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INTERVISTA A MARIA ROSARIA ROSSI: “PREVEDO IL VOTO IN PRIMAVERA, CANDIDIAMO UN BERLUSCONI”

Agosto 1st, 2014 Riccardo Fucile

LA “BADANTE” DI SILVIO: “SULLA GIUSTIZIA RENZI LA PENSA COME BERLUSCONI”

Eccola, la potente “tesoriera” di Forza Italia. Maria Rosaria Rossi poggia la tazzina di caffè.
Aria scherzosa, ma non troppo, risponde: “Io dovrei citarvi per danni psicologici a voi giornalisti; scrivendo tutti i giorni di me come ‘la tesoriera’, mi avete illusa che avrei trovato un tesoro e invece ho trovato solo debiti… Chiamatemi debitiera…”.
È nel corso di una pausa dei lavori del Senato che la Rossi fa un passaggio alla bouvette.
Scusi, senatrice Rossi, ma alla fine c’è sempre Berlusconi che paga…
“No, è questo il punto. Adesso non solo non c’è più il finanziamento pubblico, ma con la nuova legge, secondo me fatta contra personam, il presidente non può più sostenere il partito come ha fatto fino ad oggi”.
Insomma, siete poveri?
“Di soldi… ma la nostra ricchezza si chiama Silvio Berlusconi”.
Insolito incrociare la Rossi a palazzo Madama.
Si capisce dalla processione dei senatori azzurri che “l’ombra del Capo” sta lì per monitorare la situazione, mentre Berlusconi è ad Arcore a smaltire i postumi della fastidiosa influenza.
Inizia così, quasi per gioco, la conversazione con la “debitiera” Rossi. Debitiera, ma anche molto di più. Perchè la Rossi ha un potere enorme, quello di firma delle liste elettorali. Ed è anche titolare del simbolo di Forza Italia.
È sua la firma sulle liste dei candidati che vengono depositate: “E’ chiaro — spiega — che agisco sulla base delle indicazioni del presidente Berlusconi”.
Però, scusi senatrice, mi faccia capire: se lei impazzisce e dice che le liste, per come sono fatte, non le firma neanche sotto tortura che succede, non si presentano?
“Non si preoccupi, non impazzisco”.
Però è su questa storia che dentro Forza Italia è iniziata la dissidenza.
“Chi attacca me — prosegue la Rossi – lo fa perchè non ha il coraggio di attaccare il presidente. E se la prende con chi gli sta attorno. Non c’è niente di più ovvio del fatto che io prenda disposizioni dal presidente. O vogliamo ancora credere alla storiella che Berlusconi non ha capacità  di intendere e volere ed è nelle mani di qualcuno? Siamo seri per favore”.
Senatrice, è raro vederla in Aula con questa assiduità  al Senato.
È vero, però quando ci sarà  il senatore Napolitano mi vedrà  più spesso.
Non mi pare che le dimissioni siano all’ordine del giorno.
Peccato, da collega avrei voluto dirgli tre parole.
Quali?
Mica lo dico a lei. Tre parole…
Torniamo al Senato.
È un momento politico molto importante, in cui è stato il presidente Berlusconi per primo a raccomandarci di essere presenti e impeccabili nella condotta. Se le riforme stanno andando avanti è grazie ai nostri voti e alla coerenza con cui stiamo rispettando i patti. Credo che lei sarà  d’accordo con me se dico che su tutta questa storia delle riforme, Renzi ha più problemi dentro casa sua che con noi. La tensione, nel Pd, è palpabile. Parlano pure del ritorno dei 101.
Pure voi avete un bel dissenso interno.
È fisiologico che su materie così importanti ci sia una discussione. Ma il gruppo sta tenendo bene e senza le ferite profonde che vedo a sinistra.
Insomma, grazie a voi Renzi ha tirato giù Letta con l’Italicum, poi grazie a voi evita di rimanere prigioniero delle correnti del suo partito. Il Patto del Nazareno si rafforza.
Va molto di moda parlarne… Diciamo che si rafforza perchè è evidente che non c’è alternativa al patto del Nazareno se si vogliono fare le riforme. Ma è tutto più semplice di quello che si vuole far apparire. Il presidente Berlusconi e il presidente Renzi hanno trovato un accordo per riformare la Costituzione. Ed entrambi lo stanno portando avanti con impegno e coerenza.
Perchè non lo pubblicate? Non crede che allontanerebbe i sospetti di “inciucio”?
Semplicemente perchè non è scritto… Lo so, lo so… Ora mi dirà  che Toti ha detto che c’è un pezzo di carta scritto… Io la vedo così: tra persone per bene vale una stretta di mano. Se poi le persone in questione, ovvero Renzi e Berlusconi, mentre parlavano hanno preso due appunti come pro-memoria mi pare una cosa normale. Certo non c’è una pergamena sigillata con la ceralacca e depositata dal notaio.
Nella stretta di mano c’è anche la giustizia?
Questo non credo. E sa perchè? Perchè non ce n’è bisogno. Nel senso che in materia di giudici e di riforma della giustizia Renzi è un garantista. Ha un approccio molto più simile a quello di Berlusconi che al partito dei giudici che ha guidato la sinistra in questi vent’anni. Non è un caso che la prima cosa che ha annunciato è la responsabilità  civile dei magistrati.
E adesso, se ho capito bene, sarà  stipulata la seconda parte del patto sulla legge elettorale.
