Marzo 16th, 2014 Riccardo Fucile
E UNA LOLITA RIDEVA: “AVEVO PAURA, POI HO CAPITO CHE SONO TUTTI DEFICIENTI”
I cento faldoni di atti giudiziari della storia di Serena ed Emanuela, bambine squillo di 15 e 14 anni, sono un abisso che racconta molto di più di una perversione.
Nello squallore di lenzuola stropicciate e preservativi di un seminterrato di viale Parioli riattato a scannatoio, nelle migliaia di sms con la clientela e i papponi, non c’è il lolitismo di Nabokov e neppure il suo fantasma.
Nè c’è – come pure all’inizio di questa storia si era ipotizzato – l’indicibile della pedofilia. C’è piuttosto l’epigrafe miserabile del nostro tempo e dei suoi campioni. «Lavorare poco e guadagnare tanti soldi».
Già . «Lavorare poco e guadagnare molti soldi» prometteva il sito “ bakekaincontri. it”, lo scaffale digitale in cui offrire e pescare, tra un trans, una milf e una maggiorata, carne fresca.
E alle bambine, come alla madre di una di loro, non sembrava vero.
«Volevamo mettere da parte un po’ di soldi, così ne avevamo di più e ci godevamo l’estate – raccontano a verbale il 5 febbraio scorso durante l’incidente probatorio – Stavamo cercando di fare un lavoretto che fosse adatto un po’ alla nostra età . Dog sitter… queste stupidaggini qui. Volevamo andare in vacanza a Ponza».
Ma soprattutto, non sembrava vero alla clientela “per bene” di quel quadrante di città “per bene” che nei ritagli di tempo di un lavoro “per bene”, di una cena con le mogli o di un saggio dei figli, avevano di che saziare il proprio appetito al costo di un pieno di benzina del suv.
«Sono in una riunione – avvisava un Papi con un sms a Serena – Ci vediamo quando torni. Domani sera devo accompagnare mia figlia ad una festa e non posso muovermi. Di alla tua amica se ha voglia di incontrarmi».
«Sono serio, pulito e discreto – miagolava un altro – E, dimenticavo, dolcezza, passione e tutto ciò che volete senza limiti».
CIRCOLO DI INSOSPETTABILI
Il tariffario di Serena ed Emanuela diceva «100 il mezzo (rapporto orale), 200 o 150 l’intero. 300 a tre». Salvo extra per le visite a domicilio.
E, dunque, l’incrocio tra domanda e offerta non poteva che essere lì. Nella libido di chi, due o tre biglietti da cento, li alza in un’oretta di lavoro.
Un manager consorte di parlamentare di centro-destra (Mauro Floriani, marito di Alessandra Musssolini), il figlio di un parlamentare di centro-destra, un dirigente di Bankitalia, un quadro di Ernst& Young, un avvocato, un paio di funzionari della Fao. Quei tipi umani che a Roma magari incontri in una di quelle simpatiche feste in costume con le maschere da maiali e che comunque riconosci alla luce del giorno per il nodo a ormeggio della cravatta, l’incarnato perennemente abbronzato, la passione per le barche, il finger food, i lounge bar, in una geografia dei luoghi che fa perno tra l’ansa del fiume Aniene e Roma nord (i quartieri Parioli, Fleming, Trieste).
Dove l’apparenza quasi sempre mente sulla sostanza. E dove, le bambine, spesso si facevano trovare.
Itoya, “il giapponese” di viale Regina Margherita, il “Seventy” di via Nemorense, la discoteca “Villa Ruggeri” sull’Olimpica e il “Nice” al Foro Italico.
NIENTE GIOVANI, MEGLIO I VECCHI
Serena ed Emanuela li cercavano “vecchi” e con il grano. Per convenienza e per pudore. «Chiedevamo sempre di non avere ragazzi troppo giovani. Cioè, tipo di 18, 20 anni, perchè magari li potevamo conoscere », raccontano a verbale al procuratore aggiunto Maria Monteleone, al pm Cristiana Macchiusi e ripetono nell’incidente probatorio al gip Maddalena Cipriani. Anche perchè quei “vecchi per bene” e con il grano non stavano certo a guardare la carta di identità .
A loro bastava l’aria da bimbe, quell’intercalare di “Scialla” e il trucco pesante sulla pelle da adolescenti. Che poi si fa sempre in tempo a dire – come hanno sin qui fatto a verbale tutti i clienti indagati – «non immaginavamo che fossero minorenni».
