Marzo 19th, 2011 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA REGIONE PIEMONTE AVEVA DISERTATO LA CERIMONIA DELL’ALZABANDIERA ….CONTESTATI I DEPUTATI LEGHISTI IN VARIE OCCASIONI
Applausi e affetto per Napolitano, fischi e contestazioni per i rappresentanti leghisti nelle istituzioni:
l’intera giornata torinese di Napolitano è stata costellata dal contrappunto fra le manifestazioni di calore per il Presidente della Repubblica e quelle di rifiuto, manifestato con brusii e fischi per gli esponenti del Carroccio.
Il contrasto più acuto è stato davanti alle ex Officine Grandi Riparazioni, dove alcuni bambini hanno accolto Napolitano sventolando bandierine tricolori, ma hanno fischiato il Presidente leghista della Regione Piemonte, Roberto Cota.
L’episodio ha suscitato opposte interpretazioni.
Napolitano, che ha raccolto per tutto il giorno l’entusiasmo e l’affetto dei torinesi, ha ricambiato tanto calore rendendo merito a Torino «per come ha creduto nell’evento e nell’anniversario dei 150 anni».
«Al di là dei cambiamenti di direzione politica della Regione – ha detto – il programma delle celebrazioni è stato portato avanti con continuità e coerenza, e questo fa onore alla vostra città e alla Regione».
Le contestazioni agli esponenti della Lega sono cominciate fin dal mattino.
Le prime sono state per Michelino Davico, sottosegretario leghista agli Interni, accolto al Teatro Regio al grido di «buffone, buffone».
Davico ha risposta definendo la polemica sulle presenze e sulle assenze «piuttosto sterile».
Durante la cerimonia ufficiale il bersaglio è stato Cota, proprio nel momento in cui invitava «a non fare polemiche».
In sala c’è stata prima del brusio, poi qualche fischio. «Ecco, questo è un esempio delle polemiche che bisogna evitare», ha detto Cota rivolto alla platea.
Le altre contestazioni hanno accompagnato gli esponenti leghisti nel corso di tutta la giornata, dall’uscita del Teatro Regio (ancora Davico) fino a davanti a Palazzo Madama dove qualche urlo e invito a dimettersi è stato lanciato in direzione dei leghisti che seguivano Napolitano nel suo trasferimento a piedi.
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Marzo 19th, 2011 Riccardo Fucile
GRANATA: “ORA LA REALTA’ SUPERA LA FANTASIA E LA MAGGIORANZA GETTA LA MASCHERA SULLA SUA UNICA FINALITA’ IN TEMA DI GIUSTIZIA: SALVARE BERLUSCONI DAI SUOI PROCESSI”
E ora, prescrizione accelerata per gli incensurati.
Nel mazzo delle modifiche al ddl sul Processo breve è venuto fuori un codicillo che scatenerà polemiche a non finire.
E’ già aperto il dibattito, al primo annuncio: è l’ennesima legge ad personam che interessa da vicino il Cavaliere.
Sul testo dell’emendamento ci sta lavorando Maurizio Paniz, Pdl che sostiene: d«E’ giusto un trattamento di favore per gli incensurati e una serena applicazione della pena per i condannati. E lo dico non perchè sono un avvocato perdonista; sono stato l’unico parlamentare di Forza Italia ad aver votato contro l’indulto».
Senza troppi annunci, intanto, la maggioranza sta riscrivendo sul serio il ddl. Cancellato di colpo, ieri, l’articolo 1 (modificava la “equa riparazione” per le vittime delle lungaggini della giustizia) e l’articolo 4 (sulla ragionevole durata del giudizio di responsabilità contabile.
L’articolo 9, quello sulle norme transitorie, è scomparso due giorni fa.
L’articolo 5, quello che stabilisce la ghigliottina qualora non vengano rispettati i tempi dei diversi gradi del processo, sarà riscritto di sana pianta.
E anzichè la morte del processo, ci sarà un’indicazione non ultimativa.
Al limite, una responsabilità disciplinare per il magistrato che perde tempo.
E’ sulla Prescrizione breve che s’aprirà la nuova guerra.
Ha cominciato Fabio Granata, finiano: «Con l’emendamento la realtà supera la fantasia e la maggioranza getta la maschera sulla principale e unica finalità di ogni proposta sulla giustizia: salvare il premier dai suoi processi».
Ma anche Anna Finocchiaro, Pd: «L’annunciata riforma costituzionale, per la quale se va bene ci vorranno due anni, serve per coprire altri provvedimenti: difendere gli interessi e le preoccupazioni del presidente del Consiglio».
La sequenza di così rapide mosse e contromosse, però, sta disorientando settori del Pdl stesso.
Il deputato Luigi Vitali, rimbrottato bruscamente la settimana scorsa in quanto «reo» di aver presentato in autonomia un ddl appunto sulla Prescrizione breve, ride amaro: «Ho da parte ancora le dichiarazioni della settimana scorsa. Ora voglio farmi spiegare bene questa novità . Penso comunque a un sub-emendamento che fissi alcuni paletti: lo “sconto” per gli incensurati deve valere una volta sola, altrimenti c’è chi riuscirebbe a farla franca sempre e restare incensurato a vita».
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Marzo 19th, 2011 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI BEN 68.000 EURO IN 15 MESI, NONOSTANTE UNO STIPENDIO DI 550.000 EURO L’ANNO….SPESE DI RAPPRESENTANZA NON AUTORIZZATE, PAGAMENTI FATTI DA LOCALITA’ ESOTICHE E NEI FINE SETTIMANA, DAL MAROCCO A VENEZIA, DA DUBAI A ISTANBUL, FINO ALLA COLAZIONE AL BAR… ORA RISCHIA L’IMPUTAZIONE PER PECULATO
La Procura di Roma ha aperto un’indagine sul direttore del Tg1 Augusto
Minzolini per le sue “spese di rappresentanza” non autorizzate con la carta di credito della Rai: roba da almeno 68 mila euro in 15 mesi.
