Destra di Popolo.net

INSEGNANTI, MEDICI, IMPIEGATI: 500.000 LAVORATORI CON CONTRATTI A TERMINE

Giugno 17th, 2011 Riccardo Fucile

LA META’ DEI 240.000 CONTRATTI IN SCADENZA A FINE ANNO NON SARA’ RINNOVATA….PER I 200.000 PRECARI DELLA SCUOLA NON ESISTE IL PIANO DI ASSUNZIONE DI CUI PARLA IL GOVERNO

Migliore o peggiore, sicuramente è l’Italia.
Fatta anche di flessibili, atipici, irregolari. La guerra di definizioni diventa così battaglia di cifre.
Quanti sono veramente i precari della Pubblica amministrazione?
La risposta oscilla tra i 33 mila riproposti dal ministro Brunetta e i 440 mila calcolati dalla Cgil, di cui 197 mila nella scuola e 100 mila a rischio disoccupazione entro la fine dell’anno.
Un abisso di storie che ingloba insegnanti, ricercatori, medici, impiegati, operatori della Croce Rossa, Vigili del fuoco.
«I numeri non li inventiamo», spiega Michele Gentile, responsabile Settori pubblici della Cgil. «Sono a disposizione di tutti su Internet perchè sono quelli del Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato per il 2009».
Cifre considerate esorbitanti dal ministro che, però, non ha aggiornamenti rispetto a quanto presentato in Parlamento nell’aprile 2009: 15 mila precari sul territorio nazionale e 18 mila in Sicilia.
Dati già  all’epoca fortemente contestati dalla stessa Cgil e frutto di questionari sottoposti alle amministrazioni (risposero 4 mila su 9 mila enti invitati).
«I 240 mila contratti precari della Pubblica amministrazione si dimezzeranno entro l’anno», avverte Gentile, «non saranno rinnovati per effetto dei tagli imposti dalla manovra del 2010. Per i quasi 200 mila precari della scuola, poi, aspettiamo ancora il piano di assunzioni sbandierato dal governo».
Nei 400 mila della Cgil c’è di tutto: tempi determinati, interinali, lavori socialmente utili, co.co.co, co.co.pro, incarichi, studi, consulenze.
«Tra i 50 e i 100 mila lavoratori della scuola sono già  stati licenziati tra il 2008 e il 2010 per l’effetto combinato delle varie finanziarie», ricorda Claudio Argentini, coordinatore nazionale Usb per il Pubblico impiego.
Nella ricerca la situazione, poi, è un disastro.
Ve li ricordate i ricercatori sui tetti? In un certo senso, sono ancora lì.
Dei 6 mila precari, tra Istat, Ispra, Cnr, Isfol, Istituto superiore della Sanità , Istituto di fisica nucleare e quello di Geofisica la metà  vive di assegni di ricerca o contratti interinali e circa mille rischiano il posto anche con oltre dieci anni di anzianità . Perchè? Perchè di fatto l’assorbimento graduale impostato dal governo Prodi nel 2006 è stato bloccato da Brunetta con la legge 133.
Dunque questi lavoratori, che avevano già  superato un concorso ed erano in graduatoria, ora devono rifare il concorso e sperare.
Secondo i calcoli Usb, i precari della Pubblica amministrazione si dividono in scuola (tra 80 e 100 mila), enti locali (tra 100 e150 mila), sanità  (tra 100 e 200 mila), università  (tra 20 e 25 mila, per il 90% ricercatori), enti di ricerca (6 mila), agenzie fiscali, ministeri, Inps, Inpdap, Inail (tra 10 e 20 mila).
«Ovunque si assiste a una progressiva esternalizzazione, con aumenti dei costi e la cronicizzazione del precario. Se sei precario, lo sei a vita», conclude Argentin.

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MINORI IN FUGA: DOVE SCAPPANO I RAGAZZINI TUNISINI APPRODATI A LAMPEDUSA?

Giugno 17th, 2011 Riccardo Fucile

QUEST’ANNO SONO ARRIVATI OLTRE 1500 MINORI NON ACCOMPAGNATI… PRIMA FINISCONO IN AFFOLLATE COMUNITA’, AMMASSATI E CON SCARSA IGIENE… POI CIRCA L’80% SPARISCE, ANCHE PERCHE’ LE COMUNITA’ SONO INADEGUATE: INCASSANO   60 EURO AL GIORNO A TESTA E NON FANNO I CORSI CHE DOVREBBERO ORGANIZZARE

