Dicembre 19th, 2020 Riccardo Fucile
IL VIRUS E’ MOLTO PIU’ TRASMISSIBILE
Con 74 milioni di contagi sulle spalle, il coronavirus ha cambiato volto. Poco, per fortuna.
Ma chi ne ha guardato i più minuti dettagli sa quanto una mutazione, per quanto piccola, possa cambiare le carte in tavola con la pandemia.
Mentre la Gran Bretagna si allarma per l’emergere di una nuova variante di Sars-Cov-2, il gruppo di Ralph Baric all’università del North Carolina, uno dei più grandi esperti di coronavirus, ha spiegato perchè la mutazione D614G che ha conquistato il mondo durante questa seconda ondata è riuscita a inserire una marcia tanto alta.
È bastato che nel genoma di Sars-Cov-2 cambiasse uno dei 30mila nucleotidi, dei mattoni che lo compongono, perchè nascesse la variante D614G. E perchè, scrive Baric quasi contemporaneamente su Science e sul New England Journal of Medicine, il virus “identificato in febbraio in Europa meridionale si diffondesse rapidamente e diventasse prevalente nel mondo”.
Per confermare quelle che potrebbero sembrare coincidenze — l’epidemia più severa in Italia in primavera, proprio nel luogo e nel momento in cui D614G è comparsa, e i numeri assai più grandi della seconda ondata rispetto alla prima — Baric ha preso un coronavirus, gli ha fatto acquisire la mutazione e ha misurato la sua capacità di replicazione con un esperimento in tre fasi.
In provetta, su vari tipi di cellule del tessuto respiratorio umano, il virus mutato si è replicato e ha raggiunto quantità fino a 8 volte superiori rispetto al virus originario, quello comparso a Wuhan.
Anche quando il virus originario è stato messo a contatto con le cellule in quantità dieci volte superiore rispetto al virus mutato, quest’ultimo in pochi giorni ha preso il sopravvento, conquistando l’intera coltura.
Su criceti e topi usati come cavie, infine, la versione D614G è stata capace di diffondersi di più e prima nelle mucose del naso, il “ponte di lancio” preferito del coronavirus per contagiare gli altri.
Rispetto al virus originario, D614G è capace di contagiare precocemente (appena due giorni dopo l’infezione, nelle cavie) e con dosi più basse.
“I nostri esperimenti dimostrano — scrive Baric — che la variante D614G si trasmette in modo significativamente più rapido nei criceti attraverso goccioline e aerosol”. La mutazione provoca “un aumento di infettività e di capacità di trasmissione anche nella popolazione umana”.
La gravità dei sintomi è uguale o “marginalmente superiore” per il virus mutato, almeno per quel che gli scienziati hanno osservato nelle cavie. Anche negli uomini, comunque, D614G provoca “cariche virali più alte”. E con una maggior quantità di microrganismo nel naso è più facile contagiare chi ci sta vicino. Anche se più efficiente nel contagiare, il virus mutato non è più agile nello sfuggire ai nostri anticorpi. “Anche i vaccini allo studio diretti contro la spike dovrebbero essere efficaci contro la variante D614G”, quella della scorsa primavera, scrive Baric.
Non è detto però che possa andare sempre bene, nella roulette russa delle nuove mutazioni. Ed è qui che l’allarme sollevato in Gran Bretagna è giustificato. “Nonostante un sistema di correzione delle bozze che rende il genoma del virus molto fedele”, le mutazioni emergeranno sempre, scrive Baric. Man mano che sempre più persone saranno immunizzate, è possibile che una nuova variante capace di sfuggire agli anticorpi generati dal vaccino emerga e prenda il sopravvento. “E’ importante — raccomandano i ricercatori americani — identificare subito l’emergere di nuove varianti, soprattutto nel momento in cui l’immunità di gregge o altri interventi attivi da parte dell’uomo altereranno le pressioni selettive sul genoma del virus”.
È ancora presto per capire che caratteristiche avrà la variante inglese. Ma i ricercatori sono preoccupati.
In uno studio preliminare di varie università britanniche, si fa notare che il nuovo ceppo, battezzato B.1.1.7, è stato osservato la prima volta il 20 settembre nel Kent e da allora ha moltiplicato le sue apparizioni, arrivando oggi a 1.623 campioni, di cui 519 a Londra, 555 nel Kent, 545 in altre regioni del Regno Uniti e 4 all’estero, “con una proporzione di casi in aumento”.
I ricercatori hanno notato nel nuovo ceppo “un numero sorprendentemente grande di cambiamenti genetici, specialmente nella proteina spike”. Che è quella contro cui sono diretti i vaccini. “Tre di queste mutazioni hanno potenziali effetti biologici”. Che potrebbero ripercuotersi sulla capacità di infettare e di causare sintomi gravi. La variante N501Y potrebbe “aumentare l’affinità con il recettore Ace”. Quindi facilitare l’ingresso del virus nelle nostre cellule.
“La delezione 69-70del è stata descritta nel contesto della capacità di evadere alla risposta immunitaria umana”. Potrebbe ostacolare il lavoro delle nostre difese. La mutazione P681H infine potrebbe avere effetti biologici che però non sono ancora precisati.
Alla preoccupazione inglese, infine, si aggiunge quella del Sudafrica. “I nostri scienziati hanno annunciato che una nuova variante chiamata 501.V2 è stata identificata nel nostro paese” ha detto venerdì il ministro della Salute Zweli Mkhize. “Le evidenze raccolte suggeriscono con forza che la seconda ondata in corso sia alimentata da questa nuova variante”.
