Novembre 11th, 2014 Riccardo Fucile
APPARENTE UNITA’ RITROVATA, MANDATO A BERLUSCONI PER TRATTARE CON RENZI
“Ci attendiamo che le modifiche” fatte ieri alla riforma della legge elettorale “siano ritirate, non essendo state concordate”.
Parola di Paolo Romani, che al termine dell’Ufficio di presidenza di Forza Italia ha sottolineato come il partito azzurro “resta in campo per le riforme”, ma dice no ai “diktat“.
Un tentativo, quello dei berlusconiani, di ricompattare Forza Italia dopo che ieri il premier Matteo Renzi ha incontrato i partiti della maggioranza di governo per riscrivere l’Italicum.
Un meeting a cui non è stato invitato Berlusconi, che insieme Renzi aveva controfirmato la bozza di riforma della legge elettorale.
Rispetto al governo e ai temi politici ed economici, “è emersa una posizione unitaria del partito” ha commentato l’europarlamentare Raffaele Fitto al termine del faccia a faccia a Palazzo Grazioli.
Sulla stessa linea il Tweet di Mariastella Gelmini: “Ufficio di presidenza positivo, costruttivo all’insegna dell’unità . Piena fiducia al presidente Berlusconi su Nazareno e non solo”, ha scritto sui social il vice capogruppo vicario Fi alla Camera.
Una unità di intenti, quindi, che supera la posizione odierna di Renato Brunetta, che accusando il premier di “scelta unilaterale” aveva pronosticato la morte del Patto del Nazareno.
Brunetta, del resto, non è stato l’unico a pensarla così all’interno di Fi: “L’accordo siglato ieri sconfessa i patti e fa compiere un passo indietro al Paese — ha detto Stefania Prestigiacomo – La soglia di accesso al 3% continuerà a bloccare l’Italia sulla via delle riforme” consentendo a “minuscoli partiti di esercitare ricatti e quel potere di veto che ha condizionato negativamente il cammino di ammodernamento del Paese”.
Il testo, votato all’unanimità dall’Ufficio di presidenza di Forza Italia, ha accolto quindi le proposte dell’area guidata da Raffaele Fitto, a partire da una esplicita citazione degli emendamenti di Fi alla legge di stabilità .
Questa, riferiscono fonti interne al partito, sarà il punto di ripartenza dell’azione politico-parlamentare dei berlusconiani.
A ribadire la posizione è proprio l’ex ministro nonchè ex governatore pugliese: “Quello che è emerso dal comitato di presidenza di Forza Italia è il modo unitario della posizione del partito — ha detto Fitto — che ribadisce di essere all’opposizione per quanto riguarda i provvedimenti economici e la schiena dritta su riforme e legge elettorale”.
Nel documento, inoltre, è stato certificato il mandato a Berlusconi di portare avanti il confronto con il premier Matteo Renzi sulla legge elettorale.
Previsto infatti per domani un faccia a faccia tra Berlusconi e il presidente del Consiglio sulle modifiche da apportare all’Italicum durante il passaggio al Senato.
Ma Paolo Romani, capogruppo azzurro al Senato, ha tagliato corto quando gli hanno chiesto del possibile, nuovo incontro tra il leader e il presidente del Consiglio.
“Non lo so, non è in agenda“, ha detto Romani. Sembra infatti che neppure il Cavaliere abbia fatto alcuna menzione di un eventuale incontro con il leader del Pd. Ma c’è anche chi non esclude, magari dopo una trattativa notturna, cheil colloquio tra i due leader si faccia lo stesso.
In tal senso, da sottolineare le parole del ministro Maria Elena Boschi, che al Tg3 non ha confermato la data dell’incontro, ma ha fatto intendere che un faccia a faccia ci sarà e anche a stretto giro di posta: “Alla luce delle dichiarazioni del presidente Berlusconi sulla volontà di trovare un accordo sulla legge elettorale immagino che possa esserci un nuovo confronto con Forza Italia in tempi rapidi” ha detto la titolare delle Riforme. Tradotto: Berlusconi e Renzi si vedranno presto e proveranno a superare l’impasse. Lo strappo, insomma, sembra essersi ricomposto prima ancora di produrre conseguenze negative per la tenuta del Nazareno.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 11th, 2014 Riccardo Fucile
“BASTA IMPOSIZIONI DA PALAZZO CHIGI”… BIANCONI: “RINUNCI AI CONGRESSI FARSA E RIAPRA IL RAPPORTO CON LA BASE”
“Ma è possibile che fanno lo streaming su tutto, ma invece non sappiamo che cavolo si dicono nel Patto del
Nazareno?”.
