Destra di Popolo.net

UN FURTO CHIAMATO BONUS, MA RENZI GUADAGNA DUE ANNI DI TEMPO IN ATTESA DEI RICORSI CHE GLI DARANNO TORTO

Maggio 19th, 2015 Riccardo Fucile

IL GOVERNO RESTITUIRà€ AI PENSIONATI SOLO LE BRICIOLE DEI SOLDI CHE MONTI GLI AVEVA TOLTO ILLEGALMENTE

Il ministro dell’Economia, ieri nella sala stampa di palazzo Chigi, metteva le mani avanti: “Nessuno perde niente. Il problema è chi ci guadagna e quanto”.
Pier Carlo Padoan si riferiva al decreto appena approvato dal Consiglio dei ministri per “sterilizzare” la sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale il blocco delle pensioni deciso da Mario Monti per il 2012 e 2013.
In sostanza, ai pensionati vanno le briciole o niente di quel che hanno perso (vedi gli esempi qui accanto): il primo agosto riceveranno un versamento una tantum che sembra un’elemosina ribattezzato “bonus Poletti”, dal nome del ministro del Lavoro.
La comunicazione è importante, però il racconto dei nudi fatti dice altro: ad alcuni milioni di cittadini italiani sono stati sottratti illegittimamente dei soldi, ora si decide di ridargliene una parte e gli si chiede pure di essere felici.
“Nessuno perde niente. Il problema è chi ci guadagna e quanto”, secondo Padoan.
Una forma di “ravvedimento operoso” che farebbe la felicità  di ladri e rapinatori se potessero usufruirne.
Restituiti 2,1 miliardi su 16: 700mila esclusi dal rimborso
I numeri, prima di scappare via, li ha dati Matteo Renzi.
Il “Bonus Poletti” riguarda 3,7 milioni di pensionati su quasi 4,5 interessati dalla sentenza della Consulta e costerà  in tutto 2,1 miliardi per sanare il periodo 2012-2015.
Gli interventi sull’anno prossimo invece — cioè la maggior spesa futura dovuta all’aumento degli assegni da rivalutare — saranno demandati alla Legge di Stabilità . Numeri ufficiali ancora non sono stati considerati, ma secondo Renzi, rispettare la sentenza alla lettera sarebbe costato “18 miliardi” da “togliere ad altri: dagli asili alle infrastrutture”.
Padoan, invece, s’è limitato a dire che il deficit sarebbe schizzato al 3,6%: il costo, insomma, si aggirava sul punto di Pil (poco menodi16miliardi).Inrealtà ,il pregresso dovrebbe valere 10-12 miliardi: anche in questo caso, comunque, lo stanziamento del governo è al massimo il 20% di quanto sottratto ai pensionati in passato e ancor meno se si tiene conto dei mancati introiti futuri.
La mancia: 750 euro in tutto a chi ne prende 1.300 netti
Il governo — per rispettare la “progressività ” chiesta dalla Consulta — ha deciso di individuare varie fasce di reddito da pensione a cui dare i rimborsi: chi ha assegni da 1.700 euro lordi (1.300-1400 netti), ad esempio, avrà  750 euro una tantum e un aumento di 180 euro l’anno. Tutto lordo.
Peccato che secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) gli spettassero circa 3.000 euro di arretrati (2012-2015) e un aumento di reddito annuale di 1.230 euro.
