Giugno 7th, 2011 Riccardo Fucile
L’OPINIONE DI GIANNI SILVESTRINI, DIRETTORE SCIENTIFICO DEL KYOTO CLUB….IN FRANCIA TRA IL PRIMO REATTORE E L’ULTIMO I COSTI SI SONO TRIPLICATI IN 25 ANNI, NEGLI USA ADDIRITTURA DECUPLICATI….E RIMANE IRRISOLTO IL PROBLEMA DELLE SCORIE
«Non bastano due incidenti terribili in meno di trent’anni per decidere finalmente di sbarazzarci del nucleare? Nessun calcolo delle probabilità poteva metterli in conto».
Uno è stato un maremoto di dimensioni epocali, non un incidente nel reattore nucleare.
Gianni Silvestrini lei è direttore scientifico del Kyoto Club e si occupa da sempre di politica energetica: non crede che il nucleare possa essere una risorsa per l’Italia?
No. Da nessun punto di vista. Non dal punto di vista della sicurezza. Meno che mai da quello economico.
Veramente si parla di reattori particolarmente sicuri. Di una sicurezza intrinseca…
Quando si parla di questi reattori ci si riferisce a reattori di quarta generazione che prevedono lo spegnimento automatico. Ma non saranno pronti prima del 2030 e non potranno andare in rete prima del 2040. Noi non possiamo aspettare trent’anni. E poi…
Poi cosa?
Guardiamo il Giappone: doveva essere la centrale più sicura della Terra. E invece adesso anche loro hanno ammesso un errore di fondo. Perchè dobbiamo rischiare tanto? Soprattutto: non ci conviene affatto.
Dal punto di vista economico, intende?
Già , dire che si punta sul nucleare per ridurre la bolletta elettrica è la bugia più grande che poteva mai essere detta nel nostro Paese».
È sicuro?
Basta guardare i conti fatti dal dipartimento Energia del governo americano: hanno messo a confronto i costi energetici del nucleare, del carbone, del gas e dell’eolico proiettandoli al 2020 e al 2030.
In tutti e due i prospetti, il nucleare è risultato sempre il più costoso. Ma non solo.
Cos’altro?
In Francia fra la costruzione del primo reattore e l’ultimo, ovvero in circa venticinque anni, i costi sono triplicati. Negli Stati Uniti addirittura decuplicati. Per non parlare poi del problema delle scorie radioattive.
Un problema irrisolto…
Già . E questo a cinquant’anni dall’utilizzo commerciale dell’energia nucleare. In più nel mondo esiste un unico cimitero di scorie radioattive, nel deserto del Nevada. Anzi: esisteva, visto che tre anni fa con l’arrivo di Obama si è deciso di chiuderlo.
Nessuno spiraglio verso l’energia nucleare, dunque...
Non ha nessun senso. Soprattutto se guardiamo i costi delle energie rinnovabili che continuano a ridursi con l’avanzare delle tecnologie.
Alessandra Arachi
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Giugno 7th, 2011 Riccardo Fucile
L’AGCOM INTERVIENE: “IL DISSERVIZIO PERDURA, E’ INACCETTABILE, SI TRATTA DI UN EPISODIO INCREDIBILE”… MIGLIAIA DI PENSIONATI COSTRETTI A LUNGHE E INUTILI CODE: MOLTI SONO IN DIFFICOLTA’ PER NON POTER NEANCHE RITIRARE QUEL POCO CHE PERMETTE LORO DI VIVERE
«Non è accettabile il perdurare dell’incredibile disservizio che sta ancora paralizzando
gran parte del sistema informatico di Poste Italiane».
Lo afferma in una nota il commissario dell’Agcom Gianluigi Magri.
Da mercoledì numerosi servizi postali sono bloccati a cause di un problema al server centrale di Poste Italiane.
«Non è accettabile – secondo Magri – che tali problemi perdurino e non è accettabile che non vi sia una chiara disanima degli avvenimenti individuando le specifiche responsabilità . Nell’era della tecnologia e della comunicazione simili incredibili episodi minano non solo la capacità di garantire un pubblico servizio, ma anche la credibilità di chi dovrebbe garantirlo».
