Aprile 11th, 2015 Riccardo Fucile
FORZA ITALIA SI AGGRAPPA ALL’EX SINDACO DI LECCE, MA FDI IN PUGLIA VUOLE SCHITTULLI E LA MELONI RISCHIA DI PERDERE LA FACCIA… PER SALVINI “NON RAPPRESENTA IL NUOVO” E BOCCIA LA PROPOSTA, FITTO SE LA RIDE
Adriana Poli Bortone, ex ministro nei governi guidati da Berlusconi ed ex sindaco di Lecce: potrebbe essere lei il candidato alla presidenza della Regione Puglia di Forza Italia dopo lo strappo tra il partito dell’ex Cavaliere e Raffaele Fitto, da contrapporre a Francesco Schittulli, l’oncologo che ha virato sull’ex ministro pugliese leader dei Ricostruttori.
Ad annunciarlo il coordinatore regionale del partito berlusconiano in Puglia, Luigi Vitali: “Dopo la nostra riunione, proponiamo all’unanimità la senatrice Adriana Poli Bortone quale candidato per Forza Italia e la coalizione di centrodestra, con la lista di Salvini e tutti gli altri che si riconoscono in questa coalizione, augurandoci che questa candidatura sia condivisa e accettata dalla stessa senatrice Poli Bortone e condivisa con Fratelli d’Italia e Salvini. Ci auguriamo che sia la candidatura migliore per rappresentare l’intero centrodestra”.
La diretta interessata non ne sapeva nulla e dichiara il suo imbarazzo: “Mi devo sentire con il mio partito per capire se ci sono le condizioni. Quello che è accaduto ieri, ovvero la rottura di un fronte non è piacevole. Per questo discuteremo all’interno del partito e vedremo che decisioni assumere: non sono un organismo a sè stante, dobbiamo decidere discutendo all’interno del partito e capire cosa fare”.
L’ex senatrice non è nuova alla sfida regionale in Puglia. Anche cinque anni fa scese in campo come candidato presidente in Puglia ma con l’Udc in contrapposizione alla candidatura del fittiano Rocco Palese che perse in favore di Nichi Vendola.
In Puglia Fratelli d’Italia tiene il punto. “Il nostro candidato a oggi è Schittulli. Vogliamo capire cosa sta avvenendo in questo momento, perchè il nome di Poli Bortone è prestigioso, ma questa decisione di Forza Italia non è stata condivisa con la segreteria regionale e nazionale del partito”, afferma il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Marcello Gemmato.
Il ritorno di Adriana Poli Bortone manda praticamente in soffitta la candidatura dell’outsider Federica De Benedetto, l’imprenditrice leccese di 30 anni, che Vitali aveva chiamato come sua vice insieme ad altre tre donne, pronta a scendere in campo.
In Puglia, dunque, si va verso l’alleanza tra “Noi con Salvini” e Forza Italia. Entro le prossime ore potrebbe arrivare il sì definitivo a quello che i sostenitori di Salvini definiscono un “matrimonio forzato” con Forza Italia, ma che potrebbe portare la mini coalizione a superare la soglia dell’8% per entrare in Consiglio regionale.
Dopo la spaccatura definitiva tra gli azzurri, divisi tra i ricostruttori dell’eurodeputato Raffaele Fitto, e i fedeli di Silvio Berlusconi, Francesco Schittulli correrà con il sostegno di Fratelli d’Italia, Raffaele Fitto e Ncd.
Giordano spiega di aver sentito in mattinata il responsabile delle liste di Salvini al Sud, il senatore Raffaele Volpi: “Mi ha detto che le possibilità di andare con FI – sottolinea Giordano – sono ancora al 50%”, ma la sensazione è che alla fine “andremo ad applicare scelte politiche tattiche fatte a livello centrale”.
Ma, pur considerando “brave persone” i possibili candidati di FI, Luigi Vitali, Adriana Poli Bortone e Francesco Paolo Sisto, Noi con Salvini crede “non rappresentino il ‘nuovo'”.
Il “fidanzamento forzato con FI – sottolinea Sasso – potrebbe diventare meno forzato se il candidato fosse di nostro gradimento, o potrebbe diventare un matrimonio se il candidato fosse il nostro. Ma la “Poli Bortone – rileva – non è di nostro gradimento, glielo dico tranquillamente. E non ci faremo imporre un nome da Berlusconi”.
Farsa Italia continua e Fitto se la ride.
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Aprile 10th, 2015 Riccardo Fucile
MA VITALI NON TROVA NESSUNO DISPOSTO A METTERCI LA FACCIA: A FORZA DI RICATTI, IL CERINO GLI E’ RIMASTO IN MANO… CON FITTO TUTTI I CONSIGLIERI USCENTI DI FORZA ITALIA, OLTRE A NCD, FDI, AN E LISTE CIVICHE
“Dopo le parole di oggi Schittulli non è più il candidato di Forza Italia. Dobbiamo trovarne un altro e
fare presto, a meno che qualcuno non faccia il miracolo nella notte e questo spetta allo stesso Schittulli e a Fitto…”.
