Dicembre 8th, 2015 Riccardo Fucile
IL SIGNORE INDISCUSSO DELLE TESSERE ERA STATO ARRESTATO PER TRUFFA E ASSOCIAZIONE A DELINQUERE… NON POTENDO LASCIARE MESSINA PERCHE’ SOGGETTO A OBBLIGO DI DIMORA, MICCICHE’ E’ ANDATO A PORTARGLI LA TESSERA A CASA
Dal Partito Democratico a Forza Italia senza neppure un passaggio intermedio. 
Se esistesse un manuale del perfetto cambiacasacca, il caso di Francantonio Genovese sarebbe sicuramente citato tra gli esempi più fulgidi.
Mentre in Sicilia il Pd di Davide Faraone e Matteo Renzi fa scouting tra ex fedelissimi di Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, Genovese infatti ha ben pensato d’intraprendere il percorso opposto: lascia i dem e passa a Forza Italia.
Un po’ come si fa nella partitelle di calcio tra ragazzi: quando una squadra è troppo forte, ecco che si mischiano le formazioni per riequilibrare le sorti dell’incontro.
E visto che il Pd è ormai il primo partito dell’isola (dopo aver accolto decine di ras e cacicchi locali provenienti dal centrodestra), ecco quindi che in Sicilia si sta verificando il primo scambio di senso opposto.
Scarcerato quest’estate dopo l’arresto per truffa, peculato e associazione a delinquere, e tornato libero dopo la revoca dei domiciliari appena 10 giorni fa, l’ex parlamentare del Pd non può lasciare Messina perchè è sottoposto ad obbligo di dimora: è per questo motivo che Gianfranco Miccichè si è dovuto recare nella città sullo Stretto per formalizzare il passaggio di Genovese sotto le bandiere forziste.
Lo storico vicerè di Silvio Berlusconi è stato appena nominato nuovo commissario di Forza Italia sull’isola: un’operazione vintage per provare a rilanciare il partito, ormai soltanto una copia molto sbiadita di quella macchina acchiappavoti capace di conquistare tutti i 61 seggi siciliani nel 2001.
Alla corte di Berlusconi approderà anche la piccola pattuglia di superstiti rimasti fedeli a Genovese: Franco Rinaldi, deputato regionale e cognato dell’ex segretario dem e la parlamentare nazionale Maria Tindara Gullo.
Un passaggio estremo quello dell’ex parlamentare dem, signore indiscusso delle tessere a Messina, ex sindaco della città sullo Stretto, socio della potente famiglia Franza, scelto da Walter Veltroni come primo segretario del Pd in Sicilia, e quindi addirittura nominato segretario della commissione parlamentare antimafia nel 2008.
Per anni nell’isola del berlusconismo più sfegatato, Genovese era una delle poche certezze per il debole centrosinistra.
Ed infatti è sempre stato luogotenente affidabile per tutti i big che hanno guidato il Pd: da Franceschini a Bersani. Poi il suo nome finisce al vaglio della commissione di garanzia del Pd alla vigilia delle politiche 2013, quando fa registrare il record di voti alle primarie in tutta Italia: è accusato di essere “impresentabile” insieme ad altri quattro candidati siciliani.
Alla fine dalle liste verranno cancellati solo Nino Papania e Mirello Crisafulli, ma i guai per il signore dello Stretto sono appena cominciati: si manifestano nella primavera del 2014, con la richiesta d’arresto della procura di Messina.
All’inizio il nuovo Pd di Matteo Renzi sembra pronto a salvare Genovese dalle manette, ma le elezioni europee incombono: i sondaggi consigliano al premier di abbandonarlo al suo destino. In più i renziani siciliani non l’hanno mai amato: e alla fine la Camera voterà a larga maggioranza per l’arresto del parlamentare peloritano.
Che tornerà libero 19 mesi dopo, e cioè appena una settimana fa: giusto in tempo per passare con Forza Italia, il partito combattuto per vent’anni, prima alla guida della Margherita e poi da leader del Pd.
Una giravolta spericolata che solo sull’isola dei paradossi poteva andare in onda, senza che nessuno si sia poi stupito più di tanto.
Giuseppe Pipitone
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Forza Italia | Commenta »
Dicembre 4th, 2015 Riccardo Fucile
“CI SONO COLLEGHI LAUREATI CHE PENSANO DI ESSERE PIU’ INTELLIGENTI DI ME, MA PER FARE QUELLO HO FATTO IO NE DEVONO MANGIARE DI SALE”
Ormai è fatta. Antonio Razzi ha deciso: “Nel 2018 mi ricandido”. Proprio così.
