Destra di Popolo.net

QUEL DOSSIER TEDESCO SULLE FRASI DI MATTEO: LA PAROLA DI RENZI NON E’ CERTO SCRITTA SUL MARMO

Marzo 18th, 2014 Riccardo Fucile

LA DIFFERENZA TRA QUELLO CHE PROMETTE E QUELLO CHE POI MANTIENE AL CENTRO DELL’ANALISI TEDESCA

Di rado Angela Merkel improvvisa e neanche stavolta l’ha fatto.
Quando Matteo Renzi è entrato a Palazzo Chigi, la cancelleria si è fatta costruire un dossier con le informazioni meno segrete che esistano sul suo conto: una collezione di cose che ha detto, a fronte di una collezione di cose che ha fatto.
E non serviva un dottore in fisica come la leader tedesca per vedere che, forse fatalmente per un politico, le due serie non coincidono.
Il test preliminare condotto a Berlino ha permesso dunque di concludere che la parola di Renzi non sempre è scritta sul marmo.
Dalle promesse su Twitter a Letta (“Enrico stai sereno”) al “mai a Palazzo Chigi senza elezioni”, l’ex sindaco può prendere decisioni diverse da quelle che annuncia.
A Merkel interessa saperlo perchè, prima di promettere (di recente) il “rispetto di Maastricht” sul rapporto deficit-Pil, Renzi diceva qualcos’altro.
Sosteneva che quella regola è superata, che fu “scritta quando non c’era ancora Google e la Cina era un Paese arretrato”.
Merkel invece ha fretta di capire se può fidarsi del suo nuovo partner: metterlo alla prova è il minimo che i tedeschi possano fare, per adesso.
Quello che è sfilato davanti alla Cancelliera ieri è il terzo presidente del Consiglio italiano in poco più di due anni, lì a nome di un Paese con il terzo debito al mondo e un’economia crollata in questi anni più di qualunque altra, meno la Grecia.
È per questo che nell’incontro privato le parole di Angela Merkel a Matteo Renzi sono state precise.
Al premier ha detto che nella zona euro di oggi non basta riferirsi al Trattato di Maastricht, quello che fissa al 3% del Pil la soglia consentita del disavanzo: quella è solo la base.
Bisogna anche rispettare il nuovo patto di stabilità  (il cosiddetto “Six Pack”) e il Fiscal Compact.
La differenza non è da poco, perchè questa diga di norme erette per arginare i mercati nella tempesta degli ultimi anni è più alta di Maastricht: implica l’obiettivo di pareggio in Costituzione, che l’Italia ha approvato da poco; prevede un calo del disavanzo ogni anno e, tra poco, anche del debito; scoraggia dal finanziarie tagli alle tasse in deficit senza prima il sì dallaCommissione europea.
Renzi ha preso nota delle precisazioni, ma in conferenza stampa ha continuato a dire che rispetterà  “Maastricht”.
L’impressione dei suoi interlocutori tedeschi è che il neo-premier non cogliesse in pieno la differenza fra il Trattato del ’92 sull’unione monetaria e le regole più recenti.
Non che ciò abbia creato scandalo, perchè anche a Berlino si capisce che un primo ministro appena arrivato può anche non conoscere l’armamentario europeo a memoria.
E l’idea che il taglio delle tasse arrivi in extremis, a due mesi dalle elezioni europee, fa capire anche ai tedeschi perchè certe coperture manchino all’appello.
Certo questo beneficio d’inventario la prossima volta non ci sarà .
E di sicuro la Cancelleria avrà  avuto da Parigi il resoconto del colloquio di sabato di Renzi con Franà§ois Hollande che ha avuto anche ombre, non solo luci. Il premier aveva detto all’Eliseo che bisogna superare “l’Europa delle tecnocrazie”, ma Parigi non ha raccolto perchè punta proprio a due posti vitali a Bruxelles: quello di presidente permanente dell’Eurogruppo, con il ministro dell’Economia Pierre Moscovici; e quello di direttore generale del settore Economia e Finanza della Commissione Ue con il direttore del Tesoro francese Ramon Fernandez (al posto dell’italiano Marco Buti).
Quando poi Renzi ha parlato di allentare il rigore, i francesi hanno risposto che il Fiscal Compact invece si rispetta: neanche Parigi lo ama, ma è la garanzia di tenuta di bilancio che serve alla Banca centrale europea per poter aiutare quando serve.
L’Eurotower di Mario Draghi non interverrà  mai, se rischia poi di essere accusata di risolvere i problemi che i governi lasciano degenerare.
Renzi torna dunque dal suo primo tour europeo con un’apertura di credito alla sua spinta innovatrice, ma entro un corridoio ben delimitato di finanza pubblica. Il debito dell’Italia continua afar più paura all’Europa che agli italiani stessi.
Il premier lo ha capito ed è per questo che ieri con Angela Merkel ha evocato la minaccia del populismo anti-euro.
“Dobbiamo dare ai cittadini l’idea che l’Europa non è la causa dei problemi, ma la soluzione”, le ha detto.
Il sottinteso è che alle elezioni europee rischiano di vincere ancora Beppe Grillo e Silvio Berlusconi, se Merkel non gli dà  dei margini di manovra.
La cancelliera ha preso nota. Il suo problema è che gli anti-euro tedeschi di Alternative fà¼r Deutschland ormai sono già  saliti al 7,5% nei sondaggi: tutti voti in uscita dalla Cdu-Csu di Merkel stessa.
E possono solo salire ancora se i giornali tedeschi continuano a scrivere che Renzi è “contro il rigore”, come ha fatto ieri laWelt.Se dunque Merkel deve scegliere tra arginare Grillo o quelli di Alternative, non avrà  dubbi: curerà  gli anti- euro di casa propria.
Anche a costo di arginare, di passaggio, Matteo Renzi in persona.