In due settimane gli uomini del Nucleo Provinciale della Guardia di Finanza, su mandato del procuratore aggiunto Alberto Caperna (titolare anche dell’inchiesta Rai-Agcom), hanno visitato tre volte i piani alti di Viale Mazzini 14 per acquisire tutta la documentazione necessaria: i verbali del Consiglio di amministrazione della Rai, gli atti dell’indagine interna condotta dal direttore generale Mauro Masi, la ricevute della carta di credito di Minzolini, i fogli di viaggio delle sue trasferte e così via.
Accertamenti sono stati già svolti dalle Fiamme Gialle anche presso la Deutsche Bank, che ha emesso la carta di credito…
L’indagine è iniziata meno di un mese fa, prima che Antonio Di Pietro, in base alle notizie uscite sul Fatto quotidiano e su altri giornali, presentasse un esposto in Procura contro Masi e Minzolini.
Prima dei magistrati penali, intanto, si era mossa la Corte dei Conti, che alle prime notizie di stampa aveva avviato un’inchiesta per danno erariale.
Al momento il fascicolo della Procura di Roma è aperto a “modello 45”, quindi Minzolini non è stato ancora iscritto nel registro degli indagati (“modello 21”). Ma la Guardia di Finanza, sul caso della sua carta di credito, ipotizza tre possibili reati: peculato aggravato, truffa aggravata ai danni della Rai ed eventuali infrazioni fiscali.
Sul peculato, cioè l’indebita appropriazione di denaro o altri beni pubblici da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio, esistono illustri precedenti, confermati anche in Cassazione, sulla qualità di “incaricati di pubblico servizio” dei dirigenti e dei direttori Rai.
E pure sul binomio truffa-peculato c’è il caso dell’ex sindaco di Bologna, Flavio Delbono, che ha appena patteggiato la pena per entrambi i reati, proprio per aver pagato con la carta di credito della Regione Emilia Romagna alcune spese private…
Quanto ai possibili reati fiscali, l’ipotesi nasce da un clamoroso autogol di Masi.
Il quale, appena scoppiò lo scandalo Minzolini, si affrettò a dichiarare in Cda che la carta di credito aziendale era stata concessa al direttore del Tg1 a titolo di benefit compensativo per l’assunzione in esclusiva.
Poi, resosi conto dello scivolone, si precipitò ad autosmentirsi.
Ma le sue piroette hanno insospettito gli investigatori, i quali vogliono ora accertare l’eventuale esistenza di un benefit occulto che, se confermato, aggirerebbe le norme tributarie e configurerebbe un reato fiscale, sia a carico di Minzolini, sia a carico del vertice Rai.
Il peculato, secondo gli investigatori, potrebbe derivare dall’uso continuato della carta di credito per spese non autorizzate dall’azienda, come risulta dalla stessa indagine interna disposta da Masi: centinaia e centinaia di “strisciate” nelle località più disparate, da Venezia a Marrakech, da Istanbul a Dubai, anche per importi minimi di uno o due euro (Minzolini guadagna 550 mila euro l’anno, ma pare che usasse la carta anche per caffè, brioches e cappuccini), anche quando il Direttorissimo risultava regolarmente in ufficio a Roma.
Quasi sempre, la carta esauriva il credito massimale di 5200 euro mensili, e Minzolini chiedeva a Masi l’autorizzazione a sforare per altre migliaia di euro, 18 mila in totale (viene persino il dubbio che le spese che Masi ha detto di aver autorizzato fossero gli sforamenti dal massimale mensile della carta, non le singole trasferte).
In dettaglio: su 86.680 euro usciti dalla carta di Minzo fra il luglio del 2009 e l’ottobre del 2010, è stato lo stesso direttore generale ad ammettere di averne autorizzati solo 18 mila.
Il che significa che 68 mila e rotti sono il quantum del possibile peculato.
Che chissà a quanto ammonterebbe oggi se a dicembre Masi non si fosse deciso a ritirare la bollente credit card al suo protetto dalle mani bucate. Anche l’ipotesi di truffa nasce dai risultati dell’inchiesta aziendale e riguarda le insanabili contraddizioni che emergono incrociando le date delle “strisciate” della carta da località esotiche e i fogli di presenza di Minzolini…
Nei 15 mesiI in cui la carta è rimasta attiva, su 220 giorni lavorativi, in ben 129 (oltre la metà ) Minzolini risultava in trasferta.
E, su un totale di 56 “missioni” fuori sede, solo di 11 avrebbe indicato lo scopo (tant’è che Masi, messo alle strette dal consigliere Nino Rizzo Nervo, dichiarò al Cda che le altre le aveva autorizzate lui in camera caritatis, in quanto erano “missioni riservate”: roba da servizi segreti).
E ben 40 trasferte si svolsero, curiosamente, nei week-end o a ridosso dei fine settimana, sempre in amene località turistiche.
Resta da capire, e anche di questo si occupa la Finanza incrociando le registrazioni e i conti degli hotel con le strisciate della carta, se Minzolini fosse solo o accompagnato, e chi eventualmente pagasse le spese degli eventuali accompagnatori.
Non basta: sono circa 20 i giorni in cui Minzolini risulta regolarmente presente a Roma, mentre la sua carta si attiva ripetutamente all’estero.
A Marrakech in coincidenza con le penultime vacanze di Capodanno (29 dicembre 2009-3 gennaio 2010) e a Dubai nel week end di Pasqua 2010.
Un caso di ubiquità , oppure una possibile truffa. Minzolini si è sempre difeso dicendo: “Non c’è altro che pranzi di lavoro, punto”…
Ma il confronto con le spese degli altri direttori di tg è impietoso: a fronte dei suoi 86 mila euro in 15 mesi, il direttore del Tg2 Mario Orfeo non ha superato i 6 mila.
Resta da capire perchè Masi, nonostante le sollecitazioni di alcuni consiglieri dell’opposizione, dopo l’indagine informale non abbia mai attivato ufficialmente l’Audit Rai, per procedere disciplinarmente contro il Direttorissimo e far restituire all’azienda i 68 mila euro non autorizzati.