La domanda forte e provocatoria non è scandita da un parlamentare del M5s. Ma ad usare questi toni è la pasionaria di Forza Italia, Alessandra Mussolini che, ospite a Coffee Break, spera che “finisca al più presto il patto del Nazareno perchè noi abbiamo una posizione incomprensibile per i cittadini. Basta, basta: o si sta all’opposizione, o si sta al governo”.
Parole che di certo innalzano il livello di scontro poco prima dell’ufficio di presidenza di Forza Italia, che si preannuncia infuocato perchè, raccontano in Transatlantico, “su 130-140 parlamentari ormai Berlusconi ne controlla solo 20-25”.
L’ex Cavaliere è combattuto, non sa più quale strada intraprendere. “Non voglio passare per perdente, ma non posso dire di no”, avrebbe confidato ieri a Fedele Confalonieri e ai figli durante il pranzo a Villa San Martino.
La strategia preparata da Berlusconi insieme a Gianni Letta e Denis Verdini (il “regista” dell’accordo con Renzi) prevede che l’ex premier provi a tenere tutto insieme.
Almeno a parole, secondo le indiscrezioni più accreditate, Berlusconi dirà che “noi siamo per rispettare il patto del Nazareno, ma senza subire imposizioni da Palazzo Chigi”.
Funzionerà ? Difficile saperlo e, soprattutto, difficile sbilanciarsi sull’esito dell’incontro-scontro.
Di certo il pranzo con il “ribelle” Raffaele Fitto ha la funzione di ammorbidire il livello dello scontro all’interno di piazza San Lorenzo in Lucina, e di andare incontro alle richieste dell’enfant prodige pugliese che continua a prendere quota all’interno del partito.
“Fitto oggi gli chiederà la testa di alcuni coordinatori regionali del sud, come ad esempio quella del coordinatore siciliano, Vincenzo Giibino, o di quello calabrese Jole Santelli”, mormorano dall’inner circle dell’europarlamentare.
Ma, secondo la versione di Maurizio Bianconi che chiacchiera con ilfattoquotidiano.it in Transatlantico, il punto di mediazione potrebbe essere il seguente: “La soluzione auspicabile è che Berlusconi capisca che non può più fare la spalla di Renzi. E che contemporaneamente rinunci a congressi farsa e riapra al rapporto con il territorio. Su questo possiamo starci. Noi diciamo una cosa elementare: un partito di centrodestra quando governa il centrosinistra deve fare per prima cosa opposizione, o-p-p-o-s-i-z-i-o-n-e”.
In questo contesto il cerchio magico appare sempre più isolato, e anche chi, come Maria Stella Gelmini e Paolo Romani, si definisce “più berlusconiano di Berlusconi” avrebbe storto il naso all’ultimatum del premier sulla legge elettorale avvertendo il Cavaliere di “stare attento, altrimenti ti ritroveresti in minoranza nei gruppi parlamentari del tuo stesso partito”.
Insomma, al netto dei pasdaran, come Denis Verdini, Maria Rosaria Rossi e Daniela Santanchè, si annoverano tre diverse sfumature di antirenzismo all’interno di Forza Italia.
La più chiara e nitida, come dicevamo sopra, è quella di Fitto, che chiede di essere alternativi alla sinistra auspicando che la leadirship sia contendibile e garanzie sulla democrazia interna al partito.
Un’altra area, seppur superberlusconiana, costituita da Gelmini-Brunetta-Toti, convinta che si può essere “opposizione responsabile” ma senza legare le sorti del partito a quelle del Pd e di Renzi.
E, infine, un girone di battitori liberi, di personalità che risiedono fra Camera e Senato, che incalzano i vertici perchè “la gente non è affatto contenta di far parte di un partito che si chiama non più Forza Italia ma Forza Renzi”.
Malumori che se oggi fossero rintuzzati da “una recita del Presidente” tornerebbero in campo “al momento dell’elezione del capo dello Stato, così come è già successo per Catricalà e Caramazza“.
“Il voto segreto” è l’arma del ribellismo forzista.
Giuseppe Alberto Falci
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 6th, 2014 Riccardo Fucile
BERLUSCONI NELLA MORSA TRA L’IMBOSCATA DI RENZI E LA SCALATA DELL’EX GOVERNATORE
C’è chi, a palazzo Grazioli, la chiama “la morsa”. Che rischia di stritolare Silvio Berlusconi.
