Febbraio 5th, 2016 Riccardo Fucile
LA LETTERA DEL RESPONSABILE ORGANIZZAZIONE FONTANA… PARLAMENTARI DEVONO VERSARE MILLE EURO ENTRO FINE MARZO
In Forza Italia sono iniziati i saldi. Addirittura con sconti del 50% per i fedelissimi del partito di
Silvio Berlusconi. Non è uno scherzo. Ma la campagna di fidelizzazione pensata per gli iscritti che anche quest’anno rinnoveranno la tessera. I quali, appunto, pagheranno metà della quota prevista invece per i nuovi aderenti.
Il responsabile organizzazione dei forzisti, Gregorio Fontana, lo ha scritto nero su bianco in una lettera inviata il 3 febbraio scorso ai coordinatori regionali, provinciali e grandi città , più ai quadri elettivi a livello nazionale, provinciale e comunale.
“Nel comitato di presidenza di Forza Italia della scorsa settimana — recita il documento di quattro pagine che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare — il presidente Silvio Berlusconi ha dato il via libera alla campagna adesioni 2016, confermando le attuali quote di adesione, con una riduzione pari al 50% per i rinnovi dei soci 2014/2015”.
Mica male. Anche perchè, con l’iscrizione, si avrà diritto a ricevere una tessera sulla quale, oltre al volto sorridente del Cavaliere, è riportata la seguente frase: “La difesa della libertà è la missione più alta e più nobile, la più entusiasmante che ci sia”.
ASTENERSI INADEMPIENTI
Ad oggi, stando ai dati forniti a ilfattoquotidiano.it dallo stesso Fontana, Forza Italia conta circa centoundici mila aderenti. Meno di un terzo dei circa 380 mila iscritti al Pd. Un abisso, se si considerano pure gli oltre 10 milioni di voti raccolti da FI alle politiche 2013.
E se anche un pezzo da novanta come l’ex ministro della Difesa Antonio Martino ha spiegato, in una recente intervista a Libero, di non aver rinnovato la tessera (lui che custodiva gelosamente la numero due), vuol dire che le cose non vanno poi tanto bene.
Ecco quindi la ‘geniale’ trovata. Dalla quale sono comunque esclusi i quadri e gli eletti, che dovranno aderire entro il prossimo 31 marzo.
“Oltre tale termine, in caso di inadempimento, potrà essere applicata la sospensione dalla partecipazione agli organi di partito, fino all’avvenuto accertamento del pagamento della quota annuale”, dice la lettera.
Tradotto: i dirigenti e i parlamentari che non rinnoveranno la loro iscrizione non potranno ricoprire o ambire a ruoli di vertice.
Ma quanto dovranno pagare? Mille euro tondi tondi. Stessa cifra prevista anche per i consiglieri regionali.
BENEMERITA TESSERA
Meno salato, invece, l’esborso previsto per presidenti di giunta e di consiglio provinciale, assessori e consiglieri provinciali, sindaci, presidenti di consiglio comunale e assessori nei comuni con elezioni amministrative a doppio turno: 300 euro.
Mentre consiglieri comunali nei comuni con elezioni amministrative a doppio turno, sindaci e assessori a turno unico e consiglieri circoscrizionali se la caveranno con ‘appena’ 100 euro.
Queste le quote per gli eletti secondo la tabella allegata a pagina due della missiva. Per gli aderenti, invece, i costi sono decisamente più contenuti.
Soltanto 15 euro, che si dimezzano a 7,5 in caso di rinnovo, per il “volontario azzurro giovane” (dai 14 ai 28 anni).
Venticinque euro, ridotti a 12,5 grazie allo sconto del 50%, per il “volontario azzurro senior” (oltre i 65 anni).
Trenta euro (15 in caso di reiscrizione) per il “volontario azzurro” (adesione ordinaria).
Poi c’è il “sostenitore azzurro”, che dovrà versare una quota “a partire da 100 euro”. Infine la categoria più prestigiosa, il “benemerito azzurro”, cioè i fedelissimi di Forza Italia. Che dovranno tirare fuori dal portafogli almeno 500 euro.
Giorgio Velardi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 23rd, 2016 Riccardo Fucile
EMAIL A PARLAMENTARI E DIPENDENTI: LA SEDE ROMANA HA LE ORE CONTATE
Siamo agli sgoccioli. I forzisti che per anni si sono riuniti nella sfarzosa sede romana a San Lorenzo in
Lucina hanno le ore contate.
Già dai prossimi giorni inizieranno i traslochi dal quartier generale del partito di Silvio Berlusconi che dovrà essere liberato entro il primo febbraio. I parlamentari e i dipendenti di Fi quindi dovranno andare a raccogliere i loro oggetti personali.
Come gli è stato intimato in una email inviata ieri a deputati e senatori azzurri da parte dell’ufficio Servizi generali.