Seconda fascia: chi prende circa 2.200 euro (1.700-1800 netti) avrà  450 euro ad agosto e un aumento di 99 euro l’anno (invece di circa 5mila euro per il pregresso e una pensione più alta di 1.500 euro l’anno).
I pensionati da 2.700 euro lordi (circa duemila netti) potranno folleggiare invece con un “Bonus Poletti” da 278 euro e un aumento da 60 euro: per loro l’Upb ha calcolato un danno subìto di circa seimila euro e una pensione da aumentare di 1.800 e più.
Niente “bonus”, infine, per chi ha assegni sopra i 3.200 euro lordi: la pensione media dei “ricchi” — secondo l’Upb — vale circa 5mila euro lordi al mese e ha avuto perdite per poco meno di diecimila euro per il passato e quasi tremila sul reddito annuo.
Ora nuovi ricorsi, ma Renzi guadagna un paio d’anni
Il decreto del governo sulle pensioni — quando sarà  approvato dalle Camere (per ora non c’è nemmeno il testo) — sarà  oggetto di una nuova ondata di ricorsi. Non senza ragione. Dice Riccardo Troiano, il legale che ha rappresentato Federmanager e Manageritalia alla Consulta: “Si poteva fare molto di più e molto meglio, così il decreto depotenzia la sentenza: se questa norma dovesse arrivare alla Corte Costituzionale, ci arriverà  malconcia. Potenzialmente avrebbero potuto ricevere tutti il rimborso, invece non lo ricevono tutti, non lo ricevono per intero e pure tardi”.
Anche se l’avvocato avesse ragione, il treno della Consulta è lento: male che vada il governo ha comunque guadagnato un paio d’anni.
Sempre che le critiche e le velate minacce arrivate alla Corte in questi giorni non sortiscano effetti riducendola a più miti consigli (una prova si avrà  per le prossime sentenze di peso: blocco degli stipendi degli statali; contributo sulle pensioni d’oro; aggio di Equitalia).
D’altronde, se il governo accetta il modello contabile e le rigidità  ideologiche della Commissione Ue (e lo ha fatto), conculcare i diritti costituzionali in nome del solo articolo 81 sul pareggio di bilancio è l’unica via che gli resta.
Si potrà  andare in pensione prima (con penalizzazioni)
Renzi ieri ha annunciato anche altre novità  sul tema previdenza: intanto la pensione arriverà  il primo del mese, poi — bontà  sua — il governo ha deciso di non decurtare gli assegni nonostante la decrescita del Pil lo autorizzerebbe a farlo (nessuno, però, finora ne ha avuto il coraggio).
Infine, il premier ha fatto sapere che in autunno riformerà  la legge Fornero: “Se una donna a 62 anni preferisce andare in pensione prima e stare col nipotino, rinunciando a 30-50 euro, bisognerà  trovare le modalità  per cui, sempre con attenzione ai denari, questo si possa fare”.
Il problema è che, senza soldi presi dalla fiscalità  generale, la penalizzazione col contributivo è assai più onerosa di 50 euro al mese.

Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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ECCO IL VERO “CETTO LA QUALUNQUE”: LIMOUSINE BIANCA E COMIZI IN DIALETTO PER GERARDO BEVILACQUA

Maggio 19th, 2015 Riccardo Fucile

IMPRESARIO DI NEOMELODICI IN CORSA A CERIGNOLA, SPOPOLA IN RETE E IN PIAZZA

Il video di un suo comizio ha raggiunto, su YouTube, quasi 60 mila visualizzazioni: più o meno quanti sono gli abitanti di Cerignola. Dove a sentirlo, giovedì, c’era la piazza piena: 7 mila persone. «No, 14 mila», insistono gli organizzatori.
Poco cambia, nessuno avrebbe immaginato, qualche settimana fa, tanto pubblico per Gerardo Bevilacqua, candidato sindaco ribattezzato dalla Rete il «Cetto La Qualunque» di Cerignola grazie alle performance nei suoi comizi, presto diventati un fenomeno, sul web e non solo. Condivisi sui social, ripresi dai siti, mentre sono comparse pure le magliette con la sua faccia e lo slogan: «Io sono Ribbellione», da una sua frase cult.
La sua notorietà  ha varcato i confini di Foggia anche se lui parla solo dialetto.
Dice di essere «alfabete»: «In italiano non so parlare, ho poche scuole, non ci sono andato, sono cresciuto in mezzo alla strada».
Assicuratore, corre a sindaco per la sua città  con la lista Voci Nuove: è il nome dell’associazione di cantanti neomelodici da lui diretta, che organizza spettacoli.
Alla Rete si è presentato a fine aprile con un video diventato virale: picchiava un assistente che aveva organizzato una cena elettorale. I conti non tornavano: e giù schiaffi, un calcio e una sedia tirata contro. «Era di plastica», si scusa
Poi i video dei comizi, dove arriva in limousine bianca, e gli interventi show, con le frasi urlate in cerignolano contro i politici: «Vergogna! Tutti a casa! Basta tasse comunale! ( sic )».
Vendola ed Emiliano? «Lavorano solo per una parte della Puglia: a Bari la ricchezza, a Foggia la monnezza».
Contro l’inceneritore: «Lo butto a terra». E , nella terra di Di Vittorio, si spende contro la povertà  e per i braccianti: «Famiglie che hanno bisogno di mangiare, aiutiamole. Come? Un pezzo di pane, diceva Padre Pio. Le bocche sono sorelle».
Lui, figlio di una bracciante, 6 fratelli, dice di sapere cosa sia la povertà : «Sono cresciuto a pane secco». Racconta di un passato travagliato: «Ho sbagliato qualcosa, ero un ladro per povertà , di galline. E a quelli voglio parlare ora. Qua ci sono tanti ragazzi che vanno a rubare, ma la delinquenza con me finisce. Non li mando in galera, gli do un lavoro».
E dire che il confronto alle Comunali di Cerignola sarà  con un filosofo, Tommaso Sgarro (centrosinistra), e Franco Metta (civica), avvocato dal linguaggio forbito, tra i favoriti. Poi è arrivato lui, parlando solo dialetto: non avendo studiato, non ha «il cervello logoro come avvocati e medici», spiega.
E c’è chi dice che potrebbe arrivare a mille voti ed entrare in consiglio comunale.

