Settembre 26th, 2014 Riccardo Fucile
LA NUOVA RIVOLUZIONE DI BERLUSCONI SCATENA LE FAZIONI… E ALLA CENA PER LA RACCOLTA FONDI RISPUNTA NOEMI
“Silvio, in queste condizioni non siamo più in grado di garantire il Patto del Nazareno” . Denis Verdini e
Gianni Letta si presentano a ora di pranzo a Palazzo Grazioli, a Berlusconi confermano che i gruppi, soprattutto al Senato, sono alla deriva, fuori controllo, è allarme dentro Forza Italia.
L’ultimo campanello d’allarme mercoledì sera.
Almeno tre le cene para-carbonare, quella dei campani, soprattutto quella organizzata da Raffaele Fitto con 31 tra deputati e senatori di varie regioni, e poi quella più “moderata” di lombardi al ristorante di Palazzo Madama.
A destare maggiore preoccupazione, al quartier generale, la truppa di Fitto.
Con lui, Daniele Capezzone, Renata Polverini, Saverio Romano, tra gli altri. Nessuna scissione all’orizzonte, ha messo le mani avanti l’eurodeputato, piuttosto l’intenzione di trascinare Forza Italia in un’opposizione dura e pura a Renzi, a cominciare dal Jobs act.
L’esatto contrario di quanto predica Berlusconi.
Quando al leader hanno riferito di quelle cene, la reazione è stata stizzita. «Non ne posso più, non si rendono conto che in questo momento non c’è alternativa a Renzi?» Una ragione in più per spianare il partito, rifondarlo.
La prossima settimana rivedrà coordinatori regionali e responsabili dei club, ma nessun incontro coi parlamentari.
Il problema è che l’ex Cavaliere in queste condizioni dovrà garantire a Renzi la tenuta dei suoi, almeno sulle riforme.
Quella stessa sera, Berlusconi cercava di raggranellare soldi per il partito in rosso. Cena di fund raising nella Casini di Macchia Madama a Roma, con poco meno di duecento imprenditori meridionali disposti a spendere mille euro a testa, salvo poi fuggire sotto l’acquazzone che ha messo a soqquadro la tensostruttura allestita.
Il colpo di scena si era già consumato.
Poco dopo le 20 è comparsa Noemi Letizia, dopo cinque anni per la prima volta al cospetto di Berlusconi (accompagnato da Francesca Pascale).
La ragazza di Casoria, una bimba a casa e un altro in arrivo, è al fianco dell’imprenditoreVittorio Romano, rampollo della Napoli bene.
Ma soprattutto insignito della carica di “responsabile promozione al Sud dei club Forza Silvio”.
È il trampolino di lancio, raccontano, per lui si prospetta una candidatura alle Regionali, Campania 2015, e un ruolo in Fi.
Berlusconi, ovvio, è al corrente della presenza della coppia. È la presentazione ufficiale nel salotto buono forzista, che non passa inosservata, tra i pochi parlamentari presenti è tutto un darsi di gomito.
Del resto, lo “sdoganamento” della Letizia era avvenuto pochi giorni fa ad opera della stessa Pascale. La cena al Pizza Village di Napoli a inizio settembre proprio con Noemi e la confessione a Repubblica : «Sì, è vero, sono sua amica. Ci siamo ritrovate tanto tempo dopo quella famosa festa ».
Poi, l’intervista al Fatto. «C’ero anche io quella sera al compleanno, ero lì per amicizia ».
Anche se in nessuna delle tante foto poi pubblicate compare lady Francesca.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Settembre 24th, 2014 Riccardo Fucile
DECISA LA FUSIONE TRA I CLUB E IL PARTITO
Silvio Berlusconi rade al suolo Forza Italia. L’aveva ricostruita dieci mesi fa. Dell’attuale gruppo dirigente resterà poco o nulla.
Dalle minacce si passa alla fase operativa.
Marcello Fiori dal primo ottobre diventerà coordinatore del partito, ieri pomeriggio al termine del vertice di Palazzo Grazioli con i responsabili regionali dei club “Forza Silvio”, il leader lo ha incaricato di coordinare la fusione degli stessi club con il partito. Dei parlamentari il capo non vuole più sentir parlare. Tanto meno li vuole vedere. Dall’agenda è sparita la prevista assemblea con i gruppi di Camera e Senato, onorevoli spariti dai radar.
È solo l’inizio. Entro la fine di ottobre a Villa Gernetto saranno presentati i cento giovani sui quali Berlusconi scommette per il rilancio.
Tutti rigorosamente under 35, amministratori, professionisti, giovani imprenditori, comunque «non professionisti della politica».
