Giugno 30th, 2016 Riccardo Fucile
CONFALONIERI, ALFANO, VERDINI SI POSIZIONANO
Nel Palazzo i naviganti più esperti già sentono i rumori della tempesta. E preparano scialuppe e piani di salvataggio, che nel centrodestra si chiamano “grande coalizione”. Per il dopo-Renzi e senza Renzi.
Ecco Fabrizio Cicchitto, che ha assistito prima al crollo di Craxi poi a quello di Berlusconi: “Guarda che l’intervista di Confalonieri non è banale. Perchè non c’è solo la suggestione di un Nazareno oggi, che conosciamo. Dice molto di più. Confalonieri, avendo la responsabilità di Mediaset, si pone questo problema: che facciamo se a ottobre salta tutto? E lui dice facciamo una grande coalizione”.
Il passaggio cruciale dell’intervista alla Stampa è questo: “Credo che in questa fase si debba sostenere il governo. Il Cavaliere non la pensa così ma io sarei favorevole a qualcosa che assomigli al Nazareno. Per affrontare i grandi problemi ci vuole una base ampia. Non mi spingo a evocare la Grosse Koalition alla tedesca, ma guardiamo quel che accade in Spagna. Per uscire dalla paralisi i due partiti tradizionali dovranno lavorare insieme, è l’unica strada”.
La notizia non è tanto l’atteggiamento filo-governativo oggi, che Mediaset non ha mai abbandonato (basta vedere i tg) per tutelare i propri interessi, dai tetti pubblicitari da non liberalizzare, alla complessa partita dei diritti tv sul calcio (in mano a Luca Lotti), rilevante in sè, vitale nel momento in cui Premium è stata venduta a Vivendi.
La notizia è soprattutto il programma politico per il domani segno che, nel cuore dell’Impero, l’eventualità che il governo salti a ottobre non è considerata remota.
Un ex ministro del Pdl la dice così: “Confalonieri ha schierato il partito azienda sulla grande coalizione. Nell’ottobre del 2011 lui, Doris e Letta, in piena tempesta finanziaria lo schierarono su Monti, nel 2013 su Letta, passando per la rielezione di Napolitano. Ora se Renzi salta, non importa con chi ma ripropongono lo stesso schema”.
Il “se Renzi salta”, impensabile prima delle amministrative, all’ordine del giorno dopo la batosta del Pd, è diventato tema di urgente attualità dopo il vertice con la Merkel: “Il referendum sarà celebrato a ottobre, ovvero a legge di stabilità aperta. È evidente che se vince il no si fa un altro governo”.
Eventualità di cui si discute anche dentro il partito di Alfano. Proprio per questa mattina alle 12 era prevista una riunione di gruppo, che si annunciava come uno sfogatoio, con Formigoni che avrebbe chiesto l’appoggio esterno e mezzo gruppo che avrebbe chiesto le dimissioni di Alfano.
E’ stata spostata a lunedì, quando, tradizionalmente, la partecipazione è bassa: “Angelino — sussurra una fonte maliziosa — deve capire come sopravvivere. Per ora avanti con Renzi, ma se intravede che la stabilità si ottiene con un governo Franceschini, diventa il primo supporter di Franceschini”.
Un dato di fondo accomuna il centrodestra che fu.
Il rifiuto delle urne perchè col consenso attuale è difficile far tornare in Parlamento la pletora di deputati e senatori che ci sono ora.
La novità , in questa sorta di unità ritrovata all’insegna della grande coalizione, è il nuovo corso di Forza Italia, al momento meno esposta agli umori grillini di Silvio Berlusconi.
Fatto fuori il cerchio magico, sostituita la Rossi nel ruolo di tesoriere del partito con l’uomo Mediaset Alfredo Messina, la prossima tappa dell’aziendalizzazione sarà la nomina di consiglieri regionali, scuola Fininvest e senza velleità politiche.
E Verdini? È convinto che Matteo possa ancora farcela. I suoi, che innamorati del premier non sono mai stati, sono pronti, quando sarà , a diventare alfieri del solito “bene del paese” da tutelare con un nuovo governo e con la “stabilità prima di tutto”. Guardate come cambia rapidamente il clima.