Federico Fubini

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“BERLINO RESTERA’ PER IL RIGORE, NON VUOLE GUAI”: INTERVISTA AL GERMANISTA ANGELO BOLAFFI

Marzo 18th, 2014 Riccardo Fucile

“NON BASTA LA MAGLIETTA DI MARIO GOMEZ PER FAR CAMBIARE IDEA AL GOVERNO TEDESCO”

«Mi sarei stupito del contrario» diceva ieri sera Angelo Bolaffi dopo avere letto che Angela Merkel e il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schà¤uble hanno ribadito a Matteo Renzi la necessità  di andare avanti con la politica del rigore.
«Non basta la maglietta di Mario Gomez per fare cambiare idea al governo tedesco – dice il professore, germanista, uno dei massimi esperti del rapporto tra Roma e Berlino – . I tedeschi sono convinti che il grande spazio europeo si costruisca omogeneizzando i criteri con i quali mantenere la stabilità  del Continente. La loro diagnosi è diversa dalla nostra, non pensano che alla base delle difficoltà  ci sia il rigore, anzi».
Ma a Berlino interessa che Renzi faccia le riforme oppure basta che l’Italia sia stabile, che non crei guai sui mercati?
«In prima istanza non vogliono guai. Ma sanno anche che se il governo italiano non farà  riforme serie prima o poi i guai arriveranno. Dato il livello di integrazione delle economie italiana e tedesca, per loro è essenziale che noi cambiamo. Il rapporto è così stretto che un problema da noi è un problema per loro. E ne hanno piena coscienza».
Crede in un asse anti-austerità  tra Roma e Parigi?
«No. L’intellettuale francese Alain Minc dice che un’alleanza dei Paesi mediterranei in senso antitedesco fa ridere: firmato il patto, ognuno correrebbe a telefonare a Berlino. La realtà  è che ancora oggi Parigi tiene al rapporto con la Germania in modo ossessivo, non ci può rinunciare e non lo farà . Piuttosto, penso che possa esserci un rapporto particolare tra Italia e Germania, non sostitutivo dell’asse franco-tedesco ma comunque positivo, come lo è stato in passato. Spero che Renzi colga l’importanza del rapporto con la Germania, per noi di grande utilità ».
Il partito antieuro Allianz fà¼r Deutschland, dato in crescita nei sondaggi delle elezioni europee, potrebbe fare cambiare posizioni a Frau Merkel sull’austerità ?
«Ammesso che qualche effetto lo possa avere, semmai spingerà  la signora Merkel a essere ancora più rigorosa, dal momento che è un partito che chiede più rigore. Ma penso che la cancelliera non si preoccupi di Allianz fà¼r Deutschland».
Corre una teoria secondo la quale Renzi farebbe bene ad abbandonare i vincoli europei perchè tanto si tratta di politiche che salteranno dopo le lezioni europee di maggio, dove avranno un successo le forze anti Europa.
«Non sono convinto che l’antieuropeismo mobiliti più di tanto. Ma, al di là  dei risultati, non è pensabile che la Germania cambi strada sul tema della stabilità  economica e finanziaria. Nel 2011 aveva la possibilità  di uscire dall’euro e non l’ha fatto: da allora ha deciso che l’Europa si sarebbe salvata seguendo il modello tedesco, che poi vuole dire i trattati di Maastricht e di Lisbona. Per Berlino, è l’unico modo di salvare l’Europa e su questo andrà  avanti: gli elettori tedeschi hanno appena confermato questa linea. Renzi sbaglierebbe a pensare che possano cambiare idea».
Merkel e Renzi hanno parlato anche di Ucraina. Pure nel rapporto con la Russia, sembra che la Germania debba prendere la leadership dell’Europa, suo malgrado.
«Negli ultimi tempi, la cancelliera ha cambiato posizione in maniera decisa sulla Russia, è molto più dura. Questa è una novità  che rivoluziona tutto. Cent’anni dopo la prima guerra mondiale, pare che in Europa torni il dilemma tra pace e guerra. E tanto la crisi economica che quella geopolitica pongono la questione dell’inevitabile egemonia tedesca. La Germania deve decidere cosa fare da grande e a me pare che Frau Merkel lo abbia deciso. Ha capito che il pericolo posto dalla politica di Putin, mossa dalla sindrome della Guerra Fredda, è considerevole: la cancelliera ha un’origine nella Germania Est e di fronte a ciò è estremamente sensibile».
Renzi dovrebbe seguire Berlino anche in questo?
«Una vecchia tradizione della diplomazia italiana è quella di stare, nei momenti di crisi, dietro alla Germania. Non mi pare una cattiva idea, nemmeno in questo caso».

Danilo Taino
(da “il Corriere della Sera“)

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BABY SQUILLO E COCAINA: C’E’ UNA ROMA CHE TREMA

Marzo 18th, 2014 Riccardo Fucile

LA DAMA BIANCA POTREBBE PARLARE E NEL DOSSIER PROSTITUTE BAMBINE GIà€ 50 INDAGATI…. UNO DI LORO VOLEVA 100 EURO A SETTIMANA PER TACERE

Smaltita la sbornia de La Grande Bellezza ora nella Capitale è l’ora della grande paura.
“E se spunta il mio nome?”. È questa la frase tormentone che si sente ripetere negli ambienti della Roma potente e viziosa, quella che celebra i suoi fasti a drink, sesso e strisciate di coca.
Il terrore corre sul filo di telefonate fatte in tempi non sospetti alle ragazzine-squillo dei Parioli, quelle con le quali si accompagnava l’ex Fiamma gialla Mauro Floriani, il marito riappacificato e con benedizione ecclesiastica a messa, di Alessandra Mussolini.
Proprio Floriani ha ammesso nei giorni scorsi: “Sono stato con una ragazza un paio di volte, non potevo immaginare avesse 15 anni”.
“Incontravamo i clienti in jeans e maglietta”
Strano, a quanto rivela, invece una delle due ragazzine interrogate: “All’inizio quando abbiamo cominciato ci truccavamo per sembrare più grandi… quando abbiamo visto che ad alcuni (clienti, ndr) non gliene fregava niente e, da come parlavamo, sembrava che avevamo 15 anni ci vestivamo normali. All’inizio ci mettevamo a volte i tacchi, poi era estate quindi io per esempio mi mettevo le zeppe… però poi avevamo capito la situazione com’era e ci vestivamo normali, cioè jeans e maglietta. Certo, se ci capitava che se magari dovevamo andare ad una cosa di sera certo io magari mi mettevo il rossetto rosso o rosa però truccate sempre normali, niente di che”.
Ma gli sms, le chiamate per fissare appuntamenti, fatte dai “deficienti”, come le minorenni chiamavano i loro facoltosi clienti sono state tutte intercettate, registrate, la procura ha tutto, nomi ed elenchi degli “utilizzatori finali”.
Difficile sfuggire. Lascia traccia il cellulare e, ancora di più, la carta di credito utilizzata per pagare una stanza al Motel dove passare qualche ora con la Lolita di turno.
Il “trucco” di prendere la stanza alla reception lasciando la minorenne in macchina, lontano dalla vista del portiere, funziona poco.
Ci sono i pagamenti, la registrazione in banca: facile risalire a chi quel giorno ha affittato una stanza.
Dati che si incrociano con le testimonianze delle ragazze e che presto porteranno all’identificazione di altri “clienti”.
Intanto gli indagati sarebbero già  cinquanta. Gente che trema e che in queste ore, stando alle confidenze di chi quegli ambienti li frequenta, ha cambiato abitudini.
“È l’ora di volare un po’ bassi in attesa che passi la bufera. Alcuni tavolari nunsevedono più come prima”. Tradotto, il “tavolaro” è il frequentatore abituale di locali alla moda, un soggetto che, non avendo limiti di spesa, non deve chiedere mai. Un tavolo al circolo esclusivo dove si incrocia una umanità  varia e sempre abbronzata, il politico alla ricerca di emozioni romane, il commercialista con clientela multinazionale, l’avvocato che si divide tra tribunali e talk televisivi, lo troverà  sempre. Perchè paga.
“Tre-quattromila euro per serata”, ci raccontano. Drink, cocktail e champagne, prima di finire la serata in una delle discoteche simbolo della nuova dolce vita.
Intanto è stato interrogato anche Mirko Ieni, quello che sarebbe l’ideatore del giro delle baby squillo, accusato di induzione e sfruttamento della prostituzione.
Si è valso della facoltà  di non rispondere e ha attaccato la stampa: “Tutto quello che direi, signor giudice, finirebbe dritto nei servizi dei telegiornali e questo non lo voglio. Le mie parole sono già  state manipolate”.
Stessa cosa detta ai giudici da una delle due ragazzine a proposito dei suoi tatuaggi: “Non vi dico cosa c’è scritto nei miei tatuaggi altrimenti lo andate a dire ai giornalisti”.
E poi, ancora, la brutta storia di un tentativo di estorsione. Un “cliente” che si spaccia per investigatore privato e che pretende “100 euro alla settimana, altrimenti dico tutto a tua madre”, dopo aver appreso la giovane età  di quella che per lui era stata solo carne per appagamento sessuale.
Ma la Roma del grande vizio trema anche per le rivelazioni minacciate da Federica Gagliardi, la dama bianca. A chi erano destinati quei 24 chili di cocaina, valore di mercato 7 milioni di euro? Quali protezioni rendevano l’ex accompagnatrice di Berlusconi al vertice G8 di Toronto, così sicura di sè mentre col suo trolley rosa si dirigeva verso l’uscita dei voli internazionali all’aeroporto di Fiumicino?
Sono queste le domande alle quali lady-cocaina dovrà  dare risposte convincenti. Per il momento cerchiamo di ricostruire la scena dell’arrivo con l’aiuto di una fonte esperta di controlli aeroportuali.
“L’arrivo con una valigia piena di droga è una sorta di lotteria. Noi controlliamo tutti i voli provenienti dal Nordafrica e dal Sudamerica, ma sono fatti a campione. C’è il cane antidroga della Guardia di finanza o della Polizia di Stato che si aggira tra i passeggeri e annusa i bagagli. Può andarti bene, ma giochi sulle probabilità , un rischio troppo alto per tanta roba e di quel valore. Ci sono poi delle tecniche particolari che i corrieri esperti adottano. Una l’hanno mutuata dalle vecchie Brigate rosse e fu trovata addirittura scritta in un volantino: quando c’è un controllo non agitarti, avvicinati agli agenti e chiedi una informazione, diceva. È un modo per distrarre il poliziotto dal suo compito principale, spiazzarlo. Se poi sei una bella donna, appariscente e adotti questa tecnica aggiungendo un po’ di atteggiamenti invitanti, l’effetto è moltiplicato”.
Il sospetto, stando alle indiscrezioni finora filtrate sull’inchiesta della Procura di Napoli, è che la certezza di farla franca di Federica nascesse dalla possibilità  di poter passare col suo carico attraverso i varchi only staff.
Di nuovo la nostra fonte esperta.
La regia della camorra per quei 24 kg di droga
“Quei varchi sono accessibili solo al personale che lavora nella struttura aeroportuale, operatori, addetti ai vari negozi e punti ristoro, addetti alla sicurezza. Un viaggiatore normale non può assolutamente utilizzarli, a meno che non abbia agganci e protezioni fortissime”.
L’inchiesta appurerà  anche questi aspetti. Un dato è, però, già  certo: una parte consistente del carico scoperto a Fiumicino era destinata al mercato romano. Al suo segmento alto.
Le inchieste sono diverse, Napoli e Roma le procure interessate, per il momento non c’è nessun legame tra lo scandalo baby-escort e l’affaire cocaina, ma il sospetto è che la droga arrivata dal Sudamerica servisse ad alimentare lo stesso circuito, gli stessi ambienti, quelle tavolate che spesso Federica rallegrava con la sua bellezza.
La “Dama bianca” aveva un’agenda di contatti che spaziava dalla politica (senza tante distinzioni di bandiera) al mondo dello spettacolo.
L’assessore e la velina, il consulente alla Regione e il notaio di grido.
Federica era ricercatissima. La sensazione che si ricava leggendo le inchieste romane e quelle napoletane, è che nella Capitale agiscano più “agenzie” al servizio del vizio.
Ognuna con un suo settore. Sono autonome, ma la regia potrebbe essere unica.
E la coca sbarcata a Fiumicino ha un regista terribile: la camorra.

Enrico Fierro
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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IL GOVERNO VENDE PURE LA GARIBALDI

Marzo 18th, 2014 Riccardo Fucile

TAGLI ALLA DIFESA: OLTRE AGLI F-35 E AL PROGRAMMA “FORZA NEC”, SI PREVEDE ANCHE LA DISMISSIONE DELLA PORTAEREI

La portaerei Garibaldi in vendita. Tarpato in modo drastico il costosissimo programma per il soldato cibernetico. E infine dimezzato l’ordine di acquisto dei cacciabombardieri F-35, da 90 a 45.
Il tutto per risparmiare 1 miliardo di euro l’anno. I parlamentari Pd, coordinati dal deputato sardo Gian Piero Scanu, hanno consegnato questa specie di spending review con le stellette alla ministra della Difesa, Roberta Pinotti, e al capo del governo, Matteo Renzi. Entrambi hanno preso al volo la proposta.
Renzi in particolare asseconda convinto la virata, impegnato com’è a reperire risorse per finanziare tutti gli impegni che si è preso con gli italiani, a cominciare dagli 80 euro in più in busta paga da maggio.
Se il taglio proposto arrivasse fino in fondo, sarebbe una bella svolta sia nella sostanza sia da un punto di vista politico e istituzionale.
L’incognita più seria su questo percorso è l’atteggiamento del presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano ha convocato per domani il Consiglio supremo di Difesa di cui è il capo.
Al quarto punto dell’ordine del giorno c’è la “valutazione delle criticità ” dell’articolo 4 della legge 244, proprio la norma che consente di programmare l’inversione di tendenza.
Per quanto riguarda i programmi di investimento e le spese militari la 244, i cui decreti attuativi sono di alcuni giorni fa, rappresenta una rivoluzione copernicana perchè per la prima volta nella storia della Repubblica sposta il baricentro decisionale dagli Stati maggiori e dalla lobby degli armamenti al Parlamento.
Finora la materia era regolamentata da una vecchia legge, la 436 del 1988, conosciuta nell’ambiente come legge Giacchè, dal nome di un parlamentare comunista di La Spezia, una norma che in sostanza riservava le decisioni finali a generali e ammiragli.
Napolitano aveva già  provato l’estate passata a disinnescare l’effetto dirompente della nuova legge sugli investimenti militari richiamando le prerogative presidenziali e militari in tema di difesa e cercando di depotenziare un ordine del giorno Pd per l’istituzione di una commissione che valutasse sia la necessità  dell’acquisto degli F-35 sia l’opportunità  delle altre spese militari.
A Napolitano alcuni parlamentari Pd ricordarono però che quella legge era stata controfirmata da lui stesso, com’era ovvio e naturale avvenisse.
Ora il conflitto si ripropone, anche se c’è chi fa notare che la nuova ministra Pinotti è considerata molto vicina al presidente e che       proprio Napolitano avrebbe caldeggiato la sua nomina: probabilmente, è il sottotesto, c’è già  un accordo preventivo e complessivo.
Se fosse così, il passaggio al Consiglio di Difesa non dovrebbe comportare scosse traumatiche.
Scanu e gli altri parlamentari Pd che si occupano di temi militari sono arrivati alla conclusione che per la Marina è un lusso sostanzialmente inutile tenere in esercizio due portaerei, la Garibaldi e la Cavour.
Delle due sarà  ovviamente risparmiata la più moderna, la Cavour, entrata in esercizio appena 5 anni fa e che per di più dovrebbe ospitare alcuni F 35.
Sacrificata sarà  la più vecchia, la Garibaldi, che solca i mari da 33 anni e che ora appare destinata o alla vendita o in subordine a una riconversione dual use, militare e civile contemporaneamente.
Severo anche il ridimensionamento del programma “Forza Nec”, il soldato del futuro che prevede nei prossimi decenni una spesa complessiva di 14 miliardi di euro e che coinvolge in modo corposo la lobby delle armi che fa capo al gruppo Finmeccanica. Interessate al progetto sono Selex sistemi integrati, Galileo, Elsag, Oto Melara, Agusta Westland, Mbda Italia, Iveco, Engineering, Impresa soldato futuro.
I parlamentari Pd hanno valutato che Forza Nec è così avveniristica da risultare controproducente perchè se fosse realmente realizzata i nostri soldati non sarebbero più in grado di restare fisicamente in contatto coi colleghi europei.
Infine gli F-35, programma lanciato dagli Stati Uniti e che coinvolge altri 8 paesi. All’Italia è stato assegnato il compito di assemblatore delle ali e lo Stato ha finanziato con oltre 700 milioni di euro la costruzione di uno stabilimento a Cameri affidandolo ad Alenia (Finmeccanica).
In un primo momento il ministro-ammiraglio Giampaolo Di Paola (ora consulente Finmeccanica) aveva programmato l’acquisto di 131 aerei, poi ridotto a 90 dal governo Letta per una spesa di oltre 14 miliardi in 20 anni.
Ora il promesso dimezzamento a 45 caccia.