Per capire che fine fanno i minori non accompagnati che periodicamente arrivano a Lampedusa basta suonare al numero 146 di Corso Indipendenza a Catania.
In un palazzone in cemento armato c’è il centro “Santa Maria del Lume”.
Giuridicamente è un Ipab (Istituto di Pubblica Assistenza e Beneficenza) della Regione Siciliana, ma da alcuni anni accoglie prevalentemente i migranti minorenni.
«Negli ultimi mesi ne sono arrivati circa 150 – spiegano gli operatori — anche se attualmente ce ne saranno meno di trenta».
E gli altri? «Sono andati via, scappati, volatilizzati».
Tradotto: oltre l’80% dei minori assegnati a questa struttura ha fatto perdere le tracce.
«Il record lo abbiamo battuto con un gruppo di egiziani —spiega il direttore Ignazio De Luca- entrati la sera l’indomani mattina non c’erano più».
Il centro “Santa Maria del Lume” è in testa ad una sorta di “black list” delle comunità  per minori.
Una terra di nessuno dove la situazione è ormai sfuggita di mano. E non solo perchè è stato teatro di scontri e tafferugli che hanno richiesto l’intervento della polizia, ma soprattutto perchè conta il più alto tasso di fughe tra tutti i centri della Sicilia e forse d’Italia.
I minori che scappano li puoi facilmente incontrare nei pressi della stazione centrale di Catania in attesa di saltare clandestinamente sui treni per il Nord. Scappano perchè non viene offerta loro alcuna possibilità  concreta di integrazione.
Ma denunciano anche gravi condizioni di degrado all’interno della comunità .
Dal loro arrivo a Lampedusa, il 18 marzo scorso, non avrebbero avuto nemmeno la possibilità  di un cambio dei vestiti. Dicono di non avere la possibilità  di chiamare casa e sarebbero costretti a dormine a decine nella stessa stanza, a mangiare cibo scadente e subire soprusi e persino pestaggi.
Dall’altra parte replica a muso duro il direttore del centro Ignazio De Luca che smentisce tutto ed anzi mostra le foto delle devastazioni di cui si sarebbero resi responsabili proprio questi minori in fuga.
Le testimonianze dei ragazzi e la replica del direttore rappresentano solo la punta dell’iceberg di un problema ben più vasto, complesso e sottovalutato.
Perchè si scappa da Catania ma si scappa da tutte le 52 comunità  della Sicilia.
Come conferma il questore di Agrigento Girolamo Di Fazio, da anni in prima linea sul fronte immigrazione.
«Il dato di Catania è sicuramente da considerarsi un picco —spiega- in media scappa quasi il 50% dei minori che collochiamo nelle varie strutture presenti sul territorio”.
L’allarme è stato più volte lanciato da Save the Children che tiene costantemente aggiornato il flusso dei minori, dal loro arrivo a Lampedusa fino al collocamento in comunità . «Complessivamente c’è un alto tasso di fughe —ammette Viviana Valastro coordinatrice del progetto Presidium di Save the Children- anche se abbiamo riscontrato che si scappa soprattutto dalle comunità  sovraffollate come nel caso di Catania. E questo perchè più sono i ragazzi meno è possibile seguirli. Inoltre c’è un’accelerazione col trascorrere del tempo: più passano i giorni, più i minori vedono deluse le loro aspettative, più aumentano le fughe. E i primi a scappare sono quelli prossimi ai diciotto anni».
Perchè temono di essere espulsi. Può infatti restare in Italia solo chi ha l’opportunità  di raggiungere altri famigliari, di seguire un percorso di affidamento oppure chi riesce a trovare un lavoro.
Tranne che si tratti di ragazzi che possono accedere alle tutele previste per i richiedenti asilo. Proprio per favorire l’integrazione dei minori le comunità  (che percepiscono dallo Stato circa 60 euro al giorno per ogni ospite) in teoria dovrebbero assicurare corsi di apprendimento della lingua italiana, oltre a garantire istruzione e avviamento al lavoro.
Ma nei fatti è difficile persino trovare dei semplici mediatori culturali che rendano possibile l’interlocuzione con i minori.
Ecco perchè restare in Italia una volta diventati maggiorenni è estremamente difficile. A quel punto non c’è alternativa alla fuga, magari per tentare di raggiungere altri connazionali.
Del resto i centri per minori non sono strutture di detenzione e dunque non c’è come fermarli. Molti dei ragazzi assegnati alle comunità  siciliane sono tunisini che vorrebbero ricongiungersi con loro parenti, principalmente in Francia.
Ma le procedure sono spesso lente e complesse. A quel punto non resta che la via della clandestinità .
«Se da un lato le aspettative di questi minori restano deluse per la lentezza della procedure — osserva la Valastro- capita anche che siano gli stessi parenti indicati per il ricongiungimento a non volerli accogliere».
Quali che siano le ragioni c’è ormai un piccolo esercito di minori clandestini che vaga per le città  italiane finendo spesso nella rete della criminalità  organizzata.
«Lo riscontriamo —spiega Di Fazio- quando ci chiamano polizia o carabinieri di altre città  dove sono stati fermati per qualche reato».
Con la ripresa massiccia degli sbarchi in Sicilia il numero dei minori clandestini cresce di giorno in giorno.
Solo nei primi mesi del 2011 a Lampedusa sono approdati oltre 1.500 minori non accompagnati, 400 dei quali ancora “parcheggiati” sull’isola perchè non si sa dove collocarli. Grandi numeri che rendono molto difficile la gestione dell’accoglienza e dell’integrazione. «Perchè sia efficace il collocamento dovrebbe avvenire nell’ambito di piccole comunità  di 10 minori —spiega Viviana Valastro- il fatto che ci siano centri che ne arrivano ad ospitare anche 70 rende praticamente impossibile parlare di scuola, apprendimento della lingua, integrazione. Per questo avevamo suggerito di utilizzare le strutture più grandi solo come luoghi di transito in vista di un collocamento finale in comunità  più piccole».
Insomma se c’è grande attenzione e tanta commozione quando questi ragazzi sbarcano a Lampedusa, con le loro storie e il loro carico di dolore, finiscono per essere rapidamente dimenticati una volta collocati in comunità .
Come se questo non fosse solo l’inizio di una fase ben più delicata e difficile da gestire.