(da agenzie)
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Dicembre 19th, 2020 Riccardo Fucile
LA NUOVA STRETTA DI BORIS JOHNSON
Natale blindatissimo a Londra. La capitale britannica è stata inserita all’interno di un nuovo livello di allerta anti Covid, chiamato Tier 4, che prevede l’obbligo di stare a casa nel corso delle festività e la chiusura delle attività non essenziali. Un nuovo lockdown.
Ad annunciarlo è stato il premier Boris Johnson in una conferenza stampa che si è tenuta oggi, 19 dicembre, alle 17 ore italiane.
Le nuove restrizioni, in vigore da domani per almeno due settimane, riguardano la capitale, il Sud dell’Inghilterra e l’Est del Paese, e vanno di fatto a sconfessare l’allentamento promesso nei giorni scorsi dal governo Tory.
«Sembra che il virus circoli più velocemente a causa di una nuova variante, non ci sono prove di una maggiore letalità ma sembra che si propaghi più velocemente, è tutto quello che sappiamo, ma dobbiamo agire adesso», ha detto Johnson. «Nulla al momento indica che il vaccino sarà meno efficace». «Con il cuore pesante devo annunciare che non possiamo avere il Natale che avevamo programmato», ha poi aggiunto Johnson andando ad annunciare le nuove restrizioni
I numeri che preoccupano il governo
Nel Regno Unito la curva dei contagi è tornata a crescere nelle ultime due settimane dopo il lockdown nazionale bis imposto dal governo a novembre.
Nelle ultime 24 ore, i nuovi casi sono stati oltre 27.052. I decessi sono stati 534.
Il Regno Unito è al momento il secondo Paese europeo con per numero di vittime ufficiali registrate dall’inizio dalla pandemia, con 66.640 decessi, circa 1.200 in meno dell’Italia.
In rapporto alla popolazione hanno un bilancio peggiore anche Belgio e Spagna. L’indice Rt, che misura la trasmissibilità del virus, è tornato per la prima volta dal mese scorso sopra la soglia di pericolo 1, oltre la quale il contagio inizia a essere esponenziale.
(da agenzie)
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Dicembre 19th, 2020 Riccardo Fucile
DOMANDE, DUBBI E PAURE DEI CITTADINI
Il tema vaccini è particolarmente sentito, soprattutto in vista delle somministrazioni di massa di quello anti Covid19. Abbiamo raccolto le domande degli utenti dove vengono espressi dubbi, curiosità o paure indotte anche a causa della disinformazione.
Durante le ultime settimane se ne sono aggiunte altre, alcune a seguito delle ultime novità sul vaccino Pfizer e altre già trattate in passato ma tornate ad essere oggetto di discussione, come il fantomatico vaccino capace di «modificare il nostro DNA». Notizia falsa, ovviamente, come tante altre che andremo a trattare in questa guida utile.
Alcune domande non hanno una risposta certa, ed è giusto non azzardare rischiando di fornire un’informazione inesatta o errata. Ad esempio, ad oggi non siamo certi quale sia il miglior vaccino anti Covid19 e quanto potrà durare l’immunità acquisita. Argomenti per il quale bisognerà attendere ulteriori riscontri scientifici.
Come verrà distribuito?
Dipende da quale vaccino verrà utilizzato. Alcuni necessitano una conservazione in appositi congelatori mentre altri in «normali» frigoriferi, variando dunque i tempi di distribuzione. Il costo, tra produzione e diffusione, potrebbe variare la distribuzione da paese a paese. Quel che è certo è la modalità di somministrazione, la priorità sarà data agli operatori sanitari (di cui siamo carenti) e alle persone più a rischio e vulnerabili
Quanto ci costerà ?
Dipende da qualche vaccino verrà utilizzato. Oltre al costo della singola dose, considerando che potrebbero essere necessari anche dei richiami con una seconda dose da somministrare, c’è da tenere conto della conservazione e della distribuzione.
Il costo di una singola fiala potrebbe variare dai 3 fino a un massimo stimato di 30 euro. Secondo un dato pubblicato per errore da segretario di Stato belga, Eva De Bleeker, i prezzi europei dei vaccini sarebbero i seguenti:
Oxford / AstraZeneca: 1,78 €
Johnson & Johnson, $ 8,50
Sanofi / GSK: 7,56 €
BioNTech / Pfizer: 12 €
CureVac: 10 €
Moderna: $ 18
Politico riporta che il Belgio acquisterà più di 33 milioni di dosi per un totale di 279 milioni di euro.
In Italia il vaccino dovrebbe essere gratuito a spese del sistema sanitario nazionale e considerando le cifre si potrebbe fare un paragone con le spese sostenute per i ricoveri Covid19 ricordandoci la falsa notizia complottista circolata sui «fantomatici premi» per ogni paziente ricoverato, narrazione generatasi a causa di un’interpretazione delle parole di Guido Bertolaso.
Secondo una stima effettuata da Altems dell’Università Cattolica, riportata da un articolo del 27 maggio de Il Sole 24 Ore, la spesa sanitaria sarebbe andata oltre il miliardo di euro: «Per i 129.401 ricoveri per Covid-19 effettuati e conclusi, la spesa, valorizzata con le tariffe DRG, si stima pari a 1.096.814.694 euro. Di questi il 33% è stato sostenuto per i casi trattati in Lombardia»
Quanto durerà la copertura vaccinale?
