Destra di Popolo.net

LA GAFFE DELLA SANTANCHE’ SU TWITTER: “TANTA PASSIONE PER FORZA ITALIA”

Luglio 25th, 2015 Riccardo Fucile

MA LA FOTO SCATENA GLI UTENTI: “PARE CESANO BOSCONE”, “ALLA POSTA C’E’ PIU’ VITALITA'”

“Alla posta c’è più vitalità “. “Pare Cesano Boscone”. “A Danie’ la prima a sinistra è morta almeno da un paio d’ore”.
Più che tanta passione, c’è tanta ironia su twitter per la gaffe di Daniela Santanchè.
La deputata di Forza Italia ha postato sul suo profilo twitter una foto che ritrae militanti del partito durante un incontro in Toscana: “Tanta gente tra eletti e società  civile della Toscana impegnati con passione per Forza Italia. Uniti si vince”.
Peccato però che dalla foto tutta questa “passione” non si evince.
Un particolare che non è sfuggito ai tantissimi utenti di twitter che si sono riversati sul suo profilo per commentare e ironizzare sulla foto pubblicata dalla Santanchè: “Secondo me è andata a fotografare i più attivi!”, scrive un utente.
E un altro: “Se il Bunga bunga è stato come sta foto, allora credo nell’innocenza di Berlusconi”. C’è chi prova a far notare alla Santanchè “che almeno in quattro stanno dormendo, e un paio si fanno beatamente i ca..i loro”.

(da “Huffingtonpost”)

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UN LISTONE CON RENZI: LE CONFIDENZE DI VERDINI AI SUOI SENATORI

Luglio 24th, 2015 Riccardo Fucile

“MATTEO LITIGHERA’ CON LA SINISTRA FINO A ROMPERE E FAREMO UNA LISTA INSIEME”

