Giugno 13th, 2015 Riccardo Fucile
“LA VERA EMERGENZA IN ITALIA E’ LA CORRUZIONE”
“Chiudiamo i campi rom con il cervello non con le ruspe”, così il consigliere capitolino dei radicali
Riccardo Magi presenta le due delibere di iniziativa popolare per riformare il sistema dell’accoglienza a Roma.
La raccolta firme per proporle in Campidogolio sarà attiva già dal pomeriggio. “Spendiamo 25 milioni di euro per non integrare i Rom, 3 mila euro a famiglia per campi e centri d’accoglienza fatiscenti, criminalità politica e organizzata hanno creato lo status quo, serve una risposta seria, un percorso di integrazione attraverso bonus casa e lavoro”, spiega Magi.
“I Rom a Roma sono 1200 su una popolazione di 3 milioni di persone, un peso irrilevante rispetto ad altre città europee, è il nostro sistema ad essere inefficiente: proponiamo un monitoraggio, non più grandi strutture ma piccoli centri per effettuare un maggiore controllo”, aggiunge.
”Poco o niente di questo fiume di denaro pubblico finisce nelle tasche dei Rom, il senso comune dice “si specula sui rom”? Eliminare i rom? Non accogliere più i profughi? Soluzioni da un minuto di gloria, ma questo è un fenomeno strutturale non un’emergenza, è il peso della corruzione che va eliminato”, dice Emma Bonino.
“In Europa ci prendono per isterici, le cifre parlano chiaro, i numeri degli arrivi sono identici all’anno scorso, serve un percorso meno popolare e difficile di integrazione democratica”
Irene Buscemi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 13th, 2015 Riccardo Fucile
PADRI E MADRI COCCOLANO I FIGLI SORPRESI CON COCAINA E COLTELLO E SE LA PRENDONO COI CARABINIERI DI SALO’: “SIETE TROPPI RIGIDI, ROVINARE UN GIOVANE PER COSI’ POCO”
Si sa, «ogni scarrafone è bello a mamma soja» e i ragazzi italiani sono tutto fuorchè emancipati, ma che i genitori se la prendano con i Carabinieri perchè fermino i figli con le tasche piene di marijuana e cocaina è decisamente troppo anche per la più orgogliosa delle mamme.
«Non avete altro da fare che prendervela con mio figlio per uno spinello? Rovinare un giovanissimo per così poco…», hanno detto alcuni premurosi genitori ai militari che li avevano chiamati per riportare a casa i loro pargoli dopo un controllo andato a segno in un locale di Moniga del Garda.
La scena: nuvoloni di fumo di cannabis, musica a tutto volume e risse tra giovanissimi. «Non una novità , il locale è noto per fatti simili», secondo i carabinieri.
Le luci si accendono, i cinofili entrano in azione e nel fuggi fuggi generale i più scaltri di disfano della droga che tengono in tasca.
In sei non scampano ai controlli.
«Documenti prego».
In tasca hanno 30 grammi tra marijuana e cocaina, a uno di loro viene pure trovato un coltello a serramanico.
Strano modo per divertirsi. I carabinieri chiamano i genitori, non si aspettano certo un ringraziamento ma accade l’inverosimile.
Padri e madri, prontamente accorsi in pigiama per riportare a casa i figlioli dopo una notte di divertimento interrotta dai controlli, si prodigano a coccolarli (e rincuorarli) accusando i carabinieri: «Non avete altro da fare?», «Ma dai, nemmeno avesse un chilo», «Rovinare un giovane per così poco», «Siete troppo rigidi», «Ve la prendete per uno spinello».
Dopo la difesa, è scappato pure il bacino italico della buonanotte.
Vittorio Cerdelli
(da “il Corriere della Sera”)
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Giugno 13th, 2015 Riccardo Fucile
I MEDICI: “BASTA ALLARMISMI SULLA SCABBIA, SI CURA FACILMENTE, NESSUN ITALIANO E’ MAI STATO CONTAGIATO”
Un ragazzo eritreo arriva al presidio sanitario. Indossa una tunica bianca, l’ha appena ricevuta da
uno dei tanti volontari che distribuiscono abiti puliti ai migranti arrivati in Stazione Centrale di Milano.
Si gratta, ha gli occhi stanchi. Il medico lo visita, la diagnosi è veloce e uguale a quella di altri: scabbia. Il giovane si sveste e gli viene spalmata una pomata su tutto il corpo. Dovrà tenerla per 8 ore poi lavarsi e indossare vestiti puliti. Così dovrebbe guarire. Gli viene lasciato un foglio con le indicazioni per la terapia. Dovrà mostrarlo ai volontari di uno dei centri di accoglienza dove, probabilmente, trascorrerà la notte.
