Luglio 8th, 2014 Riccardo Fucile
MALUMORI NEL PARTITO: “SIAMO PASSATI DAL FAMILY DAY AL FAMILY GAY”…LA SANTANCHE’: “PER ME SAREBBE COME ISCRIVERMI ALLA FIOM”
C’è anche la battaglia di Francesca Pascale a favore dei diritti delle coppie “omo” ad accrescere il
malessere dei senatori di Forza Italia.
Oggi la fidanzata di Berlusconi ritirerà a Napoli la tessera dell’Arci-gay, accompagnata da Alessandro Cecchi Paone.
E tra i senatori azzurri, sopratutto tra quelli passati dal Boia di molla al Menomale che Silvio c’è è un florilegio di battute, a dire il vero un po’ maschiliste: “Siamo passati dal Family day al Family gay. Dove andremo a finire di questo passo non si sa”
Al fondo c’è certamente l’atteggiamento machista di chi amava di più il Capo di un partito di centrodestra che, ai tempi degli scandali, regalava nei suoi comizi chicche tipo: “Meglio puttaniere che gay”.
E c’è che, in un partito di destra, l’Arcigay è una bestemmia. Daniela Santanchè ci va già dura: “E’ una scelta individuale – dice nel corso della sua partecipazione ad Agorà – per me sarebbe come iscrivermi alla Fiom”.
Insomma, alla vigilia del voto sul Senato, la questione “omo” è benzina sul malessere non irrilevante tra i gruppi parlamentari e Arcore.
E non è un caso che, nelle ultime ore, i senatori in bilico sul voto alle riforme siano stati contattati uno ad uno da Gianni Letta, l’uomo delle missioni delicati: “Caro sono Gianni, come stai?”.
Letta è un politico navigato e sa bene che il dissenso su una questione specifica, come il Senato, si può riassorbire.
Mentre il malessere è un sentimento che porta a esiti imprevedibili.
E il malessere è dovuto a tante ragioni, ma proprio sul voto sulle riforme potrebbe trovare sfogo
Per questo Letta ha iniziato a coccolare quei 25 senatori tentati da far saltare delle riforme perchè si sentono esclusi, snobbati, perchè magari sono mesi che chiedono udienza al Capo e non hanno ricevuto una telefonata mentre ora arriva l’ordine di votare senza se e senza ma una riforma indigeribile solo perchè “Berlusconi pensa a tutelare Mediaset sacrificando il partito sull’altare di Renzi”.
Proprio per provare a ricompattare il gruppo in vista del voto è assai probabile che mercoledì (domani) si svolgerà la famosa riunione, prima annunciata, poi sconvocata e ormai diventata un giall
Ecco, malcontento. Legato a tanti fattori.
I calcoli meschini di chi pensa che insabbiando le riforme si arriva al 2018 (e quindi ci sono altri anni di stipendi garantiti) mentre se passano si va al voto la prossima primavera.
Malcontento accresciuto negli ultimi giorni dalla vicenda del “recupero crediti”. Come ha scritto Ugo Magri sulla Stampa, tra i parlamentari azzurri in pochi hanno versato al partito in questi anni. Ora è stato intimato di provvedere perchè gli stipendi sono a rischio: “L’incarico di battere cassa — scrive la Stampa – compete all’onnipotente Mariarosaria Rossi, donna di polso alla quale non manca il know-how (è imprenditrice proprio nel ramo del “recupero crediti”). I pochi senatori in regola plaudono all’iniziativa. I tanti morosi invece si stanno domandando, molto prosaicamente, che senso abbia scucire circa 40 mila euro per uno scranno così traballante. Da cui verranno sloggiati, non appena completate le riforme, per far posto a sindaci e a consiglieri regionali…”.
E quindi qualcuno medita di passare al gruppo misto.
Dopo i soldi il Family gay di Francesca.
Un senatore la mette così, per svelare il sentimento: “Ci sono tanti modi per finire, ma non si può finire così parlando di cani, dentiere e froci”.
Con Berlusconi inabissato nelle sue vicende giudiziarie e concentrato solo su come garantire l’azienda nell’era Renzi — la dichiarazione di Piersilvio è emblematica — la narrazione pubblica è scandita dalle trovate della Pascale.
Secondo i maligni si starebbe ritagliando un ruolo a la “Evita Peron della fine del berlusconismo”.
A corte invece spiegano che pure il Corriere della sera di due giorni fa ha pubblicato un sondaggio che attesta come gli italiani siano favorevoli alle unioni di fatto delle coppie omo.
