Marzo 4th, 2011 Riccardo Fucile
POLEMICO BATTIBECCO TRA FINI E VESPA: “LO CHIEDA AL PREMIER CHE LEI FREQUENTA”, “NON E’ VERO CHE LO FREQUENTO”…FINI: “IL PIANO PER IL SUD NON HA AVUTO ALCUN EFFETTO, SALVO QUALCHE SERVIZIO A PORTA A PORTA”
Polemico botta e risposta tra il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e Bruno Vespa, durante la registrazione della puntata di “Porta a Porta” in onda ieri sera.
Scintille che cominciano subito, ad opera del presidente del Consiglio:”Il piano per il sud del governo non ha avuto alcun effetto se non qualche servizio a Porta a porta…”.
Il conduttore replica: “Abbiamo fatto un servizio sul piano per il sud…”.
E Fini: “ho detto qualche, non abbia la coda di paglia”.
Nel corso della puntata poi i due si “punzecchiano” ancora.
Parlando di giustizia il presidente della Camera dice: “Dovrebbe chiedere al presidente del Consiglio che lei frequenta”.
Al che il conduttore sente di dover precisare: “Io non frequento il presidente del Consiglio”.
Ancora su altri temi Fini e Vespa non si risparmiano battute, la terza carica dello Stato dice: “Io sono contro un modo di fare informazione molto malizioso”.
Ed infine quando si affronta la questione delle amministrative e di un eventuale no pregiudiziale di Fli ai candidati del Pdl, Fini replica: “Lei offende la mia intelligenza”.
E Vespa, ironico: “Questo mi fa piacere”.
Fini parla di legami tra il conduttore e Berlusconi.
“E’ noto che lei sia informato su quello che fa Berlusconi”, dice il leader di Fli. “Non ho alcuna informazione, sono cose che leggo sui giornali così come leggo che le intercettazione in altri Paesi non sono consentite come qui da noi”, risponde Vespa.
Fini replica: “Lei dovrebbe chiedere al presidente Berlusconi, che frequenta, per quale motivo ha detto no alla proposta Bongiorno che andava proprio in questa direzione”.
Il giornalista taglia corto: “Io non lo frequento”.
E nel battibecco rientra anche il vicepresidente dei deputati di Fli, Italo Bocchino, che successivamente arriva in trasmissione. “Avete mandato in onda un pezzo in cui sembra che Fli stia scomparendo. Non mi pronuncio sulla faziosità del servizio. Neanche Bonaiuti avrebbe saputo fare di meglio!”.
Per Vespa, che si è detto dispiaciuto del ‘duello’ in Tv, la spiegazione dell’atteggiamento del presidente della Camera dipende da un servizio andato in onda in autunno sulla casa a Montecarlo della nostra esperta di teste coronate. Da lì, il gelo.
Il giornalista esclude che ci possa essere una telefonata riconciliatoria:
“Non c’è nessuna ragione di farla. Mi dispiace molto perchè con Fini c’è sempre stato un rapporto cordialissino. Mi dispiace si sia guastato per un servizio che ritengo doveroso”.
La polemica prosegue a distanza, a colpi di comunicati: “Con rara psicologia Bruno Vespa intuisce un malumore e ne fornisce simultaneamente la spiegazione. Tutto da solo. Nessun gelo, solo un pungente contraddittorio che, quando condotto nell’alveo del dialogo, può solo far bene alla lib
ertà d’espressione”, si legge in una nota dell’ufficio stampa di Fini.
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Marzo 4th, 2011 Riccardo Fucile
L’ULTIMA SCORTESIA HA GENERATO SCONCERTO AI VERTICI DELLE FF.AA.: DOPO AVER ATTESO A LUNGO, LA CERIMONIA E’ INIZIATA LO STESSO…. MENTRE NAPOLITANO, FINI E SCHIFANI ERANO PRESENTI DA TEMPO, IL PREMIER E’ ENTRATO IN CHIESA DOPO DIECI MINUTI CHE IL RITO ERA INIZIATO… L’ENNESIMO INCIDENTE DOPO L’ASSENZA AI FUNERALI DI ALTRI DUE CADUTI, CAUSATO DALL’AVER FATTO TARDI DOPO UNA SERATA A BASE DI BUNGA BUNGA
Non è riuscito a essere puntuale nemmeno per l’ultimo saluto al capitano
Massimo Ranzani.
Ieri mattina ai funerali dell’alpino ucciso in Afghanistan il premier si è presentato in ritardo.
Il capo dello Stato, i ministri, i presidenti delle Camere erano lì, davanti al feretro avvolto nel tricolore.
Hanno cercato di aspettare, poi la cerimonia è cominciata.
E solo dopo una decina di minuti Silvio Berlusconi è entrato nella basilica di Santa Maria degli Angeli.
Molti dei militari presenti hanno accolto questo ritardo come uno sgarbo, alla pari della sua assenza ai funerali di altri dei caduti in missione: come hanno rivelato le intercettazioni, in quelle occasioni erano state le nottate del bunga bunga a tenerlo impegnato altrove.
Ma anche sul conflitto in Afghanistan Berlusconi ha comportamenti diversi tra pubblico e privato.
In questi giorni il premier si mostra “dubbioso” sull’utilità della missione, ma intanto i soldati italiani stanno per lanciare una nuova offensiva.
In pubblico illude gli italiani: «Tutti vogliamo riportare a casa i nostri ragazzi».
