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SCOPPIA LA RIVOLTA IN FORZA ITALIA: CON FITTO LA META’ DEI PARLAMENTARI

Novembre 27th, 2014 Riccardo Fucile

BERLUSCONI IN DIFFICOLTA’, IL PARTITO RISCHIA DI SFUGGIRGLI DI MANO… E OGGI FITTO RIUNISCE I DISSIDENTI

È rivolta, dentro Forza Italia.
Contro Silvio Berlusconi e contro il “Patto del Nazareno”, la cui “bontà ” e intangibilità  viene ribadita dal leader nella sua relazione di apertura dell’atteso ufficio di presidenza.
È durissimo l’intervento di Raffaele Fitto, il capo dei “ribelli” la cui massa d’urto nei gruppi parlamentari aumenta di giorno in giorno.
Il suo intervento suona come un processo a Berlusconi e alla sua linea portata avanti fin qui, imposta senza discussione democratica e troppo appiattita sul Nazareno che, dice Fitto, ha portato a una sconfitta “enorme”.
Al Cavaliere, che ieri ha spiegato come si debba al tempo stesso aprire a Salvini e votare l’Italicum di Renzi, dice: “Siamo apparsi o troppo schiacciati sul governo Renzi o troppo aggressivi, ma così confondiamo i nostri elettori. Commentiamo l’attività  degli altri anzichè essere protagonista Forza Italia non può essere il gregario di nessun Matteo, non ci può essere nè Forza Renzi nè Forza Salvini. Basta renzologia e salvinologia”.
La sua proposta è quella di uno choc organizzativo con le primarie: “Noi puoi indicare – scandisce rivolgendosi a Berlusconi – come centravanti uno che non è del tuo partito. Il centravanti lo devono scegliere gli elettori”.
Più in generale occorre, da subito, un cambio di atteggiamento: “Va bene – dice – stare nel patto del Nazareno con la schiena dritta”. Sottotesto: senza subire i continui prendere o lasciare di Renzi, come accaduto fino a ieri.
Un brivido scende lungo la schiena di Berlusconi, che prova a imporsi una calma olimpica.
Evita di usare il pugno di ferro con i ribelli e minimizza il suo endorsement a Salvini: “Le mie parole sono state strumentalizzate, non ho mai detto che sarà  lui il leader ma ho solo detto che è uno dei potenziali”.
Resta però, alla fine della riunione, un problema enorme.
Perchè quelle di Fitto non sono solo parole, sia pur pesanti.
Dietro le parole ci sono numeri altrettanto pesanti nei gruppi parlamentari.
Da giorni a palazzo Grazioli sono ricomparsi, come ai tempi delle conte cruciali, gli elenchi con i parlamentari fedeli a Berlusconi e con quelli in bilico.
Il foglio più aggiornato dice che Fitto è andato ben oltre il gruppo pugliese.
Alla Camera i berlusconiani su cui mettere la mano sul fuoco sono 36. I sospetti “32”, di cui i pugliesi sono solo la metà .
A palazzo Madama, su 60 senatori una ventina stanno con Fitto, ma il malessere verso il Nazareno è assai più diffuso.
Un caso per tutti Minzolini, dato per incontrollabile sulle partite che stanno a cuore a Berlusconi, pur non essendo un fittiano puro.
Ecco perchè l’ex premier è preoccupato davvero.
La sua idea di proporre a Renzi un grande scambio tra il sì all’Italicum e un nome “condiviso al Quirinale” registra l’opposizione della metà  dei suoi gruppi.
Per questo alla fine sceglie di mandare segnali ai ribelli, o quantomeno a parole “apre” annunciando un nuovo ufficio di presidenza per per raccoglier le idee su come “rifondare” Forza Italia.
Non è la prima volta che lo promette. Stavolta, per sedare la rivolta deve mettere sul tavolo il potere decisionale vero all’interno del partito come fa capire Fitto all’uscita da palazzo Grazioli: “Ritengo sia doveroso un azzeramento delle cariche per mettere in campo un sistema di elezione della nostra classe dirigente che sia un sistema dal basso”.
Non è escluso che i due possano incontrarsi a pranzo giovedì, per tentare l’ennesimo chiarimento.
Da segnalare come, proprio in vista del grande risiko quirinalizio, Angelino Alfano abbia deciso di accelerare, dopo una riunione di ieri con Quagliariello e Cesa, sulla nascita del gruppone di centro che metta assieme i parlamentari di Ncd e quel che resta di Udc e Scelta civica.
Sono un centinaio, praticamente come quelli di Forza Italia.
E nella partita sul Quirinale rischiano di essere per Renzi più affidabili degli azzurri.
Anche perchè la conflittualità  interna è destinata ad aumentare. Fitto, al momento, ha confermato che domani al Tempio di Adriano terrà , di fatto, la riunione per battezzare il suo correntone con i parlamentari a lui vicini.