Luigi Vitali, commissario regionale azzurro in Puglia, è furioso nei confronti di Francesco Schittulli e annuncia che Forza Italia è pronto a cambiare cavallo: “Schittulli ci ha fatto perdere tempo, grazie a lui siamo arrivati al 10 aprile, ora stiamo già lavorando per trovare un altro nome”.
L’ex sottosegretario alla Giustizia assicura di avere “in mente il profilo” del prossimo candidato azzurro alla presidenza della Regione, ma l’ultima parola spetterà a Silvio Berlusconi: “O sarà un esponente della società civile o un politico”.
Vitali rivela di aver sentito Silvio Berlusconi al telefono prima della conferenza stampa di Schittulli per concordare la linea, che prevedeva il ritiro del sostegno azzurro all’oncologo qualora avesse accettato l’appoggio di Raffaele Fitto.
“E’ davvero assurdo – avverte Vitali – Dopo aver estromesso pubblicamente Forza Italia dalla coalizione a suo sostegno, ora Schittulli si augura che, nelle prossime ore, Forza Italia entri nella coalizione, ma di che parliamo… per noi da oggi Schittulli non è più il nostro il candidato”.
Alla conferenza stampa di Schittulli hanno partecipato numerosi consiglieri regionali azzurri uscenti vicini a Fitto, oltre ai portavoce delle forze politiche del centrodestra che sostengono l’ex presidente della Provincia di Bari.
“Ho fatto di tutto per unire il centrodestra – era stato lo sfogo in mattinata di Schittulli – Ho posto delle condizioni sia a Fitto che a FI. Fitto le ha accolte accettando che le liste fossero forti e competitive. FI deve decidere e sciogliere questa aspettativa che io propongo, sulla certezza della vittoria del centrodestra”.
Il candidato presidente alle prossime Regionali aveva così di fatto aperto la sua campagna elettorale facendo appello “agli amici di Forza Italia perchè si possa procedere spediti e insieme”.
“Ringrazio Fratelli d’Italia e gli amici di Alleanza nazionale che sin da subito mi hanno sostenuto ma anche Ncd che mi sostiene” ha proseguito Schittulli che ha aggiunto: “So che la politica è a volte tattica, ma la tattica a lungo andare logora la credibilità . La politica ha bisogno di orizzonti, di coraggio e di coerenza”.
Alla conferenza stampa di Schittulli hanno presenziato numerosi consiglieri regionali uscenti di FI vicini a Raffaele Fitto oltre ai portavoce delle forze politiche del centrodestra che sostengono l’ex presidente della Provincia di Bari.
“Mi auguro che ci possa essere questa intesa con FI, io sono disponibile”, ha detto ancora il candidato presentando il suo manifesto elettorale per le prossime regionali in Puglia.
La polemica con il commissario regionale del partito Luigi Vitali continuava a distanza e il clima che si respirava al comitato dell’oncologo barese era già di grande pessimismo.
Posizioni politiche molto distanti “ma io non credo – diceva ancora Schittulli prima della reazione del possibile alleato – perchè se facciamo prevalere il buon senso questo sarà anche nell’interesse dei pugliesi. Certo FI è un elemento più che necessario per il centrodestra ma dico a Vitali che Schittulli è uno solo. Il conflitto tra Fitto e Berlusconi non interessa nè a me nè ai pugliesi. Io ho la responsabilità di unire le forze del centrodestra ma devo anche far si che vengano schierate le forze migliori. Mi auguro con caparbietà che prevalga il buon senso”.
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Aprile 10th, 2015 Riccardo Fucile
BERLUSCONI: “SE NON SI FIDA PIU’ DI ME VADA ALTROVE”… IL PROGETTO DI UN ASSE CON ALFANO, TOSI E NUOVE AGGREGAZIONI
La “cosa bianca” del dopo-Berlusconi prende già forma. 
Primo banco di prova le regionali, per strappare consiglieri e radicarsi, dal Veneto alla Puglia passando per la Campania.
Per decollare subito dopo, quando i pezzi del centrodestra ormai recisi dal corpaccione berlusconiano tenteranno una qualche forma di federazione sotto le bandiere di un Ppe in salsa italiana.
Angelino Alfano e i centristi (settanta parlamentari) dell’Area popolare con Flavio Tosi ormai “ex” del Carroccio di Salvini, per arrivare a Raffaele Fitto e ai suoi trenta tra deputati e senatori, a un soffio dalla scissione.
È tutto un mondo in movimento, destinato a trasformarsi in calamita per le tante anime in pena dentro Forza Italia e tentate dal tagliare la corda dopo il probabile big bang del 31 maggio.
Un’operazione che, per compiersi, necessita però di alcuni passaggi.
Uno dei principali è l’effettivo addio di Raffaele Fitto al suo partito. Condizione che potrebbe maturare già nelle prossime ore.
Questa mattina, a Bari, nella conferenza stampa di lancio della coalizione moderata che lo sosterrà , il candidato governatore Francesco Schittulli si presenterà senza il simbolo del partito berlusconiano.