I casi di scabbia tra i migranti arrivati a Milano ci sono, “ma non meritano alcuna psicosi o allarmismo”, come puntualizza Giorgio Ciconali, direttore dell’Ufficio di igiene della Asl.
“La scabbia tra i migranti del Corno d’Africa ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi mesi. Siamo arrivati a 600 casi dimostrati, ma sono tutti di importazione. La malattia è stata contratta prima o durante il viaggio per arrivare qui —spiega Ciconali-. Non esistono casi di contagio tra chi ha avuto contatti con i migranti. La scabbia è una malattia fastidiosa ma non grave e, soprattutto, non si trasmette facilmente. Per evitare il contagio basta seguire pochi e semplici norme igieniche, come indossare guanti di lattice e lavarsi spesso le mani con i comuni disinfettanti”.
La conferma della non gravità della malattia è arrivata anche dal Ministero della Salute. “Non si tratta di un’epidemia, ma di una patologia dermatologica banale per la quale esiste una terapia a basso costo —ha detto il direttore generale Ranieri Guerra-. Nel 2015 i casi di scabbia rilevati dai medici di confine negli sbarchi degli immigrati, sono circa il 10%: 4.700 casi di scabbia su 46 mila individui in arrivo nei porti italiani”.
Tra i ragazzi in coda per una visita al presidio di Milano ce ne sono alcuni visibilmente provati. Qualcuno si tiene la testa fra le mani, qualcun altro quasi piange.
Per tre ore al giorno al presidio della Stazione c’è anche un pediatra. Oggi però sono arrivati solo tre bambini. “Stanno meglio degli adulti-spiega il dottor Ciconali- e questo è un bene”. Un mamma porta a visitare il suo bellissimo figlio di due anni che sorride a tutti e vuole giocare a palla con i volontari.
“È solo un po’ di febbre”, la tranquillizza la pediatra “con un viaggio come quello che avete fatto è normale”.
A fare da interprete tra la donna e il medico c’è Amalia, una ragazza eritrea nata e cresciuta in Italia.
È arrivata in stazione da sola, su iniziativa spontanea, perchè ha letto che è molto difficile trovare chi parla il tigrino. “Non faccio parte di nessuna associazione. Voglio solo aiutare il mio popolo”. Amalia corre da una parte all’altra. Accompagna chi non si sente bene al presidio, scandisce sintomi e terapie tra medici e pazienti.
La scabbia non ha fermato la macchina di solidarietà dei milanesi, e non solo.
Il flusso di persone che porta aiuti in stazione è continuo. Signore borghesi, studenti universitari, pensionati, mamme con bambini che all’ora di pranzo si presentano con due enormi pentole piene di pasta.
“La reazione delle persone è straordinaria —commenta Amina volontaria e interprete di origini tunisine- ci sta arrivando di tutto: cibo, vestiti (preziosi soprattutto per gestire al meglio la cura dei casi di malattie della pelle), giocattoli per i bambini”.
Tra gli ormai oltre 500 volontari e addetti che gestiscono l’emergenza migranti a Milano sembra che nessuno abbia avuto paura per la scabbia. “Rispettiamo le norme igieniche-spiega Giorgio- indossiamo i guanti e evitiamo di abbracciare i bambini o di avere contatti prolungati pelle a pelle, ma la scabbia non si prende sfiorandosi. Per me il rischio è davvero basso”.
Luca e Silvia, sono due ragazzi romani a Milano per Expo. Sono venuti in stazione apposta per dare una mano.
“Servono medicine?”, chiedono. “Noi per fortuna siamo a posto —risponde uno dei medici- meglio dare gli aiuti direttamente ai centri di accoglienza. Nei prossimi giorni ne avranno bisogno. Servono vestiti, magari sali minerali per combattere la disidratazione e creme per lenire le ustioni”.
Intanto Luisa, un’elegante signora che da mesi dà un mano in stazione, sta servendo pane e Nutella a decine di eritrei che si sono messi in coda.
Le si rompe un guanto di lattice, lo sfila, lo butta a terra. “Tanto la scabbia non si prende mica con il pensiero”.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 13th, 2015 Riccardo Fucile
IL VIAGGIO DI UN RAGAZZO SUDANESE DAL CONFINE A NIZZA… “IN DARFUR GLI EUROPEI CI AIUTAVANO, ORA CHE SIAMO QUA CI SCACCIANO”
“Questa non è l’Europa di cui ho sentito parlare. Qui non ho incontrato le stesse persone che venivano in Africa ad aiutarci”.