Da un lato Matteo Renzi che, pur di costringerlo a trattare (o meglio: pur di piegarlo) sulla legge elettorale, ha giocato di sponda con i grillini.
Dall’altro, i ribelli di Forza Italia. Che stanno “sfilando” il partito a Silvio Berlusconi. Per ora nella “morsa” è finita stritolata la candidata azzurra alla Consulta, Stefania Bariatti, i cui 493 voti non bastano a superare il quorum.
Mentre lo superano alla Corte Silvana Sciarra, candidato del Pd, e al Csm Alessio Zaccaria, il candidato dei 5 Selle.
È successo che un pezzo di Forza Italia si è praticamente ammutinato, oltre 45 assenti. In più in parecchi hanno votato in libertà . Fin qui i “ribelli”.
Ma il segnale che fa scattare l’allarme rosso è un altro.
Secondo i fedelissimi che Berlusconi sguinzaglia in Parlamento a prendere informazioni, anche Renzi avrebbe fatto un’imboscata.
Nel senso che una “pattuglia di fedelissimi del premier”, almeno 50 secondo i calcoli a Grazioli, ha ricevuto il mandato di non votare il candidato di Berlusconi, ma solo quello del Pd e quello di Grillo: “Renzi — dicono della cerchio stretto — vuole spaventarci, mostrando che ha un asse con Grillo per costringerci a chiudere sulla legge elettorale. Prima in mattinata al Senato è passata la norma sulla responsabilità civile, poi c’è stato il voto sulla Consulta”.
Una mossa, quella di Renzi, che i maligni definiscono molto “verdinesca”, nel senso di concordata con Verdini, che dopo la frenata del Cavaliere sulla legge elettorale, si è messo a lavoro per ricucire lo strappo.
Eccola, la “morsa”. Per ora Berlusconi è convinto che quello di Renzi con Grillo sia un “bluff”, ma che non è con i Cinque stelle il vero “piano B” di Matteo.
Il premier è troppo scaltro, troppo furbo per affidarsi al comico genovese, uno che, per dirla con un azzurro di rango, “prima ti porta in mare aperto, poi ti scarica”.
Lo usa per “spaventare”, ma non ci crede. Il “piano B” è un altro.
È approvare le riforme a maggioranza, anzi con la maggioranza di governo: “Se non chiudi — ha detto il premier a Berlusconi alla fine dell’incontro — faccio la legge con Alfano abbassando la soglia di sbarramento dal 5 al 2 per cento”.
Al momento, l’ex premier è convinto che Renzi stia alle minacce, ai giochi tattici con l’obiettivo di ricomporre il Nazareno che dà maggiori garanzie.
Il problema vero si chiama Forza Italia. Perchè è difficile tenere un negoziato duro con Renzi se il partito esplode.
E Forza Italia è una polveriera con una miccia accesa dentro. Il ribelle Fitto si sta prendendo il partito.
Alla conferenza stampa di ieri, dove ha presentato i “suoi” emendamenti alla legge di stabilità , c’erano una trentina di parlamentari. Ma è solo una mossa.
La prossima, domenica, è un’iniziativa in perfetto stile berlusconiano (di una volta). Ovvero la celebrazione, a Roma, del 25esimo anniversario del crollo del Muro di Berlino. Il 27, sempre a Roma, una grande iniziativa nazionale di opposizione al governo.
È il segno che Fitto non è più isolato, che ha una macchina organizzativa non più solo pugliese, ma nazionale.
E che pezzi di organizzazione sono passati con lui. Fonti attendibili assicurano che i 33 parlamentari nelle prossime due settimane diventeranno 40, praticamente la metà degli eletti di Forza Italia.
Per tenere assieme il difficile negoziato con Renzi e il partito, Berlusconi ha preso tempo. Rimandata, con la scusa della bolla d’acqua su Roma, la riunione dei parlamentari alla prossima settimana.
Al premier aveva detto, congedandosi, “ci sentiamo dopo che riunisco i miei”. Riunirli tra qualche giorno consente di fare melina sulla trattativa. E di respirare.
La morsa stringe.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 3rd, 2014 Riccardo Fucile
ANCHE MALAN IN VESTE DI OSSERVATORE SU INVITO RUSSO PER TESTIMONIARE CHE LE ELEZIONI SONO STATE “REGOLARI”: IN REALTA’ RICONOSCIUTE SOLO DAI RUSSI E CONDANNATE DALL’INTERA EUROPA
Le elezioni del Donbass — nell’estremo est dell’Ucraina controllato dai ribelli filorussi — si sono
concluse con la vittoria plebiscitaria del comandante militare separatista Aleksander Zakharchenko.