È chiaro che se si fa un patto le modifiche non possono che essere che condivise. Martedì Renzi e il presidente Berlusconi si incontreranno e discuteranno di eventuali modifiche. Mi pare che anche in questo caso stiamo dimostrando pazienza e senso di responsabilità .
Dica la verità , senatrice: vi sentite un po’ al governo da quando c’è Renzi? Nel senso che non vivete questo esecutivo come ostile sulle cose che stanno a cuore a Berlusconi, dalla giustizia a Mediaset.
No, su questo sbaglia davvero. Anche su Mediaset circolano leggende. Che cosa dovrebbe tifare il dottor Confalonieri, che vada male l’Italia e saltino i conti pubblici? È ovvio: spera che l’economia si riprenda e che il governo non faccia errori. Tutti gli imprenditori sperano che l’Italia ce la possa fare, io per prima visto che sono un’imprenditrice. Ciò detto, siamo tutti molto preoccupati per l’economia di questo Paese. Parlo ogni giorno con colleghi imprenditori, e tutti vedono un Renzi in difficoltà  sui conti: non c’è crescita, non ci sono riforme, la spesa pubblica sale, sarà  costretto a una manovra lacrime e sangue. Se con questi conti al governo ci fossimo stati noi, con questi indicatori apriti cielo…
Seguendo il filo del ragionamento, le chiedo: offrirete a Renzi la vostra disponibilità  di un governo di larghe intese per far fronte alla crisi
Il presidente Berlusconi ha offerto un patto sulle riforme, perchè noi diversamente da ciò che fece la sinistra nel 2005 siamo un’opposizione che ha a cuore l’Italia. Condividere la scrittura delle regole è un conto, condividere un governo mi pare fantascienza.
Bene non vi sentite al governo, però grazie a Verdini mi pare ci sia un’interlocuzione privilegiata con palazzo Chigi.
Grazie a Berlusconi direi. Fu il primo a fiutare che il giovane Renzi aveva talento e infatti lo invitò ad Arcore, quando era solo un sindaco. La sua vittoria e quel che è venuto dopo con un dialogo civile tra noi è la testimonianza che Berlusconi ha sempre avuto ragione: il problema di questo paese sono i comunisti. Ritornando al senatore Verdini penso che stia facendo un ottimo lavoro. È una persona concreta e leale ed ha tutta la mia stima.
Andare al governo è fantascienza. Sbaglio però se faccio questo ragionamento: dopo aver fatto le riforme assieme sarà  naturale eleggere assieme il successore di Napolitano
Non sbaglia.
Mi faccia una previsione sulle prossime elezioni.
Una previsione? Nella prossima primavera.
È un auspicio?
È una previsione.
Io però non ho capito una cosa. Ma se si vota domani mattina, o tra un mese, o tra un anno, voi chi candidate visto che Berlusconi è in eleggibile?
E che problema c’è… Un Berlusconi vuole che non lo troviamo?
Un Berlusconi?
Un Berlusconi.
Quindi sta dicendo che scenderà  in campo un figlio. Però senatrice ammetterà  che pare una telenovela: lei allude, Marina smentisce… sono mesi che si va avanti così.
Non ho detto Marina, ho detto “un Berlusconi”. Magari abbiamo il jolly. E magari vincerà  le prossime elezioni. E forse in questo Paese potremmo ricominciare a sperare.. Ecco le do il titolo: #matteostaiserenoabbiamoiljolly.
E questo è il messaggio politico del cerchio magico che lei rappresenta.
No la prego, il cerchio magico no..
Adesso mi vuole negare anche l’esistenza di un cerchio magico.
No, non posso negare che esiste un cerchio intorno al “Magico”…
A proposito di cerchio magico, ci dice lo stato dei rapporti tra Berlusconi e la Pascale?
È lo stato di due persone che insieme fanno rabbia a molti, ma il loro amore vincerà  su tutto, soprattutto sull’invidia e sull’odio: fatevene una ragione.
Ma Francesca ha ambizioni politiche visto che sui giornali campani si parla si una sua candidatura come governatrice?
Probabilmente in passato sì, ma poi ha fatto una scelta, quella di stare accanto all’uomo che ama.
Quindi lei lo esclude?
Io lo escludo.
Senatrice, che effetto le fa essere descritta come la più cattiva di tutti?
Non mi considero una persona cattiva, nemmeno buona, mi sento semplicemente di stare nel giusto; sto ricoprendo incarichi importanti nel momento più difficile della storia di Forza Italia e del presidente Berlusconi. Si è cattivi quando si abusa dei più deboli. Io combatto solo l’ipocrisia e l’ingratitudine.
Fuori i nomi.
Chi vuole intendere, intenda. Mi riferisco a tutti quelli che usano gli ideali come pretesto per raggiungere posizioni importanti e a tutti coloro che hanno la memoria più corta del proprio naso. Io non dimentico chi mi ha portata fin qui, perchè la lealtà  e la riconoscenza non sono doveri ma stati d’animo che mi accompagnano ogni giorno nel percorso della mia vita. Inviterei tutti a non dimenticare.
Ma si aspettava questo successo?
No, non mi aspettavo certo tutto questo, ma nel momento stesso in cui accetto di svolgere ogni ruolo che mi viene assegnato lo porto avanti, sempre, con impegno e dedizione e con grande senso di responsabilità , ma soprattutto con la consapevolezza che, nel mio caso, il margine di errore è pari a zero.

