Aprile 7th, 2015 Riccardo Fucile
ORA BERLUSCONI TEME IL DISASTRO… E SCOPPIA ANCHE LA LITE SUL SIMBOLO
La sgangherata marcia di avvicinamento di Forza Italia alle regionali si arricchisce di un nuovo miracolo alla rovescia: il patto tra due nemici giurati come Raffaele Fitto e Angelino Alfano per sostenere in Puglia Francesco Schittulli.
Tutto in chiave antiberlusconiana, per isolare l’ex Cavaliere. Il quale intanto, dal rifugio sardo di Villa Certosa, cede alla rassegnazione.
E si sfoga: «Le elezioni saranno un disastro, lo so. E d’altra parte cosa aspettarsi? Siamo in mano a gente come Fitto. Da giugno svecchiamo FI. E ricostruiamo il centrodestra».
Fosse facile. Manca ancora la sentenza di fine pena del Tribunale di sorveglianza, per dire.
Senza, non si sente ancora pienamente libero di esprimersi, nè può tornare in possesso del passaporto e volare in qualsiasi momento ad Antigua.
A due o tre tappe elettorali, comunque, si concederà : in Liguria per Giovanni Toti, in Veneto, forse in Campania.
Proprio lì Alfano rimanda l’accordo con Stefano Caldoro. Lo sottoscriverà entro l’11 aprile, a meno che il Pd non sostituisca De Luca per allearsi con il Ncd.
Berlusconi resterà a Porto Rotondo fino a domani, in compagnia di Francesca Pascale, del suo cerchio magico (Debora Bergamini, Maria Rosaria Rossi, Toti) e della figlia Marina.
Tra relax e passeggiate c’è comunque il tempo per discutere di Italicum («siamo contrari, e se gli piace tanto Verdini se lo voti con i suoi») e affrontare la grana pugliese, dove il quadro è desolante: il ras locale di Ncd Massimo Cassano (in teoria in rotta con Fitto) ha scaricato il commissario azzurro Luigi Vitali, facendo saltare un tavolo convocato per oggi.
Forza Italia si ritrova così senza alleati. E senza candidati, visto che Adriana Poli Bortone si è già sfilata e l’ex fittiano Francesco Paolo Sisto tentenna.
L’incubo di non superare lo sbarramento dell’8%, restando così fuori dal consiglio regionale, è concreto.
Per questo, i fedelissimi consigliano a Berlusconi di cedere alle richieste dei fittiani, sostenendo Schittulli. Suonerebbe però come una resa.
C’è un altro spettro che tormenta di Vitali. Da tempo il capo dei frondisti mette in dubbio la legittimazione della tesoriera Rossi a disporre del simbolo azzurro.
E prepara una sconveniente battaglia legale per azzoppare quel che resta di FI
Nel deserto di motivazioni spicca però una data, cerchiata in rosso: il 23 aprile.
Quel giorno si apre a Milano un vertice Ppe per l’Expo. Berlusconi intende partecipare.
Come perdere l’occasione di guardare negli occhi i leader europei che da tempo gli hanno voltato le spalle?
Tommaso Ciriaco e Giuliano Foschini
(da “La Repubblica”)
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Aprile 6th, 2015 Riccardo Fucile
SE LO ESPELLE TRENTA DEPUTATI SE NA VANNO CON LUI, FORZA ITALIA SI SFASCIA E FITTO LO PORTA IN TRIBUNALE PERCHE’ LO STATUTO NON LO CONSENTE
Forza Italia è ormai pronta a una nuova scissione, l’ennesima se si torna con la memoria ai tempi
del Pdl e delle clamorose rotture di Fini e Alfano.
Il terreno dello scontro questa volta è la Puglia dove il candidato del partito, Francesco Schittulli, è passato con il ribelle Raffaele Fitto. Che in pubblico spara a pallettoni contro Berlusconi, ma in privato frena i suoi: «Per ora non usciamo, semmai saranno loro che dovranno buttarci fuori».
L’ennesimo, e forse ultimo, capitolo della guerriglia con l’ex proconsole pugliese rovina a Berlusconi l’atteso ritorno dopo la condanna nel buen retiro di Villa Certosa, costringendolo per tutta la giornata a lavorare sulle prossime mosse, senza escludere l’espulsione di Fitto.
Decisione che provocherebbe un vero terremoto nel partito. Lo sa Giovanni Toti, che auspica: «Medieremo fino all’ultimo».
Con la cacciata di Fitto, infatti, i gruppi parlamentari azzurri franerebbero, si parla di una trentina tra deputati e senatori pronti a uscire.
Senza contare che ci sono altre di dissenso, a partire da quella di Verdini, che a quel punto potrebbero a loro volta abbandonare Forza Italia.
Eppure la scissione sembra inevitabile.
A cinquanta giorni dalle amministrative Berlusconi non ha un candidato in Puglia.
Se è vero che punta tutto su Veneto, Liguria, Umbria e Campania, non può permettersi di sparire dal tacco d’Italia.
Già , perchè Fitto vuole che Schittulli, sostenuto anche da Ncd e Fdi, corra sotto le insegne azzurre.