Al suo fianco, i Ricostruttori di Fitto e l’Ncd, con altre sigle minori. Ma non Forza Italia, appunto.
«Attendiamo ancora un invito ufficiale, se non arriverà ne prenderemo atto e andremo per la nostra strada», diceva ancora ieri il commissario forzista pugliese Luigi Vitali. L’invito non arriverà .
Perchè anche Raffaele Fitto attenderebbe entro stamattina un comunicato ufficiale con cui Forza Italia firmi di fatto la resa: una figura di garanzia (Altero Matteoli il primo dei nomi proposti) che presenti la lista a Bari (al posto di Mariarosaria Rossi o di un suo delegato) e soprattutto la presenza in squadra di tutti gli uscenti e di altri 8-10 amministratori locali vicini proprio all’eurodeputato.
Fitto, ieri sera, serafico: «Io non ho pregiudizi, se accettano le nostre condizioni, siamo felici di correre sotto le insegne di Fi».
Una provocazione, vista dal fortino di Villa Certosa dove Silvio Berlusconi è rimasto chiuso anche ieri. Le condizioni sono state bocciate, giudicate irricevibili.
Lo sfogo dell’ex Cavaliere coi suoi non sembra lasciare margini.
«Altri prima di Fitto hanno pesato di avere il mondo in mano, poi si è visto com’è finita», si è lasciato andare alludendo ai vari Fini, Casini, Alfano.
«Raffaele non si fida dei miei uomini? Vuol dire che non si fida più di me, vada altrove». Lo considera già un corpo estraneo.
Per questo ha promesso a Vitali che in Puglia farà tappa due se non tre volte: la battaglia contro il pd Emiliano è persa, ma l’obiettivo adesso è scalzare proprio il duo Fitto-Schittulli e relegarlo al terzo posto.
«Si tratterà fino all’ultimo – spiega cauto dalla Liguria l’altro candidato governatore, Giovanni Toti – detto questo, abbiamo un piano alternativo. Saremo in corsa comunque coi nostri uomini in Puglia, anche con Matteo Salvini che non vede l’ora di misurarsi al Sud con la sua lista. E a quel punto – conclude il consigliere di Berlusconi – mi sembra difficile che Giorgia Meloni possa stare altrove».
Proprio in Liguria, Forza Italia sogna ora il colpaccio e di sfruttare le scintille in seno al pd.
Un ultimo sondaggio Euromedia datato 8 aprile darebbe Raffaella Paita (Pd) al 32,5 per cento, proprio Toti al 29,7, a meno di tre punti e con la campagna appena iniziata, il candidato grillino Alice Salvatore al 20,9 e Luca Pastorino della Sinistra al 16,9 (ma col 43,6 di indecisi).
E domenica probabile abbraccio pubblico tra Salvini, il riluttante Rixi (ex candidato alla Regione per la Lega) e lo stesso Toti.
Ma è in Veneto che Flavio Tosi – altro caposaldo della “Cosa bianca” a Nord – punta a strappare consensi decisivi agli ormai avversari forza-leghisti. Con Alfano alla sua sinistra e Fitto a destra.
«Anche in Veneto Fi sta mettendo fuori tutti i fittiani – denuncia la senatrice forzista Cinzia Bonfrisco – a costo di presentare liste deboli », la scelta per la fronda forzista appare fatta anche nel Nordest.
Le regionali tuttavia serviranno giusto per recidere gli ultimi cordoni che legano al loro passato i quarantenni già al lavoro per un’altra forza moderata e “popolare”, da Tosi a Fitto ad Alfano.
La partita si aprirà dal primo giugno. A loro potrebbero guardare i tanti che, come la senatrice Manuela Repetti (ex Fi col compagno Sandro Bondi), sono convinti che «la sfida è un nuovo progetto di centro alleato con Renzi».
Poi ci sono i parlamentari vicini a Denis Verdini, ormai in rotta con Berlusconi al punto da voler onorare il patto del Nazareno e votare le riforme. Già , il premier.
È il vero elemento di contraddizione all’interno di questo puzzle ancora informe. Alfano siede al suo fianco a Palazzo Chigi, Raffaele Fitto non ne vuol sentire parlare. Ma da qui alle politiche, tra due o tre anni, tutto lo scenario è destinato a mutare.
(da “La Repubblica“)
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Aprile 9th, 2015 Riccardo Fucile
L’INTESA PER UNA LISTA COMUNE IN PUGLIA DURA MENO DI 24 ORE… ORA BERLUSCONI RISCHIA IL TRACOLLO AL SUD
Lo strappo, quello definitivo, si consuma a Bari. Ma è destinato a produrre effetti immediati a Roma.
Tra Raffaele Fitto e Forza Italia il cammino comune finisce qui.
La scissione (con parlamentari al seguito) appare adesso a un passo. E accade tutto nel giorno in cui Berlusconi sembra tendere una mano e accettare la ricandidatura degli uomini dell’ex governatore nelle liste pugliesi.