Così come gli italiani, secondo i sondaggi sono animalisti. Peccato che i voti non siano arrivati: “Ma andiamo… – prosegue il senatore sboccacciato e maschilista — ‘sto cane, Dudù sta sulle scatole agli italiani perchè è un cane viziato. Mo’ l’Arcigay, tutta sta storia sta sulle scatole pure a me. Ma Berlusconi, dove è?”
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 8th, 2014 Riccardo Fucile
IN BILICO LA RIUNIONE DI OGGI, TANTI GLI INDECISI… MALUMORI ANCHE PER LA RICHIESTA DI CONTRIBUIRE AL ROSSO IN CASSA: CHIESTI 30-40.000 A PARLAMENTARE
Balla l’assemblea dei gruppi, ma balla pericolosamente anche Forza Italia.
In vista del voto del Senato sulle riforme, che con ogni probabilità slitterà alla prossima settimana, il partito ribolle e il disagio cresce.
Non è solo il merito della riforma del Senato – la non elettività che è sentita come un vulnus insopportabile – ad agitare le acque nel partito, ma un complesso di fattori che stanno portando la tensione a un pericoloso livello di guardia.
Tanto che in queste ore sono partite a raffica le telefonate di un Silvio Berlusconi sempre più infastidito e incupito per le sue vicende giudiziarie (oggi arriverà anche il verdetto Mediatrade sul figlio Piersilvio), di Gianni Letta e di Denis Verdini ai vari senatori inquieti che potrebbero votare contro le riforme in Senato.
Il fine è quello di convincere il maggior numero di parlamentari a non mettersi di traverso.
Con argomenti («Non si poteva in questa fase fare di più»), lusinghe, promesse e mozioni degli affetti.
È probabile che l’operazione funzioni e porti al rientro di buona parte dei dissidenti, di sicuro non Augusto Minzolini che avverte che non voterà la riforma «nemmeno se mi telefona e me lo chiede Berlusconi».
Ma non c’è dubbio che il malumore non può essere sottovalutato, per gli effetti immediati e futuri, nonostante Berlusconi mal sopporti «queste continue divisioni». Anche per questo non si sa ancora se si terrà oppure no la seconda puntata della riunione dei gruppi sospesa giovedì scorso e rimandata ufficialmente ad oggi.
Le convocazioni non sono partite e dunque per oggi è improbabile che si tenga, si parla di domani, ma il rischio che si trasformi in un nuovo sfogatoio è alto e i dubbi sul tenerla o meno sono moltissimi nell’entourage del Cavaliere.
Sì perchè a rendere caldissimo il clima non c’è solo la questione Senato, ma tanti altri fattori di scontento.
Non strombazzato ma più che reale è il disagio per la richiesta perentoria arrivata dall’amministrazione del partito (guidata dalla Rossi) di restituire le somme dovute per la campagna elettorale, più le quote mensili che molti non hanno mai versato. Cifre da 30- 40 mila euro che molti dichiarano di «non avere», e che altri comunque sono restii a concedere ad un partito nel quale «le ricandidature poi si decideranno nel cerchio magico di Arcore, senza nessuna garanzia…».
Insomma, il problema c’è, come d’altronde c’è quello del finanziamento, sempre più impellente, se è vero che domani sera si terrà a Roma una cena di fundraising con Berlusconi, alla quale i parlamentari sono praticamente costretti a partecipare pagando somme notevoli per ogni tavolo (sembra diecimila euro, da dividere poi tra gli altri commensali che riusciranno a coinvolgere).
Se a questo si aggiungono i tanti mugugni per l’attivismo di Francesca Pascale su un fronte delicato come quello dei diritti degli omosessuali – oggi sarà a Napoli ad iscriversi alla sezione cittadina dell’Arcigay, dopo aver preso già la tessera dei Gaylib – si capisce come le spine siano tante: «Si arrabbieranno i campani per lo sfondamento nel loro territorio, e tutti i tradizionalisti per la linea su cui ci sta portando…», prevede un senatore.
Sullo sfondo, restano due temi: lo «schiacciamento» su Renzi, come lo definisce Renato Brunetta che, pur dichiarandosi fedele a Berlusconi, avverte che è una posizione che il nostro elettorato non capisce», e la gestione del partito su temi così delicati in questo momento.
Raffaele Fitto, pur restando in silenzio, è tra coloro che non stanno affatto condividendo nè la linea sulle riforme, nè la sottovalutazione del malessere rispetto al rapporto con Renzi. E nei prossimi giorni le sue mosse conteranno.
La previsione è che alla fine il voto sulle riforme ci sarà , ma tra i «5-6 dissidenti che voteranno contro», secondo Verdini, e la «ventina» che prevedono altri, c’è il senso di una miccia che potrebbe esplodere da un momento all’altro.
Nel partito, ancora prima che in Parlamento.