Daniele Martini
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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“BASTA CON LA PASCALE E LA ROSSI”: IL CERCHIO MAGICO DI SILVIO NEL MIRINO DEI VECCHI FORZISTI

Marzo 18th, 2014 Riccardo Fucile

“LA CONDANNA AI DOMICILIARI E’ GIA’ IN CORSO DI ESECUZIONE AD OPERA DELLE DUE”

Forza Italia è un partito sull’orlo dell’esplosione.
Silvio Berlusconi è stato «sequestrato» dal suo cerchio magico e il gruppo dirigente ha perso qualsiasi contatto col capo, proprio nel momento per lui più delicato. Ogni telefonata, ogni appuntamento, ogni comunicazione è ormai filtrata dal duo Francesca Pascale/Maria Rosaria Rossi.
La fidanzata e la senatrice factotum – dopo aver fatto fuori la segretaria ombra di sempre, Marinella, allontanata dopo una vita da Arcore – hanno preso pieno possesso del quartier generale dell’anziano leader.
Sia nei week end a Villa San Martino, sia a Palazzo Grazioli.
La battuta facile che in tanti fanno tra i suoi è che «la condanna ai domiciliari è già  in fase di esecuzione».
In Transatlantico però hanno poca voglia di scherzare, ci si imbatte di continuo in forzisti della prima ora, gente che è partita da Publitalia e ha costruito tutto col leader dal ’93-’94, che lamentano di non riuscire nemmeno a fissare un incontro con lui.
Il caos è esploso alla Camera in occasione dell’approvazione della legge elettorale, quando sulla parità  di genere per giorni nessuno è riuscito a capire quale fosse la linea del leader.
La situazione ha fatto scendere sui gruppi parlamentari e sui dirigenti di San Lorenzo in Lucino i più lugubri presagi, memori di quanto avvenuto nella Lega dell’ultimo Bossi, asfissiato anche lui da un «cerchio magico».
Quello che ha preso possesso di Arcore, detta adesso anche la linea politica e sicuramente dirige la strategia comunicativa.
È stata proprio la Rossi – senatrice di ruolo e per indennità , ma segretaria di fatto, in cima alle classifiche di Palazzo Madama per assenteismo – ad aver raso al suolo l’ufficio stampa che da anni lavorava al fianco di Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli, guidato da Paolo Bonaiuti.
«Mai tanto rimpianto» lamentava ieri Gianfranco Rotondi.
Un’opera di bonifica in cui, ancora una volta, la senatrice è stata spalleggiata dalla giovane e aspirante consorte, Francesca.
Così, per la prima volta in vent’anni, la comunicazione che è stata il hardware del successo berlusconiano è priva di un think tank, di una struttura, di una regia, tutto affidato al day by day, al colore della mitizzazione del cane Dudù.
Succede quindi che iniziative come quella lanciata qualche giorno fa da Daniela Santanchè, rilanciata dal “Giornale” e con eco anche sul Tg5 come la raccolta di firme per invocare la grazia, sia stata sconfessata proprio dal duo P&R, che ha lasciato filtrare una presunta irritazione di Berlusconi (che si è guardato bene in realtà  dallo smentire ufficialmente l’iniziativa). Ma il duo ha in odio e non da ora la “pitonessa” come tante altre donne che negli anni sono state vicine al leader. E non solo loro.
C’è stato anche il loro pressing, in autunno, dietro lo strappo traumatico con Angelino Alfano e la scissione che ha portato alla nascita del Nuovo centrodestra.
La Pascale è stata determinante nella scelta degli assetti di Forza Italia in Campania.
E in questi giorni il suo lavorio, come quello della Rossi, ha nel mirino un nuovo obiettivo: far saltare i ponti con un altro pezzo forte della vecchia classe dirigente.
Impedire la corsa alle Europee e l’eventuale successo a suon di preferenze di figure di peso come Raffaele Fitto o Claudio Scajola.
Ma la tensione è altissima e l’ultima operazione da repulisti rischia di sortire l’effetto del detonatore.
«Se fanno anche questo, salta tutto per aria» sostiene chi milita da vent’anni con l’ex premier.
Il duo non agisce in piena discrezionalità , va detto.
Tra la Pascale e la primogenita Berlusconi, Marina, si è consolidato un asse.
Il «cerchio magico» comprende a pieno titolo anche lei, ovvio, oltre al braccio destro di sempre, Fedele Confalonieri, e lanew entry Giovanni Toti.
Una situazione generale da deriva nella quale molto influisce l’umore nero del leader.
Ormai l’angoscia la fa da padrona, alla vigilia della sentenza di Cassazione che oggi confermerà  l’interdizione dai pubblici uffici, e in vista del pronunciamento del 10 aprile che lo isolerà  ancor più coi servizi sociali o i domiciliari.
«Non possiamo restare inermi, dobbiamo far capire che c’è un disegno politico per farmi fuori» va ripetendo Berlusconi. Che avrebbe gradito sì una campagna di raccolta firme in suo sostegno, ma da far promuovere ai club Forza Silvio e all’Esercito di Silvio.
«Se cambia la linea io mi adeguo, ma non mi è giunto alcun segnale in tal senso» dice sicura la Santanchè.
Da Roma, il capo si terrà  lontano anche oggi, dopo essere stato ieri tutto il giorno chiuso ad Arcore con gli avvocati, prima di fare il punto politico con Toti in serata.
Dopo la doccia fredda da Bruxelles sulla candidatura, sarà  una nuova giornata amara, da trascorrere sotto la protezione del“cerchio”.

