Febbraio 11th, 2015 Riccardo Fucile
ALLA CAMERA SI DIMETTE IL RELATORE SISTO, GLI ALTRI VOTANO A CASO
Si erano presi una settimana di tempo per riprendersi dalle fatiche dell’elezione di Sergio Mattarella e
per sedare i rancori di chi aveva subìto la scelta del Capo dello Stato senza essere invitato al tavolo delle decisioni.
Ma evidentemente la pausa di riflessione non è bastata.
Il primo giorno di rientro al lavoro sulle riforme costituzionali finisce con un espulso, il lancio di fascicoli da 400 pagine e le dimissioni del relatore del ddl Boschi, Francesco Paolo Sisto, Forza Italia.
Non stanno per nulla sereni, a Montecitorio.
E il presidente della Repubblica, tornato ieri per la prima volta alla Camera per la cerimonia sulle Foibe, non pronuncia nemmeno una sillaba di fronte al castello che aveva costruito Giorgio Napolitano e che d’improvviso viene giù.
Già dalla mattina, si era intuita aria di tempesta.
Con un colpo di teatro, il berlusconiano più vicino a Raffaele Fitto, alle 11 e mezza comunica all’Aula che la sua faccia, su quella riscrittura della Carta, non ce la mette più.
“Il mio partito ha rotto il Patto? — sintetizza Sisto — Io non posso rimanere a fare il centravanti del Nazareno”.
Sente il “dolore profondo del giurista” (“non c’è nulla di più esaltante — dirà — che scrivere di prima mano la Costituzione”).
Ma almeno adesso, dice Sisto, “Forza Italia è libera di non essere scontenta, di scegliere solo quello che le piace”.
Segue una serie di dichiarazioni di apprezzamento della “responsabilità ” di Sisto.
E tutta l’opposizione — dalla Lega ai Cinque Stelle a Sel — domanda se non sia il caso di prendere atto che qualcosa è cambiato: “In una democrazia normale — dice Arturo Scotto, capogruppo del partito di Nichi Vendola — si fermano le bocce e si ridiscute tutto”.
Ma dal Pd la replica è la solita: turbo ai motori, “avanti tutta”.
È da poco passato mezzogiorno quando il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti scandisce il cronoprogramma.
Altro che bocce ferme: M5S e Sel, avverte, “hanno esaurito i tempi previsti dal contingentamento”. Per loro, la discussione è finita. Daniele Capezzone, anche lui fittiano di Forza Italia, interviene in loro difesa.
Dice al ministro Maria Elena Boschi, per tutto il giorno in Aula a presidiare le truppe:“Stiamo discutendo della riforma costituzionale, occorre una grande dignità del dibattito. Mi permetta: questa è un’Assemblea costituente e che voi siete nella posizione che fu di giganti come Giuseppe Saragat e Umberto Terracini. Decidete su questo come avrebbero deciso Giuseppe Saragat e Umberto Terracini. Ve la figurate quell’Assemblea costituente, con Croce, Einaudi, De Gasperi e altri ancora, che parla per trenta secondi sulla metà degli emendamenti che sono rimasti?”.
Gli illustri precedenti, evidentemente, non intimidiscono. Si vota.
E al primo emendamento è già caos.
Elena Centemero, incaricata per Forza Italia delle dichiarazioni di voto, viene subito impallinata dai compagni di banco.
“Lei diceva una cosa — conferma Fabrizio Cicchitto, seduto a pochi metri di distanza — e almeno in dieci votavano il contrario”.
Maurizio Bianconi — già ideatore della sigla ‘Forza Renzi’ per ribattezzare il suo partito — non si nasconde: “Qui io non so chi governa la questione. Prendiamo atto che Forza Italia è in maggioranza, che vota le riforme, che fa finta di essere all’opposizione e che ha risuscitato il Nazareno dopo dodici ore”.
La giornata prosegue così: con i voti dei berlusconiani quasi sempre dalla stessa parte dei renziani e con le pattuglie di Fitto in completa anarchia.
E pure con la certezza — chiarissimo il labiale di Debora Bergamini, una delle poche a stretto contatto con il capo — che Berlusconi non sia ancora deciso sul cambio di rotta. “Sisto — dice la Bergamini — non si doveva dimettere”.
Ma a sera, i guai di Forza Italia, paiono schermaglie rispetto ai tumulti di Sel.
Quando arriva la conferma che i tempi di discussione non verranno allungati , il capogruppo Scotto chiude l’ultimo intervento a sua disposizione con un vaffa.
Poi lancia il fascicolo da 400 pagine con gli emendamenti al disegno di legge.
Marina Sereni, in quel momento presidente dell’aula, alza la voce. Dai banchi alla sua estrema sinistra partono uno, due, tre, quattro fascicoli. Sfiorano i banchi del governo. Adriano Zaccagnini, quello con la mira più precisa, viene espulso.
Maria Elena Boschi è ancora lì seduta. La Sereni urla: “Avete voluto dimostrare qual è il grado di tenuta di quest’Aula, perfetto! Onorevoli colleghi! Questo spettacolo non è uno spettacolo degno di un Parlamento che vuole discutere. Va bene. Sospendo la seduta”.
Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 10th, 2015 Riccardo Fucile
“NON VOGLIAMO MORIRE LEGHISTI”
La paura è un vento che arriva dal Nord: “Stella, non possiamo consegnarci così a Salvini, che facciamo
passiamo dagli schiaffi di un Matteo a quelli di un altro Matteo? Spiegacelo, se la linea la dà Salvini noi ce ne andiamo nella Lega”.
Stella è Maria Stella Gelmini, che oltre ad essere una delle berlusconiane più alte in grado è anche coordinatore regionale della Lombardia.
Il suo telefono bolle, nel primo giorno di opposizione di Forza Italia. Sindaci, coordinatori di Forza Italia delle province, consiglieri a Milano e al Pirellone sfogano la paura nella cornetta.
Lo stesso accade a Paolo Romani, nel suo ufficio a palazzo Madama.
Quello che una volta si sarebbe chiamato “il territorio” pensa che Berlusconi ha gestito la “svolta” con scarsa lucidità , perchè un conto è rompere il Nazareno, un conto è consegnarsi all’altro Matteo: “A questo punto — è il leitmotiv di giornata – andiamo direttamente nella Lega, almeno ci ritagliamo un ruolo lì invece di fare gli scendiletto qui”.
Perchè Salvini si muove con la stessa “arroganza” del Matteo a palazzo Chigi: “Nomi e linea — dichiara a metà mattinata — li diamo noi”.
Parole che hanno alimentano un’atmosfera surreale tra gli azzurri.
Nessuno lo sa con certezza, ma il sospetto è che Berlusconi domenica sera a cena abbia sbracato del tutto.
E oltre alle tre regioni gli abbia offerto la guida del centrodestra, o di ciò che ne resta. Matteo nel ruolo di “goleador”, Berlusconi in quello di regista.
Alla bouvette Daniela Santanchè prende un caffè senza zucchero.
Sorride: “Per fare il circo ci vogliono le tigri, non le gattine”.
Di ruggiti se ne sentono assai pochi.
Pure uno come Renato Brunetta, abituato ai toni alti e alle raffiche verbali, a un certo punto pare un moroteo: “Stiamo facendo opposizione selettiva”.
A tre metri di distanza, da un capannello esce la traduzione: “Selettiva? La verità è che il gruppo non tiene e ognuno vota come diavolo gli pare. Lucetta verde, lucetta bianca, lucetta rossa. Il voto tricolore. Siamo ridicoli”.
Ci sono almeno tre sottogruppi: quello di parlamentari che fa riferimento a Verdini, quello di Fitto e i berlusconiani nelle varie sfumature.
Lo spettacolo è surreale.
Alcuni votano scientificamente l’opposto di quello che indica la Centemero a cui è stato affidato l’ingrato compito.
Fabrizio Cicchitto parlando con un collega, fotografa così l’andamento: “Se la Centemero dice che piove, una parte del gruppo, vota contro dicendo che c’è il sole. Se dice che c’è il sole, quelli dicono che piove”.
Si vede che stavolta non è come le altre.
Un ruggito del capo e gli altri che si gettano nel combattimento. Gruppo frantumato, poche dichiarazioni contro Renzi. Preoccupazione per le camice verdi di Salvini.
Nel suo bunker Berlusconi pronuncia parole di fuoco verso il “ragazzo” che lo ha ingannato sul Colle.
Minaccia vendette. Fantastica battaglie epocali: “Quello è un pericolo per il paese, va fermato”.
L’ordine è recepito dagli house organ di famiglia, dal Giornale a Mediaset. In Parlamento più che ruggiti, direbbe Daniela Santanchè, si sentono miagolii.
Segno che neanche la presa di Berlusconi sui suoi è quella di una volta.
“Siamo al delirio” è la frase più dolce che dicono i suoi, ma a microfoni spenti. Salvini pone condizioni, già tratta Forza Italia come un cespuglio e il territorio esplode.
E Berlusconi, chiuso ad Arcore col suo cerchio magico, pare non rendersene conto. Gelmini, Romani, Gasparri e il grosso dei parlamentari cercherà di contenerlo in vista dell’assemblea dei parlamentari di mercoledì: “Tra un Nazareno meno supino a consegnarci a Salvini — è il loro ragionamento — c’è una via di mezzo. E c’è una via di mezzo pure nei toni verso Renzi. Due mesi fa il Giornale titolava Forza Renzi e oggi lo paragona a un sanguinario come Valentino Borgia”.
In parecchi, anche tra gli alti in grado hanno chiamato Denis Verdini, chiuso in un granitico silenzio nel suo ufficio a San Lorenzo in Lucina.
I nemici di una settimana fa diventano nuovi potenziali alleati.
È uno dei tanti paradossi. Spiegano i ben informati: “Il grosso del gruppo dirigente di Forza Italia, a partire da Romani, non voleva la rottura del Nazareno. Lavorava per un Nazareno dove non comandasse Verdini, non per andare in piazza con Salvini contro gli immigrati”.
Ad applaudire i suoi ruggiti.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 10th, 2015 Riccardo Fucile
PER RENZI I RISCHI POSSONO ARRIVARE DALLA CRISI ECONOMICA E DAL CASO GRECO
Il rischio di scivolare da una subalternità all’altra è concreto.
Ma è ancora più vistoso il disorientamento che le oscillazioni di Silvio Berlusconi possono provocare tra militanti ed elettori di FI.
Passare in pochi giorni dal patto del Nazareno con Matteo Renzi ad un«patto di Arcore» con il leghista Matteo Salvini «per fermare il premier» è più di una giravolta. Sottolinea quanto sia stata dura la sconfitta dell’ex Cavaliere nella partita del Quirinale; e come la nostalgia delle vecchie alleanze possa portare Berlusconi nelle braccia di un populismo che lo indebolirà ulteriormente.
Anche perchè l’abbraccio con la Lega, che Il Mattinale, bollettino di FI alla Camera, definisce «a 360 gradi», viene invece accettato da Salvini con cautela.
È la prudenza di chi si sente in vantaggio, teme ripensamenti improvvisi, e vuole trattare da posizioni di forza.
La richiesta a Berlusconi di appoggiare candidati del Carroccio alla presidenza di tutte le regioni del Nord è il pedaggio da pagare.
In passato, bilanciava il primato dell’allora Cavaliere nel governo nazionale. Ora, potrebbe certificare il ruolo di FI come portatrice d’acqua di un’opposizione a guida leghista.
Per questo bisogna capire quanto sia definitiva la svolta.
Palazzo Chigi sembra considerarla tale. E prende le contromisure.
Il lungo incontro tra Renzi e il ministro dell’Interno e leader del Ncd, Angelino Alfano, è una sorta di controcanto alla cena di Arcore tra FI e Lega.
Mostra una collaborazione di governo che si rinsalda dopo le tensioni seguite all’elezione di Sergio Mattarella come capo dello Stato.
E bilancia il passaggio di Berlusconi all’opposizione dura, sebbene con qualche margine di ambiguità ; e il rifiuto di Salvini di presentarsi alle regionali accanto al simbolo «governativo» del Ncd.
Sono istantanee di un’area politica in via di disgregazione.
E conferme dei margini crescenti di manovra che Renzi può sfruttare.
Ormai, la riforma elettorale è al punto di arrivo, quella del Senato potrebbe cambiare; ma in entrambi i casi è il presidente del Consiglio ad avere il timone.
E può usarlo magari per venire incontro alla minoranza del Pd; o per attrarre nella propria orbita gli scontenti di FI o del Movimento 5 Stelle in Parlamento: voti che sarebbero ben accetti, in particolare al Senato, nonostante l’ombra di manovre trasformistiche.
I pericoli per il governo arrivano da fuori, dalla crisi economica europea.
Il fatto che una Grecia alla disperata ricerca di crediti abbia tirato in ballo l’Italia per indicare un altro Paese a rischio di bancarotta, è preoccupante.
Se la situazione greca dovesse avvitarsi quel giudizio maldestro potrebbe riaffiorare in Europa, e sovrastare i numeri del governo Renzi in Parlamento.
Massimo Franco
(da “il Corriere della Sera”)
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Febbraio 9th, 2015 Riccardo Fucile
DEPUTATI, SENATORI, IMPRENDITORI, FEDELISSIMI E AMICI DENTRO E FUORI IL PARLAMENTO.. VERDINI PRONTO ALLA BATTAGLIA, FORTE A ROMA, MENO SUL TERRITORIO
Ai vertici di Forza Italia, quello di Denis Verdini è considerato un esercito temibilissimo. E basta passare in rassegna la truppa per rendersene conto.
Ci sono i verdiniani d’assalto, per esempio: Ignazio Abrignani, Massimo Parisi, Riccardo Mazzoni, Luca D’Alessandro, pronti a tutto pur di seguirlo.
E ci sono quelli di complemento, come Daniela Santanchè, Riccardo Villari, Altero Matteoli, Rocco Crimi, disposti a dare sostegno quando ce n’è bisogno.
E poi c’è Gianni Letta, fedelissimo dell’ex Cavaliere, che all’amico Denis non disdegna mai l’aiuto. Se serve.
Che significa essere verdiniani? Di certo “non essere sudditi o sicari dentro e fuori la Camera per puro servilismo”, assicura il deputato forzista Maurizio Bianconi.
Significa anche “sapere che Denis Verdini ha avuto in mano le redini del partito per talmente tanto tempo da essere legato a tutti, ma soprattutto a Silvio Berlusconi”, racconta l’ex sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo.
Ecco perchè “è impensabile una contrapposizione con il presidente tanto forte da portare a una rottura definitiva tra i due”.
Così è stato sinora. In futuro si vedrà .
Soprattutto per quello che sta succedendo ai vertici di Forza Italia, ma anche per i rapporti con il governo Renzi, visto che Verdini è stato tessitore e custode del Patto del Nazareno. Adesso che la lotta infuria e che dal cerchio magico berlusconiano piovono insulti, i generali contano le forze.
E Verdini conta le proprie, consapevole che se davvero vuoi pesare un esercito efficiente devi sempre averlo. E lui modestamente ce l’ha: deputati, senatori, ma anche imprenditori sparsi sul territorio. Un esercito munito.
Eccouna rassegna fatta dentro e fuori il Parlamento bene illustra.
CAMERA BLINDATA
A Montecitorio Verdini può contare su almeno una decina di fedelissimi.
Ignazio Abrignani, uomo immagine del gruppo: a lui il compito di “difendere la causa” nei talk show, sui giornali e in Transatlantico.
Luca d’Alessandro, il manovratore: già portavoce di Verdini, cura i “sussurri” del grande mediatore.
Massimo Parisi, l’uomo ombra: è la longa manu in Toscana, vedremo poi quanto efficace. Gregorio Fontana, il questore: dicono i maligni che faccia due lavori; di giorno, controlla il buon andamento della Camera e di notte presidia la sede di San Lorenzo in Lucina. Luigi Cesaro, detto “a Purpetta”: un nome, un programma.
Antonio Angelucci, il deputato che non c’è, re delle cliniche: recordman degli assenteisti, non farà mai mancare il suo appoggio al nostro.
Carlo Sarro, trait d’union con l’entourage di Nicola Cosentino in Campania.
Giovanni Carlo Francesco Mottola, avvocato-deputato incaricato di dirimere alcune contese pubbliche di Berlusconi.
Sandra Savino, baluardo del “verdinismo” in Friuli Venezia Giulia.
Monica Faenzi, già portavoce del partito in Toscana nel 2010, quando Verdini era all’apice del successo.
Eppure, è nell’ombra che Denis Verdini annovera un alleato di peso a Montecitorio: Daniela Santanchè. A legare i due è l’amicizia di vecchia data che, dicono i bene informati, nasce dalla comune frequentazione di Berlusconi.
FEDELISSIMI IN SENATO
A Palazzo Madama, Verdini ha il proprio seggio, ed è lì che, seppur con meno uomini, dà libero sfogo alla sua arte diplomatica.
L’influenza di Denis trascende infatti il gruppo di Forza Italia e spazia in quelli “vicini”: Gal (Grandi Autonomie e Libertà ) e Nuovo Centro Destra.
Grazie a un manipolo di “fidatissimi”.
Riccardo Mazzoni, sodale da una vita: i due fondarono insieme il “Giornale della Toscana”.
Riccardo Conti, immobiliarista: riuscì a realizzare in meno di 24 ore 18 milioni di euro di plusvalenza su un solo immobile; coindigato sulla vicenda insieme a Verdini.
Riccardo Villari, l’inossidabile: è l’unico parlamentare espulso nella storia del Partito Democratico, per aver a lungo rifiutato di dare le dimissioni da presidente della Commissione di Vigilanza Rai nel 2008.
Da lì è approdato alla corte di Verdini, dopo aver transitato nel Movimento per l’autonomia (Mpa) dell’ex governatore siciliano Raffaele Lombardo.
Dietro al tridente, ci sono Francesco Giro e Altero Matteoli. Tutti troppo vicini al Cavaliere per essere definiti verdiniani, ma amici importanti qualora dovesse cambiare lo scenario.
Infine, c’è la compagine Gal, gruppo parlamentare che, assicurano nel Palazzo, è espressione diretta della volontà di Verdini, che quì può contare su Mario Ferrara e Antonio Milo.
E a casa Alfano? A oggi non c’è ancora nessun soldato dichiarato ma, confidano fonti vicine al responsabile dell’organizzazione di Fi, ci sarebbero molti “dormienti”, senatori che a chiamata potrebbero rispondere “presente”.
AMICI SUL TERRITORIO
Verdini è stato accomunato a Gianni Letta. Celeberrima quanto azzardata la definizione “duo tragico” di Maria Rosaria Rossi.
Tragico è opinabile, ma un “duo” lo sono di certo: raccontano che Letta e Denis Verdini si stimino. Si rispettino. Collaborino.
E per questo si può dire che Letta è verdiniano tanto quanto Verdini è lettiano.
Dov’è la debolezza, allora?
Sul territorio Verdini perde colpi, uomini e consensi, anche e soprattutto a causa delle inchieste giudiziarie in cui è coinvolto.
Questo è ciò che lo preoccupa di più, perchè i soldati parlamentari contano, ma la rete territoriale è sempre una formidabile garanzia. In Toscana, per esempio, Verdini ha sicuramente perso terreno: in Consiglio Regionale gli restano fedeli soltanto il capogruppo di Forza Italia Giovanni Santini e i consiglieri Stefano Mugnai e Tommaso Villa.
In Consiglio Comunale a Firenze, addirittura, a dargli man forte è rimasto il solo Mario Tenerani.
Sul fronte delle relazioni economiche le cose non vanno meglio.
Secondo fonti toscane, Verdini è rimasto completamente sguarnito sia nella FidiToscana Spa che Cda del Monte dei Paschi di Siena, dove prima a farla da padrone era proprio il suo Riccardo Pisaneschi.
Stessa situazione in Emilia-Romagna: non è mistero che Verdini sia stato molto legato all’avvocato e imprenditore Giampiero Samorì, travolto però da numerose inchieste della magistratura.
Infine, c’è il fronte campano, dove Verdini può contare sull’asse con i citati Cesaro e Cosentino, ormai però politicamente azzoppati e fuori dai giochi a causa degli incidenti giudiziari.
Giorgio Caroli e Giuseppe Alberto Falci
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 9th, 2015 Riccardo Fucile
PER IL 44% LA DIVISIONE NEL CENTRODESTRA DURERA’ A LUNGO
All’indomani dell’elezione del presidente della Repubblica i commentatori hanno dedicato grande
attenzione all’analisi dei vincitori e dei vinti nella partita del Quirinale, decretando in larga misura la vittoria del premier Renzi e la sconfitta del centrodestra che ne è uscito piuttosto malconcio.
Si tratta di una lettura condivisa del tutto (29%) o almeno in parte (52%) dalla stragrande maggioranza degli italiani mentre solo il 9% non la condivide e il 10% non si esprime.
Ed è un’opinione che prevale tra tutti gli elettorati, compreso quelli di Forza Italia che non fanno nulla per dissimulare la delusione e la preoccupazione per le possibili ripercussioni della vicenda sul cosiddetto patto del Nazareno e sul ruolo del loro partito nel prosieguo del processo di riforme intrapreso insieme alla maggioranza.
Renzi dunque esce vincitore: il suo consenso, quello del governo e del Pd dopo settimane di calo fanno segnare un’inversione di tendenza e riprendono a crescere.
Berlusconi e Forza Italia al contrario registrano una flessione che, tuttavia, non sembra far presagire una definitiva uscita di scena dalla politica dell’ex premier.
Infatti, oltre un italiano su due (55%), è convinto che Berlusconi saprà ancora una volta riprendere in mano FI rimanere saldamente a capo del suo partito.
È una convinzione che prevale in tutti gli elettorati sia pure con accentuazioni diverse: da un livello massimo, quasi plebiscitario, tra gli elettori di FI (92%) a quello minimo tra gli elettori centristi (37%), certamente animati dalla speranza di un cambio di leadership nel centrodestra.
Solo un italiano su cinque (20%) pensa che l’elezione di Mattarella rappresenti il declino definitivo di Berlusconi come leader politico.
Nonostante le forti divisioni interne a Forza Italia e nonostante Berlusconi negli ultimi anni abbia inanellato diverse sconfitte e subito un forte calo di popolarità , gli italiani ritengono che all’orizzonte non vi sia un leader alternativo.
Ciò dipende sicuramente dalle caratteristiche di «partito personale» di Forza Italia, il cui destino appare indissolubile da quello del suo leader, ma anche dalla capacita di riscatto che Berlusconi ha mostrato in più di un’occasione.
Nella vicenda dell’elezione del presidente della Repubblica ha destato scalpore la decisione del leader di Ncd Alfano di sostenere Mattarella, dopo che aveva annunciato l’astensione sulla sua candidatura, contravvenendo all’accordo raggiunto con Forza Italia per un candidato comune.
Un accordo che lasciava presagire un avvicinamento tra le due forze politiche, una ricomposizione delle fratture e la possibile apertura di una nuova stagione per il centrodestra.
Ebbene, nonostante il dissenso espresso da alcuni esponenti di primo piano di Ncd, la maggioranza degli italiani (54%) approva la decisione di Alfano di appoggiare la candidatura di Mattarella, mentre all’incirca uno su quattro (23%) ritiene che abbia fatto male perchè ha perso l’occasione di ricompattare il centrodestra rendendolo più competitivo rispetto al Pd di Renzi.
Il consenso per la decisione di Alfano è più elevato tra gli elettori del centrosinistra (81%) ed è largamente prevalente tra quelli centristi (63%), mentre il 25% esprime contrarietà . Gli elettori di Forza Italia vedono sfumare la possibilità di una futura alleanza e pertanto in larga misura (64%) si dichiarano critici.
Molto più diviso risulta l’elettorato del Movimento 5 Stelle.
I giudizi sull’operato dei partiti di centrodestra fanno registrare un calo per Forza Italia (-2% rispetto a metà gennaio), Lega Nord (-1,6%) e, in misura minore, per Ncd (-0,6%).
In lieve aumento Fratelli d’Italia (+0,2%).
La difficile stagione del centrodestra sembra destinata a perdurare per molti anni secondo il 44% degli italiani mentre un intervistato su tre (34%) ritiene che saprà riprendersi rapidamente, ricompattandosi attorno alla figura di un leader nuovo e vincente.
Appare tuttavia emblematico l’elevato numero di intervistati (22%) che non riesce ad esprimere una previsione.
Più ottimisti gli elettori di Forza Italia (58%) tra i quali, tuttavia, non è trascurabile la quota di pessimisti (uno su 4).
Ed è interessante osservare che tra i centristi all’incirca uno su due non ritiene che il centrodestra sia destinato ad invertire la tendenza.
Lo scenario politico sembra dunque in evoluzione: Renzi e il Pd sono in ripresa, il centrodestra stenta a riprendersi e fa registrare un testa a testa tra Forza Italia e Lega, M5S rimane saldamente al secondo posto.
E i timidi segnali di ripresa fanno prevedere un consolidamento del consenso per Renzi e il suo governo e una strada in salita per l’opposizione.
Nando Pagnoncelli
(da “il Corriere della Sera”)
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Febbraio 7th, 2015 Riccardo Fucile
“IL RAGAZZO NON FA PRIGIONIERI, NON È COME D’ALEMA CHE ABBAIAVA SOLO. SE FORZA ITALIA NON SI RIMETTE IN RIGA BERLUSCONI È FINITO”…. PRONTO UN GRUPPO STAMPELLA PRO-GOVERNO
In momenti come questi, il silenzio vuol dire tante cose. Vendetta. Attesa. Godimento. Doppio gioco.
Denis Verdini è un po’ la sintesi di tutto questo. La rottura provvisoria del patto del Nazareno ha fatto accomodare lo sherpa renzusconiano su una sponda del fiume, aspettando il passaggio di vari cadaveri.
“Io adesso non mi muovo, mi godo la scena. Silvio non ha capito che questo qui non fa prigionieri, Matteo lo ammazza, non scherza, mica è D’Alema che abbaiava solamente. E siamo solo all’inizio”.
La Ricattopoli del Nazareno mette a nudo crudelmente il conflitto d’interessi di Berlusconi.
Il canone delle frequenze tv, il ritorno del falso in bilancio, il rebus angoscioso della Salvasilvio nella delega fiscale, finanche la riforma che bloccherebbe la prescrizione per il processo Lavitola a Napoli sulla compravendita dei senatori (il termine in commissione alla Camera è il 12 febbraio).
Il premier gioca durissimo e il fidato Verdini, fidato più per “Matteo” che per “Silvio”, si è preso “una pausa di riflessione”.
Godendosi lo spettacolo di queste ore.
“Silvio preferisce l’Albero delle zoccole? Faccia pure. Tanto fra una settimana sarà costretto a implorarmi in ginocchio per farmi tornare a trattare”.
L’ultimatum. Poi guerra all’”albero delle zoccole”
L’Albero delle zoccole è una vecchia parodia a luci rosse del film di Ermanno Olmi.
Tra gli amici di Verdini, e non solo, l’Albero delle zoccole è l’ultimo insultante sinonimo del cerchio magico che tiene prigioniero l’ex Cavaliere.
In primis: la fidanzata Francesca Pascale e la badante Mariarosaria Rossi, colei che vorrebbe cacciare il “duo tragico” formato da Verdini e Gianni Letta.
Ancora lo sfogo di “Denis” raccolto dai suoi fedelissimi: “Io aspetto una settimana, a patto però che quelle non mi attacchino più. Altrimenti non so come va a finire”. Verdini sarà pure in silenzio ma non è immobile. Dietro almeno quindici, se non venti, dei nuovi Scilipoti renziani al Senato c’è la sua manona: azzurri, alfaniani di Ncd, finti autonomisti del gruppo di Gal.
Incontri, telefonate, abboccamenti. Un’agenda piena, non vuota.
Lo sherpa toscano del Nazareno si è fatto addirittura prezioso per Silvio che ha sbattuto i piedi sul tavolo dopo lo choc per l’elezione di Mattarella al Quirinale.
Sì, è vero, l’altro giorno lui e Confalonieri si sono sentiti, ma poi Verdini ha rifiutato un invito a pranzo a Palazzo Grazioli.
Il cerchio magico cerca la rivincita
La lotta per il potere dentro e fuori Forza Italia non ha nulla di politico. E la visione verdiniana delle cose è molto semplice: per lui “Matteo” è molto più di un amico e perdere il carro del nuovo pigliatutto di Palazzo sarebbe letale.
Al contrario, l’accordo tradito sul Colle per Giuliano Amato, tradito da Renzi ovviamente, è stato una rivincita per il cerchio magico: la Rossi, la Pascale, Toti, Dudù, Romani, la Gelmini.
La guerra nucleare nel magico mondo berlusconiano ha poi una protagonista rimasta sinora nell’ombra. È la vera donna influente che sussurra all’orecchio di Berlusconi: la primogenita Marina.
Sarebbe lei, infatti, la mandante delle uscite della Rossi contro le colombe nazarene. Ancora una volta lo scontro investe la “roba” di famiglia più che la sostanza politica. Quando dieci giorni fa, l’ex Cavaliere riunì il suo gabinetto di guerra per decidere la linea su Mattarella fu proprio a Marina a dirgli di non porgere l’altra guancia: “Papà decidi tu, per me non ci sono problemi. Mattarella non può danneggiarci, se vuoi rompere fallo, io sarò con te in ogni caso”.
Prima della rottura le azioni vendute da Fedele
La posizione della primogenita, più volte invocata per la successione dinastica dell’anomalo centrodestra italico, è in aperto contrasto con il fronte nazareno del berlusconismo, composto da Gianni Letta, Fedele Confalonieri ed Ennio Doris di Mediolanum, oltre a Verdini naturalmente.
Doris, per esempio, ieri ha rilasciato un’intervista per ribadire che “il patto tra Silvio e il premier è una cosa buona per il Paese”. Un lapsus, certamente.
Doris avrebbe voluto dire “una cosa buona per Mediaset e Mediolanum”. Basta seguire il filo curioso di una notiziola pubblicata ieri dal Corsera nella pagina dei mercati finanziari.
Venerdì 30 gennaio, alla vigilia dell’elezione di Mattarella dopo lo strappo renziano, Confalonieri ha approfittato della fase buona di Mediaset in Borsa (più di 4 euro ad azione) e ha incassato 313.413 euro per 77mila azioni.
Un affarone, nel giorno in cui si intonava il provvisorio De Profundis per il Nazareno. Curioso, appunto.
Week end ad Arcore tra politica e affari
Da Verdini all’Albero delle zoccole, per finire a Marina e Confalonieri. Il punto di arrivo coincide con quello di partenza: cosa farà Berlusconi nei prossimi giorni, a partire dalle riforme costituzionali alla Camera, martedì ?
Le colombe volano bassissime. Berlusconi sembra arroccato su un inedito antirenzismo.
Motivazione: “Non mi fido più, Renzi è autoritario e pericoloso”. Intorno a lui tutti stanno a guardare e ad aspettare.
Ad Arcore sarà un fine-settimana di riflessione ma gli affari e la tutela del conflitto d’interessi non hanno i tempi della politica.
I soldi corrono molto più velocemente.
Il soldato Denis tornerà in servizio permanente?
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 6th, 2015 Riccardo Fucile
LA PROSSIMA SETTIMANA LE RIFORME APPRODANO IN AULA: SE BERLUSCONI NON RICOMPONE IL PATTO DEL NAZARENO, VERDINI CALERA’ LA MASCHERA
C’è un motivo se, quando Berlusconi lo ha chiamato giovedì, lui ha garbatamente declinato l’invito a
pranzo.
Nè ha accettato l’invito ad Arcore per questo week end.
Perchè per Verdini non è una questione di mozione degli affetti. Certo, la voce mielosa di Silvio gli ha fatto piacere, segno che il rapporto umano resta.
Ma il chiarimento che vuole è politico. Per la prima volta, tra i due, aleggia l’ombra di una rottura. Anche se non immediata.
E c’è una dead line temporale, nella testa del toscanaccio che conosce troppo bene Silvio e sa che è capace di clamorose inversioni tattiche e sconfessioni di se: “Denis aspetta una settimana, poi si muoverà per tutelare il Patto del Nazareno”.
È questo che sussurra un parlamentare che lo ha sentito più volte.
Il segnale, uno dei tanti, lo ha dato il senatore di Gal Giuseppe Ruvolo, detto Peppe: “Il mio pronostico è che nascerà il gruppo del salva-patto del Nazareno”.
Berlusconi e Verdini si scrutano, ponderano le mosse.
Con l’attenzione di chi non vuole fornire all’altro il pretesto per un affondo. È così che l’ex premier pare aver messo il silenziatore a quelli del cerchio magico.
Giovanni Toti ha disdetto la partecipazione a Otto e Mezzo prevista per giovedì, la Rossi non dà più interviste.
Perchè la prima cosa che Denis vuole vedere in questa settimane è se continueranno gli attacchi verso di lui dalle donne del cerchio magico, che definisce in modo assai poco signorile.
E se sul Nazareno Berlusconi passerà dagli sfoghi ai fatti, dando l’ordine di votare contro le riforme da martedì alla Camera.
Perchè le parole sono incendiarie. Dopo che gli hanno portato la notizia dell’emendamento su Mediaset e sul falso in bilancio, ha pronunciato frasi di fuoco con Renzi, questo “ragazzo” che prima ha tradito i patti e poi si è messo a usare metodi da “dittatore”.
Con il cerchio che gli sta attorno — sempre pronto ad applaudire — si è pure detto certo che si voterà ad ottobre, che sarà in campo e batterà Renzi. E quindi, linea dura.
Tanto che ha chiamato parecchi esponenti dell’ala a lui vicina di Ncd, per capire quando strapperanno col governo.
Ecco, se da un lato Verdini ha i suoi “responsabili” di governo, Berlusconi prepara i “responsabili” di opposizione: “Certo — andava dicendo l’ex premier – con l’umore di chi si prepara alla pugna – che Salvini è stato geniale a Porta a Porta. Quando Alfano gli ha detto abbiamo votato Mattarella per la persona, Matteo gli ha risposto ‘ma quale persona, lo avete votato per la poltrona”.
C’è tutto un gruppo legato a Cicchitto, Lupi, Quaglieriello e Nunzia De Girolamo che spinge per portare Ncd a un appoggio esterno o a un’apertura della crisi.
Mentre sempre dentro lo stesso partito c’è un gruppo di 11 senatori legati a Castiglione e Viceconte che fece sapere che avrebbe votato Mattarella a prescindere. E che ora ha a cuore il prosieguo della legislatura. Molti del gruppo sono legatissimi a Denis Verdini.
Quelli di Gal al Senato, il gruppo di Ncd.
Più girano le voci di strappi più aumentano i soccorritori, come sa bene innanzitutto Renzi. E come sa l’inventore del metodo responsabili, Verdini. Il quale sa anche che un passo falso oggi lo farebbe additare a Corte come l’ennesimo traditore e come uno che trama alle spalle.
E invece l’obiettivo, fino a martedì quando le riforme approderanno in Aula, è ricomporre il Patto del Nazareno. E se Renzi ci prova con le cattive, mandando segnali su Mediaset e non rispondendo a telefono ai nuovi mediatori tipo Toti o Romani o la Bergamini, ci sono i vertici aziendali che ci provano con le buone.
Ennio Doris, uno che parla solo nei momenti cruciali, al Corriere dice: “Il patto tra Berlusconi e Renzi è cosa buona per il paese”.
E Confalonieri in questi giorni gioca di concerto con Letta e Verdini, il “duo tragico” messo sotto accusa da Maria Rosaria Rossi.
E chissà se in fondo su questa storia la verità non sta nell’analisi che fanno del giro stretto del premier: “Tutto questo casino è perchè Toti, Romani e la Bergamini vogliono prendere il posto di Verdini nel negoziato con Renzi. Quindi è un problema di riflettori, non di politica. Certo che Berlusconi, se non lo capisce, sta messo malissimo. Peggio per lui, noi i numeri ce li abbiamo”.
Il noi comprende anche Verdini. Che si prepara a un capolavoro.
Osservare da dentro Forza Italia la nascita di un “gruppo salva patto”.
(da “Huffingtonpost“)
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Febbraio 6th, 2015 Riccardo Fucile
L’EX CAV: “NON VOGLIO ALTRE SCISSIONI”… SOSPETTI DI “DOPPIO GIOCO” SU BRUNETTA
Dal bunker di Palazzo Grazioli, più che soluzioni, sono saltati fuori i veleni.
Tutti contro tutti, in una guerra per bande che ha per protagonista e arbitro Silvio Berlusconi, nelle ultime ore preso a cercare di mettere insieme un partito spaccato in quattro dove tutti aspettano di ricevere l’eredità .
E lui stesso molto stanco, sul punto, a parole, di mollare tutto.
Dice ai suoi collaboratori che non ha più “la voglia di mettere pace”, è “stufo di Roma e del partito”.
Ci sono i fittiani, quelli che rispondono a Verdini, ma poi c’è Stefania Prestigiacomo che non perdona a Berlusconi di aver nominato un suo nemico giurato, Vincenzo Gibino coordinatore della Sicilia.
Ma anche la stella Prestigiacomo non brilla più come accadeva qualche anno fa: l’altro giorno è stata esclusa dall’ufficio di presidenza ristretto e per riparare Berlusconi l’ha chiamata ieri in udienza a Grazioli.
Dove invece due giorni fa era presente Mara Carfagna che parla per sè, ma rivendica un ruolo centrale e resta sulla via del Nazareno, ma non troppo: “Non possiamo dire agli elettori che le riforme non le facciamo più”.
Non ultime Mariarosaria Rossi e Deborah Bergamini che, oltre a volere Verdini fuori dal partito, pretendono delle deleghe scritte che non hanno mai avuto. “La Rossi ha definito me e Gianni Letta un duo tragico, ma Berlusconi per la prima volta non l’ha smentita”, dice Denis Verdini.
Parole un tempo poco ammesse.
E gesti che dall’ufficio di presidenza ai bei tempi erano banditi, come quello di Renato Brunetta, quando mercoledì a metà riunione, si è allontanato dal tavolo e nel frattempo è uscita un’agenzia che parlava di vertici del partito verso le dimissioni.
Quando è tornato a sedere lo hanno ricoperto d’insulti. Quello che ci è andato più cauto l’ha chiamato spia. “L’unico che deve dimettersi sei tu”, è stata la risposta.
Sceneggiate che nemmeno all’epoca delle direzioni nel Pd di Bersani. Ma qualcosa è successo. E sicuramente, per Verdini, il tempo è arrivato.
Scaduto il Patto del Nazareno normale che scadesse anche lui. “Il Cavaliere”, dicono dalle parti di Arcore, “cerca di trovargli un’uscita dignitosa, ha collaborato con lui vent’anni e non vuole liquidarlo pubblicamente. Ma il ruolo di geometra delle larghe intese l’ha perso e ha perso il potere dentro al partito”.
Nella confusione non l’ha presa bene Gianni Letta, colpito al cuore dalle parole della Rossi. “Letta è un muro di gomma, ma non passa comunque in cavalleria un’affermazione del genere. Prima o poi il conto verrà presentato anche all’onorevole Rossi”, dice alle poche persone delle quali si fida Daniela Santanchè, formalmente molto distante dalla guerra intestina, ma acuta osservatrice e con le orecchie tese, nonostante in questi giorni sia rimasta a Milano.
“Si rassegni”, è stata la risposta recapitata al volo. “È iniziata una nuova stagione, e in questa stagione non abbiamo bisogno dei loro fallimenti nè di farci prendere in giro da quel ragazzino”, inteso come Matteo Renzi. “Lo sappiamo che la Santanchè risponde solo a Verdini”.
In questa bolgia il padrone di casa, Silvio Berlusconi, cerca di risolvere a colpi di diplomazia un tavolo che, in altri tempi, avrebbe già rovesciato con una linea, la sua, insindacabile e che, invece, oggi non ha.
Ieri, prima di rientrare a Milano, Berlusconi ha incontrato una lunga serie di parlamentari. “Il Nazareno inteso come alleanza esplicita salta, ma con cautela e non da un giorno all’altro. Vediamo in aula. E soprattutto non voglio minacce di scissioni”, ha detto chiaro.
Poco chiara, ma dal sapore tendenzioso, la posizione di Laura Ravetto, altra che tra Grazioli e Arcore, è piuttosto ascoltata. Lei ha una sua teoria: defenestrare Verdini, sì, ma proseguire sulla strada delle riforme costituzionali insieme a Matteo, inteso come Renzi.
Chi non le vuole bene liquida la sua posizione come quella di Alfano e dice: “Ha paura di perdere il posto di lavoro”.
Mai amata, la Ravetto, dalle sue colleghe. “A frequentare troppo spesso quelli del Pd deve aver perso di vista la realtà ”.
Parla quasi da persona distante dalla politica, Daniela Santanchè: “Sono a Milano, nella mia azienda, qui a cercare di salvare cento posti di lavoro. Consiglio a tutti di abbandonare la guerra per bande, capiscano quali sono i problemi del Paese reale e la finiscano con le commedie”.
L’altro fiorentino invece, inteso come Denis Verdini, tace, ma mica sta a guardare. Si muove. Eccome. Non molla Renzi e cura i parlamentari che ha messo lui in lista.
Nomi di seconda linea, ma che in aula fanno contare il loro voto.
Come è successo per l’elezione di Mattarella.
Emiliano Liuzzi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 5th, 2015 Riccardo Fucile
“C’E’ UNO SPAZIO ELETTORALE ENORME TRA SALVINI E RENZI”... MA NON ESCE DALL’EQUIVOCO ALLEANZE
“Siamo in 40, tra deputati e senatori di Forza Italia, a perseguire la nostra battaglia e ad aver votato contro la riforma elettorale e le riforme costituzionali”.
Lo afferma, durante la trasmissione ‘Effetto Notte le notizie in 60 minuti’ di Roberta Giordano su Radio 24, l’eurodeputato di Forza Italia, Raffaele Fitto, considerato il dissidente numero uno della linea di Silvio Berlusconi e del patto del Nazareno.
Fitto è tornato a farsi sentire, in una conferenza stampa, all’indomani della gestione della trattativa per il Quirinale che ha visto Forza Italia subire la candidatura di Sergio Mattarella da parte del premier Matteo Renzi, chiedendo le primarie e l’azzeramento di tutte le cariche.
“Il tema è la linea politica, è la battaglia per le idee nelle quali noi crediamo” spiega Fitto.
“La riforma elettorale è stata un suicidio politico in diretta per il merito e per il metodo con i quali è stata approvata. Abbiamo votato contro le riforme costituzionali non perchè siamo contro le riforme, ma perchè dentro quel provvedimento non c’è nulla che possa lontanamente apparire vicino alle tesi che noi per vent’anni abbiamo sostenuto”.
E alla domanda se la leadership di Berlusconi sia ancora vincente, visto che i “frondisti” chiedono le primarie, l’ex governatore della Puglia risponde: “Berlusconi è un’icona. E quindi non è che si mette in discussione l’icona. Si mette in discussione tutto ciò che si fa”.
Fitto è intervenuto anche alla trasmissione “Agorà ” su Rai3.
“Abbiamo uno spazio enorme tra Salvini e Renzi – afferma -, dobbiamo interrogarci su come rappresentarlo e poi costruire con Salvini e la Lega un’alternativa al governo discutendo nel merito delle questioni”.
L’europarlamentare azzurro continua: “Non dobbiamo parlare di come andare dietro a Renzi, ma di come fare opposizione in modo serio e credibile dobbiamo farlo aprendo un confronto netto e chiaro che porti all’azzeramento degli organismi del nostro partito. Da questa questione non arretro, e su questo c’è un confronto aperto anche e soprattutto con il presidente Berlusconi”.
(da “Huffingtonpost“)
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