Si moltiplicano i disservizi e le lunghissime code agli sportelli.
Segnalazioni da tutte le pricipali città italiane: “Da quattro giorni impossibile avere la pensione e pagare le bollette”.
Lunghe code si segnalano a Roma: “Stamattina c’erano centinaia di persone – è la testimonianza di una signora – poi sono andate via una volta resesi conto che i terminali continuavano a non funzionare e che era probabilmente inutile attendere”.
Forti disagi anche a Firenze, dove i pensionati, in attesa da quattro giorni di poter ritirare la pensione, sono ormai al limite della sopportazione.
Nel frattempo, le associazioni dei consumatori esprimono soddisfazione dopo aver ottenuto da Poste Italiane l’apertura di un tavolo di conciliazione finalizzato a risarcire gli utenti danneggiati dai disagi informatici dei giorni scorsi.
“Invitiamo i cittadini che nei giorni scorsi hanno avuto problemi con i servizi postali a conservare tutte le prove dei disagi subiti, come ad esempio bollette, fatture, e contravvenzioni scadute – spiega il presidente del Codacons Carlo Rienzi – documenti utili per dimostrare i danni materiali legati al disservizio”.
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Giugno 7th, 2011 Riccardo Fucile
IL SINDACO INDAGATO METTE IN IMBARAZZO IL PD REGIONALE… TUTTI TACCIONO, IN ATTESA DEGLI SVILUPPI DI UNA STORIA DI APPALTI E MAZZETTE, IN STRETTA CONNESSIONE CON LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA
Gli incontri tra un sindaco del Pd, Luigi Ralenti di Serramazzoni, con un ex soggiornante obbligato, Rocco Antonio Baglio da Polistena, scuotono la sinistra in Emilia Romagna. Rifondazione Comunista invoca le dimissioni del primo cittadino, l’assessore regionale di Sel Massimo Mezzetti chiede alla classe dirigente di valutare, se sarà necessario, anche la possibilità di sciogliere il consiglio comunale.
Ralenti, militante dal 1972 nella Democrazia Cristiana poi confluito nel partitone con gli avversari di un tempo, governa da 9 anni il piccolo centro dell’appennino modenese (8mila abitanti a 800 metri d’altitudine) che nel 2007 lo ha incoronato con il 68% dei voti (lista civica Serra insieme).
Da alcune settimane è indagato per corruzione e turbata libertà di scelta del contraente nell’inchiesta dei Pm Claudia Natalini e Giuseppe Tibis sugli appalti per l’ampliamento del polo scolastico (già realizzato al costo di 230mila euro) e la ristrutturazione dello stadio (progetto da 1 milione e 100mila euro) affidata in project financing a un’associazione temporeanea di imprese.
La Guardia di Finanza, che ha notificato gli avvisi di garanzia anche al dirigente comunale Rosaria Mocella e al capo cordata Marco Cornia, presidente dell’Ac Serramazzoni, ipotizza un ‘do ut des’ per l’assegnazione dei lavori edili a due società a responsabilità limitata: la partner dell’Ati Restauro e Costruzioni intestata a Giacomo Scattareggia, sotto processo lunedì a Reggio Calabria per turbativa d’asta negli appalti di Condofuri (Comune della Piana di Gioia Tauro sciolto per mafia), e la subappaltatrice Unione Group.
Entrambe sarebbero riconducibili ad una vecchia conoscenza degli inquirenti, Rocco Antonio Baglio.
Arrivato trent’anni fa a Fiorano su disposizione del tribunale di Reggio Calabria, indicato nei rapporti dei carabinieri vicino alla ‘ndrina Longo Versace e referente delle cosche operanti nel modenese, negli anni Novanta Baglio fu arrestato per un arsenale sequestrato a Torre Maina di Maranello e per la bancarotta fraudolenta della società Mida’s assieme all’avvocato Fausto Bencivenga.
Oggi è sospettato di una duplice azione criminale: la corruzione del sindaco Ralenti e l’incendio che in luglio ha devastato la villa di Serra di un potenziale concorrente, il costruttore Giordano Gibertini.
