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NEL PD CONTO ALLA ROVESCIA PER LA FINE DELL’ESECUTIVO

Settembre 20th, 2013 Riccardo Fucile

“GOVERNIAMO CON UN DELINQUENTE? LO SAPEVAMO”, DICONO I DEMOCRAT, MA ALZANO IL TIRO SULL’ECONOMIA… DELRIO: “BASTA FARCI DETTARE L’AGENDA DAL PDL”

“Barbara Berlusconi si chiede come facciamo a governare con suo padre, se pensiamo che sia un delinquente? Il Pdl non è solo Berlusconi, ci sono una serie di provvedimenti che vanno votati e siamo in una situazione di emergenza nazionale”. Stefano Fassina, viceministro dell’Economia.
“Che era un delinquente, già  lo sapevamo”, ripetono Democratici di vario ordine e grado, mentre Berlusconi inaugura la nuova sede di Forza Italia, dopo l’ennesimo video messaggio ad alto contenuto “eversivo” (definizione dello stesso segretario, Epifani).
La Bindi ha detto che dopo gli insulti è difficile rimanere al governo insieme.
I colleghi di partito non la seguono su questa strada, ma si attrezzano al logoramento dell’esecutivo da un’altra prospettiva.
I Democratici sono in piena campagna elettorale, che dall’altroieri sera si è spostata sui provvedimenti economici.
E poi al momento sono troppo impegnati in un conclave perenne per tirare fuori le regole di un congresso, che Renzi vuole immediatamente (per poi partire da una posizione di forza all’attacco del governo) e la vecchia guardia del partito vorrebbe non fare mai.
“Certo, se il governo cade subito si faranno le primarie per la premiership, non il congresso”, dice ancora Fassina.
Non c’ accordo e non c’è una data per il congresso nonostante l’Assemblea che dovrebbe approvarle sia fissata per oggi pomeriggio e domani.
Ieri mentre in Aula si votava l’omofobia il segretario era nella sua stanza a Montecitorio a limare la relazione per oggi. Le due questioni si incrociano e producono corti circuiti dagli esiti imprevedibili.
Al Nazareno sono in pochi a scommettere su una lunga durata del governo. L’orizzonte viene indicato dopo la legge di stabilità  o poco più in là .
Ma soprattutto, il Pd di governo e non solo ha dato un avvertimento al premier: sui provvedimenti economici non c’è nessuna intenzione di cedere ai ricatti del Pdl.
A questo punto l’azione dell’esecutivo dev’essere improntata a principi più di sinistra. Per dirla con Graziano Delrio (ministro renziano): “Non esiste che loro ci dettano l’agenda e noi la prendiamo”.
Sulla necessità  di non aumentare l’Iva è andato all’attacco Fassina, e ieri alcuni renziani (Luca Lotti in testa) si sono affrettati a diramare un comunicato per chiedere di scongiurarne il rincaro sulle prestazioni sociali.
Enrico Letta sta in mezzo. Tra un Pdl che da ora in poi alzerà  sempre di più i toni e un Pd che ha tutte le intenzioni di rispondere colpo su colpo.
Nessuno si può permettere di farlo cadere, per ora, ma la campagna elettorale è entrata nel vivo.
E infatti ieri il premier ha voluto avvertire: “Il governo non è un punchball”. Messaggio destinato — ci tengono a precisare da Palazzo Chigi — non solo al Pdl, ma anche al Pd. Letta per ora non fa gesti di rottura, ma se il logoramento diventa ingestibile, ribadisce che la sua permanenza alla guida del governo non è obbligatoria.
Intanto , con una lettera aperta a Europa e Unità  fa sapere che “per la prima volta da quando il nostro partito è nato” non partecipa all’Assemblea.
“Non parteggerò per nessuno dei candidati in campo e m’impegno sin d’ora a relazionarmi col segretario eletto, chiunque sia, con rispetto e unità  d’intenti. Mi auguro che la nettezza di questa scelta metta fine a gossip e a retroscena più o meno maliziosi”.
La partecipazione gli era stata richiesta, lui non ci sta a farsi tirare iun mezzo.
Eppure voci insistenti parlavano di un possibile terzo uomo che i lettiani, su indicazione del premier, avrebbero proposto per tentare di fermare la marcia di Matteo Renzi.
Lo stesso Renzi che D’Alema sosteneva sarebbe stato il suo candidato naturale perchè il capo del Governo non potrebbe permettersi di stare con il perdente.
Ma è certo che i rapporti tra i due ora sono pessimi. E mentre la commissione è riunita in notturna arriva una grana inaspettata: un documento di Civati, Barca, Puppato, Bettini e Casson nel quale si rimprovera alla segreteria uno scarso impegno sul tesseramento.

