Gennaio 30th, 2015 Riccardo Fucile
SILVIO PENSA ALL’AVENTINO PER CONTROLLARE IL VOTO, FITTO VUOLE ENTRARE: UFFICIALMENTE PER VOTARE SCHEDA BIANCA… E SE ALLA FINE TUTTI VOTASSERO MATTARELLA?
Lo schema è l’opposto rispetto alla volta scorsa, in cui era caccia al “franco tiratore”. Su Mattarella è
partita la caccia al “franco soccorritore”.
Nel senso che, in queste ore, il suo nome è una calamita per i democristiani del centrodestra.
E così il pallottoliere dice che, mentre il Pd tiene, ci sono almeno una cinquantina di voti che potrebbero arrivare a Mattarella, nel segreto dell’urna.
E in Forza Italia e dentro Ncd è partita la caccia.
È per questo che, quando Silvio Berlusconi si collega telefonicamente con i suoi da Cesano Boscone, spiega che va presa in considerazione l’idea di uscire dall’Aula al momento del voto.
Anche se, aggiunge, “per il momento dite che votiamo scheda bianca” perchè sono ore complicate.
Provato, ancora sotto botta, l’ex premier fa un discorso confuso in cui si capisce una cosa sola: “I fittiani pronti a votare Mattarella — racconta uno dei presenti – sono una quarantina. Quindi uscire dall’Aula significa controllare il voto”.
È la mossa: un Aventino sul Colle per stanare il leone di Maglie.
Poco importa che, gli fanno notare, è molto sgarbata verso il futuro inquilino del Colle. Anzi gli ricordano che due anni fa Forza Italia fece lo stesso su Prodi.
L’emotività berlusconiana mal si concilia con una partita molto democristiana.
Si è messo quasi a ridere soddisfatto, Raffaele Fitto, che ha appreso della “genialata” di Berlusconi mentre era a pranzo con i suoi 40 parlamentari.
Gioco da ragazzi, la contromossa pensata per dare scacco a Berlusconi. Ecco il ragionamento di Fitto, raccontato da un commensale: “Fanno l’Aventino e vogliono andare fuori dall’Aula? Ma no, questa è una cretinata. Non è una posizione politica, è uno sgarbo quasi personale a Mattarella. Noi non ci stiamo. E questa sera annunceremo che entriamo in Aula e votiamo scheda bianca, perchè come dice Berlusconi critichiamo il metodo e non la persona”.
A quel punto, nell’urna, Dio ti guarda, Berlusconi no, e il Padreterno non si dispiace se qualche voto va a Mattarella…
C’è della sapienza democristiana nella mossa. Il ribelle, il più contrario al Nazareno, il grande oppositore dice: noi entriamo.
Offrendo, di fatto, il soccorso azzurro a Mattarella.
L’obiettivo è chiaro: con una mossa del genere Berlusconi è costretto a rientrare.
A meno che voglia far vedere che non solo il partito è politicamente diviso, ma fisicamente in due posti diversi nello stesso giorni.
E comunque, il segnale di pace al democristiano Mattarella lo dà il democristiano Fitto.
Ed è lo stesso segnale che vogliono dare i democristiani di Area popolare.
Dove, ormai, il clima è quasi da rissa. Perchè Alfano è sotto pressione.
Sarebbe la prima volta nella storia d’Italia che un ministro del governo in carica non vota un capo dello Stato proposto dal presidente del Consiglio.
Per ora Angelino tiene sulla linea della scheda bianca. Attorno, appunto, la rissa. Che si è quasi sfiorata nel corso di una riunione mattutina.
L’ala filo-berlusconiana (Lupi, De Girolamo, Saltamartini) e gli alfaniani di ferro come Cicchitto e Sacconi hanno proposto di votare un candidato di bandiera: “Così ci contiamo visto che tra i 16 e i 30 di Area Popolare sono pronti a dare il soccorso sottobanco a Mattarella”.
Contraria, contrarissima Beatrice Lorenzin, che è al lavoro per avere qualche dichiarazione distensiva dai renziani per avere un appiglio a votare Mattarella.
Ricapitolando: se il gruppone di Alfano tiene sulla scheda bianca, a Mattarella, nel segreto dell’urna, arrivano fino a trenta voti.