I maligni insinuano che l’inazione del direttore generale dipenda dal timore di ripercussioni sull’indagine contabile, e ora anche di quella penale, di cui i vertici Rai, dopo le ripetute ispezioni delle Fiamme Gialle, sono al corrente da due settimane: se Minzo restituisse il malloppo, il suo gesto potrebbe essere inteso come un’ammissione di colpa e, implicitamente, andrebbe a discapito anche della posizione di Masi, che potrebbe essere accusato,almeno in sede contabile, di omesso controllo…
Marco Lillo e Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 19th, 2011 Riccardo Fucile
DA GENNAIO AD OGGI SI SONO MOLTIPLICATE LE CONTESTAZIONI POPOLARI NON ORGANIZZATE CONTRO IL PREMIER….FINO AD ESSERE COSTRETTO A USCIRE DALLA SAGRESTIA DI UNA CHIESA
Quando i fischi diventano la musica del potere, come minimo quel potere non gode buona salute, come massimo è in serio pericolo.
C’è poco da spiegare che si tratta di contestazioni organizzate.
Certo che lo sono, ci mancherebbe.
I berlusconiani lo sanno molto bene. Appresso a Prodi, durante il suo breve governo, mandavano regolarmente squadrette di fischiatori.
Ma come avvenne in quel caso, il fischio si fa interessante quando ai contestatori si aggiungono i cittadini qualunque, i passanti, i turisti; e allora quel rumore di fondo, con le dovute variazioni di buuu e improperi, segnalano comunque un evento che si colloca tra la fine dell’incantesimo e l’inizio del disfacimento.
Ieri l’indice sonoro d’impopolarità berlusconiana, con tanto di dribbling della folla attraverso l’uscita posteriore della michelangiolesca Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, è salito ben sopra il livello di guardia; e tanto più se si considerano i pregressi fischi e la notevole serie di episodi, per lo più spontanei, ma certo poco simpatici nei confronti del Cavaliere, che con qualche acribia si sono registrati a partire dall’inizio di questo per lui ingrato 2011.
E dunque il 18 di gennaio, mentre Berlusconi sta andando da Napolitano per parlare del 150° e del Rubygate, a piazza del Quirinale una piccola folla nota l’auto del presidente del Consiglio e “si lascia andare – secondo l’espressione di un notiziario Rai – a qualche fischio”.
Otto giorni dopo, sotto Palazzo Chigi, un classico del repertorio berlusconiano,
e cioè l’incontro con la scolaresca, è funestato da un ragazzo che sul più bello delle amichevoli interazioni grida: “Lei è un coglione!”.
Al che – con una certa prontezza, bisogna riconoscere, e senza neanche troppo scomporsi – il Cavaliere ribatte: “Senti chi parla!”.
Sono cose che capitano.
Ma quello che conta, come non si fatica a intendere, è la frequenza e poi l’intensità .
Anche piuttosto interessante è la faccia che fanno i potenti dinanzi ai fischi, che di norma non si aspettano: il cosiddetto “effetto Ceausescu”, che in un celebre filmato per qualche attimo stenta ad accorgersi di quanto poco sia gradito dalla folla.
Fatto sta che il primo febbraio Berlusconi è accolto malamente alla stazione di Torino Porta Nuova; e alla fine del mese raccoglie contestazioni sia al congresso del Pri all’hotel Ergife di Roma che all’uscita del meeting della Confesercenti a Milano.
A marzo, per la prima volta, lo scontento si manifesta anche all’estero con cartelli e striscioni sotto la neve fuori dell’assemblea del Ppe, ad Helsinki.
Nel frattempo per due volte alcuni sindacati della Polizia di Stato, Penitenziaria, Guardie forestali e Vigili del fuoco hanno dimostrato, pure indossando beffarde maschere, davanti al cancello di villa San Martino ad Arcore.
Ora, è anche vero che in diverse occasioni la piazza era divisa e insieme ai fischi si sono fatte sentire anche le voci dei fan di Berlusconi “forza Silvio”, “resisti”, “non mollare”.
Eppure, il rumorifero elenco di cui sopra e ancora di più l’intensificarsi delle contestazioni aiutano senz’altro a considerare che il rito del bagno di folla si sta rovesciando nel suo contrario.
Quando esattamente è partito questo processo è già più complicato da dire.
Di sicuro all’inizio di ottobre dell’anno scorso Berlusconi confermava un “indice di fiducia” al 60,2 per cento e, sempre a suo modesto giudizio, tale stima era testimoniata “dal fatto che dove arriva il presidente del Consiglio – detto in terza persona – il traffico si ferma”.
Tema sensibile, almeno a Roma, e immagine efficace.
Ma si direbbe a volte che una segreta divinità si adoperi per ridimensionare le burbanze dei potenti.
Così il mese dopo, per l’esattezza il giorno 9 novembre, il Cavaliere si ebbe la più imprevista, rimarchevole e significativa fischiatona prima all’Aquila ancora mezza terremotata e poi in Veneto, a Padova e a Vicenza, dov’era giunto per via dell’alluvione.
Non sfugge la circostanza che in entrambi le occasioni il potere, cioè Berlusconi, si trovava a fronteggiare popolazioni smarrite, in difficoltà .
E’ qui che si misurano le risorse dell’autorità .
“O Bacchiglione, portalo via!” cantavano i vicentini, pur nella loro disperazione. “Tu bunga-bunga – si leggeva sui cartelli dei pur fieri aquilani – noi macerie-macerie”.
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Marzo 19th, 2011 Riccardo Fucile
NELLE TELEFONATE E NEGLI SMS INTERCETTATI DAI PM, LE ARCORINE SMONTANO LA TESI DEL PREMIER SU BUNGA BUNGA E CENE “TRA PERSONE PERBENE”
Berlusconi giura che non ha mai pagato per una donna, e che nessuna delle
ospiti delle sue cene “eleganti” è una prostituta.