Il senatore di Forza Italia lo annuncia a ilfattoquotidiano.it. Una decisione maturata nonostante alle prossime elezioni manchino ancora tre anni.
Motivo? “Nessuno, nel mio partito, si occupa di promuovere l’immagine dell’Abruzzo all’estero — afferma —. Ma se si vuole fare qualcosa di serio per questa Regione, specialmente da un punto di vista commerciale, servono un impegno concreto e tante capacità ”.
Il parlamentare di FI, reso celebre dall’imitazione di Maurizio Crozza, punta in alto. Addirittura ad un posto da capolista. “Mi sembra logico”, dice tranchant: “Visto tutto il lavoro che sto facendo ho diritto a un premio”.
Sta dicendo che i suoi colleghi eletti in Abruzzo, la senatrice Paola Pelino e il deputato Fabrizio Di Stefano, non fanno abbastanza per la sua Regione?
Non lo dico io, ma Daniele Becci, il presidente della Camera di commercio dell’Abruzzo. Che pubblicamente ha dichiarato: “Razzi, fra tutti, è quello che alle parole fa seguire i fatti”.
Ed io modestamente ho portato molti ambasciatori e ministri stranieri nella mia terra per aumentare i traffici commerciali con gli altri Stati.
Insomma, lei lavora mentre gli altri starebbero a guardare. Giusto?
È proprio così: forse perchè non conoscono le lingue…
Sarà . Ma con l’Italicum, per tornare sicuramente in Parlamento, dovrà essere inserito fra i capilista. Crede di meritare un posto del genere?
Mi sembra logico, che c’è di male: visto tutto il lavoro che sto facendo ho diritto a un premio.
Questo però lo deve decidere Berlusconi…
Ma io e lui siamo molto amici. Così come lo sono con Francesca.
Si riferisce a Francesca Pascale, la fidanzata dell’ex premier?
Certamente. Siamo legati da un rapporto di stima e rispetto reciproco. Ci vogliamo bene.
Addirittura.
Certo. Pensi che ogni volta che ci vediamo mi chiede di fare un selfie con lei. Ma è normale, visto il legame che si è instaurato fra noi.
E con Berlusconi? Lo ha sentito ultimamente?
Ci siamo parlati e l’ho trovato in grande forma. È molto attaccato all’Italia e agli italiani e vuole tornare in campo per vincere e riportare in alto il Paese. Soprattutto in politica estera, la mia specialità . E poi quando ci vediamo mi saluta sempre dicendomi: “Antò, fatti li cazzi tua”.
Torniamo all’Abruzzo: cosa propone concretamente per portare alto il nome della sua Regione fuori dai confini nazionali?
Lavorare sugli altri paesi. Comincerò il 28 e 29 gennaio.
Con l’amata Corea del Nord, magari.
Io in Corea sono di casa. Sono andato tante volte laggiù, portando anche nostri imprenditori. Questa volta però si tratta dell’altra Corea, quella del Sud.
Una nuova missione internazionale?
No, stavolta saranno loro a venire da noi. Pensi, il loro ambasciatore sarà a Pescara per incontrare le imprese locali, così com’è già successo con Taiwan e tanti altri Paesi.
Insomma, quasi un ministro degli Esteri.
Grazie a me l’Abruzzo ormai è conosciuto ovunque. Senza la mia azione, senza la mia iniziativa ciò non sarebbero stato possibile. È bene che lo sappiano quelli lì.
A chi si riferisce?
Sempre ai miei colleghi parlamentari di Forza Italia, gente che non è in grado di girare il mondo. Quelli sono buoni solo a starsene alla casa.
Quindi avrà in programma altre missioni all’estero.
Certo. Per aprile ne sto organizzando una e non solo in Corea del Nord. Andrò anche in Mongolia.
In Mongolia? E a fare cosa?
Sono stato invitato personalmente dai ministri degli Esteri e dell’Industria di quel bellissimo paese. Ma non andrò solo. Porterò con me anche imprenditori desiderosi di esportare i loro prodotti. E sempre in nome della mia Regione. Perchè tutto quello che faccio, paesà , è bene che si sappia, io lo faccio per l’Abruzzo. Lo devono sapere bene pure quelli del mio partito che ci si fanno eleggere. Essendo laureati pensano di essere più intelligenti di me. Ma per fare quello che io ho fatto in cinquant’anni di lavoro ne devono mangiare di sale, quelli.