I verdiani da un po’ sono scomparsi dai radar. Poche interviste, niente elogi o difese a spada tratta, profilo basso sul referendum.
Già pronti a osannare un nuovo leader che prolunghi la legislatura, con lo stesso entusiasmo con cui hanno vissuto l’era renziana e prima ancora quella di Berlusconi, che li portò in Parlamento con i suoi voti.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 10th, 2016 Riccardo Fucile
L’IDEA DI UNA CONVENTION A SETTEMBRE… NUOVO PARTITO CON FITTO, VERDINI E UN PEZZO DI NCD: “MA VA CAMBIATO IL NOME”… LE AMBIZIONI DI TOTI E GELMINI
Sotto shock. Con Silvio Berlusconi costretto in un letto d’ospedale, gli azzurri si ritrovano improvvisamente senza una guida. Con il rischio di una logorante guerra di successione interna. A un passo, insomma, dalla dissoluzione.
Per sfuggire al baratro, prende corpo in queste ore una clamorosa contromossa: riunificare Forza Italia e Verdini, Fitto e un pezzo del Nuovo centrodestra.
Un nuovo simbolo, un nuovo partito e un nuovo leader.
Magari proprio Stefano Parisi, in piena corsa per la poltrona di sindaco di Milano. Di certo non l’ex premier, se è vero lo sfogo di Marina Berlusconi: “Papà non deve più salire su un palco!”.
Chi cerca di raggiungere l’ultima spiaggia ha già in mente una data: settembre.
L’idea, frutto di un vorticoso giro di consultazioni, è di organizzare subito dopo l’estate una convention unitaria per far tornare sotto lo stesso tetto le schegge impazzite del berlusconismo.
Quali? I Conservatori di Raffaele Fitto, che tifa da tempo per l’unità di un centrodestra antirenziano. I verdiniani di Ala, in crisi nel rapporto con il premier. E il Nuovo centrodestra.
Tra i principali sponsor dell’operazione c’è Maurizio Lupi – che a Milano è alleato del centrodestra – mentre Angelino Alfano frena, timoroso che un tale scossone al sistema possa provocare una crisi di governo.
Chi finirebbe ridimensionato è invece il cerchio magico di Maria Rosaria Rossi, Francesca Pascale e Deborah Bergamini. Gran parte del partito le considera semplicemente avversarie e tifa per un loro ridimensionamento.
Questi, però, sono ancora i giorni dell’emergenza. E c’è spazio soprattutto per l’affetto verso il leader. “Per noi adesso è durissima, bisogna mantenere la calma e stare vicini al Presidente”, confida Renata Polverini. E Altero Matteoli: “È una sfida difficile”.
Il dossier più complicato della storia del berlusconismo è affidato a due “garanti”: Gianni Letta e Niccolò Ghedini.
Sono stati loro, ieri, ad incoraggiare l’ex premier al San Raffaele. Ed è stato proprio l’avvocato a telefonare ai big del partito per avvertirli che presto (al massimo subito dopo i ballottaggi) nascerà un direttorio.
Un tavolo, così l’ha definito, da convocare a Palazzo Grazioli e riunire per gestire l’ordinaria amministrazione.
Molti, com’è ovvio, aspirano a un posto in questo board. Ci saranno quasi certamente Giovanni Toti e Maria Stella Gelmini, Mara Carfagna e gli ex aennini Gasparri e Matteoli, oltre ai due capigruppo Renato Brunetta e Paolo Romani.
Tra loro, naturalmente, c’è chi aspira a guidare da “reggente” Forza Italia nel nuovo partito di centrodestra. Toti, innanzitutto, forte di un rapporto solido con la Lega di Matteo Salvini. Ma anche Carfagna, sempre in testa ai sondaggi di gradimento nell’elettorato azzurro, e Gelmini, lanciata ieri da Laura Ravetto.
Tanto, tantissimo dipenderà dalle scelte di Berlusconi.
