Ottobre 7th, 2014 Riccardo Fucile
OSPITE A “LA ZANZARA”: “SILVIO E’ COME GESU’ CRISTO”… “IN KOREA NON ESISTONO LAGER”
“Caro Raffaele, te lo dico da amico: segui i consigli del grande Silvio e fatte nu poco li cazzi tuoi“. E’ lo spassionato consiglio che il senatore di Forza Italia, Antonio Razzi, riserva a Raffaele Fitto, dopo i recenti dissidi all’interno del partito.
Ospite de “La Zanzara”, su Radio24, il parlamentare ricicla gli stessi suggerimenti anche a uno dei conduttori, David Parenzo, e persino al comico Maurizio Crozza (“Io lo faccio lavorare”).
Sulla situazione interna a Forza Italia, afferma: “Noi abbiamo un capo solo e assoluto, Berlusconi ci è stato mandato dal Signore giù in terra per guidarci sulla strada giusta. Gli altri ci portano sulle brutte strade. Silvio è come Gesù Cristo, lui ci porta sempre al bene, lui è un genio ed è anche superiore a Kim Jong-un“.
Razzi rivolge anche gli auguri di pronta guarigione al leader nordcoreano, che di recente si è fratturato le caviglie per aver indossato scarpe col “tacco cubano”.
“Il popolo ha bisogno di lui, spero si rimetta presto per il bene del Paese” — sottolinea il senatore abruzzese — “Fargli una visita in ospedale? Questo non credo”.
Poi attacca duramente il dissidente Shin Dong-hyuk, autore del libro “Camp14″ e intervistato nei giorni scorsi dal Corriere della Sera dopo la sua esperienza in un lager: “I lager non esistono, questo mi sa che si vuole fare i soldi alle spalle della gente. Ma quando mai ha fotografato un lager? Purtroppo la gente abbocca e lui vende i libri. Questo mi sa che s’è imparato la furbizia, ma io il suo libro non lo compro. Ma mi faccia il piacere, come dice Totò.
Tutto inventato” — continua — “I lager c’erano negli anni Quaranta nella Germania e nella Polonia, ma dove sono oggi questi lager? Lì non c’è”.
Razzi poi cambia decisamente umore, quando viene citata l’intervista rilasciata da Matteo Salvini a Franco Di Mare per “Uno Mattina” (Rai Uno): “Quel giornalista è caduto in basso, io con lui non sono mai stato a mangiare in una mangiatoia insieme. Ma lui come si permette? Quando ha parlato di me, ha avuto un’espressione che mi ha fatto arrabbiare. E che tengo io, la rogna? Ma come cazzo ti permetti di dire quelle parole così? Guarda, io non avevo niente in mano, sennò avrei spaccato anche la televisione, ero in albergo. Prima vedevo “Uno Mattina”, mo’ non lo guardo manco più”.
E puntualizza: “Ho scritto a Gubitosi. Io voglio le scuse di Di Mare, io sono sempre un senatore della Repubblica e non gli permetto di offendermi con quell’espressione di maleducazione”
Gisella Ruccia
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 6th, 2014 Riccardo Fucile
DIETRO A “MISTER PREFERENZE” CI SONO 40 PARLAMENTARI, 3 EURODEPUTATI, CENTINAIA DI AMMINISTRATORI… E NOTABILI COME L’EX VICERE’ DI SICILIA LOMBARDO
Quaranta parlamentari, 3 eurodeputati, centinaia di amministratori e una serie di notabili come l’ex vicerè
di Sicilia, il “condannato” Raffaele Lombardo, a condire una rete di potere che dalla Puglia arriva alla Sicilia, passando per Calabria, Campania, Abruzzo e Basilicata.
Benvenuti nel regno di Fitto, il giovane “perfettino” cresciuto alla corte del condannato Silvio Berlusconi, che da giorni duella con l’inquilino di Palazzo Grazioli e non intende indietreggiare di mezzo centimetro: “Io continuo il mio lavoro dentro Forza Italia. Il tempo mi darà ragione: devo fare una maratona”.
E Raffaele da Maglie la maratona se la vuole giocare passo dopo passo, e, soprattutto, regione dopo regione.