Paola Di Caro
(da “il Corriere della Sera“)
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Luglio 8th, 2014 Riccardo Fucile
I SENATORI DISSIDENTI SALGONO A 27 SU 59
La fronda dei parlamentari azzurri nei confronti riforma del Senato è una puntura di spillo per un
Silvio Berlusconi che ha già un diavolo per capello.
Quello che preoccupa di più l’ex Cavaliere in queste ore, infatti, sono, come al solito, i processi.
Quello di Piersilvio su Mediatrade, la cui sentenza è prevista per oggi, e il secondo grado di Ruby in arrivo il 18 luglio.
Chi ci ha parlato racconta di un Berlusconi teso come una corda di violino.
Per questo motivo l’ex premier ascolta chi gli “resoconta” le fibrillazioni dei suoi a Palazzo Madama con fastidio.
Il leader di Forza Italia ha una sola necessità : quella di mostrarsi affidabile agli occhi di Renzi sul patto del Nazareno.
Ovvero il tubicino di ossigeno che gli consente di restare politicamente in vita. Specialmente se, come si suppone, arriverà una condanna all’appello per Ruby.
Un patto, quello col premier, da cui l’ex Cav si aspetta diverse contropartite: una riforma della giustizia non ostile e, magari, un accordo sul nome del futuro Presidente della Repubblica.
Perchè, se Giorgio Napolitano non concederà mai la grazia a Berlusconi, il prossimo capo dello Stato chissà …
Ecco perchè il leader azzurro si irrita appena sente la parola “frondista”.
Al momento a Palazzo Madama i ribelli sono tra 26 e 30. Meno dei 37 che firmarono il documento di Augusto Minzolini, ma comunque tanti.
Quasi la metà del gruppo, che ne conta 59. A guidare la pattuglia è l’ex direttore del Tg1. “Renzi sembra Breznev e Napolitano tace”, ha detto ieri il senatore ribelle.
Il capo dello Stato deve averlo ascoltato, vista la nota diffusa in serata, anche se le sue parole vanno in senso contrario a quello sperato da Minzolini.
Resta da vedere, però, quanti frondisti avranno poi il coraggio di votare contro in Aula.
“Alla fine a dire no saranno 4 o 5”, raccontano dal gruppo forzista a Palazzo Madama. “Altrimenti si tratterebbe di una spaccatura al pari di quella di Alfano. Per loro significherebbe mettersi fuori dal partito”.
Nel frattempo per il Senato spunta anche il “lodo Brunetta”, scritto dal costituzionalista Giovanni Guzzetta: a Palazzo Madama potrebbero entrare i consiglieri regionali che hanno raggiunto il maggior numero di preferenze.
La proposta, però, è già stata bocciata dalla coppia Renzi-Boschi: non si può fare perchè non si può mettere la parola preferenze in Costituzione.
I tempi della riforma, intanto, si allungano: mercoledì il testo sarà licenziato dalla commissione e poi verrà incardinato in Aula.
Paolo Romani, quindi, avrà più tempo per far rientrare la fronda. “Certo, se non ci riesce, il suo posto da capogruppo traballa”, si sussurra a Palazzo Madama.
L’asticella sotto cui Renzi e Berlusconi non possono scendere è quella dei due terzi. Ovvero 214 senatori su 320.
Questo è il margine di tenuta del patto del Nazareno.
Gianluca Roselli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 6th, 2014 Riccardo Fucile
“NESSUNA DELEGA IN BIANCO A RENZI, VUOLE SOLO ANDARE ALLE ELEZIONI ANTICIPATE PER AVERE PIENI POTERI: PERCHE’ MAI FORZA ITALIA DOVREBBE DARGLIELI?”
Senatore Minzolini, Giuliano Ferrara scrive che lei, che “fu da retroscenista portavoce ufficioso di D’Alema e di altri pro tempore”, adesso è tra i “rompicoglioni” di Berlusconi…
«Voglio bene a Giuliano, ma il suo problema è che ha sempre bisogno di un principe a cui fare da consigliere o plenipotenziario. Ricordo che fece un rap in cui chiedeva a Monti “tienici da conto”. Adesso forse vede in Renzi un altro principe o forse vuole essere il custode dell’accordo con Berlusconi. Io con D’Alema non avevo particolari rapporti. Forse ne ha avuti più lui».
Ferrara si chiede comunque perchè in Forza Italia c’è una fronda nonostante Berlusconi resti l’unico leader possibile
«Io non rompo le scatole a Berlusconi. A me non piace l’idea di un Senato non eletto. Rispetto a questa ipotesi preferisco che il Senato non ci sia del tutto. Altrimenti nasce un organismo che ora ha alcune funzioni importanti, ma che se non è eletto diventa nocivo»
Ma oggi non tira una buona aria per i politici eletti.
