Agosto 27th, 2014 Riccardo Fucile
LEI SCRIVE NEL SUO CURRICULUM DI ESSERE UN’IMPRENDITRICE, MA IN NESSUNA CAMERA DI COMMERCIO RISULTA REGISTRATA LA SUA ATTIVITA’
Michaela Biancofiore, bionda pasionaria del Pdl, non è solo un’agguerrita politica, ma anche
un’imprenditrice.
Lo dice lei stessa nel curriculum pubblicato sul sito internet della Camera dei deputati. Alla voce «professione» l’altoatesina più famosa di Montecitorio risponde: «imprenditrice nel settore del wellness».
A quanto racconta, la pidiellina indossa il tailleur di boss aziendale fin dal 2006, in una società che si chiama Costruzione Spa, specializzata nella produzione di creme di lusso.
Peccato che in nessuna Camera di commercio italiana ci sia traccia di questa attività .
Il suo nome non compare in alcuna azienda di trattamenti di bellezza e, stando al registro delle imprese, l’unica esperienza imprenditoriale della Biancofiore si rifà a una partecipazione nella società romana di consulenza Allmedia, finita però in liquidazione da parecchi mesi.
E neppure nel suo nuovo libro autobiografico, “Il cuore oltre gli ostacoli”, si fa cenno a questa passione per l’industria cosmetica.
Forse, per saperne di più, bisognerà attendere la sua prossima fatica letteraria.
(da “L’Espresso“)
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Agosto 21st, 2014 Riccardo Fucile
“BERLUSCONI DEVE CAPIRE CHE NON PUO’ CIRCONDARSI SEMPRE DEGLI STESSI”… MA QUANDO ERA ANCHE LEI NEL “CERCHIO MAGICO” COME MAI QUESTE COSE NON LE HA MAI DETTE?
Boccia il governo Renzi e invita Berlusconi a «non circondarsi sempre degli stessi dirigenti». Michaela Biancofiore, deputata di Forza Italia, ex sottosegretaria nel governo Letta, auspica un partito che si apra ai giovani e al territorio.
I dati economici sono disastrosi, disoccupazione alle stelle e PIL in calo. Quanta colpa ha il governo Renzi?
«Dire che è tutta colpa del governo Renzi sarebbe una falsità che non mi appartiene. Indubbiamente però iniziare dalla riforma del Senato è stato un errore, mi aspettavo che un giovane come Renzi sarebbe partito da ciò che veramente interessa ai cittadini: arrivare alla fine del mese».
Quindi da dove avrebbe dovuto iniziare?
«Dalla riforma del fisco. Bisogna dare la possibilità ai cittadini di portare tutto in detrazione, qualsiasi cosa, in modo che emerga il nero e si instauri un circolo virtuoso che rimetta in moto l’economia. Dal Tesoro dicono che questa cosa non si può fare perchè ci vorrebbero due esercizi di bilancio, ma i migliori economisti del mondo, conti alla mano, affermano il contrario. È il momento di fare un patto con l’Europa e, se mai, farsi fare una sorta di mutuo dalla Bce per poter avviare questo sistema e rilanciare l’economia italiana».
Perchè Renzi ha puntato tanto sulla riforma del Senato?
«Lui è rimasto incastrato dalla propaganda elettorale per diventare segretario del Pd. Aveva promesso quella riforma e voleva portarla a casa, anche se non incide sulle tasche degli italiani. Forse si possono recuperare 500 milioni, ma ci sono tanti modi più semplici per risparmiare di più. Ad esempio abolendo le regioni a statuto speciale, come aveva detto e scritto nel suo libro. Solo abolendo la Regione a statuto speciale Trentino Alto Adige, che non ha competenze, si sarebbero recuperati 750 milioni. Renzi non è andato a fondo sulle riforme che servivano realmente e sulle quali noi lo avremmo aiutato».
Continuerete lo stesso ad aiutarlo?