Bella domanda! Non lo sappiamo. Sono emersi casi in cui dei pazienti guariti sono tornati ad ammalarsi nel giro di qualche mese. Succederebbe anche con una immunità mediata dal vaccino? È quanto gli scienziati di tutto il Mondo si apprestano a scoprire. La funzione principale del vaccino è da comprendere nell’ottica più ampia di generare un calo rilevante dei casi gravi in un breve lasso di tempo, durante il quale si dovrebbero continuare a osservare le norme di distanziamento sociale. In questo modo verrebbe dato un notevole colpo contro la diffusione del virus.
Al momento è fondamentale impedire che il virus diventi endemico, arrivando a contagiare intere popolazioni, con conseguenze catastrofiche nei sistemi sanitari e nella già triste conta delle vittime, che aumenterebbero proporzionalmente nelle fasce più a rischio.
Chi si vaccina è sempre infettivo?
In generale chi si vaccina sviluppa anticorpi specifici, in special modo le immunoglobuline G, la cui permanenza nel nostro Organismo garantisce l’immunità . Questo perchè un vaccino non serve per curare una malattia, ma per prevenirla prima del contagio. Una immunità di qualche mese comporterebbe la necessità di fare dei richiami, come avviene già per altri tipi di vaccini.
Eppure è estremamente difficile rispondere oggi a questa domanda. Al momento non abbiamo un vaccino approvato e distribuito. Nemmeno i riscontri di Pfizer sono definitivi. Secondo una recente analisi di Nature, il vaccino potrebbe bloccare i sintomi, ma non l’infezione o il contagio, non di meno ridurrebbe notevolmente questi fattori, facendoci uscire dalla crisi sanitaria.
Le più recenti affermazioni dei responsabili di Moderna sembrano confermare che in questo caso chi si vaccina potrebbe continuare a essere infettivo. Tutto questo ha suscitato confusione nei lettori, quando i virologi hanno commentato tali riscontri, confondendo quel che riguarda i vaccini già esistenti in generale, col discorso dei vaccini anti-Covid.
Chi è già stato contagiato sarà obbligato alla vaccinazione?
Il vaccino non funziona come i farmaci utilizzati nelle terapie antivirali, che vengono impiegati quando ormai si è manifestata la malattia; è un mezzo per prevenirla, da somministrare a chi non ha ancora contratto il virus. Sull’obbligo si entra in un terreno scivoloso. Innanzitutto occorrerebbe studiare una strategia di somministrazione ai soggetti più a rischio di contrarre forme gravi di Covid-19. Sarebbe preferibile una campagna di sensibilizzazione della popolazione. Così però usciamo dall’ambito scientifico entrando in un altro che non ci compete: quello politico.
Modificheranno il nostro DNA?
Sono note le notizie false diffuse in merito a un fantomatico vaccino anti Covid19 capace di modificare il nostro DNA. Anche la virologa Gismondo aveva diffuso questa narrativa, grazie a un suo intervento al Senato ampiamente diffuso negli ambienti complottisti. La risposta più chiara ed evidente in questo caso è la seguente: magari avessimo queste possibilità , perchè saremo in grado di risolvere molte malattie genetiche. Purtroppo non possiamo porre rimedio a queste ultime e il vaccino di nuova generazione usato contro la Covid19 non ne è capace.
Visto che i vaccini di ultima generazione utilizzano frammenti di RNA o di DNA e visto che l’Unione europea a aggiornato le limitazioni certe tecniche OGM utilizzate anche per produrli, qualcuno ha sostenuto che i vaccini «ci modificheranno geneticamente». Questo è impossibile. Questi frammenti contengono solo l’informazione per far produrre alle nostre cellule l’antigene del virus, in modo da stimolare il sistema immunitario, in nessun modo possono portare alla produzione di virioni veri e proprie reazioni avverse
Ciò che desta preoccupazione nella popolazione è la possibilità di reazioni avverse. Non sono una novità , ogni farmaco e vaccino ne ha almeno una e viene riportata nei foglietti illustrativi — comunemente chiamati «bugiardini» — con le relative indicazioni.
Alcuni casi di reazioni avverse sono state registrate durante le prime somministrazioni del vaccino Pfizer, ma bisogna stare attenti a non diffondere un allarmismo ingiustificato sostenendo che chiunque sia allergico a qualunque cosa sia escluso dalla vaccinazione. Bisogna stare attenti alla ricerca forzata di reazioni avverse da vaccino, come nel caso della morte di un sacerdote americano deceduto per un problema cardiaco a mesi di distanza dall’iniezione del vaccino sperimentale Moderna che, di fatto, non ha posto alcun freno alla sperimentazione. Storia simile quella del medico brasiliano volontario per la sperimentazione del vaccino di Oxford, che però aveva ricevuto il placebo.
Nei bugiardini dei vaccini di ultima generazione le case farmaceutiche si prodigheranno a riportare tutte le indicazioni riguardo alle modalità di somministrazione. Inoltre, onde tutelarsi da eventuali cause legali, dove spesso è sufficiente una correlazione casuale per ottenere degli indennizzi per presunti «danni da vaccino», potrebbero elencare vari eventi avversi poco probabili, che non sono stati ancora esclusi con certezza.
Un esempio recente sono le specifiche del vaccino di Pfizer, di cui alcuni passi sono stati letti in maniera distorta dai complottisti. Si legge per esempio che non è raccomandato realizzare mix con altri farmaci o somministrarlo a chi presenta sintomi febbrili.
