Dicembre 22nd, 2015 Riccardo Fucile
L’EX POETA DI ARCORE SUPERA ANTICHI DISSIDI E ADERISCE AD ALA
Dopo cinque lustri Sandro Bondi torna a sinistra, con la sua compagna, via Verdini.
L’annuncio, convinto e definitivo, è affidato alle parole di Manuela Repetti: “Ho deciso di aderire al gruppo Ala. Questa decisione rappresenta una logica e naturale conseguenza del nostro sostegno da tempo intrapreso per le riforme costituzionali e l’azione di rinnovamento perseguito dal governo Renzi”.
Una volta Sandro Bondi, il politico poeta, vergò questi versi: “Vita assaporata, vita preceduta, vita inseguita, vita amata, vita vitale, vita ritrovata, vita splendente, vita disvelata, vita nova”.
Era l’ode scritta da Bondi A Silvio Berlusconi. Ora la vita nova è Renzi: “Non ci sono alternative” dice la Repetti.
Così nova da superare i vecchi rancori con Denis Verdini, con cui oltre a condividere il Verbo berlusconiano prima e renziano poi, Bondi condivide le origini di Fivizzano, paese di diecimila abitanti nella provincia di Massa Carrara, paese di cui il politico poeta fu sindaco comunista, un quarto si secolo fa.
Da tempo si era consumato lo strappo della coppia a Forza Italia, con una lettera d’addio richiamò ai cultori della materia due versi di una sua poesia, Fra le tue braccia: “Sollevo il velo delle illusioni, sprofondo nel nulla”. Poi l’approdo al misto.
Ora l’approdo ad Ala, gamba di centro della maggioranza di Verdini, con cui si sono consumati scontri epocali forieri di amarezze, perchè tra il poeta sensibile e il pragmatico Verdini i rapporti sono sempre stati pessimi.
Solo la fede (politica) può far superare l’incompatibilità caratteriale. Come ai tempi del governo Berlusconi, quando Verdini era coordinatore del partito e Bondi al governo, uso ad obbedir al Cavaliere, su tutto. Proprio tutto.
A Venezia, da ministro della cultura, annunciò un riconoscimento speciale alla mostra del cinema a Goodbye mama, pellicola di Michelle Bonev, la cui amicizia col premier si capì qualche tempo dopo quando l’attrice, ospite a Servizio Pubblico di Michele Santoro, disse spiegò come funzionava la corte ai tempi del bunga bunga: “Andai con Berlusconi per poter produrre la mia fiction.
A fine serata ogni ragazza faceva una richiesta”. L’allora ministro, a Venezia, non si sottrasse al compito che gli era stato affidato: “Berlusconi — disse — mi ha dato un incarico preciso: salutare con calore e affetto Michelle Bonev”.
Tempi indimenticabili: l’aderenza in rima baciata a un capo “perseguitato”, condannato, interdetto.
Poi la sofferenza, la crisi, il dissenso, l’emarginazione a corte nell’era del cerchio magico e di Arcore invasa dai barboncini. Fino all’addio: “Forza Italia ha fallito su tutto. Berlusconi sostenga Renzi. La sua forza nasce dal fatto di proporsi di realizzare quel cambiamento e quella modernizzazione che il centrodestra non può dichiarare di aver realizzato pienamente”.
Analisi non dissimile da quella di Fabrizio Cicchitto, che con Bondi fu coordinatore di Forza Italia prima di Verdini.
Un sodalizio allora inscalfibile, immortalato da un’ode di Bondi, A Cicchitto: “Viviamo insieme/questa irripetibile esperienza/con passione politica/autentica/con animo casto/e con la sorpresa /dell’amicizia. Ci mancheremo quando verrà il tempo nuovo e ci rispecchieremo finalmente l’uno nell’altro”.
Cicchitto e Bondi, Bondi e Verdini. Vita nova, della meglio gioventù del berlusconismo. Con Renzi.
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 21st, 2015 Riccardo Fucile
ALL’ORIGINE LA SENSAZIONE CHE A SILVIO DEL PARTITO NON INTERESSI PIU’ NULLA E LA DERIVA LEGHISTA NON CONDIVISA… MA OCCORRE RICORDARE CHE FORZA ITALIA HA GIA’ PERSO 50 SENATORI E 47 DEPUTATI, LA META’ DEGLI ELETTI
Non solo Renata Polverini. Denis Verdini sta parlando con tutti, ma proprio con tutti i 54 deputati e i
42 senatori di Forza Italia.
E il grimaldello dei colloqui, la frase che apre le conversazioni, è il dubbio che sta prendendo sempre più consistenza tra i forzisti: “Ma non l’hai capito? Berlusconi ha deciso di sciogliere il partito senza dirlo. O ti muovi ora o sarà troppo tardi”.
Gli episodi che vengono messi in fila e letti come indizi in questa direzione sono numerosi: l’abbandono della partita sul Csm; il licenziamento dei dipendenti e la disdetta della sede; lo stop and go sui capigruppo; la difesa a oltranza di Brunetta nonostante la palese conflittualità con l’intero gruppo.