Tant’è che si schermisce quando uno come Giovanni Toti, consigliere politico di Forza Italia, alza il tiro e minimizza la forza elettorale dell’ex governatore della Puglia: “Senza Berlusconi e i voti che ancora riesce a tirare su, nessuno degli attuali parlamentari sarebbe stato eletto. E questo vale anche per il futuro. Lo stesso Raffaele — continua Toti — non sarebbe mai diventato ministro se non avesse fatto parte di una squadra”.
Ma quale? Per Raffaele questo ragionamento non vale.
Perchè la rete dell’ex governatore della Puglia, oggi europarlamentare con 300mila preferenze da sbandierare e una condanna a 4 anni per finanziamento ai partiti e abuso d’ufficio, è una rete dal retrogusto democristiano.
“Sto facendo — disse a Gian Antonio Stella del Corriere della Sera durante la campagna elettorale delle Europee — quello che faccio sempre. La mattina i mercati poi visite di luoghi di lavoro, pranzi elettorali, convegni pomeridiani, comizi e avanti così fino alla sera tardi. Viaggio di notte, alle due o tre mi fermo per la tappa successiva, dormo qualche ora e ricomincio”.
E ricomincia dalla sua Puglia, dai “suoi” senatori i pugliesi Vittorio Zizza, Lucio Tarquinio, Luigi D’Ambrosio Lettieri (presidente dell’ordine dei farmacisti di Bari), Luigi Perrone (presidente regionale Anci Puglia), Piero Liuzzi, Francesco Bruni.
Una truppa fittiana che riesce a far ottenere al “bambino” — come lo chiamano da quando aveva da poco finito il liceo scientifico e fu buttato in politica — circa 300 mila preferenze.
A ciò si aggiunge l’altro portatore di consensi, il senatore Francesco Maria Amoruso (senatore).
Poi l’uomo “ombra” che tira le fila a Montecitorio Rocco Palese, l’ex presidente della provincia di Lecce Antonio Gabellone e l’ex sindaco di Lecce Paolo Perrone, figlio di un parlamentare Dc, e incappato lo scorso luglio in una condanna in primo grado a dieci mesi nel processo sulla morte dell’avvocato Carlo Andrea De Pace.
La lista continua e trova nella Campania uno zoccolo del consenso dell’ex ministro agli Affari regionali.
Un consenso dovuto al contributo dei senatori Ciro Falanga, Domenico De Siano e Eva Longo e, soprattutto, dell’ala cosentiniana, nel senso di Nicola Cosentino, ex sottosegretario del governo Berlusconi arrestato lo scorso 3 aprile nell’ambito di un’inchiesta per estorsione aggravata dal metodo mafioso, con l’accusa di avere costretto un imprenditore a chiudere un distributore di benzina a Casal di Principe.
Un drappello di parlamentari che annovera Vincenzo D’Anna e Antonio Milo.
Entrambi senatori ed entrambi intervenuti recentemente per difendere strenuamente il sottosegretario in odore di camorra: “Nel leggere le motivazioni che la sezione feriale della Cassazione ha addotto per confermare la misura cautelare nei confronti di Nicola Cosentino, non si può che restare basiti di fronte all’inconsistenza dei rilievi mossi all’ex parlamentare di Forza Italia ed all’evidente pregiudizio politico che accompagna le decisioni della magistratura nei suoi confronti”.
E ancora: “Non sappiamo quando ancora dovrà durare l’uso improprio della carcerazione preventiva nei confronti di un cittadino nei cui confronti, dopo oltre tre anni di processo, non è emersa una sola prova degna di questo nome che ne attesti la pericolosità sociale”.
Con il capo dei “ribelli” di Forza Italia c’è anche Cosimo Latronico, potente ras della Basilicata, che dal 1990 riveste incarichi politici e da due legislature siede a Palazzo Madama.
Sul territorio, il “bambino” può anche contare del forte sostegno dalla regione Calabria, dove il catanzarese “Pino” Galati, dal ’96 a Montecitorio gravitando sempre in orbita centrodestra, dirige le operazioni politiche da vice coordinatore regionale, e l’ex presidente della provincia di Reggio Calabria Peppe Raffa sfidano a colpi di preferenze l’arcoriana Jole Santelli, ormai entrate nei desiderata di Francesca Pascale.
Ma non finisce qui.
Perchè in terra di Sicilia, dove l’area democristiana è sempre sulla cresta dell’onda manco fossimo nella Prima Repubblica, l’ex ministro del governo Berlusconi si sarebbe affidato a due cavalli di razza delle preferenze: il pupillo di Totò Cuffaro Saverio Romano e l’ex governatore Lombardo, condannato lo scorso 19 febbraio in primo grado dal gup per concorso in associazione mafiosa a 6 anni e 8 mesi di reclusione.