Mohamed, cittadino sudanese di vent’anni, non si capacita dell’accoglienza riservatagli dal nostro paese e dalla Francia che, per fermare l’esodo di migranti verso Parigi, ha deciso di sospendere il Trattato di Schengen ripristinando i controlli alla frontiera con l’Italia.
Sta viaggiando sul treno Ventimiglia-Nizza ed è un fiume in piena: “Sono qui da tre giorni e ho già provato a passare più volte, ma a Menton-Garavan la polizia francese ci prende e ci rimanda indietro”.
Mohamed viene dal Darfur, regione occidentale del Sudan teatro dal 2003 di una feroce guerra civile.
“Gli europei facevano tutto per noi — ricorda — Ci sfamavano, vestivano e curavano. Quello che non riesco a capire è perchè, ora che siamo qui, a questa gente non piacciamo più”.
Inutile spiegargli le strumentalizzazioni sul fenomeno migratorio e l’ostilità di una certa politica nei confronti dei clandestini. Tanto vale augurarsi che i Crs, i reparti antisommossa francesi messi dall’Eliseo a presidiare le redivive frontiere, non lo trovino.
In modo che possa raggiungere la meta dopo venti giorni e 8mila chilometri di viaggio.
Mentre Mohamed sfreccia in ferrovia verso Menton, la stazione di Ventimiglia e il vicino parco sono dei campi profughi a cielo aperto.
Di fianco agli anziani che giocano a bocce sotto il fresco degli alberi bivaccano sull’erba decine di africani fra un tentativo e l’altro di raggiungere la Francia.
Il racconto è sempre lo stesso.
“La polizia ci prende, ci identifica, ci carica su dei furgoni e ci riporta al confine con l’Italia. Da lì sono quattro ore a piedi per tornare in paese”, spiega Amjad, sudanese anche lui: “Questo giardino è la mia nuova casa, vivo qui, mangio quello che trovo e i vestiti li lavo in mare. Ma prima o poi ce la farò a passare”.
L’ultimo tentativo, il più costoso, è il viaggio in macchina. Sì, perchè la serrata francese ha fatto fiorire l’economia dei passeur, gli ex spalloni che al posto della merce di contrabbando, ora commerciano in esseri umani.
Li si vede arrivare alle prime luci della sera, quando i controlli in frontiera si allentano, e offrono viaggi nel bagagliaio delle proprie auto fino a Nizza per 50 euro. “Sono principalmente nordafricani con passaporto francese — racconta Amjad — Ma se avessi avuto quel denaro, 50 euro per Nizza e 120 di treno per Parigi, sarei rimasto a casa mia. Con quei soldi in Sudan una famiglia mangia per mesi”.
Nell’androne dello scalo la situazione non cambia: gruppi di migranti col naso all’insù per controllore sui tabelloni l’orario del prossimo treno.
Il tutto nella totale indifferenza della polizia di frontiera che, vista la situazione, non fa neanche finta di controllarli lasciando il compito ai colleghi francesi qualche decina di chilometri più in là .
“Io non faccio più biglietti agli extracomunitari”, attacca il direttore dell’agenzia Avast che però subito dopo precisa: “Mica per razzismo, solo perchè buttano via dei soldi, dato che la Francia ce li rimanda indietro e io non posso rimborsare tutti i titoli di viaggio”.
Ma sui controlli d’Oltralpe i poliziotti italiani hanno più di un dubbio.
“Se li bloccassero davvero qui avremmo 100mila clandestini — rivela un agente del Centro di Cooperazione e di Dogana a patto di rimanere anonimo — E’ un dispositivo messo in piedi per tenere calmo l’elettorato francese, ma prima o poi, in treno, in macchina o a piedi, gli immigrati passano tutti”.
Nel frattempo Mohamed, seduto sul convoglio e con la testa piena di pensieri, vede passare dai finestrini Latte, Mortola e Grimaldi, ultimo borgo italiano.
Si alza improvvisamente e si chiude nel gabinetto. Dopo pochi minuti il treno è a Menton-Garavan e, non appena si aprono le porte, negli scompartimenti salgono una decina di agenti: fuori dalla stazione i furgoni hanno già il motore acceso per riaccompagnare gli immigrati al confine.
I poliziotti chiedono i documenti a tutti, turisti compresi, e fanno scendere una decina di africani, ma non notano che il bagno del vagone quattro è occupato, così Mohamed riesce a passare.
