Destra di Popolo.net

L’INCUBO DI SILVIO, IL CROLLO TOTALE: FORZA ITALIA NON TIENE PIU’

Febbraio 19th, 2015 Riccardo Fucile

LE REGIONALI E I PROCESSI TOLGONO IL SONNO A BERLUSCONI E I SONDAGGI SONO ALLARMANTI, ALLE REGIONALI RISCHIO CAPPOTTO

La grande disgregazione è iniziata: “Qua crolla tutto, non teniamo più assieme il partito. Non teniamo più assieme nulla. Le regionali saranno un bagno di sangue. I giudici si preparano a una nuova esecuzione”.
Chi ha parlato con Berlusconi stamattina lascia trapelare l’ansia da incubo. Politico. Giudiziario.
Un combinato disposto che rischia di essere fatale.
Perchè per la prima volta di fronte ai tribunali l’ex premier si presenta con dietro di sè un partito allo sbando. Gli episodi accadono ormai ad horas.
A partire dal capogruppo al Senato Paolo Romani che si scaglia su Repubblica contro il capogruppo alla Camera: “Nel documento che Brunetta ha portato al Quirinale si leggono espressioni sbagliate. Non è stato votato e condiviso dai gruppi parlamentari”.
Ma soprattutto la Puglia pare una Vandea.
Dopo che Berlusconi ha spedito l’ex senatore Luigi Vitali a commissariare il partito in Puglia si sono dimessi in massa i nove coordinatori locali del partito. Tutti.
Gente con ventimila preferenze: “Il commissariamento — si legge nella nota congiunta – è un grave errore. Rimettiamo il nostro mandato, rassegnando dunque le dimissioni dai rispettivi incarichi”.
Non era mai successo nella storia di Forza Italia un episodio del genere.
Raffaele Fitto ci va giù durissimo contro Berlusconi, in un’intervista a Repubblica Tv: “La situazione è un po’ paradossale. Aver avuto ragione viene considerato il principale torto. Ora che abbiamo avuto ragione, parte un tentativo di epurazione”.
Già , epurazioni, dimissioni di massa.
Nel paradosso c’è pure che Berlusconi ha provato a capire se ha in mano gli strumenti per “cacciare” Raffaele Fitto: espulsioni, sospensioni, provvedimenti disciplinari.
Ma pure lo statuto è “farlocco”, mai ratificato da un congresso. E allora ha spedito un commissario in Puglia.
È solo un capitolo, l’ennesimo, di un gioco al massacro. Perchè, fanno notare i ribelli, senza Fitto Berlusconi ha messo la firma sula sconfitta elettorale.
Non che con Fitto fosse certa la vittoria: “Ma — spiegano — Raffele è uno che faceva le liste di Forza Italia e organizzava liste civiche che prendevano il 15 per cento. Ora vuole fare Berlusconi? Faccia. Ma se perde, perde lui, non Raffaele”.
È presumibile, a sentire gli umori, che a questo punto “Raffaele” non accenderà  i motori in campagna elettorale, per poi tentare una marcia sule maceria di Forza Italia il minuto dopo.
Le macerie sembrano annunciate.
Forza Italia rischia il cappotto: sette a zero.
Secondo l’ultimo sondaggio piombato sulla scrivania di Arcore in Veneto, complice la popolarità  di Zaia e il crollo del “sistema Mose”, gli azzurri sono sotto il dieci.
E l’alleanza con la Lega non è affatto scontata dopo che, due giorni fa, Berlusconi ha chiuso l’accordo con Alfano in Campania. Il che compromette tutto.
Perchè l’aut aut di Salvini è inscalfibile: “O noi o Alfano”. E a questo punto sta organizzando le sue liste anche nel sud, a partire appunto dalla Campania: “C’è la fila” raccontano i leghisti a lavoro sull’operazione.
Per la nuova Lega del Sud si offre parecchio ceto politico anche azzurro che sente l’odore della fine di un epoca.
Ecco, se va bene Berlusconi perde sei a uno, se va male sette a zero.
Ed è in questo clima che Fitto prepara l’ennesima resa dei conti. Mentre i mediatori tentano nuovi contatti con Renzi. Sia Gianni Letta sia Denis Verdini nei giorni scorsi hanno avuto abboccamenti con Lorenzo Guerini e Luca Lotti, ma non hanno sortito grandi effetti perchè Berlusconi ha scelto lo spartito belligerante con palazzo Chigi. Tanto che nel palazzo si rincorrono le voci di un possibile approdo di Verdini al misto, voci che quelli attorno all’interessato smentiscono.
È questo l’esercito che Berlusconi ha dietro le spalle in vista dell’assalto finale delle procure.
Ad oggi in pochi marcerebbero come due anni fa sulla procura di Milano. E sale ad Arcore il livello di paura: “Si sono rimessi in moto, vogliono farmi fuori”.
L’ex premier è “terrorizzato” per le ultime mosse attorno al processo Ruby. Perchè sul Ruby ter le perquisizioni alle olgettine hanno prodotto una “svolta”.
Sono cioè stati acquisiti elementi che dimostrano che Berlusconi avrebbe continuato a pagare le ragazze per paura che dicessero la verità .
È una svolta che investe il Ruby ter dove rischia, tra un mese, il rinvio a giudizio per corruzione in atti giudiziari.
Ma anche il Ruby 1. Perchè se è così — e cioè che le ragazze sono state pagate per mentire — allora il Ruby 1 è falsato nelle testimonianze e nelle prove.
Eccolo l’incubo di queste ore. Questa questione di legittimità  arriva all’attenzione della Cassazione che, proprio sul Ruby 1, si pronuncerà  il 10 marzo.
La paura degli avvocati di Berlusconi è che, alla fine, l’Alta corte possa optare per il rinvio in Appello del processo.
Altro che libertà  riconquistata il 9 marzo, con la fine dei servizi sociali.