(da “Huffingtonpost“)

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FITTO PROCESSA SILVIO: “NE’ FORZA RENZI, NE’ FORZA SALVINI. NON POSSIAMO CONTINUARE A ESSERE GREGARI”

Novembre 26th, 2014 Riccardo Fucile

“SCONFITTA ENORME ALLE REGIONALI, COSI’ REGALIAMO LA CANDIDATURA ALLA LEGA”…”AZZERAMENTO DELLE CARICHE E POI PRIMARIE”

L’ennesimo affondo arriva dopo la batosta rimediata alle regionali e questa volta ha le sembianze di un processo.
Palazzo Grazioli è quanto di più lontano esista in natura dal tribunale di Milano, ma anche lì alla sbarra c’è Silvio Berlusconi.
“Nè Forza Renzi, nè Forza Salvini. Non possiamo essere sempre gregari“, è l’attacco portato da Raffaele Fitto alla leadership di Forza Italia durante i “tempi supplementari” del comitato di presidenza nella residenza romana dell’ex premier.
Il punto di partenza delle critiche mosse dall’europarlamentare, da tempo candidatosi alla successione all’ex Cavaliere e ieri assente perchè impegnato con i suoi a Strasburgo per la visita del Papa, è la sconfitta in Emilia Romagna e Calabria: “Una sconfitta poteva essere immaginabile, la sua dimensione è stata enorme” causata da “errori in costituzione delle alleanze e scelta delle candidature” con i quali il partito “ha regalato la candidatura alla Lega Nord“.
Alla presenza di Silvio Berlusconi, l’ex ministro pugliese parte all’attacco della linea del partito e mette nel mirino l’alleanza elettorale stipulata con Matteo Salvini in Emilia-Romagna e la scelta di allinearsi al governo Renzi, in ossequio al patto del Nazareno. “E’ indispensabile rilanciare sui temi e i contenuti, a partire dall’economia. Commentiamo l’attività  degli altri, anzichè essere protagonisti. C’è troppa ‘renzologia’ e troppa ‘salvinologia’ in giro…”, avverte Fitto, ribadendo che il modello organizzativo del partito è un “problema grandissimo“.
Per questo, continua il capo dell’ala dissidente secondo il racconto dei presenti alla riunione a porte chiuse, “serve uno choc organizzativo in FI, bisogna rimettere tutto in mano agli elettori per avere una partecipazione”.
Il tema delle primarie “è stato posto da mesi perchè, in caso contrario, saranno gli alleati di FI nel centrodestra a trascinare il partito alle primarie”, l’ennesimo attacco di Fitto che all’uscita da Palazzo Grazioli è più preciso: “Ritengo sia doveroso un azzeramento delle cariche per mettere in campo un sistema di elezione della nostra classe dirigente che sia un sistema dal basso”, ha detto il dirigente azzurro che in mattinata aveva spiegato di non avere nessuna intenzione di uscire da Forza Italia: “Ho rinnovato la tessera del partito — ha detto a Radio 24 — le battaglie vanno fatte dall’interno, escludo una rottura, ma chiedo rispetto”.
Una visione diametralmente opposta a quella enunciata da Silvio Berlusconi, che anche oggi si è detto “assolutamente convinto della bontà  del patto del Nazareno” e che ieri, alla presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa, aveva ribadito la convinzione circa la necessità  di un’alleanza con la Lega: “Salvini è un buon centravanti, ma ha bisogno dietro di un buon centrocampo”.
Per questo “a me andrebbe bene anche di fare il regista dietro Salvini”.
Ma l’endorsement in favore di Salvini apre un nuovo fronte tra Fitto e Berlusconi. “Se c’è qualcuno più bravo, sono pronto a farmi da parte — è la posizione dell’europarlamentare — ma non puoi indicare come centravanti della tua squadra uno che non è del tuo partito”.
“Le mie parole su Salvini sono state strumentalizzate — la difesa dell’ex premier — non ho mai detto che lui è il futuro leader, ho solo detto che è uno dei potenziali leader”.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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E PER IL DOPO SILVIO SPUNTA IL MARITO DI NOEMI

Novembre 25th, 2014 Riccardo Fucile

TRA LE GIOVANI PROMESSE CONVOCATE A VILLA GERNETTO ANCHE LO SPOSO DELLA RAGAZZA DI PORTICI, AFFIANCATO DAI RAMPOLLI DEI RAS CAMPANO DI FORZA ITALIA