Ma parecchio si intuisce dai ragionamenti della figlia Marina, riferiti da chi era al San Raffaele: “D’ora in poi papà dovrà dedicarsi solo alla sua salute – ha avvertito la primogenita – E nessuno si azzardi a chiedergli di fare ancora politica, capito?”.
Sulla stessa linea Fedele Confalonieri, l’amico di una vita, anche lui infastidito dalla tabella di marcia consigliata dai fedelissimi all’ex premier ottantenne nelle ultime settimane di campagna elettorale.
Per adesso, comunque, il Cavaliere preferisce affidare le chiavi del suo impero aziendale alla primogenita Marina e all’amico Confalonieri.
Le vicende personali e professionali saranno mediate da Ghedini, mentre i rapporti istituzionali spetterano all'”ambasciatore” Letta.
La politica appare invece sempre più lontana. Non a caso pochi, pochissimi dei dirigenti azzurri hanno potuto fare visita al leader. Ci ha provato ieri Verdini, fermato sulla soglia della stanza d’ospedale. “Riceve solo i familiari”.
Pragmaticamene, il ras toscano ha salutato l’ex alleato al telefono. Dal parcheggio del San Raffaele.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)
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Maggio 25th, 2016 Riccardo Fucile
LA PROPOSTA FIRMATA INSIEME A GABRIELLA GIAMMANCO E’ APERTA A TUTTI I PARLAMENTARI … IL MODELLO E’ GIA’ LEGGE NEGLI USA, GRAN BRETAGNA, GERMANIA, FRANCIA E SPAGNA
Una legge per rendere possibili le adozioni ai single , anzi «alle persone singole non coniugate», come scrive Laura Ravetto nella sua proposta che ha prsentato stamattina a Montecitorio, insieme a Gabriella Giammanco, sua compagna di partito in Forza Italia, seconda firmataria della sua legge.
Oggi in Italia esiste una legge, la 183 del 1984, che le adozioni per i single già le prevede, ma soltanto in casi particolari, grazie al molto discusso articolo 44.
«Siamo rimasti uno degli ultimi Paesi in Europa che non si è posto il problema dell’adozioni per le persone singole», dice Laura Ravetto.
Quindi la deputata sciorina la lista dei Paesi dove i single possono adottare, dalla Germania alla Gran Bretagna, arrivando agli Stati Uniti passando per la Francia e la Spagna.
Poi aggiunge: «Io adesso sto per sposarmi e quindi non mi riferisco a me, ma sono convinta che ci sono tantissime persone, soprattutto donne, in grado di poter dare molto amore in caso di adozione».
Laura Ravetto ha preparato due proposte di legge, la prima «molto ottimistica» che prevede di modificare completamente la legge sulle adozioni, nel solco di quanto il Parlamento si sta già preparando a fare.
Quindi la seconda proposta: «In questa si modifica soltanto l’articolo 44, lì dove si prevede che un bimbo possa essere adottato da un single solamente se orfano».
Laura Ravetto non si preoccupa della reazione che la sua proposta di legge susciterà nel suo partito, non esattamente liberal su tutti i fronti.
Spiega: «Per una proposta come questa cerco consensi dentro tutto il Parlamento, non certo soltanto dentro Forza Italia».
Da oggi la possibilità di firmare è aperta a tutti gli altri parlamentari.
Alessandra Arachi
(da “il Corriere della Sera“)
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Maggio 1st, 2016 Riccardo Fucile
INTERVISTA A MARIA ROSARIA ROSSI: “PER GUIDARE IL CENTRODESTRA OCCORRE VISIONE POLITICA, UMILTA’ E CAPACITA’ DI AGGREGARE ANIME DIVERSE SU UN PROGETTO COMUNE”
“Forza Italia e Lega sono alleate dal 1994, nonostante spaccature più gravi di quelle recenti. Ho
visto però che adesso c’è chi attacca il presidente Berlusconi. Dicono che è “moderato” nei voti, che non è più il leader. Forse è meglio aiutare gli smemorati: hanno avuto Bossi, poi Maroni, quindi Salvini, domani chissà . L’unico che è sempre rimasto leader, invece, indovinate chi è?”.
