Destra di Popolo.net

LA DEMOCRAZIA DIRETTA DELLA RAGGI: DECIDONO I CITTADINI, ANZI NO

Maggio 23rd, 2017 Riccardo Fucile

IL COMUNE PUBBLICA UN QUESTIONARIO SUL RIFACIMENTO DI VIALE MARCONI, INVITANDO A VOTARE UNA DELLE SETTE SOLUZIONI… MA PRECISA: “IL PARERE NON E’ VINCOLANTE PER IL COMUNE”

È la democrazia diretta, bellezza.
La pagina facebook di Roma Servizi per la Mobilità  ha pubblicato il questionario on line sul rifacimento di viale Marconi pubblicizzando le “sette ipotesi per velocizzare il trasporto pubblico”.
La società  del Comune di Roma sul suo sito illustra le sette ipotesi e invita i cittadini a votarle.
L’intervento, scelto tra le soluzioni che saranno qui illustrate, punta a fornire, nell’ambito del PUMS (Piano Urbano per la Mobilità  Sostenibile) una corsia preferenziale per il trasporto pubblico in entrambe le direzioni compatibile, perlomeno in alcune varianti, con un possibile futuro tram. Buona parte delle ipotesi prevede, inoltre, la realizzazione della pista ciclabile, preservando per il traffico privato due corsie per senso di marcia. Tutte le soluzioni sono compatibili con un assetto futuro di implementazione di nuova sosta che verrà  generata con la realizzazione del PUP di Piazzale della Radio. Ulteriori ambiti di rivisitazione dell’attuale disciplina di sosta, non considerati nel bilancio della sosta delle proposte riportate di seguito, potranno essere analizzati su lungotevere degli Inventori e lungotevere di Pietra Papa, anche tramite il recupero di aree oggi dismesse.
Ma dopo aver pomposamente affermato che “Scelgono i cittadini” Roma Servizi per la Mobilità  specifica anche che il risultato finale del questionario on line non sarà  vincolate per l’amministrazione comunale.
Cioè: voi votate, ma poi chi deve decidere farà  come vuole.
E allora a cosa serve dire che scelgono i cittadini?

(da “NextQuotidiano”)

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REDDITO DI CITTADINANZA UGUALE PIU’ TASSE

Maggio 22nd, 2017 Riccardo Fucile

LE COPERTURE NON ESISTONO: PROPOSTE BIZZARRE, ALTRE IRREALIZZABILI, TALUNE SOVRASTIMATE, MAGGIORI TASSE E TARIFFE

Dopo mesi in cui i pentasetallati sono stati aspramente criticati e tacciati di impreparazione e demagogia, perchè promotori di un reddito di cittadinanza sul cui finanziamento erano meno che fumosi, dato l’avvicinarsi delle elezioni, hanno deciso di sostanziare la proposta spiegando un po’ meglio come intenderebbero la finanziaria senza dare il colpo di grazia al debito pubblico.
La tabella che il Sole 24 Ore ha preparato sulla base delle loro dichiarazioni è piuttosto dettagliata e il totale delle risorse identificate ammonta a oltre 20 miliardi di euro.
Alcune delle proposte sono bizzarre; altre palesemente irrealizzabili, talune vistosamente sovrastimate e quasi tutte possono essere ricondotte, al di là  della loro enunciazione, a due categorie: maggiori tasse e imposte e maggiori tariffe.
Gli interventi più vistosi sono la riduzione e l’abolizione delle detrazioni fiscali.
La seconda gabella sarebbe prevista per i redditi (accertati, e questo in Italia non è secondario) superiori a 90mila € lordi annui (con un   gettito poco rilevante dato che sono circa l’1% dei redditi dichiarati), la prima non è dato di sapere come sarebbe scaglionata, ma dato il gettito che il M5S si aspetta (cinque miliardi di €), dovrebbe andare a colpire anche redditi dichiarati piuttosto bassi, perchè solo l’11% dei contribuenti denuncia redditi superiori a 35mila € lordi annui (circa 2mila € netti mese).
E’ da notare che le principali voci di detrazione fiscale sono genericamente le spese sanitarie, i mutui, i versamenti ai fondi pensione, le tasse scolastiche, gli asili nido, pertanto l’impossibilità  di detrarle sarebbe misura assai poco civica.
Altra voce che, seppure mascherata, è di fatto una tassazione: è il taglio delle cosiddette “pensioni d’oro”, da non confondersi con i vitalizi di parlamentari e consiglieri regionali, oggetto di un’altra voce.
Si tratta di pensioni da 90mila € lordi annui in su, prevalentemente retributive, ma tra le quali parecchie hanno un montante contributivo versato che giustifica completamente il loro ammontare e per le quali il prelievo costituirebbe una tassazione per di più retroattiva, perchè applicarla svaluterebbe il rendimento dei contributi versati nel passato anche remoto.
Dal punto di vista fiscale, i pensionati con assegni significativi sembrano essere le prede più odiate dai M5S: infatti, sarebbero gli unici destinatari di due misure riduttive: contributo di solidarietà  e abolizione delle detrazioni.
Quest’ultima è particolarmente gravosa perchè, a rigore di ogni logica, gli anziani   spendono in sanità  cifre multiple di quanto spendono cittadini giovani.
Passando all’aumento delle tariffe, ci sarebbero da aspettarsi oltre 2 miliardi di incrementi, dovuti all’aumento di tasse su assicurazioni e banche (tramite la non detraibilità  degli interessi passivi) poichè, in regime di libero mercato, è assolutamente prevedibile che le compagnie ribalteranno sui clienti i maggiori costi di esercizio, aumentando i costi di gestione dei conti e i tassi debitore.
Alle misure poco eque di cui sopra, vanno aggiunte quelle la cui realizzabilità  sembra impraticabile o addirittura nociva.
Davvero si pensa che le compagnie petrolifere saranno disposte a pagare 1,5 miliardi in più per le concessioni?
Non preferiranno, piuttosto, trivellare altrove (per esempio al largo della Croazia)? Tasse, tasse e poi tasse; non molto creative come misure. Soprattutto, misure vessatorie se si considera che già  oggi il carico fiscale è distribuito in modo poco realistico a causa di un’evasione con cui non si può non fare i conti (specialmente se si vuole fare intendere che le misure che si prendono vadano in direzione dell’equità ). La distribuzione dei pani e dei pesci mediante il reddito di cittadinanza rischierebbe di colpire i soliti noti produttori di reddito, per sussidiare chi non ne produce e soprattutto darebbe il segnale che non conviene darsi troppo da fare, soprattutto in modo onesto e trasparente.
Per essere stato il primo passo del M5S verso la presa d’atto della necessità  di proposte che vadano oltre la reiterazione della critica caustica a chi fa (e spesso falla), per chiarire cosa si pensa di fare di alternativo, sembra un bel passo falso. Riproporre tasse a martello su chi produce il reddito non sembra esattamente una buona cura per risollevare l’economia.
Forse non è nemmeno una gran mossa dal punto di vista elettorale, qualora quei 15 milioni di contribuenti elettori che sono nel mirino si freghino bene gli occhi e capiscano cosa li aspetterebbe per finanziare (oltre ai servizi pubblici) evasori fiscali, falsi invalidi e via dicendo.
Una buona notizia per tutti coloro che non si riconoscono nelle misure populistiche.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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DA “PUBBLICATELE TUTTE” A “DIPENDE”: LA CAPRIOLA DI GRILLO SULLE INTERCETTAZIONI

Maggio 21st, 2017 Riccardo Fucile

DOPO LE SCUOLE PRIVATE E I VACCINI, GRILLO CAMBIA IDEA ANCHE SULLE INTERCETTAZIONI… “DIPENDE” SE RIGUARDANO IL M5S O GLI ALTRI

Per Beppe Grillo è tempo delle mezze capriole.
Dopo quella sui fondi pubblici alle scuole private e quella sui vaccini, ora il leader M5S cambia idea sulle intercettazioni, la cui riforma rientra nel disegno di legge sul processo penale che dovrà  essere discusso alla Camera.
Il giorno dopo la marcia Perugia-Assisi, andata in scena in stile francescano lontano dal “vaffa” e dalle urla di un tempo, il leader M5S per la prima volta utilizza toni moderati quando parla dell’utilizzo delle intercettazioni: “La verità  sta nel mezzo. Se c’è una procedura improntata da un giudice sono giuste. Io non ho alcun tipo di problema ad essere intercettato, però capisco che ci siano dei problemi ad essere sparati così sui giornali”.
E poi ancora: “Dipende caso per caso e da dove viene questa roba. Visto che il tramite siete sempre voi giornalisti c’è da tenere a bada più voi che i magistrati”.
La vena giustizialista dei grillini per ora pulsa di meno.
Molto meno rispetto a quando i parlamentari M5S mettevano il bavaglio sulla bocca tra i banchi della Camera per protestare contro la legge che impediva l’utilizzo delle intercettazioni.
La loro posizione è sempre stata oltranzista, senza se e senza ma.
Meno di due anni fa, Vittorio Ferraresi diceva: “C’è una delega in bianco sulla pubblicazione delle intercettazioni, darà  la facoltà  all’esecutivo di poter prevedere blocchi alla loro pubblicazione”.
Adesso è Grillo, colui che aveva chiesto ai suoi attivisti via blog di stampare un volantino con scritto “Voglio essere intercettato”, a sollevare il problema della pubblicazione lasciando intendere, cosa che i grillini non avevano mai fatto prima, che servono paletti.
Il post sul blog relativo a Trivellopoli dal titolo “Pubblicatele tutte” resta di lontana memoria.
Per non parlare delle battaglie, agli albori del Movimento versione parlamentare, contro Silvio Berlusconi cavalcando la pubblicazione delle intercettazioni.
Insomma, nel linguaggio grillino, dopo la pubblicazione delle chat “Quattro amici al bar” tra il sindaco di Roma Virginia Raggi e Raffaele Marra, quest’ultimo tuttora in carcere, fa il suo ingresso la parola magica “dipende”.
Dipende dai casi.

(da “Huffingtonpost”)

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VESCOVO DI ASSISI: “LA CHIESA NON SI FACCIA STRUMENTALIZZARE DA GRILLO”

Maggio 21st, 2017 Riccardo Fucile

DOPO LA MARCIA PER IL REDDITO DI CITTADINANZA: “LE FORZE POLITICHE CERCANO IL CONSENSO”

“Non mi meraviglia, la ricerca del consenso appartiene da sempre alla logica delle forze politiche”. Lo afferma al Corriere della Sera, il vescovo di Assisi, Domenico Sorrentino, sulla partecipazione di Beppe Grillo ieri, alla marcai sul reddito di cittadinanza ad Assisi.
“La Chiesa, per parte sua – avverte mons. Sorrentino -, deve stare bene attenta a non farsi strumentalizzare da nessuno. Non sarei felice se un discorso evangelico venisse stravolto in un discorso di bassa politica. Semmai riguarda la politica nel senso più alto”.
“Il santuario – spiega – evoca anzitutto la “spogliazione” di Cristo, è un’icona che risale al cuore del cristianesimo e ci impegna a metterci tutti nello stesso dinamismo, a spogliarci di ogni egoismo e cattiveria e sentire la bellezza dell’ accoglienza, della condivisione. Non è una conversione intimistica ma ci obbliga a scelte concrete che hanno rilevanza nella società  e nella Chiesa: l’attenzione ai poveri, agli ultimi”.
Alla domanda se il tema del reddito di cittadinanza può rientrare, il vescovo replica: “Non so cosa ci sia dietro questa formula politica. Da un punto di vista evangelico direi che la parola “cittadinanza” è insufficiente e parlerei piuttosto di un reddito minimo di dignità  della persona umana, della necessità  di garantire il necessario ad ogni donna o uomo, che sia cittadino o no”.

(da “Huffingtonpost”)

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IL BLUFF DEL REDDITO DI CITTADINANZA DEL M5S E LE COPERTURE CHE NON CI SONO

Maggio 20th, 2017 Riccardo Fucile

NEL GIORNO DELLA MARCIA DI GRILLO, EMERGONO I CONTI CHE NON TORNANO: SERVONO DAI 17 AI 20 MILIARDI, REALMENTE CE NE SONO SOLO 2, QUINDI SI PARLA DEL NULLA

Oggi il MoVimento 5 Stelle anima la marcia Perugia-Assisi per il reddito di cittadinanza, ovvero per la proposta di legge sul reddito minimo garantito da 17 miliardi annui per dare sostegno “a 9 milioni di cittadini senza reddito, o con redditi molto bassi”.
Un disegno di legge a rischio per le coperture ballerine indicate e che oggi vengono messe in discussione sui giornali.
Dario Di Vico sul Corriere riepiloga i dettagli della proposta:
Nella proposta Grillo – che parla di un costo per lo Stato di 17 miliardi di euro (o 20 a seconda delle versioni date di M5S) – si arriva all’incirca a un assegno di 300-360 euro al mese. Mentre l’ipotesi Catalfo prevede di erogare il sussidio alle famiglie e non agli individui e modula la somma: si può arrivare a un massimo di 780 euro per chi non percepisce alcun reddito, per gli altri si sottrae da 780 quanto già  percepito. C’è da aggiungere che la platea di Grillo privilegia di fatto gli immigrati regolari che in proporzione sono maggiormente presenti rispetto agli italiani nella categoria «poveri assoluti».
Segnalando però anche il nodo delle coperture, citando le obiezioni di Phastidio:
Sulla Rete il blogger Mario Seminerio ha parlato di «una stangata fiscale per i ricchi» e subito dopo ha messo in luce una serie di contraddizioni: il rischio che l’aumento della tassazione su banche e assicurazioni venga scaricato sui clienti, il fatto che i dividendi di Banca d’Italia già  vengono versati al Tesoro e che l’insieme delle misure avrebbe l’effetto di un incremento ulteriore della pressione fiscale e contributiva pericolosa che avrebbe un effetto depressivo sull’attività  economica.
Lo stesso nodo viene segnalato sul Fatto Quotidiano, dove Carlo Di Foggia giudica anch’egli le coperture come poco credibili: alcune, spiega, sono difficilmente raggiungibili come i 2,5 miliardi da risparmiare centralizzando gli acquisti della Pubblica Amministrazione, un piano partito già  da tempo.
Anche trovare 2 miliardi riducendo la deducibilità  degli interessi passivi a banche e assicurazioni è un problema perchè, spiega il Fatto, rischia di far saltare alcuni istituti di credito; 60 milioni dalla riduzione delle indennità  parlamentari (non 600 come erroneamente apparso sul blog di Beppe Grillo) è impresa ardua visto che Camera e Senato spendono in totale 160 milioni per questa voce.
E ancora:
Considerare una copertura gli utili di Bankitalia appare un doppione perchè già  ne versa gran parte allo Stato (2,2 miliardi nel 2016).
Altre coperture sono aleatorie o col rischio boomerang: i 500 milioni dalla “soppressione degli enti inutili”(ma si cita solo il Cnel e risparmiare sulle partecipate è utopia); i 5 miliardi di “tagli”a riduzioni e agevolazioni fiscali sui “redditi alti” oltre che una stangata sono anche politicamente insostenibili (all’ex commissario alla spending review Perotti bocciarono un piano da 1,5-2 miliardi di tagli); l’eliminazione del cumulo pensionistico tra reddito autonomo e dipendente significa sottrarre i contributi ai lavoratori coinvolti; 1 miliardo dal gioco d’azzardo — dopo i 200 milioni appena “prelevati”dalla manovrina— rischia di produrre un calo del gettito (ora a 8 miliardi).
Altre ancora sono realistiche ma di piccolo importo: dal taglio delle “pensioni d’oro” (300 milioni, ma nel corridoio stretto della Consulta) ai finanziamenti all’editoria (29) e ai partiti(20 milioni).
L’unica entrata certa sono gli 1,5 miliardi del fondo di sostegno alla povertà  (nel 2017 ci sono però solo 1,15 miliardi) con cui il governo finanzierà  il “Reddito di inclusione” (Reis): 400 euro mensili per 400 mila famiglie in estremo bisogno (i poveri “assoluti”sono 4,6 milioni).

(da “NextQuotidiano”)

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NELL’INCHIESTA MARE NOSTRUM IL NOME DEL DEPUTATO REGIONALE SICILIANO DEL M5S TANCREDI

Maggio 20th, 2017 Riccardo Fucile

IN UNA INTERCETTAZIONE CON UN FUNZIONARIO POI ARRESTATO IN MERITO A UN INTERVENTO PER BLOCCARE LA NOMINA DI UN CONSULENTE SGRADITO ALL’ARMATORE MORACE

A parlarne è stato lui stesso su Facebook: c’è anche il nome del deputato regionale del MoVimento 5 Stelle Sergio Tancredi nell’inchiesta Mare Mostrum dove sono accusati di corruzione l’ex sottosegretaria Simona Vicari e l’armatore Ettore Morace.
La storia è stata raccontata ieri dall’Adn Kronos.
Per bloccare la nomina di un consulente tecnico sgradito all’armatore Ettore Morace, il funzionario regionale Giuseppe Montalto, arrestato oggi, insieme con l’armatore Morace, per corruzione, si era rivolto anche a Tancredi.
Che aveva assicurato di aiutarlo a fermare la nomina di Giuseppe Prestigiacomo. “Montalto — scrive il gip nella misura cautelare — dopo aver appurato la fondatezza dell’informazione contattava il deputato dell’Ars e portavoce del partito politico Movimento 5 stelle Sergio Tancredi a cui chiedeva notizie sulla nomina del consulente”.
“Tancredi riferiva a Montalto di non saperne nulla e gli garantiva che si sarebbe attivato con i suoi deputati in commissione per evitare la nomina”, scrive il gip. Montalto era molto preoccupato e ci teneva particolarmente a bloccare la nomina di Prestigiacomo che gli avrebbe creato problemi in assessorato.
“Assai significativa era un’affermazione di Montalto che tradiva la forte preoccupazione legata all eventuale nomina del consulente”. “Non vorrei che mi mettano un ‘Papa nero’, dice Montalto a Tancredi e il deputato grillino “gli garantiva il suo interessamento” per “scongiurare la nomina del consulente” attraverso la mancanza del numero legale in commissione Affari istituzionali.
Ecco l’intercettazione della conversazione tra Montalto e Tancredi, riportata proprio dall’ADN Kronos.
A chiamare è Montalto che chiede al deputato M5S: “Uh senti, voi chi avete in quarta commissione?”.
E Tancredi: “Ehhh in quarta commissione ci sono Gianina (Ciancio ndr) e Trizzino (Giampiero)”.
E Montalto: “Trizzino, perfetto”.
Montalto spiega a Trancredi della nomina di Prestigiacomo, non gradita.”Leggendo diciamo l’ordine del giorno della della Commissione in quarta hanno la nomina di un consulente a titolo gratuito”, gli dice. “Per le tematiche relative al trasporto marittimo”.
E Tancredi: “eeee da dove ci esce sta cosa?”.
Montalto: “Che cazzo ne so, lo sto chiedendo a te ne hai tre in commissioni li chiami e gli dici ma chi?”.
E Tancredi lo rassicura: “Aspetta che ora chiamo”. Montalto gli dice: “Non vorrei che mi mettano un ‘Papa nero’”. E Tancredi replica: “E minchia di che cazzo parliamo, poi questa cosa scusa”.
Montalto spiega poi a Tancredi: “Allora io potevo pensare siete stati voi che avete rotto i coglioni che volevate un consulente ma poi conoscendovi che abbiamo…”.
E Tancredi: “ma no, l’avremmo detto”.
Montalto cerca rassicurazioni: “Vediamo di capirlo chi? Vedi con i tuoi, poi in funzione di questo si decide”
Il grillino gli risponde: “Va bene, va bene, ora ora chiamo chiamo a Giampiero”. Segue una telefonata intercettata tra Montalto e un altro funzionario regionale, Mario La Rocca per avere notizie sulla Commissione.
Anche il Procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, nel corso della conferenza stampa di oggi ha parlato dell’episodio citato dal gip nella misura cautelare.
“Per bloccare la nomina Montalto ha ottenuto l’appoggio del M5S”, ha detto Lo Voi ai giornalisti. “Risulta, ad esempio, che i Cinque stelle avevano fatto mancare il numero legale durante una seduta per decidere la nomina del consulente”.
Successivamente, Giuseppe Montalto ricontatta il deputato del M5S Sergio Tancredi e gli dice il nome del consulente da non nominare “denigrandone la figura”, come dice il gip. Montalto ha precisato “che la nomina era stata portata avanti dal deputato Pietro Alongi, esponente di Ncd e vicepresidente della commissione.
E Tancredi “concordava con l’opinione di Montalto sulla inopportunità  della nomina”. “Perfetto, benissimo, ci mettiamo l’acqua dentro come al solito, giusto”.
E “garantiva il sostegno dei componenti del suo partito affinchè se ne scongiurasse la nomina”.
Montalto ribadisce a Tancredi: “Deve essere deve essere votato no” e il deputato grillino conferma: “Certo che deve essere votato”.
Subito dopo Montalto richiama Mario La Rocca, funzionario regionale e gli annuncia l’appoggio del M5S per silurare il consulente.°
Una ricostruzione che Tancredi contesta nella sintesi data dal titolo: non si può accostare un deputato M5S alla corruzione.

(da “NextQuotidiano”)

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IL CONSIGLIERE REGIONALE M5S CHE SI DIMENTICA DI CITARE DUE SOCIETA’ APERTE A MALTA

Maggio 20th, 2017 Riccardo Fucile

L’INCHIESTA MALTAFILES FA UNA PRIMA VITTIMA: ENRICO CANTONE SI E’ DIMESSO

Ancora prima di arrivare in edicola, l’inchiesta MaltaFiles dell’Espresso sugli italiani a Malta ha già  provocato le prime dimissioni di un esponente politico.
Lunedì 15 maggio con un post pubblicato su Facebook alle 20.45, Enrico Cantone del Movimento Cinque Stelle ha annunciato il suo imminente passo indietro dall’incarico di consigliere della regione Toscana.
Motivo: Cantone si è accorto di non aver denunciato al Fisco «un’attività  commerciale» costituita a Malta «sette anni fa».
Un’illuminazione, insomma. Un’improvvisa reminiscenza di affari a lungo dimenticati.
In ossequio ai principi di trasparenza del Movimento, il politico di Livorno, la città  del sindaco grillino Filippo Nogarin, ha quindi deciso di lasciare la poltrona in Regione.
Quello che Cantone non racconta su Facebook è il contenuto di una mail che L’Espresso gli ha inviato giovedì 11 maggio alle 10.58 al suo indirizzo di posta elettronica presso la Regione Toscana.
In quel messaggio questo giornale informava Cantone di aver trovato il suo nome nella lista degli italiani a Malta e gli chiedeva informazioni sull’attività  svolta dalle due società  di cui risulta azionista, la Cr Holding e la Carsins Eu.
Le domande dell’Espresso sono rimaste senza risposta fino a lunedì 15 maggio, quando alle 13.02, è arrivata in redazione una mail in cui l’esponente Cinque Stelle spiegava di aver costituito le due società  maltesi «per possibili nuovi affari per scambi commerciali con la Libia e la Tunisia (sic)».
Poche ore dopo, annunciate via Facebook, sono arrivate le dimissioni. Dimissioni preventive.

(da “L’Espresso”)

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SONDAGGIO INDEX: I ROMANI BOCCIANO SENZA APPELLO LA RAGGI

Maggio 19th, 2017 Riccardo Fucile

DAI RIFIUTI AI TRASPORTI, DALL’AMBIENTE ALLA SICUREZZA, DALLE POLITICHE SOCIALI ALLA TRASPARENZA: PERCENTUALI DISASTROSE INCHIODANO LA SINDACA

A quasi un anno di distanza dalle elezioni che decretarono con maggioranza bulgara la vittoria del M5S in Campidoglio e che portarono Virginia Raggi alla guida della città , i romani fanno pollice verso al sindaco e alla sua giunta.
Secondo il sondaggio Index Research, la Capitale non sta meglio di un anno fa: rifiuti e trasporti in cima alla lista dei servizi che sarebbero addirittura peggiorati.
Secondo i romani nessuno dei temi che riguardano la qualità  della vita dei cittadini sono migliorati.
In particolare, sono peggiorati la gestione dei rifiuti per il 56,8% degli intervistati, il sistema dei trasporti per più della metà .
Per sei romani su 10 sono rimasti tali e quali la gestione delle politiche sociali e della sicurezza così come la capacità  di rendere trasparente l’amministrazione e di eliminare gli sprechi, spiega in una nota l’ufficio stampa Index Research.
Natascia Turato, direttore di Index Research spiega: “I cittadini romani non percepiscono il cambiamento promesso dal Movimento Cinque Stelle, la rivoluzione tanto attesa fino ad oggi non c’e’ stata secondo la nostra rilevazione”.

(da “NextQuotidiano”)

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CHE FINE HA FATTO L’OPPOSIZIONE A 5 STELLE?

Maggio 19th, 2017 Riccardo Fucile

SUL CASO BOSCHI NON PRESENTANO MOZIONI IN SENATO DOVE NUOCEEBBERO… VOTANO COL PD SU TORTURA E VITALIZI… E’ INIZIATA LA DESISTENZA?

Sul caso Boschi-Etruria evitano accuratamente l’arena di Palazzo Madama, proprio lì dove potevano davvero fare goal: strano.
Sul ddl tortura votano col Pd, anche se poi non se lo rivendicano più di tanto.
Sui vitalizi ritirano il proprio relatore, Roberta Lombardi, e accettano di votare la proposta Richetti.
Cronache di una nuova era pentastellata: che fine ha fatto l’opposizione targata M5s? E’ appena iniziata una nuova epoca di ‘desistenza’ che lascia abbastanza tranquilli i manovratori della maggioranza di governo, a cominciare da Matteo Renzi?
Sembrerebbe proprio così, mettendo in fila un po’ di eventi parlamentari delle ultime settimane.
A cominciare dal caso Boschi-Banca Etruria. Ferruccio De Bortoli scrive nel suo libro che l’allora ministra per le Riforme chiese aiuto a Unicredit per rilevare la banca del padre, lei smentisce, lui conferma, il Pd trema e il governo pure, l’opposizione tutta si agita, polemiche ovunque, il M5s agita una gazzarra senza fine, ma poi si ferma: proprio a un passo dal bersaglio.
Il 10 maggio scorso in conferenza stampa a Montecitorio è il deputato pentastellato Roberto Fico ad annunciare una mozione di censura contro Maria Elena Boschi alla Camera. E tra l’altro, ad oggi, ancora non è stato presentato nulla, riferiscono gli uffici parlamentari di Montecitorio.
Ma soprattutto colpisce che la scelta cinquestelle sia caduta sulla Camera e non sul Senato, dove la mozione anti-Boschi rischierebbe di passare.
Infatti anche gli ex Pd, ora in Articolo1 – Mdp, ne chiedono le dimissioni. Insomma una mozione anti-Boschi a Palazzo Madama, dove i numeri della maggioranza sono risicatissimi soprattutto dopo la scissione del Pd a febbraio, avrebbe potuto aprire una vera e propria crisi nella maggioranza, magari una crisi di governo, magari avrebbe potuto portare al voto anticipato, mai ufficialmente disdegnato dal M5s. Sarebbe stato un goal a porta vuota per il movimento di Grillo. E invece no: si sceglie di non tirare.
Mercoledì sempre a Montecitorio il question time sul caso Boschi-Etruria è andato liscio per il Pd e la maggioranza. In aula per il governo c’era il ministro per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro.
Domanda dell’opposizione, risposta del ministro, classica insoddisfazione dell’opposizione ma nessuna protesta plateale, nessun cartello in aula, nessuno scontro acceso tra i banchi dell’emiciclo. Zero titoli, insomma.
Che già  scegliere di trattare il caso in un question time a Montecitorio è indicativo: di solito, il question time non assicura rilevanza mediatica, bensì si esaurisce in un semplice passaggio burocratico senza infamia e senza lodo.
Ma non c’è solo il caso Boschi.
Sempre mercoledì al Senato il Movimento 5 stelle ha votato a favore del ddl sulla tortura (solo 5 senatori del movimento non hanno votato). Peraltro senza dichiarazioni dei leader a rivendicare la scelta fatta in aula.
Forse perchè trattasi di un testo voluto dal Pd, votato anche da Forza Italia, ripudiato da chi ne ha redatto una prima versione, il senatore Dem Luigi Manconi, e aspramente criticato dalle associazioni che si occupano di diritti umani, da Amnesty ad Antigone. Insomma, polemiche su polemiche. M5s vota sì e sta zitto, evidentemente poco orgoglioso.
E poi i vitalizi, la bandiera dell’opposizione pentastellata in aula e fuori dai palazzi. Anche questa, ammainata.
Nel senso che qualche settimana fa il Movimento ha scelto di adottare la proposta del Dem Matteo Richetti e ritirare la propria, completa di relatore, Roberta Lombardi.
Ieri il testo base è stato adottato dalla commissione Affari Costituzionali e il 31 sarà  in aula alla Camera.
Il Pd conta di approvarlo entro l’estate, anche se il capogruppo alla Camera Ettore Rosato ammette che “ci sono divisioni nel Pd, stiamo lavorando per ricucire”. Si riferisce alle perplessità  di quei parlamentari Dem che hanno più legislature alle spalle e che con il nuovo sistema ci perderebbero. In quanto la proposta di Richetti introduce un vitalizio in base ai contributi effettivamente versati e a partire dai 65 anni.
Al momento la legge prevede che maggiore è il tempo trascorso in Parlamento, prima puoi cominciare a prendere il vitalizio, a scalare da 65 fino a 60 anni.
Al netto delle divisioni nel Pd, anche su questo tema l’opposizione parlamentare pentastellata si è annullata. Mentre è sulla legge elettorale che il M5s recupera il classico schema del ‘mai accordi con la maggioranza’: un po’ poco.
“Il M5S in questo periodo ha una grande paura — è la lettura del senatore renziano Andrea Marcucci – Paura a Roma dove la situazione è evidentemente molto critica, paura in Parlamento dove stanno perdendo il feticcio dei vitalizi. E allora di fatto sono costretti a rivedere le loro strategie, e a puntare tutto sulla fine naturale della legislatura. Magari a loro insaputa, ma sono diventati alleati del Pd e del governo Gentiloni”.
Can che abbaia non morde, diceva il vecchio adagio. Ma cos’è che lo frena?

(da “Huffingtonpost”)

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