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LA RESA DEI CONTI IN FORZA ITALIA: VERDINI, FITTO E I FEDELISSIMI TRA ODI PERSONALI E VENDETTE

Febbraio 5th, 2015 Riccardo Fucile

UN DRAMMATICO CONSIGLIO DI PRESIDENZA RATIFICA LA ROTTURA

Passano nemmeno 24 ore dall’insediamento di Sergio Mattarella al Colle, che Forza Italia salta per aria. E si spacca in tre blocchi.
C’è quello dei pretoriani del capo, intanto, che si strutturano e si organizzano in corrente per far fronte in battaglia alla squadra di Raffaele Fitto, la più agguerrita con i suoi 36, e al team ristretto ma potentissimo e Denis Verdini, in questi giorni nell’angolo.
Nella stanza di Maria Rosaria Rossi nella sede del partito in San Lorenzo in Lucina martedì sera si ritrovano una quarantina di big. «Qui bisogna stare insieme, perchè noi siamo Forza Italia, noi siamo dalla parte di Berlusconi» si dicono in quella stanza affollata.
Ci sono la Gelmini e Fiori, la Ravetto e Gasparri.
È ormai la resa dei conti – che ha tutta l’aria di essere brutale e finale – nel corpaccione del grande sconfitto nella partita per il Quirinale.
Brutale perchè attraversata da faide e odi personali, in quella sorta di corte medievale che Silvio Berlusconi fa ormai fatica a governare
Ne fa le spese il patto del Nazareno, che il documento illustrato ieri dal leader all’ufficio di presidenza adesso quasi disconosce.
Quasi, appunto, perchè nel discorso anti-Renzi dell’ex Cavaliere in realtà  non si parla mai di rottura, di chiusura definitiva sul cammino delle riforme: «Noi restiamo un’opposizione responsabile, ma non approveremo più nulla che non ci convinca appieno » è la linea dettata da Berlusconi.
Che è tornato a prendersela col premier. «Per me Mattarella resta una figura di tutto rispetto, nulla da eccepire, è il metodo col quale Renzi ha provato a imporcelo che per noi era inaccettabile ».
Toccherebbe a Giovanni Toti fare il duro davanti alle telecamere: «Per noi il patto è rotto, congelato, finito», salvo aggiungere che «certo noi non faremo i kamikaze ».
E quel «meglio così», «mani libere», «ci interessa l’Italia e non Forza Italia» di Serracchiani, Lotti, Boschi dal quartier generale pd non hanno rasserenato gli animi. Ma ci saranno cinque giorni per ricostruire, prima che martedì si torni nel vivo della riforma costituzionale a Montecitorio.
«La verità  – come racconta un dirigente della cerchia più ristretta – è che ormai le riforme sono andate, noi quel che potevamo dare e fare lo abbiamo fatto: ora Renzi può anche fare a meno di noi e Forza Italia può smarcarsi e fare il muso duro».
Dalla ripresa dei lavori d’aula si capirà  qualcosa in più sulle reali intenzioni di Berlusconi
Certo è che ieri mattina, nel giro di un paio d’ore, Forza Italia è andata in frantumi.
Il leader decide per il colpo di mano. Convoca a Palazzo Grazioli l’ufficio di presidenza ristretto, al quale posso-prendere parte solo gli aventi diritto al voto, una trentina, presenti poco più di venti.
Chi non viene ammesso protesta («Basta con riunioni furtive», la Biancofiore fuoriosa).
Il capo vuole chiudere lì l’analisi della disfatta sul Colle e sulle riforme. Si fa trovare anche Denis Verdini, additato con Gianni Letta come il responsabile principale, il «duo tragico» come l’ha battezzato la Rossi.
Sta seduto da solo in un banco. A sentire i suoi, Verdini è la prima persona che Berlusconi è andato a salutare appena arrivato, gli altri diranno l’esatto opposto: «Isolato, mai avvicinato, silenzioso, andato via senza un saluto».
L’ex premier illustra il documento di una paginetta messo a punto con i fedelissimi la sera prima a cena, con cui si smarca sulle riforme senza alcun cenno alla spaccatuliara del partito.
Renato Brunetta prende tutti in contropiede e ne approfitta per rassegnare le dimissioni (e farsele respingere seduta stante mettendo in difficoltà  il Cavaliere).
«Un errore, così si rischia di fare un favore a Fitto che invoca l’azzeramento», fa notare Mariastella Gelmini.
Detto questo, fanno altrettanto i vicecapogruppo Anna Maria Bernini (Senato) e la stessa Gelmini (Camera).
Non lo farà  affatto il capo a Palazzo Madama, Paolo Romani, non ritenendosi responsabile di alcunchè, a differenza del collega.
Il documento verrà  discusso e approvato dall’assemblea dei gruppi, prima sconvocata per ieri pomeriggio e rinviata a mercoledì prossimo.
Ma negli istanti in cui Berlusconi riunisce l’ufficio ristretto, Raffaele Fitto convoca seduta stante una conferenza stampa a Montecitorio.
Spara ad alzo zero. L’ex Cavaliere viene informato e si lamenta: «Ma come, ieri sera (martedì, ndr) ho parlato a lungo con Fitto, ci siamo lasciati con un abbraccio e la promessa di risentirci l’indomani e poi lui non viene al comitato di presidenza e mi fa una conferenza stampa contro?»
L’eurodeputato pugliese è furente. Pronto ormai a rispondere colpo su colpo.
«Non c’è stato alcun abbraccio e ormai sarà  guerra totale, giorno dopo giorno» spiega ai suoi. Vero è invece che in quella sera a cena gli ha offerto una carica di coordinatore non prevista nello statuto.
Lui e la sua corrente sono già  pronti. Da fine febbraio parte in giro per l’Italia. Comizi e interviste tv locali, campagna a tappeto quasi fosse il leader di un altro partito.
Ma, dettaglio, sotto il simbolo di Forza Italia. È quel che più fa impazzire Berlusconi. Il timore diffuso, al quartier generale, è che nel giro di qualche settimana si possa chiudere l’asse tra i due big, Verdini (coi suoi Abrignani, D’Alessandro, Fontana e altri) e Fitto (con Saverio Romano, Capezzone, Sisto e tanti altri).
Magari per sovvertire gli equilibri dentro i gruppi parlamentari. Per adesso Fitto alza il tiro. «Sono stati commessi errori clamorosi sulle riforme e sul Colle. Resto nel partito e porto avanti la battaglia, vanno azzerati tutti i vertici, basta con i nominati dall’alto», attacca davanti ai giornalisti.
E rincara: «Non possiamo più partecipare a organismi di partito come l’ufficio di presidenza che per quanto ci riguarda non hanno alcuna valenza nè legittimazione statutaria e politica».
Quanto al patto del Nazareno stracciato non è disposto a scommettere: «Finchè non vedo non credo, vorrei vedere concretamente che le parole si trasformassero in fatti». Parte in tour ma si terrà  lontano dalle aree delle regionali, «perchè anche di quell’altra disfatta dovrà  farsi carico Berlusconi» dice in privato ai colleghi.
Verdini per adesso tace. Attende. Assai amareggiato, lo definiscono i fedelissimi. Anche con Renzi. Ma soprattutto contro la Rossi, Toti e chi sta provando a neutralizzarlo: «Ma ti rendi conto di quel che ha detto quella nell’intervista rilasciata?» è sbottato nel colloquio di due ore con Berlusconi martedì pomeriggio a Grazioli, Gianni Letta al suo fianco. «Prima di fare i conti meglio attendere il 20 febbraio – dice uno dei più vicini al toscano – Se Denis porta a casa il 3 per cento sull’evasione nella delega fiscale del governo, allora tutto tornerà  a ruotare».