Poi in privato promette agli americani: «Il sostegno alla missione in Afghanistan resta immutato. L’Italia non vuole una exit strategy».
Silvio Berlusconi lo fece nel settembre 2009, davanti alle bare dei sei parà uccisi a Kabul da una bomba.
E sta ripetendo un copione simile anche oggi.
Commenta la morte del capitano Massimo Ranzani, di cui si celebrerano giovedì i funerali: «È un tormento, un calvario e tutte le volte ci si chiede se questo sacrificio che impegna ad essere lì in un paese ancora medievale sia una sforzo che andrà in porto».
Ma tutto è pronto per la nuova offensiva di primavera pianificata dal governo, che da maggio vedrà entrare in azione la Folgore e i “marines” del San Marco, i migliori reparti italiani.
Uno dei documenti ottenuti da WikiLeaks, mostra la distanza tra le lacrime del preimier e l’appoggio garantito a Washington sulla pelle dei nostri soldati.
È un rapporto dell’ambasciatore David Thorne che esamina le reazioni all’indomani della strage dei parà : «Nel discorso fatto a Bruxelles il 17 settembre Berlusconi si è mostrato meno deciso: “Siamo tutti convinti che i nostri ragazzi dovrebbero essere riportati a casa il prima possibile. Noi abbiamo già pianificato una significativa riduzione del contingente e procederemo in quella direzione”». Ma il giorno dopo al telefono «ha rassicurato l’ambasciatore che l’Italia manterrà il suo impegno in Afghanistan e che il governo non vuole che la Nato cerchi una exit strategy quanto piuttosto una strategia di transizione che porti a un approccio più comprensivo delle reali necessità sul campo».
Di fatto, la missione non è cambiata, anzi è stata potenziata: meno soldati nelle basi, molti più reparti mandati alla riconquista del territorio.
E anche «la significativa riduzione del contingente» – il ritiro dei 500 uomini in più mandati in Afghanistan per proteggere le elezioni dell’estate 2009 – viene poi compensata dai successivi rinforzi.
Rispetto ad allora, oggi l’Italia schiera un numero leggermente inferiore di militari – circa 3900 contro 4200 – ma con molti più soldati impegnati in azioni combat e con molti più mezzi da battaglia
Gianluca Di Feo e Stefania Maurizi
(da “L’Espresso“)
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Marzo 4th, 2011 Riccardo Fucile
DOVEVA SERVIRE A DIMOSTRARE CHE IL PREMIER AVEVA ALTRO PER LA TESTA CHE LE SERATE DA BUNGA BUNGA, MA TUTTE LE VOLONTARIE SONO STATE BRUCIATE…E PENSARE CHE LA RUSSA E LA SANTANCHE’ GIURAVANO DI CONOSCERLA: AVRANNO PRESO FISCHI PER FIASCHI COME AL SOLITO
La sera di domenica 16 gennaio, mentre infuriavano le rivelazioni sul bunga bunga, un videomessaggio di Silvio Berlusconi scosse la nazione: il presidente è fidanzato.
Fu lui stesso ad annunciarlo, premettendo che “mai avrei voluto dirlo per non esporla mediaticamente”:
“Da quando mi sono separato ho avuto uno stabile rapporto di affetto con una persona che ovviamente era assai spesso con me anche in quelle serate e che certo non avrebbe consentito che accadessero a cena, o nel dopocena, quegli assurdi fatti che certi giornali hanno ipotizzato”.
Le agenzie di stampa rilanciarono la notizia con l’urgenza che si deve a una simile ultim’ora. I tg ci aprirono le loro edizioni.
E all’indomani la parola fidanzato nereggiava su tutti i giornali, su quelli della destra a sei colonne in prima pagina come dopo la vittoria al Mundial.
Molti italiani si misero a cena sollevati.
Silvio con un colpo da maestro aveva demolito le accuse dei soliti magistrati. Il buon nome del Paese era salvo. “Ho sempre pensato che questa storia sarebbe finita in una bolla di sapone”, commentavano i mariti, mentre la curiosità delle signore era rivolta soprattutto alla misteriosa donna del premier: “Chi è?”.
Cominciò una caccia forsennata.
“Avevo sentito qualche chiacchiera” disse con l’aria di saperla lunga il ministro Gelmini da Vespa.
“E’ giovane, bella, e non è una coetanea” sentenziò il ministro La Russa.
Gli chiesero: com’è fisicamente? “Alta come lui”.
Ha belle gambe? “Penso di sì”.
I bookmakers si scatenarono: una fidanzata deputata era quotata a 1,85, a tre una modella.
Chi uscì con un servizio speciale titolato “Tutto sulla donna del mistero”, nel quale si affermava che “la conferma che esiste veramente è venuta proprio dalle carte dell’inchiesta: si tratterebbe di Roberta Bonasia, 26 anni, laureata, infermiera, finalista a Miss Italia”.
I cronisti assediarono la casa della miss laureata a Nichelino (Torino).
Il padre li accolse con un largo sorriso: “Magari!”
La speranza del signor Bonasia durò lo spazio di un giorno.
All’indomani uscirono nuove intercettazioni, dalle quali Berlusconi chiedeva proprio a Roberta se gli aveva procurato nuovi numeri di ragazze a Miss Italia, e lei gli aveva risposto: “Guarda te ne ho presi un paio ma non è che c’era questo granchè di fighe”.