Quando il padre si presentava ad Arcore, non dimenticava mai di portare una scorta di mozzarelle freschissime appena confezionate nei caseifici campani.
Così di bufala in bufala, Luigi Cesaro ha conquistato la fiducia di Silvio Berlusconi e la leadership di Forza Italia a Napoli.
Le gaffe che gli hanno valso il soprannome di Giggino ‘a Purpetta, celebre quando confuse Marchionne con il Melchiorre dei re Magi, non hanno influito sulla sua carriera politica con tre elezioni alla Camera e una al Parlamento europeo.
E adesso si prepara a cedere il trono al figlio Armando: l’erede è stato convocato al casting di Villa Gernetto, tra i volti nuovi della destra italiana.
Chissà  se avrà  mantenuto la tradizione di famiglia, consegnando il ghiotto dono caseario.
Accanto a lui c’era un altro rampollo di rango, Giampiero Zinzi: il padre è deputato e presidente della provincia di Caserta, con trascorsi da sottosegretario alla Salute.
La sua è una conversione rapida: alle ultime politiche si è candidato invano con l’Udc, partito lasciato pochi giorni prima di ascendere all’empireo di villa Gernetto.
Ma a completare la delegazione campana delle giovani promesse convocate nella dimora lombarda c’era un nome ancora più sorprendente: Vittorio Romano, noto alle cronache come sposo di Noemi Letizia.
Il suo volto è stato individuato dal “ Corriere del Mezzogiorno ” tra la pattuglia selezionata per individuare l’anti-Renzi forzista.
Ed è inevitabile pensare alla parabola berlusconiana, che proprio in quella festa per i diciotto anni di Noemi Letizia cominciò il suo declino.
Era l’aprile 2009: la crisi lontana, il vertice italiano dei Grandi del Pianeta alle porte e il potere del Cavaliere pressochè assoluto.
Ma le foto nel locale di Casoria accanto a quella ragazza bionda cominciarono ad aprire dubbi sulle abitudini del premier, poi sfociate in scandali con storie di festini e prostitute, fino al processo per le “serate eleganti” con la minorenne Ruby Rubacuori.
Altri tempi. Ora pure Silvio Berlusconi è in cerca di un successore a cui affidare l’immagine del partito, sempre più malandata.
E tra i candidati all’eredità  compare pure il marito di Noemi.
Vittorio Romano viene da una famiglia molto nota a Napoli: il padre è l’ingegnere Valerio, che divide la passione per la vela a quella per lo sci, alternando una delle ville più belle di Capri a un altrettanto prestigiosa casa a Cortina.
La madre è Vicky de Dalmases, che dopo gli esordi come presentatrice su una tv locale napoletana ha fatto valere le sue nobili origini spagnole ed è stata per un periodo consigliere diplomatico del governatore campano Antonio Bassolino, nella stagione dorata in cui la Regione vantava ambasciate in tutto il mondo.
Il trentatrenne Vittorio ha sposato Noemi in seconde nozze, subito benedette da una bambina e con una seconda gravidanza in corso.
Prole e ascesa politica sembrano andare di pari passo.
A giugno ha ottenuto la guida del settore promozione e sviluppo dei Club Forza Silvio nell’Italia meridionale.
Poi i flash dei paparazzi lo hanno fotografato alle spalle dell’ex Cavaliere nella cena di finanziamento romana del movimento: una bella rimpatriata, con Berlusconi e Francesca Pascale seduti alla stessa tavola di Noemi.
Uno scatto che forse vale un’investitura.

Alfonso Contrera
(da “il Fatto Quotidiano”)

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BERLUSCONI PREPARA IL COLPO DI SCENA: STOP ITALICUM E ALLEANZA CON SALVINI E ALFANO

Novembre 25th, 2014 Riccardo Fucile

UFFICIO DI PRESIDENZA CONVOCATO D’URGENZA, MA RINVIABILE SE FITTO NON ARRIVA IN TEMPO… SILVIO CAMBIA STRATEGIA PER CERCARE DI RIMETTERE INSIEME I COCCI DEL CENTRODESTRA