La mossa di Fitto gliene fa avere una quarantina, con Berlusconi costretto a rinunciare all’Aventino.
Quindi coloro che si pongono come interlocutori di Mattarella sono, oltre a Renzi, Alfano e Fitto.
La meglio gioventù dell’ultima dc.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 30th, 2015 Riccardo Fucile
BIANCONI ANNUNCIA CHE I DISSIDENTI SI SGANCIANO DALLE DECISIONI DEL PARTITO
Il nome di Sergio Mattarella proposto dai dem di Matteo Renzi compatta il partito (e Sel) ma spacca Forza Italia.
L’ala fittiana si sgancia dalle decisioni del partito centrale e, come riferito dal dissidente Maurizio Bianconi, decide di votare autonomamente alla terza votazione.
E lo fa mentre è in corso la riunione dello stato maggiore azzurro.
La scissione si consuma con una nota di Raffaele Fitto che definisce la “fantomatica riunione dei cosiddetti ‘uffici di presidenza’” una “ottima iniziativa solo se è un preannuncio di dimissioni e azzeramento. In caso contrario — conclude -, è una ennesima riunione autoreferenziale e priva di legittimazione”.
Dichiarazioni rilasciate al termine della seconda votazione della mattinata, andata a vuoto come la prima del 29 gennaio e conclusa con 531 schede bianche e 143 nulle.
Il Parlamento sarà di nuovo chiamato a votare alle 15.30 per eleggere il capo dello Stato.
L’ex premier, intanto, si trova tra due fuochi: la proposta di Renzi è vista come un tradimento dell’accordo dallo stesso ex premier, che ieri si era detto “deluso”.
Ma nei suoi ragionamenti c’è la possibilità di ricucire il rapporto con il Pd e non mollare il patto del Nazareno, senza però piegarsi totalmente al segretario dem.
In più, il pressing interno è forte: l’ala più democristiana (35-40 parlamentari) vorrebbe votare Mattarella, quella più oltranzista vorrebbe far saltare definitivamente il banco.
Per arginare chi vorrebbe votare a favore del candidato dem, ai parlamentari Fi sarebbe stata data indicazione di non partecipare al quarto scrutinio quando servirà la maggioranza.
L’ipotesi della scheda bianca, avanzata ieri da Berlusconi, alimenta infatti i sospetti che poi, nel segreto dell’urna, l’ordine di scuderia non venga rispettato.
Ma i giochi sulla quarta votazione sono ancora aperti.
Alle 12 a Montecitorio la riunione dello stato maggiore degli azzurri per valutare, fra l’altro, la possibilità di presentare un candidato alternativo a Mattarella. Successivamente potrebbe esserci anche una riunione con i vertici del Nuovo Centrodestra, dove le frizioni sarebbero notevoli, soprattutto di chi giudica negativo non votare Mattarella e rompere il patto con Renzi.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 30th, 2015 Riccardo Fucile
UFFICIALMENTE SONO TUTTI PER LA SCHEDA BIANCA, MA BERNINI E GIOVANARDI TRA COLORO CHE VOTEREBBERO IL CANDIDATO DI RENZI
Ci saranno degli sviluppi, anzi ci potrebbero essere. 
La grande rabbia contro Matteo Renzi dopo la designazione in proprio di Sergio Mattarella come prossimo presidente della Repubblica, “tradendo tutte le promesse fatte con il Patto del Nazareno”, comincia a svaporare.
A sentire Silvio Berlusconi e i vari Paolo Romani e Renato Brunetta, capigruppo di Forza Italia al Senato e alla Camera, Mattarella non dovrebbe prendere un voto dei Grandi Elettori azzurri.
Stessa posizione nel Nuovo centro destra di Angelino Alfano: no a Mattarella. Almeno loro dicono.
Ma la grande muraglia contro il premier e il suo candidato invece sta cedendo.
E non sono i peones ad avere i primi dubbi, ma esponenti di primo piano dei due partiti.
“Ho provato a dirglielo ai miei, non ha senso rifiutare i nostri voti”, dice per esempio ai parlamentari azzurri a lei più vicini la vicecapogruppo al Senato Anna Maria Bernini: “visto che non abbiamo preclusioni sulla persona di Mattarella, votiamolo”.