Non si parla così tra fidanzati, la stella di Miss Infermiera tramontò.
Poi giunse l’ora del parrucchiere dei vip, Massimo Topo: “E’ l’ex modella Darina Pavlova, ho deciso di parlare perchè non vorrei che escano notizie false e manipolate”.
Fu subito oscurato dalla show-girl Evelina Manna (“io fidanzata del premier, lasciamo suspence”), dall’attrice Sabina Began (“io la compagna di Silvio? Dipende da cosa s’intende”) e da Lele Mora che il 23 gennaio rivelò: “La fidanzata esiste, una ragazza meravigliosa, bellissima, ha 32-33 anni”.
Che lavoro fa?
“Fa la fidanzata del presidente”, rispose giustamente Lele.
Chiesero anche a Sara Tommasi, ma lei precisò che era stata fidanzata con l’altro Berlusconi, Paolo.
L’8 febbraio Daniela Santanchè — indicata da Novella 2000 come fidanzata al 95%, ultime Maria Rosaria Rossi e la figlia di Gheddafi con il 5 per cento di possibilità — si tolse dai giochi “perchè troppo matura”, giurando però che era tutto vero: “Io l’ho conosciuta. È castana, alta 1 metro e 70”.
A 45 giorni dal video-annuncio è ancora mistero fitto: gli italiani non conoscono la fidanzata del Cavaliere, la donna che potrebbe mandare all’aria il castello del bunga bunga.
O quella sera il presidente fu travisato come per la scuola pubblica, oppure la dama è l’asso nella manica di Ghedini al processo del 6 aprile.
Oppure qualcuno ha raccontato l’ennesima balla…
(da “Ritagli“)
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Marzo 4th, 2011 Riccardo Fucile
IL CASO SCOPERTO A CAUSA DEL MANCATO PAGAMENTO DI UNA RATA AL PROGETTISTA…LA TRASFORMAZIONE DI CINQUE CAPANNONI IN PERIFERIA IN UNA MEGAVILLA SENZA PERMESSI… IL COMUNE AVREBBE CONDONATO TUTTO
Il figlio del sindaco di Milano, il trentaduenne Gabriele Moratti, avrebbe trasformato
cinque capannoni alla periferia nord-ovest di Milano in una villa ispirata a quella di Batman – senza permessi – e il nuovo piano regolatore del Comune avrebbe di fatto condonato tutto.
E’ quanto sostiene L’Espresso nel prossimo numero.
Secondo la ricostruzione del settimanale, Gabriele Moratti ha comprato in via Cesare Ajraghi 30 cinque capannoni coperti da vincolo di destinazione industriale e il 4 agosto 2009 ha chiesto di accorparli in un unico laboratorio, pagando al Comune oneri per 6.687 euro.
A lavori quasi ultimati il gruppo Hi-Lite/Brera 30, specializzato in interni per case di lusso, ha accusato Moratti di non aver pagato l’ultima rata pattuita e l’architetto Gian Matteo Pavanello avrebbe ottenuto un decreto ingiuntivo per 127mila euro e avrebbe portato in tribunale carte dove sarebbe risultato che al posto dei capannoni c’era una villa, ispirata alla casa di Batman.
Poi, aggiunge L’Espresso, la proprietà ha versato 102mila euro di oneri urbanistici e il 12 agosto l’immobile è diventato commerciale.
Il Comune allora avrebbe mandato i controlli, ma senza trovare traccia della villa che, secondo Pavanello, sarebbe stata risistemata con strutture in cartongesso in vista dell’ ispezione.
Il nuovo Pgt milanese, approvato in febbraio, avrebbe inserito l’immobile di via Ajraghi in uno degli ‘ambiti di rinnovamento urbano’ in cui cadono tutti i vincoli di destinazione.
Così, se ora Gabriele Moratti rivendicasse la destinazione residenziale, secondo i calcoli dell’Espresso, vedrebbe il valore della sua proprietà aumentare di un milione di euro.
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Marzo 4th, 2011 Riccardo Fucile
INTERCETTATE DAI PM LE TELEFONATE DI NICOLE CON ZULUETA JORGE LUIS: “E’ UN RAGAZZO CUBANO CHE RIESCE A PROCURARE BORSE FIRMATE A BUON PREZZO”… MA I SUOI PRECEDENTI SONO TUTTI PER SPACCIO DI COCAINA
Molte domande e poche risposte. Tanti dubbi, diverse incertezze.
Eppure nel suo interrogatorio davanti ai magistrati di Milano, Nicole Minetti su una cosa sembra non avere dubbi.
Quando Ilda Boccassini le dice: “Le chiedo di spiegare una conversazione intercettata il giorno 26 ottobre 2010 con una persona risultante intestataria dell’utenza a nome Zulueta Jorge Luis“.
Lei risponde sicura: “Ricordo perfettamente quella telefonata, è un ragazzo cubano, il suo numero mi era stato fornito dalla Marystelle, è una persona che riesce a procurare delle borse firmate a prezzi molta buoni. Difatti ci siamo incontrati all ‘appuntamento, però non ho acquistato nulla”
Qualcosa, però, non torna.
Sì perchè quella persona gli investigatori la identificano in Jorge Luis Zulueta, classe ’72, cubano di Maron.
Un tipo che in curriculum mette diverse pagine di precedenti.
E quasi tutti legati alla droga.