(da “Huffingtonpost”)

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NUOVA COALIZIONE DI CENTRODESTRA; NON CI CREDE PIU’ LA META’ DEGLI ELETTORI DI FORZA ITALIA

Luglio 26th, 2014 Riccardo Fucile

SONDAGGIO PAGNONCELLI: IL 22% DEI VOTANTI F.I. RITIENE BERLUSCONI ORMAI SUPERATO … MOLTI PREFERIREBBERO UN’ALLEANZA CHE ESCLUDESSE LA LEGA E SI RIVOLGESSE SOLO AI MODERATI

Fino a un paio di anni fa le vicende giudiziarie di Berlusconi radicalizzavano gli elettori: i berlusconiani si indignavano per ciò che veniva considerato un complotto della magistratura politicizzata ai danni del loro leader e gli antiberlusconiani per i reati di cui il Cavaliere veniva accusato.
Questo copione, durato quasi vent’anni, ha subito una battuta d’arresto un anno fa, in occasione della sentenza definitiva di condanna per i diritti Mediaset, a conferma del cambiamento del clima sociale e politico dopo il voto del 2013: con l’affermazione dell’M5S si è creato uno scenario tripolare che ha sostituito quello bipolare della Seconda repubblica; il Pdl ha subito un tracollo perdendo 6,3 milioni di elettori rispetto al 2008 e il perdurare della crisi economica ha modificato le priorità  dei cittadini.
Tutto ciò spiegava la mancata mobilitazione degli elettori del Pdl e la loro volontà  di continuare a sostenere il governo di larghe intese guidato da Enrico Letta nonostante la condanna di Berlusconi e le conseguenti minacce di uscita dalla maggioranza. All’indomani della sentenza d’appello del processo Ruby, che ha assolto Berlusconi ribaltando il verdetto di primo grado, si ha la conferma di questo cambiamento del clima.
Con poche eccezioni, non ci sono state reazioni di indignazione o di trionfalismo da parte degli elettori: la maggior parte degli italiani (34%) ritiene che la sentenza sia una libera decisione dei magistrati e come tale non vada discussa ma accettata; il 31% pensa che sia una sentenza sbagliata e il 25%, al contrario, la considera giusta.
Tra gli elettori del Pd il 46% ritiene che le sentenze non vadano discusse, il 41% giudica la sentenza sbagliata e quasi un elettore su dieci è d’accordo con l’assoluzione.
Tra gli elettori di Forza Italia quattro su cinque plaudono alla sentenza e, al contrario, il 7% la giudica sbagliata.
Si è quindi fortemente attenuato il giustizialismo tra gli elettori pd (la cui composizione è molto cambiata in occasione delle Europee) e tra quelli di FI fa capolino qualche dubbio sui comportamenti del loro leader.
Solo un elettore su tre ritiene che con la sentenza di assoluzione Berlusconi possa tornare ad essere il leader del centrodestra mentre prevale largamente (63%) l’idea che sia ormai superato.
Tra gli elettori di FI una minoranza non trascurabile (22%) è dello stesso parere.
Lo scetticismo si spiega non tanto in termini di limitata agibilità  politica di un leader che sta scontando una condanna (che finora non gli ha impedito di svolgere il proprio ruolo, come dimostra il patto del Nazareno) quanto in termini di ricambio generazionale.
Berlusconi rimane difficilmente sostituibile, ma appartiene ad una stagione politica che secondo molti si è chiusa.
Ne è una conferma anche la perplessità  che accompagna l’ipotesi di definizione di una nuova alleanza tra Forza Italia e le altre formazioni del centrodestra: solo il 33% ritiene che dopo l’assoluzione di Berlusconi questa possibilità  sia realistica mentre il 59% pensa che sia difficile alleare partiti tanto diversi.
L’elettorato di FI è molto diviso in proposito: gli ottimisti rappresentano il 50% e i pessimisti il 46%.
Tra gli elettori del Ncd e i centristi il 57% non sembra credere a un’alleanza sulla cui composizione, peraltro, le opinioni sono tutt’altro che univoche: il 49% ritiene che per il centrodestra sarebbe più opportuno unire le formazioni più moderate, escludendo quelle che hanno posizioni più estremistiche, mentre per il 41% sarebbe più utile aggregare tutte le forze: FI, Ncd, Fratelli d’Italia e Lega Nord.
Nell’elettorato berlusconiano quest’ultima è l’opinione prevalente (55%), alla quale si contrappone una consistente minoranza (38%) che auspica un accordo limitato alle sole forze moderate.
La fase di difficoltà  del centrodestra è testimoniata dai risultati elettorali, prima ancora che dai sondaggi: alle Europee i quattro partiti principali che lo compongono hanno ottenuto 8,5 milioni di voti (contro i circa 14 del 2009) e rappresentano il 17% degli elettori.
Per risalire la china il tema dell’alleanza e quello della leadership appaiono inderogabili.