Sono stati selezionati in gran segreto in queste settimane dal consigliere politico Giovanni Toti, dall’ex sindaco di Pavia (under anche lui) Alessandro Cattaneo, da Deborah Bergamini.
Intanto, da oggi i seimila club Forza Silvio diventeranno altrettanti presidi del partito sul territorio e i venti responsabili locali incontrati ieri da Berlusconi affiancheranno da vice i coordinatori regionali forzisti.
«Inutile, il partito dà segni di stanchezza, dopo vent’anni aveva bisogno di rinnovarsi » ha spiegato l’ex Cavaliere piuttosto motivato al pranzo nella residenza romana con Giovanni Toti, lo stesso Marcello Fiori, la responsabile comunicazione Bergamini.
La missione, come ripeterà poi nel pomeriggio ai giovani e sconosciuti responsabili dei club, è semplice: «La gente non ne può più della vecchia politica, se vogliamo riconquistarla dobbiamo aiutarla, fornire servizi».
È la politica dei club, appunto.
Appuntamento a breve a Villa Gernetto.
Ma chi sono? Che fanno? Da dove vengono questi ragazzi?
I talent scout giurano che nella selezione l’aspetto estetico non ha influito, ma certo vanta una presenza destinata a bucare il video Andrea Romizi, 35 anni, neo sindaco di Perugia, come Mariachiara Fornasari, avvocato, trentenne, coordinatrice forzista di Brescia. Federica De Benedetto, a dispetto dei suoi 29 anni ha conquistato 20 mila preferenze alle Europee nella circoscrizione Sud, dove Maria Tripodi, anni 32, di preferenze ne ha raggranellati quasi 16 mila.
Carlo Bagnasco, classe ’77, è sindaco di Rapallo, il suo collega Giacomo Massa primo cittadino di Gottolengo, provincia di Brescia, di anni ne ha addirittura 28, professione: studente.
Ma è un trentenne anche Pietro Tatarella, neo capogruppo al Comune di Milano e Giorgio Silli, assessore a Prato e già responsabile nazionale Immigrazione.
Ma l’elenco è lungo. Ha 35 anni il sindaco di Avola in Sicilia, Luca Cannata, Christian Leccese, imprenditore e vicesindaco di Gaeta ha 33 anni, è coordinatore dei club Forza Silvio del Lazio.
Lo è della Campania il trentenne Pietro Smarrazzo, 38 invece Stefano Balloch sindaco di Cividale del Friuli, a capo dei club di quella regione, e poi Pietro Spizzirri, 32 anni calabrese.
Nella magic list com- paiono anche gli intraprendenti fratelli Luca e Andrea Zappacosta con la loro Azzurra libertà (1200 giovani iscritti) promotori di una manifestazione di partito giovedì a Perugia.
Tutto è in movimento. Atmosfera tetra tra i deputati forzisti ieri in Transatlantico. Tanto più che Berlusconi lancia segnali sempre più concilianti verso Renzi: «Per lui il momento è delicato, il Pd rischia di implodere, D’Alema e Bersani sono tornati, se la riforma del lavoro ci convince, la votiamo» raccontava preoccupato all’incontro coi club.
Francesca Pascale, a La7, ieri sera non era da meno: «Di Renzi non diciamo, speriamo…».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Settembre 22nd, 2014 Riccardo Fucile
È UN POLITICO, MA ANCHE UN AVVOCATO DAI LEGAMI SALDI CON DIVERSE LOBBY
“Sono un avvocato e i 2 milioni e mezzo me li sono guadagnati con il mio lavoro”.
È questa la difesa di Donato Bruno.
Il senatore di Forza Italia in un’intervista a Il Tempo: “Sono stato sentito dal magistrato nel febbraio scorso come persona informata dei fatti e ho portato tutta la documentazione a sostegno del lavoro svolto. Erano tre valigie”.
Altro che consulenza, quei soldi sono stati pagati per “cinque anni di attività su pratiche, contratti, cessioni”.
Al Tempo che gli chiede se fosse opportuno l’incarico da un collega di studio come il commissario della Ittierre, Chimenti, Bruno replica indignato: “E ci mancherebbe altro. Vuole che ad affidartelo sia per caso un nemico?”.
E ci mancherebbe altro.
Bruno ha dichiarato nel 2012 1.664.504 euro, nel 2011 1.751.830; nel 2010 si fermava a 570.356 euro, nel 2009 i suoi redditi erano pari a 1.293.235 euro.
Certamente avrà fatto un gran lavoro, ma a leggere le intercettazioni di altre indagini, che non lo hanno mai visto indagato, sorge il dubbio che Bruno sia così ricercato anche perchè è un politico.
