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FITTO A UN PASSO DALLO STRAPPO E PRONTO A CANDIDARSI IN PUGLIA IN ALTERNATIVA A FORZA ITALIA

Marzo 20th, 2015 Riccardo Fucile

I VERTICI DI FORZA ITALIA ESCLUDONO I FITTIANI DALLA LISTA E LORO ACCUSANO: “VOGLIONO FAR VINCERE EMILIANO, A QUESTO GIOCO NON CI STIAMO”

Raffaele Fitto è pronto a candidarsi in Puglia: l’ex ministro salentino, europarlamentare di Fi e contestatore della leadership di Berlusconi, sta pensando seriamente alla corsa alla presidenza della Regione Puglia: il capo dei “frondisti” di Forza Italia scenderebbe in campo con due-tre liste anche contro il candidato ufficiale del centrodestra, l’oncologo Francesco Schittulli.
A dare il via ad una “riflessione” in questo senso, che – dicono i fedelissimi dell’ex governatore pugliese – è “ben più di una ipotesi”, l’esclusione dei fittiani dalle liste scelte e decise da Silvio Berlusconi e da Luigi Vitali.
Quest’ultimo, ex sottosegretario alla Giustizia, è stato nominato dal Cavaliere coordinatore regionale di Fi in Puglia proprio per dar battaglia a Fitto, che sta creando all’ex premier non pochi problemi a livello nazionale con la sua voglia di ricostruire il partito.
“Le liste – avrebbe detto proprio Berlusconi in un incontro che ha tenuto ieri sera a Roma con Vitali e Schittulli – le decidiamo io e Vitali”.
Tradotto, dicono i fittiani, “ci escludono dalle liste”.
Prova una mediazione in extremis il senatore Altero Matteoli, capo della task force di Forza Italia per le regionali: Matteoli chiede a Fitto di sostenere lealmente Schittuli, assicurando che “non ci saranno esclusioni preconcette dalle liste”.
Per tutta la giornata, i fittiani ripetono il loro refrain: “Noi dobbiamo fare una lista a sostegno di chi ci caccia, di chi fa le epurazioni? Non esiste. Se mai facciamo una lista, anche due o tre, e non saremo soli, ci sono altri soggetti politici pronti e sarebbe un’altra cosa, una fase nuova”.
E’ chiaro, dunque, che ‘il caso Puglia’ diventa il campo di battaglia di uno scontro ben più ampio.
Il clima di diffidenza che serpeggia nel centrodestra pugliese è ormai molto evidente: i fittiani giurano che Berlusconi è pronto a lasciar vincere il segretario regionale del Pd, Michele Emiliano, candidato del centrosinistra ritenuto il favorito di questa competizione elettorale, pur di distruggere Raffaele Fitto.
Vitali, invece, assicura che non è così e indica Fitto quale unico responsabile di una eventuale sconfitta, che sarebbe una “macchia indelebile” per l’europarlamentare azzurro.
“La sua candidatura – dice – sarebbe un fatto gravissimo. si vuole la rissa”.
Intanto il candidato ufficiale del centrodestra, Schittulli, malgrado il putiferio, ha deciso di non fare passi indietro, anzi: “Ero il candidato del centrodestra, sono il candidato del centrodestra e rimango il candidato del centrodestra. Ho lavorato per unire tutte le componenti, per ricompattare, con l’unità  si vince”.
“La nostra posizione – insistono però i fittiani – è quella di restare in Fi ma se in modo immotivato veniamo lasciati fuori dalle liste, si apre una nuova fase, questo è certo”. Con Fitto è sceso in campo anche il capogruppo di Fi alla Regione Puglia, Ignazio Zullo: “Sarò candidato al suo fianco, con lui – assicura – sarebbe un successo”. Fitto – a quanto si è saputo – potrebbe tenere un incontro a Bari nei prossimi giorni.

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FITTO COME TOSI: PRONTO A CANDIDARSI IN PUGLIA, PANICO IN FORZA ITALIA

Marzo 19th, 2015 Riccardo Fucile

BERLUSCONI ESCLUDE I FITTIANI DALLE LISTE E L’EX MINISTRO E’ TENTATO A SCENDERE IN CAMPO CONTRO IL CANDIDATO UFFICIALE DEL CENTRODESTRA