La resa dei conti si consumerà  quando nel fortino di Piazza San Lorenzo in Lucina, in un ufficio di presidenza convocato di urgenza dallo stato maggiore di Arcore, si troveranno l’uno di fronte all’altro Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto.
Un incontro-scontro che questa volta — annota un conoscitore delle questioni del centrodestra — potrebbe giungere allo strappo finale, con l’ex governatore pugliese costretto a ripetere l’espressione che ha tanto reso celebre la cacciata di Gianfranco Fini in una direzione del fu Pdl: “Che fai, mi cacci?”.
La riunione potrebbe essere rinviata perchè Fitto — europarlamentare — ha chiesto di posticiparla perchè è impegnato nella giornata della visita di Papa Francesco a Strasburgo.
Ma i motivi del contendere restano tutti.
Del resto l’attacco di Fitto dal blog — “basta con le nomine, basta con i gruppi autoreferenziali che hanno determinato in questi mesi una politica e una comunicazione inefficaci e di prive di qualunque credibilità ” — non lascia spazio ad altre interpretazioni ponendo di fatto l’ex Cavaliere con le spalle al muro.
Insomma, o si   cambia strategia, o “nella disperazione — ripete a ilfattoquotidiano.it un ‘soldato’ di Fitto — tutto può essere in discussione”.
Non succederà  nulla di tutto ciò, però.
Parola di un senatore forzista: “Berlusconi riserverà  un colpo di scena”.
E cioè, come aveva anticipato Il Fatto Quotidiano alcuni giorni fa in un colloquio con lo stesso ex Cavaliere, rompere l’accordo con Renzi sulle riforme, quella elettorale e quelle istituzionali.
Altro che scricchiolare: il Patto del Nazareno rischia di andare in frantumi.
Colpo di scena imposto dal contesto in cui si trova Fi.
Ad oggi il saldo finale della linea filogovernativa, del sostegno alle riforme del governo Renzi, è più negativo che mai.
Il verdetto delle regionali in Calabria ed Emilia è oltre le peggiori aspettative della vigilia. “Sapevano che finisse male, ma così rischiamo di farci superare anche da Angelino, che è tutto dire” avrebbe detto l’ex premier nel solito pranzo del lunedì con i familiari e i fedelissimi.
I numeri sono drammatici: nelle due regioni a votare per Fi sono stati complessivamente 200mila elettori.
Cifre che segnano il destino di   un partito come Forza Italia che, “se continuasse con questa linea politica che disorienta il nostro elettorato — spiega   un senatore di peso- potrebbero finire per farlo diventare una corrente della Lega Nord”.
Già , la Lega di Salvini. L’exploit del Carroccio accelera la trattativa con il fronte forzista.
Trattativa gestita da Giancarlo Giorgetti, per quanto riguarda la Lega, e dal consigliere politico dell’ex premier Giovanni Toti.
I due sono in continuo contatto, e non è da escludere che già  nel prossimo week end Matteo Salvini possa varcare l’ingresso di Arcore.
Ecco perchè la strategia di un Cavaliere — che i bolettini definiscono “teso e irritato” — prevede un colpo di scena.
Di certo, durante l’ufficio di presidenza — spiegano a taccuini chiusi parlamentari che preferiscono rimanere nell’anonimato — si farà  carico di rintuzzare i dissidi interni (leggi l’uscita al vetriolo di Maurizio Bianconi) e di chetare l’atteggiamento “arrogante” di Raffaele con la promessa di assicurargli il 30% dei candidati in lista alle prossime politiche e un paio di candidati governatori per le regionali di marzo.
Ma il colpo di scena passerà  dal cosiddetto Patto del Nazareno.
Difatti, nonostante all’esterno continuerà  a mostrarsi favorevole al patto per le riforme con l’inquilino di Palazzo Chigi, durante il caminetto di oggi pomeriggio dirà  espressamente che all’atto del voto sull’Italicum il gruppo parlamentare si dovrà  opporre all’approvazione del provvedimento.
“Il problema di Forza Italia non è legato alla scelta, ma alla sopravvivenza. E la sopravvivenza — spiega un deputato a ilfattoquotidiano.it — impone che ci sia una legge elettorale con il premio di maggioranza non alla lista, ma alla coalizione. O rimetti insieme i cocci del vecchio centrodestra, o non tocchi palla”.
D’altronde, gli equilibri della tornata elettorale di ieri l’altro impongono all’ex Cavaliere di bussare alla porta della Lega di Salvini e, soprattutto, evocano una legge elettorale ridisegnata con il premio alla coalizione e non alla lista.
Discriminante, quest’ultima, necessaria per consentire anche il rientro di Angelino Alfano, che l’ex Cavaliere potrebbe incontrare prima dell’inizio delle festività  natalizie.
In questo modo l’inquilino di Arcore utilizzerebbe l’Italicum per fare pressione sull’esecutivo di Matteo Renzi.
E per continuare a trattare sul successore di Giorgio Napolitano.
Stando così i giochi, bisognerà  solo capire cosa deciderà  di fare Raffaele Fitto.

Giuseppe Alberto Falci
(da “il Fatto Quotidiano”)

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ASPETTANDO LA NOTIZIA

Novembre 25th, 2014 Riccardo Fucile

PER IL TG DI MIMUN FORZA ITALIA “SI ATTESTA”

Come molti italiani, ieri sera ero curioso di vedere come il Tg5 delle 20 avrebbe raccontato il tonfo berlusconiano in Emilia Romagna.
Ebbene, l’eroico Mimun è riuscito a seppellire la notizia.
Nei servizi non c’era traccia del «forte calo del centrodestra» accennato nei titoli di testa, nè tantomeno del sorpasso di Salvini, che ha preso due volte e mezza i voti di Berlusconi.
Tutti parlavano d’altro, e persino Toti — il Consigliere — è stato interpellato sulle domande che dovrebbe farsi non il suo partito ma quello di Renzi.
Ma il vero capolavoro è stata la formula scelta per riferire la percentuale del disastro: «Forza Italia si attesta all’8,7 per cento».
Si attesta.
Come quei generali che si attestano su un’altura in attesa di un attacco.
O quei telespettatori che si attestano sul divano in attesa che il Tg5 dia una notizia sgradita al suo proprietario.

