Dicembre 19th, 2014 Riccardo Fucile
E RILANCIA LE PRIMARIE
“Caro Presidente, non posso privarmi (e privarti) del piacere e della responsabilità di contribuire
(ovviamente senza ruoli e senza nomine, ma attraverso l’iniziativa politica) al rilancio nazionale del centrodestra italiano, dopo gli errori di questi mesi, che rischiano di renderci irrilevanti.
Non intendo iscrivermi nè a Forza Matteo 1 (Renzi) nè a Forza Matteo 2 (Salvini), ognuno dei quali — peraltro — fa benissimo il proprio mestiere.
Siamo noi che non lo facciamo più: il nostro compito è quello di fare tutto il possibile per invertire la rotta e contribuire a dare al nostro centrodestra un futuro e una prospettiva”.
E’ con una lettera che Raffaele Fitto decide di rispondere a Silvio Berlusconi: “Leggo su il Giornale di oggi un virgolettato (tuttora non smentito, e quindi credibile) attribuito a te”.
Il virgolettato parla del pressing di Berlusconi per la candidatura di Fitto in Puglia: “E’ il miglior candidato possibile – avrebbe detto l’ex senatore – è forte sul territorio, ha preso centinaia di migliaia di preferenze alle Europee. Dovrebbe scendere in campo per la Puglia”.
Fitto, nella sua lettera, taglia corto: “la mia ricandidatura in Puglia non c’è e non ci sarà . Dunque, perchè continuare con balletti senza costrutto?”
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 18th, 2014 Riccardo Fucile
CATTURATO IN MONTENEGRO SU MANDATO DELLE AUTORITA’ USA, ERA STATO PARLAMENTARE DAL 2006 AL 2008: PRESENTO’ UNA INTERROGAZIONE PER CHIEDERE MAGGIORI CONTROLLI CONTRO L’IMMIGRAZIONE E I TRAFFICI ILLEGALI
L’ex deputato di Forza Italia Massimo Romagnoli è stato arrestato a Podgorica, in Montenegro.
Insieme a due cittadini romeni è accusato di traffico d’armi a favore delle Farc, le Forze armate rivoluzionarie colombiane.
Lo hanno riferito l’agenzia Mediafax e il quotidiano Rumania libera.
L’arresto dell’ex parlamentare, di Cristian Vintila e Flaviu Virgil Georgescu, è avvenuto su mandato di cattura delle autorità statunitensi.
Come riportato da Avvenire, secondo gli investigatori americani, le armi oggetto del traffico avrebbero potuto uccidere militari dell’esercito Usa. Nell’ambito dell’operazione sono state effettuate perquisizioni sia a Podgorica che a Bucarest.
Nel 2006, con altri colleghi di partito, aveva presentato un’interrogazione alla Camera e indirizzata al ministero del Commercio Internazionale in cui chiedeva maggiori controlli alle frontiere per contrastare il fenomeno dell’immigrazione illegale “da parte della criminalità organizzata che sempre più controlla e gestisce attività illecite che vanno dal traffico di clandestini che entrano e escono dal territorio dell’Unione fino a far infiltrare materiale illegale di ogni genere tipo armi o droghe“.
Romagnoli vive dal 1989 in Grecia, Paese per cui era stato nominato rappresentante della Confederazione degli Imprenditori Italiani nel Mondo nel 2005.
Ha seduto tra i banchi di Forza Italia da 2006 e il 2008, eletto nella circoscrizione estero.
Nella sua esperienza a Montecitorio era stato nominato Responsabile Estero del Gruppo Euro-Parlamentari del partito di Berlusconi e Responsabile europeo Azzurri nel Mondo.
Aveva anche creato il Fondo di Credito in favore degli Italiani all’estero per lo sviluppo del commercio e dell’artigianato.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 16th, 2014 Riccardo Fucile
NELLA PARTITA PER IL QUIRINALE SI NASCONDE DIETRO IL “PATTO” MA LA FRONDA INTERNA GLI PORTA VIA UNA CINQUANTINA DI VOTI PER POTER CONTARE VERAMENTE NELLA SCELTA FINALE
Hanno ammazzato il Nazareno, il Nazareno è vivo.
C’è un caotico sottofondo de-gregoriano (nel senso di Francesco, non di Sergio) nelle reazioni che si registrano nel cerchio magico berlusconiano dopo l’incontro a sorpresa, a Palazzo Chigi, tra Romano Prodi e Matteo Renzi.
A caldo, Berlusconi ha finto indifferenza e tranquillità : “Matteo è il primo a non volere Prodi, il secondo sono io”.
Ma nella lunga ed estenuante successione a Giorgio Napolitano che si è aperta agli inizi di novembre, pesano sempre di più le faide che stanno squassando Forza Italia da mesi: dalla quasi scissione del pugliese Raffaele Fitto (che conta su almeno quaranta parlamentari) alla “scomparsa” di Denis Verdini, sopraffatto dalla banda dei quattro composta da Toti, la Pascale, la Badante Rossi e il barboncino Dudù.