Persino la cena di Natale cancellata e sostituita dalla tavolata privata in casa Signorini viene letta come un segnale di definitivo distacco umano oltrechè politico del Cavaliere dai “suoi”, perchè era lì, in fondo, che il vecchio mondo berlusconiano consolidava le gerarchie interne o ne stabiliva di nuove guardando la disposizione dei posti a sedere, il calore dei saluti, la qualità e la quantità degli scambi di auguri e di battute col padrone di casa.
La parola “sfascio” è la più citata nelle conversazioni. In imminente partenza vengono dati Giorgio Lainati, Guglielmo Picchi, Giuseppina Castiello, e anche le ex fedelissime Laura Ravetto ed Elvira Savino, ma l’elenco è molto più lungo.
Ad agire non solo l’insoddisfazione, i timori per il futuro, la mancanza di uno schema di gioco, ma soprattutto la sensazione che lui, il Cavaliere, abbia abbandonato la partita e non intenda tornarci.
Chi ci ha parlato lo racconta insofferente a ogni richiamo alla realtà e trincerato dietro la tesi che se Forza Italia arranca è perchè lui non può andare in tv.
O, peggio, contagiato dal virus del complottismo, perchè dopo Fini, Alfano, Fitto, Verdini, intravede dietro ogni critica un tradimento, una nuova potenziale scissione, e bisogna anche misurare le parole per non finire nella lista dei “cattivi”.
Quello che fu il grande federatore delle destre, insomma, non riesce più a tenere federati i suoi e c’è una bizzarra nemesi nel destino di quest’uomo che ha resistito come nessuno nel ventennale scontro frontale con la sinistra, con le procure, con gli avversari interni di maggior rango, e ora rischia di diventare marginale per uno sfilacciamento progressivo senza un chiaro perchè.
“L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio” diceva ai bei tempi nei comizi, e forse alla fine aveva ragione lui, perchè non è l’odio a sconfiggerlo nel momento più difficile della sua parabola ma il disamoramento, l’incomprensione, l’impossibilità di un chiarimento.
Il gruppo di Forza Italia al Senato, secondo i calcoli di Openpolis, ha perso 50 deputati in due anni. Quello alla Camera ne ha lasciati sul campo 47.
In pratica, uno su due se ne è andato. Sono le cifre di una debacle, e non basta dire “il solito trasformismo italiano” per spiegarla.
Se nella fase iniziale dello smottamento hanno agito il desiderio di conservare un posto al sole (negli alfaniani al governo) e le promesse di miglior collocazione (la scissione di Verdini), adesso la partita si è fatta più politica.
Sullo sfondo c’è il progetto di un nuovo schieramento moderato, che sostituisca il berlusconismo con una proposta impastata dai reduci di tutti i centrismi in cerca di collocazione e futuro.
È per questo che la sirena di Verdini non suona più soltanto per i peones ma anche per politici di lungo corso come Renata Polverini: gente che non può rassegnarsi alla marginalità perchè ha avuto una storia prima di Forza Italia e intende averne una anche dopo.
L’Italicum, con la sua modesta soglia di sbarramento al 3 per cento e con la garanzia per i capilista bloccati, autorizza la speranza di sopravvivere allo tsunami delle prossime politiche.
E la segreta aspettativa di una modifica in extremis che sposti il premio di maggioranza dal singolo partito alle coalizioni, fa volare l’immaginazione.
Il resto lo fa la voce di Denis, uno di cui il parlamentare medio si fida perchè mai li consigliò contro il loro personale interesse.
«Vedremo dopo le feste» è la frase che ripetono gli interessati. Tutti i segnali di disagio sono stati lanciati.
Le interviste sono state fatte. Le cose sono state dette, o fatte riferire. Berlusconi può fingere ancora una volta di ignorarle, all’insegna del «senza di me dove vanno» — un classico delle sue risposte agli allarmismi interni — ma la verità è che altri posti dove andare adesso esistono.
E in un partito monarchico, dove non si possono ricostruire assetti convocando gli organi, votando o facendo congressi, la fuga comincia a sembrare a molti l’unica chance di sopravvivenza.
Flavia Perina
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 21st, 2015 Riccardo Fucile
PROSSIMA STAZIONE VERDINI
Renata Polverini, a un passo dall’addio a Forza Italia, dà una fotografia devastante del partito
guidato da Silvio Berlusconi.
La deputata, che presto potrebbe raggiungere Denis Verdini, affida a un’intervista a Repubblica tutto il suo malcontento:
La situazione è insostenibile?
“A osservare gli ultimi giorni, è così. Abbiamo offerto uno spettacolo a dir poco indecoroso”.
Secondo Polverini, Forza Italia paga il prezzo di un leader troppo assente:
“Berlusconi ha inventato il vero partito del leader. Il problema è che questo modello ha bisogno di un leader sempre presente. Uno capace di mettere insieme i cocci. Se non garantisce una presenza costante, se manca una vera struttura organizzata sul territorio, allora l’assenza di leadership complica tutto”.