Più una serie di fedelissimi dell’uno e dell’altro, come l’ex capogruppo all’ars del Pdl Innocenzo Leontini (a cui vengono contestate spese per 110mila euro nell’indagine sulle spese pazze dell’Ars) e i parlamentari Antonio Scavone, Giuseppe Compagnone.
Ma, come dice un senatore, “il consenso per Raffaele Fitto potrebbe continuare ad aumentare”.
Includendo ancora indagati e ras delle preferenze?
Giuseppe Alberto Falci
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Ottobre 5th, 2014 Riccardo Fucile
PARTITO IN CRISI NERA: CASSE VUOTE E APPENA 8.000 TESSERATI… CENTO DIPENDENTI SENZA STIPENDIO
È solo uno degli indizi del fallimento del progetto Forza Italia, solo che Berlusconi in questi giorni l’ha
additato a porte chiuse per sostenere la tesi della rottamazione.
In effetti, quel dato in quattro cifre dice molto più dei sondaggi che pure nelle ultime settimane avevano registrato un calo dei consensi dal 16,8 delle Europee al 13-15 per cento.
Al 30 settembre, gli iscritti al partito nel 2014 sono risultati ai registri di San Lorenzo in Lucina 8.300. Non uno di più.
E se nel Pd si è aperto un caso per il crollo a centomila, si può comprendere quale sia la portata della deriva forzista
Il fatto è che questo 2014 doveva essere l’anno della rinascita e del rilancio dopo lo strappo del novembre scorso.
E invece la soglia molto inferiore ai diecimila vuol dire, come fanno notare, che nemmeno tutti gli eletti – dai consiglieri comunali agli assessori regionali, fino ai parlamentari – hanno sentito l’esigenza di arruolarsi versando una cifra quasi simbolica al partito.
“Volontario azzurro” 30 euro, “sostenitore azzurro” 100, “benemerito azzurro” 500, fino ai mille dei parlamentari, è il tariffario del tesseramento sul sito. Fallito.
La situazione è tale da aver costretto lo stato maggiore e i responsabili del tesseramento a prorogare la scadenza per l’iscrizione al 30 novembre, dead line che nei prossimi giorni sarà ulteriormente spostata al 15 dicembre.
La speranza è che con l’indizione dei congressi comunali la quota degli iscritti lieviti. «Sarà certamente così, senza congressi non ha nemmeno senso parlare di tesseramenti, quella cifra in fondo è poco indicativa» minimizza il responsabile elettorale Ignazio Abrignani.
Certo è che il confronto con i precedenti risulta improponibile.
L’ultimo dato certificato che risulti agli atti del Pdl è riferito all’anno 2011, quello appunto in cui si sono celebrati i congressi locali. Con l’allora segretario Angelino Alfano che annunciava trionfante il raggiungimento di quota 1 milione 139.192 iscritti.
Ora, il flop dei tesserati è solo una delle tessere che ha fatto saltare i nervi al leader, insieme a quella del dissesto finanziario.
La scorsa settimana il tesoriere del vecchio Pdl, Maurizio Bianconi, è stato convocato dal leader e da Verdini a Palazzo Grazioli.
Gli hanno quasi intimato di drenare soldi a Forza Italia, che del Pdl sarebbe pure creditrice per 22 milioni.
«Ho tanti altri creditori da soddisfare, posso dare poco meno di un milione, nulla di più» ha risposto a muso duro il ruspante deputato toscano. Sono state scintille.
La situazione, con un centinaio di dipendenti senza stipendi da un mese, resta inchiodata al profondo rosso.
E poi c’è la guerra intestina, lo scontro solo sopito con Fitto e i suoi.
I cento giovani già selezionati e i club Forza Silvio sono il futuro, ma per il lancio del nuovo progetto politico Berlusconi attende che si consumi il passaggio della riforma elettorale.
Solo se otterrà da Renzi il premio alla lista (e non alla coalizione) potrà procedere a vele spiegate. Ecco perchè ieri non ha potuto far altro che smentire le anticipazioni pubblicate sul progetto “Forza Silvio” nuovo di zecca da testare alle regionali. «Fantasiose, senza fondamento», le ha definite.
