Maggio 21st, 2012 Riccardo Fucile
L’ITALIA NON DIMENTICHI I SUOI FIGLI MORTI SUL LAVORO, ESEMPIO DI SACRIFICIO E ONESTA’ IN UNA SOCIETA’ CON SEMPRE MENO VALORI DI RIFERIMENTO
Poteva essere una strage di fedeli se la terra avesse tremato così solo qualche ora dopo.
Ricca di chiese e di campanili in parte crollati, questa landa padana di confine fra Emilia, Lombardia e Veneto, così piatta da non scorgere all’orizzonte neppure una collina, ha scritto invece la pagina più nera degli operai della notte.
Ben prima che sorgesse il sole Nicola Cavicchi, Leonardo Ansaloni, Gerardo Cesaro e Naouch Tarik erano tutti al lavoro, chi a scaricare lastre di alluminio, chi alle prese con i forni delle ceramiche, chi a controllare il polistirolo.
Tutti turnisti dalle 20 alle 6 del mattino, sotto i rispettivi capannoni, così movimentati e assordanti da non accorgersi della prima scossa, quella dell’una di notte.
«Non l’abbiamo sentita, c’era il rumore delle presse», ha detto Ghulam Murtaza, il miracolato della Tecopress.
Tutti assunti, regolari, Ansaloni e Casaro con moglie e figli da mantenere, i più giovani Cavicchi e Tarik con il sogno della famiglia.
«Nicola si era fatto un mutuo e una casa e voleva sposarsi, pensava a questo» ha detto suo fratello Cristiano.
«Naouch stava aspettando il ricongiungimento con sua moglie Widad, risparmiava per questo», sospirava il papà del giovane marocchino.
Per questo lavoravano anche di notte, anche il sabato notte.
Eppure la domanda che molti si facevano domenica mattina davanti alle macerie era quella sospetta: come mai sotto i capannoni alle quattro del mattino?
NAOUK
Si chiamava Naouch Tarik, aveva 29 anni ed era arrivato nel 1994 in Italia da Beni Mellal, Marocco, con papà Mustafà e mamma Fatiha.
Operaio da sei anni della Ursa di Bondeno, una fabbrica di polistirolo, sabato notte non ce l’ha fatta a sfuggire al crollo.
Dopo essere uscito perchè tremava tutto, dice un suo collega, Naouch è tornato nel capannone a riprendere qualcosa o forse a chiudere il gas.
«Sostituiva il capoturno, si sarà sentito responsabile. Mi hanno detto che gli è caduto addosso qualcosa », sussurra il padre con gli occhi lucidi, mentre poco più in là la madre urla di dolore e il fratello Hassan scuote la testa.
E mentre lo dice la terra sussulta forte un’altra volta, alle 15 e 18, anche se lui non ci fa più molto caso: «Naouch era importante per me», ripete.
Vivono in una grande casa immersa nelle campagne modenesi di Bevilacqua. Ci sono anche le due sorelle, un cognato e un’altra ventina di persone fra cui il console del Marocco a Bologna, Driss Rochdi.
Il cognato alza un po’ i toni: «Voglio capire perchè la struttura non ha retto». Il console usa la diplomazia: «Un grande dispiacere, confido nelle autorità italiane». Naouch, dicono tutti, era persona allegra e sportiva. Aveva chiesto da poco la cittadinanza italiana perchè voleva portare a Bevilacqua Widad, la sua giovane moglie marocchina. Rimasta vedova a 18 anni.
GERARDO
Era l’uomo del muletto, l’operaio più esperto, 55 anni, una vita nella Tecopress di Dosso, fabbrica a ciclo continuo di lamierati per macchine.
E lui, alle quattro del mattino si trovava al centro del capannone con il suo mezzo a caricare lastre di alluminio.
L’ultima, drammatica corsa di Gerardo Cesaro di Molinella, sposato con due figli, la racconta l’operatore pachistano delle presse, Ghulam Murtaza: «A un tratto si è mosso tutto, una cosa forte, molto forte, mi sono detto è finita e siamo scappati fuori. Gerardo era sul muletto, l’ha fermato e anche lui ha iniziato a correre. Ma era indietro. Appena siamo passati dalla porta è venuto giù tutto. Lui era vicino all’uscita ma non è riuscito a evitare le lamiere che hanno distrutto tutto, anche la mia macchina parcheggiata fuori».
Murtaza ha 40 anni, una moglie, quattro figli e 1.400 euro al mese di stipendio. «Gerardo era un uomo molto bravo e molto gentile».
Per la notte, che sarebbe finita alle sei, lavoravano in dieci.
Fra questi anche il nigeriano Casmir Mbanoske, che il titolare dell’azienda, Sergio Dondi, ha accompagnato a casa ieri insieme con Murtaza, rimasti appiedati. Siccome nessuno dei suoi connazionali l’ha più rivisto, una decina di amici di Casmir hanno protestato fuori e dentro i cancelli della Tecopress.
«Stiano tranquilli, il loro amico prima o poi si farà rivedere », hanno tentato di tranquillizzarli i carabinieri.
NICOLA
Era stata una sua piccola conquista quella del turno di giorno alla «Ceramica Sant’Agostino». Ma venerdì e sabato a Nicola Cavicchi è toccata la notte.
Un piacere al collega che non poteva andare al lavoro, una fatale sostituzione. L’hanno trovato sotto una trave del reparto altoforni, crollato con la scossa delle 4 del mattino. Senza vita.
«Nicola è morto sul colpo – non ha dubbi suo fratello Cristiano –. Bastava qualche metro più in là e forse si sarebbe salvato».
Perito elettrotecnico, 35 anni, ferrarese di San Martino, Nicola era stato assunto come manutentore. «Aveva provato per un po’ a fare l’elettricista in proprio, ma alla fine i conti non tornavano».