Suona uno spartito identico un altro senatore di primo piano di Ncd, Carlo Giovanardi: anche per lui “Mattarella è da votare”.
Con una aggiunta: “Si sta aprendo una riflessione nelle nostre file, così non possiamo continuare”.
Primo Di Nicola
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 21st, 2015 Riccardo Fucile
“NON SAREMO LA STAMPELLA DI RENZI”
“Non saremo mai stampella di Renzi”, assicura il senatore FI Vittorio Zizza, che condisce il suo sostegno
alla linea con lo slogan ‘Je suis Fitto’ a caratteri cubitali su una foto del leader della fronda ‘azzurra’, pubblicata su Fb, e ritwittata dallo stesso Raffaele Fitto.
E in breve diventa condiviso da molti sostenitori del principale avversario interno di Berlusconi
Intanto Raffaele Fitto, contrario a seguire il Patto del Nazareno sull’Italicum, aveva espresso tutta la sua amarezza sulle decisioni dei vertici di Forza Italia: “In politica si possono fare molte cose ma non tradire gli elettori. I cittadini ci hanno votato nel 2013 per una chiara alternativa alla sinistra, e invece, ancora una volta, si profila il grave errore di un supporto a Renzi sconcertante per i nostri elettori, e ancor più per i delusi e astenuti”.
L’eurodeputato azzurro aveva sottolineato: “Il mix di legge elettorale e cosiddetta riforma costituzionale avrà un unico effetto: rendere più difficile l’alternativa alla sinistra. Insieme a tanti amici, faremo tutto il possibile per evitare che Forza Italia, nata per dare voce al centrodestra liberale, muoia come piccola lista civica renziana. E la prospettiva di un governo di fatto Renzi-Berlusconi è un colpo alle speranze e alle attese dei nostri elettori”.
Oggi Berlusconi ha difeso la scelta di andare avanti con l’Italicum e ha attaccato i frondisti nell’incontro con i deputati azzurri e gli ha posto un aut aut: “La vostra posizione ci indebolisce, vi chiedo di cambiare linea o di cercare un’altra strada”.
Ma per ora pare non abbiano alcuna intenzione di andarsene
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Gennaio 20th, 2015 Riccardo Fucile
BERLUSCONI NON SI PRESENTA ALLA RIUNIONE E SCOPPIA IL CAOS
A un certo punto i senatori fittiani si alzano in piedi e si mettono urlare, scandendo “li-be-
ra-te-lo, li-be-ra-te-lo, liberatelo”.
Palazzo Grazioli. Pomeriggio da tregenda. Silvio Berlusconi è asserragliato nel suo studio.
Sotto, al parlamentino di Forza Italia al piano terra, le urla.
Rivolte in alto verso un leader che una parte dei suoi considera un “prigioniero politico”.
Prigioniero di Renzi, di Verdini, del cerchio
magico di quelli che lo hanno costretto a cedere “a un accordo al ribasso con Renzi”. Per la prima volta in tutta la storia di Forza Italia Silvio Berlusconi evita di partecipare a una riunione decisiva: “Non lo hanno fatto scendere — dice uno dei ribelli – perchè sapevano che avrebbe cambiato idea su questo accordo con Renzi”.
Paolo Romani in fretta e furia pone ai voti la nuova, ennesima giravolta di Forza Italia sulla legge elettorale: venti contrari, più di un terzo del gruppo.
Poi, riprende le carte e corre al primo piano con passo da centometrista. Perchè è arrivato Fitto.
E Berlusconi non si può lasciare solo altrimenti possono vacillare le granitiche certezze.
Il governatore pugliese gli sta dicendo in faccia ciò che poi dirà in pubblico: “Questo è un errore madornale, in questo modo diventa il soccorso azzurro di Renzi e del suo governo. Votare la legge elettorale così come la vuole Renzi non è un graduale arretramento dal patto del Nazareno iniziale ma è una totale resa a Renzi. Il gruppo dirigente di FI ha deciso di suicidarsi”.
Per tutto il pomeriggio nel Parlamentino i ribelli spiegano che questa versione dell’Italicum equivale a mettere per iscritto la sconfitta elettorale perchè “senza coalizione Forza Italia non va nemmeno al ballottaggio” e che “Berlusconi sta svendendo Forza Italia sull’altare del Nazareno” sperando in chissà quali garanzie sull’agibilità politica.