Ma chi sono davvero queste ragazze che il premier frequentava e cercava?
E come parlano tra loro queste show girl e papi-girl spesso in missione ad Arcore?
Per farsi un’idea basta un piccolo assaggio degli “accertamenti sul Black Berry di Visan Ioana”, la giovane romena che viene spesso invitata alle “notti del drago”.
All’interno della memory card del telefonino, la polizia postale le scopre i messaggi audio.
Li scambia, tra le sghignazzate, con “Barbara Guerra (chiamata dalla Visan “Kitty”), Barbara Faggioli (chiamata dalla Visan “Barby”), Aris Espinosa e altre non meglio identificate”.
Primo file: “Allora, Barbara, Anna…. che c. di troie siete (ride). Neanche lo sapete fare, mica come me (ridendo) che sono un puttanone di strada”.
Secondo file audio: “Raga, questa è per voi (musica in sottofondo), vi piace? Aris, sono puttana dentro, non c’è niente da fare, capito? à‰ che mi vien da dentro, non ce la faccio”.
Terzo file: “E io son già nella vasca senti un po’, ciaf, ciaf, ciaf, ciaf, amò questa è per te: (canticchiando dice) zoccola, zoccola, zoccola, zoccola, zoccola, zoccola, zoccola, zoccola, zoccola, amò, le ricordi quelle belle notti (ride)? Ciao zoccolaaaa, anch’io sono zoccola, io forse un po’ di più”.
È un linguaggio disinvolto quello che emerge dalle carte giudiziarie appena depositate, probabilmente non tanto diverso da quello delle ventenni cresciute troppo in fretta e senza un rimprovero.
Eppure una “diversità ” esiste: N. T., un’amica di Aris, che pure così parla, quando si trova ad Arcore, tra altre ragazze che ballano e si spogliano, arretra.
E confessa: “Sapevo che avrei potuto fare sesso con il presidente, ed essere pagata, come mi aveva detto Aris. Ma non me la sono sentita. L’ho visto e mi sono messa in disparte”.
Se un Berlusconi rivendica nei convegni politici e nei videomessaggi di non aver mai e poi mai pagato le ragazze, se il premier racconta che a casa sua si tengono “cene tra persone per bene”, queste ragazze – e la domanda sarà cruciale al processo – in realtà come si comportano?
Ruby, la pietra dello scandalo, la preferita del “sultano” sino alla notte in questura, è piuttosto esplicita quando parla al telefono senza sapere di essere intercettata.
È il 20 agosto scorso, e cioè due settimane dopo l’ultimo interrogatorio, e invita un’amica milanese in Liguria: “… domani ci avrò minimo cinque clienti, che comunque dobbiamo fare per diversi orari della serata. Torniamo a casa con almeno 4mila euro”.
Soldi, sempre di soldi parlano queste ragazze.
Il 20 settembre è appena finita una delle feste con bunga bunga ad Arcore e qual è il messaggio che, alle 3.40 del mattino, si scambiano due ospiti?
“Tutto ok, mi ha dato un braccialettino d’oro e duemila euro a tutte”.
Sono ragazze che sognano ancora chi lo showbiz, chi un posto di lavoro, chi una casa e chi uno stipendio.
Non intendono rischiare l’inimicizia di un uomo potente ed egoista, girano alla larga dai poliziotti che le perquisiscono il 14 gennaio.
Ma sanno di che cosa parlano e che cosa succede intorno a loro.
Una delle fedelissime del presidente si sfoga con la mamma all’indomani della prima fuga di notizie: “(Ruby parla) di robe schifose, spogliarelli integrali. Io che sono stata a letto con lui. Ma no, ma’! Delle robe veramente che io non posso più uscire di casa, eh. Mi daranno della troia a vita”.
“Eh, ma scusa, ma ‘sti avvocati a che c. servono, se non ti difendono?”, reagisce la madre.
La risposta è rivelatrice di un clima: “Servono a difendere il culo di lui! A me che, che mi fanno?! Che mi tutelano?! Per colpa sua ci passo io. È lui (Berlusconi) che mi deve adesso salvare il culo, mi son rotta i …”.
Se tacciono con i poliziotti, queste papi-girl raccontano però ai fidanzati, agli amici, ai parenti quello che sanno, del sesso a pagamento a Villa San Martino, e come bisogna esibirsi, travestirsi, spingersi sempre più in là per ingraziarsi il padrone di casa.
F. B., grossista di carni della provincia di Cuneo, per molti mesi ha frequentato la giovanissima Iris Berardi.
È stato rintracciato grazie ai suoi sms.
I pubblici ministeri vanno al sodo: “Iris le riferì mai di avere ricevuto denaro (…) da parte di Silvio Berlusconi (…)? Le riferì che questi regali fossero la retribuzione esplicita o implicita per la sua partecipazione alle cene?”.
“Iris – risponde il grossista – mi disse più volte che riceveva del denaro contante. Le cifre oscillavano tra i 2mila e i 7mila euro a seconda dei casi.
Mi precisò che riceveva anche gioielli e bigiotteria (che a volte ho visto di persona). Mi parlò anche dell’appartamento che le fu messo a disposizione dal Presidente attraverso Nicole Minetti”.
I pm domandano ancora: “Iris le riferì di avere mai conosciuto Karima El Marhoug detta Ruby?”
Risposta di F. B. : “Mi disse che aveva conosciuto Ruby una singola volta ad Arcore, ma non mi parlò mai dei dettagli di questa conoscenza, nè di quello che aveva fatto Ruby ad Arcore. Quando ascoltammo insieme l’intervista di Ruby a Signorini in televisione, Iris affermò che lei sapeva essere tutta una messinscena, preparata in precedenza”.