«Se uno respinge al mittente l’aiuto, ritengo che si debba assumere le sue responsabilità . Dare una mano sulle riforme economiche necessarie per il Paese non significa entrare al governo. Mi piacerebbe che Renzi facesse un bagno di umiltà e si rendesse conto che da solo non può salvare l’Italia. Sono convinta che sia il momento di un grande patto d’intesa mettendo insieme le migliori esperienze politiche per tirare fuori il Paese dalla crisi. In questo momento non esiste il salvatore della patria nè a destra nè a sinistra, ma Berlusconi ha dimostrato di avere veramente a cuore le sorti del Paese».
Si parla anche di taglio delle pensioni. Manovra suicida?
«Non si possono sempre andare a toccare i più deboli. Ridadisco che bisogna fare una riforma generale del fisco e consentire alle imprese di pagare meno tasse. Solo così arriveranno le assunzioni. Se la gente non lavora non può pagare le tasse».
Come giudica il blitz di Renzi in Iraq?
«Pura propaganda, purtroppo. In questo Renzi è straordinario, cavalca sempre l’onda».
È possibile riaggregare un centrodestra così diviso?
«Io quella famosa lettera al posto di Berlusconi non l’avrei mandata perchè ha ottenuto una risposta negativa da personaggi che non sono alla sua altezza. Noi non dobbiamo riassemblare le sigle, dobbiamo riassemblare l’elettorato».
Forza Italia è un soggetto politico in grado di recuperare gli 8 milioni di voti persi?
«Gli 8 milioni di voti si possono recuperare, facendo politica, recuperando la nostra identità , parlando al nostro elettorato, facendo seguire i fatti alle parole. Berlusconi ha ancora un grandissimo consenso nel Paese, me ne rendo conto parlando quotidianamente con la gente. Dobbiamo recuperare il nostro elettorato, non i piccoli esponenti traditori, altrimenti anche se dovessimo vincere non riusciremo a governare. Il 51% è perseguibile se intorno a Berlusconi ci sarà una squadra di persone che ha voglia e fame di cambiamento, una squadra di giovani emergenti, dal territorio. Le anticipo che una certa parte della cosiddetta Berlusconi generation sta dando vita a un giovane gruppo che si chiamerà Squadra Italiana, che vuole stare accanto al presidente per modificare questo Paese».
Da chi sarebbe composta questa squadra?
«Politici, imprenditori, abbiamo esponenti territoriali eccezionali, dobbiamo ridiventare quello che era Forza Italia nel 1994: un partito aperto. Anche il presidente Berlusconi non può continuare a circondarsi sempre degli stessi dirigenti non sapendo che fuori c’è una grande energia che potrebbe essere molto utile al Paese».
Si discute molto in questi giorni del topless del ministro Giannini. Scelta inopportuna?
«Cosa sarebbe successo se lo avesse fatto un ministro del governo Berlusconi? Ritengo che un ministro per buona educazione non debba esporre il proprio corpo in pubblico. Non sono una bacchettona o una bigotta ma credo che, rappresentando le Istituzioni, avrebbe dovuto avere maggiore accortezza e decoro. Se fosse successo a me, quando era sottosegretaria, mi avrebbero massacrata».
Andrea Barcariol
(da “il Tempo”)
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Agosto 21st, 2014 Riccardo Fucile
1500 ORE DI LEZIONE ON LINE IN DUE SEMESTRI, AL COSTO DI 650 EURO…
TRA I DOCENTI LO STESSO EX PREMIER, GIORGIO MULE’, ANNAGRAZIA CALABRIA E ANTONIO PALMIERI
Le Frattocchie di Forza Italia sono online. 
Anche il partito di Silvio Berlusconi vuole una sua scuola di formazione politica come quella, ad esempio, che aveva il Pci.
Ma i tempi sono cambiati e la formazione sarà online con tanto di crediti da “spendere” in altri corsi di laurea.
Si chiama Accademia Forza Italia e, come scritto l’8 luglio dal Secolo XIX e ricordato oggi dal Corriere della Sera, nasce dall’accordo tra il partito dell’ex premier e l’Università Pegaso, ateneo telematico riconosciuto dal Ministero.