Carmelo Lopapa

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INTERVISTA A SALLUSTI: “SE NON VADO BENE MI PUO’ CACCIARE”

Marzo 18th, 2014 Riccardo Fucile

IL DIRETTORE E’ UOMO D’AZIONE, VA SEMPRE OLTRE E NON TOLLERA PENTIMENTI: “HO SBAGLIATO? E PERCHE’?”

Il Giornale organizza una raccolta di firme dei “non traditori” per Silvio Berlusconi candidato, ma la casa madre approva?
Non saprei che rispondere.
Beccato, allora.
No, vada piano. Io non ho reazioni perchè non ho parlato con Berlusconi, e non mi sbilancio a dire se sia entusiasta o infuriato.
Il partito non apprezza l’attivismo di Sallusti e neanche quello di Daniela Santanchè.
Il Giornale è una famiglia e le nostre non sono logiche di segreteria politica, ma puramente editoriali: se i nostri lettori vogliono manifestare affetto, noi siamo obbligati a offrire un’occasione, a creare un modo, uno spazio.
Ma Forza Italia non tollera la linea Santanchè
Io posso dire che non diamo sostegni particolari a Daniela, anzi la invito a controllare: spesso prendiamo dei buchi, ci mancano notizie su Santanchè.
Sarà  un problema di comunicazione interpersonale.
Ah ah ah. Mi devo preoccupare, dice?
Perchè un pezzo di Forza Italia ce l’ha con il Giornale?
Non mi interessa, non mi inoltro nelle beghe interne fra veleni e invide. Io devo soddisfare il mio editore: se non è contento e se pensa che io sia influenzato dalla Santanchè , può sempre mandarmi via.
Non è successo neppure quando lo voleva Angelino Alfano.
Appunto. E poi i dirigenti di Forza Italia devono capire che i voti sono di Berlusconi, chi lo voleva mummificato se n’è andato via, e per un certo senso ha fatto bene a lasciare quel posto.
Alla fine, il Cavaliere sarà  in lista?
Il Giornale coccola i suoi lettori che sono gli elettori di Berlusconi, ma sono consapevole che non sarà  facile. La Cassazione, prima o poi, potrebbe confermare l’interdizione ai pubblici uffici, e quello sarebbe un ostacolo pesante.
Anche il commissario europeo per la Giustizia, Viviane Reding, l’ha escluso con un piglio che ai berlusconiani può sembrare spietato.
Il Cavaliere per l’Europa rappresenta un intralcio. Di cosa dovrei sorprendermi?
Cosa consiglia a Berlusconi?
Di insistere, di non mollare. Io se non avessi fatto il matto per la mia condanna, adesso sarei ancora agli arresti domiciliari. La questione è complicata perchè il presidente è folle, ma non matto come me. E vuole salvare la sua dignità .
Firmerà  per la Grazia?
Certo, ci mancherebbe.
Bene, la Santanchè ha un alleato.
Io non capisco perchè Berlusconi non dovrebbe essere d’accordo. Se i cittadini vogliono dare questa testimonianza di vicinanza e attenzione, perchè interrompere l’iniziativa?
Ripetiamo: forse perchè in Forza Italia ci sono visioni diverse.
Io non le conosco, ne prendo atto.
Il Cavaliere si farà  condizionare da Francesca Pascale?
Francesca fa la moglie, la compagna, la fidanzata, la donna che sta accanto a un uomo, ma Berlusconi si fa condizionare solo da se stesso. Dopo svariati anni, almeno questo l’ho capito.