Racconta Emanuela: «Quando stavo con loro, svuotavo la testa e mi dicevo: tanto è un’ora e poi è finito. Non ero felice, ma cercavo di mettermi nei panni di una persona che faceva un lavoro normale. A volte avevo paura. Che gente mi capita?, mi dicevo. E se mi violentano? Poi ho capito che erano tutti deficienti »
IL FITTY-FIFTY COL PAPPONE
A qualche “deficiente” non doveva dispiacere neppure qualche schizzo di coca. Perchè incipriarsi le narici insieme a una bambina fa parte del menu.
Come del resto dimostrano le ricerche in rete di Emanuela e Serena per scoprire “come si eliminano dalle urine le tracce di cocaina”.
Certamente i “deficienti” passavano per lo più per Mirko Ieni («Era un amico. Ci dicevamo tutto. Anche se avevamo un problema», raccontano le bimbe), un lenone del nostro tempo, trentanove anni e un passato da impiegato alla Luiss, la prestigiosa università di Confindustria nel cuore dei Parioli a un tiro di schioppo dallo scannatoio.
Un tipo questo Mirko di quelli svelti a trovare l’algoritmo della felicità : “tanto grano” in “poco tempo”. «Ve ne fate tre al giorno», raccomandava il nostro che di strada ne aveva fatta.
Dallo squallore di una stanza di motel (il “Boomerang” sulla via Aurelia, stanze accessibili dalla strada senza passare dalla hall) alla privacy dei quartieri alti.
E poi fiftyfifty. E magari una bella risata. «Che avete combinato maialine? – scrive alle due ragazzine in uno degli sms intercettati – Andate a Ponza con i soldi delle scopate?». Pensava in grande Mirko. Anche una trasferta a Cannes a mille euro.
O un’ammucchiata in barca («A bordo sono già in quindici…. «) .
Perchè i vecchi “per bene e con il grano”, non vanno certo a Ladispoli e non usano il pattino.
L’OSSESSIONE PER LA PUNTUALITà€
Aveva una sola fissazione, Mirko. La puntualità . Perchè quei clienti non avevano tempo da perdere. Gente importante, quella li. Anche se di importante non si capisce bene cosa potesse avere uno come il commercialista Riccardo Sbarra che nei pc scaraventati dalla finestra all’arrivo dei carabinieri conservava più scatti pedo-pornografici (duemila) che pratiche di studio.
«Qualcuno si lamentava del fatto che arrivassimo in ritardo, che non ci presentassimo a un appuntamento o fossimo scortesi – raccontano a verbale Serena ed Emanuela – Ma noi, alla fine, siamo due ragazzine. E’ normale non essere sempre puntuali. E poi eravamo sotto pressione. Mirko ci trattava come delle macchine. Per lui dovevamo esserci sempre, tutti i giorni. Non voleva perdere soldi. Noi eravamo la sua fonte di guadagno ».
I “vecchi per bene” facevano la fila per Serena ed Emanuela. Gongolavano e farfugliavano giovanilismo con le loro “k” al posto delle “c” nei loro sms dal senile arrapamento. «Mi mandi una foto della tua amiketta?».
LA FILA PER AUTODENUNCIARSI
Dal 28 ottobre scorso (quando lo scannatoio dei Parioli è diventato la colonna infame della città ), come monatti, fanno la fila in via Inselci, gli uffici del nucleo investigativo dei Carabinieri.
I più coraggiosi – come raccontano due diverse fonti investigative – si presentano a raccontare una montagna di frescacce, ma almeno mettendoci la faccia e sperando in un patteggiamento che li salvi dalla vendetta delle mogli e dei salotti. “Il mio numero, non so perchè, potrebbe essere tra i telefoni intercettati”.
“Credo di ricordare di aver parlato con una di quelle ragazze di cui ho letto sui giornali”. I più arroganti, mandano avanti avvocati ben pagati. Perchè – furbacchioni – per le bimbe usavano telefoni aziendali e dunque “vallo a dimostrare che ero io”.
Ne hanno sin qui indagati 22 per prostituzione minorile, ma la lista dei clienti identificati dai carabinieri ha già raggiunto i 40 nomi.
E l’elenco della gente “per bene” non sembra debba finire qui.
Carlo Bonini e Maria Elena Vincenzi
(da “La Repubblica”)
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Marzo 16th, 2014 Riccardo Fucile
SECONDO BASSANINI, PRESIDENTE DELLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI, “ANGELA MERKEL POTREBBE DIRE SI’ A RENZI, MA SOLO PER USARE LO 0,3 DEL DEFICIT PER I DEBITI IN CONTO CAPITALE PIUTTOSTO CHE PER IL CUNEO FISCALE”
“Mi aspetto che Angela Merkel dica a Matteo Renzi che è importante il suo impegno per
rispettare il vincolo del 3%” ma anche che apprezzi “che l’Italia abbia annunciato una serie di misure per rilanciare la crescita”.