Il corso dura due semestri, ovvero 1.500 ore di lezione, e costa 650 euro. Il tutto coronato da un test finale che permetterà di conseguire il diploma.
Il programma è già in rete (sotto) e il termine per le iscrizioni è fissato al 30 settembre.
Limite massimo: 100 partecipanti.
Del resto, da anni Berlusconi sognava di aprire un laboratorio di formazione politica e aveva pensato di inaugurarlo a Lesmo, a Villa Gernetto.
Doveva chiamarsi Università della Libertà e sperava di ospitare relatori del calibro di Bill Gates, Bill Clinton, George W. Bush e Vladimir Putin.
Ma il progetto non è mai decollato. Ora, invece, si parte. E le lezioni, da ottobre, potranno essere comodamente seguite da casa.
Per primo sale in cattedra, con una lezione registrata ad Arcore, lo stesso Silvio Berlusconi che parlerà di “Introduzione per la politica del buon governo”.
Tra i “docenti” del primo semestre, dedicato a “tecnica amministrativa e di governo”, ci sono anche Marcello Fiori, responsabile nazionale Club Forza Silvio nonchè promotore del call center per invitare gli italiani al voto in occasione di Europee e amministrative, che si occuperà di “Analisi del linguaggio e dell’agire politico”.
E poi nel secondo semestre sui “sistemi politici e tecniche di comunicazione” — sempre aperto da Berlusconi — ci sono il direttore di Panorama Giorgio Mulè (“Teorie e tecniche dei nuovi media”), il responsabile web del partito Antonio Palmieri (“Gestione della comunicazione delle campagne elettorali”), e la deputata e capo del movimento giovanile di Forza Italia Annagrazia Calabria (“Storia e forme della comunicazione politica nella età contemporanea”).
L’obiettivo?
”Dare la possibilità a tutti gli italiani, di ogni età , di ogni professione, di ogni genere, di ogni luogo, anche il più lontano, di poter ricevere una formazione politica. Ma non solo formazione, anche studio, ricerca e pratica di tutto ciò che oggi chiamiamo campagna elettorale permanente. La nostra”.
Un corso “destinato a giovani e cittadini di ogni età , oltre che militanti e dirigenti di partito, che desiderino avvicinarsi alla politica o approfondirne la conoscenza attraverso un’adeguata formazione teorica e pratica, purchè in possesso di un diploma d’istruzione secondaria.
Difatti, i CFU (60) possono essere oggetto di valutazione ai fini dell’iscrizione ad uno dei corsi di laurea presenti nell’offerta formativa dell’Università proponente”.
In particolare, dice Fiori, “scienze politiche, scienze dell’amministrazione e giurisprudenza“.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 14th, 2014 Riccardo Fucile
DENTRO FORZA ITALIA C’E’ CHI DICE NO
Il «Patto per l’emergenza», la mano d’aiuto che Silvio Berlusconi tende a Matteo Renzi lascia più che perplessa una fetta del partito.
Non è un’opposizione interna che alza la voce, perchè ancora il leader non ha ufficializzato la sua strategia.
Ma di fatto, come avvenuto per la riforma al Senato, anche sull’economia si sta aprendo una fronda destinata a crescere
Toti, Romani, Verdini, Gelmini, sono tra i big sponsor della «collaborazione».
Per non dire della retromarcia del capogruppo Renato Brunetta che ancora ieri gettava ponti («Daremo il nostro appoggio per tutti quei provvedimenti funzionali alla salvezza del Paese»).
Altri non la pensano così.
Raffaele Fitto, eurodeputato ormai capofila dell’area di dissenso, da settimane tace per non alzare il tiro, ma ai suoi continua a ripetere che il governo «va incalzato, proponendo la nostra ricetta liberale e alternativa», altro che mano d’aiuto.
Deputati e senatori pugliesi sono dalla sua parte. Non solo loro.
Augusto Minzolini fa un ragionamento generale: «Le opposizioni che hanno avuto posizioni poco marcate non hanno portato mai a nulla di buono, l’elettorato non capisce. E con questo Pd, rischiamo di essere aggiuntivi, marginali, di donare sangue inutilmente, in assenza di patti chiari con Renzi».