È granitica la convinzione che Denis Verdini ha confidato a più di un senatore pronto ad aderire all’operazione responsabili: “Il processo è inevitabile. Renzi litigherà  con la sinistra fino a rompere e faremo assieme il partito della Nazione, una lista Renzi”.
Parole suonate come un oracolo se pronunciate dopo la cena di mercoledì sera fa col braccio destro del premier Luca Lotti.
E dopo che da palazzo Chigi non è uscito neanche uno spiffero di imbarazzo sullo “strappo di Verdini”, nel giorno che ha ricevuto la sua quarta medaglia al valor giudiziario: il rinvio a giudizio per bancarotta sulla vicenda del Credito fiorentino.
Il processo più temuto, su cui qualche tempo fa l’allora plenipotenziario di Berlusconi temeva una richiesta d’arresto: “Denis – ripete il Cavaliere – pensa che avvicinarsi al governo lo mette a riparo dalla procura di Firenze”.
Le altre medaglie di Verdini, collezionate nel corso della carriera a fianco di Berlusconi, sono: il rinvio a giudizio per “concorso in corruzione” per aver partecipato ad appalti e commesse pubbliche, come la realizzazione della Scuola Marescialli dei carabinieri di Firenze, in violazione delle regole sull’affidamento dei pubblici appalti.
Altro rinvio a giudizio sulla P3, assieme all’ex sottosegretario Nicola Cosentino, attualmente in carcere per questioni di camorra.
A Verdini, nell’inchiesta sulla P3, vengono contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata a episodi di corruzione, abuso d’ufficio e finanziamento illecito.
Nelle carte dell’inchiesta la P3 si configura come un’associazione volta a “condizionare gli organi dello Stato”.
Il processo che invece preoccupa di meno Verdini è quello per finanziamento illecito ai partiti ed è legato a una plusvalenza di 18 milioni di euro nella compravendita di un palazzo romani, in via della Stamperia.
Nessun imbarazzo per Renzi, dunque.
Anzi, raccontano fonti vicine a Denis, col premier si è intensificata la consuetudine telefonica, tanto che gli sarebbe stata già  comunicata la scelta del futuro capogruppo, Lucio Barani, craxiano col garofano nel taschino da diversi lustri.
Colui che, quando era sindaco, nel suo paese fece erigere una statua per Bettino e una per i martiri di Tangentopoli: “Hanno scelto Lucio perchè con uno amico di Cosentino Renzi avrebbe avuto problemi a sinistra”.
Eva Longo, colonna dell’allora Pdl di Cosentino, dunque, è stata scelta come vice.
Ai loro è stato già  affidato il primo passo, in direzione del cammino già  scritto.
Appena varato il gruppo Azione Liberalpopolare, all’inizio della prossima settimana, il primo atto sarà  di chiedere al presidente del Senato Grasso il riequilibrio nelle commissioni.
Una in particolare è cruciale, quella dove passano le riforme: “A quel punto — sussurra un senatore responsabile — in commissione Affari costituzionali entrerà  un verdiniano e prenderà  il posto di un senatore di Gal”.
Ovvero di Mario Mauro, fiero oppositore della riforma Boschi.
Nel suo ultimo intervento in commissione mise in fila tutte le dichiarazioni di Giorgio Napolitano e di Sergio Mattarella sui punti delle riforme costituzionali del governo Berlusconi coincidenti con quelle del governo Renzi.
In commissione, al momento, i numeri sono di 14 a 14. E quindi un senatore è determinante.
Per risolvere invece il problema dei tre del Pd, appartenenti alla minoranza, non si può escludere — anzi sarebbe questa l’idea — un bis “dell’epurazione” avvenuta alla Camera, col premier che chiese la sostituzione dei esponenti del Pd in commissione: via la sinistra, dentro i fedelissimi.
È questo lo “schema” che, passo dopo passo, nella testa di Verdini produrrà  l’inevitabile abbraccio: soccorso delle truppe di Denis, rottura a sinistra.
Prosegue la fonte: “In Aula saremo determinanti. I numeri sono numeri. Al Senato, basta vedere l’elenco delle ultime votazioni, la maggioranza ha 11 senatori di vantaggio. Aggiungiamo i dieci verdiniani che non erano già  in maggioranza, si arriva a 21. Sulla carta la sinistra ne ha tra i 25 e i 29 quindi il distacco oscilla tra i 4 e gli 8. Arrivati al dunque, accadrà  che loro saranno di meno, noi di più. E le riforme passeranno grazie a noi”.
Passo dopo passo. In parecchi, negli ultimi tempi, sono rimasti colpiti dalla complicità  con cui i due — “Denis” e “Matteo” – si parlano, appellandosi in modo colorito, alla toscana.
Si capisce che c’è una consuetudine, che si alimenta in contatti telefonici diretti.
Proprio questa consuetudine telefonica suscita preoccupazione tra i più prudenti che stanno attorno a Renzi. Il premier non è parlamentare, con tutto ciò che ne consegue in termini di intercettazioni, come si è visto in quella pubblicata dal Fatto col generale Adinolfi, mentre la linea di Verdini è la linea di un imputato in processi delicati.
Ma non è il momento delle preoccupazioni. È il momento della grande trama nazionale, nel senso del Partito della Nazione.
Verdini ha ricominciato a sentire pressochè quotidianamente Fabrizio Cicchitto e parecchi di Ncd, con cui ha un rapporto storico da quando era il king maker delle liste.
E qualcosa si muove se l’ex ministro Lupi confidava a un collega di governo: “Quelli di Denis si sentono garantiti. Se cambia la legge elettorale fanno una lista d’appoggio a Renzi, rastrellando anche i nostri. Se non cambia li imbarca Renzi”.
In ogni caso concludeva: “Quelli di noi che vogliono rifare il centrodestra rischiano di morire”.
Tra loro non c’è Alfano che, come il suo antico nemico Verdini, ha scelto Renzi.
Passo dopo passo, l’inevitabile cammino del Partito della Nazione.

(da “Huffingtonpost”)

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“SILVIO, TI FAI COMANDARE DA TRE RAGAZZINE”: E VERDINI SE NE VA

Luglio 24th, 2015 Riccardo Fucile

“VAI PURE, FINIRAI MALE COME GLI ALTRI”

Finisce come annunciato: una scissione e fiumi di muti rancori.
Tra Silvio Berlusconi e Denis Verdini l’addio è gelido, perchè si conoscono da decenni e hanno attraversato assieme terreni troppo minati per sollevare polveroni pubblici.
Nel chiuso di Palazzo Grazioli — di fronte a Gianni Letta, Fedele Confalonieri e Nicolò Ghedini — trovano però sfogo le accuse di sempre.
«Io continuo a volerti bene, presidente. Ma lascio — sibila l’ex coordinatore, secondo quanto riferiscono — perchè non posso prendere ordini da tre ragazzine ».
Pensa al cerchio magico fondato da Maria Rosaria Rossi, Debora Bergamini e Francesca Pascale.
«Con Renzi non hai futuro, non conterai più nulla e sarai irrilevante», prevede l’anziano leader. Il resto è battaglia di numeri e reclutamento di senatori tra due esperti del ramo.
Quando varca la soglia dell’ufficio romano dell’ex premier, Verdini già  conosce l’esito del faccia a faccia. L’ha confidato proprio a Confalonieri, incontrato segretamente una settimana prima: «Io voterò le riforme. E non riuscirò a far capire a Silvio che sta sbagliando linea».
Il presidente Mediaset, fan della linea del dialogo, gli consiglia di sostenere l’esecutivo restando nel partito.
Di più, l’idea è quella di puntellare la maggioranza dai banchi dell’opposizione, appoggiando lo sforzo anti-tasse promesso da Renzi.
Troppo tardi, però, perchè l’ingranaggio non si può fermare e Verdini ha bisogno di mostrarsi ufficialmente “renziano”.
Berlusconi, invece, continua a contrastare Palazzo Chigi.
Eppure due sere fa, a cena con i senatori, si è detto incuriosito dalle mosse del premier: «Bisogna capire se riuscirà  davvero a costruire il “partito della nazione”…».
Si combatte con il pallottoliere alla mano, a questo punto.
Numeri certi non ne esistono.
La controinformazione dissemina falsi indizi.