Risultato: l’ex Cavaliere continua a ripetere che il Quirinale è dentro il patto del Nazareno sottoscritto insieme con Renzi il 18 gennaio scorso.
A questo punto, però, B. che garanzie fornisce sulla tenuta dell’accordo in Parlamento?
I numeri sono numeri e i quaranta fittiani, che potrebbero diventare cinquanta nel segreto delle urne presidenziali, sono un’incognita troppo grossa. Ed è per questo che “hanno ammazzato il Nazareno” e allo stesso tempo “il Nazareno è vivo”.
Disperato e stretto nella morsa tra i due Mattei (Renzi da un lato, il leghista Salvini dall’altro con l’ipoteca sul futuro centrodestra), Silvio può solo sperare che il premier mantenga quanto stabilito nel patto.
Compresa la fatidica clausola dall’acronimo “TTP”. Ossia Tutti Tranne Prodi.
Berlusconi e Renzi la concordarono sin dall’inizio con queste parole: “In nessun caso, durante le trattative per l’elezione del prossimo presidente della Repubblica, potrà essere fatto il nome di Romano Prodi”.
Lo stesso Professore, al Fatto Quotidiano, confermò nell’agosto scorso: “Non sono sorpreso per niente”.
In queste ore, c’è però qualcuno che firmerebbe subito il certificato di morte del patto segreto. Un qualcuno di clamoroso, perchè il suo nome è Denis Verdini ed è lo sherpa azzurro del Nazareno, accusato dai suoi di essere ormai più renziano che berlusconiano.
Attorno a Verdini c’è un insolito clima di pessimismo e scetticismo.
In privato, il potente senatore forzista, a processo tra l’altro per il fallimento della sua banca fiorentina, rinfaccia a B. di essere circondato da “una banda di dilettanti” (la già citata banda dei quattro) e di non riuscire più a tenere insieme tutti.
A cominciare dalla fronda dei fittiani. Così in questo quadro tornano a circolare le voci su un prossimo abbandono di Verdini a fine anno, sia per i suoi guai giudiziari, sia per il fallimento del patto.
L’inizio della fine, per i filonazareni azzurri, è stato a novembre quando Renzi ha ribaltato l’impianto dell’Italicum in un vertice della sua maggioranza di governo.
Da allora, tra B. e Renzi i rapporti sono diventati meno intensi e lo stesso Verdini è stato emarginato dai renziani di riferimento.
Di qui la versione meno hard del patto segreto propugnata dal cerchio magico e che vede il suo approdo finale nell’elezione del successore di Napolitano.
Il nome preferito di Berlusconi, già bruciato in un colloquio informale con il Corriere della Sera, è quello dell’ex craxiano Giuliano Amato, gradito anche a Re Giorgio.
In ogni caso, per B., non dev’essere “un uomo di parte” e non Prodi, soprattutto.
Quando il gioco delle trattative si farà duro e il capo dello Stato avrà firmato le sue dimissioni, Berlusconi si aspetta dal premier una rosa di almeno tre nomi, tra cui quello da votare insieme. Al di là della finta indifferenza di B., tutti questi movimenti renziani finiscono per acuire la balcanizzazione di Forza Italia.
Berlusconi difende il patto perchè dice che queste riforme sono “le nostre”?
Renato Brunetta si dissocia sul Mattinale e dice che non è vero. Ma è il solito Fitto a cavalcare la passività dell’ex Cavaliere in questa fase di trambusto e di caos.
L’ex governatore pugliese si butta sulle finte risposte dei renziani (non di Renzi) a B. sul Quirinale (“Non è contenuto nel Nazareno) e parla di “conseguenza di scelte sbagliate” che hanno condannato Forza Italia “all’irrilevanza”.
Di qui a un mese sarà sempre così. Fin quando Napolitano non deciderà di mettere fine al suo secondo mandato a termine.
E se lo farà nella seconda decade di gennaio, il primo anniversario del patto del Nazareno entrerà a piedi uniti nella campagna elettorale per il Colle.
Racconta un filonazareno: “Noi non possiamo fare altro che aspettare le mosse di Renzi. A meno che il presidente non faccia un colpo dei suoi”.
Ma quale?
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 16th, 2014 Riccardo Fucile
LA LETTERA APERTA DI MAURIZIO BIANCONI A BERLUSCONI
Maurizio Bianconi, deputato di Forza Italia, ha scritto una lettera aperta a Silvio Berlusconi
Caro Presidente,
Non sono un Tuo tifoso, nè in casa mia sono appese foto con Te con dedica amicale. Anzi, prima del 2008 io non Ti conoscevo neppure.
Ti ho poi stimato grandemente ed anche voluto bene, perchè ho visto in Te il taglio dell’uomo extra ordinem ed un afflato umano che neppure i miei miti di gioventù mi avevano mai regalato.
Ti ho sempre difeso,anche quando alla gente con la mia cultura primigenia appariva problematico fare scudo. Non sono andato con Fini, nè con La Russa, nè (più facile) con Alfano
Ho subito senza protestare il ritorno al passato, ad un passato che per voi era il mitico 1994, anno nel quale il mio passato aveva già un paio di generazioni di vita.