Roquebrune, Montecarlo, Beaulieu sur Mer. Le stazioni scorrono veloci e nel giro di 40 minuti il sudanese è a Nizza.
In stazione fa conoscenza con Therese Maffeis dell’Associazione per la democrazia che, dopo le presentazioni, si mette a scherzare: “Visto che in Costa Azzurra non votiamo tutti Marine Le Pen?”.
Mohamed non capisce, ma la simpatia della volontaria è contagiosa, così comincia finalmente a rilassarsi e a raccontare il suo viaggio: “Sono partito dal Cairo e dopo nove giorni in mare una nave mi ha salvato sbarcandomi a Crotone. Dopo tre notti in un centro mi hanno detto che potevo andare via. Impronte digitali? No, non me le hanno prese”.
Therese annuisce: “Nessuno in Italia le prende perchè altrimenti dovrebbe accoglierli invece che mandarli qui”.
Poi sorridente si rivolge di nuovo a Mohamed: “Benvenuto in Francia ragazzo”
Cosimo Caridi e Lorenzo Galeazzi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 13th, 2015 Riccardo Fucile
GIGLIO MAGICO ATTENZIONE, L’ESERCIZIO DEL POTERE INGRIGISCE
Giglio Magico, avete un problema. Il vostro Renzi sta diventando un primo ministro come gli altri. 
Ieri si trovava all’Expo per un incontro Italia-America Latina. Ma il Matteo di un anno fa avrebbe liquidato rapidamente la questione Morales per precipitarsi in ospedale dal ferroviere che, in un altro incontro Italia-America Latina appena avvenuto su un treno milanese, si era visto affettare il braccio sinistro da un machete.
Poi Renzi è andato a un convegno istituzionale, mentre il fu Matteo si sarebbe precipitato alla stazione per rendersi conto di persona dell’emergenza del momento, i migranti che bivaccano sui binari di mezza Italia nella speranza di raggiungere un’Europa che ha chiuso loro le porte e sputato in faccia al governo italiano.
Avrebbe coordinato i soccorsi, quel Matteo, magari alzato un po’ di polvere con dichiarazioni roboanti.
Ma avrebbe comunicato ai cittadini la presenza fisica dello Stato, di uno Stato giovane, energico e impegnato ad affrontare i problemi in modo anticonformista.
Così avrebbe oscurato le parole d’ordine dell’antistato leghista, incarnato da quel Maroni che, da quando è finito nel tritacarne per l’assunzione delle sue amiche, ha dismesso i panni del burocrate invisibile per trasformarsi in un Salvini senza felpa che vuole mandare l’esercito a sparare sui treni.
Giglio Magico, attenzione: l’esercizio del potere ingrigisce, spolpa e fa perdere di vista l’essenziale.
Chi ha plebiscitato il vostro Renzi alle primarie e dato il 40% dei voti europei al Pd lo ha fatto per avere Matteo.
Se avesse voluto un leader imbalsamato si sarebbe tenuto Letta, che era più competente.
Massimo Gramellini
(da “la Stampa“)
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Giugno 13th, 2015 Riccardo Fucile
RIPESCATA LA SANATORIA BERLUSCONIANA DEL 2003… I COMUNI DOVREBBERO RIESAMINARE 30.000 DOMANDE DI CONDONO
«Abusivi! In cabina elettorale ricordatevi di noi!» Un appello così spudorato no, non si son sognati di farlo. Ci mancherebbe.
Ma il messaggio della giunta Crocetta col ripescaggio della sanatoria berlusconiana del 2003, quella che l’allora segretario Pietro Fassino bollò come «il peggior condono mai visto a fini elettoralistici», è chiarissimo.
Tanto più che è stato lanciato poche ore prima dei ballottaggi per le Comunali siciliane.
Dice ora il governatore, che si era presentato come portatore di una stagione di rinnovamento, che lui non sapeva, che le malizie sulla coincidenza con le elezioni sono immotivate, che ha fatto tutto l’assessore Maurizio Croce, che in fondo si tratta d’un passaggio tecnico perchè come spiega la circolare la scelta «è legata alla necessità di non soccombere davanti ai contenziosi».
Vari abusivi che avevano costruito in aree soggette a vincolo «non assoluto» di inedificabilità , come quelle a rischio idrogeologico o sottoposte a tutela paesaggistica, avevano infatti già vinto ricorsi al Consiglio di Giustizia Amministrativa, che nell’isola ha il ruolo del Consiglio di Stato.