(da “La Repubblica“)

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L’ASTA DI VERDINI: A CENA CON LOTTI E A PRANZO CON BERLUSCONI

Luglio 23rd, 2015 Riccardo Fucile

IL MERCATO PER FARE I GRUPPI ENTRO LUNEDI’, MA MANCANO I NUMERI

Il primo ad uscire dal ristorante, con aria sorniona, è Denis Verdini, con un plico di fascicoli sotto un braccio.
Pochi minuti dopo, come le coppie che vogliono evitare sguardi indiscreti, esce il potente sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luca Lotti, braccio destro (e sinistro) di Matteo Renzi.
Il ristorante la Gallura, ai Parioli, viene presentato su Tripadvisor come “un rifugio di classe, per una cena romantica o un incontro riservato”.
Escludendo la pista passionale, il posto “riservato” porta — secondo la fonte che li ha visti parlare — al motivo “riservato” dell’incontro: l’operazione “responsabili” su cui è al lavoro Verdini per garantire a Renzi, sulle riforme e non solo, un sostegno parlamentare al Senato.
E se dopo la cena nell’agenda di Verdini, nella giornata di oggi, compare anche il pranzo a palazzo Grazioli con Silvio Berlusconi, la manovra si configura come la più classica delle “aste”, in perfetto Verdini style.
Fatta di bluff sui numeri, di giochi di forza, di segnali obliqui.
Perchè nel momento in cui entra a palazzo Grazioli Verdini ha, nella cartellina sotto il braccio, un foglio con i nomi degli undici senatori che lunedì dovrebbero dare vita al gruppo Azione liberal-popolare. Chissà .
Per Silvio Berlusconi è il più classico dei bluff. Perchè l’ex premier negli ultimi giorni ha chiamato uno ad uno i “verdiniani” maturando la sensazione che, al momento, “Denis i numeri non li ha”.
Ipotesi che è sembrata una certezza quando, ieri sera, mentre Verdini al Gallura con Lotti, il Cavaliere all’hotel Bernini ha partecipato alla classica cena di “buone vacanze con i senatori”.
Di possibili seguaci di Denis ne mancavano cinque, compreso il suo ex plenipotenziario. Col quale, ormai, scorre l’odio: “Con me — ha ripetuto ai suoi — ha chiuso. Finchè aveva bisogno del sostegno economico stava qui, e ora che è spaventato dalla procura di Firenze dove è rinviato a giudizio si mette sotto l’ala protettiva di Renzi”.
Ed evidentemente il vecchio leone ha capito qualcosa visto che, al Senato, in parecchi raccontano che Verdini è in difficoltà  sui numeri.
Tanto che, negli ultimi giorni, si è messo a telefonare pure a grillini, ex grillini e a Scelta civica, come racconta all’HuffPost più di un senatore a cui è squillato il telefono.
Tra gli incerti, poi, alcuni hanno aperto anche la loro, di asta.
Come l’ex governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, che ha due senatori — Scavone e Compagnone — il quale prima è andato da Berlusconi e poi ha fatto sapere che vuole parlare direttamente con Renzi per vedere “cosa propongono sulla Sicilia” e poi decidere dove collocare i suoi.
In un clima che evoca i momenti più febbrili della compravendita che allora Verdini e Berlusconi gestirono assieme nel suk del Senato o l’operazione “responsabili” di Razzi e Scilipoti nel suk della Camera, negli ultimi mesi Denis ha incontrato tra pranzi, cene e caffè a Ciampini, trasformato nel suo quartier generale, almeno trenta senatori.
Di sicuri, al momento, ne ha sei: tre sono i “cosentiniani” Vincenzo D’Anna, Ciro Falango ed Eva Longo, il toscano Riccardo Mazzoni con cui Verdini gestì la fallimentare operazione dell’inserto toscano del Giornale, il sempre craxiano Lucio Barani, che va ancora in giro col garofano nel taschino. E, ovviamente, Verdini stesso.
L’obiettivo, rivela uno dei sei, è formare il gruppo entro lunedì, altrimenti con l’estate di mezzo si complica tutto, secondo la road map messa a punto con con Luca Lotti. Per questo si prefigura un pressing asfissiante dello stesso Verdini, che ha già  promesso posti e incarichi di governo e di sottogoverno a mezzo Senato, su quelli che considera in bilico.
Oltre ai due lombardiani, c’è Riccardo Conti legato a Verdini da un processo per la vendita di un immobile a Roma, e Giuseppe Ruvolo, legato all’ex governatore della Sicilia Totò Cuffaro, che attualmente è in carcere per mafia, così come Cosentino è in carcere per camorra. Irrecuperabile, per Verdini, invece Riccardo Villari, per cui aveva pensato al ruolo di capogruppo della compagnia di responsabili verdinian-cosentian-cuffariani.
In ogni caso, i nomi, usciti dalla cartellina di Verdini, sono sul tavolo di Luca Lotti a palazzo Chigi.