Non potrai dunque dire di me che non Ti sono stato leale, che per interesse o altro Ti ho tradito, come non vorrei che Tu dicessi che Ti devo seguire sempre e comunque, anche se fai strage dei tuoi.
Un vecchio adagio diceva ‘se avanzo seguitemi.se indietreggio uccidetemi’. Senza arrivare a tanto tuttavia una scrollatina dobbiamo dartela.
Dalla triste questione che ci alienò drasticamente i consensi popolari, che nulla aveva di politico, ma che nacque per la tua irriducibile ingenuità , inescusabile in un perseguitato come Te, si sono susseguiti una serie di errori politici uno più grave dell’ altro, che ancora oggi persistono, che Ti abbiamo rappresentato in tutti i modi possibili, alcuni dei quali (specie da parte mia ) lo riconosco,troppo duri,
Inutile buttar sale sulle ferite: Tremonti, Alfano, Monti, fine finanziamento pubblico partiti, legge Severino, Letta, affidamento dei tuoi desiderata ad ambasciatori inidonei, fiducia mal riposta in troppe occasioni, rifiuto di pensare ad un partito arioso ed aperto.
Potrei continuare, ma ti verrebbe l’orticaria e basta.
Oggi siamo alla pietra tombale, a quel Patto del Nazareno, che è una truffa per il centrodestra, un imbroglio x Te, la fine del nostro sogno.
Tu stesso ne hai riconosciuto il costo. Ma nn puoi pensare che i cittadini siano cosi’ ingenui da ritenere possibile che si possa accettare la riduzione ai minimi termini della nostra ditta, della Tua credibilità , della fiducia, in nome di pseudoriforme che Ti ostini (sapendo la verità ) a definire “nostre” e “risolutive”, quando sono esclusivamente “loro” e sì “risolutive” ma per bloccare a favore di Renzi le istituzioni.
Sono “loro” e lo hai visto bene, quando sono andati in crisi per una semplice variazione in Commissione sull’abolizione dei senatori a vita .
Perchè, vedi, fra l’altro, questo ircocervo istituzionale è per Renzi e Co, realizzazione del programma di governo, non scrittura delle regole. Tanto vero che non si parlò di regole cambiate, ma di governo andato sotto.
E dunque Forza Italia, per Tuo esplicito riconoscimento nella Tua telefonata a Imola, mai ha fatto vera opposizione a Renzi.
Anzi è diventata maggioranza a sostegno di Renzi per supplire alla sua crisi interna, in cambio di riforme che fanno comodo..solo a Renzi.
Insomma da Popolo della Libertà a Forza Italia a Forza Renzi ….e poi?
Non era per questo che la gente Ti ha votato ed ha sperato in Te.
Ma Tu dici, vedrai, ci faremo almeno un Presidente della Repubblica che sceglieremo anche noi. Ti hanno detto di no anche su quello.
Dunque, Presidente, è giusto o no essere leali e dirTi che sbagli e che devi rientrare nel solco delle cose giuste per riannodare il filo con la tua e la nostra gente, che ormai è rassegnata o non vota o, a seconda delle inclinazioni, va da Salvini o da Renzi, lasciandoci soli con gli ultimi tenaci fedelissimi.
Te per il centrodestra sei quello che è Ronaldo per il Real Madrid. Se torni in campo però, a infortunio smaltito, bisogna che Tu faccia gol nella porta di Renzi e del Pd e non metta tutta la tua classe a fare un autogol dietro l’altro.
Altrimenti, se proprio hai deciso di continuare così per motivi che solo Tu conosci sii conseguente.
Noi dentro il partito difenderemo fino all’ultimo l’alternativa di centrodestra. Il mio è un discorrere leale, non servile.
Ma sappi che con la lealtà c’è salvezza, diversamente c’è Piazzale Loreto, Sant’Elena, o più prosaicamente il discredito e l’oblio.
Con vero affetto
tuo Maurizio Bianconi
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Dicembre 7th, 2014 Riccardo Fucile
ALL’EVENTO “SENZA IDENTITA’ NON C’E’ FUTURO” NESSUNO DEI “DOCENTI” FA RIFERIMENTO ALL’EX GOVERNATORE DELLA PUGLIA
Tutti in cattedra, tutti tranne Raffaele Fitto. 
Per Forza Italia sarà un po’ come tornare a scuola per ripetere l’anno dopo una sonora bocciatura. Come quella rimediata alle ultime regionali, una vera e propria dèbacle per il partito di Silvio Berlusconi.
Solo che scorrendo l’elenco dei “professori” del primo ciclo di formazione politica, dal titolo “Senza identità non c’è futuro”, si scopre che neppure uno fa riferimento all’area dell’ex governatore della Puglia.
Così l’iniziativa, che si terrà a Roma l’11 dicembre nella sede del partito a piazza San Lorenzo in Lucina, prima che un’occasione per rimettersi a studiare e rifondare la classe dirigente del partito, è già diventata una nuova causa di scontro tra i vertici berlusconiani e i fedelissimi del dissidente Fitto.