“Quando manca un luogo in cui discutere — attacca ancora Polverini — quando tutto o quasi funziona in autogestione, ecco: è tutto molto più complicato”.
Con Verdini il dialogo è aperto.
“Tra noi si discute. Chi ha lasciato Fi viene comunque dalla storia del partito, alcuni sono addirittura i fondatori”.
Polverini non risparmia critiche a Brunetta, pur ritenendo ingeneroso dare tutte le colpe a lui.
“Berlusconi lo indicò come capogruppo. Lui già allora non aveva le caratteristiche per questo incarico, visto che servirebbe uno capace di mediare e tenere assieme le persone. Uno in grado di negoziare in Parlamento con tutti. Però Renato è così, si sa”.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 19th, 2015 Riccardo Fucile
“POSSIBILE CHE CON IL GOVERNO IN DIFFICOLTA’ FINIAMO SUI GIORNALI PER LE LITI?”
Per la seconda volta in poco più di due settimane Silvio Berlusconi è costretto a intervenire per ribadire la sua “fiducia” a Renato Brunetta, il capogruppo nel mirino. La verità è che quel che resta di Forza Italia è paralizzato dai veti incrociati.
E che tra quei veti, il più pesante, arriva dalle donne del cerchio magico che avrebbero sbarrato la strada all’idea che a sostituirlo sia Mara Carfagna.
L’indiscrezione, secondo cui il Cavaliere è pronto a “dimissionare” l’ex ministro, ha mandato in scena ad Arcore un film già visto molte volte: sin dalla mattina insistenti telefonate dell’interessato per chiedere una pubblica smentita.
Che arriva, poco dopo le 10.30, a nome dell’ufficio stampa: una di quelle rituali, fatta con lo stampino e in cui il nome del capogruppo non viene nemmeno accennato.
La nota si limita, infatti, a definire il retroscena “completamente fuori dalla realtà dei fatti”.
Non abbastanza per placare l’ira di Brunetta, raccontano.
Che a quel punto avrebbe preteso, e ottenuto, un ulteriore comunicato a firma di Silvio Berlusconi, dal tono meno formale ed esplicitamente in suo sostegno. “Leggo su un giornale di gossip politico — afferma l’ex premier – un articolo che racconta, come quasi quotidianamente accade, cose mai successe. Confermo la mia piena fiducia al presidente Renato Brunetta chiamato sempre più spesso a esercizi di sopportazione. Confido che ci riesca anche questa volta”.
E non solo, visto che l’ex ministro avrebbe sollecitato anche al leader leghista Matteo Salvini una precisazione rispetto all’apprezzamento mostrato poco prima sull’ipotesi Carfagna.
La smentita del leader azzurro, comunque, ha l’immediato effetto di “congelare” la querelle intorno al capogruppo.
Perchè soltanto di congelamento si tratterebbe. Silvio Berlusconi sa benissimo che la faccenda non può dirsi accantonata e lo sa perchè quotidiane e costanti sono le lamentele che gli arrivano sulla gestione del gruppo. Anzi, dei gruppi.
Perchè neanche l’arci-nemico di Brunetta, ossia il suo omologo al Senato Paolo Romani, può dire di essere ben saldo sulla sedia.
In troppi, infatti, considerano la sua linea troppo morbida rispetto all’esecutivo di Matteo Renzi.
Il leader azzurro, al telefono con alcuni deputati, si dice amareggiato: “Ma è possibile – si sarebbe lamentato – che anche quando il governo è in difficoltà come ora, Forza Italia riesce a finire suoi giornali perchè litiga?”.
Ma le discussioni dentro il partito sono diventate il pane quotidiano. Ogni giorno c’è un caso, ogni giorno un nuovo nervo viene allo scoperto.
Ed è per questo, che al di là delle smentite di rito, Silvio Berlusconi aveva effettivamente cominciato a sondare alcuni deputati sull’ipotesi di sostituire Renato Brunetta con Mara Carfagna.
D’altra parte, appena due settimane fa, l’ex ministro era finito ‘sotto processo’ in una riunione di gruppo per la sua gestione poco democratica e per aver trasformato la nota politica del “Mattinale” in un libello a suo uso e consumo.
Tanto che alla fine è stato costretto ad accettare di chiuderlo e “restituirlo” a Berlusconi. Lo statuto, però, non prevede strumenti per sfiduciarlo. Ergo: o si dimette sua sponte o non se ne può fare niente.
“Non lo farà nemmeno con le bombe”, spiega un deputato. Lo stesso Berlusconi si sarebbe sfogato con alcuni fedelissimi: “Non so come fare, temo le reazioni violente di Renato”.
Ma c’è un altro freno: il cerchio magico non vuole che quel posto sia occupato da una donna, soprattutto se questa donna è Mara Carfagna.
La soluzione potrebbe essere quella di elezioni ‘democratiche’ sia in un ramo che nell’altro del Parlamento. Insomma, interrompere la prassi delle nomine per acclamazione. Dopo la smentita di oggi, però, la situazione resta in stand by: difficile possa accadere qualcosa prima delle vacanze di Natale.
Cresce però la richiesta al leader azzurro di convocare gli organismi di Forza Italia o di istituire una sorta di direttorio che lo affianchi.
“Qui — dice Maurizio Gasparri ad Huffington — siamo tutti in discussione tranne Silvio Berlusconi. Ma in questa fase nel partito manca un filtro. Nel Pdl c’erano i tre coordinatori invece ora tutte le tensioni finiscono per scaricarsi nei gruppi. Servirebbe una sorta di camera di decompressione che faccia delle istruttorie da sottoporre poi alle decisioni finali di Berlusconi”.
Anche il senatore Altero Matteoli la pensa così: “Mi pare — sostiene – che nel partito ci si stia rendendo conto della necessità di tornare sul territorio, darsi una organizzazione e riprendere a discutere negli organismi interni. Solo discutendo si risolvono gli equivoci o si confrontano linee politiche diverse. Poi, spetta al leader trovare la sintesi”.
(da “Huffingonpost”)
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Dicembre 19th, 2015 Riccardo Fucile
BRUNETTA ISOLATO: “SERVONO NUOVI CAPIGRUPPI NON IMPOSTI”
Nel giro di pochi giorni Silvio Berlusconi ha dovuto tirare di nuovo il freno a mano sul caso
Brunetta.
Dopo aver stoppato l’iniziativa di Elio Vito, che a Montecitorio insieme a buona parte del gruppo parlamentare aveva chiesto di sfiduciare l’ex ministro, l’ex Cavaliere ha smentito di aver chiesto a Mara Carfagna la sua disponibilità a diventare presidente dei deputati, come scritto oggi da Repubblica.
Una smentita chiesta dallo stesso Brunetta, cui è venuto un travaso di bile leggendo il quotidiano di Ezio Mauro.
“Vedo su un giornale di gossip politico un articolo che racconta, come quasi quotidianamente accade, cose mai successe. Confermo la mia piena fiducia al presidente Brunetta chiamato sempre più spesso a esercizi di sopportazione. Confido che ci riesca anche questa volta”, ha scritto Berlusconi in una nota.
Ascoltando le voci che arrivano da Montecitorio, però, è del tutto verosimile che l’ex premier stia sondando possibili sostituti di Brunetta, in primis proprio l’ex ministro delle Pari opportunità , che venerdì ha compiuto quarant’anni.
Carfagna, infatti, occupa da anni un posto fisso nel cuore di Berlusconi, che la considera seria e affidabile. E lei, dopo un periodo di appannamento, ora è considerata di nuovo in ascesa.
“Sarebbe un’ottima capogruppo, perchè ha capacità di ascolto e mediazione che Brunetta se le sogna. E, dando la sua disponibilità a ricoprire il ruolo, ora tra i due a Montecitorio sarà guerra aperta”, confida un deputato azzurro.
L’ex Cav, come si è visto, per il momento frena e rimanda la questione a dopo le feste di Natale.
Qualcuno ricorda che Berlusconi non ha mai cambiato un capogruppo in vita sua. Di certo, però, la situazione non può continuare così, con i presidenti alla Camera e al Senato che, non solo non si rivolgono la parola da settimane, ma si insultano un giorno sì e l’altro pure sulle pagine dei giornali.
Le parole di Romani sulla “Boschi che si è difesa benissimo”, per esempio, hanno fatto infuriare di nuovo Brunetta, che l’ha considerata l’ennesima bocciatura della sua linea.
“Il problema è che se Berlusconi cambia alla Camera, poi gli si pone il problema di come ricompensare Brunetta, cosa non facile visto che non siamo al governo e posti da distribuire non ce ne sono”, continua il deputato azzurro.
Detto questo, però, l’ex Cav è stufo di questa storia, anche perchè “Berlusconi vuole vicino a sè persone che gli risolvano i problemi, e non gente che glieli crea, e Brunetta è un portatore sano di problemi”.
Il capogruppo alla Camera, insomma, appare sempre più isolato.
Da tempo anche Gianni Letta e Fedele Confalonieri, vicini a Romani, spingono per una linea politica più soft nei confronti del governo.
Il Mattinale, intanto, continuerà a farlo Renato Farina, ma non più sotto lo stretto controllo di Brunetta.
Forza Italia, insomma — dove oltretutto questa settimana è partito il licenziamento collettivo di tutti gli 81 dipendenti – sta vivendo uno dei periodi più difficili della sua storia. E il dramma, per loro, è che non s’intravede una via d’uscita.
A riprova del malessere generale quest’anno, per la prima volta, non ci sarà la tradizionale cena di Natale di Berlusconi con i parlamentari. “Si rischia che qualcuno si tiri i coltelli”, è la battuta che gira a Palazzo Grazioli.
E se anche una fedelissima berlusconiana come Laura Ravetto arriva a esporsi con la richiesta di “due nuovi capigruppo eletti da noi e non imposti dall’alto”, significa che il malessere covato dalle truppe per troppo tempo è venuto tutto a galla.
Prova ne sia anche la richiesta di istituire una direzione nazionale del partito, auspicata pure da Romani e Toti, che finora l’ex Cav si è sempre rifiutato di avallare perchè la considera una sorta di commissariamento alla sua leadership.
Nel frattempo trovano conferma le voci di nuovi abbandoni: Renata Polverini alla Camera, Enrico Piccinelli ed Emilio Zuffada al Senato. Tutti guardano a Verdini, che di questi tempi è molto bravo a fare promesse sul futuro a gente che sa di non avere sbocchi per la prossima legislatura.
Berlusconi, dal canto suo, osserva, ascolta tutti, tentenna, nicchia, prende tempo e non decide.
Un giorno è convinto che un suo ritorno in campo risolleverebbe le sorti del partito, un altro si lascia prendere dallo sconforto e guarda a possibili successori cui passare il testimone (Della Valle?).
E comunque va avanti a forza di rinvii, senza strategia e senza una linea politica chiara.
Come si è visto in Parlamento sul voto di sfiducia alla Boschi sul conflitto di interessi per il salva-banche. E come s’intuisce dallo psicodramma sui candidati alle amministrative, dove ancora si brancola nel buio.
E tutti i suoi preferiti vengono bocciati o dai sondaggi (Sallusti) o dai veti degli alleati (Marchini).
Gianluca Roselli
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 18th, 2015 Riccardo Fucile
LO SMANTELLAMENTO E’ INIZIATO, PRIMI PARLAMENTARI IN USCITA
Non c’e soltanto aria di dismissione: lo smantellamento di Forza Italia, questa volta, è cominciato davvero. Perchè, raccontano, il pressing del partito-azienda e della famiglia sarebbe più intenso del solito.
L’idea? Riportare le lancette indietro: tornare a prima del ’94, quando Silvio Berlusconi non aveva bisogno di stare in politica per tutelare i suoi interessi.
I segnali nelle ultime ore si sono moltiplicati: la tesoriera Maria Rosaria Rossi che annuncia la chiusura delle sedi e la trasformazione in “partito virtuale”, il pugno di mosche in mano con cui si è conclusa la partita dei giudici della Consulta, lo scontro ormai pubblico tra i due capigruppo Renato Brunetta e Paolo Romani.
E, poi, la scelta di ‘distinguersi’ dagli altri partiti di centrodestra non votando la sfiducia individuale a Maria Elena Boschi.
E se da una parte accede questo, dall’altra Silvio Berlusconi parla di unità del centrodestra, vede a cena Matteo Salvini e Giorgia Meloni e, cerca di uscire dal cul de sac delle divisioni interne, promuovendo una mozione di sfiducia verso il governo nel suo complesso con Lega e Fratelli d’Italia.
Mozione che alla Camera è stata presentata in un nanosecondo, mentre al Senato pare ci abbiano dovuto pensare su un paio di giorni.
Insomma, una linea ondivaga — o meglio un’assenza di linea — che sta frantumando ogni giorno di più il partito del Cavaliere. E che ormai ha scatenato il ‘si salvi chi può’.
“Quanti stanno per andare via? Si fa prima a contare chi vuole restare”, scherza una deputata azzurra di lungo corso.
Alla Camera, in realtà , nonostante Renata Polverini (pur neo nominata relatrice della legge di stabilità per tutta l’opposizione) abbia manifestato voglia di cambiare aria, il potere contrattuale dei potenziali transfughi è bassissimo.
E’ al Senato, ovviamente, che si gioca la vera partita.
In partenza in tempi brevi ci sarebbero almeno tre senatori, ma il malessere è tale che altri potrebbero aggiungersi.
Circolano i nomi, tra gli altri, di Enrico Piccinelli, Riccardo Villari, Franco Cardiello, Sante Zuffada. Ma non si tratta soltanto di parlamentari attratti dalle sirene di Denis Verdini e dal fascino del governo.
C’è malessere anche in chi guarda a destra e considera la linea del partito troppo soft verso Renzi e quindi spera di accasarsi con la Lega dell’altro Matteo.
Insomma, ormai sempre più esplicitamente, è lo stesso Silvio Berlusconi a finire sotto accusa da parte dei suoi parlamentari.
Al di là di quello che dichiara in pubblico, infatti, la domanda che regna sovrana è: ha deciso di chiudere Forza Italia?
Il fatto è che, come sempre nelle vicende del Cavaliere, le logiche politiche si intrecciano con quelle aziendali. Ed è esattamente lì che bisogna andare a guardare per cercare una spiegazione all’atteggiamento di fatto “passivo” ormai assunto dal leader. Che Fedele Confalonieri non abbia mai visto di buon occhio la decisione di mettere fine al patto del Nazareno è noto.
Lui stesso lo ha dichiarato pubblicamente. In un’intervista alla Stampa lo scorso settembre, parlando di Renzi, diceva: “Facciamolo lavorare. Mi pare che qualcosa la stia facendo, ha iniziato un percorso: ora vediamo dove arriva”.
Per delle aziende nazionali, d’altra parte, c’è tutto l’interesse ad avere buoni rapporti con il governo.
Una logica completamente diversa da quella di chi sta all’opposizione. E, infatti, raccontano che negli ultimi tempi, il presidente di Mediaset avrebbe suggerito a Silvio Berlusconi una strategia ancora più netta: tornare allo spirito precedente al ’94.
Il che vuol dire a prima della discesa in campo. Ossia, ancora più esplicitamente, ai tempi in cui il Cavaliere faceva l’imprenditore ma aveva buoni rapporti con Bettino Craxi e, senza impegnarsi in prima persona, otteneva provvedimenti come la legge Mammì.
In questo quadro è evidente che strategie come quelle di Renato Brunetta risultano fuori sincrono.
Pare che i vertici delle aziende del biscione abbiano gradito davvero poco il battibecco plateale in aula con Renzi. Nè sarebbe un caso se, dopo mesi di scontri striscianti, Paolo Romani si sia deciso ad attaccare pubblicamente il suo collega della Camera.
Il capogruppo del Senato, come è noto, viene da Pubblitalia e la sua sensibilità verso quell’area sarebbe rimasta molto forte.
In questo clima non stupisce che Silvio Berlusconi non abbia in programma, non una cena, ma nemmeno un brindisi natalizio con i suoi parlamentari.
“Non sarebbe opportuno dopo l’annuncio del licenziamento dei dipendenti”, spiegano fonti azzurre. Nei fatti, un altro segnale di dismissione.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 17th, 2015 Riccardo Fucile
LA SENATRICE DI FORZA ITALIA: “PORRE UN TETTO DI 100.000 EURO AI FINANZIAMENTI PRIVATI E’ UNA NORMA CONTRO BERLUSCONI”
Senatrice Rossi, lei è capo dello staff di Berlusconi e amministratore di Forza Italia. E ha appena licenziato ottanta dipendenti. Perchè?
«Era un atto dovuto, che mi ha causato grande sofferenza. Lunedì scorso era l’ultimo giorno utile per avviare la nuova procedura di licenziamento collettivo, in modo che il personale non rientrasse a pieno costo in carico al partito. Un costo di quasi 500.000 euro al mese: insostenibile».
Scusi, prima di licenziare non poteva tagliare altro?
«Mi sono insediata il 20 maggio 2014. Per prima cosa ho chiesto di vedere i conti. Mi hanno chiesto: dell’ultimo mese? Ho risposto: no, degli ultimi vent’anni. Ho trovato 92 milioni di debiti e impegni di spesa eccessivi. Ho disdetto e rinegoziato tutti i contratti di fornitura e servizi. Ho tagliato tutto quello che potevo tagliare: i telefonini, le mazzette dei giornali, le cene, le consulenze, pure le agenzie di stampa, e ho disdetto la locazione di uno dei due piani della sede. E il presidente Berlusconi si è fatto carico dei debiti con le banche, eliminando gli interessi passivi. Ma abbiamo ancora un debito di 6 milioni con i fornitori».
Tagliato il debito, che bisogno c’era di cacciare tutti?
«Purtroppo non ci sono più soldi. L’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti ha posto un tetto di 100.000 euro ai finanziamenti privati: l’ennesima norma contra personam per impedire a Silvio Berlusconi di continuare a sostenere Forza Italia; l’ennesimo tentativo di eliminarlo dalla scena politica. Ma come tutti gli altri tentativi, compresi quelli per via giudiziaria, anche questo fallirà ».
Sta dicendo che è stato sbagliato abolire il finanziamento pubblico?
«Sì, l’abolizione ha messo a rischio la sopravvivenza di un’istituzione indispensabile per la democrazia. Ho presentato al Senato un disegno di legge che abolisca il limite dei 100.000 euro per i finanziamenti dei privati, senza toccare il limite di detrazione e senza incidere sulle casse dello Stato. Lavoreremo per avere il consenso degli altri partiti».
Ma licenziare i dipendenti non le sembra un segno di resa?
«Tutt’altro. Di necessità faremo virtù. Rilanceremo il movimento con una concezione snella, flessibile, moderna, grazie anche a un uso innovativo della Rete. Tutti saranno coinvolti. Per Berlusconi sarà una nuova discesa in campo. Dopo essere entrato per anni nelle case degli italiani con la tv, ora lo farà anche con i tablet e gli smartphone».
Cioè Berlusconi andrà su Twitter?
«Sì. Ma non solo. Sarà presente ovunque, dai territori a YouTube, ai social network».
Sa cosa dicono di lei?
«Cosa?».
Che sia la badante di Berlusconi.
«A dire il vero, è lui che tiene a bada tutti noi».
Il capo del cerchio magico.
«Non esiste un cerchio magico; esiste un cerchio attorno al Magico. Fatto da persone convinte che questo Paese possa farcela solo con la sua leadership; e hanno la fortuna di poter fare quell’esperienza formidabile che è lavorare con lui».
Il Magico, come lo chiama lei, appare da tempo in declino.
«Stia sereno: Silvio Berlusconi sopravviverà a tutti. A me, a lei e al suo giornale. Lei non ha idea di cosa significhi girare l’Italia con lui. Ovunque entri, tutti si fermano. Tutti chiedono di poterlo toccare, salutare, ringraziare. Gli danno madonnine, crocifissi, immagini sacre. Le signore anziane ci dicono: “Mi faccia fare una foto con lui, così muoio felice”».
Addirittura?
«Vedesse ora che cominciano ad arrivare i regali di Natale: persone semplici che mandano il loro vino, il loro olio, i loro prodotti. E centinaia di lettere, ogni giorno. Berlusconi è stato condannato dalla magistratura con una sentenza ingiusta e ingiustificata, ma è stato assolto dal popolo. Non lo si può spiegare; lo si può solo conoscere. La sua forza, il suo coraggio, la sua umanità , il suo talento nel vedere il futuro anteriore…».
Berlusconi ha deluso anche molti suoi elettori.
«Solo quelli che non lo conoscono e se ne sono fatti un’idea distorta leggendo i giornali che notoriamente sono contro Berlusconi».
Il nuovo capo del centrodestra non è Salvini?
«No grazie. Non abbiamo bisogno di un nuovo leader. Lo abbiamo già ».
Non sarebbe giusto sceglierlo con le primarie?
«Fino a quando ci sarà Silvio Berlusconi, Forza Italia non potrà partecipare a nessun tipo di primarie».
Chi vorrebbe sindaco di Roma?
«Niente nomi. Non un politico di professione. Un uomo d’azienda, che sappia risparmiare e reinvestire».
E a Milano?
«Una persona che abbia lo stesso profilo, e una forte credibilità presso la gente».
Renzi rischia di cadere?
«In un Paese normale, in cui la sovranità appartiene al popolo, Renzi non sarebbe mai entrato a Palazzo Chigi. Ma visto che in Italia da tempo la democrazia è sospesa, questo qui purtroppo ce lo terremo ancora per molto».
C’è un accordo tra Verdini e Berlusconi?
«No. Resta un grande rapporto umano. Ma sul piano politico le loro strade si sono ormai separate».
Aldo Cazzullo
(da “il Corriere della Sera“)
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Dicembre 16th, 2015 Riccardo Fucile
LICENZIATI 81 DIPENDENTI, ORA TOCCA ALLA SEDE
Tutti i dipendenti lasciati a casa. E dal primo febbraio il partito non avrà nemmeno più una sede,
visto che dovrà abbandonare gli uffici del palazzo in piazza San Lorenzo in Lucina, nel pieno centro di Roma.
Parliamo di Forza Italia che tra un mese e mezzo diventerà una forza politica virtuale, senza un luogo fisico, un po’ come il Movimento Cinque Stelle.
L’aria era cattiva da tempo.
Nel passaggio dal Pdl a Forza Italia, infatti, già 43 lavoratori erano stati messi in cassa integrazione e mai più ripresi.
L’anno scorso, invece, di 81 dipendenti rimasti, 44 erano stati messi in cig al 50 per cento e altri 37 in cig a zero ore.
La cassa integrazione scadrà il 28 febbraio e martedì a tutti i lavoratori è arrivata una email di due righe per annunciare l’avvio della procedura di licenziamento collettivo. La questione è stata poi spiegata mercoledì con una lettera della tesoriera Maria Rosaria Rossi sul sito di Forza Italia.
“E’ grande l’afflizione di dover licenziare i nostri leali e qualificati collaboratori. Abbiamo provato di tutto in questi dodici mesi per evitarlo. Inutilmente, perchè l’apertura della procedura di licenziamento si è posta come atto dovuto”, ha scritto la tesoriera azzurra. I
l default di Forza Italia, secondo la Rossi, è dovuto alla la legge che ha abolito il finanziamento pubblico dei partiti e ha posto il tetto di 100mila euro a persona all’elargizione da parte di privati.
Il problema è che prima, oltre ai finanziamenti a pioggia garantiti dai rimborsi elettorali, in ogni momento era sempre Berlusconi ad aprire i cordoni della borsa.
Ora invece, con la nuova legge, non è più così, perchè il tetto riguarda addirittura i nuclei familiari: l’intera famiglia Berlusconi, per esempio, per legge può donare a Fi solo 100mila euro l’anno.
Ma c’è anche che Berlusconi non ne vuole più sapere di continuare a gettare denaro in quello che con gli anni è diventato sempre più un pozzo senza fondo.
Così, dopo aver ripianato negli anni scorsi 90 milioni di euro di debiti con le banche, l’ex Cavaliere ha detto stop.
A far precipitare le cose, inoltre, ci sono anche i mancati introiti da parte dei parlamentari: solo un 40 per cento tra deputati e senatori, infatti, versa la quota mensile al partito, nonostante le minacce della tesoriera.
“Il problema è che in Forza Italia si è scialacquato per anni, organizzando iniziative faraoniche e campagne elettorali gigantesche, tanto poi c’era sempre Berlusconi che pagava. Da quando non è più così le casse del partito sono andate in tilt”, racconta un ex dipendente.
Insomma, se tutti i partiti sono in crisi finanziaria, le altre forze, specie il Pd, nel corso del tempo hanno saputo gestire meglio i loro bilanci così da non trovarsi ora con l’acqua alla gola come invece è accaduto ai forzisti.
Ora i dipendenti, che devono prendere ancora metà stipendio di novembre, sono stati messi in ferie fino all’11 gennaio: quando torneranno, dovranno fare gli scatoloni perchè la sede inaugurata in pompa magna nella primavera del 2013 (3mila metri quadri del costo di 960mila euro l’anno) dovrà essere lasciata entro fine febbraio.
Se qualcuno di loro si salverà (forse una decina ma si tratta di voci non confermate), verrà trasferito a Palazzo Grazioli.
Un po’ meglio stanno i loro colleghi che lavorano in Parlamento, una trentina alla Camera e altrettanti in Senato.
Qui i denari destinati alla loro sopravvivenza vengono stanziati annualmente dalle presidenze di Montecitorio e Palazzo Madama, anche se alcuni, alla Camera, sono stati tagliati da Renato Brunetta.
Gianluca Roselli
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 15th, 2015 Riccardo Fucile
AVVIATA LA PROCEDURA: LA LETTERA INVIATA DALLA TESORIERA DEL PARTITO
Al via il licenziamento collettivo dei dipendenti di Forza Italia. Ad annunciarlo è la tesoriera e amministratrice unica del partito, Maria Rosaria Rossi, in una lettera inviata a tutti gli eletti e gli iscritti di Forza Italia e pubblicata sul sito del partito di Berlusconi. “Cari amici, con profondo rammarico vi comunico di essere stata costretta a dare avvio alla procedura di licenziamento collettivo dei nostri dipendenti, notificandola al ministero del Lavoro e alle rappresentanze sindacali”.
Da tempo la sede di Fi in piazza Sal Lorenzo in Lucina, aperta in pompa magna nel settemre 2103 dall’ex Cavaliere, era come la “casa dei fantasmi”.
E i dipendenti in cassa integrazione.
Cade il mito del super imprenditore, sotto Natale.
Cade il mito del super imprenditore e del leader politico che in mezzo secolo di “onorata carriera” non aveva mai messo alla porta un solo dipendente.
Il 14 dicembre del 2014 erano stati fatti fuori in un solo colpo 55 dipendenti su un organico complessivo di 86 lavoratori a tempo indeterminato occupati da Forza Italia nelle sedi di Roma, Arcore e Milano.
Con una tempistica incredibile, il provvedimento del 2014 e quello di quest’anno cadono quasi nello stesso giorno, a metà dicembre. A ridosso di Natale.
Colpa dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.
“Questa decisione – si legge nella lettera – è diretta conseguenza del D. legge 149/2013 convertito in legge del 21 febbraio 2014 n. 13, che ha abolito il finanziamento pubblico ai partiti ed ha, (art. 10), posto un tetto di 100.000 euro per persona al finanziamento da parte dei privati. Tutti sanno che Forza Italia, nata nel 1994, è diventata il primo Partito italiano grazie al suo fondatore e presidente Silvio Berlusconi che, oltre ad esserne la guida, si è fatto carico personalmente della sua sostenibilità economica e finanziaria. La vita politica di Forza Italia naturalmente continua, perchè faremo di necessità virtù. Rilanceremo il nostro Movimento che deve diventare flessibile, modulabile e quindi sostenibile. Daremo vita ad un utilizzo innovativo ed efficace di tutti i mezzi di comunicazione e per le funzioni organizzative ci avvarremo dell’aiuto volontario di tutti voi, dell’impegno generoso di tanti militanti e dei gruppi parlamentari”.
“Coinvolgeremo – scrive ancora Rossi – anche quei milioni di cittadini che continuano e continueranno a credere nei nostri programmi e nei nostri valori di democrazia e di libertà . È grande, naturalmente, l’afflizione di dover licenziare i nostri leali e qualificati collaboratori. Abbiamo provato di tutto in questi ultimi dodici mesi per evitarlo.
Inutilmente, parchè l’apertura della procedura di licenziamento si è posta come atto dovuto. Potrà essere modificata in futuro soltanto e se, con la collaborazione delle organizzazioni sindacali, si dovessero trovare soluzioni alternative oggi non ipotizzabili”.
(da agenzie)
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