«Io non amo la parola casta. Ma questa elezione del Senato è proprio l’esegesi della casta. I senatori dovrebbero essere eletti dai consiglieri regionali, ma ben 570 sono inquisiti. E in questo momento questa è una scelta convincente? Noi abbiamo proposto il presidenzialismo. E alla fine non avremo il presidenzialismo ma l’elezione indiretta del Senato. E convincente questo? Ancora: abbiamo fatto una campagna elettorale sul colpo di Stato del 2011, abbiamo dimostrato che la nostra democrazia è fragile e permeabile agli interessi internazionali. E invece di dare ai cittadini la possibilità di votare i propri rappresentanti gliela togliamo? Come si vede non faccio il rompiscatole…».
Ma sono critiche molti pesanti…
«E non sono le sole. Proviamo ad immaginare cosa sarebbe successo alla Costituente se fosse stato il governo a proporre il progetto di Costituzione?. Questo è un inedito e non solo per l’Italia. Inoltre c’è il presidente del Consiglio che dice: bisogna fare in fretta».
Come si spiega questa fretta?
«Con un calcolo. Queste riforme potrebbero concludere l’iter in primavera. Il premier vuole avere un sistema elettorale che gli permetta d andare al voto presto. Perchè realizzare le promesse è difficile, la situazione economica non migliora e vediamo cosa accade nel rapporto con l’Europa. E allora meglio giocare la carta elettorale, presentando come risultato la riforma e chiedendo un altro mandato ai cittadini. Quello che non capisco è perchè questo debba convenire a Forza Italia. E non so perchè convenga a Berlusconi…»
Si dice che ci sia in ballo la riforma della giustizia.
«Non lo so, ma fosse vero servirebbero delle garanzie serie. Non vorrei vedere altri tweet tipo Letta stai sereno…».
Teme il movimentismo di Renzi?
«Queste riforme concedono un potere incredibile al segretario del partito di maggioranza che sceglie i parlamentari. È un caso che Renzi non abbia mollato quella poltrona? Una classe politica ci penserebbe due volte a varare queste riforme. E l’opposizione dovrebbe chiedersi perchè si deve dare una delega in bianco a Renzi. Domani poi, potrebbe esserci un altro segretario del Pd. O Grillo a Palazzo Chigi».
Silvio Buzzanca
(da “La Repubblica”)
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Luglio 5th, 2014 Riccardo Fucile
BRUNETTA: “SOSPENDERE TUTTO FINCHE’ NON DECIDIAMO”
Una riunione così non si era mai vista. Berlusconi che dice di non avere mai chiuso un accordo con Renzi su un Senato non eletto dal popolo («mi sono concentrato di più sulla legge elettorale»).
Verdini che a quel punto perde le staffe, se ne va sbattendo la porta della sala della Regina, poi ritorna e racconta che invece quell’accordo c’è, eccome.
Il vulcano esplode quando Brunetta chiede di prendere tempo, cambiare i patti su un punto: «Il Senato deve essere elettivo, non di secondo grado con sindaci e consiglieri regionali. Chiediamo alla Finocchiaro (la presidente della commissione Affari costituzionale del Senato ndr) di sospendere le votazioni in attesa di una nostra decisione. Renzi ha cambiato sei volte idea sulla legge elettorale e una ventina sulla riforma costituzionale: avremo diritto anche noi di avere un po’ più di tempo…».
E questo dovrebbe essere proposto dopo che in mattinata, a Palazzo Chigi, il Cavaliere aveva detto a Renzi «Matteo stai tranquillo, voteremo le riforme».
Romani, l’altro capogruppo che dovrebbe portare la «buona novella» alla Finocchiaro, risponde «non se ne parla, questo è un suicidio collettivo».
Minzolini che replica «il suicidio collettivo è quello che ci proponi tu e Denis (Verdini ndr): alla fine Renzi incassa quello che vuole e ci porta lo stesso a votare e saremo asfaltati, ma lo capite o no?».
«Ma siamo impazziti – sbotta furente Verdini – siamo al secondo tempo della partita e andiamo a dire all’altra squadra che si ricomincia tutto daccapo?».
Verdini ha il volto rosso fuoco, parla in maniera talmente agitata che la Santanchè si preoccupa: «Oddio, se continua così gli viene un infarto».
Ma Capezzone non ha pietà : «Non possiamo accettare che Renzi ci dica “facciamo in fretta, veloci”, e noi pieghiamo la testa come cagnolini».
In tutto questo Berlusconi è cupo in volto. A chi gli fa notare che l’uscita dai mondiali dell’Italia è una sconfitta per Renzi, lui risponde che il vero sconfitto è lui visto che le quotazioni di Balotelli sono precipitate.
E poi non c’è solo la riforma costituzionale da valutare: c’è la legge elettorale che costringe i piccoli partiti ad allearsi con F.I. E c’è anche la possibilità di una buona riforma della giustizia: Renzi ha promesso che si farà insieme.
Uno scontro così aperto e plateale di fronte a un attonito Cavaliere non si era mai verificato in un’assemblea di parlamentari azzurri.
Uno scontro drammatico sulla linea politica da tenere rispetto alle riforme e al governo.
Una cosa del genere si era vista solo nel Pdl quando Berlusconi decise di abbandonare le larghe intese con Letta e ne venne fuori la scissione di Alfano.
Non siamo alla rottura dolorosa del 2013, anche perchè ai «ribelli» non passa per l’anticamera del cervello di abbandonare il partito. Però la battaglia cruenta c’è stata, sono volati gli stracci, il Cavaliere non è riuscito a convincere un bel pezzo dei suoi della bontà delle sue intese con l’amico Renzi (gli interventi contro sono stati una ventina).
Per la prima volta nei capannelli dei tanti «resistenti» (non certo davanti al vecchio capo che non ruggisce più) si sono sentite parole irriverenti: «Questa è una resa incondizionata a Renzi. Berlusconi ci vuole immolare sull’altare degli interessi della sua azienda».
Sono stati passate ai raggi X le dichiarazioni di Piersilvio Berlusconi: un vero endorsement politico. «Cosa c’è dietro tutto questo?».
Le risposte che gli oppositori si sono dati è sulla bocca di tutti: il Cavaliere teme per le sue aziende, teme per se stesso e per suo figlio (i processi Ruby e Mediatrade).
C’era molto non detto all’assemblea di ieri a Montecitorio.
Paure, timori, necessità di ridurre il danno. «Noi non dobbiamo temere niente, una grande forza politica non teme nulla», spiega Brunetta che sottolinea una mezza vittoria. Ieri infatti non è stato deciso nulla: la riunione è stata aggiornata a martedì prossimo.
«Decidere insieme nell’unità – insiste Brunetta – ma una cosa è sicura: non ci possono essere fughe in avanti».
È Berlusconi che decide di rinviare tutto perchè rimane «colpito» dalla raffica di interventi contro (anche quelli dei senatori Bonfrisco, D’Anna, Caliendo) che si susseguono dopo il suo intervento nel quale spiega le intese chiuse in mattinata a Palazzo Chigi con il premier.
E invece no, il giocattolo gli si è rotto in mano e l’asse Verdini-Romani, al quale è stato chiamato a dare mano forte Gasparri, ha tremato
L’ultima parola spetta al Cavaliere, ma il timore di Verdini è che alla fine Berlusconi dirà «andiamo avanti con le riforme insieme a Renzi, ma non sono io a volerlo: è Denis che insiste tanto…».
La stessa cosa fece quando ruppe le larghe intese e buttò la colpa sui falchi, i soliti Verdini, Santanchè e Fitto.
Già Fitto: in tutta questa baraonda risulta non pervenuto.
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa”)
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Luglio 4th, 2014 Riccardo Fucile
ALLARME CONTI IN FORZA ITALIA: E SILVIO RANDELLA I PARLAMENTARI INADEMPIENTI… C’E’ CHI DEVE VERSARE 40.000 EURO
Dopo l’allarme partito ieri dal vertice di Palazzo Grazioli, Silvio Berlusconi apre la riunione dei gruppi
parlamentari di Forza Italia a Montecitorio con la difficile situazione dei conti del partito.
L’ex premier ha rimproverato i parlamentari azzurri che ancora non hanno pagato le quote e li ha invitati ad adempiere entro l’estate al versamento.
Tutti dovranno poi attivarsi per trovare nuovi finanziatori al partito.
Forza Italia ormai è sommersa dai debiti: 87 milioni è il passivo accumulato negli anni, a cui bisogna aggiungere 7 milioni per affrontare le spese correnti.
Una situazione così delicata che l’ex Cavaliere ha dovuto per un momento mettere da parte il tema delle riforme, su cui verte la riunione, e aprire l’assemblea azzurra con l’appello ai deputati e senatori del partito.
Per far fronte alla delicata situazione finanziaria del movimento, ieri era circolata l’ipotesi di chiedere ai parlamentari azzurri di impegnare la propria liquidazione, una proposta contestata da molti esponenti del partito.
Ma sembra più probabile che ai forzisti sia chiesto un contributo “una tantum”. Sono lontani i tempi in cui Berlusconi metteva mano personalmente al portafoglio per ripianare i debiti della sua creatura politica.