Nando Pagnoncelli
(da “il Corriere della Sera”)

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I DUBBI DI BERLUSCONI: “MATTEO ORA SBAGLIA, ANDRA’ PRESTO A SBATTERE”

Luglio 24th, 2014 Riccardo Fucile

L’EX PREMIER PREOCCUPATO DEL MURO CONTRO MURO AL SENATO… IN ALTO MARE LA RIUNIFICAZIONE DEL CENTRODESTRA… LITE NEL NCD

«Così Matteo va a sbattere, io lo avevo previsto». Esagerato definire Silvio Berlusconi preoccupato per l’esito della riforma al Senato, ma certo per tutto il giorno ha tenuto sotto controllo quanto accadeva, in contatto con Denis Verdini e Paolo Romani.
E in serata, incontrando vari parlamentari a Palazzo Grazioli, ha tirato le somme non prevedendo nulla di buono.
«Questa fretta di Renzi poteva essere evitata, io lo avevo suggerito», dice adesso l’ex premier, disponibile se servirà  a un nuovo faccia a faccia (e a tendere la mano d’aiuto) col presidente del Consiglio.
Il fatto è che, nonostante le rassicurazioni del capogruppo forzista Paolo Romani («Non faremo scherzetti»), anche la loro squadra a Palazzo Madama è in ebollizione.
Già  ieri in 14 hanno votato in dissenso sull’emendamento relativo all’abrogazione delle circoscrizioni estere.
Tira brutta aria insomma e le voci iniziate a circolare su un possibile tracollo con conseguente crisi e voto anticipato, magari in primavera, hanno mandato in fibrillazione anche loro. Berlusconi ostenta serenità . «Dopo la sentenza mi hanno detto che abbiamo recuperato ben due punti, siamo già  al 17,5 per cento, senza che io abbia detto o fatto nulla» si vantava in serata tra un incontro e l’altro con deputati e amici in vena di congratulazioni post assoluzione.
È la ragione per cui intende portare avanti la strategia dell’inabissamento, del silenzio, zero dichiarazioni e anche ieri ha rinunciato alla kermesse dei giovani di “Azzurra libertà ” alla sede del partito.
E siccome c’è un partito da ricompattare, i dissidenti da far rientrare, dopo tanti rinvii è in agenda questa mattina a Palazzo Grazioli il faccia a faccia con Raffaele Fitto.
Cocci da riattaccare prima insistere sulla federazione del centrodestra, dopo aver lanciato la pietra, ora si ferma e attende, predicando ai suoi calma e cautela. «Non c’è alcuna fretta, ci sono i tempi per aprire un ragionamento, ma per vincere dobbiamo tornare insieme» spiega l’eurodeputato e braccio destro Giovanni Toti
Il Nuovo centrodestra resta segnato dalla minoranza intenzionata a tenere più che aperto il dialogo con Berlusconi.
Angelino Alfano è convinto – come spiegava ieri sera ai “fondatori” riuniti in vista dell’assemblea di sabato – di tenere tutti nel nuovo contenitore.
L’annuncio proprio fra due giorni, la creazione di gruppi unitari tra Ncd, Udc, ex Scelta civica, Mario Mauro per dar vita a una formazione di un centinaio di parlamentari, in grado di trattare su basi più solide con Renzi.
Primo passo della “Costituente popolare”, nuovo logo che cancellerà  la parola destra.
Piace a Cicchitto, Schifani, Quagliariello, Sacconi, Lorenzin, insomma alla maggioranza, meno alla capogruppo Nunzia De Girolamo o a Barbara Saltamartini.
Due sere fa Alfano ha chiuso a fatica le ostilità  nella resa dei conti interna («La linea la detto io, chi non ci sta mi faccia sfiduciare»), tra attacchi di Quagliariello, Cicchitto, Vicari e altri a De Girolamo e Saltamartini, col ministro Maurizio
Lupi che mediava: «Se Renzi dialoga con Berlusconi, come facciamo noi a chiudere la porta? » Per ora è tregua, lascia intendere la De Girolamo: «Quello che avevo da dire l’ho detto. Sono nel Ncd e se ci sarà  altro lo dirò nelle sedi e negli appuntamenti di partito».
Se ne riparlerà  dunque sabato all’Eur.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)

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CAMORRA, RICHIESTA DI ARRESTO PER IL DEPUTATO LUIGI CESARO DI FORZA ITALIA

Luglio 23rd, 2014 Riccardo Fucile

L’EX PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI NAPOLI DETTO “GIGGINO A PURPETTA” INDAGATO PER APPALTI A DITTE LEGATE AL CLAN DEI CASALESI