BERLUSCONIANI IN CATTEDRA
L’operazione didattica organizzata da Forza Italia, con in testa la coordinatrice nazionale azzurra Annagrazia Calabria, riflette con chiarezza le divisioni che agitano il partito. Relatori tecnici a parte (il giornalista e scrittore Andrea Camaiora, vecchia conoscenza dei giovani azzurri e autore del libro “Il brutto anatroccolo. Moderati: senza identità non c’è futuro”; il direttore de Il Foglio Giuliano Ferrara e il caporedattore de “Il Giornale” Vittorio Macioce), nessuna delle lezioni in programma, cui dovrebbero prendere parte una settantina di studenti, sarà tenuta da “docenti” di fede fittiana.
“Una motivazione c’è, è chiaro”, sorride ironico il berlusconiano Osvaldo Napoli. Insieme alla stessa Calabria, a salire in cattedra ci sarà anche l’ex ministro Mara Carfagna.
L’ex zarina di Fi, dopo una parentesi fra le truppe di Raffaele Fitto, è tornata a riabbracciare la causa berlusconiana conquistando la guida del dipartimento “Libertà Civili e Diritti umani”: i maligni sussurrano che la scelta è legata a logiche locali in vista delle regionali in Campania, dove non è certo un mistero il rapporto stretto che la lega all’attuale governatore Stefano Caldoro.
Completano l’elenco dei docenti, il capogruppo di Forza Italia al Senato, Paolo Romani, il presidente dei deputati azzurri, Renato Brunetta, e l’ex ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini.
LEZIONI INFUOCATE
Insomma, berlusconiani pigliatutto, anche se gli organizzatori fanno sapere che seguiranno altre quattro lezioni e ci sarà tempo e spazio per i fittiani.
Che però sostengono di non saperne nulla.
«Dipenderà dal fatto che siamo gli eretici di Forza Italia», commenta per nulla sorpreso dall’esclusione il toscano Maurizio Bianconi.
Quanto all’appuntamento dell’11 dicembre, a tutti i relatori è arrivata la stessa raccomandazione: in aula dovranno tenere vere lezioni su temi di propria scelta e non comizi politici.
Prudenza, insomma, perchè Fi somiglia sempre più ad un campo minato dove polemiche e vecchi rancori possono riaccendersi per un nonnulla e in qualunque momento.
Ferrara e Brunetta, per esempio, sono stati protagonisti di una infuocata querelle consumatasi sulle pagine de Il Foglio, una polemica tracimata in uno scambio di insulti a causa del famigerato Patto del Nazareno.
Così, per evitare ulteriori conflitti e pubbliche polemiche, gli organizzatori hanno accuratamente evitato incontri ravvicinati fissando al mattino (alle 12) l’intervento del giornalista e al pomeriggio (alle 14.50) quello di Brunetta.
FUORI DAI DENTI
Resta, ovviamente, l’obiettivo del corso: aiutare la rifondazione di Forza Italia. Anche se Berlusconi sembra credere che il futuro poggia su “dieci milioni di anziani da convincere” magari a colpi di dentiere e cataratte gratis, gli organizzatori del ciclo di formazione sono invece sempre più convinti che lo fortune del partito dipendano dai giovani.
Tutti i giovani, esclusi naturalmente quelli che tifano per Fitto.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 30th, 2014 Riccardo Fucile
TRA PENSIONATI E GIOVANISSIMI
Silvio Berlusconi torna in piazza per la prima volta dopo l’affidamento ai servizi sociali. Sceglie di farlo per il No Tax Day e proprio nella sua Milano, in Piazza San Fedele, alle spalle del teatro alla Scala e di Palazzo Marino.
Dal primo pomeriggio, nel gazebo allestito per la raccolta firme contro le tasse del governo Renzi, sfilano la coordinatrice lombarda Maria Stella Gelmini, Enrico Toti e il capogruppo al senato Paolo Romani, che si presta a qualche selfie con i sostenitori.
C’è pure Laura Ravetto, elegantissima, che sfodera grandi sorrisi, stringe mani e vuole “assolutamente parlare” con la telecamerina di Diego Bianchi del programma di Rai Tre Gazebo “è il nostro rito mi porta sempre tanta fortuna”.
Daniela Santanchè sbuca all’improvviso: boccoli d’ordinanza, cappotto nero. “Sei sempre la più bella” le gridano. “Daniela dai quando mi metti in politica”, le chiede un ragazzo.
Una coppia di anziani signori le affida una lettera per il presidente. All’Huffpost dice: “La casa è un bene troppo importante. Le tasse vanno tolte e noi lo abbiamo già fatto. Chi si mette contro la Lega sbaglia, è la storia del Centrodestra”.
C’è anche la rampante Silvia Sardone, 32 anni, consigliere comunale a Milano e astro nascente di Forza Italia.
In attesa che arrivi Berlusconi, risuona l’inno di Forza Italia. Qualche bandiera sventola, ma “i tantissimi” della canzone non ci sono.
