Marzo 10th, 2015 Riccardo Fucile
E I VERDINIANI SCRIVONO UN DOCUMENTO
È un no solo “affettivo” quello che Forza Italia vota alle riforme. E su cui converge tutto il gruppo. Affettivo, non “politico”.
Fino a notte fonda Silvio Berlusconi chiama uno ad uno i suoi parlamentari, chiedendo un atto di fedeltà : “Non potete farmi questa vigliaccata nel giorno della Cassazione su Ruby. Non possiamo dare l’immagine di un gruppo spaccato”.
I verdiani fino all’ultimo restano in bilico: alla fine optano per non “strappare” formalmente, votando in dissenso rispetto alla richiesta di Berlusconi.
Ma, dietro la facciata, Forza Italia è una polveriera pronta ad esplodere.
Il prezzo del finto unanimismo è la testa del capogruppo Brunetta, l’alfiere della linea incendiaria.
Non l’ha chiesta solo Verdini, ma il grosso del gruppo. Ecco perchè la sua vice, Mariastella Gelmini che da giorni ha iniziato a criticare apertamente il Mattinale per toni e contenuti, dice: “Oggi voterò contro le riforme, ma Forza Italia resti riformista”. Stesse parole dal capogruppo al Senato Romani.
Il capogruppo della Forza Italia “riformista” è stato già individuato e proposto a Berlusconi: Elio Vito, uno che ha già ricoperto l’incarico.
“Vito su posizioni equilibrate” è la formula usata dal grosso del gruppo.
Nella polveriera Forza Italia pronta ad esplodere Denis Verdini si aggira con un fiammifero.
È sua la decisione di dare comunque un segnale a Renzi (e a Berlusconi).
Un documento, firmato da una ventina parlamentari, per mettere nero su bianco il “forte disagio e dissenso” rispetto alla linea del no alle riforme.
Tra le firme quelle di Laura Ravetto, Daniela Santanchè, Massimo Parisi: quelli che avrebbero votato a favore.
Segnale pesante, in vista del Senato dove — con i numeri in bilico — il suo gruppo potrebbe essere la polizza a vita del governo.
D’ora in poi, è scritto nel documento, “non potremo essere silenti”.
Quando prende la parola Renato Brunetta per la dichiarazione di voto è tangibile l’imbarazzo del grosso del gruppo di Forza Italia.
Pochi e timidi applausi. I volti di Mariastella Gelmini e di Mara Carfagna non celano l’irritazione per i toni del capogruppo. Incendiari.
Dopo aver addirittura citato Rodotà , Brunetta scandisce con tono tragico: “Oggi si sta compiendo un evento grave e drammatico perchè si cambia la Costituzione in un Parlamento lacerato, delegittimato, in un paese impaurito. Renzi ha tradito i patti”.
In Transatlantico la tensione di taglia col coltello: “Ma come si fa a dire queste cose su riforme che abbiamo votato? Siamo alla follia”.
In parecchi avrebbero voluto disertare l’Aula per non ascoltare il discorso di Brunetta e far capire che “non se ne può più”.
Ma si torna al problema “affettivo”. Berlusconi chiede unità , sia pur finta, nel giorno di Ruby.
Sotto il no, Forza Italia più che un partito pare un agglomerato di bande.
I venti fittiani votano no, ma non perchè Renzi ha tradito il Nazareno come dice Berlusconi, ma perchè hanno sempre contestato queste riforme.
La ventina di verdiani avrebbe votato sì e lo dice in un documento. I restanti trenta si sarebbero astenuti ma votano no solo perchè hanno la certezza che cadrà la testa di Brunetta a breve.
Al netto dell’ultimo atto d’affetto verso Berlusconi, dentro Forza Italia scorre l’odio.
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 9th, 2015 Riccardo Fucile
BERLUSCONI DICE DI VOTARE NO, I VERDINIANI POTREBBERO ASTENERSI E ALTRI VOTARE SI’
Il voto finale alla Camera della riforma costituzionale previsto per domani spacca Forza Italia. 
I verdiniani potrebbero astenersi, Gianfranco Rotondi (deputato di Fi) annuncia il suo ‘Sì’: “Non ci devono essere discipline di partito, nonostante lo sgarbo di Renzi, va votata per il bene del Paese, questa è una scelta coraggiosa”.
Decisione in totale contrasto alla linea sancita da Silvio Berlusconi di bocciare il “pasticcio del governo”.
“A dispetto di quello che si dice Berlusconi è un vero democratico, non ci sarà nessun contrasto, i parlamentari sono liberi di decidere secondo coscienza, accidentalmente potremmo essere la maggioranza a votare a favore“.