Così il presidente della Cassa depositi e prestiti, Franco Bassanini, a ‘In 1/2h’ su Rai3. “Credo che la Germania – aggiunge Bassanini – sarà più favorevole a usare lo 0,3-0,4% di margine di deficit per i debiti in conto capitale piuttosto che per il cuneo fiscale”.
Insomma, Renzi dovrà cercare altrove i soldi per tagliare le tasse ai lavoratori.
Per risolvere il problema delle coperture, il premier deve così sperare che la spending review non gli dia quei 3 miliardi promessi dal commissario Carlo Cottarelli. Ma almeno 7 miliardi.
Per i debiti della pubblica amministrazione di parte corrente “che sono il grosso” e che vengono stimati tra i 20 e i 100 miliardi di euro, Bassanini, si dice convinto che il pagamento sia possibile “molto prima della fine di luglio, bastano due o tre mesi”, anche perchè sono già stati conteggiati nel tetto deficit del 3%”.
Intervistato da Lucia Annunziata, Bassanini aggiunge che i debiti in conto capitale, “per i quali bisogna invece trovare una copertura”, e che sono stimati tra i 5 e i 10 miliardi, “i tempi sono un pochino più lunghi”.
Il presidente della Cassa depositi e prestiti ritiene comunque “credibile” la data del 21 settembre indicata dal premier Renzi.
Bassanini poi spiega che l’ex premier Enrico Letta “per quanto ne so io era assolutamente favorevole” alla soluzione per il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione “ma ci sono state una serie di obiezioni da parte delle amministrazioni del ministero dell’Economia e Finanza che temevano che potesse emergere debito, cosa che l’Europa non vorrebbe”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 16th, 2014 Riccardo Fucile
IL PREMIER CHE ANNUNCIA DI VOLER ROTTAMARE CENTO VECCHIE AUTO BLU NON SI RIFERIVA A QUELLE A DISPOSIZIONE DELLA MOGLIE
«Agnese Landini, moglie di Matteo Renzi, sfrecciava per il centro di Roma con ben quattro macchine di servizio».
È la denuncia del senatore Stefano Candiani, che ha deciso di presentare un’interrogazione per avere risposte ufficiali su quanto racconta di aver visto in diretta.
Era mercoledì sera, verso le 23,30.
Via degli Orfani, nel cuore della Capitale. Alcune vetture, senza sirena, sfrecciano ad alta velocità verso il Pantheon: Candiani sta percorrendo la stessa strada a piedi ed è davanti alla libreria Borromini.
Arrivato in zona Pantheon, vede le quattro auto (tra cui una Bmw) ferme a pochi passi dall’Albergo del Senato, hotel a tre stelle in Piazza della Rotonda.
Candiani racconta di essersi avvicinato a una delle vetture, e di aver fatto presente all’autista che sarebbe stato meglio guidare con maggiore prudenza.
«Non ho detto di essere un parlamentare» spiega l’esponente leghista, che però non riceve risposta dal tizio al volante.
«È rimasto una statua di sale. Sa, a quell’ora e in quelle strade è pericoloso andare così veloce».
È a quel punto che Candiani, incuriosito dal corteo di macchinoni, sostiene di aver visto Agnese Landini in Renzi.
Domanda: “Candiani, è proprio sicuro che fosse la first lady?
Risposta: «Certo, era lei. Ho anche scattato alcune fotografie ma non ho fatto in tempo a immortalarla. Comunque sto preparando una interrogazione per avere la conferma ufficiale. Sa, siamo in un Paese dove i servizi segreti fanno sparire e apparire le persone…».
Abbiamo provato a contattare l’albergo, che però – ovviamente – non commenta e non conferma.
Di sicuro, la moglie del premier ha recentemente cambiato idea sulla sua residenza. Quando il marito era stato nominato capo del governo, infatti, aveva assicurato che sarebbe rimasta a Firenze insieme ai tre figli.
Da poco ha invece deciso di spostare tutta la famiglia nella Capitale, tanto che la signora ha chiesto l’aspettativa dalla scuola dove fa l’insegnante precaria.
Tornando alle auto blu, poche ore prima che Candiani s’imbattesse nelle quattro vetture in zona Pantheon, Renzi aveva convocato i giornalisti annunciando di voler vendere un centinaio di macchinoni in dotazione dell’esecutivo al grido «venghino, signori, venghino».
E aveva citato il caso di Firenze. Nel 2012 aveva messo all’asta i quattro mezzi a disposizione del sindaco.