Fitto come Tosi. L’ex ministro salentino e europarlamentare di Fi potrebbe decidere di correre come candidato alla presidenza della Regione Puglia, ma in alternativa al competitore sponsorizzato dagli azzurri, l’oncologo Francesco Schittulli.
Così come sceglie di fare in Veneto l’ex uomo politico leghista e sindaco di Verona, Flavio Tosi.
La voce nel tacco d’Italia è insistente visto che Silvio Berlusconi continua a non volere uomini politici della corrente fittiana nelle liste di Forza Italia da presentare in vista delle elezioni di maggio.
“Le nostre liste le facciamo io e Vitali” avrebbe detto l’ex Cavaliere l’altra sera in un faccia a faccia con Schittulli a Palazzo Grazioli.
Vitali è Luigi Vitali, ex sottosegretario alla Giustizia, che Berlusconi nomina coordinatore del partito in Puglia proprio per mettere il sale sulla coda dei fittiani. Che, a questo punto, in un modo o nell’altro stanno pensando al da farsi: vogliono far parte della squadra berlusconiana, ma nel caso in cui dovessero essere esclusi, non hanno la benchè minima intenzione di restare fermi al palo.
Da qui l’idea di Fitto di scendere in campo per guidare una coalizione “fai da te” che sarebbe costruita attorno a due-tre civiche e che, soprattutto, andrebbe a spaccare il fronte del centrodestra.
Una notizia alla quale il candidato del centrodestra Schittulli risponde con un tweet categorico: “Io ero, sono e sarò il candidato presidente alla Regione Puglia per il centro destra”.
A dicembre dell’anno scorso peraltro, era stata proprio Fi a suggerire che fosse Fitto la testa di serie dei conservatori per la consultazione pugliese. “Sarebbe il miglior candidato” aveva detto il senatore Altero Matteoli: “La sua capacità  politica è attestata anche dal consenso che negli anni ha ricevuto dai pugliesi. Il risultato personale ottenuto, da ultimo, alle europee ne è una ulteriore riprova. Egli ha tutte le potenzialità  per vincere una battaglia difficile. Gliene saremmo grati”.
Ma Fitto, tre mesi fa, rispediva al mittente l’invito: “La mia candidatura non sta nè in cielo nè in terra, non c’è e non ci sarà . Non continuiamo con balletti senza costrutto”. Adesso pare che abbia cambiato opinione.
Vitali reagisce nervosamente: “Fitto candidato? Sarebbe un fatto gravissimo”.

Lello Parise
(da “La Repubblica”)

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IL MIRACOLO DI BRUNETTA, RIUNIFICA FORZA ITALIA: TUTTI VOGLIONO SOSTITUIRLO

Marzo 16th, 2015 Riccardo Fucile

“L’80% DEL GRUPPO ESULTERA’ SE LASCERA’ IL POSTO DA   CAPOGRUPPO”…IN POLE POSITION ELIO VITO, GELMINI E CARFAGNA

Renato Brunetta è riuscito nell’impresa di mettere tutti d’accordo: verdiniani, berlusconiani e fittiani.
Tutti, nessuno escluso, sono convinti che l’attuale capogruppo di Forza Italia non debba più stare lì.
“L’80% del gruppo esulterà  al momento che lascerà ”, è il refrain a Montecitorio.
Più congeniale una figura come Elio Vito, già  capogruppo dal 2001 al 2006, conoscitore dei regolamenti parlamentari come pochi nel Palazzo.
Un ritorno al passato, quello di Vito, che certamente vanterebbe un largo consenso riuscendo in questo modo a mediare fra le svariate anime di Forza Italia, in queste settimane più balcanizzate del solito.
“Sarebbe molto bravo Elio Vito — sottolinea Maurizio Bianconi — perchè è uno che conosce le dinamiche parlamentari”. Altrimenti, chi? Gli altri nomi   che circolano con insistenza sono quelli di Maria Stella Gelmini, oggi vicecapogruppo vicario, o della zarina Mara Carfagna.
L’outsider, invece, si chiama Saverio Romano, che però si porta sulla spalle una croce: essere uno dei fedelissimi di Raffaele Fitto.
A ogni modo il boccino resta in mano a Silvio Berlusconi, tornato a occuparsi a tempo pieno del partito e delle regionali, dopo l’assoluzione nel processo Ruby.
Ma l’ex Cavaliere starebbe resistendo alle sirene interne che chiedono un cambio ai vertici del gruppo di Montecitorio.
Di certo, nel faccia a faccia tra l’ex premier e il plenipotenziario Denis Verdini, quest’ultimo ha insistito sulla necessità  di votare un nuovo capogruppo alla Camera per verificare se Brunetta ha i numeri e il consenso.
Troppo barricadera la linea assunta dall’attuale capogruppo forzista, “il   suo approccio professorale — è l’accusa delle truppe di Verdini — non porta da nessuna parte: non è affatto diplomatico”.
E ancora nel documento firmato da 17 parlamentari prima del voto sulle riforme, ribattezzato come un documento verdiniano ma che aveva al suo interno anche deputati come Laura Ravetto e Luca Squeri, uno dei punti aveva come obiettivo Brunetta: “Siamo altresì persuasi — si legge — che la conduzione del nostro gruppo parlamentare mostri quotidianamente un deficit di democrazia, partecipazione e organizzazione… Come dimostra questo documento il gruppo non nè unito nè persuaso nella linea che è stata scelta”.
A confermare questa tesi lo dice senza peli sulla lingua il toscano Maurizio Bianconi: “Il ruolo di capogruppo non esattamente il suo mestiere: è come se mettessero me a fare il sottosegretario all’Istruzione”.
La maggioranza del gruppo, che comprende svariati big del partito di Berlusconi — da Gelmini a Fitto, passando per Carfagna e Verdini — lamenta una gestione autoritaria e, allo stesso tempo, “invasiva” da parte di Brunetta perchè “ha una impostazione tecnica e non politica e le scelte non vengono concertate”.
A partire dalla gestione editoriale e contenutistica del Mattinale.
L’house organ del gruppo parlamentare a Montecitorio è semplicemente il risultato dei suoi “famigerati” briefing mattutini con il suo staff.
Nessuna riunione e nessun confronto con gli altri esponenti di piazza San Lorenzo in Lucina. E questa cosa non va proprio giù ai colleghi di partito, tanto che uno di questi chiedendo l’anonimato suggerisce a ilfattoquotidiano.it di “verificare sul sito dell’ufficio brevetti e marchi del ministero dello Sviluppo economico la registrazione del marchio il Mattinale”, che dopo attente verifiche risulta un marchio di proprietà  proprio di Brunetta.
Peccato che sulla homepage dell’house organ campeggi in bella mostra la scritta “a cura del gruppo Forza Italia alla Camera”.
Un’ulteriore arma che i detrattori di Brunetta useranno quando si tratterà  di verificare il consenso dell’attuale capogruppo forzista.

