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BERLUSCONI STRUGGENTE: “DATEMI LA FIDUCIA ANCORA UNA VOLTA”

Luglio 15th, 2014 Riccardo Fucile

MANCAVA SOLO APICELLA ALLA RIUNIONE “ANIMA E CORE” DEI PARLAMENTARI DI FORZA ITALIA..PARLA SOLO LUI: “VOTIAMO LE RIFORME E NON APRIAMO IL DIBATTITO”

“Sono vent’anni che mi date la vostra fiducia e vi chiedo di darmela ancora una volta. Manteniamo fermo il patto anche se non sono le nostre riforme ideali, ma sono quelle possibili visto che siamo all’opposizione”.
Così il leader di Fi, Silvio Berlusconi, parlando alla riunione dei gruppi.
La riunione si tiene in piazza San Lorenzo in Lucina: al centro dell’incontro le riforme in discussione al Senato su cui si registrano diversi malumori da parte di esponenti di Forza Italia.
Nei giorni scorsi il fronte dei dissidenti all’interno dei gruppi parlamentari berlusconiani si era allargato, guidato da Augusto Minzolini e Cinzia Bonfrisco al Senato, ma sostenuto anche da alcune prese di posizione del capogruppo alla Camera Renato Brunetta, molto meno convinto dell’intesa sulle riforme con il Pd del suo collega del Senato Paolo Romani.
“Forza Italia deve essere unita, basta divisioni” ha detto l’ex Cavaliere, secondo quanto riescono a ricostruire le agenzie di stampa.
L’invito dell’ex capo del governo dunque è quello di evitare ulteriori fratture: datemi la vostra fiducia ancora una volta — è stato il ragionamento — in 20 anni non l’ho mai tradita.
L’ex capo del governo ha quindi chiesto ai presenti di evitare di aprire il dibattito.
E così è successo: la riunione lampo si è conclusa dopo meno di 40 minuti perchè l’intervento è stato solo quello dell’ex presidente del Consiglio.
Il ragionamento del leader di Forza Italia è dettato dal realismo politico: “Forza Italia è centrale — ha spiegato — ma, se ci tiriamo fuori dall’accordo, diventiamo ininfluenti perchè Renzi, dopo le Europee, ha acquisito un grande consenso ed ha comunque i numeri per fare le riforme”.
Quanto alla resistenza interna Berlusconi cerca di ammorbidire il fronte, iniziando da Brunetta che avrà  il compito di occuparsi di coordinare l’opposizione che Forza Italia deve fare alla politica economica del governo.
Dentro Forza Italia esultano: “Non è un momento facile, ma il nostro #Presidente è sempre il migliore, #ForzaItalia ce la farà ! Avanti con le #Riforme” scrive su Twitter Mariastella Gelmini, vice presidente vicario del gruppo a Montecitorio.
Augusto Minzolini però fa capire che l’assenza di un dibattito non porterà  nessuno a cambiare idea: “Io voglio un Senato elettivo” ha ribadito l’ex direttore del Tg1 lasciando la sede del partito.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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MUCCHETTI: “BERLUSCONI-RENZI? IL PATTO DEL NAZARENO SERVE PIU’ A VERDINI”

Luglio 14th, 2014 Riccardo Fucile

IL SENATORE DISSIDENTE DEL PD E VICE-DIRETTORE DEL CORRIERE: “VERDINI HA UN INTERESSE NEI PROCESSI SUL CRAC DEL CREDITO COOPERATIVO IN CUI LO STATO POTREBBE COSTITUIRSI PARTE CIVILE”