Renato Benedetto

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PAGHERETE CARO, PAGHERETE TUTTO

Maggio 19th, 2015 Riccardo Fucile

RENZI VUOLE DIVIDERE TRA SCIPPATI DI SERIE A E QUELLI DI SERIE B

Il premier e segretario del partito di governo occupa di domenica pomeriggio il primo canale della televisione pubblica per annunciare ciò che il Consiglio dei ministri deve ancora decidere, senz’alcun contraddittorio e in spregio delle regole della par condicio a due settimane esatte dalle elezioni europee, e promette soldi a 4 milioni di elettori pensionati, esattamente come aveva fatto alla vigilia del trionfo elettorale alle Europee dello scorso anno con l’annuncio degli 80 euro.
Intanto la sua ministra favorita trova il modo di comparire nelle dirette televisive e nei servizi sulla finale degli Internazionali di tennis al Foro Italico nelle vesti di premiatrice del vincitore Novak Djokovi›, manco fosse la duchessa di Kent a Wimbledon o Miss Maglietta Bagnata al traguardo della Milano-Sanremo.
Detta così, senza i nomi, pare una cronaca di ordinario regimetto berlusconiano con i verbi al passato.
Invece i verbi vanno coniugati al presente, perchè i nomi sono quelli di Matteo Renzi e di Maria Elena Boschi.
Ma c’è anche una questione di merito: e cioè la disinvolta soluzione escogitata dal premier per aggirare, con l’aria di rispettarla, la sentenza della Corte costituzionale sulla legge Fornero che bloccava l’indicizzazione delle pensioni superiori a tre volte il minimo: una mancetta al massimo di 750 euro che dovrebbe essere scucita in agosto ad alcuni dei pensionati rapinati.
Renzi avrebbe voluto temporeggiare ancora, ma il ministro dell’Economia Padoan lo ha spinto ad annunciare subito una soluzione (anzi, una non-soluzione) per tener buona l’Europa, che vuole sapere come il governo pensa di uscire dal vicolo cieco in cui non la Consulta, ma il governo Monti e i partiti che lo sostenevano, ha cacciato l’Italia.
Nel suo ormai conclamato analfabetismo costituzionale, l’esecutivo considera la sentenza della Corte poco più di un suggerimento, di un consiglio amichevole, su cui aprire una trattativa e trovare un’intesa a metà  strada.
Ma le cose stanno molto diversamente: quando la Consulta dichiara incostituzionale una legge, questa cessa immediatamente di esistere, ed è come se non fosse mai stata in vigore.
Dunque non c’è nulla da mediare, nulla da trattare, nulla da interpretare.
La legge Fornero non esiste e tutti i pensionati che ne hanno subìto le conseguenze devono essere risarciti per i soldi perduti fin qui e, per il futuro, devono riavere le loro pensioni con i necessari adeguamenti al costo della vita.
Il che non vuol dire che il governo non possa, per il futuro, approvare una nuova legge sulle pensioni, per esempio mettendo un tetto a quelle “d’oro”, a cominciare dagli assegni sproporzionati rispetto ai contributi versati, senza dunque toccare i diritti acquisiti.
Nel 2008, per esempio, il premier Prodi bloccò le pensioni di importo superiore a otto volte il minimo, e quella decisione passò indenne il vaglio di costituzionalità  della Consulta perchè quella norma — diversamente dalla Fornero — garantiva l’“adeguatezza” e la “proporzionalità ” del trattamento previdenziale, limitandosi a colpire gli assegni “di importo piuttosto elevato” e con “margini di resistenza all’erosione” dell’inflazione.
Ora, il Pd di Renzi dovrebbe fare mea culpa, anzichè prendersela con chi c’era prima.
È vero che Renzi non è mai stato in Parlamento (non ci sta neppure oggi) e non ha mai votato la fiducia ai governi precedenti.
Ma intanto non era mica un passante: era il leader dell’opposizione interna al Pd, e quando la Bce impose all’Italia quelle politiche ingiuste e giugulatorie con la famosa lettera dell’estate 2011, concordata con B. e poi attuata da Monti, elogiò sia la lettera della Bce sia l’azione di Monti-Fornero che la mettevano in pratica.
E quasi tutti i ministri e i sottosegretari del suo governo     — renziani e antirenziani, montiani, centristi e alfaniani — e i parlamentari della sua maggioranza (e pure della cosiddetta opposizione di centrodestra) votarono disciplinatamente la legge incostituzionale delle pensioni.
L’obiezione è nota: la sentenza apre una voragine di almeno 17 miliardi nei conti pubblici, quindi non si possono rimborsare tutti i pensionati.
Ma è falso: è la legge Fornero che apre quella voragine, e ora sappiamo che la legge Fornero non è mai esistita.
Dunque le chiacchiere stanno a zero: se, com’è evidente, non si può restituire subito tutto il maltolto a tutti, non si possono nemmeno dividere i pensionati fra scippati di serie A e di serie B.
Altrimenti chi lo fa espone la finanza pubblica al rischio concreto di un’altra bocciatura e di un altro mega-buco.
L’unica strada è indicare subito un percorso graduale, magari scaglionato nei prossimi mesi o anni, che però alla fine restituisca tutto il dovuto a chiunque ne abbia diritto.
Con quali soldi? Con quelli di una nuova spending review, oltre a quella che doveva assicurare risparmi per 10-15 miliardi per evitare altri aumenti dell’Iva ma di cui si sono perse le tracce.
E con altri risparmi ormai improcrastinabili, anche con i requisiti di necessità  e urgenza tipici del decreto: basta con i miliardi di inutili incentivi alle grandi imprese, stop all’acquisto di F-35, legge sulla confisca immediata dei proventi di corruzione e di evasione sul modello della norma sui patrimoni mafiosi (che inverte l’onere della prova), ritiro delle truppe dalle guerre in giro per il mondo, via le opere pubbliche inutili e dannose come il Tav Torino-Lione, il Terzo Valico, il progetto sotterraneo di Alta velocità  a Firenze, ecc.
Insomma, fine della lunga serie dei governi che rubano ai poveri e agli onesti per dare ai ricchi e ai ladri (che spesso sono sinonimi).

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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(FAR FINTA DI) CAMBIARE TUTTO PER NON CAMBIARE NIENTE

Maggio 19th, 2015 Riccardo Fucile

POLITICA IN MANO ALLE LOBBIES, ANZIANI COSTRETTI A FRUGARE NEI RIFIUTI

Anche con Renzi nulla è cambiato.
Il paese è sempre in mano alle lobbies, ai gruppi di potere più o meno occulti, alla burocrazia. La politica, arte nobilissima, è gestita dai soliti noti corrotti e incapaci, guardati a vista dalla magistratura e quindi paralizzati.
Alle prossime elezioni amministrative il solito boom di impresentabili nelle liste di tutti i partiti. Che dire poi delle riforme di questo governo. Incomprensibili ai più e lontane dalle reali esigenze della gente.
L’agenda di Renzi è lontanissima da quella degli italiani.
Peraltro uno che è vissuto da sempre nel mondo dorato della politica cosa potrà  mai sapere dei nostri problemi quotidiani.
Meglio la riforma della RAI per accontentare qualche amico potente, piuttosto che aggredire il degrado delle città , l’illegalità  diffusa e l’insicurezza che da essa ne deriva, il mancato rispetto delle regole, la povertà  che attanaglia milioni di italiani, la cronica deficienza di asili nidi e di politiche per la famiglia che presto trasformerà  l’Italia in una grande casa di riposo.
E ancora la giustizia lenta e profondamente ingiusta, la sanità  malata e diseguale, l’abbandono in cui versano i disabili, l’assenza di meritocrazia che umilia i nostri giovani perlopiù disoccupati e la conseguente fuga dei cervelli, il dissesto idrogeologico che porta ancora morte di innocenti.
Ma la cosa che mi fa più male, è vedere i nostri nonni, che hanno fatto grande questo paese, frugare negli scarti, al mercato, alla ricerca di una mela non completamente marcia.
Ma vedrete, con la riforma del Senato e la nuova legge elettorale si aggiusterà  tutto.

Giuseppe Melpignano
(coordinatore Altra Destra Puglia)

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CONIGLI MANNARI E LA DUCHESSA DE NOANTRI

Maggio 19th, 2015 Riccardo Fucile

BOSCHI E’ IL VOLTO DOLCE E TELEGENICO DEL NUOVO POTERE

Dev’essere dura fare a vita la bionda della classe.
Se ti invitano al cinema, è per farsi belli con gli amici; se ti chiamano alle feste, è per far venire più gente; se c’è da andare a parlare col preside, mandano sempre te, confidando nella capacità  persuasiva dei tuoi occhioni blu.
Compiangiamo la ministra delle Riforme e dei rapporti col Parlamento Maria Elena Boschi, che domenica è stata mandata al Foro Italico a premiare il tennista Novak Djokovic, vincitore degli Internazionali Bnl.
Accanto a un phonatissimo presidente del Coni Malagò, la ministra, radiosa come una ragazza dello spot del Campari, ha consegnato con le sue manine il trofeo del Masters 1000 al serbo, che per l’emozione si è poi sparato il tappo dello champagne in faccia.
Fortuna per lei, e per l’Istituzione sui cui più alti scranni siede, non era in bikini (di cui un saggio ci è stato offerto un’estate fa sui giornaletti da sala d’attesa dell’estetista), nè aveva la fascia da miss Parlamento, ma un tailleur pantalone nero e una riga di eye-liner.
Domandare “perchè?” è un puro esercizio di stile.
Forse Renzi sta pensando di riformare costituzionalmente le regole del tennis.
Forse la Boschi dovrà  relazionare il Parlamento sulla regolarità  delle procedure di premiazione al Foro Italico.
Forse da piccola sognava di diventare una tennista.
Non importa: la first lady de facto è il volto dolce del nuovo potere, la sua telegenica tuttofare, perfettamente aderente alla narrativa che vuole il governo come attentissimo nei confronti delle donne anche se le usa come testimonial mute della propaganda.
Infatti: chi inviamo in Parlamento a fare la non popolarissima professione di fede nel garantismo? Chi mandiamo a prendere i bambini adottati in Congo?
Chi buttiamo nell’arena a difendere le peggio riforme della Repubblica contro i professoroni, i sindacati, i magistrati?
Come una battuta di caccia o un torneo di cricket, il trofeo del tennis ha offerto la cornice in cui far rifulgere lo charme di rappresentanza della nostra duchessa di Kent.
Escluso mandare il legittimo titolare delle deleghe allo sport (che è sempre Renzi, visto che le deleghe che erano di Delrio se le è tenute lui), o una donna magari ladylike, ma priva del piglio reclamistico della coniglietta mannara.
Meglio la bionda plenipotenziaria. La quale vedremmo bene anche come madrina di Miss Italia, valletta a Sanremo e giudice di “Amici”, per sabotare le velleità  nazional-popolari del nuovo nemico Saviano.
Il problema, beninteso, non è che la Boschi premi i campioni di tennis o di qualsiasi altra disciplina sportiva; il problema è che faccia il ministro.

Daniela Ranieri
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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FITTO ANNUNCIA IL NUOVO PARTITO: “SI CHIAMERA’ CONSERVATORI E RIFORMISTI”

Maggio 19th, 2015 Riccardo Fucile

“FORZA ITALIA E’ UN CAPITOLO CHIUSO, OCCORRE UN NUOVO MODELLO DI CENTRODESTRA, FONDATO SU DEMOCRAZIA INTERNA E PRIMARIE”

Dopo l’addio a Forza Italia, anticipato domenica nel programma di Lucia Annunziata su Raitre, Raffaele Fitto oggi annuncia la nascita ufficiale del nuovo partito: “Abbiamo costituito un’associazione che si chiama Conservatori e Riformisti e che si ispira all’omonimo gruppo del Parlamento europeo”, spiega il leader dei ricostruttori in una conferenza stampa all’hotel Nazionale a Roma.
Ma non è questo il momento di dar vita a nuovi gruppi parlamentari, fuoriuscendo da quelli di Forza Italia: “Per noi questo è l’ultimo dei problemi – chiarisce –     è un punto di dettaglio che completerà  un percorso”.
Come a dire: tregua con l’ex cavaliere fino alle regionali, poi ognuno per la sua strada.
“Forza Italia è un capitolo chiuso”, ha continuato Fitto spiegando che il suo obiettivo “non è continuare in una polemica sterile con Berlusconi” ma dar vita a “un nuovo modello di centrodestra con regole democratiche”.
Rilancia poi il tema delle primarie:   “Il nostro obiettivo – ribadisce – se ci saranno le elezioni politiche nel 2018, è che è indispensabile e necessario che il centrodestra si organizzi per celebrare delle primarie, sui contenuti e sulla scelta di uomini”.
“E’ una partita che non si gioca con un parlamentare in più o in meno ma si muove in una prospettiva politica”, dice ancora l’europarlamentare e,   a quanti gli chiedono se i parlamentari che hanno aderito sono gli stessi che qualche tempo fa hanno firmato una lettera a sostegno di Cameron, risponde: “Dica trentatrè…”.
“Comunque – aggiunge – non lo so”.
Troppo presto anche per il simbolo: “No, non lo abbiamo. E’ solo un’associazione, lo vedremo dopo”.

(da “La Repubblica”)

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FINTI NEMICI? DIRITTI TV, PERQUISIZIONI IN CORSO IN LEGA, SKY E MEDIASET

Maggio 19th, 2015 Riccardo Fucile

IL SOSPETTO DI UN PATTO SEGRETO ANTI-CONCORRENZA

Un patto per impedire la concorrenza sul mercato della pay tv nel settore dei diritti televisivi della Serie A.
E’ il sospetto che ha avviato le indagini dell’Antitrust e della Guardia di Finanza che stanno eseguendo ispezioni a Milano e Roma presso le sedi della Lega calcio di Serie A, di Mediaset e Sky.
Al centro delle indagini ci sarebbe l’esito finale della vendita dei diritti televisivi per le stagioni calcistiche 2015-2018, espletata dalla Lega calcio nel giugno 2014: il nodo riguarda l’accordo siglato tra le due piattoforme per mantenere lo status quo, un’intesa che spinse la Lega ad accontentarsi di 150 milioni di ricavi in meno.
Tale accordo – sempre secondo l’ipotesi investigativa – sarebbe avvenuto fra i principali operatori attivi a livello nazionale sul mercato delle pay-tv, vale a dire Sky e Mediaset.
La stessa Lega calcio, in violazione di disposizioni europee – ipotizzano gli investigatori – avrebbe favorito gli accordi: una tesi rafforzata dal fatto che le squadre di Serie A abbiano rinunciato a massimizzare gli introiti come, invece, prevedeva il bando.
Per capire di cosa si tratta bisogna fare un passo indietro, tornando all’estate dello scorso anno quando dopo una battagli lunga settimane Sky si era aggiudicata l’intero campionato sul satellite e Mediaset le partite delle migliori 8 squadre di serie A sul digitale terrestre (pari all’86% dello share).
Un accordo definito al ribasso per tutti: a cominciare dalla Lega che ha incassato per il triennio 945 milioni di euro (572 dalla piattaforma satellitare di Rupert Murdoch, gli altri dal Biscione), meno dei 1.100 milioni offerti dai vari concorrenti.
Anche per questo, già  un anno fa, gli addetti ai lavori si auguravano che nessuno degli attori in gara usciti perdenti dall’asta, presentasse ricorso.