Il pubblico non sembra quello delle grandi occasioni. Chi è lì però ci crede e crede ancora in Berlusconi e nel partito. “È l’unico che può fare ancora qualche cosa per noi. Gli altri non mi convincono, nemmeno questo Renzi . Parla, parla e poi ci riempie di tasse — grida la signora Ida, 74 anni originaria di Trani, ma da 55 anni vive a Milano – Io ho una figlia disoccupata da un anno. La devo aiutare non so più come fare”.
Mentre parla si avvicinano anche altre persone, quasi tutte ultra settantenni.
Ognuna vuole raccontare i suoi problemi, qualcuna la sua disperazione, come la signora Maria 78 anni “milanese doc”, che da tutta la pensione per aiutare il nipotino autistico “e adesso non so più nemmeno come pagare l’affitto. Voglio che Berlusconi mi aiuti, con lui era meglio. Pazienza se ha avuto tutte quelle donne, lo perdono. Tutti sbagliamo”.
Attorno al gazebo i pensionati sono tantissimi. Molti sventolano orgogliosi le bandiere di Forza Italia con la scritta “senior”, ormai lo zoccolo duro del partito sono loro.
Marcello dice di seguire Berlusconi da sempre. Il suo cane si chiama Dudù, ma è la Pascale che ha copiato lui. “Quella Francesca mah, che tipo, una che sa comandare, ma io credo solo in Silvio. È il numero uno, un genio incompreso. L’alleanza con Salvini ci può stare, è bravo. Sull’euro però non sono d’accordo e poi il leader deve rimanere Berlusconi. Noi siamo moderati”.
Dagli agè ai giovanissimi. L’altra fascia di età ben rappresentata è la loro.
Ventenni, studenti universitari che arrivano da tutta la Lombardia, qualcuno pure dall’Emilia Romagna. “Forza Italia non è al massimo del suo splendore. Per noi giovani è il momento migliore per dare il nostro contributo. Berlusconi è l’unico leader moderato di oggi. Salvini è un uomo di lotta, ma non di governo”, dice Ugo di 27 anni, comasco e studente di Scienze Politiche.
A un rapido sondaggio nessuno ha partecipato ai casting di Villa Gernetto. “No, non ci siamo stati”, sospirano alcuni ragazzi della delegazione bergamasca. “No purtroppo no, non c’ero”, racconta un giovane berlusconiano di Brescia. Forse le giovani promesse già battezzate dal leader non hanno più bisogno di stare in piazza, forse loro sono nel gazebo.
Ma ecco che arriva Berlusconi, la piazza applaude, grida ancora “Forza Silvio”.
Distinte signore con al braccio i sacchetti dello shopping natalizio salgono sulle panchine per vedere meglio. “Che bello tornare in piazza proprio a Miano – esordisce il Cav – I miei avvocati me lo sconsigliano, ma non posso astenermi dal venire qui per dire come stanno le cose”.
Dal palco di piazza San Fedele Berlusconi lancia nuovi attacchi alla magistratura e propone “sei mesi di compravendite delle case senza alcuna imposta e una flat tax per tutti con una tassazione al 20% del reddito per le famiglie”.
Il patto del Nazareno non si tocca, “Ma per tutto il resto siamo fortemente, decisamente e responsabilmente all’opposizione. Il jobs act non serve a niente. I vertici di Confindustria non pensano che si potrà assumere un solo italiano in più”.
Da Milano Berlusconi lancia anche una nuova ricetta anti crisi :“una seconda moneta alternativa all’euro e la svalutazione dell’euro, con un cambio uno a uno con il dollaro e l’immissione di forte liquidità per dare ossigeno alla crescita” e conclude con una piccola retromarcia su Salvini “sarà uno dei goleador del centrodestra, è benvenuto, ma da qui a dire che Berlusconi ha scelto il nuovo leader del centrodestra ce ne passa”.
I supporter tirano un sospiro di sollievo. La folla si accalca vicino all’auto blu di Berlusconi.
Si cerca una foto, una stretta di mano, un bacio, ma l’auto riparte.
Per strade si accalcano anche curiosi, qualcuno chiede se c’è Francesca Pascale, o “almeno Mara Carfagna”. Un ragazzo di 20 anni si ferma, vuole vedere Berlusconi entrare in macchina, ma la fidanzata si arrabbia e lo rimprovera. “Ma dai cosa c’è da vedere. Andiamo. Questo c’ha 80 anni e ancora fa i comizi. Ma non è stufo?”.
(da “Huffingtonpost“)
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Novembre 28th, 2014 Riccardo Fucile
SALTA IL CHIARIMENTO CON SILVIO,…ALLA CONVENTION DI FITTO SPUNTANO ALEMANNO, RONCHI E STORACE…”CON LUI STANNO I DEMOCRISTIANI”
Salta il pranzo a Palazzo Grazioli che avrebbe dovuto suggellare quanto meno un armistizio. 
Scende il gelo con la telefonata di pochi minuti tra Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto, la tregua tra i due dura lo spazio di una sera
L’ex governatore pugliese vorrebbe incontrare il capo per un chiarimento a due, un faccia a faccia risolutivo sul futuro di Forza Italia dopo l’ufficio di presidenza del giorno prima.
Il leader invece gli risponde che no, a quell’appuntamento lui ha già invitato il consigliere Giovanni Toti e Gianni Letta, Denis Verdini e Deborah Bergamini, i capigruppo Romani e Brunetta, oltre alla solita Maria Rosaria Rossi: «Se si parla di partito non posso tenerli fuori».
Allora è Fitto a tirarsi fuori: «Meglio rinviare, a questo punto, io ho poco tempo, terrò la mia manifestazione nel pomeriggio». Il pranzo ufficialmente è solo rinviato alla prossima settimana, ma il clima è glaciale.
Berlusconi è su tutte le furie, ai commensali ospitati a Palazzo Grazioli non ne fa mistero: «Qui io dialogo, apro, mi mostro accomodante, ma è una roba a senso unico, allora vada a quel paese» sbotta alludendo a Fitto che la sera prima, appena uscito dalla riunione di partito, ha chiesto davanti alle telecamere l’azzeramento di tutte le cariche.
Figurarsi quando, da lì a qualche ora, l’eurodeputato pugliese tiene di fatto a battesimo la sua corrente in un affollatissimo Tempio di Adriano nel cuore della Capitale, colmo almeno tre volte più di quanto lo fosse due giorni prima alla presentazione del libro di Vespa con l’ex Cavaliere ospite d’onore.
Si parla di legge di stabilità , si pensa al fortino assediato di Palazzo Grazioli.
Ai 32 parlamentari già vicini a Fitto se ne sono affiancati altri, da Laffranco ad Aracri. C’è Augusto Minzolini e poi gli ormai schierati Francesco Paolo Sisto, Saverio Romano, Daniele Capezzone.
Si sono rivisti tutti insieme per organizzare la «resistenza» anche mercoledì a tarda sera, dopo l’ufficio di presidenza forzista, appuntamento alla “catacomba”, come ormai l’hanno battezzata.
Si tratta di una sala sotterranea dell’hotel Cosmopolitan in centro, “catacombe” che evocano già di loro l’inizio del declino dell’Impero romano.
Ma in platea al Tempio compaiono a sorpresa anche pezzi del mondo ex An.
Ecco in prima fila Francesco Storace («Berlusconi dia fiducia al campione in casa Fitto e si liberi di tante pippe »), in seconda Gianni Alemanno interessato a «tutto quello che di nuovo si muove nel centrodestra», ma anche Adolfo Urso e Andrea Ronchi, il più motivato: «Fitto ha il merito di accendere i motori di una macchina in grado di competere con la “rossa” di Renzi».
L’eurodeputato rilancia su primarie e non solo: «Basta improvvisazione, la rifondazione deve partire dai contenuti. Dobbiamo fare autocritica, le contrapposizioni non ci interessano, con Berlusconi non c’è nessuno scontro, ci vedremo presto».
E poi a Salvini, investito del ruolo di “goleador” dal capo: «Io ero un buon centrocampista e so quanto sono importanti schemi e squadra».
Il leader legge le agenzie e commenta sarcastico: «È tutta una liturgia democristiana, quei professionisti della politica, reduci da Prima Repubblica, sarebbero il nuovo che pretende che mi faccia da parte?»
In fondo alla sala della kermesse di Fitto compare anche Antonia Ruggiero, aveva fondato il club “Silvio ci manchi” con Francesca Pascale in Campania, prima di diventare assessore ad Avellino e oggi consigliere regionale.
Conquistata anche lei da Fitto? «Non parlerei di conquista ma di politica. Mi hanno invitato e mi sembrava giusto esserci, anche Berlusconi dice che dobbiamo essere tutti uniti».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Novembre 27th, 2014 Riccardo Fucile
TRA I SUOI SOSTENITORI “ROTTAMATORI” SI RIVEDONO ANCHE ESPERTI SFASCIACARROZZE: ANDREA RONCHI, ADOLFO URSO, FRANCESCO STORACE E GIANNI ALEMANNO
È standing ovation quando Raffaele Fitto cita Margaret Thatcher: “I voti non cadono dagli alberi come
prugne secche, i voti bisogna conquistarseli, giorno per giorno”.
Poi, l’affondo rivolto a Berlusconi, mai nominato direttamente: “Basta improvvisazioni, più che concentrarsi sul centravanti o sul centrocampista serve una squadra riconoscibile sui contenuti”.
Tempio di Adriano 27 novembre del 2014, trigesimo della Decadenza di Silvio Berlusconi, votata un anno fa a palazzo Madama.
Allora, sotto palazzo Grazioli sembrava di stare a Bisceglie tanti erano i pugliesi chiamati a raccolta da Raffaele Fitto per esprimere solidarietà a Berlusconi.
Oggi, nuovo passo della Decadenza politica. Nasce il correntone azzurro.
Per la prima volta, i ribelli ci mettono la faccia in pubblico, sfilando di fronte alle telecamere.
Il pallottoliere segna 36 tra parlamentari e senatori ma, spiegano, altri potrebbero arrivare.
È una notizia che trova conferma nel panico di palazzo Grazioli, dove alla Camera secondo Denis Verdini i parlamentari berlusconiani ortodossi su cui mettere la mano sul fuoco sono 36, quelli fuori controllo 32, perchè oltre ai fittiani puri c’è una vasta area di malcontento sul Nazareno.