E quando l’ombra di Berlusconi, Mariarosaria Rossi, sbarcherà a Bari per formare nuove liste forziste a sostegno di un nuovo candidato (si ragiona sul commissario di Fi Luigi Vitali, sull’ex fittiano tornato all’ovile Paolo Francesco Sisto o su Adriana Poli Bortone), Fitto aprirà «la battaglia legale» sostenendo che la tesoriera di Fi non ha il diritto di forzare la mano.
Una strategia con la quale l’ex governatore pugliese mira a mantenere il simbolo azzurro sulle sue liste emarginando Berlusconi nella regione.
Un’onta per l’ex Cavaliere, che finirebbe mezzo detronizzato
Non a caso Fitto ha dichiarato in pubblico che «il partito è senza regole, senza una seria e credibile linea politica, con dirigenti privi di qualunque legittimazione democratica.
Ma davvero pensiamo che le liste possano essere fatte e disfatte dalla senatrice Rossi?».
Berlusconi a Porto Rotondo schiuma rabbia. Giusto venerdì aveva fatto appello di unità , ma Fitto lo ha clamorosamente ignorato.
«Non può fare una lista contro di me da dentro Forza Italia », era lo sfogo dell’ex premier, «di fatto è già fuori dal partito”
Dunque la resa dei conti appare ormai inevitabile, dopodichè Berlusconi, se resisterà al richiamo della villa di Antigua (a breve riavrà il passaporto), si butterà in campagna elettorale e nel rinnovamento di un partito che vuole più fresco e giovane.
E ovviamente più berlusconiano.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 4th, 2015 Riccardo Fucile
DOPO L’ABBANDONO DI SCHITTULLI: “NOVE MILIONI DI ELETTORI NI FUGA”
Un partito senza regole. Con dirigenti delegittimati. Chiuso in un bunker stretto attorno a Silvio
Berlusconi.
Così Raffaele Fitto all’indomani dello strappo del candidato alle Regione Puglia, Francesco Schittulli, che ha lasciato Forza Italia (“Vado avanti con chi mi sostiene”).
“Scrivo queste righe con i sentimenti con cui ci si accosta a una vicenda che sa di tragedia greca o shakespeariana”, scrive Fitto sul suo blog.
“Il centrodestra italiano, in primo luogo grazie a Berlusconi, è stato a lungo depositario delle speranze e delle attese degli italiani di un grande cambiamento e di una profonda riforma liberale.
Un mix di errori politici e di circostanze esterne negative ha purtroppo impedito di realizzare questa promessa.
Per parte mia, insieme a tanti amici, rivendico di essere stato accanto a Berlusconi nelle fasi per lui più dure, quelle degli attacchi giudiziari, dell’uso politico della giustizia, del tentativo di estrometterlo dalla politica per via giudiziaria”.
“Nei momenti difficili, si difende chi è sotto attacco. Ma ora che le nubi giudiziarie sono in gran parte diradate intorno a Silvio Berlusconi, è venuto il momento di discutere in modo intellettualmente onesto della situazione che è sotto gli occhi di tutti”.
Poi, l’affondo, pesantissimo: “Siamo in un partito senza regole dalla testa in giù. Piaccia o no, la vecchia Forza Italia e il Pdl avevano sempre rispettato statuti e regole. Da un anno, invece, siamo in una terra di nessuno, dove nulla corrisponde a quanto è scritto nello statuto. Siamo in un partito con dirigenti privi di qualunque legittimazione democratica.
C’è ormai un cupo bunker, costruito intorno a Berlusconi, dove pochi autonominati pretendono di decidere sulla sorte delle persone, e – peggio ancora – sulla linea politica. Lo dico senza asprezza e senza nulla di personale. Ma davvero pensiamo che le liste possano essere fatte e disfatte dalla senatrice Rossi, o comunque dipendere da un suo finale atto di volontà ?
Davvero pensiamo che dirigenti possano essere esclusi in Puglia e non solo dalle elezioni regionali e domani dalle elezioni politiche solo per aver espresso un’opinione nel dibattito di partito o per aver partecipato a un’assemblea?
Dove siamo finiti? Non eravamo, o non dicevamo di essere, un partito liberale di massa? Siamo in un partito senza una seria e credibile linea politica. Siamo soprattutto un partito con 9 milioni di elettori in fuga. E adesso qualcuno vorrebbe anche più bavaglio per tutti?”.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 4th, 2015 Riccardo Fucile
L’IRA DI SILVIO MENTRE IN PUGLIA SI PROFILA UNA CAPORETTO
Forza Italia brucia e gli amici di un tempo gli vomitano addosso parole velenose.
E Silvio Berlusconi? Prova a sfuggire al caos azzurro vagheggiando fughe oceaniche. «Tra un mese torno in possesso del mio passaporto. Il resto non conta… ».
Antigua, a dire il vero, resta per ora solo un sogno, ma a maggio i giudici gli restituiranno il diritto ad espatriare e mille segnali descrivono l’exit strategy in atto. Reale, dolorosissima è intanto l’esplosione politica della sua creatura.
A partire dalla Puglia, dove si è consumato ieri il più incredibile dei ribaltoni: Francesco Schittulli, scelto da FI, rompe con gli azzurri e si prepara a correre con Raffaele Fitto, mentre Arcore si ritrova senza candidati.