Parlano Bonfrisco, Minzolini, Tarquinio, Bruni Lettieri per i ribelli.
Denis Verdini, il nume tutelare del Nazareno interviene due volte. Spiega il senso dello scambio: il sacrificio sulla legge elettorale in cambio di un patto su un nome di garanzia al Colle.
Il che significa agibilità politica a Berlusconi. Non è un caso che la “salva-Silvio” è congelata.
Per tutta la riunione i pasdaran del Nazareno invocano il sacrificio in nome dei supremi interessi di Berlusconi. Il “suicidio” in cambio dell’agibilità non convince Fitto.
Quando l’ex governatore della Puglia si trova davanti all’ex premier quasi urla: una volta che Renzi ha tutto, legge elettorale, capo dello Stato, riforme, ti scarica. Ripete: “Io voto contro e lo faccio per te”
“Voto contro per te” dice Fitto. “Votiamo a favore per Berlusconi” dice Verdini. Quando Paolo Romani mette ai voti la linea, lo presenta come un voto di fiducia su Berlusconi. Il Cavaliere è assente.
Nel Parlamentino il suo conflitto di interessi diventa tregenda politica.
Per Verdini funzionerà lo scambio tra consenso elettorale e salva-Silvio. Per Fitto il consenso serve a negoziare e, prima del Colle, si dovrebbe chiedere a Renzi un cdm che approva la salva-Silvio.
Raccontano che Berlusconi è stato dubbioso fino alla fine. Scosso, tormentato, non è più neanche l’ombra del leader di una volta.
Finora, ripete i suoi, “Renzi ha dato garanzie”.
E, con la giornata di oggi, è chiaro che parlare di Nazareno al Colle non è più un tabù: “Il patto tra Forza Italia e Renzi – dice Romani – si rafforza. Ora coinvolga anche l’elezione del capo dello Stato”.
Martedì nuovo appuntamento con Renzi. Domani nuovo appuntamento con Alfano per iniziare a sfogliare i petali della rosa per il Colle.
In Transatlantico Fitto è circondato dai suoi 24 parlamentari. Da loro partono una raffica di dichiarazioni sul “suicidio”, sulla “morte” per legge di Forza Italia.
Per ora la parola “scissione” è bandita. Ma sul capo dello Stato l’ex governatore Pugliese, di fatto, annuncia che si terrà le mani libere sul capo dello Stato del Nazareno.
Berlusconi, su 130 grandi elettori, di sicuri ne ha tra i 70 e gli 80.
Questa è la dote per eleggere il primo capo dello Stato dell’era del Nazareno e avere un provvedimento ad personam sull’agibilità politica.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 16th, 2015 Riccardo Fucile
L’INCONTRO CON FITTO NON FERMA LA FRONDA…. IN CAMPO ANCHE IL NOME DI MARTINO… BRUNETTA ATTACCA VERDINI: “CI PORTI A SBATTERE”…LA REPLICA: “CON TE SIAMO FOTTUTI”
«A me possono proporre tutto, possiamo discutere di chiunque, basta che non mi vengano a chiedere il voto per un ex segretario Pd o per chi è stato mio avversario diretto alle politiche».
Silvio Berlusconi il suo identikit per il Quirinale inizia a delinearlo, pur al contrario, nella sequenza di incontri a Palazzo Grazioli, in una giornata che ha avuto il suo culmine nel faccia a faccia di quasi due ore con Raffaele Fitto.
Col capocorrente – che rischia di rompergli le uova nel paniere nella difficile trattativa con Renzi su riforme e Colle – il gelo resta intatto, le posizioni immutate. Sebbene in serata il leader racconterà ai collaboratori che con l’eurodeputato «è andata benissimo, alla fine ci siamo anche sciolti in un lungo abbraccio».
Sarà , quel che è certo è che al momento il capo non può contare sull’intera truppa di 130-140 grandi elettori forzisti.
Una quarantina rispondono a Fitto, mentre nei gruppi è guerriglia continua.
Berlusconi proverà a mettere una pezza, incontrerà martedì i senatori, mercoledì i deputati.
Intanto la sua black list, se confermata il 29 gennaio, sbarrerebbe la strada a molti dei “papabili” del campo democraico.