Giuseppe Alberto Falci
(da “il Fatto Quotidiano”)

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SILVIA SARDONE, RIECCO LA PREFERITA DI BERLUSCONI

Marzo 15th, 2015 Riccardo Fucile

LA CONSIGLIERA DI ZONA TORNA SOTTO I RIFLETTORI, SERVONO VOLTI NUOVI… LE SUE PAROLE D’ORDINE: “BASTA CON IL PARTITO DEGLI APERITIVI”

Tenere d’occhio quel visetto acqua e sapone dalla battuta pronta che corrisponde al nome di Silvia Sardone, 32 anni, segretaria di Fi a Sesto San Giovanni, consigliere di zona 2 a Milano, “certamente candidata alle prossime comunali” come dice lei stessa, ma magari presto qualcosa di più.
Proprio lei, la “preferita” dell’ex Cavaliere tra i volti nuovi selezionati nell’X Factor azzurro tenutosi a Villa Gernetto in novembre.
Tanto si mormora, con un qualche ottimismo, nelle retrovie di Forza Italia, partito sfasciato ma speranzoso di riprendere fiato.
Perchè è assetato di facce nuove per ricominciare, il Silvio Berlusconi che, assolto e contento, riprende l’attività  politica come tornasse dall’aldilà : e il pranzo con Joseph Daul, presidente del Ppe, e la foto postata su twitter da Deborah Bergamini, e insomma la voglia, officia il Mattinale, di “togliere il gesso dal partito-movimento”.
Roba che Sardone non si fa dire due volte.
“Forza Italia ha urgenza di rinnovarsi completamente”, “purtroppo ultimamente non ha fatto una bella figura”, “torni a dire qualcosa di centrodestra, senza rimpianti per il Nazareno”, sono i tre concetti chiave compitati con ordine sulla sua pagina Facebook.
Quasi nativa digitale, appena 32 anni, Sardone è una giovane politica 2.0, lontana anni luce dal berlusconismo che dice “Gogol” invece di Google.
I suoi profili social sono vivaci quasi in stile grillino, nella sua pagina personale le micro battaglie della Zona 2 di Milano (le panchine di viale Monza, le sale slot di via Padova) si alternano ai fondamentali del berlusconismo che fu.
“Sono una donna come tante, una mamma milanese che cerca di districarsi tra famiglia e lavoro”, è incipit della sua biografia.
Che poi continua: “Sono nata il giorno di Natale del 1982, anno in cui l’Italia ha vinto i mondiali di calcio. Vivo nella periferia di Milano, del resto non potrei permettermi di abitare in un altro posto”.
Donna d’origini umili che si è fatta da sè, sempre “studiando e lavorando”, laurea in Bocconi a 22 anni, quindi giuslavorista con dottorati, master e due figli.
Difficile che Berlusconi non ne restasse colpito: anche perchè al già  detto s’aggiunge una passione politica precoce (16 anni) tale per cui la Sardone prende voti per Forza Italia già  da un decennio, nonchè una impertinenza e una battuta pronta che sono qualità  ad Arcore sempre apprezzate.
L’infatuazione politica scattò a fine novembre, quando a villa Gernetto Berlusconi incontrò i venticinque giovani selezionati da Annagrazia Calabria e altri, e li portò a scorrazzare per villa Gernetto: lui in macchina elettrica, e loro dietro. “Mi è piaciuta solo lei, quella che ha due figli e va già  in tv”, riferì poi ai dirigenti azzurri.
Seguì poi un invito a cena, ad Arcore, cui Sardone si presentò col marito, e i cui contenuti son rimasti riservati.
“Con Berlusconi ci sentiamo, è molto alla mano, mi ha dato dei consigli su come andare in tv”, ha raccontato lei in un’intervista.
Già , la tv. Lanciata inizialmente ad Announo, nei suoi interventi in video e sui giornali ha mostrato piglio, altra cosa gradita all’ex Cav.
“Landini lei non lavora dagli anni Ottanta, quando io gattonavo”. “Travaglio lei fino a ieri difendeva il sindaco di Venezia Orsoni: ha scritto o non ha scritto che era una persona seria che aveva rimpicciolito Brunetta?”. “Renzi sta copiando delle idee nostre, come sul Jobs act”. “Chi come Verdini ha fatto l’errore di fidarsi di Renzi deve pagare”. “Polverini viene dal sindacato: quella dice cose di sinistra”. “Minetti? Non è stata una grande idea, io mi sento diversa”.
Anche sul partito mostra idee nette, incarnando il ruolo di rottamatrice-soft (ma Berlusconi non si tocca) che è l’unico cui può ragionevolmente aspirare: “Basta al partito degli aperitivi e dei convegni chiusi”, “basta nomi dall’alto, ci vogliono le primarie”, “basta con le stesse facce”, ma anche “con i Razzi: come fa a rappresentarmi, in Parlamento, uno così”.
Via così, fino al paradossale: “Se continuiamo coi casting rischiamo di diventare un partito di figurine”.
Perchè certo, sarebbe da dire che proprio un casting ha fatto di lei la “preferita” tra i nuovi dell’Cav.
Ma comunque è già  molto che non sia stata già  sbranata da quella che la Stampa chiama “la nervosa compagnia delle donne berlusconiane” .
Dicono che Daniela Santanchè la consigli: la deputata azzurra chiarisce non esser così.
Però aggiunge: “Si dà  da fare, è a disposizione, io do un giudizio positivo e comunque son cose che Berlusconi apprezza sempre”.