Da qui i dubbi della procura che ha letto e ascoltato le intercettazioni tra Zulueta e la consigliera regionale del Pdl, eletta alle ultime regionali nel listino bloccato di Roberto Formigoni.
La prima telefonata che insospettisce gli investigatori è tra Nicolle Minetti e Marysthelle Polanco, la soubrette fidanzatta con un narcotrafficante domenicano.
Nicole: Amo, senti, il tuo amico, sai il cubano, ha qualcosa?
Marysthel: Non lo so, e da tanto che non lo sento
Nicole: E la tua amica quell’altra, invece?
Marysthel: Adesso io la sento e poi ti faccio sapere, va bene?
Nicole: Dai che ho anche un’altra ragazza che e interessata mi chiami dopo?
Mmysthell: Va bene …
Nicole: Gli chiedi che cosa ha? …
Marysthell: Va bene
Nicole: Beso ciao amo ciao ciao
La seconda è di venti giorni dopo. Questa volta al telefono c’è proprio il cubano chiamato dalla consigliera regionale.
Uomo Pronto
Nicole Pronto ciao, sono un’amica di Marysthell
Uomo: Nicole?
Nicole sì
Uomo Ma io e te ci conosciamo ma…
Nicole Sì, lo so, ma magari pensavo che ti eri dimenticato
Uomo Eh no, mi sono dimenticato, ti ho chiamato, allora ci vediamo dopo, ti chiamo dopo
Nicole Hai ragione, hai ragione come stai?
Uomo Bene
Nicole Tulia bene?
Uomo Tutto bene …
Nicole: Senti, ti volevo chiedere una cosa, ci riusciamo a vedere, tipo stasera?
Uomo. A che ora?
Nicole Quando vuoi tu anche, quando vuoi tu, non è un problema sono dalla mia amica in centro
Uomo Va bene che parte del centro, però sai che con la macchima non posso arrivare
Nicole: Io dicevo in Torre Velasca, hai presente dove è la Torre Velasco?In Duomo, praticamente.
Uomo: Proprio in centro Duomo, dove c’e il Duomo …
Nicole: No, la torre Velasca, vicino a San Babila
Uomo: Vuol dire che se io … porta Venezia e vado su a cercare san Babila, in quella zona lì? Dopo le otto della sera è perfetto che non c’e l’ecopass
Nicole: Alle otto della sera va bene, è perfetto, si va benissimo
Uomo Fai otto e trenta, ti chiamo alle otto così mi confondo
Nicole Ok va bene grazie mille, a dopa ciao ciao,
Uomo ciao
Ma chi è veramente questo giovane cubano che, secondo Nicole Minetti vende solo borse di marca a prezzi bassi?
A Milano, Jorge Luis Zulueta frequenta il giro delle discoteche tra i Navigli e corso Como.
Il suo casellario giudiziario parla chiaro.
L’ultimo arresto risale al 23 novembre 2010, quando gli viene notificata la revoca dell’affidamento ai servizi sociali.
Risultato: torna in carcere con un residuo pena di un anno e cinque mesi. Capo d’imputazione: spaccio di droga.
In quel frangente Zulueta viene raggiunto in viale Sarca 189.
In realtà , quando arriva a Milano, va a vivere da una cugina in via Asturie 8 in zona Niguarda.
Si tratta di una casa popolare gestita dall’Aler.
La cugina ci vive regolarmente.
Anche se, spiega al commissariato locale, “per qualche tempo ho vissuto da abusiva”. Jorge, comunque, abita qua.
E quando arriva in quello che rappresenta uno dei tanti fortini della droga alla milanese, si porta dietro un patteggiamento per droga davanti al tribunale di Bolzano e un arresto avvenuto nel 2007.
In quell’anno, il giovane cubano viene fermato da una volante della questura in viale Jenner con addosso venti grammi di cocaina.
Che faccia lo spacciatore ci sono pochi dubbi.
In realtà , lui in via Asturie colloca anche la sede sociale della sua impresa individuale che si occupa di vendita di prodotti vari e opera con l’estero.
Il 24 gennaio 2010 la polizia torna a bussare alla sua porta.
Non lo arresta, ma lo indaga per rissa aggravata.
Il tutto si consuma verso le undici di sera, dopo che la cugina di Zulueta ha malmenato una donna africana, fidanzata con tale Daniel, professione: spacciatore.
Daniel avrebbe offerto della coca al figlio della cubana.
Lei si arrabbia, urla, litiga.
Pochi minuti dopo al scena si sposta al terzo piano di via Asturie 8. Un gruppo di africani vuole regolare i conti. Zulueta si mette di mezzo. Spuntano coltelli e forbici. Il morto non ci scappa solo grazie all’intervento delle volanti.
E così per la seconda volta la droga torna a fare capolino nell’inchiesta sulle feste di Arcore.
Era già capitato con l’arresto di Ramirez De La Rosa, alis Emilio.
Lui, originario di Santo Domingo, può contare su un particolare decisivo: la sua relazione sentimentale con Marysthell Polanco, una delle ragazze che hanno frequentato villa San Martino con residenza in via Olgettina 65.
E proprio qui, nell’agosto scorso, la Guardia di finanza arriva e sequestra 2,747 chili di cocaina nel box intestato proprio alla Polanco.
Di più: dalla perquisizione nel suo appartamento saltano fuori una cassetta di sicurezza con 54.550 euro in banconote di vario taglio (per lo più da 100 e 50 euro), una macchina contasoldi e documenti falsi.