Sebastiano Messina
(da “La Repubblica”)

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BERLUSCONI FURIOSO, FORZA ITALIA MAI COSI’ IN BASSO, PERSI 200.000 VOTI

Novembre 24th, 2014 Riccardo Fucile

FITTO CHIEDE DI AZZERARE LE CARICHE

Teso. Furioso. Perchè adesso Forza Italia è davvero una polveriera pronta ad esplodere.
Quando Silvio Berlusconi legge l’agenzia con cui il ribelle Raffaele Fitto chiede “l’azzeramento delle cariche” di fronte al disastro elettorale, ad Arcore tremano le mura per la rabbia.
La sensazione è che stavolta tenere assieme Forza Italia sia davvero difficile. Mezzo partito è sulle barricate. E imputa a Berlusconi la responsabilità  di una sconfitta senza precedenti.
Perchè i numeri parlano chiaro. In Emilia Romagna la Lega non solo ha “superato” Forza Italia, ma l’ha doppiata.
Già  detto così il dato è eclatante. In termini assoluti è ancora peggio.
Gli azzurri hanno raccolto 100.478 voti, su una platea di 3 milioni e 400 mila aventi diritto. In Calabria in termini assoluti Forza Italia ha raccolto 95.935 voti, su 1 milione e 900 mila aventi diritto.
Significa che, in questa tornata amministrativa, su 5 milioni e 400 mila votanti Forza Italia ha preso circa 200 mila voti.
Praticamente numeri di un partito in estinzione. In cui il dato numerico riflette la mancanza di una linea politica: “Paghiamo la nostra responsabilità  a fare le riforme — ha detto Berlusconi ai suoi — mentre la Lega poteva muoversi come voleva. Questo lo sapevamo”.
Ma l’analisi non basta a smorzare quella che si annuncia come la grande faida attorno al tema “Nazareno sì, Nazareno no”. Ora tutto si fa più difficile.
Perchè, spiega a microfoni spenti più di un azzurro di rango, il risultato è il peggiore che si potesse avere.
Da un lato c’è l’Opa di Salvini. Dall’altra Alfano ha superato in Calabria la soglia di sopravvivenza dell’8 per cento.
Ognuno cioè dei due potenziali alleati (Alfano e Salvini) si trova in grado di dettare le condizioni.
Ed è impossibile la costruzione di una coalizione che tenga insieme il cespuglio di governo alfaniano e il tank di opposizione leghista. Un azzurro di rango dice: “Per vent’anni il centrodestra, dalla Lega ai moderati, è stato tenuto assieme dalla leadership di Berlusconi e dal fatto che Forza Italia era il baricentro dell’alleanza. Ora queste condizioni con ci sono più.
È in questo clima drammatico che inizia la faida. Avvelenata dalle ultime iniziative di Berlusconi che hanno stressato — e non poco — i gruppi parlamentari, come la convocazione ad Arcore, il giorno prima le elezioni, di 30 facce nuove per rilanciare Forza Italia.
Ci va giù durissimo Raffaele Fitto che parla di “risultato drammatico” e chiede “l’azzeramento di tutte le nomine”. Ma soprattutto chiede, di fatto un chiarimento sulla linea del Nazareno che ha prodotto “una linea politica incomprensibile, ambigua, che oscilla tra l’appiattimento assoluto verso il governo e gli insulti”.
Parole che trovano ampio consenso tra quei gruppi parlamentari che dovrebbero votare le riforme e la legge elettorale.
Di “errori e viltà ” parla Maurizio Bianconi, già  protagonista di una aspra polemica con l’iniziativa di Villa Gernetto. I fedelissimi di Berlusconi provano a bloccare un conflitto interno dagli esiti imprevedibili: “Fitto — dice Giovanni Toti – solleva una riflessione legittima però non mi sembra il momento, da parte di chi è un autorevole dirigente del partito, di puntare il dito contro qualcuno”.
È solo l’inizio. Da Arcore Berlusconi ha la sensazione di un quadro fuori controllo. Ed è fuori controllo la tenuta del “Patto del Nazareno” all’interno dei gruppi di Forza Italia. Evidentemente anche a palazzo Chigi è arrivato il rumore del crollo azzurro se Renzi ha dichiarato che “se qualcuno si tira indietro andremo avanti comunque”.