Il “no” di Silvio Berlusconi riavvicina invece l’ala fittiana del partito.
“Voteremo contro, è una scelta conseguente all’arroganza di questo governo, oggi prevale il nostro dna, abbiamo contribuito fino ad un certo punto, anche se alcune cose non erano gradite, per uno spirito costruttivo che ormai è sfumato — afferma il deputato Francesco Paolo Sisto — chi è causa del suo mal pianga se stesso, oggi Renzi piange le conseguenze delle sue scelte”.
E sulle eventuali defezioni di domani, replica: “Il voto avrà ripercussioni sulla riforma non sul partito, non ci sarà una spaccatura endemica, discutiamo ma il mantra è l’unione, non bisogna indebolire il centro-destra, non si metterà in discussione la leadership di Berlusconi”
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 8th, 2015 Riccardo Fucile
“DOPO AVER COSTRUITO IL SI’, ADESSO DICIAMO NO?”
“Non possiamo fare i fuori di testa. Dopo aver costruito il sì, adesso diciamo ‘no e poi no'”. È lo sfogo del
cerchio magico.
Non quello di Silvio Berlusconi, ma quello di Denis Verdini. Il quale dall’alto del suo Aventino osserva il voltafaccia di Forza Italia sulla riforma costituzionale, rimpiange i bei tempi del patto dei Nazareno e giudica il voto negativo, che gli azzurri daranno martedì alle riforme costituzionale, come un’assurdità o peggio: un suicidio.
Martedì è il D-Day, la giornata cruciale.
Si intrecciano le due partite, quella politica del voto a Montecitorio e quella giudiziaria del verdetto della Cassazione sul processo Ruby1.
I due vasi sono comunicanti.
Se la sentenza del Palazzaccio arriva prima della votazione nel Palazzo e se sarà contro Berlusconi, nell’emiciclo della Camera si scatenerà l’inferno.
Se invece la Cassazione si pronuncia in favore dell’assoluzione ottenuta da Berlusconi nel processo d’appello, l’ala nazarenica di Forza Italia avrà buon gioco nel dire che serve il dialogo e che occorre stare dentro il contesto nel quale la pregiudiziale anti-berlusconiana è finita come dimostra anche l’affermazione di Renzi molto cara e continuamente citata in queste ore da Verdini: “Berlusconi resta il nostro principale interlocutore e Verdini è una persona che capisce molto bene i rapporti di forza”.
Il voto sulle riforme si svolge in un quadro che, per quanto riguarda Forza Italia, vede il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta, scatenato contro il governo, e il gruppo, che in parte lo asseconda e in parte resta perplesso di fronte al muscolarismo del presidente.
I fittiani sono sul piede di guerra e da una parte sostengono con forza il “no” alle riforme (come hanno sempre fatto) e dunque sono contenti della giravolta di Berlusconi ma dall’altra non vogliono passare dal “Forza Renzi” al “Forza Salvini”. C’è poi il grande “corpo molle” degli eletti forzisti che è disorientato e confuso, vive una situazione crepuscolare e chiede a Berlusconi, senza risposte: “Presidente, cerchiamo di essere coerenti su una linea che sia quella definitiva”.
Ecco, per esempio, come si esprime Laura Ravetto: “A fronte delle variegate dichiarazioni di alcuni colleghi ritengo quanto mai necessaria la convocazione congiunta del gruppo di Forza Italia di Camera e Senato prima del voto finale di martedì. Non credo sarebbe accettabile indirizzare noi deputati a un voto che potrebbe in futuro rilevarsi discrasico rispetto alla posizione dei nostri senatori”.
E infatti martedì una riunione di sarà e sarà quella dei deputati di Forza Italia, durante la quale potrebbe andare in scena la disgregazione o almeno lo psicodramma.
Quanto ai verdiniani, l’imbarazzo regna sovrano.
Vorrebbero mandare un segnale: puntano a convincere il resto del partito alla scelta dell’astensione.
Spiega Ignazio Abrignani, uno dei deputati più attivi in questa fase: “Speriamo in un ripensamento del gruppo di Forza Italia per il voto sulle riforme necessarie al Paese”. E ancora: “Martedì abbiamo la nostra riunione e vediamo che cosa succederà ma dobbiamo comunque dare un segno di coerenza rispetto a tutto quello che è stato fatto finora”.
Intanto gli ambasciatori sono a lavoro e il “gruppo Verdini” ha, alla Camera, una serie di abili tessitori – da Abrignani a Gregorio Fontana, da Luca D’Alessandro a Massimo Parisi – e alcuni di loro stanno cercando una sponda di mediazione con Maria Stella Gelmini e Giovanni Toti.