Un mezzo disastro, fotografato in privato (con una certa soddisfazione) dal capo dei dissidenti: «I nostri nemici sono isolati. O accettano le nostre condizioni o sono morti. Non hanno un candidato alternativo, nè gente da mettere in lista».
Costretto a restare in Brianza per circoscrivere l’incendio (e a rimandare ad oggi l’atteso ritorno a villa Certosa in Sardegna), Berlusconi reagisce d’istinto allo sgarbo pugliese.
L’ira esplode a metà pomeriggio, quando le agenzie rilanciano dichiarazioni pronunciate dal leader di fronte ai «militanti ricevuti per gli auguri pasquali».
In realtà , nel salotto brianzolo si presentano solo un paio di fratelli Zappacosta (giovani falchetti introdotti a corte dalla Santanchè), ma poco importa perchè l’ex premier sa già che Schittulli gli ha voltato le spalle.
E ha bisogno di lanciare il messaggio: «Anche da noi stanno emergendo le patologie della vecchia politica politicante si infuria — Quelle del protagonismo, della rissosità e del frazionismo ».
Nella lista nera del Capo svetta naturalmente Fitto. E come dargli torto, visto che l’intero organigramma regionale si oppone al commissario Luigi Vitali?
Per questo, Berlusconi picchia durissimo: «Stare in un movimento politico significa accettarne le regole, discutere liberamente, e poi collaborare lealmente alla linea che la maggioranza ha deciso».
La verità è che non è più disposto a tollerare altre rivolte interne. Non ha la forza, nè la voglia di perdere tempo. E finisce per difendere senza tentennamenti il suo cerchio magico. «Qualcuno ha dimenticato il rispetto per chi lavora ogni giorno, in condizioni non facili, per far funzionare il partito».
A cinquanta giorni dalle Regionali, l’ex premier chiede una tregua interna che sa di non poter ottenere: «Chi tra noi dispone di visibilità mediatica deve porre immediatamente fine a qualsiasi polemica inutile e dannosa».
Non solo Fitto, ma anche Sandro Bondi diventa un bersaglio: «Chi per ragioni personali ha abbandonato Forza Italia — tuona Berlusconi — dovrebbe fare i conti con la propria coscienza restando almeno in silenzio ».
Un affronto che l’ex coordinatore non lascia cadere nel vuoto, gettando una tanica di benzina sul fuoco: «Silvio non ha intenzione di custodire almeno un lungo rapporto di amicizia. Abbiamo subito in questi giorni degli attacchi personali, quasi un linciaggio, che hanno confermato la miseria morale e politica di FI. Non staremo in silenzio ».
A sera, intanto, la vicenda pugliese assume contorni paradossali. Vitali non accetta di includere tutti gli uscenti fittiani in lista, ma continua a giurare fedeltà a Schittulli in un surreale ping pong a mezzo stampa.
Il candidato presidente, esausto, reagisce scaricando il commissario: «FI non ha ancora aderito alla mia impostazione. La mia campagna elettorale continua con le forze politiche e movimenti che invece l’hanno condivisa».
Vale a dire Fitto, Nuovo centrodestra e tutti gli altri partner della coalizione moderata, ad eccezione dei berlusconiani.
L’ultima battaglia si giocherà sui tempi dell’epurazione di Fitto.
L’ex Cavaliere è pronto a sbattere fuori il ras pugliese dal partito già nei prossimi giorni, ma il rischio è che i gruppi parlamentari franino.
Almeno trenta fra deputati e senatori sono disposti a seguire il capo corrente.
Che, nel frattempo, ostenta serenità con i fedelissimi: «Non possono cacciarci, non hanno neanche gli strumenti per farlo. Hanno perso la testa».
Così va in pezzi quel che resta di un impero.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)
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Aprile 3rd, 2015 Riccardo Fucile
DOPO LE ACCUSE, LA DURA REPLICA: “CONTRO DI NOI UN LINCIAGGIO, BERLUSCONI RICORDI I VALORI LIBERALI CONTRO L’AUTORITARISMO DEI PARTITI SENZA REGOLE E SENZA DEMOCRAZIA”
Qualcuno potrebbe ironizzare sul “ruggito del coniglio”, ma la faccenda si fa seria. Volano stracci tra la coppia Sandro Bondi-Manuela Repetti e il fondatore e leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.
Dopo vent’anni di provata fedeltà , Bondi alza la testa e non le manda a dire.
Parla addirittura di “misera morale e politica di Forza Italia”.
Parole impensabili fino a martedì scorso, quando insieme alla compagna aveva deciso di lasciare il gruppo di Forza Italia e di aderire al Misto.
Quel giorno scelse il silenzio come forma estrema di rispetto.
Oggi, vedendosi liquidato con parole sbrigative proprio da Berlusconi (“chi se ne è andato almeno stia zitto”), ha preso carta e penna e ha diffuso una nota dura verso il partito, ma soprattutto verso la condotta umana dell’ex Cavaliere.
Ecco le sue parole: “La senatrice Repetti ed io abbiamo subito in questi giorni degli attacchi personali, quasi un linciaggio, che hanno confermato la miseria morale e politica di Fi e la giustezza della nostra decisione. Noi non staremo in silenzio perchè siamo persone che possono sbagliare ma intendiamo restare persone libere e autonome”.