Anche per quanto riguarda i minori di sedici anni, le donne in gravidanza e allattamento, non sono state fatte sufficienti ricerche specifiche, cosa che se non riportata nei bugiardini potrebbe far incorrere le case farmaceutiche in pesanti ripercussioni legali, anche se non venisse dimostrata scientificamente una correlazione causale tra eventi avversi e vaccino.
Quel che sappiamo per certo è che nelle fasi più avanzate della sperimentazione clinica, questi vaccini hanno dimostrato la loro sicurezza nelle normali condizioni previste per la vaccinazione di operatori sanitari, anziani e adulti con patologie pregresse, ottenendo quindi l’autorizzazione da parte delle Istituzioni sanitarie competenti
Garantiranno l’immunità di gregge?
Precisiamo che al termine immunità di gregge si preferisce quello di «immunità di comunità ». Si tratta di raggiungere una ampia quota di popolazione resa immune, in modo da ridurre notevolmente la probabilità di essere contagiati negli altri, riducendo in maniera ottimale il carico degli ospedali.
Nel frangente della lotta contro la Covid-19 questo concetto è stato declinato in due modi principali, che non devono essere confusi, perchè esprimono strategie diverse, non tutte realizzabili: immunità naturale (raggiunta dai soggetti guariti); oppure indotta dal vaccino, che stiamo ancora aspettando.
Sulla fattibilità di una immunità di tipo naturale, in grado quindi di garantire una immunità di comunità , sussistono enormi dubbi. Ampi studi recenti hanno osservato che nella realtà non abbiamo evidenze che l’immunità possa essere duratura per tutti nel lungo periodo.
Un’altra forma di immunità individuale, che di fatto non ha prodotto l’immunità di comunità , è quella cellulare. Alcuni studi suggeriscono essere dovuta a precedenti malanni, dovuti a Coronavirus umani comuni (HCoV). Altri lavori sembrano aver trovato in un gruppo di pazienti registrati tra il 2011 e il 2018, degli anticorpi specifici in grado di riconoscere anche il SARS-CoV2 (anticorpi cross-reattivi). Parliamo però di studi preliminari su cui non è stata ancora detta l’ultima parola. Il recente studio dell’Istituto Tumori di Milano che suggeriva in Italia l’esistenza di pazienti fin dal settembre 2019, presenta diversi limiti metodologici, per quanto presenti indizi di cross-reattività i ricercatori preferiscono spiegarli con l’ipotesi — meno probabile — della presenza del SARS-CoV-2 fin da quel periodo.
La Dichiarazione della Great Barrington, del 4 ottobre 2020, non ha trovato seguito nel resto della Comunità scientifica. In breve, gli autori propongono di togliere le misure di contenimento ai soggetti che non rientrano nelle fasce a rischio, come gli over 65, che invece dovrebbero essere tenuti isolati. Non è pensabile al momento una immunità di comunità , ottenuta lasciando che un’ampia quota di popolazione contragga il virus, con tutte le conseguenze per numero di vittime e complicazioni a lungo termine — dopo la malattia — che questo comporterebbe.
D’altro canto una vaccinazione di massa, a cominciare magari dai soggetti più a rischio, permetterebbe l’immunizzazione nel minor tempo possibile di un’ampia quota di popolazione, garantendo una protezione notevole. Non è detto che si raggiunga subito una immunità di comunità , ma al momento è la migliore strategia possibile, affiancata alle già note misure di distanziamento sociale.
Se «il 95% è asintomatico», a che serve un vaccino?
Questa domanda fa probabilmente riferimento al vaccino di Pfizer, e ad alcune fake news volte a sovrastimare ruolo e numero effettivo degli asintomatici che non equivale affatto al 95% dei positivi (lo spieghiamo qui). Nell’ultimo comunicato della Pfizer il suo vaccino viene definito «efficace al 95%». Per capire come interpretare questa affermazione sarebbe meglio attendere di leggere uno studio scientifico vero e proprio relativo ai risultati della sperimentazione, che ha coinvolto oltre 41mila volontari.
Ad ogni modo, difficilmente «efficace al 95%» potrebbe significare copertura vaccinale nel 95% della popolazione. Inoltre gli asintomatici sono comunque infettivi, per niente immuni, e i sintomi ci sono lo stesso, anche se non riscontrabili in una visita preliminare dal medico, che secondo alcuni studi potrebbero comportate anche altre patologie nel lungo periodo.
Infine non è corretto parlare di un 95% di asintomatici. Uno dei problemi di questa pandemia è che una piccola quota della popolazione può contagiare buona parte del resto. Secondo il portale Epicentro (Istituto Superiore di Sanità (ISS), il 6 ottobre, su un 88% di casi confermati, il 55,9% risultava asintomatico
Il tempo di sperimentazione è stato sufficiente per valutare effetti collaterali sul lungo periodo?