Il tutto perchè in quel lontano 2003 il parlamentino regionale dominato dalla destra recepì solo i termini di presentazione delle domande della sanatoria nazionale e non la norma nel suo insieme: temeva fosse di manica più stretta rispetto a quella locale.
Una «dimenticanza» che spalancò la porta alle richieste di condono anche per abusi altrimenti impossibili da condonare.
Richieste rimaste per anni sospese nel vuoto. Col risultato che ora, come ieri denunciavano in coro gli ambientalisti, da Legambiente alla Federazione dei verdi, da Italia Nostra ai grillini, i comuni sarebbero costretti a riesaminare trentamiladomande. Una follia.
La giunta Crocetta (anche se si dovrebbe parlare di «giunte» dato che il governatore è rimasto lo stesso ma di assessori ne ha cambiati trentatrè!) ci aveva in realtà già provato, tra mille polemiche, a recuperare il condono berlusconiano, con una circolare dell’allora assessore Mariella Lo Bello.
Circolare poi revocata esattamente un anno fa, tra gli applausi degli stessi ambientalisti e perfino dei grillini, dalla nuova responsabile del Territorio Maria Rita Sgarlata, lei stessa successivamente scaricata per la famosa «piscina abusiva» che poi si sarebbe rivelata, standoalle inchieste, una forzatura un po’ «bufalesca».
Il deputato regionale del Pd Anthony Barbagallo, che si presenta come «il volto nuovo della politica siciliana» (andiamo bene…), esulta per lo sblocco del condono. Consentirà , dice,«il rilascio della concessione edilizia in sanatoria in tutte le zone sottoposte a vincolo di inedificabilità relativa, con un duplice vantaggio: da un lato si consente ai cittadini di regolarizzare la loro posizione, dall’altro si consente all’erario di incassare quanto dovuto a titolo di risarcimento».
Il tutto a poche ore, come dicevamo, dai ballottaggi in zone diciamo così «sensibili».
«Fra le zone più colpite dell’abusivismo», scriveva ieri Emanuele Lauria sulle pagine locali di Repubblica, c’è ad esempio l’area fra Milazzo e Barcellona dove «i duelli elettorali coinvolgono anche il Pdr, ovvero il partito di Croce», cioè l’assessore che ha firmato la circolare.
Non solo: «fra le zone a più alto tasso di violazioni urbanistiche c’è Gela, la città di Crocetta, dove il candidato del Pd, Angelo Fasulo, si gioca la partita con il grillino Domenico Messinese».
Cosa sia Gela lo spiega Giorgio Galli nel libro «Petrolio e Complotto italiano» scritto due anni dopo il condono berlusconiano: «è stata a lungo il regno della mafia» ed è «la capitale italiana del mattone selvaggio: su 77 mila abitanti, 17 mila sono le richieste di sanatoria e l’80% della periferia è fuori legge».
Di più: il recupero da parte del centrosinistra isolano della vecchia sanatoria berlusconiana arriva a ridosso (coincidenza bis…) della sfida del procuratore Ignazio Fonzo agli amministratori agrigentini («mandate le ruspe o procedo per omissione di atti d’ufficio») che da decenni non eseguono gli abbattimenti decisi da sentenze definitive di circa 600 edifici abusivi nell’area di tutela accanto alla Valle dei Templi.
Al di là del fatto che l’erario non ha mai incassato «quanto dovuto a titolo di risarcimento», perchè come ha dimostrato lo studioso Paolo Berdini sommando tutti i condoni edilizi «per incassare in totale poco più di 15 miliardi di euro d’oggi, lo Stato ha dovuto spenderne poi in oneri d’urbanizzazione 45», cioè il triplo, vale la pena di ricordare quale è la situazione isolana.
Spiega un dossier Legambiente che la Sicilia, con 63.089 case abusive costruite dal 1994 al 2003, cioè tra il primo e il secondo condono berlusconiano, copre da sola un sesto dell’intero panorama (362.676)dell’edilizia illegale italiana esplosa in quel decennio.
Spiega ancora che un’abitazione su tre «non è occupata e quindi rientra tra le cosiddette “seconde case”» che si potrebbero abbattere senza lacrime di senzatetto.
Eppure sapete quante ne hanno abbattute, negli anni?
Lo 0,3% di quelle colpite dall’ordine di demolizione. Lo zero virgola tre.
