dei giorni scorsi dalle zone gialle e arancioni fotografano però una situazione più movimentata.
«Io quella gente la capisco pure, non ne può più. Il problema non sono quelle immagini, non sono quelle persone».
Quindi il vero problema qual è?
«Il vero problema è che non abbiamo ancora un sistema di sorveglianza per bloccare le catene di contagio, perchè l’epidemia non si blocca solo con le mascherine e con il distanziamento».
Manca quindi un piano…
«E certo. Manca un piano di sorveglianza che permetta, una volta finito il lockdown, di mantenere i casi a livelli bassissimi, se non addirittura eliminarli. Questo manca».
Ma com’è possibile che in 9 mesi di pandemia non sia stato sviluppato questo piano di sorveglianza nazionale?
«Si sono spesi miliardi di euro per questo cashback. Questi soldi non potevano davvero esser spesi per proteggere l’Italia?».
Secondo lei, quindi, alcuni investimenti sono andati in iniziative non prioritarie?
«Non discuto dell’eventuale utilità  della misura o della sua eventuale priorità , perchè si tratta di una scelta politica ed economica. Però non bisognava trascurare la realizzazione di questo piano sul fronte medico-sanitario».
A prescindere dallo schieramento, non pensa che la comunicazione politica del Paese (in generale, non solo quella dell’esecutivo o solo delle opposizioni) abbia inciso nel creare confusione nelle persone?
«Guardi, senza fare distinzioni politiche, penso che si siano vendute false speranze. Fondamentalmente si è intercettato il desiderio della gente di uscire da questa cosa e di liberarsi dell’incubo, in un modo e nell’altro. In qualsiasi caso, e a prescindere da tutto, non è che da questa situazione se ne uscirà  con le chiacchiere».

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