Elenco quantomeno singolare per una semplice soubrette televisiva.
La vicenda si conclude con l’arresto di Ramirez, fermato a bordo di una smart intestata a Nicole Minetti.
E la Polanco? Non viene indagata, ma semplicemente sentita come testimone.
Eppure anche qui qualcosa non convince gli investigatori, i quali, in un’informativa inviata al pm Giancarla Serafini, scrivono: “Allo stato — si legge — non vi sono elementi probatori che confermino un coinvolgimento della Garcia Polanco nei fatti riconducibili alla detenzione di cocaina (…). Tuttavia, nonostante le dichiarazioni rese dalla donna, permangono ancora dubbi sulla totale estraneità ”.
Quindi spiegano: “Appare quanto meno inusuale l’inizio di una convivenza con un soggetto, da poco conosciuto presso un locale milanese, che, come dichiarato, ha sempre versato in condizioni economiche disastrose tali da indurre la Garcia Polanco a mantenere Ramirez De La Rosa”.
Dubbi e sospetti anche sul denaro che la Polanco dice di essere di sua pertinenza. “Appaiono inadeguate e frammentarie le giustificazioni addotte dalla Garcia Polanco circa il possesso di 4800 euro in contanti che ha dichiarato essere di sua esclusiva pertinenza. (…) Va rilevato che la somma di 4800 euro è indicativamente la cifra necessaria all’acquisto di 100 grammi di cocaina sulla piazza milanese”.
L’episodio, pur antipatico, non scalfisce la Minetti.
L’ex igienista dentale non ascolta nemmeno i consigli del Cavaliere che la esorta a denunciare il furto dell’auto per allontanare eventuali ipotesi di rapporti con Ramirez.
Lei si rifiuta. E fa bene, perchè alla fine tutto si chiarisce.
Adesso, però, l’ombra della droga ritorna.
E come per il sequestro di agosto, il personaggio chiave resta Marysthell Polanco.
E’ lei, infatti, a presentare Jorge Luis Zulueta alla ex igienista dentale del Cavaliere.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 3rd, 2011 Riccardo Fucile
“IL VERO PREMIER E’ BOSSI, SILVIO E’ UN SIGNORE CHE HA BISOGNO VITALE DI LUI”…”IL PROCESSO BREVE? LA NORMA TRANSITORIA E’ UNA VERGOGNA”..”LA DESTRA C’ERA PRIMA DI BERLUSCONI E CI SARA’ ANCHE TRA CENTO ANNI”
Il vero presidente del Consiglio non è Silvio Berlusconi ma Umberto Bossi. 
È l’opinione del presidente della Camera, Gianfranco Fini, intervistato a Porta a Porta.
«Bossi – ha osservato – non è diverso da quello di ieri ma oggi non c’è più chi come Fini contrastava Bossi quando diceva cose lesive dell’identità nazionale, cose che potevano incrinare l’unità nazionale. Il problema non è Bossi ma Berlusconi che gli ha concesso la possibilità di essere il dominus della maggioranza. Il vero premier è Bossi non Berlusconi. Berlusconi è un signore che ha un bisogno vitale di Bossi».
Silvio Berlusconi «non ha dimestichezza col dissenso: se qualcuno non è d’accordo con lui, immediatamente gli scatta la sindrome del complotto. «Berlusconi dice che mi sono messo d’accordo con l’Anm (e all’epoca della Bicamerale con D’Alema) alle sue spalle: penso che non abbia dimestichezza con il dissenso, gli scatta la sindrome del complotto» ha detto Fini nell’intervista registrata.
Poi aggiunge: «La destra c’era prima e, quando tra cento anni Berlusconi sarà uscito dalla vita politica, ci sarà ancora pure dopo».
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, torna poi a criticare il ddl sul processo breve che arriverà in Aula a Montecitorio il prossimo 28 marzo: «È una vergogna una norma transitoria che cancella i processi in corso, togliendo alle parti lese il sacrosanto diritto di vedersi riconosciuto il diritto alla giustizia».
Invece sul caso Ruby il presidente della Camera ha affermato che non voterà sul conflitto attribuzione.
Poi risponde con una domanda alla domanda sulla casa di Montecarlo: «fra qualche giorno si pronuncia in via definitiva la magistratura e ci sarà la parola fine anche a questa storia».
«Leggeremo il testo e poi ne discuteremo in Parlamento» risponde Fini ad una domanda sulla riforma della giustizia che sarà portata in Consiglio dei ministri la prossima settimana.
«Resto favorevole alla separazione delle carriere», dice Fini, che sottolinea di non cambiare idea solo perchè la riforma è quella del governo Berlusconi.
Ma poi aggiunge che il Consiglio dei ministri la prossima settimana dovrebbe piuttosto occuparsi «della reale condizione meridionale o di un piano di rilancio dell’occupazione giovanile».
«Ieri è stata presa la decisione saggia di chiedere quattro mesi in più per il federalismo».
«È una decisione che allunga la legislatura: Non si voterà più quest’anno». Poi sui problemi degli italiani: «Spero che nell’agenda del governo ci siano, quanto prima, i problemi degli italiani. L’inflazione è tornata quella del 2008, una donna su due non ha lavoro. Questi sono i problemi»
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Marzo 3rd, 2011 Riccardo Fucile
ELEZIONI LOCALI A META’ MAGGIO, REFERENDUM SU ACQUA PUBBLICA, NUCLEARE E LEGITTIMO IMPEDIMENTO IL 12 GIUGNO… OBIETTIVO: FAR SALTARE IL QUORUM ED EVITARE LA SFIDUCIA POPOLARE SULLE LEGGI AD PERSONAM
Il ministro dell’Interno annuncia la separazione tra elezioni e quesiti referendari.