Susanna Turco
(da “L’Espresso“)

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LA RIVINCITA DI FITTO A BARI: “SIAMO QUI PER UNIRE”

Marzo 15th, 2015 Riccardo Fucile

IN OLTRE DUEMILA PER APPOGGIARE IL CANDIDATO DEL CENTRODESTRA SCHITTULLI

La colonna sonora è l’inno di Forza Italia. La musica parte appena Raffaele Fitto fa il suo ingresso in sala.
“Forza Italia – recita il testo della canzone e ripete l’eurodeputato pugliese – siamo tantissimi”.
Ed è effettivamente un bagno di folla. Sono in migliaia a occupare lo spazio 7 della Fiera del Levante.
Posti a sedere finiti, i militanti rimangono in piedi.
“Ci sono parlamentari, consiglieri regionali e sindaci – osserva Fitto – c’è il popolo di Forza Italia qui”.
L’ex ministro attraversa tutta la sala per arrivare al palco tra selfie, strette di mano e al grido “Fitto, Fitto, Fitto”.
Sventolano anche la bandiere di Forza Italia ma lo sfondo del maxischeremo è dedicato ai “Ricostruttori di Forza Italia”.
La delusione per la convention dei Ricostruttori di ieri a Torino è superata.
“Mi aspettavo questa accoglienza calorosa a Bari” dice Fitto. Al suo fianco c’è il candidato presidente di centrodestra Francesco Schittulli.
“Due convention a distanza di una settimana e ne faremo ancora altre” commenta l’oncologo che corre per la presidenza della Regione Puglia.
In sala ci sono i parlamentari Luigi D’Ambrosio Lettieri, Antonio Distaso, Rocco Palese, Nuccio Altieri, “tutti i 15 ricostruttori” fa notare Altieri tranne “Savino, Amoruso e Bruno”.
C’è anche Francesco Paolo Sisto che aveva partecipato domenica scorsa anche all’appuntamento organizzato dal commissario pugliese di Forza Italia, Luigi Vitali a cui era intervenuto telefonicamente Silvio Berlusconi
“Il popolo di centrodestra c’è – dice Sisto – non avere unità  è una follia. Notoriamente sto provando a fare una mediazione ma è difficile, c’è molto da lavorare”.
Di sicuro i numeri, almeno quelli della convention, sono a favore di Fitto.
In sala, secondo la questura, sono oltre duemila. La prova di forza lanciata dall’ex ministro nei confronti del commissario Vitali è più che vinta dai Ricostruttori.
“NO ALTRE LISTE, SIAMO FORZA ITALIA”
Dal palco intanto parla Fitto. “Noi non vogliamo dividere, vogliamo esserci, vogliamo evitare che qualcuno possa agitare cartellini rossi senza motivazione, perchè per vincere le elezioni bisogna includere non escludere. E per includere ci si confronta, non si mette fuori nessuno solo perchè ha un’idea diversa e con coerenza dice ciò che pensa. E le preferenze contano alle regionali”.
“Non c’è un problema di altre liste e – sottolinea l’euro deputato – questa è la prima manifestazione regionale di Forza Italia”.
LA TELEFONATA DI FITTO A BERLUSCONI
E su Berlusconi. “Non c’è uno scontro con Berlusconi da parte mia, l’ho sentito giorni fa per sottolineare positivamente una notizia che l’ha riguardato, quella dell’assoluzione. Che fa felici tutti coloro i quali hanno condiviso tanti anni di battaglia anche su questo tema. Se ci saranno le condizioni, io mi auguro di sì, si potrà  ragionare e discutere sulle questioni che io ho detto”.
Non è escluso dunque che i due si incontrino.
“Ci sono tre questioni – prosegue Fitto – sulle quali bisogna avere delle posizioni chiare. La linea politica alternativa al governo Renzi, i contenuti dai quali ripartite, e un modello organizzativo che, così come è, non va. Non lo dico io è nei fatti”.
“Nel rapporto interno al partito è meglio avere la forza e il coraggio di dire qualche verità  scomoda piuttosto che qualche bugia comoda che non serve a nessuno”.
L’INTERVENTO DI SCHITTULLI
“Senza Fitto in Puglia non si vince – spiega agli elettori dal palco Schittulli – mio padre diceva a ragione che tutti sono importanti e nessuno è indispensabile, ma in questo caso devo non vale: Fitto qui è indispensabile per vincere. Il mio ruolo è per l’unità  del centro-destra perchè se siamo uniti siamo forti”.
I MARà’ E L’INNO DI MAMELI
All’appuntamento elettorale non mancano l’inno di Mameli e il pensiero ai due marà³ pugliesi trattenuti in India.
Sul maxi schermo poi va in onda un video con il pantheon: da Alcide De Gasperi a Oriana Fallaci. Viene proiettata anche la famosa risata tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy alla domanda in conferenza stampa su Berlusconi.
Il popolo azzurro applaude.