“Caro Berlusconi, non la capisco più”. Il senatore dissidente del Pd Massimo Mucchetti pubblica oggi sul suo blog una lettera aperta all’ex premier su riforma elettorale e riforma costituzionale.
”Nel 1994 — sostiene in sintesi Mucchetti — lei rifiutò l’accomodamento con la politica, che le veniva suggerito da Fedele Confalonieri e da altri uomini della Fininvest, e fondò un partito al duplice scopo di dare voce all’Italia del Caf (Craxi, Andreotti, Forlani), decapitata da Mani Pulite, e di avere così anche uno scudo per le sue aziende minacciate dai “comunisti”. Dimostrò realismo e coraggio ed ebbe successo. Adesso, avvocati e uomini di Mediaset le suggeriscono ancora l’appeasement con il governo, prospettandole la grazia del Quirinale come rimedio alla condanna e la benevolenza di palazzo Chigi nel settore televisivo. Ma è sicuro che si tratti di consigli utili?”.
“Berlusconi si illude sulla tenuta del patto del Nazareno che aveva lo scopo di assicurare ai due contraenti il monopolio del governo e dell’opposizione — aggiunge l’ex vicedirettore del Corriere della Sera — Ma Renzi non è un uomo d’affari che fonda la propria reputazione sulla parola data”.
Per Mucchetti “il premier, come dimostra il suo rapporto con Enrico Letta, fonda la reputazione vincente sull’utilità  delle scelte e perciò segue la politica del carciofo: oggi la riforma del Senato come la vuole lui; domani l’accordo con Bersani, Alfano e Calderoli sulla legge elettorale scaricando Forza Italia allo scopo di avere il duplice vantaggio di ricompattare la sinistra e garantire la sopravvivenza di un centro-destra plurale, e cioè diviso e debole, anzichè monopolizzato da Forza Italia”.
La lettera aperta si conclude con un accenno a Denis Verdini e ai suoi processi sul crac del Credito Cooperativo Fiorentino e su altro, processi nei quali lo Stato potrebbe avere un ruolo cruciale come parte civile per far pendere la bilancia dal lato dell’accusa o da quello della difesa:
“E’ sicuro Berlusconi che il suo amico Verdini spinga tanto nell’accomodamento con Renzi, avendo lui un interesse personale assai più concreto di quello del leader di Forza Italia?”.
Quanto alla grazia presidenziale, il senatore Mucchetti fa presente che, “con i processi in corso a Milano, Bari e Napoli, Berlusconi rischia di avere bisogno non di una grazia, ma di tre o quattro grazie, troppe per qualsiasi presidente”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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QUOTE PARLAMENTARI FORZA ITALIA, CHI PAGA E CHI NO: BRUNETTA, LA ROSSI E LA BRAMBILLA I PIU’ AVARI, VERDINI NON PERVENUTO

Luglio 13th, 2014 Riccardo Fucile

IL 40% DEI PARLAMENTARI NON VERSA LA QUOTA DOVUTA, TRA LORO NOMI ECCELLENTI

Il buco nei conti del partito c’è, per questo Silvio Berlusconi ha chiesto ai suoi parlamentari di contribuire, come pattuito.
Ma non tutti gli onorevoli hanno versato le quote che dovevano versare.
Libero ha quindi fatto una rassegna delle quote che mancano all’appello nelle casse del Pdl, ora FI: “Il quaranta per cento di voi non ha versato contributi al partito e io, con le nuove norme, non posso più metterci un euro”, ha ammonito il Cav, racconta il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro.
Si legge:
La maggioranza dei rappresentanti azzurri ha versato al partito quanto pattuito, cioè venticinquemila euro come contributo alla campagna elettorale del 213 e ottocento euro al mese (9600 euro l’anno) per finanziarne le attività , qualcuno è stato più generoso, altri meno. Qualcuno proprio non compare.
Ci sono delle piccole avvertenze:
“I dati disponibili risalgono all’aprile scorso. E’ possibile che qualcuno, dopo la rampogna, si sia messo in regola. Inoltre, accanto alle persone fisiche, nell’elenco è possibile trovare alcune imprese, esercizi o attività : è possibile che alcuni parlamentari abbiano preferito far passare il loro contributo da lì”, scrive Paolo Emilio Russo.
Tra quelli che hanno versato di meno ci sono alcuni insospettabili: Michela Vittoria Brambilla ha versato 8.800 euro, Renato Brunetta “solo” 9600 euro, Lara Comi si è fermata a settemila, la neo tesoriera Mariarosaria Rossi 8.800, Sandra Savino 8400 euro, Francesco Nitto Palma 9600, Massimo Parisi 8mila.
Chi ha sborsato di meno è Barbara Matera, solo 5500.
Qualche centinaio di euro in meno hanno versato il vicepresidente della Camera Simone Baldelli, Annamaria Bernini, Sandro Bondi, Donato Bruno, Salvatore Cicu, Lucio Malan, Andrea Mandelli, Antonio Palmieri, Giovanna Petrenga, Manuela Repetti, la coordinatrice regionale della Calabria Jole Santelli, Francesco Paolo Sisto.
Tra i più generosi, a parte Silvio Berlusconi (2.800.000) c’è Raffaele Fitto ” che ha staccato nel 2013 un solo assegno di 25mila euro.
Lo stesso hanno Fatto Giancarlo Galan, l’ex sottosegretario e responsabile fund raising Daniela Santanchè, Bernabò Bocca, Rocco Palese e Luigi Perrone”.
Verdini “non risulta tra i contribuenti”, ma il “documento contabile del Pdl nasconde una sorpresa.
Nonostante tutto, al di là  delle dure accuse che ha più volte lanciato contro gli ex colleghi di partito da quando è leaderenl Ncd, Angelino Alfano ha continuato anche dopo la scissione col versamento della sua quota al Pdl.
L’ultimo è stato registrato solamente il 20 marzo scorso: 8000 euro”.
Michaela Biancofiore, per esempio, ha versato al partito 58.600 euro.
Dietro di lei tra i più generosi c’è l’ex consigliere diplomatico del Cavaliere, viceministro degli Esteri nel governo di Enrico Letta, Bruno Archi.
Nel 2013 il diplomatico ha versato al partito che l’ha eletto in Parlamento – in più soluzioni – quasi 57mila euro.
Quasi quarantacinque mila euro li ha versati l’ex sottosegretario Giacomo Caliendo, quasi quarantaseimila il deputato Gregorio Fontana.
Sopra la media anche il senatore Sante Zuffada, medico veterinario originario del Lodigiano, alla sua prima legislatura, che ha girato al Pdl quarantamila euro.