Wanda Marra

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SICILIA, IL PDL NON ACCANTONA 300.000 EURO E I DIPENDENTI DEL GRUPPO IN REGIONE RESTANO SENZA TFR

Settembre 20th, 2013 Riccardo Fucile

I DODICI IMPIEGATI IN CARICO AL GRUPPO FANNO UN DECRETO INGIUNTIVO AI PARLAMENTARI

Quasi trecentomila euro scomparsi.
Sono i soldi del trattamento di fine rapporto che sarebbero dovuti arrivare nelle tasche di dodici dipendenti del gruppo parlamentare del Pdl all’Assemblea Regionale Siciliana.
E invece alla scadenza della scorsa legislatura quei soldi non si sono visti.
E per la verità  i dodici dipendenti del loro Tfr non hanno avuto notizie neanche dopo, quando nel dicembre del 2012 si è aperta la nuova legislatura, con l’insediamento del nuovo gruppo parlamentare del Pdl, che per l’occasione ha cambiato nome: da Popolo della Libertà  a Pdl per il Ppe.
Solo un cambio di sigla perchè comunque quei soldi ai dipendenti del gruppo parlamentare toccano di diritto.
È l’Assemblea Regionale Siciliana che finanzia i gruppi parlamentari ogni anno: nell’ultima legislatura, dal 2008 al 2012, sono costati ai contribuenti quasi sessanta milioni di euro, come appurato dai militari della guardia di finanza che da alcuni mesi stanno cercando di fare luce sull’utilizzo che i partiti fanno dei fondi parlamentari.
Dei sessanta milioni sborsati dall’Ars, tredici milioni e mezzo sono finiti sul conto del Pdl. Denaro utilizzato soprattutto per pagare ogni mese lo stipendio ai dipendenti, mentre una parte doveva appunto essere accantonata per il successivo pagamento dei Tfr.
E invece di quel tesoretto di trecentomila euro non si hanno notizie.
Per questo i dipendenti del gruppo parlamentare si sono rivolti ad un legale: l’avvocato Vito Patanella, lo stesso che in passato aveva messo in mora i vertici di Palazzo dei Normanni per 24 milioni di euro.
Questa volta i decreti ingiuntivi ammontano soltanto a 230 mila euro: denaro già  versato dall’Ars al gruppo parlamentare del Pdl per pagare i Tfr ai dipendenti. Che però, come detto, è svanito nel nulla.
Per recuperare il loro Tfr, i dipendenti hanno quindi fatto pervenire un decreto ingiuntivo ai parlamentari del Pdl che siedono o sedevano sui banchi di Sala d’Ercole.
Decreto subito bloccato dall’opposizione dello studio legale Greco, che difende gli interessi dei deputati pidiellini.
I dipendenti del gruppo parlamentare in pratica, non avendo trovato un euro nel fondo dedicato al loro Tfr, hanno provato ad attaccare i beni personali di deputati di spicco come l’ex presidente dell’Ars Francesco Cascio o l’ex assessore regionale e oggi senatore Francesco Scoma, recentemente condannati dalla Corte dei Conti, insieme ad altri 15 colleghi, a risarcire con circa 700mila euro a testa la Regione per lo scandalo delle assunzioni al servizio d’emergenza del 118.
Nella lista dei parlamentari “insolventi” nei confronti dei dipendenti anche l’attuale capogruppo del Pdl all’Ars Nino D’Asero, che cerca di minimizzare la questione: “Ci sono tanti problemi perchè crearne degli altri?” esordisce il deputato pidiellino. “Abbiamo affidato il problema burocratico ai legali — continua — e spero si risolva tutto per il meglio e in tempi brevi”.
Ma quel buco da trecentomila euro, soldi già  erogati dall’Ars al Pdl, com’è stato creato?
Che fine ha fatto quel denaro? D’Asero non ne ha idea.
“Onestamente non so che dirle, dato che non ero io il responsabile, non essendo il capogruppo”.
Nell’ultima legislatura infatti il capogruppo del Pdl era Innocenzo Leontini, che alle ultime elezioni non è riuscito a confermare il suo seggio da deputato.
Leontini, anche lui destinatario del decreto ingiuntivo promosso dai dipendenti, ha una sua personale spiegazione su come si sia creato quel buco da trecentomila euro nei conti del Pdl. “Tutta colpa della spaccatura — spiega — quando Gianfranco Miccichè creò il Pdl Sicilia, e poi Grande Sud, si portò soltanto due dipendenti del gruppo parlamentare. Tutti gli altri rimasero a noi che però avevamo meno deputati di prima, e quindi anche l’Ars ci erogava fondi in meno. Dovevamo pagare quegli stipendi e quindi non siamo riusciti a mantenere il fondo per il Tfr” spiega .
E in effetti il gruppo parlamentare del Pdl aveva fatto già  notizia in passato, quando, con soltanto 15 parlamentari, pagava lo stipendio a ben 23 dipendenti.
Alcuni, raccontano fonti interne al partito, negli uffici del gruppo parlamentare non si sarebbero mai visti.
Ed è per questo che i dodici dipendenti lasciati senza Tfr oggi sono imbufaliti.
“Quei soldi ci spettano di diritto, dato che l’Ars li aveva già  erogati al gruppo” dicono, dopo che proprio nelle ultime ore hanno visto i deputati far saltare i lavori della commissione sulla spending review per evitare il taglio degli stipendi.
Solo quelli loro, però, che ammontano a tredicimila euro lordi al mese: gli stipendi di dipendenti e funzionari, infatti, sono già  stati tagliati da mesi come prevede il decreto Monti.
Per risolvere la questione e pagare i trecentomila euro di Tfr ai dipendenti, i parlamentari del Pdl stanno pensando di chiedere un mutuo all’Ars.
Palazzo dei Normanni si vedrà  dunque chiedere un prestito dal Pdl per pagare spese che dovevano essere già  coperte dai tredici milioni e mezzo erogati nell’ultima legislatura: una condizione che difficilmente una banca sarebbe mai disposta a sottoscrivere.