Le fiamme gialle modenesi hanno sequestrato corposa documentazione cartacea e informatica, ascoltando come persona informata sui fatti anche il sindaco di Maranello Lucia Bursi.
Ralenti, interrogato giovedì e sabato scorso, ha negato ogni addebito e spiegato di avere avuto “normali colloqui istituzionali” con Baglio.
Questi, in un’intervista al Resto del Carlino dove garantiva di aver cambiato vita, ha sottolineato di essere “amico del sindaco”.
A dieci giorni dalla notizia del primo caso di contiguità fra politica e mafia in Emilia Romagna, nessun dirigente del Pd ha espresso una critica.
Silenzio dal segretario regionale Stefano Bonaccini, poche righe da quello provinciale Davide Baruffi per esprimere fiducia “a Ralenti e alla magistratura” invitata a “a fare bene e presto”. Come se bene e presto fossero speculari.
Idem il centrodestra, capace di duellare quotidianamente su tutto, dai temi nazionali a quelli circoscrizionali: il capogruppo del Pdl in Provincia Dante Mazzi riassume la posizione di chi “non commenta in nome del garantismo”.
Sono in molti nel centrosinistra a chiedersi quale sia la linea del Pd.
Quella dell’impegno in tema di legislazione antimafia e in favore del sindaco Andrea Borghi di Bomporto (area Margherita) contro l’obbligo di dimora all’ ex detenuto per camorra Luigi Coppola o questo silenzio sugli incontri in Municipio tra un altro sindaco e un altro ex soggiornante?
Secondo Stefano Lugli e Nando Mainardi, segretari provinciale e regionale di Rifondazione Comunista, “la situazione è intollerabile e inaccettabile. Le istituzioni, la politica e la collettività emiliano-romagnola devono dare un segnale netto e inequivocabile di distanza da questi episodi: il sindaco del Pd Luigi Ralenti deve andarsene”.
Franco Zavatti, del direttivo regionale della Cgil, cita il caso di Serramazzoni per ricordare i rischi di infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici, invitando gli Enti locali a proseguire sulla strada delle scelte ragionate anzichè delle offerte al massimo ribasso.
Roberto Adani, che da sindaco di Vignola fu il primo nel 2006 a denunciare questi pericoli, oggi vede confermate le sue tesi: “Al Coordinamento provinciale per la sicurezza mi dissero che esageravo e che i boss in soggiorno obbligato erano andati via da un pezzo. Il partito, che a quell’epoca aveva ancora diverse anime, si spaccò: da alcuni ebbi solidarietà , altri (leggi Margherita) mi dissero che infangavo il buon nome del territorio, ricco e ben governato. Ora fa molto riflettere sentire la ricomparsa di questi personaggi. Aspetterei quantomeno l’eventuale rinvio a giudizio per chiedere le dimissioni di Ralenti ma ritengo che incontrare un soggiornante obbligato non sia proprio da fare. E se fossi nei dirigenti del Pd avrei detto qualcosa”.
Anche il leader regionale di Sel Massimo Mezzetti, come e dopo Adani oggetto di gravi minacce (proiettili in busta chiusa) per le sue denunce, suona la sveglia ai dirigenti.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 6th, 2011 Riccardo Fucile
L’INIZIATIVA ANTICASTA DEL NOSTRO DIRETTORE E DELLA PASIONARIA PAOLA DEL GUERCIO, ORGANIZZATA DA FLI A GENOVA, HA AVUTO AMPIA RISONANZA NON SOLO IN CITTA’, MA PERSINO A LIVELLO NAZIONALE… NEPPURE IL PD HA RITENUTO DI PRENDERE POSIZIONE IN DIFESA DELLA FESTA DI LUSSO DELLA PARLAMENTARE … LE UNICHE CRITICHE SONO ARRIVATE INCREDIBILMENTE DAL COORDINATORE LIGURE DI FLI
Riportiamo l’articolo pubblicato sull’Espresso in edicola (n° 23, pag 20) in cui si parla della iniziativa di contestazione nei confronti della festa mondana della senatrice Pd Roberta Pinotti
IL PARTY CONTESTATO
Ha fartto discutere a Genova la scelta di Roberta Pinotti, parlamentare Pd, di festeggiare i suoi 50 anni invitando 250 persone il 20 maggio nella sontuosa Villa Rosetta di Recco: le donne del Fli, capeggiate dalla pasionaria Paola Del Guercio, hanno presidiato i cancelli stigmatizzando lo “schiaffo alla povertà ” proprio nel giorno della notizia choc dei 1.500 esuberi negli stabilimenti Fincantieri: “Questa festa offende i precari e i disoccupati.