Invece salta tutto: il candidato Francesco Schittulli in serata chiude la partita, in una nota annuncia per domani il lancio della sua candidatura al fianco di Fitto, Ncd e Fratelli d’Italia e dice addio a Forza Italia («Non ha dato la disponibilità a presentare una lista competitiva»).
Ma il rischio per il partito ora è il tracollo nel Mezzogiono e non solo.
A questo punto, l’uscita dell’eurodeputato dal partito con la sua trentina di parlamentari torna assai probabile e perfino imminente.
Senatori forzisti, campani questa volta, finiscono nel frattempo quasi alle mani a Palazzo Madama (protagonisti De Siano, Falanga e D’Anna) tra chi difende l’uscente Caldoro e chi si azzarda a sponsorizzare il pd Vincenzo De Luca.
E ancora, il “veterano” Antonio Martino si scaglia contro il ricambio («Ci sono giovani imbecilli») e contro Mariarosaria Rossi («Si copre di ridicolo»), mentre la giovane Silvia Sardone (avversata dalla vecchia guardia) sogna la candidatura a sindaco di Milano.
Di fronte a questo scenario, Silvio Berlusconi, sempre più sconfortato e demoralizzato, preferisce tenere le distanze.
Resterà tutta la settimana a Villa Certosa. «Sono stanco di questa pantomima, non si rendono conto che così ci fanno solo perdere e Fitto vuole solo farmi la guerra e prendersi il partito, ma io Forza Italia la rifondo, la rilancio e le ridò un volto nuovo dopo il voto», ripete ai suoi.
Eppure, a mezzogiorno, la nota del commissario berlusconiano in Puglia, Luigi Vitali, sembrava aprire a un compromesso: «Per favorire l’unità del centrodestra in Puglia, Fi conferma la disponibilità a ricandidare l’intero gruppo regionale».
Vorrebbe dire garantire ai sette consiglieri uscenti vicini a Fitto la presenza in lista. Ma giusto a loro.
L’eurodeputato piomba a Roma, riunisce i parlamentari mentre coordina a distanza i suoi in regione: «È un bluff».
La bocciatura dell’offerta è immediata. «Non ci bastano i sette uscenti, abbiamo almeno altri dieci, quindici amministratori locali in gamba e capaci di grandi consensi, io li voglio tutti in lista», ha spiegato ai deputati pugliesi e non.
E ancora: «Non può essere la Rossi o un suo delegato a depositare a fine aprile la lista, al più una figura di garanzia o addirittura due».
Il sospetto, tradotto, è che la plenipotenziaria per le liste Mariarosaria Rossi o chi per lei possa depositarla in Puglia ma epurata, nottetempo, dei candidati di Fitto.
«Quelle condizioni sono per noi inaccettabili, è un banale pretesto, la verità è che Fitto avrebbe rotto in ogni caso», si consola la tesoriera commentando con i collaboratori lo strappo ormai consumato.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Aprile 8th, 2015 Riccardo Fucile
VERDINI STA GIA’ SOSTENENDO IL GOVERNO CON ASSENZE DEI SENATORI, BONDI E RAPETTI CON LUI… I FITTIANI PUGLIESI: “SILVIO PENSA DI PRENDERCI PER IL CULO, MA STAVOLTA GLI FACCIAMO MALE, FORZA ITALIA NON ENTRERA’ NEANCHE IN REGIONE”
Ignazio Abrignani, verdiniano di ferro, morde uno spicchio di arancia alla bouvette. Parlando con un collega, dice: “Il gruppo parlamentare di Verdini? Lo potremmo chiamare ‘l’ultima spiaggia’, anzi in inglese the last beach”.
Pochi metri più in là i parlamentari pugliesi, sempre in gruppo: “Sulla Puglia Berlusconi ci sta prendendo per il culo, ora esce con una nota Schittulli e manda al diavolo Vitali, l’offerta è un bluff. A questo giro a Berlusconi gli facciamo male, Forza Italia non entrerà nemmeno in consiglio regionale”.
Montecitorio pare un set, dove si proietta il film Big Bang Forza Italia.
L’esplosione è in atto, anche se il botto, quello fragoroso si sentirà dopo le regionali. Silvio Berlusconi, ancora a Villa Certosa a godersi il tepore dell’inizio della primavera, non controlla davvero più nulla.
Quelli attorno proiettano il classico film d’essai che racconta di un ex premier che si sta rimettendo in forma, dieta con molti liquidi ed esercizio fisico, perchè si è reso conto che, alle regionali, dovrà impegnarsi un po’, compatibilmente con la resistenza fisica per evitare, appunto, il big bang.
La prima uscita dovrebbe essere a Napoli, unica regione dove se la gioca un candidato governatore azzurro.
E raccontano un ottimismo degno dell’Istituto Luce: “Con Berlusconi in campo possiamo perdere bene, 4 a 3, perchè il Veneto è sicuro, la Campania è aperta e in Liguria i bersaniani giocano a far perdere la Paita per sferrare un colpo a Renzi”.
In verità , nessuno ci crede.
