Luglio 6th, 2015 Riccardo Fucile
PRONTI PER L’AIUTINO A RENZI, MAI I NUMERI SONO ALEATORI
«Non so perchè vi ostiniate a chiamarlo “verdiniano”, visto che non è che siamo tutti fedelissimi di
Denis. Ma questo gruppo pronto a votare le riforme del governo Renzi al Senato, nei prossimi giorni, nascerà . Sia chiaro che rimaniamo all’opposizione, eh? Ma sarà un’opposizione, come dire, responsabile…».
All’ombroso riparo dai trenta e passa gradi di Santa Maria a Vico, provincia di Caserta, il senatore Vincenzo D’Anna ammette che per l’annuncio del pacchetto di mischia che dall’opposizione metterà al sicuro la madre di tutte riforme renziane è ormai questione di poco.
I numeri? «Undici, forse dodici di noi», risponde l’ex custode dell’ortodossia di Nicola Cosentino, da poco uscito da Forza Italia.
Sulle motivazioni, invece, D’Anna si dimostra più preciso: «Berlusconi è al crepuscolo, Salvini si papperà tutto. Quanti forzisti hanno voglia di farsi comandare da gente improbabile tipo Maria Rosaria Rossi?».
Da Arcore, dove Berlusconi guarda con grande distacco ai movimenti del ramo del Parlamento da cui è stato estromesso dopo la condanna, si ostenta una calma quasi olimpica.
Che oscilla tra una tendenza negazionista («Verdini non ha i numeri») e l’inguaribile ottimismo della casa («Soltanto uno, nel caso, lo seguirà »).
Quell’uno, di cui tutti fanno il nome, è Riccardo Mazzoni. Che assieme ad altri due «Riccardi» (Villari e Conti) compone il terzetto dei forzisti su cui si addensano i sospetti dei più.
«Ora non saprei che dirle», dice Mazzoni, verdiniano da sempre. Poi però dice più di una cosa: «Risentiamoci dopo martedì. Quando avremo ascoltato il discorso di Anna Finocchiaro in commissione Affari costituzionali, ci saranno degli elementi di più»
La prima commissione del Senato, infatti, è lo specchio vivente di tutte le difficoltà del governo. Il pallottoliere recita 14 a 14.
Mazzoni è decisivo. «Sia chiaro, come ha fatto il Pd con Tocci, potrebbero anche sostituirmi in commissione. Di certo, il momento della verità sulle riforme», e anche sulla legislatura, «è previsto col voto dell’Aula».
L’ora della transumanza, insomma, potrebbe scattare a breve.
Accompagnata da una serie di punti interrogativi che adesso tengono i senatori col fiato sospeso.
È sicuro che Berlusconi ostacolerà l’uscita di alcuni dei suoi? E se sfruttasse la transumanza in altro modo, magari tentando la disperata difesa del «così fan tutti» proprio mentre è sotto processo per compravendita di senatori?
La partita si gioca nella parte centrale dell’emiciclo. Dove siede la coppia composta da Manuela Repetti e Sandro Bondi, dove si sono sistemati i fuoriusciti del M5S, dove hanno preso casa gli ex leghisti.
Il senatore centrista Paolo Naccarato, che di questo limbo del Senato è da sempre un ottimo Virgilio, allarga le braccia: «Io sono il capo degli stabilizzatori, e questo lavoro lo faccio gratis. Se Renzi e la Boschi continuano a dialogare e accettano modifiche alla riforma, allora il premier entrerà nella storia come l’uomo che ha abolito il bicameralismo perfetto.
“In caso contrario», aggiunge, «non voglio neanche pensare a quello che accadrà in Senato. Ce l’avete presente la maionese impazzita? Ecco, una maionese impazzita».
Tommaso Labate
(da “il Corriere della Sera”)
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Luglio 4th, 2015 Riccardo Fucile
SERVILISMO VERSO LA LEGA, FAVORITISMI, REGOLE CHE CAMBIANO SECONDO CONVENIENZA, CAPOGRUPPO NOMINATO SENZA VOTAZIONE
Se qualche elettore di centrodestra si era illuso che Giovanni Toti, presidente per caso della Regione, avrebbe “cambiato verso” alla gestione del potere ligure pare si stia ricredendo piuttosto velocemente.
