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LE CASSE DI FORZA ITALIA SONO VUOTE: FORSE I PARLAMENTARI IMPEGNERANNO LA LIQUIDAZIONE

Luglio 2nd, 2014 Riccardo Fucile

GRANA FONDI: POSSIBILE UNA FIDEJUSSIONE BANCARIA AI PARLAMENTARI PER GARANTIRE UN PRESTITO…MANCANO 94 MILIONI DI EURO

All’ora di pranzo vertice di tre ore a palazzo Grazioli, alla presenza dei capigruppo e di alcuni big di Forza Italia.
Ma alla vigilia dell’incontro con i parlamentari azzurri, Silvio Berlusconi ha fatto il punto sulle riforme.
E non solo: secondo quanto risulta all’Agi, le casse del partito sono vuote e l’ex presidente del Consiglio è intenzionato a correre ai ripari.
Oltre ai debiti pregressi che ammontano a circa 87 milioni di euro, ne mancano all’appello circa 7 per fronteggiare le spese correnti e il leader azzurro ha spiegato più volte di non voler più aprire i cordoni della borsa.
Oggi è stato fatto un passo ulteriore: tra le ‘cure’ sul tavolo – riferiscono fonti azzurre – c’è quella di chiedere una fidejussione bancaria ai deputati e ai senatori per garantire un prestito e ‘coprire’ la somma mancante, necessaria per mandare avanti la macchina di Fi.
I parlamentari, la maggior parte dei quali al secondo mandato, saranno chiamati ad impegnare la liquidazione.
Più o meno, facendo calcoli approssimativi, ogni parlamentare dovrebbe garantire circa 50mila euro.
Ipotesi che ha già  messo in fibrillazione molti azzurri. “Piuttosto passo al gruppo Misto…”, protesta un deputato. Un’altra ipotesi è quella di chiedere un contributo ‘una tantum’.
Al momento non sono previste sanzioni per chi non accoglierà  il ‘piano d’emergenza’.
Ma pesa anche il rifiuto di molti parlamentari di versare la somma mensile che dovrebbe essere destinata al partito.
La ‘grana’ fondi potrebbe anche essere affrontata domani alla riunione sulle riforme. Anche per trovare risorse partirà  la campagna tesseramento.
Chi si iscrive a Fi dovrà  versare 50 euro, 25 la quota per i giovani e gli anziani.
L’obiettivo è quello di arrivare almeno a 300mila iscritti.

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INTERVISTA A VITTORIO FELTRI: “BASTA VECCHI BIGOTTI, IL CENTRODESTRA SI SVEGLI”

Luglio 2nd, 2014 Riccardo Fucile

“L’ELETTORATO DI CENTRODESTRA E’ RIMASTO NELLE CAVERNE, DEVE SMETTERLA DI STARE DIETRO A VECCHI RONZINI COME GIOVANARDI”…” “CON LE PORCHERIE CHE ACCADONO NELLE FAMIGLIE TRADIZIONALI CI STIAMO A PREOCCUPARE DELLE UNIONI GAY?”

Qualcuno gli rinfaccia qualche vecchia battuta «omofoba». Ma basterebbe fare una ricerca su google per scoprire che le posizioni di Vittorio Feltri a favore dell’estensione di tutti i diritti civili agli onosessuali non sono certo una novità .
A sorprendere, semmai, è stata l’iscrizione all’Arcigay sottoscritta insieme a Francesca Pascale. E il fatto che, il giorno dopo, ad associarsi alle posizioni «libertine» di Feltri sia stato niente poco di meno che Silvio Berlusconi
Direttore Feltri, è sincera l’apertura di Berlusconi? O magari è un altro «dispettuccio» all’Ncd?
«Io non metto mai in dubbio la sincerità  di nessuno fino a prova contraria. Non so perchè Berlusconi l’abbia fatto, so perchè l’ho fatto io».
Ecco, perchè l’ha fatto lei?
«Perchè sono sempre stato favorevole a estendere a tutti ogni diritto e credevo fosse necessario sollevare questo problema in un centrodestra che finora si è adagiato su un cattolicesimo antico e bigotto».
Scettico sul matrimonio tradizionale, favorevole a quelli gay. Un controsenso?
«Beh, sono convinto che gli omosessuali quando potranno sposarsi smetteranno di farlo… Per il resto, non si capisce perchè vietare una cosa che all’estero tutti possono fare».
Feltri «libertino» ma con il vizio della battuta omofoba. È una contraddizione anche questa?
«Io sono stato condannato, pensi un po’, per una battuta. Successe qualche tempo fa, un parlamentare omosessuale pronunciò un discorso laudatorio sui disertori e io, in una trasmissione satirica, dissi che forse agli omosessuali piacevano tanto i disertori perchè quando fuggono mostrano le terga. La verità  è che il diritto di satira dovrebbe valere per tutto. Si deve poter ironizzare sulle donne, sugli animali e sugli omosessuali. È chi ha paura di certe battute il vero omofobo».
Non crede che questo tema rischi di dividere ulteriormente il centrodestra?
«Questo rischio c’è, ma tanto più divisi di così… In un centrodestra che si fossilizza su posizioni tardivamente cattoliche che Forza Italia faccia delle battaglie più avanzate non può che essere un bene. E questo non vale solo per i diritti degli omosessuali, ma per tutti i cosiddetti temi etici. Penso anche alla procreazione assistita, con la Corte Costituzionale che ha bocciato la legge del centrodestra. Il mondo va avanti, bisogna saper cambiare le proprie convinzioni».
Concederebbe quindi tutti i diritti agli omosessuali? Anche i matrimoni e le adozioni?
«Ma certo. Guardi che le schifezze avvengono anche nelle famiglie tradizionali. Conta l’atteggiamento affettivo nei confronti dei figli, non certo il sesso dei due genitori».
L’elettorato moderato si spaventerà …
«Me ne rendo conto. Purtroppo è un elettorato rimasto nelle caverne. Se però si vuole allargare il proprio consenso il centrodestra deve cambiare temi e atteggiamenti e smetterla di stare dietro a vecchi ronzini come Giovanardi».
Non è che alla svolta di Berlusconi ha contribuito anche la «moral suasion» di Francesca Pascale?
«Questa mi è sembrata un’interpretazione eccessiva. Berlusconi non è mai stato un bigotto. Per molti anni si è attenuto ai consigli di quella parte del partito più legata al vecchio mondo cattolico. Ora che si è liberato di lacci e lacciuoli può dare libero sfogo al suo temperamento che è molto più liberale che conservatore».
Solo un caso che il suo comunicato sia arrivato il giorno dopo la vostra iscrizione all’Arcigay?
«Lo ha scritto senza che noi ne sapessimo nulla. Ora qualcuno prova a sminuirlo ma a me sembra molto chiaro. Berlusconi è molto vicino alle posizioni mie e di Francesca Pascale».