La Pinotti ha ribattuto che gli invitati erano amici d’infanzia e che l’evento “regalo del marito” (Gianni Orengo, direttore sanitario del San Martino) è costato solo 5.000 euro (mentre i contestatori parlano di 30.000 euro).
Tra i presenti la giunta regionale ligure quasi al completo.
Non invitata invece Marta Vincenzi, sindaco in carica, che la Pinotti pare voglia sfidare per la candidatura del 2012.
A.M.
(da “L’Espresso“)
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Giugno 6th, 2011 Riccardo Fucile
“BERLUSCONI E’ INCOMPATIBILE CON UN PROGETTO MODERATO”… “OCCORRE UNA RIORGANIZZAZIONE DEI RAPPORTI CON LA LEGA: BOSSI OGGI E’ TROPPO INFLUENTE”
Onorevole Bocchino, prima Scajola poi Alfano: il Pdl si rivolge al Terzo Polo e quindi anche a Fli, del quale lei è vicepresidente.
E danno ragione a Fini, affermano quello che lui disse nella direzione nazionale di un anno fa, quella del dito puntato che poi portò alla nostra espulsione.
Ora sostengono che dobbiamo fare la casa dei moderati, ma perchè non si sono alzati in piedi quel giorno anzichè dire che Berlusconi era alto, biondo e con gli occhi azzurri? Avremmo risparmiato un anno ed evitato di far stravincere la sinistra.
Ma una nuova alleanza con il Pdl è possibile?
Fare un appello a una casa comune non basta. Innanzitutto per parlare c`è una precondizione, ovvero ammettere che Berlusconi è incompatibile con un progetto moderato. Il che significa che il premier deve fare un passo indietro. Oltretutto una casa moderata con il Pdl appiattito sulla Lega non ci può essere.
La seconda condizione è che il Pdl molli Bossi?
Serve una riorganizzazione dei rapporti con la Lega, che oggi è troppo influente. Scajola e Alfano fanno appelli perchè i numeri dimostrano che il Pdl senza di noi non vincerà mai più, ma o si prende atto che bisogna fare qualcosa di serio e rivoluzionario o si assumeranno la responsabilità di far vincere la sinistra.
Alfano è l`uomo giusto per un progetto rivoluzionario?
Alfano è credibile come persona, il problema è se è credibile il ruolo che gli hanno affidato. Al momento l`operazione sembra un’incipriata al Pdl dopo la batosta elettorale, vedremo se è così o se è una vera ricostruzione.
Anche Bersani vi chiama, dice che i vostri elettori si sono già saldati.
Non è vero, i nostri elettori sono equidistanti dal centrosinistra e da Berlusconi e ai ballottaggi, non avendo un`area moderata unita, hanno scelto le persone che sentivano meno distanti .
Trova più credibile l`invito del Pd o del Pdl?
Sono due inviti interessati e carenti di progettualità politica che puntano su un mero dato numerico. Con la sinistra, comunque, ci sono solo due ragioni per fare un`alleanza: per fronteggiare l`emergenza democratica, che con la batosta del centrodestra si allontana, o per una paralisi in caso di pareggio alle elezioni.
In questo caso servirebbe un gesto di responsabilità ed è evidente che il centrosinistra e il Terzo Polo sono più responsabili del Pdl.