Anche D. G., un altro amico, viene convocato negli uffici della polizia giudiziaria: “Iris – risponde – mi riferì che a volte non riceveva nulla, altre volte riceveva una busta contenente cifre da 1000 a 5000euro. Il suo tenore di vita, già alto, aumentò quando si trasferì a Milano, durante l’estate 2010 (…) Ad un certo punto, ma non ricordo quando, mi riferì che lei si recava presso una residenza del Presidente del Consiglio, dove partecipava a delle cene (…) A volte erano a tema e le ragazze venivano indotte a presentarsi con un vestiario particolare: ricordo una volta che mi chiese di aiutarla a trovare una divisa da calciatore, essendo quello il tema prescelto”.
Ecco, oltre al denaro che corre di busta in busta e di mano in mano, ai regali sempre più luccicanti per le ragazze che si fermano insieme con “l’unico protagonista maschile”, un’altra conferma dello “stile” delle serate del presidente.
Dei travestimenti ha parlato per prima Ruby. Poi ha confermato Melania, un’amica di Nicole Minetti, rimanendo scandalizzata dal “puttanaio” e dal “bunga bunga”.
Poi ancora Maria Magdoum, ballerina marocchina di danza del ventre. E pure la modella senese Elisa Toti parlava della sua “ideona”: andare ad Arcore “con la maglia dei calciatori del Milan”.
“Non ho mai pagato una donna. Non ho mai capito che soddisfazione ci sia se non c’è il piacere della conquista”, ripete spesso Berlusconi.
Eppure, i pm sono certissimi.
Molte delle sue trentatrè ospiti sinora individuate sono “squillo”, e con una vasta clientela.
Il 26 aprile scorso, con numero memorizzato sotto “Elisa troia 2”, c’è questo scambio di sms: “Ei amor, ci sei stasera per 500 (presumibilmente euro) con me a Monaco? Cena e hotel?”, domanda Iris.
E il 7 settembre, sempre Iris parla con “Pier amico Maristel” e non si mette d’accorso sulla tariffa: “Mi dispiace – dice il cliente – il costo è troppo alto. Direi che dobbiamo rimanere abbondantemente sotto i 1000”.
Anche dai cellulari a disposizione di Barbara Guerra, gli investigatori riescono a estrapolare diversi messaggi telefonici piuttosto espliciti.
Il 27 luglio 2009, dal numero intestato a un ex calciatore parte questa richiesta: “Sei libera sabato sera per un compleanno? Cena. Quanto chiedi?”. Nelle carte della procura, non c’è la risposta. Mentre sembra andare a buon fine l’ultimo Capodanno a Dubai.
Sempre l’ex concorrente del reality “La Fattoria” manda un sms a tale Alii Dubai Beirut: “Amor mi riesci a fare sapere entro le cinque? Se no organizzo da un’altra parte”.
Barby deve avere per forza un piano “b”: “Amo, scusami se ti stresso, ma dovevamo passarlo come gli altri anni con il presidente Berlusconi, ma ieri è saltato tutto”, insiste.
Alii rassicura lei e alcune altre amiche che abitano alla Dimora Olgettina: “Amor, abbiamo prenotato l’albergo nel grattacielo più alto al mondo. Tutto pagato, per te e le tre amiche. In più ci sarà una sorpresa. Serata di Capodanno super privata, faremo bordello… Mi hanno appena confermato che verranno a prendervi dall’uscita dell’aereo… Super coccolate. Amo – domanda però Ali – almeno le tue amiche sono bone come te? Non mi far fare brutta figura”.
à‰ questo un mondo che appare “easy”, giocoso, allegro, ricco, spregiudicato. Ma chissà .
Un paradosso, degno di qualche riflessione, arriva da una confidenza tra due ragazze che “chattano” su Skype: “Pensavo quasi quasi d’andare in un’agenzia e affittare un uomo per un paio di d’ore ma per semplici coccole, chissà se starò un po’ meglio”, dice una.
E l’altra risponde: “Però secondo il mio modestissimo parere è una grandissima sconfitta a livello psicologico. Pari a quella di chi paga per avere compagnia femminile, come il tuo papi”.
Che papi paga le donne, dunque, è una notizia: ma gira molto più su Skype che nel sito dei “promotori delle libertà “.
Piero Colaprico e Emilio Randacio
(da “La Repubblica“)
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Marzo 18th, 2011 Riccardo Fucile
“IL DISEGNO DI LEGGE ALFANO E’ UN’ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA SULLA BATTAGLIA DEL PROCESSO BREVE”….REAZIONE ISTERICA DEL PDL: “NON SI PERMETTA GIUDIZI”…MA UNA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA NON SI FA A COLPI DI (PUR ESIGUA) MAGGIORANZA
Tenuto conto che appena una settimana prima della presentazione della riforma costituzionale sulla giustizia, “il Pdl ha definito gli uffici giudiziari di Milano avanguardia rivoluzionaria, a mio avviso questa maggioranza non ha la legittimazione storica, politica, culturale e anche morale per affrontare questo tema”.
E’ duro l’attacco del segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Cascini, nel suo intervento a un convegno su processo breve e riforme costituzionali della giustizia organizzato da Nichi Vendola.
“L’ipotesi di riforma costituzionale è una sorta di distrazione di massa” nei confronti di quanto sta avvenendo in Parlamento, ovvero la battaglia sul processo breve e “l’idea diffusa anche a sinistra secondo cui Berlusconi un po’ di ragione in fondo ce l’abbia, denota una subalternità culturale e politica a un tema declinato dalla destra. Dalla sinistra – ha aggiunto Cascini – vorrei una risposta realmente di sinistra”.
Per il futuro, poi, l’invito del segretario dell’Anm è a “non farsi intrappolare dall’idea che dire no significhi essere conservatori”.
Durissima e immediata la reazione del Pdl: secondo Maurizio Paniz, le parole pronunciate dal magistrato sono incredibili. “L’indegnità morale è di chi non sa rispettare i limiti del proprio compito: applicare le leggi e non farle è il suo dovere. Cerchi di farlo bene e non si permetta giudizi, vieppiù sulla legittimazione morale, di chi sta solo facendo il proprio lavoro di legislatore”.
Ora che l’avvocato bellunese parli di indegnità morale altrui, quando ha come compagni di merende il premier, Verdini, Cosentino e cricche varie, ci pare onestamente un po’ troppo.