(da “il Tempo“)

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FELTRI E LA PASCALE SI ISCRIVONO ALL’ARCIGAY: FINALMENTE IN FORZA ITALIA DUE PERSONE NORMALI

Giugno 29th, 2014 Riccardo Fucile

LA FIDANZATA DI SILVIO BERLUSCONI SI ERA GIA’ ESPRESSA A FAVORE DELLE UNIONI CIVILI, ESORTANDO IL CENTRODESTRA A FAR SUA LA BATTAGLIA PER I “DIRITTI DELLE COPPIE OMOSESSUALI”

“Francesca Pascale e Vittorio Feltri annunciano la loro iscrizione all’Arcigay poichè ne condividono le battaglie in favore dell’estensione massima dei diritti civili e della libertà ”.
L’annuncio è stato dato con una nota dalla segreteria di redazione de Il Giornale, nel giorno in cui in Italia si tiene l’Onda pride, la manifestazione che celebra la giornata dell’orgoglio gay, lesbico, bisessuale, trans, queer e intersessuale.
Un “gesto simbolico” per “affermare al massimo la necessità  di estendere al massimo i diritti civili”. Vittorio Feltri spiega così all’Adnkronos la decisione di iscriversi, insieme a Francesca Pascale, all’Arcigay.
“Noi — rileva l’editorialista del Il Giornale — siamo per la libertà , senza discriminazioni, convinti che sia necessario superare i pregiudizi che generano equivoci, banalità , insulti noiosi e stupidi. Quando si tratta di trasformare i diritti in fatti concreti si trovano tutti in difficoltà . Renzi ha fatto tanti annunci e poi è finito in un sistema istituzionale che rende difficile qualsiasi iniziativa. Ogni volta che ci ha provato Berlusconi si è trovato il mondo addosso. Finchè si tratta di chiacchiere — dice — sono tutti d’accordo, quando è l’ora di trasformarle in fatti concreti si incontrano gli ostacoli”.
Per Feltri non è un problema l’iscrizione a un’organizzazione da sempre schierata a sinistra: “quando si tratta di diritti civili non esistono destra o sinistra. Il nostro — conclude — è un gesto simbolico, speriamo che contribuisca ad ottenere qualche risultato”.
Una notizia che segue l’intervista, rilasciata il 13 giugno al Corriere della Sera, in cui la fidanzata di Silvio Berlusconi aveva dichiarato il suo “sì” alle unioni civili.
“Cristo ha detto: ama il prossimo tuo come te stesso. Non ha insegnato a fare differenza tra gay ed etero“, aveva spiegato Francesca Pascale.
Che aveva esortato il centrodestra a fare la sua parte per difendere la libertà  “di tante coppie omosessuali che vogliono vivere in pace”.
Da credente, aveva spiegato “ho rispetto per il matrimonio, soprattutto per quello cristiano: credo nella famiglia tradizionale, ma, da liberale, sono convinta che lo Stato debba rispettare le scelte e gli stili di vita di ciascuno. Questo significa che se due persone, per scelta o per necessità , non possono o non vogliono formare una famiglia, non per questo lo Stato può negare loro il diritto di vedersi riconosciuto il loro legame. Anzi, alla destra vorrei dire — e non appaia come una esortazione cinica – approfittiamone ora che c’è un Papa liberale, che ha mostrato significative aperture verso divorziati e omosessuali”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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LITE BRUNETTA-VERDINI SULL’OK A RENZI

Giugno 28th, 2014 Riccardo Fucile

FORZA ITALIA SPACCATA: BRUNETTA INSISTE PER IL NO, VERDINI SI APPELLA A BERLUSCONI: “ATTENTO, IL PD PUO’ FAR TUTTO DA SOLO”