Che la situazione delle casse del partito fosse critica era già noto da maggio, quando era stato lo stesso Berlusconi a lanciare l’allarme. Il bilancio 2013 approvato lo scorso 10 giugno aveva certificato la difficile situazione dei conti, confermata dalla relazione firmata dal neo tesoriere Maria Rosaria Rossi, fedelissima dell’ex Cav, e da Denis Verdini in cui si chiedeva di individuare “nuovi strumenti per il reperimento di fondi”.
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Luglio 4th, 2014 Riccardo Fucile
IN BALLO ORA C’È LA GUIDA DEL “GIORNALE”… IL PESO DELLA PASCALE
Esiste un posto dove le truculente faide della corte berlusconiana si riverberano senza filtri e senza ipocrisie.
Quel posto è la redazione centrale del Giornale, in via Negri a Milano, vicino alla Borsa.
A ingaggiare quello che ormai è un duello mortale sono Vittorio Feltri e Alessandro Sallusti, rispettivamente editorialista e direttore del quotidiano fondato quarant’anni fa da Indro Montanelli buonanima.
Chi dei due, alla fine, rimarrà in piedi, vincitore?
L’ultimo scontro tra Feltri e Sallusti è andato in scena sul sito di Dagospia con lettere a mo’ di comunicati delle Brigate rosse.
A scatenare la pugna un articolo de l’Espresso che riesuma la querelle sulla campagna del Giornale contro Dino Boffo, il direttore di Avvenire che si dimise nell’estate del 2009.
Venne fuori che Boffo era stato condannato per una brutta storia di molestie, ma il Giornale allora diretto da Feltri pubblicò anche un’informativa falsa in cui Boffo era indicato come “omosessuale attenzionato dalle forze dell’ordine”.
Le conseguenze di quella storia furono tantissime, ma soffermiamoci su due.
La prima fu un’indagine aperta dalla Procura di Napoli per scoprire chi si fosse intrufolato abusivamente nel sistema informatico per avere i precedenti penali di Boffo.
La seconda fu la sospensione di Feltri dall’ordine dei giornalisti (tre mesi) che consentì a Sallusti d subentrargli alla direzione.
L’Espresso è andato a scavare proprio in quell’inchiesta napoletana e ha pubblicato un interrogatorio di Feltri del 2012, rimasto sinora segreto, sulla genesi degli articoli su Boffo, a fine agosto, che vennero “tradotti” come una vendetta contro il direttore del quotidiano dei vescovi italiani, colpevole di criticare B. per la sua satiriasi.
Le rivelazioni del Diretùr sono esplosive, smentiscono altre versioni circolate e in un futuro non lontano potrebbero aiutare a riscrivere la storia di quell’incredibile estate: gli scandali sessuali di B., il rapporto tra la “Ditta” del faccendiere pregiudicato Bisignani, alias la P4, e il Corsera di Ferruccio de Bortoli, l’amicizia tra Gianni Letta e il giro del cardinale Bertone, allora Segretario di Stato Vaticano.
Ecco cosa raccontò Feltri: “La catena era Santanchè, Bisignani, Bertone, è quello che mi fu detto da Sallusti, quando lui era condirettore. Io ero il direttore e mi sono fidato senza pormi tanti problemi”.
A questo punto, a Dagospia , è arrivata la reazione di Sallusti, che rivela di essere stato sentito anche lui dai pm di Napoli: “Come ho già avuto modo spiegare ai magistrati della Procura di Napoli, non ha alcun fondamento la ricostruzione fatta da Vittorio Feltri. I nomi citati da Feltri non hanno nulla a che fare con quella vicenda, nè avrei potuto farli in quanto avrei violato il dovere alla riservatezza delle fonti che è baluardo inviolabile del nostro mestiere. Durante la mia deposizione a Napoli ho avuto la netta sensazione che i magistrati fossero più stupiti e allibiti di me delle parole di Feltri”.
La controreplica di Feltri non si è fatta attendere.
Oltre a confermare i nomi della “catena”, aggiungendo che “la signora Santanchè mi disse che il cardinale Bertone mi avrebbe invitato in Vaticano per ringraziarmi di aver pubblicato la vicenda Boffo”, Feltri spiega perchè non ha invocato il segreto professionale: “Ho rinunciato perchè sarebbe stato assurdo coprire una fonte infedele imbrogliona. Mentre Sallusti non ha svelato la fonte delle notizie false su Boffo, di fatto proteggendo i falsari che mi avevano danneggiato. Perchè?”
Fin qui il tormentone su Boffo.