Il livello dello scontro lo ha alzato il governo, attaccando da mesi la magistratura che si permette di indagare su “coccodimamma”, il più amato dalle italiane.
Sono mesi che gli avvocati del premier e il governo sono impegnati su un unico obiettivo: togliere Berlusconi dai processi, in qualsiasi modo.
Questo è il vero scandalo e tale dovrebbe risultare anche dalle parti di Belluno.
Chi sta a destra ai processi è abituato a presentarsi, per rispetto delle istituzioni e a rispondere in prima persona, non aggiustandosi le leggi per scapolare alla Giustizia.
Detto questo, in tutte le democrazie occidentali le grandi riforme, compresa quella della Giustizia, si fanno a grande maggioranza, con voto unanime di governo e opposizione.
E’ così che fanno i Paesi civili, anche perchè così rimangono nel tempo.
Altrimenti una maggioranza impone una riforma e dopo qualche anno, quando cambia il governo, se ne fa un’altra e si amnnulla quella precedente.
Lo vogliamo capire o no che, procedendo così, si fa solo uno spot e si perde tempo?
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Marzo 18th, 2011 Riccardo Fucile
ABITAVA IN UNA CASA DELL’ATER, DOVE RISIEDE ANCORA SUO MARITO: UN’ASSEGNAZIONE INCOMPRENSIBILE, VISTO IL SUO REDDITO…NEL FRATTEMPO ACQUISTAVA APPARTAMENTI IN GIRO PER LA CAPITALE…LA CASTA COLPISCE ANCORA
Renata Polverini ci è andata giù pesante. 
Lo scandalo Affittopoli e delle case di proprietà di enti locali svendute a quattro soldi ai soliti potenti l’ha davvero scandalizzata.
«L’era dei privilegi è giunta al capolinea», ha detto in un’intervista pochi giorni fa: «Sono contratti assolutamente fuori dai valori di mercato».
Una vera indecenza.
Sotto il fuoco di fila del Popolo della Libertà sono finite le giunte di centrosinistra, da quella di Francesco Rutelli a Walter Veltroni.
Accusate di aver girato appartamenti a sindacalisti e politici amici per pochi spicci, per non parlare degli immobili di lusso svenduti a prezzi di favore in aste pubbliche.
L’indignazione del presidente della Regione Lazio ha contagiato anche il suo assessore alla Casa, Teodoro Buontempo, che ha ordinato di bloccare all’istante la vendita dei gioiellini dell’Ater, l’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica.
«Non ci saranno sconti per chi ha violato la legge. Ecco perchè ho voluto una commissione straordinaria che faccia chiarezza».
Gianni Alemanno s’è subito accodato allo sconcerto generale, varando un’altra commissione ad hoc.
Stavolta al Campidoglio: «Non voglio fare nè allarmismo nè dossieraggio, solo appurare la verità ».
Chissà se per far luce sull’Affittopoli romana il sindaco farà un salto anche a via Bramante, nel cuore di San Saba.
Uno dei quartieri più belli della capitale, a pochi passi dall’Aventino, dove chi vuole acquistare una casa ai valori correnti può sborsare anche 10 mila euro al metro quadrato.
Al numero civico 3 e 5 ci sono i due ingressi di un condominio degli inizi del Novecento, sei palazzine di proprietà dell’Ater con giardinetto interno annesso.
In tutto una novantina di alloggi, destinati per legge a quei cittadini indigenti che non possono permettersi i canoni d’affitto imposti dal mercato.
Entrando nel vialetto, nascosto da felci e alberelli, in fondo a sinistra c’è l’edificio B.
Scorrendo i cognomi perfino Alemanno strabuzzerebbe gli occhi leggendo sul citofono, accanto al pulsante in alto a destra, “Cavicchioli-Polverini-Berardi”.
Massimo Cavicchioli lui lo conosce bene: è infatti il marito del governatore Polverini.
Un uomo schivo, ex sindacalista della Cgil, oggi esperto informatico da sempre lontano dalle luci della ribalta.
Berardi è il cognome di sua madre Pierina, morta anni fa.
«Un errore, forse un omonimo, non possono essere loro, lei guadagna oltre 10 mila euro al mese», penserebbe il sindaco di Roma passando dal portoncino, dove è attaccato un avviso del Comitato Inquilini Ater San Saba che annuncia l’apertura di un nuovo sportello di zona.
Eppure sulla buca delle lettere al piano terra ci sono anche le iniziali degli inquilini: “Cavicchioli M.-Polverini R.”.
Due indizi non fanno una prova. Ma tre?
La targhetta accanto alla porta dell’abitazione, al quarto piano, riporta gli stessi cognomi.
Una chiacchierata con i vicini fuga altri dubbi: «Mi ricordo della signora Clementina, la nonna del signor Cavicchioli. Lei non c’è più, anche i genitori di lui sono morti, e da sempre vedo entrare solo il figlio e i suoi amici. Quanto si paga qui? Dipende dalla metratura, ma la mia bolletta è di 130 euro al mese».
A “l’Espresso” risulta che nell’appartamento (quattro vani più bagno e cucina) risieda proprio il marito della Polverini.
Ma non è tutto: i documenti dell’Anagrafe dimostrano che la governatrice ha vissuto per ben 15 anni nella casa popolare di via Bramante.
Per la precisione, dal giorno del matrimonio (celebrato il 21 giugno del 1989) al settembre del 2004.
Periodo in cui Renata ha fatto carriera, diventando prima responsabile delle relazioni internazionali e comunitarie dell’Ugl, poi – dal 1999 – vice segretario della Confederazione sindacale di destra.
Non si sa quanto la famiglia Cavicchioli-Polverini guadagnasse al tempo (da leader dell’Ugl Polverini prendeva 3.500 euro al mese; nel 2008, secondo la dichiarazione dei redditi, sfiorava i 140 mila euro annui), ma i maligni sospettano che i due non avessero i requisiti per vivere negli appartamenti dell’ex Istituto autonomo case popolari.