Ecco che Verdini da giorni ha preso il pallottoliere per contare le sue truppe: “Al suo segnale, dopo le regionali, scateniamo l’inferno”.
Da mesi una quindicina dei suoi al Senato si muove come se fosse al governo, tra voti di fiducia e assenze “tattiche” per evitare che Renzi vada sotto, l’ultima oggi con dieci assenti.
Ora però Denis è al lavoro per creare un gruppo con “dei nuovi senatori”: oltre a quelli che danno al governo il sostegno occulto è all’opera per un gruppo che dia il sostegno palese.
Una fonte a conoscenza delle sue liste racconta: “Di nuovi ne ha sei, compresi la Repetti e Bondi, con cui si sente quotidianamente. Gli altri quattro arriveranno col Big bang di Forza Italia, ma c’è anche qualche grillino interessato”.
Pare anche che Verdini avesse suggerito a Bondi di non uscire subito, ma di far coincidere il suo abbandono di Forza Italia con il disastro delle regionali, ma l’ex coordinatore non ha retto più.
Sia come sia i “dieci nuovi” oltre a quelli rastrellati finora servono a ad avere maggiore potere contrattuale con Renzi e Lotti, portando un valore aggiunto rispetto a quello attuale.
Un azzurro di rango, che ha sentito l’ex premier in Sardegna, fotografa così la situazione: “Berlusconi ormai considera irrecuperabile il centrodestra, quindi liquida Forza Italia e al prossimo giro porterà una trentina di ragazzi in Parlamento che non rompano le scatole e spingano i bottoni”.
Il terreno lo ha preparato con la circolare della Rossi, da lui letta e benedetta, sul limite dei mandati.
Nel frattempo è partito il reclutamento della Silviojugend, che già si sta facendo le ossa nei talk show come l’agguerrita Silvia Sardone, protagonista di una durissima polemica con Romani e Gasparri.
In questa inarrestabile marcia verso il big bang, la saga pugliese si arricchisce di un nuovo episodio.
Col coordinatore regionale, spedito da Berlusconi a sterminare i fittiani, che dichiara che “tutto il gruppo consiliare uscente sarà ricandidato”.
Pare un’apertura a Fitto, in verità è un bluff perchè il problema non sono gli uscenti ma gli “entranti”, esponenti della politica e della società civile che Fitto vorrebbe inserire nelle liste e su cui resta un veto.
Ecco che la risposta alla finta apertura arriva da tal Bellomo, uomo del candidato Schittulli: “In questo momento è evidente che Forza Italia si è volontariamente esclusa dalla coalizione che sostiene Schittulli”.
Se corre da sola l’otto per cento è a rischio.
E con esso la possibilità di eleggere un solo consigliere regionale.
Il big bang, appunto.
(da “Huffingtonpost“)
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Aprile 8th, 2015 Riccardo Fucile
DA DEPUTATA A TEMUTA CAPOSTAFF E LIQUIDATRICE DEL PARTITO
Come ha fatto la senatrice Mariarosaria Rossi, 43 anni, da Piedimonte Matese, a diventare così
potente, così temuta?
Com’è riuscita a mandare in frantumi il famoso cerchio magico berlusconiano, lasciando a Deborah Bergamini il compito di trattare con la stampa e a Francesca Pascale (quando c’è, se c’è) quello di fidanzata ufficiale?
Andiamo con ordine: la donna che è, contemporaneamente, capo dello staff del Cavaliere e amministratrice straordinaria di Forza Italia, dovete provare a immaginarvela seduta su un divano di Palazzo Grazioli, i suoi tre telefonini sul tavolino, l’agenda in mano, Dudù che le lecca la caviglia, considerandola ormai una seconda padrona.
Perchè ovunque c’è Silvio Berlusconi, c’è lei.
E chiunque voglia parlare con lui, deve prima chiedere il permesso a lei.
Capi e capetti la implorano. «Dai, ti prego, un minutino…». Lei valuta, concede, nega. Ormai nega sempre più spesso.
«Non c’è». «Non può». «Con te poi non vuol proprio parlare». «Tu sei un nostro nemico». «Tu forse non hai capito chi comanda». «Dai, chiamami domattina che forse ti ci faccio parlare».
Unica sacerdotessa di ciò che resta del tempio.
Piccola di corporatura, «però ammetto di essere ossessionata dai fotografi che vogliono inquadrare sempre il mio seno», abiti eleganti, «anche se quella elegante da morire è la Santanchè», separata, un figlio, vince un seggio per Forza Italia nel 2008 in un popoloso quartiere romano dov’era diventata la «Madonnina di Cinecittà » (aveva tappezzato tutti i muri con i suoi poster): diploma di istituto tecnico commerciale, a lungo animatrice nei locali notturni romani. Esperienza che poi le torna utile.
È stato scritto che lei ha organizzato «feste e balli» per Berlusconi nel castello di Tor Crescenza.
«Niente balli, due cene politiche con le deputate. Tutto è nato nelle ore della rottura con Fini. Eravamo nella sala del governo e il premier aveva la faccia scura. Così ho radunato un gruppone di venti deputate e siamo andate a tirarlo su di morale»).