Alfio Sciacca
(da “Il Corriere della Sera“)

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LE IDEE DI TREMONTI SULLE PENSIONI: FERMARE LA SCALA MOBILE PER QUELLE PIU’ ALTE E DONNE AL LAVORO FINO A 65 ANNI

Giugno 17th, 2011 Riccardo Fucile

POSSIBILI AUMENTI DEI CONTRIBUTI PER I COCOPRO, MA SACCONI E LA LEGA SONO CONTRARI PER L’IMPATTO NEGATIVO CHE AVREBBERO NELL’ELETTORATO DEL NORD

Stop alla scala mobile sulle pensioni più alte o, in alternativa, un contributo di solidarietà  sugli assegni d’oro; aumento graduale dell’età  pensionabile delle donne a 65 anni anche nel settore privato.
La previdenza entra, con queste due ipotesi, nel menù dei tecnici della Ragioneria e del ministero del Lavoro che stanno preparando le misure per la maxi-manovra da 40 miliardi che servirà , in base ai patti europei, a raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014.
La manovra dovrebbe essere esaminata dal Consiglio dei ministri del 23 giugno insieme alla delega light sulla riforma fiscale (con le tre aliquote e le cinque imposte) preparata dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.
Le scelte politiche si faranno a ridosso del varo della manovra economica ma, ormai, appare scontato che i tagli riguarderanno anche le pensioni, oltrechè il pubblico impiego (si ipotizza un nuovo blocco della contrattazione nel 2013), la sanità  (con l’introduzione dei costi standard al posto di quelli storici) e gli enti pubblici (nel mirino c’è soprattutto l’Ice, l’Istituto per il commercio estero).
Tagli, ma non solo nella previdenza, perchè al ministero del Lavoro puntano a correggere alcune storture della ricongiunzione (il passaggio dei contributi da un ente a un altro) e della cosiddetta “totalizzazione” (si possono cumulare i contributi versati a più enti per ottenere una sola pensione).
Ed è probabile anche un intervento per alzare l’aliquota contributiva dei lavoratori atipici con contratto di collaborazione (i co. co. pro) attualmente intorno al 26 per cento contro il 33 per cento circa a carico dei dipendenti con contratto standard.
Una misura che serve a aumentare il montante contributivo sul quale verrà  calcolata la pensione futura.
Sotto la spinta di una sentenza della Corte di Giustizia europea il governo ha già  innalzato l’età  pensionabile delle dipendenti del pubblico impiego.
Quest’anno è passata da 60 a 61 anni e nel 2012, con un balzo di ben quattro anni in una volta sola, arriverà  al traguardo dei 65 anni, raggiungendo quella prevista per gli uomini. Ora la Ragioneria ipotizza di estendere la misura alle lavoratrici del settore privato.
Una linea però che troverebbe molti ostacoli.
A parte quello prevedibile dei sindacati, c’è, da sempre, la contrarietà  dello stesso ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi.
Perchè – è il ragionamento che si fa al ministero – una cosa è far restare le donne al lavoro in un ufficio pubblico per altri cinque anni, altra cosa è allungare il tempo del lavoro per un’operaia, magari alla catena di montaggio.
E poichè questa figura di lavoratrice si concentra soprattutto nelle regioni settentrionali, è difficile che la Lega   possa accettare una penalizzazione di questo tipo in una fase, tra l’altro, in cui il partito stenta a ritrovare la sua identità  sociale.
Ma se quello per le donne è un intervento ancora pieno di incognite, è dato per scontato il contributo di solidarietà  sulle pensioni più alte.
Non è ancora stato fissato un tetto, ma l’ipotesi più probabile è che si segua quanto fece Cesare Damiano, predecessore di Sacconi al ministero del Lavoro.
Un blocco della indicizzazione delle pensioni più alte (attualmente vengono adeguate solo al costo della vita e non più alla dinamica dei contratti di lavoro), così da recuperare risorse per alzare il tasso di copertura dall’inflazione dei trattamenti più bassi (oggi più o meno al 75 per cento).
Damiano, con una specie di contributo di solidarietà  strutturale, bloccò le pensioni superiori a 3.800 euro lordi mensili.
Con un risparmio intorno ai 140 milioni di euro l’anno.