Francesca Russi
(da “La Repubblica”)

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BOICOTTATO DAI VERTICI, FITTO IN PIEMONTE FA FLOP

Marzo 14th, 2015 Riccardo Fucile

ALLA SUA CONVENTION APPENA UN CENTINAIO DI PARTECIPANTI: “COSI’ NON SI RICOSTRUISCE IL CENTRODESTRA”

È un flop l’ appuntamento organizzato a Torino dai Ricostruttori, la corrente di Forza Italia nata attorno a Raffaele Fitto.
Si è data appuntamento all’ hotel Fortino ma gran parte della sala era vuota.
Fitto non ha nascosto l’ amarezza per l’assenza dei vertici piemontese di F.I: “Non è così che si può lavorare per ricostruire il centrodestra” ha detto all’ arrivo.
In sala solo un centinaio di persone, in un clima piuttosto dimesso .
Pochi i nomi di spicco del partito. Sul palco   Daniele .Capezzone.
Al fianco di Fitto, Ettore Puglisi   e Valter   Zanetta di Verbania, i due esponenti di Forza Italia espulsi dal coordinatore regionale   del Piemonte Gilberto Pichetto.
In sala Agostino Ghiglia e Il senatore Andrea Fluttero.
“Mi dispiace che qui a Torino siano state fatte scelte sbagliate come quella di non partecipare a questa iniziativa, non si risolve il problema di 9 milioni di elettori che ci hanno abbandonato mettendo fuori chi la pensa diversamente. Non partecipare è un errore, sarebbe stato meglio essere presenti anche per dire cose diverse in modo da aprire un confronto serio sulle prospettive future del partito e del centrodestra, ogni spunto può essere utile”.
Poi ha aggiunto “Forza Italia deve essere un partito di opposizione,   alle   politiche economiche di questo governo. Quello che non è stato fatto finora dovrà  essere fatto nei prossimi mesi . Il futuro di   Forza   Italia non può che passare da un   ritrovata   e chiara linea politica è da un modello organizzativo che possa essere più coinvolgente. Così si rischia di lasciare spazio alla Lega, il rapporto con la Lega   non può che essere competitivo all’ interno della medesima coalizione.   Non possiamo elencare solo le cose che non vanno come fa la Lega ma fare proposte serie.   Berlusconi ha due possibilità  o chiudere la vicenda del partito negando il confronto   interno. O, al contrario, partecipare al confronto creando una vera alternativa”.