Il mite si trasforma in leone. E scrive versi che sono una lama contro l’uomo cui soleva dedicare mellifue poesie.
Tutta colpa della reazione del “caro leader”, alla fuoriuscita dei due da Forza Italia. Berlusconi è tornato sulla vicenda dell’addio in occasione di un discorso ai militanti che aveva invitato ad Arcore.
Berlusconi si lascia andare a uno sfogo che risuona come una damnatio memoriae verso i due fuorisciti, rei non solo di aver abbandonato il partito ma di essersi tenuti lo scranno parlamentare.
Ogni riferimento è puramente voluto. “Chi tra noi dispone di visibilità mediatica deve porre immediatamente fine a qualsiasi polemica – è la prima indicazione, dal tono di rimprovero, fornita dall’ex Cavaliere — che risulta non solo inutile ma anche dannosa”.
Perchè, continua l’ex premier, “stare in un movimento politico significa accettarne le regole, discutere liberamente, e poi collaborare lealmente alla linea che la maggioranza ha deciso. Solo a queste condizioni Fi può continuare ad affrontare con successo le sfide che ci attendono nell’immediato e nel futuro”. Il problema — questo il senso — non è la dissociazione quanto il fatto che venga spiattellata sui giornali, creando un danno di immagine al partito.
Ma il danno, ribattono i coniugi Bondi, “lo abbiamo subito noi”.
E dopo due decenni da collaboratori fidati parlano, appunto, di “linciaggio”.
Ecco il ruggito del coniglio che diventa leone: “Leggo ora che il Presidente Berlusconi intima a “chi è andato via” a stare almeno zitto”, sottolineando addirittura che dovrebbe “fare i conti con la propria coscienza”. Ebbene — afferma l’ex sindaco comunista di Fivazzano in una nota — sono costretto a rompere il silenzio che mi ero imposto, prendendo atto che al contrario il Presidente Berlusconi non ha evidentemente alcuna intenzione di custodire almeno un lungo rapporto di collaborazione e di amicizia. La senatrice Manuela Repetti ed io abbiamo subito in questi giorni degli attacchi personali, quasi un linciaggio, che hanno confermato la miseria morale e politica di Forza Italia e la giustezza della nostra decisione”.
Da qui la risoluta affermazione del proprio diritto di parola.“Noi non staremo in silenzio perchè siamo persone che possono sbagliare ma intendiamo restare persone libere e autonome. Così come — prosegue il senatore — risponderemo proprio solo alla nostra coscienza, in tutti i sensi, perchè chi si ispira come Berlusconi ai valori del liberalismo, non sempre con coerenza, dovrebbe almeno ricordare che proprio questa libertà di coscienza dei parlamentari viene garantita dall’autoritarismo dei partiti senza regole e senza democrazia”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 31st, 2015 Riccardo Fucile
DATI PER SCONTATI GLI ADDII DI VERDINI DA UN LATO E DI FITTO DALL’ALTRO, BERLUSCONI NON METTERA’ LA FACCIA PER LE REGIONALI…E SI PREPARA A UNA RIFONDAZIONE CON POCHI FEDELISSIMI
Nelle parole, lo sconforto nichilista: “Qua va tutto male. Io in questa fase non ci metto la faccia. Poi, dopo le regionali proviamo a mettere mano al partito”.
Silvio Berlusconi ha lo sguardo attonito, quando gli portano l’agenzia con l’addio di Sandro Bondi e Manuela Repetti.
Il centralino a palazzo Grazioli è intasato. I pochi che riescono a parlare con l’ex premier sono più attoniti di lui: “Il presidente pare distratto, non c’è più. Ha la testa su altro. Parla solo del Ruby ter, pare che del resto non gliene importi più nulla”.
Attorno al vecchio leader una deflagrazione senza precedenti.
Pure i più fedeli mollano. Bondi è uno che si sarebbe fatto ardere vivo, per Berlusconi. Gli ha dedicato venti anni di vita e pure molte poesie.
La Repetti, prima che il cerchio magico si impadronisse del controllo di tutto, era una che gli mandava report settimanali.
“Sono costernato” dice Berlusconi.
Mentre i gerarchi picchiano duro: “Bondi — dice Giovanni Toti — dovrebbe lasciare il posto al Senato dove è stato eletto con i simboli di Forza Italia”.
Il cerchio magico di Mariarosaria Rossi, Francesca Pascale e la Bergamini vive ogni addio come una coccarda da mettersi al petto.
Per la serie, meno siamo meglio stiamo, nel crepuscolo del berlusconismo.
L’addio di Bondi è l’ultimo, pesantissimo sasso, di una inarrestabile e pesantissima valanga.
Pure Maurizio Gasparri lancia il suo grido di dolore: “La situazione — dice – è negativa, brutta, e anche paradossale. Berlusconi riprenda l’iniziativa o c’è sfilacciamento”.
Ministro che fece la Gasparri, non una legge qualunque, capogruppo del Pdl alla Camera che si schierò con Berlusconi rompendo con Fini, ora rischia la ricandidatura. Con lui Matteoli e la cosiddetta vecchia guardia, dopo che Mariarosaria Rossi ha diramato una circolare per mettere il limite di tre mandati: “Se il problema sono io, lo abbiamo già risolto: evito di ricandidarmi. Ma spero che Mariarosaria Rossi abbia una visione un po’ più ampia della situazione in cui si trova Forza Italia”.
Pure Gianfranco Rotondi sbotta: “Non mi turba la lista di proscrizione preventiva che via Corriere della Sera viene notificata ai parlamentari di Forza Italia di lungo corso”.
Denunce di epurazioni, liste di prescrizioni.
In Transatlantico le varie bande di Forza Italia si guardano con odio, tra antichi rancori e nuovi sospetti.
Ma sia i sommersi sia i salvati concordano: “Berlusconi non c’è più”.
Non metterà la faccia in campagna elettorale non per chissà quale strategia politica, ma semplicemente perchè, finiti i servizi sociali, è in attesa che il tribunale di sorveglianza si pronunci sul fine pena.
E gli avvocati hanno suggerito il silenzio perchè se in un comizio gli scappa la frizione sulla magistratura, può accadere un guaio. E poi c’è il Ruby ter, il processo per corruzione di testimoni su cui si addensano i pensieri cupi e parole irriferibili dell’ex premier.
A corte raccontano che dopo le regionali ci sarà l’ennesima rifondazione: via la vecchia guardia, volti freschi in tv, via pure Verdini.
Viene dato per scontato da Berlusconi che “dopo le regionali Denis farà un gruppo parlamentare per Renzi”.
Lo stesso Verdini lo va dicendo in giro, ma a palazzo Grazioli pure questa è vissuta come una liberazione.
Dice una fonte molto informata: “Qua non è che la Rossi si può permettere di dire certe cose sul limite dei mandati senza che sia coperta da Berlusconi. La verità è che Berlusconi sta chiudendo con la politica. Via tutti e quando si vota candida da eleggere una trentina di dipendenti e yes man che premono i pulsanti e fanno come dice lui”.
Tra questi, ovviamente, non c’è neanche Fitto. La cui decisione di candidarsi in Puglia viene data come già presa.
Altra coccarda del cerchio magico.
Meno siamo meglio stiamo, appunto.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 29th, 2015 Riccardo Fucile
RISICO SENZA REGOLE: IL DETONATORE IN VENETO, MA L’ALTRA MICCIA E’ IN PUGLIA… LO STRABISMO DI NCD ALLEATO ORA CON IL PD ORA CON FORZA ITALIA… FINO ALLE MARCHE, DOVE IL CENTRODESTRA PRESENTA L’EX GOVERNATORE PD… E LA LOMBARDIA TREMA
Potrebbe essere il record di corna (politiche) in uno stesso giorno: l’election day come giornata
nazionale dello Staisereno.
Mai come oggi il centrodestra (o il controdestra, come lo chiama Storace) potrebbe assumere il nome di Casa delle Libertà , nel senso dei finti spot di Guzzanti: sotto Berlusconi il federatore a due mesi dalle Regionali fanno un po’ “come cazzo gli pare”.
Ricostruire con quali alleanze si presenteranno al voto in 7 Regioni Forza Italia, Lega Nord e Nuovo Centrodestra è come disegnare a mano la mappa di Calcutta: i patti di Bari sono carta straccia a Genova, l’intesa di Perugia non vale a Venezia, a Firenze carezze e a Napoli sguardi in cagnesco.
I candidati alle presidenze vanno e vengono che nemmeno in un bagno di una discoteca, quelli che già fanno campagna elettorale si sentono dire ogni giorno che da un momento all’altro potrebbero essere accantonati a dare volantini sotto i portici. Anche perchè a ciascun partito corrisponde una quota dissidenti: Berlusconi ha Fitto, Salvini aveva Tosi, Alfano avrà la De Girolamo.
E’ ormai una maxi-partita a chi se la tira di più (i giornali li chiamano di solito “veti incrociati”) e il finale è tutto da capire, da vedere se sarà splatter o da Stanlio e Ollio (cfr. “Le comiche finali”, Gianfranco Fini, 2007).
L’illusione è che il traino del Carroccio sia in grado di portarsi dietro tutto il baraccone. Ma in Veneto non c’è l’accordo Lega-Fi, in Liguria c’è un candidato leghista, in Toscana un candidato ciascuno, in Puglia e Campania il pericolo è Fitto.
Le scosse fino a Milano (in Comune e in Regione)
C’erano una volta le tre punte, ora ce ne sono trecento: ognuno si sente principe ereditario della dote di Berlusconi.
“Salvini — dice Altero Matteoli, uno che ha attraversato indenne interi autunni e intere primavere della destra italiana — non è un incapace, mi faceva più paura Bossi. Eppure non è la soluzione per il centrodestra, basta vedere quanto è accaduto in Emilia Romagna, dove la Lega è andata bene ma il centrodestra no”.
Roberto Maroni sta bruciando centinaia di calorie per mettere d’accordo il suo leader e il suo ex presidente del Consiglio perchè ha il terrore che una separazione certificata alle Regionali finisca per segare le gambe del suo tavolo, a Palazzo Lombardia.
