Settembre 27th, 2015 Riccardo Fucile
“A SILVIO DICO: LA POLITICA E’ LEADERSHIP, TU L’HAI PERSA”… “IO SONO UN TAXI CHE PORTA DA BERLUSCONI A RENZI: COSI’ AL POTERE PER ALTRI 10 ANNI”
«Tutti mi chiedono cosa ci guadagnano a venire con me. Gli rispondo che sono il taxi. Vuoi rimanere al potere? Solo io ti conduco in dieci minuti da Berlusconi a Matteo». A pancia piena, in una saletta riservata di un noto ristorante del centro romano, davanti ai commensali più fedeli, Denis Verdini si sbottona.
Spiega, chiarisce e disegna su un foglietto la sua tela. La “tela del ragno”.
Dove c’è un transfuga, là c’è l’ex macellaio toscano.
Un tempo li portava in dote ad Arcore, oggi li serve su un piatto d’argento a Renzi. Sono già dodici senatori e undici deputati. E cresceranno.
Siccome adora Pirandello, lo cita a memoria mentre seleziona prede: «Preferisco i personaggi in cerca d’autore».
Promette l’eldorado, li seduce con l’ultima lettera inviata a Berlusconi. Che recitava: «Caro Silvio, la politica moderna è leadership. Prima c’eri tu, ora Renzi. Hai quasi ottant’anni e non puoi competere. Se non fai il padre nobile andrai a sbattere. Sarà lui a governare l’Italia per i prossimi dieci anni».
E Verdini vuole partecipare al ballo: «Ho giurato a Matteo che costruiremo assieme il partito della nazione»
Affrettatevi avverte quando incontra le sue vittime restano solo posti in piedi.
Ma cosa promette Verdini per convincerne così tante?
«Posti di governo o presidenze di commissione no — ragiona Maurizio Gasparri, mentre Forza Italia si dissangua goccia dopo goccia sarebbe troppo plateale. Piuttosto, una poltrona in qualche cda minore, ente o regione, o una nomina a commissario liquidatore. Nessuno se ne accorge. Niente di illegale, eh, solo miserie».
Però è un metodo. Un sistema che in questa fase raggiunge tutti gli obiettivi.
Via Poli 29, Roma centro. Da qualche giorno l’ascensore del palazzo fa su e giù a un ritmo insolito. Ferma sempre al quarto piano, dove lavora Verdini.
Due rampe più in basso, da una dèpendance della Regione Campania, si affaccia Bruno Cesario. Napoletano, nel gruppo dei Responsabili nel 2010 e oggi al fianco di Vincenzo De Luca.
«Ah, Denis… Se passa con lui la metà dei parlamentari che vedo entrare da quel portone, di FI resterà ben poco».
Il piano è inclinato: «E chi ci ferma? — assicura Verdini — Al Senato diventeremo presto quindici».
Il prossimo è Giuseppe Ruvolo (Gal). Alla Camera l’obiettivo è quota venti.
I conti li tiene direttamente con Luca Lotti: si intendono a meraviglia. C’è una linea diretta tra i due. Stessa musica con Renzi, chiamato affettuosamente “Matteuccio”. Quando è bloccato a Firenze l’ultima volta venerdì invia Lucio Barani da Lotti a Palazzo Chigi.
La strategia del ragno ispira l’ex factotum repubblicano. Tesse la tela usando un database ereditato dai gloriosi tempi alla corte del Cavaliere.
Nomi, numeri, dettagli della galassia berlusconiana. Con uno schema che funziona alla grandissima.
Trilla il cellulare del peone: «Sono Denis, posso offrirti un caffè?».
L’appuntamento è ai tavolini del caffè Ciampini, a due passi da Montecitorio. E tutti accettano. «Lo sa perchè? racconta sempre Gasparri Perchè a tutti dice: “Icchè tu voi? Che problema c’hai? Dì a me…”».
A furia di dire a lui, l’Alleanza liberpopolare ha dovuto contattare il questore del Senato: «Non abbiamo spazio, ci servono altre due stanze».
Detto, fatto: due nuovi uffici a Palazzo Giustiniani. Nel suo mirino c’è in primo luogo Berlusconi: vuole sfilargli le truppe, non ha digerito il dominio delle “ragazzine” del cerchio magico.
«Ormai — picchia Vincenzo D’Anna — comandava la servitù».
Se gli azzurri attaccano, i verdiniani rispondono. E i toni sono quelli che sono: «Gli amici di FI usino cautela parlando di Denis. È galantuomo, conosce la loro biografia e mantiene riserbo», sibila l’ex ministro siciliano Saverio Romano.
Il parquet del quartier generale scricchiola quando passa. Si è messo a dieta e ha sostituito le cravatte troppo colorate, ma resta ingombrante. E lo sa: «Non posso stare in prima fila».
Troppo berlusconiano per succedere a Silvio. L’ha ripetuto anche a Fitto: «Sii onesto con te stesso, nessun ministro di Berlusconi potrà guidare i moderati».
E infatti sogna di lanciare con una convention un contenitore di centro, affidandolo a un leader non compromesso col ventennio di Arcore. «Quando ci penso — confida — mi vengono in mente Casini o Rutelli con vent’anni di meno».
Verdini odia la luce dei riflettori. Le trame preferiscono l’ombra.
Telefona a Renzi, a Lotti, a Fedele Confalonieri con il quale condivide l’afflato governativo. Al cellulare gioca il suo risiko. Da sempre: «La sera prima della caduta di Berlusconi, nel 2011 ricorda Antonio Buonfiglio, che non cedette al pressing — mi squilla il telefonino. Era Verdini. Stacco. Sa, sono cattolico e peccatore, preferisco non mettermi alla prova…».
Questa volta è diverso. Non deve neanche insistere troppo. «Renzi è un ragazzo in gamba — ammette il senatore Domenico Auricchio — e noi siamo la sua “Ala destra”». I centurioni del leader, se vale la battuta del verdiniano Luca D’Alessandro che quando avvista Lorenzo Guerini alla Camera, si fa scappare una battuta: «Ecco il nostro vicesegretario…».
La regola è lavorare nel retrobottega, ma l’eccezione è di queste ore.
Interverrà in Aula prima del voto finale sulle riforme, poi inizierà ad accettare gli inviti nei talk show.
Vuole riverniciare il vecchio mondo del berlusconismo, per poi legarlo strutturalmente a un Pd senza comunisti.
Partito della Nazione e un’alleanza stabile. Serve però un premio di coalizione, e Verdini promette: «L’Italicum cambierà , ma solo nel 2017».
Chissà se Renzi vorrà davvero caricarsi di questo fardello. Oggi intanto volerà a Salerno per la festa di Scelta civica, con cui flirta.
Sarà al fianco di Guerini e Boschi. Un piede nel salotto buono del renzismo, insomma. Una metamorfosi. Che un altro fedelissimo acquisito come D’Anna smentisce. «Suo papà raccontalo rinchiudeva in biblioteca. Ama Max Weber, Guicciardini e Dante. Non è un macellaio. Tiene solo un profilo basso». Quello del ragno.
«Del resto chiude la cena Verdini io sono amico di chi conta. E sfrutto questa fortuna»
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)
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Settembre 25th, 2015 Riccardo Fucile
VERDINI RIAPRE IL CAPITOLO DEL TRASFORMISMO: FINO A OGGI 308 CAMBI DI CASACCA
«Ecco un altro traditore» mormora un fedelissimo berlusconiano mentre un senatore siciliano attraversa velocemente il salone Garibaldi.
È uno degli otto che hanno appena detto addio a Forza Italia per seguire Denis Verdini, il più renziano dei berlusconiani (o il più berlusconiano dei renziani, a seconda dei punti di vista)
Il velocissimo e assai tempestivo trasloco di quei dieci parlamentari — otto al Senato e due alla Camera, proprio nel pieno delle votazioni sulla riforma costituzionale — dal sempre meno folto gruppo forzista alla crescente pattuglia verdiniana ha reso incandescente il clima tra le macerie del fu centrodestra, con il capogruppo Romani che parla apertamente di «campagna acquisti ai limiti del lecito », appellandosi a Mattarella perchè la fermi, il governatore della Liguria Giovanni Toti che lascia su Twitter l’hastag ironico “#soapoperatransfughi” e Gasparri che tuona in aula contro il suo ex fedelissimo Francesco Amoruso — neo-verdiniano — accusandolo di «un comportamento miserevole», mentre i grillini annunciano di voler andare alla Procura della Repubblica per «denunciare la compravendita di voti».
Si sente, insomma, l’eco di quello che accadde otto anni fa, quando il senatore napoletano Sergio De Gregorio intascò due milioni di euro per far cadere il governo Prodi.
E anche se nessuno oggi parla esplicitamente di giri di denaro, alludendo invece a poltrone, poltroncine o strapuntini nel sottogoverno che sarebbero stati promessi ai transfughi, nel centrosinistra l’accusa brucia.
Tanto più che, conti alla mano, se l’accordo con la minoranza tiene, Renzi oggi non ha bisogno di aiuti esterni per far passare la riforma costituzionale.
Chi ha fatto i calcoli assicura che oggi il governo può contare su oltre 170 voti a Palazzo Madama: con i 13 voti dei verdiniani supererebbe persino quota 183, il tetto raggiunto quando Forza Italia votò la prima stesura della riforma.
Eppure, col passare delle ore la migrazione berlusconiana verso la rassicurante sponda del gruppo Ala sembra diventare sempre più folta, e sempre più impetuosa.
Adesso gli occhi sono puntati su otto senatori sui quali si sussurra che Verdini abbia messo gli occhi, oltre ai due deputati siciliani (uno è l’agrigentino Riccardo Gallo Afflitto) che la prossima settimana dovrebbero ufficializzare l’addio a Forza Italia.
Su quegli otto senatori si è già concentrato un serrato corteggiamento.
C’è il lodigiano Sante Zuffada, che si schermisce («Oggi sono qui, quale sia il futuro nessuno lo sa…»), c’è Franco Cardiello che nega decisamente («Sono abituato a mangiare pane e coerenza, non abbandono Berlusconi»), ci sono l’ex sindaco di Roma Franco Carraro, l’inquieto Francesco Nitto Palma, l’imprenditore Bernabò Bocca, l’ex piddino Riccardo Villari e, infine, l’ex fittiano Michele Boccardi, senatore da appena 15 giorni al posto dello scomparso Donato Bruno.
Cederanno? Resisteranno? Temporeggeranno?
Ormai nessuno si meraviglia più di nulla, in questo Parlamento che ha stracciato ogni record di trasformismo, con 144 cambi di casacca a Montecitorio e addirittura 164 a Palazzo Madama: più della metà dei senatori nonsta più nel partito che lo ha eletto, anzi nominato.
Il gruppo che ha subìto l’emorragia più violenta (un flusso che sembra inarrestabile, ormai) è quello berlusconiano, che in due anni e mezzo ha perso per strada 83 parlamentari (35 deputati, tra i quali spicca il nome di Angelino Alfano, e 48 senatori, compresi gli ex “fedelissimi” Verdini, Schifani, Bonaiuti e Bondi), ovvero più del 40 per cento dei seggi conquistati nel 2013.
Ma anche i Cinquestelle si sono ristretti, da allora ad oggi, e tra dimissioni ed espulsioni oggi contano 36 parlamentari in meno, 18 al Senato e 18 alla Camera (erano partiti da 163).
In proporzione, è stata più dura la perdita subìta da Sel, che ha visto passare ad altri gruppi 14 dei suoi 37 deputati, a cominciare dall’ex capogruppo Gennaro Migliore che si è trasferito nel Pd, come altri dieci compagni di partito.
E non solo loro: le file del partito di Renzi si sono ingrossate di 37 parlamentari, al netto degli addii più sofferti come quelli di Fassina e di Civati, e così oggi il principale partito di governo può contare su 11 senatori e 26 deputati in più rispetto ai 396 conquistati nelle urne.
Tutto questo grazie a un movimentatissimo viavai di deputati e senatori — 308 trasferimenti di gruppo — che ha superato di gran lunga il record della precedente legislatura (quella di Berlusconi e Monti) nella quale cambiarono casacca 261 parlamentari. E siamo ancora a metà del percorso.
Una migrazione tumultuosa ma non tanto caotica — nel Paese dove tutti accorrono in soccorso del vincitore — che ha avuto il suo picco massimo durante il governo Letta, quando la scissione degli alfaniani fece alzare la media dei tradimenti a uno ogni due giorni (al tempo di Berlusconi ce n’era uno la settimana).
Sebastiano Messina
(da “La Repubblica”)
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Settembre 23rd, 2015 Riccardo Fucile
MONTA LA FRONDA DI CHI VUOLE DIRE SI’ ALLE RIFORME PER ARGINARE LA FUGA
Scena numero uno. 
Maurizio Gasparri, attorno a Mezzogiorno, prende la parola in Aula, livido nel volto: “Ad Amoruso (il senatore passato da Forza Italia al gruppo di Verdini, ndr) del patto del Nazareno non gliene è mai fregato niente: gli interessavano le consulenze per i familiari, probabilmente. Un comportamento miserevole”.
Poi esce. È un fiume in piena: “Mi sono pure trattenuto. Lo so io, lo so io perchè se ne è andato. Potrei leggere gli sms che mi mandava da dentro a una chiesa”.
Scena numero due.
Tre ore dopo. Paolo Romani, il capogruppo di Forza Italia, da sempre un trattativista, si apparta a lungo con Anna Finocchiaro, in un corridoio del Senato.
Poi telefona ad Arcore per chiedere un supplemento di riflessione sulla linea del “no” alle riforme. Il dramma è questo: logica vorrebbe ascoltare, prima di dar fuoco alle polveri, la relazione che terrà la Boschi in Aula al Senato domani mattina e poi decidere, perchè se la Boschi dovesse aprire – questo il ragionamento – non avrebbe senso rimanere soli, isolati e irrilevanti; ma i gruppi non tengono, anzi si stanno liquefacendo.
Ecco perchè, alla fine, viene annullata la riunione del gruppo dei senatori prevista per domani (giovedì) pomeriggio, dove avrebbe dovuto partecipare Berlusconi. Disarmante la spiegazione che filtra: “Berlusconi non sa che dire”.
È la nemesi della compravendita per colui che ha subito un processo con la condanna in primo grado sulla compravendita che portò alla fine del governo Prodi: “Verdini – raccontano – li sta sfilando uno a uno. Amoruso, Auricchio, manca poco per Zuffada, pochissimo per Cardiello. Li conosce, sa i punti deboli, sa che si sentono trascurati, ci parla, li coinvolge, mentre a Forza Italia non si fanno più nemmeno le riunioni”.
E ora il gruppo rischia davvero di andare sotto “quota 40” senatori. La nemesi, appunto. Quando l’ex premier ha letto il comunicato in cui il suo capogruppo si appellava a Mattarella e Grasso denunciando l’acquisto di senatori non si è stupito più di tanto: “E’ gente che va con chi offre di più”.
Ma è il corno politico del ragionamento ad essere ancora più doloroso perchè – sussurrano i suoi – “non è vero che Verdini è ininfluente e non è vero che è stato l’utile idiota di Renzi”.
E non è un caso che Lorenzo Guerini dichiari: “Bene voti oltre il perimetro della maggioranza”. Denis, infatti, è stato il perno dell’intera operazione, perchè ha consentito a Renzi di piegare la sinistra accettando un compromesso.
Verdini è, insomma, la certezza di Renzi per piegare gli altri. E le urla alla luna sulla compravendita sono suonate alle orecchie dell’ex premier, semplicemente come una “manifestazione di debolezza”.
Insomma, Forza Italia non c’è più.
Il prossimo dato in uscita verso il gruppo Ala di Verdini è Franco Cardiello. Con lui Denis è a quota 14, mentre pure alla Camera è pronto il gruppo e arrivano le prime sette adesioni: Saverio Romano, Pino Galati, Mottola, Parisi, Faenzi, D’Alessandro, Abrignani.
“Chi è il prossimo?” è la domanda che rimbalza dai capannelli di un partito fuori controllo. Francesco Aracri, una macina di preferenze, è uno dei pochi che non parla di compravendita. E lima un comunicato stampa per annunciare l’iniziativa “grossa” che farà domani a Roma, quando attorno a un tavolo metterà Salvini, i big di Forza Italia, Fitto e l’ex ministro di An Andrea Ronchi “a parlare del futuro del centrodestra”.
È in questo quadro (disastroso) che Romani parla di “confronto sulle riforme”.
Il sogno sarebbe avere un appiglio per convergere, in modo da mascherare l’irrilevanza convergendo sulle riforme.
Per ora Berlusconi, assicurano, “sta riflettendo” anche se considera il no una scelta ormai obbligata. Nella nemesi di un partito che non c’è più accade pure che, qualunque cosa decida, non cambia nulla.
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 14th, 2015 Riccardo Fucile
SU “LIBERO” SI PARLA DI CONTRASTI TRA SILVIO E IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA: BERLUSCONI PRENDE LE DISTANZE DALLA LEGA, TOTI PRENDE LO STIPENDIO GRAZIE AI PADAGNI
Scrive “Libero”: 
Una “fuga” di pochi giorni, quella di Silvio Berlusconi in Crimea. Una “fuga” durante la quale nel suo partito è successo di tutto. A tener banco non è tanto l’annosa questione della leadership, nè i sondaggi che danno Forza Italia sempre più in basso. A tener banco è Matteo Salvini, con grandi fette del partito in rivolta contro il leader leghista, accusato di rubare altri voti al movimento e di essere fuori dalla tradizione moderata di Forza Italia. Allarmi che il Cav non può sottovalutare: appena atterrato ha convocato ad Arcore tutto lo stato maggiore del partito.
