DERIVA AUTORITARIA, RIFLESSO DELLA DESTRA: UNA VOLTA I PARA’ PROTEGGEVANO I SIMBOLI DELLE ISTITUZIONI, CON I SOVRANISTI AL GOVERNO COSTRETTI A PROTEGGERE I NEGOZI ESCLUSIVU DELLO SHOPPING, COME IN CERTO PAESI DEL SUDAMERICA
IL FALLIMENTO DELLE DUE GRANDI PROMESSE FATTE AI GIOVANI DALLA POLITICA: L’UGUAGLIANZA A SINISTRA, IL MERITO A DESTRA… E SIAMO ARRIVATI AL COPRIFUOCO E AI MILITARI IN MIMETICA PER DIFENDERE I RICCHI DAI POVERI
La scelta di militarizzare la risposta alle bande di minorenni che hanno saccheggiato Milano era attesa e forse inevitabile. È il riflesso d’ordine che guida la destra fin dal suo debutto a Palazzo Chigi, ben testimoniato dal susseguirsi di pacchetti sicurezza dopo ogni fatto di cronaca di rilievo: solo la costante moral suasion di Sergio Mattarella ha impedito, in questa come in precedenti circostanze, che portassero a forme di repressione incompatibili con la democrazia.
L’elettorato di destra applaudirà, per riflesso condizionato e per la convinzione che le maniere forti siano la via maestra dell’ordine pubblico. La sinistra reagirà denunciando la incombente deriva autoritaria: anche qui un dejà vu dei decreti Rave, Cutro, Caivano, eccetera, tutti accolti con i medesimi allarmi sulla torsione delle garanzie costituzionali. E tuttavia in questa catena di riflessi pavloviani rischiano di perdersi due elementi di novità veri, che incrinano il racconto di entrambe le parti.
Il primo riguarda l’immagine che rifletteranno le nostre città, Milano per prima, con i negozi di scarpe e di abbigliamento sorvegliate da soldati armati di mitragliette (anche se privi del potere di fermare gente). È qualcosa che associamo ad altri mondi, ad altre latitudini, ai quartieri ricchi di Città del Messico o Bogotà, alle zone dei grandi alberghi nelle capitali africane: luoghi dove le diseguaglianze sono così estreme che il benessere può proteggere se stesso soltanto con le armi in pugno.
In Italia l’esercito è stato usato più volte per contrastare grandi fenomeni criminali, la mafia in Sicilia, la camorra in Campania, o per liberare polizia e carabinieri dai presidi sotto le ambasciate o le prefetture. Ma proteggere una sede istituzionale è una cosa, dover difendere manu militari le vie dello shopping è tutt’altra: a destra bisognerebbe cominciare a chiedersi se mandare i parà a via Montenapoleone segnali un salto di qualità «legge e ordine» oppure il fallimento di quattro anni di interventi in nome della sicurezza.
Il secondo dato interpella la sinistra e la sua tendenza a chiudersi nell’orticello di casa, in questo caso la polemica contro la «deriva cilena» del governo e le sue responsabilità nella crescita della protesta giovanile. Ovunque quella protesta incendia le piazze, ovunque ha un carattere ben più politicizzato e collettivo del nostro, e né la sinistra di Pedro Sanchez, né i liberali di Emmanuel Macron, né l’economia sociale di mercato alla tedesca, sembrano avere una risposta.
Infatti ovunque la replica sono misure estreme di ordine pubblico: Sanchez vieta l’accesso ai social media fino a sedici anni (misura che sarebbe opportuna anche da noi, se si crede alla tesi della guerra ibrida lanciata da Guido Crosetto), Macron decreta il coprifuoco notturno a Parigi, la Germania discute la messa al bando dei movimenti estremisti. Lo stato confusionale delle vecchie culture politiche è evidente. Il modello europeo è l’ultima isola di democrazia effettiva del pianeta, ma non sa più come difendere il suo futuro e ha difficoltà persino a capire il suo presente.
Cos’è questa ventata di violenza? “Disinformatia” russa come ai tempi della guerra fredda, rivolta di immigrati come nella Brixton degli anni ’80, furore ideologico come nel ’77, ventata libertaria come nel ’68, o addirittura manzoniano assalto ai forni, o anche più indietro, magari fino a Spartaco? Si cercano accostamenti melodrammatici con fatti storici imparagonabili, vissuti in contesti radicalmente diversi perché, altrimenti, si dovrebbe riflettere sul fallimento delle due grandi promesse che destra e sinistra hanno rivolto ai giovani nell’ultimo ventennio. L’uguaglianza, a sinistra. Il merito, a destra.
Entrambe sono state stroncate dalla crescita esponenziale delle disparità per nascita, per censo, per provenienza etnica, e altre promesse non ce ne sono. C’è il fortino assediato del benessere di chi ce l’ha fatta, e il coprifuoco, i social oscurati, i militari in mimetica per tenere a bada gli altri, sperando che basti.
Flavia Perina
(da lastampa.it)
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