Il “parroco di Lecce”, così lo apostrofò Berlusconi nel corso di un ufficio di presidenza, controlla quasi la metà dei parlamentari.
Per questo si muove da capo, fermo sulle posizioni di chi vuole un “chiarimento” politico. Quando Silvio Berlusconi lo fa chiamare per invitarlo a pranzo con i capigruppo, Giovanni Toti e Deborah Bergamini fa sapere che è disponibile a un faccia a faccia non ad un incontro con una delegazione: “Lo volevano imbrigliare – dice un big del correntone – nel senso che gli avrebbero chiesto di non parlare di questo o quest’altro, mettendo il silenziatore all’iniziativa, ma senza aprire una discussione vera. E lui non è andato per stare libero. Quando Berlusconi vorrà trattare, allora andrà ”
Aria elettrica, quasi da congresso di nuovo partito, ci sono parecchi ex ministri dei governo Berlusconi. Saverio Romano, Gianni Alemanno.
Arriva Francesco Storace: “Sono un pregiudicato, ma a me piace la politica. Per questo sono qui”.
L’ex finiano Andrea Ronchi sembra ringiovanito: “Sono qui, perchè bisogna creare, partendo da personaggi come Fitto, un centrodestra, forte e credibile, alternativo alla sinistra renziana, che torni allo spirito del ’94”.
Guai a nominare la parola scissione, guai a nominare Berlusconi: “Noi — dice Fitto dal palco — non siamo contro qualcuno, ma per qualcosa”.
Applaudono pure i rappresentanti delle categorie invitate a parlare, Confcommercio, Confartigianato, Confediliza, categorie tradizionalmente vicine al centrodestra, sotto la grande scritta “Per l’alternativa”.
Proprio partendo dall’interlocuzione con loro Fitto spinge sulla necessità di partire dai “contenuti”, termine — aggiunge — “che dà quasi fastidio”, critica il governo Renzi sulla politica economica, sui fondi europei, sull’approccio subalterno a Bruxelles.
E in nome dell’alternativa di governo invoca la “rifondazione” di Forza Italia e del centrodestra: “Se il nostro partito si confrontasse con questi temi, avrebbe una credibilità diversa di quella che ha. Questo intendo quando parlo di rifondazione”.
È “governo” la parola più usata nel discorso sotto lo sguardo accudente dello spin doctor Luigi Crespi, l’inventore del contratto con gli italiani del 2001, e di Daniele Capezzone, la “mente” economica del correntone, infaticabile produttore di materiali sull’economia.
E non è un caso che Fitto batta molto proprio sull’alternativa di governo. Perchè il battesimo del correntone non è un’iniziativa di rottamazione, nè — almeno per ora — la prova di una scissione.
Il “parroco di Lecce” è cresciuto e si pone come goleador, anti Salvini nel guidare un nuovo centrodestra.
Per questo parla di unità del centrodestra, gioca di sponda col leghista invocando le primarie: “Tutte le investiture devono passare dal popolo”.
Parla, esattamente come Salvini, non contro Berlusconi ma già oltre Berlusconi: “Sulle primarie – dice – anche Salvini sarebbe d’accordo”.
Se la ride all’ingresso quella vecchia volpe di Vincenzo D’Anna: “Ora Raffaele deve stare attento agli zelatori”.
Perchè sul territorio i portatori di voti, il ceto politico delle amministrazioni lo cerca, per proporsi nel correntone.
Andrea Ronchi racconta: “Andando in giro c’è voglia di politica, non sai quanta. Ti faccio vedere la lista di imprenditori, gente seria, professionisti che hanno voglia di impegnarsi perchè non vogliono Renzi. E in questo momento Forza Italia sul territorio non c’è”.
Proprio sul territorio Forza Italia pare una polveriera pronta ad esplodere.
Il governatore della Campania Caldoro, ad esempio, è sbottato: “Io — ha dichiarato a Repubblica — non so se mi ricandido”.
Significative le sue parole sulla guida del centrodestra: “La leadership si conquista sul campo: corrono Salvini, Alfano, Fitto, Toti e chiunque si voglia misurare. Ma non necessariamente con le primarie”.
Ecco, la sensazione è che il problema sia sempre lo stesso: Silvio Berlusconi.
Nei capannelli la fantasia della politica è scatenata. C’è chi ragiona di un “listone nazionale” di centrodestra alleato con Salvini, chi di una Forza Italia fittizzata come motore di una alleanza. Chissà .
Augusto Minzolini dice: “Il paradosso del momento è che sia Salvini sia Renzi sono, ognuno a suo modo, il prodotto del berlusconismo, nel senso della politica come leadership, come la concepiva Berlusconi. Ora l’unico partito senza leader è Forza Italia”.
Decadenza, atto secondo. Un anno dopo.
(da “Huffingtonpost“)
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Novembre 27th, 2014 Riccardo Fucile
BERLUSCONI STOPPA SALVINI: “NON SARA’ IL NOSTRO LEADER”… FITTO: “SILVIO CI FAI MORIRE”
La mezza investitura che già sapeva di bluff 24 ore prima, è subito tramontata.