“A causa delle note difficoltà finanziarie in cui versa il nostro movimento politico — è scritto nella email — si rende necessario e improcrastinabile il rilascio dei locali dove è ubicata la nostra sede nazionale. In previsione di un prossimo trasloco, invitiamo tutti a ritirare il materiale di proprietà personale (cartaceo e/o suppellettili…) eventualmente lasciato presso gli uffici”.
Bisognerà dunque fare gli scatoloni “entro e non oltre il giorno 31 del corrente mese (data oltre la quale non è possibile garantire la custodia del materiale privato)”.
Sono finiti i tempi d’oro, quando il partito di Berlusconi poteva permettersi uffici in uno stabile pregiato, un quartier generale da circa tremila metri quadrati nel centro storico di Roma al costo di 960 mila euro l’anno.
E dubbi su una permanenza dei forzisti erano già venuti quando quell’immobile è finito in un annuncio di un’agenzia immobiliare romana, anche se con “trattativa riservata”.
Intanto, sono già iniziate le ricerche per una nuova sede: la tesoriera del partito Mariarosaria Rossi che sta cercando di far quadrare i conti (ormai in profondo rosso) di Forza Italia ha già visto tre possibili luoghi che potrebbero ospitare senatori e deputati.
Ma la parola finale spetterà comunque a Silvio Berlusconi. Nel frattempo le riunioni verranno fatte a palazzo Grazioli, dove verranno messe disposizione alcune stanze.
Sono le conseguenze queste di una spending review che ha portato il partito negli anni scorsi a mettere in cassa integrazione alcuni dipendenti.
Di questi ora c’è chi ha trovato un impiego, chi ha fatto causa all’allora Pdl (ma non ci sono ancora le decisioni dei giudici) e a oggi risultano 67 persone sotto procedura di “licenziamento collettivo”, più altri cinque che invece sono in “aspettativa”.
Si tratta in quest’ultimo caso di persone con ancora un ruolo istituzionale.
Insomma, non è rimasto quasi nulla di quando si inaugurava in pompa magna la sede di San Lorenzo in Lucina.
Era il settembre del 2013 e a tagliare il filo tricolore, sorridenti, erano in tanti: c’era Denis Verdini, Maurizio Lupi, Sandro Bondi, ma anche Angelino Alfano, Rocco Crimi, Renato Brunetta e Daniela Santanchè, gli unici tre che sono ancora accanto all’ex premier.
E come la sede, anche il partito nel frattempo si è andato sgretolando.
Alfano non è più il “delfino” e Verdini non fa più da trait d’union per il Patto del Nazareno.
Adesso sembra di essere davvero alle battute finali.
Valeria Pacelli
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 7th, 2016 Riccardo Fucile
QUELLA LETTERA SU RENZI “PERFETTO TRASFORMISTA”
«Ti consiglio di vedere Renzi a Roma, presso la sede del Pd, per una serie di motivi. 1) Sfatare
un tabù: pensa al tuo ingresso al largo del Nazareno e al giro del mondo che faranno quelle immagini. 2) Questa trattativa, al di là della sostanza, che in questo caso è vita, ti riporta al centro della politica. 3) Pensa all’importanza di un incontro pubblico con il segretario del Pd, proprio nei mesi in cui volevano renderti “impresentabile” e trattarti da “pregiudicato” espulso dalla politica. Ora invece, ricevuto nella sede del Pd, saresti uno dei padri fondatori della Terza Repubblica»
Sono i suggerimenti di Denis Verdini a Silvio Berlusconi prima dell’incontro che il 18 gennaio del 2014 darà inizio al Patto del Nazareno, è uno delle migliaia di report con cui per anni l’ex coordinatore di Forza Italia ha offerto analisi e suggerimenti al «presidente».
È attraverso questi promemoria che si snoda il resoconto di quasi due anni di storia politica nazionale, racchiusi in un libro che racconta del fallito accordo sulle riforme tra il capo del Pd e il fondatore del centrodestra, ma anche della crisi di un partito e di un leader artefici di un ventennio
“Il Patto del Nazareno” (edito da Rubbettino), sarà pure una versione di parte, siccome a scriverlo è stato Massimo Parisi, giornalista e deputato che ha lasciato Forza Italia per seguire Verdini nel gruppo parlamentare di Ala.
Ma l’uso dei documenti ufficiali e delle dichiarazioni pubbliche irrobustisce la trama che ruota attorno alla trascrizione dei famosi report di Verdini, il Virgilio della storia.
E anche il suo artefice, se è vero che fu lui a contattare Renzi, di cui – scrive Parisi – non aveva «neanche il cellulare».
Un modo per smentire che i due si conoscessero e per smontare l’idea di un patto alle spalle del capo.
«Io sono come Bruno Contrada», disse il mediatore forzista al telefono con Gianni Letta, e l’accostamento all’ex capo della Mobile di Palermo gli servì per spiegare «il mio modus operandi»: «Per fare le trattative sto un po’ da una parte e un po’ dall’altra. Ma non può per questo essere messo in dubbio da che parte sto».
All’inizio della storia Verdini descrive Renzi come «uno che, tolta la rottamazione, non si sa cosa sia. Fin qui è stato un perfetto trasformista. Ma ora dovrà aprire la scatola e verrà il difficile».