Dalla Crimea, Berlusconi ha mandato un messaggio chiaro a Salvini, marcando la crescente distanza dal Carroccio: “Con loro – ha commentato sornione – si schierano gli incazzati, noi dobbiamo recuperare i moderati”.
Ma in Forza Italia c’è anche chi di Salvini ha bisogno: Giovanni Toti, che proprio grazie ai voti della Lega è stato eletto in Liguria. Il governatore ha rotto gli indugi, schierandosi de facto in opposizione a Berlusconi: “Non è il momento delle polemiche – ha affermato -. Continuo a ritenere che gli elementi e le valutazioni politiche della Lega e Forza Italia siano ampiamente convergente su molti argomenti”.
Due linee contrapposte, dunque, quella del Cav e quella del governatore, sempre più presente in un partito che cerca di trovare la strada per ridestarsi.
Che Toti sia un “servo sciocco” della Lega è stato ampiamente dimostrato anche nei giorni scorsi, quando ha avallato la nomina di un tecnico ai vertici di una importante partecipata in palese conflitto di interessi tra carica pubblica e ruolo privato.
Per fare questa nomina è stato addirittura modificato di nascosto il regolamento che vietava che un amministratore di una società privata potesse essere nominato in una società pubblica regionale di cui è pure fornitore di servizi.
Ora le opposizioni unite ricorreranno ai giudici, ma Toti ha fatto la marchetta agli amici leghisti, sponsor della nomina .
In attesa di lottizzare ai privati anche la Sanità , con gli accordi capestro con la Lombardia di Maroni.
Ma Toti non può permettersi di dissentire, altrimenti torna a casa.
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Agosto 31st, 2015 Riccardo Fucile
LAUREATA IN SCIENZE POLITICHE, E’ UNA FASHION BLOGGER: “PER SALVINI NON VOTEREI MAI”
«Berlusconi non l’ho mai incontrato. Se sono qua è anche per merito dello zapping».
In che senso?
«Ero ospite ad Announo, da Giulia Innocenzi. È l’11 giugno scorso. Berlusconi e il responsabile tv di Forza Italia Andrea Ruggieri capitano su La7 proprio nel momento in cui sto parlando di campi rom. E da lì…».
E così inizia la favola di Thèrèse Salemi, laureata in scienze politiche e fashion blogger , originaria di Capo Verde ma orgogliosamente caniolese, nel senso di Caniolo, quattrocento anime in provincia di Alessandria. È uno dei volti nuovi di Forza Italia.
Torniamo allo zapping fortunato
«Berlusconi e Ruggieri ascoltano il mio intervento e chiamano Daniela Santanchè, che stava in diretta con me, chiedendole di bloccarmi a fine puntata. Lei mi chiede il numero di cellulare, io glielo do e inizio a realizzare il mio sogno».
Ha sempre sognato la politica?
«Sempre. Politica e moda, moda e politica».
Gusti un po’ eterogenei.
«La moda mi ha portato a diventare una fashion blogger . La politica vedremo».
Sempre stata berlusconiana?
«Sempre. Ma non ho mai incontrato il presidente».
Vorrebbe incontrarlo?
« C’è un tempo per tutto».
Salvini le piace?
«Vuole la verità ? Non tanto».
Non la convince la ricetta «ruspa sui campi rom»?
«Io sono per una linea dura dove c’è l’illegalità . Ma ruspa no, mai».
Non voterebbe mai per la Lega?
«Mai. Gli estremismi non mi appartengono. Nè mi piacciono».
L’Italia è un paese razzista?
«No. Nessuno mi ha mai giudicato per il colore della mia pelle».
Renzi le piace?
«Io do una possibilità a tutti, valuto tutti. Ho valutato Prodi, si figuri se non valutavo Renzi. Alla prova dei fatti, però secondo me ha fallito. È solo un bravo comunicatore che ha copiato molto da Berlusconi».
Per chi ha votato in passato?
«Sempre per Berlusconi».
Dove sogna di arrivare in politica?
«Guardi che lo so che è con risposte a queste domande, di solito, che la gente si rovina (sorride, ndr)».
Dice?
« È stato tutto troppo rapido. Per cui non saprei dirle dove voglio nè dove posso arrivare. Comunque sia, non mi faccio fregare. Sono una sognatrice, è vero. Ma grazie a dei genitori belli tosti ho i piedi piantati per terra. Apprezzo solo che Forza Italia mi dia una chance sulla base delle mie competenze e della mia passione. Cosa rara di questi tempi» .
Tommaso Labate
(da “il Corriere della Sera”)
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Luglio 30th, 2015 Riccardo Fucile
“NESSUNO, A COMINCIARE DA BERLUSCONI, SI PUO’ PERMETTERE DI INSOLENTIRLO, LUI CONOSCE COME HANNO FATTO CARRIERA I MAGGIORI ESPONENTI DI FORZA ITALIA”
“La polemica non c’è tra Berlusconi, il suo entourage e Verdini. Si sono lasciati da buoni amici, ma
poi chiedo: c’è qualcuno che può prendere di petto o insolentire Verdini, che è il depositario dei segreti delle carriere politiche di tutti?”.
Così si pronuncia ai microfoni di Ecg Regione Lazio (Radio Cusano Campus) Vincenzo D’Anna, senatore e portavoce di Alleanza liberalpopolare per le autonomie, il gruppo al Senato formato da Denis Verdini.
“Se parlasse Verdini” — continua — “potremmo scoprire che qualcuno ha fatto il ministro perchè era una bella ragazza o era funzionale al raggiungimento di determinati scopi da parte di Berlusconi. Verdini ha ingoiato rospi per professione. Conosce vita morte e miracoli di tutta l’attuale classe dirigente del centrodestra. Quindi, non c’è nessuno, a cominciare da Berlusconi, che si possa permettere il lusso o di insolentirlo o di attaccarlo”.
E aggiunge: “Quello che Bianconi definisce “accordo” è solo una comprensibile prudenza di quelli che sanno bene che con Verdini non possono litigare. Nessuno è in grado di poter litigare con lui. Punto”.
D’Anna spiega la genesi del gruppo verdiniano e puntualizza: “Noi restiamo all’ opposizione, non entriamo in maggioranza nè nel Pd. Non abbiamo alcun filo diretto con Renzi. C’è una vecchia conoscenza tra Denis Verdini e il premier, perchè da giovanotti si frequentavano, visto che il papà di Renzi è amico di Verdini. Ma non concertiamo con Renzi quello che dobbiamo fare. E non rinneghiamo il nostro passato”.
Poi commenta: “Berlusconi ha detto meglio soli che male accompagnati? Veramente se c’è un maestro di cattive compagnie, è proprio Berlusconi. Ho bisticciato con lui in maniera anche piuttosto chiassosa un anno e mezzo fa, dicendo che il partito non poteva essere affidato alle sue badanti o a una serie di cortigiane, di reggicoda e di maggiordomi che lui si sceglieva per poter giostrare come più gli pareva e piaceva”.
E sottolinea: “Prima Berlusconi poteva farlo perchè era attivamente in campo e portava i voti. Ora non più, e per colpa sua naturalmente, quindi non credo che il partito possa andare in mano a due sprovvedute, dal punto di vista politico, come la signora Pascale o la senatrice Rossi. Ora Forza Italia è in mano alla Pascale”.
Il senatore spiega: “Berlusconi fa una cosa del genere, non certo perchè è rimbambito. Lui resta sempre l’uomo geniale che è sempre stato, ma il suo progetto è quello di rinnovare interamente la classe dirigente. Dunque, ha bisogno di alcuni soggetti a lui fedelissimi per poter fare il lavoro sporco. Vuole presentare una compagine di giovanotti e di ragazzette di bella presenza da mandare in televisione”.
E commenta: “Berlusconi vuol creare una specie di Movimento a 6 Stelle. Vuole fare come il negus neghesti dell’Etiopia, che governava a 90 anni, circondato da una corte di giovani e giovanette“
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 29th, 2015 Riccardo Fucile
“MA NON RINNEGHIAMO IL NOSTRO PASSATO”… IL GRUPPO E’ DI 10 SENATORI E SI CHIAMA ALLEANZA LIBERALPOPOLARE-AUTONOMIE
“Rassicuriamo gli amici della sinistra Pd: nessuno di noi ha il desiderio, la voglia di iscriversi al Pd”: il senatore Denis Verdini, presenta al Senato il suo nuovo gruppo parlamentare Alleanza liberalpopolare-autonomie (Ala) e mette a tacere i sospetti di una vicinanza alla maggioranza.
Replicando a Roberto Speranza, che ha parlato di “film dell’orrore” in un caso di avvicinamento al Partito Democratico, Verdini afferma: “Ricordi di essere stato il macchinista, l’operatore degli ultimi film dell’orrore. Gli è dato di perdere la vista, ma non la memoria, come il macchinista di ‘Nuovo cinema paradiso’. Lui ha fatto tutte le trattative (per il Nazareno), senza scandali”
Uno degli obbiettivi dichiarati della nuova formazione politica è quello di fare arrivare in porto le riforme costituzionali: “Il ddl Boschi va approvato così com’è e se non venisse approvato si rivà nel pantano”.
Verdini rivendica, quindi, l’impegno per mandare avanti le riforme: “Nella nostra componente c’è chi ha votato le riforme e c’è chi non lo ha fatto ed è libero di mantenere questa posizione. La gran parte però le hanno votate dall’inizio sia in Senato che alla Camera. Io ricordo che abbiamo fatto le riforme insieme ad altri ma non sono le riforme di altri su certi punti certe c’è la nostra identità “.
Nuovo gruppo.
Con Verdini ci sono altri nove senatori: Lucio Barani, presidente; Riccardo Mazzoni, vicepresidente vicario; Eva Longo, vicepresidente; Giuseppe Compagnone, tesoriere; Vincenzo D’Anna, portavoce; Ciro Falanga, segretario d’Aula; Riccardo Conti, Pietro Langella, Antonio Scavone.
Doloroso strappo con Fi.
Uno strappo, quello da Silvio Berlusconi, che arriva non senza dolore: “È uno strappo e come tutti gli strappi addolora e fa male. Quando non ci sono identità di vedute nessuno finisce o muore, uno vede le cose in maniera diversa. Ho una grandissima lealtà che mi lega a Berlusconi, ma vediamo le cose in maniera diversa”.
Parlando dell’ex Cavaliere , ha aggiunto che “lui è sempre stato in questi 20 anni lungimirante, però questo non significa che sempre si vedono le stesse possibilità . Come tutti gli strappi fanno male, il dolore uno se lo tiene e tira fuori l’ottimismo. La nostra storia legata a Berlusconi è straordinaria e fa male parlarne. Non ne vogliamo parlare, parliamo di quello che facciamo”.
Nasce anche associazione.
Al Senato, dunque, nasce ufficialmente un nuovo gruppo con leader Denis Verdini, capogruppo Lucio Barani e portavoce Vincenzo D’Anna. Barani ha annunciato che è stata spedita la lettera al presidente Pietro Grasso con la comunicazione della nascita del nuovo soggetto. “Oltre al gruppo abbiamo costituito anche un’associazione di cui io sono il presidente”, ha detto ancora Verdini.
Completare legislatura Costituente.
“Veniamo tutti dal Pdl, non rinneghiamo nulla, non abbiamo alcun desiderio di iscriverci al Pd, anche perchè da toscano, se avessi voluto lo avrei fatto da giovane…”, ha esordito Verdini nella conferenza stampa in Sala Nassiriya. Verdini ha anche specificato che scopo della nuova formazione è “portare a termine la legislatura costituente”, volta a dare una cornice moderna all’impianto istituzionale dello Stato e quindi alle riforme in discussione a Palazzo Madama: “Vogliamo essere liberi di completare la legislatura Costituente come avevamo iniziato. Poi c’è una prospettiva politica che è nelle nelle cose e che ritiene che l’area moderata sia il centro del Paese. Il centro determina sempre la vittoria dell’una o dell’altra parta ma per determinarla deve avere la libertà di potersi muovere senza pregiudizi e realizzare le riforme con una maggioranza allargata significa dare stabilità agli elettori”.
Italicum.
Per Verdini, l’Italicum è una legge che in questo particolare momento “va bene, perchè contiene in sè una grande modernità , ovvero la sera delle elezioni la lista che vince governa per cinque anni”.
Detto questo, l’Italicum “può essere modificato una volta che sarà approvato il ddl Boschi”. Per il leader di Ala, dunque, “l’Italicum può anche essere modificato, ad esempio sul premio alla lista da assegnare invece alla coalizione, perchè c’è ora una incongruenza tra il premio di maggioranza alla lista e gli sbarramenti”.
Gruppo alla Camera forse a settembre.
È prossima la formazione del gruppo anche alla Camera? Alla domanda posta mentre lascia la sala Nassirya del Senato, Denis Verdini replica: “Non lo so, non lo so, vedremo a settembre”.
In precedenza, tuttavia, il capogruppo a palazzo Madama Lucio Barani non aveva escluso la possibilità di un’accelerazione, con ‘battesimo’ a Montecitorio già la prossima settimana.
L’ipotesi, però, sembra difficile per mancanza di numeri: servono, infatti, venti deputati a Montecitorio per costituire un gruppo.