Ieri Giancarlo Galan in carcere a Opera per corruzione dopo il sì della Camera all’autorizzazione a procedere.
Oggi all’Aula di Montecitorio è stata inviata un’altra richiesta di arresto per un altro deputato di Forza Italia, Luigi Cesaro.
Era dal 2011 che gli inquirenti napoletani lo avevano messo nel mirino ma solo oggi la Dda ha spedito a Roma la documentazione con cui chiede il carcere per l’ex presidente della Provincia di Napoli, indagato in una inchiesta su presunte irregolarità  nella concessione di appalti del Comune di Lusciano (Caserta) a ditte legate al clan dei Casalesi.
Cuore dell’inchiesta le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Luigi Guida, che ha guidato per lungo tempo la fazione Bidognetti del clan dei Casalesi.
Secondo l’ipotesi accusatoria, numerosi appalti pubblici sono stati assegnati illegalmente a ditte vicine al clan, con l’estromissione forzata di imprese concorrenti. Tra gli appalti sospetti c’è quello per la costruzione di un impianto sportivo a Lusciano.
Nell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto di Napoli Giuseppe Borrelli e dai sostituti Antonello Ardituro, Giovanni Conzo, Marco Del Gaudio e Cesare Sirignano, sarebbero coinvolti ex amministratori pubblici, l’ex consigliere regionale Nicola Ferraro e alcuni fratelli del deputato Luigi Cesaro.
I rapporti con la criminalità  organizzata sono stati sempre un “problema” per l’onorevole.
Dell’avvocato Cesaro parla il boss Raffaele Cutolo intercettato in carcere a colloquio con la nipote Rosetta: “Faceva il mio autista mi deve tanto”.
Il politico si è sempre difeso dicendo di essere stato assolto per non aver commesso il fatto dalla Cassazione, presieduta da Corrado Carnevale.
Il nome del politico era spuntato anche in una inchiesta — in cui non risultava indagato — che faceva emergere la presunta confluenza dei voti della camorra sul suo nome. Casero era finito nella bufera mediatica anche perchè un condannato per corruzione era stato inserito nel cda del Teatro Stabile.
“Giggino a Purpetta”, già  indagato, nell’ottobre del 2012 si era dimesso da presidente provinciale per scegliere il seggio al Parlamento.
Per lui fu varata una complicata procedura di ‘decadenza’ in modo da consentire alla giunta e al consiglio provinciale di Napoli di rimanere in carica fino al 2014 con un facente funzioni.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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CAPEZZONE, DAI DOLCI PER DUDÙ ALLA CACCIATA

Luglio 17th, 2014 Riccardo Fucile

“VAI, VAI CON FITTO…: E ANCHE L’EX RADICALE ZELANTE FINISCE ALL’INFERNO PER AVER OSATO DISSENTIRE… PROPRIO LUI CHE ERA STATO IL PM NEL PROCESSO INTERNO A FINI

Liquidato con una battuta dopo otto anni di onorato e fedelissimo servizio: «Vai, vai pure con Fitto» intima il Cavaliere furioso a Daniele Capezzone durante l’assemblea dei gruppi parlamentari di Forza Italia.
E lui impietrito, silente, incredulo.
Come chi scopre all’improvviso che dopo una vita spesa a far da sentinella ai voleri del capo e a spedire nell’elenco dei cattivi i suoi detrattori si può finire a propria volta fra gli indesiderati in un istante.
Basta un semplice: «Io non sono d’accordo».
QUANDO RUPPE CON PANNELLA
A onor del vero Capezzone già  in passato aveva osato alzar la cresta contro un padre padrone. Divenuto segretario del Partito Radicale su designazione del dominus Marco Pannella si esibì in alcuni vagiti di dissenso e fu buttato a mare.
Era il 2006, lui poco più che trentenne non si perse d’animo e cercò nuovi approdi.
Taluni sostengono perfino che la decisione di recidere il cordone ombelicale che lo legava a colui che lo aveva generato (politicamente) fu uno stratagemma per entrare alla corte di Arcore evitando accuse di trasformismo.
Sia come sia, Capezzone si è trovato a perfetto agio nelle stanze berlusconiane.
Entrato col ruolo di semplice portavoce (prima del Pdl poi di Forza Italia), ha via via guadagnato posizioni profittando degli arretramenti altrui e sostenendo con pervicacia l’elementare tesi secondo cui «il capo ha sempre ragione».
Fino a scoprire, adesso, che l’assenza di riconoscenza colpisce tutti in politica, compresi i sudditi più devoti e i sicari più spietati.
Se c’era qualcuno che provava a far ombra al Cavaliere, Capezzone si ergeva a sua difesa come un mastino. Lo sa bene Gianfranco Fini che all’apice del dissidio con Silvio venne brutalmente colpito dal portavoce del partito: «Fini non può nascondere che la sua unica bussola è un’ostilità  personale, livorosa e ossessiva alla persona del Premier, il tutto sulla pelle del paese».
Stesso trattamento, anni dopo, per Alfano e quelli dell’Ncd: «Stanno comprando tempo per compiere l’assassinio di Berlusconi».
Per non parlare dei magistrati, degli avversari politici, degli alleati troppo autonomi.
Tutti sottoposti al «trattamento Capezzone» che con fiera antipatia si è fatto artiglio del capo, graffiando in vece sua, stilettando chiunque capitasse a tiro come quando si esibì nella redazione di un istant-book per prendere di mira Julian Assange, additato al pubblico ludibrio per aver diffuso documenti riservati delle diplomazie internazionali che mettevano in cattiva luce Berlusconi: «Un atto d’amore nei suoi confronti» spiegò.
“VAI, VAI CON FITTO”
Quando non aveva nessuno da rimbrottare, si adoperava in altri modi per conquistare i favori del padrone di casa.
C’è chi ha addirittura raccontato che pur di essere ben accolto da Dudù, il cagnolino della Pascale che si metteva ad abbaiare ogniqualvolta lo vedeva, gli abbia somministrato di nascosto quantità  industriali di biscotti per ingraziarselo.
Forse solo una leggenda metropolitana, di quelle che si fanno circolare per spiegare carriere difficilmente spiegabili e che sembrano destinate a non finire mai.
Fino a quando il capo non emette la sua drastica sentenza: «Vai, vai con Fitto. E andatevene tutti e due».