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LE CENE DI LOTTI E VERDINI: IL NUOVO PATTO DEL NAZARENO E’ SERVITO

Marzo 14th, 2015 Riccardo Fucile

LA STRATEGIA DELL’EX PLENIPOTENZIARIO: DOPO LE REGIONALI IL LIBERI TUTTI AL SERVIZIO DI RENZI

La focaccia sul tavolo è quasi finita. Pure gli antipasti della casa. Il vino scorre a fiumi. Al tavolo accanto c’è una cena dei giovani turchi.
Entra Verdini, sigaretta buttata sull’uscio e si siede vicino a Luca Lotti. Parlano fitto fitto, nessuno si scandalizza, tra i commensali.
È martedì, ristorante del centro, Laganà , che di nome fa Mimmo, calabrese, amato dai democristiani nella prima Repubblica, a due passi da via della Scrofa.
Denis è un habituè del martedì, nel senso che il martedì spesso raggiunge “il Lotti”, un habituè pure lui, assieme alla Nazionale parlamentari: Fanucci, Manciulli, Gioacchino Alfano, nazionale bipartisan.
E Lotti, forte coi piedi e pure con la forchetta: “Onorevole, che vi porto dopo gli antipasti?”. Lotti prende un secondo: “Carne”. Denis appare sereno.
È stato il giorno dello “strappo” del documento: “Con Berlusconi — dice Verdini – voglio un chiarimento vero”.
Il giorno dopo (giovedì) il chiarimento sarà  assai poco definitivo (leggi qui): ognuno sulle sue posizioni, se ne riparlerà  la prossima settimana.
La minaccia è sempre quella scissione servita a tavola, la sera prima, il lunedì. Manovre e cene, il binomio è inscindibile, come sesso e potere.
Alle 20,30 (di lunedì) arrivano puntuali tutti quelli che avrebbero firmato il documento pro-riforme, al Girarrosto, il ristorante toscano di via Sicilia.
Sala appartata: “Votiamo sì – è il coro — e se Berlusconi non capisce andiamo avanti coi gruppi autonomi”.
Solo quando arriva la telefonata di Berlusconi, arriva la frenata. L’ex premier è in vivavoce e chiede un atto di unità  il giorno di Ruby.
Si dicono d’accordo D’Alessandro, Abrignani e Santanchè, Ravetto e Parisi, Mottola e Faenzi, Squeri e Catanoso, Lainati e Fontana, Sarro e Martinelli. I presenti accettano di compiere il gesto di affetto.
Ma stavolta Verdini ha smesso di fare il mediatore. È furioso con quelli che circondano Berlusconi.
A Berlusconi il plenipotenziario ha pure portato un fascicolo con tutti gli articoli “ispirati” dal cerchio magico contro di lui. È l’ora del veleno. Che a corte scorre come il vino a tavola.
Pure il cerchio magico ha sua black list di giornalisti. Il confronto con Berlusconi è teso, ricapitoliamo: è Verdini che chiede la presenza di Gianni Letta e Fedele Confalonieri. È Verdini che chiede, in caso di accordo, un documento scritto, come si fa con gli accordi politici seri.
Fino alle regionali sarà  tregua armata. Con la minaccia dei gruppi che resta. E tanti appuntamenti a cena.
Lo sanno anche a palazzo Chigi. E sanno anche che Verdini alle regionali starà  fermo. E lo sa anche Berlusconi: “Denis — racconta una gola profonda – gli ha detto che in questi casini non vuole entrare. I casini sono la situazione creata da quelli che chiama strateghi da quattro soldi”.
Ecco il casino: Salvini, in Toscana e Liguria non tratta sui suoi candidati ed è pronto a correre da solo; in Veneto Forza Italia appoggerà  Zaia, ma Salvini presenterà  lo stesso liste in Campania, dove Forza Italia sostiene Caldoro con Ncd (al momento).
Insomma, la strategia delle alleanze è stata gestita senza ratio e in modo subalterno. Nel corso dell’incontro a palazzo Grazioli più volte Berlusconi ha chiesto a Verdini un “aiuto” sulle regionali, per mettere ordine nelle liste e salvare il salvabile.
Ma il suo (ex) plenipotenziario ha confidato che rimarrà  fuori dalla partita. E si prepara, per dopo le regionali, alla battaglia finale.
Perchè lo scontro vero è su Renzi. Berlusconi ha spiegato a Verdini che se si fanno le riforme è possibile andare al voto col Consultellum.
O anche: non andare al voto ma avere una legge elettorale che non sia per Renzi un bazooka puntato sugli avversari. Per Verdini è una “follia”: a quel punto — è il suo ragionamento – nascono ovunque gruppi di “stabilizzatori” della legislatura pur di evitare di andare a casa e perdere il vitalizio.
Tra i gruppi, secondo Denis, tra i grillini la “disperazione” è forte e in parecchi sono pronti a votare (con Renzi) il Mattarellum.
Dice uno dei commensali di Verdini: “Aspettiamo le regionali, ma il punto vero è la Campania. Noi perderemo ovunque, tranne forse che in Veneto dove vincerà  Salvini e non noi. Dunque noi diamo un segnale di esistenza sono se vinciamo in Campania”. Altrimenti è finita.
E in Campania i verdiani hanno già  dato il segnale. Il documento era firmato da Gigino Cesaro e da Sarro, due che le elezioni possono fartele perdere se non accendono i motori.
Rimandare il chiarimento significa aspettare le macerie. Per poi marciarci sopra o giustificare il “liberi tutti”.
Unica certezza: Verdini ha scelto Renzi. Le fiches ormai le punta più su palazzo Chigi, non su Berlusconi.