Il voto non è stato riconosciuto da nessun governo al mondo, fatta eccezione per la Russia di Vladimir Putin.
Il premier ucraino Petro Poroshenko ha parlato di “una ignobile farsa”, mentre Federica Mogherini, Alto rappresentante per gli affari esteri dell’Unione Europea, ha dichiarato: “Le consultazioni del Donbass sono del tutto illegali, esse rappresentano un nuovo ostacolo sulla strada della pace”.
Eppure non tutti i politici italiani la pensano così.
Per dare un tono di legittimità alla kermesse elettorale — che si è svolta con urne trasparenti, dentro seggi stracolmi di miliziani armarti — le autorità separatiste hanno deciso di mettere in piedi una piccola “Commissione di controllo internazionale”, i cui membri sono stati convocati direttamente da coloro che avrebbero dovuto essere controllati: le stesse autorità politiche di Donetsk e Lugansk.
Tra gli “osservatori” presenti a Donetsk figuravano ben quattro nostri concittadini: l’onorevole forzista Lucio Malan, questore del Senato della Repubblica ed ex capo della propaganda di Fi, l’ex europarlamentare azzurro nonchè sindaco di Rivarolo Canavese Fabrizio Bertot, e due altri attivisti di area berliusconiana, Alessandro Musolino e Alessandro Bertoldi.
Una delegazione monocolore, interamente di marca forzista, che di buon grado ha accettato di esprimere il proprio verdetto di fronte alle telecamere e ai microfoni delle tv di mezzo mondo. “Onestamente non ho notato nulla di irregolare in queste elezioni — ha dichiarato Bertot — i seggi erano pieni di gente festante. Di fronte alle urne sono state allestite piccole orchestre di musica folcloristica e sono stati distribuiti ortaggi e generi alimentari. E’ chiaro, stiamo parlando di una situazione molto particolare, nel Donbass c’è la guerra civile. Detto ciò, tuttavia, non mi sento assolutamente di condannare la legittimità di questo voto”.
I membri della commissione — tra cui figurava, tra gli altri, il numero due del partito neofascista ungherese Jobbik, Marton Gyongyosi — sono rimasti a Donetsk per due giorni, alloggiati nell’unico hotel di lusso rimasto in città , il Ramada.
Sono stati scarrozzati in due o tre seggi, ovviamente sotto scorta militare, dopodichè, in serata, hanno rapidamente emesso il loro giudizio: tutto regolare, nulla da eccepire. “Il voto non è stato influenzato in nessun modo”, ha dichiarato Malan.
Dopodichè si è subito affrettato a specificare: “Sia chiaro, la mia presenza qui è assolutamente un fatto personale. Non c’entrano nè il partito nè il senato: mi hanno invitato e io ho accettato di venire. Tutto qui”.
L’iniziativa è risultata piuttosto indigesta alle autorità di Kiev, che da ormai sette mesi hanno ingaggiato con i ribelli del Donbass una immane lotta fratricida, con migliaia di morti, eserciti di profughi e intere città ridotte in macerie.
Il servizio di sicurezza ucraino — l’Sbu — ha fato sapere che i membri della “Commissione internazionale” potrebbero essere dichiarati “ospiti non graditi” all’interno del territorio nazionale.
Intanto — mentre i seggi vengono rapidamente smantellati — nei dintorni di Donetsk si continua a morire.
I separatisti hanno annunciato una offensiva su larga scala, che dovrebbe portare — nelle prossime ore — alla conquista definitiva dell’aeroporto cittadino.
Da diverse ore le mura del centro tremano incessantemente a causa del continuo tamburellare delle opposte artiglierie.
“Siamo alla lotta finale”, ha annunciato Zakharchenko.
Uno spettacolo al quale Malan e compagni hanno preferito non assistere: rifatte le valige, si sono affrettati a rientrare in Italia.
Iacopo Bottazzi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 25th, 2014 Riccardo Fucile
CENTINAIA DI POST DI PROTESTA SU FORZASILVIO.IT… LUI REPLICA: “NON LASCIO E MI RICANDIDO, CON RENZI DIALOGO OLTRE LE RIFORME”
La rivolta partita in sordina nei gruppi parlamentari esce dal palazzo e tracima nel web, trascorrono poche ore dalla svolta annunciata da Berlusconi sulle unioni civili e lo ius soli – ma anche sulla legge elettorale alla Renzi – e il sito ufficiale Forzasilvio. it viene preso di mira da migliaia di militanti ed elettori che giurano “mai più”, mai più un voto al partito e al suo leader, hanno «tradito» programma e principi.