L’opposizione attacca: “Soldi sprecati solo per sfuggire al voto sul legittimo impedimento”
Ci penserà il calendario ad affossare i referendum.
E’ questo il senso della scelta fatta oggi dal consiglio dei ministri. “Ho comunicato la decisione di firmare nei prossimi giorni il decreto per l’indizione delle elezioni amministrative il 15 e 16 maggio” ha spiegato il ministro dell’Interno Roberto Maroni nel corso di una conferenza stampa.
Il cdm, ha aggiunto il ministro, non ha ancora deciso la data per i referendum, Maroni ha tuttavia precisato che la data più probabile è quella del 12 giugno, due giorni dopo la chiusura delle scuole, e giusto tre giorni prima della chiusura della finestra utile per il voto, il 15 giugno.
Quanto alla motivazione della separazione, Maroni si è giustificato invocando “una tradizione”.
Tradizione o meno, la scelta di scorporare le date elettorali suona come l’ennesimo favore al presidente del Consiglio Berlusconi.
Il premier teme infatti che la chiamata alle urne diventi un plebiscito pro o contro il suo governo.
Peggio, contro la sua persona.
Oltre ai due referendum sull’acqua pubblica e a quello sul nucleare, infatti, nella tornata elettorale ci sarà anche il voto referendario sul legittimo impedimento.
Il quesito voluto dall’Italia dei Valori, in realtà , vale poco o niente dal punto di vista formale, dopo che la Consulta ha di fatto svuotato la legge con la decisione di gennaio.
Ma ha un grande valore dal punto di vista simbolico e comunicativo.
Per Berlusconi sarebbe infatti una caduta di proporzioni devastanti se l’opposizione riuscisse a portare alle urne il 51% degli italiani.
Il premier voluto dal popolo, che governa in nome del popolo e sfugge alla giustizia sempre in nome del mandato popolare si ritroverebbe di fatto sfiduciato dalla maggioranza degli elettori.
Molto peggio di una semplice sconfitta elettorale alle amministrative che chiameranno al voto non più di 18 milioni di elettori, Berlusconi si ritroverebbe di fronte al giudizio di almeno metà del Paese.
Con buona pace della retorica che in questi giorni anima la difesa ad oltranza portata avanti dalla sua maggioranza parlamentare, quindi, il governo sceglierà il vecchio adagio di craxiana memoria.
“Andate al mare” disse nel 1991 il leader del Psi di fronte al referendum voluto da Mario Segni sulla legge elettorale.
Si sa come andò a finire.
Per Berlusconi, del resto, i dati continuano ad essere sconfortanti.
Il caso Ruby ha picchiato duro sul suo consenso.
E se l’opposizione non riesce, almeno nelle intenzioni di voto, ad acciuffare nuovi voti, per il premier è una continua emorragia di gradimento personale.
In ogni caso, sottolinea l’opposizione, la tradizione che Maroni vuole rispettare è decisamente costosa per le tasche dei cittadini.
Dire no all’election day significa buttare dalla finestra 300 milioni di euro in un momento di crisi economica per le famiglie e i lavoratori”.
Franceschini va diritto al punto: “Il governo ha anticipato il no alla nostra richiesta di election day unicamente per impedire che il referendum sul legittimo impedimento raggiunga il quorum”.
Sulla stessa linea il segretario dell’Idv Antonio Di Pietro: ”Il Governo è impaurito, truffaldino e anche un pò ladro poichè, decidendo di mandare a votare gli elettori una settimana dopo l’altra, spende il doppio dei soldi quando, invece, potrebbe concentrare il tutto nella stessa settimana”. ”.
Dai comitati promotori dei referendum arriva invece la richiesta di ripensamento.
Associazioni ambientaliste e promotori presidiano, con banchetti e striscioni, l’area davanti a Montecitorio.
Tra le sigle presenti, Legambiente, Wwf, Lipu, Greenpeace e Fare Verde. “Siamo qui per chiedere l’accorpamento del voto per i due referendum con le elezioni amministrative che si dovranno tenere a maggio — spiega Paolo Cassetti, del Comitato referendario ‘Due sì per l’acqua bene comune’ — per garantire la partecipazione popolare al voto e il contenimento della spesa pubblica”.
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Marzo 3rd, 2011 Riccardo Fucile
TIEPIDO IMBARAZZO LEGHISTA: C’E’ SEMPRE CHI LANCIA IL SASSO E POI RITIRA LA MANO…GARIBALDI DEFINITO “L’EROE DEGLI IMMONDI” DA RIFIUTI UMANI CHE VIVONO DI SNIFFATE COI SOLDI DI PAPA’… ERANO PRESENTI E ULULANTI ANCHE CONSIGLIERI REGIONALI, PROVINCIALI E COMUNALI DELLA LEGA…SONO I COMPAGNI DI MERENDA SI SILVIO
«Fate scrivere la biografia di Garibaldi al suo peggior nemico e vi apparirà come il più
sincero, il più disinteressato e il meno dubbioso degli uomini…», scrisse il Times dopo la morte sfidando a mettere in dubbio la statura morale del condottiero.