Il suo pallino era il calcio. Accanito tifoso del Milan, ha giocato fino allo scorso anno come difensore di fascia del San Carlo, una squadra dilettantistica locale.
Altra passione, il mare. «Andava ai Lidi Ferraresi il fine settimana. Ricordo che venerdì scorso, dopo aver accettato la sostituzione, ha guardato le previsioni, ha visto due gocce sull’Adriatico e ha detto “ma sì, non mi perdo un granchè”».
Sognava una famiglia. «Si era fatto anche la casa, sotto la mia, pensando di sposarsi con la fidanzata ma poi gli è andata male e si sono lasciati».
Domenica notte alle 4.15 Cristiano ha iniziato a chiamarlo: «Ma lui niente, niente, niente…».
LEONARDO
Era la prima notte in fabbrica dell’operaio Leonardo Ansaloni, addetto agli altoforni. È stato sorpreso dal crollo del tetto mentre tentava la fuga con il collega Nicola Cavicchi.
Entrambi dipendenti della Ceramica Sant’Agostino che con i suoi 380 addetti rappresenta il colosso industriale di questo piccolo centro nato fra i campi di grano del Ferrarese.
Cinquantuno anni, originario di Bondeno, viveva a Sant’Agostino con la moglie Gloria e i loro due figli di 8 e 18 anni.
Lavoro pesante il suo, conduttore dei forni ceramici, cioè cuoco delle lastre da pavimento e rivestimento che l’azienda produce e distribuisce in mezzo mondo.
A differenza di Cavicchi, per il quale i primi soccorritori hanno capito subito che non c’erano margini di salvezza, Ansaloni è rimasto aggrappato alla vita per un po’.
Poi, in mattinata, il cedimento.
Il responsabile di stabilimento non si dà pace: «Giovanni è corso a chiamarmi dicendomi che erano rimasti sotto, ma io non riuscivo ad aiutarli». Giovanni è Giovanni Grossi che si trovava con loro nell’ala vecchia dello stabilimento ed è il miracolato della notte. Davanti agli occhi dei dirigenti rimane un immenso groviglio di legno, ferro e ceramica. C’è chi piange, chi si dispera, chi tace. «È una lama nel cuore di Sant’Agostino».
Andrea Pasqualetto
(da “Il Corriere della Sera“)
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Maggio 21st, 2012 Riccardo Fucile
LA PERSONA FINITA SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI SEMBRA COINCIDERE CON IL PROFILO DEL KILLER: E’ UN EX MILITARE GIA’ MEMBRO DI UN CORPO D’ELITE… OGGI IN PENSIONE, C’E’ CHI DICE ABBIA PROBLEMI PSICOLOGICI…SI FA LARGO L’IPOTESI DI UN COMPLICE
La foto-sequenza che precede l’esplosione: un volto sfocato, un uomo di mezza età , vestito dignitosamente, circa 50 anni. 
Altro? Probabilmente un problema alla mano destra. S’intuisce che la muove a fatica. Da qui l’ipotesi di un complice.
Questo il primo fronte, mentre il secondo fronte dell’inchiesta, che tenta di fare luce sulla strage dell’istituto Morvillo (ore 7.45 di sabato l’esplosione di tre bombole del gas strazia il corpo di Melissa), fissa una probabile svolta rilanciata dalla Gazzetta del Mezzogiorno: c’è un indagato.
Un piccolo passo avanti, dunque, frutto del lavoro degli investigatori che nella notte tra domenica e lunedì hanno effettuato centinaia di perquisizioni.
Ne sono usciti dieci sospetti. Su due di loro si concentra l’attenzione.
Di questi, secondo fonti locali, uno è finito sul registro degli indagati. Ancora ignota l’accusa. Ma certo, se le immagini del filmato coincidessero con il supersospetto, sarebbe solo questione di ore per conoscere nome e cognome del killer.
L’accelerazione delle indagini è avvenuta grazie a quelle immagini immortalate dalla telecamere anti-racket di un chiosco di bibite.
Queste, sfocata e poco chiare, rimandano la sagoma di un uomo di mezza età . Lui, sulla scena del delitto, si muove con apparente tranquillità . Sembra sapere quello che deve fare. A fianco si intravede una bombola di gas. Il filmato dura poco.
Cinque minuti: dalle 7 e 40 al minuto dell’esplosione. Gli investigatori, giunti sulla scena del crimine, hanno ricostruito quasi subito l’innesco: detonatore volumetrico, azionato con telecomando.
Da qui l’identikit del killer: un ex militare, un perito o comunque qualcuno che ha buone conoscenze di elettronica.
Tutto questo introduce la persona indagata che c’è, ma in pochi, ora, hanno voglia di parlarne. Forse per scaramanzia.
Si tratta, sostengono sempre fonti locali, di un militare brindisino da tempo in pensione e con qualche problema psicologico.
Nel suo passato l’appartenenza a un corpo d’elite. Diverse le missioni all’estero. Un profilo che potrebbe coincidere con quello dello stragista definito “un lupo solitario in guerra con il mondo” .
L’uomo è stato prelevato dalla Digos durante la notte.
Gli investigatori sono arrivati nella sua abitazioni con una convinzione in tasca: l’ex militare sembra coincidere con l’uomo immortalato dalle telecamere.
Di più: anche lui ha buone conoscenze elettroniche. Non solo sembra avere una corporature e un’età del tutto coincidenti con la foto-sequenza resa nota ieri.
L’ex ufficiale così è stato ascoltato fino alle sette del mattino di domenica. Interrogatorio segretato. Nulla si sa. Emergono, invece, particolari dalla perquisizione nella sua casa.
Qui la Digos ha trovato materiale definito “interessante”. Come alcuni opuscoli per fabbricare ordigni in maniera artigianale.
Insomma, tramontata la pista mafiosa, con i capi della Sacra Corona Unita che addirittura si mettono a disposizione per catturare il killer, resta in campo solamente lo scenario del pazzo isolato.