Giuseppe Pipitone
(da “il Fatto Quotidiano“)

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GIUNTA, IL 4 OTTOBRE NUOVA PUNTATA SULLA DECADENZA DI BERLUSCONI

Settembre 20th, 2013 Riccardo Fucile

DURO COMUNICATO DEL CSM: “RISPETTARE LE SENTENZE”

Nove righe durissime. Dedicate a Silvio Berlusconi, senza mai nominarlo.
Il Comitato di Presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura risponde con veemenza alle accuse lanciate due giorni fa dal Cavaliere con l’ormai celebre videomessaggio.
E sono parole che non lasciano spazio a interpretazioni: «I giudici non meritano l’addebito di intenti persecutori o di complotti. E l’esito di qualsiasi processo è una sentenza che va accettata ed applicata».
La nota è firmata dai vertici del Csm.
La sottoscrivono il vicepresidente Michele Vietti, il primo presidente della Cassazione Giorgio Santacroce e il procuratore generale della Suprema Corte Gianfranco Ciani.
Insieme esprimono «amarezza e sconcerto per l’ennesima ripetizione di giudizi sprezzanti e di attacchi infondati che colpiscono in modo indiscriminato la magistratura italiana»
Palazzo dei Marescialli si spinge ancora oltre.
E lancia l’allarme: senza il rispetto delle sentenze «verrebbero meno le regole dello Stato di diritto e il presupposto della ordinata convivenza civile».
I magistrati, ricorda il Csm, «svolgono quotidianamente il proprio lavoro con impegno e imparzialità »
Mentre gli affondi del leader del Pdl incontrano l’energica reazione dell’organo di autogoverno dei giudici, Luciano Violante torna a bacchettare le toghe.
«Le correnti della magistratura — rileva da luogo in cui si dibatteva su questioni teoriche, negli anni Settanta, sono diventate luoghi in cui si costruiscono le carriere». Ma non basta.
Per Violante «tutti i consiglieri togati del Csm sono esponenti di correnti» e anche tra i consulenti «ciascuna corrente porta i suoi uomini e donne».
Così, denuncia, «viene meno il principio di neutralità ».
La Giunta per le immunità , intanto, procede spedita verso il via libera alla decadenza di Berlusconi.
Ieri è stata recapitata al Cavaliere la procedura di “contestazione” dell’elezione a senatore, primo passo verso l’espulsione dal Parlamento.
La seduta pubblica chiamata a discutere della decadenza è stata fissata per il prossimo 4 ottobre, con qualche giorno di ritardo rispetto alla tabella di marcia ipotizzata.
E il motivo va rintracciato nella definizione della location più adatta all’evento.
È toccato al Presidente del Senato Piero Grasso e al Presidente della Giunta Dario Stefà no fare il punto nel corso di un incontro che si è svolto ieri a Palazzo Madama.
L’aula di Sant’Ivo alla Sapienza, infatti, non è giudicata adeguata. Manca il circuito chiuso richiesto dalla procedura e per questo si è stabilito che ad ospitare l’ultimo atto in Giunta debba essere la sala Koch.
Cresce intanto l’attesa per l’appuntamento, tanto che al Senato sono già  pervenute cinquecento richieste di accredito dai media di tutto il mondo.
Una volta ultimata la seduta pubblica, sarà  la camera di consiglio della Giunta a sancire la decadenza.
Sul calendario è già  segnata in rosso la data delll’8 e 9 ottobre.