Daniele Capezzone continua a menare fendenti contro Renzi che «nega la realtà , sarà inevitabile una pesante manovra», sostiene da presidente della commissione Finanze. E autocita la ricetta del suo libro: «Occorre sfondare il tetto del tre per cento per un taglio choc delle tasse».
Sulla stessa linea Renata Polverini contro Renzi che «sembra ascoltare soltanto il suo specchio ripetergli quanto sia il più bravo in un reame in rovina».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Agosto 13th, 2014 Riccardo Fucile
IL POLITICO CHE NON MANCA MAI A UN TALK SHOW, SEMPRE PRONTO A RIPETERE LE SOLITE FRASI
Alcuni parlamentari ci vanno di tanto in tanto. Altri un po’ di più. Altri ancora, molto spesso. E uno di
loro è addirittura sempre lì, negli studi televisivi di Rai, La7 e Mediaset, per partecipare a tutti i talk show mandati in onda nelle ventiquattr’ore.
Vi soggiorna, anzi, vi incombe, al mattino presto, a metà mattinata, in prima o seconda serata; e se ne bea quotidianamente per la gratuita visibilità che ne riceve.
In qualche studio – pensate – si siede addirittura su una poltrona riservatagli per spettanza, come si usa nelle cerimonie pubbliche per le autorità .
Lui è Maurizio Gasparri, romano, 57 anni, vicepresidente del Senato, fervido berlusconiano.
Chioma brizzolata, occhialetti, bocca a cuoricino, abito blu, cravatte azzurre, sembra un manichino della Rinascente.
Dice le stesse cose di Silvio Berlusconi, solo che le dice con accento romanesco.
È verboso, fumino, col difetto di interrompere e prevaricare gli altri ospiti dello show.
Ho il sospetto che, per il timore di arrivare in ritardo alle varie trasmissioni del giorno, si presenti negli studi con molto anticipo, forse assieme agli addetti alle pulizie. Evidentemente il senatore non ha altro da fare, nè a palazzo Madama, come vice del presidente Piero Grasso, nè alla sede di Forza Italia, come dirigente di spicco.
Beato lui che può.
Guido Quaranta
(da “L’Espresso”)
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Agosto 12th, 2014 Riccardo Fucile
“E’ NERVOSO PERCHE’ I PROTAGONISTI DELLE RIFORME SIAMO NOI”…”NON SPINGIAMO PER ENTRARE IN MAGGIORANZA”
«Io non mi comporterò come loro hanno fatto nel 2
011, quando hanno cavalcato lo spread, la Troika, la crisi». Silvio Berlusconi esce dalle mura dell’istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone dopo le consuete quattro ore di servizi sociali – anticipate in via eccezionale per non farle coincidere venerdì col Ferragosto già gramo tra le mura di casa – e lascia trapelare ancora un volto quasi “buonista”, se non collaborativo, nei confronti del governo.
Ha poca voglia di parlare di politica, con i pochissimi con cui lo fa confessa «tanta preoccupazione » per i dati economici che continuano a promettere mesi grigi, ultima ieri la previsione di Moody’s.
Ma il messaggio che filtra ai dirigenti è improntato al «senso di responsabilità ». Nessun pressing per entrare in maggioranza, tanto meno al governo.
L’intervista a Repubblica con la quale Angelino Alfano quasi li provoca («Basta con questa tarantella, se vogliono entrare lo dicano») lo irrigidisce.
«Se non saranno loro a chiederci una mano, figurarsi se vogliamo dargliela noi, ritengono di fare da soli, facciano pure» ha tagliato corto.
Berlusconi è convinto che dall’Ncd arrivino quei segnali di «nervosismo perchè i protagonisti delle riforme siamo noi, non certo loro».
L’affondo, confessato a pochi: «Angelino farebbe bene a ricordare che la legge elettorale si farà alle nostre condizioni, se davvero vogliono ritoccare le soglie di sbarramento, non è solo col Pd che dovranno trattare ».