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BERLUSCONI E BOSSI, I ROTTAMATI IN CASA

Giugno 17th, 2011 Riccardo Fucile

PER LA PRIMA VOLTA VENGONO CONTESTATI ALL’INTERNO DEI LORO STESSI PARTITI

Fino a poco tempo fa erano semplici pensieri, da classificare nella categoria “sconci”. Poi i pensieri sono diventati bisbigli, magari da condividere solo tra colleghi molto fidati.
Dalle amministrative prima, dai referendum poi, quei bisbigli si sono trasformati in un vociare scomposto e diffuso tra Transatlantico, cellulari e chiacchiere di cortile. Parole gravi: “Sono vecchi”, “non ci prendono più”, “uno si addormenta ovunque, non ha più la testa e pensa solo ai giudici, mentre l’altro non si muove quasi più e punta solo a sistemare il figlio”.
Tutta colpa del “Trota”? Come no.
Capitolo Berlusconi
Sono pensieri, parole e accuse rivolte a Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, il nuovo duo da rottamare per big, seconde linee e aspiranti rincalzi, tutti uniti nel decretare la fine del vecchio asse tra Pdl e Lega.
Di “pietà ” poca, di incazzatura molta. E sempre più forte.
Così diventa un caso interno alla maggioranza anche lo sfogo dello stesso premier al termine del funerali del senatore Pdl, Romano Comincioli: “Ma dove trovo i soldi se i giudici mi condanneranno?”, le parole di Berlusconi agli ex compagni di classe, riferite alla sentenza sul Lodo Mondadori.
Silenzio. Nessun sostegno.
“Ecco, giusto ai suoi vecchi amici può ancora rompere con queste manfrine — sibila un deputato del Pdl —. Pensi piuttosto a quello che sta accadendo dentro il partito, invece di perdere tempo con collanine e farfalline…”.
A dire il vero lui ci prova pure: ieri ha incontrato una delle prime pasionarie del Pdl, la deputata del Pdl Micaela Biancofiore, per tentare di addolcire le sue critiche.
Poi parla con il solito Gianni Letta, cerca di coinvolgere Angelino Alfano, si appoggia a Denis Verdini. Basta.
Anche il pio Sandro Bondi sembra iniziare a storcere il naso.
Altra storia con chi gli ha aperto una fronda dai contorni giornalistici espliciti, con neo alleanze impensabili fino a poco tempo fa.
Ecco il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.
I due si sentono, si lanciano liane attraverso i collaboratori , sondano i possibili alleati. Fanno i conti su quanti deputati e senatori possono contare.
Insomma, sembrano lontanissime le polemiche di quando la Capitale voleva scippare a Monza il Gran Premio di Formula1.
Dietro il primo cittadino di Roma, si muove il senatore Andrea Augello, da tempo impegnato a ricucire con i dissidenti finiani, quindi Adolfo Urso, Andrea Ronchi e chiunque altro si senta stretto in Fli.
Senza dimenticare il ministro Giorgia Meloni, sempre lacerata dalla rottura dell’anno scorso tra il premier e il suo padre politico, Gianfranco Fini.
Con Formigoni, compatta, si muove Cl, ancora accusata di non aver svolto in toto il proprio dovere durante le comunali di Milano.
E ancora i “cani” sciolti: da Stefania Craxi al deputato Gerardo Soglia, che intervistato ieri da Repubblica risponde (terrorizzato): “Il capo si faccia da parte”.
Capitolo Bossi.
Per il Senatùr la situazione è anche peggiore. I nemici sono insidiosi e più forti.
Da una parte il blocco veneto composto da Flavio Tosi (sindaco di Verona) e Luca Zaia (governatore del Veneto) dall’altra il ministro Roberto Maroni, Matteo Salvini e altri collaterali.
Il referendum e le comunali lo spartiacque, i sondaggi negativi la loro forza, l’evidente insoddisfazione della base la chiave di volta (per verifiche andare su padania.org  …). La perenne presenza di Renzo Bossi-Trota, il delfino designato alla successione “dinastica”, causa ultima scatenante nelle guerre interne, ma anche grimaldello o incudine su cui battere con gli indecisi.
“Umberto tratta il partito come se fosse un monarca pronto alla successione. Ma che siamo impazziti? — urla un deputato del Carroccio —. Questa storia deve finire”.
Sì, ma come? In molti danno Pontida come chiave di volta, dove far emergere i punti di forza e di debolezza.
Certo fa un po’ impressione sentire attribuire a un fedelissimo del Senatùr, come Marco Reguzzoni, una battuta che sarebbe l’emblema della sfaldamento: “Quello non può comandare neanche se diventa un salmone”. Chi l’ha ascoltata ha riso, molto.
Meno risate arrivano da i Reponsabili.
Loro aspettano, ascoltano, sondano il terreno per capire se ci sono i margini per ottenere qualche altra cosa. In sottosegretariato là , magari un posto di un qualunque cda dell’altra parte.
Questione di soldi e prestigio, di capitalizzazione di una sconfitta ormai conclamata. Moffa sarà  capogruppo dal primo luglio e ha annunciato che cambierà  il nome .
Della serie: i tempi sono maturi.
Esattamente come quelli che stanno per annunciare una “manovra economica” epocale, per la drammaticità .
In questo caso la paura fa ancora da collante, il timore di affrontare tagli gela il sangue a tutta la coalizione, e non solo: anche l’opposizione non vorrebbe trovarsi nell’ingrato ruolo di spiegare agli italiani perchè è necessario sorridere poco.