Quanto ai debiti, «sono garantiti da mie fideiussioni, dunque ne rispondo personalmente», e Fi «non chiude, non cambia nome e continuerà a svolgere un ruolo».
Anche a sentire Fitto la tempesta «è alle spalle», lui resta, conferma dalle telecamere di “Che tempo che fa”, ma andando «avanti col coraggio delle mie idee».
Un centro con Passera e Della Valle? Nega, ma a Matera a una manifestazione al fianco del fondatore di “ItaliaUnica” aveva detto che «non c’è preclusione nei confronti di alcuno».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 3rd, 2014 Riccardo Fucile
VOLGARITA’ DI BERLUSCONI CONTRO FITTO… E VERDINI RIESCE A LITIGARE CON CAPEZZONE
«Presidente, voglio solo discutere ma continui a interrompermi. E sono ancora alla premessa…». 
Gli occhi di Silvio Berlusconi fulminano Raffaele Fitto. Il capo si sente preso in giro. «Ora basta — urla devi smetterla!». Vorrebbe zittirlo.
Nel parlamentino azzurro cala il gelo, a molti torna in mente la cacciata di Fini.
Con un balzo felino l’ex premier abbandona lo scranno della Presidenza e si para di fronte al banco del dissidente. «Vai via, oppure convoco i probiviri e ti faccio cacciare. Vai a fare il parroco a Lecce. Tu sei figlio di un vecchio democristiano, qui non c’è spazio per certe cose».
È troppo, soprattutto per chi ha perso il padre in un drammatico incidente stradale. Eppure non reagisce di pancia.
E mentre l’ex premier lascia la sala infuriato, le sue parole lo raggiungono taglienti: «Tu non cacci nessuno, vedrai…».
Forza Italia esplode sotto gli occhi atterriti dei membri silenti del comitato di presidenza.
Nulla, all’inizio, lascia presagire la tempesta. La relazione corre via veloce. Si vota. «Prima — è sempre Fitto a interrompere il solito canovaccio del leader — sarebbe meglio discuterne».
Non secondo Berlusconi, però, che taglia corto: «Bene, relazione approvata con 2 voti contrari su 36».
L’altro dissidente è Daniele Capezzone, che inizia a litigare platealmente con Verdini. Poco dopo tocca a Fitto. Contesta la linea filogovernativa, reclama primarie e democrazia interna. E scatena l’ira funesta del Capo.
«Perchè non prendi i tuoi trecentomila voti e vai via — grida Berlusconi — E perchè continui a spaccare il partito sulle agenzie?».
È un confronto drammatico: «A differenza dei signor sì che ti circondano, ti dico le cose in faccia. Non puoi paragonarmi a Fini. Pensa piuttosto a chi ti ha mandato a fanc… nottetempo. Pensa ad Alfano, che per restare con il sedere imbullonato a una poltrona ti ha abbandonato».
Il Presidente non ci vede più. Si accalora, avvicinandosi pericolosamente al big meridionale. «Sono io che decido chi mandare in tv. Io ti faccio cacciare».
Tocca a Saverio Romano interrompere l’escalation, anche se tutti sanno che è troppo tardi. «Forse non c’è più il clima per proseguire, è meglio…».
Berlusconi è già lontano, Fitto è circondato dallo stato maggiore. In molti provano a mediare. Nulla di fatto, però.
E poco dopo, ragionando con i suoi, non fa sconti: «Non può cacciarmi. Che colpa ho, di volere fare opposizione a Renzi?».
Quel passaggio sul padre segna comunque un punto di non ritorno: «Avevo diciotto anni quando l’ho perso, quelle parole erano indegne. In quel momento ho retto a fatica, volevo saltare oltre il banco perchè mi ha ferito umanamente».
Consapevole di aver esagerato, almeno su questo punto, il Cavaliere a sera prova a rimediare con l’Ansa: «Ho detto con franchezza a Fitto quello che penso. Con questo spirito mi sono riferito alla sua appartenenza alla tradizione dc, non per mancare di rispetto a lui e ai familiari».
E adesso? Fitto, forte di una pattuglia di diciotto senatori, non sembra disposto ad arretrare.
«Inizia una bella battaglia. Dentro FI, naturalmente». Berlusconi vorrebbe liberarsene, ma alcune colombe lo frenano.
«E ora — allarga le braccia Francesco Paolo Sisto — come ne usciamo?».