(da “La Repubblica”)

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GRAZIA SEMPRE PIU’ LONTANA, IRRITAZIONE AL COLLE

Settembre 20th, 2013 Riccardo Fucile

IL RIFIUTO DELLE SENTENZE: ALLARME PER GLI ATTACCHI DI BERLUSCONI ALLE TOGHE… OGGI DISCORSO DI NAPOLITANO

La risposta è attesa per stamattina quando Giorgio Napolitano, prendendo la parola alla Luiss di Roma per ricordare il suo consigliere giuridico Loris D’Ambrosio, dirà  come la pensa sull’ultima sortita di Berlusconi contro i magistrati che lo hanno condannato.
Che sul Colle non è piaciuta affatto.
E che neanche la nuova uscita del Cavaliere in versione buonista sul governo sembra poter “sanare”.
Perchè l’ex premier in quel videomessaggio, con toni che hanno superato il livello di guardia, ha scelto di fare il bis nella sua sfida alla «istituzione magistratura» non accettandone le sentenze definitive che lo riguardano.
Così, alla guerra contro la condanna per la frode fiscale ha sommato l’attacco alla Cassazione anche sul Lodo Mondadori.
Un doppio disconoscimento delle decisioni dei giudici, non rispettandone le sentenze, incitando anzi gli italiani alla ribellione agitando il fantasma di una «democrazia dimezzata ».
Un quadro che, nelle valutazioni del Colle, è esattamente l’opposto di quel che Napolitano gli aveva chiesto come condizione per poter, eventualmente, prendere in considerazione una domanda di grazia o di commutazione della pena. Richiesta che Berlusconi, osservano al Quirinale, dimostra evidentemente di non aver alcuna intenzione di avanzare, lanciandosi dopo un lungo silenzio nell’ennesimo attacco a testa bassa ai giudici.
E Napolitano nessuna intenzione di concedere, restando fermissimo il suo no al “motu proprio”. La strada della clemenza del Colle imbocca così un vicolo cieco.
Per volontà  e scelta dello stesso ex premier, a questo punto, con l’atteggiamento di guerra alla magistratura.
A dispetto di ambasciatori e colombe che invece continuano a bussare alla porta del Colle. Dove, a conferma del clima gelido, girano impressioni del tipo Berlusconi col quel videomessaggio «ci ha tolto un problema… ».
Solo una battuta, che però sembra riassumere bene l’atmosfera pesante, e l’impossibilità  per il Quirinale di tenere aperto ancora quello spiraglio del “perdono” visto che il Cavaliere ostinatamente non cambia rotta.
Nell’aula magna della Luiss arriveranno stamane le valutazioni ufficiali del capo dello Stato, che ieri pomeriggio ha lavorato a lungo alla stesura del suo intervento.
L’appuntamento del resto per il presidente della Repubblica conta molto anche sul piano personale.
Un convegno (presente tra gli altri anche l’ex ministro Severino) in memoria del suo consigliere per la giustizia Loris D’Ambrosio morto d’infarto nel luglio scorso, finito per le sue telefonate con Mancino nel mirino dei pm di Palermo nella trattativa fra mafia e Stato.
Intercettazioni estese anche allo stesso capo dello Stato che, dopo il conflitto di attribuzione con la procura di Palermo davanti alla Consulta, ne chiese e ottenne la distruzione.