(da “Huffingtonpost”)

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RIVOLTA IN FORZA ITALIA: DIMISSIONI IN MASSA CONTRO SILVIO IN PUGLIA

Febbraio 19th, 2015 Riccardo Fucile

SI DIMETTONO I COORDINATORI DOPO IL COMMISSARIAMENTO…. FITTO: “VOGLIONO EPURARCI”

Il primo segnale lo aveva lanciato ieri Raffaele Fitto: “Volevamo fermare gli scempi sull’Italicum, e hanno commissariato la Puglia”.
Oggi scoppia la rivolta in Forza Italia. Perchè i ribelli guidati dall’europarlamentare pugliese reagiscono all’ultimo schiaffo di Silvio Berlusconi al loro leader di corrente. Dopo la nomina di Luigi Vitali commissario del partito in Regione, i coordinatori pugliesi hanno annunciato le loro dimissioni in dissenso con una decisione calata dall’alto e appresa dalla stampa.
“A seguito di quanto irritualmente appreso dagli organi di informazione circa il commissariamento di Forza Italia in Puglia – scrivono – e ritenendo tale provvedimento un nuovo grave errore, che allontana ulteriormente il Partito dalla sua base, rimettiamo il nostro mandato, rassegnando dunque le dimissioni dai rispettivi incarichi. Con ciò liberiamo il commissario incaricato dall’onere di valutare il nostro livello di allineamento ‘al nuovo corso’, sgombrando il campo da qualunque equivoco circa la nostra coerente battaglia, al fianco di Raffaele Fitto, per una reale ricostruzione del Partito e del Paese. Un atto, il nostro, di doveroso rispetto degli elettori e dei militanti di Forza Italia, ancora una volta ignorati e traditi da decisioni calate dall’alto”.
“Continuiamo tuttavia – si legge ancora nella nota – ad attenderci un cambio di rotta che si manifesti innanzitutto con l’azzeramento dei vertici nazionali e l’avvio di un libero confronto interno, allo stato di fatto impedito. In particolare la imminente scadenza elettorale che riguarda il rinnovo del consiglio regionale in Puglia, impone che ciò avvenga con immediatezza”.
“Resta inteso, per quanto scontato, il nostro massimo impegno a sostegno di Forza Italia e della candidatura di Francesco Schittulli, essendo la difesa dei valori e delle idee del centrodestra, nonchè le attese del popolo dei moderati pugliesi, il nostro obiettivo prioritario ed assoluto”, concludono.
Guerra Cav-Fitto.
E’ l’atto di guerra tra Fitto e Berlusconi. Il leader dei frondisti di Forza Italia e soprattutto guida del fortino azzurro sul territorio pugliese, vero bacino di voti dei fittiani, ha attaccato duramente Berlusconi parlando al videoforum di Repubblica.it: le decisioni assunte dai vertici di Forza Italia in Puglia rispondono ad “un’idea verticistica del partito, viene punita la regione che dà  più consensi a Forza Italia, e non si interviene su quelle dove il partito è ai minimi storici.
Temo che il nostro partito da liberale di massa si stia trasformando in un partito poco liberale che perde la massa. Considero le scelte fatte da Berlusconi nelle ultime ore atti di clamorosa debolezza. Noi – ha proseguito Fitto – vogliamo ricostruire Forza Italia, proprio perchè riteniamo gli atti di Berlusconi un atto di debolezza, ma non vogliamo contrapporci a nessuno”.
“Il Patto del Nazareno è stata la linea politica dell’ultimo anno dove Berlusconi ha commesso errori clamorosi – ha aggiunto Fitto -. Noi l’abbiamo denunciato e ora vogliono epurarci, ma la nostra battaglia sarà  dentro forza italia, se ne facciano una ragione”.

(da “Huffingtonpost”)

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INTERVISTA A FITTO: “SILVIO TI ADORO, MA ORA VAI VIA”

Febbraio 18th, 2015 Riccardo Fucile

“NON LASCERO’ IL PARTITO PERCHE’ VOGLIO RIFONDARLO”