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
MA FITTO REPLICA: “SIAMO PEGGIO DI UN PARTITO LENINISTA, MA NON MOLLO”… FORZA ITALIA E’ CROLLATA AL 13% PERCHE’ BERLUSCONI HA RINUNCIATO PER INTERESSI PRIVATI A FARE OPPOSIZIONE, NON CERTO A CAUSA DI FITTO
“Tu sei figlio della vecchia Democrazia cristiana. Se vuoi puoi andare via”. 
La nuova puntata dello scontro tra Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto va in scena all’ufficio di presidenza di Forza Italia.
“Questo non è un partito alla vecchia maniera”, avrebbe detto secondo le ricostruzioni l’ex Cavaliere, “tu sei un figlio della vecchia Dc, se vuoi puoi andare via e magari poi ci alleiamo”.
Il motivo dello scontro questa volta, è stata la contrarietà del deputato pugliese a votare un documento che impegnasse tutti i 36 parlamentari del Comitato di presidenza con diritto di voto ad adottare la linea politica appena decisa senza aprire un dibattito.
Il botta e risposta tra i due a molti ha ricordato il ‘Che fai mi cacci?’ di Gianfranco Fini che segnò l’implosione del Pdl.
“Se continui così e vuoi fare come vuoi tu, io ti caccio”, avrebbe avvertito Berlusconi. Pronta la replica dell’ex ministro: “Io non me ne vado dal partito, non puoi cacciarmi via, resto qui a fare la mia battaglia, come sempre ho fatto fino ad ora”.
Raffaele Fitto non molla e uscendo dall’ufficio di presidenza commenta lo scontro. “Forza Italia è, resta e sarà il mio partito. Ho sempre sostenuto la necessità di fare un’opposizione netta al governo Renzi, altrimenti rischiamo di perdere ulteriori consensi nel nostro elettorato e questo l’ho ribadito anche oggi”, avrebbe detto ai suoi l’eurodeputato azzurro, determinato a continuare la sua battaglia dentro il partito, “come sempre ho fatto”.
Niente gruppi parlamentari autonomi, dunque. Nessuna scissione all’orizzonte, come vorrebbe l’ala più filorenziana dei berlusconiani, dicono i suoi fedelissimi.
“Sono il primo a volere il rinnovamento di Fi, ma bisogna partire da regole democratiche per scegliere la nuova classe dirigente, non ci possono essere nomine calate dall’alto”, va ripetendo da tempo.
Ieri ha riunito i suoi, oltre 35 parlamentari tra Camera e Senato, ed è rimasto molto male per la frase del Cav ‘tu sei un figlio della vecchia Dc, sei abituato alle correnti’, considerata un’offesa a suo padre, ex esponente pugliese della Balena bianca, e non arretrerà un millimetro dalle sue convinzioni, sia sul rapporto con Renzi, sia sulla riorganizzazione di Fi.
Raccontano che dopo le scintille al Comitato di presidenza, Fitto avrebbe incrociato Denis Verdini, alla presenza di Giovanni Toti: non si era mai visto una cosa del genere, siamo peggio di un partito leninista.
Rivolto ancora al principale artefice del patto del Nazareno l’ex governatore avrebbe detto: ci vediamo nelle sedi competenti.
All’ufficio di presidenza di Forza Italia ci sarebbero state scintille non solo tra Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto, ma anche tra Denis Verdini e Daniele Capezzone. Oggetto del contendere, ancora una volta la linea del partito nei confronti del governo Renzi.
Pronta la replica di Verdini, uno dei principali sostenitori del Patto del Nazareno: oltre a parlare con il cuore in mano, cerca di usare il cervello e parlare con il cervello…
Io ce l’ho un cervello, avrebbe tagliato corto Capezzone.
E allora, se hai testa, dovresti renderti conto che non c’è alternativa a questo governo se vogliamo portare avanti le riforme, avrebbe ribattuto Verdini, spiegando che questo esecutivo ha fatto tutto il possibile per venirci incontro, come la legge elettorale.
Se poi dovessimo tornare al Mattarellum per colpa vostra, sarebbe stato lo sfogo di Verdini, allora sarete voi i responsabili di tutto e vi impicco a un albero.
Parole dure, quelle di Verdini, subito respinte da Capezzone: sei tu, invece, il responsabile del calo di consensi, visto che siamo passati dal 20 al 13%.