Il cui volto già s’intravede, ma il cui movente resta nascosto, probabilmente intrappolato in una psiche distorta.
Oggi, intanto, nella chiesa madre di Mesagne si terranno i funerali di Melissa Bassi. Saranno esequie solenni con la partecipazione di autorità di governo. P
otrebbe non partecipare la madre di Melissa, la signora Rita, che è stata colta da malore sabato quando ha appreso la notizia della morte della sua unica figlia ed è stata ricoverata al locale ospedale.
E’ ancora molto scossa, non ha accettato la perdita ed è seguita da psicologi.
A Mesagne, così come a Brindisi, anche oggi è lutto cittadino.
Sono stazionarie, intanto, le condizioni delle cinque studentesse ferite, tutte di Mesagne.
Veronica, la più grave, ricoverata all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, ieri ha ripreso conoscenza due volte ed è stato un sollievo per i familiari. I medici, però, ripetono che le sue condizioni sono ancora critiche.
Lievissimi miglioramenti per le ragazze ricoverate all’ospedale “Perrino” di Brindisi dichiarate dai medici “in condizioni stazionarie”.
Si stanno riprendendo le due ragazze ricoverate in Chirurgia Plastica (una delle due è Vanessa, la sorella maggiore di Veronica).
Per le due ragazze ricoverate al Centro Grandi Ustioni condizioni pure “stazionarie” e la prognosi resta riservata.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 20th, 2012 Riccardo Fucile
IL KILLER RIPRESO DALLE TELECAMERE MENTRE PREME IL TELECOMANDO… LA PROCURA: “VOLONTA’ STRAGISTA”
Pubblichiamo un’immagine del presunto autore dell’attentato di Brindisi, ripreso nel momento in cui starebbe attivando il telecomando che ha innescato la bomba alla scuola Morvillo-Falcone.
Il fotogramma proviene dal video a disposizione degli inquirenti, di cui ha parlato stamani il procuratore di Brindisi Marco Dinapoli.
“Sono immagini terribili”, ha commentato il procuratore, spiegando che ritraggono un uomo in giacca, di età presunta di 50-55 anni, che alle 7:37 provoca l’esplosione.
Abbiamo sfocato i tratti del volto dell’uomo – qui ritratto in apparenza con una mano in tasca mentre esegue l’attentato – per non compromettere le indagini in corso mirate a identificarlo.
Si stringe dunque il cerchio attorno all’attentatore di Brindisi, che con una bomba che ha dilaniato la vita di Melissa e di altre sei studentesse rimaste ferite.
Secondo inquirenti e investigatori è stato un gesto «isolato» ma con una chiarissima «volontà stragista» e non per forza eversiva, un gesto «individuale» che nulla a che fare con la criminalità organizzata locale e ancor meno con l’anarco-insurrezionalismo, ma ancora dal movente oscuro. La svolta è arrivata dalle immagini registrate da una telecamera nei pressi della scuola. 
Immagini che «ci siamo andati a prendere», dice il procuratore capo Marco Dinapoli sottolineando che gli investigatori hanno lavorato a testa bassa per raccogliere tutti quegli elementi che vanno raccolti subito altrimenti sarebbero andati perduti.
In quel video, ha spiegato, c’è l’identikit dell’attentatore, anche se è ancora senza nome.
Un uomo di 55-50 anni, bianco, probabilmente italiano. Ma in quei frame ci sono anche, parole sue, «immagini terribili» in cui si vede l’uomo azionare il telecomando che innesca l’ordigno e attendere il “botto”. Dunque con un significato ben chiaro: voleva la strage e l’ha ottenuta.
LE INDAGINI
Gli investigatori stanno passando al setaccio tutte le rivendite di bombole e i supermercati della regione, per cercare di capire dove l’uomo possa aver acquistato le componenti dell’ordigno e il cassonetto: una corsa contro il tempo che però, grazie alle immagini estrapolate dal video, potrebbe portare presto risposte positive.
Inquadrato il gesto, resta però da capire il movente. Privato? Professionale? Ideologico? O semplicemente il gesto di un folle? Collegato alla scuola o al nome dell’istituto? O magari con il vicino tribunale?
«Non ci sono elementi per dire che c’era un obiettivo specifico dell’azione – ammette il procuratore – e non necessariamente siamo di fronte ad un atto terroristico», nel senso di un atto eversivo.
Certo, prendendo per buona l’ipotesi del gesto isolato, prosegue, si può pensare ad una «persona arrabbiata e in guerra con il mondo, che si sente vittima o nemico di tutti e che utilizza una simile occasione per far esplodere tutta la sua rabbia».
Una persona che, però, non era proprio sprovveduta, visto che ha confezionato un ordigno che richiede conoscenze di elettronica sopra la media.
E che potrebbe non aver agito da sola, almeno nella fase preparatoria: «Non è impossibile che tutta l’organizzazione sia stata fatta da una persona sola – conferma Dinapoli – anche se non sappiamo allo stato se ha agito una o più persone nella fase organizzativa».
IL FILMATO
Il video che ha dato agli investigatori la chiave per inquadrare un gesto comunque ancora senza movente lo fornisce una telecamera che probabilmente il killer non sospettava di trovare: quella installata su un chiosco che vende bibite, panini e giornali a meno di 20 metri dall’ingresso della scuola.
Proprio di fronte al cancello principale.
Un chiosco senza pretese e che però potrebbe rivelarsi fondamentale per le indagini: la piccola telecamera montata all’angolo più vicino all’istituto e rivolta verso l’altro lato della strada, registra infatti immagini che durano abbastanza per fornire quegli elementi che il procuratore capo di Brindisi Marco Dinapoli definisce «significativi».
Elementi che consentono di «non lavorare più al buio». Soprattutto, registra l’intero minuto che trascorre dall’attivazione dell’ordigno, con un comando a distanza, all’esplosione: sessanta secondi pieni di dettagli.