Umberto Rosso
(da “La Repubblica“)

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RIESUMATA FORZA ITALIA, I REDUCI PROVANO IL RICICLO

Settembre 20th, 2013 Riccardo Fucile

A ROMA, INAUGURAZIONE SENZA ENTUSIASMO DELLA NUOVA SEDE, RICORDANDO I SUCCESSI DEL PASSATO SENZA OTTIMISMO… NEL FUTURO. L’OMBRA DELLE DIMISSIONI

C’era Lehman Brothers prima del tracollo ed è questa l’unica macchia, se vogliamo.
Il Palazzo è bellissimo e ha una sua sobrietà  taciuta, implicita, mai esibita.
à‰ stata una fortuna trovarlo così capiente (circa 3600 metri quadrati) a un prezzo favolosamente basso (solo un milione d’euro d’affitto l’anno) al centro del centro di Roma.
Proprio in faccia a Louis Vuitton, che esprime comunque un clima, una perdurante fiducia nella forza del talento e dell’impresa.
Qualche uccello del malaugurio vede nella adiacente caserma dei carabinieri che presidia la piazza San Lorenzo in Lucina l’ostensione di una presenza aggressiva, un segno visibile di questi cattivi tempi.
Ieri qualche parola si è spesa, nell’attesa che Silvio Berlusconi inaugurasse la nuova magnifica sede e sancisse, con il taglio del nastro, la palingenesi.
Torna Forza Italia ma si pensa ad altro.
Secondo Teresa, settantasettenne dei Parioli, “Silvio dovrebbe andare ai servizi sociali. Farebbe più effetto”.
Giulio, combattente per la libertà : “Io starei ad Arcore a riflettere e a dare una spinta a questo partito che può dare tanto all’Italia”.
La discussione intorno alle opzioni del condannato si è poi ravvivata — via radio — con il consiglio affettuoso di un suo storico avvocato, Piero Longo: “Dovrebbe andare in carcere. Sarebbe straordinario”.
E da Maurizio Gasparri a Paolo Romani, dal Pdl viene evocata l’ipotesi di dimissioni prima del voto in aula al Senato sulla decadenza: “à‰ possibile che lasci”.
Sul martirio berlusconiano la piazza, contenuta per presenze e avviata all’avanzata età  dei ricordi, si è unita in un consulto collettivo.
Intanto lui, giunto dal retro nel solito Caraceni, ha felicemente ritrovato sè stesso con un sorrisone e una battuta: “Siete più belli di vent’anni fa”.
Poi ha parlato dell’Italia, che ha nel cuore, e del governo, che pure ha nel cuore ma così e così.
“Vigileremo”, ha detto. E via con l’Imu e con l’Iva.
Per colpa di un negligente servizio di amplificazione la voce del Capo è giunta con qualche vuoto e qualche crac, quel fastidioso sottofondo che sconnette e abbatte la concentrazione.
“Ma che sta ‘a succede?”, ha chiesto un uomo della cinquantina.
Intendendo il fruscio come un sicuro vettore del sabotaggio di cui il suo amato Silvio è vittima sistemica. Un tempo non era così.
Un tempo c’era Gasparotti, l’uomo addetto a sistemare inquadrature e riprese, luci e fard. Se era lì anche ieri non si è capito.
La gerarchia è oramai consolidata e in qualche modo sovietizzata.
Denis Verdini, con il solito mostruoso cravattone azzurro, resiste nel ruolo di caposquadra .
Mara Carfagna patisce lo sforzo di mettersi alla pari, anche linguisticamente, con la pitonessa Santanchè ma arranca.
Daniela si vede sempre tre passi avanti ed è vicina a Lui. Sempre.
Angelino Alfano, svogliato, perde posizioni nell’attraversamento del Palazzo.
Il corteo che si forma allunga il passo e di nuovo davanti i soliti due: Verdini e Santanchè. Si rivede la Brambilla, persino Capezzone.
Più tremendo e ingiusto il destino che avvolge Alessandra Mussolini: si copre con una bandiera di Forza Italia, e vorrebbe segnare il tratto originale della capotifosa.
Si perde tra gli anziani, confondendo l’occhio avvertito di chi conosce facce e storie. “Ma chi è sta pazza?”.
Oggi si festaeggia e c’è naturalmente Galan pronto al brindisi. Con lui Cicchitto, Romani e gli altri. I soliti.
Sandro Bondi notevolmente pallido, Brunetta ipercinetico, poi il resto della truppa incanutita ma vogliosa della foto ricordo.
Berlusconi si è ritrovato lungo i corridoi con la sua effigie sui muri.
Foto di lui e della sua cravatta a pois e dei suoi precetti, e del suo discorso chiave, molto gandhiano: “Tutta la mia vita è stata ispirata all’amore per la libertà ”.
Formato maxi o mini, foto di Silvio ovunque.
La festa si è consumata in un’oretta . Fugace, discreta, al ritmo del motivetto di sempre: “E forzaitaliaaa”.
La folla si è per un momento scossa quando è parso che in piazza ci fosse Francesca Pascale, l’amata giovane fidanzata del leader. Era una sosia, purtroppo.
Poi, mentre il grande schermo rimandava bandiere e popolo di vent’anni fa, palloncini bianchi sono saliti al cielo.
Berlusconi ha chiesto alla scorta di riaccompagnarlo a casa ed è filato via dal retro.