Come pure – racconta chi ha parlato ieri – l’ex premier non sembra tanto disposto a concorrere all’elezione di un «pezzo della Prima Repubblica», pur autorevole, come Sergio Mattarella.
È tutto un gioco ad excludendum , che lascerebbe sul campo i nomi fatti ieri a Repubblica dalla compagna Francesca Pascale, oltre allo scontato Gianni Letta, anche Pier Ferdinando Casini e Anna Finocchiaro.
Questo non vuol dire che Berlusconi rinuncerà ad avanzare una sua rosa, sebbene di bandiera.
«I miei candidati ideali li avrei pure – raccontava nel pomeriggio a una deputata – e sono Letta, Antonio Martino e il generale Leonardo Gallitelli. Ma non sarò io a nominarli e bruciarli».
Con Fitto, per la prima volta, si sono ritrovati a tu per tu, senza testimoni e mediatori. Alla fine si sono dati appuntamento alla vigilia dell’elezione del Quirinale.
Il chiarimento intanto è stato schietto, come sempre, anche se non risolutivo. «Che ci hai guadagnato da queste riforme? Ci stiamo rimettendo tutti, tu la faccia e il partito i voti. Renzi incasserà il sostegno sull’Italicum e poi eleggerà un suo presidente», lo incalza l’ex governatore.
Berlusconi gli dà ragione, conferma che «Matteo non è stato leale, ha cambiato le carte in tavola a più riprese», ma gli spiega che «non possiamo tirarci indietro ora o ci ritroviamo un altro presidente ostile».
Quindi gli chiede con insistenza di restare in squadra e votare in linea dal 29.
Fitto abbozza, resta vago. Ma, appena uscito dalla residenza di Palazzo Grazioli, raggiunge i suoi a Montecitorio per ribadire che «la posizione non cambia, continuiamo a schierarci contro queste riforme».
Lo si è visto chiacchierare in buvette anche con il capogruppo Renato Brunetta, acerrimo nemico del patto del Nazareno, che per tutto il giorno tenta di bloccare l’esame riforme fino all’elezione del presidente.
Ma contro la sua proposta di ritardare pur di poche ore i lavori votano contro perfino sei forzisti, tra i quali la Gelmini, Abrignani, D’Alessandro.
«Siete dei verdiniani », si è scagliato contro di loro subito dopo la bocciatura a maggioranza. Le riforme vanno avanti.
E Brunetta resta in trincea contro “i Nazareni”.
Mercoledì sera stava finendo male con quello che il capogruppo ritiene il loro capofila, Verdini. Appena Berlusconi ha lasciato la riunione tenuta nel Parlamentino di Palazzo Grazioli, Brunetta si è scatenato contro il senatore: «Sei un amico di Renzi e ci porterai a sbattere». E il toscano a urlargli: «Lo capisci o no che se non approviamo le riforme siamo fot…?»
I due erano già a pochi centimetri.
Ed è quando Brunetta è sbottato in un «non sputare mentre mi parli» che i presenti sono dovuti intervenire per fermare il senatore toscano.
In questo clima Forza Italia affronterà riforme e elezione al Colle nel giro di due settimane.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 14th, 2015 Riccardo Fucile
I DIPENDENTI ALLE PRESE CON I TAGLI RACCONTANO: “ALFANO HA CAMBIATO PURE IL PARQUET”… VERDINI CI REGALAVA OROLOGI CON SOLDI NON SUOI… “E POI GLI SPERPERI PER LE MANIFESTAZIONI”
C’è chi ricorda il momento dell’orologio come un momento sentito, la giusta dose di enfasi nella sala dei
festeggiamenti, l’albero di Natale sullo sfondo, la felicità per le imminenti ferie, Forza Italia era ancora nel Pdl, l’Italia era ancora berlusconiana e Denis Verdini era ancora Denis Verdini.
In quel momento, proprio Verdini, chiama a uno a uno i dipendenti, gli stringe la mano, un sorriso, due parole affettuose, di ringraziamento, un pacchetto come simbolo, “e dentro un bell’orologio con tanto di nome e cognome incisi, non un oggetto qualsiasi — racconta uno degli assunti di Forza Italia — Tutti stupiti, non ce lo aspettavamo. Tempo dopo abbiamo scoperto la verità : gli orologi non erano frutto di generosità personale, ma in nota spese al partito. Insomma, quasi quasi ce li siamo pagati da soli”.