È Silvio Berlusconi, senatrice Maria Rosaria Rossi, leader unico di un “partito personale”. In ogni caso la scelta di Alfio Marchini ha rotto gli equilibri. Un tentativo di Berlusconi di riaffermare la leadership nella coalizione?
“Non credo servisse una conferma, il leader è lui”.
Beh, Salvini e Meloni la pensano diversamente. Ricordano che è anziano, insinuano che non contrasti Renzi per difendere le aziende. È possibile un centrodestra senza di lui?
“Per essere leader di una coalizione servono capacità di lettura, esperienza, visione e un profondo rispetto degli altri. In più, bisogna essere in grado di aggregare anime diverse attorno ad un progetto comune. Temo proprio che nessuno, a parte il presidente, abbia tutte queste capacità . Lo penso io, ma lo dice anche la storia degli ultimi venti anni”.
Non c’è spazio per un centrodestra lepenista guidato dai due quarantenni, dunque?
“Vede, è molto semplice: chi fomenta l’odio contro i migranti, inneggia alle ruspe nei campi rom o chiede l’uscita dall’Europa non può essere leader di un popolo. L’Italia ha bisogno di soluzioni che portino al ripristino della sicurezza, al rilancio dell’economia e alla sburocratizzazione. Chi pensa di risolvere tutto questo fomentando l’odio non risolverà nulla. E non potrà mai essere un leader”.
Per questo Berlusconi ha rotto l’unità del centrodestra?
“Non mi risulta che Berlusconi abbia spaccato la coalizione, visto che ci sono già state situazioni in cui ci siamo presentati separati. Berlusconi aveva individuato da tempo in Alfio Marchini un uomo concreto, capace, competente, che ha fatto opposizione a Marino e conosce al meglio la macchina amministrativa”.
Prima però aveva scelto Bertolaso, poi la “capriola” a favore di Marchini.
“Con Bertolaso ha affrontato e risolto le emergenze durante gli anni di governo. Ecco allora la sintesi: un vero e proprio dream team Marchini-Bertolaso. Farà tornare grande Roma. Potevamo offrire di meglio a questa città ?”.
La Meloni, ad esempio? Perchè non sostenerla in queste amministrative?
“Si chiamano amministrative perchè, appunto, chi vince deve poi amministrare. La Meloni è un ottimo leader del suo partito, ma ha sempre fatto solo politica. Oggi invece servono uomini e donne che provengono dal mondo del lavoro, capaci di capire e gestire una macchina amministrativa complessa come Roma. Berlusconi sostiene figure così in tutte le principali città , nella Capitale non poteva essere da meno”.
Lei ha sempre “sponsorizzato” Marchini. Pensate davvero a lui come leader del centrodestra del futuro, da affiancare a Berlusconi?
“Non solo Marchini, ma anche Parisi, Lettieri: tutti quelli che dal mondo del lavoro stanno finalmente scendendo in politica al fianco di chi, nel 1994, fu costretto a mettersi a disposizione. Non ci può essere futuro là dove c’è disgregazione”.
Comunque a Roma ha vinto il cerchio magico, facendo infuriare diversi altri dirigenti. Berlusconi viene sempre sulle vostre posizioni?
“Le ricostruzioni dei giornali non corrispondono alla realtà . La verità è più semplice: sono io che mi trovo spesso sulle posizioni del Presidente, perchè ne condivido progetti ed obiettivi. E lui è sempre disponibile al confronto, pronto ad ascoltare tutti”.
Non certo chi in FI tifava Meloni, big del calibro di Toti e Romani. A suo avviso cercavano di dare battaglia per la leadership del partito?
“No, avranno fatto un ragionamento politico di livello nazionale, ma poi anche loro hanno condiviso la decisione su Roma”.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)
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Aprile 14th, 2016 Riccardo Fucile
DUE PERSONE CIVILI APRONO IL FRONTE DEI DIRITTI IN FORZA ITALIA
Chi c’era la descrive come “una riunione poco partecipata”. 
Ma dalla quale, malgrado tutto, è arrivata un’indicazione importante. Che dovrà essere necessariamente affrontata di nuovo nelle prossime settimane.
In vista dell’approdo in Aula a Montecitorio del discusso disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili — già approvato dal Senato in prima lettura — anche dentro Forza Italia si sta formando un gruppo di deputati pronto a votare a favore del provvedimento.
Proprio così. Guai però a chiamarla “fronda”. Anche perchè ne fanno parte pure due ex ministre delle Pari opportunità come Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo.
L’incontro nel corso del quale è emersa questa posizione si è svolto pochi giorni fa e ha visto la partecipazione di una quindicina di deputati azzurri sui 53 totali (tanti ne conta oggi alla Camera il partito di Silvio Berlusconi dopo la dissoluzione del Pdl).
Perciò è stato deciso di ‘aggiornare’ la discussione ai giorni immediatamente antecedenti al voto.
Oltre a Carfagna e Prestigiacomo si sono detti propensi a votare “sì” al ddl Cirinnà anche l’ex ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, e i due deputati lombardi Elena Centemero e Massimo Palmizio (entrambi non erano presenti alla riunione).
Nella stessa sede si sono invece detti apertamente contrari a questa ipotesi Daniela Santanchè, Francesco Paolo Sisto, Piero Longo e Antonio Palmieri.
Altri invece hanno preferito non dire una parola. Come noto, a Palazzo Madama Forza Italia ha votato contro il provvedimento in questione. Arrivando addirittura a chiedere l’intervento del capo dello Stato, Sergio Mattarella, per via del ‘soccorso’ al governo arrivato dai verdiniani di Ala.
Cosa è successo nel frattempo? Perchè ora potrebbe esserci, almeno da parte di qualcuno, un ‘cambio di verso’?
“Il testo del ddl Cirinnà è confuso e scritto male, addirittura con riferimenti normativi sbagliati — dice a ilfattoquotidiano.it Mara Carfagna —. La cosa più grave, però, è che ancora oggi nel nostro Paese vengano violati i diritti di decine di migliaia di persone: malgrado tutto, questa legge rappresenta un passo in avanti”. Parole che lasciano poco spazio alle interpretazioni.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Vito. “Il provvedimento è certamente migliorabile — spiega l’ex ministro —. Ritengo però che Forza Italia, essendo un partito a vocazione liberale moderno e al passo con le esigenze della società , non possa che discuterne decidendo alla fine di votare a favore”.
Se prima, ricorda il deputato azzurro, il problema era rappresentato dalla stepchild adoption (cioè l’adozione del figlio del partner), oggi “questa è stata stralciata dal testo del ddl”.
E se il governo dovesse porre la fiducia? “Dovremo votare naturalmente contro — risponde Vito — ma poi al voto finale sul provvedimento esprimerci per il ‘sì’”. Apertamente contraria, invece, la Santanchè. “Mi opporrò fino all’ultimo ad una legge che considero un bluff e che ha ampi profili di incostituzionalità — attacca —. La quale, peraltro, non riguarda solo le coppie omosessuali ma anche quelle etero, sulle quali lo Stato non dovrebbe mettere bocca”.
Se ne riparlerà nelle prossime settimane, anche se il voto favorevole di FI sarebbe più che altro simbolico visto che alla Camera il governo poggia su numeri solidi (garantiti dal premio di maggioranza del “Porcellum” di cui nel 2013 ha usufruito l’allora coalizione di centrosinistra).
Al momento il testo, che dovrebbe arrivare in Aula a inizio maggio, è all’esame della commissione Giustizia di Montecitorio, dove sono stati presentati 889 emendamenti (500 solo della Lega Nord). Forza Italia ne ha depositati 85, fra cui uno che riguarda i sindaci.
I quali — secondo la modifica proposta — “nell’esercizio del diritto alle libertà di pensiero, coscienza e religione”, possono “dichiarare la propria obiezione di coscienza alla costituzione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e ad ogni atto ad esse antecedente, conseguente o comunque connesso”.
Non proprio un inizio conciliante.
Giorgio Velardi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 3rd, 2016 Riccardo Fucile
MICHELA BIANCOFIORE NON RINNOVA LA TESSERA E SI APPRESTA A SALUTARE GLI AZZURRI: “E’ FORZA ITALIA CHE ESCE DA ME, IL PRESIDENTE NON C’E’ PIU'”
Come in certi micidiali crepuscoli che si portano via ogni colore, il tramonto del berlusconismo toglie via anche Michaela Biancofiore, coloratissima “amazzone” e “valchiria” anche trash del variopinto regno d’Arcore che fu.
“Non rinnovo la tessera del partito dopo ventidue anni”, ha annunciato ieri colei che amava appellarsi la “Lady Oscar di Berlusconi”, nel silenzio totale del capo e di Forza Italia tutta (sola eccezione: le parole solidali di Vincenzo Gibiino, senatore).
La premessa per un addio al partito, da decidere ufficialmente soltanto dopo i risultati delle comunali a Bolzano, l’8 maggio.
Ma i dettagli contano meno dell’annuncio, o meglio della mera ipotesi che una come Biancofiore possa lasciare Berlusconi.
Per la verità ci aveva già pensato un annetto fa, ma il fenomeno resta innaturale, quasi incredibile, tale che persino lei non si rassegna, lo nega: “Non sono io che esco da Forza Italia, ma è questa Fi ad uscire da me”, dice adesso.
E visto che non si parla di fenomeni trascendenti, ma di carne e partiti, c’è da chiedersi, in questa (ennesima) uscita, cosa resti in piedi, tra lui, lei e Forza Italia, di cosa si parli ormai esattamente.
Perchè berlusconiana, e feticcio del berlusconismo, è sempre stata la Biancofiore: per essenza, da quando aveva sei anni e per lei il capo di Mediaset era “l’uomo che mi ha portato i cartoni animati”, in pratica un eroe; e poi definitivamente quando lo conobbe a Macherio e fu “un’esplosione nel cuore, un marchio a fuoco nella pelle”.
“Una berlusconiana ante litteram, prima, dopo e per sempre”, ecco la sua definizione. Berlusconiana anche oltre il dileggio di chi l’ha sempre trovata un filo esagerata, nel suo definire il “presidente” il “prolungamento del mio cordone ombelicale” e trasognata fino al punto da affermare — impunemente — che quella dei quarantenni come lei è, a destra e a sinistra, la “Berlusconi generation”.
Biancofiore fu, per dire, felice di avere una torta di compleanno sormontata da un dito medio, ricordo di quella volta in cui a Bolzano l’allora Cavaliere lo mostrò per illustrare un certo leggiadro aneddoto dei suoi.
Porta ancora l’anello di diamanti che il “presidente” le regalò dieci anni fa per la vittoria a Bolzano. E’ tipa da aver piazzato la il suo carlina Puggy sulla real scrivania, con l’idea di farne la mascotte per la campagna elettorale nel 2013 (mentre il fido Bonaiuti, altro poi fuggito, pregava che il quadrupede non bagnasse le carte)
Fino a tre mesi fa strologava di amorazzi canini tra la sua e il preclaro Dudù.
Fu l’unica esponente del governo Letta a scendere in piazza per l’ex premier appena condannato nel processo Mediaset, quando tutti i ministri del Pdl avevano deciso di restare a casa per buona pace delle larghe intese; la sola alla quale, poi, Letta (con lo zampino pare di Alfano) controfirmò le dimissioni dal governo, lasciando che tutti gli altri berlusconiani invece le ritirassero, essendo stata quella una semplice mossa di protesta.
E lei anche quella volta fece spallucce: “Ho un transfert verso il presidente Berlusconi e lo difenderò fino alla morte anche a costo del mio posto a palazzo Chigi”, disse.
Ed ecco, appena due anni e mezzo dopo, la morte — per così dire – ha invece gli occhi di Elisabetta Gardini, commissaria straordinaria del partito, che adesso ha scelto per Bolzano un altro candidato, diverso da quello che voleva lei: “Berlusconi mi ha delegittimato, la Gardini ha spaccato l’unità del centrodestra, abbiamo buttato via una vittoria addirittura al primo turno”.
Litigi da nomenklatura, si dirà , questioni da cerchio magico.
Sì, ma è soprattutto il tema dell’odore della vittoria, in ballo. “A Berlusconi ho mandato cinquanta note, gli ho parlato tutti i santi giorni: ha lasciato fare”.
Ecco il vero tradimento del berlusconismo: l’irresistibile richiamo della vittoria, o almeno della pugna, che oggi l’ex Cavaliere non sente, o non vuol sentire.
“Ho sempre detto che sarei rimasta finchè c’era Berlusconi, e lui non c’è più. Non ha più voglia di vincere. Non ci crede più”, ha detto lei giorni fa a Libero.
E così Biancofiore, che pure ha nel “gettare il cuore oltre l’ostacolo” il suo finale preferito, non sa più bene cosa lanciare oltre che cosa.
Susanna Turco
(da “L’Espresso”)
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Marzo 9th, 2016 Riccardo Fucile
LA DEPUTATA ANNUNCIA IL MATRIMONIO CON IL COLLEGA DEL PD DARIO GINEFRA: “IO IN ALA? SOLO SPIFFERI DA TRANSATLANTICO”
Laura Ravetto convola a giuste nozze. Ma non con Denis Verdini.
Dalla vita privata a quella politica il passo è breve. Così quando Il Tempo telefona alla parlamentare di FI per chiederle di raccontare la sua storia d’amore col deputato Pd Dario Ginefra, diventa inevitabile porle una domanda sulle voci di Transatlantico secondo le quali il suo passaggio con Verdini sarebbe imminente.
«Ma perchè dite queste cose? – risponde la Ravetto – In Transatlantico ci sono tante voci, continui spifferi… Io sono qui in Aula alla Camera, vado in tv quasi ogni giorno a parlare a nome di Forza Italia».
Insomma, nessun passaggio nelle fila verdiniane. Quanto all’imminente matrimonio, la deputata azzurra rimanda cortesemente all’articolo in uscita oggi su Chi.
«Ci sposiamo per… incoscienza – racconta Ginefra al settimanale di Alfonso Signorini – E perchè io amo Laura profondamente e voglio prendermi cura di lei».
«Tra noi il sentimento ha prevalso sulle nostre differenze – dice lei – Razionalmente non siamo fatti l’uno per l’altra, siamo agli antipodi. Ma come potevo resistere a un uomo che si è messo a nudo pubblicamente con quella lettera aperta che ha inviato questa estate alla Gazzetta del Sud?».
Una dichiarazione d’amore controcorrente, ma efficace per far sì che gli eterni «promessi sposi» di Montecitorio annuncino le nozze che arrivano dopo quattro anni di amore e di tira e molla dei due fidanzati «bipartisan» che non potrebbero essere più diversi.
Non si tratta dell’unica coppia mista: sempre a Montecitorio c’è quella composta da Nunzia De Girolamo (FI) e Francesco Boccia (Pd).
«Il nostro matrimonio non è il compromesso storico nè il patto del Nazareno – dice Ginefra – Al netto dei sentimenti siamo due persone che nella diversità si apprezzano. Per il rapporto Nord-Sud non siamo mica i personaggi di un film di Checco Zalone. Per tante cose sono più montanaro di lei e lei è più terrona di me».
Anche le nozze, che si terranno nel Castello di Monopoli il 4 giugno, sono frutto di una mediazione politica. «Io avrei voluto una cerimonia a Roma, in Campidoglio, per invitare Camera, Senato, tutto il governo e il presidente Mattarella – spiega Laura Ravetto – Dario invece preferiva nozze intime. Dieci persone in un paesino sperduto. Alla fine gli invitati saranno un centinaio. Pochi politici, tutti amici, e rigorosamente bipartisan. Il vestito l’ho disegnato io e lo sta cucendo Graziana, una sarta di Putignano specializzata in abiti di pizzo. Le fedi saranno semplicissime».