Giorgio Velardi
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Forza Italia | Commenta »
Novembre 27th, 2015 Riccardo Fucile
LA SOMMA DEI TRE PARTITI DI CENTRODESTRA NON SUPERA IL 40% IN OGNI CASO…IN FORZA ITALIA PENSIERI DIVERSI, SU UNA SOLA COSA CONCORDANO: NON AUMENTARE LE QUOTE DA VERSARE AL PARTITO
La sua performance sarebbe la migliore tra i papabili testati. Ma l’atteso sondaggio che
Alessandra Ghisleri ha consegnato a Silvio Berlusconi sembra raffreddare comunque le possibilità di una candidatura di Alessandro Sallusti per la guida della città di Milano.
A pesare – viene riferito – sarebbe il distacco dal ‘potenziale’ candidato del centrosinistra Giuseppe Sala: una percentuale che si avvicinerebbe al 20%.
Nel centrodestra, insomma, si rischia di ricominciare da capo. Ma il punto è che, al di là dei sondaggi, lo stato di balcanizzazione del partito è tale che appena spunta un nome c’è una parte degli azzurri che comincia a fare le barricate.
Al primo turno Forza Italia si fermerebbe al 14,8%, distaccata dalla Lega che avrebbe il 22%.
Il problema è che le proiezioni su un eventuale ballottaggio lo vedrebbero viaggiare sugli stessi numeri, intorno a un massimo del 40-41%, “asfaltato” dai possibili competitor, Sala in testa.
Nè sarebbe in alcun modo decisivo Corrado Passera, accreditato appena del 4%.
Prova ne è la cena con i parlamentari lombardi che si è tenuta ieri sera nel ristorante di Alfredo, l’ex maggiordomo del cavaliere.
Una tavolata in cui la spaccatura è emersa in tutta la sua evidenza, soprattutto su un nodo: quello del rapporto con la Lega.
Una parte dei commensali, guidata da Paolo Romani e Maria Stella Gelmini, è tornata a manifestare tutte le sue perplessità sul “modello Bologna” e, di conseguenza, anche su candidature che ne sono la manifestazione, come appunto quella dell’attuale direttore del Giornale.
Ma c’è un’altra fazione, delle quali peraltro fa parte anche Daniela Santanchè che di Sallusti è la compagna, che invece è convinta che non ci sia alcuna alternativa all’alleanza con il Carroccio di Matteo Salvini.
Nonostante le divergenze interne, tuttavia, su un punto si sono trovati tutti d’accordo: la contrarietà alla possibilità che vengano raddoppiate le quote da versare al partito, come vorrebbe la tesoriera Maria Rosaria Rossi.
(da “Huffingtonpost“)
argomento: Forza Italia | Commenta »
Novembre 20th, 2015 Riccardo Fucile
“E’ UNA SCELTA DELLA LEGA, NOI SPARIREMO”… BERLUSCONI REGALA MILANO A SALA
Al di là dell’ottimismo di facciata delle pur scarse dichiarazioni dei vertici lombardi di Forza Italia, l’ipotesi concreta che il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti accetti la candidatura a sindaco per il centrodestra pur di salvare la coalizione a livello nazionale provoca non pochi mal di pancia tra gli azzurri.
La coordinatrice regionale di Forza Italia Mariastella Gelmini si affretta a precisare che “Sallusti è il candidato ideale per riportare il centrodestra alla guida della città “. Pur ammettendo che si tratta ancora di “un’ipotesi, seppur con il novanta per cento delle probabilità di andare in porto”.
Nel suo partito, però, non sono pochi coloro che, pur non dichiarandolo apertamente, prevedono che se questa candidatura arriverà alle elezioni, “certificherà il funerale di Forza Italia”.
Sallusti per il momento si dice “onorato”, ma precisa che “oggi inizia solo un percorso”.
La verità inconfessata negli uffici della segreteria regionale forzista è che l’ipotesi Sallusti, che finora sembra essere stata l’unica non scartata dal leader della Lega Matteo Salvini tra i nomi proposti da Silvio Berlusconi, non solo spazza via l’idea di applicare anche a Palazzo Marino il modello lombardo tanto caro a Roberto Maroni. Rischia di fare terra bruciata tra il partito di Berlusconi e gli elettori moderati, oltre a quelli dell’Ncd.
Trasformando quello che era nato per essere un partito liberale in una forza di destra, schiacciata su posizioni radicali, filo leghiste.
Come quelle di Sallusti e della sua compagna Daniela Santanchè, che dopo essere finiti sul banco degli imputati nel 2011 perchè ritenuti da molti nel centrodestra tra i principali responsabili della sconfitta di Letizia Moratti dopo una campagna elettorale velenosa, non hanno mai nascosto di caldeggiare una eventuale candidatura a sindaco di Salvini.