Ormai la base stessa di Forza Italia non nasconde nei commenti la profonda delusione per i comportamenti e le scelte operate dal Gabibbo bianco, compresi grossolani errori nella composizione della sua Giunta.
La prima accusa è di essersi circondato da un ristretto Cerchio magico, composto dal suo vicino di casa (Giacomo Giampedrone, sindaco di Ameglia), dall’amica della moglie Italia Cavo (la moglie di Toti, Siria Magri, era la sua capa in Mediaset), il coordinatore regionale Sandro Biasotti e la protetta di quest’ultimo Lilli Lauro, risultata non eletta.
La seconda accusa riguarda indirettamente proprio Lilli Lauro: per far posto a lei, Toti ha costretto alle dimissioni da consiglieri (diventano assessori) proprio Giampredone e la Cavo, entrati in Regione con il Listino.
Perchè due dimissioni per far entrare la Lauro? Perchè prima di lei nel listino c’era un altro leghista, Franco Senarega, noto intimo di Salvini nelle sue escursioni a Recco.
Così alla fine Toti, pur di far entrare in Consiglio regionale Lilli Lauro, ha regalato un posto alla Lega.
L’ennesimo favore al Carroccio che si prende tutti gli assessorati chiave (dalla Sanità con la protetta di Maroni, Sonia Viale, alle infrastrutture con l’inquisito Rixi), dopo aver ottenuto pure la presidenza del Consiglio regionale con l’altro indagato Bruzzone.
Mentre Toti piazza l’indagato Marco Scajola al Welfare.
Altre accuse a Toti riguardano il fatto che le regole debbono valere per tutti: . se si adotta il criterio che chi viene nominato assessore deve dimettersi da consigliere, il principio dovrebbe essere rispettato da tutti.
Se deve essere nominato un capogruppo si deve votarlo, non imporlo dall’alto.
I dirigenti dovrebbero essere informati delle decisioni senza doverle leggere sui giornali, visto che Toti fa tutto in gran segreto con il suo cerchio magico.
Per non parlare della serie di gaffes che inanella: l’ultima quella di scrivere a Renzi contro la decisione della Commissione europea di non finanziare il Terzo Valico (peraltro giustamente, visto che non è trans-nazionale).
Ma come, Forza Italia è nel Ppe, hai Tajani che è vicepresidente e invece che fare pressione sui tuoi, stai a scrivere a Renzi che non c’entra una mazza?
Nel frattempo l’alleato Fratelli d’Italia, dopo aver fatto eleggere l’inquisito Matteo Rosso, designa Berrino e non Fidanza come assessore in quota, dopo una votazione in cui la direzione si spacca in due.
Alla fine La Russa parla con stampa di “larga convergenza” sul nome di Berrino: se un solo voto di differenza è una “larga convergenza” basta saperlo.
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Luglio 3rd, 2015 Riccardo Fucile
ACCUSATO DI AVER SCARICATO DA FB IMMAGINI DI EX COMPAGNE DI SCUOLA, ANDREA BALZAROTTI A PROCESSO… CAPOGRUPPO A CORBETTA, VOLONTARIO IN PARROCCHIA E MEMBRO DELLA CONFRATERNITA DEL ROSARIO
E’ il tipico ‘bravo ragazzo’: 26 anni, laureato in Storia, volontario in parrocchia, guida turistica al museo del Santuario dei miracoli, membro della Confraternita del rosario e, dal 2011, capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale a Corbetta, in provincia di Milano.
Poi succede quello che non ti aspetti, quello a cui nessuno vuole credere: il giovane Andrea Balzarotti è accusato di aver preso da Facebook le foto di diciassette ragazze, di aver fatto una sorta di collage e di averlo pubblicato su un sito hard.
Avrebbe pure aggiunto la dicitura “sexy ragazze italiane”.
I fatti risalgono al 2013 e per due lunghi anni non è trapelato nulla.
Ora però si è aperto il processo penale a Milano. Se da un lato le parti offese, di età compresa fra i 26 e i 27 anni, sono state risarcite e non si costituiranno parti civili, dall’altro resta un’ipotesi di reato che attiene alla privacy, per la quale la Procura procederà d’ufficio.
Tutto comincia con una denuncia alla Polizia postale, i cui uomini sono specializzati in reati informatici.
Il capogruppo di Forza Italia viene così identificato come responsabile di quelle fotografie ‘rubate’ e buttate in rete, perchè il pc incriminato è suo.
Ma nella piccola Corbetta, cittadina di 18mila abitanti, tutti o quasi difendono l’uomo di fiducia del parroco.
Il sindaco leghista, Antonio Balzarotti, scomoda la Costituzione e la presunzione di innocenza e, richiesto di un commento sull’opportunità delle dimissioni dell’imputato da consigliere comunale, aggiunge: “Nessuno può andare contro la volontà del popolo. E in assenza di una condanna definitiva, non sarò certo io a chiedergli di dimettersi”.
Pure le opposizioni si mostrano tiepide.
Rifondazione Comunista parla di “vicenda che merita dei chiarimenti”, mentre il Pd chiosa: “Conosciamo Andrea. Tutto ciò ci sembra surreale e assurdo”.
Di tenore diverso la dichiarazione di Monica Maronati, che come Balzarotti siede sui banchi di Forza Italia: “Se ha sbagliato, chieda scusa. Se no, lo invito a fare chiarezza, perchè circolano troppe informazioni contraddittorie”.
Bisogna andare in casa Nuovo Centrodestra, con Marco Ballarini, per registrare gli unici commenti declinati al femminile: “Se i fatti che vengono attribuiti a Balzarotti sono veri, la nostra solidarietà va alle ragazze offese”.
Già , le diciassette ragazze. Sono tutte ex studentesse del liceo Salvatore Quasimodo di Magenta, come del resto il capogruppo di Forza Italia. Il quale ne conosceva alcune personalmente e altre soltanto di vista.
Qualcuno arriva a dubitare che Balzarotti sia stato capace di quella bravata, ipotizzando che stia in realtà ‘coprendo’ il vero autore o la vera autrice.
“C’è un procedimento penale in corso, nell’ambito del quale si accerteranno le responsabilità ”, spiega Nicoletta Collalto, legale di fiducia del giovane politico. Aggiungendo: “Alla prima udienza le ragazze non si sono costituite parti civili e questo perchè la trattativa fra loro e il mio cliente è già stata chiusa. Non voglio sminuire la vicenda di cui stiamo parlando, pur facendo notare che si tratta di una circostanza (la pubblicazione delle foto sul sito hard, ndr) durata solo qualche ora”.
Il fatto che le ex studentesse, per rinunciare alla causa, abbiamo ricevuto un risarcimento (che sarebbe di 1.300 euro a testa più il pagamento delle spese legali, ipotesi sulla quale Collalto dice di non poter “nè confermare nè smentire”) non sarebbe per Balzarotti un’ammissione di colpevolezza.
Il suo avvocato chiarisce infatti di aver “semplicemente utilizzato gli strumenti di legge”.
Ersilio Mattioni
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 2nd, 2015 Riccardo Fucile
LA ROSSI CONTRO I MOROSI: VIA DAGLI INCARICHI CHI NON PAGA LA QUOTA AL PARTITO
Forza Italia, la creatura politica di Silvio Berlusconi, continua a navigare in cattive acque dal punto di vista economico.
Questa mattina l’amministratore straordinario del partito, la fedelissima dell’ex Cav Maria Rosaria Rossi ha convocato una riunione presso la sede di San Lorenzo in Lucina nel quale è stato deciso che verrà proposto all’Ufficio di presidenza di Forza Italia l’esonero dagli incarichi di partito, sia a livello centrale che territoriale, e da quelli di competenza dei gruppi parlamentari, di tutti i rappresentanti che non sono in regola con i contributi dovuti al movimento.
I guai del partito cominciano nel momento in cui l’ex premier ha deciso di chiudere i ‘rubinetti’.
Lo stesso Berlusconi nel giugno 2014 aveva lanciato l’allarme (“siamo con l’acqua alla gola, servono
soldi”), ad ottobre erano arrivate le cifre ufficiali: un rosso di 15 milioni e un debito pari a 88 milioni.
Con le inevitabili conseguenze: prima 42 dipendenti mandati in cassa integrazione poi ieri il pignoramento di alcuni mobili dalla sede di San Lorenzo in Lucina (inaugurata in pompa magna nel settembre 2013) dopo che un fornitore si è rivolto al tribunale per il mancato saldo di alcuni debiti (congelati beni per un valore di 8mila euro). Nella riunione odierna erano presenti i senatori Paolo Romani, Maurizio Gasparri, Francesco Giro, i deputati Renato Brunetta, Gregorio Fontana, Deborah Bergamini, Sestino Giacomoni, il presidente della Liguria Giovanni Toti e il dottor Marcello Fiori.
Nel vertice è stato stabilito di convocare per la prossima settimana, con lo stesso ordine del giorno, la conferenza dei coordinatori regionali in vista di una successiva riunione dell’Ufficio di presidenza.
(da “La Repubblica“)
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Giugno 14th, 2015 Riccardo Fucile
SILVIO: “NON CE LA FA AD ANDARSENE”… IL SENATORE: “STORIA FINITA”
«Secondo me, Denis non se ne andrà . Perchè non ha i numeri per aiutare Renzi sulle riforme. O, se
ce li ha, non sono comunque sufficienti per blindare il governo o fare un gruppo parlamentare…».
Ieri mattina, quando parla con i dirigenti forzisti, Silvio Berlusconi gioca la carta della sicurezza. O della scaramanzia.
All’incontro di martedì con Denis Verdini, l’uomo che è stato il suo principale braccio operativo, mancano ormai pochissimi giri di orologio.
Forse gli ultimi di un «sodalizio» ultradecennale.
L’ex premier gioca comunque la carta della diplomazia, arrivando quasi ad assolvere il senatore toscano. D’altronde, ripete Berlusconi, «con Denis mi sono sempre trovato bene. L’unica volta che ci siamo trovati in disaccordo è stata proprio sul continuare o meno sulla strada del Patto del Nazareno dopo l’elezione di Mattarella. Lui sosteneva e sostiene che bisognasse andare avanti. Io che quel metodo usato da Renzi, al di là dell’apprezzamento umano per l’attuale presidente della Repubblica, fosse indigeribile…».
I toni della vigilia, almeno quelli che trapelano da Arcore, sembrano concedere qualche piccolo margine all’happy end.
Ma basta spostare l’obiettivo sul sabato mattina di Verdini e compagnia, e il canovaccio di questa storia cambia completamente verso.
Gli uomini del pallottoliere verdiniano, mettendo in fila nomi e cognomi di senatori che stanno sulla bocca di tutti nonostante le smentite di circostanza, azzardano che «al Senato la nostra pattuglia avrà un minimo di 12 parlamentari…».
E il senatore di Fivizzano, nelle ultime ricognizioni con amici e colleghi, si sarebbe spinto fino a dire che «almeno cinque o sei arriveranno direttamente da FI».
Dalla «V» di Verdini a quella di Villari, passando per Mazzoni, Conti e chissà chi altro.
Perchè Verdini, per quanto abbia acconsentito a lasciarsi una via di fuga, la sua scelta sembra averla già fatta.
«La mia storia con Berlusconi è chiusa», ripete da giorni. E anche quel «lodo» che l’ex Cavaliere gli avrebbe sottoposto durante la cena della settimana scorsa – «Potresti votare qualche articolo della riforma della Costituzione pur rimanendo dentro Forza Italia» – pare destinato ad essere respinto al mittente.
Come dimostra quella lettera-appello a favore delle riforme renziane che il senatore toscano ha già sulla scrivania, pronta per essere pubblicata «al momento opportuno».
Per fermare l’operazione «neoresponsabili», tolta la strada della diplomazia, a Berlusconi non rimane che sperare nella sua previsione.
Quella del «Verdini che non ha i numeri ».
Tra i suoi, c’è chi vorrebbe spingerlo a battere la strada della «contro-campagna acquisti», per tentare di sottrarre ai verdiniani la certezza dei numeri per fare un gruppo.
Ma l’ex Cavaliere aspetta di ritrovarsi faccia a faccia col suo ex coordinatore.
Nel frattempo, in questo fine settimana, il presidente di Forza Italia inizierà a mettere mano a una specie di «decalogo» del nuovo partito.
Che già contiene una sorpresa. Le parole «fisco e tasse», nell’ultima metamorfosi del berlusconismo, verranno dopo la nuova parola magica su cui l’ex Cavaliere ha intenzione di insistere prossimi mesi.
Una parola sola, «sicurezza».
Tommaso Labate
(da “il Corriere della Sera“)
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Giugno 12th, 2015 Riccardo Fucile
ADIJANA VASILJEVIC E’ STATA CANDIDATA ALLE COMUNALI DI FOGGIA ED ERA L’AMANTE DELL’EX DIRETTORE DELL’ISTITUTO, ORA IN CARCERE
Candidata alle ultime elezioni comunali di Foggia con Forza Italia, dipendente come addetta
stampa della casa della Divina Provvidenza, Classe 1986, Adijana Vasiljevic è stata arrestata nell’inchiesta della procura di Trani sul crac dell’omonima casa di cura per malati psichici con sede a Bisceglie, Foggia e Potenza, in cui è coinvolto anche il senatore Ncd Antonio Azzollini.
Secondo gli inquirenti, La ragazza sarebbe l’amante di Dario Rizzi, 64enne ex direttore dell’istituto (in carcere come uno dei responsabili del crac) e sarebbe stata assunta nonostante la crisi e i licenziamenti, per poi essere trasferita a disposizione del direttore generale.
Il racconto della vicenda, sulle pagine di Repubblica Bari.
La ragazza è stata candidata alle ultime elezioni comunali a Foggia con Forza Italia e lavora alla Casa Divina Provvidenza e ha avuto “un passato da prostituta”, scrive il gip nell’ordinanza: circostanza “ben nota” al direttore generale, Dario Rizzi, sessantenne di cui la donna è amante.
A Rizzi viene contestato di averla assunta nell’ufficio stampa, nonostante la crisi e i licenziamenti, per poi trasferirla a disposizione della direzione generale.
“Il tutto – si legge in uno dei capi di imputazione contestati a Rizzi, che è stato portato in carcere – anche allo scopo abietto di ottenere prestazioni sessuali dalla Vasiljevic, anche sodomitiche”.
Fra l’altro la signora, che nei video della campagna elettorale raccontava di aver “avuto tanto da Foggia” e dunque di voler dare qualcosa lei ai “foggiani” (ma andò molto lontana dall’elezione), non andava molto per il sottile.
E quando per esempio il suo posto traballava, perchè il cda aveva eliminato il ruolo di ufficio stampa, si rivolgeva così a Rizzi: “Visto che tu mi stai rompendo i coglioni a me, mo’ io gli, mo’ io non è che chiamo tua moglie, chiamo a tua figlia e gli dico che padre che c’ha! Va bene? Ti piace il fatto? Vado a trovare la tua moglie che se ne sta bella serena e non sa che il suo marito adesso, invece di riposare, rompe i coglioni alla sua amante”
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 11th, 2015 Riccardo Fucile
I DUE IN PRESSING SU BERLUSCONI PER LANCIARE UN NUOVO PATTO CON RENZI…MA IL CERCHIO MAGICO VUOLE LA ROTTURA, SENZA INTESA SARA’ SCISSIONE
Un nuovo patto del Nazareno. Con un nome diverso, stavolta: “Opposizione repubblicana”.
Ci lavora da mesi Denis Verdini. E da ieri lo sostiene apertamente anche Gianni Letta, alleato discreto ma tenace dell’ex coordinatore azzurro.
I due si sono ritrovati riservatamente, per oltre due ore. Un faccia a faccia utile ad analizzare il summit di martedì notte con l’ex Cavaliere, ma anche a mettere nero su bianco la strategia in vista del nuovo vertice fissato per martedì prossimo a Palazzo Grazioli.
Nel frattempo, naturalmente, il ras toscano continua a lavorare anche al piano B: la scissione. Non a caso, ieri sera ha convocato i suoi senatori avvertendoli: «State pronti»
Da tempo Verdini e Letta sono i nemici giurati del cerchio magico. Ribattezzati “duo tragico” dalla tesoriera Maria Rosaria Rossi, provano a convincere Berlusconi che non è più tempo di restare isolati. Meglio varare un nuovo organigramma nel partito e siglare un armistizio con il presidente del Consiglio.
Non sono gli unici a tifare per un nuovo patto con Palazzo Chigi, fra l’altro.
Con loro c’è Fedele Confalonieri, in stretto contatto con Verdini.
E pure buona parte della galassia aziendale,con l’eccezione significativa di Marina. «Ho ancora la speranza che Renzi riesca a cambiare ciò che va cambiato — ha detto ieri Piersilvio Berlusconi — ma siamo vicini alla scadenza del tempo. Il governo deve darsi una mossa».
Le colombe non mancano neanche al Senato. Una è il capogruppo Paolo Romani: «Invece di contare sulle uscite di alcuni dei nostri, Renzi dovrebbe parlare con la gente giusta e con interlocutori credibili. Certo, ci sarebbe qualche modifica alla riforma costituzionale, ma il testo passerebbe senza intoppi »
Se gli eventi non dovessero precipitare prima — e il cerchio magico lavora invece, alacremente, affinchè precipitino — Berlusconi e Verdini torneranno a incontrarsi martedì prossimo. Solo allora il capo di FI risponderà all’ultimatum di Denis. Nella giacca del big toscano ci sarà anche un elenco di dieci senatori
Se mancheranno risposte adeguate, sarà scissione. «Per Berlusconi — ragiona il verdiniano Saverio Romano — è il momento di capire che non ha senso inseguire Salvini».
E però la resistenza è strenua, basta ascoltare un falchissimo come Renato Brunetta: «Un nuovo patto con Renzi? Non esiste. Un’opposizione alla Verdini? Non esiste. Un disgelo? Non esiste”. L’ultima parola, come sempre, a Silvio Berlusconi.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)
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Giugno 10th, 2015 Riccardo Fucile
ALL’INSEGNA DEL “FATTI LI CAZZI TUA” C’E’ CI PENSA A FAR DURARE LA LEGISLATURA…E VERDINI CERCA COPERTURA PER I SUOI PROCESSI
Il filosofo di riferimento di Maurizio Crozza può diventare una stella del firmamento renziano al Senato.
Attovagliato martedì sera al ristorante Laganà , a due passi da via della Scrofa, di fronte a Denis Verdini c’è Antonio Razzi, già stella della prima operazione “responsabili”.
Ora, l’ex plenipotenziario di Berlusconi sta preparando la seconda operazione responsabili, a sostegno di Renzi. L’Italia cambia verso: fatti li cazzi tua.
A tavola è proprio questo il menù gustato dopo l’incontro indigesto di qualche ora prima tra Denis Verdini e Silvio Berlusconi.
Dove, anche se non si consumata la separazione definitiva, quantomeno si sono avviate le pratiche. Perchè il copione andato in scena è il solito degli ultimi incontri. Con Verdini che sbatte sul tavolo il sostegno di Gianni Letta e Confalonieri sul ritorno al Nazareno in nome degli interessi aziendali.
E si dice pronto a votare le riforme, e non solo. E l’ex premier che taglia corto su discorsi che gli fanno venire l’orticaria: “Non solo non temo nulla per le mie aziende ma tutti i miei figli sono con me. E sono con me i gruppi parlamentari”.
Parole che precedono le più aspre, pronunciate a fine colloquio: “Se vai via ti seguono in pochi”.
Ed è proprio sui “numeri” che l’attività di Verdini è frenetica in questi giorni, non sul “se” consumare un passo già stabilito.
Una frenesia determinata dai timori (renziani) sul processo di liquefazione di Ncd al Senato, sotto i colpi della “madre di tutte le inchieste”.
Sono la seconda puntata di Mafia Capitale e il caso Castiglione lo sfondo che rende necessaria l’operazione che, nelle intenzioni di Verdini, dovrà garantire una “stampella” a Renzi al Senato.
Perchè è chiaro che i colpi giudiziari sono devastanti: “Se cade Castiglione — ripetono fonti di Ncd — il partito di Alfano si squaglia, perchè Castiglione è Alfano”.
E come se non bastasse è arrivata la richiesta di arresto di Azzollini, presidente della Commissione Bilancio in quota, anche lui, Ncd.
Una fonte renziana di alto livello dice: “Ncd è in ebollizione. Sulla scuola ci hanno mandato il segnale perchè vogliono copertura politica, ma noi non possiamo certo difendere Azzollini e su Castiglione siamo tutti consapevoli che prima o poi la situazione diventerà insostenibile”.
È in questo sisma che Verdini, i cui contatti con Lotti, telefonici e di persona, non si sono mai interrotti, si sta muovendo come una sorta di Protezione Civile del governo. È una manovra che si sviluppa in due direzione.
Il primo puntello è rappresentato dal suo gruppo che, secondo i verdiniani, avrebbe 13 persone e secondo Berlusconi non più di quattro o cinque.
Ma, consapevole che Ncd si sta sgretolando dalle fondamenta, “Denis” ha iniziato a lavorare anche su quelli di Ncd, con l’obiettivo di tenerne agganciata al governo una parte.
È il modello fatti li cazzi tua, che spiega un senatore che ha parlato con Verdini: “È semplice. Garantire a Renzi la maggioranza significa scongiurare le elezioni anticipate, in cui nessuno ha certezza di ricandidatura e di elezione”.
Il menù, appunto, della cena con Antonio Razzi da Laganà .
A proposito: la sensazione che ha avuto Silvio Berlusconi, parlando con Verdini, è che “Denis” sia molto preoccupato dai suoi guai giudiziari.
Che lo vedono rinviato a giudizio per associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita, truffa ai danni dello Stato sulla vicenda del Credito Fiorentino.
E la sensazione, che ha avuto Berlusconi, è che “Denis” voglia mettersi all’ombra del governo perchè, in tal modo, si sente più protetto.
Auguri, ha pensato il Cav. Perchè, se servono i responsabili, significa che Renzi non ha protetto il suo principale alleato di oggi, bombardato dalle inchieste.
E che Matteo “prima ti usa, poi ti getta”.
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 10th, 2015 Riccardo Fucile
DA SANDRO BONDI A MANUELA REPETTI, DA D’ANNA A VILLARI E MAZZONI: “INDISPENSABILI PER DARE UNA MANO A RENZI”
Un elenco scritto a mano. Fotografato a Palazzo Madama mentre veniva mostrato ad alcuni
parlamentari “azzurri” interessati alla diaspora.
E contenente i nomi dei senatori che sarebbero disponibili a fare il grande salto. A cominciare da quelli di Sandro Bondi e della compagna Manuela Repetti.
Sono i cosiddetti “verdiniani” della Camera Alta, i seguaci dell’ex coordinatore di Forza Italia Denis Verdini.
Complessivamente 13, come risulta dalla foto dell’elenco che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare.
Davvero tutti pronti a costituire il famoso gruppo parlamentare autonomo?
Con le grandi manovre ancora in corso, difficile dirlo con certezza. I dubbi verranno comunque sciolti nelle prossime ore.
Nel frattempo, proviamo a scorrere la lista. Cinque dei senatori annotati vengono dal gruppo di Gal, Lucio Barani, Giovanni Mauro, Giuseppe Ruvolo, Giuseppe Compagnone, Vincenzo D’Anna; 6 da Forza Italia: Sandro Bondi e Manuela Repetti (che però hanno già lasciato il gruppo azzurro il 31 marzo scorso per andare nel Misto), lo stesso regista dell’operazione Verdini, Riccardo Conti, Riccardo Villari, Riccardo Mazzoni; 2 del gruppo Misto, Raffaella Bellot e Patrizia Bisinella (ex leghiste che hanno abbandonato il Carroccio il 26 marzo dopo l’espulsione di Flavio Tosi dalla Lega Nord).
Sulla costituzione di questo nuovo gruppo è stato speso un fiume di inchiostro.
Se ne parla da mesi anche se ieri la vicenda sembra aver subito una improvvisa accelerazione.
Secondo alcuni dei senatori interessati all’operazione, la costituzione del nuovo gruppo sarebbe sempre più necessaria «per dare una mano a Matteo Renzi in vista della riforma Costituzionale che dovrebbe riprendere il via entro una decina di giorni in commissione Affari Costituzionali di palazzo Madama», la stessa in cui ieri «i numeri della maggioranza si sono rivelati estremamente ballerini».
Il parere di costituzionalità al testo della “Buona Scuola“, infatti, non è passato perchè si è raggiunta una sostanziale parità : 10 voti a favore e 10 contro. Con i tre senatori di Alleanza Popolare-Ncd (Gaetano Quagliariello, Andrea Augello, Salvatore Torrisi) assenti e il centrista Lucio Romano impegnato in altra commissione.
Il problema è che al Senato, in caso di pareggio, il provvedimento non passa.
Ieri il danno è stato contenuto perchè essendo la riforma della scuola un disegno di legge e non un decreto, il parere di costituzionalità non è obbligatorio, ma nei prossimi giorni la situazione, in vista della riforma costituzionale, potrebbe diventare più complessa. E pericolosa per Renzi.
Meglio correre ai ripari per tempo, dunque, varando quel gruppo verdiniano in grado di assicurare alla maggioranza i voti necessari per l’approvazioni delle riforme tanto care al presidente del Consiglio.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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