Sembra il prologo del temuto, ulteriore calo nei sondaggi
A sera si contavano 55 pagine di commenti e reazioni a una sorta di sondaggio che era stato lanciato in mattinata dal pur fedelissimo Antonio Palmieri, deputato e responsabile internet che in assemblea di gruppo aveva detto “no” alle unioni alla tedesca.
«Berlusconi ha aperto alla possibilità di dare la cittadinanza ai figli degli immigrati che completino le scuole. Cosa ne pensi?».
Simpatizzanti e iscritti al sito non attendevano altro e hanno tirato dentro anche le unioni civili. «Nozze gay? E, ancor peggio, ius soli? Se questa è la Forza Italia del futuro, per quanto riguarda saluto per sempre! A mai più rivederci!» scrive Tiberio.
E Antonio Fioravanti1: «Silvio svegliati!! Fai saltare i falsi accordi!». Marco di Bari: «Sig. Silvio B. questa volta non la seguo più. Basta, voterò Lega o FdI».
È un diluvio. E chi si schiera col leader pare davvero minoranza (Luigi Brambilla: «Caro Presidente, non ceda su ius soli e unioni gay. Difenda da autentico leone liberale, su questo la gente è con lei»).
Ma il resto è un’onda di indignazione e di addii al voto. Alessandro: «Un chiaro suicidio politico oltre che un tradimento»
Eppure Silvio Berlusconi non arretra di un centimetro.
Lo ripete nell’intervista a Belpietro per “Mattino5”, altra tappa del battage mediatico nel quale si è rilanciato. «Siamo un partito liberale, attento ai diritti delle persone, qualunque sia il loro orientamento sessuale».
Da quella stessa trasmissione annuncia quel che era piuttosto scontato, cioè la conclusione anticipata di 90 giorni per buona condotta dei servizi sociali.
«Terminerò il 15 febbraio» dice al telefono mentre è in auto per la consueta mattina del venerdì nell’istituto di Cesano Boscone, prima di spostarsi a Milanello per un pranzo con la squadra.
«E chi pensa che mi ritiri dalla politica, non mi conosce, ho preso un impegno» continua sicuro, sostenendo che si ricandiderà «non appena questa sentenza frutto di una giustizia sciagurata non sarà cancellata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo ».
Anche perchè se non interverrà quella sentenza (sulla quale i legali tuttavia lo invitano alla prudenza) gli effetti della legge Severino, l’interdizione per i prossimi quattro anni, fino al 2017, non saranno cancellati.
Allora l’unico potenziale candidato leader della coalizione sarebbe il leghista Salvini. «Troppo presto per poterlo dire » si limita a rispondere Berlusconi, non escludendo a priori l’ipotesi, aggiunendo solo che certo loro crescono nei sondaggi. Del resto, lo stesso segretario del Carroccio, interpellato sulla prospettiva, dice che in caso di primarie potrebbe essere «candidato, uno dei tanti».
Ma su immigrati e gay, per non dire su Renzi, con Forza Italia proprio non va.
Invece dal premier Berlusconi attende un cenno per un nuovo faccia a faccia la prossima settimana.
Il messaggio che gli manda è ancora più esplicito, pronto a dare una mano «sulle molte cose da fare nell’interesse del Paese».
Legge elettorale, anche, a patto che i tempi si allunghino fino ai primi del 2015, giusto per chiudere la rischiosa finestra elettorale di primavera.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 24th, 2014 Riccardo Fucile
“PRONTI A VOTARE COL GOVERNO ANCHE SU ALTRO”… FITTO: “QUANDO ABBIAMO CAMBIATO LINEA?”
Silvio Berlusconi evita giusto di annunciare la sua presenza alla Leopolda nel fine settimana a
Firenze.
Perchè per il resto delinea una svolta renziana che travalica ogni previsione e che Forza Italia incassa come si può incassare un pugno nello stomaco.
Spiazzati, i deputati, tenuti a rapporto per un’ora anche loro, dopo i senatori.
E ancor più lo saranno dopo la conferenza stampa fiume del leader a Montecitorio: sì alle unioni civili sul modello tedesco, sì allo ius soli per i bambini dopo un ciclo scolastico, sì ai due giudici costituzionali donne, per finire con l’apertura (confermata) al premio alla lista nella riforma elettorale proposto dal premier Renzi.