Renato Pezzini

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SILVIO MINACCIA I FRONDISTI MA FITTO FRENA LA RIVOLTA: “SENTENZA RUBY DECISIVA”

Luglio 17th, 2014 Riccardo Fucile

SILVIO FURIOSO, I RIBELLI: “PUO’ CAMBIARE IDEA DOPO IL VERDETTO”

Dice che li aspetta tutti al varco, adesso. Uno per uno.
I dissidenti minacciati l’altro giorno di epurazione sono pesci piccoli, dal cosentiniano D’Anna a Capezzone, ma è ai pesci grossi che Silvio Berlusconi lancia il suo avvertimento con annesso foglio di via. Raffaele Fitto in testa.
«Qui le riforme non c’entrano più niente, ho posto la questione di fiducia sulla mia persona, ora vengano allo scoperto: con me o contro di me, in questo momento drammatico», è stato lo sfogo del leader forzista nel pomeriggio di Palazzo Grazioli nel via vai dei pochi pretoriani di cui ormai si fida.
Del resto, non è esattamente al Senato elettivo che pensa in queste ore l’ex Cavaliere, assorbito dall’ennesima vigilia giudiziaria al cardiopalma.
Domani entrano in camera di consiglio i giudici d’appello del processo Ruby.
«Qui rischio dieci anni di domiciliari e questi giocano» ha proseguito con le punture di spillo ai “ribelli” delle riforme.
Augusto Minzolini, Anna Bonfrisco e gli altri venti che giorni fa hanno firmato la lettera con richiesta di rinvio del ddl Boschi ieri sera si sono visti a cena per fare il punto. Non cedono. «Andiamo per la nostra strada e vedrete che anche Berlusconi ci ripenserà » è la tesi dell’ex direttore del Tg1.
Altrettanto sicuro che nulla più cambierà  il capogruppo forzista Paolo Romani: «Hanno numeri irrilevanti, l’accordo sulle riforme regge».
Ma il clima resta tesissimo, in un partito sotto shock dopo la sfuriata con tanto di “vaffa” da parte del capo nell’assemblea di martedì.
Molti hanno visto anche nella svolta rude e senza precedenti, l’influenza del duo Pascale-Rossi. La partita in realtà  appare complessa e coinvolge la tenuta del partito e la stessa leadership carismatica di Berlusconi, ormai in declino.
L’eurodeputato Raffaele Fitto è rientrato in gran fretta nel pomeriggio da Strasburgo, ha incontrato un paio di deputati e senatori a lui vicini, tutti gli altri li ha sentiti, da Saverio Romano a Renata Polverini, passando per Capezzone.
Era stato proprio lui nella lettera aperta di domenica al leader a chiedere di non porre un autaut sulle riforme.
Esattamente quello che invece Berlusconi ha imposto. Fitto e il suo gruppo non vogliono «cadere nella trappola» e per questo l’ex governatore pugliese ha subito sconvocato l’assemblea che i «dissidenti» volevano tenere al suo rientro a Roma.
Niente interviste, dichiarazioni o apparizioni tv per l’eurodeputato, che ha dettato la linea: «Non dobbiamo concedere alcun alibi, nessuna riunione sediziosa, noi restiamo nel partito».
Ma quanti sono alla prova del pallottoliere?
«Non più di una decina di senatori e alcuni deputati» calcola Denis Verdini a San Lorenzo in Lucina.
«Coi numeri hanno mostrato una certa fragilità » ironizzano dall’altro fronte, ricordando la scissione di Fini e poi quella di Alfano.
L’ex governatore pugliese, raccontano, si attende sorprese in aula la prossima settimana, quando si apriranno le votazioni, «prevedevano poche decine di emendamenti e da Fi e Gal ne sono piovuti invece mille».
La decisione, in serata, è di non fare alcuna mossa fino alla sentenza d’appello Ruby.
Pensano che in caso di condanna – magari pur ridotta – potrebbe essere lo stesso Berlusconi a far saltare il tavolo delle riforme.
Tutt’altro che scontato, però. La sensazione che deputati e senatori berlusconiani rivelano nei capannelli di Camera e Senato è che l’ex Cavaliere in realtà  non sia disposto a ripensamenti: «Interessato ormai a salvaguardare solo patrimonio e aziende, si è convinto che possa farlo solo mantenendo i patti con Renzi».
L’ endorsement di Piersilvio Berlusconi nei confronti del segretario Pd, nella lettura dei forzisti delusi, sarebbe il sigillo della svolta.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)

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MUSSOLINI E MELONI: I DUE CLONI DELLA DESTRA PORTABORSE

Luglio 16th, 2014 Riccardo Fucile

DUE MACCHIETTE: UNA VA IN EUROPA CON FISCHIETTO E TROMBETTA, L’ALTRA ORA   HA SCOPERTO CHE SI PUO’ MANIFESTARE CONTRO IL PENSIERO UNICO, MA PER ANNI LE E’ ANDATO BENE QUELLO DI SILVIO

