I MEZZI CONTANO, I FINI ANCHE DI PIU’
NEI GIOVANI ESISTE ALTRA AMBIZIONE CHE TRAVESTIRSI DA BENESTANTE?
Sui tumulti e le razzie del weekend milanese spendono parole anche i rapper famosi, quelli
che hanno avuto successo, ormai tutti sui quarant’anni e oltre. Molti di loro non più figli, ma padri. Con diversi accenti e diverso peso individuale, quello che dicono è spesso molto interessante. Potrebbero starsene zitti e rimanersene comodi ma non lo fanno, si sentono chiamati in causa, sono partiti dalle stesse periferie.
Conoscono la materia. Le loro opinioni sono comunque nel merito, in genere molto più nel merito rispetto alle parole impaurite della politica. Magari si stanno chiedendo, quei ragazzi ormai ingrigiti, se sono stati buoni o cattivi maestri, ma andrebbe già di lusso sapere che di maestri, buoni o cattivi, c’è ancora richiesta.
In una chiacchierata recente Marracash mi disse: i ragazzi del mio quartiere (la Barona), vent’anni fa, se avessero incontrato un influencer di quelli che inneggiano alla ricchezza lo avrebbero fatto arrosto e mangiato sul posto. Ora vogliono diventare come lui. Credo sia attorno a questo snodo che tutto si deciderà: se il modello unico sia così unico, ormai, che non esiste altra ambizione che travestirsi da benestante — e la partita sarebbe perduta in partenza.
Oppure se ci siano margini, ci sia fantasia, ci sia libertà di cambiare e di deviare dal percorso, dunque ci sia vera opposizione. Certo i mezzi sono importantissimi, violenti o non violenti è una differenza decisiva. Ma i fini, quelli sono ancora più importanti. Diventare come? Desiderare cosa?
(da Repubblica)
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