Ma – come ha raccontato l’Espresso – l’operazione non s’era rivelata un’affare. Palazzo Vecchio aveva rastrellato la miseria di 17.774 euro, più o meno 4mila euro a macchina, nonostante si trattasse di una berlina Volvo e di tre Alfa Romeo a gasolio acquistate cinque anni prima.
Matteo Pandini
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Marzo 16th, 2014 Riccardo Fucile
BERLUSCONI RILANCIA: VUOLE ESSERE CAPOLISTA IN OGNI CIRCOSCRIZIONE PER LE EUROPE… ALFANO: “QUELLO A FORZA ITALIA È UN VOTO INUTILE”
Silvio Berlusconi insiste e rilancia. Dopo l’annuncio di venerdì, ieri ha confermato: sarà
candidato alle Europee. Di più: sarà capolista ovunque.
Alla faccia della condanna per frode fiscale, della legge Severino e del coro di disapprovazione alzato dagli altri partiti.
Ieri per il Cavaliere è stato l’ennesimo primo giorno di campagna elettorale.
I toni e il linguaggio sono quelli di sempre.
In collegamento telefonico con Lara Comi e il club Forza Silvio di Varese, Berlusconi non si contiene. Torna a minacciare la nascita di un “partito delle vittime della giustizia”, poi indica l’obiettivo: “Possiamo vincere alla grande”.
Non parla delle Europee, guarda ancora più avanti, verso le prossime Politiche.
E stabilisce senza esitazioni la data di scadenza del governo Renzi: “A giudizio di tutti, le elezioni saranno tra circa un anno. Avremo la possibilità di ottenere una chiara maggioranza in Parlamento in grado di sostenere un governo formato da tutti nostri ministri”.
La condizione, spiega, è scongiurare le frodi elettorali.
Dà i numeri: “Se riusciremo a non farci sottrarre 1 milione e 600 mila voti da parte degli esperti di brogli elettorali della sinistra e a recuperare 2 milioni e 400 mila delusi, Forza Italia vincerà da sola, senza alleati”.
Già , gli alleati. Nemmeno ieri si sono scambiati parole d’amore. Anche Angelino Alfano sente il profumo delle urne. A fine maggio, il Nuovo centro destra conta i suoi voti per la prima volta. Alle europee ognuno va per la sua strada.
Il partito del vecchio padre politico, in attesa di tempi migliori, è un avversario come e più degli altri.
Alfano ieri ha aperto le ostilità dal palco di una convention di Ncd a Torino: “Il vero voto inutile è quello a Forza Italia. Berlusconi dice tanto dei piccoli partiti. Ma il suo, che è più grande, non sa dove andare: non è nè carne nè pesce”.
Sull’argomento si è consumata una rapida polemica col consigliere politico di Berlusconi, Giovanni Toti, che ha rivendicato a sua volta la paternità del “voto utile”: “L’unico è quello che si dà a Forza Italia”.
Il portavoce degli azzurri, Daniele Capezzone, ha rincarato la dose con spavalderia: “Alfano? Inutile anche parlarne. Di lui si occuperà lo sbarramento”.
L’asticella è al 4 per cento. Se Ncd fallisse l’obiettivo, il progetto potrebbe soffocare. Fabrizio Cicchitto ha replicato al suo vecchio portavoce: “Usa lo sbarramento come un manganello, ma rimarrà con un pugno di mosche in mano”.
Poi la minaccia di divorzio definitivo: “Se continua così, Capezzone alle prossime politiche rischia di fare coalizione con se stesso. Se ci riesce”.
In serata Berlusconi ha chiuso i conti, ripetendo la solita filastrocca sull’inutilità dei piccoli partiti: “Agli elettori dei partitini va spiegato che frazionare il voto non è soltanto inutile, ma dannoso. Questi elettori devono essere contattati, convinti e determinati a votare per noi”. Se ce ne fosse stato bisogno, la conferma che Forza Italia e il Nuovo centrodestra pescano entrambe nello stesso stagno.
Il Cavaliere, in un modo o nell’altro, sta provando a riprendersi una posizione centrale nel palcoscenico politico.
In verità i suoi pensieri sarebbero concentrati su una data più imminente delle elezioni di fine maggio. La vera partita si gioca il 10 aprile, giorno in cui è fissata la prima udienza del Tribunale di Sorveglianza di Milano, che deve decidere sull’affidamento dell’ex premier ai servizi sociali.
La forzatura dell’annuncio della candidatura alle Europee è indirizzata prima ai giudici che agli elettori.
La violazione della legge e il ricorso alla Corte europea, per Berlusconi, sono ipotesi poco concrete: l’importante, in questo momento, è mettere pressione sui magistrati che hanno in mano il suo futuro.