L’IMMAGINE PUBBLICATA SU LASTAMPA.IT
Nell’immagine che LaStampa.it pubblica in esclusiva c’è un uomo.
Un adulto bianco, molto probabilmente un italiano che potrebbe avere tra i 50 e i 60 anni.
Vestito come un tipo qualunque: giacca scura, pantaloni chiari e scarpe da ginnastica. Non sono ancora le 7.40 e lui è già li.
Il cassonetto «armato» con la bomba è dall’altra parte della strada, pronto ad esplodere.
Portato, sembrerebbe, poco prima delle 3 di notte.
Gli investigatori stanno lavorando anche su quest’aspetto perchè la donna che ha raccontato di aver visto qualcuno proprio attorno a quell’ora, non avrebbe riconosciuto la persona nel video come la stessa che si sarebbe mossa verso la scuola di notte con il cassonetto.
È probabile, ed è questa l’ipotesi che prevale tra gli inquirenti, che il testimone abbia avuto difficoltà a ricordare i dettagli di una persona vista in piena notte e per pochi secondi, ma non possono escludere che il killer possa aver avuto un complice. O più d’uno.
Resta il fatto che, alle 7.40, il cinquantenne è pronto a mettere in pratica il suo piano di morte.
Nel video si vede l’uomo appoggiato al muro, sul lato del chiosco più lontano dalla scuola, armeggiare con una specie di telecomando: è il meccanismo che attiva l’ordigno.
Si tratta, ha spiegato Dinapoli, di un congegno volumetrico, uno di quelli che una volta attivato si innesca al passaggio delle persone. «È qualcuno – afferma Dinapoli – che conosce l’elettronica. Il congegno non è particolarmente complesso, ma è di difficile fattura per chiunque sia a digiuno di nozioni di elettronica».
IL LUTTO
In attesa degli sviluppi, domani a Brindisi è il giorno del dolore.
Alle 16.30, nella chiesa madre di Mesagne, si svolgeranno i funerali di Melissa Bassi, alla presenza del premier Mario Monti – che è rientrato anticipatamente dagli Stati Uniti – e del ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, che domani mattina assieme alla collega Paola Severino presiederà un vertice in prefettura.
(da “La Stampa”)
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Maggio 20th, 2012 Riccardo Fucile
I RACCONTI DI UN COLLABORATORE DI GIUSTIZIA CHE, ANCOR PRIMA CHE SCOPPIASSE LO SCANDALO DEI FONDI DELLA LEGA, AVEVA DENUNCIATO I RAPPORTI TRA IL TESORIERE DEL CARROCCIO E LA MALAVITA ORGANIZZATA… ”BELSITO SI VENDEVA COME AMICO DI SILVIO”
Il pentito racconta: non solo ‘ndrangheta, anche camorra e soprattutto Cosa Nostra. 
Questi i contatti di cui ha goduto per anni l’ex tesoriere della Lega, Francesco Belsito.
A Genova. E non da oggi, ma almeno a partire dal 2002 “quando bisognava cambiare la vecchia lira con la moneta europea”.
A dirlo è un collaboratore di giustizia, legato ai clan campani dei Mallardo e dei Nuvoletta, che dal 2009 parla con i Pm liguri.
Nel 2010 alcune sue dichiarazioni aiutano i magistrati a fare chiarezza sugli affari di Antonio Fameli, imprenditore calabrese trapiantato in riviera, vicino alla cosca Piromalli e oggi accusato di riciclaggio.
Un anno dopo lo stesso pentito si mette a tavolino e scrive un memoriale che invia alla Procura di Savona.
Cinque pagine scritte tra luglio e settembre 2011.
Dentro gli inediti rapporti tra l’ex tesoriere leghista e uomini di Cosa Nostra legati al boss Giuseppe Madonia.
Quando il documento atterra sul tavolo dei magistrati liguri, Silvio Berlusconi è ancora presidente del Consiglio e soprattutto il Carroccio fa da ago della bilancia per la tenuta del governo.
All’epoca, però, il racconto non stuzzica la curiosità degli investigatori.
In quell’anno lo scandalo che ha travolto la Lega Nord è lontano. Nessuno sa chi è Francesco Belsito.
I giornali non si sono ancora occupati del denaro del Carroccio investito in Tanzania.
L’uomo della camorra, invece, dice di conoscerlo molto bene. E non da ieri, ma da prima del 2000, quando Belsito si tiene in tasca la tessera di Forza Italia e fa da autista all’ex ministro della Giustizia Alfredo Biondi.
Due anni dopo il passaggio tra le file della Lega Nord.
Quindi la bufera giudiziaria dell’aprile scorso.
Con il suo nome che incrocia tre procure: da Milano a Reggio Calabria passando per Napoli. Al centro la presunta gestione illecita dei fondi della Lega, utilizzati per foraggiare le esigenze private della famiglia Bossi.
Come corollario le accuse di truffa ai danni dello Stato, appropriazione indebita e riciclaggio. Torniamo, dunque, al periodo in cui l’Italia si appresta a dire addio alla lira.
In quell’anno l’uomo dei Nuvoletta conosce il politico leghista già da qualche tempo.
“Belsito aveva collegamenti con vari esponenti della mafia siciliana in particolare con i fratelli Fiandaca e con gli Angiolieri”.
Si tratta di due famiglie legate a doppio filo al clan gelese degli Emanuello.
In particolare i Fiandaca, oggi attivi nel campo della ristorazione, in passato furono incaricati dallo stesso Giuseppe Piddu Madonia di aprire una “decina” di Cosa Nostra proprio sotto la Lanterna.
Belsito, però, va oltre. E, stando al collaboratore, già all’epoca conta sui rapporti con camorra e ‘ndrangheta.
Sono conoscenze che l’ex tesoriere condivide con un industriale attivo nel mondo del calcio, coinvolto (nel 2005) in un giro di fideiussioni false.