Carlo Tecce
(da “il Fatto Quotidiano“)

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BERLUSCONI CANDIDATO A SUA INSAPUTA

Marzo 18th, 2014 Riccardo Fucile

AFFIDARE ALLA SANTANCHE’ L’APPELLO AL COLLE PER LA GRAZIA E’ COME SPEDIRE YANUKOVICH A CONVINCERE GLI UCRAINI A REGALARE LA CRIMEA A PUTIN

Non gliene va bene una. E stavolta mica per colpa dei giudici e degli avversari politici (peraltro inesistenti). Ma degli amici.
Il Milan, da quando ci ha messo le mani la figlia Barbara, non vince più una partita, manco fosse allenato da uno del Pd: gli ultras meditano di marciare su Arcore. L’inchiesta sulle baby squillo alza il tiro, ma il nome di B. non salta fuori, rovinandogli la reputazione su piazza.
La dama bianca Federica Gagliardi, già  membro delle delegazioni internazionali con Lavitola e altri autorevoli consiglieri diplomatici, si fa beccare con 24 chili di coca nel trolley e ora vorrebbe pure cantare.
La dama nera Daniela Santanchè lancia una petizione (hashtag #silviolibero) a Napolitano perchè gli dia la grazia e lui — secondo il Corriere — s’incazza: “Io non l’ho autorizzata, s’è appropriata di un’iniziativa che spettava ai club. Ma secondo voi io avrei affidato un appello a una persona che è apertamente ostile al presidente della Repubblica?”.
In effetti affidare alla Pitonessa l’appello al Colle per graziare B. è come spedire Yanukovich a convincere gli ucraini a regalare la Crimea a Putin.
Però il Giornale del Pitone assicura che B. “benedice in silenzio la battaglia delle firme”.
Ecco: in silenzio, a gesti. E “in privato si dice soddisfatto e commosso”.
Ecco: piange in privato. Anche per la campagna di Sallusti, che raccoglie firme fra i lettori del Giornale per la “disobbedienza civile” di “candidare Berlusconi” e cita i precedenti di Gandhi, di don Milani e dei neri americani, che non c’entrano una mazza.
Hanno già  abboccato in 5 mila (tra i firmaioli più lesti c’è, Francesco Alberoni), anche perchè non è ben chiaro che minchia debbano fare per “disobbedire” e “non tradire”. Gianfranco Rotondi, detto testa di kiwi, riunisce nella sede di piazza in Lucina un fantomatico “governo ombra del Pdl” con ministri talmente ombra da essere ignari di tutto, in vista della sua candidatura (di Rotondi) a Palazzo Chigi.
Il deputato Fitto vuole candidarsi pure alle Europee per stracciare a suon di preferenze il povero Toti, seguito a ruota da Cosentino e Scajola, tanto per migliorare l’immagine del partito.
Toti, aizzato dalla Pascale, annuncia urbi et orbi la candidatura del pregiudicato decaduto interdetto alle Europee, ovviamente a sua insaputa.
La cosa è proibita da una dozzina di leggi: la Severino (decadenza e incandidabilità  per 6 anni), Codice penale (interdizione dai pubblici uffici per 3 anni, con divieto di votare ed essere eletto, definitiva oggi o domani) e qualche norma europea (citata ieri dal commissario Ue alla Giustizia); ma soprattutto un paio di manette che potrebbero impicciargli le mani nel suo status di detenuto dopo il 10 aprile, quando inizierà  a scontare la pena, non si sa ancora se in carcere, ai domiciliari o ai servizi sociali.
La terza ipotesi è definita “ridicola” dall’interessato — infatti l’ha chiesta lui — perchè “è assurdo pensare di rieducare con gli assistenti sociali una persona della mia età , un uomo di impresa, di sport, di politica”: e qui ha ragione, rieducarlo è impossibile. Anzichè dirgli di rassegnarsi, Ghedini gli fa balenare aspettative mirabolanti quanto infondate.
Infatti il Cainano, prima di ufficializzare la candidatura, attende “una risposta positiva dalla Corte europea” di Strasburgo sul ricorso anti-Severino: speranze che sia accolto, zero.
Aspetta pure la Corte d’appello di Brescia per la revisione della sentenza Mediaset: speranze che venga accolta, meno di zero.
Poi si favoleggia di una road map ghediniana in quattro mosse: B. si candida, gli uffici elettorali lo scandidano, lui ricorre al Tar o in Cassazione, questi sollevano l’incostituzionalità  della Severino alla Consulta. Speranze che lo facciano, zero. L’altro ieri, in preda alla disperazione, il pover’ometto vaneggiava di “creare un partito delle vittime della giustizia”.
Il Canaro della Magliana e il mostro di Marcinelle si sono subito detti disponibili.
Alla peggio, se non lo salva il Pd, resta sempre l’arma segreta: com’è quella storia del Boeing invisibile ai satelliti e ai radar che sparisce nel nulla?

Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)

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MERKEL FACILMENTE “IMPRESSIONABILE”: PER RENZI LE STESSE PAROLE USATE PER MONTI

Marzo 18th, 2014 Riccardo Fucile

STESSO COMMENTO, PREMIER DIVERSO… MA PER I GIORNALI REGGICODA E’ SUFFICIENTE PER SVIOLINARE IL “NULLA CHE AVANZA”

La Cancelliera deve essere facilmente impressionabile.
O, alternativamente, deve avere a disposizione un vocabolario piuttosto smilzo.
Sicuramente non brilla per originalità .
24 novembre 2011, l’allora premier Mario Monti vola a Strasburgo e incontra Sarkozy e la Merkel.
Il professore incassa i complimenti della Cancelliera. Indovinate un po’ quali sono?
È impressionata.
“Fiducia nell’Italia e nelle sue impressionanti riforme strutturali”, battono le agenzie di stampa. Praticamente le stesse parole che la Merkel ha ripetuto oggi di fronte a Matteo Renzi: “Sono rimasta veramente impressionata dai progetti del nuovo Governo italiano”.
Solito copione.
Fiducia condizionata dalla riuscita delle riforme annunciate e assolutamente legata al rispetto dei vincoli europei di bilancio: a Berlino Renzi deve rinunciare definitivamente alla sua idea di sforare il 3 per cento del rapporto deficit-pil e accettare di fare investimenti per la crescita senza mettere in discussione i parametri Ue
Ma   per i giornali reggicoda questo aspetto è secondario, tutti presi dall’incensare il grande bluff.
“L’Italia è come una squadra che per 5 anni perde tutte le partite: è naturale che deve cambiare gioco” dice Renzi, l’allenatore pallonaro.
Che raggiunge il massimo dell’umorismo quando afferma che “non occorre specificare alla Cancelliera le coperture economiche del piano italiano. Non ha bisogno di conoscerle, le abbiamo spiegate nella conferenza stampa in Italia”.
Infatti le sta ancora cercando.

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RENZI DOVRA’ TORNARE DAVANTI AI GIUDICI CONTABILI PER UN DANNO ERARIALE FINO A 800.000 EURO

Marzo 18th, 2014 Riccardo Fucile

LA CORTE DEI CONTI RIMANDA RENZI A SETTEMBRE: PER I SUPER STIPENDI A QUATTRO DIRIGENTI QUANDO ERA PRESIDENTE DELLA PROVINCIA

Una vittoria contro chi sperava di farlo cadere subito, un pareggio con la magistratura contabile.
Se nei giorni scorsi aveva esultato per l’approvazione della nuova legge elettorale alla Camera (“Politica-Disfattismo 1-0”), per il match con la Corte dei conti Matteo Renzi dovrà  attendere lo spareggio.
L’appuntamento è fissato per l’autunno, quando a Firenze avrà  luogo la prossima udienza del processo relativo alla nomina di quattro direttori generali, effettuata dal premier ai tempi in cui era presidente della Provincia.
Nel settembre 2006, dopo le dimissioni del direttore generale dell’ente, una delibera della giunta Renzi attribuì le competenze a quattro direttori centrali, disponendo l’esercizio collegiale delle funzioni.
Una prassi del tutto nuova, tanto un paio di mesi dopo fu necessario (con un’altra delibera) modificare il Regolamento interno.
In questo modo per due anni e mezzo Palazzo Medici Riccardi spese molto di più di quanto sarebbe stato necessario. I nuovi nominati, infatti – ha eccepito la Procura contabile – “erano dirigenti di ruolo con contratto a tempo indeterminato, in seguito collocati in aspettativa, per essere riassunti dallo stesso Ente con un contratto di diritto privato” ben più costoso per l’amministrazione.
Tanto più che le retribuzioni dei nuovi dirigenti, stabilite con un provvedimento di giunta a fine 2006, un anno dopo erano state modificate con effetto retroattivo con una nuova delibera.
Insomma, si era provveduto “a mettere fuori dotazione organica dei dirigenti che in realtà  erano già  in servizio per poi pagarli” di più “per svolgere la stesse funzioni di prima”.
Un danno, secondo l’accusa, oscillante a seconda delle variabili considerate fra 288 mila e 816 mila euro.
E così, per quelle delibere, Renzi e tutta la giunta erano finiti sotto indagine.
Certo della propria innocenza, dopo aver ricevuto un invito a presentare le sue deduzioni difensive lo scorso anno il premier aveva anche chiesto di essere ascoltato personalmente per poter chiarire la sua posizione.
E il 22 febbraio 2013, quando è stato sentito dai pubblici ministeri, l’allora sindaco di Firenze deve essere stato abbastanza convincente, visto che poi era stata la stessa Procura a chiedere l’archiviazione.
Per lui e per tutti i soggetti titolari di funzione politica, “non sussistendo l’elemento soggettivo per essi della colpa grave”.
Come dire: considerata la tecnicità  della materia e dato che la proposta di nomina era arrivata dagli uffici competenti, Renzi e i suoi assessori non erano tenuti a sapere che stavano commettendo un’irregolarità .
Storia finita? Nemmeno per sogno.
Perchè quattro dei cinque imputati (i quattro dg nominati più il segretario generale della Provincia) non hanno accettato la decisione e tutti, nelle loro difese, hanno ribadito “il carattere strettamente politico della decisione, considerato che le delibere erano state approvate dalla Giunta”, chiedendo l’integrazione del contraddittorio. Ovvero il ritorno nel processo anche degli archiviati.
E così, “al fine di dare la opportunità  della partecipazione al giudizio e di accertare eventuali responsabilità ” di danno erariale, come recita l’ordinanza della Corte dei conti depositata nei giorni scorsi, Matteo Renzi dovrà  tornare davanti ai giudici.
Con lui ci saranno l’allora assessore al Personale Tiziano Lepri e un dirigente del Servizi Finanziario.
L’appuntamento è fissato per il prossimo 24 settembre.

Paolo Fantauzzi

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