(da “Huffingtonpost“)

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VERDINI-SILVIO, DUELLO FINALE: “ORA SCEGLI TRA ME E LA ROSSI”

Marzo 13th, 2015 Riccardo Fucile

“NON SONO RINCOGLIONITO COME VUOI FAR CREDERE”

Resa dei conti, atto primo. Palazzo Grazioli è un pozzo di veleni. E Forza Italia rischia il frontale.
«Silvio — batte i pugni Denis Verdini, paonazzo — la signora Maria Rosaria Rossi pensa di potermi prendere per il c… . E neanche ti parlo di Giovanni Toti e Deborah Bergamini, perchè non spreco il mio tempo. Ecco, io te lo dico una sola volta: o noi, o loro».
Quando dice “noi”, l’ex coordinatore azzurro scaglia contro il capo i venti deputati pronti a seguirlo. È la miccia.
Volano parole grosse, l’ex Cavaliere quasi sbrana il compagno di mille battaglie: «Sei tu che metti in giro la voce che sono ostaggio del cerchio magico. Ma io non sono rincoglionito come volete far credere a tutti ».
Quando si tratta di Berlusconi, però, nulla è definitivo. Neanche le risse. E infatti i due si lasciano con la promessa di incontrarsi ancora.
Giusto il tempo di far depositare il polverone, evitando così che questo gelo si trasformi in scissione.
La vigilia è tesa.
«Mi ha ferito », confida Verdini. «Mi ha deluso », si lamenta l’ex Cavaliere.
Il progetto è semplice, preannunciato mercoledì dal senatore alla festa del capo: «Ci incontriamo, serve un chiarimento ». Sarà  schietto, profetizzano da entrambi i fronti. «Io mi tengo alla larga da quella stanza…», scherza Giovanni Toti a metà  pomeriggio, affacciandosi in via del Plebiscito per un’intervista tv.
L’ex premier convoca pure Gianni Letta, l’ambasciatore delle mediazioni impossibili. Un’ora e mezza di colloquio, però, non basta a smaltire le tossine.
Il clima è elettrico, le ferite dei reduci del Nazareno bruciano ancora. E basta poco per far saltare i nervi.
Succede quando il big toscano evoca il documento vergato dai suoi diciassette deputati: «Non me ne parlare — si infuria Berlusconi — non ve ne frega nulla di Forza Italia, nè del sottoscritto. Avete fatto uscire quella lettera indegna nel giorno della Cassazione!».
Peggio, se possibile: «Denis, mi parli di lealtà  ma hai fatto firmare quei deputati con l’inganno. Li hai fregati dicendo loro che era una lettera privata che avresti spedito solo a Berlusconi. E invece l’avete passata alla stampa».
Botta e risposta, colpo su colpo. Copione inevitabile, quando litigano due vecchi amici legati da mille fili.
È lungo l’elenco dei bersagli portato da Verdini sulla scrivania del capo.
Al primo posto c’è Maria Rosaria Rossi, tesoriera con potere di firma sulle liste. Ha in mano il destino di centotrenta parlamentari uscenti: crollasse lei, il cerchio magico si affloscerebbe in un baleno.
«Chi attacca me — ripete da tempo la senatrice — attacca Berlusconi. Io faccio solo quello che decide lui. Io sono fedele solo al Presidente».
Il secondo target è Renato Brunetta. Già  Raffaele Fitto ha reclamato un voto sul capogruppo, ora tocca a Verdini.
Propone al leader di sostituirlo con Daniela Santanchè, assomiglia molto a una provocazione. Di certo Berlusconi reagisce: «Ma come faccio? Già  fatico a tenere Sallusti al “Giornale” perchè sta con lei, figurati se posso metterla al posto di Renato!».
A Grazioli è il tempo dello scontro. Nessuno si tira indietro, nessuno molla di un millimetro.
«Vorrei proprio vedere chi vi vota, se rompete con Forza Italia», argomenta l’ex premier. Litigano di brutto, anche se entrambi pensano di non poter rompere per davvero.
Berlusconi rinfaccia a Verdini anche il “debole” per Matteo Renzi — «tu lavori per chi ti ricatta sulle tue questioni personali » — e naturalmente i presunti danni dell’accordo del Nazareno: «Sei stato tu a infilarci in quel patto».
È proprio il rapporto con palazzo Chigi il nodo irrisolto dell’intera vicenda.
«Ti ha portato solo vantaggi », elenca il politico toscano, ribadendo che senza una “copertura” politica dell’esecutivo è impossibile ipotizzare una revisione della legge Severino, autentica ghigliottina sul futuro politico dell’uomo di Arcore.
«E poi — domanda — cosa ci guadagni ad appiattirti sulla Lega? Lo sai che in Veneto il partito è al 7%?».
Se Forza Italia dovesse reggere l’urto del duello, allora arriverà  anche il tempo dell’ultima mediazione.
Dopo le Regionali, perchè prima non conviene a nessuno.
Toccherà  al leader decidere se resuscitare il patto del Nazareno, facendo tornare in campo l’ambasciatore Verdini, oppure far prevalere il cerchio magico (è il copione degli ultimi tre anni).
In quest’ultimo caso la scissione delle colombe berlusconiane diventerebbe inevitabile.
Volerebbero verso la maggioranza di governo, rendendo irrilevanti le truppe berlusconiane anche al Senato.
E facendo avverare la profezia di Verdini: «Silvio, attento, perchè quando ti accorgerai che avevo ragione sarà  troppo tardi».