A dispetto dei ribelli forzisti e dei dissidenti della maggioranza, l’intesa tra Renzi e Berlusconi tiene.
Lo conferma il premier da Bruxelles, definendo «un compromesso molto buono» quello raggiunto in commissione: «Sono molto ottimista che l’accordo terrà ».
Quindi, aggiunge, «già  dalla prossima settimana o la fine della successiva» ci saranno «i primi voti in commissione e Aula».
La battuta feroce è contro i dissidenti interni: «Trovo davvero sorprendente che tutte le volte che andiamo all’estero c’è parte del Pd, ancorchè minoritaria, che riapre discussioni che sembravano chiuse sulle riforme: è un atteggiamento che si giudica per quello che è e non ha bisogno di parole ulteriori».
A sentire gli altri contraenti del patto del Nazareno le cose stanno filando per il verso giusto.
Il ministro Boschi e Luca Lotti, mentre Renzi era impegnato al summit Ue, hanno tenuto i rapporti con i forzisti Paolo Romani e Denis Verdini.
«Il lavoro istruttorio è quasi finito», spiega Romani. Manca solo il timbro ufficiale del governo alla principale richiesta di Forza Italia, quella di introdurre un correttivo proporzionale nella scelta dei futuri senatori, in modo che dalle Regioni (oggi quasi tutte in mano al centrosinistra) non vengano inviati a Roma solo senatori di una parte politica.
Ma la scelta politica di Berlusconi di non far saltare il patto sembra ormai irreversibile, almeno in questo primo passaggio parlamentare.
La commissione affari costituzionali inizierà  a votare gli emendamenti lunedì pomeriggio, ma il punto più contrastato, quello del Senato non elettivo, slitterà  sicuramente alla settimana successiva.
Il fatto è che giovedì sia il Pd ma soprattutto il Pdl terranno le loro assemblee parlamentari. E in casa forzista sarà  l’ora della verità .
Negli ultimi giorni, dietro le quinte, si è consumato uno scontro molto duro tra lo stesso Verdini e Renato Brunetta proprio sull’atteggiamento da tenere nei confronti del governo.
Nelle riunioni di vertice con Berlusconi il capogruppo ha insistito sulla linea dura, quella dell’opposizione senza sconti al governo e del no al ddl Boschi sul Senato. Tanto che Verdini, esasperato, si è rivolto direttamente al leader: «Nessuno ha il coraggio di dirtelo, ma la verità  è che Renzi le riforme al Senato le può fare anche senza di noi. Ho calcolato che gliele possono votare 180-190 senatori. E allora tu saresti tagliato fuori da tutto e messo in un angolo. E Renzi potrebbe fare una legge elettorale che ci farebbe scomparire dalla scena. E questo che vuoi presidente?».
Da qui è nata l’idea dell’assemblea di tutti i parlamentari forzisti.
Perchè Romani e Verdini, a questo punto, preoccupati per le voci su una fronda sempre più consistente, hanno chiesto al leader di metterci la faccia.
E dunque sarà  Berlusconi stesso a spiegare la necessità  di “baciare il rospo” e votare sì al Senato non elettivo.
«A quel punto – pronostica una fonte berlusconiana – quanti senatori di quei 35 senatori che hanno firmato il documento di Minzolini resteranno sulle loro posizioni? Non più di 3 o 4».

Francesco Bei
(da “La Repubblica”)

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RIVOLTA IN FORZA ITALIA: IN 37 PER IL SENATO ELETTIVO, OLTRE META’ DEL GRUPPO CONTRO IL PATTO DEL NAZARENO

Giugno 27th, 2014 Riccardo Fucile

LA DOPPIA FRONDA SULLE RIFORME, NEL PD ESCONO ALLO SCOPERTO 19 DISSIDENTI, ALLARME PREFERENZE

Forza Italia sulle riforme mette a repentaglio il patto del Nazareno. Il big bang matura nella riunione di gruppo a Palazzo Madama, che sfugge al controllo di Berlusconi.
La maggioranza dei senatori, 37 su 59, firma emendamenti per chiedere l’elezione diretta del Senato. L’esatto contrario di quanto prevede il pacchetto Renzi, pur blindato da Verdini e Romani.
Alla base c’è il panico da rielezione di molti parlamentari.
Ma ha funzionato da miccia l’incontro in streaming del premier coi Cinque stelle e quell’apertura alle preferenze nella legge elettorale che a parecchi forzisti proprio non va giù: «Se passano, facciamo saltare tutto » è la minaccia che nel centrodestra sta prendendo corpo.
Al Senato ma anche alla Camera, dove il capogruppo berlusconiano Brunetta chiama in gran segreto i colleghi nemici del “patto delle riforme” e con loro invoca e ottiene una riunione plenaria per la prossima settimana, alla presenza dell’ex Cavaliere.
All’assemblea del gruppo a Palazzo Madama invece ieri mattina Berlusconi non si è presentato. Verdini e Romani lo avevano raggiunto a Grazioli con Giovanni Toti e Maria Rosaria Rossi prima di chiamare a rapporto i senatori, rassicurandolo sulla tenuta.
E invece salta tutto.
Verdini e Romani puntano a chiudere in poche battute la riunione: «Dunque, la riforma va approvata così com’è, al più con qualche modifica, ma il patto deve reggere su tutto, altrimenti rischiamo di veder saltare anche l’Italicum », mette in guardia coi consueti metodi spicci il senatore toscano, gran tessitore dell’intesa.
Toti e la Rossi nemmeno parlano. Ma a quel punto si scatenano i senatori.
Parte Augusto Minzolini, e a seguire Razzi, Caliendo, Zuffada e altri ancora.
Tutti a favore del Senato elettivo e dunque intenzionati (con una quarantina di emendamenti) a stravolgere il testo del governo.
L’ex direttore del Tg1 è il più agguerrito, primo firmatario delle proposte di modifica. «Io non voto questa riforma. Non cadiamo nel tranello di Renzi – alza i toni – Lui minaccia il voto ma non può fare nulla, non andrebbe mai alle elezioni col “Consultellum”. I senatori devono essere eletti dal popolo».
Dopo, è un coro. Altri come Cinzia Bonfrisco stanno per intervenire per rincarare. Al punto che Verdini e Romani sono costretti a sospendere i lavori e rinviare tutto a martedì prossimo.
A Silvio Berlusconi toccherà  presentarsi di persona per far rientrare i “ribelli”, se ne avrà  ancora il potere e la forza.
È un leader dimezzato, fiaccato e in attesa di una nuova pesante sentenza. Già , proprio la sentenza Ruby in appello, che segue la condanna in primo grado a sette anni per prostituzione minorile.
A partire dal 18 luglio è atteso il pronunciamento del secondo grado di giudizio.
Ed è qui che l’ennesima vicenda giudiziaria di Berlusconi si intreccia con l’agenda delle riforme. Il Pd punta ad accelerare e non poco.
Da lunedì iniziano le votazioni in commissione sul testo Boschi. Il capogruppo Zanda e i dem vorrebbero chiudere nel giro di una settimana per approdare in aula il prima possibile per strappare il primo “ok” alla riforma proprio entro la data fatidica del 18.
«Fino a quel giorno, il capo forzista manterrà  i toni bassi, dopo, tutto potrebbe succedere» è il tam tam nel Pd.
Sul Senato elettivo del resto cresce la fronda anche tra i democratici.
Ieri scadeva il termine per presentare i sub-emendamenti e 19 senatori pd, guidati da Chiti, Casson, Tocci hanno firmato proposte in favore dell’elezione diretta e del mantenimento a certe condizioni dell’immunità .
Con loro, anche il popolare Mario Mauro, i sette di Sel capeggiati da Loredana De Petris e i 14 fuoriusciti dal M5s.
L’ex ministro Mauro parla di «deriva autoritaria» nella strategia delle riforme. Come se non bastasse, è stato depositato un emendamento pd con una cinquantina di firme per ridurre il numero dei deputati.
Fibrillazioni che tuttavia al Nazareno vengono minimizzate. Che il premier sia intenzionato ad andare dritto per la sua strada lo si capisce dalla sortita del vicesegretario dem Lorenzo Guerini: «Il percorso procederà  secondo la direzione e i tempi previsti».
Convinti che anche le mine interne a Forza Italia saranno disinnescate da qui a qualche giorno. In ogni caso, un conto sarà  la partita con numeri più risicati – anche se ormai blindati dal Pd – che si giocherà  da lunedì in commissione Affari costituzionali, altra cosa in aula.
Se pure il Carroccio e il M5s dovessero schierarsi con il “partito del Senato elettivo”, l’asticella si fermerebbe più o meno intorno ai 134 senatori.
Mentre la maggioranza pro-riforme è compresa in una forbice variabile tra i 163 e i 186.
Il premier resta convinto di poter andare anche oltre.
Non si raggiungeranno comunque i due terzi necessari per evitare il referendum confermativo, ma questo ormai Renzi lo ha messo nel conto.