Salvini leader? «Ma no, le mie parole sono state strumentalizzate, ho detto che Matteo è un potenziale leader, ma non che sarà lui, in campo resto io».
Silvio Berlusconi impiega pochissimo a compiere un’inversione delle sue, di fronte agli affondi di Raffaele Fitto e dei suoi nel secondo tempo dell’ufficio di presidenza. In questa partita l’ex premier si gioca l’unità del partito, in seconda battuta la tenuta del patto del Nazareno con Renzi che non vuole tradire, costi quel che costi, insomma, in ballo c’è la sua stessa leadership.
«Non possiamo tradire quel patto – è la tesi che il capo ribadisce davanti a decine di dirigenti – perchè è un patto con gli italiani. Rischiamo di restare fuori dalla scelta del Quirinale: dalle notizie che ho, Napolitano ha intenzione di dimettersi il 20 gennaio. I tempi sono dunque serrati».
E torna a ringraziare Denis Verdini, poco distante da lui, «per il lavoro eccellente che ha fatto sulle riforme, è lui che mi ha riportato al centro della vicenda politica».
Nel parlamentino di Palazzo Grazioli, va quindi in scena per tre ore la seduta di psicanalisi collettiva sulla sconfitta ancora calda di domenica.
Fitto, che non aveva potuto partecipare il giorno prima, si presenta col biglietto da visita dell’intervista mattutina a Radio24 in cui ha già alzato il tiro: «Le primarie? Nel partito devono valere per tutti, anche per Berlusconi, ma io non esco, resto e mi batto».
Uscita che porta subito la temperatura al punto di cottura. Poco dopo le 17 prende la parola per un quarto d’ora davanti al capo e attacca a testa bassa.
«Se il partito deve chiudere ce lo devi dire, Forza Italia deve tornare in mano agli elettori attraverso le primarie e non può essere gregaria di nessun Matteo, nè di Renzi nè di Salvini».
Il cahier de doleance è lunghissimo. Parla di «errori nella costruzione delle alleanze e nella scelta delle candidature». E poi, «il goleador deve essere della tua squadra, non puoi investire un altro».
La linea politica è «schiacciata sul governo, altre volte troppo aggressiva, confondiamo gli elettori».
Infine l’organizzazione del partito «è un problema grandissimo, vanno azzerate tutte le nomine, serve uno choc, bisogna affidarci ai nostri elettori, altrimenti alle primarie ci trascineranno gli alleati».
L’azzeramento delle cariche lo chiederanno in sequenza altri fittiani, Saverio Romano, Daniele Capezzone.
Il presidente della commissione Finanze il più duro. «I risultati sono l’anticamera della sparizione, siamo vicini alla quota Martinazzoli, l’11 per cento che precede l’estinzione. Presidente, dovresti essere grato a Raffaele perchè lui sta mantenendo un gruppo di senatori che altrimenti sarebbero già andati via».
Ma è quando Capezzone denuncia l’ostracismo nei suoi confronti che a Berlusconi saltano i nervi. «C’è una black list, nomi ai quali impedite di andare in tv. Io non sono in condizione di dire la mia, Mediaset e il Giornale sono appiattiti su Renzi e il governo».
A quel punto il leader sbotta: «Ma che dici? Io non controllo nulla, non decido io chi deve andare in tv, sono i conduttori che ormai chiamano in base agli ascolti, su Mediaset e il Giornale poi non ho voce in capitolo».
A differenza dell’altra volta, Berlusconi resta al tavolo della presidenza, tra i capigruppo Brunetta e Romani, non punta il dito e non si scaglia contro Fitto.
Anzi, incassa per amor di patria. Dice che la sconfitta è legata alla sua assenza forzata e alle dinamiche locali. Invita tutti a non dichiarare fuori da lì.
Cosa che invece l’eurodeputato pugliese fa puntualmente davanti alle telecamere appena uscito. «Mi sembra che noi ci vedremo domani a pranzo» è l’invito che l’ex Cavaliere gli porge sottovoce al momento del commiato.
Oggi dunque nuovo chiarimento. Ma Fitto conferma comunque la kermesse del pomeriggio sulla manovra di Renzi al Tempio di Adriano, con la quarantina di parlamentari a lui vicini e centinaia di supporter. La sfida ormai è lanciata.
Nel comitato di presidenza in tanti prendono la parola per sbollire gli animi e ripetere che il leader è solo Berlusconi, nessun leghista.
La Gelmini, Matteoli, Rotondi, Gasparri. C’è anche la Biancofiore che mette in guardia il capo dal perdono ad Alfano: «Caro Silvio, il ministro dell’Interno ti vuole in galera».
Ce n’è abbastanza, può scendere il sipario. «Abbiamo iniziato una riflessione, l’ufficio di presidenza continua la prossima settimana» dice Giovanni Toti lasciando il palazzo. All’ordine del giorno sempre il rilancio del partito. Fuori, lontano, il “goleador” Salvini si schermisce: «Tengo i piedi per terra, troppo presto».
La candidatura d’altronde è già in pista.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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