Tra i suoi contatti c’è anche l’imprenditore ligure Romolo Girardelli, accusato di associazione mafiosa dalla Procura di Reggio Calabria che, all’inizio del 2000, indaga sui fiancheggiatori dell’allora latitante Salvatore Fazzari.
Da quelle carte emergono anche i rapporti tra Girardelli e Paolo Martino, manager calibro nove della cosca De Stefano, oggi a processo a Milano con l’accusa di essere il referente al nord per i più influenti boss della ‘ndrangheta .
C’è di più: il passaggio all’euro segna anche l’incontro tra Belsito e il collaboratore di giustizia. I due si vedono nella città olandese di Rotterdam.
Qui l’ex tesoriere deve incontrare una direttrice di banca perchè “ha la necessità di cambiare miliardi”.
Passerà la notte all’hotel Hilton cenando al ristorante italiano la Gondola.
“Il Belsito — si legge nel memoriale del luglio 2011 — diceva di essere in stretto contatto con l’attuale signor presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e che per nome e conto dello stesso era autorizzato a trovare nuovi contatti bancari per aprire conti correnti all’estero tipo isole Cayman adoperando una società esistente”.
Questo dice l’uomo del Carroccio.
Il pentito però ha molte perplessità e racconta: “Io non credevo a una sola parola del Belsito (…) il mio dubbio era che usava la storia del presidente per riciclare denaro della malavita”.
A questo punto però, il verbale s’interrompe.
“Il resto — conclude il pentito — lo racconterò alla signoria vostra di persona”.
Ma già così le parole del collaboratore aiutano a fare ulteriore chiarezza sui rapporti spericolati di Francesco Belsito che, stando alle accuse dei magistrati milanesi, per anni ha utilizzato le casse della Lega Nord come un bancomat in nome e per conto della famiglia di Umberto Bossi.
Nel frattempo i contatti tra l’ex tesoriere e i boss di Cosa Nostra sono arrivati sul tavolo del Ros di Genova grazie a una nota inviata il 10 maggio scorso dall’associazione Casa della legalità .
Ora si attende che fatti e circostanze vengano approfonditi.
Davide Milosa
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 20th, 2012 Riccardo Fucile
IN ITALIA SIAMO SEMPRE IN RITARDO A CAPIRE QUELLO CHE ACCADE INTORNO, DA NOI PREVALGONO I PROFETI DEL COMPLOTTISMO E DELLA DIETROLOGIA
L’attentato di ieri a Brindisi è talmente pazzesco che siamo qui tutti a sperare che a compierlo sia stato, appunto, un pazzo.
Se così non fosse, saremmo infatti di fronte a uno sconvolgente cambio di passo della criminalità organizzata, o del terrorismo se di terrorismo si trattasse.
Finora la mafia e le organizzazioni della lotta armata avevano infatti colpito bersagli precisi, cioè uomini considerati «nemici», oppure seminato la morte nelle banche o sui treni.
Era mostruoso, ma mai si era arrivati a voler colpire una scuola per uccidere deliberatamente degli studenti che sono poco più che bambini.
Questo sarebbe ancora più mostruoso.
Ecco perchè siamo qui a sperare che l’attentatore sia una specie di Unabomber al quadrato. Altrimenti, se dietro a tanto orrore ci fosse un disegno anzichè una mente malata, dovremmo concludere che l’Italia è condannata a non essere mai un Paese normale.
Infatti la prima riflessione che viene spontanea è questa: ogni volta che nel nostro Paese c’è un periodo di transizione, qualcuno cerca di gestirlo con il sangue.
Accadde così dopo il Sessantotto, quando ci fu chi cercò di condizionare il cambiamento con le bombe e chi invece con un partito armato.
Furono anni in cui mutò quasi tutto, nel mondo occidentale: dai rapporti sociali al costume, e le tensioni esplosero ovunque.
Ma solo in Italia ebbero effetti tanto tragici e prolungati nel tempo.
Negli Stati Uniti si parla ancora oggi della rivolta di Berkeley del 1964, a Parigi di un mese soltanto («il maggio francese»), in Germania il terrorismo si aprì e si chiuse in poche settimane con la cruenta vicenda della banda Baader Meinhof.
In Italia invece si andò avanti almeno fino agli Anni Ottanta, e per giunta con una serie di misteri ancora oggi non chiariti.
La seconda riflessione: siamo sempre in ritardo a capire quello che ci succede attorno. Leggiamo sempre il presente con le categorie del passato.
Due settimane fa, dopo il ferimento dell’amministratore delegato dell’Ansaldo a Genova, abbiamo pensato subito alle Brigate Rosse, alla lotta al capitalismo e così via.
Tutta roba di trenta o quaranta anni fa, mentre l’Italia e il mondo sono profondamente cambiati e nuove rabbie stanno montando: contro la finanza, contro le ultime frontiere del progresso tecnologico, contro l’incubo dell’inquinamento e del disastro nucleare.
Stanno montando e alimentano ahimè anche alcune frange estremiste e potenzialmente omicide.
Il rischio di un nuovo terrorismo dunque c’è, e quelli che dicono che invece non c’è perchè il mondo non è più diviso in due blocchi suscitano francamente un po’ di tenerezza.
Sempre per questa propensione a leggere l’oggi con le categorie di ieri o dell’altro ieri, adesso siamo qui a cercare un nesso tra la bomba di Brindisi e quelle del ’92 e ’93, altro periodo di transizione.
Allora fu la mafia a colpire. Lo fece con una strategia per quei tempi nuova.
Adesso cercare di indirizzare il cambiamento con le bombe non sarebbe più una novità .
Ma nuovo sarebbe sicuramente l’obiettivo – una scuola, appunto – e quindi siamo in ogni caso di fronte a un fenomeno inedito, e non a una replica.
Terza cosa. Non riusciamo mai a essere un Paese normale anche perchè in nessun altro angolo del mondo i profeti del complottismo e della dietrologia fanno tanti proseliti.