Esiste un preciso iter nelle sperimentazioni di un farmaco, che preve diverse fasi: due pre-cliniche (nelle piastrine da laboratorio e con la Sperimentazione animale); tre cliniche, dove vengono coinvolti sempre più volontari a cominciare dal personale sanitario, arrivando a comprendere ampi gruppi con migliaia di persone, una parte delle quali riceverà un placebo, per scremare ogni fenomeno casuale o dovuto a fattori diversi dal vaccino. Qui le riproponiamo sinteticamente, come riportate nella nostra Guida utile, dove potete approfondire ulteriormente l’argomento:
Si comincia sempre coi test preclinici, dove è indispensabile la Sperimentazione animale. Oggi più che mai è diventata evidente l’importanza di utilizzare degli organismi complessi, in qualche modo simili al nostro, perchè una terapia non può dimostrare efficacia e sicurezza sulle sole piastrine da laboratorio. Gli esperimenti in vitro sono sicuramente importanti, ma come primo passo. Già il passaggio dagli esperimenti nelle colture cellulari ai test sugli animali, screma numerose idee che sembravano inizialmente promettenti;
A questo punto il vaccino passa alla Fase I, dove lo si somministra a un piccolo gruppo di persone perfettamente sane, magari del personale sanitario, cominciando a testarne efficacia e sicurezza, cosa che si ripeterà ovviamente nelle fasi successive;
Nella Fase II il numero di volontari a cui si somministra il vaccino comincia a essere più ampio, nell’ordine delle centinaia di persone, divise per gruppi con differenti caratteristiche, almeno uno di questi riceverà un placebo, così da scremare effetti dovuti alla suggestione o ad altri fattori non visti nelle fasi precedenti;
Nella Fase III si fa grosso modo lo stesso genere di test di quella precedente, ma con migliaia di volontari. Diventa fondamentale accertarsi che non vi siano significativi casi di eventi avversi.
Tutte queste fasi parcellizzano innanzitutto il rischio nelle persone, e in altre specie animali coinvolte nelle varie fasi della ricerca. Quando si manifesta un evento avverso tutto va in pausa in attesa di riprendere a seguito di accertamenti, com’è già avvenuto col vaccino di Oxford/AstraZeneca o con quello della Johnson & Johnson.
Tutto questo comporta tempi relativamente lunghi, tanto che spesso fanno prima ad arrivarci i comunicati delle case farmaceutiche, piuttosto che gli studi scientifici riguardo ai loro progressi, che sono ancor più lenti ad arrivare. Si può cercare di velocizzare un po’ alleggerendo i processi burocratici, ma non di più.
Diverse case farmaceutiche hanno inoltre sottoscritto una sorta di manifesto, nel quale si impegnano a non concedere sconti in merito alle tempistiche. Se un vaccino verrà finalmente distribuito, questo implicherebbe necessariamente, che nei tempi richiesti per la sua sperimentazione, ha dimostrato efficacia e sicurezza
Si possono fare paragoni coi vaccini già esistenti?
I potenziali limiti dei vaccini di nuova generazione contro la Covid-19, riguardano in generale anche tutti gli altri? Non proprio. Esistono certamente delle eccezioni, come nel caso degli anti-influenzali, ma in generale i vaccini già esistenti sono protettivi al 100%.
Recenti tweet pubblicati dai virologi Ilaria Capua e Roberto Burioni hanno suscitato qualche confusione, perchè apparsi quasi contemporaneamente e apparentemente in disaccordo. In realtà hanno fatto affermazioni complementari: la Prima si riferiva ai limiti dei vaccini anti-Covid, il Secondo a quelli già esistenti, facendo un discorso generale.
Noi possiamo dire che in generale la cucina italiana è eccellente, salvo qualche eccezione. Qualcuno però potrebbe avanzare dubbi su alcuni nuovi ristoranti italiani, che devono ancora essere inaugurati, senza per questo contraddire la comprovata eccellenza della cucina italiana in generale.
(da Open)
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Dicembre 19th, 2020 Riccardo Fucile
“SE CI SONO PROBLEMI DI MOBILITA’ DELLE PERSONE NON E’ FACILE ORGANIZZARE LA SOMMINISTRAZIONE”
Speriamo che gennaio e febbraio non siano mesi complicati: sarebbe davvero complicato iniziare la più grande campagna di vaccinazione di massa di sempre nel corso della terza ondata. Dobbiamo fare tutti tutto il possibile per evitarla”.
Lo dice il commissario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri, in una intervista spiegando che “se ci sono problemi di mobilità delle persone non è facile organizzare la somministrazione, inoltre i contagi devono essere almeno calmierati, se non azzerati, per puntare all’immunità di gregge. Sarebbe davvero grave ritardare la tabella di marcia definita per somministrare i vaccini e portare con più fatica il Paese fuori dalla più grave crisi dal dopoguerra. È come l’alba, all’inizio la luce è fioca, poi, piano piano vince contro il buio”.
“Il rischio di una terza ondata esiste. Lo dicono i dati degli ultimi giorni. La curva dei contagi, dopo le decisioni del governo di novembre, ha registrato un vistoso rallentamento ma non si è appiattita. Per questo ora sono state di nuovo adottate misure più severe, come in altri Paesi”, ha proseguito Arcuri garantendo che nel frattempo per quanto riguarda i vaccini “siamo pronti. Con le Regioni abbiamo deciso che la prima fase della campagna si svolgerà in 287 punti di somministrazione, presidi ospedalieri. Ci hanno assicurato che entro l’inizio di gennaio tutti avranno le celle frigorifere. In oltre 200 ci sono già . Nella prima fase metteranno a disposizione il loro personale. Poi come rinforzo arriverà quello che abbiamo chiamato alle armi. Cerchiamo 15mila addetti. In meno di 3 giorni si sono candidati in 14.558”.