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)

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È VERDINI IL VITALIZIO DI RENZI

Febbraio 4th, 2015 Riccardo Fucile

DENIS ASSISTE IN SILENZIO ALLO SCONTRO IN FORZA ITALIA, PRONTO A SOCCORRERE RENZI SE NECESSARIO

Denis Verdini assiste in silenzio allo sfogatoio sul Nazareno. Non una parola, neanche con chi gli è seduto vicino.
Bretellone sotto la giacca, aria sorniona. Non un sms mandato, non un cenno di distrazione. I nemici del Nazareno sono i suoi nemici.
Ma nessuno ha il coraggio di pronunciare il suo nome, nel parlamentino di Forza Italia, durante l’ufficio di presidenza.
Parla Berlusconi. Parlano la Carfagna, Matteoli, Baldelli, Toti: ognuno, con toni più o meno forti, critica — accusa — Renzi e il Nazareno.
Ma la parola “Verdini”, che di quel patto è il nume tutelare e quindi il principale accusato, non viene nominata.
Maria Rosaria Rossi, la grande accusatrice a nome del “cerchio magico” del “duo tragico” non gli ripete in faccia quello che ha detto ai cronisti e nelle riunioni riservate.
L’Innominato, silente, osserva. “Pareva il Padrino” sussurra un azzurro.
Nel suo silenzio c’è il destino del Nazareno. “Denis sta riflettendo” dice uno dei pochi azzurri che ci ha parlato sinceramente.
Perchè tutto ruota attorno alla “trattativa” tra Verdini e Berlusconi.
È stato durissimo il colloquio di due ore martedì pomeriggio a Grazioli. Avvolto dal reciproco sospetto. Perchè Berlusconi si è fatto l’idea che, se Renzi lo ha fregato, è anche colpa sua, che è stato il principale mediatore.
Non è questa la tesi del mediatore. Che ricorda che il “bischero” ha fregato tutti. Pure Lotti e Guerini gli dicevano di non rompere con Silvio. È tutta di Renzi la mossa, ma per Verdini a quel punto si doveva votare Mattarella.
A tratti i toni di voce di sono alzati. “Stai giocando col fuoco” è la tesi di Denis. Perchè Renzi non è tipo che aspetta le convulsioni di Forza Italia, è uno che manda a quel paese.
Suona così il ragionamento di Verdini: “Con 120 parlamentari abbiamo fatto un miracolo in questo anno, tu sei comunque stato centrale nel gioco delle riforme, chiedilo a quelli del Pd quanto sei stato centrale, visto che stavano diventando matti. Le aziende, il clima sui processi, lo sconto ai servizi sociali… Il Nazareno ha funzionato. E poi, quale è l’alternativa? Rompere? Così quello ricompatta il Pd e fa una legge elettorale con le preferenze?”.
Fin qui la politica. Poi il capitolo odio e faida interna per conquistare ciò che resta di Forza Italia.
Mentre Verdini è a palazzo Grazioli, quelli che hanno chiesto la sua testa sono a San Lorenzo in Lucina.
Maria Rosaria Rossi, Deborah Bergamini, Giovanni Toti convocano una riunione con una trentina di parlamentari, tra cui Maria Stella Gelmini, Jole Santelli, Laura Ravetto.
L’obiettivo è mostrare che i fedelissimi hanno più truppe sia di Fitto sia di Verdini. L’iniziativa pare essere benedetta da Berlusconi: “Il messaggio che vuole lanciare — spiegano i ben informati — è che, se gli rompono le scatole, non potendo cacciare nessuno, fa un gruppo Forza Silvio e arrivederci”.
Più della rottura del Nazareno è la testa dell’Innominato la richiesta del cerchio magico. È il potere interno, l’Organizzazione di quel che resta di Forza Italia l’oggetto della contesa.
Se si vota adesso, le liste (bloccate) le fa Verdini, se salta le fa Toti o Fiori o Bertolaso.
E oltre a questo c’è il ruolo di “chi tratta con Renzi”. Già  circolano ipotesi di delegazione senza Verdini, nella faida per le spoglie di Forza Italia.
Toti, Bergamini, Rossi, Romani.
I nemici di Verdini si pongono come nuovi mediatori di un Nazareno “meno supino”. Ammesso che Renzi ci parli, visto che all’ultimo incontro il premier usò parole molto poco lusinghiere sui componenti del cerchio magico.
Tanto che, per carità  di patria, il Cavaliere dovette cambiare discorso di fronte ai giudizi sprezzanti del premier.
Difficile, dicono pure i collaboratori del premier, immaginare che uno come Matteo possa rispondere al telefono alla Rossi o a Toti o alla Bergamini.
Non li riconosce come interlocutori.
Il bivio del Nazareno è il bivio del rapporto tra Berlusconi e Verdini. Denis ha in numeri, lo ha dimostrato nel corso dell’elezione del capo dello Stato organizzando i franchi soccorritori. E Denis ha i segreti.
L’uomo della cosiddetta compravendita che fece cadere Prodi o dell’operazione “responsabili” per resistere a Fini, è stato il cuore pulsante del berlusconismo.
Non è un caso che, da mesi, anche uno come Fedele Confalonieri ha rapporti pressochè quotidiani con lui, e non solo con Letta.
Per ora Verdini tace. E Berlusconi in pubblico ribadisce la “fiducia”.
Se si rompe il rapporto tra i due non trema solo il Nazareno.
Trema tutto.