Per la serie “Non c’è limite al peggio” o se preferite “A destra non ci facciamo mancare nulla”, vanno in onda due sceneggiate su palcoscenici diversi: uno a Bruxelles, l’altro davanti a Palazzo Madama.
Protagoniste due note caratteriste della commedia dell’arte (di arrangiarsi e adeguarsi).
Manca la terza perchè impegnata in trasferta sulla via di Gramsci alla ricerca dell’Unità .
La prima, ormai snobbata dai media, è approdata al Parlamento Europeo dove per il cognome che porta riesce a fare ancora un minimo di audience.
Per “fare rumore” non ha trovato di meglio che rispolverare un vecchio kit dei mestieranti anni ’80 che andava di moda nelle assemblee di circoscrizione: fischietto e tromba da stadio rigorosamente tricolori.
Prendendosi sul serio poi riempie di contenuti politici la sua confereza stampa: “Per chiedere la parola prenderò il cartellino blu, come vuole il regolamento, se Schulz non mi vede tiro fuori il fischietto con la corda tricolore, e se non mi vede ancora la tromba da stadio, anche questa tricolore”.
Immaginiamo cosa potranno scrivere i media europei su come è ridotta la destra in Italia.
Meglio passare a Palazzo Madama davanti al quale un’altra “mente pensante” ha messo in fila i suoi figuranti per protestare contro un metodo, il “pensiero unico” nei partiti, divenuto nel caso “renziero unico” dopo approfondimento notturno con i suoi fratelli e sorelle.
“Vogliono riempire il Senato di cloni del premier, di consiglieri regionali che non rappresentano più gli italiani ma solo il potere di Palazzo Chigi” è il grido di allarme.
I figuranti indossano la maschera del premier, un bel selfie e “anche per oggi abbiamo fatto l’ora dell’aperitivo”.
Un passante rimane pensoso in un angolo a interrogare la propria memoria: ma quella “sorella” che ora manifestava contro il “pensiero unico” non è la stessa alla quale per venti anni è andato bene prima “il pensiero unico” di Fini e poi quello di Berlusconi?
Non è la stessa che, grazie a quello, è diventata ministro?
Non è la stessa che quando qualcuno punto’ il dito verso la mancata democrazia interna del fu Pdl   si schierò a favore del “pensiero unico”?
O forse le regole valgono solo per Renzi o quando ci vengono comodo?
Il passante preferisce trovare una via d’uscita: “forse non sarà  lei, ma solo una che le somiglia”.
In fondo in Italia il mercato politico è ricco di tarocchi di destra: uno più, uno meno…

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“CHE RENZI SIA UN CAZZARO SI CAPISCE SUBITO, CHE E’ UN TRUFFATORE UN PO’ DOPO”: PAROLA DI BIANCONI, TESORIERE DEL PDL

Luglio 16th, 2014 Riccardo Fucile

E SULLE CASSE DEL PARTITO: “NON C’E’ PIU’ UNA LIRA”

Dice: “La Pascale contro la Santanchè, Galliani contro Barbara Berlusconi, Verdini contro Fitto. Gli unici che vanno d’accordo alla fine sono Silvio e Matteo. E la cosa è preoccupante”. Deputato di Forza Italia, tesoriere del Pdl in liquidazione — “non c’è più una lira” — Maurizio Bianconi è l’Ugo Sposetti del berlusconismo.
Avvocato, ex missino, è l’uomo dei conti nel partito che fu. E poichè è anche toscano di Arezzo, dunque un po’ verace, e pure spiritoso, dice che “anni fa al Cavaliere serviva un delinquente che facesse da tesoriere. E ovviamente pensarono subito a me. Quello del tesoriere è un lavoro per figli di buona donna: stiamo sempre a chiedere soldi agli altri, ma non paghiamo mai nessuno”.
Ogni tanto esagera. E quando pensa di averla sparata un po’ forte, grossa, allora abbassa la voce d’un tono, non si rimangia una virgola, ma avverte, come a scusarsi: “Guardi dottore, io ho tanti difetti, ma dico quello che penso e penso quello che dico”.
Allora gli chiedo se è vero che Verdini ha portato Renzi dal suo sarto, e insomma chiedo a Bianconi se il patto del Nazareno passa anche dalle asole di una giacca, come accadeva un tempo con le crostate della signora Gianni Letta.
E lui: “Sono amico di Denis, e conosco Renzi da diversi anni. Alcune cose posso dirle”.
La prego.
“L’altro giorno l’ho ascoltato al Tg1”.
Chi?
“Renzi”.
E dunque?
“Che è cazzaro si capisce subito, che è truffatore un po’ dopo, che è pericoloso ancora dopo. Renzi è un instant book. A Denis l’ho anche detto: ‘Con la riforma del Senato che gli stai facendo fare quello comanderà  per i prossimi vent’anni’. Un potere dittatoriale”.
Addirittura. E Verdini?
“Non so se ha portato davvero Renzi dal sarto. Ma a me una volta ha promesso delle camicie che non ho mai più visto. Verdini concepisce la politica come potere. Lui pensa che questo asse con Renzi, con il governo, possa servire”.
Lo pensa anche Berlusconi.
“Purtroppo sì. Renzi a Berlusconi gli sta simpatico. Il ragazzino lo diverte. Guardi che Renzi è un figlio di puttana mica da poco, quello se lo intorta il Cavaliere. Io stesso ci andrei tutte le sere a cena con Renzi. Quello, a Berlusconi, gli racconta delle novelle, delle favole, gli fa vedere certi film…”.
Film tipo la grazia? La pacificazione?
“Se Berlusconi ci crede sarà  la duecentesima fregatura che si fa rifilare. Com’è già  successo con Napolitano. Renzi è così avvolgente, che per dire, adesso, secondo me ha pure cominciato a parlargli bene dei figli: ‘Quant’è bravo Pier Silvio, com’è in gamba Barbara… per non dire di Marina’”.
Sono le 14 e 20. Tra dieci minuti comincia la grande assemblea dei parlamentari di Forza Italia con Berlusconi. Si decide sulle riforme e sul patto con Renzi. Lei non va? Se sta a telefono con me farà  tardi.
“No, no. Non ho furia di sentire icchè dice. Tanto lo so”.
E che succederà ?
“Niente”.
Come niente?
“Berlusconi ci chiederà  di sostenere le riforme, farà  una mozione degli affetti, farà  capire che così è meglio per lui. Noi gli diremo di sì perchè è il nostro capo e gli vogliamo bene. Ma la sostanza dell’agitazione rimarrà  lì. Immobile. Ci sono quattro letture per la riforma del Senato. Hai voglia. Ne vedremo ancora delle belle”.
Non era mai successo che i cavalli del Cavaliere sfuggissero alle briglie.
“Successe quando si doveva fare il governo Monti”.
Ma poi tutti obbedirono.
“Guardi che a noi parlamentari ci dicono che siamo ladri, infami, pusillanimi, parassiti della società . Poi ci spingono anche a fare delle cose ‘controstomaco’. E può succedere che uno vada in ‘riserva’. Ci si incazza”.
Dentro Forza Italia litigate perchè c’è un disordinato tentativo di raccogliere l’eredità  di Berlusconi, una corsa verso il timone della nave.
“Spero che nessuno sia così imbecille. Anche se incandidabile, Berlusconi è il capo”.
Fitto cerca nuovi orizzonti.
“Fitto è un Oriali della politica. Non è Maradona. E lo sa, perchè è intelligente”.
Francesca Pascale è smaniosa, litiga con la Santanchè.
“Simpatia e antipatia sono diventate categorie della politica”.
Verdini fa baruffa con Toti.
“Prima. Ma era ovvio: prima Denis comandava ogni cosa, poi Toti è arrivato all’improvviso e ha occupato il suo spazio. Ma adesso hanno trovato un equilibrio. Semmai Denis litiga con Fitto da quando ha escogitato il patto con Renzi. Viviamo uno psicodramma. Succede quando un partito imperiale come il nostro comincia a non volere, o a non poter esserlo più”.