Prima di votare Bruno, i parlamentari del Pd dovrebbero leggere l’informativa della Squadra mobile di Roma del marzo 2013 pubblicata sul sito del Fatto.
Al centro della storia ci sono gli interessi privati di Mauro Balini, il ricco presidente del Porto turistico di Ostia.
Pur non essendo indagato, secondo il Gip di Roma D’Alessandro, “Ha molto da nascondere attese le sue interessenze inquietanti con ambienti malavitosi” ed è legato a Cleto di Maria, “noto pregiudicato con precedenti per traffico di stupefacenti” e mantiene pure la famiglia del detenuto Roberto Giordani, soprannominato “Cappottone”.
I consulenti di Balini sono Dario Romagnoli e Giuliano Foglia, due soci dello studio fiscale Tremonti, Vitali Romagnoli, Piccardi, fondato dall’ex ministro dell’economia. Il pm Ilaria Calò intercetta Romagnoli mentre tenta di aiutare Balini a cedere quote del porto al gruppo pubblico Invitalia.
Proprio Bruno è l’uomo scelto per agganciare e incontrare l’amministratore di Invitalia, Domenico Arcuri, confermato dal governo Letta quattro mesi dopo quell’incontro.
Il 6 febbraio 2013 Foglia, “incaricato da Romagnoli di promuovere la vendita del Porto di Roma di proprietà di Mauro Balini” spiega a Romagnoli che alle 17 vedrà Donato Bruno e organizzerà un incontro con quelli di Italia Navigando, società controllata da Invitalia.
Foglia dice che “Bruno tra l’altro è molto amico di Arcuri ed è molto amico del Prof (Tremonti ndr)”. Il 4 marzo organizza l’incontro a studio Bruno. Il 5 marzo dopo l’incontro Foglia dice a Romagnoli che ha avuto “un riscontro positivo”.
Il 24 marzo Romagnoli dice a Foglia che ha fissato un altro incontro per il 4 aprile.
La trattativa entra nel vivo e qui si parla dei ‘ringraziamenti per chi deve decidere’. Ecco come parlano del futuro giudice costituzionale i due soci dello studio Tremonti. Romagnoli (R): Volevo dirti una cosa.. capiscimi al volo.. se riesci prima a beccare Donato..gli devi cercar di far capire essendo, io penso, lui uomo di mondo non avrà difficoltà a capire che, evidentemente, che il mio amico… cioè è capace di ringraziare capito chi poi deve decidere
Giuliano Foglia (G): Certo, è chiaro
R: capito. Gli fa tanti ringraziamenti.. capito?
G: chiarissimo, va bene
R: però bisogna dirglielo prima, bisogna farglielo capire.. se lui ha confidenza, se Donato ha confidenza e riesce a parlarci deve cercar di far capire in qualche modo questa cosa
G: certo, non ti preoccupare.
Foglia al Fatto disse allora:“Nulla di illecito. Forse mi riferivo all’onorario per Bruno, che fa anche l’avvocato”. Anche.
Quando gli chiedemmo perchè aveva accettato un invito in uno studio privato, Arcuri invece rispose: “Sono stato chiamato da un parlamentare, che mi ha chiesto di verificare la fattibilità di un’iniziativa. Mai ricevuto alcuna offerta di ringraziamenti. Nessuno si sarebbe azzardato”.
Politico p avvocato?
Il dilemma resta anche nell’inchiesta Bpm. Bruno, non indagato, è stato ascoltato dal pm Roberto Pellicano mentre telefonava al presidente di Bpm Ponzellini per perorare la causa di un imprenditore che sarà poi indagato: Alberto Tripi, amministratore delegato di Almaviva.
Il colosso dei call center doveva presentare un piano di patrimonializzazione nel 2009 e Tripi il 17 settembre 2009 anticipa a Ponzellini la chiamata dell’onorevole Donato Bruno con il quale discutere la patrimonializzazione.
In effetti, annota la Guardia di Finanza, “come preannunciato da Tripi, giunge puntuale a Ponzellini la telefonata di Donato Bruno, il 18 settembre 2009 che sponsorizza un incontro tra lo stesso Bruno, Tripi e Ponzellini”.
Poi per la stessa vicenda chiama anche Gianni Letta, che avvocato a dire il vero non è. Nell’indagine sull’Expo a Milano, invece, a fare il nome di Donato Bruno è l’ex parlamentare di Forza Italia, arrestato e condannato ai tempi di Mani Pulite e poi riarrestato per Expo, Gianstefano Frigerio. Il 20 settembre 2012 nel suo ufficio Frigerio dice all’imprenditore (anche lui poi arrestato) Enrico Maltauro: “Io mercoledì sera faccio lavoro di copertura politico-giuridica e mi porto a cena Gigi Grillo (anche lui poi arrestato) col Comandante supremo della Finanza… Capolupo… è un mio amico”.
Poi aggiunge: “Vado a cena con… di informazioni… perchè il generale me l’ha fissato… e dovrebbe esserci come terzo Donato Bruno che è un altro amico mio”.
La cena poi non c’è stata.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 15th, 2014 Riccardo Fucile
NEL REGNO DI ARCORE: “SILVIO DELEGA TUTTO”… IL MONDO BERLUSCONIANO DIVISO IN CORRENTI COME LA VECCHIA DC
Pretendono che l’ordine di votare Donato Bruno alla Consulta arrivi dal capo in persona. Senza mediazioni. Senza portavoce.
Dentro Forza Italia la rivolta dei gruppi parlamentari rasenta ormai l’ammutinamento e così, prima che il Parlamento riprenda le votazioni per giudici di Consulta e Csm, se Silvio Berlusconi vorrà evitare altre imboscate dovrà formalizzare da Arcore la scelta del nome. «Purchè venga allo scoperto lui», è la richiesta.
Il partito monolitico è un ricordo lontano.
Nel giro di un anno Forza Italia ha subito una repentina metamorfosi: da «monarchia anarchica» a «oligarchia del clan», come l’hanno ribattezzata i veterani berlusconiani di Montecitorio e Palazzo Madama.
Da soggetto di plastica a concentrato di correntismo e potentati che neanche la Dc anni Ottanta.
Il fatto è che il leader è al tramonto e tutti cercano un posizionamento nel tentativo di sopravvivergli politicamente.
O all’ombra della sua corte o, per chi ne è fuori, prendendone sempre più le distanze. Lui è sparito dai radar.
«Fino a un anno fa alzava il telefono e se ti doveva urlare per una intervista o un’uscita non dovuta lo faceva senza remore, in prima persona» racconta quasi con nostalgia un ex ministro.
Poi tutto è cambiato. In particolare, raccontano, dopo la valanga giudiziaria fino alla Cassazione dell’agosto 2013 e all’espulsione dal Parlamento di novembre.
Risultato: «Adesso, al posto suo fa parlare e trattare altri, la Rossi del partito, Toti delle alleanze, Verdini delle riforme con Renzi, perfino la Pascale di diritti civili» elenca con amarezza chi è ammesso ormai di rado a Villa San Martino.
Quanti ex fedelissimi parlamentari caduti nell’ombra, chi ricorda Sandro Bondi, Elio Vito, Michaela Biancofiore?
Tutti i 69 deputati e i 59 senatori si sono così frammentati in piccole e grandi fazioni. Non è che non riconoscano più il monarca, ma con l’impallinamento nei giorni scorsi del grandcommis Antonio Catricalà (sponsor Gianni Letta) hanno lanciato l’ultimo, pesante avvertimento.
Al grido di: «Non accettiamo più imposizioni dal clan», d’ora in poi rispondono solo agli ordini del leader, se si deciderà a darne di persona.
Verdini, ma anche i capigruppo Romani e Brunetta si sono precipitati ad Arcore e lo hanno chiamato per riferire in queste ore come la situazione rischi di sfuggire di mano. Ecco perchè Berlusconi, guarito dall’uveite, domani non solo tornerà a Roma, ma ha già fatto sapere che intende convocare e tenere a rapporto l’intera delegazione parlamentare. Cosa che potrebbe avvenire già nelle prossime 48 ore.
Salvo prima risolvere la grana di Consulta e Csm, perchè il caos generato dalla fronda interna che ha boicottato il candidato ufficiale per sostenere in blocco Donato Bruno ha finito col paralizzare l’intero Parlamento.
Dopo i parlamentari, toccherà ai coordinatori regionali, insomma cercherà di riprendersi in qualche modo il partito entro fine settembre, come spiegava ieri ai suoi interlocutori. Ha incontrato i coordinatori lombardo e veneto, Gelmini e Marin, per fare il punto sulle alleanze alle regionali, altri li ha sentiti.
Altro tema caldo, quello del rapporto con Ncd e Lega, per ora rimesso agli sherpa, a cominciare dal gruppetto dei fedeli lealisti Toti, Gelmini, gli stessi capigruppo.
Le interviste politiche che rilasciano sempre più di frequente le “guardie del re”, ultima targhetta affibbiata al duo Francesca Pascale – Maria Rosaria Rossi, alimentano la fibrillazione.
Dopo l’ultima a Repubblica della tesoriera, si è scatenato Raffaele Fitto.
Con lui, ormai riferimento dei numerosi frondisti, c’è tutto un blocco di dirigenti, ex ministri o governatori, dalla Carfagna a Saverio Romano, dalla Polverini a Capezzone. L’eurodeputato da 284 mila voti ieri è tornato alla carica su Sky, rivendicando ancora le primarie e una linea di marcata opposizione a Renzi, «perchè un’opposizione silenziosa rischia di perdere la sua credibilità » è la critica implicita rivolta a Berlusconi.
Al quale ricorda che Forza Italia «è scesa in 5 anni da 13 a 4 milioni di voti».
Da Augusto Minzolini a Lucio Malan non sono pochi quelli che vorrebbero dichiarare guerra al governo.
«Perchè se è vero che in primavera si vota, se Renzi tenta il blitz – ne è convinto il senatore ex direttore del Tg1 – allora stiamo sbagliando strategia. Che racconteremo ai nostri elettori? Che abbiamo sostenuto le riforme del Pd?».
Altra storia, chi metterà mano alle liste, a quel punto.
E su questo è già rassegnazione nel partito. Insomma, «le guardie tengono in pugno il re» dicono.
La partita è in mano al “clan” ristretto.
Per tutti gli altri, l’avventura politica finisce qui.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Settembre 14th, 2014 Riccardo Fucile
PER IL CSM IL BRINDISINO SOTTO PROCESSO PER ABUSO D’UFFICIO…L’ALTRO HA IL FIGLIO INDAGATO PER PROSTITUZIONE MINORILE CON LE BABY SQUILLO DEI PARIOLI
Nella sua fulgida doppia veste di imputato e di avvocato esperto di leggi ad personam, il brindisino Luigi
Vitali ha il profilo berlusconiano perfetto per entrare nel nuovo Consiglio superiore della magistratura.
Vitali è infatti uno dei due nomi forzisti per il Csm.
L’altro è quello di Elisabetta Casellati, che come Vitali è stato sottosegretario alla Giustizia. Sinora non hanno raggiunto il quorum in Parlamento, ma da domani pomeriggio si ricomincerà a votare anche per loro due, tra i cinque componenti laici del Csm che ancora mancano.
La questione del candidato-imputato è stata posta al capo dello Stato dal grillino Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera: “E’ una cosa che sta passando sotto silenzio. Napolitano non ha detto una parola sul fatto che Vitali è un imputato e che Pd e Fi lo stiano votando”.
La cronista spacciata come assistent
In realtà , Vitali ha due procedimenti penali in corso. L’ultimo, quello più recente, risale a qualche giorno fa.
A Napoli, l’avvocato che peggiorò la Cirielli sulla prescrizione a favore di Berlusconi (di qui l’etichetta di ex Cirielli) è accusato di falso ideologico “commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici e di falsa attestazione o dichiarazione di un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità professionali proprie o di altri”.
Vitali spacciò come propria assistente un’aspirante cronista, di nome Annalisa Chirico, per una visita in carcere a un deputato berlusconiano: Alfonso Papa, arrestato per lo scandalo della P4. Era il 24 ottobre 2011.
Per Vitali la richiesta di rinvio a giudizio è stata firmata da Vincenzo Piscitelli, procuratore aggiunto di Napoli, e l’udienza preliminare si terrà il 10 ottobre.
Per lo stesso reato, nel luglio del 2012, un altro parlamentare di destra, Renato Farina, fu condannato a 2 anni e 8 mesi perchè portò nel carcere milanese di Opera, da Lele Mora, un finto collaboratore.
Dal falso ideologico all’abuso d’ufficio
Secondo la legge numero 195 del 1958, che regola il funzionamento del Csm, “i componenti del Consiglio superiore possono essere sospesi dalla carica se sottoposti a procedimento penale per delitto non colposo” (articolo 37). E il falso ideologico che sarebbe stato commesso da Vitali rientra in questa categoria .
Così come ci rientra anche il reato di abuso d’ufficio.
Qui, il processo per Vitali, è iniziato da poco, nell’aprile scorso, davanti al tribunale di Brindisi. Vitali e altri sedici imputati devono rispondere delle irregolarità del piano farmacie del comune di Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi.
Le accuse risalgono al 2012, quando l’avvocato berlusconiano era consigliere comunale nel suo paese natìo.
In base alla ricostruzione dei magistrati, Vitali e gli altri impedirono l’apertura di una farmacia nella zona popolare della 167 per evitare di fare concorrenza agli affari del presidente dell’ordine dei farmacisti di Brindisi.
La prossima udienza si terrà il 4 novembre.
Una curiosa archiviazione per l’appalto del carcere
Dunque: una richiesta di rinvio a giudizio, un processo e finanche una curiosa archiviazione.
Due anni fa, Vitali fu indagato per corruzione. Al centro della storia la costruzione di un carcere in Calabria, da cui far discendere una serie di favori e di assunzioni in cambio. Ma il pm di Brindisi rinunciò a intercettare Vitali, all’epoca parlamentare del Pdl, e chiese l’archiviazione. Per il magistrato, con la richiesta alla Camera di appartenenza della relativa autorizzazione, sarebbero venute meno la segretezza e il fattore sorpresa.
Le ambizioni di “Donato” e i guai del figlio
Donato Bruno è pugliese come Luigi Vitali. Ed è un berlusconiano della gens previtiana, la prima corrente forzista ad avere il proprio leader di riferimento, l’arrogante Cesare, con una condanna definitiva.
Dopo, solo dopo, è toccato a Marcello Dell’Utri, ambasciatore con la mafia, e allo stesso Berlusconi.
Bruno è in corsa per la Consulta, almeno dal 2008. Allora il centrodestra gli preferì Giuseppe Frigo. Stavolta, potrebbe andare diversamente.
Il previtiano pugliese è stato il volto della rivolta e dei doppi giochi che si sono consumati sul candidato scelto da B. e Gianni Letta, Antonio Catricalà .
Il mandarino lettiano si è poi ritirato e così in queste ore ad Arcore è in corso una lunga riflessione su chi candidare. A caldo, B. non ha mandato giù i ribelli che hanno votato Bruno la scorsa settimana.
Ma il punto è che dietro l’avvocato pugliese non ci sono solo i mal di pancia dei dissidenti di Raffaele Fitto. Il nome di Bruno è stato accolto con favore da Niccolò Ghedini, da sempre ostile al giannilettismo, e soprattutto non è stato ostacolato, anzi, dallo sherpa berlusconiano del patto del Nazareno, il plurinquisito Denis Verdini.
Salvo sorprese, domani in Parlamento, per i due giudici costituzionali si ricomincerà dal ticket Violante-Bruno.
E se il previtiano dovesse farcela avremo un componente della Consulta con il figlio indagato per prostituzione minorile. Una specialità dalle parti di Forza Italia.
Nicola Bruno, questo il nome del figliolo, avrebbe avuto almeno un rapporto sessuale certo con una delle due minorenni dello scandalo romano delle baby-squillo dei Parioli.
Fabrizio Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 13th, 2014 Riccardo Fucile
RISPUNTA L’IPOTESI MARINA ALLA GUIDA DI FORZA ITALIA
Il tutti contro tutti che dilania ormai Forza Italia lascia sul campo il candidato del partito alla Consulta, Antonio Catricalà , ma trascina in una palude la stessa leadership di Silvio Berlusconi.
Cala il gelo dopo l’attacco senza precedenti di Raffaele Fitto – sempre più leader di una vasta area di dissenso – a Maria Rosaria Rossi, tesoriera ma soprattutto braccio destro dell’ex Cavaliere, lei che in una intervista a Repubblica invitava l’eurodeputato pugliese, di fatto, a fare le valigie.
Berlusconi reagisce malissimo all’ennesimo schiaffo di Fitto.
Dopo la storia dei tanti che non versano nemmeno un euro al partito, per lui è la conferma del «fallimento del progetto » Forza Italia.
Meglio smantellare tutto, ricominciare daccapo, puntare sul voto in tempi ravvicinati (se Renzi vorrà ) e su «un Berlusconi» per la premiership, per usare le parole della Rossi.
Ed è risaputo che l’unico nome in campo – pur tra mille smentite ufficiali – resta quello di Marina. Sponsorizzato proprio dal “cerchio” Pascale-Rossi.
Il leader forzista apprende dell’attacco alla tesoriera appena uscito dall’istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone e prima di raggiungere Milanello per incontrare la squadra, l’uveite ormai è guarita.
Nei confronti dell’ex pupillo pugliese confessa ai suoi di nutrire ormai «profonda disistima: approfitta sempre dei momenti di difficoltà del partito per attaccarmi, cosa aspetta Raffaele a lasciare Forza Italia? » è lo sfogo molto privato.
Il momento di difficoltà ultimo a cui fa riferimento è l’impasse parlamentare che ha costretto il quartier generale di Arcore ad accettare il passo indietro di Catricalà , impallinato in aula dai “ribelli”.
Una brusca sconfitta, ascritta a Berlusconi e alla linea “buonista” rispetto a Renzi e al governo (ancora ieri il Mattinale di Brunetta rilanciava la «coesione nazionale»).
Per tutto il giorno non un parlamentare interviene anche solo per difendere la Rossi. C’è ormai un partito nel partito che vorrebbe vedere lei come la Pascale, sempre più “interventiste”, fuori dalla stanza dei bottoni.
Non solo pugliesi e campani schierati con Fitto e con la richiesta di primarie. Ma anche big con più legislature alle spalle, Capezzone e Carfagna, Saverio Romano, Polverini, Prestigiacomo e tanti altri.
Alla squadra si aggiunge ora Trifone Altieri, uomo di Fitto in Provincia di Bari, che subentra alla Camera ad Antonio Leone (Ncd) eletto al Csm.
«Lascia allibiti che il presidente Berlusconi possa consentire alla senatrice Rossi di rilasciare o ritirare patenti sulla legittimità dello stare nel partito» è l’attacco mattutino di Fitto dal suo blog.
«Nè la senatrice nè altri hanno titoli o legittimazione tecnico-giuridica e statutaria, nonchè politica, per ipotizzare cose del genere ». Scrive di «disagio sempre più forte di tanti colleghi» per concludere che Forza Italia «è stata e sarà ancora» casa sua.
Non lascia, insomma, se vogliono mi caccino, è il senso.
La replica ufficiale Berlusconi la affida dopo otto ore di silenzio, alle 20, alla portavoce Deborah Bergamini.
Critica i «toni discutibili» di Fitto, difende la Rossi e i suoi titoli (assegnati dal capo), per concludere: «Evidentemente, la sua solerzia quando si tratta di prendere voti per sè diventa distrazione o svogliatezza quando si tratta di lavorare per tutta Forza Italia».
Fitto non controreplica, la definirà «patetica» coi suoi. Ma è l’unico ad uscire allo scoperto, con l’eccezione di Maurizio Bianconi: «Non seguo l’ordine di Berlusconi di non attaccare Renzi, avevamo 13 milioni di voti, oggi tre».
Questo il clima. E il frullatore ha solo cominciato a girare.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Settembre 12th, 2014 Riccardo Fucile
“C’E’ SEMPRE PIU’ DISAGIO PER IL METODO UTILIZZATO, PERCHE’ SILVIO L’AUTORIZZA?”
La risposta di Raffaele Fitto arriva poco dopo la lettura dei giornali del mattino: “Sono allibito”. E lo scontro dentro Forza Italia torna pubblico.
Mariarosaria Rossi in un’intervista su Repubblica parla del futuro del partito.
E ferma ogni possibilità di primarie: “Le vuole Fitto? Ognuno ha le proprie ambizioni. ma da noi non se ne parla”.
E il collega risponde sul suo blog con un duro attacco: “Lascia allibiti il fatto che il presidente Silvio Berlusconi possa consentire alla senatrice Rossi di distribuire, controllare, rilasciare o ritirare ‘patenti’ sulla legittimità dello stare nel partito, e sulla correttezza o meno delle opinioni e delle tesi politiche altrui”.
La Rossi, considerata tra le più vicine all’ex Cavaliere, è vista come una delle esponenti del cerchio magico e portatrici del pensiero del leader di Forza Italia.
Tanto che Fitto risponde piccato: “Ritengo che nè la senatrice Rossi nè altri in un movimento liberale, possano anche solo lasciar intendere nulla di simile. Così come ritengo che nè la senatrice Rossi nè altri abbiano titoli o legittimazione tecnico-giuridica e statutaria nonchè politica per ipotizzare cose di questo genere”.
Il deputato da tempo critico con le posizioni del leader, torna così a manifestare il suo malumore sulla situazione del partito.
“Credo che sia sempre più forte il disagio di tanti colleghi parlamentari, di amministratori, iscritti e militanti, per un metodo che addolora e lascia perplessi. E lo dice — sia ben chiaro — chi, come me, ha sempre ritenuto e ritiene che Forza Italia sia stata, sia e sarà ancora anche casa propria”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 10th, 2014 Riccardo Fucile
IN CORSO UNA RIUNIONE CONVOCATA D’URGENZA DALLA ROSSI
Forza Italia è in pieno allarme: i conti del partito sono in rosso. 
A Roma, in piazza San Lorenzo in Lucina, è in corso una riunione, convocata dal tesoriere unico, Maria Rosaria Rossi, per trovare una soluzione alle dissestate casse azzurre ed evitare nuovi tagli, a cominciare dal personale.
Al vertice partecipano il consigliere politico del Cav, Giovanni Toti, la responsabile comunicazione, Debora Bergamini, l’amministratore dell’ex Pdl, Rocco Crimi e Sestino Giacomoni.
Sul tavolo, dunque, la difficile situazione economica del partito.
In particolare, il nodo dei pagamenti degli stipendi di settembre dei dipendenti e il problema dei contributi arretrati dovuti dai parlamentari che non sono in regola con i pagamenti delle quote mensili da versare al movimento forzista.
Continua pare il malcostume di diversi parlamentari di non versare la quota mensile dovuta al partito, in base agli impegni presi prima della candidatura.
Argomento ripreso più volte dai responsabili amministrativi che si sono succeduti nel corso degli anni nel partito.
Nel giugno scorso, Silvio Berlusconi aveva lanciato l’allarme-conti: “Siamo con l’acqua alla gola, servono soldi”.
Nel 2013 il partito aveva un debito pari a 88 milioni, con un rosso di 15 milioni.
Evidentemente la situazione non è migliorata.
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Agosto 31st, 2014 Riccardo Fucile
I DEM SOSTERREBBERO TAMBURRANO, SINDACO FORZISTA DI MASSAFRA, IN CAMBIO DELLA VICEPRESIDENZA… IL PATTO SANCIREBBE L’ALLEANZA CON GIANCARLO CITO
“Verificare le condizioni per la più ampia convergenza di forze politiche disponibili e per il più
qualificato ruolo protagonista del Pd ionico”.
È il mandato che la direzione del Partito democratico della provincia di Taranto ha conferito al segretario Walter Musillo in vista delle prossime elezioni provinciali di fine settembre.
Che significa? Nei fatti vuol dire che il Pd tarantino, nelle consultazioni per eleggere l’amministrazione di “secondo livello” della provincia ionica, è pronto a sostenere un candidato proveniente anche da Forza Italia.
La notizia è giunta al termine di una riunione del direttivo tarantino in cui è passata a maggioranza la mozione dei democratici che fanno capo al deputato Michele Pelillo. E se ufficialmente l’alleanza con i berlusconiani non è menzionata, ufficiosamente il patto sarebbe già stato sancito con Martino Tamburrano, sindaco forzista di Massafra, piccolo comune alle porte di Taranto.
Al Pd, in cambio, andrebbe la vice presidenza.
Il Pd quindi ha escluso a priori l’ipotesi di votare Ippazio Stefà no, il sindaco ex vendoliano del comune ionico con cui insieme governano da anni la città dei due mari e che si è autocandidato alla guida della Provincia.
L’ipotesi Tamburrano, quindi, è più che concreta e ha creato un certo scompiglio negli stessi iscritti al Pd: i dissidenti hanno presentato una mozione per costringere il direttivo a puntare su un candidato democratico, ma senza successo.
Ora, salvo colpi di scena dell’ultimo minuto, nella terra dell’Ilva, Pd e Forza Italia potrebbero presentarsi con unico candidato.
Ma che ne pensano i cittadini? Nulla, visto che il nuovo sistema varato dal Governo stabilisce che per le province di secondo livello il compito di eleggere il presidente e i consiglieri spetta ai sindaci, ai consiglieri comunali del territorio e ai consiglieri provinciali uscenti.
In sostanza, un affare per addetti ai lavori.
E questo, probabilmente, spiegherebbe anche la strategia scelta dai “pelilliani”. L’inchiesta “ambiente svenduto” sui legami tra i vertici dell’Ilva e la politica ionica, infatti, ha completamente travolto il Pd ionico che per ritrovare il “più qualificato ruolo protagonista” sembra quindi destinato a diventare la stampella di Forza Italia. Ma c’è di più.
Sostenere Tamburrano, infatti, non significa solo allearsi con i berlusconiani, ma anche con il nemico politico di un tempo: Giancarlo Cito.
L’ex sindaco ed ex parlamentare condannato definitivamente per concorso esterno in associazione mafiosa, infatti, nei mesi scorsi ha scelto di far confluire il suo movimento At6 nei ranghi di Forza Italia.
Tutti insieme appassionatamente insomma: ex comunisti, ex democristiani ed ex manganellari.
Le speranze dei dissidenti, però, non sono ancora spente.
L’ultimo rifugio si chiama Michele Emiliano: il presidente del Pd pugliese, infatti, martedì incontrerà i democratici tarantini per tentare di sanare una ferita che, a detta di molti, segnerebbe la morte celebrale del Pd ionico.
Francesco Casula
argomento: Forza Italia, Partito Democratico, PD | Commenta »