Sottovalutava il fanatismo dei talebani venetisti.
Che l’altra sera, davanti a una discoteca vicentina, hanno bruciato una sagoma barbuta in camicia rossa che portava appeso al collo il cartello: «L’eroe degli immondi».
Il governatore Luca Zaia ha penosamente cercato di smarcarsi: «Mi ritengo venetista ma bruciare una sagoma è un segnale a cui stare attenti. Dietro a una figura “c’è una persona”, non bisogna minimizzare e trasmettere messaggi sbagliati ai giovani».
Pochino, dirà qualcuno.
Molto, risponderà lui, che cerca di barcamenarsi tra i doveri istituzionali e i mal di pancia dei duri e puri del suo partito e dintorni.
Come quelli del sedicente “Presidente Movimento Veneti” che, in una lettera al quotidiano locale ha spiegato esultante che il rogo «è solo una scintilla, dal 17 marzo aspettiamoci i fuochi d’artificio». Firmato: Riondato Patrik.
Con la “k”.
“Very polenton”, per un difensore della cultura veneta.
Come “very polentons” erano i nomi che portavano i figli di due del commando dei Serenissimi che anni fa assaltarono il campanile di San Marco: Buson Desirèe (très rèvolutionnaire), Contìn Christian & Contìn Genny. Wow!
Una goliardata folcloristica?
Scrive il Giornale di Vicenza che a far la festa al feticcio dell’eroe di Caprera c’erano 200 persone tra cui «numerosi consiglieri comunali, provinciali e regionali della Lega Nord ma anche della Liga Veneta per l’autonomia e di altri partiti» con l’aggiunta di sindaci del padovano e del veronese.
Di più, il giorno dopo il deputato regionale Roberto Ciambetti sdrammatizzava: «Sono arrivato più tardi e il rogo non l’ho visto. Però non vorrei si strumentalizzasse la cosa. È un gesto scaramantico, che vuole esorcizzare non la figura del generale che fu, per primo, bandito dagli stessi Savoia, quanto chi continua a negare dignità alle storie regionali».
Ma come: chiama a supporto, lui, proprio i Savoia?
Pexo el tacòn del buso.
Da non perdere le discettazioni di Giorgio “Xorxi” Roncolato, informatico alla Asl, consigliere comunale leghista di Arzignano e membro di “Raixe Venete” (radici venete) l’associazione che aveva acceso il falò: «Gli storici seri hanno dimostrato che Garibaldi era un bandito vissuto di espedienti e ladrocini in Sud America. E che anche i famosi Mille erano una accozzaglia di sbandati e predoni».
E chi sarebbero questi “storici seri”?
Non Denis Mack Smith, che scrive: «Garibaldi era la persona vivente più conosciuta e amata del mondo».
Non Christopher Duggan, secondo il quale «il suo stile di vita anti-convenzionalmente modesto, la semplicità dei modi e l’immenso coraggio personale, e infine l’apparente invulnerabilità sul campo di battaglia (…) concorrevano a fare di Garibaldi un personaggio venerato, con una capacità d’attrazione senza precedenti».
Non Max Gallo, Rosario Romeo, Giovanni Spadolini… Perfino Indro Montanelli, che pure non perdeva occasione per punzecchiare qua e là i protagonisti del Risorgimento, nel libro scritto con Marco Nozza chiuse il discorso: «Nel disperato bisogno che l’Italia dell’Ottocento aveva di eroi, è giusto che il posto di proscenio e il piedistallo più alto siano toccati a lui».
Macchè, Bortolino Sartore, proprietario della discoteca Hollywood teatro del rogo e consigliere provinciale della Liga autonomista, mica si fa incantare da chi ha letto libri e studiato documenti: «Garibaldi era un mercenario che non amava i veneti, questo è un dato storico».
Fine.
Avrà ben diritto di dire ciò che vuole?
In realtà , spiega ne “La storia negata” Mario Isnenghi, sempre lì si finisce: nell’idea sventurata che, con o senza documenti a supporto, un’opinione vale un’altra e ognuno ha il diritto di pensare quel che gli pare: «La coscienza che tutto passi attraverso un punto di vista e un’interpretazione, e finisca in uso pubblico e strumentalizzazione politica, invece che più lucidi, ci rende solo più fatui. E una versione sbracata e facilona di “relativismo” o storia “fai da te” finiscono per imperare. Nulla è vero, tutto è vero».
E invece, scrive, «nossignori, gli avvenimenti storici si sono svolti in una certa maniera e non in un’altra».
Possono essere messi sullo stesso piano i lavori, ad esempio, di Rosario Romeo e le ricostruzioni allucinate e apocalittiche su “Civiltà cattolica” del gesuita Antonio Bresciani, uno che dedicò la vita a gonfiare l’odio contro Garibaldi per conto del Vaticano?
Per quanto ci riguarda il problema di duecento fighetti che si fanno di coca coi soldini di paparino lo avremmo già risolto applicando la legge italiana e reintroducendo i lavori socialmente utili come alternativa alla pena detentiva.