In seconda battuta, la candidatura da capolista in tutte le circoscrizioni lo aiuterebbe a tenere unita Forza Italia e a rimandare antagonismi e rese dei conti in vista della sua successione (Raffaele Fitto e Paolo Romani, solo per fare due nomi, sono già pronti alla conta delle preferenze).
Ma qualsiasi scenario politico rimane subordinato alla decisione del Tribunale di Sorveglianza: Berlusconi ha bisogno dei servizi sociali e di un’ampia libertà di movimento.
Tommaso Rodano
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 16th, 2014 Riccardo Fucile
IN LAZIO RISSA E INSULTI: E UN RENZIANO FINISCE IN OSPEDALE
Finisce con un’ambulanza del 118 chiamata in fretta e furia, un uomo a terra con un «inizio di crisi epilettica» trasferito in codice giallo al Policlinico, le mezze risate di chi dice che si tratti di una «pantomima» e le urla di chi accusa che, a provocare il tutto, sia stato invece uno spintone. È questo l’epilogo dell’assemblea regionale del Pd Lazio, convocata per ratificare il risultato delle primarie dello scorso 16 febbraio.
A emergere, però, è la spaccatura di un partito che, nel Lazio, vede franceschiniani, lettiani e bersaniani in maggioranza e i renziani della prima ora in minoranza.
Frattura difficilmente sanabile, tanto più dopo le scene viste ieri.
Da una parte c’è il neo segretario, Fabio Melilli, ex presidente della Provincia di Rieti, vicino al ministro Dario Franceschini.
Dall’altra Lorenza Bonaccorsi, deputata, fedelissima del sindaco di Firenze, sconfitta alle primarie col 30%
Per prassi la presidenza dell’assemblea regionale dovrebbe spettare a lei.
Melilli, invece, la offre (sembra su input dell’ex senatore Goffredo Bettini) a Liliana Mannocchi, candidata di Marco Di Stefano, deputato lettiano.
I renziani si appigliano al regolamento (la Mannocchi dovrebbe presiedere un’assemblea di cui non fa nemmeno parte).
La tensione sale, si urla. In gioco non ci sono tanto le poltrone nel partito, quanto le candidature per le Europee
Quando Massimiliano Dolce, renziano, chiede la verifica del numero legale, viene fronteggiato da Paolo Toppi, membro del cda di Cotral (l’agenzia regionale dei trasporti) in quota Di Stefano.
C’è chi parla di una spinta, chi dice che Dolce sia caduto da solo.
Assemblea sospesa, arriva il 118 che si porta via Dolce e renziani e lettiani restano a litigare. «Che tristezza – commenta l’ex viceministro Stefano Fassina – il gruppo dirigente dovrebbe chiedere scusa agli elettori delle primarie».
Mauro Favale
(da “la Repubblica”)
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Marzo 16th, 2014 Riccardo Fucile
“PARAGONARE LA MELONI A MARINE LE PEN? NON SCHERZIAMO, LI SEPARA UN 25% DI CONSENSI”…”USCIRE DALL’EURO? UNA SCIOCCHEZZA, AUMENTEREBBE IL DEBITO PUBBLICO E NON VERREBBE MENO IL DOMINIO DEL CAPITALISMO FINANZIARIO”… “L’UNICA NOVITA’ E’ L’ANALISI DI TSIPRAS”
«Giorgia Meloni? Ha ancora tutto da dimostrare, e il paragone con Marine Le Pen è
improprio».
Lo scrittore francese Alain De Benoist, uno dei più importanti intellettuali d’Europa, riferimento transideologico e autore di testi come il celebrato «Visto da destra. Antologia critica delle idee contemporanee», del 1986, regala a «Il Tempo» una visione critica, lucida, del panorama politico italiano partendo dalla novità della «nuova destra» che ha debuttato a Fiuggi lo scorso week-end.
Dai paragoni con la «droit» all’Euro, da Berlusconi alla «simpatia» per Tsipras.
Dopo 6 anni, il Pdl è sparito ed ora sulla scena politica torna un partito di destra a vocazione maggioritaria. Che ne pensa?
«Che è abbastanza strano parlare di “vocazione maggioritaria”, per un partito, Fratelli d’Italia, che ha ottenuto solo l’1,95% dei voti nelle elezioni di febbraio 2013. Anche se i suoi leader affermano oggi di volersi presentare al di fuori della coalizione sponsorizzata da Forza Italia, sarà quasi impossibile superare la soglia dell’8% che la nuova legge elettorale richiede per essere rappresentati in Parlamento fuori coalizione».