Puntando all’astensione. E confidando nel fatto che Berlusconi, ora durissimo contro il governo Renzi, è pur sempre quello che così si autodefinisce: “Sono concavo e convesso”.
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile
AD ARCORE E’ DELIRIO GIUDIZIARIO, DENIS PRONTO ALLO STRAPPO DA SILVIO: VOTO ALLE RIFORME E GRUPPI AUTONOMI
È in un clima da cupio dissolvi che Denis Verdini prepara la sua scialuppa chiamata Nazareno mentre la nave berlusconiana pare affondare: “Martedì — dice una fonte vicinissima a Verdini — quando si voteranno le riforme alla Camera vedrete che usciranno dei voti favorevoli”.
È l’inizio di percorso che porta a gruppi autonomi.
Alla Camera il pallottoliere segna 20-25 parlamentari. Un po’ meno al Senato.
A meno che Berlusconi non cambi idea sul Nazareno. Al momento pare impossibile. Pure l’aria fa le scintille ad Arcore. È fuori di sè Silvio Berlusconi.
L’ira è verso Renzi. Verso le procure. Verso il suo partito.
Alla vigilia dell’ultimo giorno a Cesano Boscone, già si intravedono le tappe finali del calvario.
Escono le intercettazioni di Bari, a pochi giorni dalla Cassazione sul processo Ruby. Da Milano filtrano notizie ugualmente allarmanti sulle prove dei pagamenti alle olgettine testimoni dei processi.
Le procure, viste da Arcore, sembrano degli arsenali pronti ad esplodere. Pare di essere tornati indietro di anni. Intercettazioni su donnine pronte a soddisfare i riti lussuriosi del bunga bunga in cambio di ricompensa.
Quelle frasi sulle “bambine” che evocano la giovane età delle ragazze: “Stasera — dice Berlusconi a Tarantini — ho due bambine, una giornalista e una brasialiana”.
Un quadro complessivo che evoca quella dipendenza psicologica di cui parlò Veronica, quando pronunciò la frase che squarciò il velo del silenzio: “Mio marito è un uomo malato”.
Colpo dopo colpo, Berlusconi pare un pugile che mena i pugni al vento.
Ai suoi ha dato ordine di votare no alle riforme e di seguire la linea della rottura totale.
Fosse stato per lui avrebbe anche fatto un nuovo Aventino. È stato ricondotto a miti consigli solo dopo la riunione di mercoledì con venti parlamentari.
Romani, Gelmini, hanno provato a farlo ragionare, ma chissà quanto dura.
Ormai l’ex premier parla di Renzi come di un “dittatorello” e di un “pericolo” che va fermato.
È in questo quadro che Denis prepara il suo strappo. I suoi martedì sono pronti a votare a favore delle riforme del Nazareno.
È la “mossa” che fa il paio con le parole di Renzi all’Espresso.
Nella sua lunga intervista il premier ha rivendicato la bontà del dialogo con Berlusconi sulle riforme, ha duramente criticato il “cerchio magico” che lo ha portato alla rottura, ha attaccato duramente Bersani difendendo le liste bloccate.
E soprattutto, ha messo a verbale: “Verdini è un pragmatico, che conosce la prima regola della politica: i rapporti di forza. Sa che abbiamo i numeri anche da soli. Io l’ho sempre detto a Berlusconi: il patto con te lo faccio per un atto politico, non per una necessità numerica. Lui ha cambiato idea. Ora mi auguro che Forza Italia torni alla ragionevolezza”.
È l’ultimatum congiunto Renzi-Verdini: se Silvio non torna indietro allora si va avanti comunque con la pattuglia di Denis.
La verità è Berlusconi ha perso il controllo del partito. Il cupio dissolvi è iniziato. Maria Stella Gelmini, vicecapogruppo alla Camera, sul suo blog c’è andata giù dura sulla linea di Brunetta: “Trovo sbagliati i toni sommari e liquidatori con cui “Il Mattinale” affronta il tema delle riforme. Non penso che Forza Italia abbia votato per quasi un anno riforme “mostruose”.
I fittiani, oltre quaranta tra Camera e Senato, ormai si muovono come un partito nel partito. I verdiniani si organizzano.
Il cerchio magico attorno a Berlusconi si sente rassicurato dalla prospettiva di una lista Forza Silvio dove trovare un seggio sicuro.
Dell’operazione se ne è parlato ad Arcore, anche se — appena qualcuno la scrive come Carmelo Lopapa su Repubblica — parte la smentita d’ufficio.