Caduto Cota, in bilico Zaia, vedi mai che finisca con un en plein: ciao ciao, macroregione.
Non solo: mentre Pisapia annuncia di non volersi ricandidare, la Gelmini vuole Lupi candidato al comune di Milano.
Ma Salvini ne ha appena chiesto le dimissioni dal governo e nel frattempo non dà limiti al suo futuro: “Io sindaco di Milano o premier? Sono piccolino e vivo la mia esperienza come strumento e servizio. Se servo a qualcosa, sono a disposizione. Sono milanese nel sangue”.
Il risiko della destra (che sembra Guernìca)
Proviamo una sintesi.
In Veneto c’è Zaia ma senza l’appoggio di Berlusconi che prima — raccontano i giornali — pretende che i candidati leghisti in Liguria e Toscana si ritirino (nonostante non abbia nomi alternativi).
Nel frattempo Fitto ha indossato l’elmetto e vuole candidarsi in Puglia contro l’uomo scelto dal suo capo.
Fosse vero, i fittiani a quel punto potrebbero correre da soli in Campania e in Veneto, solo per il gusto di rompere le scatole.
In una tale frittata il simbolo dell’intera storia sono le Marche: qui Ncd e Udc sono pronti a correre con Forza Italia puntando su un cavallo vincente, il due volte presidente Spacca, che fino a ieri è stato col Pd.
A dare un po’ d’aria frizzantina è l’Umbria, dove le cose vanno alla grande: il centrodestra è unito, i leghisti hanno perfino detto sì all’Ncd senza chiamare la disinfestazione.
Sfortuna maledetta vuole che l’Umbria non sia, a sfogliare gli annali, esattamente una roccaforte berlusconiana.
Il detonatore: il mancato accordo per il Veneto
La corsa in ordine sparso è partita da Verona. Le bottigliate da saloon tra Salvini e Tosi hanno riempito le pagine dei giornali e pochissimo i pensieri degli elettori, ma restano aperti due fronti. Il primo è decisivo: il presidente uscente Luca Zaia continua a ripetere in loop l’immagine del “pancia a terra e lavorare” (6 volte in 20 giorni, archivio Ansa), ma gli manca l’accordo con Forza Italia che in Veneto alle Europee pesò quasi il 15%.
E basta davvero l’Armiamoci e sparate di Salvini, la campagna per togliere l’eccesso colposo della legittima difesa, nel Veneto del benzinaio western Stacchio?
“Se Salvini punta a perdere, gli lasciamo questa bandierina” gli risponde Brunetta. L’altro fronte è quello di Tosi: si è lanciato come un kamikaze contro Zaia e Alessandra Moretti per la conquista di Palazzo Balbi a Venezia, ma il sindaco defenestrato attualmente conta solo su se stesso, perchè le danze di corteggiamento con Alfano sono rimaste tali.
Eppure nella mareggiata in sostegno del sindaco di Verona può finire anche una lista fittiana.
Puglia, l’epicentro della guerra dentro Fi
L’altra miccia è a Bari, campo centrale del torneo “fittiani vs resto del mondo” (berlusconiano).
Forza Italia, per contrastare Michele Emiliano, aveva detto sì all’oncologo Francesco Schittulli.
Fitto aveva assicurato: “Avrà il mio sostegno”. Infatti da lì è iniziata una faida che ha portato nell’ordine al commissariamento del partito (ora guidato dal fedele Luigi Vitali, ex candidato al Csm), alla minaccia di Fitto — recordman di preferenze — di candidarsi e all’espulsione del “suo” Chiarelli da una commissione per mano di Brunetta.
Quanto basta per un’altra scena madre dell’ex ministro: “Da partito liberale siamo diventati il partito delle censure, dei commissariamenti, delle sostituzioni, delle epurazioni”.
Dove c’è rissa, c’è Lega, perfino a Bari: Raffaele Volpi, vicepresidente (pavese) di Noi con Salvini, ha annunciato che sono pronte per essere presentate liste di disturbo finto-leghiste.
Caldoro senza Ncd (a cui piace un po’ De Luca)
Nel polverone sollevato da Tosi e Fitto a prenderle potrebbe essere Stefano Caldoro che in Campania ha tutti i favori del pronostico, il primo dei quali è rappresentato da uno sfidante — che peraltro ha già battuto nel 2010 — condannato e ineleggibile, Vincenzo De Luca.
Ma l’ex socialista inviso a Cosentino ha un po’ di pensieri.
Una lista Fitto, se la situazione al di là dell’Appennino dovesse precipitare. Ma anche l’assenza di un patto con il Nuovo Centrodestra, parte del quale è tentato da un governo Renzi in versione presepe di San Gregorio.
E anche il governatore uscente potrebbe ritrovarsi il partito-interferenza di Salvini che forse ha ripulito la memoria dalla filastrocca che il segretario della Lega canticchiava 6 anni fa: “Senti che puzza, scappano anche i cani. Sono arrivati i napoletani”.
Dicono che Caldoro, in questa situazione, è pronto anche a mandare tutti a spigare. A bordo campo si scalda Mara Carfagna (che smentisce).
Calcio fiorentino tra Verdini e l’economista no euro
Poi le due regioni che Berlusconi pretende da Salvini, come fosse il trattato di Versailles: Toscana e Liguria.