L’avvertimento è chiaro.
Con lui, a Villa San Martino, c’è la sola Francesca Pascale, i figli sono già partiti per le vacanze, ad impegnarlo giusto la ginnastica quotidiana e la dieta.
Chi lo sente in queste ore lo definisce tranquillo, per nulla scalpitante.
«Anche perchè Berlusconi in cabina di regia con Renzi ormai ci si sente, a prescindere dal governo, sta lavorando con lui alle riforme dalle quali dipende tutto il resto» è la tesi ripetuta dai suoi.
Raccontano che perfino l’ingresso in un esecutivo, in questo momento, con due tre dirigenti da piazzare nei ministeri, per un partito spaccato come Forza Italia, sarebbe una mezza iattura, sufficiente a farlo saltare una volta per tutte.
L’obiettivo piuttosto è convergere su singoli, mirati provvedimenti economici e capitalizzare poi quel sostegno.
Proprio come avviene sulle riforme. Si risolverebbe, dal prossimo autunno, in una sorta di «sostegno esterno non dichiarato» (e non voluto, almeno da Renzi).
Fino a questo momento il leader di Forza Italia resta parecchio critico sulle misure economiche che Palazzo Chigi ha in cantiere, le ritiene «inadeguate, insufficienti » va ripetendo: «In quattro mesi l’unica rivoluzione che Matteo ha compiuto è quella della comunicazione».
Detto questo, avrebbe una gran voglia di dare il suo contributo, far valere la sua «esperienza»
Sul punto, il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini, parlando al Gr1Rai, è chiaro. «Ci sono due piani distinti, il piano del governo, che riguarda la maggioranza, e c’è un piano invece di confronto parlamentare e di intesa che va oltre la maggioranza e che si apre alle opposizioni, quello appunto delle riforme. I piani devono rimanere distinti ». Questo tuttavia non esclude che «su singoli provvedimenti poi governo e maggioranza faranno delle proposte, se alcune forze – conclude Guerini – ritengono che quelle proposte possono essere utili per il Paese valuteranno cosa è meglio fare».
Il capogruppo forzista alla Camera Renato Brunetta in serata dal Tg5 tende proprio quella mano: «Per parte nostra, se i provvedimenti saranno accettabili, saremo sempre dalla parte degli italiani».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Agosto 8th, 2014 Riccardo Fucile
“IL PIL NON E’ LA VITA REALE”… “LE PREFERENZE? NON E’ VERO CHE GLI ITALIANI LE VOGLIANO, SERVONO SOLO AI PICCOLI PARTITI”
«Questa non è un’intervista e lei non deve pubblicare nulla di quanto le dico, siamo intesi? Io non parlo mai con i giornalisti».
Al di là della fama di burbero e autoritario, Denis Verdini è il tipico rappresentante di quella fiorentinità alla ”Amici miei” in cui alla fine tutto sfuma in battuta.
Ma non c’è dubbio che sia al centro di tutte le trattative con il governo.
Incontrarlo non è facile, indurlo a parlare molto complicato. Alla fine, però, tra una votazione e l’altra al Senato, per una volta si lascia andare al telefono.
Allora Verdini, come è andata ieri con Renzi e Berlusconi a palazzo Chigi? Da uno a dieci?
«10 e lode».
Pil a — 0,2, mentre eravate nello studio del premier l’Istat ha pubblicato questo dato…
«Di economia non abbiamo parlato, però abbiamo parlato di donne».
Difficile da credere.
«Ma con Berlusconi…che vuole: chi sta con lo zoppo impara a zoppicare».
Davvero non vi siete offerti di dare una mano sull’economia o sulla giustizia?
«Ma sì, su tre ore avremo parlato cinque minuti della situazione economica. E poi quei numeri non vanno enfatizzati, una cosa è il Pil, una cosa è la vita reale. Non sempre coincidono».
Italicum, avete concordato le modifiche sulle soglie e sulle preferenze?