(da “Huffingtonpost“)

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“FORZA ITALIA DANNEGGIA LE AZIENDE”: BERLUSCONI PRESSATO DAI FIGLI

Luglio 13th, 2014 Riccardo Fucile

“SE LA CASSAZIONE MI CONDANNA, MOLLO TUTTO”… VERDINI: “RISPETTA I PATTI CON RENZI”… I FRONDISTI DI FITTO TENTATI DI LASCIARE L’AULA AL MOMENTO DEL VOTO

L’hanno preso da parte, nei giorni tristi che precedono la sentenza d’appello del processo Ruby.
I figli maggiori e Fedele Confalonieri da una parte, Silvio Berlusconi dall’altra.
«Papà , non puoi consentire che Forza Italia danneggi le aziende. Non deve diventare un peso, altrimenti è meglio liberarsene… ».
Una provocazione, per ora, visto che Marina e Piersilvio comprendono il potere contrattuale garantito al padre dalla leadership del partito.
Eppure coglie nel segno, perchè l’ex premier si sente accerchiato, impaurito, stanco: «È tutto finito, tutto è perso. E se tra qualche mese mi condannano anche in Cassazione e mi costringono ai domiciliari, stavolta mollo tutto».
Non è un caso, allora, che bocci ormai ogni iniziativa o proposta di rilancio di FI, incollato al divano di Arcore: «Liquiderei tutti, mi hanno scocciato. Non sopporto più nessuno».
Dovrà  sopportarli ancora, però, visto che i frondisti azzurri del Senato non lasceranno il gruppo e meditano in queste ore di abbandonare l’Aula al momento del voto sul ddl Boschi.
La famiglia è più governativa che mai. Giorni fa è stato Piersilvio a benedire il percorso riformatore del presidente del Consiglio. Elogi confermati, anzi rafforzati in privato.
L’obiettivo dei figli, infatti, è quello di costruire un futuro in cui le aziende possano interloquire con il governo, al pari degli altri colossi dell’economia italiana, attraverso i normali canali di lobbying: «Senza correre dietro al voto di un senatore che ama distinguersi…», ripetono.
Prima, però, c’è da condurre in porto le riforme. E da sconfiggere chi vuole ostacolarle.
Chi tifa per l’accordo con il premier sta costruendo attorno al Cavaliere un muro di cinta invalicabile.
«Vuoi condannarti all’irrilevanza? No, non vuoi e non puoi. E allora – è il consiglio di Denis Verdini – dobbiamo andare avanti e mantenere i patti con Renzi».
Lo farà , sa di non avere vie d’uscita, nè considera razionale frantumare l’intesa del Nazareno: «Non ho alternative – continua a ripetere – non posso tirarmi indietro, non adesso. La nostra forza è restare al centro delle riforme».
Il sogno rimane la grazia, ma lo sbocciare di nuovi processi gela ogni ottimismo e mortifica il morale.
A Palazzo Madama grandi manovre precedono l’approdo della riforma costituzionale in Aula.
Nell’attesa, le due fazioni azzurre si organizzano.
Da una parte c’è il cerchio magico di Francesca Pascale e le ambizioni da leader di Giovanni Toti, dall’altra le preferenze e il radicamento di Raffaele Fitto.
Il dibattito generale sul ddl Boschi si esaurirà  tra domani e martedì, poi mercoledì si comincerà  a votare.
E inizieranno i problemi, perchè gli irriducibili non vogliono arretrare: «Io voto contro – giura Augusto Minzolini – l’ho già  fatto in commissione. La fronda si riduce? Non mi sembra proprio…».
Non tutti, però, sono disponibili allo strappo sul provvedimento del governo.
Raffaele Fitto tiene a bada i suoi sette senatori, che si muovono a braccetto con altri setto o otto azzurri campani: in tutto la pattuglia di ribelli conta una quindicina di parlamentari.
Fra questi, Vincenzo D’Anna: «FI ha una patente subalternità  a Renzi, ma se continuiamo così la nostra gente voterà  direttamente per il premier».
L’idea è quella di uscire dall’Aula al momento decisivo: «È possibile, vedremo – sostiene D’Anna – anche se può suonare un’inutile ipocrisia». La linea consegnata dal big pugliese ai suoi uomini, invece, è chiara: «Dare un segnale, senza strappare».
Prima, però, andranno consumati una serie di passaggi dolorosi.
Uno è quell’assemblea del gruppo – in agenda per martedì – che Berlusconi vorrebbe evitare. Il rischio, in questo quadro, è che il voto finale dell’Aula arrivi dopo venerdì, data in cui i giudici si chiuderanno in camera di consiglio per la sentenza del processo Ruby.
«Non cambia nulla », è il mantra del cerchio magico. Di certo il braccio di ferro continuerà  fino all’ultimo minuto utile.
E i pasdaran di FI non piegheranno la testa. Non certamente Minzolini, come ha spiegato un paio di giorni fa a un amico del Senato: «Augusto, dimmi la verità : perchè fai tutto questo?».
E lui: «Perchè è giusto così. E poi perchè mi diverto… ».

Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)

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FRANCESCA, L’ULTIMO CRUCCIO DI SILVIO: SEMPRE PIU’ TESI I RAPPORTI IN FAMIGLIA

Luglio 12th, 2014 Riccardo Fucile

LA PASCALE VORREBBE ESSERE PIU’ PRESENTE IN POLITICA, BERLUSCONI PREFERISCE TENERAL LONTANO DAL PARTITO… MA LEI MINACCIA DI FARE “COME VERONICA”

La pazienza di Berlusconi, risucchiato da un venerdì nero a metà  nel triangolo giudiziario formato da Cesano Boscone (servizi sociali per frode Mediaset), Milano (richiesta del pg nell’appello di Ruby) e Bari (Tarantini, Lavitola e le escort).
Alle otto di ieri sera, ad Arcore, Silvio Berlusconi era ancora in riunione con i suoi avvocati. Umore pessimo, in parte però ammorbidito dalla patente di Padre della Patria dispensata dalla vestale renziana Maria Elena Boschi sul borghese Corsera: “Silvio Berlusconi sta dando prova di serietà ”.
Il 18 luglio, il voto in Senato e le rassicurazioni di Verdini
È un segnale che conferma la nuova fase politica aperta dal patto del Nazareno con Matteo Renzi: per la prima volta, l’ex Cavaliere decaduto dal Senato riesce a essere ottimista sulla prospettiva della grazia.
Stavolta per le eventuali conferme della condanna per Ruby, fino alla Cassazione, come anticipato dal Fatto già  il 27 giugno scorso.
Adesso la questione è esplosa e Berlusconi assapora davvero un clima di pacificazione.
Una sensazione mai provata nel triennio orribile (per lui) di Napolitano più Monti più Enrico Letta.
Con l’avvento di Renzi il paesaggio è completamente cambiato e anche al Quirinale si potrebbe prendere atto dei meriti costituenti di Berlusconi.
Lo scambio è fin troppo evidente: da un lato le riforme, per il premier , dall’altro Mediaset e grazia. Il resto è noia o fuffa.
Ed è per questo che ieri ci sono state rassicurazioni reciproche sulla blindatura del patto. Al netto della fronda interna di Forza Italia (comunque da verificare in aula a Palazzo Madama), l’accordo del Nazareno contempla il primo voto azzurro anche in caso di un sentenza di colpevolezza nell’appello di Ruby.
Certo, la tensione si alzerà  di nuovo al massimo e l’ex Cavaliere sarà  in preda ai suoi soliti spasmi contro la magistratura.
Sbollita la rabbia, sarà  questa l’occasione per rinfacciare a Renzi la parola mantenuta nonostante le condanne.
L’unica vera incognita è solamente l’umore variabile. Per questo ogni santo giorno Denis Verdini, lo sherpa berlusconiano per le riforme, gli ripete: “Silvio stai tranquillo che Matteo manterrà  i patti”. Quali patti?
“Francesca ci scusi ma è una riunione riservata”
A complicare la vita di Silvio, in questo crepuscolo da Padre della Patria, c’è poi il rapporto con la fidanzata-convivente Francesca Pascale, descritto da più fonti berlusconiane (politiche e no) come “fragilissimo”.
La situazione, sinora tenuta sotto controllo, è peggiorata con la sceneggiata della fidanzata andata a Napoli per iscriversi all’Arcigay.
La protesta più clamorosa, rivelata dall’Huffington Post, è stata quella della primogenita Marina, arrabbiata per essere stata tirata in ballo ancora un volta come l’erede del papà  in politica.