A Firenze i leghisti hanno scelto l’economista anti-euro Claudio Borghi, responsabile economico del partito, occhialini tondi e tanta tv, che ha ospitato di recente il segretario per un tour elettorale.
A Prato, provincia di Shanghai, il contrappasso è stato che due cinesi hanno riconosciuto Matteo-l’altro e hanno voluto un selfie.
A Forza Italia non piace Borghi perchè fa il leghista. Quando un sedicente simpatizzante dell’Isis ha hackerato il sito del Pd in Toscana ha twittato che “era meglio la lettera con le pallottole”.
“Quelle di Borghi sono bischerate che capitano a uno che arriva da Milano in Toscana — l’ha ripreso Massimo Parisi, deputato del battaglione Verdini — Questa regione è terra di civiltà ”.
Forza Italia, che in Toscana è tradotto con la parola Denis, ha invece indicato Gianni Lamioni, presidente della Camera di commercio di Grosseto.
Ma il povero Lamioni ha la lettera scarlatta di provenire da Ncd, quindi non va a genio alla Lega ma neanche a gente come l’ex tesoriere del Pdl Maurizio Bianconi (fittiano dal linguaggio da ambasciatore): “Io i Forza Renzi non li voto, neanche se mi bucano”.
Così la soluzione sarebbe resettare tutto (e Borghi?) e puntare su un terzo, magari uno tra i viareggini Deborah Bergamini e Giovanni Toti, i quali dovrebbero accettare di andare contro il presidente di Regione più popolare d’Italia, Enrico Rossi, avendo a disposizione solo due mesi.
Il vice-Salvini, il forzista se ne va. La Paita imbarca Nc
Sportellate anche in Liguria.
Prima si è presentato Federico Garaventa, imprenditore, presidente regionale dell’Ance, l’associazione dei costruttori edili.
Il tempo di vantarsi con gli amici che la Lega gli ha candidato contro Edoardo Rixi, vice di Salvini, che nel curriculum ha anche un’ipotesi di peculato formulata nell’inchiesta sulle spese pazze in consiglio regionale.
Garaventa così si ritira, Forza Italia dice che appoggerà Rixi ma nel frattempo chiede a via Bellerio di ritirarlo per fare posto (di nuovo) a Toti.
E quelli di Alfano? Dalle quelle parti lo strabismo è la regola.
Dopo essersi diviso per mesi, l’Ncd compie l’impresa di decidere, con tanto di riunioni a Roma, di sostenere la candidata renziana Raffaella Paita, designata erede del governatore Claudio Burlando.
La Paita ha risposto più o meno che tutto fa brodo. Gli scajoliani alle primarie non erano l’ultimo capitolo.
Ancona, sul carro del ri-governatore (finora del Pd)
Nelle Marche i partiti di centrodestra sono uniti: vogliono invece incollarsi tutti al sedere di Gian Mario Spacca da Fabriano, che intende rimanere sulla poltrona di presidente di Regione per altri 5 anni, dopo i due mandati che ha fatto con il centrosinistra.
Quando il Pd ha fatto le primarie per scegliere il suo successore (Luca Ceriscioli), Spacca — che ridendo e scherzando è nelle giunte marchigiane dall’inizio degli anni Novanta — si è riscoperto del Ppi e della Margherita, ha detto che era un presidente di coalizione, espressione di una lista civica, che è stato iscritto del Pd solo per 3 anni e è mancato poco che dicesse che nel centrosinistra c’è finito perchè quel giorno sbagliò strada.
Abiura sufficiente per Area Popolare (e tra breve anche a Fi) per incoronare l’usato sicuro e soprattutto non fare la fatica cagna di trovarne un altro.
San Claudio d’Assisi ha riunito tutti: dalla Lega a Nc
Il capolavoro, l’unico in Italia, riesce solo a Claudio Ricci, sindaco di Assisi.
Saranno la forza spirituale del posto o gli effetti della marcia della pace, ma solo lui — che infatti è ingegnere — è riuscito a mettere insieme tutti, dall’Ncd alla Meloni. Sindaco dal 2006 della seconda città umbra a non essere rossa, l’ingegner sindaco si vanta di essere in giunta comunale da 24 anni e il primo cittadino più longevo, “secondo solo al podestà ”.
Doveva essere il candidato del centrodestra alla Regione già nel 2010.
Retroscena maligni dissero che lo scartò Berlusconi.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 29th, 2015 Riccardo Fucile
SFOGO DI ROMANI E NUOVA LITE CON BRUNETTA
Berlusconi lancia la sfida per riconquistare Milano (tra un anno) e l’Italia (chissà quando), ma il partito nel frattempo si sbriciola sotto i colpi di piccone.
L’ultimo arriva a sorpresa da un fedelissimo come Paolo Romani. Il capogruppo al Senato interviene prima del consueto collegamento telefonico del leader che chiude la manifestazione organizzata da Mariastella Gelmini all’auditorium Gaber di Milano. «Non si dica che tutto va bene, perchè oggi non va bene nulla – esordisce – Siamo divisi e litigiosi, non raccontiamo cose credibili e i peggiori di noi vanno in tivù solo per dire stupidaggini: dalle intransigenze stile Brunetta alla melassa a cui appartengo».