«Alt, non abbiamo concordato un bel niente. Per noi l’Italicum prima versione resta la migliore legge possibile e da lì non ci muoviamo. Abbiamo solo detto a Renzi, che ci ha sottoposto delle ipotesi di modifica, che le valuteremo con calma alla ripresa. Nulla è scontato. La nostra disponibilità c’è, ma non abbiamo fissato dei paletti».
Si parlava di alzare al 40 per cento la soglia per avere il premio, di portare al 4% lo sbarramento e di introdurre le preferenze salvo che per i capilista…
«Eh come correte! Non c’è nessun protocollo segreto, abbiamo avuto delle discussioni ma nulla è deciso. Quelli a cui lei accennava possono essere semmai dei punti di arrivo. Di arrivo, non di partenza».
Il professor D’Alimonte ha suggerito il Toscanellum. Che ne pensa?
«Quel sistema l’abbiamo adottato in Toscana, vuole che non lo conosca? Il professor D’Alimonte ha molta fantasia, ma secondo me è complicato esportarlo a livello nazionale. Comunque vedremo».
E i collegi uninominali?
«Mmmm».
Renzi deve tener conto delle richieste di Alfano sulla legge elettorale: preferenze e soglie di sbarramento più basse. Voi cosa siete disposti a concedere?
«Alfano racconta favole. Il suo problema non sono le preferenze ma i voti che non ha. E lo dimostrano le Europee. Gira voce che io sia piuttosto bravo con le leggi elettorali e mi è stato affidato il compito di escogitare una legge che faccia vincere chi non ha voti. Purtroppo ancora non ci sono riuscito, ma ci sto lavorando eh».
Ma come fate a difendere le liste bloccate? I cittadini vogliono scegliere chi li rappresenta…
«Quanta demagogia: le preferenze sono un elemento di democrazia…i cittadini le vogliono! No, state a sentire due che ragionano come D’Alimonte e Panebianco: le preferenze sono una merce avariata e la favola che sono i cittadini a volerle è solo propaganda dei piccoli partiti. E glielo posso dimostrare».
Come?
«Mi segua nei numeri. I 26,5 milioni di cittadini che hanno votato alle ultime elezioni avevano a disposizione tre preferenze ciascuno. In teoria avrebbero dovuto essere espresse 80 milioni di preferenze, giusto?»
In linea teorica.
«Invece le preferenze sono state solo undici milioni, quasi tutte al Sud. Anche volendo ipotizzare che ogni cittadino di quei 26,5 milioni abbia espresso solo una preferenza, tradotto in percentuali significa che il 42 per cento degli elettori se ne è servito e il 58% no. Ma invece nella realtà le cose stanno in altro modo: solo 14 su 100 hanno votato usando le preferenze. Dunque di che stiamo parlando? Una legge elettorale va fatta per il cento per cento dei cittadini, non per una minoranza o per i partiti che la chiedono».
Perchè insistono sulle preferenze?
«Ha visto i loro numeri? Glieli dico io, perchè in politica bisogna studiare. Ncd alle europee ha ricevuto preferenze dal 90% dei suoi elettori, Fdi all’80 per cento, mentre il Movimento 5Stelle solo dal 17%, numeri simili a Forza Italia e Pd. Questo significa che i partiti piccoli sono sorretti dai voti della loro stessa classe dirigente, mentre i grandi hanno un voto d’opinione, più libero. Ergo, è un falso dire che le preferenze sono la democrazia. Servono solo a salvare il posto alla nomenclatura dei partiti più piccoli».
È vero che sta spingendo Berlusconi a entrare nella maggioranza di governo?
«Ma noi siamo già al governo, non se n’è accorto? Il governo delle riforme!»
E per l’altro governo, quello vero?
«Per convincerci a entrare, ci devono dare il presidente del Consiglio…la saluto”».
Click.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 5th, 2014 Riccardo Fucile
LE PERPLESSITA’ DI GASPARRI, FITTO E CAPEZZONE
Qualcuno respinge l’ipotesi in maniera secca: «Forza Italia al governo? Non è un argomento sul
tavolo, è solo fantapolitica».