In quella fase è il «presidente» a stravedere per Renzi e per frenarne la deriva «giovanilista», Verdini dipinge così la segreteria del Pd: «Non è un mirabile cenacolo di Pico della Mirandola, ma un gruppo di segretarie e segretari».
Nel promemoria c’è il «boy scout» Luca Lotti, il cui «profilo appare, non solo per età e inesperienza, oggettivamente modesto».
C’è Debora Serracchiani, che «studia faziosità da Rosy Bindi». C’è Marianna Madia, «così giovane eppure con una lunga vita politica alle spalle», da aver «già girato tutte le correnti del Pd».
C’è Federica Mogherini «la solita solfa gnè-gnè-pacifismo-femminismo-europeismo». C’è Maria Elena Boschi che «bella è certamente bella, a dire poco. Più adatta però al tema forme che al tema riforme».
E c’è Lorenzo Guerini «forse l’unico davvero bravo. Lontano dallo stereotipo del trinariciuto».
Per Verdini arriverà «il momento della conversione» al renzismo, che Parisi storicizza nel report del 7 aprile 2014, quando il mediatore si accorgerà che il Patto è in pericolo e invierà a Berlusconi una lettera titolata «Il pericolo di non decidere»: «Diceva Jean-Paul Sartre – sì era un filosofo comunista ma anche loro l’azzeccano – che “ciò che non è assolutamente possibile è non scegliere”. Non scegliere, per il nostro movimento politico, potrebbe essere esiziale. Ora, se è vero che i messaggi di Renzi sono slogan, sono pur sempre efficaci. Somiglia a quel genio che nel 2001 propose un patto con gli italiani…».
Ma Berlusconi – a giudizio dell’autore – sta già cambiando verso.
E a giugno il Patto muore «nella mente e nella pancia» del leader di Forza Italia, dopo il 41% di Renzi alle Europee.
Se così stanno le cose, perchè la trattativa si trascinerà fino agli inizi dell’anno seguente? In un report di novembre Verdini critica Berlusconi per «un certo grado di schizofrenia politica» nel rapporto con Ncd, «forse convinti dell’ennesima favola bella che faranno cadere il governo… e che contemporaneamente modificheranno la Severino e che… gli asini volano… non tutti ma quelli rosa sì!!».
È forse in ballo il tema della «agibilità politica» di Berlusconi?
C’entra qualcosa il decreto per la riforma dei reati tributari redatta dal governo nel gennaio 2015, che – come ricorda Parisi – «avrebbe potuto cancellare la condanna a Berlusconi e restituirgli persino la candidabilità ?
All’autore di questo testo, pure addentro alle cose segrete del Patto, non è noto se questa norma facesse parte di qualche tipo di accordo sotterraneo. I protagonisti lo hanno sempre escluso. Nei report di Verdini non ne ho mai trovato cenno».
Sarà , ma quel capitolo del libro si apre con una battuta che Parisi sente fare a Berlusconi «il 10 gennaio 2015»: «Tanto Renzi non ci darà un bel nulla».
Ufficialmente la rottura avviene dopo la corsa per il Quirinale. Al termine dell’ultimo colloquio tra Renzi e Berlusconi, Verdini scrive al premier un sms: «Matteo, ti capisco ma cerca di capire la situazione. 1) Tu non hai mai messo un veto su Amato. 2) Silvio lo ha sempre messo su Mattarella. Questi sono i fatti. Ps: oggi è messa in crisi la fiducia sempre riposta in te della quale ho sempre sostenuto la sincerità ». È finita.
E sta per finire anche la storia di Verdini con Berlusconi. L’ultimo report è del 27 marzo, che il mediatore invia anche a Gianni Letta e Fedele Confalonieri, come a esortarli di aver cura del vecchio leader.
«Caro presidente, dopo aver buttato via il patrimonio politico del Patto del Nazareno, intendi cestinare anche l’immenso patrimonio politico che hai costruito in venti anni? Pensi davvero di poter fare una guerra senza quartiere al “dittatore Renzi” (…) mettendo il futuro del partito in mano a un mediocre sinedrio? Ma sarebbe ingiusto prendersela con loro: quello che accade è quello che tu vuoi ».
Francesco Verderami
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 5th, 2016 Riccardo Fucile
SILVIO RIMANE IN COSTA AZZURRA… CANDIDATURA PER ROMA, LA MELONI VA IN VACANZA A CERCARE L’ISPIRAZIONE: POI, COME LE STARLETTE, SCIOGLIERA’ LA RISERVA
La frase resta pubblicamente impronunciabile: “Andare oltre Silvio Berlusconi”.
È quello che molti in Forza Italia pensano, ma dicono soltanto in privato. Da qui alla cospirazione, tuttavia, il passo sembra decisamente lungo, anche se l’ipotesi di dismettere il simbolo alle prossime amministrative, puntando solo su liste civiche, ha alimentato l’ormai perenne psicodramma.