E ancora, «occorre una cessione di sovranità interna, il problema c’è, lo dobbiamo affrontare », dice riferendosi alla necessità di organismi dirigenti veri e operativi, al di là del leader.
Poi le alleanze. «Siamo sicuri che possiamo essere federatori, che esiste ancora il centrodestra? Tra Salvini che dice cose terrificanti e Alfano che è il servo sciocco di Renzi?»
Un j’accuse che va oltre l’autocritica e tutt’altro che improvvisato.
«Ho scritto e ragionato una notte intera, erano cose che andavano dette e poteva farlo giusto uno che vuole bene a Berlusconi – racconterà poi, raggiunto al telefono, il capogruppo – Se alle regionali non raggiungiamo almeno il 15 per cento, la dissoluzione diventa inarrestabile».
Giovanni Toti, presente all’evento, ironizza: «Oggi Romani si è divertito a fare il rottamatore con i capelli bianchi e ci è riuscito anche bene ».
Romani legge e non incassa l’allusione renziana: «Non sono rottamatore, ma un ragionatore e dopo 20 anni in Fi me lo posso permettere».
Chi l’ha presa proprio male è Brunetta (tra i due, un mese fa, altro scontro): «Grazie a Romani per avermi definito intransigente nei confronti di Renzi – è il suo tweet – meglio intransigenti che inesistenti».
Tanti altri invece plaudono. Altero Matteoli concorda «totalmente » con Romani e spera «che si possa aprire subito un confronto con Fitto per evitare spaccature: a Berlusconi al telefono ho già detto che non condivido la circolare della senatrice Rossi che impedirebbe di candidare chi ha più di tre mandati ».
Che poi, nella lettura della cerchia ristretta del leader, sarebbe proprio la miccia che avrebbe acceso queste reazioni.
Raffaele Fitto, un piede già fuori in Puglia e non solo, chiede se a questo punto «si aprirà una riflessione davvero libera o si farà finta di nulla e si proseguirà con epurazioni, esclusioni e commissariamenti?»
E con Romani anche Daniela Santanchè: «Basta fare gli struzzi, apriamo un dibattito franco».
Maurizio Bianconi, fittiano: «Facile diventare antifascisti il pomeriggio del 25 aprile. Ma meglio tardi che mai».
In questo clima, l’ex Cavaliere («Colpa di un’influenza») diserterà stamattina la manifestazione romana organizzata da Tajani e la Rossi, limitandosi a una telefonata. In quella di ieri a Milano aveva suonato la carica.
Il centro-destra dovrà riconquistare «la guida di Milano, dove tutto è iniziato, poi faremo ripartire anche l’Italia, dove siamo la maggioranza vera e naturale».
Per poi attaccare Renzi che «sta dimostrando che la sinistra pensa solo a occupare potere a qualunque costo ».
Unica nota positiva, per lui, la schiarita con Salvini in vista delle regionali. Il capo del Carroccio parla prima a Torino, dove si registrano scontri tra antagonisti del corteo anti Lega e polizia, poi a Bergamo: «Non c’è alcun ostacolo a un accordo, non ho condizioni da imporre a Forza Italia».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Marzo 24th, 2015 Riccardo Fucile
CRITICA IN AULA TOTI E LA ROSSI… E BRUNETTA SOSTITUISCE IL PRESIDENTE FITTIANO DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA
Una resa dei conti in piena regola. Raffaele Fitto parla addirittura di epurazione.
Sta di fatto che oggi nell’aula di Montecitorio anzichè parlare di prescrizione, tra i forzisti sono volati gli stracci.
L’intervento dell’azzurro Giovanni Chiarelli per annunciare il voto contrario «convinto» di Fi al ddl sulla prescrizione, si è trasformato in un vero e proprio regolamento di conti interno al partito berlusconiano, contro il cosiddetto Cercio magico.
Chiarelli, dopo aver ringraziato il capogruppo Renato Brunetta per il suo operato, spiega di non aver parlato del tema in discussione in Aula -la prescrizione- «con colleghi come Toti e la Rossi, impegnati a studiare strategie per distruggere tutto quel che Berlusconi ha compiuto in questi anni. Mi scuso per la divagazione, consegnerò il mio intervento a Bergamini», la responsabile comunicazione del partito, «affinchè Toti e gli altri possano dire cose sensate quando vanno in tv».
Immediata a durissima la reazione di Brunetta, che ha seduta stante sostituito Chiarelli, rimuovendolo dalla commissione Giustizia.
“Non mi preoccupo per Gianfranco Chiarelli, a cui esprimo amicizia e sostegno, ma per noi tutti, per cosa siamo diventati. Che situazione avvilente! Da partito liberale di
massa, cosa siamo diventati? Il partito delle censure, dei commissariamenti, delle sostituzioni, delle epurazioni. Ciascuno può giudicare», il commento di Raffaele Fitto.
Solidarietà al deputato forzista è stata espressa anche da Daniele Capezzone, presidente della commissione Finanze della Camera: “Esprimo vicinanza e solidarietà all’amico Gianfranco Chiarelli. Ogni censura è una pagina triste per chi la pratica, non per chi la subisce” –
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