A spaccare le pietre dieci ore al giorno si raddrizzano anche le schiene dei coglionazzi e dei loro magnaccia.
argomento: Bossi, Costume, criminalità, denuncia, destra, Giustizia, governo, LegaNord, Politica, radici e valori, Rifiuti | 2 commenti presenti »
Marzo 3rd, 2011 Riccardo Fucile
ANCORA MINORENNE, OSPITE PAGATA DI CHIAMBRETTI…PER LA GIOVANE MAROCCHINA UNA CORSIA PREFERENZIALE ANCHE NELLE EMITTENTI DEL PREMIER…IL RUOLO DELL’IMMANCABILE EMILIO FEDE E LA STRANA FINE DELLA SUA SCORTA
Esiste un rapporto tra un programma Mediaset, il Chiambretti night, e Ruby-Karima.
Al format del Biscione, la marocchina sarebbe stata ospite, più volte, e anche pagata.
Ma c’è un problema che dimostra come alla ragazza scappata dalle comunità e dalla famiglia, sembra essere stato garantita una corsia preferenziale dalle emittenti di proprietà del presidente del Consiglio.
Quando si entra negli studi televisivi, infatti, si lascia un documento.
O, comunque, si viene identificati.
E che cosa racconta Ruby, oltre quello che già sappiamo?
L’assistente sociale P. G. ricorda che il 7 giugno la diciassettenne le chiede di essere “inserita in una comunità di Milano, perchè lavora in città “.
P. G. aggiunge che “la ragazza mi chiese di essere collocata della città perchè lavorava in un bar e inoltre per il “Chiambretti night” tre volte alla settimana”.
Ad E. G. altra assistente sociale, dice: “Ci parlò in particolare delle sue frequentazioni a Villa San Martino di Arcore, della sua conoscenza con Lele Mora ed Emilio Fede, dei suoi contatti con Mediaset”.
E ai pm racconta: “Quando ho ripreso i contatti con Mora, questi mi ha fatto lavorare sia al Chiambretti night, sia in sfilate di moda”.
Ruby, dunque, entra in un programma Mediaset.
E a differenza di quanto dice, non è che ci lavora davvero, ma viene fatta accomodare tra il pubblico.
Sembra che nelle settimane scorse, alcuni dirigenti televisivi abbiano controllato:
Ruby c’era, eccome. Almeno quattro volte.
È stata pagata? L’ha portata Mora, l’ha aiutata Emilio Fede ad entrare?
Ruby spiega che a spingerla a Milano è stato proprio il direttore del Tg4: “Ci disse che abitava in Sicilia – prosegue nel ricordo l’assistente sociale – che aveva partecipato a un concorso di bellezza dove aveva raccontato la sua storia… Emilio Fede rimase così colpito da dirle :”Se vuoi far televisione io ti posso aiutare””.
I detective troveranno il filmato della manifestazione (era il 3 settembre 2009), con Fede che sottolinea la storia della minorenne Karima, nata nel novembre 1992.
Il direttore è spesso al centro dell’inchiesta.
Come si sa è lui che viene accusato di aver portato Ruby la prima volta ad Arcore e, qualche settimana fa, in diretta, se la prese con il suo ex caposcorta, Luigi Sorrentino, minacciandolo di querela perchè aveva parlato di ragazze in babydoll rosso durante la festa di San Valentino del 2010 ad Arcore.
Ma c’è di più.
Che cosa ha detto Sorrentino nel verbale?
“Io sino all’aprile 2010 ero inserito nell’apparato fisso di sicurezza del direttore”, dice. Per circa tre anni. Con lui c’erano i colleghi P. e B., i quali non parlano. Strana storia, la loro.
Scortavano Fede a Milano Marittima, è scoppiato l’airbag della macchina ed entrambi sono “in cura da uno psicologo” e ora non ricordano nulla delle serate ad Arcore.
E come mai Sorrentino non è stato più la scorta di Fede?
“La mia rimozione dal servizio si è verificata a seguito di una discussione avuta una sera dopo averlo accompagnato in un ristorante. Poichè pioveva e faceva anche freddo, io e i miei colleghi ci siamo tutti e tre messi in macchina. A un certo punto, Fede è uscito, io immediatamente mi sono portato presso di lui, però ho subito capito che si era contrariato del fatto che noi non eravamo rimasti fuori in piedi ad aspettare che uscisse. Lo abbiamo accompagnato poi a casa sino all’ascensore, in quel frangente il signor Fede era in compagnia di due sue amiche e mentre eravamo in attesa dell’ascensore lui fece la battuta: “Vedi come mi scortano bene queste persone”. Lui aggiunse che avrebbe immediatamente chiamato il generale per comunicare che l’apparato di sicurezza non aveva funzionato. Il giorno dopo venni rimosso”.
Un altro pilastro accertato dall’inchiesta è che le parentele di Ruby con Hosni Mubarak (a differenza di quanto dichiara ancora oggi il presidente del Consiglio), erano false.
E la questura se ne è accorta subito.
La verità emerge da un verbale sinora in parte segreto, quello di Ivo Morelli, e cioè il superiore della poliziotta (Giorgia Iafrate) che affidò la minorenne marocchina a Nicole Minetti.
“La minore – ricorda Morelli – sin dai primi accertamenti non risultava imparentata a Mubarak, ma si trattava di una cittadina marocchina scappata da una comunità di Messina”.
Ieri sera, intanto, è scattata una bonifica nella sede Fli di Milano per vedere se, come prospettava il padre della starlette Barbara Guerra in una telefonata intercettata, vi erano state collocate microspie.
Piero Colaprico e Emilio Randacio
(da “La Repubblica“)
argomento: Berlusconi, Costume, PdL, radici e valori, televisione | Commenta »