(da “Huffingtonpost“)

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VERDINI RINVIATO A GIUDIZIO PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA

Luglio 23rd, 2015 Riccardo Fucile

LA DECISIONE DEL GUP NELL’INCHIESTA PER IL FALLIMENTO DI UNA DITTA CHE AVEVA UN DEBITO DI 4 MILIONI DI EURO CON IL CREDITO COOPERATIVO FIORENTINO

Il senatore Denis Verdini è stato rinviato a giudizio dal gup di Firenze nell’ambito di un procedimento in cui viene ipotizzata la bancarotta fraudolenta per il fallimento di una ditta che aveva un debito di 4 milioni di euro con il Credito Cooperativo fiorentino, che era presieduto da Verdini. A giudizio anche due imprenditori.
Altri problemi giudiziari dunque per il senatore fiorentino, rinviato a giudizio dal gip del Tribunale Silvia Cipriani.
Insieme a Verdini su richiesta del pm Luca Turco saranno processati anche due imprenditori edili, Ignazio e Marco Arnone, padre e figlio.
Secondo l’accusa, nel 2009-2010 Verdini – allora presidente della banca di Credito Cooperativo Fiorentino di Campi Bisenzio – affidò dei lavori alla ditta di Arnone jr. mentre l’impresa del padre si trovava in situazione pre-fallimentare, esposta per oltre 4 milioni proprio con la banca campigiana.
Per il pm, i compensi riscossi dal figlio furono poi in parte riversati tramite false fatture sulla ditta del padre, che in tal modo potè restituire parte del debito alla banca di Verdini.
Ma tutto questo venne fatto in danno degli altri creditori, contesta adesso la pubblica accusa.
E anche dell’impresa di Marco Arnone, successivamente fallita al pari di quella del padre.
Secondo la Procura fiorentina, Verdini sarebbe stato “l’istigatore” dell’intera operazione.

Massimo Mugnaini
(da “La Repubblica”)