Ci sono grande curiosità e molte speranze attorno a Giorgia Meloni. Può essere la Marine Le Pen italiana ? E potrà essere un buon interlocutore della destra francese?
«Prima di diventare un interlocutore per chiunque Giorgia Meloni deve dimostrare chi è. Nell’immediato, il confronto tra lei e Marine Le Pen non sembra molto appropriato, anche solo in relazione alla differenza del loro elettorato: 1,95% per Fdi e tra il 20 e il 35% per il “Gathering Blue Marine”. Differenze ideologiche non sono meno ampie. L’ex Ministro della Gioventù del governo Berlusconi sta cercando di riunire i vecchi esponenti di Msi e An, mentre Marine Le Pen, che rifiuta di definirsi “di destra”, sta prendendo sempre più distanza dalla comunità nazionalista. La sua visione “laica” della società fa tanto contrasto con l’atteggiamento pro-cattolico di Giorgia Meloni».
Gli osservatori italiani parlano ancora di una forte influenza di Berlusconi. È finita l’era del Cavaliere?
«Bisogna considerare un fattore fisiologico. Berlusconi è ancora il padrone del suo partito, ma se Renzi riesce a mantenere il Governo fino al 2018, il Cavaliere, che sta ancora scontando la pena di tre anni di interdizione dai pubblici uffici, avrà alle prossime elezioni più di 80 anni…».
Nella sinistra radicale, Alexis Tsipras sta tentando di riunire la sua parte politica in Europa. È possibile che possa accadere la stessa cosa a destra?
«Il divario fra destra e sinistra è ormai obsoleto, la creazione su un piano politico di una “nuova destra europea”, non mi interessa in alcun modo. Una cooperazione tra i partiti nazional-populisti sarebbe molto difficile, in ogni caso, a causa del loro egoismo nazionale. Invece nutro una certa simpatia per la critica che fa Alexis Tsipras dei partiti socialisti, oggi divenuti dei liberali di sinistra, ovvero rappresentanti dell’ala sinistra del Capitale».
Cosa c’è a destra del Ppe, dunque?
«Per lo più movimenti o gruppi che non hanno compreso in quale momento storico viviamo».
La guerra economica in Europa è tra il Nord e il Sud o tra la Germania e tutti gli altri?
«Non c’è una guerra economica fra il Nord o il Sud, e neanche fra la Germania e gli altri paesi europei, ma una guerra fra i popoli d’Europa e i mercati finanziari».
Ha senso uscire dall’euro? È vero che aumenterà il potere d’acquisto per i più deboli o c’è il pericolo di svalutare i pochi risparmi delle famiglie?
«La questione è puramente formale, se non demagogica, poichè nessun paese europeo è oggi disposto a lasciare l’euro. Un ritorno alla vecchia moneta nazionale avrebbe l’effetto di far crescere il debito pubblico, che è valutato in euro e non cambierà evidentemente nulla circa il dominio esercitato dal capitalismo finanziario di oggi. I Paesi che non utilizzano l’euro come la Gran Bretagna, non stanno facendo meglio di altri. In ogni caso, se l’euro come moneta unica scomparisse, esso dovrebbe essere mantenuto come moneta comune per gli scambi internazionali con i paesi extra europei».
Vincenzo Bisbiglia
(da “il Tempo”)
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Marzo 16th, 2014 Riccardo Fucile
ALLA RICERCA DI VISIBILITA’: INIZIA LA CAMPAGNA PER LE EUROPEE, TENSIONE CON ALFANO
«Voglio presentarmi al Quirinale portando camion ricolmi di scatoloni e, dentro, milioni di firme. Poi voglio vedere che succede. Ma dobbiamo mobilitarci tutti, Forza Italia, i Club Forza Silvio, l’Esercito di Silvio: basta chiacchiere, abbiamo un mese di tempo per aprire un migliaio di gazebo e raccogliere, non basta internet».
Daniela Santanchè spiega così l’ultima iniziativa con cui si apre di fatto la campagna di primavera per quella grazia a Berlusconi che il presidente della Repubblica mai concederà motu proprio.
Campagna che coincide di fatto con quella per le Europee, tutta giocata sul fronte più caro al leader, quello giudiziario e della «persecuzione» di cui si ritiene vittima.
La candidatura è impossibile, codici alla mano, nonostante gli annunci: allora lo stato maggiore decide di passare al contrattacco.
Lo fa intanto la “pitonessa”, le cui mosse quasi mai sono all’oscuro o comunque lontane dalle strategie del Cavaliere.
Ieri sera l’annuncio dell’avvio della raccolta firme per sollecitare l’atto di clemenza al Colle e consentire la candidatura a Bruxelles.