Alessandro Ferrucci e Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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MARONI ANNUNCIA UN ACCORDO PER RIMPATRIARE I LIBICI PALESEMENTE ILLEGITTIMO: QUALCUNO GLI SPIEGHI CHE SONO PROFUGHI DI GUERRA

Giugno 16th, 2011 Riccardo Fucile

IL SASSOFONISTA PREPARA UNA PATACCA PER I GONZI DI PONTIDA: COME SI POSSONO RIMPATRIARE, CONTRO LA LORO VOLONTA’, DEI PROFUGHI DI GUERRA PER CONSEGNARLI IN TEORIA AL NEMICO, LO SA SOLO LUI… POI CI SI METTE ANCHE FRATTINI CHE SPACCIA UN’INTESA INESISTENTE CON LE NAZIONI UNITE E VIENE SUBITO SMENTITO

Domani il nostro governo firmerà  l’accordo per il rimpatrio dei migranti in Libia.
Ad annunciarlo lo stesso presidente del Consiglio durante la conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri.
”Firmeremo con il Cnt libico — ha detto il premier — per poter riportare in Libia i migranti che sono venuti in Italia. E’ un fatto molto importante”.
Sul fronte operativo della gestione dei migranti, Roberto Maroni ha annunciato che è stato allungato il tempo di permanenza nei Cie da sei a diciotto mesi, attraverso una procedura di garanzia che passa attraverso il giudice di pace.
Berlusconi ha poi affrontato la questione libica, uno dei punti che maggiormente mettono a rischio l’alleanza con la Lega Nord, ma senza toccare il tema del ritiro dal territorio: “Non è stato affrontato, ma siamo molto attenti sviluppo delle azioni militari. Noi siamo entrati nell’alleanza con voto del Parlamento e con l’ok del Capo dello Stato. Siamo lì e seguiamo evolversi situazione che non vogliamo si trasformi in una palude e speriamo possa terminare presto con la cessazione dell’attuale regime”, ha spiegato Berlusconi.
La posizione del Cavaliere in qualche modo recepisce e rilancia le parole del ministro dell’Interno Bobo Maroni che solo ieri aveva chiesto di smetterla di spendere soldi per i bombardamenti in Libia.
Intanto, questa mattina il ministro degli Esteri Franco Frattini aveva già  annunciato la firma sull’accordo di domani.
In una intervista al Tg1, Frattini ha precisato che il Cnt “si impegna da subito anche al rimpatrio degli immigrati clandestini” e questo, sottolinea, dimostra “la serierà  dell’impegno” di Bengasi nel rapporto con l’Italia.
Dopodichè ha detto che l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) “è pienamente coinvolto in controllo flussi”.
Particolare che però viene smentito dallo stesso Unhcr che dichiara di aver appreso “con stupore” quanto dichiarato da Frattini.
In una nota, l’Alto commissariato precisa che “non vi è alcun tipo di coinvolgimento riguardante tali operazioni e ribadisce la propria contrarietà  a ogni azione di respingimento in mare di migranti diretti verso le coste italiane. Dall’inizio della crisi in Libia — prosegue l’agenzia Onu — oltre un milione di persone si sono riversate nei paesi confinanti, in particolare Tunisia e Egitto, che, nonostante la delicata fase di transizione, hanno continuato a lasciare le frontiere aperte, ottemperando ai loro obblighi internazionali. Ad oggi dalla Libia sono giunte in Italia circa 18mila persone, meno del 2 per cento del totale dei fuggiaschi. L’Unhcr auspica quindi di poter chiarire con la Farnesina la natura di tali affermazioni”.
Tanto per capirci, Maroni ha bisogno di rifilare ai beoni di Pontida l’ennesima patacca. La norma è palesemente illeggittima e verrà  cassata come merita.
Ma si è mai vista una nazione seria che consegna dei profughi (potrebbero essere sostenitori di Gheddafi scappati dalle zone sotto controllo dei ribelli, ad es.) fuggiti da una zona di guerra ai loro nemici?
E’ vietato dalla legislazione internazionale, qualcuno glielo vada a dire al sassofonista.