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VERDINI NON HA I NUMERI PER FARE IL GRUPPO DI APPOGGIO A RENZI

Luglio 22nd, 2015 Riccardo Fucile

LE TELEFONATE A FITTO CHE DICE NO

Il leone Denis chiama in soccorso i leoni blu di Fitto: “Raffaele, mettiamoci assieme e facciamo massa”. Il telefono è rovente. Peggio dell’afa che attanaglia Roma.
Verdini non ha i numeri per il gruppo di “responsabili” a sostegno di Renzi.
Sono settimane che ha dato garanzie a Luca Lotti, braccio destro (e sinistro) del premier: “Te ne porto almeno 13”.
Invece negli ultimi giorni in parecchi hanno usato le parole che, tra i primi, gli ha consegnato Riccardo Villari: “Caro Denis, nulla di personale, ma io di lasciare Berlusconi non me la sento”.
E Villari non è uno dei tanti. È colui che, nelle intenzioni di Denis, avrebbe dovuto fare il capogruppo.
Morale: non ci sono i dieci senatori per formare il gruppo a palazzo Madama.
Ed è a questo punto che Verdini ha chiamato il vecchio amico Raffaele, reduce dalla fondazione del suo movimento Conservatori e Riformisti — un leone blu nel simbolo – ma anche reduce da una sala stracolma e da un gruppo già  fatto proprio nella trincea di palazzo Madama: “Guarda Denis — è stata la risposta — non è che ci si può mettere insieme per fare massa. Io sto costruendo un progetto politico chiaro, di opposizione a Renzi. Tu lo vuoi sostenere, è impossibile”.
Telefonata seguita da un’altra dal sapore amaro.
Quella al notaio dove per martedì 21 era previsto l’appuntamento per l’atto costitutivo del movimento che, poi, avrebbe dovuto formare al Senato il gruppo.
Il nome: Azione liberal-popolare. A quell’appuntamento in parecchi non si sarebbero presentati.
Rispetto alla lista data per certa qualche giorno fa si sono auto-depennati tutti i siciliani, come Ruvolo, ma anche Scavone e Compagnone, uomini dell’ex governatore siciliano Raffaele Lombardo, che nel pomeriggio ha incontrato Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli.
E si è sfilato anche il campano Auricchio. Mentre anche un fedelissimo come Riccardo Conti, già  approdato al gruppo misto, è in una fase di tormento politico.
Restano invece certi in quota Verdini i cosentiniani Eva Longo e Ciro Falanga, l’ex socialista Lucio Barani e Riccardo Mazzoni. Oltre a Vincenzo D’Anna che Forza Italia l’ha già  lasciata da tempo.
Proprio perchè in grande difficoltà  sui numeri negli ultimi giorni Verdini si è rivolto ovunque, anche agli ex grillini del Senato. Poi a Fitto.
Da ultimo ha chiamato, come racconta uno che la telefonata l’ha ricevuta, anche quelli di Scelta civica. Chi ha ricevuto la telefonata racconta: “Denis è in difficoltà  e sta provando a raccattare di tutto, pure i grillini. Perchè non vuole passare da sconfitto”.
E perchè sta ricevendo molti rifiuti perchè tutto si può dire dell’ex mago dei numeri di Berlusconi tranne che sia una patente di presentabilità .
Ma forse nel flop dell’operazione che rischia di passare alla storia come La cronaca di un gruppo mai nato c’è anche un segno che è cambiato il clima attorno a Renzi. E che quella che veniva considerata una scialuppa (Verdini) per andare sul lido del vincitore (Renzi) è diventata una zattera incerta.
I rifiuti a Verdini sono stati determinati anche dalla zampata del vecchio leone, ovvero Silvio Berlusconi.
Che a telefono, voce suadente, sussurrava: “Ma che ci andate a fare con Verdini ora… Quello fa i gruppi perchè all’ombra del governo spera di risolvere i suoi guai con la procura di Firenze, ma politicamente a voi non conviene. Renzi è più debole e dovrà  aprire alle larghe intese prima o poi. Restate con me…”.
E, per ora, quello di Berlusconi è stato il ruggito più convincente.

(da “Huffingtonpost“)

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CROLLA IL CERCHIO MAGICO DI BERLUSCONI, LA ROSSI DEFENESTRATA, TORNA LA SANTANCHE’, SE NE VA VERDINI