Pausa d’amarezza. “Era un’altra vita”.
Una vita “agiata” come la definiscono tutti dentro la sede nazionale di Forza Italia, una vita nella quale si “spendeva senza troppe preoccupazioni”, insistono i dipendenti, “dove si ostentava, dove si regalava, dove si sprecava. Sì, si sprecava, e ce ne rendevamo conto, ma eravamo certi della generosità del presidente (attenzione, non lo chiamano mai ‘Silvio’, o ‘Berlusconi’, o altro, ma solo il ‘presidente’)”.
Adesso no. Quest’anno non è stato montato neanche l’albero di Natale (“non c’era lo spirito giusto”), si pensa solo ai tagli, a salvare il possibile, a trattare con l’aiuto dei sindacati: “È vero, da tre mesi alcuni di noi si sono iscritti alla Cisl e alla Uil, è l’extrema ratio”, per fortuna niente Cgil “no! A tanto non siamo arrivati”.
Alle pareti delle sede sono state incorniciate storiche locandine, appuntamenti, manifestazioni simbolo degli ultimi vent’anni. Momenti di gloria.
“Ma quanto ci sono costati!”. Prego, scusi? “Forse sono stati quegli appuntamenti a prosciugare le casse: nessuno ha mai pensato a organizzare un magazzino con il necessario per le manifestazioni, ogni volta prenotavamo da capo il necessario, botte da centinaia di migliaia di euro, magari per avere sempre lo stesso palco, la stessa scenografia, le sedie e quant’altro. Hanno buttato milioni di euro, c’è chi parla di quasi 20 milioni in poco più di dieci anni”.
I corridoi della sede sono sgombri, toni bassi, qualche parlamentare passa, pochi si fermano; dentro vi lavorano ancora 86 persone, l’aria è mesta: “Tante schifezze le abbiamo vissute quando si insediavano i nuovi dirigenti. Un esempio? Alfano appena arrivato ha detto: ‘Non voglio spendere un euro’, poi ha agito peggio degli altri, ha ottenuto anche il parquet nuovo. Eppoi la Santanchè! La numero uno”.
Sotto quale profilo? “Ha voluto un differente arredamento per lei e Verdini, oggetti nuovi provenienti da un negozio di Forte dei Marmi, la zona dove ha i suoi amici e lo stabilimento balneare”. (Ma la stessa Santanchè nega: “Non è vero, sono cose mie, solo mie. Di ufficio è stato rifatto solo quello di Berlusconi…”, lei usa il cognome. Denis Verdini, contattato, non ha risposto).
Va bene, arredamento a parte, però la Santanchè portava degli euro al partito come responsabile del fundraising. “Ma quando mai! Non ha portato niente, mai niente. Forse non è chiaro, ma non c’è più un euro. E i parlamentari non vogliono contribuire”.
Vuol dire decurtare il proprio stipendio, come da accordi, per finanziare le attività del partito.
“Forza Italia deve ancora intascare un milione e mezzo di euro dai vari onorevoli per saldare il debito sulla sola candidatura; con il loro contributo potremmo già salvare il nostro posto di lavoro e l’organizzazione del partito. Ma scappano tutti, non si fanno trovare, o accampano scuse lacrimevoli, roba da ‘tengo famiglia’. E parliamo del 70 per cento di loro. Però quando c’era da mangiare arrivavano, eh…”.
E qui l’album dei ricordi ritorna ancora alle feste di Natale in sede, quando il “presidente” incontrava i dipendenti per un brindisi, “peccato che noi non riuscivamo a entrare nella sala, i big sgomitavano per stargli vicino, per leccargli il culo, noi niente. Ah, il banchetto era sempre ordinato al Relais les jardin, di proprietà del nipote di Gianni Letta, nessuno sconto alla fine, come sempre…”.
Da un anno la responsabile è la senatrice Mariarosaria Rossi, a lei riportiamo il racconto dei suoi dipendenti: “No, guardi, non intendo parlare della questione. Di tutto quello che è accaduto e accade, informo sempre il presidente. È lui l’unico a dover sapere”.