Antonello Caporale
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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“YOUGURT, DUDU’ E PIGIAMINO: I MIEI 25 ANNI ACCANTO A BERLUSCONI”

Settembre 20th, 2013 Riccardo Fucile

PARLA ALFREDO PEZZOTTI, EX MAGGIORDOMO DEL CAVALIERE: “QUANDO SI È OPERATO A CLEVELAND C’ERO SOLO IO CON LUI” “SENTE SPESSO NAPOLITANO, SONO AMICI, COME CON LETTA JR”

“Quando lo hanno operato al cuore, a Cleveland, accanto al presidente c’era una persona sola: io. Nella dacia di Putin io c’ero. E anche con Bush, con Sarkozy, e ad Astana col presidente Kazako”.
Grandi e meno grandi, da Obama a Tarantini e Lavitola, Alfredo li ha visti tutti.
Nelle occasioni ufficiali e dopo, nei dietro le quinte più intimi. Dalle cene in smoking agli spuntini notturni “con il suo pigiama bianco candido”.
Poi le notti passate insieme “a fare la rassegna stampa, fino almeno alle tre”.
Le telefonate con il capo dello Stato: “Lui e Napolitano si sentono spesso, c’è molto rispetto, sono amici. E poi Enrico Letta: stima moltissimo anche lui, e non solo perchè è il nipote del signor Gianni”.
Poi i trucchi che lui, da sempre protettivo, elaborava per liberare il capo dall’assalto di donne disinibite.
Perchè Alfredo Pezzotti, classe 1963, per venticinque anni è stato l’ombra di Silvio Berlusconi: “Dal 1988 al maggio scorso sono stato il suo maggiordomo”.
Sempre lì. Lo senti parlare con l’accento leggermente popolare, di Marino, sui colli romani; lo guardi negli occhi vivaci, di persona semplice, ma sveglia, e pensi: quest’uomo conosce la vera storia del Cavaliere. Forse più di chiunque altro.
Sempre accanto, sempre muto: “Mi chiamano la mummia, ma oggi, per la prima volta, ho deciso di parlare”.
Prendetelo come volete: il racconto di un uomo che vuole bene “al Cavaliere come a un padre”. Forse, sussurreranno altri, la gratitudine di una persona cui Berlusconi ha dato molto: “Esperienze uniche, con i potenti del mondo” e quel ristorante che aprirà  le porte nel centro del centro di Roma: “È vero, Berlusconi mi ha aiutato molto a realizzare anche questo sogno. ‘Diventerai un imprenditore’, mi ha detto”.
A maggio, dicono i maligni, il fido Alfredo sarebbe stato allontanato dalla fidanzata del Cavaliere, Francesca Pascale. “Niente di più falso”, giura lui. E senza fermarsi, per due ore di fila, snocciola episodi segreti della sua vita accanto a Berlusconi.
La versione di Alfredo.
Il ricordo che batte tutti?
Le feste nelle dacie di Putin, per il suo compleanno. Non potete neanche immaginare: atterravamo con l’aereo su laghi ghiacciati. Eravamo lontani da tutto, isolati nelle foreste. Putin ci aspettava ai cancelli e subito cominciava lo show: feste in maschera, combattimenti di arti marziali, partite di hockey su ghiaccio. Le guardie del corpo, russe e italiane, che si sfidavano. E Putin — che persone squisite, lui e le figlie! — non si tirava mai indietro.