Dice tutto, del resto, il risultato della «sanatoria delle sanatorie» varata da Totò Cuffaro. L’autocertificazione offerta ai 400 mila siciliani colpevoli di abusi edilizi, i quali dopo aver pagato la 1 ª rata del condono per fermare le inchieste e le ruspe avevano lasciato per anni ammuffire le pratiche nella certezza che nessuno li avrebbe disturbati, fu accolta così: 1,1%di adesioni a Palermo, 0,37% a Messina, 0,037% a Catania…
Gian Antonio Stella
(da “il Corriere della Sera”)
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Giugno 13th, 2015 Riccardo Fucile
IL 4,01% DEI CONTRIBUENTI PAGA IL 32,6% DELL’IRPEF, MENTRE 10 MILIONI PAGANO IN MEDIA 55 EURO L’ANNO… MA TUTTI PENSANO A TAGLIARE I SERVIZI, NON A RECUPERARE L’EVASIONE
La fotografia che arriva dalle dichiarazioni Irpef 2013, presentate lo scorso anno, ritrae un Paese
che difficilmente potrebbe identificarsi nell’Italia, membro del club del G7.
Vediamo in sintesi qualche dato: su 60,782 milioni di abitanti il numero di contribuenti, cioè di quelli che presentano la dichiarazione dei redditi, è di circa 41 milioni (500 mila in meno rispetto all’anno precedente); i contribuenti effettivi (che pagano almeno un euro di tasse) sono circa 31 milioni.
In altre parole, quasi la metà degli italiani non ha redditi e quindi vive a carico di qualcuno.
Per valutare poi l’Irpef media versata, occorre fare il rapporto tra il numero dei dichiaranti e il numero di abitanti: a ogni dichiarante corrispondono 1,48 abitanti.
Analizzando in dettaglio le dichiarazioni, si arriva alle seguenti considerazioni:
1) Tra i contribuenti i primi 799.815 dichiarano redditi nulli o negativi.
2) Il totale di coloro che dichiarano redditi (compresi quelli con reddito nullo o negativo) fino a 7.500 euro annui sono 10.338.712 contribuenti, cioè il 25,23% del totale, e corrispondono a 15.331.084 abitanti.
L’Irpef media dichiarata pro capite è pari a 55 euro l’anno.
Per queste persone, oltre agli altri servizi, lo Stato deve provvedere a pagare circa 1.790 euro a testa per la sanità (109 miliardi il totale 2013).
Per cui occorre reperire dagli altri contribuenti, per il solo servizio sanitario, circa 27 miliardi.
3) Tra i 7.500 e i 15.000 euro di reddito annuo contiamo 8.740.989 contribuenti (circa 13 milioni di abitanti) che pagano una Irpef media di 649 euro.
Anche qui per la sola sanità dobbiamo reperire altri 15 miliardi circa.
In totale, con i 27 miliardi di prima, sono 42 miliardi in totale.
4) Tra i 15.000 e i 20.000 euro di reddito dichiarato troviamo 6,2 milioni di contribuenti (9,31 milioni di abitanti) che pagano un’imposta media di 1.765 euro, quasi sufficiente per pagarsi la sanità .
Ricapitolando, i primi 19.079.701 di contribuenti (pari al 46,56% del totale), di cui 7.187.273 pensionati, dichiarano redditi da zero a 15.000 euro e quindi vivono con un reddito medio mensile inferiore ai 600 euro: meno di quello dei circa 6 milioni di pensionati che, come dice in modo errato l’Istat, hanno pensioni inferiori a mille euro al mese (per la metà sono superstiti).
Questi primi 19.079.701 di contribuenti a cui corrispondono 28,3 milioni di abitanti, anche per via delle detrazioni, pagano in media circa 300 euro l’anno e si suppone pochissimi contributi sociali, con gravissime ripercussioni sia sull’attuale sistema pensionistico sia sulla futura coesione sociale.
Chi avrà i soldi per pagare le pensioni agli oltre 10 milioni di soggetti privi di contribuzione?
Il 61,88% dei contribuenti, pari a 37.613.497 abitanti, non supera i 20.000 euro di reddito lordo dichiarato l’anno (cioè poco più di 1.100 euro netti al mese).
Oltre i 55.000 euro di reddito lordo troviamo solo 1,64 milioni di contribuenti (il 4,01%); tra i 100.000 e i 200.000 euro, 339.217 (lo 0,83%), e sopra i 200.000 euro lordi sono 106.356.
Siamo proprio un Paese povero!
Alcuni stati in via di sviluppo o emergenti hanno percentuali ben più alte.
Rovesciando la descrizione possiamo riassumerla anche così: Lo 0,19% dei cittadini paga il 6,9% dell’Irpef, il che ovviamente è clamoroso.