«Se il reddito del nucleo familiare supera il limite stabilito, ora fissato a 38 mila euro lordi annui, l’assegnazione decade automaticamente. Chi ci resta diventa un occupante abusivo non sanabile», ragionano dall’Ater.
Forse le entrate dichiarate erano più basse, ma la coppia presidenziale non doveva passarsela male, visto che la Polverini – restando ferma a San Saba – chiedeva mutui e comprava altri immobili.
Per centinaia di migliaia di euro.
Già . Il governatore sembra avere una vera passione per il mattone, e grande fiuto per gli affari.
Mentre risiedeva nella casa popolare, si dava da fare per acquistare appartamenti a Roma, e non solo.
Andiamo con ordine.
Nel marzo del 2001 la Polverini compra un pied-à -terre nel piccolo borgo di Torgiano, tre vani più box in provincia di Perugia.
Città a lei cara, visto che sua madre è nata lì.
Firma l’atto di compravendita il giorno 21 dal suo notaio di fiducia, da cui torna dopo meno di una settimana per formalizzare l’acquisto di un’altra casa romana, quartiere Monteverde.
Cinque stanze, bagni e cucina a due passi da Villa Doria Pamphilj.
La casa forse non le piace (in effetti San Saba è molto più trendy), di certo un anno dopo la gira alla madre Giovanna.
L’atto di donazione è del 19 marzo 2002.
Dieci giorni dopo, il 28 marzo, un nuovo colpo da maestra: la Polverini compra un altro appartamento, stavolta al Torrino.
La zona è semicentrale, vicino all’Eur, ma l’abitazione è molto grande, sette vani più box.
Soprattutto, è un immobile ex Inpdap, e il prezzo è da record: come ha scritto Marco Lillo su “Il Fatto”, la Polverini se lo prende sborsando appena 148 mila euro, la cifra chiesta a tutti gli inquilini del palazzo dalla società di cartolarizzazione di Stato (Scip) che vendeva con forti sconti.
Sui documenti dell’Anagrafe consultati da “l’Espresso” risulta però che la Polverini al Torrino non abbia mai avuto residenza: chissà come ha fatto a condurre in porto l’operazione.
Anche stavolta l’appartamento non deve essere di suo gusto, tanto che nel 2007 lo vende a prezzo ben più alto (234 mila euro dichiarati) a un suo collega sindacalista, Rolando Vicari dell’Ugl.
Lo slalom tra gli acquisti di Renata non è finito.
Perchè sette mesi dopo, a dicembre del 2002, quando ancora risiede nella casa Ater, compra dallo Ior una bella casa con nove stanze, due box e tre balconi sull’Aventino.
Un posto da sogno, che la Banca Vaticana dà via per 272 mila euro.
Dopo due anni, il 20 settembre del 2004, l’ex leader dell’Ugl si allarga comprando l’appartamento gemello confinante con terzo box annesso. Stavolta dalla Marine Investimenti Sud, una società immobiliare da sempre in affari con la Santa Sede, un tempo partecipata al 90 per cento dalla Finnat di Giampiero Nattino, ma oggi controllata da società off-shore che rimandano fino a Montevideo, in Uruguay.
Renata spende altri 666 mila euro ed è finalmente soddisfatta.
Una settimana dopo il rogito dal notaio Giancarlo Mazza (finito sulle cronache dei giornali come recordman dell’evasione nazionale) cambia finalmente la sua residenza e dà l’addio alla casa dell’Ater, a soli 850 metri di distanza, dove lascia la sua residenza il marito Massimo (seppure sulle Pagine Bianche anche lui risulti all’indirizzo della moglie).
L’ultimo acquisto sull’Aventino la Polverini lo fa lo scorso agosto, quando compra un quarto box (ma di quanti posti auto ha bisogno la presidente?) nel condominio in cui abita da sola.
Nel palazzo di mattoncini rossi a via Bramante la vita scorre tranquilla.
Dei business immobiliari di Renata nessuno sa nulla.
Non sanno che per le valutazioni del Cerved su dati dell’Agenzia del Territorio solo la maison può valere 1,8 milioni di euro.
«Massimo e Renata sono persone gentilissime», dice un’anziana che s’appresta a portare a spasso il cane.
Anche il barista che conosce la coppia da vent’anni ha parole affettuose, e racconta – senza mai esserci andato – delle feste che Renata organizza nella casa dell’Aventino.
«Una donna forte e onesta, una che si è fatta da sola», chiosa un altro avventore.
«Ecco lì Cavicchioli, vede, è quello con le buste della spesa», dice un’inquilina del condominio Ater mentre appende i panni fuori dalla finestra. «Scrivete che qui il giardiniere non viene mai, e che le aiuole sono incolte. E soprattutto che a lor signori, quelli che comandano, non venisse mai in mente di aumentarci l’affitto».
Emiliano Fittipaldi
(da “L’Espresso“)
argomento: casa, Costume, denuncia, la casta, PdL, Politica, Regione, Roma | 2 commenti presenti »
Marzo 18th, 2011 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI SILVIA TREVAINI, UNA CARRIERA FULMINANTE: DAL MURETTO DI ALASSIO A “STUDIO APERTO”…UNA AUDI ACQUISTATA CON UN BONIFICO DI BERLUSCONI E UN APPARTAMENTO DA 648.000 EURO SALDATO CON DUE ASSEGNI CIRCOLARI…UN MIRABILE ESEMPIO SU COME I GIOVANI POSSONO FARE UNA RAPIDA CARRIERA
Tra le beneficiate del presidente del Consiglio che notoriamente agisce “come la Caritas”, c’è anche una giornalista.
Si tratta di Silvia Trevaini, una carriera fulminante: da finalista ad Alassio al concorso miss Muretto 2005, quando aveva 22 anni, a giornalista Mediaset di “Studio Aperto”.
Ha ricevuto da Silvio Berlusconi 35.000 euro per un’auto, una Audi 2000. E un “piccolo” aiuto per comprare una casa.