Perchè nessuno ha la forza per guidare la rivolta e perchè, per quanto il malcontento sia diffuso, le truppe sono divise in tante, troppe fazioni.
Di certo, c’è una classe dirigente in fibrillazione, preoccupata che l’ex premier stia puntando a estrometterla da tutto. E così i contatti si infittiscono.
Ce ne sono stati prima di Natale, e ancora durante, queste vacanze anche tra i due capigruppo, Renato Brunetta e Paolo Romani, arci-nemici fino all’altro ieri ma ora accomunati dal timore di una destituzione dal loro ruolo.
C’è anche chi ha lanciato l’idea di una riunione “Cav-free” che mettesse insieme i vertici del gruppo, ex An come Maurizio Gasparri o anche il governatore della Liguria Giovanni Toti, formalmente ancora “consigliere politico” ma di fatto sempre meno ascoltato a corte.
“Un incontro? Totalmente inventato”, dice Paolo Romani ad Huffington. Dello stesso tenore la risposta di Maurizio Gasparri. “Non mi risulta nulla. Ci siamo sentiti in questi giorni — afferma – per un convegno sulla Rai che sto organizzando per il 26 gennaio. Io mi occupo di vita reale non di letteratura giornalistica”.
Prende le distanze Laura Ravetto: “Personalmente sono totalmente impegnata ad occuparmi di Schengen”.
Al momento, d’altra parte, in agenda non risulta alcun appuntamento. Per ora, infatti, ci si limita a guardare l’effetto che fa. Ovviamente, su Silvio Berlusconi.
E non è forse un caso che, i solitamente prolifici dichiaratori azzurri, oggi brillino per assenza di comunicati stampa sulle sorti del partito, nonostante voci di progressiva dissoluzione.
L’ex premier, nel frattempo, ha deciso di trascorrere qualche giorno in Costa Azzurra con la figlia Marina e i nipoti, preoccupato più dal tenere i contatti con Galliani per il mercato del Milan che non di “consolare” le anime in pena di Forza Italia.
Intanto i sondaggi sono sempre più disastrosi e ormai attestano il partito azzurro sotto la soglia psicologica del 10%, mentre lui alterna promesse di rinnovamento a atteggiamenti che sanno più di dismissione totale.
In entrambi i casi, niente di consolante per la vecchia classe dirigente.
La disputa sull’uso del simbolo di Forza Italia alle prossime amministrative è l’ennesimo capitolo dello scollamento tra il Cavaliere e i suoi luogotenenti.
“E’ una bufala totale”, assicura la portavoce Deborah Bergamini. Eppure l’ex premier ne avrebbe parlato con più persone negli ultimi tempi. “Una resa alla Lega”, dicono i big azzurri per i quali il vero problema non è vincere o perdere alle amministrative ma cercare di trattare da una posizione di non eccessiva debolezza quando si faranno le liste per le politiche.
Intanto, per la triade Berlusconi-Meloni-Salvini resta da chiudere il capitolo delle candidature, soprattutto a Milano e a Roma: la leader di Fratelli d’Italia avrebbe promesso che scioglierà la riserva su una sua corsa per il Campidoglio dopo le vacanze in montagna.
Un nuovo incontro tra i tre potrebbe tenersi la settimana prossima.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 4th, 2016 Riccardo Fucile
SINDROME DISSOLUZIONE: RISULTATO AMMINISTRATIVE, SENTENZA CORTE STRASBURGO E COMPIMENTO DEGLI 80 ANNI
L’ammainabandiera di Forza Italia, in vista delle amministrative e ancor più delle politiche (col listone a imprinting leghista), rischia di polverizzare quel che resta del partito.
Il panico e la voglia di fuga segnano anche questi primi giorni dell’anno tra i berlusconiani. Subito dopo l’Epifania i “colonnelli” forzisti si sono dati appuntamento a Roma per fare il punto della situazione: bisogna evitare di restare sepolti dalle macerie.
Mentre il capo resta sempre più distante e disinteressato ad Arcore. Ci sarano capigruppo, ex An, pochi altri dirigenti.
Renato Brunetta — dopo le voci che continuano a rincorrersi su un suo avvicendamento — è il più nervoso: «Se davvero mi fa fuori, io esco e faccio un mio partito, poi voglio vedere…» è lo sfogo fatto in queste ore dal capogruppo a pochi amici.
Il fatto è che il 2016 rischia di segnare l’uscita di scena del Cavaliere, come ragionano i dirigenti più alti in grado.
Incombono tre “minacce” in pochi mesi. Non solo il risultato delle amministrative di giugno. Ma anche la sentenza attesa per maggio della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che, come hanno spiegato i legali al loro assistito, difficilmente sovvertirà gli effetti della legge Severino riabilitandolo in Italia.
E infine la terza mannaia più simbolica che concreta: gli 80 anni tondi che compirà a settembre. Così, la chiusura della sede del partito il 31 gennaio, con annesso licenziamento degli 80 dipendenti, è solo un aspetto dello smantellamento che porta molti a parlare di “ibernazione” di Forza Italia.