L’1,02% dei contribuenti paga il 16,3% dell’Irpef, oppure il 4,01% paga il 32,6%, oppure ancora il 10,91% paga il 51,2% di tutta l’Irpef (il 38,1% paga quasi l’86% di tutta l’Irpef)
Impressionante la progressione delle imposte medie pagata.
Tra i 20 ai 35.000 euro: 3.400 euro; tra i 35 e i 55 mila euro: 7.393 euro; tra i 55 e i 100 mila euro: 15.079 euro; tra i 100 e i 200 mila euro: 31.537 euro; sopra i 200.000 euro: 102.463 euro; oltre i 300.000 euro, la media della sola Irpef ed addizionali regionali e comunali è 163.021 euro, cioè oltre il 50% del reddito lordo a cui si sommano le altre imposte, tasse e accise; in pratica si lavora per i 2/3 per lo Stato e solo per 1/3 per la propria famiglia; si capisce il perchè ogni anno questo numero di «vacche da mungere» diminuisce sempre più, anche perchè a costoro sono precluse quasi tutte le agevolazioni tariffarie e sanitarie.
Nell’immaginario collettivo sono quelli da spremere con patrimoniali e, se pensionati, con blocchi delle indicizzazioni, prelievi forzosi e, secondo alcuni movimenti, da espropriare oltre un certo livello di pensione.
In un Paese normale dove il merito conta ancora qualcosa sarebbero da citare come esempio.
Ci sarebbero molte osservazioni da fare; preferisco che siano i lettori a giudicare: a) se questa fotografia impietosa corrisponde al Paese che ha il record di case in proprietà , telefonini, auto e altro pro capite e una ricchezza pro capite stimata dalla Bundesbank doppia rispetto a quella dei tedeschi; b) se non sia necessario, come peraltro accade nella maggior parte dei Paesi che spesso citiamo a sproposito quali modelli di welfare, che la nostra Agenzia delle entrate e l’Inps – che pure dispongono di tutte le informazioni e codici fiscali – procedano alla convocazione dei soggetti che dichiarano poco o nulla da molti anni per domandare come fanno a vivere. In tanti casi, vista anche la pesante crisi economica, la povertà sarebbe reale ed effettiva.
Ma forse si scoprirebbero anche molti lavoratori irregolari. E in qualche caso associati alla criminalità organizzata .
Alberto Brambilla e Paolo Novati
Comitato tecnico scientifico di Itinerari previdenziali
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Giugno 13th, 2015 Riccardo Fucile
UNA NORMA ABOLISCE LA SOSPENSIONE DELL’ATTIVITà€ PER CHI OCCUPA PERSONALE IRREGOLARE: “UNA ULTERIORE SPINTA ALL’ILLECITO”
Con il Jobs Act si potrà condonare anche il lavoro nero.
Lo stabilisce la norma inserita in uno dei nuovi decreti legislativi varati l’altra sera dal governo e che ora saranno al vaglio delle Camere.
Il decreto riguarda la Semplificazione delle procedure e degli adempimenti e, al punto d) della sintesi pubblicata sul sito di Palazzo Chigi si legge che viene inserita la modifica “alla c.d. maxisanzione per il lavoro ‘nero’ con l’introduzione degli importi sanzionatori ‘per fasce’, anzichè legati alla singola giornata di lavoro irregolare”.
Il termine “per fasce” fa rizzare i capelli alla Fillea, il sindacato degli edili che per prima ha individuato in questa modifica e che, con il suo segretario Walter Schiavella, sottolinea che a una “assoluta emergenza il governo risponde con un’ulteriore spinta de-regolativa”.
“Il provvedimento sulla semplificazione è scritto sotto dettatura delle associazioni imprenditoriali”, commenta Schiavella, perchè “per chi viene scoperto con dipendenti in nero non c’è più la sospensione dell’attività fino alla regolarizzazione, ma l’invito a sanare l’illecito”.
Il testo prevede la reintroduzione della procedura di diffida, che consente la regolarizzazione delle violazioni accertate.
“La regolarizzazione è subordinata al mantenimento al lavoro del personale ‘in nero’ per un determinato periodo di tempo”, precisa il governo mentre viene modificato il provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale “favorendo una immediata eliminazione degli effetti della condotta illecita, valorizzando gli istituti di tipo premiale”.
“In un paese in cui le aziende edili subiscono in media un’ispezione ogni 15 anni, eliminare anche il deterrente della sospensione dell’attività è un chiaro incentivo all’utilizzo del lavoro nero e irregolare”, è il giudizio di Schiavella.