A sapere come si agiva dietro la sua ombra.
Alessandro Ferrucci
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 10th, 2015 Riccardo Fucile
NERVOSISMO PER GLI 81 DIPENDENTI VICINI AL LICENZIAMENTO, ABOLITO ANCHE L’ALBERO DI NATALE IN SEDE
Tutti da Silvio in pullman. Anche se le casse del partito sono vuote, i dipendenti sull’orlo del
licenziamento e l’ordine è tagliare fino all’osso, perchè l’unto dal Signore non unge più.
Nel retropalco di Forza Italia è tempo di ira (silente) per i lavoratori del partito e di imbarazzo per qualche dirigente.
La miccia è l’evento del prossimo 14 gennaio a Roma “SiAmo l’Italia” (grafia dello slogan), in cui Silvio Berlusconi incontrerà i club Forza Silvio della penisola.
Il luogo del raduno sarà l’auditorium del Divino Amore, noto santuario mariano.
E così fervono preparativi, per far sì che il presidente di Forza Italia abbia una platea degna.
Sicchè però sorge un problema: chi paga, visto che per organizzare un singolo autobus bisogna sborsare fino a 2.000 euro?
“La manifestazione del 14 potrebbe costare tra i 60 e i 70 mila euro” riassume un parlamentare forzista di lungo corso.
A disagio, perchè l’evento stride con il rosario di guai del partito: “Non abbiamo più un centesimo in cassa: 43 dipendenti sono in cassa integrazione (tutti ex lavoratori del Pdl, ndr), altre decine di fatto trattano la buonuscita. Come faremo a trovare i soldi per tutti questi pullman? E comunque, perchè non usarli per pagare i lavoratori almeno per qualche mese?”.
Ma i nodi non finiscono qui: “Quello di mercoledì viene dipinto come un incontro tra il presidente e i Club di tutta Italia. Ma a fronte dei 600 ufficiali, i Club con una vera sede saranno meno di 40. Dovremo mobilitare tutti gli iscritti veri, e forse qualcun altro”.
I dubbi del parlamentare si incrociano con le notizie delle ultime settimane sullo stato comatoso dei bilanci forzisti.
“Uccisi” dal taglio dei fondi pubblici ai partiti e dal cambio di linea di Berlusconi, non più disposto a coprire le spese con i fondi di famiglia.
E allora via ai tagli, su tutti e tutto.
Quest’anno nella sede romana di San Lorenzo in Lucina non hanno fatto neppure l’albero di Natale. Aboliti anche i biglietti di auguri.
Un lontano ricordo, i blitz natalizi di Silvio, che negli anni del berlusconismo ruggente si palesava di persona per colmare di doni collaboratori e dipendenti.
Ora gli 81 dipendenti vedono da vicino il baratro del licenziamento. Tanto da aver aperto un apposito e visitatissimo sito, licenziatidasilvio.it  , in cui aggiornano la cittadinanza sulle loro disavventure.
Sul Messaggero del 22 dicembre scorso, l’amministratrice di Forza Italia Mariarosaria Rossi assicurava: “Ho trovato conti per niente buoni, ma non licenzieremo i dipendenti”.
I lavoratori però non si fidano, e l’evento del 14 li avrebbe innervositi ulteriormente.
Il Fatto ne avrebbe parlato volentieri con il coordinatore nazionale dei club Forza Silvio, Marcello Fiori. Ma Fiori, dopo aver chiesto di essere richiamato, ha fatto sapere di essere impossibilitato perchè impegnato nel convegno di Forza Italia “Neve azzurra”.
Luca De Carolis
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 1st, 2015 Riccardo Fucile
LA DEPUTATA BOCCIA RENZI, RIMANDA SALVINI E SUL QUIRINALE DICE: “L’UNICO CANDIDATO SAREBBE BERLUSCONI”
Salvini ha detto: «Berlusconi si chiarisca le idee o noi andiamo avanti da soli». Cosa rispondete?
«Certe dichiarazioni andrebbero maggiormente ponderate. Consiglio a Salvini, che stimo e mi è simpatico, di avere più rispetto per Berlusconi che ha portato la Lega al governo e resta l’ultimo Premier votato dagli italiani. Salvini non può dettarci la linea, lui sa bene che senza Berlusconi non può far niente, altrimenti andranno da soli anche alle elezioni locali».