È vero che in Italia, a partire da Piazza Fontana in poi, ne abbiamo viste di ogni colore.
È vero che le trame sono state molte (le abbiamo appena ricordate) e spesso oscure.
Ma sostenere – o insinuare, che è la stessa cosa – che la bomba di Brindisi l’ha messa o fatta mettere il governo Monti per distogliere l’attenzione degli italiani dalla crisi economica e dalle cartelle esattoriali, è anche questa l’espressione di una follia, e non del tutto innocente. Eppure tesi del genere ieri pomeriggio circolavano sulla rete con l’ammiccamento di qualche politico, o meglio antipolitico, in cerca di voti e di visibilità .
Insomma questa è l’Italia.
Un Paese talmente anormale da costringerci a sperare davvero che ci sia in giro qualche pazzo che collega tre bombole del gas con un timer così, per il gusto di farlo, e senza secondi fini.
Michele Brambilla
(da “La Stampa”)
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Maggio 20th, 2012 Riccardo Fucile
MASSIMO FINI: “DELLA MISTICA DEL CHEWING-GUM NE HO PIENI I COGLIONI”…”DAL GENOCIDIO DEI PELLEROSSA ALLA SCHIAVITU’, DALLA BOMBA ATOMICA AI BOMBARDAMENTO DEI CIVILI, GLI STATI UNITI SONO GLI ULTIMI AD AVERE TITOLO PER DARE LEZIONI DI MORALITA’ AL PROSSIMO”
Monsignor Ernesto Galli della Loggia sul “Corriere” di domenica ci ha inflitto un’omelia
per spiegarci che la Germania, nonostante la sua forza economica, non è adatta a
guidare l’Europa.
È difficile sintetizzare un’editoriale di Monsignore che la cede per prolissità solo a Eugenio Scalfari, comunque ci proverò.
Secondo Monsignore la Germania è gretta, meschina, arida, incapace di sogni e “quando si addormenta la sera l’unico pensiero che può permettersi è quello sullo spread che l’attende l’indomani”.
Per la verità non mi pare che gli italiani siano meno adoratori del Quattrino, con la differenza che noi tendiamo a rubarlo, la classe dirigente tedesca a usarlo in funzione del bene comune. Ma lasciamo perdere.
Si potrebbe obiettare a Monsignore che l’intera cultura europea degli ultimi due secoli è tributaria del pensiero tedesco, in ogni sua forma, filosofica, letteraria, scientifica, architettonica, urbanistica, musicale, da Kant a Heidegger, da Kafka a Thomas Mann, da Oppenheimer a Einstein, da Gropius al Bauhaus, da Mozart a Stockhausen, e che quindi sparare contro la Germania è sparare contro l’Europa.
Ma è proprio ciò che interessa a Monsignore in favore dell’eterno ‘amico americano’.
Scrive: “Alla Germania manca la capacità di incarnare una ‘way of life’ libera e accattivante, di produrre universi mitico-simbolici… di inventare oggetti, specie beni di consumo (dalla gomma da masticare, alla Coca Cola, ai jeans) che alludono irresistibilmente a forme di vita easy”.
Io di questa mistica del chewing-gum ne ho pieni i coglioni.
Dura da quasi settant’anni.
E vediamola allora, a volo d’uccello, la storia di questo popolo tanto easy.
Comincia con uno spietato e vigliacchissimo genocidio (winchester contro frecce), non disdegnando l’uso delle ‘armi chimiche’ allora disponibili (whisky per rovinare la salute dei pellerossa).
Gli Stati Uniti sono l’unico Paese che in tempi moderni ha praticato al proprio interno la schiavitù (abolita solo nel 1862), scomparsa in Europa dal crollo dell’Impero romano.
Hanno avuto l’apartheid fino a una cinquantina d’anni fa.
Molto attenti alla propria pelle gli americani hanno una totale indifferenza per quella altrui.
Alla fine della Seconda guerra mondiale bombardarono a tappeto Dresda, Lipsia, Berlino col preciso intento di colpire i civili, ammazzandone a milioni, “per fiaccare la resistenza del popolo tedesco”, come si espressero esplicitamente i loro comandi politici e militari.
Sono i soli che abbiano usato l’Atomica.
Dopo la vittoria del 1945 hanno ridotto l’Europa in stato di minorità , di sovranità limitata e la Nato è stata uno dei principali strumenti per tenerla soggiogata, militarmente, politicamente, economicamente e, alla fine, anche culturalmente come dimostra il soccombista Galli della Loggia.
Con la loro ‘way of life’ easy hanno provocato una crisi epocale che hanno poi scaricato sull’Europa e che continuano a scaricare con tutti i mezzi, non escluse le loro agenzie di rating.
La crisi è partita dall’America, ma quel pseudodemocratico e pseudonero di Obama ha la faccia tosta di impartirci lezioni di moralità economica.
Io vorrei che l’Italia non fosse subalterna a nessuno.
Ma se così deve essere, preferisco un’Europa guidata dalla Germania che sotto il tallone degli “easy, ariosi, liberi, umani” United States of America, di cui siamo, da troppo tempo, gli ‘utili idioti’.
Massimo Fini blog
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Maggio 20th, 2012 Riccardo Fucile
L’IPOTESI DI ESPELLERE IL TROTA…I SOLDI PER I RALLY DI RICCARDO E LE SPESE DI RENZO…MA MARONI DIMENTICA DI ESPELLERE IL PLURINQUISITO PINI, SUO COMPAGNO DI MERENDE IN EMILIA
Da mesi, tutto quello che succede nella Lega viene interpretato in chiave simbolica.
Capita così anche per l’incontro tra Umberto Bossi e Roberto Maroni: il primo vero colloquio dal giorno dell’avviso di garanzia consegnato al Senatur proprio in via Bellerio.