(da agenzie)
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Dicembre 19th, 2020 Riccardo Fucile
I DATI DELLA HOPKINS UNIVERSITY: SEGUONO SPAGNA, REGNO UNITO E USA… E IN ITALIA CI SONO ANCORA POLITICI CRIMINALI CHE INVOCANO IL NATALE ALLARGATO
L’Italia è il Paese al mondo con la più alta mortalità da coronavirus ogni 100mila abitanti. È quanto rilevano i dati della Johns Hopkins University, che monitora costantemente l’andamento della pandemia.
Con 111,23 decessi ogni 100mila abitanti, l’Italia nella classifica dei 20 Paesi più colpiti dal Covid-19 precede la Spagna (104,39), il Regno Unito (99,49) e gli Stati Uniti (94,97).
Il nostro Paese è invece terzo nella classifica che tiene conto del rapporto tra casi confermati e decessi. L’Italia ha un rapporto del 3,5%, alle spalle di Messico (9%) e Iran (4,7%) e davanti al Regno Unito (3,4%).
In termini assoluti, con 67.894 decessi, secondo i dati della Jhu, l’Italia risulta il quinto Paese più colpito al mondo, alle spalle di Stati Uniti (311.529 decessi), Brasile (184.827), India (144.789) e Messico (116.487) e davanti al Regno Unito (66.639).
(da agenzie)
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Dicembre 18th, 2020 Riccardo Fucile
IL BUCO EVIDENTE NEL DECRETO: A NATALE POTETE ANDARE DA CHI VI PARE, PURCHE’ IN AUTO VI SIANO SOLO DUE PERSONE (PIU’ FIGLI)… A DUE INVITATI ALLA VOLTA SI ARRIVERA’ A PRANZI CON UN NUMERO ELEVATO DI PERSONE … C’ERA UNA SOLA ALTERNATIVA LOGICA: VIETARE LA CIRCOLAZIONE PER TUTTI
Alla fine la montagna ha partorito il topolino: quattro giorni di incontri, discussioni, liti,
contrapposizioni tra rigoristi e aperturisti per poi arrivare a un decreto che presenta un buco mostruoso.
Eh sì, perchè se è vero che in una democrazia liberale non si può bussare a casa delle persone per verificare quanti ospiti (non più congiunti) abbiano a tavola, è anche vero che se consenti a Natale (ma non solo) la libera circolazione delle auto di fatto dai il via libera agli assembramenti familiari o amicali.
Facciamo un esempio: una famiglia invita nonni paterni e materni, fratelli e sorelle e magari pure gli zii (come l’anno scorso). Qualcuno obietterà : se li fermano i vigili?
Intanto vale il “se li fermano”, visto che saranno a migliaia chi si sposterà ugualmente grazie al buco del decreto.
Poi basta che siano in due e dicano che vanno da parenti. Via libera.
La stessa cosa per gli altri, basta che siano in due a bordo (più eventuali figli).
Alla fine in dieci andranno tutti dalla stessa famiglia, con buona pace dei decreti “stretta” che invece “allargano”.
Si è passati dal decreto “ammazza nonni” a quello “ammazza tutti”.
Non solo: non si poteva uscire dai piccoli comuni? Ora ci si puo’ allontare fino a 30 km.
Non solo: si ammettono anche gli amici generici definiti “ospiti”, neanche più solo i parenti.
Qualcuno chiederà : come si poteva evitare? Semplice, vietando a Natale, Santo Stefano e Capodanno la circolazione delle auto, salvo per emergenze reali e controllabili.
Qua non controlla realmente nessuno, non ci prendiamo per i fondelli.
E infatti siamo nella merda di una pandemia “fuori controllo”
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Dicembre 18th, 2020 Riccardo Fucile
NEI FESTIVI E PREFESTIVI POSSIBILE RICEVERE VISITE DI DUE OSPITI (PIU’ I LORO FIGLI), MA NESSUNO SAPRA’ MAI QUANTE “VISITE” DI AMICI RICEVERANNO IN REALTA’… E COME AL SOLITO FIUME DI SOLDI AI COMMERCIANTI
Dopo ore di confronto è arrivato il via libera al decreto sulla nuova presunta “stretta” per le
festività natalizie nel Consiglio dei ministri, terminato alle 20.
L’accordo finale nel governo è quello di una zona rossa nazionale dal 24 dicembre al 6 gennaio, nei giorni festivi e prefestivi. Per gli altri giorni feriali, invece, zona arancione (28, 29, 30 dicembre e 4 gennaio).
In tutto ci saranno 10 giorni di lockdown totale mentre altri 4 saranno di parziali chiusure. Resta inoltre il divieto di muoversi in più di due persone, in deroga al blocco della circolazione.
Di fatto, si potranno invitare due persone senza contare gli under 14. E sarà possibile andare da parenti e amici anche nei giorni rossi, il che scatenerà ugualmente il caos.
La bozza del decreto all’esame del Cdm, iniziato poco dopo le 18, ‘apre’ alla possibilità di fare visita agli amici durante le festività .
Nel testo infatti non è specificata la necessità che vi sia un grado di parentela, come invece era stato ventilato, per consentire le visite. Fermo restando che a soltanto 2 persone è permesso spostarsi verso abitazioni private con la ‘deroga’ per gli under 14 che non vengono conteggiati.
In serata, è prevista la conferenza stampa del premier Giuseppe Conte, l’orario non è stato ancora comunicato.