Altri, tra gli azzurri, la prendono in maniera più seria, ma solo per opporsi: «Sarebbe assurdo avvicinarsi all’esecutivo. Specie in vista dell’autunno, quando i nodi economici verranno al pettine e Renzi sarà costretto a una manovra economica lacrime e sangue».
Ma c’è anche chi giura che l’ipotesi sia sul tavolo e la vede come possibile occasione di rilancio del partito: «Certo che Berlusconi ci sta pensando – assicura una fonte azzurra di rango – e sarebbe anche un bene per noi. Da quando il patto sulle riforme si è rafforzato, Forza Italia ha recuperato molto dello spazio politico che aveva perso a vantaggio di Lega e Ncd. Solo con l’appoggio a Renzi possiamo ancora contare qualcosa».
Semplificate, sono le tre posizioni che attualmente puntellano un universo azzurro tornato in fibrillazione.
Alla base di tutto c’è il pressing che starebbero esercitando sull’ex premier alcuni fedelissimi come Denis Verdini e Fedele Confalonieri.
Per loro, il patto con Renzi non solo va mantenuto sulle riforme, ma va addirittura rafforzato sulle tematiche economiche.
Berlusconi, con loro, si mostra anche possibilista. Ma fa parte del suo carattere «assecondare» gli interlocutori.
E così, quando si ritrova con i familiari, riceve spinte uguali e contrarie. Che si basano su un assunto: «La magistratura negli ultimi tempi ha allentato la presa perchè ci siamo defilati. Ma se Forza Italia tornasse al governo, ripartirebbe la persecuzione».
E così, mentre il leader si arrovella su un’operazione che resta comunque irta di insidie (sarebbe difficile per Renzi far passare ai Democratici l’ingresso di Forza Italia in maggioranza) nel partito azzurro sale la tensione tra i fautori di un accordo e chi lo respinge senza mezzi termini.
Tra i secondi, quelli che con maggior vigore nelle ultime settimane hanno criticato i provvedimenti economici del governo.
Il capogruppo alla Camera Renato Brunetta,il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (nelle ultime settimane i suoi attacchi a Renzi sono saliti di intensità ), Daniele Capezzone, Raffaele Fitto.
E, ovviamente, l’ex tesoriere Maurizio Bianconi. Che da alcune settimane combatte una battaglia accesissima contro il premier corregionale.
E arriva a ipotizzare una «scissione» in caso di soccorso azzurro al governo.
Quel che è certo è che la sola opzione Forza Italia manda in fibrillazione gli altri alleati del premier, e in particolar modo il Nuovo Centrodestra, che negli ultimi giorni si è sentito assai poco «coccolato» da Renzi.
A far irritare gli alfaniani sono state le ultime uscite del leader del Pd, che ha tessuto a ripetizione le lodi di Berlusconi dimenticando di fare un sia minimo accenno alla componente centrista della maggioranza.
«La storia dell’ultimo anno – ha attaccato piccato Gaetano Quagliariello dal suo blog – è sufficientemente nota per indicare chiaramente errori e responsabilità e per segnalare chi è che nel campo alternativo alla sinistra può legittimamente rivendicare il proprio determinante contributo alla modernizzazione del Paese e chi invece, coi suoi alterni umori, dovrebbe andarci piano nell’atteggiarsi a padre costituente».
Tra domani e giovedì, assicurano da Forza Italia, in ogni caso il vertice con Renzi si terrà . E sarà l’occasione per rinsaldare ancora una volta il Patto del Nazareno.
Con sul tavolo il rebus delle preferenze e delle soglie.
E Berlusconi che, viste le difficoltà di Matteo sull’economia, si troverà in un’inedita posizione di forza.
Carlantonio Solimene
(da “il Tempo“)
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Agosto 4th, 2014 Riccardo Fucile
GELMINI: “PRONTI A VOTARE PROVVEDIMENTI DI CHIARA IMPRONTA LIBERALE”…MA NASCE LA FRONDA: “POTREBBE INNESCARE PIU’ CHE UNA SCISSIONE”
“Io penso, mi auguro, che prima di qualunque iniziativa ci sia un dibattito interno”.