Durante il suo intervento, Capezzone avrebbe sottolineato la necessità di essere più chiaramente alternativi al governo, soprattutto in tema di tasse a partire da quelle sulla casa.
E’ legittima la posizione di coloro che vogliono costruire un’alternativa alla sinistra e di chi cerca un’interlocuzione, ma il rischio, avrebbe ammonito, è che se continuerà il calo dei consensi per la delusione dei nostri elettori non sarà possibile sostenere nè l’una nè l’altra posizione.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 30th, 2014 Riccardo Fucile
LO RIVELA LA RICERCA DI OPENPOLIS: MA CHE BELLA OPPOSIZIONE FA IL PARTITO DI SILVIO
Sulla scia della definizione “Renzusconi” data dal giornalista Andrea Scanzi all’accordo tra il premier
e il Cavaliere, la trasmissione Piazzapulita (La7) ha mostrato nel corso della puntata di ieri sera alcuni dati accertati.
Attraverso un sistema messo a punto dal sito Openpolis, che monitora le attività dei parlamentari e delle loro votazioni, si è verificato il numero di volte in cui in Parlamento i rappresentanti del Pd e di Forza Italia hanno votato allo stesso modo.
Si è così scoperto che i due capigruppo di Forza Italia e del Pd alla Camera, rispettivamente Renato Brunetta e Roberto Speranza, hanno espresso lo stesso voto in 436 occasioni su 667, per una percentuale di voto convergente pari al 65%.
I capigruppo degli stessi partiti al Senato, Paolo Romani (FI) e Luigi Zanda (Pd), entrambi presenti in oltre 2362 votazioni, hanno una percentuale di votazioni comuni che ammonta al 90,9%.
Analogo confronto è stato registrato sui fedelissimi di Renzi e di Berlusconi, come Matteo Richetti (Pd) e Francesco Paolo Sisto, che hanno votato allo stesso modo ben 1605 volte, con una percentuale di voto convergente dell’86,4%.
Il ministro Maria Elena Boschi (Pd) e l’onorevole Daniela Santanchè (FI) hanno invece una concordanza di votazioni pari all’81,5%.
Ancora più alta è la percentuale di votazioni comuni (87%) tra il deputato renziano Lorenzo Guerini e l’onorevole di FI Annagrazia Calabria.
Il sindaco di Firenze Dario Nardella, ospite in studio, motiva così l’impressionante armonia tra le due compagini politiche: “Molte votazioni sono state sulla riforma costituzionale“.
Ma viene smentito da un consigliere comunale di Forza Italia che, dal pubblico, fa notare al politico che le riforme istituzionali di Renzi, come anche l’abolizione dell’art.18, sono le stesse che Berlusconi ha tentato di fare per 20 anni.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 27th, 2014 Riccardo Fucile
LA FIDANZATA DI BERLUSCONI HA PARTECIPATO ALLA SERATA DI CHIUSURA DELLA MANIFESTAZIONE: “IN FORZA ITALIA NASCERA’ UN DIPARTIMENTO DEI DIRITTI CIVILI”
Tailleur bianco e capelli raccolti, Francesca Pascale poco dopo le 21.30 ha fatto il suo ingresso
al Gay Village di Roma.
La 29enne fidanzata di Silvio Berlusconi, alla serata di chiusura della storica manifestazione del mondo Glbt di Roma, venerd’ mattina nel corso di un’intervista a Radio Capital aveva annunciato la sua partecipazione.
Accompagnata da Vladimir Luxuria, in abito viola, Francesca Pascale ha risposto anche a qualche domanda dei giornalisti sulle Unioni civili.
“Il consiglio comunale di Roma si appresta a votare la delibera per l’istituzione del registo sulle Unioni civili- ha detto Pascale- è una delibera che voterei. Del resto anche io e Silvio siamo una coppia di fatto”.
E poi ha aggiunto: “Mi auguro che i consiglieri comunali di Roma di Forza Italia cambino idea e votino per la costituzione del registo delle Unioni civili. E’ una delibera che anche Berlusconi voterebbe” .
Poi, ha parlato dei matrimoni tra omosessuali. “Sono favorevole al matrimonio gay- ha detto Pascale- perchè se un giorno dovessi diventare lesbica vorrei vivere la mia scelta liberamente e credo che Silvio sia d’accordo con me”.
Renzi è indietro sulle tematiche dei diritti civili?