Silvia Trevaini è infatto intestataria, scrive la polizia giudiziaria, di una AudiTt serie 2.0 Tfsi, “acquistata dalla stessa in data 14.04.2009 presso la concessionaria Pirola di Monza per euro 41.200”.
Come è stata pagata l’auto?
“Deposito cauzionale il 19.12.2008 di 1.000 euro con assegno, poi 4.200 euro in assegno e 1.000 euro in contante il 07.04.2009, infine bonifico bancario di 35.000 euro il 07.04.2009 ordinante Berlusconi Silvio”.
Sulvia Trevaini riesce anche a comprare casa.
Primaun piano rialzato a Segrate che poi rivende per acquistare un appartamento a Monza, primo piano “composto da due locali, servizio e vano cantina più autorimessa” per un valore di oltre 600.000 euro.
Provenienza dei soldi per l’acquisto?
Dal Monte dei Paschi di Siena, filiale di Segrate, dove ha il conto Berlusconi, attraverso due assegni di euro 312.156 e di 299.203.
In sei anni una carriera lampo: giornalista Mediaset, auto nuovo e appartamento di proprietà da 600.000 euro.
Sono questi gli esempi che i giovani dovrebbero perseguire, parola di premier.
argomento: Berlusconi, Costume, Giustizia, governo, Politica, radici e valori, televisione | Commenta »
Marzo 18th, 2011 Riccardo Fucile
UN’INDAGINE PER MAFIA “QUASI” ARCHIVIATA E UN’ALTRA IN CORSO PER CORRUZIONE AGGRAVATA DAL FAVOREGGIAMENTO DI ASSOCIAZIONE MAFIOSA… IL “RESPONSABILE” CHIACCHIERATO CHE PRETENDE UN MINISTERO IN CAMBIO DEL SUO APPOGGIO AL GOVERNO
Un’indagine per mafia “quasi” archiviata e un’altra, in corso, per corruzione
aggravata dall’art. 7, che prevede il favoreggiamento ad un’associazione mafiosa: sono queste le inchieste condotte dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo nei confronti di Saverio Romano, ministro in pectore del governo Berlusconi per la formazione dei Responsabili, sulla cui nomina in queste ore, secondo alcuni quotidiani, si sono registrate perplessità da parte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano proprio in relazione ai problemi giudiziari del deputato.
E, come scrive Il Messaggero, anche “ai presunti legami dei suoi familiari con la mafia”, forse riferendosi alla decisione del ministero dell’Interno, adottata un mese fa, di iniziare le procedure di scioglimento per mafia del comune di Belmonte Mezzagno, feudo elettorale del ministro in pectore guidato dal sindaco Saverio Barrale, zio di Saverio Romano.
Perplessità ed esitazioni manifestate nell’incontro di mercoledì tra il premier ed il capo dello Stato che avrebbero indotto Romano e la sua pattuglia di parlamentari (cinque in tutto) a disertare il voto d’aula sull’election day, nel quale la maggioranza, com’è noto, si è salvata per un solo voto, quello del radicale Beltrandi.
Per fugare i dubbi sulla sua lealtà nei confronti del governo (e ridefinire i rapporti con la maggioranza) Romano ha convocato una conferenza stampa in cui ha esordito: “Imboscate da noi non ne verranno mai”.
“Sono ministro dell’Agricoltura da 15 giorni” ha ricordato ironicamente Romano, a proposito delle voci sul suo ingresso nell’esecutivo, “ma una mia nomina al governo potrebbe essere addirittura dannosa se non è preceduta da una premessa”.
Che secondo Romano deve essere politica: il leader del Pid si è detto “lusingato” per la possibilità di entrare al governo espressagli “dal presidente Berlusconi”, ma ha sottolineato che occorre prima che Iniziativa Responsabile “entri organicamente nella maggioranza”, il che significa che d’ora in poi “i provvedimenti dovranno essere concordati non solo tra la Lega e il Pdl, ma anche con il concorso di Iniziativa responsabile”.
D’ora in poi, dunque, i Responsabili vogliono entrare a pieno titolo in tutte le decisioni della maggioranza e non, ha detto Romano, come è capitato in passato con la norma sull’anatocismo bancario presente nel Mille-proroghe, o i tagli al Ministero per i Beni Culturali, o quelli agli incentivi per le fonti rinnovabili.
Per il deputato ex Udc, insomma, in sede parlamentare i capigruppo di Pdl e Lega dovranno concordare con quello di Romano i provvedimenti al vaglio di Camera e Senato, mentre quando “il confronto riguarda la sede politica”, Berlusconi dovrà convocare i Responsabili nel vertice di maggioranza.
“Vogliamo da questo governo – ha spiegato – un progetto chiaro che indichi anche i tempi. Iniziativa Responsabile pone questioni politiche e non di poltrone”, perchè “serve un progetto che guardi alla futura legislatura”.
Premesse politiche e tatticismi, da una parte e dall’altra, nelle quali finisce per giocare un ruolo anche la questione morale: se è vero che l’inchiesta principale, per concorso esterno in associazione mafiosa, (nata dalle dichiarazioni del pentito di Villabate Francesco Campanella) si è chiusa in procura quattro mesi fa con una richiesta di archiviazione che attesta la mancanza di elementi concreti per sostenere l’accusa in giudizio, nella stessa richiesta il pm Nino Di Matteo scrive che dalle indagini è emerso un quadro di “contiguità ”, penalmente non rilevante, con ambienti mafiosi villabatesi.
Resta aperta, invece, l’indagine per corruzione aggravata dal favoreggiamento alla mafia aperta dopo che in un’intercettazione ambientale del gennaio 2004 Massimo Ciancimino disse al professor Gianni Lapis, che per suo conto aveva curato la vendita della società del Gas agli spagnoli della Gas Natural, che aveva dovuto versare somme di denaro ad alcuni esponenti politici.
Tra questi, Saverio Romano.
Giuseppe Lo Bianco
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Berlusconi, Costume, denuncia, governo, la casta, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »