DAI “GILETS JEUNES” A PARIGI AGLI SCONTRI DI TIRANA CONTRO IL GOVERNO RAMA, LA RABBIA DEI GIOVANI TRAVOLGE L’EUROPA: “STIAMO SALVANDO IL NOSTRO FUTURO”
TAGLI ALL’ISTRUZIONE, CAROVITA E CORRUZIONE PORTANO MIGLIAIA DI PERSONE IN PIAZZA MENTRE CRESCE IL MALESSERE DI UNA GENERAZIONE CHE FATICA A VEDERE UN FUTURO: “SOLO UNITI POSSIAMO VINCERE”… INUTILE DIRE CHE I GOVERNI NON RIESCONO A CAPIRE, VIVONO IN UN ALTRO MONDO
Quando il futuro smette di essere una prospettiva e diventa un privilegio, la rabbia scende in piazza. Non solo in Italia. Anche in Francia, Spagna, Albania e Belgio, migliaia di persone protestano contro governi, disuguaglianze e condizioni di vita sempre più instabili. Le ragioni sono diverse, le tradizioni pure. Ma il malcontento attraversa le generazioni. La mobilitazione francese richiama le proteste del 2018, quando i gilet gialli avevano portato in strada i cittadini contro l’aumento dei prezzi e l’elevato costo della vita. Otto anni dopo, una parte di quel movimento torna a manifestare insieme ai tanti studenti – ma anche operai, insegnanti e medici – che rivendicano diritti e opportunità: dallo studio al lavoro, dal diritto all’abitare alla possibilità di partecipare alle decisioni che determineranno il proprio futuro. «L’unico modo per vincere è stare tutti insieme», dice un giovane. «Questa – sottolinea – è la convergenza delle rabbie». Da qui il nome gilets jeunes (gilet e giovani), l’incontro tra le proteste. Il messaggio è chiaro: «Toccare i nostri ragazzi significa toccare tutti noi».
Le proteste in Francia, la devastazione e il ritorno dei gilet gialli
Nella République sull’orlo della crisi di nervi a sei mesi dalle presidenziali in cui vola nei sondaggi Marine Le Pen, secondo il ministero dell’Interno citato da Le Monde, 550 mila persone sono scese in piazza in 110 manifestazioni, per lo più pacifiche. Gli organizzatori hanno stimato 800 mila partecipanti. A Parigi sono stati danneggiati negozi, appiccati incendi e utilizzati gas lacrimogeni e granate. Alla statua della Repubblica è stato appeso un enorme gilet giallo. Poi sono entrati in azione gli idranti. Il bilancio provvisorio è di circa 1.800 fermi. Le tensioni si sono estese anche a Lione, Marsiglia e Lille. A Limoges è stato incendiato il municipio, mentre a Saint-Étienne un diciassettenne ha perso una mano per l’esplosione di una granata lanciata dalla polizia.
Il governo ha condannato le violenze, attribuendone la responsabilità all’«ultrasinistra», così la definisce il premier Sébastien Lecornu, e chiedendo di «perseguire i responsabili». Resta però aperto il dibattito sull’uso della forza da parte della polizia, mentre si accentua la distanza tra i giovani e il presidente Emmanuel Macron, che parlerà alle 20 di stasera. I sindaci francesi hanno, intanto, chiesto un incontro con il primo ministro la prossima settimana per fare il punto sui danni e chiarire la dinamica degli scontri. Nella dichiarazione congiunta, diffusa ieri sera e ripresa da Le Parisien, chiedono «una valutazione precisa e trasparente» dei fatti: «Tali eventi non possono e non devono ripetersi», dicono.
Albania, gli studenti contro Rama e la corruzione
A Tirana la protesta ha assunto contorni apertamente politici. Il 17 ottobre, migliaia di giovani albanesi sono tornati in strada contro il governo di Edi Rama, al potere dal 2013. Al centro della protesta ci sono le accuse di corruzione, la mancanza di opportunità lavorative, le difficoltà economiche e le condizioni del sistema educativo. Gli scontri – scrive Reuters – si sono concentrati nei pressi della sede del governo e di altri edifici pubblici. Alcuni manifestanti hanno lanciato pietre, petardi e bottiglie incendiarie contro la polizia, che ha risposto con lacrimogeni, idranti e proiettili di gomma. Secondo l’Associated Press gli agenti hanno arrestato oltre 160 persone, circa 130 sono i feriti.
Dal movimento dei fenicotteri alla protesta contro il governo
La mobilitazione albanese, tuttavia, non è nata soltanto dalla contestazione del governo. Nei mesi precedenti, il movimento dei fenicotteri, noto come Flamingo Revolution, aveva organizzato proteste contro un progetto turistico di lusso sulla costa meridionale del Paese, in un’area di particolare valore ambientale. Il progetto è collegato a una società fondata da Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump. Con il passare dei mesi, le rivendicazioni si sono allargate.
A dare un volto a questa protesta è anche Marjana Koceku, 25 anni, parlamentare diventata indipendente dopo essere stata scelta da Rama per candidarsi con il Partito socialista. La giovane politica si è unita ai manifestanti, criticando le scelte della classe dirigente e rivendicando il diritto dei cittadini di decidere il futuro del Paese. «I nostri genitori lo vedevano altrove, noi lo difendiamo qui», aveva dichiarato in un’intervista a Open. «Sono le persone a creare il futuro, non un singolo individuo e non un singolo governo». Rama ha escluso le dimissioni, sostenendo che i governi debbano cambiare attraverso le elezioni e non con la violenza. La protesta, però, rappresenta una delle sfide più significative per il suo esecutivo.
Belgio, scontri a Bruxelles e Liegi per il costo dell’istruzione
Anche in Belgio le manifestazioni contro il carovita sono sfociate in scontri. A Bruxelles, nel quartiere della Bourse, gruppi di giovani hanno lanciato bottiglie e altri oggetti contro la polizia, che ha risposto con lacrimogeni. A Liegi sono stati utilizzati idranti per disperdere gruppi di manifestanti. Secondo Euronews, gli studenti belgi protestano da settimane contro l’aumento dei costi dell’istruzione. Le loro rivendicazioni si collegano a quelle degli studenti francesi, che denunciano la «carenza di insegnanti», le «strutture scolastiche inadeguate» e le «classi sovraffollate». Il ministro dell’Interno Bernard Quintin ha condannato gli scontri, sostenendo che gli episodi «non possono essere considerati semplici manifestazioni di protesta».
Le motivazioni e i contesti cambiano, ma dall’Italia alla Francia, dalla Spagna che protesta per il caro affitti all’Albania, alcune preoccupazioni si somigliano, salari insufficienti, affitti insostenibili, scuole senza risorse, disuguaglianze e sfiducia nelle istituzioni. Le proteste non nascono tutte dalle stesse cause, ma condividono un malessere comune: la rabbia di una generazione che fatica a immaginare il proprio futuro.
(da agenzie)
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