(da “Huffingtonpost“)

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FORZA ITALIA SPACCATA, BERLUSCONI RESPINGE LE DIMISSIONI DEI VERTICI

Febbraio 4th, 2015 Riccardo Fucile

“ROTTO IL PATTO DEL NAZARENO”…SERRACCHIANI: “MEGLIO COSI'”

Tutto in una mattinata: la “voce contro” che chiede l’azzeramento dei vertici del partito, i quali si riuniscono, mettono sul tavolo le loro dimissioni e si vedono confermare la fiducia da parte di Silvio Berlusconi.
È, in estrema sintesi, il canovaccio della convulsa giornata in casa Forza Italia, dove l’onda d’urto del dossier Quirinale continua a mettere sul banco degli imputati l’ormai famoso patto del Nazareno ma anche gli assetti interni.
Come annunciato, Raffaele Fitto incontra i giornalisti alla Camera proprio mentre a palazzo Grazioli si riunisce l’Ufficio di presidenza di Forza Italia: l’europarlamentare azzurro ne fa parte ma da tempo ne ha disconosciuto la legittimità  formale e quindi lo diserta, al netto delle battaglie in punto di diritto su titolarità  e convocazione che in circostanze del genere si scatenano.
Fitto ribadisce che non pensa proprio di andarsene da Forza Italia.
Al contrario “resto e porterò avanti questa battaglia dall’interno”, al grido “vanno azzerati tutti i vertici: basta con i nominati dall’alto”.
Basta riavvolgere il nastro a ieri per avere un’idea della fibrillazione dentro FI: Berlusconi ha tentato di comporre le fratture incontrando prima Denis Verdini e poi lo stesso Raffaele Fitto e, in serata, ha poi riunito a palazzo Grazioli i fedelissimi.
Ed è proprio a quella riunione, viene riferito, che a tarda sera è stata decisa la convocazione prima dell’ufficio di presidenza ‘ristretto’, con la partecipazione dei soli aventi diritto di voto, ovvero una trentina di componenti, poi la convocazione dei gruppi di Camera e Senato nel pomeriggio.
Convocazione questa saltata in mattinata e slittata a mercoledì.
Fitto chiede tabula rasa ed ecco che capigruppo, vicecapigruppo e i vertici FI in blocco presenti al Comitato di presidenza affidano le loro dimissioni dai rispettivi incarichi a Berlusconi. Il quale le respinge, confermando a tutti piena fiducia.
Intanto, “il patto del Nazareno è rotto, congelato, finito”, annuncia Giovanni Toti.
E proprio il patto siglato tra Berlusconi e Renzi è finito sul ‘banco degli imputati’ durante la riunione del comitato ristretto di Forza Italia.
I vertici del partito, viene riferito, hanno duramente criticato le posizioni assunte dal premier in occasione dell’elezione del nuovo Capo dello Stato e la questione è proprio ragionare sul proseguire con il patto del Nazareno o meno, visto che per primo, dicono gli ‘azzurri’, è stato Renzi a disattendere la parola data.
“Resta profonda la nostra convinzione, espressa fin dalla fondazione del nostro movimento politico, della necessità  di modificare il funzionamento dello Stato per renderlo efficiente e governabile. Da opposizione responsabile, quale siamo sempre stati, voteremo solo ciò che riterremo condivisibile per il bene del paese, senza pregiudizi, come peraltro abbiamo fatto sino ad oggi”.
Così il comitato di presidenza di Forza Italia, riunito oggi a Roma, in una nota.
“Riteniamo Forza Italia – prosegue la nota – libera di valutare quanto proposto di volta in volta, senza alcun vincolo politico derivante dagli accordi che hanno fin qui guidato, nello spirito e negli obiettivi, un percorso comune e condiviso che oggi è stato fatto venir meno dalla nostra controparte”.

(da “Huffingtonpost”)

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ECCO I 43 TRADITORI AZZURRI: C’E’ ANCHE VERDINI

Febbraio 2nd, 2015 Riccardo Fucile

CIRCOLA NEI PALAZZI L’ELENCO DEGLI ELETTORI DI FORZA ITALIA CHE AVREBBERO PUGNALATO BERLUSCONI VOTANDO PER MATTARELLA: E’ IL GRUPPO DI VERDINI