E così, quando dopo l’assemblea coi suoi l’ex Cavaliere si chiude nello studio di Renato Brunetta per una veloce colazione e parla in totale relax – testimoni Giovanni Toti, Annagrazia Calabria, Mariastella Gelmini, Laura Ravetto e Stefania Prestigiacomo – l’ultima sortita non sorprende più nessuno: «Mi rendo conto che sia difficile da spiegare la nostra linea responsabile dall’opposizione, ma dobbiamo andare avanti e se Renzi ha bisogno di una maggioranza più ampia ci possiamo confrontare anche su altro, ovviamente se a noi va bene ».
Tradotto, il patto del Nazareno all’occorrenza si può anche estendere ai provvedimenti economici, per esempio.
Ma il tema del giorno è la svolta sulle unioni civili.
Berlusconi si presenta davanti a giornalisti e telecamere al fianco di Mara Carfagna, nuova responsabile del Dipartimento sui diritti civili, e dei capigruppo Romani e Brunetta.
«La famiglia tradizionale resta il cardine, ma l’amore conta di più», è la sintesi berlusconiana del via libera alle unioni gay.
«Il modello tedesco (proposto da Renzi, ndr) è un giusto compromesso», spiega il leader. Anche se «presto avremo una nostra proposta, accettiamo la sfida della società », annuncia la Carfagna.
L’argomento aveva tenuto banco non senza tensioni anche all’assemblea di gruppo, in cui l’apertura era stata estesa alle adozioni “interne” per le coppie omosessuali.
«Con tutto il rispetto, presidente, a questo punto io mi batto per le adozioni dei single », dice Laura Ravetto.
E il berlusconiano di ferro Antonio Palmieri: «Io non sono d’accordo, presidente, spero che ci lasci libertà di coscienza».
Col capo che a quel punto taglia corto, dice che «una posizione ufficiale ancora non c’è». Mentre fuori dal partito Giorgia Meloni sferza pesante, «dopo il Nazareno siamo al patto del Gay Village».
Altra svolta, altra grana. Quando un giornalista gli chiede dello ius soli nella formulazione renziana, Berlusconi non esita: «Era una nostra proposta, siamo d’accordo e riteniamo che dare la cittadinanza a un figlio di stranieri sia doveroso, quando questa persona ha fatto un ciclo scolastico».
Matteo Salvini contrattacca subito: «L’emergenza al momento non è regalare cittadinanze o diritto di voto, ma il lavoro» (detto da uno che non ha mai lavorato…n.d.r.)
Dall’interno Raffaele Fitto mette già l’elmetto. «Devo essermi perso il momento in cui abbiamo discusso e deciso questo cambio di linea anche sull’immigrazione ». Intervengono i “pompieri”, il consigliere Giovanni Toti («Berlusconi è stato chiaro, no a strumentalizzazioni») e poi Mariastella Gelmini («Nessun regalo, la cittadinanza sarà un percorso»).
Ma a destra la frittata ormai è fatta. Perchè poi in conferenza stampa Berlusconi ha detto sì al premier anche sulle due giudici costituzionali donne, rivelando che Forza Italia avrebbe selezionato tre docenti universitarie.
Non fa i nomi ma circolano quelli di Augusta Iannini, giudice, membro dell’authority per la Privacy e moglie di Bruno Vespa, dell’avvocatessa Grazia Volo, compagna di Paolo Liguori, di Marzia Ferraioli, ordinario di procedura penale a Tor Vergata.
Ma anche quello della senatrice Annamaria Bernini.
Il leader riesce solo in parte a sedare le paura dei deputati, «non si vota prima del 2018, Renzi vuole la riforma solo per tenere a bada i suoi», perciò sul premio alla lista lui apre: «Non è negativo, ci stiamo ragionando, l’importante è che si giunga a un sistema bipolare».
Sì, ma quando cederà il 20 per cento di Mediolanum, come imposto dai giudici, gli chiedono a fine conferenza stampa. «È una delle ultime cose che mi hanno fatto, se ne occupano i miei avvocati. Non bastava la Standa, lasciamo stare…».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 15th, 2014 Riccardo Fucile
CONFERMA L’ASSE CON FRANCESCA PASCALE E SUPERA LA PROPOSTA DEL GOVERNO SULLE UNIONI CIVILI: “SI’ AI MATRIMONI E ALLE ADOZIONI”
Francesca Pascale ha addirittura portato Vladimir Luxuria a cena a casa di Silvio. 
Vittorio Feltri è però l’altra gamba su cui si muove la mutazione pro gay di Forza Italia, che tanto dispiacere dà alla parte più conservatrice del centrodestra.