«Servono le firme di milioni di italiani affinchè in Italia venga ripristinata la democrazia – afferma la deputata –. Il 10 aprile rappresenta un vulnus per la nostra democrazia. Dobbiamo mobilitarci e promuovere un appello a Napolitano. Non possiamo accettare lo scempio perpetrato da chi ha inteso estromettere Berlusconi per via giudiziaria dalla vita politica italiana».
E il 10 aprile è la data in cui il Tribunale di Sorveglianza di Milano deciderà sull’affidamento ai servizi sociali o ai domiciliari del condannato in via definitiva nel processo Mediaset.
La senatrice Manuela Repetti, compagna di Sandro Bondi, rilancia: «I club Forza Silvio saranno in prima fila per la grazia a Berlusconi». Altri lo faranno da oggi.
Il capo sembra meno ottimista dei suoi sulla possibilità di candidarsi alle Europee. Durante una telefonata ad un club di Varese, l’eurodeputata Lara Comi gli dice: «Presidente, tutti noi speriamo ti possa candidare». E lui risponde: «Grazie, grazie a tutti. Purtroppo il vizio della sinistra, quando non riesce a vincere sul piano politico un avversario, è quello di riuscire a farlo fuori giudiziariamente».
Però prova a galvanizzare le truppe, dicendosi certo che «le prossime elezioni politiche ci saranno tra circa un anno per necessità , a giudizio di tutti e in quel momento dovremo fare il grande salto e vincere per fare la riforma della giustizia». Poi è tutto il solito copione, i «quattro colpi di Stato», la «dittatura e l’oppressione dei giudici», l’idea di dar vita a un «partito delle vittime delle ingiustizie».
E una ingiustizia sarebbe intanto «impedire a Berlusconi di candidarsi », dice Giovanni Toti che a Torino inaugura la nuova sede del partito.
Anzi, «una grave lesione al diritto di rappresentare i moderati italiani: se qualcuno dovesse impedirlo si assumerebbe una grave responsabilità ».
Ma a Torino si trovava ieri anche Angelino Alfano, che sceglie quel palcoscenico per dichiarare guerra al suo ex partito in nome del voto utile.
«Forza Italia oggi non è nè carne nè pesce. Berlusconi parla tanto dei piccoli partiti, ma noi sappiamo dove andare mentre il suo è un partito più grande che però non sa dove andare e alle Europee il vero voto inutile sarà quello dato a loro», dice il leader Ncd. La contraerea non perde tempo.
Replica lo stesso Berlusconi, pur senza mai citare l’ex pupillo. «Agli elettori dei piccoli partiti va spiegato che frazionare il voto non è soltanto inutile ma dannoso, dovranno essere contattati e convinti a votare per noi».
E Mariastella Gelmini: «Cerca alleanze con noi in Piemonte e altrove ma sta in un governo di centrosinistra e polemizza ogni due per tre con chi lo ha generato». Daniele Capezzone twitta: «Alfano? Di lui si occuperà lo sbarramento».
Lo scontro in vista delle Europee è già iniziato.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Marzo 16th, 2014 Riccardo Fucile
PREFERISCE FAVORIRE I SUOI AMICI INDUSTRIALI… IN 15 ANNI GLI ASSEGNI PENSIONISTICI HANNO PERSO IL 30% DEL VALORE
Palla al centro per i pensionati, la ventata in arrivo da Palazzo Chigi non li sfiorerà : non
riceveranno nulla.
Così ha sentenziato il premier Renzi mettendo a tacere con una solo battuta due interlocutori.
ll commissario per la spending review Carlo Cottarelli – che solo pochi giorni fa aveva annunciato un prelievo ad hoc sulle pensioni d’oro – e i sindacati che, contenti per gli 80 euro al mese infilati nelle buste paga dei lavoratori, volevano qualcosa anche per i pensionati.
Intervenendo a Porta a Porta su Rai Uno, Renzi ha risposto alle loro richieste in modo inequivocabile: «Per il momento i soldi in tasca ai pensionati non li metto» ha detto «per loro non cambia niente»
L’esclusione non piace per niente ai sindacati, batte cassa la leader della Cgil Susanna Camusso: «Per favorire la ripresa il governo deve guardare ai tanti pensionati che hanno pensioni basse. Anche a loro è dovuta una restituzione fiscale».
Stessa linea per Cisl e Uil e per i pensionati dei lavoratori autonomi Cupla che ricordano come la «stragrande maggioranza degli assegni stia sotto a mille euro».