Hockey ma non solo, dica la verità .
Avremmo potuto avere carovane di donne.
Appunto.
Invece niente. Lo posso giurare. Solo cose galantissime. Alle 11 e mezza si andava a letto.
Ricorda un po’ Carlo Rossella, che diceva “solo coca light, alle cene del presidente”.
Divento furioso quando leggo certe falsità  sul capo. Soprattutto l’idea che potesse pagare per il sesso: assurda. Non ne ha avuto mai — e ripeto mai — bisogno. Anzi.
Anzi cosa?
Ero io a svuotargli le tasche della giacca, ogni sera. E trovavo manciate di numeri di telefono. Richieste di ogni tipo: li buttavo quasi tutti via.
Poi è arrivata Francesca.
Una ragazza molto carina, che gli vuole bene per davvero.
Ma non è stata proprio lei a cacciarla?
Balle. Ho anche letto di screzi con la senatrice Maria Rosaria Rossi, persona preparatissima e gentile. Me ne sono andato per seguire un sogno, e sono così in buoni rapporti col presidente che mi ha detto: “Verrò all’inaugurazione, e poi ogni sera finchè il tuo ristorante non decollerà ”.
Silvio e Francesca: la bella napoletana ha messo in gabbia il Cavaliere?
Macchè. Quei due si vogliono bene veramente. Sono una coppia proprio normale. Colazione a letto, insieme. Fette biscottate e tè per lui, spremuta d’arancia fresca per lei.
Poi la giornata comincia.
Lei è tranquilla: sta al telefono, passeggia, esce coi ragazzi della scorta.
E soffre, la Pascale, degli attacchi sui giornali?
Sì, sicuramente. Lei gli vuole bene veramente, altrimenti non avrebbe resistito. Sarà  anche affascinata da quel mondo, ma è una persona disinteressata.
Per fortuna che c’è Dudù.
Che carino quel cane. È un batuffolo. Il presidente lo tratta come un figlio, lo fa anche saltare sulle poltrone. Tanto è più pulito di un umano.
Poi si lavora.
Gli preparavo io i vestiti.
Sempre lo stesso doppiopetto, si direbbe.
Dovreste vedere il suo armadio: centinaia di completi di Caraceni. E le cravatte… a decine.
Dorme in gessato?
Avrà  centocinquanta tute di cachemire blu solo qui a Roma. E altrettante ad Arcore e in Sardegna.
Tutto casa e chiesa?
Prega molto, anche se non va spesso in chiesa. Però ha una cappella ad Arcore. Ma qualche piacere se lo concede. Gli piace il vino, l’Amarone come rosso e gli altoatesini bianchi, un po’ aromatizzati. Adora il dolce Nonino. Ama la tagliata di manzo fatta bene, pasta pomodoro e basilico, risotti.
Dai processi, veramente, è emerso qualche vizio meno innocente dell’Amarone.
I magistrati mi hanno chiamato già  tre volte. “Ha mai visto cose sporche?”. “Mai, lo giuro sui miei figli!
Almeno lei, risparmi la prole.
Che non arrivassi a domattina. Anche perchè mica era solo: c’eravamo noi, la scorta, illustri ospiti…
La Minetti.
L’ho vista un paio di volte, sempre tranquilla. Come tutte.
Sicuro? Le gemelle De Vivo sono state intercettate mentre pianificavano di rubargli l’argenteria.