(da “La Repubblica“)
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Giugno 6th, 2011 Riccardo Fucile
CHE SIGNIFICA CHE UN PARTITO TI LASCIA LIBERTA’ DI VOTO? OGNUNO SCEGLIE DI VOLTA IN VOLTA SECONDO IL PROPRIO GIUDIZIO, SENZA BISOGNO DI QUALCUNO CHE CI SPIEGHI COSA PENSIAMO… MA I PARTITI HANNO IL DOVERE DI PRENDERE UNA POSIZIONE: ESISTONO PER QUESTO, PER DECIDERE E PER INDICARE UN MODELLO DI ORGANIZZAZIONE SOCIALE
Un giorno, ero bambino, passeggiavo con mio padre e incontrammo il nostro vescovo,
il quale rivolgendosi al mio genitore gli disse “avvocato la esento dal baciamano” e lui, senza esitare, “la ringrazio eccellenza ma mi ero già esentato da solo”.
Ogni volta che sento un partito lasciare “libertà di voto” ai propri elettori ripenso istintivamente a quell’episodio.
Che cazzo significa libertà di voto? Che me la deve dare il partito per il quale ho deciso, pro-tempore, di votare la libertà di scegliere?
Io scelgo di volta in volta, secondo la circostanza, secondo il mio giudizio, secondo la mia legittima convenienza, mica perchè qualcuno “mi spiega che penso”.
Gli elettori sono sempre e comunque liberi di votare quel cavolo che gli pare.
Sono i partiti che non sono liberi!
Loro il dovere di prendere posizione ce l’hanno, sempre: esistono per questo.
I partiti esistono per decidere, per esprimere un punto di vista, per prendere un impegno e gli elettori possono scegliere di votarli facendo la media delle loro posizioni e delegando quello che li rappresenta meglio. Pro-tempore.
E più la questione divide, più ha conseguenze sull’organizzazione politica e sociale, più ha a che fare con la coscienza, più ha contenuto etico, più noi abbiamo il diritto di sapere come la pensano i partiti e, se ne facciamo parte (di un partito), contribuire a determinarla quella posizione, dividendoci, discutendo, protestando, al limite andandocene se proprio la riteniamo inaccettabile: mica ce l’ha ordinato il dottore di stare in un partito.
I partiti debbono scegliere. Magari solo per opportunità politica ma devono scegliere. Lo fecero Fanfani e Almirante: figurati che gli fregava a tutti e due di abrogare il divorzio, sostennero il “si” pensando di fregare le sinistre.
Sbagliarono, persero ma scelsero.
Il massimo dello sconcio è quando la libertà di voto è lasciata anche ai parlamentari. Ma allora chi stai a rappresentare tu li?
Puoi sempre votare in dissenso, ti prendi le tue responsabilità , ma non sei libero, tu.
Forse è anche per questo che la gente non vota più, tanto quando una questione spacca davvero non sai mai chi rappresenta cosa.
Essere a favore o contro il nucleare non è una questione personale, essere pro o contro il testamento biologico riguarda due diverse prospettive di organizzazione sociale, stare da una parte o dall’altra non è questione di libertà e io voglio scegliere chi andrà a sostenere questa o quella posizione.
Sennò che cosa resta? Una spartizione di posti.
Vorrei tanto lanciare una campagna contro le libertà di voto: costringiamo i partiti a prendere posizioni; magari quelle del nostro non ci piaceranno ma almeno sapremo con chi abbiamo a che fare.
Umberto Croppi
(da “Exnovo“)
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Giugno 6th, 2011 Riccardo Fucile
MERCOLEDI’ LA DECISIONE SULL’EX TERRORISTA ACCUSATO DI QUATTRO OMICIDI… I PARENTI DELLE VITTIME: FAREMO CAUSA ANCHE ALLO STATO ITALIANO
Prima della fine di questa settimana l’ex terrorista italiano Cesare Battisti potrebbe essere un uomo libero.
Mercoledì pomeriggio (le 19.00 in Italia) gli undici giudici del Supremo Tribunal Federal del Brasile esamineranno, quasi certamente per l’ultima volta, la causa 1805 sulla richiesta di estradizione dell’ex leader dei Pac (Proletari armati per il comunismo) condannato all’ergastolo dalla giustizia italiana per gli omicidi del maresciallo Antonio Santoro (6 giugno 1978), del macellaio Lino Sabbadin (16 febbraio 1979) e dell’agente Digos Andrea Campagna (19 aprile 1979), insieme all’ideazione e organizzazione di quello del gioielliere Pierluigi Torreggiani.