I critici la chiamano l’operazione la “Repubblica del Salotto” perchè rispetto a Salò è fatta da gente che ama la vita comoda.
Da giorni l’ex premier lancia strali verso quegli ingrati del partito che non lo seguono del momento del bisogno.
Minaccia pure la chiusura delle sedi del partito: “Non servono più. Mica Cinque stelle ha la sede di partito. Sono roba vecchia”.
Chi lo sente non capisce se quando evoca una nuova discesa in campo ci creda davvero o sia solo un modo per esorcizzare la grande paura.
L’ultima idea che ha confidato è creare anche una lista denominata “vittime del fisco e della giustizia”.
Fuori dal cerchio magico, a microfoni spenti, è sdoganata la parola “delirio”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 3rd, 2015 Riccardo Fucile
LA SENATRICE, MOGLIE DI SANDRO BONDI, MOTIVA AL “CORRIERE DELLA SERA” LE RAGIONI DEL SUO ADDIO
Desidero spiegare in maniera pubblica e sincera le ragioni del mio dissenso politico nei confronti del partito a cui appartengo.
Da tempo, purtroppo, Forza Italia sta vivendo una profonda crisi per diversi motivi. Elenco i principali: l’azzoppamento del nostro leader, il presidente Silvio Berlusconi, con la conseguenza di un centrodestra senza più un punto di riferimento; l’arrivo di Renzi a capo del Pd, ma con una personalità politica ricca di sfumature e difficilmente incasellabile a sinistra riuscendo dunque ad attirare consenso anche al centrodestra; una vera e propria guerra interna a Forza Italia per la successione.
È soprattutto quest’ultimo punto che mi ha spinto a una seria riflessione.
Ciò che sta avvenendo, infatti, è una vera e propria distruzione, con faide interne il cui unico fine è quello di spartire l’eredità politica di Berlusconi, a cominciare da coloro che gli stanno accanto e che dicono a parole di voler tutelare la sua leadership.
Pur non essendo schierata con nessuno, ritengo che la serie di commissariamenti sia solo il risultato di rese di conti che daranno ancora altri frutti amari.
Cose che, a mio avviso, nulla hanno a che vedere con il movimento liberale che Silvio Berlusconi ha fondato e che lui stesso non avrebbe mai consentito accadessero.
A questo si aggiunge che Forza Italia, fondata dal presidente Berlusconi per realizzare quella rivoluzione liberale tanto necessaria per modernizzare il nostro Paese, nel tempo è cambiata.
Infatti quella rivoluzione liberale è stata intrapresa solo in parte e per questo abbiamo perso consenso.
Alla base di questo fallimento vi sono diverse cause, non ultima – per dovere di obiettività – l’azione di una parte della magistratura che spesso ha agito secondo finalità politiche con un accanimento nei confronti del presidente Berlusconi, compromettendo un solido equilibrio dei poteri, necessario in ogni sana democrazia.
E purtroppo nemmeno i nostri governi sono mai riusciti a realizzare una riforma della giustizia equa, non contro la magistratura, ma a favore della giustizia, dei magistrati onesti e indipendenti e di tutti i cittadini.
Un’altra ragione del fallimento sono stati i condizionamenti degli alleati che, tuttavia, continuiamo a inseguire nonostante ci siano evidenti, abissali diversità .
Forza Italia è cambiata anche sul piano programmatico; assistiamo infatti a posizioni contraddittorie, spesso caratterizzate da un’accentuata difesa di interessi corporativi che nulla hanno a che fare con un programma liberale.
Per non parlare dei diritti civili, dove si registrano atteggiamenti di chiusura e perfino oscurantisti.
Per finire, è ormai difficile per me riconoscermi in una classe dirigente che di fatto oggi controlla Forza Italia.
Per tutte queste ragioni, pur ringraziando il presidente Silvio Berlusconi, a cui va tutta la mia riconoscenza e il mio affetto, per la possibilità che mi ha offerto di diventare membro del Parlamento e di partecipare a un’avventura politica che è stata per me importante, ho deciso di lasciare il gruppo parlamentare di Forza Italia e di iscrivermi al Gruppo misto del Senato.
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 1st, 2015 Riccardo Fucile
“COLPA DEL CERCHIO MAGICO, EMARGINATI TUTTI COLORO CHE RESISTONO A METODI INACCETTABILI”
Ha tagliato i ponti con il circo berlusconiano. Raramente a Roma e mai ad Arcore, solo un ostinato silenzio. 
A un tratto, però, Sandro Bondi torna a farsi sentire. Quando è troppo, è troppo.