Scaltra, diplomatica, cinica, determinata.
Angelino Alfano capisce che tipo è quando, nel 2013, prova a fare le primarie. Berlusconi un pomeriggio lo gela: «Mariarosaria ha messo in piedi un bellissimo call-center: dai retta a me, Angelino, facciamo fare a lei».
Adesso fa proprio tutto lei.
L’altro giorno ha spedito una lettera ai comitati regionali.
Dentro, l’indicazione di favorire nelle liste elettorali i giovani e garantire la parità di genere: «over 65» ammessi solo in casi eccezionali e se in regola con il versamento delle quote al partito.
Dura e definitiva. E sola. Solissima a decidere insieme al capo (così un verdiniano, che pure implora di restare nell’anonimato, ricorda quando le ultime liste elettorali di FI, nel 2008, furono stilate «da un comitato composto da Bondi, Cicchitto, Verdini, Schifani, Scajola, Gelmini e Crimi»).
Il problema (per tutti) è che ormai il capo si fida solo di lei. E se è vero, come numerosi osservatori ipotizzano, che Berlusconi ha in mente di chiudere FI e creare un nuovo soggetto politico, la sensazione è che a lei sia stato affidato l’incarico di liquidare il partito.
Che sta chiudendo plasticamente: 43 impiegati in cassa integrazione (e sembra sia persino stata sbagliata la procedura), già disdetto l’affitto della sede di piazza San Lorenzo in Lucina, al centralino – da giorni – non risponde più nessuno (provare chiamando allo 06-67311).
Sì, decide tutto lei. E quando parla anche i falchi soffrono di vertigini. «Verdini, poverino, pensa solo a sopravvivere politicamente. Quando a Fitto, mah: parla come se stesse già fuori dal partito».
Ha sempre avuto il dono della sintesi.
(da “il Corriere della Sera“)
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Aprile 8th, 2015 Riccardo Fucile
SILVIO VOLEVA ELIMINARE I FITTIANI, ALLA FINE E’ STATO COSTRETTO A RIPRESENTARLI TUTTI IN QUANTO ERA RIMASTO SENZA CANDIDATO GOVERNATORE
Berlusconi cede, e Fitto vince su tutta la linea in Puglia.
Il commissario Vitali deve accettare le imposizioni dei ricostruttori e tutti gli azzurri uscenti saranno ricandidati.
Nessuno escluso, come aveva chiesto Raffaele Fitto, forte del consenso che ha tenuto stretti i suoi, su quali si era abbattuto il diktat: “Mai in lista con Forza Italia”.
“A seguito dell’incontro tenuto ieri con i consiglieri regionali di Forza Italia – si legge in una nota – in accordo con il presidente Silvio Berlusconi, per favorire l’unità del centrodestra in Puglia (unità auspicata anche dal coordinatore regionale del Ncd Massimo Cassano), Forza Italia tramite il segretario regionale onorevole Luigi Vitali conferma la disponibilità a ricandidare l’intero gruppo regionale, anche al fine di sgomberare il campo da tutte le polemiche divampate in queste settimane. Forza Italia ribadisce inoltre la convinzione che il centrodestra unito possa aspirare alla vittoria e la volontà , mai venuta meno, di sostenere la candidatura alla presidenza del professor Francesco Schittulli”.
Tutti insieme dunque, in campo per le Regionali a sostegno dell’oncologo che dovrà vedersela contro Michele Emiliano, candidato del centrosinistra.
Tutti insieme dopo mesi di polemiche e veleni che hanno portato Schittulli prima a minacciare di ritirarsi dalla competizione, poi di abbandonare Fi per abbracciare Fitto: una possibilità che rischiava di tenere gli azzurri isolati, alla disperata ricerca di un candidato governatore (erano spuntati i nomi dello stesso Vitali – il vero sconfitto della partita – di Andriana Poli Bortone e Francesco Paolo Sisto), con il rischio di non superare la soglia di sbarramento.
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Aprile 8th, 2015 Riccardo Fucile
I 43 DIPENDENTI DEL PDL DOVEVANO ACCEDERE AGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI MA, A CAUSA DI DIMENTICANZE DEI VERTICI, NON VEDRANNO UN EURO
Erano stati licenziati con la promessa di una cassa integrazione che sarebbe durata un anno e che avrebbe comportato l’erogazione dell’80 per cento dello stipendio.
Ma i 43 ex dipendenti del Popolo delle Libertà , nonostante l’accordo firmato il 2 ottobre 2014 al ministero del Lavoro, non hanno mai visto un centesimo e rischiano anzi di non ricevere nulla.
Il motivo è paradossale.
Il Pdl non ha presentato la documentazione per sfruttare i benefici del decreto legge 149 (voluto del governo di Matteo Renzi e convertito dal Parlamento nel dicembre 2013) che abolisce il finanziamento pubblico ma consente ai partiti politici, equiparati non senza qualche forzatura alle aziende, di accedere alla cassa integrazione.