“Aspettiamo ancora un pò per vedere: ma il tempo sta per scadere e l’Italia non può continuare ad essere un Paese bigotto”.
Francesca Pascale evita di ‘bacchettare’ il premier per il ritardo con cui si sta muovendo per promuovere i diritti civili e nei confronti del premier riserva battute molto meno ‘velenose’ che nei confronti del Nuovo centrodestra e dei suoi rappresentanti.
“Ncd? Non so cosa sia. So solo che ha un ministro della Sanità che sono contenta non faccia parte di Forza Italia. Renzi? Il mio Silvio è molto meno cattivo di lui. Io preferisco il mio Silvio anche se in politica la cattiveria è una qualità “.
Infine, la fidanzata di Berlusconi ha annunciato che “Forza Italia farà nascere un dipartimento per i diritti civili e mi auguro che possa guidarlo Mara Carfagna”.
Sulla presenza della fidanzata di Berlusconi al Gay Village, l’ex parlamentare Vladimir Luxuria ha voluto sottolineare: “Non la stiamo grolificando, ma abbiamo deciso di invitarla alla serata di chiusura perchè è evidente che in poche parole e in poche frasi è riuscita a guardare più avanti della sinistra, che sui matrimoni gay e le unioni civili finora ha fatto molto poco”.
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Settembre 27th, 2014 Riccardo Fucile
FORZA ITALIA, FRONDA DI 18 SENATORI, BERLUSCONI TENTA L’NCD, FITTO NON MOLLA
Dentro o fuori. «Nei prossimi mesi ci giochiamo il futuro – scandisce Silvio Berlusconi in un venerdì trascorso tra i servizi sociali e Milanello – e non c’è tempo per i capricci di Fitto».
Il leader è infuriato. Di più: di fronte alle difficoltà di Renzi, sogna di tornare protagonista e giudica la fronda azzurra un autentico tradimento.
Da Perugia, però, il big pugliese continua a provocare il quartier generale di Arcore: «La classe dirigente non si seleziona a un casting del Grande fratello».
La tensione è così alta che il capo del dissenso è pronto a convocare una nuova riunione dei malpancisti già questa settimana.
Con lui, diciotto senatori e altrettanti deputati.
È una partita a scacchi, giocata con un occhio al pallottoliere.
Per incidere in Parlamento – a partire dal job act – il Cavaliere ha bisogno di forze fresche. Non a caso, flirta con gli alfaniani: «Ogni giorno – giura – ricevo telefonate di senatori del Ncd: sono tutti benvenuti, ma Angelino non può porre condizioni».
E così Forza Italia rischia di diventare una porta girevole: una minoranza ostile a Renzi, nuovi acquisti tra i centristi
A gestire l’operazione di Palazzo Madama è Paolo Romani, mentre a proporsi come interlocutore per il Ncd è Renato Schifani.
«Ho sentito Berlusconi – va ripetendo in privato – e abbiamo ragioniamo del futuro».
La realtà è un po’ diversa. Il leader preferisce trattare con singoli dissidenti, convinto di poterne aggregare almeno dieci. E intanto fa i conti con Fitto.
Nei prossimi giorni l’ex governatore riunirà i suoi parlamentari. Stavolta senza cene carbonare, ma alla luce del sole: una sfida pubblica al pugno di ferro di Arcore.
L’obiettivo è accentuare il tratto antigovernativo: «Noi – sostiene – rischiamo di avere un partito di renzologi. Io sarei molto prudente prima di esprimere un giudizio sul job act».
In un centrodestra tanto caotico, ogni suggestione provoca scompiglio.
E così torna a circolare l’ipotesi di una prossima investitura di un rampollo berlusconiano – toccherebbe a Piersilvio – con tanto di video-messaggio della discesa in campo (registrato mesi fa).
Concreto, concretissimo è invece l’annuncio di Francesca Pascale, fidanzata del leader: «Accetto l’invito di Luxuria – dice a Radio Capital – e parteciperò al Gay village ».
E ancora: «Se avesse potuto, Silvio sarebbe venuto con me perchè è un liberale. In FI nascerà presto un dipartimento per i diritti civili».
Come reagirà la galassia azzurra?
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)
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Settembre 26th, 2014 Riccardo Fucile
DA BERTOLASO A MARTINETTI, FINO ALLA CARTA FIORI
«Guido, perchè non prendi in mano tu l’organizzazione di Forza Italia?». L’ultima volta era stata
l’anno scorso. Silvio Berlusconi a Guido Bertolaso, l’uomo che per lui aveva rappresentato una specie di Mister Wolf.