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UNA PRECARIA SCRIVE AL MINISTRO BRUNETTA: “LE SUE PAROLE? AGGHIACCIANTI”

Giugno 16th, 2011 Riccardo Fucile

“HO DOVUTO SENTIRE IN TANTI ANNI TROPPE PAROLE UMILIANTI…IO   E LA MIA FAMIGLIA ABBIAMO FATTO TANTI SACRIFICI ECONOMICI MA CONSERVIAMO LA NOSTRA DIGNITA’…QUESTA ITALIA PEGGIORE NON L’HANNO CREATA I GIOVANI COME ME, L’AVETE REALIZZATA VOI”

Caro ministro,
ieri sera ho visto il video del suo convegno con fuga.
Era una giornata felice perchè in questi giorni è così che mi sento, grazie alla rinascita di una fiducia nella politica, una buona politica (quella fatta da 27 milioni di cittadini).
Grazie al fatto che per tanto tempo ho sofferto un senso di impotenza dinanzi a un mondo che mi piaceva sempre meno e che mi scivolava davanti senza che me ne sentissi parte, in un’età  in cui dovrei sentire che il mondo è mio.
E invece ora mi sembra di aver partecipato a un momento storico.
Non solo per l’esito del referendum, ma per il significato che esso ha avuto, almeno per me.
La possibilità  di credere di nuovo che il mio voto conta nelle decisioni di uno Stato, che se per la Costituzione (che io amo) il popolo è sovrano, lo è anche per il Paese reale.
Eppure ieri sera ho visto una scena in cui un ministro della Pubblica amministrazione cercava di evitare il confronto con dei ragazzi perchè aveva un treno da prendere e che poi, dopo averli invitati a salire sul palco, li ha snobbati senza sentire cosa avessero da dire.
«Siete l’Italia peggiore».
L’Italia peggiore.
Queste parole non mi hanno lasciata indifferente come molte, troppe parole umilianti che ho sentito dire in questi anni.
Le trovo agghiaccianti, signor ministro.
Agghiaccianti per me che ho studiato anni, con sacrifici economici miei e della mia famiglia, mettendo in difficoltà  rapporti di amicizia e non, perchè dovevo a tutti i costi raggiungere i miei obiettivi.
Ora le mie soddisfazioni le prendo anche. Ma sempre con lavori precari.
Credo, signor ministro, che la sua affermazione sia offensiva ma soprattutto errata.
Primo: quei ragazzi non erano forse precari della Pubblica amministrazione, di cui lei è responsabile?
Secondo: lei fa parte della nostra classe dirigente, questa Italia peggiore l’avete creata voi. Terzo: è questa Italia peggiore che manda avanti il resto dell’Italia.
Quarto: questa Italia peggiore è il futuro dell’Italia, quindi badi alle persone con cui parla e pensi a che futuro desidera costruire per il suo Paese.
Quinto: se noi siamo l’Italia peggiore, dobbiamo ancora trovare un termine per tutta quella parte di mondo di cui sopra in cui noi non ci riconosciamo.
L’elenco potrebbe continuare, signor ministro, ma lascio perdere perchè, pensi, io precaria non ho neanche la possibilità  di dimettermi per affermazioni fuori luogo.
Tuttavia mi consolo perchè guardandomi attorno mi rendo conto che io potrò anche fare quattro lavori per arrivare a uno stipendio. ma c’è gente a cui non bastano quattro parole per arrivare a un pensiero intelligente.