Il primo faccia a faccia programmato dopo la pubblicazione di quelle carte che hanno svelato l’ulteriore coinvolgimento dei due figli del leader, accusati di appropriazione indebita: intercettazioni, movimenti bancari, testimonianze, rendiconti sui pagamenti di autonoleggi, meccanici, rate universitarie.
Poco più di un’ora e mezza insieme anche agli altri due triumviri, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago, al governatore del Piemonte Roberto Cota e al segretario della Lega lombarda Giancarlo Giorgetti.
Amareggiato per gli sviluppi dell’inchiesta che ha travolto il suo partito e la sua famiglia, Bossi è apparso «disorientato» ai suoi.
Ha cercato di dare spiegazioni: «Ho autorizzato io alcune spese dei miei figli e chiesto che venissero pagate», avrebbe detto durante la riunione, ufficialmente convocata per discutere dei congressi in Lombardia e Veneto.
Quali spese? Umberto Bossi ha parlato delle gare di rally di Riccardo e dei soldi usati da Renzo, ripetendo più volte di aver creduto alle spiegazioni dei due ragazzi.
Ma di fronte a lui – a contestare duramente l’uso imbarazzante di quei fondi – ci sono Maroni e gli altri dirigenti: fanno presente al fondatore della Lega che le cose stanno diversamente, che Renzo e Riccardo si sono approfittati della situazione per perseguire interessi personali. Qualcuno, nel partito, non esclude che l’ex ministro dell’Interno possa spingersi fino a chiedere l’espulsione di Renzo, che si era già dimesso da consigliere regionale, dal partito.
Maroni ieri non è arretrato di un passo e all’amico di una vita ha detto ciò che a metà aprile valeva per il tesoriere Francesco Belsito e per la vicepresidente del Senato Rosi Mauro e che oggi, ancora di più, vale per i figli del capo: «Hanno sbagliato. Hanno sbagliato e devono pagare».
A Bossi non è rimasto altro da fare che uscire dalla stanza.
A questo punto, nel Carroccio si aspetta.
Il Senatur non parla in pubblico dal 4 maggio, dalla chiusura della campagna elettorale.
E, con tutto quello che è successo da allora, fuori e dentro il partito sembra passato un secolo.
L’ex capo del Viminale, ai cronisti che ieri sera gli chiedevano se Bossi lascerà la Lega, ha replicato rapidamente: «Non lo so, non mi interessano queste cose».
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Maggio 20th, 2012 Riccardo Fucile
GENOVA -10.83% PALERMO -14,14% COMO -12,28% CUNEO -10,12% ALESSANDRIA -12,88% PIACENZA -8,23% L’AQUILA -9,18% TARANTO -10,58% AGRIGENTO -16,76% TRAPANI – 14,64% ASTI 8,53%… REGGONO SOLO PARMA -2,55% E LUCCA -4,91%
Ecco i significativi dati sull’affluenza alle ore 19 di domenica in alcuni comuni capoluogo
L’Aquila:
Sindaco Uscente: Massimo Cialiente (csx) eletto al I turno con il 53,24%. Affluenza finale (I turno): 79,03%
Affluenza parziale ore 19 (tra parentesi lo stesso dato relativo al primo turno): 30,52% (39,70%) -9,18%
Piacenza:
Sindaco Uscente: Roberto Reggi (csx) eletto al II turno con il 55,7,2%. Affluenza finale (I turno): 77,90%. Affluenza finale (II turno): 72,28%
Affluenza parziale ore 19 (tra parentesi lo stesso dato relativo al primo turno): 32,88% (41,11%) -8,23%
Parma:
Sindaco Uscente: Pietro Vignali (cdx) eletto al II turno con il 56,56%. Affluenza finale (I turno): 74,5%. Affluenza finale (II turno): 67,85%
Affluenza parziale ore 19 (tra parentesi lo stesso dato relativo al primo turno): 37,7% (40,25%) -2,55%
Frosinone:
Sindaco Uscente: Michele Marini (csx) eletto al I turno con il 53,34%. Affluenza finale (I turno): 81,74%
Affluenza parziale ore 19 (tra parentesi lo stesso dato relativo al primo turno): 31,82% (42%) -10,18%
Rieti:
Sindaco Uscente: Giuseppe Emili (cdx) eletto al I turno con il 52,14%. Affluenza finale (I turno): 83,95%
Affluenza parziale ore 19 (tra parentesi lo stesso dato relativo al primo turno): 31,75% (40,09%) -8,34%
Genova:
Sindaco Uscente: Marta Vincenzi (csx) eletto al I turno con il 51,2%. Affluenza finale (I turno): 61,75%
Affluenza parziale ore 19 (tra parentesi lo stesso dato relativo al primo turno): 22,78% (33,61%) -10,83%
Como:
Sindaco Uscente: Stefano Bruni (cdx) eletto al I turno con il 56,19%. Affluenza finale (I turno): 68,13%
Affluenza parziale ore 19 (tra parentesi lo stesso dato relativo al primo turno): 26,77% (39,05%) -12,28%
Monza:
Sindaco Uscente: Marco Mariani (cdx) eletto al I turno con il 53,52%. Affluenza finale (I turno): 73,65%
Affluenza parziale ore 19 (tra parentesi lo stesso dato relativo al primo turno): 25,77% (33,95%) -8,18%
Isernia:
Sindaco Uscente: Gabriele Melogli (cdx) eletto al I turno con il 69,1%. Affluenza finale (I turno): 79,36%
Affluenza parziale ore 19 (tra parentesi lo stesso dato relativo al primo turno): 31,81% (39,36%) -7,55%
Alessandria:
Sindaco Uscente: Piercarlo Fabbio (cdx) eletto al I turno con il 63,01%. Affluenza finale (I turno): 74,8%
Affluenza parziale ore 19 (tra parentesi lo stesso dato relativo al primo turno): 23,24% (36,12%) -12,88%
Asti:
Sindaco Uscente: Giorgio Galvagno (cdx) eletto al I turno con il 56,12%. Affluenza finale (I turno): 73,72%
Affluenza parziale ore 19 (tra parentesi lo stesso dato relativo al primo turno): 29,06% (37,59%) -8,53%
Cuneo:
Sindaco Uscente: Alberto Valmaggio (csx) eletto al I turno con il 50,98%. Affluenza finale (I turno): 76,22%
Affluenza parziale ore 19 (tra parentesi lo stesso dato relativo al primo turno): 28,27% (38,39%) -10,12%
Taranto:
Sindaco Uscente: Ippazio Stefà no (csx) eletto al II turno con il 76,26%. Affluenza finale (I turno): 73,7%. Affluenza finale (II turno): 50,42%
Affluenza parziale ore 19 (tra parentesi lo stesso dato relativo al primo turno): 18,99% (29,57%) -10,58%
Trani:
Sindaco Uscente: Giuseppe Tarantini (cdx) eletto al I turno con il 60,17%. Affluenza finale (I turno): 78,39%
Affluenza parziale ore 19 (tra parentesi lo stesso dato relativo al primo turno): 27,46% (43,65%) -16,19%
Agrigento:
Sindaco Uscente: Marco Zambuto (csx) eletto al I turno con il 62,9%. Affluenza finale (I turno): 61,4%
Affluenza parziale ore 19 (tra parentesi lo stesso dato relativo al primo turno): 25,52% (42,28%) -16,76%
Palermo:
Sindaco Uscente: Diego Cammarata (cdx) eletto al I turno con il 53,5%. Affluenza finale (I turno): 71,8%
Affluenza parziale ore 19 (tra parentesi lo stesso dato relativo al primo turno): 22,32% (36,46%) -14.14%
Trapani:
Sindaco Uscente: Girolamo Fazio (cdx) eletto al I turno con il 64,7%. Affluenza finale (I turno): 71,8%
Affluenza parziale ore 19 (tra parentesi lo stesso dato relativo al primo turno): 19,71% (34,35%) -14,64%
Lucca:
Sindaco Uscente: Mauro Favilla (cdx) eletto al II turno con il 52,46%. Affluenza finale (I turno): 67,2% Affluenza finale (II turno): 62,7%
Affluenza parziale ore 19 (tra parentesi lo stesso dato relativo al primo turno): 24,62% (29,53%) -4,91%
Belluno:
Sindaco Uscente: Antonio Prade (cdx) eletto al I turno con il 53,66%. Affluenza finale: (I turno): 66,11%
Affluenza parziale ore 19 (tra parentesi lo stesso dato relativo al primo turno)
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Maggio 20th, 2012 Riccardo Fucile
DANNI ENORMI A EDIFICI STORICI E CHIESE…FORTE SCOSSA DI MAGNITUDO 5.9, EPICENTRO TRA FERRARA E MODENA… PERDONO LA VITA QUATTRO OPERAI, UN VIGILE DEL FUOCO E’ GRAVE, DUE DONNE UCCISE DALLO SPAVENTO
Una scossa di magnitudo 6, forte quasi quanto quella che il 6 aprile 2009 distrusse L’Aquila, ha fatto tremare alle 4.05 il Nord Italia, seminando morte e distruzione.
L’Emilia-Romagna è la regione più colpita, dove si registrano sei vittime, una cinquantina di feriti lievi e ingenti danni a chiese ed edifici storici.
L’epicentro 36 chilometri a nord di Bologna – dove la gente è scesa in strada per la paura, ma non si registrano danni particolari – tra le province di Modena e Ferrara. Finale Emilia, nel Modenese, e Sant’Agostino nel Ferrarese i centri più colpiti.
Quattro vittime sono operai, uccisi dal crollo dei capannoni in cui stavano lavorando proprio a Sant’Agostino: due alla Sant’Agostino Ceramiche, un’altro in una azienda di polistirolo a Ponte Rodoni di Bondeno e un altro ancora alla fonderia Tecopress di Dosso.
Quest’ultimo è stato individuato sotto le macerie, ma non è ancora stato recuperato.
Gli sfollati sono almeno 3mila, mentre le scosse non cessano.
Le altre due vittime sono una ultracentenaria di Sant’Agostino e una tedesca di 37 anni che si trovava a Bologna per lavoro.
Ad uccidere entrambe lo spavento per il forte terremoto, che è stato seguito da due repliche di intensità minore: una di 3.3 alle 5.35 e un’altra di 2.9 alle 5.44.
Circa duecento, fino ad ora, gli interventi richiesti ai centralini del 118 tra Modena e Ferrara.
Evacuati i 35 pazienti dell’ospedale di Finale Emilia, tra cui una donna incinta, che è stata trasportata al policlinico modenese, mentre all’ospedale di Mirandola i pazienti sono stati fatti uscire dalle camere e sistemati in apposite strutture fuori dall’ospedale.
Un vigile del fuoco è rimasto ferito in modo grave cadendo dall’alto mentre stava facendo un controllo strutturale a Finale Emilia.
L’incidente è avvenuto in occasione della scossa di magnitudo di 5.1 registrata intorno alle 15.30.
«In questo momento la nostra priorità assoluta è che le persone possano passare la notte in condizioni accettabili», ha detto il capo della Protezione civile, prefetto Franco Gabrielli, al termine del vertice sull’emergenza terremoto svoltosi in prefettura a Ferrara.
«Stiamo chiedendo la dichiarazione di stato di emergenza nazionale in raccordo con il prefetto Gabrielli», ha aggiunto il presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani.
Tra morte e distruzione, il volto della speranza è quello di Vittoria, una bambina di 5 anni rimasta per due ore sotto le macerie della sua casa di Obici, frazione di Finale Emilia.
Ad allertare i vigili del fuoco, che l’hanno estratta sana e salva dai calcinacci, una telefonata da New York di un parente dei vicini di casa.
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