«In Piemonte hanno colpito due persone per bene senza alcun motivo. È una epurazione assurda, opera del cerchio magico che ruota attorno a Berlusconi», confida al sito “lo Spiffero”.
I malcapitati a cui si riferisce il senatore sono Valter Zanetta, coordinatore azzurro di Verbania, e il commissario torinese Ettore Puglisi.
Sono stati messi alla porta senza prevviso dal coordinatore regionale Gilberto Pichetto.
La colpa? Aver scelto di schierarsi con Raffaele Fitto.
Lontani i tempi in cui organizzava seminari politici nella splendida cornice di Gubbio, anche Bondi è rimasto vittima dalla brigata che gestisce l’agenda dell’ex Cavaliere.
Senatore Bondi, cosa succede?
«Mai avrei pensato che nel partito che ho contribuito a fondare si potesse arrivare a livelli tanto bassi».
Dopo tanto silenzio interviene per difendere i due dirigenti allontanati.
«Abitando in Piemonte, ho fatto solo una considerazione dopo quanto avvenuto ieri. In questo periodo stanno avvenendo cose molto gravi e difficili da comprendere».
L’input è arrivato dal cerchio magico. Hanno rimosso due fittiani, in un clima da resa dei conti.
«Io non faccio parte di nessuna corrente, ma constato da tempo che c’è una volontà di emarginare tutti coloro che, per diversi motivi, non si adeguano a cose e metodi che sono inverosimili e inaccettabili».
Ha avuto modo nelle ultime settimane di sentire Berlusconi per manifestare questo malessere?
«Da tempo non lo sento».
Però è amareggiato.
«L’altro ieri un giornale mi ha nuovamente preso di mira scrivendo che io e Manuela (la senatrice Repetti, la compagna a cui è legatissimo e con cui trascorre il suo tempo lontano dalla politica) saremmo stati a capo di un gruppo a favore dell’Imu agricola».
Non è così?
«È una cosa assolutamente falsa e strumentale. E non credo che sia stata casuale»
Pensa al cerchio magico?
«Non so se il tentativo di screditarmi pubblicamente e altre cose che stanno avvenendo siano collegate e gestite dal cerchio magico. Io preferisco continuare a restare nel silenzio e, soprattutto, fuori dalla politica».
Di certo il pugno di ferro è benzina sul fuoco dello scontro intestino, come rileva immediatamente Raffaele Fitto.
«C’è ormai un vero e proprio allarme democratico nel nostro partito, le primarie sono più che mai necessarie e urgenti. Dopo quanto è accaduto in Puglia, ora si assiste ad assurde ritorsioni anche in Piemonte».
Pochi giorni fa, in effetti, l’intera classe dirigente pugliese di Forza Italia si è dimessa in seguito al commissariamento del coordinatore regionale fittiano.
Non è la prima volta che Bondi si lascia andare a uno sfogo.
«Questa storia è finita – confidò al Foglio nel novembre del 2013 – dietro Berlusconi non c’era niente. In questi anni non abbiamo costruito nulla di umanamente e politicamente solido o autentico. Finisce male».
Per lui, che ha amato il leader, il nuovo corso è causa di quotidiano tormento.
Fino alle epurazioni, l’ultimo sgarbo che fatica ad accettare: «Sono convinto che questa decisione sia stata imposta a Pichetto. Mai l’avrebbe presa di testa sua, come mai Berlusconi avrebbe agito in questo modo».
E allora di chi è la colpa? Per il senatore tutto conduce a Maria Rizzotti, chirurgo estetico e parlamentare arruolata dai centurioni di Arcore.
«È lei – ricorda – che fa da cinghia di trasmissione tra il cerchio magico e il partito in Piemonte».
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 27th, 2015 Riccardo Fucile
SUL “MATTINALE” BRUNETTA SI SCHIERA CON L’EX SEGRETARIO PD
La notizia è di quelle che fanno saltare sulla sedia: il Mattinale di Brunetta tifa Bersani. “Sta accadendo un fenomeno molto istruttivo. E’ la rivincita della morale in politica. Qualcuno ricorda? La rottura del Nazareno, voluta da Renzi con il tradimento della parola data a Berlusconi sul Presidente della Repubblica, sembrava la furbata di un genio: ora gli si ribalta addosso con esiti prevedibilmente disastrosi per lui e i suoi progetti di dominio solitario”, scrive “Il Mattinale”, la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera e curata da Renato Brunetta
“Capolavoro – prosegue – fu definita da tutti i commentatori quella che era stata l’esibizione spudorata della slealtà . Allora il premier scelse l’unità del suo partito contro l’unità della nazione. Mal gliene sta incogliendo. Che accade? La minoranza del Pd, che secondo l’informatissimo Stefano Folli vale almeno il 30 per cento dei voti parlamentari dell’intero gruppo, si ribella apertamente contro Renz. Per questo ci piace lo slogan: Forza Bersani!”.