Alle forze politiche erano richiesti giusto un paio di passaggi: presentare lo statuto, certificare il bilancio e chiedere alla ‘Commissione di garanzia per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici’ l’iscrizione all’apposito registro.
Lo hanno fatto quasi tutti, compresa Forza Italia. Il nome del Pdl, invece, non risulta nè nell’elenco 2014 e neppure in quello del 2015.
Così il partito che Silvio Berlusconi fondò a Milano nel 2007 salendo sul predellino della propria auto si ritrova in una condizione imbarazzante: ha garantito a 43 ex dipendenti (30 nella sede di Roma, 12 in quella di Milano e 1 a Catanzaro) la cassa integrazione senza avere i titoli per farlo. Da qui l’impossibilità di dare seguito al decreto di accoglimento, firmato del direttore generale del ministero del Lavoro.
La patata bollente passa ora nelle mani all’Inps, l’ente preposto a svolgere le opportune verifiche prima di dare il via libera all’erogazione del denaro.
Secondo l’avvocato David Satta Mazzone, che tutela gli interessi di Maria Grazia Vaticano (a lungo impiegata nella sede milanese del Pdl in viale Monza), “la richiesta di cassa integrazione non potrà aver seguito, se non in palese violazione di legge. Da ricerche svolte si evince che il Popolo della Libertà non è iscritto nel registro nazionale dei partiti politici riconosciuti ai sensi del decreto legge 149/2013. Eppure la normativa è chiara: ‘L’iscrizione e la permanenza nel registro sono condizioni necessarie per l’ammissione dei partiti politici ai benefici ad essi eventualmente spettanti’. Risulta quindi che il Pdl non abbia assolutamente i requisiti per accedere alla cassa integrazione”.
In altre parole, secondo il legale dell’ex dipendente Pdl, è stato fatto un uso improprio della legge, causando un danno irreversibile a tutti i lavoratori licenziati nell’estate 2014.
Al punto che gli stessi ex dipendenti stanno valutando l’ipotesi di una class action contro i vertici del partito di Berlusconi, chiamando in causa anche il governo, dal momento che “desta grande perplessità — si legge in una nota inviata dall’avvocato Satta Mazzone al ministero del Lavoro — la disinvoltura con cui, in sede di sottoscrizione del verbale datato 2 ottobre 2014, la pubblica amministrazione abbia esplicitamente dato il proprio benestare all’accordo dichiarando ‘esperita e conclusa con esito positivo la procedura di licenziamenti collettivi’, mentre il ministero avrebbe dovuto farsi garante della legge e dei lavoratori, respingendo gli utilizzi distorti degli ammortizzatori sociali”.
Capire chi, ai vertici del Pdl, ha combinato questo pasticcio è impresa titanica.
Rocco Crimi, fiduciario di Berlusconi ed ex tesoriere nazionale del partito, fa sapere di essere all’estero e chiede di ricevere le domande via mail. Detto fatto.
La risposta giunge nel giro di qualche giorno tramite il legale di Forza Italia, Ignazio Abrignani, che in passato è stato il responsabile nazionale dell’ufficio elettorale del Pdl: “Per accedere alla cassa integrazione ordinaria occorre essere iscritti all’apposito registro, è vero. Tuttavia un norma transitoria estende questo diritto anche ai partiti che non hanno effettuato l’iscrizione ma che hanno ricevuto rimborsi elettorali fino al 2013. Riteniamo che il Pdl rientri in questa casistica”.
Però c’è solo un problema: la cassa ordinaria, se si possiedono i requisiti, è un diritto; quella straordinaria è una concessione del governo sulla base di verifiche e di valutazioni discrezionali. Perchè il Pdl, pur potendolo fare, non si è mai iscritto al registro?
Perchè correre il rischio di vedersi respingere la domanda di cassa integrazione?
Abrignani è tranchant: “Iscrivere al registro sia Forza Italia sia il Pdl non sarebbe stato politicamente opportuno e neppure trasparente nei confronti dei cittadini”.
Tesi confermata da Maurizio Bianconi, ultimo tesoriere del Pdl: “A me e a Crimi fu data disposizione da Berlusconi di non procedere con l’iscrizione del partito nel registro. Non so altro, se non che il Pdl fu da me sempre ben amministrato: basta leggere i bilanci e le certificazioni della Kpmg”.
Più articolato il parere di Claudio Pennacchio, colui che firmò l’intesa coi lavoratori al ministero del Lavoro il 2 ottobre 2014: “Mi sono occupato di portare a termine l’accordo e il decreto ministeriale di approvazione del 25 marzo 2015 è la riprova del mio buon lavoro. Il Pdl non ha consegnato la documentazione per iscriversi al registro che assegna ai partiti la possibilità di accedere alla cassa integrazione ordinaria? Non so che dire, non era certo mio compito”.
Di errori e distrazione, questa vicenda, è piena zeppa.
Quello più clamoroso risale al luglio 2014, quando il partito di Berlusconi sbagliò a compilare i primi documenti per chiedere la cassa integrazione.