(da “Huffingtonpost“)

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L’EX TESORIERE BIANCONI “LICENZIA” BERLUSCONI: “SILVIO PRENDITI LA NEW WAVE E VATTENE”

Novembre 23rd, 2014 Riccardo Fucile

DOPO IL TENTATIVO DI RESTYLING DI VILLA GERNETTO SBOTTA: “PRENDI DORIS, GLI AMICI DEL PATTO DEL NAZARENO, I VOLTI NUOVI, I SELEZIONATORI E VAI A FARTI UN NUOVO PARTITO”

“Licenziato” su due piedi dal suo ex tesoriere.
Queste almeno, a parole, sarebbero le intenzioni di Maurizio Bianconi, ex tesoriere di Fi, nei confronti di Silvio Berlusconi che all’indomani dell’incontro di Villa Gernetto, ha invitato il Cavaliere ad accomodarsi all’uscita.
“Presidente Berlusconi, le vogliamo bene, ma per il bene di tutti prenda Doris, gli amici del Patto, i volti nuovi, i selezionatori, quelli che si autodefiniscono ‘fedelissimi’ anche adesso che è sfumata l’ipotesi di una candidatura, e vada a fare il suo nuovo partito lasciando a noi, immeritevoli, ingrati, che osiamo pensare e rispettare gli elettori, il compito di tentare con Forza Italia, finalmente all’opposizione, il riscatto e la rinascita del centrodestra”.
Diretto e senza giri di parole Maurizio Bianconi dà  corpo allo scontento dentro la vecchia guarda FI e chiede un chiarimento definitivo perchè “tutto ciò è drammatico ma inevitabile poichè, a quanto pare, non importa niente a nessuno se dei 13 milioni di italiani che credevano in noi sono rimasti 2 o 3 milioni che, pur maledicendoci, non si rassegnano e sui quali dobbiamo fondare il nostro riscatto”.
Nel Mirino di Bianconi è finito anche il presidente della Banca Mediolanum Ennio Doris, “l’uomo che ha fatto una banca intorno a noi, – afferma Bianconi – che ora rammostra il figlio in tv, che ha scritto un libro sulla sua vita, è l’uomo della finanza di fiducia di Berlusconi. Colui, sembra, che lo indusse a fiduciare Monti e colui che oggi ci fa sapere che, se è vero che il Patto ha effetti politici disastrosi, tuttavia va tenuto in vita per il bene della comunità  (di Mediolanum dicono i malpensanti). Lo stesso giorno il Presidente Berlusconi addottora i volti nuovi selezionati da esperte volpi della politica, dotate del sesto senso che conta (Toti, Calabria, Cattaneo, peraltro persone degnissime) e dichiara che nel partito rifondato loro saranno gli eletti, essendo fra l’altro insoddisfatto dei suoi parlamentari, alcuni dei quali osano aver in mente le promesse elettorali. In più – aggiunge – il giorno precedente il presidente ha confermato l’appoggio al Senato della vergogna, pietra tombale della democrazia in Italia”.
Lo sfogo di Bianconi su Doris arriva proprio il giorno dell’uscita sul Giornale di un’intervista in cui il fondatore di Mediolanum punta sull’asse Renzi-Berlusconi (“Lavoramdo insieme stanno dimostrando di avere senso dello Stato”) e ‘benedice’ il Nazareno: “Toglie voti a entrambi, ma è vitale per l’Italia”.
L’operazione Villa Gernetto, definita l’X-factor della politica, è una sorta di tentativo di rottamazione, di restyling che i “vecchi” non hanno gradito.
Berlusconi ha infatti incontrato venticinque giovani militanti selezionati per essere i volti nuovi del partito con l’obiettivo di trovare qualcuno che assomigli a Renzi per rilanciare l’azione del centrodestra.
“Tutto – osserva – a 48/24 ore da elezioni, quasi a danneggiare ancor di più un partito già  provato da errori ripetuti, patti vari, interessi estranei, comportamenti ondivaghi, faide locali, dirigenti territoriali impresentabili, assenza di linea politica coerente, assaltato da destra e da sinistra”.
Di qui l’appello a una separazione consensuale.
L’iniziativa di Villa Gernetto ha inoltre scatenato un vero e proprio duello via tweet tra Ncd e Fi. Comincia l’ex capogrupo FI alla Camera che scrive: “Villa Gernetto come Cinecittà  negli anni Cinquanta di De Sica: volti nuovi per il cinema”.
La stoccata al seminario con le nuove leve del partito del Cavaliere provoca la replica della responsabile Comunicazione, che dice all’attuale esponente Ncd: “Cicchitto di anni ’50 se ne intende. E’ più o meno da quegli anni che fa il politico”, annota con l’hashtag #PrimaveraAzzurra. Cicchitto controbatte ribaltando la critica: “Non capisco proprio perchè la Bergamini, evocando me e gli anni ’50, attacchi cosi’, obliquamente, Berlusconi”.