“Tranquilli. Non siamo diventati bersaniani, non andiamo in pellegrinaggio alla tomba di Togliatti. Non siamo affatto per il tanto peggio tanto meglio. Ma per il meglio, e applaudiremo sempre l’emergere delle verità . Quando Bersani dice ‘il Re è nudo’ e si fa ambasciatore della realtà , noi stiamo dalla sua parte”
“Dichiara – si legge ancora – che l’Italicum 2.0 non è accettabile e non lo voterà . Concordiamo. Si tratta di un mostro. In combinato disposto con una riforma costituzionale pessima, la Repubblica rischierebbe di essere trasformata in un regime autoritario in forza di provvedimenti di enorme importanza confezionati su misura per un dominio a tempo indeterminato di Renzi. La modernizzazione delle istituzioni, la necessità di rendere celere i procedimenti legislativi e di dare all’esecutivo la possibilità di agire deve andare insieme alla salvaguardia della democrazia in una logica del bilanciamento dei poteri. Altrimenti il pericolo è troppo grande. E ci pare che i sorci verdi comincino a circolare piuttosto grintosi dalle parti di Renzi. Forza Italia! E per una volta anche Forza Bersani!”.
(da “Huffington Post”)
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Febbraio 21st, 2015 Riccardo Fucile
OVAZIONI E 1.500 PRESENTI ALLA CONVENTION DI FITTO A ROMA: “OCCORRE FARE OPPOSIZIONE AL GOVERNO, GUARDIAMO AVANTI”… POI ILLUSTRA I CONTENUTI PER DARE FORZA AL PARTITO
Accolto da applausi e abbracci, Raffaele Fitto ha dato il via alla convention dei ‘Ricostruttori’ di Forza Italia, lanciando ufficialmente la sua corrente: “Oggi siamo qui grazie al coraggio, alla determinazione e alla convinzione di un gruppo di colleghi: li voglio ringraziare uno ad uno. È grazie a loro che oggi siamo qui, per svolgere una manifestazione che non è contro nessuno, è per qualcosa, è per guardare avanti”, ha detto Fitto, sottolineando più volte la volontà di porsi con un atteggiamento positivo per ricostruire il Paese e Forza Italia.
Il partito, ha spiegato Fitto agli oltre 1.500 presenti all’Auditoriu Massimo dell’Eur, negli ultimi tempi ha commesso l’errore di non porsi, come invece avrebbe dovuto, come forza di opposizione al governo, andando ‘a braccetto’ con Renzi.
Ma, ha insistito, è necessario essere leali con gli elettori e avere chiarezza di posizioni. Poi l’ammonimento a Silvio Berlusconi: lasciare il Paese nelle mani di Salvini sarebbe “un clamoroso errore”.
Inno in coro.
Dopo le note dell’inno del partito, Fitto ha lanciato l’Inno nazionale, senza il quale, ha detto “non si può partire”. Dato che la regia aveva qualche problema a mandare la musica, la platea (e Fitto dal palco) ha intonato l’inno di Mameli.
Poi, con una foto dei marò trattenuti in India sullo sfondo, Fitto ha detto di voler “cominciare questa manifestazione ricordando una ferita aperta ormai da troppo tempo”.
Il rischio del partito unico.
“Il nostro è stato un lungo cammino fatto di coerenza e rivendicazione della linea politica. Noi, Forza Italia, un partito di opposizione, ha iniziato un suo percorso andando a braccetto con questo governo, non facendo opposizione. Qualche mese fa si è teorizzato addirittura il partito unico, che dovevamo stare con Renzi tutti insieme allegramente”.
C’era, ha proseguito “chi sosteneva il patto del Nazareno senza se e senza ma… In tutto questo c’è stato un gruppo di persone che ha tentato di far emergere i rischi che correvamo. A un certo punto Renzi ci ha mollato: noi lo avevamo detto che dovevamo andare avanti con una battaglia”, ha detto Fitto, riassumendo gli ultimi mesi che hanno portato alle contrapposizioni all’interno di Fi.
Le critiche.