Alessandra Erriquez
(da “Il Corriere della Sera“)

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LA PRECARIA CHE HA FATTO ARRABBIARE BRUNETTA: “VOLEVO SOLO FARGLI CAPIRE CHE CHIEDIAMO RISPETTO”

Giugno 16th, 2011 Riccardo Fucile

“VOLEVAMO AVERE VOCE E IL MINISTRO, CON IL SUO COMPORTAMENTO NEVROTICO, CE L’HA DATO INVOLONTARIAMENTE”

La donna che ha fatto «arrabbiare» Brunetta si chiama Maurizia è laureata in Orientalistica, ha un master, un dottorato, ha fatto diverse missioni all’estero, è precaria da 15 anni di cui 6 ad “Italia Lavoro” dove si occupa di immigrazione.
E non vuole un posto fisso.
Cosa voleva dire al ministro?
Volevo fargli capire quale può essere l’altra faccia dell’innovazione di cui parla: un lavoro precario, senza tutela e riconoscimento. Volevo spiegargli questo paradosso: come i miei colleghi mi occupo di reinserimento nel mondo del lavoro di soggetti fragili, ma la mia agenzia produce per prima precarietà , disoccupazione e spreco delle competenze. Tradisce la sua missione. Questo volevo fargli sapere, e con grande educazione.
Brunetta dice che siete provocatori, che volete il posto fisso e che in questo paese nessuno è disposto a scaricare le cassette al mercatogenerale. E’ così?
Il provocatore è lui, la smettesse di insultare i precari dicendo che non hanno voglia di lavorare. A noi lui non interessa, non è il nostro obiettivo. Se a quel convegno ci fosse stato Sacconi o la Polverini sarebbe stato lo stesso: volevamo avere voce e il ministro, grazie al suo atteggiamento nevrotico, ce l’ha data. Quanto al posto fisso non tutti i precari lo vogliono. Chiedono – prima ancora – tutele, rispetto delle competenze, continuità  nel reddito.
Cos’ha pensato quando il ministro è scappato?
Che è debole e molto arrabbiato per via delle amministrative e dei risultati del referendum.
Perchè avete formato una Rete? Il sindacato non vi tutela?
I sindacati, come i partiti, non sempre riescono a rappresentarci, ma quando lo fanno la collaborazione funziona
Pensa che Brunetta debba dimettersi?
Spero che a dimettersi sia tutto il governo

(da “La Repubblica“)

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FATEGLI LA CARITA’

Giugno 16th, 2011 Riccardo Fucile

I CONSIGLI DI MARCO TRAVAGLIO AL PREMIER PER UN PIANO DI AUSTERITY E DI RISPARMIO DOPO CHE BERLUSCONI, DI FRONTE ALLA PROSPETTIVA DI DOVER PAGARE 450 MILIONI DI RISARCIMENTO A DE BENEDETTI, HA DETTO: “NON SO DOVE TROVARE I SOLDI”