Le cinque-sei componenti in cui è frazionato ormai il partito giocano in proprio per salvare la pelle.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 30th, 2015 Riccardo Fucile
“BERLUSCONI HA TRADITO LA RIVOLUZIONE LIBERALE CHE AVREBBE DOVUTO RAPPRESENTARE, TRAMUTANDO IL PARTITO IN UNA CASERMA”
“Su una cosa ha perfettamente ragione Sandro Bondi: nel corso di questi vent’anni Berlusconi si è rivelato uno straordinario leader politico nella impostazione e nella direzione delle campagne elettorali e poi un presidente del Consiglio non sempre all’altezza del ruolo come hanno dimostrato le sconfitte del 1996, del 2006 e quella del 2013. Oggi questa drammatica discussione si svolge perchè Berlusconi e Forza Italia hanno perso non solo quasi tutto l’originario gruppo dirigente, ma ben 9 milioni di elettori”.
A scriverlo su Libero è Fabrizio Cicchitto, per molti anni fra i principali esponenti di Forza Italia e oggi in Ncd, commentando il dibattito aperto sulle sorti di Forza Italia e del centrodestra dall’intervista di Sandro Bondi a La Repubblica.
Per Cicchitto “tutto ciò vanifica una polemica politica fatta usando la categoria del tradimento. Quando a tradire sono 9 milioni di elettori e si sfascia tutto un gruppo dirigente, allora un leader politico dovrebbe operare una profonda riflessione anche autocritica”.
“Quanto al golpe del 2011, perchè rimuovere il fatto – prosegue Cicchitto – che allora certamente Sarkozy e la Merkel lavorarono in tutti i modi contro il governo Berlusconi, ma questo lavorio fu favorito sia dallo scontro apertosi all’interno del governo fra lo stesso Berlusconi, Tremonti, Brunetta e la Lega, sia – diciamocelo fuori dai denti – dagli errori comportamentali, chiamiamoli cosi, dello stesso Berlusconi. Infatti le cene eleganti che in quegli anni si svolgevano a ritmi ossessivi non avevano nulla di penalmente rilevante, ma furono dei tragici errori politici che contribuirono a togliere a Berlusconi credibilità a livello internazionale proprio nel momento in cui egli ne avrebbe avuto il massimo bisogno. Anzi, visto che si parla tanto di tradimenti, quello fu un autentico tradimento che Berlusconi fece innanzitutto nei confronti di se stesso e della propria storia politica, e poi anche rispetto alla sua classe dirigente, al suo partito e ai suoi elettori”.
In definitiva, secondo Cicchitto, “la drammatica intervista di Bondi è il segno di una crisi politica e personale acutissima e dovrebbe spingere lo stesso Berlusconi e i suoi amici a una riflessione seria e non a invettive che danno il senso di un’incapacità totale di misurarsi con lo stesso dramma politico in cui sono anch’essi coinvolti”.
Per il deputato, “una volta messo in piedi un partito del 30% dei voti con centinaia di parlamentari, migliaia fra consiglieri regionali e comunali il cui valore fondamentale era quello della Rivoluzione Liberale,come si poteva e si può pretendere di gestirlo quasi che si trattasse di una caserma o peggio – come sta avvenendo oggi – attraverso gli ordini di servizio di un grottesco cerchio magico?”.
(da “Huffingtonpost“)
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Dicembre 28th, 2015 Riccardo Fucile
“SONO STATO UN SERVO MA HO CAPITO TUTTI I MIEI ERRORI, ORA VOGLIO ESSERE DIMENTICATO”
Parlo ora per la prima volta dopo nove mesi”, dice mansueto il freschissimo senatore verdiniano Sandro Bondi già ministro della Cultura precipitato dalla poltrona con un pezzo di Pompei nel 2011 e ex cortigiano naturale e convinto di Berlusconi: “A Silvio, vita splendente…”, ricordate i suoi sonetti pro familia?
E dopo questa chiacchierata, onorevole?
“Tornerò nel silenzio”.
Improvviso impulso di vendetta e pentimento, il suo?
“Vorrei tentare una riflessione di carattere storico sul berlusconismo che ho attraversato. E un viaggio tra i miei molti, troppi errori”.
Cominciamo da Berlusconi.
“Berlusconi è stato brillante all’opposizione ma deludente se non fallimentare nell’arte di governare e nel portare a compimento quegli accordi politici che avrebbero cambiato in meglio il nostro paese. Non ha saputo esercitare, quando sarebbe stata opportuna, la sua tendenza al compromesso”.
Mi aspettavo un giudizio un po’ più letterario.
“Uno ce l’ho. Berlusconi potrebbe essere paragonato al Conte Ugolino che nella Divina Commedia divora il cranio dei suoi figli. E questo riferimento culturale è in fondo lusinghiero, perchè lo sguardo di Ugolino verso i figli è di disperazione, mentre quello di Berlusconi è quasi intinto di sadismo. In realtà sono giunto alla conclusione che non vi è alcuna grandezza tragica in lui. Ma vorrei fare una premessa, se me lo permette”.
Faccia pure.
“La premessa è che ho chiuso definitivamente con l’impegno politico”.
Uscirà di scena a fine legislatura?
“Sì, sono un reduce di tante battaglie e di tante passioni. Mi sento vecchio e superato, oggi che in Italia e in Europa è in atto un grande rinnovamento generazionale di cui Renzi è una delle espressioni”.
Faccia un bilancio anticipato in poche righe. Credo possano bastare.
“Sono diventato più maturo, anche se può sembrare paradossale dirlo all’età di 56 anni. E grazie soprattutto al fatto di aver conosciuto una donna intelligente”.
Dal Pci a Forza Italia, da bardo del Cavaliere a ribelle fino a verdiniano con tendenza dem. Non mi sembra un percorso di specchiato equilibrio.
“Vero, ma una cosa me la faccia dire: non sono mai stato di destra. Fabrizio Cicchitto ed io, insieme con tanti altri, in particolare Gianni Baget Bozzo, abbiamo sempre parlato di Forza Italia come di una sintesi fra le migliori tradizioni democratiche non comuniste della storia d’Italia”.
Vuole farmi credere che ne era davvero convinto?
“Nel 2009 scrissi perfino un libro per tracciare un legame ideale fra Berlusconi e Adriano Olivetti”.
Edito da Mondadori, immagino.
“Esattamente. Ricordo che la figlia Laura, da poco scomparsa, m’incontrò e mi parlò con simpatia, ma mi fece capire con grazia che il mio saggio era quantomeno ardito nei confronti di suo padre. Aveva pienamente ragione”.
Lei ha sperato consapevolmente in una utopia politica berlusconiana?
“Sì, e non ero il solo. Ma di tutte queste cose Berlusconi non si curò mai. Ci lasciava giocare con la politica e con le idee, fino a che non toccavamo la sostanza dei suoi interessi e del suo potere. Ricordo che, quando ero ministro, osai parlare di un canale televisivo pubblico dedicato alla cultura senza pubblicità . Subito, il pur mite Fedele Confalonieri mi redarguì bruscamente”.
Le aziende venivano prima di tutto?
“Sempre. Al culmine della crisi del suo ultimo governo, Berlusconi, nonostante ciò che disse in seguito, diede il via libera a Monti durante una riunione a Palazzo Grazioli nel corso della quale ci fece preliminarmente ascoltare in viva voce ciò che ne pensavano Ennio Doris di Mediolanum e l’amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel. In questo modo eravamo messi sull’avviso della sua decisione”.
Ricorda quelle telefonate?
“Molto bene. Entrambi sostennero che la situazione economica e finanziaria del paese era disperata e non vi era altra possibilità che quella di dare vita a un governo tecnico sostenuto anche da Forza Italia”.
Sta dicendo che i dirigenti e i ministri del partito non contavano nulla o perlomeno molto meno dei banchieri?
“La nostra autonomia politica era pari a zero. L’unico ad aver avuto la forza e il coraggio di un gesto di indipendenza è stato Angelino Alfano. All’epoca mi opposi a lui, nonostante l’amicizia che ci legava, per l’ennesimo atto di sottomissione a Berlusconi. Pure Fitto e Verdini furono in prima linea contro la scelta di Alfano, ma poco dopo Berlusconi li trattò alla stessa stregua. Mi creda, anche chi è rimasto prima o poi sopporterà questa sorte”.
In una pletora di ominicchi lei dipinge Alfano come una sorta di eroe. E’ il cantore che dorme in fondo al suo animo a guidarla in maniera quasi pavloviana?
“La mia convinzione è che anche Alfano, se non fosse stato maltrattato pubblicamente, avrebbe chinato il capo un’altra volta, ma Berlusconi in realtà non gli diede appello. L’intimazione di uscire dal governo Letta, come risposta alla sua condanna giudiziaria, avrebbe gettato l’Italia nel caos politico, favorendo probabilmente ancor più l’ascesa di Grillo e del suo movimento. Nell’occasione il ruolo di Napolitano è stato fondamentale. E’ stato lui a guidare l’Italia verso l’uscita dalla crisi. Berlusconi lo ha pregato di restare al Quirinale salvo poi accusarlo di ogni misfatto. Ha richiesto a Napolitano quello che non poteva ottenere e ha rifiutato ciò che invece il Presidente era disposto a riconoscergli”.
Ma poi c’è stato il patto del Nazareno.
“Merito di Verdini, che ha aiutato Berlusconi a rientrare in gioco, ottenendo da Renzi un riconoscimento politico non scontato e dovuto. Silvio avrebbe potuto utilizzare quest’ultimo attestato come un’opportunità per lasciare una memoria positiva del suo ruolo nella storia d’Italia, ma l’ha rifiutata e sprecata. Ad un certo punto ho anche pensato che il ritorno del partito-azienda fosse il male minore, perchè almeno le sue imprese inseguono una certa razionalità anche nella sfera politica. Oggi Forza Italia è incomprensibile per chi non conosca la vita privata di Berlusconi. Più che la politica, la letteratura e forse la psicologia possono dare un’interpretazione alla sua parabola esistenziale”.
Se Dante dovesse mettere Berlusconi nell’infernale lago ghiacciato di Cocito con Bruto, Cassio e Giuda, non dovrebbe riservare un posto anche per lei nella Giudecca, tra chi ha tradito i benefattori? Lei è stato servo, aedo e mammelucco, pronto a dormire sullo zerbino del padrone.
“Sono stato anche questo. Quando forse un giorno verranno pubblicate le mie lettere indirizzate nel corso di vent’anni a Berlusconi, frutto del mio lavoro di consigliere politico, si comprenderà qual è stata davvero la mia figura. Sì, potrei essere accostato a Giuda. Ma chi ha letto il recente e bellissimo libro di Amos Oz, sa che Giuda è stato forse quello che ha preso più sul serio Gesù di Nazaret”.
La vedremo prossimamente con Renzi, un’altra croce da portare?
“Io con Renzi e nel Pd? No, grazie. Voglio essere dimenticato”.
Dario Cresto Dina
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 25th, 2015 Riccardo Fucile
DA CARFAGNA A BERNINI… IRRITAZIONE TRA I DIRIGENTI STORICI: MANCANO GIOVANI VALIDI…BRUNETTA RISCHIA PIU’ DI ROMANI
Per elettori e militanti usa il linguaggio della lotta, affidato ad un videomessaggio registrato per fare
a pezzi il premier e il suo governo: «Si potrebbe dire “piove, governo ladro”… Renzi ha costruito una finta democrazia, si è fatto un regime, si è impossessato di tutto anche della Consulta e della Rai».
Per il suo partito invece Silvio Berlusconi minaccia di usare la frusta.
In un’intervista al Quotidiano Nazionale infatti il leader azzurro appare ancora molto arrabbiato per le liti fra i suoi capigruppo: «Quando il gatto non c’è, i topi ballano. Il gatto è assente dal Parlamento, ma non è assente dal Paese».
E sembra pronto a prendere decisioni drastiche, che sconvolgerebbero l’intero assetto di FI: «Ho intenzione di procedere a un rinnovamento radicale dei vertici, sia per quanto riguarda i gruppi parlamentari sia per il partito».
E anche sulle liste del futuro Berlusconi sembra guardare più alla società civile che ai suoi gruppi parlamentari: «Prospetteremo agli italiani un governo composto al cinquanta per cento da personalità che non vengono dalla politica, per una squadra di successo».
Solo poco tempo fa, parole così tranchant del capo avrebbero fatto tremare le truppe.
Oggi però, e in fondo è anche questo un segnale della crisi, pochi rispondono e pure polemicamente.
Lo fa Maurizio Gasparri: «Non leggo le interviste di Berlusconi, leggo direttamente le smentite…».
Lo fa in modo indiretto anche Renato Brunetta: «Non ho visto nulla, dopo 20 giorni di lavoro durissimo sulla Stabilità sto andando a passeggio con i miei cani. E da domani mi rimetterò al lavoro come sempre sul programma e sul nuovo partito del centrodestra e di tutti i moderati che dovremo costruire per affrontare le elezioni con l’Italicum».
C’è insomma fastidio, irritazione, mal sopportazione verso le uscite del capo contro una classe dirigente rappresentata come il «vecchio», rissosa e superata, che deve lasciar posto a giovani di belle speranze che «non esistono se non nella fantasia del Cavaliere», dicono fra i suoi, o esponenti della società civile pure per ora non palesati (anche se come sindaco di Milano Berlusconi fa i nomi di «Sallusti, Del Debbio e Stefano Parisi»).
Berlusconi nel videomessaggio insiste che rimarrà «in campo per combattere per la democrazia», e assicura che con lui FI risalirà perchè con la sua assenza «non arriviamo al 10%».
Ma i suoi sembrano ormai considerare questi proclami come uno sfogo più che un’intenzione reale, e si attrezzano per andare avanti tessendo ciascuno i propri rapporti.
Stavolta però, assicura chi gli ha parlato, Berlusconi fa sul serio: la sua rabbia verso Brunetta non scema, la delusione anche verso Romani è forte, e potrebbero sfociare presto in un cambio dei capigruppo: soprattutto Brunetta è a rischio perchè l’investitura del capo per la Carfagna è forte e la disponibilità dell’ex ministro ci sarebbe; più complicato sostituire Romani, appoggiato dall’area aziendale del partito e dalla famiglia, ma gli eventuali candidati al suo posto sarebbero Mandelli o Bernini.