“Non ho letto tante dichiarazioni contro Renzi quanto quelle che hanno fatto contro di noi che stavamo dicendo quello che stava accadendo”, ha detto Fitto attaccando i vertici di Forza Italia che hanno iniziato un percorso di non opposizione all’esecutivo. “Quale unico atto messo in campo dal partito – ha proseguito – dopo che non si è discusso di nulla, che si è accettata una posizione passiva del governo, l’atto messo in campo è stato il commissariamento della Puglia in Forza Italia. Questo non può passare sotto silenzio, è evidente che noi siamo qui per rivendicare con forza le nostre posizioni politiche, la nostra storia e mettere in campo un’azione politica con contenuti. Serve un centrodestra forte, di governo”.
“Bisogna tornare a parlare di contenuti ha insistito Fitto, soffermandosi anche sulla ‘contromanifestazione’ organizzata in Lombardia dai dirigenti azzurri: “È un fatto positivo, vuol dire che abbiamo centrato il risultato”, ha sostenuto.
Contenuti.
“La prima cosa di cui vogliamo parlare sono i contenuti del nostro impegno politico. Siamo all’interno del Partito popolare europeo. Se la linea è quella dell’austerity, noi abbiamo l’obbligo di aprire una riflessione profonda. Il semestre di presidenza italiano è stato imbarazzante. Dobbiamo sforare il 3%, dando una boccata di ossigeno alla nostra economia. Nella campagna elettorale il presidente del Consiglio aveva sottolineato la necessità di puntare sulla flessibilità nei conti pubblici – ha proseguito Fitto -. Mi chiedo – ha aggiunto – quali siano stati i risultati. Abbiamo rinunciato ad ottenere altri portafogli in Europa e ci siamo accontentati dell’Alto rappresentante della politica estera”.
Sicurezza.
Il tema della sicurezza, ha detto Fitto, è uno dei contenuti a cui è necessario dare maggiore rilevanza, ricordando gli ultimi eventi di Roma: “Poco interessa se un terrorista è arrivato con l’aereo o con il barcone, ma dobbiamo ripartire dalla sicurezza, da una maggiore sicurezza. Roma è stata messa a ferro e fuoco per una semplice partita di calcio. Mi chiedo: se esistono rischi così evidenti è possibile che davanti al terrorismo internazionale ci possa essere un livello di sicurezza così discutibile?”.
Dentro Fi.
“Noi saremo all’interno del nostro partito, staremo all’interno di Forza Italia”, ha detto Fitto suscitando un grande applauso.
“Vogliamo ricostruire il centrodestra, dare un contributo alla ricostruzione del nostro partito e del nostro Paese”, ha detto ancora.
Il torto di avere ragione.
Fitto ha insistito, come già aveva detto durante in videoforum a Repubblica tv, sul fatto che il torto suo e di chi è delle sue stesse idee è stato quello di avere ragione.”Noi abbiamo avuto il grande torto di avere ragione. Noi non siamo contro le riforme, ma le riforme devono essere un punto di incontro, vedo qui i senatori che votarono contro e ribadisco che se le riforme avessero avuto dei contenuti veri ci saremmo stati, ma non era così – ha detto -. Forza Italia ha sbagliato a non entrare nel merito delle riforme – ha aggiunto – e ha sbagliato a votare delle riforme che significano distruggere il centrodestra in Italia: è stato un suicidio. Non siamo contro nessuno, ma rivendichiamo con forza coerenza al nostro mandato elettorale”.
Il messaggio a Berlusconi.
Non è mancato un messaggio al leader del partito e la delusione per l’ultimatum ricevuto: “A Berlusconi voglio mandare un messaggio molto chiaro: questa non è una manifestazione di insulti. Sono rimasto deluso e dispiaciuto nel leggere alcune cose. Non si danno 15 giorni di tempo per decidere se uscire dal partito, non si danno a nessuno”.
Poi ha aggiunto: “Voglio dire a Berlusconi che le vittorie di questi vent’anni sono fondamentali per noi, non vogliamo distruggere, ma essere d’aiuto. Ma c’è una differenza tra fedeltà e lealtà e quest’ultima richiede chiarezza nelle posizioni: i grandi risultati ottenuti non devono nascondere i grandi errori. Una riflessione critica del passato recente è ineludibile. Ora siamo di fronte a un bivio: distruggere il partito o seguire l’evoluzione e il percorso in atto nel nostro Paese, senza lasciare questo lavoro a Matteo Salvini. Sarebbe un errore clamoroso. Berlusconi può accompagnare questo percorso verso la terza Repubblica”, ha spiegato ancora.
Gioco di squadra.
“Giungere a questa manifestazione non è stato per niente facile. Ma stiamo cercando di fare un gioco di squadra che possa rilanciare il nostro percorso perchè siamo sicuri che questo dibattito possa rilanciare il partito. Nella convinzione che la forza delle nostre idee ci proietterà nel futuro del Paese. Non vogliamo rompere con nessuno, ma il nostro percorso lo porteremo avanti”, ha concluso Fitto.