Il direttore del Giornale, come Pascale, ha preso la tessera di Arcigay, prima dell’estate.
Il piano politico, l’aveva spiegato in un editoriale: «Un eccesso di conservatorismo, spesso fratello gemello del bigottismo, aiuta a congelare due voti, ma te ne fa perdere otto. Non è molto vantaggioso».
Aprire ai gay, dunque, conviene. Poi, immaginiamo, è anche giusto.
Soprattutto perchè Feltri, le prime aperture sul tema, le fece nel 2012, recensendo il libro “La vera storia dei miei capelli bianchi. Quarant’anni di vita e di diritti negati” scritto dall’ex deputata del Partito Democratico Anna Paola Concia.
Titolo in prima pagina: “Amore e fame valgono per tutti, anche per i gay”.
«Tutti teniamo a passare per evoluti», scriveva Feltri, «ma quando si tratta di parlare di omosessuali, bene che vada ricorriamo a logori luoghi comuni, banalità sconce da caserma, frasario da bar».
Certo pochi mesi dopo a Domenica In gli scappò di dire «io non giudico gli omosessuali. Basta che stiano ad un metro da me», ma la teoria c’è: «Nel linguaggio corrente», continuava nella recensione, «mancano perfino le definizioni appropriate: frocio, culattone, busone, orecchione, finocchio eccetera. Un vocabolario meschino, oltre che triviale, totalmente inadeguato a un discorso non dico serio, ma almeno sereno, per discutere di una questione vecchia come il mondo»
Ora che il governo prepara un decreto sulle unioni civili, Feltri si conferma conservatore ma a modo suo («sono favorevole alla dolce morte» ha anche detto, qualche mese fa, alla platea dei giovani meloniani, ad Atreju, parlando di eutanasia) e ospite de L’aria che tira, il programma di Myrta Merlino, su La7 ha messo agli atti la sua posizione definitiva, seppur con ironia: «Sono favorevole ai matrimoni gay, ormai non si sposa più nessuno, non vedo perchè negare a loro la possibilità di commettere gli errori che abbiamo fatto noi».
La finissero Gianni Alemanno e Roberto Formigoni, presenti in studio, dunque, di paventare un attacco alla famiglia («Ma quale attacco» dice Feltri, «se c’è un luogo di vipere è proprio la famiglia!») e riflettessero anche sull’ipotesi delle adozioni, non solo quelle del figlio del partner, che già Renzi vuole prevedere.
La spiegazione è semplice: «Credo che un bambino, piuttosto che stare in un orfanotrofio, vada volentieri con due mamme o due papà !».
Luca Sappino
(da “L’Espresso“)
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Ottobre 15th, 2014 Riccardo Fucile
FITTO FURIOSO, GELMINI SPIAZZATA, GASPARRI INTERDETTO: E IL PARTITO SEMBRA VIVERE UN “ROMPETE LE RIGHE”
La rivolta dentro Forza Italia rimbalza da un capannello all’altro di deputati e senatori in Transatlantico.
«Così andiamo a sbattere, la linea ora la dà Luxuria?», si inalberano in buvette.
Sono le ore in cui la transessuale Vladimir spara come una mitraglia particolari della cena ad Arcore in cui Silvio Berlusconi apre alle unioni civili alla tedesca (tra gay) e perfino alle adozioni (tra gay). «Mi ha portato pure nella sala del Bunga Bunga», rivela.
Il capo si tiene lontano dal chiacchiericcio, i suoi onorevoli ormai li ignora, diserterà Roma anche questa settimana, lasciando soli oggi i suoi parlamentari all’assemblea del gruppo destinata a trasformarsi in seduta di autocoscienza.
Chi siamo? Dove andiamo? «Sogno un partito che si riunisca, discuta, faccia proposte. Invece, su tutto, dobbiamo ogni giorno apprendere la linea da retroscena, o da conoscenti, o da persone di famiglia», attacca Raffaele Fitto dando voce ai tanti increduli.
Ma questa volta non è l’unico a uscire allo scoperto.
D’altronde, l’altra sera nel salotto di Arcore, anche Mariastella Gelmini, arrivata col marito, è rimasta spiazzata dalla svolta gayfriendly consumata al tavolo con Luxuria, Francesca Pascale e Deborah Bergamini.
Maurizio Gasparri sulla questione è assai schietto. «Ne discuteremo. Berlusconi a me lunedì ha detto che era contrario al matrimonio e alle adozioni. Bisogna stare attenti all’effetto Fini: prendi un milione di applausi e zero voti».