Casadio e Lopapa
(da “La Repubblica“)

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RIFORME, GRUPPO FORZA ITALIA SI SPACCA: I DUE TERZI CHIEDONO IL SENATO ELETTIVO

Giugno 26th, 2014 Riccardo Fucile

QUESTA MATTINA LA ROTTURA, GUIDATA DA MINZOLINI… CONTEMPORANEAMENTE 18 MEMBRI DELLA MAGGIORANZA AVANZANO ANALOGA PROPOSTA

C’è un nuovo fronte dissidente sulla strada delle riforme istituzionali. Trentacinque senatori hanno depositato un sub-emendamento che ripropone il Senato elettivo, pronti alla battaglia in aula e nella società  contro il rischio di “deriva autoritaria” e di esproprio del diritto dei cittadini ad eleggere i proprio rappresentanti.
Diciotto sono esponenti della maggioranza (16 del Pd, più Mario Mauro ed Enrico Buemi), ma la fronda è composta anche da da Sel e da ex M5S.
“Il Senato della Repubblica — si legge — è eletto su base regionale, garantendo parità  di genere, in concomitanza con la elezione dei Consigli regionali”.
E ancora: i 35 chiedono la riduzione del numero dei membri della Camera (con 315 deputati) e che il numero dei senatori sia pari a 100, a cui si dovranno aggiungere 6 senatori eletti all’estero.
La proposta è stata presentata in commissione Affari costituzionali per modificare gli emendamenti dei relatori, Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli. Stando ai numeri, le 18 firme potrebbero creare problemi durante il voto in aula del ddl costituzionale.
Il testo, infatti, in aula non potrebbe passare senza tutti i voti di Forza Italia.
Ma sul tema le acque sono molto agitate anche tra le file forziste.
Secondo quando riferiscono alcuni partecipanti alla riunione del gruppo azzurro di questa mattina a palazzo Madama, quasi i due terzi degli onorevoli forzisti preferirebbero un Senato elettivo e quindi diverso da quello del patto Renzi-Berlusconi.
I malumori, sempre secondo quanto si apprende, si sarebbero palesati proprio nel corso della riunione di questa mattina.
Un’incontro turbolento, raccontano, durante il quale Augusto Minzolini si è fatto portavoce di questa larga fetta di senatori che del nuovo Senato non vogliono proprio sentire parlare.
A tenere banco è l’eleggibilità  dell’Aula di Palazzo Madama. La riunione, a cui hanno partecipato sia Denis Verdini, mediatore di Forza Italia per le riforme con il Pd, sia Giovanni Toti, consiglieri politico di Silvio Berlusconi, si è quindi chiusa prima che gli animi si accendessero ulteriormente.
La posizione ufficiale resta la stessa ed è quella di rimanere saldi al patto del Nazareno, una vera e propria strategia che mira a far esplodere i problemi interni al Pd. A convincere la fronda azzurra è stata la notizia dei 18 senatori Dem, facenti parte della maggioranza, che hanno firmato il subemendamento per il nuovo Senato elettivo.
Quattro senatori di Forza Italia hanno presentato sub-emendamenti con cui si ripropone il Senato elettivo, in dissenso quindi dall’indicazione del gruppo.
Un sub-emendamento è stato presentato congiuntamente da Luigi D’Ambrosio Lettieri e da Lucio Tarquinio.
Giacomo Caliendo e Augusto Minzolini hanno invece depositato ciascuno una propria proposta. Che ci sia maretta lo conferma anche la riunione dei capigruppo di Camera e Senato prevista per la prossima settimana alla presenza di Silvio Berlusconi.
“Con il presidente dei senatori di Forza Italia, Paolo Romani, convocheremo per la prossima settimana una riunione dei gruppi congiunti di Camera, Senato e Parlamento europeo, alla presenza del presidente Berlusconi — si legge in una nota del presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta — la riunione è volta a delineare in maniera chiara e unitaria la posizione di Forza Italia sulle riforme, ai fini delle nostre decisioni di voto al Senato, prima in commissione e poi in Aula”.
La decisione , spiega Brunetta, giunge “a seguito delle numerose proposte emendative presentate”.
La conferma della maretta che agita il partito dell’ex premier è arrivata in mattinata da Paolo Romani: “Noi riteniamo di dover ribadire che il Patto del Nazareno prevede un’elezione di secondo grado”, ma “all’interno di tutti i gruppi, a maggior ragione nel nostro, ci sono molti senatori che vedrebbero meglio un’elezione diretta”, spiega   il capogruppo FI al Senato.
Al momento le voci fuori dal coro sono quelle di Minzolini e Claudio Azzolini, che si sono riservati la possibilità  di votare in aula per una elezione diretta della nuova Camera delle autonomie.
Anche Lucio Tarquinio e Sante Zuffada avrebbero espresso perplessità . “Sarà  a mio avviso l’Aula a decidere. In commissione sarà  difficile che venga contraddetto il patto”, aggiunge Romani.