(da “il Tempo“)
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Febbraio 27th, 2016 Riccardo Fucile
SISTO GLI DICE: “QUA E’ PIENO DI GENTE”, MA IN REALTA’ ERANO QUATTRO GATTI…A BARI FORZA ITALIA NON E’ PIU’ RAPPRESENTATA IN CONSIGLIO COMUNALE
“Un esercito di difensori del voto, di missionari della libertà ” per combattere, porta a porta e programma alla mano, una nuova “crociata”. E riconquistare 26 milioni di sfiduciati.
La rimonta di Forza Italia deve partire da Bari. Lo ripete in una telefonata fiume il fondatore e presidente del partito Silvio Berlusconi, collegato in viva voce con il capoluogo pugliese.
L’occasione dell’appello ai reduci la fornisce l’inaugurazione della nuova sede del coordinamento metropolitano di Forza Italia, guidato da qualche giorno dal deputato Francesco Paolo Sisto dopo il commissariamento della consigliera Irma Melini.
Una situazione difficile, quella del partito a Bari: quattro i consiglieri comunali che hanno abbandonato il gruppo di Forza Italia, nei fatti scomparso dai banchi dell’assemblea di Palazzo di città .
Nel nuovo comitato, nella centralissima via Argiro, però sono appena un centinaio i militanti accolgono il leader, per ora solo collegato via telefono.
“Troppo presto per averlo qui, non siamo ancora pronti”, confessa Sisto.
“Verrò a Bari a breve — assicura Berlusconi — così come tornerò in tv e su Internet per ripetere il miracolo di qualche anno fa e recuperare in 23 giorni il 10 per cento”.
La missione — per l’ex premier — è riprendersi uno a uno i voti degli sfiduciati, per evitare “la catastrofe” della vittoria del Movimento 5 Stelle, che “continua a crescere nei sondaggi”.
Sisto incautamente aveva detto a Berlusconi: “E’ pieno di gente”. Ma in realtà non è così: se si pensa a quando accorrevano in 10.000 ad ascoltarlo, la visione di quel centinaio di persone “sopravvissute” è sintomatico della crisi profonda del centrodestra in Puglia.
Silvia Dipinto
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 22nd, 2016 Riccardo Fucile
DURA CRITICA ALLA VITA PRIVATA E ALLA CONDOTTA POLITICA DI BERLUSCONI: “CI SENTIAMO TRADITI”… SE NE SONO ACCORTI SOLO ORA?
I giovani di Forza Italia dicono addio a Silvio Berlusconi. 
Il Movimento giovanile “Azzurra Libertà “, formato da circa 3 mila ragazzi tra i 18 e i 28 anni, ha annunciato in un comunicato la separazione dalle linee di Forza Italia.
“Alla base della decisione – spiega il presidente Andrea Zappacosta – l’influenza negativa della vita privata del Presidente Berlusconi sull’attività politica del partito, l’assenza di una reale volontà di costruire un progetto al fianco dei giovani, nonostante i ripetuti tentativi fatti dal Movimento per ricercare una collaborazione fattiva con la vecchia classe dirigente e, infine, l’impossibilità di condividere ulteriormente la linea politica assunta da Forza Italia, in particolare il mancato sostegno alle riforme proposte dal Governo Renzi, a loro tempo sottoscritte dal partito di Berlusconi”.
Il presidente di Azzurra Libertà sottolinea che i giovani si sentono “traditi da una Forza Italia e da un Presidente Berlusconi che in privato sono l’esatto opposto di ciò che vogliono apparire in pubblico. Un partito che, a nostre spese, abbiamo scoperto essere interamente dominato dagli interessi e dalla trambusta vita privata di un leader, cosa che impedisce un morale e sano sviluppo dell’attività politica dei giovani”.
Per Azzurra Libertà non è tuttavia il capolinea.
“Rimarremo impegnati in politica continuando a promuovere i valori di tutti i giovani che, come noi, intendono avvicinarsi alla politica attiva. Nei prossimi giorni decideremo insieme a tutti gli aderenti in quali forme continuare il nostro impegno e se esistono compagni di strada affidabili per condividere i principi in cui ci riconosciamo”.
(da “Huffingtonpost”)
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