Ventotto deputati e quindici senatori: l’ultima pugnalata per Silvio Berlusconi è arrivata da loro. Dai parlamentari di Forza Italia eletti grazie al loro leader. Abbandonato a se stesso.
Dei 101 Franchi Tiratori del Pd che nel 2013 affondarono Romano Prodi non abbiamo mai conosciuto i nomi e non li sapremo mai.
Dei Franchi Soccoritori di Forza Italia che nel 2015 hanno votato per Sergio Mattarella, deviando dalla linea ufficiale del partito (scheda bianca) circola già  una lista a meno di quarant’otto ore dal voto.
Una lista sulla cui veridicità  è lecito nutrire qualche dubbio. Ma circola già  da qualche ora nei palazzi della politica e nelle file di Forza Italia.
Vale per la sua compilazione, per dire del clima che si respira tra gli azzurri, più che per la sua attendibilità .
Un veleno distillato nelle ore decisive dell’elezione presidenziale, tra le 9.30 e le 12 di sabato mattina, durante la quarta votazione, quella decisiva per eleggere Mattarella.
In azione i cronometri (per votare scheda bianca basta un istante, c’è chi come Maurizio Gasparri l’ha sventolata e depositata nell’urna senza neppure piegarla) e le sentinelle addette alla postura dei piedi.
Come ha detto ieri l’azzurra Jole Santelli al “Corriere”, delegata a scrutare i piedi dei colleghi sotto il catafalco: «Chi li teneva verso l’uscita non stava scrivendo, chi invece li girava verso la tavoletta era impegnato a usare la matita».
Nella lista dei Veleni compaiono 28 deputati e 15 senatori.
La somma fa 43 grandi elettori, più o meno quanto sono stati i voti mancanti ai gruppi di Forza Italia rispetto al previsto: le schede bianche sono state 105, i forzisti erano 142.
Tra i deputati: Maurizio Bianconi, Adriano Biasotti, Michela Brambilla, Basilio Catanoso, Nicola Ciracì, Luca D’Alessandro, Monica Faenzi, Sestino Giacomoni, Cosimo Latronico, Piero Longo, Giovanni Mottola, Massimo Parisi, Gianfranco Rotondi, Francesco Saverio Romano, Elivira Savino, Luca Squeri, Elio Vito. Tra i senatori: Bernabò Bocca, Riccardo Conti, Ciro Falanga, Pietro Liuzzi, Eva Longo, Lionello Pagnoncelli, Antonio Razzi, Domenico Scilipoti. E Denis Verdini.
La maggior parte di loro non dice nulla al grande pubblico.
Alcuni hanno dichiarato in pubblico di aver disubbidito, ad esempio il siciliano Romano, tra i più vicini al dissidente Raffaele Fitto, che Mattarella lo votava fin da piccolo nella Dc siciliana.
Oppure Scilipoti che entrando in aula ha annunciato: «Potrei votare per Mattarella».
Primi segnali di frattura all’interno di Forza Italia sulla linea di votare scheda bianca al quarto scrutinio.
“Mattarella? Potrei anche votarlo” ha detto il senatore Domenico Scilipoti entrando alla Camera.
“Fitto chiede l’azzeramento dei vertici di FI? E’ un argomento che si vedrà  dopo. Oggi si vota il presidente della Repubblica, domani è un altro giorno” ha aggiunto.
Per il senatore Niccolò Ghedini “nei partiti c’è sempre una fisiologica discussione, è tutto nella norma”.
“La discussione fa parte della vita – aggiunge Maurizio Gasparri – la nostra posizione è quella votata all’unanimità  su proposta di Berlusconi”.
Razzi ha preso un voto, chi si scandalizzerebbe se fosse il suo? Sono soddisfazioni. Rotondi prova da anni a rifondare la Dc, come poteva evitare il richiamo della foresta rappresentato dall’ex deputato demitiano?
Ma altri nomi sorprendono e ruotano tutti attorno allo stesso nome: l’amico toscano di Renzi Denis Verdini.
Oltre al potente senatore ci sono anche i verdiniani di più stretta osservanza, al gran completo: l’ex portavoce D’Alessandro, l’ex sindaco di Castiglion della Pescaia Faenzi, il bresciano Conti rinviato a giudizio con Verdini per l’affare dei palazzi in compravendita…
Questo il risultato del moviolone, almeno secondo chi l’ha compilato.
Che aprirà  da questa mattina la lunga resa dei conti dentro Forza Italia.
Contro il «duo tragico», come la super-berlusconiana Maria Rosaria Rossi ha definito Verdini e Gianni Letta.
Con la differenza che Letta è un signore fuori dal Parlamento per sua scelta da sempre, mentre Verdini controlla mezzo gruppo parlamentare.
E ha sempre rivendicato la paternità  del Patto del Nazareno. Ma questa volta ha fatto i male i suoi conti, essendo stato tradito da Matteo Renzi.
Oppure li ha azzeccati, ma in un modo che non si può confessare.
In ogni caso, a ciascuno il suo complotto e il suo veleno.
La sindrome del teatro Capranica, dove il Pd di Bersani si dissolse due anni fa, oggi si è spostata in Forza Italia.
Nel cuore del cerchio magico berlusconiano.

Marco Damilano
(da “L’Espresso“)