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Luglio 27th, 2015 Riccardo Fucile
IL FITTIANO PREVEDE: “NEL 2018 I CINQUESTELLE VINCERANNO LE ELEZIONI”
“La querelle Berlusconi-Verdini? E’ una sceneggiata tosco-lombarda: è un accordo tra i due, un piano precostituito studiato a tavolino. Ma ormai l’alternativa al centrodestra è segnata: duello Pd-M5S. E quelli del Pd hanno fatto male i conti, perchè nel 2018 vinceranno i Cinque stelle. Anche la gente di destra voterà i Cinque stelle per fare fuori tutti i vecchi politici”.
Lo afferma ai microfoni di Ecg Regione Lazio, su Radio Cusano Campus, il deputato di Conservatori e Riformisti, Maurizio Bianconi.
Il parlamentare ribadisce la sua ricostruzione sul caso Verdini, già esposto con dovizia di dettagli sul suo profilo facebook: “Berlusconi è interessato in questo momento in maniera prevalente alle sue aziende. Il partito Mediaset è quello che comanda. Ed è un partito che vuole l’accordo con Renzi, perchè è normale che un’azienda voglia andare d’accordo con il governo. E’ ovvio che quello che resta del partito di Berlusconi deve andare verso il governo. Il patto del Nazareno è una trovata di Verdini e interessava tantissimo al partito Mediaset. Verdini ha un rapporto quasi quotidiano da molto tempo con Lotti e con Renzi”.
Ma aggiunge: “A questo punto, però, Forza Italia crolla, perchè la politica sbagliata del patto del Nazareno allontana tutti gli elettori. Berlusconi pensava di contenere lo sfacelo ma non ce la fa, i sondaggi lo danno al 9%, si impaurisce e si mette a fare l’amico di Salvini”.
“Facendo il leghista” — continua — “Berlusconi ottiene un duplice risultato: ottenere uno spazio di centrodestra plausibile e riuscire a racimolare di nuovo qualche consenso. Tuttavia, gli rimane scoperto il rapporto con Renzi, per questo c’è stata la trovata Verdini”.
Bianconi spiega l’acrimonia delle “tre donne” di Berlusconi nei riguardi di Verdini: “La Bergamini, la Pascale e la Rossi non possono vederlo, sono proprio avvelenate da tempo con lui per un gioco di potere. Quando Verdini andava a trovare il Cavaliere, gli diceva: ‘O le fai uscire tutte e tre dalla stanza o sto zitto’. Così Berlusconi coglie la palla al balzo: manda via Verdini ma tramite Verdini mantiene il rapporto con Renzi, tiene tranquille le tre donne, che finiranno per litigare tra loro, e si mantiene vicino a Salvini. Questo fa comodo incredibilmente anche a Renzi, che può esercitare lo spauracchio Verdini sulla sinistra”
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 25th, 2015 Riccardo Fucile
“SONO COSTRETTO A RISPARMIARE ANCHE SULL’ARIA CONDIZIONATA”
«Senza lo stipendio della Camera non so come camperei, non penso che camperei. Mi serve per
sopravvivere con la mia famiglia» ha spiegato durante la trasmissione La Zanzara di Radio24, il deputato di Forza Italia agli arresti domiciliari dopo la condanna definitiva per corruzione nella vicenda Mose.
«In banca», ha aggiunto, «ho solo 30mila euro, e sono stato costretto a vendere qualcosa, un campo che avevo a fianco, le automobili, le due auto storiche che avevo e che mi avevano regalato gli amici al mio matrimonio. Ma in tutto avrò fatto 70 mila euro. In casa sono costretto a risparmiare sull’aria condizionata, non l’ho accesa».
Poi l’appello all’amico Silvio Berlusconi: «Conto sul suo aiuto nel futuro perchè con lui non c’è solo un rapporto politico. Mi piacerebbe tornare a lavorare con lui, avere un’altra opportunità di lavoro. Penso che non mi deluderà . Se ho pensato a suicidio? Ci ho pensato molte volte e continuo a farlo, le modalità lasciamole stare ma ci ho pensato moltissimo. Per suicidarsi», dice Galan, «basta prendere una delle corde con cui ancoravo la mia barca e si fa un nodo. Ci penso spesso. Mi blocca mia figlia, mia moglie e mia figlia, e poi gli amici, rimasti in pochi. Molti sono scomparsi. Sono vivo grazie a mia figlia», racconta ancora l’ex ministro, «questa è la grande verità , altrimenti l’avrei fatta finita. Sono innocente, non ho preso un euro», sottolinea Galan a La Zanzara, «e ho patteggiato solo per la mia famiglia. Mia figlia pensava che io non tornassi per odio nei suoi confronti. Rifarei tutto, anche il patteggiamento in carcere non c’erano alternative».
(da “il Mattino di Padova”)
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