A tarda sera quando le triangolazioni e gli ammiccamenti fra Palazzo Chigi e Arcore continuano a prendere forma, e l’idea di una “maggioranza istituzionale” con dentro il partito dell’ex Cavaliere circola con sempre più insistenza, un parlamentare come Gianfranco Chiarelli, fedele soldato di Raffaele Fitto, affila le armi: “La legislatura nasce in un modo. Poi Forza Italia esce dal governo perchè il programma dell’esecutivo non era coerente con il programma economico di Fi. Escludo, quindi, che possa rientrare al governo fin quando non ci sia un cambio di tendenza”.
Ma un cambio di tendenza, è il ragionamento del fedelissimo dell’ex governatore della Puglia, dovrà passare dagli organi partito: dall’assemblea del gruppo parlamentare, oppure dal popolo di Forza Italia.
Insomma, mentre ad Arcore, Silvio Berlusconi e il “cerchio magico” disegnano lo scenario più congeniale per entrare al governo del “primo prodotto della sinistra italiana che non ci odia”, fra la Capitale e la Puglia si intensificano le telefonate e un fronte largo prepara la controffensiva.
Non importa, infatti, che dalle colonne della Stampa Maria Stella Gelmini — una di quelle che siede ai tavoli arcoriani con il presidente, Denis Verdini, Fedele Confalonieri e Gianni Letta — abbia aggiunto un altro tassello allo scenario sopracitato: “Se Renzi a settembre proponesse provvedimenti di chiara impronta liberale, noi di Forza Italia siamo pronti a votarli. Ma non credo che questo accadrà ”.
Un modo come un altro, giurano bene informati, per preparare ma allo stesso tempo per rassicurare i gruppi parlamentari forzisti.
Perchè se il disegno è la “maggioranza istituzionale” dieci, venti, trenta, forse addirittura 50 parlamentari, sarebbero pronti ad alzare la mano e ad uscire dalla porta principale.
“La mia posizione è arcinota: io non l’avrei aiutato su queste riforme”, annota il toscano Maurizio Bianconi che conosce dal 1995 il “bischero Renzi”.
Un disegno che, continua Bianconi, “potrebbe innescare più che una scissione e creare un contenitore come alternativa a Renzi. Del resto, tengo a precisare, se il destino di Berlusconi è quello di collaborare con Renzi, parlo di Berlusconi non di Forza Italia…”.
Il dubbio potrebbe anche investire parlamentari come la siciliana Gabriella Giammanco che sull’ipotesi di un ingresso di Forza Italia all’interno dell’esecutivo è più che spiazzata: “No guardi, si tratta di indiscrezioni, e non mi soffermo, non mi affascinano. Ma non credo onestamente”.
Mentre il disegno innervosisce il presidente della Commissione Finanza di Montecitorio, l’ex radicale Daniele Capezzone che allontana lo spettro che aleggia nei corridoi dei palazzi: “A me non risulta nulla del genere”.
Insomma la strategia che l’ex Cav e i suoi fedelissimi (con in testa Denis Verdini) starebbero accuratamente tratteggiando e che ambienti arcoriani sintetizzano in “un po’ meno dell’entrata organica e un po’ di più dell’appoggio esterno” si scontrerà con quel fronte largo di parlamentari, e, soprattutto, con “mister preferenze” Raffaele Fitto, a cui l’ex premier avrebbe promesso nell’ultimo incontro le “primarie di coalizione”.
Ma, è il refrain del cerchio magico berlusconiano, “nel Paese ritornano le nubi, la situazione economica è preoccupante, si parla di una nuova lettera della Bce: avremo un autunno caldissimo e naturalmente ci vorranno politiche emergenziali per risollevare il paese.
In queste condizioni non potremo non sostenere il governo di Renzi”.
Insomma si profila l’ennesimo scontro che potrebbe sfociare in un’ulteriore deflagrazione di Forza Italia.
Giuseppe Alberto Falci
(da “il Fatto Quotidiano“)
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