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FORZA ITALIA RIBOLLE, ORA VERDINI PUO’ SALTARE

Febbraio 2nd, 2015 Riccardo Fucile

TOTI: “DOPO LO STRAPPO DI RENZI SUL DIALOGO SI CAMBIA”…. LUI, BRUNETTA E ROSSI POTREBBERO GUIDARE LE TRATTATIVE

Contrastato, intenso e di fiducia: il rapporto di Silvio Berlusconi con Denis Verdini va avanti da anni tra alti e bassi, ma mai le onde del destino hanno spezzato il filo che tiene assieme il leader dal suo esecutore materiale di decisioni e linea politica.
Adesso però, dopo il clamoroso fallimento delle trattative per il Quirinale, quel filo potrebbe spezzarsi davvero.
Raccontano che il leader azzurro stia pensando di rinunciare a Verdini e al suo ruolo di mediatore e uomo delle trattative con Renzi, e di fatto di fare a meno anche del suo apporto nel partito, dove comunque – pur senza la carica di coordinatore – ha ancora molto potere sull’organizzazione e sul territorio.
«A malincuore», dicono i suoi, ma pressochè costretto dalla «massa di proteste e critiche» contro Verdini e Letta che arriverebbero non solo dai parlamentari in rivolta ma anche dai simpatizzanti attraverso i social network per l’esito nefasto del patto del Nazareno, Berlusconi con i suoi comincia a ragionare su soluzioni diverse per mantenere comunque aperto il dialogo con Renzi in attesa di decidere le prossime mosse.
In verità , che voglia o possa davvero rompere un sodalizio che gli ha comunque portato tantissimo non è affatto scontato.
Ma che l’aria sia pesante lo dimostrano le uscite dei suoi fedelissimi in queste ultime ore: la Rossi si è lasciata andare in Transatlantico contro «il duo tragico», e ieri Edoardo Sylos Labini, responsabile cultura e marito della nipote di Berlusconi, Luna, così si è espresso in un tweet rilanciato fra gli altri dal capo dei Club Fiori e da Cattaneo, vicini al «cerchio magico»: «Sono d’accordo con Fitto, FI va azzerata. Ma il primo ad andare via sia lui e si porti via Verdini!».
Pare che Verdini ieri mattina abbia chiamato Berlusconi per protestare contro l’uscita della Rossi, ed è facile pensare che sia stato rassicurato.
Ma un po’ la consapevolezza che dopo una dèbà¢cle come quella subita sabato serve un capro espiatorio che allontani le responsabilità  dalla sua persona, un po’ per la pressione dei suoi fedelissimi e non solo, Berlusconi è tentato dal far fare un passo indietro agli uomini che finora hanno gestito il Nazareno
Nel partito probabilmente non si vedranno sconquassi.
Ad Arcore si ipotizza la creazione di un direttorio o una segreteria ristretta, ma i fucili puntati di Raffaele Fitto – che ieri è tornato a tuonare: «Che Renzi voglia più forni, mi pare naturale e furbo dal suo punto di vista. Il problema sarebbero i “fornai” che ancora gli dovessero credere…» e che pretende l’azzeramento di tutte le cariche – e i malumori trasversali non solo contro Verdini ma anche verso i capigruppo e lo stesso cerchio magico consigliano prudenza.
E però, dietro Berlusconi si muove decisa l’area dei dirigenti di prima fila del partito che è pronta a sostituire Verdini e Letta nel rapporto con Renzi.
Certo, come assicura Giovanni Toti, adesso le cose dovranno cambiare: «Dopo lo strappo di Renzi è inevitabile che ci siano conseguenze nel dialogo portato avanti fino ad ora».
Quindi non si accetteranno più diktat e magari si ridiscuteranno gli accordi sulle riforme.
Ma soprattutto, potrebbe essere chiesto un cambio negli interlocutori: nonostante Renzi abbia puntato il dito contro «Brunetta, Toti, la Rossi», è proprio questo gruppo dirigente – assieme a Gelmini, Bergamini, Bernini tra gli altri – che potrebbe essere incaricato di gestire i nuovi rapporti con il governo.
Magari, come dice uno di loro, «con delegazioni che si incontrano e discutono», e non «col trio Letta-Verdini-Lotti che si vede in segreto, e che ci ha portato al fallimento…».
L’offensiva è iniziata, insomma, e l’obiettivo è duplice: prendere le redini del partito e ritornare a dialogare su Renzi su un piano di «parità », se ce ne saranno le condizioni.
L’ultima parola, certo, spetta a Berlusconi. Ma nel caos di FI – dove c’è già  chi teme un’alleanza Fitto-Verdini per contrastare l’avanzata del cerchio magico – non è più detto che sia quella decisiva.

Paola Di Caro
(da “il Corriere della Sera“)

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SILVIO & ANGELINO “SONO SENZA PALLE” E VERDINI FA IL GRUPPO

Febbraio 1st, 2015 Riccardo Fucile

IL VELENO DELLA “BADANTE” DI BERLUSCONI, ROSSI: “È TUTTA COLPA DI LETTA E VERDINI, SE NE DEVONO ANDARE”…. NCD A PEZZI: TRA DIMISSIONI (SACCONI) E PROMESSE DI CRISI DI GOVERNO