Michaela Biancofiore ne parla preoccupata con le colleghe: «Non ce l’ho con i gay, a me dà solo fastidio quando si autoghettizzano. Certo, non so come la prenderanno i nostri elettori…» Già , gli elettori, è il filo conduttore del panico forzista.
Ormai è il rompete le righe. «Presenterò un emendamento per estendere le adozioni ai single», rilancia Laura Ravetto.
Benzina sul fuoco la notizia che sabato la neo responsabile per i diritti civili, Mara Carfagna, accompagnata dalla Pascale, parteciperà a un convegno dell’Arcigay nazionale.
I racconti (non smentiti) del Berlusconi pensiero nella serata con Luxuria andata avanti fino a notte fonda, tra grappa al cioccolato e selfie, sono ormai sulla bocca di tutti.
Diritti degli omosessuali ma anche politica e partito.
«Angelino? Un traditore, scomparirà come Fini», si è lasciato andare il leader con la ex deputata.
E Francesca al suo fianco: «Se torna Alfano, vado via io».
Nel day after l’attivista Lgbt racconta con dovizia di particolari: «Mi hanno dato della venduta. Berlusconi su questa faccenda ha la stessa posizione di Renzi. Gli si stringe il cuore pensando ai bambini negli orfanotrofi».
Ma guai a parlare di matrimonio. Con lei il feeling è tale da aver spinto l’ex premier a “sparlare” di Forza Italia.
«Mi ha detto cose molto pesanti, chiedendomi di non rivelarle», ammicca.
E poi su Renzi: «Se avessi fatto le cose di destra che ha fatto lui, mi avrebbero massacrato». Immancabili le barzellette sui gay e la battuta di “Silvio”: «“Il vero scoop sarebbe se lei, uscendo da qui, andasse a dire che io l’ho corteggiata”. E io: “Lei è un integralista etero”».
Poi la serata è scivolata via tra un sonetto declamato di Dante e un assalto del cane Dudù. «Io ho detto: “presidente, com’è irruento, neanche un mazzo di fiori e mi lecca”.
Lui si è messo a ridere e ha letto una poesia di Madre Teresa di Calcutta sugli animali».
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 9th, 2014 Riccardo Fucile
MARA CARFAGNA SFIDA RENZI: “UN PATTO DEL NAZARENO SUI DIRITTI CIVILI. PARTIAMO DAL MODELLO TEDESCO”
“Un Patto del Nazareno sui diritti civili, partendo dal modello tedesco per il riconoscimento dei diritti delle coppie gay”.
A parlare è la responsabile del nuovo dipartimento per le libertà civili e i diritti umani di Forza Italia, Mara Carfagna, ex ministro delle Pari Opportunità , sancendo la svolta gay friendly del partito, sollecitata a gran voce da Francesca Pascale, compagna di Silvio Berlusconi.
Un messaggio al premier Matteo Renzi per dire che “anche sui temi etici possiamo riscrivere insieme le regole del gioco”.
Carfagna non vuole parlare di “metamorfosi” di Forza Italia, quanto piuttosto di “una naturale evoluzione della sensibilità di un partito. E di unioni gay, di omofobia, o dei diritti delle coppie di fatto ci eravamo già a lungo occupati proprio durante il governo Berlusconi”.
In questi giorni c’è una vera e propria bufera attorno al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, per la circolare in cui vieta la trascrizione dei matrimoni gay contratti all’estero.
“È probabile che sul fronte del diritto Alfano abbia il potere di farlo” sottolinea Mara Carfagna, secondo cui non si può intervenire con ordinanze, ma “c’è bisogno che la politica decida”. E una base “condivisibile”, da cui partire, è la proposta di unioni di fatto per le coppie gay sul modello tedesco.
Quanto alle adozioni, si può discutere di “stepchild adoption”, perchè “è la strada più giusta per tutelare il minore”.
Carfagna bacchetta Renzi quando dice che “ha avocato a sè tutte le deleghe sulle Pari Opportunità , con il risultato che sono finiti nel dimenticatoio provvedimenti fondamentali come la lotta al femminicidio, i soldi per i centri antiviolenza, la legge sulle coppie di fatto”.
Tuttavia tende una mano al premier proponendo “un nuovo patto per i diritti civili”. Forza Italia si dice pronta, “è evidente che deve mettersi al passo dei grandi partiti conservatori europei, che hanno fatto dei diritti civili una realtà ”.
(da “Huffingtonpost“)
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