Ma hanno lasciato il segno anche gli attacchi a Daniela Santanchè (nemica numero uno del cerchio magico di Pascale), trasformata in una Crudelia De Mon amante delle borse taroccate, e a Maurizio Gasparri, definito “ipocrita” sui gay perchè di giorno farebbe una vita e di notte un’altra (qui il riferimento è a una presunta passione trans dell’ex An, smentita decina di volte).
Il caso c’è anche se l’apparenza continua a essere tinta di bianco, come lo smoking indossato da Pascale alla cena forzista di mercoledì scorso, e i due si sforzano di apparire insieme felici e sorridenti.
Proprio quel giorno, poche ore prima dell’evento organizzato da Mariarosaria Rossi, la Badante della coppia, a Palazzo Grazioli c’è stata una scena movimentata.
La raccontano così.
Il Condannato era riunito con il suo consiglio di guerra: Gianni Letta, Fedele Confalonieri, Niccolò Ghedini, Denis Verdini. Mediaset, processi e grazia, riforme. Tutto torna.
Dopo mezz’ora circa, la porta si è aperta ed è apparsa “Francesca”.
È entrata nel silenzio generale, spezzato dopo qualche secondo dalla voce inconfondibile dell’avvocato-senatore Ghedini: “Francesca ci scusi ma questa è una riunione riservata”.
Il viso del Fidanzato è rimasto impassibile, come a dare più forza all’invito di Ghedini.
A quel punto, lei si è girata ed è uscita, richiudendo la porta.
Una scena completamente diversa da quella vissuta a Palazzo Grazioli durante le notti bianche della scissione di Alfano. Lei tornò a “casa” con Nunzia De Girolamo e Barbara Saltamartini, schierate con l’ex delfino senza quid, e Verdini la cazziò con durezza: “Ma che fai, porti queste due proprio qui?”.
La Fidanzata reagì con rabbia: “Questa è casa mia e faccio quello che voglio, hai capito?”.
Litigi, scenate e minacce: ”Tra i due sarà  l’Apocalisse”
Una crisi tra “Francesca” e “Silvio” è stata insinuata su un numero recente di Diva e Donna (la lettura della stampa rosa rimane obbligatoria per documentarsi su B.) da un articolo di Giorgio Michieletto che racconta la guerra tra i due: lui vuole che lei faccia una vita appartata, senza occuparsi di politica.
Lei che invece va nella direzione opposta, con il sostegno della Badante: prima le voci fatte circolare ad arte su una sua candidatura alla presidenza della regione natìa, la Campania, poi il trambusto scatenato dalla querelle sui gay.
Di qui litigi, scenate e minacce.
Con in mezzo le richieste di un riconoscimento pubblico e privato (anche se il sogno delle nozze è sfumato).
Due ex ministri di B. confidano: “Tra i due succederà  l’Apocalisse”. Ma la situazione è delicatissima. La reazione di lei a una rottura o separazione potrebbe essere gravissima. La bulgara Bonev ha parlato di “suicidio”, un amico di Pascale invece sostiene: “Potrebbe scrivere a Repubblica come Veronica”.
Di fatto, la Fidanzata rischia di essere una mina sul percorso della pacificazione.

Fabrizio d’Esposito
(da “il Fatto Quotidiano”)

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IL FANTASMA DEL PROCESSO-RUBY: “SILVIO CONDANNATO E SALTA TUTTO”

Luglio 11th, 2014 Riccardo Fucile

IL RISCHIO CHE IMPLODA FORZA ITALIA E LA CONVINZIONE DI SILVIO: “SARA’ RENZI A SPENDERSI PER NON FARMI ANDARE IN GALERA”

Cosa c’entra una ragazza marocchina con il processo costituente in corso al Senato?
Molto, moltissimo se si chiama Ruby El Mahroug.
Perchè è proprio al giudizio d’appello in corso a Milano nei confronti di Silvio Berlusconi che tutti – i frondisti Pd in primis – rivolgevano ieri gli occhi per capire che fine farà  la riforma Renzi. Il 18 luglio i magistrati si chiuderanno infatti in camera di consiglio per decidere se confermare la condanna a sette anni.
E nelle stesse ore, a Palazzo Madama, i senatori saranno impegnati nei voti finali sul disegno di legge Delrio-Boschi: tra renziani e ribelli è già  partita una gara che intreccia questa scadenza fatidica.
«Il nostro obiettivo – confida sottovoce in Transatlantico il dem Paolo Corsini a Pino Pisicchio – è tirarla per le lunghe fino al 18 luglio. Poi cosa accadrà  in caso di condanna di Berlusconi? Forza Italia salterà  in aria e tutto potrà  essere rimesso in discussione».
Il premier è il primo a essere consapevole di questo rischio.
Si spiega così l’insistenza con la quale il ministro Boschi ha spinto ieri fino all’ultimo affinchè il testo fosse incardinato in aula il prima possibile, senza ulteriori rinvii.
Proprio un ragionamento sulla giustizia del resto è quello che ha tenuto banco ieri mattina a palazzo Grazioli tra Berlusconi, Verdini, e Ghedini.
Un vertice che è servito a ribadire una convinzione che nel leader forzista si è fatta certezza. Quella relativa alla grazia.
«L’unica speranza per avere la grazia – spiega un forzista vicino al cerchio magico – è restare seduti al tavolo delle riforme. Dopo aver riscritto il Senato e il Titolo V passeremo alla giustizia. A quel punto sarà  Renzi stesso a spendersi per non farmi andare in galera ».
Il nuovo corso garantista del Pd sta facendo ben sperare Berlusconi. Sulla soglia degli ottant’anni, con un premier non ostile a Palazzo Chigi e la riforma della giustizia scritta a quattro mani con il Pd, anche la condizione posta nel 2013 da Napolitano – il temuto passo indietro dalla politica – diventerebbe meno oneroso.
Ma sono discorsi che gli uomini più vicini al leader accettano malvolentieri di fare, quasi che il solo parlarne potesse compromettere l’operazione.
Intanto c’è da portare a casa il risultato sulle riforme. Un obiettivo per niente scontato.
Come si è visto ieri mattina, quando in commissione l’accordo faticosamente raggiunto è sembrato sfumare per un’alzata di sopracciglio di Roberto Calderoli.
Il fatto è che il relatore leghista si era accorto di un dettaglio non secondario nascosto in un emendamento concordato nel triangolo Pd-Governo-ForzaItalia.
L’emendamento su cui Paolo Romani, il ministro Boschi e Anna Finocchiaro avevano trovato l’intesa soddisfaceva pienamente gli «azzurri» e i democratici, ma poteva rivelarsi una minaccia per tutti gli altri.
Il meccanismo prevedeva che in ogni consiglio regionale i senatori fossero nominati da ciascun gruppo «proporzionalmente» alla loro consistenza.
Visto che ogni regione manderà  a Roma solo pochi senatori, è chiaro che Pd, Fi e M5s si sarebbero accaparrati tutti i posti disponibili.
Calderoli, tornato a Roma dopo un ricovero in ospedale, appena ha capito l’inghippo ha fatto saltare tutto ritirando la sua firma e portandosi dietro anche Ncd e Sel.
Da qui l’estenuante mediazione durata tutto il pomeriggio tra Finocchiaro, Boschi, Calderoli e i capigruppo di maggioranza. Fino alla vittoria finale del fronte dei piccoli.
«Qualcuno oggi ha dovuto calare le braghe », ghignava soddisfatto Calderoli a fine giornata.
Ma dietro il braccio di ferro sull’emendamento si è iniziato a giocare il primo tempo di un’altra partita, ancora più importante. Quella della nuova legge elettorale.
Raccontano infatti che sia stato proprio l’Italicum il convitato di pietra al tavolo delle riforme. Lega e Ncd sono tornati alla carica sulle soglie di sbarramento troppo elevate: sia quelle interne alla coalizione sia quella per i partiti che si presentano da soli.
Tutto si tiene. Vista la fronda interna al Pd e a Forza Italia, Renzi ha bisogno dei voti di Alfano e di Salvini per far passare l’abolizione del Senato elettivo.
In cambio i piccoli gli hanno chiesto di modificare l’Italicum.
A complicare ulteriormente il cammino della riforma ci si mette la discussione interna a Forza Italia, dove ieri è finalmente venuto allo scoperto il fronte ribelle con una richiesta, firmata da 22 senatori e rivolta al presidente Grasso, di rimandare di un giorno la discussione in aula della riforma Renzi.
Numeri consistenti, che hanno costretto Denis Verdini a intervenire nell’assemblea dei senatori per ribadire la volontà  del capo.
Con toni perentori: «I patti si rispettano dalla A alla Zeta. Chi è contrario sappia che mette in discussione una decisione presa da Berlusconi ».
Ad affrontare a muso duro Verdini ci si è messa Cinzia Bonfrisco.
«Verdini dice che Berlusconi vuole questa riforma. Ma io lo voglio sentir dire da lui in assemblea, poi mi regolerò». Insomma, la situazione interna resta tesa. E lo ha dimostrato anche il pranzo con gli eurodeputati a Palazzo Grazioli, occasione colta da Raffaele Fitto per ribadire al leader tutte le perplessità  sulla «fretta da Gran Premio di Formula 1» con cui il premier vuole archiviare la pratica Senato.
Da domani al 18 luglio ogni giorno sarà  sudato.