A metà  mattinata, prima che suoni mezzodì, il Transatlantico è un formicaio rassegnato e rilassato, allo stesso tempo.
Le facce della disfatta sono centinaia. Il conto è presto fatto. Sono tutti quelli che, in un modo o nell’altro, non sono renziani.
Verso la buvette, spicca la faccia abbronzata di Osvaldo Napoli, vecchia volpe del mondo berlusconiano. Dice: “A questo punto ce lo dobbiamo dire”. Che cosa dobbiamo dire? “Che per fronteggiare questo qui ci vogliono le palle, altrimenti ce lo teniamo minimo dieci anni. Il problema è che nessuno, e ripeto nessuno, ha mostrato di avere le palle”.
Crudo ma efficace. “Questo qui”, ovviamente, è Matteo Renzi. Spregiudicato e trionfatore.
Craxi e D’Alema mess’insieme, altro che nuovo Berlusconi.
In una settimana ha cambiato modulo due volte, dall’Italicum nazareno a Mattarella presidente, e ha vinto.
La crudele vignetta del leghista Calderoli
La mancata applicazione dello schema sferico di Napoli è stata letale per tutti. La prima vittima di Renzi è disegnata nella vignetta che Roberto Calderoli mostra a Denis Verdini nell’emiciclo di Montecitorio. Una rappresentazione spietata, volgare, realistica. Il premier che sodomizza Silvio Berlusconi con un mattarello.
Lo sfascio di Forza Italia dopo il raggiro sul Quirinale (Silvio dixit: “Eravamo d’accordo su Amato”) trasfigura la Badante del cerchio magico in una vipera.
Parole come veleno. La Badante è la senatrice Mariarosaria Rossi: “Gianni Letta e Verdini hanno rovinato Berlusconi. Se ne devono andare. Hanno mandato il capo a trattare con Renzi con le armi scariche. Gli ha dato la legge elettorale, le riforme, tutto. E quello lo ha fregato. La colpa è di Verdini e Letta”.
Il veleno tracima a quintali: “Voi giornalisti vi siete occupati solo di noi del cerchio magico invece di dedicarvi al duo tragico”. Alias Gianni & Denis.
Ribattono dall’enclave di Verdini: “Semmai la colpa è di Toti e di Romani (due del cerchio magico, ndr) che hanno trattato con D’Alema su Amato. Renzi lo ha saputo e si è regolato di conseguenza”.
Come finirà  la guerra tra i perdenti azzurri va oltre ogni umana previsione.
Su circa 150 grandi elettori forzisti almeno la metà  ha votato per Mattarella. Dai 70 franchi soccorritori in su.
Le cifrature sul nome del capo dello Stato (per esempio: “On. Sergio Mattarella” oppure “On. prof. Mattarella”) vengono ricondotte allo stesso Verdini e ai ribelli di Raffaele Fitto.
I fittiani giurano però di avere votato scheda bianca. Ma Saverio Romano, vicinissimo all’ex governatore pugliese, confessa: “Vent’anni di Dc, di valori condivisi, di apprezzamento per la persona di Mattarella, senza dimenticare la comune cittadinanza, sono elementi sufficienti per avermi convinto a votarlo”.
La strategia degli sconfitti: “Minacciamo di aspettare”
Sempre in onore dello schema sferico di Napoli, c’è da registrare la magistrale dichiarazione di Vincenzo D’Anna, altro ribelle azzurro, che con tono autocritico verga il primo e unico articolo dello statuto degli anti-renziani: “Qualunque cosa accada noi decidiamo di aspettare”.
È la fondamentale differenza tra Renzi e il resto di tutta la politica italiana. Velocità , non solo d’esecuzione, contro riflessi lenti e indecisione .
Il premier ha sfruttato tutti i punti deboli di alleati e avversari.
Rinchiuso ad Arcore, Silvio Berlusconi ha sbraitato per il terzo giorno consecutivo contro Renzi. Salvo farsi ammansire dal solito Gianni Letta e fare una telefonata di auguri al nuovo capo dello Stato.
I clan di Forza Italia si stanno rimescolando per l’ennesima volta. Falchi che ridiventano colombe e viceversa.
Tre dolenti prefiche berlusconiane, accomodate su un divano a fumare, nell’apposita galleria di Montecitorio, spifferano: “Si è creato l’asse tra Verdini e Fitto”. Superslurp. Gli interessati smentiscono.
Poi arriva il botto: “Verdini ha promesso a Renzi 40 voti a Mattarella. E Renzi che ha cifrato ogni partito e corrente sta verificando”.
I voti di Verdini a Mattarella possono essere il preludio al modo più classico di gestire una sconfitta: agganciarsi al carro del vincitore.
“Denis” potrebbe fare un gruppo autonomo in Parlamento per sostenere Renzi. Fitto ha confidato che sarebbe questa la direzione di Verdini. Ma chi in teoria dovrebbe far parte di questo nuovo gruppo per ora smentisce con granitica certezza: “Non ce ne andremo mai”.
I poltronisti alfaniani fanno sempre le cose a met�
Seguendo la traccia della “mancanza di palle” ratificata da Osvaldo Napoli si arriva infine ad Angelino Alfano, il quarantenne che si ostina a credersi un leader nonostante l’evidenza.
Alle due del pomeriggio, Mattarella è presidente della Repubblica da poco più di un’ora e Barbara Saltamartini, tutta in nero, sentenzia: “Così non si può fare. O Mattarella te lo intesti sin dall’inizio oppure vai sino in fondo con Berlusconi” .
La Saltamartini, ex An, si è dimessa da portavoce del Nuovo centro destra, il partitino ministeriale di Alfano nato dalla scissione del Pdl.
Ncd esplode come Forza Italia. Il ministro dell’Interno ha deciso di votare Mattarella dopo le minacce del premier e le conseguenze sono varie.
Maurizio Sacconi, ex socialista come Fabrizio Cicchitto, si dimette da capogruppo di Area popolare al Senato, la sigla che raduna alfaniani e casiniani dell’Udc.
Addirittura s’ipotizza che Nunzia De Girolamo, capogruppo alla Camera, possa andare con la Lega. Lei si limita a dire: “Per il momento resto ferma”.
Il dramma di Ncd è quello di non voler rinunciare alle poltrone di governo.
Allo stesso tempo non si vuole perdere la pace ritrovata con Berlusconi, necessaria alla sopravvivenza elettorale.
Ergo, ecco la sintesi della fragile ambiguità  di “Angelino”: “A Renzi ha quasi chiesto scusa per le polemiche sul voto a Mattarella e ha detto di non preoccuparsi. Dopo un minuto ha chiamato Berlusconi e gli ha promesso che prima o poi aprirà  la crisi e farà  cadere il governo”.
Quale dei due Alfano prevarrà ? Pronostica un berlusconiano: “Se Alfano si dimette da ministro e fa la crisi io mi faccio prete, lo giuro solennemente”.
In ogni caso il tormentone terrà  banco nei prossimi mesi, scrutando la faccia dura e segnata di Gaetano Quagliariello.
Persino Paola Taverna applaude la proclamazione
Nella galleria dei perdenti, l’immagine più bella appartiene al campo dei grillini.
Sono le 13 e 25 quando Laura Boldrini, presidente della Camera, proclama il nuovo presidente della Repubblica.
Alcuni deputati del M5S battono le mani. In prima fila ad applaudire c’è Paola Taverna, superintransigente a Cinque Stelle.
Chi l’avrebbe detto mai.

Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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INTERVISTA A MINZOLINI: “FORZA ITALIA HA SBAGLIATO TUTTO”

Febbraio 1st, 2015 Riccardo Fucile

“SILVIO HA DATO I VOTI PER L’ITALICUM PRIMA DI SIGLARE UN ACCORDO PER IL QUIRINALE”