Salvini però le alleanze a livello locale le vuole mantenere.
«Questo è un atteggiamento da democristiano, la politica dei due forni, che non credevo gli appartenesse».
Berlusconi sostiene da anni che bisogna riconquistare l’elettorato deluso di centrodestra. Perchè Salvini in pochi mesi è riuscito a conquistare una grossa fetta di quell’elettorato?
«Sui numeri si può discutere, in Emilia, ad esempio, ha preso meno voti rispetto alle Europee. Lui sta facendo una politica forte di destra e cavalca temi molto sentiti, soprattutto dalla fascia più debole. Salvini ingenera una speranza, noi ci siamo riusciti di meno. Per questo sostengo che Berlusconi debba tornare a fare il numero uno».
La strada dei Club Forza Silvio è quella giusta?
«Il problema di FI non è l’assetto organizzativo ma l’assenza di regole. Dentro il partito ci sono persone, sempre le stesse, che fanno 7/8 cose. Serve un programma politico, e Berlusconi si sta impegnando in prima persona, e regole che creino una giustizia interna. Il Congresso andrebbe anticipato dal 2016 al 2015 per eleggere una classe dirigente credibile che abbia fame di cambiare il Paese».
Il M5S continua a perdere i pezzi. Per Grillo siamo già ai titoli di coda?
«Perdono parlamentari perchè non hanno senso di appartenenza, in politica non si inventa nulla, conta il sacrificio quotidiano, bisogna stare tra la gente. Queste persone sono state improvvisamente catapultate in Parlamento. Non credo che Grillo sia alla frutta, è un esagitato e riesce ancora a far presa grazie alla crisi. Molti suoi parlamentari guardano al Pd, ormai lo dicono apertamente, è la pistola fumante che Renzi mette sul tavolo, ed è inaccettabile».
Il voto per il Quirinale sarà ancora più complesso per i dissidenti interni. Riuscirete a trovare un nome largamente condiviso?
«C’è bisogno di una guida autorevole perchè Renzi governa con i tweet, è inesperto e in grandi difficoltà . Il problema è capire l’obiettivo dei dissidenti, se la sfida per il Quirinale serve solo per aumentare il loro potere all’interno dei partiti allora è sciacallaggio. Se Renzi avesse veramente coraggio l’unico Capo dello Stato possibile per esperienza, capacità e rapporti internazionali sarebbe Berlusconi».
Eppure Berlusconi si è detto disposto a votare un candidato del Pd. Apertura strategica o segnale di debolezza?
«Un’apertura strategica, Berlusconi non si autopromuove ma garantirebbe pace e sviluppo al Paese e indirizzerebbe il governo Renzi verso la via giusta. Paradossalmente sarebbe più utile per il Pd che per noi. Purtroppo so che Renzi non avrà questo coraggio, ma figure autorevoli ce ne sono poche. Dal mio punto di vista rimane Draghi che nessuno boccerebbe. Oltre a Berlusconi, in subordine, ci sarebbe Martino».
Come giudica la Legge di Stabilità ?
«Renzi ha detto di aver tagliato 18 miliardi di tasse, in realtà nel prossimo triennio aumenteranno di 45 milardi. Non c’è traccia neanche della sbandierata spending review. Verrà aumentata l’Iva, anche sui pellet, l’accise sui carburanti. La Legge di Stabilità di Letta era più coraggiosa e con meno tasse, questa porterà a un’ulteriore contrazione dei consumi, praticamente il contrario del nostro programma. Renzi è debole e non contrasta le indicazioni dell’Ue».
Una previsione sul 2015: si andrà a votare?
«Credo di no, non ci sono le condizioni, non abbiamo neanche i soldi per fare le elezioni. La Grecia andrà al voto e questo creerà molti problemi in Europa. Detto ciò, non credo che Renzi arriverà fino al 2018. Sarebbe un atteggiamento umile da parte sua aprire a una grande coalizione così come hanno fatto in Germania. La Merkel non è stata più brava degli altri, ha semplicemente portato avanti, per due legislature, una grande coalizione che le ha consentito di fare le riforme».
Andrea Barcariol
(da “il Tempo”)
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