”Quello che accadrà  nelle prossime settimane per noi è la vita”, avrebbe detto Denis Verdini, responsabile dei rapporti con il Pd sulle riforme, per mettere in guardia i suoi.
In mattinata, in una conferenza stampa alla quale hanno preso parte Vannino Chiti, Falice Casson, Mario Mauro, Francesco Campanella e Loredana De Petris sono stati presentati altri emendamenti, per un numero complessivo di 14 proposte: si riferiscono agli emendamenti presentati dai relatori in Commissione Affari costituzionali del Senato, e saranno quindi votati in quella sede, dove la maggioranza non ha problemi a prescindere dall’accordo con Fi e Lega.
I problemi sorgerebbero invece in Aula, dove il governo Renzi ha ottenuto 169 voti al momento della fiducia. Se i 18 non votassero (su un emendamento poi sono 19) diventerebbero determinanti i voti degli altri partiti, come Fi e Lega e scenderebbero i margini per la maggioranza di due terzi necessaria a far promulgare la legge senza passare per il rischio del referendum: se infatti si sottraggono quei 18 voti ai 169 che hanno votato la fiducia, la non elettività  del nuovo Senato ne avrebbe solo 151. “Siamo pronti a metterci di traverso“, ha annunciato Mauro.
L’iniziativa fa il paio con quella di Ncd che ieri ha presentato un sub-emendamento agli emendamenti dei relatori che rilancia l’elezione diretta del Senato. Lo ha riferito il capogruppo in Senato Maurizio Sacconi, che però assicura che Ncd non “intende frenare” il cammino delle riforme.
Tra i 14 emendamenti ve ne è uno che ripristina quasi il bicameralismo perfetto. Infatti attribuisce al Senato poteri legislativi non solo sulle riforme costituzionali (come fa anche il ddl del governo), ma anche su una serie di altre materie che potrebbero essere ampliate: rapporti con la Chiesa cattolica e le altre confessioni; la condizione giuridica dello straniero, le libertà  personali; la libera manifestazione del pensiero; le garanzie processuali; la tutela della salute; diritti politici e sindacali; casi di incandidabilità , ineleggibilità  e conflitto di interessi; norme sul referendum, il Consiglio di Stato, la Corte dei Conti, la magistratura ordinaria, il Csm; l’esercizio della giurisdizione; la Corte costituzionale.
Inoltre per tutte le altre leggi approvate solo dalla Camera, se il Senato chiederà  modifiche con una determinata maggioranza, Montecitorio potrà  respingere tale richiesta solo con una identica maggioranza (nel ddl del governo basta la maggioranza assoluta).
Torna sul banco anche il tema dell’immunità .
La soluzione proposta dal ddl del governo e quella dei relatori, su cui si è scatenata la polemica nei giorni scorsi, “è pasticciata”, ha detto il senatore del Pd Felice Casson. L’immunità  “aveva un senso nel 1948, quando c’era un processo inquisitorio che era molto pericoloso”, ma dopo la riforma del 1983, con le tutele inserite, la situazione è cambiata e l’immunità  può apparire “solo un privilegio”, spiega Casson.
I 35 senatori propongono quindi due soluzioni: o l’abrogazione sia per la Camera che per il Senato (mantenendo solo l’insindacabilità  funzionale dell’espressione) oppure affidare a una sezione della Corte Costituzionale l’esame dell’eventuali appello da parte del Gip nel caso in cui la Camera di appartenenza neghi l’autorizzazione all’arresto.
Il Movimento 5 Stelle va oltre: “La materia va rivista e non solo per i Senatori, ma anche per i deputati — scrive Aldo Giannuli sul blog di Beppe Grillo — negli ultimi quaranta anni se ne è fatto un uso ignobile che ha coperto il sistematico latrocinio di una classe politica sempre più indecente”.
Intanto sulla riforma elettorale Forza Italia e Pd tirano dritto. Nonostante l’incontro tra Matteo Renzi con il M5S e le aperture registrate tra i due schieramenti, l’Italicum “è la base da cui si parte, ci si ferma e si arriva. Per noi c’è solo quello”, ha spiegato Romani al termine della riunione del gruppo azzurro a Palazzo Madama.
L’apertura sulle preferenze emersa ieri nell’incontro tra il premier e la delegazione dei 5 Stelle? “Non esiste, ma in realtà  il Pd ne parla meno di noi”. Anche i dem paiono sulla stessa lunghezza d’onda. ”Per noi vale il testo dell’Italicum passato alla Camera e che ha un’adesione ampia, perchè ci stanno Forza Italia, Scelta civica, Ncd — ha detto in un’intervista a Repubblica Debora Serracchiani, vice-segretaria del Pd — quello è per noi il testo della legge elettorale”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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LA PASCALE GOVERNATRICE DELLA CAMPANIA, MA DOVRA’ VINCERE LA CONCORRENZA DI CALDORO E CARFAGNA

Giugno 24th, 2014 Riccardo Fucile

FORZA ITALIA AGITATA DALLE VOCI SUI PRETENDENTI ALLA CARICA DI PALAZZO SANTA LUCIA… LA COMPAGNA DI BERLUSCONI IN CAMPO

Il papà  del governatore, l’ex deputato socialista Tonino Caldoro, vorrebbe quasi che il figlio non fosse ricandidato.
Lo ha confessato al Corriere del Mezzogiorno di domenica («Stefano ha fatto i capelli bianchi, altri cinque anni a Santa Lucia per lui sarebbero terribili»).
E se fosse una donna a voler prendere il suo posto? E se si trattasse di Francesca Pascale, come pure viene sussurrato in queste ore?
Il presidente della Regione, Stefano Caldoro, da parte sua, spinge per compattare le file intorno a sè e minaccia «la solita sinistra, la gauche, che ha trovato in me il suo nemico».
Eppure, il senatore cosentiniano Enzo D’Anna, vicepresidente del Gal, non si trattiene dalla voglia di dire la sua.
«Anzi – precisa lui – non è una mia congettura. Bensì una indiscrezione che, in queste ore, circola diffusamente nel centrodestra campano».
Quale indiscrezione? «È Francesca Pascale ad aspirare alla poltrona di presidente della Regione al posto di Caldoro e Luigi Cesaro potrebbe essere il suo principale sponsor».
E chi glielo assicura? «Lo so, lo so. Se ne sta parlando insistentemente. Del resto, non nota che viene sempre più spesso in Campania? Una volta per partecipare alla manifestazione di Forza Italia alla Mostra d’Oltremare. Un’altra per la festa dei gigli a Nola. Eppure, lei abita tra Roma e Arcore. E finora non ho mai letto che si è recata in visita alla festa della polenta di Abbiategrasso».
Il deputato e dominus di Forza Italia, Luigi Cesaro, non ne sa nulla: «Io sostenitore di Francesca al vertice della Regione? Fin quando c’è Stefano Caldoro non credo sia possibile. Lo ha detto anche lei che l’amministrazione regionale sta lavorando bene e che pertanto Stefano merita tutta la fiducia. Tuttavia».
Tuttavia? «No, avevo anche io qualche sospetto: che a Francesca potesse interessare una candidatura al consiglio regionale. E a dire il vero ho tentato di indagare. Ma mi ha negato ogni interesse in questa direzione».
Insomma, Caldoro non può che restare in pista (anche perchè alternative, per il momento, non se ne affacciano per lui, dato che la tornata elettorale per le Politiche resta abbastanza lontana), sebbene il suo timore sia oggettivamente fondato sia per lo scenario pressochè incerto che oggi propone il centrodestra, sia per l’effetto traino che il premier Matteo Renzi potrebbe esercitare a vantaggio del suo candidato in Campania.
«Occorrerà  capire tra otto mesi – sussurra il governatore ai suoi più stretti collaboratori – se sarà  estinta o addirittura aumentata la luminosità  della stella di Renzi. E se il presidente del Consiglio vorrà  intestarsi la campagna elettorale nella nostra regione».
Pina Castiello, deputata di Forza Italia e amica di Mara Carfagna, fa spallucce: «Per Francesca Pascale – spiega con qualche eccesso di premura – sarebbe una deminutio puntare al vertice della Regione Campania. Probabilmente vuole fare altro: è la compagna del leader, lei lavora all’unità  del partito. Insomma, è una donna intelligente e sa che in questo momento di difficoltà  è necessario unirsi intorno al presidente Berlusconi».
E Carfagna candidata, come suggerisce anche il papà  del governatore Caldoro? «Le ho parlato – conclude –. Mara non è una che divide e fin quando c’è Stefano che legittimamente, dopo aver messo i conti in ordine in Campania, aspira alla riconferma, ha detto che non se ne parla».

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LA BIANCOFIORE SI DA’ ALLA LETTERATURA: ESCE “IL CUORE OLTRE L’OSTACOLO”, LA SUA AUTOBIOGRAFIA

Giugno 24th, 2014 Riccardo Fucile

AMORE, PASSIONE E POLITICA: “NOI DONNE NATE NEGLI SETTANTA SIAMO COME CANDY CANDY: NATE PER SOFFRIRE, IN ATTESA DI UN AMORE IMPOSSIBILE”

Amori, passioni, politica. Un libro a metà  tra autobiografia e dizionario sentimentale che descrive una generazione. Quella nata attorno al 1970, o giù di lì.
Tutto sotto il segno di Silvio Berlusconi, ma anche di Matteo Renzi.
Perchè Michaela Biancofiore, 44 anni, deputata di Forza Italia e una delle amazzoni azzurre, in quel racconto-fiume di circa 400 pagine – «Il cuore oltre gli ostacoli», Mondadori – e che definisce «la fiaba della mia vita», ci tiene a precisarlo.
Appunto: «La mia generazione è la stessa di Renzi». I rimandi dell’immaginario (ovviamente molto proviene dalla tv) sono quelli che sovente cita il premier.
«Candy Candy, Goldrake, Jeeg Robot, Mazinga… ma le larghe intese non c’entrano. Ho cominciato a scrivere nel 2010» puntualizza.
Ed ecco il via all’amarcord. Siamo sul finire degli anni Settanta.
«Le televisioni private fanno capolino nei salotti degli italiani – rammenta Biancofiore – e davanti agli schermi ci si ferma per Candy Candy». Bimbetti, ma non solo.
«Fratelli e sorelle maggiori, mamme, le nonne. E magari anche i papà  sbirciano un po’ incuriositi». Candy Candy nella biografia della «mia generazione conta molto». Più per le donne, veramente. «A quell’epoca i genitori non parlavano di sesso e amore. Non che dovessimo apprendere tutto da quel cartone animato… Ma Candy Candy ci descrive bene, e rappresenta l’immagine del fallimento sentimentale vissuto da tante come me».
Si spieghi meglio, Biancofiore. «Voglio dire che siamo ancora tutte lì – scherza ma non troppo l’onorevole Fi – ad aspettare Terence Granchester. Tutte con un tratto comune: sofferenza e struggimento nell’attesa di un’amore impossibile. Di Terence ricordo ogni espressione, ombrosa, baudeleriana. Ma dentro l’animo tenero e protettivo: molto innamorato, in sintesi». Domanda inevitabile: e lei, Biancofiore, il suo Terence l’ha incontrato? Risposta franca, almeno nella parte iniziale. «Ora sono single, una storia importante è finita neanche troppo tempo fa».
L’amore impossibile con lo 007 francese
Nell’autobiografia l’amazzone azzurra racconta molto della sua vita sentimentale. C’è spazio anche per un inedito. Quella liaison dangereuse – nel vero senso della parola – con uno 007 italofrancese. Relazione combattuta, portata avanti per anni, tra inseguimenti, abbandoni, ritorni di fiamma e una tinta di giallo riguardo la quale la deputata è tassativa: «Se volete saperne di più, leggete il libro…».
«Mi sento in crisi politica»
Poi, naturalmente, la politica. Con un’ammissione iniziale. «Mi sento in crisi, vocazionale e e non solo. Ho visto troppi tradimenti, troppi voltagabbana, ho incontrato troppa gente interessata: la politica è sporca perchè la sporcano gli uomini… Coltivo un sogno: passeggiare sottobraccio con Papa Francesco per potergli domandare: ma se ti circondano persone che cercano solo potere tu come fai a esercitare una politica pulita?».
Il «doloroso» stream of consciousness
Quanto alle 400 pagine, Biancofiore racconta di aver cominciato a scriverle nel 2010. Una prima fase di stream of consciousness buttato giù di getto «di notte, al mattino presto, nei fine settimana, in ogni istante in cui sentivo affiorare un ricordo o un’emozione da raccontare. Non è stato facile, talvolta è stato doloroso».
Ad esempio la scomparsa del padre – assistenze universitario di Aldo Moro – per un male incurabile. «Avevo 12 anni, i miei avevano divorziato in un periodo in cui il divorzio restava una parola ancora tabù. Ma papà , pugliese, restava per me una figura presente, tanto».
Dopo la sua scomparsa cominciarono le tribolazioni economiche. «Abbiamo attraversato momenti di povertà . Mia madre, che aveva la terza media, frequentò le scuole serali per diplomarsi, poi iniziò a insegnare alle elementari. Io nel frattempo finii al collegio per gli orfani dello Stato: posto d’osservazione previlegiato per guardare l’Italia. Se io stavo male, c’era chi stava peggio. Ad esempio quel bambino, ultimo di sette fratelli, figlio di un bidello sardo. Una famiglia che toccava con mano la fame vera».
Il primo incontro con Silvio: in smoking bianco…
Inevitabile a questo punto la virata dei ricordi su Berlusconi. Pagine che accompagnano, talvolta casualmente – ad esempio un segno del destino: l’onomastico di Biancofiore è il 29 settembre, compleanno del Capo – e talvolta meno – l’anello di Damiani regalato dall’ex premier: «mai tolto perchè è in fondo sono fidanzata con lui» – tutta la fiaba dell’amazzone.
Si comincia dal primo incontro, del tutto virtuale, allo schermo tv. Primi anni Ottanta, Canale 5 trasmette una specie di festival dei migliori programmi del Biscione.
Berlusconi compare in smoking bianco e Michaela dice a voce alta (ricevendo l’occhiataccia della madre, una donna all’antica che i lustrini della tv proprio non li gradisce): «Mi piace tanto quel signore, mi piacerebbe lavorarci assieme un giorno…».
E ancora, il bilancio di quello che Biancofiore chiama «il quarantennio di Berlusconi, iniziato con l’avvio della sua avventura nella tv privata. Quanta rabbia, quando i pretori volevano far chiudere Canale 5… Comunque la si rigiri, Silvio incarna la prospettiva italiana dell’american dream. Ha dato da mangiare a migliaia di italiani. L’avessero lasciato lavorare, chissà  a quanti altri sarebbe successo di realizzarsi nella vita come è capitato a me».
«Ho scritto a Marina»
Infine l’editore. Che Michaela Biancofiore stesse lavorando all’autobiografia era noto già  da un anno. Era alla ricerca di un editore. «Non certo Mondadori, mi sembrava troppo semplice. Poi però ho inviato il manoscritto a Marina Berlusconi, che non conoscevo e dalla quale mi aspettavo solo un parere professionale».
È finita invece «che mi hanno chiamato l’amministratore delegato Carlo Cavallero e il direttore letterario Antonio Riccardi: “Una bella storia”, mi hanno detto. E ora è in libreria».

Alessandro Fulloni

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I MALUMORI DI FORZA ITALIA: «I SÌ A RENZI NON CI GIOVANO»

Giugno 24th, 2014 Riccardo Fucile

E ANCORA NON ARRIVA LA DECISIONE SULLO SFOGO ANTI-GIUDICI

La trattativa finale per portare a casa le ultime migliorie possibili sta per entrare nel vivo, ma la sensazione è che, almeno per il primo passaggio in Commissione e in Aula, le riforme avranno comunque il sì di Forza Italia.
Berlusconi, che pure continua ad essere insoddisfatto per come è stato forgiato un Senato che rischia di «consegnare sempre la maggioranza alla sinistra», non ha però alcuna intenzione di farsi accusare di aver boicottato l’intesa.
Tanto da dirsi disponibilissimo a rinunciare a quell’immunità  per i senatori che pure ha sempre considerato una sacrosanta guarentigia.
E senza colpo ferire gran parte di Forza Italia sembra gettare alle ortiche una battaglia garantista che, non riguardando in nessun modo il caso personale di Berlusconi, non è più una priorità .
Eppure il tema della giustizia è ancora molto presente nei discorsi degli azzurri, condiziona l’umore di tutti, e rende non così certo l’esito finale delle riforme.
Anche domenica sera, nella tradizionale cena con i fedelissimi (Toti, Bergamini, Romani, Ghedini, Rossi), l’argomento del processo Ruby e della velocità  «incredibile, sospetta, ben diversa da quella che si usa con tutti i cittadini normali» con cui arriverà  il verdetto è stata argomento centrale.
Berlusconi non si capacita che già  a luglio, probabilmente entro il 20, potrebbe essere confermata in appello la condanna per concussione e per prostituzione minorile, e «già  prima di Natale» il verdetto in Cassazione potrebbe diventare definitivo.
Con tutte le conseguenze del caso, ovvero la sospensione dei servizi sociali, gli arresti domiciliari e addirittura, questo è il suo terrore, la reclusione in carcere.
In quel caso, ragionano i suoi, pensare che «un clima così pesante e un fatto così enorme» non abbiano conseguenze, è quasi impossibile.
Già , ma quali conseguenze? Renato Brunetta qualche giorno fa è stato chiaro parlando di riforme nell’avvertire che «se il clima cambierà , tutto potrà  succedere».
E chi gli parla in queste ore racconta di un Berlusconi sempre più cupo e convinto che quanto sta dando a Renzi dal momento della sua nomina a presidente del Consiglio ha solo favorito il rivale senza portargli alcun vantaggio.
Le aperture di Angela Merkel su un patto di Stabilità  più «flessibile», concesse oggi che al governo c’è Renzi e mai prese in considerazione quando a chiederle da premier era lui, convincono ogni giorno di più l’ex premier che il complotto ai suoi danni è stato generale ed esplicito, e che, al contrario, a Renzi si spalancano tutte le porte. «Registriamo con favore, a anche con curioso stupore, il cambio di rotta di Berlino in tema di flessibilità  del patto di bilancio – dà  voce alla rabbia del Cavaliere Deborah Bergamini –. È strano, infatti, che questo ripensamento sul dogma dell’austerità , che solo due anni e mezzo fa sembrava impossibile, ora arrivi quasi inaspettato».
Insomma, il quadro generale agli occhi del leader azzurro, mentre slitta la decisione del tribunale di Napoli su una sua eventuale incriminazione per oltraggio alla Corte, continua ad apparire nero.
Tanto che dal suo entourage si ammette che la decisione di aver sostenuto e di continuare a sostenere Renzi e le sue riforme sarà  comunque «argomento di profonda riflessione» nelle prossime settimane.
Con la possibile condanna in secondo grado al processo Ruby a complicare ulteriormente il quadro.
Resta ancora aperta in Procura a Napoli la questione riguardante le possibili conseguenze delle parole pronunciate la scorsa settimana da Silvio Berlusconi durante la testimonianza al processo contro Valter Lavitola per il presunto tentativo di estorsione nei confronti del gruppo industriale italiano Impregilo.
Il procuratore Colangelo e l’aggiunto Piscitelli non hanno ancora esaminato la trascrizione dell’udienza, quindi non hanno ancora preso alcuna decisione sull’ipotesi di aprire o meno un fascicolo in cui Berlusconi risulti indagato per il reato di oltraggio alla corte.
L’ex premier, durante la deposizione, si lasciò andare ad alcuni commenti sulla magistratura, che definì «incontrollata, incontrollabile, irresponsabile».
Per valutare appieno se in tali parole si configuri un reato, i magistrati attendono di leggere la trascrizione ufficiale dell’udienza, ma non è assolutamente detto che poi decideranno di aprire un procedimento nei confronti di Berlusconi (nel caso, tra l’altro, non potrebbero più utilizzare la sua testimonianza perchè diventerebbe indagato in un procedimento connesso a quello contro Lavitola)
Molto più che probabile – anzi, si può dire che sia una certezza – è che una copia del verbale possa essere inviata alla Procura generale di Milano affinchè questa valuti se nel pronunciare quelle parole Berlusconi sia venuto meno a uno degli impegni cui fu chiamato quando gli venne riconosciuto il beneficio dei servizi sociali in alternativa alla detenzione domiciliare per scontare la condanna per frode fiscale. Berlusconi non avrebbe più dovuto criticare pubblicamente i giudici.
Il comportamento tenuto in aula a Napoli potrebbe costargli un richiamo da parte dei magistrati milanesi.

Paola Di Caro
(da “il Corriere della Sera”)

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