“Quali sbagli hanno fatto? Mah, si fa prima a dire così: ne avessero azzeccata una”.
Capisci che il mondo berlusconiano è andato a carte quarantotto, quando Augusto Minzolini, già  direttorissimo del Tg1, oggi senatore azzurro dissidente, fatica addirittura a trovare un punto di partenza nella catena degli errori fatti da “loro” – da Berlusconi e dalla classe dirigente di Forza Italia   – nella gestione del voto sul capo dello Stato.
“Di certo, ne hanno commessi una serie. A partire da un dato centrale: l’aver avuto una chiave di lettura della realtà  sbagliata”.
Robetta, insomma.
“Immaginavano di avere in tasca un patto, con Renzi, che in realtà  non c’era”.
Ah no?
“Certo che non c’era. Perchè loro sono abituati a ragionare di politica in termini di blandizie, di ammiccamenti, di sorrisi. Invece la politica va interpretata facendo anche un calcolo degli interessi in campo, che è esattamente quello che ha fatto Renzi”.
Lui che dà  le carte, e gli altri intorno?
“Una chiave tipicamente democristiana: mettersi al centro degli interessi, e muoversi di conseguenza. Utilizzare Berlusconi per piegare la minoranza interna, e gli interessi della minoranza interna per piegare Berlusconi”.
E il Cavaliere ha fornito i voti per l’Italicum.
“L’errore capitale è averlo fatto prima ancora di avere   un accordo serio, ratificato e votato sulla presidenza della repubblica”.
Dare soldi, vedere cammello.
“Berlusconi quindi si è trovato disarmato, nella partita per il Colle. E anche l’Ncd. Perchè un conto è minacciare di non fare passare una legge elettorale potendo motivare la mossa con una richiesta di garanzie. Un conto è minacciare una crisi di governo che oggi, anche al punto di vista sintattico, non ha una logica”
Non ce l’ha?
“Cioè mica puoi dire ‘io faccio la crisi di governo perchè volevo un altro presidente’”.
In effetti.
“E poi, diciamocelo. In politica devi avere la capacità  di rischiare. Ridere, di fronte a minacce come quella — che pure Renzi ha fatto — di ripiegare per il Quirinale su Cantone, dicendo che sarebbe arrivato col decreto di scioglimento in tasca”.
Ridere?
“Certo: rispondere ‘tu caro Renzi, con un decreto di scioglimento in tasca, in questo Parlamento non prenderesti neanche il tuo, di voto’”.
E invece?
“Invece non hanno questa capacità  di rischiare. Nè Alfano, nè il gruppo dirigente di Forza Italia.
Non ce l’hanno. Quello gli fa ‘Bu!’ E loro scappano. Incredibile”.
La politica del “bu”.
Perchè poi è chiaro che se hai di fronte uno che scappa se fai “bu!”, allora fai “bu, bu, bu!”. Che è quello che sta facendo Renzi.
Adesso che succede? Il centrodestra è di nuovo in frantumi.
Mah, col tipo di legge che si va a fare, l’Italicum, è evidente che dovrà  ricompattarsi. Altrimenti non entra neanche in partita: è sicuro che le elezioni vince uno solo, cioè il Pd; l’unico partito che ha una logica rispetto a quella legge elettorale.
Dunque la rottura tra Berlusconi e Alfano è temporanea?
“Per forza: saranno obbligati a rimettersi insieme. Ma il vero rischio, dopo questa grossa debacle, è che tutto rimanga come prima. Perchè il rapporto col Paese sta diventando davvero labile: e se lasci a Salvini tutto questo spazio, poi te la devi prendere solo con te stesso”.

Susanna Turco
(da “L’Espresso”)

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“SILVIO FALLI FUORI”: IL CERCHIO MAGICO CONTRO VERDINI E LETTA, “IL DUO TRAGICO”

Gennaio 31st, 2015 Riccardo Fucile

RESA DEI CONTI IN FORZA ITALIA, BERLUSCONI FURIOSO CON VERDINI CHE POTREBBE CREARE UN GRUPPO AUTONOMO DI APPOGGIO A RENZI

Deve aver fiutato l’odore della rivolta dei suoi gruppi Silvio Berlusconi, quando all’alba ha chiamato il futuro presidente Sergio Mattarella.
Da gran volpone, sapendo che da Forza Italia sarebbero usciti diverse schede con scritto “Mattarella”, ha venduto come un favore pensato la sconfitta interna che avrebbe subito dopo poche ore.
Assicurando che “qualche voto” di Forza Italia, sotto sotto, gli sarebbe arrivato.
Racconta chi c’era che poi si è sciolto in una serie di complimenti: “Presidente, lei sa quanto io la stimi, la mia posizione di oggi riguarda il metodo di Renzi, non la sua persona”.
Se Sergio Mattarella e Giorgio Napolitano si fossero parlati, l’ex presidente gli avrebbe certamente ricordato che è la stessa telefonata che ha ricevuto lui, nel 2006 quando Forza Italia si astenne.
Anche allora Berlusconi provò a mettere a frutto qualche voto che sarebbe sfuggito nella speranza di ottenere qualche benevolenza in futuro.
Difficile che possa essere letto come un favore pensato quello che è accaduto. Perchè è successo che Silvio Berlusconi, una settimana fa azionista di maggioranza del Partito del Nazareno, è diventato azionista di minoranza di Forza Italia: “Ha perso la faccia, ed è furioso” dice chi ha raccolto i suoi sfoghi.
Furioso con tutti. Con Renzi, con Alfano che non lo ha seguito sulla strada dura, Aventino e governo.
E adesso è intrappolato nello scontro, durissimo dentro Ncd, dove si sono dimessi il capogruppo al Senato Sacconi, la portavoce Saltamartini e si sussurra che parecchi parlamentari sono in libera uscita.
Al punto che la capogruppo De Girolamo ha ricevuto avance dai leghisti di fronte ai cronisti: “Nunzia, vieni con noi”.
E Berlusconi è furioso con Verdini, che gli ha imposto una trattativa a perdere. E, non solo ha perso, ma si trova anche di fronte alla rivolta interna.
Ecco perchè Mariarosaria Rossi ci va già  dura, accusando il “duo tragico” di Letta e Verdini. Parole pesanti che fanno capire come sia iniziata la più feroce delle rese dei conti.
Con Berlusconi che, racconta chi ci ha parlato, vuole far fuori il potente Denis.
Minaccia rifondazioni, una Forza Italia nuova di zecca con una pattuglia di fedelissimi.
Pare uno che ha sbagliato tutto e cerca capri espiatori. Ed è solo l’inizio, perchè la radiografia del voto dice che Forza Italia è davvero sul punto dell’esplosione.
Perchè i fittiani, quelli della rivolta contro il cerchio magico e la linea suicida, si sono comportati bene. Ad organizzare le truppe, raccontano fonti autorevoli, è stato Denis Verdini, i cui rapporti col Cavaliere segnano il minimo storico.
I “franchi soccorritori” su Mattarella, organizzati da Verdini, sono un segnale.
Un segnale da cui potrebbe derivare qualcosa di enorme: “Denis — dice una fonte molto informata — oggi ha fatto vedere chi comanda nel gruppo. Se Berlusconi lo capisce bene, altrimenti può succedere di tutto. Lui gioca in proprio, non con Fitto, al limite gioca con Renzi”. Quel “di tutto” che può succedere consiste in una clamorosa rottura.
In un capannello alla Camera due verdiniani di ferro sussurrano: “Se va avanti così, Denis fa i gruppi e li manda tutti a…”.
Gruppi parlamentari autonomi, con una pattuglia di fedelissimi, che faccia da “polizza a vita di Renzi”. Una sorta di “neo-responsabili”.
È una vecchia idea su cui Verdini lavorò per Berlusconi. Ora potrebbe lavorarci in proprio. Fonti ufficiali non confermano, anzi ti dicono che è una “fantasia”.
Ma tra i parlamentari di Forza Italia aleggiava la suggestione e se ne parlava durante le votazioni su Mattarella, forse pure per alimentare una pressione psicologica sul vertice del partito.
Ed è davvero al punto di non ritorno la tenzone interna se per la prima volta la Rossi ha attaccato “Gianni Letta”, da sempre innominabile e incriticabile.
Gianni Letta ha guidato queste consultazioni con Confalonieri. Mentre Marina ha indossato i panni del falco, invitando il padre a non mollare su Mattarella. Chissà .
Il Quirinale pare aver segnato un solco profondo nel cuore dell’Impero.