Uno scenario che fa presagire a molti forzisti la prospettiva di una nuova Caporetto azzurra, dopo la dèbacle di Sedriano (passato ai Cinque Stelle), con probabili ripercussioni anche in Regione.
Salvini precisa che “Sallusti è una delle proposte” e che “il centrodestra se è unito vince”. Roberto Maroni non si sbilancia: “Mi piace, ma non mi occupo di candidature”. L’Ncd Alessandro Colucci dice che “prima del nome del candidato c’è un problema di metodo”.
Dentro Forza Italia tira tutt’altra aria. “Sia chiaro – si sfoga un dirigente che chiede di restare anonimo – Se ci sarà una sconfitta, cosa praticamente certa, Salvini se la intesterà tutta. Tanto vale dire che regaliamo a Giuseppe Sala e alla sinistra la poltrona di sindaco di Milano. E forse a questo punto non sarà nemmeno poi un male”.
Parole che mal celano l’astio nei confronti del leader della Lega, accusato di aver bocciato tutti i candidati proposti da Berlusconi.
Ultimo in ordine di tempo il ciellino Maurizio Lupi, che alla fine aveva dato, a certe condizioni, la sua disponibilità .
Prima era toccato al costruttore Claudio De Albertis, all’ex sindaco di Segrate Adriano Alessandrini. Tutti caduti uno dopo l’altro come i Dieci piccoli indiani di Agatha Christie sotto la scure di Salvini.
Per non parlare dei rifiuti di Paolo Del Debbio e di Paolo Scaroni, che forse avevano capito subito che nella pentola del centrodestra milanese c’era più fumo che arrosto. “Se ha vinto l’asse Santanchè-Zangrillo – attacca un altro forzista – allora abbiamo il coraggio di ammettere che alla fine Sallusti passerà per essere il candidato della Lega e noi spariremo. Tanto questo è un partito che ormai non ha più nè capo nè coda”.
Andrea Montanari
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Forza Italia | Commenta »
Novembre 11th, 2015 Riccardo Fucile
“DIEGO DELLA VALLE E’ UN UOMO DEL FARE”
Domenica sarà in campo con la nazionale delle donne parlamentari contro l’illegalità . Ma con
Huffington Post l’eurodeputata Lara Comi parla della squadra in cui gioca tutti i giorni, quella di Forza Italia.
Lei è tra coloro che hanno contestato apertamente la scelta di Silvio Berlusconi di andare a Bologna, nella piazza di Matteo Salvini.
Quella che, a detta di molti osservatori, è diventata il palcoscenico del passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo leader.
Ma l’europarlamentare azzurra non ha alcuna intenzione di giocare con la maglia verde padano. Meglio quella viola: ovvero quella di Diego Della Valle.
“Io non so se deciderà davvero alla fine di scendere in campo, ma credo — spiega – sia possibile uno schema di gioco in cui lui sia l’attaccante e Silvio Berlusconi, come lui stesso ha detto, l’allenatore”.
Ora che la manifestazione di Bologna si è tenuta, conferma il parere contrario che aveva alla vigilia?
Certo, continuo a pensare che sia stato un errore. E come me, lo pensano in tanti. Solo che non hanno il coraggio di dirlo. Io invece non ho problemi a metterci la faccia e queste cose le ho dette anche a Berlusconi.
Lei crede che la foto di gruppo di quella piazza possa creare problemi a Forza Italia con il Ppe?
Io posso dire che vedo che c’è tanta gente che parla dei rapporti con il Ppe che però non frequenta le istituzioni europee. È evidente che è un problema e lo sarà a meno che Salvini non diventi europeista o non si iscriva al Ppe, cosa di cui dubito.
Da un po’ di tempo si parla di un approdo in politica di Diego Della Valle. Forza Italia dovrebbe guardare a lui più che a Salvini?
Della Valle è un imprenditore, un uomo del fare, che ha creato posti di lavoro. Ha dimostrato di tenerci all’Italia, come prova la ristrutturazione del Colosseo. Io lo conosco e lo stimo perchè abbiamo lavorato insieme sul Made in, però non so se abbia davvero intenzione di scendere in politica.
Ma pensa che sarebbe un fatto positivo?
Ovviamente bisogna vedere con che tipo di programma e di squadra lo farebbe. Non posso dare un giudizio a priori. Però penso che se deciderà di entrare in politica il centrodestra dovrà essere in grado di accoglierlo.
In che senso accoglierlo?
Sicuramente Della Valle sarebbe in sostituzione di Salvini. Secondo me, chi deve temere di più un suo impegno in politica è il leader della Lega.
E Berlusconi no?
No, sono due persone diverse e uno non può essere il sostituto dell’altro.
Può spiegare meglio cosa intende?
L’elettorato di Forza Italia è fedele a Berlusconi e c’è un 10% che continuerà a votarlo sempre e comunque. Della Valle invece può intercettare quelli che non vanno più a votare oltre che parlare ai giovani. Credo potrebbe essere un protagonista della squadra del centrodestra.
In che ruolo?
Ripeto, non so quanto sia intenzionato a scendere in campo. Io lo conosco per motivi professionali, non politici. Ma potrebbe essere un ottimo attaccante con Berlusconi nel ruolo di allenatore.
(da “Huffingtonpost“)
argomento: Forza Italia | Commenta »
Ottobre 30th, 2015 Riccardo Fucile
BERLUSCONI NON SBORSA PIU’ EURO A PIOGGIA, TROPPI I PARLAMENTARI MOROSI
Ghe pensi mi? Non più.
Si chiude baracca, in tutti i sensi. Silvio Berlusconi abbassa le saracinesche della sede nazionale di Forza Italia di San Lorenzo in Lucina perchè non ha più intenzione di sborsare euro a pioggia come faceva in passato.
E così, neanche troppo a malincuore, l’ex Cav rinuncia a un altro pezzo della sua storia. Dopo aver resistito per mesi a chi, anche nel suo cerchio di consiglieri più stretti, gli consigliava di chiudere, Berlusconi ha ceduto.
E lo ha fatto a suo modo, durante la riunione con i coordinatori, punzecchiando molto elegantemente i parlamentari ancora morosi.
Nonostante richieste più o meno insistenti e il pressing di Maria Rosaria Rossi, con annessa minaccia di non ricandidare chi non avesse sanato il debito, senatori e deputati forzisti non pagano o pagano a singhiozzo le quote dovute.
Parliamo di cifre nell’ordine delle centinaia di euro, non molto di più.
Un anno fa l’esattrice Rossi diede l’ennesimo ultimatum nella speranza di invertire la tendenza e racimolare qualcosa dei due milioni di euro mancanti.
Un anno dopo, nel partito che a forza di scissioni piccole e grandi si è riempicciolito le casse sono ancora più vuote di prima.
Berlusconi, costretto anche dalla famiglia-azienda, da tempo ha scelto la strada dell’austerity.
Ma senza più i soldi del finanziamento pubblico, i conti di casa riescono più a quadrare. Le cene di autofinanziamento su cui ha puntato tutto per far cassa non bastano, anche perchè molti dei vecchi imprenditori che qualche anno fa avrebbero fatto la fila per attovagliarsi con lui, adesso guardano a Matteo Renzi.
E così, pur sapendo che è un pessimo segnale, Forza Italia si priva della sede inaugurata due anni fa, nel maggio 2013: oltre 3 mila metri quadrati per 960 mila euro di affitto, meno della metà dei 2,8 milioni annui per i 5 mila metri quadrati della storica sede di via dell’Umiltà .
Ma un tetto sulla testa serve al partito.
E per ovviare alla mancanza, Berlusconi invita tutti a casa sua, nella dimora romana di Palazzo Grazioli, che in fondo è già il luogo dove amava riunirsi con i suoi fedelissimi. Casa e bottega: sarà quella la sede del partito più personalistico che ci sia.
Ilario Lombardo
(da “la Stampa”)
argomento: Forza Italia | Commenta »
Settembre 30th, 2015 Riccardo Fucile
ALTRI QUATTRO PARLAMENTARI PRONTO AD ABBANDONARE SILVIO PER VERDINI E NCD
Berlusconiani in libera uscita. Nel pallottoliere di Camera e Senato si attende l’addio di altri
quattro, un paio di deputati, incerti tra la sponda Ncd e quella di Verdini (tra loro Riccardo Gallo Afflitto), e altrettanti senatori.
Riccardo Villari del resto ha già detto che voterà la riforma di Renzi e sarà solo il primo passo.
Ma è un lento smottamento che da Roma si propaga in giro per l’Italia.
A Bologna tre consiglieri comunali (Facci, Tomassini e Carella) rompono, escono, fondano una loro lista civica in vista delle amministrative 2016 e prendono le distanze dal candidato forzista Galeazzo Bignami che Berlusconi in persona aveva investito una settimana fa.
Nel pessimo clima che si respira tra i forzisti si trasforma in un detonatore il ritorno di Nunzia De Girolamo.
Colleghi in rivolta: «Interviene ogni giorno bacchettando chi lascia, parla quasi da portavoce ed è l’ultima arrivata» protestano soprattutto i senatori già in subbuglio.
Il commento intinto nel veleno è che non stia facendo altro che agevolare in queste ore già delicate il lavoro che sotto traccia sta portando avanti l’ex Denis Verdini.
Silvio Berlusconi ha voluto mantenere le distanze da tutto questo, ieri si è blindato ad Arcore per festeggiare con i figli, Francesca e i collaboratori più stretti i suoi 79 anni. A Roma e al suo caos si dedicherà da oggi.
Stasera è in programma la cena allargata a tutti i deputati e i senatori, insieme non li vedeva da mesi. Sarà l’estremo tentativo di tenere insieme quel che resta dei gruppi.
Carnelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
argomento: Forza Italia | Commenta »
Settembre 28th, 2015 Riccardo Fucile
MENTRE FORZA ITALIA CROLLA, LEI SI AGGANCIA ALLA LEGA
Mentre Forza Italia crolla, lei sembra quasi ringiovanire. 
Il crepuscolo non la spettina: e del resto è sopravvissuta ad An e ai suoi colonnelli “palle di velluto”, alla Destra di Storace, e pure alla rottura con Berlusconi. Adesso si fa largo tessendo le maglie con “gli amici della Lega”: anche dare delle “bestie” ai pellegrini de La Mecca fa parte del progetto
L’ultima uscita è quella a commento della strage di fedeli a La Mecca, quando ha collocato le centinaia di pellegrini schiacciati dalla folla un gradino sotto le bestie. “Nemmeno le bestie”, per la precisione, frase che è andata ad arricchire il mucchio delle sue dichiarazioni-scandalo, in questa fase particolarmente vive sul fronte caro anche ai leghisti.
Perchè figurarsi Daniela Santanchè non è una che scambi la politica con un pranzo di gala, per quanto ai pranzi di gala e affini sappia come stare meglio dei tre quarti del Parlamento, e in mezzo ai ricconi sappia starci da ricca salvo poi chiarire seccata che “gli italiani hanno fame, sono senza lavoro e pagano una montagna di tasse: di tutto questo ginepraio di discussioni inutili sul ddl riforme al Paese non importa nulla”.
C’è da dire in effetti che il suo uso del linguaggio in politica è l’esatto opposto del suo uso di mondo.
E cambiando negli anni personaggio ed estetica e partiti, ma i non connotati di fondo che anzi col tempo vengono sempre più in chiaro, la sua capacità di restare in gioco è – arrivati a questo punto della storia del centrodestra berlusconiano – un dato significativo, che fa di lei una pitonessa sì, ma d’acciaio. Da tenere d’occhio, nel mentre che il resto le crolla intorno e lei invece sembra quasi ringiovanire.
Non pare in effetti che il crepuscolo del berlusconismo la spettini.
Ai terremoti è abituata. E’ sopravvissuta alla scomparsa del partito che le aprì le porte della politica (An), è sopravvissuta al declino dell’uomo che le diede il braccio per entrare alla Camera (Ignazio La Russa), è sopravvissuta a Fini e ai suoi ex colonnelli dopo aver dato loro indistintamente delle “palle di velluto”, è sopravvissuta a Francesco Storace e alla sua Destra, movimento del quale è stata pure candidata premier, è sopravvissuta financo allo strappo con Berlusconi, tornando a farsi benvolere persino dopo aver detto di lui che “vede le donne solo in orizzontale”.
E’ sopravvissuta alla fine pure alla spaventosa mole di materiale iconografico che è riuscita a produrre negli anni, ai Billionarie e alle polemiche sul burqa, al tacco dodici e alla bava alla bocca, alle corse sulla spiaggia con Sallusti e alle dispute sugli interventi chirurgici, agli sfregi alla Cadillac e ai pretesi master, fino alla gaffe micidiale all’indomani della strage dell’airbus Germanwings. Quando chiese “che origini hanno i piloti dell’autobus caduto???” e poi fredda davvero come un pitone aspettò dieci ore e tremila retweet per cinguettare: “Benedetto T9, che in una giornata così triste riesce a strappare qualche sorriso”.
Insomma una paccottiglia sterminata che fa di lei quel che è: un personaggio, anzitutto, i cui panni autentici risultano sconosciuti quanto il suo cognome, che sarebbe Garnero, e la cui verità pubblica è invece Santanchè, nome che il suo ex marito chirurgo plastico le ha lasciato in comodato d’uso nonostante le nozze siano state annullate pure dalla Sacra Rota.
Caso pressochè unico, anche perchè l’onorevole è appunto donna.
Una faccenda tutt’altro facile da gestire, particolarmente nel centrodestra berlusconiano: non tanto per l’oggi declinante, quanto nell’era per intendersi del bunga bunga più sfrenato, faccende nelle quali Santanchè non s’è immischiata mai, nè dopo nè soprattutto prima.
Senza l’ombra di cene eleganti, è riuscita sostanzialmente a rimanere nelle grazie del re di Arcore, mentre innumerevoli altre via via assurgevano a stella del momento e poi cadevano nel mezzo dimenticatoio.
Certo ha vacillato tante volte. E per esempio, in quel fotografatissimo incontro al Twiga beach club (di cui Santanchè è socia) con Mara Carfagna, nell’agosto di due anni fa, pareva Carfagna quella in ascesa e lei quella che dovesse darsi da fare per restare a galla. Due anni dopo, si sa benissimo dove collocare chi tra le due indossava il cappello texano e gli occhiali a specchio, mentre si son perse le tracce della t-shirt bianca su occhiale nero e di chi la indossava.
Sarà l’indole d’imprenditrice, o la sveltezza di pensiero sempre mascherata nel look tutto tacchi e borse e messa al servizio — ma per scelta — delle dichiarazioni più mostruose, delle sparate trash, della polemica finchè morte non ci separi.
Magari mal digerita da qualche cerchio magico, magari a tratti in disgrazia: ma Berlusconi di lei non ha voluto, o saputo, fare a meno.
E così adesso per la prossima candidatura a Milano si fa anche il suo nome, segno indubbio di fecondità politica. E tocca al più citato tra i papabili per la contesa meneghina, Paolo Del Debbio, farsi carico di chiarire: “Non credo Daniela sia disponibile a candidarsi”. Vai a sapere, poi.
Per il momento, Santanchè appare concentrata più che altro a tessere la tela tra Forza Italia e quelli che chiama con cura “gli amici della Lega”.
Tra le notiziole di questa estate, spicca appunto la cena organizzata in casa Santanchè a Forte dei Marmi: lei, Del Debbio, e il segretario del Carroccio Matteo Salvini.
Mica per parlare di politica, è chiaro: una padrona di casa sa che in casi così non vi è nemmeno bisogno. “I governi non si fanno a tavola, ero a Marina di Pietrasanta in vacanza con mia figlia e ho accettato l’invito della Santanchè, ma abbiamo parlato di calcio e di figli, pochissimo di politica”, ha infatti poi chiarito pure Salvini.
Sta di fatto che certo, nel fatale riaccostarsi tra la Lega e Forza Italia (una sua parte almeno), Santanchè si trova perfettamente a suo agio.
E’ antica la sua battaglia “contro le invasioni degli immigrati”, così come le aperte critiche al velo e all’islam, fino a quel “Maometto era un poligamo e un pedofilo” che nel 2009 le valse la scorta.
Adesso, con l’esplosione della tragedia dei migranti e dei barconi, dei muri e delle quote — che si sposa così bene con quell’alleanza con la Lega che s’ha da fare – nuota come una squaletta nel brodo.
E una volta sostiene la battaglia del Giornale (di cui la sua Visibilia è concessionaria per la pubblicità ) articolando il tema “se la Merkel prende i siriani noi ci prendiamo i cristiani”; e un’altra elogia l’Ungheria che “riesce più del nostro governo a difendere con coraggio la sua frontiera e i suoi cittadini”, e un’altra ancora coglie l’occasione dell’ennesima polemica sul Cara di Mineo per assestare uno schiaffone ad Alfano — cosa che le dà una soddisfazione particolare: “Dove vive il ministro, per così dire, dell’Interno? Si rende conto della sua totale incapacità a gestire la situazione? Per non parlare poi della sua nullità in materia di sicurezza, altro fronte su cui sa solo dare aria alla bocca”.
E insomma mentre mezzo suo partito fa le valigie verso l’Ala di Verdini sperando di salvarsi la legislatura, e l’altro mezzo vagola smarrito nell’attesa spaurita del messianico ritorno del suo leader, Santanchè non fa nè l’uno nè l’altro.
O forse sia l’uno che l’altro: perchè lei, a prendere a prestito l’imitazione che ne fece Paola Cortellesi, “mangia del suo mangio”, e un modo per andare avanti tra le macerie del centrodestra certo l’ha già trovato.
(da “L’Espresso”)
argomento: Forza Italia | Commenta »
Settembre 27th, 2015 Riccardo Fucile
DA INIZIO LEGISLATURA PERSI 40 SENATORI E PIU’ DI 30 DEPUTATI
È il tempo di Carneade, o meglio del terzino dell’Atalanta, come si diceva un tempo e lo cantava
benissimo Roberto Vecchioni: «Fossi stato un genio / o almeno un terzino dell’Atalanta…».
Geni pochi o niente, ma di terzini dell’Atalanta ce n’è una folla, tutti di colpo al centro del villaggio: la destra italiana per un giorno o almeno un pomeriggio rimane emotivamente appesa alle mosse del senatore Domenico Auricchio, finchè non è passato da Forza Italia ad Ali, cioè al partito di Denis Verdini.
Chissà come va misurata la moralità di Auricchio visto il suo commento alle paturnie di Raffaele Fitto solo otto mesi fa: «Fossi in lui avrei già lasciato il partito, anzi la politica che dovrebbe essere prima di tutto coerenza e lealtà . Abbia rispetto per chi gli ha dato tutto».
E cioè per Silvio Berlusconi: «Tradire Berlusconi sarebbe come tradire me stesso. Gli ho detto che non lo tradirò mai. Lui mi ha preso sotto braccio, mi ha chiamato “Mimì” e mi ha sorriso»
Così parlava Mimì Auricchio una settimana fa.
Se volete il Carnevale siete nel posto giusto.
La fantastica Eva Longo (ex Dc, ex Ccd, ex Fi, ex fittiana, ora verdiniana) nel gennaio del 2014 così escludeva l’ipotesi di un ritorno in Forza Italia, dove ancora la Longo risiedeva, di Nunzia De Girolamo, nel frattempo passata con Angelino Alfano: «Non possiamo accettare palesi e vili tradimenti». Non si andava leggeri, con gli altri, e non ci si va nemmeno adesso e infatti la suddetta De Girolamo venti minuti dopo essere rincasata da Berlusconi impegna del sarcasmo: «Adesso Alfano canta meno male che Renzi c’è».
Sospetto da cui si poteva essere sfiorati da almeno un paio d’anni.
Ma è l’ora del terzino dell’Atalanta: la scissione è un brivido universale, sebbene passeggero. Un tempo se ne andavano Pierferdinando Casini e Gianfranco Fini, o almeno Clemente Mastella e Marco Follini, fino a Sandro Bondi e Denis Verdini, adesso tocca a Monica Faenzi e Giuseppe Galati, di cui il lettore probabilmente non conosce le biografie a memoria.
E però è un andirivieni talmente massiccio che il centrodestra ormai si divide in alfaniani, verdiniani, fittiani, berlusconiani, salviniani, meloniani, e la geografia parlamentare pare quella dell’Jugoslavia dopo la dissoluzione.
Da inizio legislatura, Forza Italia ha perso fra isterie istantanee oltre trenta deputati e quasi quaranta senatori, e allora, davanti alle cedevolezze del senatore Peppe Ruvolo («Ribadisco la mia lealtà alla linea del presidente Berlusconi e diffido chicchessia dall’utilizzare impropriamente il mio nome», settembre 2013; «la linea politica intrapresa da Forza Italia mira a rincorrere i populismi», settembre 2015) fioriscono interviste a Domenico Scilipoti e Antonio Razzi, incaricati di ridefinire i confini dell’etica politica.
Che effettivamente sono piuttosto elastici.
Giovanni Mottola, già vicedirettore del Giornale, a inizio anno indirizzava un consiglio e un po’ di disprezzo al solito Fitto («Se crede che il leader di Forza Italia sta sbagliando perchè non va a fondarsi il suo partitino?»).
Ora Mottola il consiglio l’ha fatto suo, e quantomeno rimane nella parte che vuole le riforme. Altrove si trovano motivazioni più friabili: il senatore Francesco Amoruso è passato con Verdini perchè «Berlusconi non mi ha difeso» in una periferica polemica fra capoccia forzisti pugliesi. Del resto Forza Italia è il partito in cui si giustifica il passaggio dal sì al no alla fine del bicameralismo, cioè alla più importante riforma degli ultimi settant’anni, perchè «Renzi ci ha fregato nell’elezione del capo dello Stato» (Maurizio Gasparri, ancora pochi giorni fa).
E certi terzini presto o tardi finiscono in tribuna.
Mattia Feltri
(da “La Stampa”)
argomento: Forza Italia | Commenta »