L’Alta Corte brasiliana, che il 18 novembre 2009 si era pronunciata a maggioranza a favore dell’estradizione in Italia di Battisti, dovrà decidere se accetta o meno l’ultima parola dell’ex presidente Lula.
Nell’ultimo giorno del suo secondo mandato presidenziale, il 31 dicembre, Lula scelse di confermare il parere del suo ex ministro della Giustizia, Tarso Genro, che aveva negato l’estradizione dell’ex terrorista.
Lula giustificò la sua decisione sulla base di un articolo del Trattato di estradizione vigente tra Italia e Brasile nel quale si afferma che questa può essere rifiutata se si crede che possa generare forme di persecuzione o comunque costituire «un aggravamento della situazione dell’estradato per ragioni politiche, religiose o personali».
Nella seduta del novembre di due anni fa il Tribunale Supremo annullò l’asilo politico concesso a Battisti, votò a favore dell’estradizione ma accordò che, trattandosi di un caso di relazioni internazionali, la decisione definitiva non spettava al potere giudiziario ma all’esecutivo, ovvero al presidente Lula.
Ora, è abbastanza difficile, anche se non impossibile, che il Supremo riveda quella scelta di lasciare al presidente l’ultima parola, le dichiarazioni di questi giorni – tutte confidenziali – dei magistrati convergono sull’ormai prossima liberazione dell’ex terrorista italiano.
Battisti potrebbe lasciare il carcere di Papuda, alla periferia di Brasilia, già venerdì. Anche se non potendo più godere dello status di rifugiato politico egli è un immigrato illegale e dovrà attendere, probabilmente ai domiciliari, la regolarizzazione amministrativa della sua situazione.
Il relatore della causa, Gilmar Mendes, e il presidente di turno del Tribunale, Cezar Peluso, si oppongono a chiudere il caso con la liberazione di Battisti ma un segnale molto chiaro su quale sarà la sentenza si è avuto meno di dieci giorni fa quando l’udienza, in un primo momento prevista per il primo giugno, è stata fatta scivolare a dopodomani: rischiavano di rilasciare Battisti alla vigilia dei 150 anni dell’Unità d’Italia.
Molto pessimisti sull’ultimo atto della giustizia brasiliana, alcuni dei parenti delle vittime stanno consultando avvocati per presentare una causa contro lo Stato italiano e contro quello brasiliano.
Anche perchè, finisse così, sarebbe la dimostrazione dell’incapacità del governo italiano a ottenere giustizia per i familiari delle vittime del terrorismo che, non a caso, citerebbero anche lo Stato italiano per non aver saputo rappresentare adeguatamente le loro ragioni nelle sedi competenti.
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Giugno 6th, 2011 Riccardo Fucile
ENTRAMBI VORREBBERO CHE TREMONTI RINUNCIASSE AL RIGORE E ALLENTASSE I CORDONI DELLA BORSA, FACENDO FINTA DI IGNORARE DI ESSERE ALLA VIGILIA DI UNA DOPPIA MANOVRA LACRIME E SANGUE…LA FARSA DEI MINISTERI AL NORD USO GONZI DI PONTIDA E IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA IN OFFERTA SPECIALE
La tentazione di Bossi. Sottrarsi al logoramento e stringere col premier un
patto di governo a tempo.
Otto, nove mesi per andare al voto nel 2012, dopo aver messo a segno pochi ma incisivi provvedimenti in grado di riconquistare consensi al Nord.
“Perchè o si cambia o sarà meglio andare al voto subito” è quanto va ripetendo il Senatur che si vede franare i consensi sotto i piedi padani,.
Dovrà fare i conti con la resistenza a oltranza di Berlusconi, che dall’alleato invece pretenderà pieno sostegno per portare la legislatura fino alla scadenza naturale del 2013. Senza strappi e, ovvio, senza alcun passo indietro da parte sua: l’inquilino non lascia Palazzo Chigi.