Luglio 18th, 2015 Riccardo Fucile

LA BADANTE SPODESTATA, LA PITONESSA E DELLA VALLE DIETRO UN NUOVO PARTITO

La Casa della Speranza richiama l’insegna di una clinica per malati gravi.
Forse anche per questo Silvio Berlusconi vuole chiamare così il futuro contenitore del centrodestra.
Il suo partito, Forza Italia, è sempre più incurabile ma guai a darlo per spacciato.
Nei sondaggi, da solo, Silvio continua a valere il dieci per cento. Senza fare nulla.
LA NOVITà€
Nel piccolo mondo berlusconiano,la novità  più clamorosa di questi giorni è però un’altra.
Non il nome dell’ennesima creatura nuova che dovrebbe partorire B., lasciando Forza Italia al suo triste destino di bad company.
Nè l’annunciatissima scissione filorenziana del manipolo di parlamentari di Denis Verdini, plurinquisito e plurimputato nonchè custode della scatola nera del patto del Nazareno.
No. Niente di tutto questo.
ROSSI CHI?
La notizia che sta sconvolgendo gli equilibri attuali tra i deputati e i senatori rimasti fedeli all’ex Cavaliere è la fine della dittatura del cerchio magico, alla base di tutte le fughe più recenti, dai già  citati verdiniani ai conservatori fittiani.
Tutto nasce dalla rottura tra Mariarosaria Rossi, pilastro del cerchio magico, e la coppia formata da Berlusconi e dalla sua fidanzata Francesca Pascale.
POLPETTE
Dopo la   fine dell’accordo segreto da B. e il premier Renzi, Mariarosaria Rossi, badante berlusconiana non estranea al bunga bunga, ha di fatto preso in mano la gestione di Forza Italia con il ruolo di tesoriere.
Un potere cresciuto dopo giorno dopo giorno e capillare,al punto che nella sua regione natìa, la Campania, ha telefonato a tutti i neo consiglieri regionali per ordinare l’elezione a capo gruppo di Armando Cesaro, figlio di Luigi detto Gigino la polpetta, al posto di un altro aspirante.
IL DIRETTORIO
A livello nazionale, Rossi ha installato un direttorio che fatto gridare al golpe interno, contro lo stesso Berlusconi.
Due riunioni tenute e una saltata proprio questa settimana a causa della furia del Cavaliere, che non ne sapeva nulla.
A irritarlo, la postura da zarina di Rossi nel cerchio magico e in questo direttorio composto dai capi gruppop arlamentari (Brunetta e Romani); i vicepresidenti di Camera e Senato (Baldelli e Gasparri); Giovanni Toti, governatore della Liguria; Deborah Bergamini, responsabile della comunicazione; due azzurri di partito come Sestino Giacomoni e Francesco Giro.
LA PITONESSA.
Negli stessi giorni in cui si doveva tenere la riunione del direttorio,è caduto il trentesimo genetliaco della principessa regnante di Arcore, la napoletana Francesca Pascale.
E così,alla cena esclusiva nella casina Valadier, a Roma, la lettura “sovietica” degli invitati ha fornito la nuova mappa del potere forzista. Fuori Rossi e dentro, di nuovo, Daniela Santanchè, la Pitonessa dalle sette vite.
Santanchè infatti era stata emarginata dal cerchio magico ed era pure considerata vicina a Denis Verdini. Adesso nel momento dello strappo dei verdiniani, lei ritorna in auge, di nuovo accanto a Pascale, di cui fu consigliera e amica nella fase iniziale del fidanzamento della giovane con l’ottuagenario Berlusconi.
Con lei, in ascesa, anche Andrea Ruggeri, nipote di Vespa e fidanzato di Anna Falchi.     L’ALTRA ITALIA
In questo contesto completamente ribaltato, si colloca quindi il tormentone di una nuova forza politica al posto di Forza Italia. Si farà  mai?
Per il nome della creatura, B. in persona si sarebbe fissato per una strana dicitura: “L’Altra Italia”. Strana perchè questo è il titolo di una pietra miliare del pensiero laico ed azionista, scritto da Ugo La Malfa 40 anni fa, nel 1975.
OSSESSIONE PRI.
Alcuni tra quelli che si sono opposti al berlusconismo nella Seconda Repubblica, tipo Eugenio Scalfari, l’hanno fatto nel nome di un’altra Italia diversa ontologicamente dagli azzurri, tanto è vero che Giuliano Ferrara ha scritto sovente, in senso orgoglioso, di un’Italia alle vongole di marca forzista.
La Malfa senior, da non confondere col figlio Giorgio, fu leader del Pri prima dell’era Spadolini ed è ricordato per la sua sobrietà  e il suo pessimismo della ragione.
Non proprio berlusconiano. Ma non è la prima volta che B. si appropria di suggestioni legate all’Edera, simbolo storico del Pri, fondato nel 1895 tre anni dopo la nascita del Partito socialista.
Prima di pensare all’Altra Italia, voleva trasfigurare Forza Italia nel nuovo Partito repubblicano.
OBIETTIVO 2018.
In ogni caso, le strategie di Berlusconi per il futuro sono calibrate su un ritorno naturale alle urne, nel 2018. Non prima.
Anche per questo la divisione tra falchi e moderati in Forza Italia non provocherà  sconquassi.
I primi sono quelli di Renato Brunetta, riconosciuto hezbollah dell’antirenzismo duro e puro.
A contrapporsi al capogruppo della Camera, è il suo omologo al Senato, Paolo Romani, che fa ragionamenti diametralmente opposti.
Nel senso che tra le colombe di Palazzo Madama si coltiva la speranza che un’eventuale fine del Renzi uno possa far rinascere una grande coalizione, con la relativa distribuzione di poltrone di governo.
DENIS ADDIO.
La prossima settimana i verdiniani dovrebbero formalizzare la nascita di nuovi gruppi in Parlamento.
Il condizionale è d’obbligo, dopo tanti annunci mai seguiti dai fatti. In questo modo, Denis Verdini (tra l’altro ex repubblicano spadoliniano) tenta di anticipare B. nella corsa al governo.
I numeri sono ballerini ma la cifra dovrebbe essere di 12 a Palazzo Madama, cui, nel conto delle perdite, vanno sommati i 10 senatori passati con Fitto.
L’Altra Italia nasce striminzita.
Anche se c’è Diego Della Valle dietro l’angolo.