Si sono svolte in Sant’Ambrogio le esequie del sen. Romano Comincioli, compagno di classe e di altre belle cose di Silvio B., presente alla cerimonia.
Funerale anomalo: le salme erano due, ma ne è stata tumulata una sola.
In chiesa anche Ricucci, Mora, Minetti, don Verzè, Confalonieri, Paolo B., Schifani e alcuni incensurati nascosti nel tabernacolo.
Al termine della toccante cerimonia, distrutto dal dolore, il premier in gramaglie ha pianto sul sagrato con gli ex compagni per la dipartita di quanto ha di più caro: i soldi che dovrà  presto restituire a De Benedetti per lo scippo Mondadori se sarà  condannato anche in appello: “Rischio di dover pagare 750 miliardi di lire. Ma dove li trovo i soldi?”.
Al drammatico interrogativo proviamo a rispondere noi, ormai gli unici a volergli bene, con alcuni suggerimenti che sgorgano dal cuore per un piano draconiano di austerità  con tagli lineari, orizzontali ma anche verticali per non escludere Brunetta.
1) Pdl: eliminare i peli superflui, dunque Frattini e Alfano (che nel primo mese da segretario unico non ha ancora trovato nemmeno una sedia dove sedersi).
Restituire, ove possibile, i prestiti d’uso ai legittimi proprietari: Cicchitto alla P2, Ferrara alla Cia, Quagliariello a Pera, Capezzone a Pannella, Apicella alla pizzeria Marechiaro, Dell’Utri a Cosa Nostra, Formigoni al suo stilista, Gasparri a Mel Brooks, la Santanchè a chi se la piglia.
Tre coordinatori sono troppi, tanto più che talvolta sparisce l’argenteria.
Uno basta e avanza: Bondi, che s’accontenta di pane e acqua, non fa rumori molesti, non sporca e dove lo metti sta.
2) Governo. Tagliare i rami secchi restituendo Brunetta a Biancaneve o all’Unione Venditori Gondolette P.za San Marco, la Carfagna a Davide Mengacci o alla Calendari Camionisti Production, Giovanardi e la Gelmini all’Intelligence.
3) Mediaset. Trasferire Mastrota e Vinci da Canale5 alla Rai al posto di Santoro, così li paghiamo noi. Tosare Fede: lui sa perchè.
4) Mondadori: sfoltire l’iperproduzione limitandosi ai libri con aspettative di vendita sopra le 10 copie. Ergo basta poesie di Bondi. Che può sempre metter su una casa editrice (Bondadori).
5) Medusa. Spostare Rossella, che solo di aperitivi, noccioline e olive costa un occhio, a Raicinema, per la logica Vinci-Mastrota.
6) Milan. Cedere Pato. O, se proprio insiste, lo paga Barbara.
7) Stampa e propaganda. Ridurre permanenti a Veneziani, colpi di sole a Del Noce e mèches a Facci.
Eliminare i doppioni: se hai già  Feltri, a che ti serve Sallusti? Se hai già  Ostellino, a che ti serve Signorini? Se hai già  il Giornale, a che ti serve Libero (e viceversa)? Se hai il Foglio, a che ti serve il Foglio?
8) Bigiotteria. Affiancare a B. infermieri di sesso maschile, pronti con la camicia di forza appena lo coglie il raptus dello shopping compulsivo (collanine, farfalline, perline & affini).
Persuadere Paolo B. a trovarsi un lavoro onesto e vivere con mezzi propri.
9) Day Hospital. Razionalizzare lifting (max 1 l’anno), trapianti piliferi e penieni (1 al mese), catramatura parietale (1a settimana).
10) Cosa Nostra. Sospendere o rateizzare versamenti ai clan: nei momenti di crisi tutti si devono sacrificare, a partire dagli amici.
11) Nano real estate. Cinque ville al mare sono più che sufficienti, vendere o affittare le altre 95. Subaffittare loculi eccedenti mausoleo Arcore e inviare fattura del suo a Fede: lui sa perchè.
12) Hardcore. Avvertire i fornitori di gnocca di alleggerire i cargo per villa S. Martino (non più 30 ragazze, ma 10 posson bastare, evitando però le gemelle se no sembran 9). Ricondurre le Papi-girl all’autosufficienza finanziaria e recuperare le somme già  versate, con le buone (tagliando le mani al ragionier Spinelli) o con le cattive (ricattandole con la minaccia di sputtanarle per sempre rivelando che sono state a letto con B.).
Recuperare laser anti-depilazione da 60 mila euro donato a Ruby perchè non si prostituisse e metterlo su eBay pregando molto.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)

argomento: Berlusconi, economia, Giustizia, PdL, Politica, povertà, radici e valori | Commenta »

PUO’ COSTUI RESTARE MINISTRO E RAPPRESENTARE L’ITALIA?

Giugno 16th, 2011 Riccardo Fucile

LA PENOSA ESIBIZIONE DI BRUNETTA MENTRE INSULTA UNA LAVORATRICE PRECARIA E’ L’IMMAGINE DELLA ARROGANTE PRESUNZIONE DEL PARTITO DEGLI ACCATTONI….LA PARTE PEGGIORE DELL’ITALIA LA RAPPRESENTA LUI

Basta osservare il video che immortala il ministro Brunetta mentre insulta senza motivo alcune ragazze precarie della Pubblica amministrazione (“Siete l’Italia peggiore”) e si vedrà  l’arroganza del potere dispiegarsi nella versione più cruda. Ecco sua eccellenza concludere un fervorino di circostanza al solito convegno sull’innovazione.
Un codazzo di trafelati funzionari si accinge a scortarlo verso più luminosi destini, quando quelle insignificanti (ai suoi occhi) donne chiedono cortesemente di poter dire qualcosa.
Si tratta di ascoltare quanto è difficile la vita delle persone, ma appena sente pronunciare l’orrenda parola “precario” il ministro dà  in escandescenze.
Come una furia si lancia contro un innocuo striscione e lo fa a brandelli.
Poi eccolo sulla berlina di Stato sgommante finalmente lontano da quei cascami della società .
Alcune domande sorgono spontanee.
Da cosa deriva il disprezzo che Brunetta sparge a piene mani verso chi non si genuflette al suo passaggio?
A guardarlo schiumare e agitare i pugni si potrebbe pensare a un’infanzia difficile, ma poi perchè farla scontare agli altri?
Ma il peggio viene dopo, quando impaurito dalla rivolta di massa dei precari scoppiata in rete, il ministro mal consigliato, fornisce su Internet una sua versione dei fatti completamente inventata.
Può un ministro così insensibile davanti al dramma dell’occupazione, così incapace di dominare le proprie deplorevoli pulsioni, così maldestramente portato a manipolare la verità , può costui restare al suo posto?

(da “Il Fatto Quotidiano“)

argomento: Brunetta, Costume, governo, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »

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