(da “Huffingtonpost“)

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VERDINI SI E’ VENDUTO FORZA ITALIA: 60 VOTI DIROTTATI SU MATTARELLA

Gennaio 31st, 2015 Riccardo Fucile

I FITTIANI HANNO MANTENUTO LA PAROLA VOTANDO SCHEDA BIANCA.. SILVIO HA PERSO IL CONTROLLO DEL PARTITO: E’ UNA GUERRA PER BANDE

Dentro, rimbombano gli applausi.
Un parlamentare azzurro esce dall’Aula: “Ci hanno massacrato”. La voce della Boldrini pare sottolineare il dolore: “Seicentossantacinque. Sergio Mattarella è stato eletto presidente”.
665, solo sette voti in meno del quorum di due terzi, necessario alla prima. Un plebiscito. Prosegue il parlamentare: “Ci hanno massacrati. Mattarella ha fatto il pieno dei suoi e l’ha votato mezza Forza Italia”.
Le schede bianche sono 105. Detta così i “franchi soccorritori azzurri” sarebbero 37, visto che il totale dei grandi elettori di Forza Italia è 143. Un terzo.
Il problema è che nell’urna i voti si mescolano, nel grande gioco dei movimenti trasversali. Perchè le 105 schede bianche non sono solo di Forza Italia.
Dentro ci sono almeno una decina di schede bianche di Area Popolare.
Barbara Saltamartini lo ha annunciato chiaramente motivando la sua decisione di rassegnare le dimissioni dal ruolo di portavoce. Altri lo hanno fatto in silenzio.
Si potrebbe ipotizzare, come sempre accade in questi casi, che qualcun altro nel parlamento ha votato scheda bianca. È statisticamente certo. E poi ci sono l4 voti dispersi e 13 schede nulle. Ma limitiamoci ad Area popolare. Almeno dieci schede bianche.
Nel calcolo vanno sottratte a quelle di Forza Italia. Il che significa che i “franchi soccorritori” da 37 diventano 47.
A microfoni spenti raccontano che Verdini ha dato l’ordine ai suoi fedelissimi di votare Mattarella.
È il primo atto della resa dei conti interna. Mentre i fittiani hanno votato scheda bianca, per non passare da sabotatori.
Uno di loro spiega: “Noi avremmo votato Mattarella o bianca se Berlusconi avesse fatto l’Aventino. Quando ha dato ordine di votare scheda bianca, allora abbiamo deciso di non umiliare e mandare sotto Berlusconi, perchè comunque la prova di forza è stata data. Per la serie. Noi abbiamo posto un problema politico. Oggi hai perso mezzo gruppo, se non cambi rotta perdi tutto”.
I filmati confermano. Gli uomini di Fitto, al momento di entrare nel catafalco, chiudono la scheda prima, per far vedere che non fanno scherzi: “Stanno solo aspettando di accusarci di essere dei traditori, dice uno di loro”.
Il tempo di permanenza nell’urna la dice lunga. Ad esempio i verdiani ci stanno di più.
E per essere una scheda bianca ci mette un po’ anche Mariarosaria Rossi.
E il calcolo di 40 franchi soccorritori è per difetto. Nel senso che, dentro Area Popolare, raccontano che l’ala ciellina, da Lupi a Formigoni, era scatenata.
Potrebbero essere più di dieci il che aumenterebbe il soccorso azzurro. Il calcolo torna anche visto dall’altra parte.
Sulla carta Mattarella aveva 570 voti blindati a ieri sera, senza calcolare Alfano. Con i 60 di Alfano, al netto delle bianche, arriva a 630.
Bisogna però sempre calcolare su questi numeri un dieci per cento di “errore”, categoria nella quale vanno messi franchi tiratori, gente che scrive Mario Rossi e schede nulle.
I conti, anche in questo caso, parlano di una valanga azzurra a favore di Mattarella.
Ad Arcore questo è il responso di metà  pomeriggio: ce ne siamo persi 60 dei nostri.
Un dato così eclatante che Giovanni Toti si precipita a minimizzare: “Ci sono stati diversi voti dispersi e poi alcune nostre preferenze sono andate a Mattarella. Non ci vedo nulla di male e disdicevole perchè abbiamo sempre detto che non avevamo nulla contro la persona. Mattarella”.
Più maliziosamente altri si domandano, visto che Fitto non ha infierito, quanto controllo abbia Berlusconi dei suoi gruppi.
E si rispondono che, per la prima volta, è minoranza.

(da “Huffingtonpost”)

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