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Febbraio 20th, 2015 Riccardo Fucile
LA PAURA DI BERLUSCONI: “I PM VOGLIONO VENDICARSI”…. VERDINI E LETTA ISOLATI
C’era una volta Forza Italia, la «monarchia anarchica» come amava definirla Giulio Tremonti. Ora
è rimasta solo l’anarchia.
Per Toti si tratta solo di «sensibilità diverse », ma la verità è che il movimento di Berlusconi è investito in pieno dal terremoto causato dalla rottura del patto del Nazareno. E ognuno va per la sua strada
Per il leader un problema in più, che si aggiunge al vero assillo di questi giorni trascorsi ad Arcore con Ghedini e Longo: il riattivarsi dei pm contro le “olgettine”, in concomitanza con la pronuncia della Cassazione sul processo Ruby 1.
Due spade di Damocle che potrebbero cadergli entrambe sul capo.
Con lo spettro di una revoca dei servizi sociali e gli arresti domiciliari. E il rinvio del Ruby 1 ai magistrati d’appello per un nuovo processo. «Questi vogliono vendicarsi, è evidente l’accanimento».
L’epicentro delle scosse nel partito è la Puglia, regione commissariata due giorni fa da Berlusconi nel tentativo di mettere Raffaele Fitto fuori gioco.
A due mesi dal voto, in solidarietà al ribelle, ieri ci sono state clamorose dimissioni di massa di tutti i vertici forzisti.
Tutti i coordinatori e i vicecoordinatori provinciali, con una nota congiunta, hanno lasciato i loro posti in polemica con Berlusconi e «l’ineffabile» commissario Vitali. Denunciando anche un tentativo di intimidazione verso i fittiani intenzionati a partecipare alla manifestazione proposta domani dal dissidente a Roma sotto lo slogan dei “Ricostruttori”.
L’sms di Vitali, con la diffida a prendere l’aereo per Roma a sostegno di Fitto, è arrivato direttamente sul cellulare del capogruppo forzista in Regione, Ignazio Sullo.
Ma la lotta contro Fitto e i pugliesi è solo una parte del racconto.
Perchè il partito si sta sbriciolando anche in alto.
Lo dimostra il duello ormai aperto tra i due capigruppo Paolo Romani e Renato Brunetta. Dopo l’intervista di Romani a Repubblica, la replica di Brunetta è tagliente: «Umana comprensione verso Romani, perchè è rimasto orfano del Nazareno. Lo capisco, perchè d’ora in poi non avrà più incontri privilegiati con la deliziosa Maria Elena Boschi».
Basta? Non basta.
Un capitolo a parte lo merita Denis Verdini, sempre più chiuso nel silenzio dopo la sconfessione del suo lavoro.
Raccontano che «Denis» sia molto arrabbiato con il capo forzista. «Temo che la ferita non si possa rimarginare», l’hanno sentito dire. «Ora voglio proprio vedere i risultati del partito, visto che il nostro problema era il patto del Nazareno».
Un accenno alle prossime regionali, che rischiano di essere il de profundis di Forza Italia. Dopo la decisione di accordarsi con Area popolare, su Forza Italia è caduto infatti l’anatema di Salvini.
«Per noi l’intesa con Ncd resta un architrave», ribadisce Deborah Bergamini. Stessa determinazione in Maria Rosaria Rossi: «Salvini non fa accordi? Vorrà dire che saremo liberi anche di noi». Un riferimento a una possibile candidatura autonoma di Flavio Tosi in Veneto sostenuta, appunto, anche da Berlusconi e Alfano.
Tornando a Verdini, pare che nell’ultimo incontro con il leader abbia sfogato tutta la sua amarezza per essere stato scaricato: «Io ho sempre lavorato alla luce del sole seguendo le tue indicazioni. Ora chiamo Renzi e ti faccio fare da lui l’elenco di quelli che lo hanno cercato di nascosto. Sono gli stessi che ti parlano male di me».
Il fil rouge tra Verdini e palazzo Chigi sembra comunque ancora integro.
Tanto che mercoledì ci sarebbe stato un incontro a quattro tra Verdini, Gianni Letta, Lotti e Guerini per provare a ricucire lo strappo e consentire a Berlusconi di tornare in partita.
Unica nota positiva, il ministero del lavoro ha dato ieri luce verde per la cassa integrazione agli 81 dipendenti di Forza Italia.
Francesco Bei
(da “La Repubblica”)
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