(da “La Repubblica“)

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L’ X FACTOR DI FORZA ITALIA PER SCEGLIERE IL NUOVO CAPO: BERLUSCONI CHIAMA 25 GIOVANI

Novembre 23rd, 2014 Riccardo Fucile

UNA SORTA DI CASTING PER INDIVIDUARE IL SUO SUCCESSORE: “QUELLI CHE CI SONO ADESSO NON MI SODDISFANO”

Mentre spara contro la vecchia guardia azzurra, guarda dritto negli occhi i venticinque giovani convocati a villa Gernetto per il gran debutto.
«Il futuro di Forza Italia — scandisce Silvio Berlusconi — siete voi. Sarete la prima linea, entrerete in lista. Anche perchè i parlamentari che ho portato a Roma non mi soddisfano».
L’ha detto, finalmente. Via tutti, il partito va resettato. È tempo di volti freschi per svecchiare una classe dirigente che l’ex Cavaliere giudica ammuffita.
I migliori del casting sbarcheranno sul piccolo schermo, occupando le poche poltrone riservate alle opposizioni nei talk show. E i berlusconiani della prima ora la prenderanno malissimo.
Bussano al portone della Versailles brianzola poco dopo pranzo. Un’ora di visita guidata, il solito tour tra le opere d’arte di cui Berlusconi va tanto fiero.
Il leader si diverte come un bambino. Finalmente senza occhialoni scuri anti uveite, scorazza tra i viali di villa Gernetto alla guida di un’auto elettrica sprintosissima, seguito dalle giovani leve. Poco dopo, nell’aula magna, si lascia andare a giudizi scivolosi: «Napolitano è cattivissimo, ma è una mente superiore. E Renzi non può capire le cose perchè in vita sua non ha mai lavorato ».
I ragazzi sono eccitati, sperano nel gran salto alla corte di Arcore.
Sono amministratori, militanti di “FI giovani” o talenti indicati dai coordinamenti regionali.
La lista dei “magnifici cento” — questa è infatti solo la prima tranche presentata al leader — è stata stilata da Annagrazia Calabria, Giovanni Toti e Alessandro Cattaneo. La maggior parte dei vincitori di questo X Factor della politica non raggiunge i trent’anni. Il bell’aspetto non guasta, in continuità  con la tradizione berlusconiana. Punta di diamante è il sindaco di Perugia Alessandro Romizi, al pari della giovane milanese Silvia Sardone.
Ospite pochi giorni fa della trasmissione “Announo”, ha inaugurato l’operazione rinnovamento
Sconosciuti anche alla gran parte dei parlamentari di FI, i selezionati cercano di mettersi subito in luce con il Capo.
C’è il capogruppo azzurro in consiglio comunale a Milano Pietro Tatarella ed Eleonora Mosco, vicesindaco di Padova.
Ad ascoltare Silvio c’è anche Nicolò Bufalini (candidato con Alemanno nel 2013), Alberto Villa e due candidati alle Regionali emiliane, Francesca Gambarini e Alberto Ancarani.
E ancora, da “FI giovani” provengono Stefano Benigni e Maria Tripodi, che prova a tranquillizzare i “vecchi”: «Sbagliano se ci temono — assicura la calabrese, 17 mila preferenze alle ultime Europee — Vogliamo metterci al servizio di FI e del Paese».
Metà  professore, metà  vecchio saggio, Berlusconi non si risparmia.
C’è la retorica dei «quattro colpi di stato», l’affondo contro i «traditori di Ncd» che, però, saranno riabbracciati in caso di lista unica (novità  comunque da «contrastare»). L’uomo di Arcore sogna addirittura clamorosi ritorni al potere: «Potremmo governare con Renzi, ma senza Alfano. O magari farlo dopo le elezioni — si lascia sfuggire — se si andasse a votare con il Consultellum».
Proprio al premier sono dedicati i pensieri più pungenti. «In politica è più vecchio di me, è entrato prima del ’94».
Per un pomeriggio, poi, il patto del Nazareno sembra essere stato siglato da altri: «I comunisti sono al potere, l’economia è un disastro. Se Bruxelles non cambia, entro due anni dovremo uscire dall’euro».
I ragazzi sono provati, la lezione va avanti da due ore.
Suona la ricreazione, Berlusconi li accompagna al buffet. Neanche il tempo di rifiatare, però, che già  promette: «Ci rivediamo tutti prima di Natale!! ».

Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)

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SILVIO FA AMMUINA SUL NAZARENO: RICOMPATTA IL PARTITO CON UN FINTO MANDATO A TRATTARE CON RENZI