Francesco Bei
(da “La Repubblica”)

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MOSE, GIUNTA AUTORIZZAZIONI DICE SI’ ALL’ ARRESTO DI GALAN

Luglio 10th, 2014 Riccardo Fucile

L’EX GOVERNATORE DEL VENETO E’ ACCUSATO DI CORRUZIONE, MARTEDI DECIDERA’ L’AULA DI MONTECITORIO…. A FAVORE PD, LEGA, SCELTA CIVICA, SEL E M5S… CONTRARI FI, NCD E PSI

La Giunta per le autorizzazioni della Camera dei deputati ha votato a favore della richiesta di custodia cautelare avanzata dai giudici, nell’ambito dell’inchiesta Mose, nei confronti dell’ex ministro Giancarlo Galan.
I voti a favore sono stati 16, mentre i contrari 3.
Il presidente della Giunta, Ignazio La Russa, non ha votato.
A favore dell’arresto si sono espressi Lega, Pd, Scelta Civica, Sel e Cinquestelle. Contrari, Forza Italia, Ncd e Psi.
Il relatore Mariano Rabino, di Scelta Civica, aveva dato parere favorevole escludendo la presenza di fumus persecutionis da parte dei magistrati nei confronti di Galan. L’ultima parola spetta all’Aula di Montecitorio che si esprimerà  martedì 15 luglio.
Non è escluso che qualche forza politica possa chiedere il voto segreto.
La richiesta di arresto di Galan è arrivata lo scorso 4 giugno, nell’ambito di un’operazione che ha portato all’arresto di 35 persone, tra cui l’ex sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni e l’ex assessore alle Infrastrutture del Veneto, Renato Chisso.
L’ex ministro è accusato di aver ricevuto fondi illeciti per milioni di euro dal Consorzio Venezia Nuova (Cvn) nell’ambito della realizzazione delle opere del Mose, progetto di dighe mobili ideato per difendere Venezia dall’acqua alta.
Pochi giorni fa l’ultimo arresto eccellente, quello di Marco Milanese, ex deputato Pdl ed ex braccio destro del ministro Giulio Tremonti, accusato anche lui di corruzione nell’ambito della stessa inchiesta.
L’ex governatore del Veneto ha sempre proclamato la sua innocenza, negando di aver mai ricevuto soldi dal Consorzio Venezia Nuova e smentendo di avere “18 conti correnti” e “affari in Indonesia sul gas”.

(da “La Repubblica“)