Ma la tensione tra Sallusti e Feltri è altissima già dalla fine di giugno. Colpa stavolta dell’Intraprendente , giornale online nordista guidato da Giovanni Sallusti, nipote di Alessandro.
Anche qui la guerra è manifesta. Giovanni Sallusti ha infatti attaccato Feltri e Pascale per la svolta gay di Forza Italia e ha fatto capire il vero obiettivo del Diretùr : sostituire Sallusti e tornare per la terza volta in 20 anni alla guida del Giornale.
Il pezzo di Sallusti nipote però è stato letto anche ad Arcore e una furibonda Pascale avrebbe costretto Sallusti zio a un sms di scuse. Non solo.
Nella versione divulgata dal cerchio magico del Condannato c’è anche un pranzo consumato tra B. e Feltri per sancire il cambio in via Negri.
A un utente azzurro che su Twitter lo ha provocato sull’ingresso nel cerchio magico di Pascale e Rossi, Dudù e Toti, Feltri ha opposto una risposta lapidaria: “Non sono mai uscito dal cerchio magico, ci sono sempre stato”.
Altro veleno nei confronti della coppia Sallusti-Santanchè (che lo stesso Feltri soprannominò “Rosa e Olindo”) da mesi bersaglio della Fidanzata del Condannato. Forse, chi resterà in piedi sarà Feltri, magari da direttore.
Questione di giorni?
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 3rd, 2014 Riccardo Fucile
“IL PATTO CON RENZI E’ UNA RESA”… BERLUSCONI COSTRETTO A PRENDERE TEMPO
Alla fine Silvio Berlusconi è costretto a concedere una frenata, sia pur timida: “Non posso non tener
conto di questo disagio. Ci rivediamo martedì”.
Perchè per la prima volta scoppia il dibattito, dentro la monarchica Forza Italia.
Dibattito vero. Come nei partiti veri.
È nel corso della riunione con parlamentari e senatori che l’ex premier assiste alla possibile esplosione del suo gruppo, di fronte alla “resa” a Renzi sulle riforme.
Su una ventina di interventi, i favorevoli al patto sono solo tre.
Gli altri esprimono critiche all’accordo su cui Berlusconi aveva stretto la mano a Renzi in mattinata, nel corso dell’incontro a palazzo Chigi.
Un vecchio volpone come Berlusconi capisce che, in queste condizioni, la tenuta del gruppo è a rischio.
E in Aula si rischia il Vietnam. Anche perchè, nella riunione pomeridiana, i big sono rimasti taciturni, lasciando parlare i soldati semplici.
Segno che è solo una prima fase della faida. Parlano in chiave critica Minzolini, la Bonfrisco, Lucio Malan e la pattuglia pugliese.
A favore Romani, e in versione più prudente Gasparri. Gli altri si scrutano, ascoltano, in clima di tensione crescente.
Per la prima volta viene messa in discussione la linea del capo.
Perchè l’accordo non contiene neanche una bandierina per Forza Italia.
Non solo non c’è il presidenzialismo, o il semi, ma al posto dell’elezione diretta c’è una specie di “elezione di terzo grado”, come la chiamano i deputati azzurri che hanno dimestichezza con la materia: i cittadini scelgono i consiglieri regionali e i sindaci, i quali a loro volta indicano i senatori, che poi eleggono il capo dello Stato.
E poi l’intero impianto del nuovo Senato risulta un rospo indigeribile per un partito come Forza Italia, considerata l’attuale geografia elettorale.
Aleggia il sospetto che Berlusconi abbia negoziato più in termini personali che politici.
“Ci ha venduto a Renzi per tutelare se stesso e le aziende”: è questa la frase ripetuta a microfoni spenti da truppe mai tanto deluse e sconfortate.
Una vendita che ha certo a che fare con i guai giudiziari del Capo, convinto che l’Appello su Ruby confermerà il primo grado e che il regalo di Natale della Cassazione sia la perdita della libertà .
Ma che ha a che fare soprattutto col quel partito Mediaset, diventato un grande supporter di Renzi. In fondo, dice chi sa davvero le cose, l’unico settore dove Renzi non ha asfaltato un bel niente è quello delle concessioni tv.
E anche sulla Rai ha annunciato tagli più che riforme che possano stimolare Mediaset in un’ottica di concorrenza.
Un business che vale un Senato, un po’ come una messa per Parigi.
Aziende, ma anche giustizia. Nel senso di “riforma”: “Renzi — dice l’ex premier — ci ha assicurato che ci coinvolgerà ”. Non sarebbe un caso che Renzi l’abbia annunciata ma senza portare un provvedimento concreto, a partire dal falso in bilancio. E giustizia significa anche nomine. Fonti vicine a Berlusconi assicurano che sui due membri del Csm e della Corte costituzionale è in corso una trattativa.
Preparata da Verdini e Lotti, ma su cui ci sarebbe stato uno scambio con Berlusconi.
Insomma, per il partito Mediaset l’attuale situazione assomiglia tanto a una specie di “appoggio esterno al governo” grazie al tavolo delle riforme.
Una manovra in cui il sacrificio di Forza Italia è un costo calcolato per restare nel gioco che conta.
Di fronte al solco profondo tra “partito Mediaset” e partito parlamentare l’ex premier è scisso. La ragione dice di blindare l’accordo con Renzi senza se e senza ma.
Le critiche dei frondisti parlano alla sua pancia, al vecchio leone che prova quantomento una ferita narcisistica nel concede al giovane fiorentino il posto nella storia che lui non ha mai avuto. Per questo difende il patto del Nazareno con argomenti poco convincenti, criticando l’impianto iniziale con troppi sindaci ed evitando di difendere convintamente l’accordo sottoscritto la mattina.
Tanto che Verdini si alza per fare due passi nella sala, proprio mentre Berlusconi parla. Al tempo stesso però l’ex premier chiede ai suoi di votare, tanto “è solo la prima lettura”. E lasciando intendere che, tra la prima e la seconda si svolgerà la trattativa vera.
Finito lo sfogatoio, non si vota. Rinviato anche il voto a martedì.
Finita la trattativa con Renzi, inizia quella interna per non spaccare Forza Italia.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 3rd, 2014 Riccardo Fucile
IL LEADER RICHIAMA ALL’ORDINE I DISSIDENTI, MA IL MALUMORE DILAGA PER L’ACCORDO SULLA RIFORMA DEL SENATO
«Una resa». Due parole, sconsolate e rassegnate, saltano di bocca in bocca tra i parlamentari di Forza
Italia in attesa dell’incontro con Berlusconi.
A Montecitorio, stranamente movimentato di giovedì pomeriggio, i forzisti di tutte le sfumature ripetono queste due parole.
Poi c’è pure chi ne aggiunge una terza: «Una resa incondizionata».
Si fa riferimento all’accordo chiuso tra il Cavaliere e Renzi sulle riforme costituzionali e sulla legge elettorale. I dissidenti saranno chiamati all’ordine: da Brunetta a Minzolini, fino a quei quasi 40 senatori che vogliono un Senato elettivo.
L’incontro di stamane tra il premier e l’ex premier ha sigillato l’intesa del Nazareno, quando i due si incontrarono nella sede del Pd e si discusse soprattutto di legge elettorale.
A gennaio si stabilì come doveva essere cambiato il Senato per superare il bicameralismo perfetto.
Allora si disse – genericamente – che quella parte del Parlamento non doveva essere eletta direttamente dal popolo, ma essere espressione delle autonomie. Ora ci saranno tanti piccoli aggiustamenti di composizione e di competenze, ma quell’idea rimane: ed è l’idea tutta partorita a Palazzo Chigi e che Forza Italia sostanzialmente sta trangugiando.
Altra storia è invece la legge elettorale: su questa Berlusconi era stato più chiaro.
Ha accettato obtorto collo il doppio turno ma ha ottenuto una serie di sbarramenti per i piccoli partiti che saranno costretti ad allearsi con il vecchio padre padrone del centrodestra, pena l’irrilevanza e l’impossibilità di eleggere un deputato.
E poi le liste bloccate, niente preferenze.
Un’altra delle richieste di Berlusconi che il segretario del Pd ha sottoscritto nonostante la ribellione all’interno del suo partito e le richieste da parte dei 5 Stelle.
Ecco, questo impianto è rimasto, a cominciare dalle liste bloccate che consentono ai padroni dei partiti di decidere chi mettere in lista.
Niente preferenze che permettano ai “ras” di alzare la testa, come pensava di fare Fitto alle Europee (ha preso quasi 240 mila voti e ha chiesto le primarie, ma Berlusconi non gliele vuole dare).
Ora la «resa» è consegnata all’assemblea dei parlamentari di Forza Italia ed è Berlusconi in persona a spiegarla con effetti speciali ai quali nel suo partito però nessuno crede più.
Prima di entrare nella sala della Regina le varie sfumature berlusconiane spiegavano che il Cavaliere non ha più la forza del leone, ora che pure Pier Silvio si è arruolato ai “laudatores” di Matteo.
Il padre, come sempre il più perspicace, lo aveva fatto per primo. E poi ha altro a cui pensare. Per sè (il processo Ruby con sentenza il 18 luglio) e per suo figlio Pier Silvio (processo Mediatrade) .
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa”)
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