Novembre 11th, 2014 Riccardo Fucile

MA IN REALTA’ L’ACCORDO C’E’ GIA’… E FITTO DIVENTA DI FATTO IL NUMERO DUE DI FORZA ITALIA

La grande ammuina va in scena quando Silvio Berlusconi prende la parola di fronte al parlamentino del suo partito.
Chiamato a prendere decisioni irrevocabili sul “patto” con Renzi, che mezzo partito considera la dolce morte che il Cavaliere offre al premier per stare nel gioco che conta: il Great game del Quirinale.
Per convincere i suoi, Berlusconi “paga”. Per arrivare al tavolo con un partito unito, il prezzo del Nazareno è il controllo del partito e un’opposizione più dura al governo sull’economia.
Accoglie cioè la ragioni del ribelle Raffele Fitto.
È con lui la trattativa interna condotta sin da quando l’ex governatore pugliese si siede a tavola a palazzo Grazioli, con i commensali che contano, ovvero Denis Verdini, Gianni Letta e Niccolò Ghedini.
In quella sede si realizza la svolta. Per non avere una fronda interna che ormai supera i 35 parlamentari — più di un terzo di Forza Italia — Berlusconi assicura a Fitto la sterzata di opposizione sull’economia, che sarà  messa nero su bianco nel documento approvato qualche ora dopo dall’ufficio di presidenza.
La prova che stavolta si fa sul serio è l’ex premier fa suoi tutti gli emendamenti alla legge di stabilità  presentati da Fitto e da Daniele Capezzone, le cui competenze sui dossier economici tra l’altro sono sempre state apprezzate a palazzo Grazioli.
Ma la “svolta” vera è sulla “gestione” del partito.
Ai suoi l’ex premier parla di “rifondazione di Forza Italia con Raffaele Fitto”.
Parole che suonano come un riconoscimento al “ribelle” che, nella stessa sala, fu bollato la volta scorsa come “un vecchio democristiano” e un “parroco di Lecce”.
È attorno a una sorta di “co-gestione” del partito che a pranzo è stato siglato il patto. Nel senso che l’ex premier si è impegnato non solo a coinvolgere Fitto nella scelta dei coordinatori regionali del Sud e nell’organizzazione dei congressi, ma soprattutto si è impegnato a farlo sedere al tavolo delle liste.
È questo il punto cruciale, la rassicurazione più importante proprio nel momento in cui l’accordo sulla nuova legge elettorale prevede i capilista bloccati, ovvero nominati come nel Porcellum.
Fitto, parola di Berlusconi, parteciperà  alla spartizione dei nominati azzurri.
Questo è il prezzo dell’unità , per evitare che il Nazareno trovi in Parlamento il Vietnam tra le truppe azzurre.
Proprio la parola “unità “, viene enfatizzata nella dichiarazione di fine giornata, e prima che il premier inizi la registrazione di Porta a Porta:
“Non posso che esprimere – dice Berlusconi – grande soddisfazione per la rinnovata unità  del partito. Ringrazio tutti i componenti per il loro voto all’unanimita’ con il quale mi hanno dato anche pieno mandato a trattare con il presidente Renzi sulle riforme”.
Una trattativa (con Renzi) su cui va in scena l’ammuina perfetta.
Col Cavaliere che, nel corso del suo intervento, alza un po’ l’asticella, ma stando attento a non rompere: “Si al confronto — dice – no ai diktat”. Alla fine viene approvato un documento molto blando, che dà  a Berlusconi ampi margini di manovra nel faccia a faccia Renzi che fonti azzurre confermano per domani. Margini per forzare, ma anche per accettare una resa totale. Questo il passaggio cruciale del documento consegnato dal Parlamentino di Forza Italia a Berlusconi per “trattare” con Renzi:
“Confermiamo la nostra volontà  di collaborare alla scrittura della legge elettorale e delle riforme istituzionali, ma ovviamente senza subire diktat o imposizioni di alcun tipo. Le nostre posizioni a favore di un chiaro bipolarismo sottolinea sono note, così come sono note le nostre proposte su ognuno dei punti tuttora aperti. Se alcune modifiche prospettate nelle ultime ore dalla maggioranza dovessero effettivamente concretizzarsi si porrebbe a rischio la semplificazione del sistema politico e la effettiva governabilità  del paese, modificando unilateralmente lo spirito e l`essenza degli accordi intercorsi.”
Significa che Berlusconi è pronto a dire di sì al premio di lista — anzi lo ha già  detto attraverso gli ambasciatori – ma vuole un segnale che venga alzata la soglia del 3 per cento per i piccoli.
È il copione concordato da Verdini e palazzo Chigi in questi giorni.
Perchè l’ex premier ha bisogno di stare nella trattativa del Nazareno senza dare l’impressione di subire i diktat e incassando qualcosa.
Sul 4 per cento l’accordo è nei fatti: proprio mentre Renzi ha scritto 3 nel documento di maggioranza sapeva che l’avrebbe alzare al 4 per chiudere con Berlusconi.
Così come sapeva che avrebbe dovuto aumentare il numero dei collegi per aumentare, in tal modo, il numero dei nominati.
L’ammuina prevede che si andrà  avanti così, intrecciando legge elettorale e trattativa sul Quirinale, cambiando un po’ lo spartito rispetto agli ultimi mesi.
Meno complicità  — o “innamoramento” per parafrasare D’Alema — e confronto su ogni questione.
A partire, ovviamente, dal Quirinale.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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