Questo il testo della bozza:
Bozza dl, visite a non conviventi solo in due una volta al giorno
“Durante i giorni festivi e prefestivi compresi tra il 24 dicembre 2020 e il 6 gennaio 2021 lo spostamento verso le abitazioni private è consentito una sola volta al giorno, in un arco temporale compreso fra le ore 5 e le ore 22, verso una sola abitazione ubicata nella medesima regione e nei limiti di due persone, ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minori di anni 14 sui quali tali persone esercitino la potestà genitoriale e alle persone disabili o non autosufficienti conviventi”.
Gli invitati e gli under 14
Nel corso del vertice si è consumato un duro scontro sulla deroga per i minori che possono accompagnare i due ospiti. Il premier chiedeva che tale deroga fosse estesa agli under 18 ma alla fine vale solo per chi ha meno di 14 anni. La battaglia più dura però si è consumata sulla durata della zona rossa, visto che Conte si è a lungo opposto alla possibilità di estenderla oltre il 3 gennaio. Ma i rigoristi – i ministri Roberto Speranza, Dario Franceschini e Francesco Boccia – hanno ottenuto di estenderla fino al 6 gennaio per i festivi e prefestivi: in questi giorni sarà vietata la circolazione per ragioni non essenziali (quindi tranne salute e lavoro e al netto delle deroghe dei due invitati), servirà comunque l’autocertificazione, chiuderanno ristoranti, bar e negozi. Fuori dal perimetro di tali motivazioni, pertanto, non si potrà lasciare la propria abitazione.
Dieci giorni zona rossa, 4 arancione dal 24 dicembre al 6 gennaio
“Nei giorni festivi e prefestivi compresi tra il 24 dicembre 2020 e il 6 gennaio 2021 sull’intero territorio nazionale si applicano le misure” del Dpcm del 3 dicembre sulle zone rosse, “nei giorni 28, 29, 30 dicembre 2020 e 4 gennaio 2021 si applicano le misure” sulle zone arancioni. Si legge nella bozza del nuovo decreto Covid, composto da 3 articoli, con le restrizioni per il Natale.
Quattro giorni arancioni
L’Italia sarà invece tutta arancione nei giorni ‘lavorativi’ all’interno delle due settimane delle vacanze natalizie: il 28, 29 e 30 dicembre e il 4 gennaio. Rispetto alla zona rossa, due sono le differenze principali: sono aperti i negozi ed è sempre consentito lo spostamento all’interno del proprio comune di residenza. Il decreto introduce però una norma a favore dei piccoli comuni: sono infatti consentiti gli spostamenti dai paesi con una popolazione non superiore a 5mila abitanti per una distanza di massimo 30 chilometri “con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia”.
Il coprifuoco resta alle 22
Non è previsto alcun anticipo del coprifuoco, rispetto a quello stabilito finora alle ore 22, nel decreto sulla stretta di Natale. Nella bozza, infatti, per le visite consentite a massimo 2 conviventi per una volta al giorno si fa riferimento “ad un arco temporale che va dalle 5 alle 22”, ovvero ai limiti dell’attuale coprifuoco
Sanzioni 400-1000 euro per chi viola divieti
Per chi viola i divieti previsti dal nuovo decreto per le vacanze di Natale sono previste sanzioni da 400 a mille euro, si legge nella bozza del testo.
(da agenzie)
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Dicembre 18th, 2020 Riccardo Fucile
“DI FRONTE A QUESTA SITUAZIONE OCCORRE ESTREMA PRUDENZA”
Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, ha parlato
con preoccupazioni dei numeri del Covid in Italia, durante una sessione della 15esima edizione del Forum Risk Management in Sanità : “L’Rt e il numero di nuovi casi positivi tendono a non scendere più, a differenza di quello che abbiamo visto nelle scorse settimane. Il dato dei decessi è ancora molto alto e siamo sopra la soglia per quanto riguarda i posti letto in area medica e terapia intensiva. Inoltre non mi sembra che stiano più scendendo incidenza ed Rt. Ci sarà un incontro della Cabina di regia e dunque non mi sento ancora di anticipare i dati – ha aggiunto Rezza – Ma è chiaro che di fronte a questa situazione occorre estrema prudenza, poi le misure specifiche le decide la politica”.
“E’ logico che nel periodo delle feste ci si voglia ricongiungere con i propri cari, ma è anche normale che in questo periodo pandemico si usino tutte le precauzioni per proteggere soprattutto i più anziani”, ha detto.
Capitolo vaccino: “Per raggiungere l’immunità di gregge” al coronavirus “occorrerà vaccinare il 60-70% della popolazione. Dunque questo sarà un obiettivo successivo” della campagna di vaccinazione contro Covid-19, “che inizierà simbolicamente il 27 dicembre” con “all’inizio poche dosi a disposizione”.
“Per cominciare la campagna vaccinale anti Covid – ribadisce Rezza -, è chiaro che all’inizio le dosi disponibili saranno poche. Simbolicamente inizierà il 27 dicembre. Dopo è previsto l’arrivo scaglionato di un numero sempre maggiore di dosi”.
“Sappiamo già da ora che sarà disponibile un vaccino, uno dei tre vaccini a Rna che saranno disponibili durante il primo quadrimestre 2021. Ci sarà una finestra di tempo, un periodo entro il quale il numero di dosi disponibili sarà limitato e questo ha determinato la necessità di fare scelte e prioritizzare alcune categorie di popolazione”, spiega l’esperto.
Quindi, prosegue Rezza, “in una prima fase della campagna si tenderà a sfruttare l’effetto diretto della vaccinazione, cioè la protezione delle persone ad alto rischio di malattia grave. Soprattutto l’obiettivo è rendere Covid free alcuni ambienti: gli ospedali innanzitutto, ma anche le Rsa. Si renderà necessario dunque vaccinare gli operatori sanitari e i residenti nelle strutture Rsa, che sono state particolarmente colpite nella prima fase epidemia.