Le categorie, Spi-Cgil Fnp-Cisl e Uilp-Uil, sono sul piede di guerra. «È evidente siamo considerati cittadini di serie B – commentano – Non staremo nè fermi nè zitti. È inaccettabile che per i pensionati non vi siano sgravi fiscali, è inaccettabile che si pensi di agire solo sulle pensioni per fiscalizzare gli oneri a carico dei nuovi assunti ». Carla Cantone segretario generale della Spi ricorda a Renzi che: «Negli ultimi quindici anni le pensioni hanno perso il 30 per cento del potere d’acquisto. Spesso rappresentano il vero ammortizzatore sociale della famiglia: ma gli anziani non ce la fanno più, negli ultimi due anni le vendite in nuda proprietà sono aumentate del 23 per cento».
Luisa Grion
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Marzo 16th, 2014 Riccardo Fucile
LA CONDANNA A UNA FLESSIBILITA’ A VITA
Tutta la retorica sul Jobs Act, alla fine, si riduce a una flessibilità quasi selvaggia.
Questo è quanto rimane dalla lettura del corposo comunicato stampa del Consiglio dei ministri del “super-mercoledì” renziano.
Il miraggio del contratto unico, l’ipotesi del salario minimo o del sostegno ai disoccupati, infatti, va a finire in un progetto di legge delega la cui attuazione dipenderà dal volere degli dei, conoscendo la politica italiana
Da un decreto governativo, invece, immediatamente in vigore per essere convertito dal Parlamento, dipendono le modifiche ai contratti a tempo determinato e all’apprendistato.
E si tratta di modifiche pesanti.
Per il contratto a termine, infatti, scrive il testo del governo “viene prevista l’elevazione da 12 a 36 mesi della durata del primo rapporto di lavoro a tempo determinato per il quale non è richiesto il requisito della cosiddetta causalità ”.
Ma la novità peggiore è che viene prevista “la possibilità di prorogare anche più volte il contratto a tempo determinato entro il limite dei tre anni, sempre che sussistano ragioni oggettive e si faccia riferimento alla stessa attività lavorativa”.
Rinnovare anche più volte, senza limiti chiari, significa, come ha notato Tito Boeri su Repubblica , poter rinnovare un contratto di lavoro ogni settimana e quindi ben 156 volte nell’arco di tre anni.
Le aziende saranno soddisfatte, ma tutti quei lavoratori precari che, pure, hanno sperato nel “contratto unico” di Renzi, che diranno?
La proposta del governo pone un solo limite, quello del 20% dei dipendenti di un’azienda che possono essere assunti con contratto a tempo.
Su 50 si tratta di dieci contratti, non è poco .
Inoltre, nel momento in cui verrà introdotto il contratto unico in cui per almeno tre anni non sarà previsto l’articolo 18, le aziende potranno avere fino a sei anni di disponibilità assoluta del lavoratore, minacciato in ogni momento dal licenziamento.
La tendenza è confermata dall’apprendistato in cui verrà previsto il ricorso alla forma scritta solo per il contratto e per il patto di prova.
Non ci sarà più, invece, in forma scritta il piano formativo individuale ma, soprattutto, si elimina la norma secondo la quale “l’assunzione di nuovi apprendisti è necessariamente condizionata alla conferma in servizio di precedenti apprendisti”.
Quindi, si assumeranno apprendisti , con una paga base pari al 35% della retribuzione, e questi potranno essere costantemente sostituiti.
Infine, “per il datore di lavoro viene eliminato l’obbligo di integrare la formazione di tipo professionalizzante e di mestiere con l’offerta formativa pubblica, che diventa un elemento discrezionale”.
A fronte di queste norme, certe, la parte più attesa del “piano del lavoro” rimane rinviata nel tempo.
Tutta la materia degli ammortizzatori sociali, della riforma dell’Aspi (l’indennità di disoccupazione), la riforma dei Centri per l’impiego, il contratto unico, il riordino delle forme contrattuali diverse e lo stesso salario minimo, l’estensione della maternità , finiranno in una legge-delega.
Uno strumento che in genere mette su un binario morto tanti buoni propositi. In questa decisione si rintraccia una particolare “svolta” operata da Renzi.
Quelli che sembravano i suoi settori di riferimento — giovani precari, partite Iva, forza lavoro intellettuale spesso in fuga dall’Italia — vedranno un peggioramento della loro condizione di lavoro e di vita
I settori tradizionali della sinistra — il classico lavoro dipendente — vedranno, invece, un piccolo miglioramento (sempre che il premier non si riveli, come ha detto lui stesso, “un buffone”).
Un cambio di “base sociale” che ha spiazzato la Cgil e la minoranza Pd e che rende sempre più “acrobatico” l’esperimento governativo del giovane leader democratico.
Salvatore Cannavò
(da “il Fatto Quotidiano”)
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