Tommaso Ciriaco e Conchita Sannino
(da “La Repubblica”)

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BERLUSCONI SCEGLIE BRUNETTA: CON VERDINI ARIA DI SEPARAZIONE

Marzo 11th, 2015 Riccardo Fucile

“ORMAI DENIS STA CON RENZI, NON CON NOI”… FORZA ITALIA SPACCATA IN TRE

La frattura è scritta nero su bianco.
È una frattura che fa tremare il cuore del sistema di potere berlusconiano. Da un lato Berlusconi. Dall’altro Verdini.
Ecco la nota che l’ex premier scrive nel pomeriggio, come risposta al “documento” presentato da una ventina di verdiani: “Oggi Forza Italia ha ripreso la sua autonomia e torna a fare opposizione a 360 gradi, come stabilito durante il dibattito negli organismi di partito e all’interno dei gruppi parlamentari che, all’unanimità , hanno fatto proprie queste scelte. Chi oggi ha ritenuto di dover esprimere le proprie riflessioni, avrebbe fatto meglio a farlo allora, condividendo con tutti noi i suoi spunti di dibattito”.
Parole chiare, che suonano come una risposta al documento di Denis Verdini, dove si parlava di “deficit democratico” nella condivisione delle scelte. E di “disagio e dissenso”: “Siamo persuasi — si legge nella lettera dei verdianiani – che la conduzione del nostro gruppo parlamentare mostri quotidianamente un deficit di democrazia, partecipazione ed organizzazione: non è pensabile, per rispetto dell’intelligenza di tutti, che si continui a riunirsi per ratificare decisioni già  prese altrove e che magari Ti vengono rappresentate come decisioni unitarie del gruppo”.
Di fatto, la richiesta della testa di Brunetta (leggi qui: la manovra per far saltare Brunetta).
Richiesta che Berlusconi spedisce al mittente. È cruciale il passaggio in cui l’ex premier difende Renato Brunetta, l’alfiere della linea dura: “Ringrazio Renato Brunetta, che si è assunto il non facile compito di argomentare le nostre scelte e del quale ho condiviso l’intervento in Aula nei toni e nelle parole”.
È forse il passaggio più importante.
Perchè proprio la testa di Brunetta era la richiesta non solo dei verdiniani, ma anche di quelli come Mariastella Gelmini che vogliono una “Forza Italia riformista”.
Renato non si discute, dice Berlusconi.
Che invita all’armonia, a smetterla con i protagonismi.
Forza Italia è evidentemente divisa in tre (i 20 fittiani contro le riforme, i diciotto verdiniani pro-Nazareno, il corpaccione che si sarebbe astenuto e ha subito la scelta) ma Berlusconi attacca le cassandre dei giornali e sbandiera l’unità  di facciata come se fosse reale.
Per la prima volta da anni la frattura con Verdini è pubblica.
L’ex premier è convinto che, di fronte allo strappo, non tutti i diciotto seguiranno Denis: di fedelissimi ne ha 8 o nove.
Ma soprattutto non ha affatto apprezzato che il segnale sia arrivato il giorno di Ruby. È come se qualcuno avesse puntato le sue fiches su Renzi scommettendo sulla catastrofe giudiziaria.
Ecco, Berlusconi e Verdini al momento vivono da separati in casa.
La mossa di oggi, secondo le antenne dell’ex premier, è stata concordata con palazzo Chigi più che con Arcore.
E, tra i suoi, in parecchi scommettono che Verdini a questo punto darà  vita a gruppi di nuovi responsabili che facciano da “polizza a vita” della legislatura.
Soprattutto ha i numeri. C’è già  chi la chiama “operazione 2018”: “Ormai — filtra dall’inner circle di Berlusconi — Denis sta con Renzi, non con noi”

(da “Huffingtonpost“)

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