Salvatore Merlo |
(da “il Foglio“)

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IL PADRE DELLA PATRIA DENIS VERDINI A GIUDIZIO PER BANCAROTTA E ASSOCIAZIONE A DELINQUERE

Luglio 15th, 2014 Riccardo Fucile

IL COMPAGNO DI MERENDE DI RENZI DOVRA’ RISPONDERE DI UNA SERIE DI REATI FINANZIARI LEGATI ALLA SUA DIRIGENZA AL CREDITO COOPERATIVO

Il senatore di Forza Italia Denis Verdini è stato rinviato a giudizio nell’inchiesta sul Credito Cooperativo di Campi Bisenzio, la banca che ha guidato per 20 anni fino al 2010.
Le accuse vanno dall’associazione a delinquere (per lui, per il consiglio di amministrazione e per i sindaci revisori), alla bancarotta, alla truffa ai danni dello Stato per i finanziamenti ricevuti dalle testate Il Giornale della Toscana e Metropoli Day, del suo gruppo editoriale, a numerose fatturazioni per operazioni inesistenti (compensi per consulenze di cui non si è trovata traccia), all’illecito finanziamento a partiti.
Secondo le accuse, il Credito Cooperativo Fiorentino avrebbe erogato finanziamenti a società  e persone fisiche amiche, in contrasto con le norme creditizie, con le regole di corretta gestione aziendale e la prassi bancaria, sottraendole alle finalità  cooperative della bancae compromettendone gli equilibri economico finanziari.
L’inchiesta nasce da una costola della grande indagine sulla cricca del G8 e della protezione civile. Il maggiore beneficiario dei finanziamenti della banca guidata da Verdini è stata la società  di costruzioni Btp di Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei, anch’essi rinviati a giudizio.
Il gup del tribunale di Firenze Fabio Frangini ha stralciato invece la posizione di Marcello Dell’Utri, grande amico di Verdini e cliente della piccola banca di Campi, che gli ha erogato negli anni generosi finanziamenti nonostante una certa sua propensione a non restituire il denaro prestato.
E’ accusato di concorso in bancarotta. Per lui servirà  una richiesta di estradizione suppletiva al Libano per poter procedere. La nuova udienza è stata fissata per il 18 settembre 2014.
In tutto sono state rinviate a giudizio 47 persone fra le 69 che erano state iscritte nel registro degli indagati (e tra questi tutti componenti del Cda del Ccf e i sindaci revisori della banca). Ventuno i proscioglimenti o le assoluzioni con rito abbreviato per posizioni considerate “minori”. Quasi tutti i prosciolti, beneficiari di finanziamenti della piccola banca, sono usciti dal processo con la formula “il fatto non costituisce reato”: questo significa che, secondo il giudice, non erano consapevoli, ottenendo i prestiti, di contribuire al dissesto della banca, che il 27 luglio 2010 è stata posta in amministrazione straordinaria e il 26 marzo 2012 in liquidazione, mentre il tribunale di Firenze ne ha dichiarato lo stato di insolvenzail 7 novembre 2012.
Fra le persone prosciolte anche la moglie di Verdini, Simonetta Fossombroni, il fratello dell’esponente di Forza Italia Ettore Verdini e la nipote Serena Verdini.

(da “La Repubblica”)

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