Fabrizio D’Esposito
(da “il Fatto Quotidiano”)

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IL SUK DI VERDINI PIOMBA SULL’ASSEMBLEA PD: DENIS PROMETTE POSTI E SBANDIERA ACCORDI

Luglio 17th, 2015 Riccardo Fucile

LA MINORANZA PD NON VUOLE L’OPERAZIONE “RESPONSABILI”, MA RENZI PENSA GIA’ ALLA FUTURA COALIZIONE

Piomba nel cuore dell’assemblea del Pd il suk del Senato. Perchè sull’operazione “responsabili” Denis Verdini ha sferrato l’affondo finale, come ai tempi di Razzi e Scilipoti.
Entro una settimana, i gruppi. La promessa ricevuta da più di un senatore riguarda un prossimo ingresso nel governo, in cambio del sostegno sulle riforme (e non solo): come sottosegretario nel prossimo rimpasto di settembre ma prima ci sarebbe posto come presidente di commissione, visto che le presidenze alla Camera si rinnovano già  martedì. Insomma, si sa quanto sia abile Denis Verdini a chiedere, come si diceva un tempo, di arruolarsi in marina promettendo un entusiasmante giro per il mondo.
A garanzia della bontà  dell’offerta il plenipotenziario di Berlusconi con diversi processi a carico, compresa la bancarotta fraudolenta nell’ambito dell’inchiesta sul credito fiorentino, avrebbe addirittura ripetuto che sulle ricompense politiche Luca Lotti sarebbe d’accordo.
Il pressing è estenuante perchè, sottotraccia, l’avversario che si è ritrovato Verdini nel suk è un esperto di aste, anzi uno per cui le aste le gestiva in prima persona: Silvio Berlusconi.
Che da Arcore ha iniziato a contattare i senatori in bilico, smontando una per una le promesse di Verdini.
Attenzione, dice l’ex premier, non fidatevi perchè io lo conosco bene Verdini. Quando c’era da chiedere un aiuto economico, prosegue Silvio, quello stava dalla mattina alla sera ad Arcore. Ora, siccome è preoccupato dalla procura di Firenze, pensa che il giglio magico sia una polizza sulla vita. In ogni caso, l’operazione è tutta personale: “E poi — è la convinzione di Berlusconi — Renzi si sta indebolendo. Prima o poi sarà  costretto ad aprire alle larghe intese. Restate qui che vi conviene, altro che Denis”.
Nulla può raggiungere, nel suk, un livello di mercanteggiamento come quello tra due, Verdini e Berlusconi, che hanno condiviso segreti indicibili e indicibili metodi.
Tanto che in uno degli ultimi incontri, quando Denis ha sbattuto le mani sul tavolo, ha urlato una frase che suonava così: “Silvio, non provare a prendermi in giro, perchè dopo tanti omicidi (politici, ovviamente, ndr) che abbiamo fatto assieme, conosco i tuoi metodi”.
Però stavolta Verdini è convinto di avere un asso nella manica. La voce è arrivata anche nel governo dove, per dirne una, Lupi l’ha condivisa con preoccupazione con qualche collega: l’operazione Verdini la fa perchè ha la garanzie che alle prossime elezioni sarà  alleato con Renzi.
L’accordo, va dicendo in giro Verdini, già  ci sarebbe. Proprio questo spiega il crescendo di insofferenza della minoranza del Pd.
L’ex capogruppo Roberto Speranza, nella sua intervista all’HuffPost, ci è andato giù duro: “Si pensa a scorciatoie affidando la stabilità  a una nuova operazione responsabili con gli amici di Verdini, Consentino a Lombardo. Siamo al dunque e mi auguro che Renzi all’assemblea del Pd faccia chiarezza”.
Pier Luigi Bersani, intervistato da Tommaso Labate alla Festa dell’Unità  di Roma, ci ha messo il carico: “Non consentiremo che si butti fuori la sinistra per far entrare Verdini. Non abbiamo fatto tutto questo per fare un partito pigliatutto”.
Neanche Gotor pure si affida a giri di parole: “Spero che ci sia una smentita, che purtroppo non è ancora arrivata, relativa a eventuali intese con Verdini, Cosentino e Lombardo sulle riforme costituzionali. Non è possibile fare del calciomercato – sottolinea – anche perchè una squadra che acquista Cosentino, Verdini e Lombardo evidentemente sta cambiando schema di gioco e categoria e questo è inaccettabile”.
Lo schema di gioco alle prossime politiche, secondo lo schema di Verdini, ricalca quello di De Luca in Campania o di Emiliano in Puglia: il candidato e le liste di “impresentabili”.
Ovvero Renzi premier, sostenuto dal Pd, e una lista “per Renzi” con Verdini, i responsabili e quelli di Ncd che non vogliono tornare nel centrodestra.
È lo schema della “coalizione della Nazione” che rafforza il premier, indebolendo (come avvenuto nelle regioni) il suo partito.
E poco importa che questo presupponga una modifica della legge elettorale. Per Renzi conta la vittoria e questo Italicum la rende incerta.
In parecchi sono certi che lo cambierà , dopo il Senato.
In un capannello al Senato, l’altro giorno lo spiegava pure una vecchia di volpe come Pier Ferdinando Casini, che col premier parla spesso, perchè è scattata una simpatia a pelle: “Vedrete, Matteo cambierà  la legge elettorale. Gli conviene una coalizione”.
E Verdini è pronto.