(da “La Repubblica“)

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CALCIOSCOMMESSE: TRUCCAVANO LE PARTITE IN SERIE D E LEGA PRO, L’OMBRA DELLA ‘NDRANGHETA

Maggio 19th, 2015 Riccardo Fucile

CINQUANTA PERSONE IN MANETTE, TRENTA SQUADRE COINVOLTE, SETTANTA INDAGATI: L’ACCUSA E’ DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE

‘Ndrangheta, calcio e scommesse. È scattata all’alba l’operazione “Dirty soccer” che ha portato all’arresto di 50 persone in tutta Italia con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva.
Calciatori, dirigenti e presidenti di squadre di calcio rischiano fino a 9 anni di carcere. Su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, la squadra mobile e lo Sco hanno eseguito arresti in Calabria, Campania, Puglia, Emilia Romagna, Abruzzo, Marche, Toscana, Liguria Veneto e Lombardia.
Al centro dell’inchiesta, iniziata con un’intercettazione di un soggetto legato alla cosca Iannazzo di Lamezia Terme (e arrestato pochi giorni fa nell’operazione “Andromeda”), ci sono decine di partite di calcio combinate dei campionati in corso in Lega Pro e Lega D.
È un terremoto per il calcio italiano.
Gli inquirenti hanno individuato “due gruppi criminali organizzati, tra loro distinti, ma aventi un trait d’union soggettivo, — scrivono i magistrati — dediti ad architettare frodi sportive, ‘combinando’ incontri di calcio del campionato dilettantistico e dei tornei professionistici”.
La Dda di Catanzaro parla di “un sottobosco criminale ben innestato nel mondo del calcio, le cui fila sono tenute da ‘professionisti’ dello sport che approfittano della propria funzione, in seno alle società  calcistiche, per combinare partite dei campionati, al fine di alterare il risultato, per lucrare sulla combine, scommettendo essi stessi sull’evento sportivo”.
Tra gli arrestati ci sono presidenti di società  che compravano le vittorie della propria squadra spacciandole per successi sul campo.
Ma anche direttori sportivi che “confondono — scrivono i pm — la loro funzione di promozione sportiva, con l’alterazione del risultato delle competizioni, tradendo il loro vero ruolo e, tutto ciò, solo per vile bramosia di guadagno economico”. In manette anche alcuni calciatori.
Il dato più raccapricciante secondo gli investigatori è “l’amara quanto palese constatazione di cosa sia diventato lo sport calcistico gestito dagli indagati del presente procedimento, in cui emergono palesemente le condotte di tali direttori sportivi, presidenti e manager calcistici che ormai concepiscono la gestione delle proprie società  calcistiche o di quelle da acquisire di volta in volta, esclusivamente come una ‘fonte di reddito’ derivante dalle scommesse che essi stessi piazzano e fanno piazzare sulle partite che sono stati in grado di truccare”.
Grazie alle intercettazioni telefoniche, la squadra mobile diretta da Rodolfo Ruperti è riuscita a stroncare un’organizzazione criminale “alimentata anche dal denaro che proviene dai ‘signori’ delle scommesse”.
Si tratta, in sostanza, di personaggi che vivono in Asia (Kazakistan), nell’est d’Europa (Serbia e Slovenia) ed in Russia e che, comunque, in Italia hanno la loro longa manus nel gruppo criminale colpito dall’inchiesta “Dirty Soccer”.
I finanziatori stranieri, infatti, attraverso la mediazione di dirigenti sportivi “disonesti e avventurieri” irrorano le casse degli arrestati fornendo denaro ai criminali “nostrani”.
Denaro che, stando alla ricostruzione della squadra mobile,veniva usato “in primis per ‘corrompere’ i calciatori in modo da avere, sia gli stranieri che i criminali di casa, partite combinate su cui scommettere e realizzare ingenti guadagni”.
Tra gli arrestati ci sono il presidente e il direttore sportivo del Neapolis Mario Moxedano e Antonio Ciccarone, il presidente e il vicepresidente del Brindisi Antonio e Giorgio Flora, il direttore generale del Brindisi Vito Morisco, il consulente di mercato del Brindisi Savino Daleno, il direttore sportivo del L’Aquila Ercole Di Nicola, l’ex direttore sportivo della Torres Vincenzo Nucifora, il magazziniere del Santarcangelo Daniele Ciardi, l’ex direttore del Monza e direttore generale del Pro Patria Mauro Ulizio, il socio occulto e direttore “di fatto” del Pro Patria Massimiliano Carluccio, l’ex allenatore del Pro Patria Marco Tosi, l’ex presidente del Trento Maurizio Antonio Pagniello, il direttore sportivo del Monza Gianni Califano, l’allenatore del Barletta Ninni Corda, il direttore sportivo della Vigor Lamezia Fabrizio Maglia e il responsabile marketing della Vigor Lamezia Felice Bellini.
Tra i calciatori finiti in manette, invece, ci sono Raffaele Moxedano (Neapolis), Pasquale Izzo (Puteolana), Emanuele Marzocchi (Puteolana), Salvatore Arista (ex dell’Akragas), Fabio Di Lauro, Marco Guidone (Santarcangelo), Francis Obeng (Santarcangelo), Mohamed Lamine Traorè (Santarcangelo), Giacomo Ridolfi (Santarcargelo), Andrea Ulizio (San Marino ed ex Pro Patria), Adolfo Gerolino (ex del Pro Patria), Vincenzo Melillo (Pro Patria).