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FORZA ITALIA SPACCATA FA VACILLARE IL PATTO

Luglio 10th, 2014 Riccardo Fucile

RENZI IN EUROPA VISTO CON DIFFIDENZA, SLITTA IL JOBS ACT, TARDANO I DECRETI ATTUATIVI, SILVIO PENSA AI SUOI PROCESSI

Il bilancio dei primi giorni di presidenza italiana dell’Europa non è dei più entusiasmanti.
Matteo Renzi si è dovuto rendere conto che le divisioni tra rigore e flessibilità  rispondono a criteri non tanto di partito ma geografici.
La diffidenza verso il nostro Paese e in generale il Sud del continente non è stata scalfita dalla vittoria del Pd alle elezioni del 25 maggio: dobbiamo ancora conquistarci la piena credibilità  sul piano finanziario.
Per paradosso, quel successo elettorale, giustamente rivendicato dal premier, fa apparire più controversi i risultati ottenuti finora a Bruxelles.
La pressione di Palazzo Chigi sul Parlamento perchè voti in fretta le riforme istituzionali viene spiegata, almeno formalmente, con l’esigenza di ottenere maggior credito.
Per presentarsi con un risultato tangibile al cospetto dell’Ue, il governo ha messo in calendario per la settimana prossima la discussione dei provvedimenti che devono ridisegnare il Senato.
Ma, quasi di rimbalzo, è slittato il famoso «Jobs Act»: quello che dovrebbe ridare fiato al mercato del lavoro, e che pure l’Europa aspetta.
Si tratta di un’inversione delle priorità  che i settori di FI schierati all’opposizione sottolineano in polemica con Renzi e indirettamente con lo stesso Silvio Berlusconi. Ma l’affanno è più generalizzato.
La questione dei decreti attuativi che rallentano l’applicazione delle leggi conferma la difficoltà  di tenere il passo alla velocità  promessa.
Evidentemente l’esecutivo ha calcolato con una eccessiva dose di ottimismo non solo le resistenze politiche ma i tempi parlamentari. Le prime rimangono, e le minacce di voto anticipato che Renzi e alcuni ministri ribadiscono con una certa frequenza magari possono piegarle; d’altronde, i numeri parlano a favore dell’esecutivo.
E regge il patto con Berlusconi: il ritorno rapido di Beppe Grillo agli insulti sottolinea la tenuta dell’intesa tra Pd e FI.
Un M5S lacerato dai sospetti accusa i due partiti di avere votato insieme contro l’ipotesi di dimezzare il numero dei deputati.
E semina sospetti sul suo Luigi Di Maio, il vicepresidente della Camera che ha abbracciato il dialogo con Palazzo Chigi.
Il problema, tuttavia, potrebbe diventare Forza Italia.
Il monolite berlusconiano rischia di polverizzarsi. Le liti tra le donne del «cerchio magico» di Palazzo Grazioli, la residenza romana dell’ex premier, e il partito, sono un sintomo superficiale ma significativo.
Colpisce soprattutto, però, il fatto che Berlusconi abbia rinviato più volte la riunione congiunta con tutti i parlamentari, dopo che la prima si era conclusa senza accordi. L’impressione è che volesse evitare una spaccatura interna sull’atteggiamento verso Renzi.
Ma pare che alla fine la situazione si stia sbloccando: Berlusconi vuole fissare l’incontro con tutti i suoi eletti martedì prossimo, alla vigilia del voto in Aula.
«È un momento di grande responsabilità  per tutti», avverte il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, rivolta al manipolo dei dissidenti che parlano di forzature e comportamenti incostituzionali del governo.
Palazzo Chigi vorrebbe l’approvazione della riforma prima della sentenza d’appello del processo contro Berlusconi sulla minorenne marocchina Ruby, prevista per il 18 luglio: una scadenza che angoscia il capo di FI, e che si teme possa ripercuotersi sulle riforme.
Ma in questo caso non sarà  facile rispettare l’imperativo della velocità .

Massimo Franco
(da “il Corriere della Sera“)

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LA PASCALE LANCIA MARINA E METTE KO LA SANTANCHE’ E GASPARRI CON UN COLPO SOTTO LA CINTOLA : “IPOCRITI”

Luglio 9th, 2014 Riccardo Fucile

“LA SANTANCHE’ SFOGGIA BORSE GRIFFATE, CHISSA’ SE SONO ORIGINALI”… E IN RISPOSTA A GASPARRI: “CI SONO PERSONE CHE DI GIORNO FANNO UNA VITA E DI NOTTE UN’ALTRA”

Francesca Pascale ha le idee chiare sul futuro del centrodestra.
Secondo la fidanzata del Cavaliere, intervistata da Repubblica, Marina Berlusconi sarebbe “l’ideale prossimo candidato premier di Forza Italia. Ha le qualità , la grinta, e perfino una superiore sensibilità  del Berlusconi che tanti italiani apprezzano. Ma dice di no…. Non mi permetto di fare interpretazioni. Io dico che lei ha tanti ottimi motivi per farlo, ma anche per non farlo. Mettiamola così: se io avessi le sue capacità , e il suo cognome, lo farei. Poichè Silvio Berlusconi non è candidabile ed è difficilissimo trovare un erede o un candidato di quel livello, io non posso fare a meno di sognare che Marina lo faccia”.
La Pascale parla dopo aver ritirato le tessere di due associazioni gay a Napoli, Arcigay e Gay-Lib. In compagnia di Alessandro Cecchi Paone, nel Borgo Marinari a Napoli, Pascale parla anche delle critiche ricevute per le sue parole sui gay: “I mal di pancia di Forza Italia sulle mie posizioni a favore dei gay? Ma si guarisce dai mal di pancia!”.
E attacca Daniela Santanchè, Maurizio Gasparri, gli “ipocriti” che non capiscono fino in fondo “che questa è una battaglia per la dignità  e la libertà  della persona, semplicemente per i diritti civili. Io – afferma – non sono nè un`eletta nè un dirigente di Forza Italia. E questo per certi versi mi rende più libera. Sono rispettosa del pensiero di tutti, ma credo che questa apertura sia al passo con i tempi”.
Alla Santanchè che sostiene che l’apertura sui gay è come se lei si iscrivesse alla Fiom, Pascale dice: “La Santanchè sfoggia sempre borse griffate e chissà  se sono originali… Mi sembrano commenti fuori luogo”.
E su Gasparri che avrebbe detto che si poteva anche finire meglio che con cagnolini e gay: “Io lo ripeto fino alla noia: ciascuno pensi quello che vuole, io penso che questa sia una battaglia doverosa. Poi detesto le ipocrisie. Ci sono anche persone che di giorno fanno una vita, di notte hanno le loro legittime condotte”.

(da “Huffingtonpost“)

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