Le cronache narrano che al ministero del Lavoro si presentarono Giancarlo Vescovi e la deputata Maria Rosaria Rossi, l’unica ammessa a sedersi al tavolo della trattativa in qualità di rappresentante del Pdl. Ma non fu possibile siglare l’intesa per avviare i licenziamenti, perchè la documentazione presentata fu giudicata lacunosa.
Così il Pdl dovette continuare a pagare gli stipendi ai suoi 43 dipendenti per altri 3 mesi. Un lavoratore, in media, costava al partito 3 mila euro al mese.
Risultato: un esborso non previsto di quasi 390 mila euro.
Poi l’accordo del 2 ottobre fece tornare il sereno. Per poco, dal momento che i dipendenti non hanno mai beccato un soldo in 7 mesi, pur ricevendo a casa un curioso cedolino: l’indicazione dello stipendio ma nessuna cifra nella casella “netto a pagare”, proprio perchè in attesa della cassa integrazione.
Se però il Pdl non ha titolo per fruire degli ammortizzatori sociali, quelle buste paga sono illusorie.
E i 43 ex dipendenti aspetteranno invano l’attuazione degli accordi sottoscritti. Abrignani getta acqua sul fuoco: “I tempi della cassa sono sempre lunghi, ma sono convinto sia che il Pdl abbia i titoli sia che i soldi arriveranno dopo l’estate”.
Intanto gli ex lavoratori più fortunati, circa una trentina, si sono ricollocati in Forza Italia oppure, grazie alle amicizie politiche, sono finiti in Regione Lombardia con un contratto o una consulenza.
Come Ugo Fornasari, già autista dell’ex ministro Mariastella Gelmini: nel 2015 ha cominciato a lavorare al Pirellone, ma il suo incarico e il suo compenso non sono ancora stati resi pubblici.
O come Clotilde Strada, passata dal partito al Pirellone al seguito dell’ex consigliere Nicole Minetti e poi rimasta in Regione nonostante abbia patteggiato una condanna a 18 mesi per le firme false del listino dell’ex governatore Roberto Formigoni.
Poi c’è chi, lasciato il Pdl, lavora al Pirellone dal 2014, come Marco Bianchetti (25 mila euro l’anno per “tenere relazioni con i cittadini che interpellano l’assessorato alla Sanità ”) o Teresa Picerno, la quale con in tasca un diploma all’istituto tecnico da “operatrice d’ufficio” si porta a casa 38 mila euro per “curare i rapporti con gli organi del consiglio lombardo, con i soggetti sanitari del territorio e con le università ”.
Va de sè che i 43 ex dipendenti disoccupati, alcuni dei quali con curriculum di tutto rispetto, abbiano il dente avvelenato con chi, spesso senza competenza, è stato catapultati in Regione o in qualche società partecipata.
Eppure il Pdl, una soluzione signorile, ce l’avrebbe a portata di mano.
L’ex tesoriere Bianconi, infatti, rivela che il partito è ancora in vita ed è pure molto liquido: “Da miei calcoli, pagati tutti i debiti, avanzano 300 mila euro”.
Con quel denaro (anche se Abrignani ritiene che i conteggi siano troppo ottimistici) si potrebbero risarcire i dipendenti, tanto più se non riceveranno la cassa integrazione.
Ma Bianconi si è dimesso dal suo incarico, non ha aderito a Forza Italia ed è tornato ad Arezzo, dove fa l’avvocato.
E quei soldi come verranno utilizzati da un partito defunto che non ha più sedi nè dipendenti e che non svolge attività politica?
“Non ne ho la più pallida idea. So soltanto che ci sono”
Ersilio Mattioni
(da “‘L’Espresso”)
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Aprile 7th, 2015 Riccardo Fucile
CORTESIE ALL’INTERNO DI FORZA ITALIA: “TOTI E’ L’UOMO PERFETTO PER BERLUSCONI PER LE COGLIONATE CHE DICE”
“Toti ha detto già una cagata, su Novi Ligure. Fa già tanto male a Forza Italia, può fare un po’ di
male anche alla Liguria. Che ha già avuto alluvioni e tragedie varie e non si meritava pure Toti”, dice il deputato di Forza Italia Maurizio Bianconi su Giovanni Toti, candidato in Liguria.
“Toti — ha detto Bianconi intervenendo a La Zanzara — è imbarazzante, è disadatto alla politica, è messo male, peggio di Forza Italia.
E’ un bravo ragazzo ma un conto è vedere i pesci nell’acquario e commentarli e un conto è stare dentro.
E’ l’uomo perfetto di Berlusconi per le coglionate che dice. Quando apre bocca dice sempre delle sciocchezze cubitali, sembra il sergente Garcia, quello che fa sempre pessime figure.
Mi ricorda anche quel generale iracheno quando Bush invase l’Iraq, uno che dalla terrazza diceva al mondo che gli americani erano sconfitti e intanto i carri degli Usa gli passavano sotto”.
David Allegranti
(da “Corriere Fiorentino“)
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