Lucio Musolino
(da “il Fatto Quotidiano”)

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TEST INVALSI SABOTATO DAGLI STUDENTI DI AGNESE RENZI, MOGLIE DEL PREMIER

Maggio 19th, 2015 Riccardo Fucile

PROVA DI ITALIANO BOICOTTATA NELLA 2B: ESAME INVALIDATO CON DISEGNINI E SCARABOCCHI

“Disegnini e scarabocchi” degli studenti di Agnese Landini, moglie di Matteo Renzi, sulle prove Invalsi.
E così l’esame viene invalidato.
Gli alunni della 2B dell’istituto superiore Balducci di Pontassieve, dove la compagna del presidente del Consiglio insegna italiano, hanno deciso di sabotare l’esame martedì scorso. Un boicottaggio a cui il 12 maggio hanno aderito migliaia di ragazzi in tutta Italia che hanno deciso di consegnare in bianco, leggere un libro mentre somministravano le prove o non sono entrati in classe e hanno organizzato sit-in e manifestazioni di protesta.
Nell’istituto di Pontassieve, come riporta il Corriere della Sera, sui 20 test previsti ne sono saltati 7 “ma solo due a causa degli studenti”.
Nella classe di Agnese Landini era saltata la prova di matematica, visto che il docente che doveva controllare il corretto svolgimento dell’esame aveva deciso di scioperare.
Il test di italiano, però poteva regolarmente svolgersi, ma i ragazzi hanno deciso di renderlo nullo.
“La prova non è valida”, ha spiegato il preside Giulio Mannucci, aggiungendo che gli studenti non l’hanno compilata “come si deve”.
Ma quella non è soltanto un controllo della preparazione degli alunni perchè costituisce anche “una valutazione della qualità  dell’insegnamento” del prof.
Quindi il boicottaggio “va a colpire in qualche modo il docente“.
Anche per questo al prossimo consiglio di classe del 3 giugno, dice il preside al Corriere, “proporrò dei provvedimenti contro” gli studenti.
“Altrimenti — conclude — il sistema non si regge più in piedi”.

(da “Huffingtonpost”)

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