(da “Huffingtonpost”)

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IL VERDINIANO CONTI PASSA AL GRUPPO MISTO PER AIUTARE RENZI

Luglio 9th, 2015 Riccardo Fucile

E’ IMPUTATO CON VERDINI A ROMA…PRONTO A SEGUIRLO ANCHE MAZZONI, ALTRO FONDATORE DEL GIORNALE DELLA TOSCANA

Tutti i giorni, da almeno un paio di mesi, i giornali sono pieni di retroscena che raccontano l’imminente trasferimento di un pezzo del gruppo parlamentare di Forza Italia, i “verdiniani”, dall’opposizione alla maggioranza.
Una piccola pattuglia che porterebbe il proprio “soccorso azzurro” in appoggio alla maggioranza che soprattutto al Senato ha bisogno di un’iniezione di carburante per velocizzare soprattutto le riforme istituzionali, impantanate in commissione, dove il voto sul ddl Boschi è già  stato infatti rinviato a settembre.
E Denis Verdini, l’uomo del Patto del Nazareno che fu, è ancora affezionato alle larghe intese a progetto, cioè per portare a compimento in particolare l’abolizione del bicameralismo perfetto.
Ora almeno tutto questo è sostenuto da un dato di cronaca.
Riccardo Conti, il più verdiniano dei verdiniani per così dire, ha lasciato il gruppo di Forza Italia al Senato e si è iscritto al gruppo misto.
Conti, immobiliarista, è così vicino a Verdini che i due sono coimputati in un processo a Roma sulla compravendita di un immobile in via della Stamperia, a Roma.
Secondo le agenzie di stampa Conti sarà  seguito da 10-12 senatori, il cui malumore viene descritto come “palpabile”.
Ci sarebbero quindi i numeri per costituire un gruppo autonomo al Senato.
Chi sono gli altri fedelissimi del senatore fiorentino, ex coordinatore del partito e finora “arciberlusconiano”?
Uno è Riccardo Mazzoni, insieme al quale Verdini fondò il Giornale della Toscana (poi chiuso). Ma soprattutto Mazzoni è componente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, dove la situazione è bloccata sul 14 pari che al momento sembra senza sbocco per la maggioranza.
Poi ci sono alcuni senatori di Gal, il gruppo di Grandi autonomie e libertà  che è composto da eletti nel centrodestra: Vincenzo D’Anna (che peraltro alle ultime Regionali in Campania ha appoggiato la corsa a governatore del democratico Vincenzo De Luca) e Lucio Barani (l’ultimo parlamentare craxiano), mentre l’ultima new entry potrebbe essere quella del forzista Domenico Auricchio, imprenditore campano del settore agroalimentare.
Resta da sciogliere poi il nodo di Antonio Scavone, Giuseppe Compagnone (questi ultimi attendono il via libera politico dell’ex governatore Raffaele Lombardo) e di Giuseppe Ruvolo, tutti considerati vicini al deputato Saverio Romano, che però è un fittiano.
Nel mirino di Verdini sarebbero anche Giovanni Mauro (altro componente della commissione Affari costituzionali al Senato), Michelino Davico (che di recente però si è autodefinito dell’Italia dei Valori), Antonio Cariddi e i campani Eva Longo e Ciro Falanga.
Caso a sè quello della coppia Sandro Bondi-Manuela Repetti, che da tempo smentisce un cambio di campo (”Noi restiamo al misto”).
In ogni caso non aggiungerebbe nulla ai numeri della maggioranza, visto che ha già  sostenuto alcuni provvedimenti governativi, arrivando a votare persino la fiducia. Altra incognita, quella dell’ex presidente della Vigilanza Rai, Riccardo Villari.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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