Il sindacato degli edili denuncia anche un’altra modifica “grave”: l’eliminazione dell’obbligo, nell’ambito dei cantieri edili, di munire il personale occupato con apposita tessera di riconoscimento”, il cosiddetto cartellino.
“Non è sicuramente solo il tesserino che tiene lontane le irregolarità ”, prosegue Schiavella, “ma certamente aiuta”. E ricorda il caso dei cantieri Expo dove, anche se non si è riusciti a far emergere tutte le irregolarità , ci sono stati comunque controlli costanti e, pochi giorni fa, 200 lavoratori irregolari sono stati allontanati.
“Grazie anche all’istituto del cartellino” che invece ora con il provvedimento del Jobs Act scompare.
Salvatore Cannavò
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 13th, 2015 Riccardo Fucile
ARRESTATE LE GUARDIE, VIVA I LADRI
Da una parte ci sono i giornaloni, cioè il mondo dell’irrealtà . 
Prendete questo titolo del Corriere: “Caso Azzollini, Ncd contro il sì all’arresto. Il Pd frena. Orfini: voteremo a favore. Poi telefona a Quagliariello: saranno valutate le carte”.
L’Ncd è contro il sì, dunque — par di capire — per il no.
Il Pd è per il sì, ma poi parte una chiamata al partito dell’arrestando per dire che nulla è deciso, bisogna valutare le carte, potrebbe uscirne anche un no.
Diciamo che siamo al ni.
In ogni caso il Pd frena. Ma ecco un titolo arrembante di Repubblica: “Azzollini, il Senato accelera”.
E chissà mai chi sarà , ad accelerare, visto che in Senato la maggioranza l’hanno il Pd (che secondo il Corriere frena, dunque pare difficile che possa contemporaneamente accelerare) e l’Ncd (che tutto può fare, fuorchè affrettarsi a far arrestare il suo uomo). Poi c’è il Foglio (lo citiamo per quelli che non lo leggono, cioè per tutti), che staziona direttamente nel surrealismo: non pago di gabellare la gang di Mafia Capitale per un collegio di educande, lancia una nuova “battaglia di civiltà ”.
E lo fa attraverso le sue migliori lingue di ultima generazione: Salvatore Merlo esorta i veneziani a “non votare per Felice Casson”, per impedire a un incensurato, per giunta ex pm, che parla addirittura di legalità , di diventare sindaco di Venezia, al posto del compianto Giorgio Orsoni finito in manette; Claudio Cerasa implora con un altro, straziante appello “Salvate Venezia e l’Italia dai Felice Casson. È una battaglia di civiltà . Tutti insieme Podemos fermarli!”.
Abbasso le guardie, viva i ladri.
Sul Corriere, Pigi Battista assiste affranto, ma mai domo, alla deriva giustizialista di un Parlamento che “decide a prescindere” di “soddisfare la voglia di forca” e ancora una volta “dare in pasto all’opinione pubblica inferocita” un altro, l’ennesimo parlamentare espiatorio, Antonio Azzollini, quello che voleva pisciare in bocca alle suore della Misericordia e per ciò vittima di “quell’impalpabile ma maleodorante fumus persecutionis” della solita “Procura” cattiva (l’arresto l’ha disposto il Gip, ma fa lo stesso).
Il fatto che negli ultimi trent’anni le Camere abbiano autorizzato la cattura di 4 onorevoli arrestati su una cinquantina, non lo tange.
È “l’improvvisa scomparsa dei garantisti”, su cui lacrima La Stampa.
Alessandro Campi, sul Messaggero, dalla Grande Razzia scoperchiata dalle indagini trae questa strepitosa lezione: “La politica comincia a sentirsi sempre più accerchiata dalla magistratura”.
Ma niente paura: Maria Teresa Meli del Corriere ha potuto auscultare l’amato Renzi mentre “spiegava” ma anche “confidava ai fedelissimi” e si “soffermava con i suoi collaboratori” sulle seguenti parole d’ordine, tratte direttamente dal Nerone di Petrolini: “Non sottovalutare la situazione, ma nemmeno drammatizzarla oltre misura” (bravo! grazie!); “Stanno cercando di colpirci con gli scandali, ma noi resisteremo e andremo avanti con maggior decisione di prima” (grazie! bravo!); “Siamo pronti a cominciare a dare risposte e soluzioni alle richieste che ci vengono dagli italiani” (bravograzie!); “l’unica è andare avanti con maggior determinazione di prima” (graziebravograzie!).
Dall’altra parte, a debita distanza, ci sono le notizie, cioè il mondo della realtà (…).
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)
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