Raffaele Fitto è un uomo di 45 anni con i modi e i tratti dell’eterno ragazzo.
Quasi un imprinting lasciatogli dal suo esordio precoce in politica, quando ventenne si trovò a prendere il testimone del padre, governatore democristiano della Puglia, morto in un incidente d’auto.
Un compito assolto senza più fermarsi: giovanissimo presidente della sua regione, più volte parlamentare italiano ed europeo, ministro nell’ultimo governo Berlusconi, oggi impegnato a scalare la dirigenza di quel che resta di Forza Italia.
Del democristiano del Sud porta con sè un elettorato fedele, fatto di persone in carne ed ossa, di contatto fisico, di strette di mano, di implicite promesse.
Leader carnale in una politica ormai tutta mediatica, predilige ancora il novecentesco “territorio”, fa più uso di comunicati che di tweet ed è più presente nei telegiornali che nei talk-show.
Metodi che la politica 2.0 ritiene superati, ma che Fitto impone con una presenza quotidiana e martellante.
“E’ indispensabile uscire da una condizione di ipocrisia. Ci sono degli errori clamorosi compiuti negli ultimi mesi, il primo è quello della linea politica del nostro partito rispetto all’approccio nei confronti del governo Renzi sul tema delle riforme”.
Così di lui sappiamo parecchio. Sappiamo che è stato a lungo un pupillo di Berlusconi, che lo considerava una “protesi” del proprio corpo, ma che poi lo lasciò andare, forse deluso dalla sua difficoltà  a sorridere e dal suo lungo argomentare. Sappiamo che oggi è il maggiore oppositore interno del vecchio leader e che, se non vincerà  la battaglia in Forza Italia, potrebbe fare un partito tutto suo, forte di un seguito di 40 parlamentari.
Ma niente, o molto poco, è trapelato finora della sua storia privata, dei pensieri e dei sentimenti che l’hanno accompagnato in questa bruciante, eppure già  lunghissima, carriera politica.
Abbiamo provato a farci raccontare anche questo.
Fitto, come ci si trasforma in poco tempo da protesi di Berlusconi a sua spina nel fianco?
«Dicendo pubblicamente la verità . Ripetendo che Forza Italia ha mandato in onda in questi mesi il proprio suicidio politico, perchè ha accettato tutti i diktat di Renzi senza colpo ferire e rinunciando a un’identità  costruita in vent’anni. Berlusconi non ha indovinato un solo passaggio politico».
Adesso però sembra aver cambiato rotta. È troppo tardi?
«Non lo so. Io continuo a chiedere l’azzeramento del gruppo dirigente, le primarie per ricostruirlo e una discussione politica sui temi veri: tasse, debito, Europa, sicurezza…».
Ma non è ascoltato. Perchè non fa un partito suo?
«Detesto l’abitudine tutta italiana di andarsene quando non si è d’accordo. Voglio fare la mia battaglia dentro Forza Italia e anche fuori, tra la nostra gente che è delusa e arrabbiata. Non dia retta alle voci: non lascerò Berlusconi».
Resta evidente che siete passati al conflitto duro. Come accade solo alla fine di un amore…
«Con lui va così. Il rapporto politico diventa anche personale, nel bene e nel male. Ma la mia stima e il mio affetto sono intatti».
Non si sono incrinati neanche quando Berlusconi le ha gridato, come fosse un insulto: “Figlio di un vecchio democristiano”
«È stato un momento di tensione che ho voluto superare. Lei saprà  che ho perso mio padre, grande uomo, grande politico e grande guida della mia adolescenza, quando avevo appena compiuto 19 anni. Il giorno prima festeggiavo con lui il mio compleanno, il giorno dopo lui non c’era più. Quella perdita ha segnato la mia vita. Mi ha incupito, forse per sempre».
Ma le ha regalato la politica.
«Non ne ero digiuno. L’ho respirata in casa e seguendo mio padre nelle campagne elettorali. L’ho assimilata nel mio paese, Maglie, che ha dato i natali a molti politici, tra cui Aldo Moro, che ancora ci guarda da una statua dove è rappresentato, un po’ esageratamente, con “l’Unità ” sotto il braccio».
Si racconta che furono i notabili democristiani, guidati da sua madre, a farle occupare subito il posto lasciato vuoto.
«Vede come il pettegolezzo politico riesce a rendere volgare una storia di lacrime e fatica? Vuole che le racconti come è andata?».
Certo.
«Migliaia e migliaia di persone vennero a farci le condoglianze in casa, notabili e no. Al momento del funerale erano diventate decine di migliaia tanto che dovemmo trasferirci dalla chiesa alla piazza. Lì, in preda alla rabbia che spesso si accompagna al dolore, decisi di dire alcune parole di ringraziamento. Forse vennero bene, non lo so più. Ma fu quello il mio battesimo alla politica».
Lei però era un ragazzino. Davvero nessuno l’aiutò?
«La Democrazia cristiana era la nostra casa. Al di là  delle correnti, Enzo Scotti, Ciriaco De Mita e molti altri furono vicini alla mia famiglia. Io cominciai a lavorare nel partito e due anni dopo, un po’ per le capacità  che stavo mettendo in campo ma certo molto di più perchè ero il figlio di Salvatore Fitto, divenni consigliere regionale con 75 mila voti, il più alto risultato in Italia».
Aveva vent’anni e una strada ormai obbligata. Pensa mai a che cosa si è lasciato indietro? A quale altra vita ha rinunciato?
«All’inizio sì, ma oggi raramente. Mi lasciavo alle spalle un’infanzia diligente e un’adolescenza un po’ scapestrata. Tanta motocicletta con mirabili impennate, poca scuola, spesso marinata con giustificazioni false, tanto calcio con allenamenti quotidiani che mi hanno portato a rompermi i legamenti. E un po’ di botte ai giovani comunisti».
Fitto un picchiatore? Si stenta a crederlo.
«Non esageriamo. Andava così all’epoca. Bastava un manifesto che non doveva essere attaccato e ci si picchiava di brutto. Se ricordo quegli scontri con persone che poi hanno avuto ruoli nel Pci e nei Ds, riconosciamo tutti che erano momenti formativi. Mettevano in campo un’idealità  politica di cui oggi si sente la mancanza».
Come coltiva la sua, se ancora ne ha?
«Ce l’ho, eccome. La mia bombola di ossigeno è il territorio dove la gente vera, con l’applauso e soprattutto con la critica, mi indica la strada. Poi c’è il mio pantheon che non tradisco: Margaret Thatcher, di cui sto leggendo in questi giorni una biografia politica, e Ronald Reagan. A loro mi sono ispirato quando, da governatore della Puglia, ho contenuto la spesa pubblica tagliando 21 ospedali e bloccando molte assunzioni. Una politica di risanamento che mi è costata la rielezione, ma che rifarei».
Va bene, l’aiuto a sfidare l’impopolarità . Che cosa pensa di questo papa?
«Per esprimermi aspetterei la conclusione del Sinodo. È giusto aprire alla società , però la religione ha alcuni punti fermi che vanno trattati con cautela. Bergoglio è molto mediatico, Ratzinger era più profondo».
Lei è un credente praticante?
«Sì, ma tengo per me la mia religiosità . Se vado a messa cerco di non farne un evento plateale. Sono fatti privati, come la mia vita familiare».
È vero, si sa tutto del suo essere stato figlio, ma niente del suo essere padre. Se ne sente all’altezza?
«Fisicamente non sono molto presente, ma sono un padre attento e, qualche volta, anche un po’ rigido. Ho due maschietti vicini di età , nove e otto anni, molto complici e per questo impegnativi. Credo sia mio compito insegnare loro a rispettare le regole. Di tenerezza ne hanno a volontà  dalla loro mamma».
Le devo dare atto che lei è un uomo del Sud consapevole e convinto. Rispetta le tradizioni anche con sua moglie?
«Guardi, mia moglie Adriana è la cosa più bella che mi sia capitata nella vita. È la mia forza e il mio porto sicuro. L’ho conosciuta nel 2003, ci siamo guardati e ci siamo sentiti innamorati. Lei ha rinunciato a fare l’avvocato per la famiglia. L’avrei sposata anche subito, ma i miei impegni politici ci hanno fatto perdere due anni. Anche quando è nato il nostro primo figlio la politica ci si è messa di mezzo».
Come?
«Eravamo in piena campagna elettorale per le politiche del 2006, Berlusconi era venuto a Bari a fare la manifestazione di chiusura. Prima di salire sul palco gli avevo detto che forse mi sarei assentato perchè mia moglie era al termine della gravidanza. Per fare un inizio di comizio ad effetto, lui annunciò: “Facciamo gli auguri a Raffaele perchè sta nascendo il figlio”. Adriana fu inondata di telegrammi e fiori quando ancora era lontana dalle doglie. Fu una cosa divertente di buon augurio».
Che fa nel tempo libero, se ne ha?
«Torno sempre a casa e inseguo la mia grande passione: il calcio. Lo gioco con i miei figli, li accompagno ai loro allenamenti nella scuola di calcio a cui li ho iscritti, guardo con loro le partite della mia Juventus. Ascolto la musica del grande Ennio Morricone, che per me è la cosa più rilassante che esista, e leggo qualcosa. Oltre che alla biografia della Thatcher, ora sto leggendo“Open” di Andre Agassi, dove il tennista spiega come sia stato quasi obbligato a diventare un campione sacrificando molte altre possibilità  della sua vita».
Sta parlando di sè?
«No, a me oggi va bene così. Ma siccome ho cominciato molto presto, penso che farò politica ancora per un po’ e poi mi costruirò una vita più tranquilla realizzando un progetto nella mia terra di Puglia a cui penso da tempo».
Quale?
«Un agriturismo, anzi una grande masseria che sia abitazione e impresa, dandoci insieme un rifugio e un reddito».
Mi permette di non crederci?
«Anche mia moglie non ci crede e ride sempre quando glielo dico. Ma la stupirò. Anzi vi stupirò tutti».

Stefania Rossini
(da “L’Espresso“)

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FORZA ITALIA SCEGLIE ALFANO E LA LEGA ROMPE

Febbraio 18th, 2015 Riccardo Fucile

ACCORDO CON NCD PER LE REGIONALI SIA IN CAMPANIA CHE IN VENETO…. NELLA ROSA DEI CANDIDATI BRUNETTA E GARDINI

L’esplosione del centrodestra si consuma nella storica roccaforte veneta.
Al termine di una lunga giornata di colloqui, Forza Italia e Nuovo centrodestra siglano l’alleanza in Campania e in Veneto, promettendo candidati autonomi rispetto alla Lega.
Uno strappo storico, se confermato.
Silvio Berlusconi, a dire il vero, preferirebbe presentarsi alle Regionali a braccetto con il Carroccio e lotta per far cadere il veto leghista sull’Ncd: «Anche perchè altrimenti perdiamo tutti».
La risposta di Matteo Salvini, però, è gelida e conferma il divorzio: «Presentano i loro governatori? Perfetto — spiega al telefono quando già  è sera — Berlusconi è libero di fare una scelta nella massima serenità : o si allea con Alfano, o con la Lega».
È una somma di debolezze a dettare il patto tra i centristi e gli azzurri. Difficilmente FI può rinunciare al sostegno dell’area popolare in Campania, decisiva per tentare di rieleggere l’uscente Stefano Caldoro.
E d’altra parte è complicato per il Ncd presentarsi isolato alle prossime Regionali. «Non c’è dubbio, noi sosteniamo Caldoro ma vogliamo correre con FI in Veneto», conferma Gaetano Quagliariello.
Il comunicato stilato al termine del summit, limato anche nelle virgole da Deborah Bergamini, mette nero su bianco le condizioni dell’asse.
«Nel corso dell’incontro — si legge — è stata apprezzata la possibilità  di un accordo politico per le Regionali». Ed esiste già  un metodo per la scelta del candidato governatore: «In Campania sarà  ovviamente il presidente uscente. In Veneto dovrà  essere individuato all’interno di una rosa».
Alcuni nomi sono già  stati vagliati dalle due delegazioni. In primis quello di Renato Brunetta, ma anche Elisabetta Gardini e Antonio De Poli.
Berlusconi sarebbe in realtà  ben lieto di sostenere la corsa del leghista Luca Zaia, a patto di superare l’ostracismo padano su Alfano.
Per questo incontrerà  nuovamente Salvini, tentando l’ultimo pressing, ma solo dopo un vertice tra FI e Lega in agenda nelle prossime ore.
«Ci vedremo anche con i legisti e Fratelli d’Italia — conferma Altero Matteoli — E non ci sarebbe nulla di strano a correre tutti assieme, visto che il Nuovo centrodestra al Nord già  governa con la Lega».
E però Salvini non arretra, mettendo alle strette il leader di Arcore: «Noi o Alfano, basta scegliere». Senza un improvviso ripensamento leghista, la strada dell’ex Cavaliere diventerà  allora obbligata e l’asse con il Nuovo centrodestra comprenderà  anche il resto d’Italia.
«Si parte dall’accordo in Veneto e Campania — rileva De Poli — per poi provare ad allargare l’alleanza anche alle altre Regioni. In prospettiva, poi, si riapre il percorso per la costruzione di qualcosa di nuovo nell’area moderata».
Prima di rianimare un centrodestra al collasso, Berlusconi dovrà  risolvere una volta per tutte la faida interna. Sospinto dal cerchio magico, l’ex premier ha lanciato ieri una nuova sfida al capo dei frondisti Raffaele Fitto, sostituendo in Puglia il coordinatore regionale Francesco Amoruso con Luigi Vitali.
Uno schiaffo al big salentino, ma anche l’antipasto di un’esclusione dei fittiani dalle liste delle prossime Regionali.
L’affronto non resterà  senza risposta, visto che il leader dei dissidenti prepara un nuovo affondo (forse già  oggi) e intanto rassicura al telefono i suoi parlamentari.
«Più Berlusconi alza il tiro, più aumenta lo scontro. Prova a spaventarci, ma non ha capito che ci fa un regalo perchè mostra di avere paura».
L’ultima parola sarà  pronunciata sabato prossimo a Roma, durante l’assemblea dei “ricostruttori”.
Si attendono scintille.

Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)

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FORZA ITALIA: IL LEADER DEGLI ABUSIVI DIVENTA “RESPONSABILE EMERGENZA ABITATIVA”

Febbraio 17th, 2015 Riccardo Fucile

TRE ANNI FA LA VILLETTA ABUSIVA DI CARDAMURO FU ABBATTUTA DOPO BLOCCHI STRADALI E SCONTRI CON LE FORZE DELL’ORDINE

Nel dicembre 2011 duemila persone scesero in piazza a Bacoli (Napoli) per protestare contro l’arrivo delle ruspe che avrebbero dovuto abbattere due villette abusive: blocchi stradali, scontri con le forze dell’ordine, arresti.
La rivolta non sortì l’effetto sperato e pochi giorni dopo le case destinatarie dei provvedimenti di demolizione furono rase al suolo.
Finì giù anche l’abitazione di Raffaele Cardamuro, l’attivista appena nominato responsabile del “dipartimento emergenza abitativa del coordinamento provinciale napoletano di Forza Italia”.
Lo ha annunciato in una nota il coordinatore provinciale degli azzurri Antonio Pentangelo: “Con questa nomina rilanciamo in provincia di Napoli un tema particolarmente sentito e delicato potendo contare anche e soprattutto sull’esperienza maturata sul campo da Raffaele di cui è noto il forte   impegno. Siamo certi che malgrado le difficoltà  di contesto di una regione fortemente penalizzata sul fronte del condono edilizio, Raffaele saprà  affrontare utilmente temi così pregnanti come quelli dell’emergenza casa, dell’abusivismo di necessità , e relative demolizioni, battaglie di sempre del nostro partito per il riconoscimento di uno dei diritti fondamentali del cittadino, il diritto alla casa”.
Nulla di nuovo sotto il sole.
La posizione di Forza Italia sul tema è nota.
Si avvicinano le elezioni in Campania e bisogna blandire il popolo degli abusivisti “di necessità ” (ma non solo), terrorizzato dalle 67.000 sentenze di demolizione (dato del 2013) e dalle altre 200.000 circa in arrivo.
Ricordiamo le parole di Mara Carfagna a Sant’Antonio Abate (Napoli) poco prima delle regionali del 2010: “Non siamo così folli da pensare di avere il minimo interesse ad abbattere anche soltanto un balcone di questi edifici. Quindi lasciateci lavorare, abbiate fiducia in noi, l’unica speranza è quella di arrivare al governo regionale e poi il governo regionale si assumerà  la responsabilità  di non demolire un pilastro soltanto di questi edifici”.
Cinque anni di governo della Campania hanno prodotto solo una farraginosa delibera di riapertura dei termini del condono edilizio ’85 e ’94.
E’ rimasto inapplicabile il condono Berlusconi del 2003, bloccato da una legge regionale di Antonio Bassolino che di fatto lo ha reso impossibile in Campania.
Il parlamentare azzurro Carlo Sarro ha provato in tutti i modi a forzare il blocco: sedici tentativi nella legislatura 2008-2013, tra disegni di legge ed emendamenti infilati qua e là : “Chiediamo solo l’applicazione di un diritto ingiustamente negato in Campania, per salvare gli abusi di necessità ”.
Ma non c’è stato niente da fare.

Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)

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BERLUSCONI SFIDA RENZI: “IL VOTO ANTICIPATO? BEN VENGA, ANDIAMOCI COL CONSULTELLUM”

Febbraio 14th, 2015 Riccardo Fucile

FITTO ATTACCA E PREPARA L’ESORDIO DEI “RICOSTRUTTORI”…SILVIO ORDINA DI ISOLARLO: “E’ UN TRADITORE”

L’addio all’aula è l’ultimo guanto di sfida lanciato a Renzi, ma per Silvio Berlusconi diventa soprattutto la via d’uscita che in poche ore gli consente di tenere unito il partito e il gruppo parlamentare in procinto di deflagrare.
Almeno per un pomeriggio, l’obiettivo è centrato.
«Ma ci minaccia sul serio di andare al voto? E pensa di spaventarci? Ben vengano le elezioni col Consultellum, contento lui…».
L’ex Cavaliere è galvanizzato dall’aria di scontro, quasi da campagna elettorale, quando il capogruppo Brunetta, la Bergamini, la Gelmini lo sentono in viva voce poco prima che si riunisca il gruppo alla Camera per decidere l’Aventino con gli altri partiti d’opposizione.
Col proporzionale, il ritorno al governo di larghe intese per via elettorale sarebbe a portata di mano, sogna l’ex premier.
Ha appena lasciato l’istituto di Cesano Boscone quando ordina la ritirata, dopo essersi accertato che il gruppo sia compatto.
Deborah Bergamini, in una telefonata privata al mattino, gli ha raccontato nei dettagli quanto avvenuto alle due di notte, il siparietto piuttosto teso con Matteo Renzi.
Col premier che le si avvicina ai piedi dei banchi forzisti e le chiede con tono ultimativo: «Pensate che sia disposto a gettare al vento otto mesi di lavoro sulle riforme? Questa è una legislatura costituente, se le riforme si fermano, non ha senso portarla avanti. Per me possiamo andare dritti al voto».
«Anche col Consultellum, col proporzionale puro?», lo provoca la portavoce di Berlusconi.
«Per me è perfetto – ribatte lui – la gente è dalla mia parte, le televisioni sono con me, i collegi ampi mi consentono di fare una buona campagna mediatica. Io sono pronto e state certi che vinco».
Se è una sfida, Berlusconi si dice pronto a raccoglierla. Ma prima di un ipotetico voto dovrà  brigare per tenere unita Forza Italia.
In mattinata, Raffaele Fitto aveva lanciato un nuovo affondo nell’ennesima conferenza stampa alla Camera, sfidando il leader proprio sulla riforma costituzionale.
«Noi votiamo contro, Forza Italia che farà ? Esca dall’ambiguità », aveva incalzato l’eurodeputato.
Certo che la minaccia di sospensione o addirittura di espulsione rivolta a lui e ai suoi 38 sia un’arma spuntata («Non ci sono le condizioni tecnico-statutarie, ma nemmeno quelle politiche»).
Berlusconi viene informato, perde ancora una volta le staffe contro quello che bolla ormai come «il traditore ».
E da quel momento, dalla batteria di Palazzo Grazioli parte l’ordine di attacco a Fitto che tutti i dirigenti, i parlamentari e perfino i coordinatori regionali eseguono.
Quasi tutti sintetizzabili col commento della fedelissima del leader e amministratrice del partito, Maria Rosaria Rossi: «Se il tema è la volontà  di intraprendere una scalata al potere, allora non sono tollerabili protagonismi personali che fanno male a Forza Italia e, come abbiamo già  avuto modo di vedere, non portano alcuna fortuna».
Alla riunione di gruppo i fittiani si presentano.
Si oppone all’uscita dall’aula Saverio Romano, unico a presidiare poi i banchi. Tutti gli altri, compreso Daniele Capezzone, si dicono favorevoli alla linea ed escono. Perplessità  vengono espresse da Stefania Prestigiacomo e da Mariastella Gelmini, che spiega: «Siamo passati dal sostegno alle riforme all’Aventino, è difficile da spiegare. Detto questo, ho parlato col presidente ed è favorevole all’abbandono dell’aula ».
Del resto, è la nuova strategia decisa da Berlusconi con Toti, Brunetta, Bergamini: far passare d’ora in poi ogni decisione ai voti nei gruppi, dove i fittiani sono minoranza.
E se non si adegueranno, saranno fuori.
Fitto non molla la presa e si prepara all’escalation con la manifestazione di sabato prossimo a Roma, in cui sarà  presentato il «Manifesto dei #ricostruttori di Fi e del Paese» (in basso il logo).
Alle 18, i berlusconiani seguono i lavori dai video in Transatlantico.
Sul tabellone compare il numero dei votanti a ogni emendamento. Sestino Giacomoni, altro fedelissimo del capo, osserva e scuote la testa: «Con quella stessa soglia di 308 voti, sul rendiconto di bilancio, nel novembre 2011, Napolitano chiese a Berlusconi di dimettersi. Ora ci approvano una riforma costituzionale».

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)

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FITTO NON MOLLA: “QUA È TUTTO FARLOCCO, NON MI PUOI CACCIARE”

Febbraio 13th, 2015 Riccardo Fucile

STUDIA LE CARTE CON I SUOI LEGALI E CONTESTA LO STATUTO: “L’UNICO ABUSIVO E’ BERLUSCONI, NON E’ MAI STATO ELETTO PRESIDENTE”

Fitto resiste. Fitto rilancia.
Fitto, il capo dei ribelli ormai vuole farlo impazzire: “Berlusconi fa finta di non capire, lui e quelli attorno che soffiano sul fuoco. Mi vuole cacciare? Non riuscirà  a cacciare nessuno”.
È già  pronto, il ribelle, non solo alla battaglia politica, a un tour nell’Italia — a partire dall’iniziativa del 21 a Roma — all’insegna dell’“azzeriamo tutto”.
È pronto pure alla battaglia in tribunale, cartoffie e carte bollate.
Se Berlusconi proverà  ad espellerlo: “Qua — ripete ai suoi — è tutto farlocco, pure lo statuto”. Analizzato, sottolineato, studiato già  dai suoi avvocati. Carta canta.
Berlusconi pare allergico pure alle regole interne.
I legali di Fitto ci guidano tra le norme.
L’articolo 55 è quello che regolamenta “il provvedimento disciplinari”. Così recita: “Ogni iscritto che ritenga sia stata violata una norma dello statuto o che sia stata commessa un’infrazione disciplinare o un atto lesivo dell’integrità  morale del Movimento, può promuovere con ricorso scritto il provvedimento davanti al collegio dei Probiviri competente”.
Come accadde ai tempi di Fini, nell’allora Pdl. Peccato che nel passaggio dal Pdl a Forza Italia, i probiviri non siano mai stati nominati. Non ci sono.
Attenzione, non è roba da poco. Perchè, sempre secondo lo statuto all’articolo 52, devono essere “eletti” dal Consiglio Nazionale, procedura non breve.
E senza i probiviri, è impossibile espellere qualcuno. O sospenderlo.
“Ma chi vuole cacciare”, ripete Fitto, “qua è tutto farlocco”.
Tutto farlocco perchè, secondo i ribelli, non è valido non solo questa o questa norma, ma lo statuto.
Riesumata Forza Italia, non è stato votato da un congresso.
Anzi, da quando è stata riesumata Forza Italia, non è stato fatto nessun congresso.
Non è un caso che — basta andare sul sito di Forza Italia e scaricare il documento — sulla copertina c’è scritto: “Statuto di Forza Italia 1998, approvato dall’Assemblea nazionale del 18 gennaio 1997. Con modifiche apportate dal Consiglio nazionale del 4 luglio 1997, del 20/21 febbraio 1998, dal congresso nazionale del 16 aprile 1998, dal consiglio nazionale del 20 luglio 1998 e dal congresso nazionale del 27/28/29 maggio 2004”.
Ecco, dopo la riesumazione, è stato mai votato? Per i fittiani no, per il cerchio magico fu approvato per acclamazione a un consiglio nazionale.
Certo è che non si è fatto mai alcun congresso.
“Tutto illegittimo” sostiene Fitto coi suoi. E se proprio il gioco si fa duro, ecco lo sfregio. Farlocco pure il presidente Silvio Berlusconi.
Carta canta, all’articolo 19: “Il presidente del Movimento Politico Forza Italia è eletto dal Congresso Nazionale secondo le modalità  previste dal regolamento”.
Ma il congresso non si è fatto: “L’Epurator è abusivo” mormorano i ribelli. Abusivo e non solo.
Prosegue l’articolo: “In caso di dimissioni o impedimento permanente del Presidente, il comitato di presidenza convoca il consiglio nazionale per provvede alla sostituzione temporanea”.
Che si intende per impedimento? Stato di salute o pure i servizi sociali a Cesano Boscone sono impedimento.
Ecco, si affilano le armi. Casomai la rissa arrivasse in tribunale. Tragedia, farsa, chissà . Dall’epurazione alle comiche finali il passo è breve.
Un azzurro ammesso a corte dice: “Berlusconi ha un solo modo per liberarsi di Fitto, perchè non riuscirà  a cacciarlo. Ed è quello di fondare un altro movimento, tanto il marchio Forza Italia rimane a lui”.
Dal Che fai, mi cacci? al Sai che c’è, mi caccio.
Qualche settimana fa, nel corso di una assemblea con i parlamentari la buttò così, quasi per gioco: “Con questa legge elettorale il centrodestra deve andare per forza unito. Sarebbe una follia andare frazionati al voto. Dobbiamo presentarci con una lista unica”. Il nome, fatto come esempio in quella sede è “Lega delle Libertà ”. Pare che il nome non sia ancora stato registrato, almeno così raccontano fonti autorevoli, ma la suggestione aleggia. Prematuro, forse. Prima ci sono le regionali.
Raffaele Fitto aspetta il cappotto di Forza Italia per marciare sul quartier generale. Berlusconi aspetta che Fitto perda in Puglia per dirgli che non vince neanche a casa sua. Si va avanti così, ormai è irrecuperabile.
Che fai, mi cacci o Mi caccio?

(da “Huffingtonpost“)

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ARRIVA IL “CHE FAI CI CACCI?” DI FITTO: PRONTO UN PARTITO CONSERVATORE

Febbraio 12th, 2015 Riccardo Fucile

SILVIO: “VALETE L’1,3%”…. LA REPLICA: “SEI UN ABUSIVO”

Alle otto di sera, i ribelli fittiani si spellano le mani sui tamburi di guerra.
Battono a più non posso: “Ci caccia? Semmai siamo noi che cacciamo lui. Forza Italia è anche il nostro partito. Chi fa le espulsioni o le sospensioni? I probiviri? Ma chi sono, chi li nomina? Non abbiamo celebrato alcun congresso. Pure il presidente viene nominato dal congresso. E se il presidente è abusivo, senza dimenticare che nello statuto questa carica non può essere svolta da chi ha un impedimento?”.
E se non c’è soluzione? “Faremo un partito conservatore”
La scomunica in assemblea e lo sherpa
A un lustro dal fatidico “che fai mi cacci?” d’imperitura memoria finiana, Silvio Berlusconi torna a minacciare espulsioni e sospensioni.
Stavolta tocca all’ex governatore bambino della Puglia, il democristiano Raffaele Fitto.
La scomunica però non è pubblica, come cinque anni fa nell’auditorium di via della Conciliazione. Avviene al chiuso dell’aula dei gruppi parlamentari azzurri a Montecitorio.
Senatori e deputati si riuniscono per prendere atto della fine del patto del Nazareno. Berlusconi si presenta con un’insolita relazione scritta, insolita per lui, e si assume tutte le responsabilità  per il fallimento dell’accordo.
Le colpe della rottura vengono addebitate al Partito democratico. Non c’è la citazione diretta di Matteo Renzi. La frase chiave è questa: “Se c’è una responsabilità  quella è solo la mia perchè io ci avevo creduto e sperato fino in fondo. Ma adesso sarebbe ottuso e nefasto proseguire. L’alleato è Salvini, ma non gli daremo le chiavi del centrodestra, noi rimaniamo centrali”.
In pratica, salva Denis Verdini, lo sherpa del Nazareno.
I 37 disertori e la manifestazione all’Eur
Ed è proprio questo il passaggio che provoca la diserzione di massa dei 37 ribelli fittiani (il loro capo, invece, è assente giustificato in quanto europarlamentare). Avvisati in anticipo della mossa berlusconiana di non toccare nessuno, i 37 non si presentano.
Un’altra provocazione, dopo la conferenza stampa della scorsa settimana convocata mentre si teneva l’ufficio di presidenza di Forza Italia.
E prima della manifestazione dei “Ricostruttori” che si terrà  il 21 febbraio a Roma, non più in un teatro (“troppo piccolo per le adesioni che stiamo ricevendo”) ma in una struttura più grande all’Eur.
Tre mesi di sospensione e l’attesa di un’ora
Così quando si apre il dibattito sulla relazione, esplode la questione dell’assenza dei fittiani. E Silvio minaccia di cacciarli: “Devono decidere cosa fare, o dentro o fuori. Hanno una settimana di tempo per decidere. E se vanno via prenderanno l’1,3 per cento”.
Si parla di una sospensione di tre mesi. Al telefono da Strasburgo, Fitto annuncia: “Aspetto un’ora la smentita. Poi farò una nota”.
E la nota arriva: “Ci cacci perchè abbiamo avuto ragione sulle riforme, e, purtroppo, su tutto il resto? Perchè troviamo surreale il passaggio in due giorni da Forza Renzi a Forza Salvini? Dunque, processo popolare? Caro presidente, meglio esserti antipatico e non abile nello sport dell’ossequio a corte, ma utile e sincero. Te lo dico con amarezza: stai ancora una volta sbagliando tutto”.
L’appello al Tribunale e il modello Cameron
Rispetto alla “cacciata” di Fini e dei finiani c’è una grossa differenza.
Fitto e i fittiani faranno le barricate sino all’ultimo, non escludendo il ricorso al tribunale civile in caso di procedimenti disciplinari sanzionati da un partito che non ha celebrato un congresso nazionale.
In ballo ci sono la gestione di Forza Italia e la sua organizzazione interna. I ribelli hanno anche un retropensiero pesante: “Siamo sicuri che la faccia feroce di Berlusconi sul Nazareno sia vera? Oppure si fa tenere a bagnomaria da Renzi che ha rinviato a maggio la Salvasilvio?”.
I toni tra le due fazioni sembrano escludere una convivenza futura. Si apre, allora, lo scenario di una nuova scissione.
Un raggruppamento conservatore di Fitto modello Cameron, a metà  strada tra i popolari europei e i lepenisti.
Ieri B. ha chiuso la riunione dando appuntamento al 9 marzo, quando tornerà  libero: “Quel giorno vi trasformerò tutti in rivoluzionari”. Tutti meno 37. Una rivoluzione per sottrazione.

Fabrizio d’Esposito
(da “il Fatto Quotidiano”)

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“CHE FAI, MI CACCI?”: DOPO CINQUE ANNI TOCCA A FITTO, PALATE DI FANGO IN ARRIVO

Febbraio 12th, 2015 Riccardo Fucile

BERLUSCONI SI ADDOSSA LE COLPE DEL NAZARENO E DA’ I SETTE GIORNI ALL’OPPOSITORE INTERNO CHE REPLICA: “CI CACCI PERCHE’ ABBIANO AVUTO RAGIONE? IN DUE GIORNI SI E’ PASSATI DA FORZA RENZI A FORZA SALVINI”

I parlamentari ribelli disertano l’assemblea. Silvio Berlusconi, davanti a una sessantina tra deputati e senatori, sbatte il pugno del comando: “Una settimana, due al massimo e poi Fitto e i suoi devono decidere: o dentro o fuori”.
L’ultimo affresco del declino nell’era del post-Nazareno raffigura la scissione di Forza Italia.
Il Che fai, mi cacci 2.0. Nell’auletta dove vengono riuniti i gruppi parlamentari azzurri per ricevere la linea della rottura con Renzi va in scena il processo agli oppositori interni: “Non si può andare avanti così. La minoranza ha diritto di esprimere le sue posizioni ma poi è la maggioranza a decidere. Ora basta, Raffaele deve decidere cosa vuole fare. Se Fitto se ne va e fa un suo partito arriva al massimo all’1,3 per cento”.
Segno del declino rispetto all’epica cacciata di Gianfranco Fini è che mancano, nello statuto di Forza Italia, pure le regole per epurare.
L’ex premier annuncia che sarebbe opportuna una sospensione di tre mesi, ma statuto alla mano gli fanno notare che la strada non è percorribile.
Alla fine, nel documento messo ai voti, il passaggio minaccioso non viene neanche inserito.
Anche se i capi d’accusa li elenca Renato Brunetta in Transatlantico: “I suoi parlamentari non sono venuti la scorsa settimana all’ufficio di presidenza e hanno convocato una conferenza stampa in contemporanea, in Aula votano non secondo le indicazioni del partito, oggi non sono venuti all’assemblea dei gruppi. Si tratta di una sequenza dei fatti che parlano da soli”.
Diserzione, si sarebbe detto una volta. Frazionismo, nei partiti stalinisti.
Raffaele Fitto, il ribelle, aspetta un’ora, per vedere se arriva una smentita, prima di diramare una nota durissima: “La domanda nasce spontanea, dopo l’ipotesi di una nostra cacciata. Perchè? Perchè facciamo opposizione? Perchè abbiamo avuto ragione sulle riforme, e, purtroppo, su tutto il resto? Perchè troviamo surreale il passaggio in due giorni da ‘forza Renzi’ a ‘forza Salvini’? Dunque, ‘processo popolare?”
Eccola, la raffigurazione della scissione. Di cui sono già  scritti i prossimi capitoli. Come quando Raffale Fitto terrà  la sua convention dei “ricostruttori” il 21 febbraio a Roma: “Ho dovuto cambiare sala — fa sapere l’ex governatore – perchè quella che avevo prenotato è troppo piccola a vedere le adesioni”.
È questo il risultato della prima riunione romana dopo il “patto con Salvini” e la rottura del Nazareno: l’indicazione del nuovo nemico.
Perchè sul resto quello che va in scena è un timido tentativo di rassicurare le truppe che non c’è un passaggio dalla sudditanza da un Matteo (Renzi) all’altro Matteo (Salvini): “Siamo amici di Salvini — dice l’ex premier – ma nessuno può lanciare diktat sui nomi dei candidati e sui nostri alleati”.
Per chi ricorda i momenti della tragica epica berlusconiana pare il discorso di un superstite ai superstiti.
Berlusconi legge un testo fatto apposta per limitare i danni, evita di andare a braccio come ha fatto per una vita, parla in modo paludato.
E, soprattutto, prova a chiudere la faida interna rivendicando la paternità  di tutte le scelte sbagliate, a partite dal Nazareno: “La linea politica seguita fin qui era la mia linea politica. Se c’è una responsabilità  quella è solo la mia perchè io ci avevo creduto e sperato fino in fondo”.
Si capisce che il Nazareno ormai è morto, anche se nel documento finale la formula è sfumata, perchè è chiaro che è complicato pure per un abile venditore spiegare che è giusto votare contro se stessi, visto che ciò che è all’esame dell’Aula è stato votato da Forza Italia al Senato con gioioso impegno: “Continueremo ad appoggiare ciò che delle riforme riteniamo utile per il Paese e alla fine del percorso, valutato come il nostro contributo sarà  stato recepito dalla maggioranza, decideremo come comportarci al voto finale”.
Ma è chiaro che ormai Renzi è l’avversario, anzi l’Avversario.
Lo accusa di aver condotto la trattativa in modo “autoritario” e quindi sarebbe pericoloso consegnare a uno così questo impianto di riforme.
Lo accusa anche di aver rotto il Nazareno e un percorso nel quale Forza Italia aveva creduto.
Nè l’annuncio che il decreto fiscale slitterà  di qualche mese ha sortito effetto. Perchè l’ex premier non crede alla “salva-Silvio” e soprattutto considera quasi ricattatorio questo modo di procedere da parte dell’inquilino di palazzo Chigi: prima il segnale su Mediaset, poi quello sul decreto fiscale.
A microfoni spenti raccontano nel cerchio ristretto che al momento i toni non sono incendiari solo perchè tra un mese c’è la Cassazione su Ruby e l’ex premier è preoccupato da possibili vendette nelle sedi giudiziarie.
Una volta tornato libero e passato il terzo grado di giudizio, a Renzi sarà  riservato dagli house organ del Cavaliere un trattamento “alla Fini”.
Perchè, secondo i suoi segugi, nessuno è privo di peccati o di scheletri da cacciare dall’armadio.

(da “Huffingonpost”)

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