E’ chiaro che “dopo con un aumento del numero di dosi si procederà a vaccinare gli anziani, a cominciare da quelli con età più avanzata. E’ la scelta fatta da tutti gli Stati quella di ottenere un effetto di protezione diretta, vaccinando soprattutto popolazioni vulnerabili per diversi aspetti. La strategia poi potrà sfruttare diversi approcci”.
(da agenzie)
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Dicembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
“GOVERNO E REGIONI DEVONO ARGINARE LA TERZA ONDATA”… ECCO TUTTI I DATI REALI SU POSITIVI, VITTIME E TERAPIE INTENSIVE
La serrata di Natale è inevitabile per arginare la terza ondata. La discesa dei contagi è troppo lenta, gli ospedali saturi, oltre 20.000 i morti registrati nell’ultimo mese. “Governo e Regioni non possono limitarsi a temere la terza ondata, devono arginarla”, puntualizza il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta.
È il messaggio affidato al report pubblicato oggi, basato sui dati rilevati dal 9 al 15 dicembre.
Rispetto alla settimana precedente il monitoraggio indipendente ha registrato una flessione dei nuovi casi (113.182 da 136.493), a fronte di una riduzione di oltre 88 mila casi testati (462.645 da 551.068) e di un rapporto positivi/casi testati stabile (24,5% dal 24,8%).
Diminuiscono del 9,5% i casi attualmente positivi (667.303 da 737.525) e, sul fronte degli ospedali, diminuiscono ricoveri con sintomi (27.342 da 30.081) e terapie intensive (3.003 da 3.345). Lieve calo anche per i decessi (4.617 vs 4.879).
Tranne che in Veneto e in Valle d’Aosta, in tutte le Regioni si evidenzia“la consistente e ingiustificata riduzione dell’attività di testing”, si legge nel report.
Il bacino dei positivi si svuota molto lentamente e in 6 Regioni si registra addirittura un incremento rispetto alla settimana precedente. In particolare, dopo il picco del 22 novembre (805.947), i casi attualmente positivi sono diminuiti in 24 giorni del 20,8%, con una riduzione media giornaliera dello 0,9%: tuttavia con oltre 667 mila casi attualmente positivi risulta al momento impossibile riprendere qualsiasi attività di tracciamento.
“Sicuramente le misure restrittive introdotte dal Dpcm del 3 novembre 2020 hanno frenato la diffusione del contagio – continua Cartabellotta – ma la lenta e irregolare discesa della curva, unita ad un rapporto positivi/casi testati stabile da tre settimane, suggeriscono che le misure di mitigazione abbiano ormai dato il massimo risultato e ora, con le progressive riaperture, verosimilmente la curva prima rallenterà la sua discesa per poi tornare inesorabilmente a salire”.
Anche sul fronte degli ospedali, “l’entità del rallentamento non lascia spazio a grandi entusiasmi”, fa notare Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi sanitari della Fondazione.
Il picco della seconda ondata per i ricoverati con sintomi è stato raggiunto il 23 novembre (34.697) e in 22 giorni si è ridotto del 26,9%, quello delle terapie intensive il 25 novembre (3.848) e in 20 giorni si è ridotto del 28,1%.
La soglia di occupazione da parte di pazienti Covid supera il 40% nei reparti di area medica in 10 Regioni e oltre il 30% nelle terapie intensive in 14 Regioni.
Continua l’aumento del numero dei decessi: 4.617 morti nell’ultima settimana, oltre 20.000 nell’ultimo mese e più di 31.000 nella seconda ondata dal 1 settembre.
Questi numeri – che catapultano l’Italia al primo posto in Europa per decessi totali da Covid (65.857) e per tasso di letalità (3,5%) – stridono molto con le parole del premier Conte secondo cui “Con misure calibrate e ben circoscritte stiamo reggendo bene questa seconda ondata”.
“Nell’imminenza delle festività natalizie -va avanti Cartabellotta – a fronte di dati tutt’altro che tranquillizzanti, le (in)decisioni politiche sono in balìa di conflitti istituzionali, compromessi partitici e reazioni emotive, piuttosto che essere informate da un piano strategico per tutelare la salute, sostenere concretamente l’economia e gestire le conseguenze sociali della pandemia”. In altre parole, se è doveroso il continuo appello alla responsabilità civica delle persone chiamate a non abbassare la guardia in alcun modo, Governo e Regioni devono ammettere che, dopo gli estenuanti tentennamenti di ottobre nell’introdurre le restrizioni, le hanno poi allentate troppo frettolosamente, senza attendere una flessione significativa dei contagi, nè un consistente svuotamento degli ospedali.
“In questo scenario – conclude Cartabellotta – la serrata di Natale è l’unica possibilità per non affacciarsi al nuovo anno con ospedali ancora saturi e servizi sanitari che rischiano di andare in tilt per la coincidenza tra riapertura delle scuole, picco dell’influenza e avvio della campagna di vaccinazione anti Covid. Non è più il tempo di giocare con i colori disorientando la popolazione, ormai stremata psicologicamente ed economicamente dal continuo e imprevedibile tira e molla sino all’ultimo minuto: Governo e Regioni non possono limitarsi a temere la terza ondata, devono arginarla”.
(da agenzie)
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