Paola Di Caro
(da “il Corriera della Sera”)
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Dicembre 23rd, 2015 Riccardo Fucile
IN STAND BY I CAMPANI CESARO, RUSSO E SARRO, MA NEL MIRINO CI SONO ANCHE I FITTIANI… D’ANNA: “FORZA ITALIA PAGA L’APPIATTIMENTO SULLE POSIZIONI DI SALVINI E MELONI”… “VERDINI OFFRE POSTI DI SOTTOGOVERNO”
Lunedì pomeriggio Luca D’Alessandro percorreva chilometri da un lato all’altro del Transatlantico di Montecitorio. Senza mai staccare mani e orecchie dal telefonino. Insieme ad Ignazio Abrignani e Massimo Parisi sta gestendo i contatti con gli ex colleghi di Forza Italia che stanno meditando seriamente l’addio al partito di Silvio Berlusconi.
Per gli emissari di Denis Verdini, fondatore della nuova componente parlamentare Alleanza Liberalpopolare Autonomie (Ala), sono giornate intense e decisive.
E il trasloco annunciato ieri al Senato dai coniugi Sandro Bondi e Manuela Repetti insieme ad Enrico Piccinelli tra i banchi del gruppo dell’ex plenipotenziario del Cavaliere sarebbe solo l’antipasto di quello che, entro la fine dell’anno, potrebbe succedere anche alla Camera.
Dove a parte l’ex governatrice del Lazio, Renata Polverini, che ha praticamente già anticipato a mezzo stampa l’intenzione di passare coi verdiniani, potrebbero lasciare FI anche l’ex capo ufficio stampa del partito Giorgio Lainati e Giuseppe Romele. Nomi ai quali vanno aggiunti anche quelli di una serie di deputati ancora in forse, che stanno meditando sul da farsi.
A cominciare dalla pattuglia dei campani (da Luigi Cesaro a Paolo Russo e Carlo Sarro), che restano però in attesa della nomina della Mara Carfagna come nuovo capogruppo al posto del contestato Renato Brunetta prima di sciogliere la riserva.
TUTTI CONTRO TUTTI
È questo il risultato delle ultime, travagliate vicende che stanno spaccando il partito di Berlusconi.
A cominciare dalle laceranti divisioni emerse in occasione del voto sulla mozione di sfiducia individuale contro il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi in relazione alla vicenda Banca Etruria.
Un episodio che ha seminato all’interno dei gruppi parlamentari ulteriori dosi di malumore e scontento.
“Più che di scontento parlerei di sconcerto”, fotografa con una battuta la situazione dentro FI il senatore verdiniano Vincenzo D’Anna a ilfattoquotidiano.it.
“Ormai assistono attoniti a tutta una serie di decisioni in contrasto tra loro: da un lato Brunetta attacca Renzi, dall’altro Romani cerca di interloquire con il Pd per mantenere l’accordo sui giudici costituzionali; mentre il giorno dopo Berlusconi sconfessa gli uni e gli altri — continua —. C’è gente che non ci si raccapezza più, il tutto mentre il partito si appiattisce sul lepenismo e l’euroscetticismo da una parte e la xenofobia e il razzismo del duo Meloni-Salvini dall’altra”.
E proprio al Senato l’esodo potrebbe non finire qui. Nella lista degli indecisi, infatti, ci sarebbe anche i nome di Sante Zuffada.
DAGLI AI FITTIANI
Ma nel mirino del fondatore e leader di Ala non ci sono solo i berlusconiani. Infatti “l’altro obiettivo di Verdini a Palazzo Madama, oltre agli ex colleghi di Forza Italia, sono i fittiani”, rivela un ex ministro azzurro.
Cioè i senatori del gruppo Conservatori e Riformisti, nato a giugno di quest’anno, che fa capo all’europarlamentare pugliese. E a cui Verdini, nei mesi scorsi, ha già strappato due importanti pedine: Eva Longo (nominata vicepresidente di Ala al Senato) e Ciro Falanga (segretario).
“A Palazzo Madama — prosegue la fonte — l’uscita di un solo senatore dal gruppo di Fitto porterebbe di fatto alla sua implosione, perchè scenderebbe sotto la soglia minima dei dieci eletti necessaria per formare una componente autonoma”.
Proprio questo sembra essere l’obiettivo dichiarato di Verdini.
Il quale, in particolare, ha messo gli occhi su Antonio Milo e Marco Lionello Pagnoncelli (anche loro ancora incerti sul da farsi).
“Ma potrebbe non essere finita qui — aggiunge l’ex ministro —, anche perchè il pressing è a tutto campo, sia alla Camera sia al Senato”. E poi, rivela, “quello che Verdini ha da offrire non ce l’ha nessun altro”.
Ovvero? “Niente poltrone di governo o ricandidature alle prossime elezioni, ma prospettive lavorative utilizzando l’esecutivo”.
Cioè quelli che in gergo vengono definiti incarichi di sottogoverno.
Non è un caso che ciò che resta del ‘cerchio magico’ di Forza Italia (Deborah Bergamini, Mariarosaria Rossi e Giovanni Toti) stia spingendo affinchè Berlusconi torni in campo in prima persona per raddrizzare la situazione.
Ammesso che, arrivati a questo punto, ciò possa ancora servire a qualcosa.
Antonio Pitoni e Giorgio Velardi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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