Ci siamo rimasti tutti male. Forse l’hanno detto perchè invidiose di altre ragazze. Ero basito, sempre che sia vero.
Sono intercettazioni…
Eh già . Ma lui che c’entra? Di soldi non ne giravano, soprattutto non esiste che uno come lui paghi per il sesso. Non lo conoscete.
Non negherà  pure i regalini?
Certo che no, li impacchettavo io stesso. Piccoli souvenir, cosine che sistemavo sul tavolo da pranzo.
Il regalo più bello che le ha fatto?
L’ho detto, mi ha aiutato col “Palato di Alfredo”, il mio ristorante. E poi mi ha regalato la piscina.
Scusi?
Così, di slancio. Sono andato a svegliarlo e mi ha detto: la piscina la offro io, per le tue figlie. Il giorno dopo Marinella (Brambilla, la storica segretaria, ndr) mi ha consegnato ventimila euro.
Ma con tutti questi doni, i nostri lettori dovrebbero credere alla versione di Alfredo?
E perchè no? Io dico solo la verità . Sono le malelingue a essere bugiarde.
Santo Silvio. Ma la Minetti che si traveste da suora, i balletti sexy, le danze lesbo e la statuetta di Priapo?
Follie. Hanno trasformato goliardia in mostruosità . La statuetta l’ha portata Lorenzo, un mio collega, di ritorno dall’Africa. Era un gioco.
Ma un difetto, anche piccolo, ce l’ha o no?
È troppo buono, e pensa che tutti siano come lui. Sarà  che sta bene con tutti, dal genio allo stupido. È un tipo da spiaggia e da riviera.
Può fare di meglio.
Ci sto pensando. Prima di andarmene ve ne dico uno, giuro.
Ma sua moglie, di tutte queste ragazze che giravano, non era gelosa
Non gliene ho mai dato motivo. E poi queste signorine mica venivano per vedere Alfredo. (Arriva Lella, la moglie: raffinata, bella, sguardo severo . Ha qualcosa da ridire).
Signora Pezzotti, non era mai un po’ preoccupata da queste cene galanti?
Infastidita sì, anche perchè mio marito viveva a Palazzo Grazioli.
E le ha mai viste, lei, le olgettine?
No, anche perchè in casa mia mica le avrei fatte entrare.
Alfredo, quindi dopo cena che si faceva?
Il presidente proiettava i filmini elettorali. Sono proprio belli. E tanti: con le varie manifestazioni, come quella di San Giovanni. E poi le convention, il discorso al Congresso americano, un grande momento di storia. L’ha fatto in inglese, fantastico! In più, dopo, regala i dvd ai suoi ospiti.
Senza pietà 
Perchè? Un bellissimo ricordo.
Dunque le notti del Cavaliere sono quelle di un tranquillo settantasettenne?
Tranquillo mai: è una macchina da guerra. Finchè non ha letto tutti i quotidiani non c’è verso che vada a dormire.
Un robot.
Che però sgattaiola in cucina, nel cuore della notte, col suo pigiama bianco.
E…
Mangia uno yogurt.
Tiri fuori il difetto: avrà  perso la pazienza almeno una volta.
Vabbè, una sì. Preparai una borsa dell’acqua calda perchè aveva mal di pancia. Ma la feci troppo piena e troppo bollente. Lui pensava ci fosse solo aria, la apri e si bruciò: ustione di secondo grado. Mi urlava: “Ma non la prepari mai per i tuoi figli?”.
Il Silvio furioso
Macchè. Alla fine ridemmo: “Mi fa così male che almeno non penso più allo stomaco”, disse.
Ride pure se lo ustiona. Un difetto proprio no?
Mah, sta molto attento all’immagine. Ama sentirsi in ordine.
Non vale
Non mi viene. A volte, quando è a tavola e non ha ospiti, prende le patatine con la mano.
Lasciamo stare.
Non demoralizzatevi. Vi racconto una barzelletta?
Lei ha passato troppo tempo con il capo.
Come fa l’amore Bossi con la moglie? La Lega.
Ottimo
A tavola il Presidente raccontava storielle meravigliose.
La sua preferita?
Eh, difficile scegliere. Me ne viene in mente una bellissima che racconta ultimamente: ci sono due signori che cercano di fare l’amore. Lei dice a lui: io ho bisogno del vento, e dell’acqua, e dei fulmini. E lui risponde: ma cosa vuoi ciulare con questo tempo?
Chiarisca.
Raccontata da lui fa ridere, giuro.
Ok. Tra una settimana è il compleanno di Berlusconi. Qual è il più bello che avete passato insieme?
Anni fa, in Sardegna: fuochi artificiali bellissimi, la signora Rosa, tutti i figli e il vulcano che eruttava.
E le candeline le vuole?
No, no. Una sola. Simbolica.

Beatrice Borromeo e Ferruccio Sansa
(da “il Fatto Quotidiano”)

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