Ma, senz’altro a causa di quella parabola discendente coincisa con il coinvolgimento nell’inchiesta sulla «cricca» sorta all’ombra della Protezione Civile, Bertolaso aveva detto «no, grazie».
E per quel posto era stato chiamato Marcello Fiori, suo ex braccio destro.
Bertolaso è solo il più celebre di una lista di presunti «salvatori della patria» o fantomatici «papi stranieri» ai quali Berlusconi ha pensato di affidare il compito di «risollevare il partito».
Ma la storia degli «unti dell’unto del Signore» è costellata di clamorosi abbagli e mastodontiche fregature.
La delusione Scelli
A metà degli anni Duemila, brilla la stella di Maurizio Scelli. Abruzzese, classe ’61, Scelli passa dall’organizzazione dei viaggi a Lourdes con l’Unitalsi alla guida della Croce Rossa.
Nel 2004 è tra i protagonisti del rilascio di Simona Pari e Simona Torretta, le due volontarie italiane rapite in Iraq.
L’anno dopo è in rampa di lancio per accaparrarsi la benedizione berlusconiana. Come? Col lancio di un suo movimento, «Italia di Nuovo».
Per il varo della creatura, che nelle intenzioni berlusconian-scelliane dev’essere una specie di «settore giovanile» di Forza Italia, viene scelto lo spaziosissimo Palamandela di Firenze.
Ed è un disastro, visto che gli spalti deserti costringono Berlusconi ad aspettare per ore in Prefettura in attesa di un «tutto esaurito» che non arriverà mai.
In Parlamento, Scelli ci finirà comunque, ma sempre ai margini. «Sono una Ferrari e mi tengono in garage», mandò a dire al suo vecchio mentore a mezzo stampa.
E per finire a fare lo stesso mestiere del Cavaliere, Scelli dovette accontentarsi della presidenza di una squadra di calcio, il Sulmona.
Il gelataio e l’imprenditore
È andata meglio a Guido Martinetti, fondatore di Grom. Berlusconi lo vede in tv, si illumina – «Questo è perfetto» – e lo fa testare da alcuni sondaggisti. Ma Martinetti declina, dichiarandosi un supporter di Renzi e manifestando la sua volontà di «continuare a fare il gelataio».
È l’alba dell’estate 2012. Qualche mese dopo, nel proscenio berlusconiano appare all’improvviso un signore modenese che si presenta come avvocato e banchiere, industriale e assicuratore, immobiliarista ed editore.
Un Berlusconi bonsai che, all’anagrafe, fa Gianpiero Samorì. Si mette alla testa di un «Movimento Italiani in Rivoluzione», qualcuno mormora che il Cavaliere voglia schierarlo alle primarie del centrodestra e, quando le primarie scompaiono dai radar, viene inghiottito dal nulla anche lui. Riapparirà nel maggio scorso, candidato senza speranza alle Europee.
L’«ospite indesiderato» da Francesca
A quel tempo, tra i frequentatori di Palazzo Grazioli viene segnalato anche il nome di un imprenditore friulano che si chiama Diego Volpe Pasini.
È un amico di Vittorio Sgarbi e, insieme al critico d’arte, lavora a una listina da aggregare a quel centrodestra berlusconiano che da lì a poco deve sfidare la corazzata di Bersani.
Alla presentazione del progetto, mentre Sgarbi urla contro la bruttezza delle pale eoliche, Volpe Pasini si apparta con un po’ di cronisti e disegna lo scenario che segue: «Bersani vincerà le elezioni ma non avrà la maggioranza al Senato. Quindi andrà da Berlusconi a chiedergli il sostegno, sottoponendogli la scelta di un premier gradito a entrambi. E quando Bersani farà il nome di Matteo Renzi, Berlusconi dirà di sì».
Tolto Bersani, che da Berlusconi non andrà mai, il resto è quasi opera da Nostradamus. Peccato che le virtù profetiche abbiano fruttato poco, a Volpe Pasini.
Nel frattempo, infatti, s’era fatto bollare da Francesca Pascale come «ospite indesiderato» a Palazzo Grazioli. Infatti, per quel che risulta, non ci ha messo più piede.
Tommaso Labate
(da “Il Corriere della Sera”)
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