A chi lo ha sentito nel primo week end di relax trascorso ad Arcore dopo la batosta elettorale, il Cavaliere è apparso più determinato che mai alla vigilia del vertice in programma oggi a ora di pranzo a Villa San Martino.
Appuntamento nel quale Angelino Alfano esordirà da neo segretario, assieme ai coordinatori pidiellini, e in cui col leader del Carroccio e i ministri Maroni, Calderoli ci sarà il loro “guru” economico, Giorgetti.
Non a caso: tutti i riflettori saranno puntati sul commensale Giulio Tremonti. “Voglio vedere se con l’aiuto di Umberto, che come noi ha perso le elezioni per colpa del fisco e degli imprenditori delusi, riusciremo a convincere Giulio a cedere una volta per tutte”.
In cima ai pensieri del presidente c’è la riforma fiscale da annunciare e approvare nel giro di poche settimane, ci sono i famosi cordoni della borsa da allargare.
Proprio quelli che il ministro dell’Economia intende tenere sigillati, tanto più alla vigilia di una doppia manovra (giugno e fine anno) che già si preannuncia – e che l’Ue pretende – da lacrime e sangue.
Ecco, su questo punto Berlusconi è convinto di trovare proprio in Bossi una solida sponda.
Ai primi punti dell’agenda per il rilancio che gli uomini del Carroccio porteranno ad Arcore, c’è proprio lo stop alla politica di “aggressione fiscale”, quella delle ganasce e della lotta spietata all’evasione, per intendersi, che ha portato alla mezza rivolta degli imprenditori di Treviso di qualche giorno fa.
“Quella è gente nostra, ha già minacciato che non ci vota più, non possiamo voltar loro le spalle” va ripetendo da giorni il Senatur ai dirigenti di Via Bellerio. Allora, rigore sì, Tremonti resta il loro faro, ma il ministro sarà invitato anche dai “lumbard” a cambiare registro.
Ma un Berlusconi indebolito dalla sconfitta elettorale e incalzato sul fronte interno dal pressing pidiellino sulla successione, sa bene che in questa partita con Bossi si gioca la propria sopravvivenza politica.
Sa che dietro l’angolo potrebbe esserci la richiesta da parte dell’alleato di cedere il testimone, alla prossima tornata elettorale.
Ecco perchè Bossi e i suoi troveranno un padrone di casa piuttosto accondiscendente. Tra le portate della colazione non è escluso che venga servito il più pesante dei ministeri rimasto vacante: quello alla Giustizia liberato da Alfano.
Se finora il premier non si è sbilanciato sull’avvicendamento, è proprio perchè intende sondare gli umori leghisti.
Il più quotato dei papabili resta il pidiellino Maurizio Lupi, ma il Cavaliere non si straccerà le vesti, raccontano i suoi, per difendere una soluzione interna.
Soprattutto se Bossi dovesse proporre Roberto Castelli, già leale e sperimentato Guardasigilli del vecchio governo Berlusconi. Non solo. Dal vertice di oggi il ministro delle Riforme vuole incassare il via libera al trasferimento di almeno un ministero a Milano.
Il suo, nella fattispecie, magari con il dicastero alla Semplificazione di Calderoli annesso. Con buona pace degli ex An e del Pdl romano, Alemanno in testa.
Il premier proverà a cedere solo dipartimenti, come aveva già abbozzato.
Ma Bossi ha deciso di fare di questo uno degli annunci “forti” all’adunata di Pontida del 19 giugno.
Il sospetto che il Senatur stia premendo fin troppo sull’acceleratore con l’obiettivo recondito dello schianto, magari per dar vita entro l’anno a un esecutivo Tremonti e cambiare la legge elettorale, aleggia eccome in casa Pdl.
“Speriamo che gli amici leghisti comprendano che non sono i ministeri a Milano a riportare a casa i voti persi – ragiona il berlusconiano doc Osvaldo Napoli – ma piuttosto la capacità di rilanciare l’economia”.
Già , ma Tremonti accetterà davvero di cambiare registro?
La tensione è cresciuta parecchio, in queste ore, al ministero di via XX Settembre, cinto d’assedio su più fronti.
“Berlusconi è stato sempre in grado di mediare quel che sembrava inconciliabile – confida l’eurodeputato Pdl Mario Mauro – dalla Lega alle varie anime del nostro partito”.
Questa volta l’impresa sarà ancora più ardua.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Giugno 6th, 2011 Riccardo Fucile
TUTELA DELL’AMBIENTE, IMPORTANZA DEGLI IMPIANTI, FATTORE TEMPO: ECCO PERCHE’ DA MONACO A PARIGI SI E’ TORNATI INDIETRO E SI E’ AFFIDATA LA RETE IDRICA AL SETTORE PUBBLICO….CON MAGGIORE EFFICIENZA E GRANDI RISPARMI
Mentre il governo Berlusconi varava la legge che bocciava il gestore pubblico dell’acqua, facendolo finire in serie B e costringendolo per legge a restare in minoranza nelle aziende quotate in Borsa, grandi città , comprese quelle che per decenni avevano sperimentato la gestione privata, decidevano di puntare sul pubblico.
Parigi, Berlino, Johannesburg, Buenos Aires, Atlanta, Monaco di Baviera sono tutte guidate da ideologi sprovveduti, teorici estremisti che odiano i capitali privati?
Proviamo a vedere cosa sta succedendo in alcune di queste città partendo dal caso meno pubblicizzato, Monaco di Baviera.
La chiave per comprendere la scelta di Monaco è il rapporto tra l’acqua e il territorio.
Per la risorsa idrica quello che conta è la qualità dell’ambiente: più si preserva la natura in cui l’acqua scorre, meno è necessario intervenire sugli acquedotti.
Nel 1992 Monaco di Baviera ha deciso di acquisire i terreni vicini alla falda e di riservarli alla coltivazione biologica: niente chimica, allevamento controllato.
In questo modo è stata vinta la battaglia contro i nitriti che per tre decenni avevano continuato a crescere e l’acqua può arrivare in tavola senza cloro e senza trattamenti chimici.
Analoga la scelta di Parigi che, dopo la decisione di far tornare l’acqua in mano pubblica, togliendola alle due multinazionali francesi (Veolia e Suez) che gestivano il servizio da 25 anni, ha preso il controllo dei terreni collegati alla falda idrica e li ha concessi in affitto a canone agevolato o a titolo gratuito agli agricoltori che si sono impegnati a lavorare seguendo gli standard più rispettosi dell’ambiente.
Le perdite di rete registrate in Francia dai due principali gruppi privati del settore andavano dal 17 al 27 %, contro il 3-12 % della gestione pubblica.
E l’assessore alla municipalità di Parigi, Anne Le Strat, ritiene che il passaggio da un sistema privato a uno pubblico consentirà di risparmiare 30 milioni di euro l’anno.
Questo tipo di scelte può essere fatto solo se la gestione dell’acqua è pubblica perchè impone investimenti e programmazioni a lunghissimo termine, una società privata non ha interesse a investire per acquistare terreni che poi potranno non servirle più a nulla se alla scadenza il contratto non viene rinnovato.
Inoltre avrebbe difficoltà a giustificare agli azionisti un investimento così importante per risolvere un problema che si può affrontare con una spesa molto minore utilizzando il cloro.
I punti cruciali sono dunque due.
Il primo, come abbiamo visto, è lo spazio.
Più è vasta l’area ambientalmente sana in cui l’acqua scorre, minore è la necessità di un intervento correttivo sulla rete idrica.
Il secondo è il fattore tempo.
Gli importanti investimenti di cui il settore idrico ha assoluto bisogno per chiudere il cerchio dell’acqua collegando alle fogne quel 30 per cento di scarichi non ancora in regola, richiedono uno sguardo lungo.
La manutenzione costa, l’espansione della rete costa.
E i ritorni si misurano nell’arco di vari decenni.
Spesso troppi per un’azienda privata che è abituata a rendere conto del suo operato in tempi decisamente più brevi e che difficilmente ottiene contratti con una durata di più di 30 anni.
A meno che il controllo delle scelte sull’acqua non rimanga saldamente in mano alla mano pubblica.
Antonio Cianciullo
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